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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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C  3  7  A  é 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE      INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PHJ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
Al  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  TAPALI  ,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA     PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA  SANTITÀ  PIO   IX. 


VOL.  LUI. 

wSflmtovfc,  fi*/ 

IN     VENEZIA 

DALLA     TIPOGRAFIA     EMILIANA 
KDCCCLI. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


PIE 


PIE 


riENZA  (Pietìtin).  Citlà  con  resi- 
denza  vescovile  del  granducato  di  Tosca- 
na, capoluogo  di  comunità  e  di  vicariato 
regio,  nel  compartimento  di  Siena  in  Val 
d'Orda  e  alla  destra  sponda  di  quel  fiu- 
me. Giace  nella  sommità  pianeggiante 
sopra  il  lembo  australe  d'una  collina  tu- 
facea dirupata  dal  lato  di  ostro,  dove 
restano  gli  avanzi  di  sue  mura  castella- 
ne attualmente  restaurate,  a  32  miglia 
da  Siena,  a  io  da  Montalcino  e  18  da 
Chiusi.  Questa  piccola  città  è  di  figura 
ovale  e  gira  quasi  un  miglio,  con  3  por- 
te aperte  e  due  posterie  chiuse:  le  aper- 
te si  chiamano  Murello,  Ciglio,  e  al  San- 
to, così  detta  perchè  di  qui  entrò  l'insi- 
gne reliquia  e  un  pezzetto  della  croce  di 
s.  Andrea  apostolo  patrono  della  citlà  e 
diocesi,  che  Pio  II  mandò  da  Roma.  La 
cattedrale  o  duomo  dedicata  alla  Beata 
Vergine  Assunta  l'edificò  Pio  II  in  un  al 
sottostante  battisterio,  con  bella  architet- 
tura, ben  intesa  facciata  ed  elegante  cam- 
panile. E  a  tre  navate  con  8  colonne  per 
parte,  vasta  tribuna  e  grandioso  altare 
maggiore.  Oltre  una  pingue  dotazione, 


questa  cattedrale  fu  arricchita  dal  fonda- 
tore di  preziose  reliquie  e  di  ricche  sup- 
pellettili, non  che  della  rosa  a"  oro  be- 
nedetta d'oncie  i4,  poi  venduta  per  far- 
vi due  statuette  d'argento.  Non  sono  da 
tacersi  16  libri  corali  superbamente  mi- 
niati ,  ed  una  grossa  campana  fusa  nel 
i463  da  Tofani  da  Siena  ,  intorno  alla 
quale  si  leggono  tre  distici  relativi  all'e- 
dificazione di  Pienza.  Il  capitolo  si  com- 
pone di  3  dignità,  preposto,  arcidiacono 
e  arciprete  ,  di  1  1  canonici  compresi  il 
teologo  e  il  penitenziere,  di  4  cappellani 
e  di  altri  preti  e  chierici,  essendo  la  cura 
d'anime  affidata  al  preposto.  La  morte 
di  Pio  lì,  fondatore  pure  del  capitolo,  a 
questo  sconcertò  le  sue  disposizioni,  cui 
in  seguito  portarono  rimedio  i  vescovi  di 
Pienza  e  di  verse  persone  pie.  L'antica  pie- 
ve e  chiesa  matrice  de'  ss.  Vito,  Modesto 
e  Gio. Battista, di  Corsignano,  cui  succes- 
se Pienza,  come  dirò,  trovasi  da  questa 
lunge  un  3.°  di  miglio:  soppressa  da  Pio 
1 1,  perchè  la  trasferì  nella  cattedrale,  è  ora 
ridotta  a  oratorio,  dove  il  preposto  del- 
la cattedrale  è  tenuto  far  la  festa  nel  gior- 


4  P  I  E 

no  di  s.  Vito.  La  rozzezza  de'bassorilre- 
vi  die  ne  adornano  le  due  porte  ,  il  suo 
sotterraneo  a  uso  delle  antiche  basiliche 
e  le  finestre  a  feritoie  ,  sono  segni  suffi- 
cienti per  dichiarare  qnestoedifizio  di  co- 
struzionede'pruni  secoli  dopo  il  mille.  Vi 
si  conserva  il  battisterio  di  pietra  ove  fu- 
rono battezzati  Pio  II  e  Pio  IN,  benché 
la  sanese  famiglia  del  secondo  fosse  do- 
miciliala in  Sarleano,  onde  vi  fu  scolpi- 
to il  distico  seguente: 

Hic  duo  Pontifices  sacri  baptismatis  iindas^ 
Patruus  accepìt,  et  Pius  inde  Nepos. 

Fuori  di  porta  Murello  era  il  monaste- 
ro di  S.  Gregorio  delle  benedettine;,  che 
nel  i43q  fu  abbandonato,  ed  Eugenio 
IV  nel  i44r  autorizzò  il  vescovo  di  Sie- 
na a  sopprimerlo  e  riunire  i  fondi  alla 
pieve  di  s.  Vito.  Dopo  la  morte  di  s.  Fran- 
cesco si  fondò  il  convento  e  chiesa  ai  mi- 
nori francescani,  de'  quali  essendo  bene- 
fattori i  Piccolomini  e  Pio  li,  nella  vaga 
chiesa  si  conserva  il  sepolcro  gentilizio 
della  famiglia  collearmi  pontificie.  Il  con- 
gelilo fu  soppresso  nel  1 653  dal  vesco- 
vo Spennazzi  per  beneplacito  apostolico, 
nella  mira  di  erigervi  il  seminario  vesco- 
vile ;  iucontrò  difficoltà  dal  governo  di 
Siena,  ed  Alessandro  VII  ad  istanza  dei 
pientini  vi  ristabilì  i  conventuali  nel  i65q 
e  vi  restarono  sino  al  i  r-88.  Allora  il  be- 
nemerito vescovo  Pannilini  vi  aprì  uncon- 
\itto  sullo  il  titolo  di  accademia  eccle- 
siastica,colle  rendite  de'soppressi  religio- 
si, ammettendovi  i  chierici  delle  due  dio- 
cesi di  Pienza  e  Chiusi,  finché  il  sovra- 
no nel  1792  tolse  l'accademia  oude  isti- 
tuirvi il  seminario.  Ad  accrescerne  le  ren- 
dite, vi  furono  aggiunte  quelle  de'  con- 
ventuali di  Radicofani  e  alcune  rendi- 
te del  piccolo  seminario  di  Chiusi  a  que- 
sto riunito.  Indi  il  Pannilini  fece  ingran- 
dire notabilmente  la  fabbrica  pel  semina- 
rio, incominciata  dallo  Spennazzi,  la  qua- 
le di  più  venne  accresciuta  dal  vescovo 
Pippi,  che  rinnovò  il  locale  delle  scuole 


PI  E 

e  rèse  1'  edifìzio  capace  di  5o  giovani  a 
convitto,  oltre  i  quartieri  pei  superiori  e 
maestri  ;  come  pure  ne  aumentò  i  fondi. 
Inoltre  in  Pienza  vi  è  il  conservatorio  del- 
le cibiate  di  s.  Carlo,  già  monastero  del- 
le agostiniane,  con  convitto  per  le  fan- 
ciulle educande.  Tra  le  altre  pie  isti- 
tuzioni va  ricordato  il  già  monte  di  pie- 
tà fondato  nel  i645  dal  vescovo  Spen- 
nazzi, rna  terminato  nel  1820  per  de- 
rubamento.  L'  episcopio  resta  prossimo 
alla  cattedrale.  Tra  gli  uomini  illustri 
pientini,  oltre  Pio  li  ed  altri  Piccolomi- 
ni, fiorì  Giorgio  Santi,  uno  de'più  esper- 
ti naturalisti.  In  vicinanza  de'  colli  sono 
molte  scaturigini  d'acque  termali,  oltre 
le  salso-marine  pullulanti  in  mezzo  alle 
crete  del  torrente  Tuoma  e  la  fiumana 
d'Asso;  vi  è  l'acqua  puzzola  sulfurea  nel 
luogo  detto  Casale.  Il  territorio  abbonda 
di  campi,  di  eccellente  olio  e  spiritosi  vini, 
specialmente  bianchi,  ed  è  accreditato  il 
formaggio  delicato  fatto  con  latte  di  peco- 
re che  si  nutriscono  di  piante  aromatiche. 
11  castello  di  Corsignano  esisteva  nel  IX 
secolo  e  vi  possedeva  l'abbazia  di  Monta - 
miata  de'benedettini,  come  da  istru men- 
to dell' 828  e  privilegi  dell'imperatore 
Corrado  II  del  1027  e  io36.  Nel  1272 
i  magistrali  di  Siena  vi  destinarono  un 
giusdicente  civile.  Nel  seguente  secolo  fu 
istituito  un  monastero  di  recluse  e  nel 
territorio  l'ospedale  di  s.  Gregorio.  Una 
gran  parte  dell'  antico  castello  apparte- 
nendo ai  Piccolomini  nobili  sauesi,  vi  si 
ritirò  per  economia  Silvio,  da  cui  nacque- 
ro Enea  Silvio  poi  Pio  TI  nel  i458eLau- 
domia  madre  di  Pio  III.  Nel  1  4^9  la 
repubblica  di  Siena  alle  premure  ester- 
nate da  Pio  II  fin  da  quando  era  cardi- 
nale, concesse  agli  abitanti  di  Corsigna- 
no alcuni  privilegi  ed  esenzioni  di  gra- 
vezze, non  che  l'annua  fiera,  cui  più  tar- 
di ne  aggiunse  altre  tre.  Nel  i4^9  recan- 
dosi Pio  li  a  Mantova,  da  Perugia  passò 
a  Corsignano,  dove  celebrò  la  festa  della 
cattedra  di  s.  Pietro  in  Antiochia  a'  22 
febbraio,  ricevuto  con  dimostrazioni  in- 


PIE 
descrivibili.  Quindi  volendo  il  Papa  o- 
Dorare  il  luogo  dove  nacque,  servendosi 
dell'opera  di  Bernardo  Rosellini  già  ar- 
chitetto di  Nicolò  V,  edificò  il  duomo  e 
la  torre  campanaria,  il  sottoposto  baiti* 
sterio  o  tempio  di  s.  Giovanni  a  simili- 
tudine di  quello  di  Siena,  il  palazzo  ve- 
scovile, la  canonica,  il  pretorio  o  palazzo 
della  magistratura  con  la  torre,  ed  il  gran- 
dioso palazzo  Piccolomini.  Diversi  cardi- 
nali e  prelati  creature  di  Pioli,  per  far- 
gli la  coite  v'innalzarono  varie  palazzi- 
ne private,  essendo  il  clima  salubre  ed  il 
luogo  fertile  di  squisite  produzioni  agra- 
rie. Pio  li  tornea  Corsignano  nel  i/\.6o 
e  per  la  terza  volta  nel  i-\.6^.,  trovando 
le  fubbróbe  tanto  sacre  quanto  profane 
molto  avanzate  e  quasi  che  rivestita  da 
tutti  i  Itili  la  piazza.  Adunati  a  concisto- 
ro i  cardinali  del  suo  seguito  ,  a'  i3  a- 
gusto  colla  bolla  Pro  excelienti  ,  presso 
l'Ughelli,  pubblicata  ai  iq,  dichiarò  cit- 
tà Corsignano,  le  impose  il  proprio  no- 
me e  la  disse  Pienza,  e  l'eresse  in  sede  ve- 
scovile, dotandola  coi  propri  beni  ;  indi 
nel  giorno  della  Decollazione  di  s.  Gio. 
Battista  dedicò  la  cattedrale  col  cardinal 
d'Estouteville  vescovo  d'  Ostia.  Sembra 
che  nel  maggio  i4^4  Pioli  tornasse  ad  o- 
norare  disua  presenza  la  sua  nuova  e  be- 
neficata Pienza  ,  e  si  può  vedere  i  suoi 
Commentari.  La  città  nel  1 5o2  solfri  gra- 
vissimi danni  da  Cesare  Borgia  figlio  di 
Alessandro  VI,  quando  vi  passò  con  nu- 
meroso esercito,  onde  sostenere  in  Siena 
il  tiranno  Pandolfo  Petrucci,  perpoisot- 
leulrare  nel  suo  posto.  Nuovi  danni  nel 
i53o  riceverono  i  pientini  dalle  soldate- 
sche di  Carlo  V  imperatore.  Dopoché  l'e- 
sercito cesareo-papale  ebbe  soggiogalo 
Firenze,  fu  in  Pienza  dove  il  generale  Fer- 
rante Gonzaga  fermò  qualche  tempo  le 
sue  truppe  per  indurre  il  governo  sane- 
se  a  ribandire  i  fuorusciti  e  ribelli,  e  abi- 
litarli a  tornare  liberi  in  patria.  Nel  i  53  1 
il  Gonzaga  si  mosse  contro  Siena.  La  cit- 
tà fu  visitata  nel  i536  da  Carlo  V  e  nel 
1 538  da  Paolo  III  reduce  da  Nizza.  Mag- 


P  I  E  5 

gioii  disastri,  incendi  e  saccheggi  furono 
sopportali  da'  pientini  durante  1'  ultima 
guerra  di  Siena  ,  per  le  tante  volte  che 
Pienza  dai  combattenti  fu  presa,  perdu- 
ta e  riconquistata;  non  credendo  oppor- 
tuno di  difenderla  Giordano  Orsini  ca- 
pitanode'sanesi,si  trasferì  colle  sue  genti 
a  JMontalcino,  seguito  dagli  abitanti  piìi 
distinti  di  Pienza  colle lore  cose.  Gl'impe- 
riali facilmente  se  ne  impadronirono  a' 
28  febbraio  1 554  e  solo  l'abbandonaro- 
no nel  giugno.  Ripresa  dal  conte  di  s.  Fio- 
ra per  Carlo  V,  indi  venne  occupata  dai 
francesi,  che  nell'aprile  1  555  furono  cac- 
ciati dalle  truppe  cesareo-medicee,  atter- 
randone le  mura  il  Vitelli. Ritornati  i  fran- 
cesi le  rialzarono  a  secco,  ma  ne  furono 
distolti  dal  compirle  da  Pietro  .Iacopo  del  - 
la  Stalla  perugino,  poi  imprigionato  dai 
francesi.  Final  mente  morto  Carlo  V  e 
conclusa  la  pace,  nell'agosto  1 55t)  Pien- 
za, Chi  usi  e  JMontalcino  furono  conscsrna- 
ti  a  Cosimo  I,  divenendo  i  pientini  sud- 
diti del  granduca  di  Toscana  e  ne  segui- 
rono i  destini,  dopo  essere  sempre  stati 
attaccatissimi  a  Siena  :  quindi  per  l'ame* 
na  situazione  molti  de'  luoghi  circostan- 
ti passarono  a  stabilirvisi. 

La  sede  vescovile  nel  1462  fu  eretta 
da  Pio  lì  con  quella  di  Montala' no (f^X 
dovendo  un  vescovo  governare  le  due  dio- 
cesi, formate  con  diversi  popoli  delle  li- 
mitrofediocesidi  Grosseto,  Chiusi  e  Arez- 
zo ,  dichiarandole  immediatamente  sog- 
gette alla  s.  Sede.  Per  assegnare  a  Pien- 
za una  conveniente  giurisdizione  dioce- 
sana, Pio  li  con  bolla  del  29 gennaio! 463 
distaccò  da  Chiusi  e  da  Arezzo  diverse 
pievi,  che  poi  con  altre  della  seconda  a 
questa  furono  incorporate.  Il  i.°  vesco- 
vo fu  Giovanni  Chinugi  nobile  sanese,già 
sullraganeo  d'Ostia, a'7  ottobre  1^62  fat- 
to vescovo  di  Pienza  e  Montalcinoe  sepol- 
to in  cattedrale.  Gli  successero,  nel  1470 
Tommaso  Testa  Piccolomini  nobile  sa- 
nese,  traslato  daSoana;  nel  i483  Ago- 
slino  Patrizi  Piccolomini  sanese,  celebre 
maestro  di  ceremonie  (col  precedente  lo 


e  ri  e 

celebrai  a  Piccolomini  famiglia);  nel  1 496 
cardinal  Francesco  Piccolomitiì  ammini- 
stratore, poscia  Pio  III;  nel  1 49^  Giro- 
lamo Piccolomini  sanese  che  restaurò  dai 
fondamenti  il  convento  de'  francescani  ; 
nel  i5ioGirolamo  Piccolomini  figlio  di 
Bonsignore  sanese,  che  nel  1  028  passò  a 
reggere  la  sola  sede  di  Montalcino  ,  per 
temporanea  separazione  di  Clemente  VII, 
cedendo  quella  di  Pienza  al  nipote  Ales- 
sandro Piccolomini  sanese,  ed  intervenne 
al  conciliodi  Trento.  Alessandro  nel  1  535 
occupò  anche  la  sede  di  Montalcino,  e 
lasciò  questa  al  fratello  Francesco  Maria 
nel  1  554j  il  quale  alla  sua  morte  nel  1  563 
ottenne  anche  il  vescovato  di  Pienza.  Es- 
sendo moito  nel  099,  Clemente  Vili 
separò   affatto  le   diocesi  di   Montalcino 
e  Pienza  nel  1600.  Nominò   vescovo  di 
Pienza  Gioia   Dragomanni  fiorentino  ai 
9.0  dicembre  1  599,  già  di  Monte  Peloso, 
egregio  pastore.  Tra'successori  nominerò 
Giovanni   Spenuazzi   nobile  sanese    del 
1637,  di  somma  prudenza  e  integrità,  che 
istituì  la  prebenda  del    penitenziere  ,  la- 
sciò fondi   pel  seminario   e  fu  munifico 
colla  patria  metropolitana;  nel  1668  Gi- 
rolamo Borghese  nobile  sanese,  traslato  da 
Soana,  dottissimo  benedettino,  che  cele- 
brò il  sinodo  e  riformòi  riti.  La  serie  dei 
vescovi  è  nell'Ughelli,  7tà//rt  sacra  t.  i,p. 
1  1  rj\ì  e  la  continuazione  ne\\e  Notizie  di 
Roma.Ne\i  74 '  Fra ncescoM.3 Piccolomi- 
ni nobile  sanese.  ClementeXIV  con  breve 
del  17  giugno  1  772  stabilì  in  perpetuo  l'u- 
nione delle  diocesi  di  Chiusi   e  Pienza  , 
conferendo  questa  al   vescovo  di   Chiusi 
Giustino  Bagnesi  olivetano  di   Firenze; 
indi  furono  vescovi  di  Chiusi  e   Pienza, 
nel  1  776  Giuseppe  Panmlini  sanese,;  nel 
1 824Giacinto  Pippi  di  Massa,  t rasiate  da 
Montalcino; persua  morteGregorioXVI, 
dopo  sede  vacante,  dichiarò  nel  1  8^3  l'o- 
dierno vescovo  mg.r  Gio.  Battista  Ciofi 
della  diocesi  d'Arezzo.  La  sede  di  Chiusi 
è  suflraganeadi  Siena, questa  di  Pienza  è 
soggetta  immediatamente  alla  sede  apo- 
stolica. La  serie  de'vescovi  di  Chiusiti^.) 


PIE 

si  legge  nell'Ughelli  t.  3,p.  585,  e  la  con- 
tinuazione nelle  Notizie  di  Roma.Lz  fede 
si  vuole  predicata  in  Chiusi  dai  discepoli 
degli  apostoli,  ed  il  i.°  vescovo  fu  s.  Mar- 
co o  Florenzio  del  462,  indi  Eulogio  cui 
scrisse  s.  Gregorio  I  ;  fra'successori   me 
rilano  ricordo:  A  rialdo  del  743,  sotto  il 
quale  Rachis  re  de'  longobardi    fondò  il 
celebre   monastero  del   ss.  Salvatore  di 
Monte  A  miniato,  le  cui  notizie  si  leggo- 
no nell'Ughelli;  Francesco  /Scardinale 
nel  i348;  Gabriele    Piccolomini  sanese 
de'minori,  affine  di  Pio  II,  da  lui  nomi- 
nato  nel  1461;    Antonio   Sergi    nobile 
di  Corsignano  nel   i497j  Nicola  Bonafe- 
de  piceno  di  s.  Giusto,  celebre  governa- 
tore di  Roma  nel  i5o3  fatto  da  Pio  III 
(f.),  alla  cui  elezione  molto   cooperò,  e 
vescovo  nel  i5o4;  Bartolomeo  Ferrati  - 
ni  d'Amelia, canonico  vaticano  e  preside 
pontificio  nel   1  533  ;  Gregorio  Magalotti 
romano  nel  1  534;  cardinale  Guid'Asca- 
nio  Sforza  nel  1  538  ;  cardinale  Bartolo- 
meo Guidiccioni nel  1  544>  cardinaleGio- 
vanni  Ricci  nel  1  54-5  ;  Gio.  Battista  Pic- 
colomini sanese  già  di  Salamina  nel  1 633; 
Alessandro  Piccolomini  sanese  nel  1657; 
Gaetano  Maria  Bargagli  olivetano  sanese 
nel   1706;  Gio.  Battista  Tarugi  di  Mon- 
te Pulciano  nel   1729;  Pio  Maglioni  sa- 
nese nel  1736  ed  i  surriferiti.  Nella  dioce- 
si di  Chiusi  sono  5parrocchiee  36  in  quel- 
la di  Pienza;  ambedue  sono  suffraganee 
dell'arcivescovo  di  Siena. 

PIER  DAMI  ANI  (s.),  Cardinale.Mxc- 
que  in  Ravenna  verso  il  998  di  onesta 
ma  povera  famiglia, e  perde  i  genitori  au 
cor  fanciullo,  dopoché  la  madre  lo  avea 
barbaramente  abbandonato  senza  nutri- 
mento, per  cui  uno  de'suoi  fratelli  lo  trat- 
tò aspramente,  ne  trascurò  l'educazione 
e  lo  mandò  a  guardare  i  suoi  porci.  Per 
la  sua  felice  inclinazione,  trovato  un  pez- 
zo d'  argento,  lo  portò  ad  un  sacerdote 
onde  offrisse  la  messa  pel  defunto  suo  pa- 
dre. Iddio  ispirò  all'altro  fratello  Damia- 
no arciprete  di  Ravenna  e  poi  monaco  di 
prenderne  affettuosa  cura,  laonde  crede- 


PIE 

si  che  il  sanlo  per  riconoscenza  alle  sue 
sollecitudini  prendesse  poi  il  sopranno- 
me di  Damiano,  benché  per  umiltà  so- 
lesse intitolarsi  Pietro  il  peccatore j  altri 
lo  confusero  con  Pietro  Onesti  pur  di  Ra- 
venna. L'amorevole  fratello  lo  fece  stu- 
diare in  Faenza,  ed  a  Parma  ov'ehbea 
maestro  il  celebre  Ivone.  I  progressi  di 
Pietro  furono  lapidi,  imperocché  a  rara 
penetrazione  di  spirito  aggiunse  smisura- 
to amore  per  lo  studio.  Sorpassò  nel  pro- 
fitto i  condiscepoli,  divenne  abilissimo  pre- 
cettore e  per  l'eccellenza  de'suoi  insegna- 
menti si  procacciò  una  gran  moltitudine 
di  scolari  e  copiose  entrate.  Questa  agia- 
tezza e  le  generali  acclamazioni  che  ri- 
scuoteva sembrandogli  pericolosa  tenta- 
zione, adottò  tutte  le  cautele  della  vigi- 
lanza cristiana,  e  se  la  voluttà  veniva  isti- 
gandolo al  peccato  durante  la  notte,  su- 
bito s'immergeva  nell'acqua  fredda;  indi 
si  determinò  a  ritirarsi  dal   mondo  nel 
i  o34,  in  età  di  circa  29  anni,  e  si  rinchiu- 
se nel  celebre  e  rigoroso  eremo  di  Fonte 
Avellana  3  ora  nella  diocesi  di  Pergola 
(V .),  dove  ricevè  l'abito  monastico  dal- 
l'abbate Guido,  da  alcuni  sospettato  per 
l'aretino  benemerito  della  musica  sacra. 
Quivi  applicossi  con  tal  fervore  di  preghie- 
re alla   pratica  delle  austerità,  delle  vi- 
gilie e  digiuni, delle  discipline  ecilicii  (on- 
de a  Disciplina  penitenziale  lo  celebrai 
come  uno  de'maggiori  suoi  propagatori), 
che  ne  contrasse  pericolosa  infermità.  Dio 
illustrò  col  dono  de'pi  odigi  una  vita  tan- 
to santa  ed  esemplate,  de'quali  ne  operò 
senza  numero.  Divulgatasi  per  l'Italia  la 
sua  mortificazione,  lo  splendore  di  sua 
dottrina  profonda  eia  famade'miracoli, 
s.  Leone  IX  ne  concepì  alta  stima  e  gli 
scrisse  lettere  piene  di  amore  e  venera- 
zione. Nel  1  o4o  circa  fu  dai  superiori  de- 
stinato al  monastero  di   Pomposa,  dove 
si  trattenne  dueanni, applicato  ad  istrui- 
re que'giovani  nello  studio  e  nella  pietà; 
quindi  fu  trasferito  a  quello  di  s.  Vincen- 
zo di  Pietra  Pertusa  per  riformare  i  mo- 
naci ch'erausi  raffreddati  nel  primiero  fei> 


PIE  7 

vore,  dopo  di  che  fu  fatto  abbate  del  suo 
monastero  Avellanense,  che  governò  con 
santità  e  saggezza.  Fondò  altri  cinque  ere- 
mi o  monasteri  e  formò  discepoli  di  emi- 
nenti virtù,  fra' quali  s.  Rodolfo  vescovo 
di  Gubbio,  s.  Domenico  \' Indurito  ,s.  Gio- 
vanni da  Lodi  pur  vescovo  di  Gubbio,  che 
poi  scrisse  la  vita  del  suo  abbate.  L'im- 
peratore Enrico  III  Io  pregò  di  portarsi 
a  Roma  per  assistere  co'suoi  talenti  econ- 
sigli Papa  Clemente  II,  avendo  già  resi 
servigi  a  Gregorio  VI,  come  fece  a  Vit- 
tore II.  Dipoi  Stefano  X,  informato  del 
merito  straordinario  del  Damiani,  come 
uno  de'più  illustri  personaggi  che  allora 
fiorissero  in  Italia,  lo  trasse  a  forza  dalla 
solitudine,  eda'aS  febbraio  io  58  Io  creò 
cardinale  vescovo  d'Ostia.  Ripugnò  for- 
temente il  santo  ad  accettare  queste  di- 
gnità, con  resistere  alle  pontificie  preghie 
re   ed  a  quelle  di  parecchi  vescovi  ;  ma 
l' intimazione  dell'  ecclesiasliche  censure 
se  non  ubbidiva,  n'espugnò  la  costanza, 
dolendosi  però  sempre  della  violenza  sof- 
ferta, in  un  tempo  che  pur  impiegavasi 
nel  sacro  ministero.  Dopo  la  morte  di  Ste- 
fano X,  nel  io58si  oppose  validamente 
all'intrusione  dell'antipapa  Renedetto  X, 
fulminando  di  anatema  i  fautori  e  par- 
tigiani. A  tale  effetto  unitamente  ai  cele- 
bre monaco  Ildebrando,  poi  s.  Gregorio 
VII,  procurò  l'elezione  di  Nicolò II, il  qua- 
le ad  istanza  degli  ambasciatori  di  Mila- 
no spedi  in  quella  città  il  cardinale  come 
legato  a  Intere,  con  s.  Anselmo   vescovo 
di  Lucca.  Gli  ecclesiastici  indisciplinati, 
temendone  la  riforma,  si  sollevarono  con- 
tro e  con  temeraria  sfrontatezza   fecero 
loro  intendere ,  che  la  chiesa  di  Milano 
non  avea  punto  che  fare  con  la  romana. 
Il  cardinale  fu  pure  avvertito  dell'insidie 
che  si  tramavano,  ma  non  rimase  punto 
diminuito  il  suo  coraggio  ,  anzi  dal  pul- 
pito  della  metropolitanadeclamòcon  tan- 
ta energica  eloquenza,  che  indusse  il  po- 
polo a  promettergli  quanto  egli  avesse 
determinato.  Le  difficoltà  erano  grandi, 
essendo  raro  nel  numeroso  clero  milanese 


8  PIE 

chi  non  fosse  infetto  di  simonia  o  concu- 
binato, e  perciò  secondo  i  canoni dovean- 
si  sospendere.  11  cardinale  tuttavia  credè 
meglio  usare  discrezione,  ed  intimata  sa- 
lutare e  moderata   penitenza  ,  stabilì  al 
governo  delle  chiese  soggetti  rispettabili 
non  meno  per  dottrina,  che  per  integri- 
tà di  vita.  Intanto  il  peso  soverchio  del- 
l'episcopato eil  suo  amore  per  la  vita  mo- 
nastica gli  fecero  chiedere  nel  io5g  a  Ni- 
colò li  \l  permesso  di  tornare  alla  dilet- 
ta solitudine  del  monastero.  In  prima  il 
Pontefice  non  volle  consentirvi,  ma  il  car- 
dinale fermo  nel  suo  proposito  ottenne 
di  malavoglia  il  consenso,  senza  venir  li- 
berato dal  peso  del  vescovato,anzi  con  ri- 
serva d'impiegarlo  negli  affari  della  Chie- 
sa al  bisogno  ,  con  penitenza  canonica  , 
ch'egli  dentro  un  anno  religiosamente  a- 
deiripì.  Scrisse  lettere  al  Papa  piene  di  u- 
miltà  per  giustificare  la  sua  insistenza, 
recando  le  ragioni  che  l'aveano  fatto  ri- 
solvere al  ritiro,  ad  esempio  di  tanti  san- 
ti, breve  però  fu  il  soggiorno  nell'ama- 
ta solitudine,  perla  quale  avea  rinunzia- 
to alla  superiorità  de'  monasteri  da  lui 
fondati,  mentre  nel  1062  d'ordine  d'A- 
lessandro li,  che  avea  consagrato  Papa, 
passò  legato  in  Francia,  dicendo  nella  pon- 
tifìcia lettera  ai  cinque  arci  vescovi,  che  lo- 
ro spediva  il  personaggio  più  rispettabi- 
le della  chiesa  romana,  chiamando  il  car- 
dinale occhio  dritto  e  sostegno  immobi- 
le della  s.  Sede;  inoltre  il  Papa  comandò 
loro  uniformarsi  alle  prescrizioni  del  suo 
legato,  sotto  pena  d'  incorrere  nell'apo- 
stolica indignazione.  Giunto  il  cardinale 
in  Francia,  in  Chalons  sur  Saone  celebrò 
un  sinodo  per  esaminar  la  causa  del  ve- 
scovo Drogone  coi  monaci  ;  passò  poi  a 
trattar  quella  d'Arderico  vescovo  d'Or- 
leans e  di  Reginaldo  abbate  di  s.  JMedar- 
do,  accusati  di  simonia.  In  seguito  fu  man- 
dato legatoa  Firenze  per  istabilirvi,  quan- 
tunque indarno,  la  tranquillità  e  la  pace 
turbata  dal  vescovo  Pietro  eletto  per  si* 
monia.  Venne  poi  spedito  legato  in  Ger- 
mania j  per  impedire  ad  Eurico  IV  che 


PIE 

ripudiasse  la  virtuosa  Berta  sua  moglie, 
per  sposare  altra  donna,  d'  accordo  con 
Sigifi  ido  debole  arcivescovo  di  Magonza. 
In  questa  città  il  cardinale  tenne  un  si- 
nodo, ove  dimostrò  inammissibile  la  ri- 
chiesta dell'  imperatore,  e  ripresolo  con 
libertà  sacerdotale,  lo  indusse  a  rispettar 
le  leggi  della  Chiesa.  Indifesa  di  Alessan- 
dro 11  moltoavea  fatto  per  indurre  l'im- 
peratore ad  abbandonar  l'antipapa  Ono- 
rio Il  o  Cadolao,  persuadendo  questi  di 
sua  falsa  dignità.  Tornato  di  Germania 
intervenne  al  sinodo  romano  convocato 
da  s.  Gregorio  f/II{  a  questa   biugrafìa 
toccai  di  qualche  differenza  ch'egli  ebbe 
col  cardinale  ),  secondo  Cordella,  ma  sem- 
bra doversi  ritenere  convocato  da  Ales- 
sandro II,  e  di  sua  commissione  promul- 
gò per  l'Italia  l'osservanza  esatta  del  di- 
giuno nel  venerdì  in  memoria  della  pas- 
sione del  Redentore,  e  quello  della  vigi- 
lia dell'Assunta,  andato  quasi  in  disuso; 
altrettanto  eseguì  per  la  recita  quotidia- 
na dell'uffizio  di  Maria, di  cui  fu  restau- 
ratore, a  chi  era  tenuto  alla  recita  delle 
ore  canoniche.  Ritornato  il  cardinale  al- 
la solitudine  Avellanense,  di  nuovo  dovè 
lasciarla  chiamato  dal  Papa  agli  atlari. 
Essendo  nel  1  072  legatoin  Ravenna,  per 
ridurre  i  cittadini  ali  unità  colla  chiesa 
romana,  dalla  quale  erano  stati  divisi  per 
le  frodi  dell'  arcivescovo  Enrico  scomu- 
nicato, il  quale  favoriva  l'imperatore;  e 
■vedendoli  umiliati  e  compunti,  impose  lo- 
ro salutare  penitenza,  li  assolse  dalle  cen- 
sure ed  ammise  alla  cattolica  comunioue. 
Passato  a  Faenza  per  restituirsi  in  Roma, 
fu  colto  dalla  febbre  nel  monastero  della 
Beata  Vergine  del  suo  ordine,  e  pieno  di 
meriti  e  virtù  ivi  morì  d'anni  66,  sili  feb- 
braio 1072,0  qualche  anno  dopo,  quan- 
tunque non  manchi  alcuno  che  gli  pro- 
lunga la  vita  sino  al  1080,  e  nella  contigua 
chiesa  restò  sepolto.  Zelatore  della  disci- 
plina ecclesiastica  molto  operò  per  ripristi- 
narla nel  clero  secolare  e  regolare,  dando 
egli  l'esempio  dell'esatta  osservanza  del- 
le pratiche  monastiche  e  delle  leggi  del- 


PIE 

la  Chiesa  :  la  sua  divozione  per  la  Reata 
Vergine  fu  tenerissima.  Mentre  era  car- 
dinale, tranne  il  suo  scarso  alimento,  im- 
piegava tutte  le  sue  rendite  in  sollievo 
de'poveri,  a  12  de'quali,  dopo  aver  lava- 
to i  piedi,  dava  ogni  giorno  da  mangia- 
re e  li  serviva  colle  proprie  mani.  Per  Ro- 
ma andava  in  traccia  de'  pupilli  e  vedo- 
ve per  sovvenirli.  Nel  monastero,  con- 
lento di  frutti  ed  erbaggi,  passava  interi 
mesi  senza  prendere  bevanda  o  gustare 
il  pane.  Molte  sono  le  opere  che  lasciò,  ri- 
tenutoli più  dotto  scrittore  del  secolo  XI, 
nelle  quali  spicca  un  ardente  zelo  per  la 
riforma  de'costumi  e  degli  abusi,  per  la 
purità  della  disciplina,  ed  una  vasta  eru- 
dizione relativa  a  que'tempi,  con  stile  as- 
sai elegante,  chiaro,  facile  e  pieno  di  for- 
za, parlando  con  rispettosa  libertà  ai  Pon- 
tefici ed  altre  persone  costituite  in  digni- 
tà; onde  meritò  che  Leone  XI 1  lo  dichia- 
rasse dottore  della  Chiesa,  con  uflìzio  e 
messa  propria, come  dissi  nel  voi.  VI,  p. 
2C)4,  registrandolo  tra'  cardinali  camal- 
dolesi, con  altre  notizie.  La  sua  festa  si 
celebra  ai  2  3  febbraio,  ricorrendo  nel 
precedente  quella  della  Cattedra  in  An- 
tiochia. Le  opere  di  s.  Pier  Damiani 
sono  divise  in  parecchi  tomi  ,  che  si  le- 
gano comunemente  in  un  solo  volume. 
1  primi  tomi  contengono  lettere  ai  Pa- 
pi ed  ogni  sorta  di  personaggi,  sermoni 
per  molle  feste  dell'anno,  e  vite  di  mol- 
ti santi,  come  de'  ss.  Oddone  di  Cluny, 
Mauro  da  Cesena  ,  Romualdo  fondatore 
òe  camaldolesi,  Rodolfo  e  Domenico  ve- 
scovi ec.  Negli  altri  tomi  si  trovano  pro- 
se, preghiere-,  inni  e  60  piccoli  trattati 
sotto  il  nome  di  opuscoli  Queste  opere 
sono  state  più  volte  stampate,  e  le  più  am- 
pie edizioni  sono  quelle  di  Parigi  1642 
e  i663,  \enezia  1742.  Abbiamo  anco- 
ra dei  p.  Laderchi  filippino,  Vita  s.  Pe- 
tti Damiani  S.  R.  E.  card,  cpisc.  Ostien- 
sis,  Romae  t  702. 

PIERREINEDETTI  Mariano,  Cardi- 
naie.  Nacque  in  Sarnano  da  illustri  e  no- 
bili genitori.,  altri  dicono  iu  Camerino, 


PIE  9 

come  ascritto  al  patriziato.  Quantunque 
dotato  delle  più  belle  qualità,  pel  focoso 
temperamento  si  die  alle  vanità  e  biz- 
zarrie, che  degenerarono  in  libertinaggio. 
Recatosi  in  Roma  da  Mariani  suo  zio, 
entrò  a  caso  nella  chiesa  di  s.  Maria  del- 
l' Anima,  dove  predicava  con  gran  fer- 
vore Gabriele  Fiamma  insigne  oratore  ; 
la  divina  grazia  gli  cambiò  il  cuore,  e  tut- 
to si  dedicò  al  di  vili  servigio.  Abbraccia- 
to lo  slato  ecclesiastico,  si  die  allo  studio 
ed  ottenne  per  riguardo  allo  zio,  assai  ca- 
ro a  Gregorio  XIII,  diversi  benefizi.  Nel 
i574picse  nel  collegio  romano  la  laurea 
dottorale,  in  cui  ebbe  compagni  Valerio 
e  Bandini  poi  cardinali, co'quali  incomin- 
ciò la  fondazione  delia  congregazione  del- 
la ss.  Annunziata  nello  stesso  collegio.  La 
sua  specchiata  esemplarità  ,  dottrina  ed 
elegante  aspetto  determinarono  Grego- 
rio XIII  a  nominarlo  nel  1077  vescovo 
di  Martorano,  di  cui  ricevè  la  consagra- 
zione  dal  cardinal  Peretti  ,  poi  Sisto  V. 
Condottosi  alla  sua  chiesa,  da  sé  stesso 
volle  spiegare  al  popolo  il  vangelo,  visitar 
la  diocesi,  correggere  gli  abusi,  sovveni- 
re largamente i  poveri; fondò  nuove  chie- 
se, risarcì  ed  ornò  le  antiche,  singolar- 
mente la  cattedrale.  Ben  presto  si  gua- 
dagnò la  stima  dei  vicerèe  dei  grandi,  ed 
egregiamente  fece  la  visita  apostolica  del- 
le chiese  di  Calabria,  con  Fosso  arcive- 
scovo di  Reggio.  Nel  1 585  eletto  Sisto 
V,  lo  chiamò  in  Roma,  e  come  lo  ama- 
va lo  fece  governatore,  al  modo  detto  nel 
voi.  XXXII,  p.  43;  quindi  a'14  dicem- 
bre i5Scj  lo  creò  cardinale  prete  de' ss. 
Marcellino  e  Pietro  ,  valendosi  de'  suoi 
consigli  negli  affari  più  ardui,  ed  accet- 
tando la  rinunzia  del  vescovato.  Grego- 
rio XIV  per  l'alta  stima  che  ne  avea,  gli 
conferì  pingui  benefìzi,  dichiarandolo  suo 
gran  elemosiniere.  Innocenzo  IX  gli  af- 
fidò col  cardinal  Salviati  la  presidenza  su 
tutti  i  tribunali  di  R.oma,con  ampie  fa- 
coltà e  giurisdizione.  Clemente  Vili  eoa 
detto  cardinale  e  col  cardinal  Mon tallo 
nel  i5()i  lo  deàtinò  alla  prefettura  di  Ro- 


io  IME 

ina,  della  consulta  e  delle  città  dello  sta- 
to, con  copiose  rendite  ,  profittando  del 
suo  parere  in  gravi  contingenze:  aven- 
do ricusalo  i  vescovati  di  Viterbo  e  Fer- 
mo, il  Papa  die  al  fratello  Roberto  quel- 
lo  di  Nocera.  Leone  XI,  cui  fu  accettis- 
simo, subito  Io  volle  prefetto  della  con- 
gregazione di  corwdta  ;  e  Paolo  V,  di  cui 
si  era  guadagnato  la  grazia  e  il  favore,  l'in- 
caricò della  sopri n  tendenza  di  tutti  gli  af- 
fari dello  flato,  politici  e  militari, con  al- 
tre incumbenze,  finché  non  la  concesse  al 
cardinal  Borghese:  Paolo  V  lo  voleva  far 
vescovo  di  Faenza  e  Benevento,  ma  non 
volle  accettare.  Bensì  volontieri  funse  la 
proteltoria  dei  minimi ,  e  la  prefettura 
della  congregazione  destinata  sopra  le  al- 
luvioni delle  accpie  nelle  tre  legazioni, 
passando  nel  1608  al  vescovato  di  Fra- 
scali.  InCamerino  abbellì  la  tomba  di  s. 
Venanziodi  preziosi  ornamenti;  ed  al  suo 
titolo  donò  sacri  arredi  e  vi  fece  vaghe 
pitture.  Ad  onta  di  tante  belle  doti  ,  il 
suo  naturale  fu  aspro  e  iracondo.  Inter- 
venne a  5  conclavi  e  morì  in  Roma  di 
anni  ^3,  nel  161  1,  con  vivo  rammari- 
co di  Paolo  V  ,  che  si  dolse  aver  iti  lui 
perduto  un  fedele  coadiutore  ed  un  ami- 
co santo.  Lasciò  un  patrimonio  di  qual- 
che entità  e  fu  sepolto  nella  basilica  Li- 
beriana in  nobile  ed  elegante  avello,  col 
suo  busto  e  bella  iscrizione. 

PIER.I  Pier  Maria,  Cardinale.  Sane- 
se  di  nobile  e  povera  famiglia  di  Pianca- 
slagno,  venne  educato  appena  cogli  ele- 
menti della  grammatica.  II  p.  Ponzoli  ser- 
vita suo  concittadino,  avendo  penetrato 
la  sua  indole  e  talenti ,  lo  consigliò  per 
togliersi  dalla  miseria  a  vestir  l'  abito 
del  suo  ordine,  supplendo  egli  alle  spese 
necessarie.  Di  i5  anni  entrò  nell'ordine 
in  Firenze,  e  dopo  due  auni  passò  al  col- 
legio di  s.  Marcello  in  Roma  ,  dove  fa- 
cendo progresso  negli  studi,  con  ispirilo 
sostenne  una  conclusione  di  teologia,  che 
dedicata  a  Clemente  XI,  ne  riportò  il  ti- 
tolo di  maestro,  benché  avesse  27  auni. 
Fu  mandalo  reggente  degli  studi  a  Fi- 


PIE 

renze  nel  suo  convento  dell'Annunziata, 
indi  collo  stesso  carico  fu  richiamato  in 
Roma, ed  ebbe  al  tri  onorevoli  uffizi. Que- 
sti provocarono  l'altrui  invidia,  che  ser- 
vendosi della  calunnia  ,  lo  fece  depone 
da  reggente  e  preparòla  sua  fortuna.  Im- 
perocché ricorse  contro  il  p.  generale  Ca- 
stelli, al  cardinal  Corsini  protettore  del- 
l' ordine,  il  quale  Io  accolse  sotto  il  suo 
patrocinio,  Io  fece  suo  teologo  e  biblio- 
tecario, e  gli  assegnò  5o  scudi  annui.  Re- 
nedetto  XI li  lo  annoverò  tra'consultori 
dell'indice,  dei  riti  e  del  s.  offizio,  tra  gli 
esaminatori  de'vescovi,  facendolo  procu- 
ratore generale  e  poi  con  breve  genera- 
le dell'ordine,  confermato  nel  1782  do- 
po 6  anni  dal  capitolo.  Divenuto  il  car- 
dinale Clemente  XII,  come  che  erasi  ser- 
vito di  lui  in  affari  gravissimi,  a'24  mar- 
zo 1734  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Gio- 
vanni a  Porta  Latina  e  lo  ascrisse  alle  pri- 
marie congregazioni.  Intervenne  al  con- 
clave di  Benedetto  XIV,  e  dopo  lunga 
malattia  sofferta  con  pazienza  ,  morì  in 
Roma  ne'primi  del  1743,  d'anni  63,  e  fu 
sepolto  in  s.  Marcello  avanti  l'altare  di  s. 
Giuliana  Falconieri,  con  nobile  e  prolis- 
so epitaffio,  postovi  dai  suoi  correligiosi. 

PIERLEONI  Giangrazuno,  Cardi- 
nale. V.  Gregorio  VI  Papa. 

PIERLEONI  Pietro,  Cardinale.  F. 
Anacleto  II  Antipapa  XXVIII. 

PIERLEONI  Ugo,  Cardinale.  Roma- 
no, secondo  il  Panvinio  e  altri  ,  mentre 
il  Ciacconio  e  altri  lo  credono  della  casa 
Ricasoli  di  Firenze  ,  col  Cardella.  Ales- 
sandro III  nel  1  1 63  lo  creò  in  Sens  car- 
dinale diacono  di  s.  Eustachio,  e  seguì 
il  Papa  in  Venezia,  di  cui  fu  fedele  e  co- 
stante compagno.  Anche  1'  epoca  e  il  luo- 
go della  morte  viene  contrastato;  chi  di- 
ce in  Roma  (e sepolto  in  s.  Maria  del  Po- 
polo, se  deve  credersi  a  Ciacconio)  ,  o 
Benevento  nel  ri  77  o  1  182,  lasciando 
molte  sacre  suppellettili  e  vasi  d'argento 
alla  chiesa  di  Piacenza,  e  loafferma  Pog- 
giali. Lo  Schiavo,  nelle  Notizie  della  casa 
Penti  miglia  di  Benevento  ,  a  questa  lo 


PIE 
nltribuisce,  ed  il  Pelrini  lo  creile  forse  ve- 
scovo di  Palestrina. 

P1ERLEONI  Ugo,  Cardinale.'Roma- 
no,  di  nobilissima,  potente  e  antica  fami- 
glia, per  cui  in  tanti  luoghi  di  essa  ragio- 
no, nipote  dell'antipapa  Anacleto  li,  co- 
me insigne  per  dottrina  e  prudenza,  nel 
i  i55  fu  cousagrato  vescovo  di  Piacenza 
da  Adriano  IV  ,  indi  Alessandro  111  nel 
i  164  o  1  i65  io  Sens  lo  creò  cardinale 
vescovo  di  Frascati  0  Tusculano,  e  morì 
in  Roma  nel  1  1 66. 

P1ERLEONI  Ugo  o  Uguccione,  Car- 
dinale. Patrizio  romauo,  Alessandro  III 
nel  1171  o  1  173  lo  creò  cardinale  dia- 
cono di  s.  Angelo  in  Pescheria  e  poi  pre- 
te di  s.  Clemente,  arciprete  della  basili- 
ca Vaticana,  e  nel  1  1  76  legato  a  lacere 
in  Francia,  Scozia  e  Inghilterra.  Fu  rice- 
vuto in  quesl'  ultimo  regno  dal  re  En- 
rico II,  il  quale  gli  andò  incontro  col  pro- 
prio figlio,  ed  ottenne  facoltà  di  citare  ne 
tribunali  laici  gli  ecclesiastici  accusati  d'es- 
sere stati  a  caccia  nel  recinto  de'boschi  di 
riserva  regia  ,  azione  che  gli  provocò  lo 
sdegno  del  suo  clero.  Per  le  differenze  tra 
gli  arcivescovi  di  Cantorbery  e  York  in- 
torno la  primazia  del  regno,  convocò  un 
concilio  in  Westminster  ossia  Londra, 
dove  insorta  controversia  chi  di  loro  do- 
vesse sedere  a  destra  del  legato,  mentre 
vi  si  era  collocato  quello  di  York,  su  que- 
sto si  scagliarono  i  famigliari  dell'emu- 
lo, lo  calpestarono  e  percossero,  onde  l'a- 
dunanza si  sciolseappellando  al  Papa,  ed 
il  cardinale  fuggì.  Portatosi  presso  Enri- 
co figlio  dell'imperatore  Federico  I,  con- 
fermò la  pace  fatta  con  questi,  il  Ponte- 
fice, i  siciliani  ed  i  lombardi,  alla  quale 
era  stato  presente  in  Venezia.  In  Latera- 
no  assistè  all'assoluzionedi  Guglielmo  re 
di  Scozia,  scomunicato  dall'arcivescovo 
di  York.  Restituitosi  Alessandro  III  in 
Roma,  fu  mediatore  con  altri  cardinali 
nella  pace  stipulata  coi  romani,  e  gli  riu- 
scì imprigionare  V Antipapa  Innocenzo 
III.  Morì  dopo  essere  intervenuto  all'è» 
lezione  di  Lucio  III,  circa  il  1 183. 


PIE  11 

PIERLEONI  Egidio,  Cardinale.  No- 
bile  romano,  Clemente  III  nel  1  190  Io 
creò  cardinale  diacono  di  s.  Nicola  in  Car- 
cere. Celestino  III  lo  spedì  a  Tancredi  re 
di  Sicilia  per  indurlo  a  liberare  dalla  pri- 
gione l'imperatrice  Costanza,  indi  fu  fatto 
•\icecancelliere  di  s.  Chiesa,  e  morì  dopo 
circa  5  anni  di  cardinalato. 

PIERLEONI  Guido,  Cardinale.  No- 
bile romano,  erroneamente  detto  Guido 
di  Bisenzio  d'Orvieto  nella  seiiede'car- 
dinali  elettori  d'Onorio  III,  fu  creato  car- 
dinale diacono  di  s.Nicola  in  Carcere  da 
Innocenzo  III  nel  i2o5,  e  donò  a  tal  chie- 
sa il  braccio  di  s.  Alessio  e  le  reliquie  di 
s.  Ronifacio.  Onorio  III  lo  fece  vescovo  di 
Palestrina  nel  1221  e  vice  cancelliere  di 
s.  Chiesa,  non  che  legato  in  Lombardia. 
Morì  nel  1226  o  1227  prima  dell'ele- 
zione di  Gregorio  IX. 

PIETRA,  Petra,  Lapis.  Concrezione 
di  materia  terrestre,  per  la  quale  si  pro- 
ducono in  varie  maniere  corpi  di  diver- 
sa durezza,  i  quali  si  possono  spezzare, 
ma  non  tirare  a  martello  a  guisa  de'cne- 
talli.  Pietre  antiche  si  dicono  quelle  che 
portano  iscritta  qualche  memoria  anti- 
ca, o  che  appartengono  agli  antichi  mo- 
numenti, che  diconsi  pure  marmi  anti- 
chi. Delle  pietre  e  loro  principali  cave 
ne  parlo  in  tanti  articoli.  Delle  pietrepre- 
ziose,  delle  pietre  antiche  e  di  altre  pie- 
tre, anche  per  uso  sacro,  tenni  proposi - 
sito  a  Gemma.  Si  possono  vedere  i  seguen- 
ti autori  :  R.  Rondt,  Geminaruni  et  lapi- 
dimi historia,  Hanoviae  i6o5.  A.  Gor- 
laei,  Dactyliothecae  seu  variorum  gern- 
rnarum  itti  solila  scripturae  cani  Grò- 
noviì,  Lugduni  Rat.  1693.  Gimma,  Sto- 
ria naturale  delle  gemine,  pietre  e  di  lut- 
ti i  minerali,  ovvero  della  fìsica  sotter- 
ranea, Napoli  1730.  Gemmaeveteris  ad 
christianuin  usura  exsculptae  brevis  ex- 
planalio,  Romae  1 732.  Jannon  de  s.  Lau- 
rent, Dissert.  sopra  le  pietre  preziose  de- 
gli antichi  e  sopra  il  modo  col  quale  fu- 
rono lavorale,  Roma  1 7 5 1 .  Dissert.  di 
Cortona  t.  5  e  6.  Duteus ,  Delle  pietre 


12  PIE 

preziose  e  delle  pietre  fine,  con  i  mezzi 
di  conoscerle  e  di  valutarle,  Parigi  1776. 
A.  Raineri,  Sulle  pietre  preziose,  Firen- 
ze 1 8 1 8.  Ah med  Teifasci  te,  Fior  di  pen- 
sieri sulle  pietre  preziose,  Firenze  18 18. 
Hay,  Dei  caratteri  fisici  delle  pietre 'pre- 
ziose, Milano  18  19.  Tommaso  Belli,  Ca- 
talogo della  collezione  di  pietre  usale  da- 
gli antichi  per  costruire  ed  adornare  le 
loro  fabbriche,  ora  posseduta  dal  conte 
Stefano  Karoly,  Pioma  1842.  Marango- 
ni, Delle  cose  gentilesche,  parla  degnar- 
mi forestieri,  quando  introdotti  in  Roma, 
loro  miniere  in  diverse  regioni  e  paesi  ; 
differenza  tra  i  marmi  orientali  egli  oc- 
cidentale di  quelli  adoperati  per  men- 
se di  altari.  Nel  capo  79,  dell'uso  di  ogni 
qualunque  sorta  di  marmi  gentileschi 
per  servigio  e  adornamento  delle  chie- 
se ;  e  come  questi  eziandio  colle  iscrizio- 
ni debbano  conservarsi  e  non  si  possano 
alienare.  1  marmi  di  qualunque  sorta  non 
si  possono  togliere  dalle  chiese,  sotto  pe- 
na di  scomunica  di  Sisto  IV.  A  Colonne 
di  Roma  narrai  come  i  romani  ebbero  in 
pregio  di  ornare  gli  edifizi  con  belli  mar- 
mi, e  del  loro  gran  trasporlo  per  le  pie- 
tre fine,  decorando  vari  luoghi  di  Roma 
cogli  Obelischi  (V.).  L'  Altare  (V.)  do- 
ve si  celebra  la  AJessa  (Z7.)  deve  essere 
di  pietra  e  consagrato  dal  vescovo,  o  al- 
meno con  una  pietra  consagrata  in  esso 
inserita,  che  sia  tanto  ampia.,  che  possa 
comprendere  1' ostia  e  la  maggior  parte 
del  calice:  chi  celebra  in  altare  senza  pie- 
tra consagrala  pecca  mortalmente.  Tan- 
to nell'altare  che  nella  pietra  si  racchiu- 
dono le  reliquie  de'  santi,  come  prescri- 
ve il  Pontificale  romano,  e  perchè  si  veri- 
fichi ciò  che  il  sacerdote  sino  da  tempo 
immemorabile  dice  nel  baciare  1'  altare 
all'introito  della  messa,  quorum  reliquiae 
lue  sunt.  Vedasi  il  Ratti,  Trattato  de* sa- 
cri templi,  p. 53,  dell'altare.  Tra  i  privi- 
legi che  ha  sempre  goduto  e  tuttora  go- 
de la  patriarcale  basilica  Lateranense, 
come  prima  chiesa  madie  dell'orbe  cat- 
tolico, avvi  quello  di  concedere  e  consa- 


PIE 

grare  le  pietre  sagre  per  incastrarle  nel- 
le Mense  degli  altari  'F.)  fissi  o  portati- 
li per  tutto  il  mondo.  L'altare  portatile 
suole  concedersi  anche  ai  campi  aperti 
in  occasione  dì  mietitura  e  di  altre  ne- 
cessità di  campagna,  premesse  le  oppor- 
tune cautele.  Ogni  vescovo  ha  il  diritto 
di  consagrare  le  pietre  degli  altari  per 
la  sola  propria  diocesi,  dentro  i  limiti  del- 
la quale  può  dar  facoltà  di  consagrarle 
a  qualunque  altro  vescovo,  ma  sempre 
per  uso  della  sua  diocesi.  I  vescovi  e  vi- 
cari apostolici  talvolta  ottengono  dal  Pa- 
pa la  facoltà  di  consagrare  pietre  anche 
per  altre  diocesi  e  luoghi  ,  non  ex  jure 
proprio,  sed  ex  speciali  apostolica  dele- 
gallone.  Delle  cerimonie  e  riti  per  la  be- 
nedizione de'foudamenti  degli  edifizi  sa- 
cri o  profani,  dell'  imposizione  della  1. 
pietra,  ove  si  scolpisce  analoga  iscrizio- 
ne, con  medaglie  o  altro,  fatte  anche  dai 
Papi,  come  neile  Porte  sante  (P.),  e  sen- 
za la  benedizionedai  principi  e  personag- 
gi, ne  trattai  principalmente  ne'vol.  XI, 
p.  ?-33  e  seg.  sino  a  2 38,  2^4  e  2  55,  e 
XLIV,  p.  70  e  77  :  che  ne'  fondamenti 
si  pongono  anche  monete,  lo  rimarcai  nel 
voi.  XLVI,  p.  98  ed  altrove.  La  nostra  s. 
religione  sanziona  e  benedice  per  mezzo 
de'suoi  ministri  le  opere  dell'uomo,  sem- 
pre che  in  esse  nulla  veda  che  tornar  possa 
spiacevole  agli  sguardi  del  suo  diviuo  au- 
tore. G.  B.  Lllathorne  vie.  gen.  di  Sidney 
ivi  nel  1  83G  pubblicò  :  Le ceremonie  della 
benedizione,  e  del posamenlo  della  pietra 
fondamentale  di  una  nuova  chiesa,  tra- 
dotte dal  pontificale  romano.  11  cardinal 
Ascanio  M/Sforza  vescovodi  Pavia,  rifab- 
bricando nel  1488  il  duomo,  ne'fonda- 
menti  vicino  alla  t.a  pietra  fece  porre  due 
vasi,  uno  pieno  di  vino  vermiglio,  l' altro 
d'olio  d'  olivo.  Benedetto  XIII  nel  1  728 
pose  solennemente  la  impietra  fondamen- 
tale per  la  chiesa  di  s.  Claudio  de'  bor- 
gognoni (che  descrissi  nel  voi.  XXVI,  p. 
229)  e  pronunziò  erudito  sermone.  Nel- 
la lamina  ch'era  dentro  la  pietra,  l'iscri- 
zione espresse  averla  collocata  Benedet- 


PIE 

to  XIII,  regnando  in  Francia  Luigi  XV, 
il  notne  ilei  santo  cui  si  erigeva  il  tem- 
pio, e  l'epoca.  Inoltre  pose  nella  pietra 
una  pigna  dorata  con  ampolla  d'olio,  tre 
Agnus  Dei  grandi  benedetti  ed  alcune  me- 
daglie, altre  ne  collocò  il  cardinal  j'oli- 
gnac  ambasciatore  di  Francia. 

PIETRO  (s.),  Papa  1.  Principe  degli 
Apostoli , proto -vicario  di  Gesù  Cristo  in 
terra.  Simone  figlio  di  Giona  o  Giovan- 
ni, della  tribù  di  Nettali,  nacque  in  Bel- 
saida(F.),  città  dell'alta  Galilea,  j5  mi- 
glia distanteda  Gerusalemme,  nella  spon- 
da del  mare  di  Tiberiade.  Stangelio,  in 
Commentar,  rei'.gest.  s.  Petti  cap,  i,  vuo- 
le che  1'  anno  di  sua  nascita  fosse  della 
creazione  del  mondo  4o34  ,  del  diluvio 
23y8, della  fondazione  di  Roma  yS^del- 
l'impero  di  Augusto  ì'8.°,  della  battaglia 
d'Azio  il  i  2°,  3  anni  prima  della  Bea- 
ta Vergine  e  17  prima  di  Cristo  ;  ma  se 
genuina  sia  questa  cronologia,  non  è  qui 
luogo  da  esaminarsi.  Ebbe  a  fratello  s. 
Andrea  apostolo  (delle  cui  reliquie  par- 
lo meglio  a  Patrasso  ,  ove  dissi  del  suo 
apostolato  e  morte,  non  che  a  Proces- 
sione), di  Ini  maggiore  in  età,  secondo  s. 
Epifanio,  Haeresi  5f,  §  17  ;  ma  per  la 
maggioranza  di  s.  Pietro  si  dichiarano  s. 
Gio.  Crisostomo,  Homìl.  5q  in  Matth.  p. 
5if)  ;  Cassiano,  De  Incarnat.  lib.  3, cap. 
1 1;  Proclo,  orai.  1  9  des.  Andrea  in  Bibl. 
PP.  Lugdun.  t.  6,  p.  61  1,  e  Reda  inJoan. 
cap.  7,  i  quali  non  vuole  Baronio,  An- 
nal.  eccl.  an.  3  1  ,n.°  2  3,  che  in  ciò  si  an- 
tepongano all'autorità  di  s.  Epifanio,  ag- 
giungendo che  se  Pietro  fu  minore  in  età 
ad  Andrea,  pel  merito  della  confessione  e 
della  fede  fu  maggior  di  lui  e  degli  altri 
apostoli.  Prima  dell'apostolato  era  am- 
mogliato, e  dimorava  con  la  moglie,  pa- 
dre e  suocera  in  Cafarnao  (/'.)  sul  lago 
di  Genesareth,  facendo  il  pescatore  co- 
me il  fratello,  ed  attendendo  al  manteni- 
mento della  famiglia.  Sua  moglie,  figlia 
di  Aristobolo,  fratello  di  s.  Barnaba  a- 
postolo,  con  diversi  nomi  viene  chiamata 
presso  s.  Massimo,  in  Comment.  ad  Ep. 


PIE  1 3 

s.  Petri;  Grabio,  ad  Spic'degium  ss.  PP. 
p.  33o;  Metrafaste  in  Cliron.j  eCotelerio, 
Oper.  ss.  Apostol.  t.  i,p.  557,  anno'-  4°- 
Clemente  Alessandrino  dice  che  essa  ri- 
portò la  corona  del  martirio,  avendola 
s.  Pietro  medesimo  esortata  a  confessa- 
re generosamente  la  inde  :  Strom.  t.  7, 
p.  736.  G.  Mayer  scrisse  la  Dissertatisi. 
theol.de  apostolismaritis,  Grimae  1679; 
e  G.  Schimdt  la  Dissert.  Irist,  theol.  de  a- 
postolis  uxoris  Jiabita  anno  l 'jo^.recusa, 
Wittebergae  1  734. Dalla  moglieebbe  un 
figlio,  ed  una  figlia  detta  Petronilla  {V.), 
che  alcuni  meglio  credono  piuttosto  fi- 
glia spirituale.  11  fratello  Andrea,  ch'era 
stato  il  primo  chiamato  da  Gesù  Cristo, 
avendo  incontrato  Simone,  gli  disseaver 
trovato  il  Messia  e  lo  condusse  da  Gesù. 
Questi  dopo  averlo  guardato  gli  disse: 
Voi  siete  Simone  figlio  di  Giovanni,  voi 
sarete  chiamato  d'ora  in  avanti  Cefa,  cioè 
Pietra  (orupe).  Che  Cefa  o  Cefas  ripre- 
so da  s.  Paolo  non  sia  s.  Pietro,  per  quan- 
to poi  dirò,  è  sentimento  di  buoni  auto- 
ri: Clemente  Alessandrino  dice  presso  Eu- 
sebio, Ilist.  eccl.  lib.  5,  cap.  12,  che.  que- 
sto Cefas  era  uno  de'  72  Discepoli,  che 
avea  l'istesso  nome  di  s.  Pietro.  Doroteo 
di  Tiro,  in  Synopsi  de  vita  et  morte  di- 
scipulos,  nomina  questo  Cefas  fra'  <ji  di- 
scepoli, e  avverte  che  a  lui  fu  indirizzala 
la  riprensione  di  s.  Paolo.  L'istessa  as- 
serzione si  legge  nella  Cronaca  d'Ales- 
sandria,  dove  detto  Cefas  non  è  che  il5i.° 
discepolo.  S.  Girolamo  scrivendo  su  que- 
sto luogo  di  s.  Paolo,  inepist.  ad  Galat. 
2,  dichiara  che  sulla  fine  del  IV  secolo 
l'opinione  che  s.  Pietro  non  fosse  il  Ce- 
fas, cui  s.  Paolo  resistette  si  fortemente, 
aveva  i  suoi  partigiani  fra'greci  e  latini  : 
lo  stesso  dice  s.  Gregorio  I.  L'autore  di 
un'  opera  attribuita  a  s.  Anselmo  atfer- 
ma  che  questo  sentimento  era  sparso  nel 
suo  tempo.  Pinto  gii  clamino  portoghese 
abbraccia  lo  slesso  parere  in  una  disser- 
tazione, e  in  ciò  fu  seguito  da  Bartolo- 
meo di  Cambray  in  un  trattalo  del  di- 
giuno, ed  a  suo  esempio  pure  dal  p.  Ardo- 


t4  l'iE 

vino  gesuita  con  ingegnosa  dissertazio- 
ne. La  medesima  sentenza  fu  sostenuta 
dal  p.Boucat  dotto  minimo,  nel  celebre 
suo  Corso  di  teologia,  e  daMarcelIy  in  u- 
na  sorbonica  deli  726.  Il  celebre  p.  Cal- 
niet  confessa  che  questa  opinione  avea 
diviso  gli  antichi  ne'  primi  secoli  e  che  si 
citano  sì  pei'  una  che  per  l'altra  parte 
scrittori  ragguardevoli  e  della  maggior 
antichità.  Per  quella  però  che  nega  es- 
ser s.  Pietro  il  Cefas  ripreso  da  s.  Paoio  si 
dichiarò  con  valore  un  anonimo  con  dot- 
tissima dissertazione  iuseritanel  Trinili- 
phe  de  la  calholicité  011  reponses  d'  un 
protestane  nouvellement  converti  aux 
dijjicultés,  que  lui  propose  sa  soeursur 
la  relìgion  pretendile  reforméej  Paris 
1742.  Il  p.  Alessandro  della  Croce  car- 
melitano scalzo  in  una  dissertazione,  su- 
per quaestionibus  :  1 .°  Quaenarn  fuerit 
controversia  Inter  Cepharn  et  Paulum. 
2.0  An  Cephas  iste  a  Paulo  reprehensus 
fuerit  Petrus  ?  ed  è  la  i.a  delle  Disser- 
tazioni i storiche  recitate  in  Brescia  nel- 
l'adunanza del  conte  Mazzucchelli  t.  2, 
Brescia  1  755;  e  il  Zaccaria  nella  Dissert. 
su  Cefa  ripreso  da  s.  Paolo,  eh'  è  1'  8.a 
delle  sue  Dissert.  varie  italiane  a  storia 
eccles.  appartenenti,  t.  i,p.  ig5.  Si  pos- 
sono inoltre  consultare  su  questo  pun- 
to le  Dissert.  dell'  ab.  Boileau  che  nel 
1  7 1 3  ne  pubblicò  una  in  Parigi  contro 
l'opinione  del  p.  Ardovino;  del  p.  Dau- 
de  nel  t.  1  IJist.  unii:  p.  336  ,  ove  ri- 
sponde ancora  agli  argomenti  dello  stes- 
so p.  Ardovino:  di  mg.r  Deling  e  del  p. 
Calmet,  che  tutti  sostengono  essere  s. 
Pietro  il  Cefas  ripreso  da  s.  Paolo.  Il  p. 
Seccarelli  filippino  lungamente  disami- 
na questo  punto  nel  t.  1  de'suoi  Annal. 
cccl.}  come  pure  1'  autore  dell'Apologia 
in  difesa  de'  padri,  che  hanno  supposto 
essere  sfato  s.  Pietro  il  Crfas  ripreso 
pubblicamente  da  s.  Paolo,  uscita  in  lu- 
ce nel  1768.  A  Nome  de' Papi  rilevai  che 
niuno  per  venerazione  a  s.  Pietro  ne  volle 
assumere  il  nome,  ed  avendolo  Io  cam- 
biarono. 


PIE 

Alcuni  vogliono  che  i  ss.  Andrea  e 
Pietro  fossero  del  numero  de'discepoli 
di  s.  do.  Battista,  e  curavano  la  santi- 
ficazione dell'anima  propria'nella  ferma 
espilazione  del  Messia.  Il  primo  aven- 
do udito  dal  suo  maestro  a  chiamare 
Gesù,  Agnello  di  Dio,  si  unì  a  lui  e  si 
convulse  ch'era  il  Redentore  del  mondo; 
indi  sua  prima  cura  fu  come  dissi  di  por- 
targli il  fratello  Pietro,  che  impaziente 
non  men  di  vederlo  che  udirlo  si  recò  da 
lui,  credette  tosto  in  Gesù.  Cristo  e  visi 
tratteune  un  giorno;  dopo  diche  i  fratelli 
ritornarono  alla  loro  ordinaria  occupa- 
zione della  pesca.  Circa  la  fine  dello  sles- 
so anno,  ch'era  il  i.°  della  predicazione 
del  Salvatore,  questi  avendo  veduto  Pie- 
tro e  Andrea  che  lavavano  le  reti  sulla 
sponda  del  lago,  entrò  nella  barca  del 
primo  per  sottrarsi  alla  calca  e  da  colà  si 
mise  a  istruire  il  popolo  che  lo  avea  se- 
guito. Finito  il  suo  discorso  disse  Gesù 
a  Pietro  di  gettar  la  rete  e  prese  sì  gran 
quantità  di  pesci,  che  non  solo  riempì  la 
barca,  ma  ancora  quella  di  Giacomo  e 
Giovanni.  Come  che  inutilmente  avea 
pescalo  tutta  la  notte  e  solo  per  ubbi- 
dienza avea  gettato  la  retej  stupito  Pie- 
tro del  prodigio,  si  prostrò  a' piedi  di 
Gesù  esclamando:  allontanatevi  dame, 
o  Signore,  perchè  io  sono  un  uomo  pec- 
cato'e.  Questa  umiltà  lo  rese  degno  di 
ricevere  le  maggiori  grazie.  Gesù  avendo 
detto  a  Pietro  e  ad  Andrea  di  seguirlo, 
essi  prontamente  il  fecero  e  con  una  di- 
sposizione di  cuore  così  perfetta,  che  il 
primo  disse:  Ecco,o  Signore,  che  noi  ab- 
biamo tutto  lasciato  per  seguir  voi.  II  Sal- 
vatore in  ricompensa  promise  loro  1'  e- 
lerua  beatitudine  e  la  pace  d'animo  in 
questa  vita,  e  li  battezzò  colle  sue  mani; 
essi  poi  battezzarono  gli  altri  apostoli,  ed 
i  70  discepoli  lo  furono  da  Pietro  e  da 
Giovanni.  Che  s.  Pietro  si  separò  dalla 
moglie  appena  chiamato  da  Cristo,  viven- 
do sempre  continente,  Io  asseriscono  di- 
versi padri  ;  si  veda  Tertulliano,  De  mo- 
nogamia e.  8,s.  Girolamo  aclv.  Jovin.  1. 1 , 


PIE 

e.  ì^,eVepist.  22  ad  Eustachio:  s.  Gio. 
Crisostomo,  parlando  della  sua  continen- 
za, lo  dichiara  illustre  modello  di  castità, 
De  virgin.  e.  8?..  Che  s.  Pietro  fu  il  i.° 
a  confessare  il  Salvatore,  e  comechè  fosse 
il  più  giovane  Gesù  lo  scelse  in  capo  di 
tutti  i  suoi  discepoli,  lo  affermano  s.  E- 
pifanio,  Haer.  5i,  e.  17;  S.Atanasio,  O- 
rat.  4  contro,  Arianos;  s.  Ilario  in  M alili. 
cap.  16,  §  7  ;  e  s.  Ambrogio,  De  Incanì. 
Domin.myster.  t.  4, cap.  4-  Da  detto  mo- 
mento Pietro  e  Andrea  si  unirono  al  lo- 
ro di  vin  Maestro,  e  non  lo  lasciarono  più. 
Portatosi  questi  a  Cafarnao,  vi  guarì  la 
suocera  di  Pietro,  e  poi  riti  rossi  nella  Ga- 
lilea. Dopo  la  festa  di  Pasqua  dell'anno 
3  1  di  nostra  era,  Gesù  scelse  i  suoi    12 
apostoli,  e  fin  dal  cominciamento  del  lo- 
ro collegio  il  i.°  posto  e  la  preminenza 
sugli  altri  fu  assegnata  a  Pietro,  come 
dichiarano  gli  evangelisti  :    il   Salvatore 
rivolgeva  ordin;iriamente  i  suoi  parlari 
a  lui,  ed  egli  rispondeva  a  nome  de'suoi 
compagni.  Gesù   Cristo  sempre  distinse 
Pietro  dagli  altri  suoi  discepoli,  e  gli  pro- 
mise, circa  un  anno  prima  della  sua  mor- 
te, di  affidargli  la  cura  di  tutta  la  C/j/e- 
sa(F.),  e  glielo  confermò  appena  risor- 
to, dopo  aver  voluto  una  testimonianza 
di  sua  fede,  del  suo  amore  per  Iddio  e  del 
suo  zelo  per  la  salvezza  delle  anime.  Gli 
disse  :  Pasci  il  mio  ovile,  pasci  le  mie  pe- 
core. Tu  sei  Pietro,  e  sopra  questa  pie- 
tra edificherò  la  mia  Chiesa,  a  te  darò 
le  chiavi  del  regno  de' cieli,  e  qualunque 
cosa  avrai  legalo  sopra  la  terra,  sarà 
legata  anche  ne' cieli  ;  e  qualunque  cosa 
avrai  sciolta  sopra  la  ieri  a,  sarà  sciolta 
anche  ne'cieli.  V .  Chiavi  pontificie,  con 
le  quali  venne   rappresentato  s.  Pietro,, 
nel  quale    articolo  oltre   il  potere  spiri- 
tuale delle  chiavi,  spiegai  perchè  s.  Pie- 
tro si  trova  rappresentato  con  una,  con 
due  e  altre  volte  con  tre  chiavi,  coi  loro 
significati.  Vedasi T01 re, De duohuspsal- 
teriis,  t.  48,  p.   367,  del  Calogeri,  che 
tra  le  spiegazioni  dice  figurarsi  in  una 
chiave  la  Chiesa,  una,  santa,  cattolica  e 


P  1  E  \  5 

apostolica  come  esprime  il  simbolo,  il 
primato  concesso  alla  sola  cattedra  di  s. 
Pietro,  l'unità  della  Chiesa,  di  un  solo 
ovile  e  di  un  sol  pastore,  di  un  solo  ca- 
po; nelle  tre  chiavi  triplex  coeleslium , 
terrestrium,  etinfernorum  imperlimi.  In- 
oltre Gesù  dichiarò  l'infallibilità  di  Pie- 
tro e  il  confermare  nella  Cede  i  fratelli: 
Ego  rogavi  prò  te,  ut  non  defìciat  fi- 
des  tua.  Et  tu  ali  quando  conversus  con- 
finila fratres  tnos ,  pregando  appunto 
perchè  la  fede  di  lui  non  si  spengesse. 
Pertanto  Gesù  Cristo  pose  nella  cattedra 
di  Pietro  l'inespugnabile  fondamento  di 
sua  Chiesa,  gli  consegnò  le  mistiche  chia- 
vi del  regno  de'  cieli  ,  per  cui  i  romani 
Pontefici  suoi  Successori  hanno  il  Pri- 
mato sopra  tutta  la  terra,  sono  i  veri 
Eicari  di  Gesù  Cristo,  i  capi  della  Chie- 
sa, i  padri,  i  maestri  di  tutti  i  cristiani 
(Matt.  xvi,  18  e  ig;  Luca  xxn,  3i  e  3-2; 
Conc.  fior.  gen.  nel  fine ,  decreto  del- 
l' unione).  Nel  pagare  che  fece  Gesù  il 
tributo  per  se  e  per  Pietro,  volle  confer- 
mare il  principato  e  primato  di  questi 
sugli  apostoli.  Questa  preminenza  ,  su- 
blime potere  e  indefettibilità,  ben  me- 
ritò Pietro,  imperocché  il  divin  Maestro 
essendo  fra  i  discepoli  e  volendone  pro- 
vare la  fede,  mentre  essi  erano  tituban- 
ti e  incerti  nel  dichiarare  chi  egli  fosse, 
s.  Pietro  prendendo  la  parola  lo  riconob- 
be pubblicamente  senza  esitare  pel  Fi- 
glio unico  di  Dio  e  Dio  stesso  in  Gesù 
Cristo:  Tu  es  Christus  Filius  Dei  vivi. 
Nella  Trasfigurazione  Gesù  fece  parte- 
cipe di  sua  gloria  i  tre  diletti  discepoli 
Pietro,  Giacomo  e  Giovanni.  Per  ben  due 
volte  il  suo  ardente  amore  lo  indusse  a 
gufarsi  nel  mare  percorrere  incontro  ;i 
Gesù,  non  potendo  aspettare  che  la  bar- 
ca approdasse.  Quando  Pietro  ebbe  in- 
teso da  Gesù  predir  la  sua  morte  con 
tutte  le  circostanze  che  l'accompagnaro- 
no, si  sentì  tutto  fremere  il  cuore,  e  pro- 
mise che  mai  I'  avrebbe  abbandonato. 
Allorché  prima  dell'ultima  cena  Gesù  si 
mise  a  fargli  la  Lavanda  de'  piedi  [f •'.)_, 


i  6  P  1  E 

gridò  tutto  ad  un  tratto:  Come,  o  Signo- 
re, voi  mi  laverete  i  piedi  ?  No,  io  noi 
permetterò  giammai. isoXo  si  arrese  quan- 
do il  Salvatore  l'accertò,  che  senza  que- 
sto non  avrebbe  parte  con  lui.  Egli  ebbe 
il  privilegio  di  seguirlo  all'orto  di  Get- 
semani, ove  con.  Giacomo  e  Giovanni  fu 
ripreso  dal  Maestro  peressersi  addormen- 
tato. Gli  ebrei,  condotti  dal  perfido  Giu- 
da, essendosi  impadroniti  di  Gesù,  Pie- 
tro, tulio  cuore  e  zelo, trasse  fuori  la  spa- 
da o  il  coltello  e  ferì  o  tagliò  l'orecchia 
a  Malco,  uno  de'suoi  persecutori,  ma  ne 
fu  ripreso  dal  Maestro.  Dove  si  conser- 
vi tal  ferro,  Io  dissi  nel  voi.  IV,  p.  7.3. 
Mentre  il  Redentore  nella  sua  passione 
era  portato  avanti  ai  giudici,  Pietro  en- 
trò in  casa  di  Caifa,  ove  due  fantesche 
gli  rimproverarono  d'essere  discepolo  di 
Gesù,  ma  egli  per  debolezza  negò  due 
volte  di  conoscerlo:  allora  il  gallo  cantò, 
secondo  la  predizione  che  avea  fatto  di 
sua  caduta  il  Redentore.  Un'ora  dopo, 
ad  altra  simile  interpellazione,  rinnovò 
Ja  negativa  con  giuramento,  ed  il  gallo 
cantò  di  nuovo  (a  Possesso  dico  del  gal- 
lo che  si  presentava  al  Papa  in  tal  fun- 
zione). Questo  segno  lece  rientrare  il  col- 
pevole in  sé  stesso,  ed  uno  sguardo  del- 
liedenlore  lo  fece  piangere  amaramente 
e  convertì  nella  più  perfetta  maniera. 
Pietro  trafitto  dal  più  acuto  dolore,  la- 
sciò subito  la  compagnia,  e  die  un  li- 
bero sfogo  alle  sue  lagrime,  le  quali  di- 
cesi  formassero  due  solchi  nelle  sue  gote, 
perchè  non  cessarono  finché  visse:  menò 
eziandio  una  vita  mortificata,  non  man- 
giando che  radici  o  erbe  di  spiacevole  sa- 
pore ed  i  lupini,  tranne  certe  occasioni 
in  cui  si  cibò  di  quanto  gli  venne  pre- 
sentato. Dopo  la  risurrezione  Gesù  ap- 
parve alla  Maddalena,  e  nello  stesso  dì 
anche  a  Pietro,  esclusi  gli  altri  apostoli, 
assicurandolo  che  ne  avea  accettato  la 
penitenza.  Lo  rivide  sul  lago  di  Tiberia- 
de  e  per  tre  volte  gli  domandò  se  lo  a- 
mava  più.  degli  altri  discepoli,  cui  rispo- 
se ch'egli  conosceva  la  sincerità  del  suo 


PIE 

amore:  questa  triplice  confessione  ripa- 
rò lo  scandalo  del  suo  triplice  rinunzia- 
mento.  Fu  allora  che  Gesù  gli  disse:  .Se 
voi  mi  amate,  prendete  la  cura  di  go- 
vernare i  vostri  fratelli.  Dopo  di  che  gli 
predisse  che  terminerebbe  la  vita  col 
martirio  e  che  la  croce  ne  sarebbe  lo  stru- 
mento. L'apostolo  si  rallegrò,  sperando 
di  espiare  così  il  suo  peccalo.  Gii  apo- 
stoli essendosi  radunati  sopra  un  monte 
della  Galilea,  apparve  ad  essi  il  Salvato- 
re, e  loro  ordinò  che  andassero  a  predi- 
car l'Evangelo^.)  a  tutte  le  nazioni,  pro- 
mettendo loro  di  essere  sino  alla  fine  del 
mondo  colla  Chiesa  di  cui  nuovamente  di- 
chiarò capo  s.  Pietro.  Ritornali  gli  aposto- 
li in  Gerusalemme,  io  giorni  avanti  la 
Pentecoste (^.),Gesù. apparve  adessi  l'ul- 
tima volta;  raccomandò  loro  di  predicare 
il  battesimo,  la  penitenza, e  promise  con- 
fermare con  miracolila  loro  dottrina.  Do- 
po l'ascensione  gli  apostoli  si  adunarono 
nell'anno  3  i  in  concilio  a  Gerusalemme, 
che  fu  il  primo  di  tutti  i  concilii,  e  Pietro 
esercitò  il  primo  atto  di  giurisdizioue 
pontifìcia,  propose  loro  l'elezione  d'un  a- 
postolo  in  luogo  di  Giuda.  Nel  dì  della 
Pentecoste  in  cui  gli  apostoli  ricevettero 
nel  cenacolo  lo  Spirilo  santo,  con  la  sa- 
pienza eia  cognizione  delle  lingue,  Pie- 
tro pel  primo  celebrò  la  Messa  (  V.>  e 
Jo.  Lami,  De  erudilione  apostolorum, 
Florentiae  1738).  Pietro  consacrò  Gia- 
como in  vescovo  di  Gerusalemme  e  nel- 
l'anno 34  celebrò  altro  concilio  in  detta 
città  nel  cenacolo.  I  giudei  avendo  ac- 
cusati gli  apostoli  di  ubbriachi,  pel  ri- 
cevuto dono  delle  lingue,  Pietro  prese  la 
parola,  li  giustificò, fece  solenne  testimo- 
nianza della  risurrezione  e  ascensione  del 
Signore,  e  3, 000  persone  furono  conver- 
tite e  battezzate.  Alcuni  giorni  dopo  re- 
candosi Pietro  con  Giovanni  nel  tem- 
pio, sulla  porta  Speciosa  risanò  un  nato 
storpio  di  4o  anni  ;  con  un  discorso  rim- 
proverò al  popolo  la  morte  data  a  Gesù 
e  convertì  8,000  persone.  Con  la  sua 
ombra  e  in  nome   di  Gesù   Cristo  egli 


PIE 

faceva  miracoli.  Lo  Spirito  santo  con  la 
sua  grazia  avca  oneralo  in  lui  mirabi- 
li cangiamenti  :  al  coraggio  e  all'  intre- 
pidezza tini  l'umiltà,  la  dolcezza,  la  pa- 
zienza. Sempre  pronto  a  cedere  agli  altri 
e  ad  umiliarsi  innanzi  a  tutti  gli  uomini, 
dimenticava  il  grado  che  teneva  nella 
Chiesa,  solo  esercitando  la  sua  autorità 
quando  ci  andava  la  gloria  di  Dio. 

I  sacerdoti  ebrei  ed  i  saducei,  gelosi 
delle  conversioni  e  miracoli  di  Pietro,  lo 
fecero  imprigionare  con  Giovanni,  sotto 
pretesto  di  prevenire  sollevazioni.  Con- 
dotti nel  dì  seguente  innanzi  al  sinedrio, 
Pietro  dichiarò  che  lo  zoppo  era  guari- 
to nel  nome  di  Gesù,  e  come  i  giudici 
non  poterono  negare  il  prodigio,  si  con- 
tentarono proibire  ai  due  apostoli  di 
predicare  in  nome  del  Salvatore.  Su  che 
Pietro  francamente  rispose  :  Pensate  voi 
stasi)  se  sia  giusto  obbedire  a  voi  anzi- 
die  a  Dio.  Indi  gli  apostoli  furono  li- 
cenziati. I  novelli  cristiani  vivendo  in  co- 
mune e  non  sospirando  che  i  beni  eter- 
ni, i  ricchi  vendevano  le  loro  possessioni 
e  ne  mettevano  il  prezzo  a  pie  degli  apo- 
stoli, perchè  se  ne  facesse  un'eguale  di- 
stribuzione :  ma  A  nania  e  Saffira  sua  mo- 
glie, come  avari,  segretamente  si  riserba- 
rono parte  della  somma  ricavata.  Pietro 
istruito  dal  cielo  di  loro  ipocrisia  ,  rim- 
proverò ad  essi  severamente  il  fallo,  e 
caddero  morti  a'  suoi  piedi.  Intanto  gli 
apostoli  confermando  la  loro  missione 
con  gran  numero  di  miracoli,  cacciando 
demonii  e  guareudo  malati,  ii  gran  sa- 
cerdote Caifa  e  gli  altri  capi  del  sinedrio 
dierono  nelle  furie,  perchè  senza  riguar- 
do a' loro  divieti  continuavano  a  predi- 
care il  vangelo  ;  fecero  carcerare  gli  a- 
postoli,  ma  un  angelo  nella  notte  aven- 
do loro  aperto  le  porte  della  prigione, 
nel  dì  seguente  ricomparvero  e  predica- 
rono Gesù  Cristo  pubblicamente.  Con- 
dotti poscia  avanti  ai  magistrati,  replica- 
rono ch'era  d'uopo  ubbidire  a  Dio  piut- 
tosto che  agli  uomini  :  tuttavia  furono 
battuti  con  verghe  e  poi  licenziati  con 


PIE  .7 

nuovo  divieto  di  predicare  Gesù  Cristo. 
Il  numero  di  quelli  che  credevano  in  Ge- 
sù aumentandosi  ogni  giorno,  diversi  sa- 
cerdoti abbracciarono  la  fede.  I  trionfi 
della  parola  di  Dio  cagionarono  una  per- 
secuzione in  Gerusalemme.  I  fedeli  per 
salvar  la  vita  si  ritirarono  in  altri  paesi, 
ove  sparsero  la  fede;  ma  gli  apostoli  ri- 
masero in  Gerusalemme,  per  incoraggi- 
re  i  fratelli  che  vi  stavano  nascosti.  Di- 
poi Pietro  e  Giovanni  andarono  a  Sa- 
maria per  rassodar  nella  fede  i  conver- 
titi dal  diacono  Filippo,  ed  amministrar 
loro  la  confermazione;  ivi  Pietro  per  la 
prima  volta  combattè  contro  Simon  ma- 
go (f-),  e  l'esortò  alla  penitenza;  in  Lid- 
da  guarì  Enea  paralitico  da  8  anni.  Pas- 
sato in  Joppe  risuscitò  Tabi  ta  vedova  rag- 
guardevole; quindi  avvertito  da  Dio  con 
visione  in  Joppe,  per  mezzo  del  lenzuolo 
degli  animali,  conobbe  chiaramente  il 
mistero  della  vocazione  de'gentili  alla  fe- 
de, e  per  ordine  d'  un  angelo  si  recò  in 
Cesarea  per  battezzarvi  Cornelio,  il  i.° 
de'gentili  che  prese  tal  sagramenlo.  Per 
le  disposizioni  dell'  imperatore  Tiberio, 
favorevoli  ai  cristiani,  tornata  la  pace 
alla  Chiesa,  gli  apostoli  si  dispersero  per 
propagare  il  Cristianesimo  [V.),  comin- 
ciando dalla  Siria  e  dalle  altre  contrade 
vicine  alla  Giudea.  Pietro  dalla  Paletti' 
na  passò  nella  Soria,  nella  cui  metropoli 
Antiochia  [V.)  fissò  egli  la  sede,  chiesa 
che  fu  la  metropoli  di  tutto  l'oriente: 
s.  Girolamo,  Eusebio  e  gli  altri  antichi 
scrittori  si  accordano  nell'affermare, che 
Antiochia  fu  la  i.aseile  di  s.  Pietro.  V. 
Cattedra  e  festa  di  s.  Pietro  in  Antio- 
chia. Questa  chiesa  s.  Pietro  governò 
per  7  anni  continui,  come  si  legge  in  s. 
Gregorio  I,  lib.  7,  epist.  4o  :  siccome  in 
essa  i  fedeli  furono  chiamati  cristiani , 
giustamente  ebbe  a  1 .°  pastore  il  princi- 
pe degli  apostoli.  Durante  il  suo  gover- 
no non  lasciò  di  fare  diversi  viaggi  in 
altri  paesi,  per  dilatare  la  conoscenza  del 
nome  di  Gesù  Cristo,  annunziando  la  fè- 
de ai  gentili  nelle  provincie  di  Ponto, 


Jv&ì>eKwani,  reo. 


1 8  PIE 

Galazia,  Cappadocia,  Asia  minore  e  Bi- 
linia.  Verso  l'anno  3.7  Pietro  fu  visita- 
to in  Gerusalemme  ila  s.  Paolo  {V-),  col 
quale  passò  i  5  giorni  :  gli  raccontò  questi 
la  sua  conversione  e  lo  riconobbe  capo 
supremo  della  Chiesa.  Nella  divisione  che 
i  discepoli  fecero  delle  diverse  provincie 
per  diffondere  il  vangelo,  Pietro  scelse 
la  città  di  Roma,  capitale  dell'impero 
romano,  per  principale  teatro  di  sue  a- 
postoliche  fatiche,  nell'intendimento  di 
assalire  il  demonio  che  ne  avea  fatto  il 
centro  della  superstizione  e  dell'errore, 
secondando  Io  scopo  della  provvidenza, 
la  quale  avea  alzato  l'impero  de'  roma- 
ni al  più  alto  grado  di  possanza,  per  age- 
volare la  propagazione  dell'  evangelo  e 
volea  porre  la  rocca  della  fede  nella  me- 
tropoli del  mondo,  onde  di  là  potesse 
spargersi  con  maggiore  rapidità  ne'  po- 
poli soggetti  al  suo  dominio,  indi  con- 
quistare alla  croce  tutto  1'  universo.  Gli 
insormontabili  ostacoli  che  si  presenta- 
vano all'ardito  e  vasto  progetto,  non  fe- 
cero che  infiammare  Io  zelo  dell'apostolo. 
Pietro  recandosi  a  Roma,  piantò  la  fe- 
de in  diversi  luoghi,  come  a  Pisa,  in  Sici- 
lia ed  in  Napoli  (ove  come  dissi  a  quel- 
l'articolo consagrò  il  i  ."vescovo,  celebran- 
do la  prima  messa  sull'altare  che  vi  eres- 
se nel  luogo  ove  fu  poi  edificata  la  chie- 
sa di  s.  Pietro  ad  ararti)  e  vi  giunse  l'an- 
no zjo  o  più  tardi  nel  ^5  circa,  secondo 
Cuccagni  e  altri,  ed  a'i8  gennaio  vi  sta- 
bilì la  pontificia  sua  sede,  trasferita  da  An- 
tiochia. Diversi  protestanti  negarono  la 
venuta  di  s.  Pietro  in  Roma,  fu  però  e- 
gregiamenle  convinta  la  loro  miscreden- 
za da  Panvinio,  De  adventu  Pelri  ad 
Urbein  Romani,  nella  Biblìot.  del  Roc- 
caberti  t.  ij;  da  Schelstrate,  Antìquit. 
ìllustr.  t.  2,  dissert.  3,  cap.  i  e  2  ;  da  Fog- 
ginio,  De  romano  divi  Petri  itinere  et 
episcopalu,  e/usque  anliquissimis  imagi- 
nibus,  Florentiae  i  y4-  *  5  dal  p.  Calmet, 
Comment.  in  Bibl.  t.  8 ,  dissert.  de  itìn. 
roman.  d.  Petri  p.  53g;  da  Cortese,  De 
itinere  roman.  divi  Petri,  opera  che  dopo 


PIE 

due  edizioni  fu  eruditamente  illustrata 
nel  1770  dall'abbate  Costanzi  e  da  molli 
altri.  7r.  Cattedra  e  festa  di  s.  Pietro 
in  Roma.  E'  incontrastabile  la  venuta  di 
s.  Pietro  in  Roma ,  che  vi  predicò,  che 
vi  fu  martirizzato,  che  vi  fondò  la  sede 
pontificia  e  ne  fu  i.°  vesccovo  e  Papaj 
ed  è  appunto  per  questo,  che  Pioma  è 
chiamata  dagli  antichi  concilii  la  sede  di 
Pietro.  Giunto  questi  in  Roma  fu  alber- 
galo nel  rione  Trastevere,  vicino  al  luo- 
go ove  poi  fu  eretta  la  Chiesa  di  s.  Ce- 
cilia, V.  (  presso  il  Ponte  rotto,  nella 
casa  dove  oggi  si  danno  gli  esercizi  spi- 
rituali, poi  abitazione  di  s.  Francesca  ro- 
mana), allora  destinato  agli  Ebrei  (^.) 
di  sua  medesima  tribù,  e  molti  ne  con- 
velli. Ma  appena  la  capitale  del  mondo 
intese  da  lui  pel  primo  predicarvi  il  van- 
gelo e  cominciò  a  riceverne  i  salutari  lu- 
mi, Pudente senatore  romano  da  lui  con- 
vertilo, Io  condusse  ih  sua  casa  nel  vico 
Patrizio  alle  radici  del  Viminale,  ove  è 
oggi  la  Chiesa  di  s.  Pudenzìana  (^.), 
ivi  esercitando  (talvolta  presso  la  Clvc- 
sa  di  s.  Prisca,  F.)  la  suprema  potestà 
pontifìcia,  celebrando  i  divini  misteri,  am- 
ministrando a' fedeli  i  sagra  menti  e  di- 
spensandovi la  divina  parola.  Da  questo 
luogo  scrisse  la  prima  lettera  ai  cristiani 
dispersi  nelle  provincie  nelle  quali  avea 
promulgato  il  vangelo;  vi  approvò  quel- 
lo scritto  da  s.  Marco  sotto  la  di  lui  det- 
tatura, vi  ordinò  s.  Lino  e  s.  Cleto  che 
gli  successero,  e  spedì  molti  suoi  discepoli 
a  predicar  la  fede  in  diverse  città  d'Ita- 
lia ed  isole  adiacenti,  nelle  Gallie,  in  Bre- 
tagna e  probabilmente  nelle  Spagne  e 
nell'Africa.  Sulla  dimora  di  s.  Pietro  nel- 
la casa  di  Pudente  sono  a  vedersi  Ba- 
ronio,  Armai,  eccl.  ad  an.  44;  Costanzi 
citato,  Armai,  s.  Petri  ad  an.  f±i  ;  Gae- 
tani  in  vita  Gelas.  II,  in  praef.j  Bened. 
XI V,  const.  84  in  Ballar,  t.  i,p.  270, 
§  5o;  Palazzi  apostolici  di  s.  Pudenzìa- 
na e  di  s.  Prassede.  Sulla  dimora  poi  di 
s.  Pietro  e  di  s.  Paolo  presso  la  Chiesa  di 
s.  Maria  in  via  Lata,  va  letto  quell'ai- 


PIE 

licolo  e  s.  Paolo.  Essendo  in  Roma,  Pie- 
tro se  ne  assentò  di  quando  in  quando 
per  esercitare  il  ministero  apostolico  in 
altre  contrade  d'Italia,  massime  le  sub- 
urbane  alla  città.  Non  puòdubilarsi  che 
s.  Pietro  abbia  predicato  il  vangelo  in 
tutta  l'Italia  e  in  altre  provinole  d'occi- 
dente; alti  elianto  dicasi  di  s.  Paolo,  in 
molti  luoghi.  In  tempo  della  persecuzio- 
ne esercitò  pure  il  suo  ministero  nelle 
grotte  e  cimiteri.  Passati  7  anni  dalla  sua 
venuta  in  Roma  e  nel  5ì  di  nostra  era, 
altri  credono  44>  Per  editto  dell'impera- 
tore Claudio  fu  esiliato  cogli  altri  Ebrei 
che  si  trovavano  nella  città,  per  avere 
molti  di  essi  fatto  clamori  pei  felici  pro- 
gressi di  Pietro  e  per  le  questioni  sulla 
venuta  del  Messia  da  lui  annunziata  co- 
me effettuata.  Verso  questo  tempo  Pie- 
tro si  trovò  presente  alla  morte  della 
Beata  Vergine.  Tornato  nell'oriente  e 
in  Gerusalemme,  Pietro  vi  celebrò  il  3.° 
concilio,  ove  a  Paolo  ed  a  Barnaba  fu 
commessa  la  predicazione.  In  esso  Pie- 
tro con  autorità  di  capo  della  Chiesa  fu 
il  i.°  a  parlare,  come  a  decidere  la  con- 
troversia contro  i  ccrintiani,  sulle  osser- 
vanze delle  cerimonie  mosaiche  negli  e- 
brei  e  gentili  convertili  alla  fede.  Essen- 
dosi recato  in  Antiochia,  Pietro  man- 
giando indifferentemente  coi  gentili  con- 
vertiti, senza  osservare  la  distinzione  del- 
le carni  prescritta  dalla  legge  mosaica, 
sul  «ito  tralasciò  di  farlo,  per  timore  di 
dispiacere  ai  giudei  di  fresco  arrivati  da 
Gerusalemme  :  fu  per  questo  che  s.  Pao- 
lo lo  riprese  pubblicamente,  chiamando- 
lo col  nome  di  Cefa,  come  narrai  diso- 
pra. Mentre  Pietro  visitava  la  chiesa  di 
Gerusalemme  afflitta  dalla  persecuzio- 
ne di  Erode  Agrippa,  zelantissimo  del- 
la legge  giudaica,  d'ordine  suo  e  per 
farlo  morire  pubblicamente  fu  messo  in 
carcere,  donde  venne  liberato  pel  mini- 
stero d'un  angelo,  che  sciolte  le  catene., 
lo  condusse  fuori  della  prigione,  come 
si  legge  in  Ad.  Apost.  xii,  4>  7>  ad  on- 
ta che  16  soldati  la  custodivano.  In  essa 


PIE  19 

l'apostolo  vi  godeva  profonda  tranquil- 
lità, mentre  la  chiesa  di  Gerusalemme 
agitata  per  lui,  tutta  si  diede  a  fervoro- 
samente orare  per  ottenerne  la  liberazio- 
ne, e  fu  da  Dio  esaudita.  Scorse  nuova- 
mente molti  paesi  d'oriente,  e  vi  fondò 
dei  vescovati,  fondando  la  chiesa  di  Ales- 
sandria,di  cui  fece  vescovo  s.  Marco.  Cin- 
que anni  dopo  il  suo  esilio  /J9  0  56  dell'era 
nostra,  essendo  morto  Claudio,  fece  ri- 
lornoa  Roma.  Questa  discrepanza  di  da- 
la  proviene  da  quelli  che  sostengono  aver 
S.Pietro  fatto  tre  o  più  viaggi  da  Gerusa- 
lemme a  Roma,  cioè  che  dopo  essere  giun- 
to nella  seconda, due  o  più  volte  tornasse 
nella  prima  ;  su  di  che  può  vedersi  il  Fel- 
lone, Dt  viaggi  de  sommi  Pontefici  p.  r 
In  Pioma  Pietro  trovò  Simon  mago 
che  godeva  il  favore  dell'imperatore  Ne- 
rone, il  quale  era  fanatico  per  le  super- 
stizioni della  magia,  come  pure  eravi  ri- 
tornato s.  Paolo.  Avendo  Simone  pro- 
messo all'imperatore  e  al  popolo,  che  sa- 
rebbesi  innalzalo  nell'aria  per  mezzo  dei 
suoi  angeli  ossia  demonii,  pretendendo 
d'imitare  l'ascensione  di  Cristo;  mentre 
avea  luogo  il  volo  alla  presenza  di  Ne- 
rone e  di  affollatissimo  popolo,  i  ss.  Pie- 
tro e  Paolo  s' inginocchiarono  per  fare 
orazione,  e  l'impostore  abbandonato  dai 
demonii,  cadde  precipitosamente  a  terra, 
si  fracassò  le  membra  e  poi  mori  dispe- 
rato. L'odio  che  Nerone  portava  ai  due 
apostoli  pei  felici  progressi  del  vangelo 
in  Pioma,  si  aumentò  per  l'avvenimento 
di  Simone,  e  die  motivo  alla  sua  perse- 
cuzione contro  i  cristiani,  molti  de'qua- 
li  già  ne  avea  sagrificati.  Ora  trapelan- 
do i  cristiani  di  Roma  che  il  crudele  prin- 
cipe meditava  di  avventarsi  contro  il  ca- 
po della  Chiesa,  anche  per  aver  nelle  sue 
prediche  esortato  il  popolo  alla  custodia 
della  castità,  scongiurarono  s.  Pietro  di 
sottrarsi  alla  furia  di  quel  mostro.  Egli 
ricusò  dapprima  di  farlo,  ma  alla  fine  si 
arrese  alle  loro  importunità  amorevoli, 
e  si  salvò  notte  tempo,  altri  dicono  do- 
po eh'  era  nel  carcere  Mamertino  e  col 


ao  PIE 

favore  de'  custodi  ss.  Processo  e  Marti* 
ninno,  come  dissi  nel  voi.  XII,  p.  i  8(3, 
parlando  della  fascietta  della  gamba  di 
s.  Pietro.  Giunto  fuori  la  porta  s.  Seba- 
stiano, incontrò  il  Redentore;  ciò  bastò 
per  farlo  retrocedere,  e  per  quanto  nar- 
rai nel  voi.  XIII,  p.  35:  oltre  a  ciò,  in 
questo  luogo  in  tempo  d'Adriano  impe- 
ratore furono  arsi  vivi  4>ooo  martiri, 
onde  la  cbiesina  rotonda  ivi  eretta  fu 
delta ancbe  di  s.  Maria  delle  palme,  rin- 
novata nel  i536  dal  cardinal  Polo,  rie- 
dificata nel  1610  dal  sacerdote  Ignazio 
Floriani  da  Castel  Fidardo,  cbe  vi  pose 
una  pietra  simile  a  quella  cbe  si  venera 
nella  vicina  chiesa  di  s.  Sebastiano,  per 
avervi  il  Redentore  lasciato  l' impronta 
de'suoi  piedi:  finalmente  il  cardinal  Fran- 
cesco Barberini  nel  1687  ne  rinnovò  la 
facciata.  Le  notizie  si  leggono  nel  Can- 
cellieri, Notizie  del  carcere  Tulliano  o 
M  amcrtìno  p.  68.  Appena  s.  Pietro  rien- 
trò nella  città  fu  arrestato  per  ordine 
di  Nerone  e  condotto  nel  carcere  Mamer- 
tino,  ovvero  vi  ritornò,  in  unione  con  s. 
Paolo,  per  aver  questi  convertito  una  con- 
cubina o  meretrice  (due  dice  1'  Ensche- 
nio,  Propil.  ad  Act.  ss.  Maii,  exerc.  4) 
dell'imperatore  cbe  ri  era  perdutamen- 
te innamoralo,  collera  cbe  crebbe  nel 
tiranno  per  aver  poi  Pietro  guadagnato 
a  Cristo  ancbe  il  suo  coppiere.  Di  al- 
tre conversioni  operate  nel  carcere  dai 
ss.  apostoli  e  battesimi  fatti  coli'  acqua 
scaturita  prodigiosamente,  cbe  sebbene 
se  ne  tolga  sempre  si  conserva  allo  stes- 
so livello  e  tuttora  si  beve  con  divozione; 
e  del  carcere  stesso  convertito  in  luogo 
sacro,  parlai  a  Carcere  e  ne' voi.  II,  p. 
3o4,  IX,  p.  1 5 1  e  ^58,  XLVII,  p.  i5g. 
In  questa  prigione  stette  s.  Pietro  lega- 
to per  circa  9  mesi  con  una  catena,  la 
quale  poi  prodigiosamente  si  unii  a  quel- 
la con  la  quale  era  stato  avvinto  in  Ge- 
rusalemme, destinandosi  a  custodirle  la 
Chiesa  di  s.  Pietro  in  Finculis  {V.),  dei 
quali  vincoli  si  stabilì  la  festa  nel  i.°di 
agosto,  come  dissi  a  Catene  di  s.  Pietro, 


PIE 
e  ne' voi.  XXIIT,p.  1 55,  eXLIV,p.  i56. 
Ivi  con  s.  Paolo  soffrì  innumerabili  di- 
sagi^ vennero  ambedue  battuti  con  sfer- 
ze, legati  a  due  colonne,  cbe  si  conserva- 
no nella  Chiesa  di  s.  Maria  in  Traspon- 
tina: però  questo  supplizio  si  vuole  cbe 
solo  s.  Pietro  Io  patisse  percbè  dovea  esse- 
re crocefisso,  secondo  le  leggi  romane,  e 
non  s.  Paolo  come  cittadino  romano.  Con- 
dannati i  due  apostoli  al  martirio,  i  più 
antichi  scrittori  dicono  cbe  avesse  luogo 
a'29  giugno  dell'anno  69,  sul  quale  non 
si  accordano  gli  altri  posteriori ,  molti 
de'quali  sono  impugnati  dal  citato  Fog- 
gini  ,  che  assegna  !'  anno  66  ,  altri  opi- 
nando pel  65.  Novaes,  Baronio  e  San- 
gallo,  Gesta  de' Pont.  t.  3,  art.  13,  rife- 
riscono la  morte  di  s.  Pietro  all'anno  69, 
epoca  tuttavia  incerta  per  mancanza  di 
sicuri  documenti. 

Nel  luogo  ove  i  due  apostoli  si  sepa- 
rarono per  andare  al  martirio,  cioè  fuo- 
ri della  Porta  Ostiense,  a  sinistra  della  via 
che  conduce  alla  basilica  omonima,  dopo 
essersi  abbracciali  e  onoratamente  salu- 
tati, fu  eretta  una  piccola  cbiesa  o  cap- 
pella sotto  la  loro  invocazione,  e  ne  par- 
lano Panciroli,  Tesori  nascosti  p.  695; 
e  Piazza,  Emerologio  t.  1,  p.  4^8,  il  qua- 
le dice  ancora  de'luogbi  ove  in  Roma  si 
venerano  le  loro  reliquie,  come  a  p.  4^5 
e  44' •  P'°  IV  die  la  cbiesa  all'  Ospizio 
della  ss.  Trinità  de*  pellegrini,  la  quale 
si  vede  ornata  di  pitture  antiche  nell'in- 
terno, essendovi  nell'esterno  un  bassori- 
lievo esprimente  l'abbraccio  di  congedo 
de'ss.  apostoli.  Giunto  s.  Pietro  al  luogo 
del  supplizio,  domandò  in  grazia  ai  ma- 
nigoldi di  essere  crocefisso  capovolto, 
slimandosi  indegno  di  morire  nella  stes- 
sa guisa  che  il  suo  divino  Maeslro,  per 
umiltà  e  per  più  soffrire  per  amore  al 
medesimo.  I  carnefici  lo  inchiodarono 
sulla  croce  o  legarono  con  funi,  ma  è 
probabile  che  siasi  fatto  l'uno  e  l'altro. 
Si  dice  ne'pontificali  e  calendari  antichi 
che  s.  Pietro  fu  crocefisso  e  seppellito  so- 
pra il  Monte  Faticano  (F.),  nello  stesso 


PIE 

luogo  ov'è  la  Chiesa  di  s.  Pietro  in  Vali- 
canot  V.  (ove  parlo  di  tante  cose  che  ri- 
guardano il  culto  del  s.  apostolo  e  della 
lesta  di  stia  dedicazione),  come  voglio- 
no Arrighi  e  Bosio,  Roma  subterranea, 
con  molti  altri.  11  Baroni o,  Annal.  eccl., 
ad  an.  69,  n.°  iG,  riferisce  che  fu  sul 
Monte  Gianicolo  (V.),  seguito  da  altri, 
nel  sito  dove  fu  eretta  la  Chiesa  di  s. 
Pietro  Molitorio  (V-).  Di  tali  luoghi  e 
perchè  vi  furono  martirizzati  i  dueapo- 
li,  come  del  giorno,  resi  ragione  anche 
ne' volumi  che  citerò,  ne'qualisi  potrà  leg- 
gere come  il  corpo  di  s.  Pietro  fu  sepol- 
to nel  sito  ov'è  la  sua  Confessione  (dice- 
si  dai  giudei  convertiti  che  abitavano  quel 
rione),  e  quello  di  s.  Paolo  egualmente 
sotto  l'altare  della  propria  Confessione^ 
come  furono  rubati  dai  greci  orientali  e 
riposti  neile  catacombe  di  s.  Sebastiano, 
indi  restituiti  alle  loro  basiliche,  posse- 
dendo ciascuna  metà  del  corpo  de' due 
apostoli,  sebbene  molti  sostengano  che 
nella  basilica  Vaticana  vi  sia  il  solo  corpo 
di  s.  Pietro,  e  quello  di  s.  Paolo  (F.) 
stia  nella  Chiesa  di  s.  Paolo  nella  via 
Ostiense^  /-'.).  Queste  due  patriarcali  ba- 
siliche, per  contenere  sì  inestimabili  te- 
sori, furono  sempre  oggetto  della  più  te- 
nera divozione  di  tutte  le  nazioni,  come 
dichiarai  a  Lùnina  Apostolo  rum  (F.). 
Però  le  Teste  de'  ss.  Pietro  e  Paolo  [F.) 
si  venerano  nella  Chiesa  di  s.  Giovanni 
in  Laierano  {V.).  Argomento  che  trat- 
tai ne' voi.  X,  p.  234;  XII,  p.  204  a  208, 
235  a  238,  248  a  25o  e  263;  XIII,  p. 
35e  36,  60,  6r,  148,  149  e  '5>o;  XXIII, 
p.279,e  XXXII, p.  283, ed  altrove.  Del- 
le altre  principali  reliquie  de' ss.  Pietro 
e  Paolo  ne  parlo  uè*  luoghi  ove  si  vene- 
rano, ed  a  s.  Paolo;  così  delle  loro  vesti 
agli  articoli  di  queste.  Innumerabili  poi 
sono  gli  articoli  riguardanti  questi  due 
principi  degli  apostoli  (oltre  quelli  qui 
distinti  con  carattere  corsivo),  principali 
protettori  della  Chiesa,  della  sede  apo- 
stolica e  dell'alma  Roma;  come  innu- 
merabili sono  i  luoghi  sacri  e  pii  stabi- 


PIE  21 

limenli  o  pie  unioni  fondati  sotto  la  lo- 
ro invocazione,  come  le  sedi  vescovili,  ed 
i  cavalieri dis.  Pietro edis.  Paolo, ordini 
equestri  pontiiìcii  ora  non  più  esistenti. 
A  s.  Paolo  narrai  che  subito  dopo  il  lo- 
ro martirio  si  celebrò  la  festa  nel  giorno 
in  cui  lo  patirono;  ma  con  decreto  apo- 
stolico Papa  s.  Gregorio  I  del  390  ordi- 
nò che  a'29  giugno  nella  Chiesa  si  cele- 
brasse la  festa  e  memoria  de' due  apo- 
stoli, massime  nella  basilica  Vaticana,  e 
che  nel  dì  seguente  si  facesse  special  fe- 
sta della  Commemorazione  di  s.  'Paolo 
(della  quale  e  della  festa  della  Conversio- 
ne di  s.  Paolo  alla  sua  biografia  netrat- 
to),  come  afferma  Micrologo,  nella  Bibl. 
PP.  t.  18,  cap.  42.  Come  il  Papa,  i  car- 
dinali ed  i  prelati  celebrino  tali  feste  so- 
lenni, lo  dissi  ne' voi.  IX,  p.  70,78,  i4o, 
i49  e  seg;  XII,  p.  225e  226;  XXXIV, 
p.  1 54  ;  in  un  a  quanto  decretò  Benedet- 
to XIV  per  Ronia^onde  rendere  più  so- 
lenne la  loro  ottava,  con  celebrarsi  ne- 
gli 8  giorni  in  altrettante  chiese,  cioè  in 
quelle  che  conservano  qualche  memoria 
de'  principi  degli  apostoli,  mentre  come 
pur  dissi  nel  voi.  XVI,  p.  129,  col  breve 
Cum  omnium,  de'  1 6  ottobre  1 743>  Bull. 
Magn.  t.  16,  p.  i5j,  dispose  ancora  che 
le  Confraternite  di  Roma  si  recassero  in 
processione  a  dette  chiese.  A  FuocOj  par- 
lando delle  dimostrazioni  di  allegrezza 
pubblica,  che  per  la  festa  de'  ss.  Pietro 
e  Paolo  si  fanno  in  Roma,  indicai  l'illu- 
minazione della  cupola  Vaticana  e  gi- 
randola di  Castel  s.  Angelo. 

Vogliono  alcuni  che  s.  Pietro  quando 
sortii  il  glorioso  martirio  fosse  allora  in 
età  di  86  anni,  come  Stengelio,  in  Coni' 
meni.  rer.  gesl.  d.  Petri,  cap.  49?  e  Bel- 
larmino, Desumili.  Pont.  1.  2,  e.  9,  n.°  7; 
altri  dicono  80,  come  Santorio,  Fitae 
hh.  Petri  et  Pauli,  Romae  1597,  p.  4rJ 
ed  altri  67  anni,  con  Euscheuio,  Ada 
ss.  /unii,  t.  5,  coinment.  praevio  de  ss. 
Petro  et  Paolo  §  2,  n.°  io,  ciò  che  ilNo- 
vaes  crede  il  più  probabile.  Governò  s. 
Pietro  la  Chiesa  2  5  anni,  uu  mese  e  8 


22  PIE 

giorni.  Il  Baronio  ad  an.  fir).  con  Euse- 
bio in  Chron.,e  la  più  ricevuta  opinione, 
appresso  Sangallo,  Gesta  de' Pont.  t.  3,  p. 
ioo,d.°io,  p.  109,  n.°  r,assegnaas.  Pie- 
tro il  pontificato  di  24  anni,  4  mesi  e  i5 
giorni.  Quanto  agli  anni  dell'apostolato, 
alcuni  dicono  35.  Abbiamo  di  Bernardino 
Mezzadri,  Disseti,  criticoni  storica  de  vi- 
giliti quinque  annis  romanae  Petti  ca- 
thedrae  adversus  utrumque Pagium,  Ro- 
juae  1^50.  Anche  Vignoli, nel  Liber Poti' 
tifìcalis  dell'Anastasio,  appoggiato  a'co- 
dici  Vaticani,  assegna  a  s.  Pietro  il  pon- 
tificato della  cattedra  romana  di  25  an- 
ni, un  mese  e  8  giorni.,  e  conchiude  che 
questa  è  per  lui  la  più  probabile  opinio- 
ne, giacche  tutti  i  codici  concordano  nei 
25  anni,  sebbene  discordino  nel  nume- 
ro de'  mesi   e  de'  giorni.  E    favola  che 
ai  Papi  nella  loro   Coronazione  si  can- 
ti, non  videbis  annos  Petti;  certo  è  che 
niuno  arrivò  agli  anni  del  suo  Pontifi- 
cato, come  dimostro,  a  quell'articolo.  In 
due  ordinazioni  s.  Pietro  creò  5  vescovi, 
io  preti  e  7  diaconi.  Era  s.  Pietro  alto 
di  statura  o  giusta  e  dritta,  ma  gracile; 
di  volto  assai  bianco,  ma  scolorito;  i  ca- 
pelli della  testa  e  i  peli  della  barba  li  a- 
vea  folti,  ricci  e  corti,  e  calvo  dal  mezzo 
del  capo  verso  la  fronte;  gli  occhi  neri, 
ma  rossi  e  sanguigni  all'intorno  dal  con- 
tinuo piangere,  le  ciglia  inarcate  e  spo- 
gliate, ed  il  naso  lungo  e  curvo,  non  pelò 
acuto  in  punta,  ma  piuttosto  finoeschiac- 
ciato,  come  lo  descrive  INiceforo,  Hislor. 
lib.  2,  cap.   j  7,  lib.  3,  cap.  37,  citato  dal 
Rinaldi,  Annal.  eccl.  an.  6q,  n.°3  1.  Ve- 
dasi Foggini,  De  rom.  d.   Pelri  itinere, 
de  antiquiss.Jìctis  pictisque  d.  Petti  ima- 
ginib.  p.  453  e  seg.  Se  s.  Pietro  fu  tosa- 
to ne'  capelli,  ond'ebbe  origine  la  Ton- 
sura de1 Capelli,  lo  dico  a  tali  articoli.  Vi 
sono  antichissime  immagini  di  s.  Pietro, 
le  quali  lo  rappresentano  co'  capelli  ric- 
ci come  la  barba,  ma  senza  principio  di 
calvezza.  11  Bianchini,  in  Anastasio  t.  3, 
p.  128,  ne  produsse  una  conservata  nel- 
la chiesa  romana  nel  tempo  di  s.  Silve- 


P1E 
Siro  1  (  che  Costantino  con  quella  di  s. 
Paolo  trovò  eguali  a  quelle  apparsegli), 
che  fu  espressa  in  musaico  nell'arco  trion- 
fale della  basilica  Liberiana,  d'ordine 
di  s.  Sisto  III,  verso  il  43o,  e  nelle  Chiese 
di  s.  Prassede  e  di  s.  Cecilia,  da  s.  Pa- 
squale I,  ed  è  il  perfetto  ritratto  del  prin- 
cipe degli  apostoli,  secondo  che  afferma 
Adriano  I  aeW'epist.  a  Carlo  Magno,  pres- 
so Labbé,  Concilior.  t.  7,  p.  qi5.  Laon- 
de il  Bianchini  prese  occasione  di  avver- 
tire la  licenza  di  quei  pittori,  che  dipin- 
gevano calvo  il  s.  apostolo.  Abbiamo 
dal  Baronio,  che  le  immagini  de'ss.  Pie- 
tro e  Paolo  mostrate  da  s.  Silvestro  a 
Costantino  ,  si  conservano  nella  basili- 
ca Vaticana.  A  Aerina  s.  Agostino  che  già 
a  suo  tempo  si  solevano  dipingere  i  due 
apostoli  tenendo  in  mezzo  il  Salvatore  : 
questo  si  praticò  ancora  ne'  vetri  cimi- 
teriali, con  diverse  rappresentazioni,  ari- 
che  simboliche.  Vedasi  gli  autori  che  seri S* 
sero  sulle  immagini  de'ss.  Pietro  e  Pao- 
lo, nel  voi.  XLII,  p.  1 38,  e  Luigi  Poli- 
dori,  Dissert.  sulle  immagini  de'ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  Milano  i834-  A  Pallio  e  in 
altri  articoli  ragionai  delle  vesti  adopera- 
te dagli  apostoli.  Delle  immagini  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo  ne  parlo  in  molti  artico- 
li, non  che  a  Monete, Medaglie,  s.  Pao- 
lo, Stendardo,  Sigillo,  e  descrivendo  le 
chiese  loro  dedica  te,  ed  ancora  ne' voi.  XII, 
p.  1  n,  XVIII,  p.  3i5e  3 16,  XXXIV, 
p.  8,  io,  11,  16. 

Si  attribuiscono  a  s.  Pietro  un  Evan- 
gelio (V.),  alcuni  Alti,  ed  un'Apocalisse, 
un'opera  sulla  predicazione  ossia  dottri- 
na di  s.  Pietro,  ed  un  giudizio;  ma  quan- 
tunque alcuni  di  questi  libri  sieno  stati 
citati  da  qualche  padre  della  Chiesa,  e 
benché  sia  stata  permessa  per  qualche 
tempo  la  lettura  del  vangelo  che  gli  ve- 
niva attribuito,  tali  opere  sono  general- 
mente considerate  apocrife.  Lo  stesso  de- 
ve dirsi  della  liturgia  che  porta  il  suo 
nome,  ma  va  Ietto  il  voi.  XXXIX,  p.  45, 
49  e  54;  e  di  una  prelesa  epistola  di  s. 
Pietro  a  s.  Clemente  I,  tradotta  in  elio- 


PIE 

pico;  bensì  sono  sue  le  belle  epistole  ai 
fedeli  di  Bil'mia,  Ponlo,  Galazia,  Asia, 
Cappadocia  ec,  sugli  ebrei  e  gentili  con- 
certiti, con  salutari  avvertimenti  ed  e- 
soi  fazioni  a  perseverare  nella  dottrina 
degli  apostoli  e  nella  pratica  delle  buone 
opere,  lodando  \' Epistole  di s.  Paolo  (F.). 
3Non  pare  ebe  s.  Pietro  abbia  scritto  la 
2/  sua  lettera  nel  carcere  di  Roma.  Il 
principe  degli  apostoli  fu  potente  in  o- 
pere  ed  in  parole,  lasciò  ogni  cosa  per 
seguir  Gesù  Cristo,  ebe  amò  tanto  :  s. 
Gio.  Crisostomo  lo  cbiama  corifeo  del 
coro  apostolico,  bocca  di  tutti  gli  apo- 
stoli, lesta  e  capo  di  quella  santa  fami- 
glia, prefetto  di  tutto  il  mondo,  salda 
pietra  della  fede  e  il  fondamento  della 
Cbiesa.  Come  capo  del  collegio  apostoli- 
co, s.  Paolo  si  rivolse  a  lui,  a  preferen- 
za di  tutti  gli  altri.  11  principe  degli  a- 
postoli  e  i.°  romano  sommo  Pontefice 
vive  e  presiede  ne'suoi  successori,  la  cui 
sublime  dignità  non  viene  meno  in  uiun 
suo  erede,  avvegnacbè  indegno,  come  di- 
cbiarò  s.  Leone  I,  Senti,  in  anniv.  as- 
sumpt.  siine.  Considerando  Ennodio  la 
•vita  santissima  de' Pontefici  romani,  di- 
cbiarò  ebe  i  meriti  della  vita  di  s.  Pie- 
tro venivano  trasfusi  ne'  suoi  successo- 
ri. A  Mano,  come  avvertii  nel  voi.  XLVI, 
p.  1  12,  dilucidai  l'errore  di  conio  o  di 
pitture  o  altro,  di  porre  s.  Pietro  al- 
la sinistra  di  s.  Paolo,  dichiarando  co- 
me anticamente  la  parte  sinistra  fu  te- 
nuta più  degna:  ivi  parlai  ancora  de- 
gli scrittori  delle  immagini  de' ss.  Pietro 
e  Paolo.  Oltre  i  citati  autori,  scrissero 
la  vita  di  s.  Pietro,  Egesippo,  nel  t.  7, 
Biblioth.  PP.j  Amato  monaco  cassinese 
e  vescovo,  con  4  libri  iu  versi  che  indi- 
rizzò a  s.  Gregorio  VII;  Alessandro  Ca- 
praia gesuita  bolognese;  Alfonso Salme- 
ron  pur  gesuita,  Opere  t.  12,  traci.  60, 
Coloniae  i5i4i  A nnibaldoCeccano car- 
dinal vescovo  di  Frascati  iu  versi  ;  Fran- 
cesco Bosio  di  Gubbio  filippino;  Federi- 
co Nausia  vescovo  di  Vienna  d'Austria, 
Panigarda,  Veuetiis  i5y5;  Paolo  San- 


P  1  E  ?.3 

torio,  Romae  1  5o7  ;  Teodoro  Bibliandro 
luterano,  Basileae  i  55o  ;  Gaspare  Odon- 
zio  tedesco  in  versi,  Allorfii  1  584;  Carlo 
Slengelio  benedettino  tedesco,  nel  1620. 
Ab.  Luigi  Cuccagni  lettore  del  collegio 
scozzese  di  Roma,  Vita  dis.  Pietro  princi- 
pe degli  apostoli, cavata  dalla  sacra  scrit- 
tura ed  illustrata  colle  considerazioni  dei 
ss.  Padri,  Roma  1  777,  e  poi  coll'aggiuu- 
ta  di  2  altri  tomi,  Venezia  1782,  ope- 
ra molto  stimata.  Ed  il  Palafox  scrisse, 
Eccellenze  di  s.  Pietro,  Roma  1788  in  3 
tomi.  Dopo  la  morte  del  s.  apostolo  la 
sede  romana  non  vacò,  e  gli  successe  s. 
Lino,  al  quale  senza  interruzione  i  Pori- 
tejici  romani  successori  di  s.  Pietro. 

PIETRO  di  Lampsaco  (s.),  martire. 
Giovine  fornito  delle  più  egregie  doti 
dello  spirito,  ed  assai  commendevole 
per  la  sua  fede  e  virtù.  Preso  uelle  vi- 
cinanze di  Lampsaco,  città  dell'Asia  mi- 
nore, durante  la  persecuzione  di  Decio, 
fu  condotto  davanti  al  proconsolo  Otti- 
ino,  il  quale,  dopo  averlo  interrogalo,  gli 
comandò  di  sagrificare  a  Venere.  Rifiu- 
tando Pietro  di  eseguire  gli  ordini  del 
proconsolo,  sofferse  intrepido  la  tortura 
della  ruota,  quindi  fu  decapitato.  Altri 
tre  cristiani  furono  condotti  davanti  al 
proconsolo,  Andrea,  Paolo  e  Nicotuaco. 
L'ultimo  di  essi  solFrì  da  prima  con  co- 
raggio i  tormenti,  ma  poi  si  lasciò  vin- 
cere e  perdette  miseramente  la  palma. 
Una  vergine  per  nome  Dionigia,  confes- 
sando d'esser  cristiana,  sottentrò  in  di 
lui  vece.  Il  giorno  appresso  Andrea  e 
Paolo,  dopo  essere  stati  vergheggiati^  fu- 
rono abbandonati  alla  ciurmaglia,  che 
legatili  pei  piedi  e  trascinati  fuori  della 
città,  li  lapidò.  Dionigia,  che  data  iu  ba- 
lia a  due  perduti  giovani,  aveva  conser- 
vata la  castità,  venne  decapitata.  Ciò  av- 
venne circa  l'anno  25o.  Il  martirologio 
romano  fa  menzione  di  questi  santi  mar- 
tiri il  giorno  i5  di  maggio. 

PIETRO  BALSAMO  (s.),  martire. 
Oriundo  dal  territorio  di  Eleuteropoli  in 
Palestina,  fu  preso  a  Aulona  durante  la 


24  PIE 

persecuzione  di  Massiruino  e  condotto  a 
Severo  governatore  della  provincia,  il 
quale  dopo  avergli  fatto  subire  i  più  cru- 
deli tormenti  per  indurlo  a  sagrifìcare 
agli  dei,  secondo  l'editto  dell'imperatore, 
senra  aver  potuto  vincere  la  sua  eroica 
costanza,  ordinò  che  (osse  appeso  ad  una 
croce.  In  questa  maniera  consumò  il  suo 
martirio  verso  il  3  i  i,  il  giorno  3  di  gen- 
naio, in  cui  egli  è  onorato  nel  martiro- 
logio romano  ed  in  quello  di  Beda. 

PIETRO  (s.),  martire.  Esorcista  del- 
la chiesa  di  Roma,  patì  il  martirio  nella 
persecuzione  di  Diocleziano  circa  l'anno 
3o4,col  prete  s.  Marcellino  (f/-)-  In  Ro- 
ma vi  sono  due  Chiese  de'  ss.  Marcelli- 
no e  Pietro;  della  suburbana  parlo  pu- 
re in  altri  luoghi  relativi. 

PIETRO  (s.),  vescovo  d'Alessandria, 
martire.  Eccellente  dottore  della  religio- 
ne cristiana ,  ed  ammirabile  per  la  sua 
virtù  e  sapere,  siccome  attesta  Eusebio; 
succedette  a  Teona  sulla  sede  d'Alessan- 
dria l'anno  3oo.  Governò  la  sua  chiesa 
con  eminente  santità,  e  mostrò  coraggio 
e  prudenza  nella  violenta  persecuzione 
di  Diocleziano  e  de'suoi  successori,  esten- 
dendo le  sue  cure  su  tutte  le  chiese  del- 
l'Egitto, della  Tebaide  e  della  Libia,  che 
erano  sotto  la  sua  giurisdizione.  Convo- 
cò un  concilio,  nel  quale  fu  deposto  Me- 
lezio  vescovo  di  Licopoli  nella  Tebaide, 
convinto  di  avere  apostatato  e  commessi 
altri  misfatti.  Costui  sparse  varie  calun- 
nie contro  il  vescovo  d'Alessandria,  si 
separò  dalla  sua  comunione  e  die  origi- 
ne allo  scisma  dei  Meleziani [V.)',  ordi- 
nò vescovi  del  suo  partito,  e  ne  pose  uno 
sino  nella  diocesi  d'  Alessandria.  Queste 
sue  usurpazioni  restarono  impunite,  per- 
chè s.  Pietro  era  costretto  a  nasconder- 
si per  salvarsi  dal  furore  della  persecu- 
zione. Riferisce  s.  Epifanio  ches.  Pietro 
fu  imprigionato  per  la  fede  sotto  il  regno 
diDiocleziano,  opiultostodi  Galerio  Mas- 
simiano; ma  poco  dopo  riebbe  la  liber- 
tà. Rinnovatasi  nel  3  1 1  la  persecuzione, 
il  santo  vescovo  fu  arrestato  per  ordine 


PIE 

di  Massimino  Daia,  ch'era  venuto  in  A- 
lessandria,  e  da  esso  condannalo  a  mo- 
rire senza  ninna  formalità,  fu  decapitato 
insieme  coi  preti  Fausto,  Dione  ed  Am- 
monio. Il  martirologio  romano  fa  la  com- 
memorazione del  suo  martirio  e  di  quello 
de'suoi  compagni  il  giorno  26  novembre. 
Egli  compose  diverse  opere  che  non  ab- 
biamo più  :  i  concilii  di  Efeso  e  di  Calce- 
donia  pongono  alcuni  passi  del  suo  libro 
sulla  Divinità,  e  ci  sono  anche  rimasti 
alcuni  frammenti  del  suo  trattato  della 
Pasqua. 

PIETRO  (s.),  vescovo  di  Sebaste.  Ul- 
timo de'dieci  figli  di  s.  Basilio  e  di  s.  Eni- 
meli;!,  perde  suo  padre  essendo  ancora 
in  fascie  e  fu  educato  da  s.  Macrina  sua 
sorella.  Poscia  entrò  nel  monastero  che 
era  governato  da  s.  Basilio  suo  fratello, 
al  quale  successe  nel  362.  Per  molti  an- 
ni esercitò  gli  uffizi  di  abbate  con  pru- 
denza e  virtù,  e  dimostrò  la  sua  carità 
nella  carestia  che  afflisse  il  Ponto  e  la 
Cappadocia.  S.  Basilio,  che  nel  3^o  fu 
eletto  vescovo  di  Cesarea  in  Cappado- 
cia, l'ordinò  prete,  ed  egli  applicossi  con 
raddoppiamento  di  fervore  a' suoi  eser- 
cizi di  pietà  ed  ai  doveri  del  suo  ministe- 
ro. Divenuto  vescovo  di  Sebaste  nel  38o, 
trovò  la  sua  diocesi  infetta  dall'  ariane- 
simo, e  nessuno  era  più  acconcio  di  lui 
a  rimettere  la  verità  sopra  le  rovine  del- 
l'errore. Intervenne  al  concilio  generale 
di  Costantinopoli  del  38 1,  e  sottoscrisse 
cogli  altri  vescovi  la  condanna  de'segua- 
ci  di  Macedonio,  che  negavano  la  divini- 
tà dello  Spirito  santo.  La  storia  non  ci 
rammenta  ciò  ch'egli  fece  durante  il  suo 
episcopato;  ma  tutta  l'antichità  concorda 
nel  dire,  che  si  rese  commendevole  per 
la  sua  santità,  per  la  sua  prudenza  e  pel 
suo  zelo.  Morì  al  più  tardi  verso  il  387, 
ed  il  martirologio  romano  ne  fa  menzio- 
ne a'9  di  gennaio. 

PIETRO  GRISOLOGO  (s),  arci- 
vescovo di  Ravenna.  Nato  in  Imola,  pro- 
babilmente dalla  famiglia  Avenali  (Al- 
berghetti, Storia  d'Imola  par.  3.'1  p.  5, 


PIE 

clic  corregge  gli  errori  corsi  nella  sto- 
ria di  questo  santo);  fu  istruito  nelle  sacre 
lettere  e  ordinalo  diacono  da  Cornelio 
vescovo  di  questa  città,  sotto  la  cui  guida 
apprese  per  tempo  a  domare  le  sue  pas- 
sioni ed  avanzare  nella  perfezione,  e  me- 
ritò l'arcidiaconato  d'Imola  (V-)>  Ab- 
bracciò poi  lo  stato  monastico  ,  e  non 
uscì  dalla  solitudine  che  quando  di  27 
anni  gli  fu  affidato  il  governo  della  chie- 
sa di  Ravenna  ,  di  cui  fu  eletto  vesco- 
vo circa  il  433,  per  volere  di  Sisto  III. 
Egli  si  diede  con  sommo  zelo  a  rifor- 
mare molti  abusi  che  si  erano  intro- 
dotti, ad  estirpare  gli  avanzi  delle  su- 
perstizioni pagane,  ad  istruire  il  suo  po- 
polo ed  edificarlo  colla  santità  de' suoi 
esempi.  A  confutazione  degli  ariani,  ma- 
nichei, novaziani,  pelagiani,  donatisti,  ne- 
sloriani,  ed  a  sostegno  della  morale  evan« 
gelica,  nonché  delie  verità  rivelate,  scris- 
se molte  robustissime  opere,  nella  mag- 
gior parte  perdute,  solo  restando  alcune 
omelie,  la  risposta  data  da  lui  a  Eoliche 
eresiarca,  alcuni  sermoni  de'i83  che  gli 
si  attribuiscono  dal  p.  Pauli ,  ne'  quali 
spontaneo  apparisce  l'uso  della  Scrittura, 
stile  elegante  e  armonioso,  frase  fluida  e 
sempre  aurea,  che  gli  meritò  dai  greci  il 
titolo  di  Grisologo  ,  aureo  nel  discorso: 
opinano  alcuni  critici,  che  tuttavia  non 
debbansi  riguardare  come  modelli  della 
vera  eloquenza,  bensì  sono  assai  istruttivi. 
Nel  44^  accolse  con  molto  rispetto  s.  Ger- 
mano di  Auxerre,  ch'erasi  recato  a  Ra- 
venna; gli  rese  eziaudio  grandi  onori  do- 
po la  sua  morte,  e  non  gli  sopravvisse 
lungo  tempo.  Secondo  la  più  probabile 
opinione  egli  morì  ad  Imola  il  2  dicem- 
bre del  45o.  Fu  seppellito  nella  chiesa  di 
s.Cassiano,  dov'è  ancora  la  maggior  par- 
te delle  sue  reliquie,  mentre  a  Ravenna 
si  custodisce  un  suo  braccio.  Si  celebra 
la  sua  festa  a'  2  di  dicembre. 

PIETRO  (s.),  abbate  in  Inghilterra. 
Allievo  del  Papa  s.  Gregorio  1  il  Gran- 
de, fu  il  i.°  abbate  di  s.  Pietro  di  Can- 
lorbery,  che  prese  poscia  il  nome  di  s. 


PIE  a5 

Agostino.  Passando  in  Francia  nel  608, 
perì  nel  golfo  di  Ambleteuse  tra  Calais 
e  boulogne.  I  martirologi  di  Francia  e 
d'Inghilterra  ne  fanno  ricordanza  sotto 
il  giorno  6  di  gennaio. 

PIETRO  NOLASCO  (s.),  fondatore 
dell'ordine  della  Mercede  pel  riscatto  de- 
gli schiavi.  V.  Mercede,  ordine  reale, 
militare  e  religioso. 

PIETRO  D'ALCANTARA  (s.),  reli- 
gioso dell'ordine  di  s.  Francesco.  Veda- 
si il  voi.  XXVI,  p.  1 5  1  e  seg. 

PIETRO  DAMIANI  (s.).  V.  s.  Pier 
Damiani,  cardinale. 

PIETRO  (s.),  arcivescovo  di  Taran- 
tasia  in  Savoia.  Nacque  nel  Debbiato  da 
genitori  di  mediocre  fortuna,  ma  di  emi- 
nenti virtù.  Fatto  con  molto  onore  il 
corso  degli  studi,  volle  segregarsi  dal 
mondo,  ed  in  età  di  20  anni  prese  l'a- 
bito nel  monastero  ch'era  slato  fondato 
il  11173  Donnevaux,  i  cui  religiosi  vi- 
vevano sotto  la  regola  che  s.  Rernardo 
avea  posto  a  Chiaravalie.  Pietro  abbrac- 
ciò con  tutto  il  fervore  e  con  tuttala  con- 
tentezza le  austerità  di  quell'istituto,  né 
alcuno  possedeva  più  di  lui  l'obbedienza, 
la  modestia  e  l'umiltà.  Non  aveva  anco- 
ra 3o  anni  compiuti,  che  fu  nominato 
abbate  del  nuovo  monastero  di  Tamies, 
nella  diocesi  di  Tarantasia ,  nel  quale, 
cogli  aiuti  di  Amedeo  III  duca  di  Savo- 
ia, fondò  uno  spedale  pei  forestieri  e  po- 
veri malati,  the  pigliava  piacere  in  ser- 
vire egli  stesso.  Rimasta  vacante  la  se- 
de arcivescovile  di  Tarantasia,  I'  abbate 
Pietro  nel  1  i4^  fu  eletto  ad  occuparla: 
egli  però  ricusava  questa  dignità,  ma  s. 
Bernardo  e  il  capitolo  generale  del  suo 
ordine  l'obbligarono  ad  accettarla.  Sen- 
za mutare  in  nulla  la  semplicità  ed  au- 
sterità della  vita  monastica,  egli  rivolse 
tutti  i  suoi  sforzi  per  correggere  gli  abu- 
si eh'  eransi  introdotti  nella  sua  chiesa, 
e  farvi  borire  la  disciplina  e  lo  spirito  di 
pietà.  Provedelle  eziandio  con  pii  stabi- 
limenti alla  educazione  della  gioventù 
ed  al  sollievo  de' poveri;   riparò  molte 


26  PIE 

chiese,  e  stabilì  per  tutto  l'  amore  agli 
esercizi  religiosi  e  la  decenza  del  cullo 
esteriore.  Rimesso  il  buon  ordine  nella 
sua  diocesi,  desiderando  di  vivere  nella 
solitudine  e  di  sottrarsi  agli  onori  che  da 
ogni  parte  gli  venivano,  avendogli  Dio 
concesso  anche  ii  dono  dei  miracoli,  scom- 
parve tutto  ad  un  tratto  nel  i  i  55,  e  si 
ritirò  in  un  monastero  di  cisterciensi  in 
Germania,  ove  non  era  conosciuto.  Fu 
però  scoperto  e  costretto  tornare  alla  sua 
chiesa,  ove  fu  accolto  co'più  vivi  segni  di 
giubilo.  Egli  riprese  le  sue  funzioni  con 
nuovo  ardore,  e  sempre  pieno  di  carità 
pei  poveri,  sovveniva  ai  loro  bisogni,  a- 
limentando  specialmente  colle  sue  limo- 
111  osi  ne  gli  abitanti  delle  montagne  nei 
3  mesi  prima  della  messe;  e  fondò  de- 
gli spedali  sulle  Alpi  a  benefizio  deman- 
danti. Fu  egli  quasi  il  solo  suddito  del- 
l'impero che  osasse  dichiararsi  in  favore 
di  Papa  Alessandro  111,  contro  l'antipapa 
Vittore  IV  detto  V  ch'era  sostenutodal- 
l'imperatore  Federico  I.  Non  limitando 
il  suo  zelo  alla  sola  sua  diocesi,  annun- 
ziò la  divina  parola  in  Alsazia,  in  Bor- 
gogna, in  Lorena  e  in  diverse  contrade 
d'Italia.  Essendosi  riaccesa  la  guerra  nel 
i  170  tra  il  re  di  Francia  e  quello  d'In- 
ghilterra, il  Papa  incaricò  il  santo  pre- 
lato di  metter  la  pace  tra  questi  due  prin- 
cipi, il  che  eseguì  egli  con  felice  succes- 
so, ed  ottenne  eziandio  che  essi  facesse- 
ro tenere  dei  concilii  nei  loro  stati  per- 
chè Alessandro  III  vi  fosse  riconosciuto 
per  legittimo  Papa.  Un'  altra  volta  fu 
mandato  dal  Papa  al  re  d' Inghilterra, 
per  riconciliare  questo  principe  con  suo 
figlio,  ma  questa  deputazione  non  ebbe 
il  risultato  che  si  sperava.  Al  suo  torna- 
re in  Savoia,  cadde  malato  e  morì  nella 
badia  di  Bellevaux.  dell'ordine  de'cister- 
ciensi  l'anno  1  174,  in  età  di  73  anni. 
Papa  Celestino  III  lo  canonizzò  neh  191, 
e  la  sua  festa  si  celebra  il  giorno  8  di 
maggio. 

PIETRO  GONZALES(s.),  volgarmen- 
te detto  s.  Telmo  os.  Elmo.  D'illustre  fa- 


PIE 

miglia,  nacque  nel  1  igo  in  Aslorga,  cit- 
tà del  regno  di  Leone  in  Ispagna,  e  do- 
tato di  singolare  penetrazione  di  spirito 
fece  rapidi  progressi  negli  studi.  Avendo 
abbracciato  lo  stato  ecclesiastico,  il  vesco- 
vo di  Astorga  suo  zio  gli  procurò  un  ca- 
nonicato nella  cattedrale,  indi  gli  conferì 
la  dignità  di  decano  del  capitolo.  Com- 
prendendo la  vanità  delle  cose  mondane, 
si  ritirò  a  Palencia  per  vivere  nella  soli- 
tudine e  nella  pratica  dell'orazione  e  del- 
la penitenza.  Entralo  poi  nell'ordine  di 
s.  Domenico,  si  dedicò  al  ministero  del- 
la predicazione  e  ali  istruzione  de'fedeli 
con  abbondanti  frutti.  Giovossi  della  con- 
fidenza del  pio  re  Ferdinando  III  ,  che 
accompagnò  in  tutte  le  sue  spedizioni  con- 
tro i  mori,  per  procurare  la  gloria  di  Dio, 
e  riformare  i  disordini  che  regnavano  alla 
corte  e  fra  le  truppe.  La  presa  di  Cor- 
dova aperse  un  vasto  campo  al  suo  ze- 
lo, moderando  egli  l'empito  de'vincitori, 
e  convertendo  le  moschee  in  altrettante 
chiese  :  la  grande  moschea  di  Cordova, 
la  più  famosa  di  quante  erano  in  Ispagna, 
fu  da  lui  tramutata  in  cattedrale.  Vol- 
le finalmente  lasciare  la  corte,  per  dedi- 
carsi all'istruzione  dei  poveri  e  degli  a- 
bitatori  delle  campagne.  Nelle  diocesi  di 
Tuy  e  di  Compostela  le  sue  predicazio- 
ni produssero  più  che  altrove  maraviglio- 
si  frutti,  e  acquistarono  maggior  forza  dai 
miracoli  che  Dio  fece  operare  al  suo  ser- 
vo fedele.  Gonzales  aveva  un'attitudine 
particolare  per  ispiegare  e  far  amare  ai 
poveri  le  verità  della  salute;  andava  a 
cercare  i  marinari  sui  loro  vascelli,  cre- 
dendoli bisognosi  in  modo  speciale  delle 
fatiche  del  suo  zelo,  né  cessò  di  ammae- 
strarli finché  visse.  Perciò  i  marinari  di 
Spagna  e  di  Portogallo  lo  invocano  nel- 
le tempeste,  e  sperimentarono  frequen- 
temente il  di  lui  patrocinio,  laonde  è  ono- 
rato come  il  loro  protettore.  Gonzales  mo- 
rì a  Tuy,  pieno  di  meriti,  li  i5  o  16  a- 
prile  1246:  il  vescovo  di  Tuy,  suo  ami- 
co ,  lo  assistè  nella  sua  malattia  e  rice- 
vette il  suo  estremo  sospiro.  Fu  seppel- 


PIE 

] ilo  in  quella  cattedrale,  ed  ivi  si  custo- 
discono le  di  lui  reliquie, celebri  per  multi 
miracoli,  rinchiuse  in  una  cassa  d'argen- 
to. Papa  Innocenzo  IV  lo  beatificò  nel 
1254,  e  permise  ai  domenicani  di  Spa- 
gna di  farne  1'  ufficio  ,  il  quel  privilegio 
fu  poi  accordato  anche  alla  città  diTuy. 
IN'on  fu  mai  canonizzato,  ma  Benedetto 
XIV  ne  approvò  l'ufficio  per  tutto  l'or- 
dine di  s.  Domenico,  che  ne  celebra  la 
festa  a'  i  5  aprile. 

PIETRO  (s),  dell'ordine  di  s.  Dome- 
nico,martire.  j\  a  eque  a  Verona  ne!  i  2o5, 
da  genitori  infetti  dell'eresia  de' catari. 
Tuttavia  suo  padre,  volendo  farlo  alle- 
vare nella  letteratura,  lo  affidò  alle  cure 
di  un  precettore  cattolico,  e  poi  lo  man- 
dò all'università  di  Bologna.  Pietro  sep- 
pe preservarsi  dalla  corruzione  de'costu- 
mi,  come  ai  era  preservato  dall'eresia,  ed 
acceso  dal  desiderio  di  rendersi  maggior- 
mente perfetto,  deliberò  di  allontanarsi 
dall'umano  consorzio.  Si  presentò  dun- 
que a  s.  Domenico,  il  quale,  assicurato- 
si di  sua  vocazione,  gli  diede  l'abito  del 
suo  ordine,  sebbene  non  avesse  allora  che 
i5  anni.  Esatto  osservatore  della  rego- 
la, egli  si  distinse  pel  suo  fervore  e  pel- 
le sue  austerità.  Incessantemente  occu- 
pato fra  lo  studio,  la  preghiera,  la  lettu- 
ra e  il  servigio  degli  ammalati,  esercita- 
va ancora  i  più  vili  offizi  della  comuni- 
tà. Essendo  fregiato  di  tutte  le  doti  ne- 
cessarie per  annunziare  con  frutto  la  di- 
vina parola,  allorché  giunse  al  sacerdo- 
zio, i  suoi  superiori  gli  ordinarono  di 
predicare.  I  successi  de'suoi  discorsi  fu* 
rouo  straordinari;  convertì  una  smisura- 
ta moltitudine  di  peccatori  e  di  eretici 
nella  Romagna,  nella  Marca  d'Ancona, 
nella  Toscana,  nel  Bolognese  e  nel  Mi- 
lanese, avvalorando  Dio  la  di  lui  predi- 
cazione col  dono  de' miracoli.  Il  suo  or- 
dine, conosciutone  appieno  il  grandissimo 
merito,  gli  commise  la  direzione  dei  con- 
venti di  molte  città,  e  nel  1282  il  Papa 
lo  fece  inquisitore  generale  della  i'tde.  Gli 
eretici  manichei,  de'quali  era  sempre  sta- 


P  i  E  27 

tn  il  flagello,  lo  odiavano  a  morte  ,  e  il 
loro  odio  crebbe  maggiormente  quando 
lo  videro  investito  dell'autorità  della  s. 
Sede  contro  di  loro.  Finalmente  veden- 
do essi  che  il  zelo  del  santo  cresceva  col- 
la sua  autorità  ,  congiurarono  alla  sua 
morte,  ed  appostarono  due  assassini  che 
lo  uccidessero  al  suo  ritorno  da  Como  a 
Milano.  Uno  di  questi  scellerati,  essendo- 
gli accostato,  gli  diede  due  colpi  d'ac- 
cetta sul  capo,  e  poscia  si  scagliò  su  fiate 
Domenico  di  lui  compagno  e  lo  ferì.  Men- 
tre il  santo  ri  zza  vasi  sulle  ginocchia  per 
raccomandare  la  sua  anima  a  Dio  e  re- 
citare il  simbolo  di  nostra  fede,  ricevet- 
te un  colpo  di  pugnale  nell'un  de'lati,  e 
finì  così  la  sua  vita  a' G  aprile  12*32,  in 
età  di  46  aimi  ed  alcuni  giorni.  11  suo  cor- 
po fu  portato  a  Milano  nella  chiesa  di  s. 
Eustorgio  dei  domenicani.  Un  anno  do- 
po fu  canonizzalo  da  Innocenzo  IV,  il 
quale  stabilì  la  sua  festa  a'29  d'aprile.  I 
miracoli  che  Dio  operò  per  i  meriti  del 
suo  servo  ,  fecero  rientrare  nel  erembo 
della  Chiesa  un  buon  numero  di  mani- 
chei; ed  il  suo  assassino,  chiamato  Cari- 
no, entrò  fra'domenicani  di  Forlì  in  qua- 
lità di  frate  converso, e  vi  espiòilsuo  de- 
litto con  austeiissima  penitenza.  F.ivol. 
IX,  p.  1 37,  XVI, p.  22  1,  e  XXXVI,  p. 
42  e  43  per  la  cappella  cardinalizia  e  per 
la  distinzione  dal  santo  omonimo  di  Ca- 
slelnuovo. 

PIETRO  PASCHAL  o  Pascasio (s.), 
religioso  della  Mercede,  vescovo  di  Jaene 
martire.  Dell'antica  Simiglia  Paschal,  la 
quale  aveva  avuto  la  gloria  di  dare 5 mar- 
tiri alla  Chiesa,  nacque  a  Valenza  di  Spa- 
gna nel  1227.  Ricevette  i  primi  elementi 
della  pietà  da  s.  Pietro  Nolasco,  che  allog- 
giò in  sua  casa,  ed  avendo  poi  abbracciato 
lo  stato  ecclesiastico  gli  fu  conferito-  un 
canonicato  di  Valenza.  Ebbe  per  precet- 
tore un  prete  di  Narbona,  dottore  della 
ficoltà  di  teologia  di  Parigi  ,  che  i  suoi 
genitori  avevano  riscattalo  dai  mori,  e 
con  esso  si  recò  a  Parigi,  ove  studiò  teo- 
logia e  fu  dottorato.  Predicò  poscia  e  in- 


28  PIE 

segnò  con  molta  riputazione ,  propu- 
gnando con  molto  zelo  l'immacolato  con- 
cepimento di  Maria.  Compose  alcuni  li- 
bri contro  la  setta  maomettana,  e  ad 
erudizione  de'  fedeli.  Ritornato  a  Va- 
lenza, entrò  nell'ordine  della  Mercede, 
di  cui  vestì  l'abito  nel  i25i,  avan- 
zandosi sempre  più  nella  perfezione,  sot- 
to la  direzione  di  s.  Pietro  Nolasco.  Gia- 
como I  re  d'  Aragona  lo  scelse  per  pre- 
celtore  di  suo  figlio  Sanco^  il  quale  en- 
trò nell'ordine  della  Mercede.  Questo 
principe,  in  giovanile  età  fatto  arcivesco- 
vo di  Toledo,  nel  1262  fece  consacrare 
Paschal  vescovo  titolare  di  Granata,  ed 
affidò  a  lui  il  governo  della  sua  diocesi. 
Ucciso  Sanco  dai  mori  nel  1275,  Paschal 
ritornò  nel  suo  convento;  fecediverse  mis- 
sioni, e  fondò  molte  case  del  suo  ordine. 
Quando  fu  eletto  vescovo  di  Jaen  nel 
i2f)6,  egli  andava  spesso  a  Granata,  ri- 
scattando i  prigioni,  istruendo  i  cristiani 
e  predicando  agl'infedeli.  I  mori  irritali 
dal  suo  zelo,  lo  imprigionarono  e  dipoi 
lo  trucidarono  a  pie  dell'altare,  ove  avea 
appena  celebrato  la  messa,  il  giorno  6  di 
dicembre  del  i3oo,  in  età  di  73  anni.  I 
cristiani  Io  seppellirono  segretamente  in 
una  grotta  ,  donde  fu  poi  trasportato  a 
Baerà,  città  della  Spagna,  in  cui  ancora 
conservasi/Provasi  il  nome  di  questo  san- 
to nel  martirologio  romano  sotto  il  6  di 
dicembre  e  sotto  il  23  d'ottobre. 

PIETRO  REGALATI  (s.),  francesca- 
no.  Uscito  da  nobile  famiglia  di  Valla- 
dolid  in  Ispagna,  all' età  di  i3  anni  per- 
dette suo  padre,  e  desiderando  di  slaccar- 
si dal  mondo,  dopoavere  con  grave  sten- 
to ottenuto  il  consenso  della  madre, en- 
trò nell'  ordine  dei  francescani  a  Valla- 
dolid,  ove  in  breve  tempo  divenne  mo- 
dello di  tutte  le  virtù  religiose.  Doman- 
dò di  essere  mandato  nel  nuovo  mona- 
siero  che  il  p.  Pietro  Villacretios  avea 
fondalo  a  Tribulos,  poco  lungi  da  Aqui- 
legia, ed  in  cui  avea  stabilito  una  rifor- 
ma austerissima.  Ivi  agguagliò  i  più  per- 
fetti del  suo  ordiue  colle  austerità  di  sua 


PIE 

penitenza  e  coli'  assiduità  delle  sue  ora- 
zioni e  delle suecontemplazioni.  Dopo  la 
morte  del  p.  Villacretios  fu  eletto  a  suc- 
cedergli nel  governo  della  congregazio- 
ne riformata,  e  finì  la  sua  vita  ad  A  qui- 
leria  a'3o  marzo  1456,  in  età  di  67an- 
ni.  Fu  canonizzato  da  Benedetto  XIV  nel 
1 74-6  ,  ed  è  nominato  nel  martirologio 
romano  a'  1  3  di  maggio,  giorno  in  cui  fu 
fatta  la  traslazione  delle  sue  reliquie. 

PIETRO  ACOTANTO  (b.).  Nacque 
a  Venezia  di  nobile  famiglia,  e  fiorì  nel 
secolo  XIII.  In  mezzo  al  mondo  e  in  una 
coudizione  comunedella  società,  egli  pra- 
ticò le  più  ammirabili  virtù,  e  si  distin- 
se soprattutto  perla  sua  carità  verso  i  po- 
veri, a  sollievo  de'quali  impiegò  tutto  il 
suo  ricco  patrimonio,  dimodoché  nella  sua 
vecchiaia  fu  ridotto  a  ricevere  la  picco- 
la limosina ch'eragli  necessaria  perii  pro- 
prio sostentamento.  Consumata  la  vita 
nell'esercizio  delle  opere  di  misericordia, 
e  conservata  intatta  la  sua  castità  nel  ce- 
libato, morì  ricco  di  meriti  nel  mese  di 
agosto  1 180  o  1  187, essendo  discordi  gli 
scrittori  in  assegnarne  il  tempo.  La  sua 
esequie  fu  considerabile  pel  grandissimo 
numerodi  poveri  che  vi  assistettero,  tutti 
piangendo  in  esso  la  perdita  del  loro  pa- 
dre e  benefattore  ;  e  Dio  illustrò  la  tom- 
ba del  suo  servo  con  parecchi  miracoli. 
Il  suo  corpo,  ch'era  stato  deposto  in  un 
angolosconosciutodelcimiterio,nel  i25o 
fu  trovato  intatto,  enei  i44°  fu  traspor- 
tato solennemente  nella  chiesa  di  s.  Ba- 
silio, in  cui  fu  onorevolmente  collocato 
sopra  un  altare.  Nel  priucipio  del  cor- 
rente secolo  ,  chiusasi  questa  chiesa  con 
molte  altre,  il  corpo  del  b.  Pietro  fu  tra- 
sferito in  quella de'ss.  Gervasio  e  Piota- 
sio,  dove  tuttavia  è  venerato  dai  venezia- 
ni con  gran  divozione.  La  sua  festa  si  ce- 
lebra  a'  26  di  agosto  per  concessione  di 
Papa  Clemente  XIII. 

P1ETR-0  (b.  ),  domenicano.  Uscito 
dalla  nobile  famiglia  de' Capuzio,  nac- 
que a  Tiferno  o  Città  di  Castello  in  1- 
lalia  nel  i3go,  ed  in  età  di  i5  auni  si 


PIE 
consacrò  a  Dio  ,  entrando  nel  conven- 
to dei  domenicani  della  sua  patria.  A- 
niante  della  solitudine  ed  intieramen- 
te abbandonato  alla  contemplazione,  con- 
servò tutto  il  tempo  di  sua  vita  1  inno- 
cenza ed  il  fervore  della  prima  giovi- 
nezza. Mandato  dai  superiori  a  Cortona, 
•vi  ricevette  il  sacerdozio,  e  dedicossialla 
conversione  de'peccatori, ivi  terminando 
santamente  i  suoi  giorni  li  2  i  ottobre 
i44^.  Subito  dopo  la  sua  morte  gli  abi- 
tanti di  Cortona  e  quelli  di  Tiferno  co- 
minciarono ad  onorarlo  come  beato.  11 
Papa  Pio  VII  nel  1816  approvò  il  di 
lui  culto,  e  la  sua  festa  è  fissata  a'22  di 
ottobre.  Le  sue  reliquie  che  nel  ìjS6e- 
rano  state  trasferite  a  Colorno  presso  Par- 
ma, furono  di  poi  riportate  a  Cortona, 
ove  si  venerano. 

PIETRO  di  Moliamo  (b),  francesca- 
no. Nato  a  Mollano  nella  Marca  d'  An- 
cona, di  onesta  famiglia,  si  diede  allo  stu- 
dio delle  belle  lettere  e  a  quello  del  di- 
ritto, che  coltivò  con  felice  successo,  ot- 
tenendo il  grado  di  baccelliere  all'uni- 
versità di  Perugia.  Dipoi  entrò  nell'or- 
dine di  s.  Francesco,  e  distinguendosi 
per  la  sua  dottrina  e  riputazione  di  san- 
tità, fu  scelto  per  aiutare  s.  Giacomo 
della  Marca  nelle  sue  predicazioni  e  fa- 
tiche apostoliche.  Dopo  la  morte  di  que- 
sto sauto  fu  incaricato  di  subentrargli, e 
non  può  dirsi  con  quale  ardore  e  carità 
egli  siasi  adoperato  per  condurre  i  po- 
poli a  penitenza  e  correggere  i  costumi, 
avendogli  Iddio  accordato  il  dono  dei 
miracoli.  Due  volle  fu  eletto  suo  mal- 
grado provinciale  della  Marca  e  una  vol- 
ta della  Romagna.  La  sua  attenzione  nel- 
1'  adempiere  esattamente  tutti  i  doveri 
della  sua  carica,  la  sua  prudenza  e  la  sua 
carità,  mostrarono  quanto  ne  fosse  de- 
gno, e  gli  meritarono  l'amore  del  duca 
di  Camerino  e  la  stima  degli  abitanti 
di  questa  città,  dove  passò  parte  della  vi- 
ta e  terminò  la  sua  santa  carriera  a'2  5 
luglio  1490.  Clemente  XI II  lo  inscrisse 
nel  catalogo  de'  beati,  e  sotto  il  pontili- 


P  I  E  29 

calo  di  Pio  VI  la  sacra  congregazione  de' 
riti  a'  5  agosto  1780  pubblicò  il  decre- 
to riguardante  il  culto  di  questo  santo 
religioso. 

PIETRO  di  Palermo  (b.),  domenica- 
no. Della  nobile  famiglia  De  Jeremi  di 
Palermo,  nacque  nel  1  38 1 ,  e  fatti  i  primi 
studi  in  patria,  fu  mandato  nella  cele- 
bre università  di  Bologna  per  apprender- 
vi il  diritto  civile  e  canonico.  Egli  era  per 
addottorarsi  allorché  risolvette  di  con- 
sacrarsi al  servigio  divino  ed  enti  are  nel- 
l'ordine di  s.  Domenico;  ma  dovette  su- 
perare molti  ostacoli,  poiché  suo  padre, 
che  Io  vedeva  con  pena  pigliare  questo 
partito,  vi  si  oppose  da  principio  forte- 
mente. Avendo  poscia  pronunciali  i  suoi 
voti  e  finito  il  corso  di  teologia,  si  dedi- 
cò a  procurare  la  salute  del  prossimo, 
ascoltando  le  confessioni  ed  annunzian- 
do la  divina  parola.  Rigido  osservatore 
della  disciplina  regolare,  egli  aggiungeva 
i  digiuni,  le  veglie  e  le  più  aspre  peni- 
tenze. Divenne  successivamente  superio- 
re di  parecchi  conventi,  e  occupò  questo 
posto  con  rara  prudenza  e  con  zelo  in- 
defesso, inteso  soprattutto  a  far  osserva- 
re fedelmente  la  regola  e  ravvivare  Io 
spirito  religioso.  11  Papa  Eugenio  IV,  in- 
formato della  santità  e  del  sapere  del 
servo  di  Dio,  volle  che  assistesse  al  con- 
cilio generale  da  esso  convocato  a  Fi- 
renze nel  1  4^9»  e  dipoi  lo  incaricò  della 
riforma  del  clero  di  Sicilia.  Pietro  però, 
per  la  sua  modestia,  non  consentì  che  di 
adoperarsi  nella  riforma  degli  ordini  re- 
ligiosi di  questo  regno,  in  uflizio  di  vi- 
sitatore apostolico,  e  la  sua  grande  dol- 
cezza gli  -fece  superare  gli  ostacoli  ,  gli 
guadagnò  i  cuori  ed  assiemò  il  successo 
della  sua  missione.  In  pari  tempo  attese 
con  zelo  veramente  apostolico  alle  fun- 
zioni del  ministero,  e  le  sue  predicazio- 
ni produssero  frutti  copiosi.  Ritornato  a 
Palermo,  si  ritirò  nel  monastero  di  s.  Zi- 
ta, ed  ivi  terminò  la  sua  faticosa  carrie- 
ra, morendo  a'  3  marzo  i4'J2,in  età  di 
anni  7  1 .  1  miracoli  operali  alla  sua  toni- 


3o  PIE 

ba  inspirarono  a'  suoi  concittadini  gran- 
de confidenza  nel  suo  palroci  nio  presso 
Dio.  Il  Papa  Pio  VI  approvò  il  di  lui 
culto,  e  permise  all'ordine  domenicano 
di  celebrarne  la  festa. 

PIETRO  da  Siena  (b.).  Nato  a  Sie- 
na, apprese  1'  arte  di  fabbricare  pettini, 
cb 'esercitò  infino  alla  sua  vecchiaia,  si  le- 
gò in  matrimonio  e  visse  saggiamente  col- 
la sua  sposa.  Morta  questa  senza  lasciar- 
gli figliuoli,  vendette  tutto  quello  che  pos- 
sedeva, ne  distribuì  il  prezzo  ai  poveri,  e 
diedesi  intieramente  alla  pratica  della  per- 
fezione; avendo  già  prima  della  vedovanza 
abbracciato  il  terz'oi  dine  di  s.  Francesco. 
Egli  passava  in  orazione  gran  parte  del 
giorno  ed  anche  della  notte,  e  molto  fre- 
quentava il  celebre  spedale  di  Siena,  chia- 
mato  di  s.  Maria  della  Scala.  Entrò  po- 
scia nell'ordine  de'l'rati  minori  di  Siena  in 
qualità  di  ospite,  ove  dimorò  il  restante 
della  sua  vita.  La  meditazione  delle  cose 
celesti  aveva  sì  (attamente  acceso  nei  suo 
cuore  il  fuoco  della  carità,  che  si  manife- 
stava all'esterno,  e  sembrava  tutto  cir- 
condalo di  luce.  Questo  prodigio  gli  pro- 
cacciò gran  fama  di  santità,  ma  non  isee- 
mò  punto  la  di  lui  umiltà.  Coll'àstinen- 
za  ,  colle  veglie,  colle  lunghe  orazioni  e 
con  frequenti  pellegrinaggi,  conservò  sem- 
pre la  purezza  della  sua  anima  ,  e  Iddio 
manifestò  le  virtù  eminenti  del  suo  ser- 
vo fedele  con  grazie  straordinarie.  Pietro 
conobbe  i  secreti  dei  cuori;  risuscitò  un 
fanciullo,  e  guarì  il  padre  di  male  violen- 
to :  col  segno  della  croce  liberò  u\\  abi- 
tante di  Siena  chiamalo  Ma  ìlei  da  un  do- 
lore di  testa.  Diede  e  scrisse  parecchi  av- 
visi salutari,  i  quali  dimostrarono  ch'egli 
era  ripieno  della  scienza  dei  santi.  Questo 
povero  artigiano  divenne  sì  celebre,  che 
i  suoi  cittadini  Io  consultavano  negli  af- 
fari più  importanti,  ed  il  p.  Ambrogio  di 
Siena,  dell'ordine  di  s.  Domenico,  ono- 
ravasi  d'essergli  amico  e  neseguiva  i  con- 
sigli. Ricco  di  meriti  pel  ciclo,  morì  san- 
tamente a'4  dicembre  i  289,  e  fu  seppel- 
lito nella  chiesa  di  s.  Francesco,  dove  il 


PIE 

governo  di  Siena  gli  fece  erigere  una  ma- 
gnifica tomba,  stabilendo  che  si  dovesse 
celebrare  ogni  anno  la  sua  memoria.  Pa- 
pa Pio  II,  in  un  discorso  che  fece  a  Siena, 
pubblicò  la  sanlilàdel  servo  di  Dio,  e  Pio 
VII  nel  1802  permise  di  farne  la  festa. 

PIETRO  da  Pisa  (b.),  fondatore  degli 
eremiti  di  s.  Girolamo.  V.  Girolamini 
della  Congregazione  del  b.  Pietro  da 
Pisa. 

PIETRO  FOURIER(b.),  detto  di /J/a- 
taincourt,  perchè  fu  curato  della  parroc- 
chia di  questo  nome.  Nacque  a  Mirecourt, 
città  della  diocesi  di  Toni,  a'3o  novem- 
bre i565,  da  Domenico  Fourier  merca- 
tante di  mediocre  fortuna,  ma  di  rara  pie- 
tà. Fu  mandato  all'università  di  Pont  à- 
Mousson  per  farvi  i  suoi  studi, e  ne  tras- 
se grande  profitto.  Cominciò  fin  d'allo- 
ra a  darsi  alle  più  rigorose  mortificazio- 
ni della  penitenza,  e  giunto  all'età  di  20 
anni  entrò  ned'  abbazia  dei  canonici  re- 
golari di  Chaumousey,  poco  lungi  da  Mi- 
recourt.  Dopo  la  sua  professione,  andò 
a  Poirt-à-Mousson  per  farvi  il  suo  corso 
di  teologia;  indi  ritornò  a  Chaumousey, 
e  ripigliò  gli  esercizi  della  penitenza.  Le 
sue  virtù  gli  suscitarono  l'odio  dei  più  ri- 
lassati fra'  suoi  confratelli,  ed  egli  con 
eroica  pazienza  ne  tollerò  gli  oltraggi  e 
le  contraddizioni,  fino  a  che  fu  nomina- 
to alla  cura  di  Mataincourt  nel  i5gy.  Que- 
sta parrocchia  si  trovava  nello  stato  più 
deplorabile  :  1'  irreligione  0  l'eresia  vi  a- 
veva  intieramente  sbandito  lo  spirito  di 
pietà.  Pietro  Fourier  spiegò  tutto  il  suo 
zelo  per  farvela  rifiorire,  riformando  gli 
abusi,  dissipandole  tenebre  dell'ignoran- 
za, adoperandosi  indefessamente  alla  con- 
versione dei  peccatori,  all'  istruzione  dei 
fanciulli,  alia  santificazione  delle  anime. 
Né  era  meno  ammirabile  la  sua  carità 
verso  i  poveri,  cui  sovveniva  malgrado 
la  tenuità  della  sua  rendita  parrocchia- 
le, non  vivendo  egli  che  di  legumi.  Alcu- 
ne zitelle  della  sua  parrocchia  desideran- 
do di  consacrarsi  a  Dio  nello  slato  di  vir- 
ginità, egli  le  raccolse, ed  in  tal  modoisli- 


PIE  IME                      Sì 

tiùlacon2:re"azioneJel!emonacliediiTo-  de'suoi  e  la  benevolenza  de'coetanei  :  le 
stra  Signora,  delle  quali  parlai  nel  voi.  sue  divote  occupazioni  in  far  altarini  e- 
XLVII[,p.i  19, destinate  alla  pia  educa-  rana  preludio  all'apostolico  ministero. 
sione  delle  fanciulle, il  quale  istituto  ven-  Apprese  la  grammatica  e  altri  studi  nel 
neapprovatodallebollediPaolo  V  deli."  collegio  de'  gesuiti  di  Barcellona,,  levali* 
febbraio  161  5  e  del  6  ottobre  1616.  Uè-  do  fama  d'  uno  de' più  svegliati  ingegni 
golato  eh'  ebbe  tutto  ciò  che  concerneva  pei  progressi  che  faceva,  maggiori  essen- 
te sue  figlie  spirituali,  fu  incaricalo  del-  do  quelli  della  perfezione  e  della  santità 
la   riforma  della  propria  congregazione,  di  vita.  Il  vescovo  di  Solsona  l'ammise  al 
e  vi   riuscì  felicemente.  Le  abbazie   che  chiericato  e  gli  conferì  la  tonsura  nel  1  Ti) 5, 
abbracciarono  la  riforma  si  unirono  col  quindi  nel  1602  si  dedicò  al  divin  ser- 
titolo  di  Congregazione  del  Nostro  Sai-  vigio  nella  compagnia  di  Gesù  in  Tarra- 
iv/tore,  al  modo  detto  nel  voi.  VII,  p.  279.  gona.  Compiuti  con  istraordinario  fervo- 
Senediede  ilgovernoal  p.  Guinet,  ch'es-  re  i  due  anni  del  noviziato,  e  legatosi  a 
sendo  morto  3  anni  dopo,  fu  eletto  a  gè-  Dio  co'voli  religiosi,  studiò  prima  in  Gi- 
nerale  il  p.  di  Mataincourt.  Questo  uffi-  rona  le  belle  lettere,  e  poi  la  filosofia  in 
zio  non  gli  fece  mutare  il  suo  primo  gene-  Maiolica,  dove  ebbe  intima  comunica- 
re di  vita:  la  sua  dolcezza  era  inalterabile,  zione  di  spirito  col  b.  Alfonso  Bodriguez 
la  sua  carità  senza  limiti,  né  si  finirebbe  gesuita,  a  cuiDioin  una  meravigliosa  vi- 
più  se  si  dovesse    parlare    minutamente  sione  manifestò  d  posto  altissimo  di  glo- 
di  tutte  le  sue  virtù,  le  quali  furono   ri-  ria,  che  teneva  apparecchialo  a  Claver, 
compensale  da  Dio  col  dono  della  profe-  in  premio  di  sue  eroiche  virtùe  delle  in- 
zia  e  de'iniracoli.  Costretto  a  fuggire  con  numerabili  anime  che  dovea  poi  nel T In- 
parte de'suoi  figli,  per  la  guerra  che  tur-  die  occidentali   guadagnare  alla  Chiesa, 
bò  la  Lorena,  ri  li  rossi  a  Grey  nella  Bor-  Ottenuta  dai  suoi  superiori  la   missione 
gogna,  dove  passò  io  anni,  e  dove  mi-  dell'America,  già  destinatagli  da  Dio.  nel 
se  l'ultima  mano  alle  costituzioni   della  1610  fece  vela  dalla  Spagna,  cominciati- 
congregazione  di  Nostra  Signora.  Morì  do  il  suo  apostolato  col  predicare,  istrni- 
il  19  dicembre  i636,  e  fu  beatificato  il  re,  correggere  e  santificare  i  passeggeri 
29  gennaio  1730.  11  suo  corpo  si  costo-  e  i  marinai  ch'erano  nella  nave;  In  S.  Fe- 
disce a  Mataincourt.  Oltre  le  costituzio-  de  compì  gli  studi,  a  Tunca  fece  il  3.   an- 
ni delle  religiose  della  congregazione  di  no  di  provazione,  ed  in  Cartagena  si  or- 
Nostra  Signora,  compose  pure  gli  statuti  dinò  sacerdote  nel  1616,  facendo  la  so- 
de'canonici  regolari  di  cui  fu  il  riforma-  lenne  professione  religiosa  nel  1622.  Fa 
tore.  La  raccolta  delle  sue  lettere  mss.  è  sostituito  in  Cartagena  all'apostolico  p. 
considerabile  e  potrebbe  formare   3  vo-  Alfonso  di  Sandoval,cheavea  da  parecchi 
lumi  in  foglio.  Mentr'era  curato  abbozzò  anni  intrapresa  la  grande  opera  della  con- 
un'opera  intitolata  :  Pratica  de' parrocìii,  versione  de'mori,  che  rubati  sulle  spiag- 
nia  non  la  condusse  a  termine.  gie  dell'  Africa   si  portavano  fino  a    io 
PIETRO  CLAVER(b.).'  Nacque  no-  o  12  mila  ogni  anno  in  quel  porto,  per 
bilmentein  Verdù  nel  principato  di  Cala-  farne,  cjuasi  di  vili  giumenti,  barbaro  ed 
logon,  diocesi  di  Solsona,  da  Pietro  e  An-  inumano  mercato.  Durò  oltre  a  4o  anni 
na  Sabocana  nel  1 585.  Subito  la  madre  ad  aver  cura  di  que'meschini;  e  nonèa 
Io  consagrò  a  Dio  e  lo  allevò  con    isqui-  dire  quante  immense  e  indefesse  fatiche 
sita  cura.  Cogli  anni  cresceva  nella  divo-  di  stenti  e  di  patimenti  gli  costasse  il  gua- 
zione  e  nella  pietà,  essendo  d'indole  can-  dagnarli  a  Dio,  dovendoli  prima  da  mez- 
dida,  affabile,  manieroso,  e  di  tale  ange-  ze  bestie  che  erano,  rifare  uomini,  poi 
lica  modestia  che  gli  conciliava  l'amore  domesticarli,  istruirli,  ammaestrarli,  dis- 


32  PIE 

porli  al  battesimo,  e  battezzati  coltivar- 
li e  promoverli  nella  vita  cristiana  e  ci- 
vile; il  che  importava  un  complesso  di 
inesprimibili  so(Ferenze,pel  continuo  trat- 
tare con  quella  gente,  la  più  rozza,  bar- 
bara e  selvaggia  che  a'quei  tempi  si  co- 
noscesse. Per  ie  quali  sue  caritatevoli  e 
fervoroseindustrie,  accompagnate  da  bel- 
le maniere,  trasse  alla  fede  una  moltitu- 
dine sterminata  d'infelici  mori.  Si  è  cal- 
colato chepiù  di  3oo,ooo  ne  battezzò  col- 
le proprie  mani, onde  si  acquistò  il  glorio- 
so titolo  di  Apostolo  de  Mori  o  degli  Etto- 
^/.Concorrendo  visibilmente  Iddio  ad  au- 
tenticare con  prodigi  apostolato  sì  labo- 
rioso, contasi  ne' processi,  che  a  più  cie- 
chi donò  la  vista, a  moltissimi  malati  spe- 
diti dai  medici  la  sanità,  ed  a  tre  morti 
la  vita  risuscitandoli.  Col  suo  mantello, 
che  adoperava  in  ogni  più  vile  e  stoma- 
chevole uso  e  pur  sempre  netto  e  olez- 
Eanle  di  soave  odore,  operò  infinite  me- 
raviglie. Più  volte  fu  veduto  orando  sol- 
levarsi da  terra,  e  restare  sospeso  in  aria 
con  tutto  il  corpo  circondato  e  risplen- 
dente di  viva  luce.  Questi  doni  sopran- 
naturali Dio  gli  concedette  in  premio  del- 
le sublimi  sue  virtù.  Fu  specchio  d'osser- 
vanza a'suoi  correligiosi,  ed  in  52  anni  in 
cui  visse  nella  benemerita  compagnia  di 
Gesù,  mai  trasgredì  le  parti  più  piccole 
della  mirabile  resola.  Poverissimo  in  tut- 
to,  si  avea  eletta  per  abitazione  la  stan- 
za più  incomoda,  servendogli  per  letto  un 
bancone,  coperto  da  vecchia  e  sdruscita 
coltre.  Ad  onta  della  illibata  purità  vir- 
ginale de'suoi  angelici  costumi  ,  sempre 
martoriò  il  suo  corpo  con  asprissime  pe- 
nitenze. Fra'  tanti  doni  cui  fu  largo  Id- 
dio ,  ebbe  quelli  della  contemplazione, 
della  carità  accesissima  verso  di  lui,  e  co- 
stantemente operoso  a  benefìcio  de'pros- 
simi,  specialmente  poveri  e  abbandona- 
ti. Consumato  più  dalle  fatiche,  che  da- 
gli anni,  dopo  avere  ricevuto  la  conso- 
lazione di  vedere  pubblicata  la  vita  del 
b.  Rodriguez,  che  chiamava  il  suo  san- 
to maestro,  e  di  vedere  arrivato  iu  Cai- 


PIE 

tagenn  il  p.  Diego  Ramirez  Farigna  per 
dedicarti  intieramente  alla  conversione 
de'  mori,  soltentrando  alla  sua  ardua  e 
laboriosa  impresa,  infermò  gravemente 
a'6  settembre  1 654,  e  prevedendo  la  vi- 
cina  sua  morte,  volle  per  maggiore  rive- 
renza essere  portato  nella  contigua  chie- 
sa pubblica  a  ricevervi  con  somma  divo- 
zione il  s.  Viatico.  Finalmente  asili  8  set- 
tembre  soavemente  rese  l'anima  al  Crea- 
tore d'anni  ji.  Tutti  gli  ordini  religio- 
si, il  magistrato  di  Cartagena,  la  nobil- 
tà ,  ii  popolo  in  calca  assisterono  ai  so- 
lenni funerali,  specialmente  in  gran  mol- 
titudine! mori  da  lui  battezzati,  che  pian- 
genti, stretti  al  feretro,  lo  baciarono  e  ri- 
baciarono chiamandolo  coll'anlico  nome 
di  loro  padre.  Anche  dopo  morto  volle 
Iddio  glorificarlo  con  islrepilosi  prodigi, 
che  operò  ad  intercessione  di  lui,  essen- 
done registrati  65  de'più  illustri  e  de'più 
noli.  Benedetto  XIV,  al  modo  che  dissi 
ne' voi.  V,  p.  35,  e  XLI1I,  p.  197,  ne  ap- 
provò le  virtù  in  grado  eroico,  e  il  regnan- 
te Pio  IX  decretò  la  validità  di  due  mi- 
racoli per  la  beatificazione  che  fece  cele- 
brale ai  21  settembre  i85i.  11  gesuita 
p.  Longaro  degli  Oddi  ci  diede  la  sua  Vi- 
ta, Roma  18 5o  ;  ed  ilcorreligioso  p.  Giu- 
seppe Boero  il  Compendio,  Roma  1 8 5  r . 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  cardinale 
di  s.  Clemente,  fiorì  sotto  s.  Gelasio  I 
del  4f)2- 

P1ETR.O,  Cardinale.  Prete  cardina- 
le di  s.  Grisogono,  è  registrato  nel  pon- 
tificato di  s.  Gelasio  I  del  492- 

PIETRO,  Cardinale.  Diacono  cardi- 
nale, zelantissimo  delle  cattoliche  verità; 
sottoscrisse  in  Costantinopoli  nel  maggio 
553  il  decreto  di  Papa  Vigilio. 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  cardinale 
di  s.  Maria  in  Trastevere,  fiorì  sotto  s. 
Gregorio  1  del  5go. 

P1ETR.O,  Cardinale.  Viete  cardina- 
le di  s.  Balbina,  viveva  sotto  s.  Grego- 
rio I  del  590. 

PIETRO,  Cardinale.  Patrizio  roma- 
no, conosciuto  sotto  il  nome  di   Pietro 


P  1E 

(Vincono,  fino  dalla  sua  tenera  età  com- 
parve specchio  di  tulle  le  virtù,  quali 
congiunse  alla  dottrina  e  all'eloquènza. 

Abbandonato  il  mondo  e  distribuito  ai 
poveri  il  suo  ricco  patrimonio,  verso  l'an- 
no 1(1?.  si  ritirò  nel  monastero  di  S.An- 
drea sul  Monte  Celio,  dove  per  le  pre- 
clare sue  doti  divenne  accettissimo  a  s. 
Gregorio  I  del  5qo,  il  quale  lo  creò  car- 
dinale diacono  e  l'incaricò  di  predicar  la 
parola  di  Dio  nelle  chiese  di  Roma,  non 
conoscendo  altro  più  abile  e  fervoroso. 
Dopo  la  morte  di  sì  gran  Pontefice,  ne  fu  a- 
cerrimodifensoredella  fama  e  degli  scritti 
colsuccessore  ed  emulo  Sabiniano,  il  qua- 
le, se  deve  credersi  a  Giovanni  Diacono, in 
ciò  rigettato  dai  critici,  unito  con  la  plebe 
voleva  bruciarne  i  libri  ,  onde  protestò 
con  gagliarda  opposizione  alla  moltitudi- 
ne che  stava  per  gufarli  alle  fiamme,  di 
aver  più  volte  veduto  lo  Spirito  santo  in 
forma  di  colomba  sul  capo  e  all'orecchio 
del  santo,  allorché  li  scriveva,  e  disse  che 
ciò  avrebbe  permesso  se  fosse  sopravvissu- 
to al  giuramento  solenne  che  andava  a 
pronunziale.  Salito  il  cardinale  sull'am- 
bone col  vangelo,  affermò  giurando,  che 
i  libri  di  s.  Gregorio  I  ciano  pieni  di  sa- 
pienza celeste,  e  ciò  detto  placidamente 
spirò  a'i  2  marzo  606, anniversario  della 
morte  di  lui,  indi  sepolto  avanti  i  fon- 
damenti d'un' antica  torre.  Sorpreso  il 
popolo  da  tal  morte,  desistè  dal  teme- 
rario disegno.  Non  solo  questo  racconto 
è  tenuto  apocrifo,  ma  alcuni  negano  a 
Pietro  Diacono  la  dignità  cardinalizia,  so- 
lo riconoscendolo  per  intimo  famigliare 
dis.  Gregorio  I,  come  il  Baronie  Vedasi 
i  Bollandisti  a  12  marzo,  che  attribui- 
scono a  Pietro  la  gloria  de'miracoli. 

PIETRO,  Cardinale.  A rcidiacono del- 
la s.  Sede  nella  regione  i.a,  vivea  nel  pon- 
tificato di  s.  Gregorio  111  del  781. 

PIETRO,  Cardinale.  Diacono  cardi- 
nale, fu  creato  da  Stefano  III  del  752. 

PIETRO,  Cardinale.  Umile  arcidia- 
cono della  s.  romana  Chiesa,  si  trova  sot- 
toscritto nel  concilio  dely6  1  ,di  s.  Paolo  I. 

VOL.    LUI. 


PIE  33 

PIETRO,  Cardinale.  Vescovo  cardi- 
nnl  d'Osi  in,  fiorì  sotto  s.  Leone  III  del  79?- 

P1ETRO,  Cardinale.  Del  titolo  di  s. 
Grisogono,  da  Giovanni  Vili  fu  spedi- 
to nell'878  o  870  a  Costantinopoli,  le- 
gato col  cardinal  Eugenio.  Ivi  venne  in- 
gannato e  circuito  dalle  frodi  dell'impe- 
ratore Basilio,  che  con  aperta  menzogna 
gli  die  ad  intendere,  che  non  solo  i  fau- 
tori di  Fozio,  ma  quelli  ancora  del  par- 
lilo d'Ignazio  e  di  Metodio  aveano  final- 
mente consentito  che  Fozio  fosse  resti- 
tuito nella  sede  di  Costantinopoli.  Il  Pa- 
pa per  tali  testimonianze,  senza  verifi- 
carle, ebbe  la  debolezza  di  scrivere  al- 
l'imperatore, ai  patriarchi  d'oriente  e  a 
tutti  coloro  che  ricusavano  comunicar 
con  l'empio  Fozio,  che  non  avessero  dif- 
ficoltà di  farlo,  e  senza  più  lo  restituì  a 
detta  sede,  credendo  ciò  necessario  alla 
pace  della  Chiesa  ;  bensì  con  la  condizio- 
ne, che  alla  presenza  de'legati  domandas- 
se perdono  dell'inique  procedure  e  atten- 
tati commessi  contro  la  chiesa  romana. 
Giunte  queste  lettere  a  Costantinopoli, 
quantunque  il  cardinale  chiaramente  co- 
noscesse l'aperta  frode  cui  l'imperatore 
avea  ingannato  il  Pontefice,  sedotto  non 
pertanto  dalle  arti  e  maneggi  di  Fozio, 
s'indusse  a  compiacerlo,  onde  il  Baronio 
altamente  riprovò  questa  irregolare  le- 
gazione. Vero  è  però,  che  conosciuto  Gio- 
vanni Vili  l'errore,  non  solo  proscrisse 
il  conciliabolo  di  Fozio,  tenuto  da  lui  coi 
legati  traditori  comprati  col  denaro,  e  da 
383  vescovi,  ma  solennemente  lo  con- 
dannò, inviando  a  Costantinopoli  il  car- 
dinal Marino  per  annullarne  gli  atti. 

PIETRO,  Cardinale.  Del  titolo  dis. 
Lorenzo  in  Damaso,  è  registrato  fra  quel- 
li di  Agapito  li  del  946. 

PIETRO,  Cardinale.  Pretedi  s.  Pam- 
macchio,  ossia  de'ss.  Gio.  e  Paolo,  in  pie- 
no concilio  accusò nelg64  Giovanni  XII, 
come  reo  di  aver  trascurato  e  omesso  nel- 
la celebrazione  della  messa  di  assumere 
il  sangue  di  Cristo,  come  attestò  di  aver 
veduto. 

3 


34  PIE 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  cardina- 
le, fu  spedito  nelle  Gallie  dall'antipapa 
Giovanni  XVII  del  997,  ad  istanza  di 
Fulcone  conte  d'Angiò,  affinchè  consa- 
grasse una  chiesa  da  lui  fondata  nella  dio- 
resi  di  Tours,  locchè  l'arcivescovo  Ugo- 
iio  erasi  ricusalo  fare.  Ma  nel  giorno  stes- 
so della  dedicazione  crollò  improvvisa- 
mente il  superbo  edilìzio,  quasiché  Dio 
sdegnasse  che  la  sua  casa  fosse  consagra- 
ta d'ordine  e  commissione  d'uno  scisma- 
tico usurpatole  della  s.  Sede. 

PIETRO,  Cardinale.  Vescovo  di  Pa- 
leslrina,  nel  qq6  sottoscrisse  la  bolla  di 
Gregorio  V,  a  favore  del  monastero  di 
Monte  Amiato  di  Chiusi,  indi  fu  biblio- 
tecario di  s.  Chiesa  sotto  Sergio  IV  e  Be- 
nedetto Vili. 

PIETRO,  Cardinale.  Di  s.  Damaso, 
creato  nel  101  3  da  Benedetto  Vili,  fir- 
mò il  sinodo  tenuto  da  Benedetto  IX  nel 
1037  emoiì  nel  iq4o. 

PIETRO,  Cardinale.  Diacono  cardi- 
nale e  cancelliere  del  sacro  palazzo,  sot- 
toscrisse il  privilegio  accordato  al  patriar- 
ca di  Grado  da  Giovanni  XX  nel  1024. 

PIETRO,  Cardinale.  Vescovo  di  Pa- 
lestrina  ,  sottoscrisse  la  bolla  di  Giovan- 
ni XX,  del  17  dicembre  1026,  per  la 
chiesa  di  Porlo. 

PIETRO,  Cardinale.  Vescovo  cardi- 
nale d'Ostia,  sottoscrisse  una  bolla  di  Gio- 
vanni XX,  e  nel  1 028  intervenne  al  con- 
cilio romano,  ed  a  quello  del  io36. 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  cardinale 
di  s.  Sisto,  sottoscrisse  nel  1037  il  sino- 
do di  Benedetto  IX. 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  cardinale 
del  titolo  di  s. Marco,  sottoscrisse  il  decreto 
a  favore  dell'abbate  di  s.  Benigno  di  Flut- 
tuai ia,  (atto  nel  1037  da  Benedetto  IX. 

PIETRO,  Cardinale.  Diacono  cardi- 
nale e  cancelliere  del  s.  palazzo,  sottoscris- 
se il  decreto  di  Benedetto  IX,  fatto  nel 
1  037  a  favore  di  Guglielmo  abbate  di  s. 
Benigno  di  Fruttuaria. 

PIETRO,  Cardinale.  Diacono  cardi- 
nale, visse  sotto  Benedetto  IX  del  io33. 


PIE 

PIETRO,  Cardinale.  Romano,  cardi  - 
naie  vescovo  di  Selvacandida,  sottoscris- 
se alla  bolla  di  Benedetto  IX,  a  favore 
della  chiesa  di  Firenze,  il  quale  gli  con- 
fermò il  privilegio  concessogli  da  Giovan- 
ni XX.  Mori  nel  io35  e  fu  sepolto  in  s. 
Alessio  presso  la  tomba  di  Marozia,  sua 
madre,  con  epitaffio  in  versi. 

PIETRO,  Cardinale.    V.  Mancio. 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  di  s.  Gri- 
sogono,  sottoscrisse  nel  1037  una  bolla 
di  Benedetto  IX. 

PIETRO,  Cardinale.  Diacono  e  can- 
celliere della  s.  Sede,  a  nome  di  Grego- 
rio VI  nel  io45  scrisse  al  preposto  del- 
la chiesa  di  Firenze  ,  e  nel  1  047  per  Cle- 
mente Il  all'arcivescovo  di  Salerno. 

PIETRO,  Cardinale.  Romano,  da  s. 
Leone  IX  verso  il  io5o  fu  crealo  car- 
dinale vescovo  Tusculano.  Come  pieno 
d'incomparabile  zelo,  cacciò  dalla  catte- 
dra apostolica  1'  intruso  Beuedetlo  X  e 
contribuì  all'elezione  di  Nicolò  li;  morì 
nel  1059. 

PIETRO.  Cardinale.  Fu  fatto  cardi- 
nale vescovodi  Labico,  da  Vittore  11  del 
io55,  fu  al  concilio  Laleranense  di  Ni- 
colò II,  e  sottoscrisse  un  suo  privilegio  al 
monastero  di  s.  Felicita  di  Firenze,  ed 
altro  nel  10.59  pel  monastero  dell'  Ina- 
urimela. 

PIETRO,  Cardinale.  D'Ostia,  fiorì 
sotto  Stefano  X  e  morì  nel  io58. 

PIETRO,  Cardinale.  Romano,  pre- 
posto della  cappella  di  S.Giorgio  nel  pa- 
triarchio Lateranense,  e  dopo  due  anni 
venne  elevato  al  grado  di  suddiacono  di 
s.  Chiesa  e  bibliotecario,  indi  da  Ales- 
sandro II  del  1061  fu  creato  cardinale 
e  cancelliere;  spedito  legato  in  Inghil- 
terra, presiedè  al  concilio  di  Vintoti  o 
Windsor  e  morì  poco  prima  del  Papa. 

PIETRO,  Cardinale.  Vescovo  Tu- 
sculano, nel  1062  si  trovò  presente  ad 
una  sentenza  emanata  da  Alessandro  li, 
a  favore  del  monastero  di  s.  Giustina  di 
Lucca,  ed  al  concilio  tenuto  in  tal  città. 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  del  titolo 


IME 

di  s.  Susanna,  forse  lo  stesso  che  il  car- 
dinal Cannano , cveaio  óu  Alessandro  11 
del  1061. 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  cardinale 
e  bibliotecario  di  s.  Chiesa,  crealo  da  s. 
Gregorio  VII  del  1073. 

PIETRO  (s.),  Cardinale.  V.  Igneo. 

PIETRO,  Cardinale.  Prete  e  poi  ar- 
ciprete cardinale  de'ss.  Silvestro  e  Mar- 
tino a'  Monti,  creato  da  Urbano  II  del 
1088,  die  inoltre  lo  nominò  vicario  di 
Roma  e  continuò  un  tempo  sotto  Pa- 
squale II  e  Gelasio  li  :  fu  al  concilio  di 
Guastalla  con  Pasquale  li,  e  difese  ala- 
cremente Innocenzo  II  contro  l'antipapa 
Anacleto  li  ,  ond' ebbe  un  lungo  cardi- 
nalato. 

PIETRO,  Cardinale.  Fu  creato  car- 
dinale vescovo  di  Porlo  da  Pasquale  II  : 
forse  lo  slesso  che  Pietro  romano,  fattodal 
Papa  carJinal  vescovo  di  Porto  neh  106, 
intervenne  con  lui  al  concilio  di  Guastal- 
la, ed  al  Laterauense  del  1112,  indi  spe- 
dito rettore  a  Benevento  per  istabilir  la 
pace  coi  normanni.  Quivi  depose  l'arci- 
vescovo Landolfo  per  aver  a  pregiudizio 
della  chiesa  romana  introdotti  i  longo- 
bardi nella  città.  Divenne  vicario  di  Pa- 
squale II, concorse  all'elezione  di  Gelasio 
Il  e  lo  cousagiò  ,  confermandolo  questi 
nella  carica  partendo  per  Francia.  A  suo 
tempo  Calisto  II  uiù  al  suo  vescovato  quel- 
li di  s.  Rufftna  o  sia  Selva  Candida.  Ab- 
bandonato Innocenzo  II,  vituperosamen- 
te seguì  l'antipapa  Anacleto  li  e  perse- 
verò sino  alla  morte  nello  scisma. 

PIETRO,  Cardinale.  Detto  Diacono, 
celebre  monaco  cassinese,  nacque  in  Ro- 
ma da  famiglia  patrizia,  fece  graudi  pro- 
gressi nello  studio  della  sacra  Scrittura, 
della  teologia  e  della  storia  sacra  e  pro- 
fana. Per  le  sue  splendide  doti  fu  da  Pa- 
squale II  del  1099  creato  cardinale  dia- 
cono di  s.  Adriano  e  bibliotecario  di  s. 
Chiesa.  Continuò  la  famosa  Cronaca  di 
Monte  Cassino,i\\  cui  e  di  altre  sue  opere 
parlai  nel  voi.  XLVI,  p.  1 63  e  171.  In- 
tervenne all'  elezione  di  Gelasio  lì ,  alle 


PIE  3  ì 

cui  bolle  spedile  nel  1 1  18  in  Pisa  appo- 
se la  sua  soscrizioue,  figurò  molto  nelle, 
vicende  del  suo  tempo,  epu  lungo  e  de 
coroso  cardinalato,  lasciando  molte  ope- 
re, fra  le  quali  un  trattato  per  spiegar  le 
lettere  S.  P.  Q.  lì.  insegna  del  senato  e 
popolo  romauo,e  lo  dedicò  all'imperato- 
re Corrado  111  del  1  1  38. 

PIETRO,  Cardinale.  Nel  dicembre  del 
1  1 22  o  1 1 23  fu  da  Calisto  1 1  creato  pre- 
te cardinale  di  s.  Sisto,  ina  poco  visse. 

PIETRO,  Cardinale.  Ego  Petrus 
presbjter  cardinali^  s.  Mariae  Aracoeli} 
trovasi  nel  registro  de'cardinali  di  Cali 
sto  li  del  1  1  19,  ma  il  nome  della  chie- 
sa deve  essere  sbaglio  d'amanuense,  solo 
essendo  divenuta  titolo  cardinalizio  per 
Leone  X. 

PIETRO,  Cardinale.  Nato  in  Fontai- 
ne  nella  Borgogna  ,  da  Calisto  II  fu  nel 
dicembre  1  1 20  creato  cardinale  prete  di 
s.  Marcello:  indi  Onorio  li  lo  spedì  le- 
gato in  Francia  per  procedere  contro  Pon- 
zio abbate  di  Clugny,  per  cui  pronunziò 
la  sentenza  d'anatema.  Per  breve  tempo 
seguì  l'antipapa  Anacleto  II,  ma  tornato 
all'ubbidienza  d'Innocenzo  II,  nell'ottava 
della  Pentecoste  1  1  38  Io  restituì  al  pri- 
mo grado.  Il  concittadino  s.  Bernardo  gli 
scrisse  alcune  lettere,  per  raccomandar- 
gli i  monaci  di  Dijon  e  I'  arcivescovo  di 
Reims.  Morì  nel  1 165. 

PIETRO,  Cardinale. Va  Onorio  II  nel 
dicembre  1  127  fu  creato  diacono  cardi- 
nale di  s.  Adriano,  quindi  lo  mandò  le 
gaio  in  Francia  :  s.  Bernardo  gli  scrisse 
tre  lettere,  lodandone  il  fervore  e  ringra  ■ 
ziandolo  de' favori  compartiti  a'  suoi  a- 
mici.  Ma  abbandonato  Innocenzo  II,  s^ 
guì  le  parti  dell'antipapa  Anacleto  II,  che 
lo  dichiarò  pseudo-cardinale  prete  di  s. 
Eusebio. 

PIETRO  ,  Cardinale.  Monaco  cassi- 
nese e  abbate  del  suo  ordine,  nel  1  1  3o  o 
1  1 33  da  Innocenzo  li  fu  creato  cardinal 
vescovo  d'Ostia,  ma  forse  per  poco  tem- 
po, allerinandolo  il  Ciacconio  contraddet- 
to da  Ughelli,  meglio  da  Maroni. 


3G  P  I  E 

PIETRO,  Cardinale.  Nel  dicembre 
i  1 4«>  da  Innocenzo  il  fu  creato  cardi- 
nale prete  di  s.  Pudenziana,  concorse  al- 
l'elezione di  tre  Papi  e  morì  sotto  Euge- 
nio HI. 

PIETRO,  Cardinale.  Nel  dicembre 
1  i4o  da  Innocenzo  II  venne  creato  car- 
dinale prete  del  titolo  di  s.  Susanna,  e  fu 
ai  comizi  di  tre  Pontefici. 

PIETRO  ,  Cardinale.  Fu  nel  marzo 
1 109  da  Adriano  IV creatocardinale pre- 
te di  s.  Cecilia. 

PIETRO  ,  Cardinale  .  Vescovo  di 
Meaux,  venne  da  Alessandro  III  creato 
cardinale  nel  i  17  1  o  1  173  col  titolo  pres- 
biterale di  s.  Grisogono;  poco  dopo  lo 
deputò  legato  in  Francia  per  affari  eccle- 
siastici, e  poi  in  Normandia  per  riconci- 
liare il  re  d'Inghilterra  col  figlio  Riccar- 
do, fra' quali  fomentavasi  grave  e  scan- 
dalosa discordia,  lo  che  con  la  sua  destrez- 
za e  prudenza  felicemente  ottenne;  come 
ancora  per  obbligare  lo  stesso  sovrano  ad 
eseguire  la  promessa  già  fatta  d'indurre 
Riccardo  a  sposare  Alice  figlia  del  re  di 
Francia.  Inoltre  il  Papa  nel  1  1  73  gli  af- 
fidò la  laboriosa  legazione  contro  gli  e- 
relici  agennesi  nella  provincia  d'Aquita- 
nia  e  nel  1  1  78  contro  gli  albigesi  in  quel- 
la di  Tolosa.  In  essa  gli  furono  assegna- 
ti per  compagni  i  vescovi  di  Beziers  e 
Narbona,  ed  Enrico  abbate  di  Chiaraval- 
le  poi  cardinale,  il  quale  in  una  lettera 
al  Papa  fece  glandi  encomi  della  virtù  e 
disinteresse  del  legato.  Dopo  aver  usalo 
il  cardinale  contro  gli  albigesi  i  modi  più 
soavi,  fulminò  la  scomunica,  e  scrisse  con- 
tro loro  una  famosa  lettera.  Mori  verso 
il  1  180.  Probabilmente  egli  è  della  fami- 
glia D andini,  antichissima  e  nobiledi  Sie- 
na, che  signoreggiò  sulle  castella  di  Pe- 
lota, Zalti,  Montemasi  e  Monticciano  nel- 
la diocesi  di  Volterra.  Da  essa  uscirono 
molti  uomini  illustri,  riportati  dal  Mar- 
chesi, Galleria  dell'onore  par.  i,p.  180, 
e  tre  cardinali  di  cui  feci  le  biografie,  e  da 
Siena  si  trapiantò  in  Cesena  ed  in  Roma. 

PIETRO,  Cardinale.  Da  Pavia,  ma- 


PiE 
nnco  benedettino  di  Mantova,  nel  dicem- 
bre 1  178  Alessandro  III  Io  creò  cardi- 
nale vescovo  Tusculano.  Lucio  III  lo  fe- 
ce vicario  di  Roma  e  vi  perseverò  sino 
alla  venuta  in  tal  città  di  Clemente  111. 
Morì  nel  1  189,  dopo  aver  assistito  all'e- 
lezione di  quattro  Papi. 

PIETRO,  Cardinale.  Fu  da  Alessan- 
dro III  nel  1  1^9  o  1180  creato  cardi- 
nale, forse  vescovo  Tusculano  e  meglio 
prete  di  s.  Susanna. 

PIETRO,  Cardinale.  A'  21  marzo 
1  1 88  Clemente  III  lo  creò  cardinale  pre- 
te di  s.  Clemente,  e  morì  nel  suo  ponti- 
ficato. 

PIETRO,  Cardinale.  A'  21  marzo 
1  188  fu  da  Clemente  III  creato  cardi- 
Date  diacono,  poi  pretedi  s.  Pietro  in  Vin- 
coli; sottoscrisse  alcune  bolle  di  Celesti- 
no IH. 

PIETRO  ,  Cardinale.  A'  2  1  marzo 
1  188  venne  da  Clemente  III  creato  car- 
dinale prete  di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  e 
vuoisi  che  Innocenzo  111  lo  facesse  legato 
in  Francia  eSpagna.  Onorio  III,  alta  cui 
esaltazione  contribuì,  per  la  sua  eminen- 
te dottrina  lo  deputò  giudice  in  molte  cau- 
se gravi,  e  morì  nel  suo  pontificato,  do- 
po un  lungo  cardinalato. 

PIETRO,  Cardinale.  Di  Douay  fiam- 
mingo, Innocenzo  III  nel  1212  o  12  i3 
lo  creò  cardinale  diacono  di  s.  Maria  in 
A  qui  ro,  ed  Onorio  III  nel  12  1  Ci  Io  trasferì 
al  vescovato  di  Sabina.  Celebrò  un  sinodo 
in  Dijon  contro  il  re  di  Francia,  al  qua- 
le col  collega  legato  pronunziò  la  scomu- 
nica e  interdetto  del  regno.  Altro  sinodo 
convocò  in  Montpellier-,  in  cui  stabilì  u- 
ti fissimi  decreti  per  la  riforma  de'costu- 
mi,  non  che  le  crociate  contro  gli  albigesi, 
ed  i  mori  di  Spagna  e  Miramolino  loro 
principe.  Nel  1221   morì  placidamente. 

PIETRO,  Cardinale.  V.  Collemezzo. 

PIETRO  (da  s.)  Domenico,  Cardinale. 
Spagnuolo,  fino  dalla  giovanile  sua  età  si 
dedicò  al  divin  servigio  nell'ordine  del- 
ta Mercede,  dove  in  breve  arrivò  alla  più 
sublime  perfezione,  segnalandosi  singo- 


PIE 

burnente  nel T denegazione  di  sé  stesso  e 
nella  mortificazione  della  propria  carne, 
che  con  frequenti  digiuni  e  vigilie  assog- 
gettava allo  spirito.  Bonifacio  Vili  a'i5 
dicembre  t3oa  lo  creò  cardinale,  e  moiì 
nel  i3(>7  in  Barcellona.  Alcuni  pongono 
in  dubbio  la  promozione  di  questo  car- 
dinale. 

PIETRO  (di)  Michele,  Cardinale. 
Nacque  in  Albano  a' 18  gennaio  1  747, ed 
in  quel  seminario  fece  i  primi  passi  nella 
virtù  e  nella  scienza,  proseguiti  poi  con 
maggiore  ardore  in  Roma,  dove  rapidi 
furono  isuoi  progressi  negli  studi  più  gra- 
vi, dandone  nella  sua  fresca  età  applau- 
ditissima  prova  in  un  alto  pubblico  su 
tuila  la  teologia  sostenuto  nell'accademia 
teologica,  sotto  gli  auspicii  di  Clemente 
XIV.  Quindi  ascese  sollecitamente  col 
suffragio  de'  dotti  le  cattedre  del  collegio 
romano  per  dettare  le  teologicbe  facoltà, 
la  storia  della  Chiesa  e  l'ecclesiastica  giu- 
risprudenza. La  reputazione  ebe  si  acqui- 
stò il  giovane  professore  indusse  Pio  VI 
ad  onorarlo  di  sua  lìducia  negli  affari  più 
rilevanti  ,  destinandolo  segretario  della 
congregazione  che  straordinariamente  a- 
dunavansi  per  le  tanto  disastrose  vicen- 
deebein  quegli  anni  richiamarono  le  sol- 
lecitudini della  s.  Sede.  Una  delle  più  me- 
morabili fu  quella  deputata  all'esame  del 
famoso  sinodo  di  Pistoia,  ed  è  noto  quan- 
to studio  e  fatica  v'  impiegasse  Michele, 
che  in  tali  circostanze  strinse  la  più  in- 
tima amicizia  col  luminare  di  que'tempi, 
il  celehre  cardinal  Gei  chi.  Ma  lo  stesso 
Papa  che  già  da  più  anni  loavea  promos- 
so all'arcivescovato  d'Isauria  in  partibus, 
sopraggiunti  tempi  più  calamitosi,  non  po- 
tè meglio  attestare  in  faccia  a  tutto  il  mon- 
do l'opinione  che  avea  di  lui,  che  affidan- 
dogli la  pienezza  delle  facoltà  per  eserci- 
tarla col  titolo  di  delegato  apostolico,  al- 
lorché a'20  febbraio  1  798  fu  strappato  da 
Roma  dai  repubblicani  francesi,  disperso 
o  imprigionato  il  sacro  collegio  e  la  prela- 
tura. Com'egli  sostenesse  tale  geloso  h 
carico  in  mezzo  acli  urti  continui  e  alle 


PIE  37 

piìi  difficili  circostanze  d'un  governo  in- 
vasore e  tra  le  aberrazioni  di   tanti  ,  ne 
fece  giustizia  l'intera  cristianità.  Ut\  gran 
numero  di  vescovi  e  di  personaggi  rag- 
guardevoli ne  resero  le  più  illustri  testi- 
monianze al  nuovo  Papa  Pio  VII,  il  quale 
onorandolo  al  pari  dell'antecessore  della 
sua  stima,  a'  22  dicembre  1800  lo  pro- 
mosse a  patriarca  in  partibus  di  Geru- 
salemme; lo  volle  a  parte  de'molteplici 
affari  rilevantissimi,  che  subito  segnala- 
rono i  primordii  delsuo  memorabile  pon- 
tificato, nò  lasciò  lungamente  inesauditi 
i  voti  generali  che  desideravano  premia- 
to colla  porpora  il  complesso  di  tanti  me- 
riti. Il  perchè  a'23  febbraio  180 1  Io  creò 
cardinale  prete  e  riservò  in  petto,  pub- 
blicandolo a'  9  agosto  1802,  conferendo- 
gli per  titolo  la  chiesa  di  s.  Maria  in  Via, 
quindi  nel  1806  lo  fece  prefetto  genera- 
le di  propaganda,  e  lo  fu  sino  al  1814, 
avendolo  nominato  pio  segretariode'me' 
inoliali  nel  1  809. Sempre egualea  sé  stes- 
so, mantenne  il  cardinale  quel  carattere 
di  modestia  che  lo  distinse   inalterabil- 
mente, e  la  nuova  dignità  non  fu  per  lui 
che  un  nuovo  slimolo  a  nuove  e  più  in- 
tense fatiche.  Le  sue  applicazioni  si  con- 
tinuarono e  raddoppiarono,  quando  Na- 
poleone divenuto  imperatore  de'francesi 
opprimeva  Pio  VII  con  inammissibili  e- 
sigenze, aspirando  a  compiere  l'intero  con- 
quistodei  domimi  pontificii, il  cheellettuò 
nel  1809,  venendo  a'6  luglio  il  Papa  tolto 
da  Roma  prigione.  Inquesta  fatale  contin- 
genza,il  cardinale  venne  pure  da  Pio  VII 
investito  degli  affari  di  tutta  la  Chiesa,  es- 
sendo anche  questa  volla  dispersi,  carce- 
rati eperseguitali  cardinali  e  prelati,  nel- 
l'apostolica delegazione  commessagli  per 
la  sua  assenza.  Ancor  egli  però  soggiacque 
a  deportazione,  onde  in  Roma  gli  successe 
nello  spinoso  incarico  il  degno   prelato 
Emmanuelede  Gregorio  (F.), a  ciò  auto- 
rizzato in  precedenza  dal  Pontefice.  Fu 
il  cardinale  rilegato  a  Semur,  e  inoreu- 
do  nel  declinar  di  gennaio  1811    il  car- 


ile    diual  Antonelli  peniteuziere  maggiore^ 


38  PIE 

subito  gli  conferì   questa  cospicua    cari- 
ca Pio  VII.   Dispiacque  assai  a  Napoleo- 
ne di    vedere  inoltre  investito  de'  poteri 
pontifìcii  in  Francia  il  cardinal  di  Pietro, 
che  pel  suo  zelo  riteneva  per  nemico,  an- 
7\  autore  della  bolla  Omini  memoranda 
di  scomunica.  IJ  breve  col  quale  Pio  VII 
autorizzò  il  cardinale  per  gli  affari  spi- 
rituali di  Francia,  l'emanò  da   Savona. 
Nel  messaggio  o  manifesto  diretto  da  Na- 
poleone al  concilio  di  Parigi,  ingiurioso 
al  Papa  quanto  al  congresso,  riprovò  al- 
tamente la  condotta  del  cardinale,  cui 
accusò  di  allentati  contro  il  trono  e  l'al- 
tare, e  di  aver  ordito  oscure  trame  coi 
ciitlivi  preti  di  Francia.  L'odio  di  Napo- 
leone contro  il  cardinale  derivava  dal  cre- 
derlo uno  degli  autori  de' brevi  co' qua- 
li il  Papa  avea  negato  l' istituzione  ai  ve- 
scovi da  lui  nominati  e  disapprovato  quel- 
la loro  data  dai  capitoli,,  per  cui  da  Se- 
mur  lo  fece  tradurre  nelle  pubbliche  car- 
ceri di  Parigi  e  a'22  febbraio  1  8  i  1  trasfe- 
rire nelle  prigioni  di  Vincennes,  con  que- 
gli altri  illustri  campioni  della  Chiesa  che 
nominai  nel  voi.  XXXIII,  p.  i3- Nel  voi. 
XXVII,  p.  i  32, e  meglio  a  Pio  VII,  nar- 
rando i  preliminari  del  concordato  diFon- 
tainebleau  e  la  liberazione  de' cardinali, 
dissi  pure  come  Napoleone  fece  carcerar 
di  nuovo  il  cardinale,  che  pel  primo  avea 
illuminato  Pio  VII  circa  quel  fatale  ac- 
cordo, e  lo  mandò  in  Auxonne.   Lungo 
sarebbe  il  ricordare  i  disastri  in  cui  fra 
le  comuni  perturbazioni  fu  involto  il  car- 
dinale, mentre  a  gloria  del  vero  gli  si  de- 
ve lode  di  costanza,  fermezza  ed  equa- 
nimità che  serbò  immobile  sotto  gli  urti 
delle  maggiori  disavventure,  lo  che  si  può 
leggere  negli  storici  contemporanei,  come 
nella  Storia  dell'università  rom.  di  Re- 
nazzi,  t.  4,  p-  2òg  ;  nelle  Memorie  ist.  del 
cardinal  Pacca;  nell'Artaud,  Storia  di  Pio 
III,  e  nella  vita  del  medesimo  di  Pisto- 
iesi. Detronizzato  Napoleone  nel    18  14, 
Pio  VII  ritornò  alla  sua  Sede,  ed  il  car- 
dinale in  Roma,  nominandolo  nuovamen- 
te delegato  apostolico  allorché  partì  por 


PIE 

Genova  [P'.)  ;  indi  lo  dichiarò  agli  8  mar- 
zo 18  16  vescovo suburbicario  d'Albano, 
e  fu  il  r.°  albanese  cardinale  vescovo  di 
sua  patria, traslato poia'20,  maggio  1820 
al  vescovato  di  Porto  e  s.  R.uffina,come 
sotto-decano  del  sacro  collegio;  chiese  che 
sperimentarono  le  sue  cure  benefiche,  il 
suo  zelo  e  la  sua  carità.  Presiedette  co- 
me prefetto  alla  congregazione  dell'indi- 
ce edagli  studi  del  collegio  romano,  es- 
sendo membro  di  altre  o,  delle  primarie 
congregazioni  :  fu  protettore  de'  collegi 
maronito  e  greco  e  dell'accademia  teolo- 
gica. Inoltre  fu  impiegato  in  tutte  quelle 
congregazioni  straordinarie,  che  pel  rior- 
dinamento degli  affari  ecclesiastici  più  gra- 
vi ebbero  luogo  sotto  Pio  VII,  ed  il  suo 
voto  fu  sempre  valutato  e  tenuto  in  som- 
mo pregio,  per  le  sue  vastissime  cogni- 
zioni e  lunga  esperienza.  Ma  una  vita  lo- 
gora da  tante  fatiche  e  dalle  angustie  e 
disastri  sofferti  per  la  Chiesa,  soggiacque 
ad  una  complicazione  di  mali.  Tormen- 
tato lungamente  da  dolorosa  e  molestis- 
sima infermità,  vide  avvicinarsi  il  suo  fi- 
ne, e  con  quella  fiducia  che  inspirata  vie- 
ne dal  testimonio  della  buona  coscienza 
incontrò  placidamente  la  morte,  come  si 
conviene  all'uomo  giusto,  in  Roma  a'  2 
luglio  182  1,  d'anni  <j5i  assai  compianto. 
I  funerali  si  celebrarono  nella  sua  chiesa 
parrocchiale  di  s.  Carlo  ai  Catinari,  in  cui 
pontificò  la  messa  il  cardinal  de  Grego- 
rio. Nella  sera,  giusta  la  disposizione  del 
defunto,  il  cadavere  fu  trasportato  nella 
cattedrale  d'Albano  e  tumulato  con  lapi- 
de di  onorevole  elogio.  Lo  spirito  di  pie- 
tà, l'amore  della  religione,  la  purità  del- 
le massime,  la  costanza  inalterabile  ,  la 
placidezza  delle  maniere,  la  beneficenza 
(che  principalmente  provarono  \' Ospizio 
di  Tata  Giovanni  (P.),  ed  isordo-mu- 
tij,  come  dissi  a  Ospizio  di  s.  Maria  de- 
gli Angeli),  il  disinteresse,  la  prudenza, 
la  dottrina,  siccome  gli  meritarono  in  vi- 
ta la  comune  estimazione   e  in  morte  il 
tributo  de'  comuni  encomi  e  del  commi 
dolore,  cosi  ne  perpetueranno  il  nome, 


PIE 

quindi  dolce  e  carissima  ne  renderanno 
la  memoria. 

PIETRO  (s.)  nel  Rio  grande  del  Bra- 
sile (s.  Petri  de  Rio  Magno).  Città  con 
residenza  vescovile  del  Brasile  nell'Ame- 
rica meridionale,  nella  provincia  di  s.  Pie- 
tro, la  più  meridionale  dell'impero,  sulla 
riva  destra  del  Rio  grande  do  Sul,  all'u- 
scita del  lago  Pathos,  ed  all'estremità  di 
una  lingua  di  terra.  Caldissimo  n'è  il  cli- 
ma, con  case  generalmente  piccole,  inco- 
modate spesso  dalla  finissima  sabbia  che 
vi  porta  il  vento,  mentre  del  resto  è  va- 
go l'aspetto  della  città,  chiamata  pure  s. 
Fedro,  Rio  grande  es.  Pedro  de  Riogran- 
de.  Ebbegrande importanza  finoal  1763, 
in  cui  cessò  d'essere  capoluogo  della  pro- 
vincia ,  onore  che  fu  dato  alla  cospicua 
città  di  Portalegre.  Abbastanza  attivo  è 
il  commercio,  che  si  fa  particolarmente 
pel  porto  del  casale  di  s.  Giuseppe,  situa- 
to di  faccia  alla  città,  sulla  sinistra  spon- 
da del  fiume,  massime  di  cuoi  e  carni  sa- 
late 0  sfumate.  Novera  più  di  8,000  a- 
bitanti.  Il  regnante  Pio  IX  con  bolla  del 
1848  vreresse  la  sede  vescovile,  dichia- 
randola suflraganea  della  Baia  di  s.  Sal- 
vatore {J/-)- 

PIETRO  (s.).  Cavalieri  e  soldati  di 
s.  Pietro,  ordine  equestre  e  collegio  di  va- 
cabili. A  Milite  dissi  del  Miles  s.  Petri, 
grado  che  i  Papi  davano  a  quelli  che  in- 
nalzavano alla  dignità  regia  :  nel  voi. 
XXIV,  p.  107, riportai  come  Paolo  II  nel 
1471  creò  cavaliere  di  s.  Pietro  Borso 
d'Este  che  elevò  a  duca  di  Ferrara.  Nel 
possesso  di  Giulio  li  si  legge  che  a' 5  di- 
cembre i5o3  celebrò  la  messa  in  s.  Pie- 
tro alla  presenza  de'cardina!i,dopola  qua- 
le creò  milite  di  s.  Pietro  d.  Girolamo, 
indi  incominciò  la  cavalcata.  Quanto  al- 
l'ordine e  collegio  de'  cavalieri  e  soldati 
di  s.  Pietro,  fu  istituito  da  Leone  X  col- 
la bolla,  Sicut  prudcns  palerfamilias  , 
de'  i3  agosto  i52o  o  1 52  1 ,  componen- 
dolo di  401  cavalieri,  i  quali  contri- 
buirono ciascuno  1000  fiorini  d'oro, 
per  sollevare  il  tesoro  pontifìcio  dalle  ne- 


P  I  E  39 

cessila  in  cui  trova  vasi,  assegnando  loro 
l'annua  rendita  di  5  scudi  per  100  del 
contribuito.  Gli  concesse  diversi  privile- 
gi, dichiarò  i  loro  primogeniti  nobili  del- 
la primaria  nobiltà  e  conti  Lateranensi. 
Gli  assegnò  l'abito  di  corte  simile  a  quel- 
lo de  camerieri  del  Papa,  cioè  di  colore 
rosso  nel  dì  della  coronazione  del  Papa  e 
nero  in  quellodi  sue  esequie. Volle  che  por- 
tassero uua  collana  d'oro,  da  cui  pendes- 
se una  medaglia  simile,  con  l'immagine 
del  principe  degli  apostoli  da  una  parte 
e  dall'altra  Io  stemma  pontificio,  altri  di- 
cono la  propria  effigie.  Nelle  Memorie  del- 
l'ordine dello  speron  d'oro  di  Angeli,  si 
legge  che  l'ordine  fu  sotto  il  titolo  e  pa- 
trocinio de'ss.  Pietro  e  Paolo,  la  cui  im- 
magine portavano  appesa  alla  collana,  con 
l'obbligo  di  combattere  per  la  s.  Chiesa. 
Siccome  sotto  Pio  II  presso  Civitavecchia 
ne'mouti  della  Tolfa  si  scuoprirono  mi- 
niere d'allume,  la  cui  rendita  fu  da  quel 
Papa  assegnata  per  la  guerra  contro  i 
turchi  e  per  difesa  della  religione,  cos'i 
avendo  Leone  X  decretata  nel  concilio  di 
Laterano  V  tal  guerra,  affidò  ai  cavalie- 
ri l'esatta  amministrazione  delle  rendite, 
come  la  vigilanza,  onde  l'allume  non  fos- 
se venduto  ai  nemici  della  Chiesa.  L'or- 
dine fu  confermato  da  Clemente  VII,  co- 
me rilevasi  da  questo  opuscolo:  Bulla  e- 
rectionis  officii  dominorum  Mililum  s. 
Petri  de  numero  partici pantium  nuncu- 
patorum,  quamplurimis  privilegiis  deco- 
rati a  Leone  X  sum.  Pont,  una  cum  bul- 
la confirmalionis  Clementis  I'  II  et  alio- 
rum  privilegiorum  concessione,  Romae 
1527  apud  Bladium.  Altra  conferma  i 
cavalieri  l'ebbero  da  Paolo  III,  il  quale 
istituì  i  cavalieri  di  s.  Paolo  (Z7!).  Narra 
il  Ratti,  Della  famiglia  Sforza  par.  1,  p. 
223,  che  Paolo  III  a*23  dicembrei534 
creando  un  cavaliere  di  s.  Pietro,  gli  cin- 
se la  spada  il  conte  Bosio  Sforza  ,  capi- 
tano della  guardia  del  Papa.  Dopo  la  sua 
morte  l'ordine  mancò  di  splendore,  mol- 
ti cavalieri  rivocò  s.  Pio  V,  solo  restan- 
do quelli  uffiziali  di  cancelleria  detti  va- 


4o  PIE 

cubili,  di  cui  feci  cenno  nel  voi.  VII,  p. 
l85,  perchè  con  denaro  ne  compravano 
1'  uiLizio.  Sisto  V  che  aumentò  tutti  gli 
uflizi  vacabili,  trovò  che  allora  i  cavalie- 
ri di  s.  Pietro  erano  4°  i  e  quelli  di  s.  Pao- 
lo 200  ;  de'quali  appartenevano  al  vice- 
cancelliere 26  cavalieri  di  s.  Pietro  e  i3 
di  s.  Paolo,  cui  li  tolse  Innocenzo  XI  nel 
1679.  Riporta  il  Ricci,  De  giubilei  uni- 
versali, p.  160  e  3  18,  che  in  quello  del 
i6'i5  pose  4  cavalieri  di  s.  Pietro  al- 
la custodia  della  porta   santa   della  ba- 
silica Vaticana,  ordinando  loro  tenere  in 
mano  bacchette  con  la  epigrafe  :  Equi- 
ics  s.  Petrij  e  che  nel  1673  apertasi  da 
Clemente  X  la  porta  santa  della  basilica 
Vaticana,  i  cavalieri  di  s.  Pietro  incomin- 
ciarono a  custodirla,  seduti  su  banchi  da 
un  lato  e  cou  bastoni  ove  era  scritto  il 
loro  ulììzio.  Quando  nel  1750  l'apri  Be- 
nedetto XIV,  fece  un  zelaute  discorso  ai 
cavalieri  per  la  diligente  vigilanza,  on- 
de prevenire  qualunque  disordine  in  det- 
ta basilica.  Il  medesimo  Benedetto  XIV 
in  aiuto  della  camera  apostolica,  già  nel 
1  744  con  moto-proprio  degli  8  gennaio, 
l'avea  autorizzata  a  restituire  il  denaro 
ai  cavalieri  di  s.  Pietro  esteri,  qualora  non 
fossero  al  servizio  della  s.  Sede.  Nel  voi. 
XVI  ,  p.  129  ,  dissi  che  Leone  XII  nel 
1825,  alla  custodia  delle  porte  sante,  ai 
cavalieri  de'  ss.    Pietro  e  Paolo  sostituì 
i  guardiani  delle  confraternite.    Antica- 
mente celebrandosi  nella  chiesa  di  s.  Pie- 
tro in  Vincoli  la  festa  di  questi,  vi  assi- 
stevano i  cavalieri  di  s.  Pietro,  e  vi  con- 
correvano i  pescatori  e  marinari,  perchè 
l'apostolo  fu  pescatore.  Prima  e  sino  a 
Pio  VI  nella  processione  del  Corpus  Do- 
mini,  in  due  tratti  di  strada  i  cavalieri 
sostenevano  le  aste  del  baldacchino  sotto 
cui  incedeva  il  Papa.  Il  p.  Bonanni  nel 
Catalogo  degli  ordinicquestri,  p.  9I,  par- 
la di  questi  cavalieri  e  ne  riporta  la  figura* 
PIETRO  MARTIRE  (s.).  Ordine  e- 
(jiifistre,  istituito  con  l'invocazione  di  Ge- 
sù Cristo  e  di  s.  Domenico,  che  se  ne  ce- 
lebra iondatore  per  le  crociale  coutro  gli 


PIE 

albigesi;  ne  parlai  ne' voi.  XXX,  p.  106, 
e  XXXVI,  p.  46-  Tuttora  forma  un  or- 
dine equestre  nella  Spagna  e  lo  conferi- 
sce il  sovrano.  Il  re  Ferdinando  VII  a'  1  7 
maggio  1 8 1 5  ordinò  che  i  ministri  del- 
l' Inquisizione  ogni  giorno  portassero  o- 
slensibile  la  decorazione  di  questo  ordine. 
P1ETR.O  il  Venerabile.  V.  Cluxì  e 
Ponzio  Margoliesi. 

PIETRO  Fullone.  V.  Gnìfeo. 
PIETROBURGO, s.  Petersburg,  Pe- 
Iropolis.  Città  capitale  dell'  impero    rus- 
so nell'Ingria,  bella  e  celebre,  la  maggio- 
re città  dell'Europa, dopo  Londra,  Pari- 
gi e  Mosca,  secondo  alcuni  geografi,  nel 
nord-ovest  della  monarchia  ,  capoluogo 
di  governo  e  di  distretto,  all'estremità 
orientale  del  golfo  di  Finlandia,  alla  fo- 
ce della  Nevka,  sopra  le  due  sponde  e  su 
parecchie  isole  di  questo  fiume  ,  a    174 
leghe  nord-ovest  da  Mosca,  49°  da  Pa- 
rigi, 679  da  Roma  e  1400  da  Pekino. 
Latitudine  nord  59°6i',  longitudine  est 
27°  58   3o".  Residenza  dell'  imperatore, 
del  senato  ,  dei  diversi  ministeri  e  delle 
primarie  autorità  dello  stato;  è  pur  sede 
del  cosi  detto  santo  sinodo  (  di  cui  feci 
parola  nel  voi.  XXXII,  p.  1 4g  e  relati- 
vi articoli),  dirigente  gli  affari  generali 
del  clero  della  religione  greca  ,  di  cui  è 
autocrate  l'imperatore,  d'un  arcivescovo 
metropolitano,  di  un'  eparchia  0  diocesi 
che  comprende  anche  Revel,  d'una  uni- 
versità, la  cui  giurisdizione  si  estende  so- 
prai governi  di  Arcangelo,  Kaluga,  Mohi- 
low,  Oionelz,  Pietroburgo,  Pskov,  Sino- 
lensko,  Vitepsco  e  Vologda,  e  di  un  am- 
miragliato.  Questa  magnifica  e  illustre 
città,  di  forma  quasi  rotonda,  che  si  an- 
nunzia da  lontano  col  gran  numero  di  cu- 
pole e  campanili  ond'  è  coronala,  ha  cir- 
ca otto  leghe  e  mezza  di  circonferenza  e 
due  leghe  e  uu  quarto  di  diametro,  ma 
sopra  questa  estensione  si  trovano   vasti 
terreni  vuoti,  specialmente  nell'isole  Ba- 
silio e  s.  Pietroburgo,  una  parte  delle 
(piali  è  coperta  di  paludi  e  di  boschi;  co- 
me molto  spazio  pur  occupano  la  Nevka 


PIE  PIE                       4< 

ed  i  suoi  rami.  Il  suolo  che  occupa  Pie-  tediale  de'ss.  Pietro  e  Paolo,  la  zecca,  il 
troburgoè  perfettamente  piano,  alquan-  carcere,  il  cantiere  per  legai  da  guerra  e 
to  basso  e  pantanoso.  Le  diverse  coi  ieri-  la  casipola  di  legno,  nella  quale  dimorò 
ti  e  rami  della  JNevka,  che  prende  i  no-  Pietro  1  il  Grande  (piando  costruì  que- 
mi  di  piccola  e  grande  ,  formano  nume-  sta  città.  Più  al  nord  dell'isola  degli  Spe- 
rose  isole,  le  più  importanti  tra  le  quali  ziali  si  trova  il  giardino  botanico,  e  più 
sono  l'isole  s.  Pietroburgo  e  Basilio  o  Vas-  case  imperiali  di  delizie  sono  sparse  da 
sili;  giace  la  prima  tra  la  gran  Nevka,che  cpiesta  parte  in  diverse  isolette.  L'  isola 
poi  co'sooi  rami  determina  quelle  degli  Basilio  è  abitata  nella  parte  orientale,  e 
Speziali,  Kamenoi,  Yelaghine  ec,  e  la  pie-  vi  sono  tutti  gli  stabilimenti  pubblici  e 
cola  Nevka,  dove  trovasi  l'isoletta  Petrov-  commerciali,  come  la  dogana,  la  borsa, 
skoi  ;  1' isola  Basilio  è  la  più  considera-  corderie,  magazzini;  diversi  altri  edilìzi 
bile  di  tutte  ed  emporio  del  commercio;  per  le  accademie  delle  scienze  e  belle  ar- 
mi piccolo  braccio  della  piccola  Nevka  ti,  l'università,  la  scuola  delle  miniere  e 
determina  l'isola  Golodai.  La  città  si  di-  diverse  caserme  ;  nell'ovest  verso  il  gol- 
vide  amministrativamente  in  12  parli,  iodi  Finlandia,  nel  bacino  chiamalo  por- 
comprendenti  54  quartieri.  La  più  vasta  to  delle  Galere,  vi  stanziano  i  piccoli  ba- 
e  più  bella  parte  di  questa  capitale  oc-  stimenti  della  marineria  imperiale  ,  es- 
cupa la  sinistra  sponda  del  fiume,  dove  sendovi  nel  villaggio  il  lazzaretto.  Dal  la- 
trovansi  5  grandi  quartieri  0  divisioni,  to  di  terra  non  è  uè  fortificata,  né  cinta 
con  diverse  riviere  attraversate  da  i56  di  mura. 

ponti,  e  ricorderò  la  magnifica  rivie-  La  città  è  fabbricata  sopra  disegno  re- 
ra  della  corte,  fiancheggiata  da  belli  e-  golare,  con  architettura  italiana.  Le  slra- 
difizi.  Le  divisioni  sono:  \' Ammiraglia-  de  sono  dritte,  quasi  tutte  lunghissime, 
to,  in  cui  oltre  questo  stabilimento,  tro-  larghe,  ben  illuminatela  notte,  con  larghi 
■vansi  i  palazzi  imperiali  d'  Inverno  e  di  acquedotti  nel  mezzo,  fiancheggiate  da 
Marmo,  quello  della  Ragione,  parecchi  comodi  marciapiedi ,  da'  quali  nell'in- 
niinisteri,  il  senato,  la  banca,  la  posta,  i  verno  tolta  la  neve  si  sostituisce  la  sab- 
teatrij  il  gran  bazar,  belle  chiese,  in  un  bia,  e  da  case  ben  decorate  che  vengono 
alla  cattedrale  di  Nostra  Donna  di  Ka-  rimbiancate  tutti  gli  anni,  per  cui  dan- 
zan.  Il  quartiere  della  Fonderia  racchi  u-  no  sempre  un  elegante  aspetto;  molte 
de,  oltre  gli  arsenali,  numerose  caserme  hanno  frontoni  sostenuti  da  colonne  con 
e  la  magnifica  delle  guardie  a  cavallo.  In  tal  profusione,  che  Pietroburgo  può  dir- 
quello  di  Narva  ve  n'é  altra  simile  ;  nel  si  la  città  delle  colonne.  Poco  numerose 
quartiere  di  Rojestvenskoi  vi  è  il  palazzo  sono  le  piazze  pubbliche,  distinguendosi 
di  Tauride,  il  vasto  convento  di  Smul-  quelle  di  Pietro  I  il  Grande,  dell'Animi-. 
noi  ;  in  quello  di  Karelnoi  è  rimarchevo-  ragliato  e  del  Palazzo;  in  mezzo  alla  pri- 
le  il  monastero  di  s.  Alessandro  Newsky  ma  sorge  la  celebre  statua  equestre  co- 
(  F.).  Sulla  sponda  destra  ,  nel  piccolo  lossaledi  bronzo  di  quel  rigeneratore  dei- 
quartiere  Vihurgo,  trovansi  gli  ospedali  la  Piussia  ,  eretta  da  Caterina  II  e  scoi- 
per  l'esercito  e  la  marineria,  la  scuola  ve-  pita  dal  francese Falconet  in  atto  di  slan- 
terinaria,  l'accademia  medico-chirurgica  ciarsi  di  galoppo  dall'alto  di  una  rupe, 
ed  un  cantiere  per  le  navi  mercantili.  L'  i-  su  piedistallo  mostruoso  che  mira  bil  men- 
sola di  s.  Pietroburgo  é  occupata  dagli  te  vi  trasportò  Carburi  ionio  :  la  piazza 
spalti  ed  opere  avanzate  della  cittadella  del  Campo  di  Marte  ,  presso  il  palazzo 
postasu  d'un  isolotto  nel  mezzo  della  cit-  di  Marmo  e  dove  si  sogliono  fare  le  pa- 
tà,  ma  inutile  alla  sua  difesa  ,  con  torre  rate  delle  truppe  ,  riesce  notabile  per.  la 
alla  odo  piedi;  nel  recinto  sono  la  cut-  sua  grandezza, bellezza  di  sue  case  e  situa- 


[Vx  P  1  E 

zinne;  da  un  Salo  si  eleva  uu  obelisco  di 
marmo  innalzato  ad  onore  del  conte  Ro- 
mantzow,  dall'altro  la  statua  pedestre 
di  Suvarow.  Questa  metropoli  possiede 
un  gran  numero  di  belli  edifizi,  in  mas- 
sima parte  opera  dell'italiano  architetto 
Quereughi  :  citerò  primieramente  il  pa- 
lazzo d'Inverno,  residenza  dell'imperato- 
re, che  contiene  magnifici  appartamen- 
ti, una  bella  cappella  ed  una  bella  scala 
di  marmo,  senza  dire  della  sala  di  s.  Gior- 
gio, del  deposito  nel  quale  si  custodisce 
il  diadema,  lo  scettro  e  gli  altri  gioielli 
della  corona,  tra' quali  un  diamante  di 
i  q4  cara  ti  che  fregia  lo  scettro  :  in  questo 
palazzo  nel  dì  i.°  dell'anno  si  dà  la  Ma- 
tollerata,  festa  brillantissima,  alla  quale 
intervengono  l'imperatore  e  la  sua  fami- 
glia, e  in  cui  ammesse  sono  egualmente 
le  persone  di  tutte  le  condizioni.  Dal  pa- 
lazzo d'Inverno  per  una  galleria  costrui- 
ta sopra  una  volta  si  passa  in  quello  del- 
l'Eremitaggio, fabbricato  da  Caterina  II, 
che  vi  raccolse  preziose  collezioni  di  qua- 
dri, una  biblioteca  di  4o,ooo  volumi,  ga- 
binetti di  storia  naturale  e  di  fisica:  qui 
la  sovrana,  circondata  da  uomini  di  spi- 
rito, andava  a  ricrearsi  ,  occupandosi  in 
letteratura  e  in  belle  arti,  lungi  dall'eti- 
chetta inerente  al  suo  titolo  d'  impera- 
trice. Alquanto  più  all'est  trovasi  il  pa- 
lazzo di  Marmo,  costruito  quasi  tutto  di 
granito,  e  più  innanzi  il  giardino  d'Esta- 
te ,  mediante  un  superbo  cancello  e  da 
uu  colonnato  di  granito  separato  dalla 
riviera  della  Nevka,  e  per  la  sua  situazio- 
ne nel  centro  della  città  frequentatissi- 
mo nella  bella  stagione  ;  vedesi  in  fondo 
il  palazzo  s.  Michele,  vasto  edilìzio  qua- 
drato, fatto  edificare  da  Paolo  I  nel  sito 
dell'antico  palazzo  d'Estate  e  nel  quale 
inori  ;  dirimpetto  sta  una  statua  di  Pie- 
tro I.  Tra  la  piazza  di  questi  e  il  palaz- 
zo d'Estate,  un  passeggio  piantato  a  ti- 
gli contorna  il  paralellogratuma  dell'Am- 
miragliato, cui  sormonta  un'alta  freccia 
di  rame  doralo,  col  tribunale  della  ma- 
rineria e  cantieri  da  costruzioue  per  8  o 


PIE 

io  vascelli,  donde  divergono  tre  prima- 
rie strade,  essendo  in  quella  della  Pro- 
spettiva di  Newsky  il  palazzo  della  Cit- 
tà ornato  di  bellissima  torre,  il  gran  Ba- 
zar, immenso  fabbricato  irregolare  coper- 
lo  di  latta,  il  piccolo  teatro,  la  biblioteca 
imperiale,  il  palazzo  d'Anitckow,  e  par- 
ticolarmente la  magnifica  cattedrale  di 
Nostra  Donna,  nella  quale  vanno  i  sovra- 
ni solennemente  a  render  grazie  a  Dio 
degli  avvenimenti  felici  che  accadono  sot- 
to il  loro  legno,  ed  è  ornata  di  bella  cu- 
pola; riccamente  ornata  di  dentro,  pre- 
cede un  superbo  portico  semicircolare, 
sostenente  un  terrazzo,  essendo  l'ingres- 
so formato  da  colonne  corintie  e  la  porta 
maggiore  di  bronzo.  Da  ultimo  venne 
terminato  il  Nouvel  Ermiiage  o  nuovo 
museo  di  antichità,  di  scultura  e  di  pit- 
tura, la  cui  costruzione  fu  principiata  nel 
1810.  Questo  vasto  e  magnifico  edifizio 
è  tutto  di  pietra  e  metallo,  tranne  le  por- 
tee  alcuni  pavimenti:  la  copertura  è  di 
ferro.  Le  mura  sono  di  marmo  ,  il  pavi- 
mento delle  gallerie  di  musaico,  ed  il  pe- 
ristilio che  circonda  il  grande  cortile  in- 
terno si  compone  di  182  colonne  corin- 
tie monolite  di  marmo  0  di  granito. 

Presso  l'Ammiragliato  inoltre  si  pre- 
sentano il  palazzo  del  senato  e  la  chiesa 
di  s.  Isacco,  magnifici  edifizi,  distinguen- 
dosi il  secondo  pei  grandiosi  lavori  di  fer- 
ro fuso;  la  chiesa  di  s.  Nicola  Taumatur- 
go, una  delle  più  belle  della  città,  vicina 
al  gran  teatro,  bel  monumento  anch'es- 
so, che  occupa  il  centro  d'una  piazza  qua- 
drata, con  pubblici  scaldatoi  pei  dome- 
stici che  all'inverno  attendono  i  loro  pa- 
droni alla  fine  dello  spettacolo.  Principa- 
le ornamento  della  via  Bolchaia-Sado- 
vaia  è  la  banca  d'assegnazione,  bell'edilì- 
zio ,  colla  facciata  decorata  di  colonne  e 
di  statue;  l'ostello  0  albergo  di  Malta,  do- 
ve tengonsi  i  capitoli  di  lutti  gli  ordini 
equestri  di  Prussia,  e  1*  elegante  palazzo 
del  granduca  Michele.  Nella  bella  e  lar- 
ga strada  Prospettiva  della  Fonderia ev- 
vi  il  palazzo  imperiale  di  Tauride ,  con 


PIE 

vaste  gallerie  e  giardini,  il  con  vento  Suiol- 
noi  sormontato  dà  numerosi  campanili, 
la  chiesa  di  s.  Gio.  Battista,  il  monaste- 
ro di  s.  Alessandro  Newsky  e  la  vasta  ca- 
sa per  l'arcivescovo  metropolitano  di  Pie- 
troburgo, con  biblioteca  di  3o,ooo   vo- 
lumi, seminario  ,  cimitero,  giardino  e  5 
chiese,  Ih  principale  dellequali  bellissima, 
possiede  le  reliquie  di  detto  santo  in  cas- 
sa d'argento  massiccio  ben  lavorato,  e  le 
tombe  de' membri  non  coronati  della  fa- 
miglia imperiale;  vi  si  trova  una  cam- 
pana di  26,400  libbre.  I  monumenti  si- 
tuati ne'quartieri  della  riva  destra  della 
Nevka  sono  notabili  più  per  grandezza 
che  per  architettura;  luttavolta  si  deve 
ricordare  la  chiesa  cattedrale  de'ss.  Pie- 
tro e  Paolo  nel  recinto  della  città,  dove 
sono  sepolti  da  Pietro  1  in  poi,  tranne  Pie- 
tro II,  lutti  i  sovrani,  sormontata  da  gu- 
glia diramedorato  alta  ben  5  j  tese.  Nel- 
l'isola Basilio  la  Borsa,  edifìzio  moderno, 
è  cinta  da  colonnato  e  preceduta  da  ri- 
viera a  foggia  di  terrazzo,  adorna  ili  Il  uè 
colonne  rostrate  e  dalla  quale  si  gode  una 
vista  imponente  ed  estesa.  Pumarchevoli 
pur  sono  :  la  dogana  ;  i  i  3  collegi  forman- 
ti lunga  serie  di  bei  fabbricati  ,  occupati 
dal  santo  sinodo  e  dagli  archivi;  il  corpo 
de'cadetli  nobili,  con  cavallerizza,  giuo- 
co di  palla  ,  immenso  giardino  e  piazza 
d'esercizi;  l'accademia  delle  belle  arti, 
uno  de'  più  belli  edilizi  di  Pietroburgo, 
eretto  nel  1788,  ove  sono  mantenuti  3oo 
alunni  a  spese  dello  stato,  e  possiede  nu- 
merosa collezione  di  modelli,  di  gessi,  di 
quadri  originali  e  di   abbozzi  di  grandi 
maestri;  l'accademia  imperiale  delle  scien- 
ze, fondala  insieme  coll'osservatorio  che 
vi  torreggia  nel  1724  da  Pietro  I,  diret- 
to dai  consigli  di  Leibnitz,  indi  continua- 
ta da  Anna  e  da  Elisabetta,  e  dotata  da 
Caterina  Ihl^accademiasi  divide  in  3  clas- 
si, matematiche,  scienze  naturali,  scien- 
ze storiche  e  politiche  ;  possiede  un  pre- 
zioso scientifico  tesoro,  cioè  la  biblioteca 
di  1 10,000  volumi,  con  molti  rari  e  cu- 
riosi; il  museo  asiatico  che  contiene  di- 


Pi!  E  43 

verse  collezioni  orientali,  come  3ooo  vo- 
lumi omss.  cinesi,  parecchi  de'quali  giap- 
ponesi, ed  alcuni  mongoli  e  tibetani,  a- 
rabi,  persiani,  turchi,  con  monete  ,  idoli 
e  oggetti  di  quelle  regioni;  il  museo  e- 
gizio,  composto  di  papiri,  di  mummie  e 
idoli  raccolti  in  Alessandi  io;  il  museo  et- 
nografico, con  vesti  e  utensili  delle  tribù 
siberiane;  il  gabinetto  di  numismatica, 
arricchito  nel  i8a3  con  collezione  dello 
monete  e  medaglie  russe;  il  gabinetto  di 
storia  naturale,  curioso  soprattutto  per  la 
collezione  di  animali  antidiluviani;  il  ga- 
binetto d'  ornitologia,  ricco  d'uccelli  ra- 
rissimi ;  l'erbolaio  che  contiene  collezio- 
ne di  funghi  e  di  piante  americane;  il  ga- 
binetto mineralogico  con  una  serie  com- 
pleta di  minerali  di  Siberia  :  in  una  ca- 
sa vicina  si  vede  il  famoso  globo  celeste 
di  rame  d'i  1  piedi  di  diametro,  di  Got- 
torp,  un  tempo  collocato  sulla  torre  del- 
l'accademia. 

Numerosi  sono  in  Pietroburgo  gl'isti- 
tuti d'istruzione  che  contribuiscono  a  dif- 
fondere il  gusto,  l'amore  delle  scienze  e 
delle  arti  che  vi  hanno  fatto  grandi  prò* 
gressi,  cioè  :  l'università  in  elegante  edi- 
fìzio eretto  nel  1  783,  alla  quale  è  addet- 
to un  istituto  orientale,  dove  s' insegna 
l'arabo,  il  persiano,  il  turco,  il  tartaro, 
il  cinese,  il  manciù,  il  sanscrito,  il  tibe- 
tano, il  mongolo,  il  calmucco,  il  giorgia- 
uo  e  l'armeno;  le  accademie  russe,  oltre 
delle  scienze  e  delle  belle  arti,  di  medi- 
cina e  di  chirurgia  ;  gran  numero  di  so- 
cietà dotte,  come  quella  degli  amici  del- 
la lingua  russa,  la  società  libera  degli  a- 
mici  della  letteratura  russa,  quella  degli 
amici  della  letteratura,  scienze  e  arti,  la 
società  libera  per  le  scienze  economiche, 
quella  per  lo  stabilimento  delle  scuole  di 
insegnamento  reciproco,  le  società  mine- 
ralogica, farmaceutica  e  di  mediciua,  le 
altre  di  economia  rurale  e  per  l'incorag- 
gimeuto  degli  artisti,  la  società  imperia- 
le filantropica,  quella  militate  ec;  uu  isti- 
tuto calmucco  destinato  a  somministra- 
re alla  corona  abili  interpreti  di  lingua 


44 


PIE 


calmucca,  una  dozzina  nobile  dell'  uni- 
versità; 3  scuole  di  cadetti,  una  delle  qua- 
li perla  marina  imperiale;  3  ginnasi,  una 
scuola  superiore,  un  istituto  pedagogico; 
scuole  di  veterinaria,  di  paggi  ,  di  com- 
mercio ,  di  marineria  mercantile,  cui   è 
unita  quella  di  navigazione,  d'architettu- 
re navale,  militare,  d'artiglieria,  foresta- 
le, imperiale  d'agricoltura,  e  scuola  di  mi- 
niere ricchissima  di   preziose  collezioni  , 
coi  modelli  delle  macchine  impiegate  nei 
lavori  delle  miniere,  con  gabinetto  di  mi- 
neralogia, unico  per  cièche  riguarda  l'o- 
rictognosia  ,  e  montagna  artificiale  nel 
giardino,  in  cui  differenti  strati  rappre- 
sentano la  posizione  de'  metalli  e  mine- 
rali, come  si  trovano  in  seno  della  terra; 
istituto  delle  strade  e  comunicazioni,  ar- 
gini e  ponti  ;  istituto  tecnologico  ;  scuola 
di  cavalleria  per  formare  istruttori  ai  reg- 
gimenti; i  5  scuole  primarie,  4  delle  qua- 
li di  mutuo  insegnamento,  case  di   edu- 
cazione pegli  orfani  militari,  perle  don- 
zelle nobili  o  istituto  di  s.  Caterina,  oltre 
il  monastero  di  Voskrecensky  che  ha  la 
stessa  destinazione;  istituto  de'sordo-mu- 
ti,  i  i  biblioteche  pubbliche,  la  più  impor- 
tatile dellequali  è  l'imperiale  di  3oo,ooo 
volumi  e  12,000  mss.  Vi  sono  superbe 
collezioni  di  quadri  e  d'antichità,  tra   le 
altre  quella  del  museo  flomantzow;  pa- 
recchi orti  botanici  ben  mantenuti,  in  i- 
specie  quello  di  Pawlowsky  ,  dove  tro- 
vansi  le  piante  più  rare  riportate  dai  na- 
vigatori lussi.  Possiede  Pietroburgo  i  i5 
chiese  pel  rito  greco  oltre  le  cappelle,  33 
chiese  o  templi  pei  culti  stranieri,  come 
3  luterane  tedesche,  una  svedese  ,  olan- 
dese,riformata  tedesca,  armena  ;  altri  pe- 
rò d'assai  diminuiscono  il  numero  delle 
suddette  chiese:  delle  cattoliche  parlerò  in 
fine.  Vi  sono  due  conventi,  casa  pei  tro- 
vatelli, d'  inoculazione,  tre  grandi  ospe- 
dali militari,  il  monte  di  pietà,  casa  d'in- 
validi, ritiro  di  penitenza,  asilo  de'ciechi, 
parecchi  ospedali  civili,  casa  per  le  par- 
torienti ,  tre  teatri,  russo,  francese  e  te- 
desco. Fiorente  è  l'industria  e  le  sue  ma- 


P  IE 
nifatture producono  stoffe,  maiolica,  por- 
cellana, lavori  di  fonderie,  di  eccellenti 
orificerie  e  gioiellieri  ec.  ;  vi  sono  più  di 
26  stamperie,  delle  quali  17  pel  gover- 
no. Il  commercio  favorito  dalla  Nevka  vi 
conduce  tutte  le  produzioni  dell'interno 
dell'impero  e  da  tutti  i  suoi  punti  vi  af- 
fluiscono i   mercanti  ,  oltre  i   negozianti 
forestieri  ivi  stabiliti.  Nel  1800  ebbe  fi- 
ne il  nuovo  arsenale,  costruito  sulla  riva 
destra  della  Nevka,  ed  ebbe  pur  termine 
la  strada  ferrata  da  Pietroburgo  a  Mosca, 
icui  lavori  incominciarono  nel  1842. L'in- 
augurazione di  questa  prima  strada  fer- 
rata che  conduce  nell'interno  della  Russia 
e  congiunge  le  due  capitali  dell'impero  (il 
cui  viaggio  si  farà  in  20  ore,  come  si  dice), 
l'eseguì  a'20  agostoi  8  Ji  l'imperatore  Ni- 
colò 1  colla  sua  eccelsa  famiglia,  giorno  del 
i5.  anniversario  di  sua  coronazione.  Nel 
1  85 1  fu  compito  il  ponteSamson,  median- 
te il  quale  con  l'altro  nuovo  ponte  Blaho- 
vest  la  città  venne  intimamente  unita  al 
gran  principato  di   Finlaudia.  Alla  testa 
del  commercio  trovasi  il  collegio,  indi  la 
banca  de'biglietti  d'assegnazione  fonda- 
ta nel   1786,  quella  dell'ipoteche,  l'uffi- 
zio di  sconto,  la  camera  di  assicurazioni 
marittime  e  la  banca  di  commercio  fon- 
data nel  1818.  La  popolazione  ascende 
acirca  5oo,ooo  abitanti,  generosi,  ospi- 
tali, spiritosi,  alquanto  leggieri;  le  donne 
ordinariamente  sono  avvenenti;  il  basso 
popolo  è  religioso  e  laborioso.  Poco  nu- 
merosi sono  i  divertimenti   pubblici,  il 
principale  ned' inverno,  in  cui  il  clima  è 
eccessivamentecrudo, consiste  a  farsi  tra- 
scinar giù  in  islitla  sopra  moutagne  arti- 
ficiali coperte  di  nevi  gelate  :  la   Nevka 
ordinariamente  sta  gelata  5  mesi.  I  con- 
torni della  città  sono  ornati  di  numero- 
se e  belle  case  di  villeggiatura,  tra  le  qua- 
li si  nota  sulla  spiaggia  del  golfo  di  Fin- 
landia  il  palazzo  imperiale  di  Catheri- 
nenhof,  fabbricato  da  Pietro  l  nel  171  1, 
all'occasione  del  felice  esito  della  guerra 
contro  la  Svezia  ,  e  che  forma  la  metà 
d'un  ameno  passeggio;  è  di  leguo,  mu  va- 


IME 
sto,  e  contiene  parecchi  oggelli  rlie  ap- 
partennero al  Conciatore,  ed  ha  propin- 
qui ameni  giardini, 

Pietroburgo  nel  sito  ovesorge  nel  1  703 
era  il  luogo  delle  capanne  de'  pescatori 
svedesi,  protette  dalla  fortezza  di  Nien- 
schantz,  che  in  quel  medesimo  anno  cad- 
de in  potere  di  Pietro  1  il  Grande  czar 
delle  Russie,  il  quale  colpito  dai  vantag- 
gi ch'esibiva  tale  posizione  pel  commer- 
cio del  Baltico,  determinò  di  edificarvi 
una  città,  che  fece  incominciare  sul  mo- 
mento, trionfando  degli  ostacoli  che  ad  o- 
gni  ora  riproduceva  il  terreno  limaccio- 
so, deificandola  al  principe  degli  apo- 
stoli s.  Pietro,  di  cui  portava  il  nome, 
che  fu  quello  impostogli.  Non  fu  da  prin- 
cipio che  una  piazza  d'armi,  i  cui  edilì- 
zi erano  di  legno  e  difesi  da  un  terrapie- 
no; ma  la  vittoria  di  Pollava,  la  conqui- 
sta della  Livonia,  la  presa  di  Viburgo, 
decisero  Pietro  I  ad  ingrandire  la  sua  nuo- 
va città  ed  a  faine  la  capitale  del  suo  im- 
perodi  Russia  (F.)  invece  di  Mosca  (I7.): 
fortificazioni  di  pietra  sostituironsi  alle 
prime,  vi  fu  nel  i  y  1 4-  trasferito  il  senato 
e  quattro  anni  dopo  vennero  a  risieder- 
vi gli  altri  dicasteri,  nello  slesso  mentre 
che  il  sovrano  ingiungeva  alle  primarie 
famiglie  dell'impero  di  venire  ad  abita- 
re Pietroburgo,  laonde  alla  sua  morte 
nel  172^  già  era  grande  e  bella  :  la  cit- 
tadella, l'ammiragliato,  la  cattedrale  dei 
ss.  Pietro  e  Paolo,  il  monastero  Newsky 
trova vansi  fabbricati.  11  troppo  breve  re- 
gno di  Caterina  I  niun cambiamento  recò 
alla  città,  non  più  di  quello  di  Pietro  li 
che  quasi  sempre  abitò  Mosca; ma  aven- 
dovi I'  imperatrice  Anna  del  1730  fis- 
sala la  sua  residenza,  nuovamente  fiorì. 
Questa  principessa  vi  fondò  numerosi  e- 
difizi  e  fece  aprire  nuove  strade  sulla  si- 
nistra sponda  della  Nevka  ,  sino  allora 
parte  meno  importante  della  città.  De- 
\esi  all'imperatrice  Elisabetta  del  1  7/4. 1 
il  palazzo  d'Inverno,  dove  risiedono  i  so- 
vrani ;  ma  i  regni  di  Caterina  II  del  1  76?. 
e  sopra  tutti  d'Alessandro  1  del  1801  han- 


P  1  E  \~> 

no  fatto  di  questa  capitale  una  delle  più 
belle  del  mondo  ;  quell'imperatore  ma- 
gnanimo nel  i8i()  vi  fondò  l'università 
degli  studi.  Il  rigore  del  verno  vi  cacciò 
dentro  nel  1821  una  torma  di  lupi  af- 
famati, che  furono  prestamente  distrut- 
ti. La  Nevka  vi  fece  talvolta  risentire  di- 
sastrosi straripamenti;  citasi  specialmen- 
te quello  del  1  8  e  19  novembre  182/1,  nel 
quale  trovarono  la  morte  ben  1  5,000  per- 
sone, numero  che  vuoisi  di  molto  esage- 
rato; incalcolabili  furono  le  perdite  del 
commercio,  che  si  valutarono  circa  1  5o 
milioni  di  scudi;  ecome  l'inondazione  si 
estese  5  leghe  all'intorno,  distrusse  gran 
numerò  di  villaggi.  Alessandro  1  prodigò 
in  tale  infortunio  i  più  generosi  soccor- 
si, e  sì  nobile  esempio  dalla  nazione  imi- 
tato fece  sparire  ben  presto  le  traccie  di 
tanta  sciagura.  Nel  ib>25  per  l'ammuti- 
namento militare  che  scoppiò  dopo  la 
morte  d'  Alessandro  I,  vi  rimase  ucciso 
il  generaIeMiIoradowitch.il  regnante  im- 
peratore Nicolò  I  ha  accresciuto  i  pregi 
di  questa  floridissima  metropoli,  che  in 
parte  accennai,  il  cui  nome  va  unito  ai 
più  grandi  avvenimenti,  per  l'influenza 
della  sua  potentissima  corte.  Ne'suoi  din- 
torni sono  i  vasti  castelli  imperiali  di  Pe- 
terhow,  Orianenbaum,Zarkoi-Selo,  Gat- 
schiua,  Tchesmè,  Pawlowsky,  Rapscha  e 
Rammenoi  -Ostrow. 

A  Riovia  e  Mohilow  parlai  delle  no- 
tizie ecclesiastiche  riguardanti  i  cattolici 
di  Pietroburgo,  i  quali  sotto  Caterina  1!, 
in  un  a  quelli  di  Mosca  e  del  Chersone- 
so,  per  le  convenzioni  fatte  con  Pio  VI  ed 
istituzione  d'alcune  sedi  vescovili  e  del- 
l'elevazione di  quella  di  Mohilow  a  me- 
tropolitana, furono  sottoposti  alla  giuris- 
dizione del  nuovo  metropolita  latino  di 
Mohilow.  A  tal  uopo  Pio  VI  vi  spedì  le- 
gato o  nunzio  Stelletti,  il  quale  sottomi- 
se a  quel  prelato  le  missioni  di  Pietro- 
burgo, Mosca,  Riga  e  Revel,  ma  non  po- 
tè effettuare  le  premure  del  Papa  che  vo- 
leva creare  due  vescovi  latini  per  Pietro- 
burgo e  per  Mosca.  Bensì  alla  presenza 


46  PIE 

dell' imperatrice  e  della  corte  consagrò 
nella  chiesa  latina  di  Pietroburgo  un  ar- 
civescovo e  tre  vescovi,  e  solennemente 
impose  il  pallio  al  primo: così  ebbe  luo- 
go e  fu  condotto  a  termine  ciò  ch'era  sta- 
to immaginato  da  Pietro  I,  progettato  da 
Clemente  XI  e  vivamente  desiderato  da 
benedetto  XIV,  cioè  che  restasse  atterra- 
to quel  muro  di  separazione  che  da  io 
secoli  divideva  la  chiesa  greca  dalla  lati- 
na, tranne  poche  e  languide  eccezioni.  Lo 
stesso  Pio  VI  spedì  poi  a  Pietroburgo  per 
legalo  o  delegato  Lilla,  che  d'ordine  pon- 
tificio comprese  nella  giurisdizione  del- 
l' arcivescovo  di  Mohilow  Pietroburgo. 
Nei  citati  articoli  dissi  pure  dei  due  col- 
legi cattolico  e  ecclesiastico,  fondati  nel 
i8oi  in  Pietroburgo,  uno  sotto  la  pre- 
sidenza dell'arcivescovo  di  Kiovia  rute- 
no, l'altro  presieduto  dall'arcivescovo  di 
Mohilow  latino,  al  quale  inutilmente  ten- 
tò il  nunzio  Arezzo  di  moderarne  1'  ec- 
cessiva autorità  ;  come  dell'innovazioni 
operale  dall'attuale  imperatore  in  ambe- 
due i  collegi  o  concistori  cattolici  di  Pie- 
troburgo pei  latini  e  ruteni,  in  Pietro- 
burgo vi  sono  tre  chiese  cattoliche  :  la 
i.a  è  magnifica  e  parrocchiale  di  s.  Ca- 
terina de'cappuccini, erotta  dalla  pietà  dei 
fedeli  e  col  concorso  di  Caterina  II, con- 
sagrata dal  nunzio  Archetti  nel  1782,  ed 
all'  articolo  Mohilow  narrai  come  quel 
prelato  avea  in  essa  dato  il  pallio  all'arci- 
vescovo Sieslrzencewicz:  l'allocuzione  che 
pronunziò  Archetti  nella  dedicazione  di 
della  i.2  chiesa  cattolica  aperta  pubbli- 
camente in  Pietroburgo,  si  legge  in  Ber- 
castel,  Sloria  del  cristianesimo  voi.  35. 
La  2.a  chiesa  fu  fabbricata  e  aperta  dal 
conte  Litta  ambasciatore  e  bah  dell'or- 
dine gerosolimitano,  del  quale  Paolo  I 
trasferì  la  residenza  a  Pietroburgo,  come 
riportai  nel  voi.  XXIX,  p.  263  e  271. 
La  3.a  chiesa  l'edificò  l'arcivescovo  Sie- 
strzeueewicz.  Vi  erano  i  gesuiti  (cui  Pio 
VI  avea  conferito  facoltà  di  amministra- 
le la  cresima  in  questa  città  ed  in  Mo- 
sca), con  collegio  poi  confiscato  dal  go- 


PIE 

verno;  i  francescani  riformali,  i  cappuc- 
cini ed  i  domenicani.  L'arcivescovo  di  Mo- 
hilow da  ultimo  vi  teneva  un  proposto 
con  5  vicari,  il  i.°  con  titolo  di  canoni- 
co di  Mohilow:  nel  I7q3  vi  celebrò  un 
sinodo  diocesano.  Dipendono  dallo  stes- 
so arcivescovo,  nella  provincia  ecclesiasti- 
ca di  Pietroburgo,  la  città  vescovile  di  Ri- 
ga {y.)t  e  la  città  di  Pievel  capoluogo  del 
governo  d'  Estonia  ,  ove  hanno  chiese  i 
russi  ed  i  luterani.  Avendo  il  regnante 
Pio  IX  portale  col  mezzo  del  cardinal 
Lambruschini  a  compimento  le  negozia- 
zioni per  gli  affari  de'cattolici  in  Russia, 
incominciate  da  Gregorio  XVI  e  appia- 
nate da  esso  col  suo  memorabile  abboc- 
camento coll'imperatore  Nicolò  I,  nella 
convenzione  conchiusa  il  3  agosto  18^7, 
che  riporto  a  Polonia,  con  la  quale  fu- 
rono regolati  gli  affari  ecclesiastici  di  Po- 
lonia e  di  Russia,  venne  stabilito:  »  Ar- 
ticolo XXIII.  L'arcivescovo  metropolita- 
no di  Mohilow  esercita  sud'  accademia 
(il  suddetto  collegio  o  concistoro)  eccle- 
siastica di  Pietroburgo  la  stessa  autorità 
che  ciascun  vescovo  esercita  sul  suo  se- 
minario diocesano.  Egli  n'è  il  solo  capo 
e  direttore  supremo,  il  consiglio  o  la  di- 
rezione dell'accademia  ha  soltanto  un  ca- 
rattere puramente  consultivo.  Articolo 
XXIV.  La  scelta  del  rettore,  dell'  ispet- 
tore e  dei  professori  dell'accademia  si  fa- 
rà dall'arcivescovo  sul  rapporto  del  con- 
siglio accademico.  Le  disposizioni  riferi- 
te nell'articolo  XXII  della  convenzione, 
sono  parimente  da  applicarsi  a  queste  scel- 
te. Articolo  XXVII.  Dopo  la  nuova  circo- 
scrizione delle  diocesi  l'arcivescovo  stabili- 
rà una  volta  per  sempre  col  parere  degli 
ordinari  il  numero  degli  alunni  che  cia- 
scuna diocesi  potrà  inviare  all'accademia. 
Articolo  XXIX.  Lorquaudo  il  regola- 
mento dell'accademia  ecclesiastica  di  Pie- 
troburgo sarà  slato  modificato  conforme 
ai  principii  su  cui  si  è  convenuto  negli  ar- 
ticoli precedenti,  l'arcivescovo  di  Mohi- 
low dirigerà  un  rapporto  alla  s.  Sede  sul- 
1'  accademia,  uguale  a  quello  fatto  dal- 


PIE 
l'n  rei  vescovo  di  Varsavia  Rhoromansky 
in  occasione  del  riordinamento  dell'  ac- 
cademia ecclesiastica  di  questa  città  ". 
Spero  all'articolo  Russia  di  potere  avere 
la  consolazione  religiosa  di  riportare  al- 
trettanto de'ruteni  e  la  ripristinazionedel 
suddetto  loro  collegio  o  accademia  in 
Pietroburgo.  Quindi  nel  concistoro  de' 
3  luglio  1848  Pio  IX  dichiarò  arcive- 
scovo di  Mohilow  mg.T  Casimiro  Dino- 
chowski  di  Kuzmicz  diocesi  di  Minsk,  già 
da  Gregorio  XVI  nel  1  84o  fatto  vesco- 
vo di  Millo  in  partibus  e  suffraganeo  di 
Vilna  in  Curlandia.  Nello  stesso  conci- 
storo Pio  IX  gli  die  in  sulfraganeo  e  coa- 
diutore con  futura  successione  mg.r  Igna- 
zin  Holowinski  di  Luceoria,  vescovo  di 
Calisto  in  partibus,  già  canonico  di  Zy- 
tomeritz  cui  fu  concessa  la  ritenzione,  ret- 
tore  del  l'accademia  cattolico-ecclesiastica 
in  Pietroburgo,  il  quale  prelato  risiedeva 
nel  palazzo  arcivescovile,  abitato  in  que- 
sta capitale  dal  metropolitano  di  Molli- 
low.  Inoltre  Pio  IX  colla  bolla  Vmver- 
salis  ecclesiaecura,  emanata  in  detto  gior- 
no, oltre  l'avere  regolato  la  circoscrizio- 
ne delle  diocesi  di  rito  latino  nell'impe- 
ro russo,  ed  a  seconda  della  convenzio- 
ne summentovata  eresse  la  sede  vesco- 
vile di  Cherson,  Chersonen,  la  dichiarò 
sulfraganea  di  Mohilow,  e  ne  fece  i.°  ve- 
scovo a'20  maggio  i85o  mg.7  Ferdinan- 
do Elano  Kahn  domenicano  della  Ga- 
lizia austriaca.  Mg.1  Holowinski  essendo 
succeduto  nella  sede  di  Mohilow,  n'ebbe 
il  pallio  a' 5  settembre  i85i. 

PIEVANO.  V.  Parroco  e  Pieve. 

PIEVE  o  PIEVANIA,  Plebs.  Chiesa 
parrocchiale  o  arcipretale,  che  ha  sotto 
di  sé  chiese  figliali  o  rurali,  dette  anco- 
ra priorie  e  rettorie,  e  per  lo  più  di  ville 
e  castella.  Piviere  e  Pivieri,  plebaiialus, 
dicesi  il  contenuto  della  giurisdizione  del- 
la pieve;e  Pievano,  plebanus  ed  arcipre- 
te chiamasi  il  capo  del  piviere.  V.  Par- 
rocchia e  Parroco.  Parrochi  urbani  so- 
no quelli  della  città,  parrochi  rurali  0 
forensi  sono  quelli  del  plebauato,  subor- 


P  1  E  4~ 

dinati  al  loro  pievano  o  plebano.  Pieva- 
no dicesi  tale  perchè  rettore  della  plebe, 
giacché  col  vocabolo  plebe,  una  volta   si 
designava  l'unione  de' fedeli  posta  sotto 
la  cura  dei  sacerdoti,  nel  qnal  senso  tal- 
volta ancora  troviamo  le  diocesi   appel- 
late pievi  ;  e  Sisto  III  del  4^2  nell'  epi- 
grafe della  basilica  Liberiana  s' intitolò 
episcopus  plebis  Dei,  come  notai  nel  voi. 
XII,  p.  1  1  3,  perchè  pevplebs  si  disse  tal- 
volta tutto  il  popolo  cristiano.  Simili  e- 
pigrafi  si  resero  anticamente  comuni  nel- 
le chiese  di  Pioma.  In  unadelleduecap- 
pelle  del  battisterio  della  Chiesadis.  Gio~ 
vanni  in  Fonte,  delle  quali  meglio  parlai 
a  Laterano,  sulla  cappella  del  Battista 
Papas.  Ilario  pose  questa  epigrafe:  fida- 
rus  episcopus  sanctae  plebis  Dei.  Rinaldi 
all'anno3  1  3,  n.29,  spiega  il  senso  per  cui  s. 
Agostino  chiamò  il  lJi\pc\,  padre  della  ple- 
be cristiana.  Si  trova  archiepiscopo  ple- 
bano, poiché  nell'antichità  la  diocesi  fu 
sempre  detta  plebs  del  vescovo.  La  chiesa 
Cattedrale  si  chiamò  anche  Plebium  ca~ 
thedrae  o  Matrix  da  Matricolarvi).  A. 
Battisterio  o  Fonte  battesimale  (V.)ù\ss\ 
comeledecaniedi  campagnasi  chiamaro- 
no matrici  e  plebanae  pel  gran  concorso 
della  plebe  e  dei  parrochi  soggetti;  impe- 
rocché ogni  plebanato  è  riguardato  come 
una  congregazione  ed  un  corpo  di  chiese  e 
di  parrochi,  di  cui  è  capo  l'arciprete  ple- 
bano,con  preminenza  nella  propria  chie- 
sa e  in  quelle  dei  curati  del  plebanato.  In- 
oltre il  pievano  arciprete  è  quel  parroco, 
capo  del  plebanato,  nella  cui  chiesa  par- 
rocchiale con  fonte  battesimale  ,detto  anti- 
camente titolo  battesimale,  si  portano  a 
battezzare  anche  quelli  estranei  alla  par- 
rocchia plebanale.il  Giovenardi  riporta  le 
preroga  ti  ve  del  le  chiese  pleba  ne  o  a  rcipre- 
tali,  dellepremineuzede'plebani  arcipreti 
e  de'parroehidel  plebanato.  Anticamen- 
te il  pievano  era  dignità  nelle  chiese  cat- 
tedrali, il  quale  avea  cura  di  amministra- 
re i  sagramenti  e  segnatamente  il  batte- 
simo. 11  Chardon  parlando  delle  chiese 
battesimali  e  delle  loro  prerogative,  ri- 


48  P  I  E 

ferisce  die  anticamente  si  chiamavano 

Plebes,  pievi,  a  cagione  dell'affluenza  del 

popolo,  che  vi  concorreva  per  soddisfare 
ai  doveri  del  cristianesimo;  e  che  di  là  vie- 
ne senza  dubbio  il  nome  di  pievani,  che 
si  dà  ancora  ai  parrochi  in  alcuni  paesi. 
Si  chiamavano  anche  Oracoli,  orari/la 
(lo  slesso  che  Oratoria,  perchè  anche 
T  Oratorio,  V .,  pubblico  a  comodo  del 
popolo  fu  detto  pieve,  facendosi  in  quel- 
li rurali  o  forensi  quanto  avea  luogo  nel- 
le chiese  parrocchiali  ),  come  si  vede  nei 
capitoli  di  Pipino  re  d'Italia  ed  altrove. 
L'imperatore  Carlo  Magno,  avendo  ri- 
guardo alla  dignità  delle  chiese  battesi- 
mali, nel  798  fece  una  legge  con  cui  proi- 
bì di  darle  in  benefizio  a  persone  laiche. 
Osserva  il  Nardi,  De'parrochi,  che  le  par- 
rocchie rurali  di  campagna  sorsero  alla 
line  del  III  secolo,  indi  nel  seguente  si  pro- 
pagarono da  per  tutto.  Ogni  pieve  do- 
veva aver  un  diacono  per  battezzare  in 
assenza  del  prete  o  pievano  parroco,  detto 
anche presby ter plehis,  e  più  tardi  presby- 
ter  parochialis  e  preshyter  plebitanus. 
Dopo  il  mille  sorsero  i  parrochi  figliali, 
o  rurali  o  forensi,  che  non  aveano  bat- 
tisterio,  con  dipendenza  dalla  pieve.  I  par- 
rochi figliali,  benché  abbiano  il  s.  fonte 
e  sieno  regolari^  devono  nel  sabbato  san- 
to intervenire  alla  rinnovazione  del  sa- 
cro fonte  nella  pieve;  dal  pievano  devo- 
no ricevere  l'acqua  consagrala  quei  fi- 
gliali che  hanno  il  diritto  di  battezzare; 
tutti  i  parrochi  della  pieve  debbono  ri- 
cevere l'olio  degl'infermi  dal  pievano; 
ninna  parrocchia  nel  sabbato  santo  può 
suonar  le  campane  prima  della  pieve;  il 
pievano  ha  il  primo  posto  nelle  funzioni 
entro  il  plebanato;  in  qualche  diocesi  cia- 
scun pievano  conduce  sotto  di  sé  i  figlia- 
li, anzi  precede  i  parrochi  di  città,  come 
dice  il  Nardi  t.2,  p.  544;  mentre  il  Gio- 
venardi  riporta  altri  accessi  de'curali  nel- 
la pieve arci  pre  tale.  Il  Muratori  nelle  dis- 
sertazioni, nella  -/\..3  tratta  delle  parroc- 
chie e  pievi,  antiche  chiese  battesimali  ; 
imperocché  istituiti  i  parrochi  prima  nel- 


PIG 
le  citta  e  poi  nelle  ville,  affinchè  sempre 
più  crescendo  il  numero  de'cristiani,  più 
facilmente  questi  sacri  ministri   provve- 
dessero al  loro  bisogno,  in  progresso  di 
tempo  battesimali  furono  appellate  que- 
ste chiese,  perchè  il  diritto  del  battesimo 
e  di  ministrarlo  a'fedeli,  una  volta  riser- 
bato alla  sola  chiesa  cattedrale  della  cit- 
tà, fu  comunicato  anche  alle  chiese  ru- 
rali o  forensi,  acciocché  la  troppa  distan- 
za òe\  fonte  sacro  non  riuscisse  di  trop- 
po incomodo  e  danno  ai  fanciulli  che  si 
aveano  a  battezzare.  Quanto  alle  chiese 
urbane,  più  tardi  fu  loro  conceduta  fa- 
coltà di  ministrare  il  battesimo,  poiché 
si  trovava  in  ciascuna  città  una  sola  ba- 
silica battesimale,  quasi  sempre  vicina 
alla  cattedrale,  a  cui  si  doveano  portare 
i  fanciulli  della  città  per  ricevervi  il  sa- 
gro lavacro:  questo  antichissimo  rito  si 
conservò  in  Pisa,  Parma,  Cremona,  Fi- 
renze, Bologna  e  in  altre  città,  come  ri- 
marco a'ioro  articoli.  Il  Col  ucci  nella  Tre- 
ia  illustrata,  parlando  dell'origine  delle 
pievi,  dice  a  p.  1 83,  che  dividendosi  ogni 
territorio  dell'antiche  colonie  o  munici- 
pi in  pagi,  ed  ogni  pago  in  tanti  vici  o 
castella  con  nomi  particolari, abbracciata 
poi  dai  popoli  la  religione  cristiana,  ai  pa- 
gi si  sostituirono  le  pievi  e  furono  per  l'or- 
dinario contraddistinte  col  nome  di  qual- 
che santo,  se  col  cristianesimo  non  si  con- 
faceva il  primitivo  nome  del  pago.  Quin- 
di a  ciascuna  pieve  furono  subordinate 
molte  parrocchie,  nelle  quali  passarono 
quelli  che  prima  chiamavansi  vici,  pren- 
dendo il  nome  anche  di  arcipreture.  E 
poiché  ogni  pago  si  stabiliva  nel  vico  più 
popoloso  e  più  frequentato,  e  dove  si  a- 
donavano  i  maestri  del  pago  per  cele- 
brare le  loro  feste,  gli  spettacoli  e  altre 
funzioni,  così  anche  le  pievi  si  costitui- 
rono nel  più  frequentato  luogo  e  nel  vi- 
co più  popoloso.  De'pagi  parlai  a  Paga- 
nesimo. Vedasi  G.  Paolo  Giovenardi,  Dei 
plebanati  delle  diocesi,  Cesena  177^. 

PIGI J  INI  Sebasti Am,Cardinale.  Nac- 
que in  Arcete  sotto  Scandiano  diocesi  di 


PIG 

ReggiodiModenaepoineassunselostenr 
ma.  Applicatosi  con  successo  alio  studio 
delle  leggi,  ottenne  un  canonicato  nella 
metropolitana  di  Capua,indi  eletto  udi- 
tore di  rota  e  spedito  da  Paolo  III  nun- 
zio a  Vienna,  nel  1 546  lo  fece  vescovo 
d'Alife  e  nel  i548  di  Ferentino.  Giulio 
111  nel  i55o  lo  nominò  alla  chiesa  di  Si- 
ponto,  lo  rispedì  all'  imperatore,  di  cui 
■vuoisi  che  ne  fosse  consigliere;  quindi  con 
suo  grande  onore  e  come  d'iucompara- 
bile  valore  e  soavi  costumi,  lo  inviò  nun- 
zio al  concilio  di  Trento,  perchè  col  car- 
dinal Crescenzi  legalo  lo  presiedesse.  Nel 
breve  di  sua  missione  Giulio  III  lo  chia- 
mò uomo  di  pietà,  dottrina  e  sperienza 
insigne  e  chiaro,  protestando  mandarlo 
all'augusta  assemblea  co'suoi  compagni, 
quale  angelo  di  pace.  In  compenso  dei 
suoi  meriti  a'20  dicembre  1 55 1  lo  creò 
cardinale  prete  di  s.  Calisto,  colla  soprin- 
tendenza a  tutti  i  tribunali  di  Roma,  co- 
me vicario  del  Papa,  e  nel  i553  venne 
trasferito  a  Adria.  Il  Riganti  afferma  che 
fu  datario,  ma  il  Cardellane  dubita.  Mo- 
ri nel  1 553, d'anni  54,e  fu  sepolto  in  s. 
Maria  del  Popolo  con  elegante  iscrizione, 
postavi  dal  fratello  Stefano. 

PIGNATTELLI  Famiglia.  Ebbe  ori- 
gine dai  longobardi,  secondo  gli  storici  di 
Napoli,  in  cui  si  stabilì,  ed  ove  Lucio  Pi- 
gnatlelli  nel  i  102  e  Giovanni  Pignattel- 
li  nel  1  190  furono  contestabili  di  quel 
regno,  grado  onorifico  della  primaria  no- 
biltà. Avendo  il  re  di  Sicilia  lìuggiero  II 
dichiarata  la  guerra  a  Emmanuele  Co- 
mneno  imperatore  de'greci,  un  suo  capi- 
tano chiamato  Landolfo  assaltò  il  palaz- 
zo imperiale  di  Costantinopoli,  e  in  se- 
gno del  suo  coraggio  tolse  dalla  cucina 
tre  pignatte  d'  argento  e  le  portò  al  suo 
sovrano,  il  quale  in  ricompensa  gli  diede 
quelle  pignatte  per  arma  e  per  cognome. 
Sulla  famiglia  Pignattelli  e  suoi  uomini 
illustri,  fioriti  nelle  dignità  ecclesiastiche 
e  civili,  uelle  armi  e  nelle  scienze,  si  pos- 
sono leggere  :  Campanile,  Dell'armi  ov- 
vero insegne  de' nobili,  p.  1 5o.  De  Lellis, 
vol.  lui. 


PIG  4g 

Discorsi  delle  famiglie  nobili  di  Napoli, 
par.  2,  p.  88  a  169.  Ronanni,  Numism. 
Pontifìcum,i.i,\t.  83  1.  Summonte,  Sto- 
ria del  regno  di  Napoli.  Mugnoz  ,  Sto- 
ria de  vescovi  siciliani j  e  Gcncalogies  hist. 
des  rois  etc.conlenanlles  maisons  souve- 
raines  d' Italie avec  les  familles  Papales 
depnis  iSoatis,  p.  666.  In  quattro  prin- 
cipali rami  fu  diviso  il  tronco  di  questa 
nobilissima  famiglia.  i.°De'signori  d'Or- 
ta  e  Turrita,  poscia  marchesi  di  Casal- 
nuovo,  duchi  d'Alife  e  principi  di  Stron- 
goli.  Stefano  Pignattelli  fu  il  i.°  signore 
d'Orla  pel  matrimonio  con  Francesca  del 
Giudice.  Cesare  loro  figlio  comperò  Tur- 
rita da  Ferdinando  I  re  di  Napoli,  e  Lo- 
dovico bisnipote  di  questo  fu  marchese 
diCasalnovo;  ma  questo  marchesato  pas- 
sò ne'duchi  di  Palma,  pel  maritaggio  di 
Maria,  nipote  di  Lodovico,  con  Nicolò  di 
Rologna  duca  di  Palma.  i.°  De'marche- 
si  di  Spinazzola  e  principi  di  Minervino, 
capo  del  quale  ramo  fu  Marzio  Pignat- 
telli i.°  marchese.  Francesco  Pignattelli 
4-°  marchese  di  Spinazzola,  avendo  com- 
prato Minervino,  neottenne  dal  redi  Spa- 
gna il  titolo  di  principe,  ma  nel  figliuo- 
lo suo  ultimo  Antonio,  che  fu  cardinale 
e  Papa  Innocenzo  XII  (prestò  estin- 
to questo  ramo,  essendo  a  lui  premorto 
suo  fratello  maggiore  Marzio  5.°  marche- 
se di  Spinazzola  e  2. °  principe  di  Miner- 
vino, al  quale,  sposato  a  Costanza  di  Gue- 
vara  figlia  del  duca  di  Bovino  ,  era  an- 
cora premorto  Francesco  loro  unico  fi- 
glio. 3.°  De'  marchesi  di  Cerchiari,  fat- 
to per  Fabrizio  Pignattelli,  il  quale  nel 
i556  da  Filippo  II  re  di  Spagna  otten- 
ne il  titolo  di  marchese  di  Cerchiali.  Fa- 
brizio suo  nipote  e  figlio  di  Giulio  fu  di- 
chiarato principe  di  Noia  per  Filippo  IH 
nel  1600.  Fabrizio  nipote  di  questo  e  fi- 
glio di  un  altro  Giulio,  per  la  moglie  Gi- 
rolauia  Pignattelli  fu  duca  di  Monteleo- 
ne  e  conte  di  Borello.  Ettore  suo  figlio 
sposò  Giovanna,  erede  di  Iacopo  Taglia- 
va di  Aragona  duca  di  Terra  Nuova  e 
marchese  del  Vaglio  nella  Sicilia,  che  pe- 

4 


H,  P  I  G 

jò  aggiunsequesti  titoli  aHa  sua  casa. Fa- 
brizio loro  figlio,  morto  iu  Catalogna  nel 
fGrr  per  le  guerre  contro  i  francesi,  la- 
sciò Giovanna,  che  impalmata  a  suo  zio 
Nicolò,  dell'altro  ramo  Pignattelli  ducili 
di  s.  Mauro  e  principi  di  Monte  Corvi- 
no, vi  trasferì  la  ricchissima  eredità  la- 
sciatale da  suo  padre.  4°De'ducbi  di  Bel- 
risguardo,  cominciato  da  Iacopo  fratello 
di  Giulio  principe  di  Noia,  il  quale  acqui- 
stò questo  ducato  per  averne  sposata  l'e- 
rede Florenzia  Vaez.  Vi  sono  anche  altri 
rami  Pignattelli  descritti  ne'citati  storici. 
11  gran  Pontefice  Innocenzo  XII,  che  re- 
gnò dal  1 6g  i  al  1  700  gloriosamente,  non 
solo  abolì  il  Nepotismo  (F.),ma  non  la- 
sciò accostarsi  a  Roma  i  suoi  parenti,  in 
luogo  de'quali  adottò  i  poveri  che  sole- 
va chiamar  nipoti.  La  famiglia  Pignattel- 
li die  al  sacro  collegio  i  seguenti  4  cai'" 
dinali,  tranne  Stefano,  oltre  il  vivente 
Ferdinando  Maria  Pignattelli,  da  Gre- 
gorio XVI  creato  cardinale  e  arcivesco- 
vo di  Palermo  [P.).  Ad  essa  appartiene 
ancora  il  ven.  p.  Pignattelli  gesuita,  la 
di  cui  causa  è  introdotta  per  la  beatifi- 
cazione. 

PIGNATTELLI  Stefano,  Cardinale. 
Perugino  di  Piegato  ,  nacque  da  un  la- 
vorante di  vasi  di  terra.  Fino  da  fanciul- 
lo fu  chiamato  a  Roma  dallo  zio  vasaio 
facoltoso, coll'aiuto  del  quale  fatti  con  suc- 
cesso i  primi  sludi,  fu  rimandato  in  pa- 
tria per  applicare  alle  leggi.  In  Perugia 
coltivò  l'amicizia  d'alcuni  nobili  romani, 
che  si  applicavano  alla  giurisprudenza, 
tra'  quali  Scipione  CafFarelli  nipote  del 
cardinal  Borghese,  di  cui  si  guadagnò  il 
favore  e  la  protezione,  leale  e  intima  a- 
micizia.  Elevato  Borghese  al  papato  col 
nome  di  Paolo  V  ,  creò  il  nipote  cardi- 
nale, e  questi  ricordevole  dell'affetto  di 
Stefano  l'invitò  a  Roma  e  l'ammise  nel- 
la propria  corte,  dove  si  acquistò  tale  a- 
scendente  sulcardinale,  che  questo  in  tut- 
to si  regolò  co'suoi  consigli.  Tanto  bastò 
perchè  I'  invidia  e  gelosia  de'  cortigiani 
lanciasse  contro  di  lui  maligne  e  veleno- 


PIG 

se  calunnie,  e  provocarono  cardinali  e 
ambasciatori  per  rappresentare  al  Papa 
essere  Stefano  pieno  di  detestabili  vizi, e 
per  l'onore  del  nipote  doversi   onnina- 
mente allontanare.  Paolo   V  cadde  nel- 
l'inganno e  lo  fece  sloggiare  dalla  casa  del 
cardinal  Scipione.  Questi  però  conoscen- 
done l'innocenza,  raddoppiò  il  suo  amo- 
re per  l'oppresso,  anzi  soggiacque  a  gra- 
ve malinconia  per  la  sua  disgrazia,  e  gli 
produsse  lunga  e  pericolosa  malattia.  Ri- 
chiamò Stefano,  che  si  die  a  servirlo  al 
letto  con  tanta  diligenza  e  premura,  che 
ne  restò  commosso  lo  stesso  Paolo  V,  che 
di  sovente  visitava  il  nipote,  onde  a  poco 
a  poco  depose  l'avversione  concepita  con- 
tro di  lui,  mentre  nel  cardinale  si  aumen- 
tò l'affezione.  Riacquistata  la  sanità,  fece 
assumere  a  Stefano  l'ahito  clericale  e  con 
tutto  impegno  gli  ottenne  pingue  bene- 
fiz'iOj  indi  la  prelatura  e  la  commissione 
di  rilevanti  affari ,  che  discutendoli  col 
Pontefice  _,  a  questi  divenne  più  caro  di 
quello  che  lo  era  al  nipote.  Con  pena  e 
rabbia  videro  gli  emuli  di  Stefano  eh'  e- 
gli  correva  a  gran    passi  al  cardinalato, 
per  cui  tornarono  per  alcuni  più  auto- 
revoli cardinali  e  per  qualche  ambascia- 
tore a  ricorrere  a  Paolo  V  sui  molti  delit- 
ti che  gratuitamente  imputavano  a  Ste- 
fano. Allora  il  cardinal  Scipione  volle  che 
solennemente  si  riconoscesse  l'innocenza 
del  suo  favorito,  ne  giustificò  valorosa- 
mente la  condotta  ,  e  contro  la  bassa  e 
infame  maldicenza  provò  la  probità,  la 
morigeratezza  de'costumi  e  le  altre  qua- 
lità che  fregiavano  Stefano.  A  questo  si 
unì  la  testimonianza  di  vari  cardinali  ri- 
putatissiini,  che  dopo  rigorosa  inquisi- 
zione sulla  condotta  di  Stefano,  dichia- 
rarono false  le  accuse,  mentre  altri  car- 
dinali  e  ambasciatori  fecero  altrettanto 
con  Paolo  V.  11  Papa,  trar  quillatoil  suo 
animo  dai  concepiti  sospetti,  non  curan- 
do l'ostinazione  de'neinici  di  Stefano,  volle 
premiare  il  perseguitato  con  crearlo  car- 
dinale  prete  di  s.  Maria  in  Via  agli  1  1 
gennaio    1621,  17  giorni  prima  di  sua 


IMG 

inni  te,  onde  subito  entrò  nel  conclave  per 
l'elezione  di  Gregorio  XV.  A  fronte  che 
«lasse  preclari  argomenti  di  gravità  e  mo- 
strasse gran  pratica  intorno  alle  cause  fo- 
rensi e  civili,  vedendosi  poco  grato  al  nuo- 
vo Papa,  si  ritirò  a  Morlupo,  feudo  dei 
Borghese.  Morto  Gregorio  XV  nel  1623, 
ritornò  in  Roma  e  si  mostrò  impegnato 
per  l'esaltazione  di  Urbano  Vili,  alla  qua- 
le molto  contribuì,  ed  ebbe  luogo  a'6  a- 
j^osto.  Ne  avrebbe  senza  dubbio  goduto 
J.i  grazia  e  il  favore;  se  non  che  avendo 
sofferto  nella  salute  in  conclave,  torna- 
to in  Morlupo,  ivi  colto  da  febbre  acuta, 
ne  mori  poco  dopo,  cioè  a' 1  3  agosto,  d'an- 
ni 4^>-  Trasportato  il  cadavere  in  Roma, 
fu  sepolto  ins.  Maria  sopra  Minerva  senza 
funebre  memoria.  L'A  lessi,  scrittore  pe- 
rugino, fece  grandi  elogi  di  questo  cardi- 
nale, che  tanto  fu  bersaglio  de'  capricci 
della  fortuna,  dicendolo  d'alti  spiriti,  di 
gran  coraggio,  d'  incredibile  costanza  e 
nato  fatto  per  trattare  e  condurre  al  bra- 
mato fine  qualunque  scabroso  affare. 

PIGNATTELLI  Antonio,  Cardinale. 
V .  Innocenzo  XII  Papa. 

PIGNATTELLI  Francesco,  Cardina- 
le. De'dnchi  .li  Montelcone,  congiunto  o 
nipote  d'In  locenzo  XII,  mostrando  sino 
dall'  adolescenza  inclinazione  alla  pietà, 
di  i3  anni  in  Napoli  si  fece  teatino,  indi 
in  Roma  ed  in  Madrid  spiegò  ai  suoi  cor- 
religiosi  le  filosofiche  e  teologiche  facol- 
tà. Per  la  specchiata  sua  virtù  nel  iG83 
fu  nominato  da  Carlo  li  re  di  Spagna  al- 
l'arcivescovato di  Taranto,  dove  indefes- 
samente intento  al  vantaggio  spirituale 
di  quella  chiesa,  chiamò  uomini  dotti  e 
santi  a  parte  di  sua  sollecitudine  episco- 
pale, ed  in  loro  compagnia  ne  visitò  la 
diocesi  più  volte.  Profuso  co'po veri,  libe- 
rale verso  i  sacri  templi  e  amante  dell'o- 
spitalità, si  applicò  ad  accrescere  anche 
il  materiale  di  sua  chiesa,  da  lui  resti- 
tuita all'antico  lustro  e  splendore:  am- 
pliò il  palazzo  degli  arcivescovi,  aggiun- 
gendovi nuovi  edilìzi,  e  risarcì  pressoché 
dai  fondamenti  il  seminario,  in  cui  si  stu- 


PIG  "  St 

dio  promuovere  le  scienze  e  i  buoni  co- 
stumi. Fondò  una  sontuosa  cappella  al- 
la Beata  Vergine  nella  metropolitana  e 
la  fornì  di  sacri  arredi  e  preziose  suppel- 
lettili; né  minor  sollecitudine  mostrò  per 
l'immunità  ecclesiastica,  per  la  cui  difesa 
fece  considerabili  spese.  Innocenzo  XI F 
nel  1700  lochiamo  in  Roma  e  spedì  nun- 
zio in  Polonia,  dove  singolarmente  per 
suo  mezzo  rimase  estinto  lo  scisma  de'ru- 
teni,  che  ritornali  al  seno  della  chiesa  ro- 
mana, in  loro  vantaggio  e  sotto  gli  au- 
spicò di  Clemente  XI  prese  cura  di  fon- 
dare un  seminario  in  Leopoli,  dove  istrui- 
ta la  gioventù  uella  vera  credenza,  potes- 
sero i  ruteni  mantenersi  nella  comunione 
cattolica.  Finalmente  Clemente  XI,  pie- 
no di  stima  per  lui,  nel  1702  lo  promosse 
all'arcivescovato  di  Napoli,  e  a'  1  7  dicem- 
bre 1703  lo  creò  cardinale  prete.  II  Pa- 
pa gli  spedì  la  berretta  cardinalizia  pel 
proprio  nipote  Annibale  Albani, che  nel 
1  704  l'incontrò  a  Loreto.  Venuto  in  Ro- 
ma, ricevè  il  cappello  rosso  e  per  titolo 
la  chiesa  de'ss.  Marcellino  e  Pietro:  ivi 
si  trattenne  circa  4  anni,  applicato  in  af- 
fari gravissimi  riguardanti  la  Chiesa  u- 
ni versale.  Portatosi  a  Napoli  governò  san* 
la  mente  la  diocesi  e  vi  celebrò  il  sinodo 
che  rese  pubblico  colle  stampe  :  ampliò 
il  seminario,  fondò  un  monastero  per  le 
femmine  penitenti,  ed  un  collegio  pei  no- 
velli convertili  al  cattolicismo,oltre  una 
magnifica  e  sontuosa  cappella  in  onore 
della  Concezione  in  ss.  Apostoli,  predi- 
cando sovente  non  meno  al  clero  che  al 
popolo.  Nel  1725  divenne  vescovo  di  Por- 
to, e  dopo  essere  intervenuto  a  3  concla- 
vi, morì  in  Napoli  nel  1734,  d'anni  83, 
e  fu  sepolto  in  delta  cappella,  e  secondo 
il  Guarnacci  era  giunto  al  decanaio  del 
sacro  collegio. 

PIGNATTELLI  Francesco  Maria, 
Cardina  /e.Nobi  le  napoletano,nacque  nel- 
la città  di  Rosarno,  tèudo  di  sua  casa,  in 
Calabria,  a' 19  febbraio  1  744--  Portatosi 
in  Pioma,  nel  1758  entrò  convittore  nel 
collegio  dementino,  indi  fu  ammesso  in 


52  PIG 

prelatura  e  fatto  vice-legato  di  Ferrara, 
ponente  di  consulta,  finché  Pio  VI  nel 
1780  lo  fece  maestro  di  camera,  per  cui 
nel  1  79 1  incontrò  a  Viterbo  il  re  e  la  re- 
gina di  Napoli,  ed  a'2  1  febbraio  1 794  lo 
creò  cardinale  prete  di  s.  Maria  del  Po- 
polo, donde  passò  a  s.  Maria  in  Traste- 
vere. Pel  credito  che  si  era  acquistalo  in 
Ferrara,  il  Papa  poco  dopo  lo  dichiarò 
legato.  Quando  Napoleone  passò  in  Bo- 
logna chiamò  a  sé  il  cardinale  e  lo  dichia- 
rò prigioniero  di  guerra,  indi  lo  rilasciò, 
per  cui  il  cardinale  si  portò  a  Napoli  : 
tultavolta  avendolo  nuovamente  preteso, 
coll'intimazione  di  recarsi  a  Milano,  Pio 
VI  pel  bene  della  pace  lo  indusse  a  recar- 
visi ;  se  non  che  avuto  cattivo  esito  le  ne- 
goziazioni di  Firenze,  impedì  che  lo  ef- 
fettuasse, il  tutto  narrando  il  Baldassari, 
Relazione  de' patimenti  di  Pio  VI,  t.  j, 
p.  1  33  e  seg.  Nel  conclave  di  Venezia  si 
portò  per  l'elezione  di  Pio  \  II,  che  lo 
fece  prefetto  della  disciplina  regolare,  e 
visitatore  apostolico  dell'ospedale  del  ss. 
Salvatore,  del  collegio  Capranica  e  pro- 
tettore del  medesimo,  non  che  visitatore 
e  protettore  della  chiesa  e  spedale  di  s. 
Maria  di  Loreto  de'Fornari,  e  delle  Con- 
vertite di  s.  Maria  Egiziaca  di  Viterbo. 
Nella  biografìa  di  Pio  VII  narro  come 
lo  fece  depositario  della  sua  rinunzia  al 
pontificato,  nel  caso  che  i  francesi  gli  a- 
vessero  fatta  violenza,  quando  si  recò  a 
coronare  Napoleone.  Nuove  vicende  dis- 
piacevoli patì  nella  seconda  invasione 
dello  stato  pontificio.  Nel  1809  fu  obbli- 
gato recarsi  a  Parigi,  ma  per  non  ave- 
re assistito  al  secondo  matrimonio  del- 
l' imperatore  ,  fu  esiliato  a  Rhétel  :  nel 
18  1 4-  ritornato  in  Roma,  vi  morì  a' 4 
agosto  1 8  1 5,  d'anni  72.  Ai  funerali  ce- 
lebrati in  s.  Maria  in  Vallicella,  col  sa- 
cro collegio  intervenne  Pio  VII,  e  cantò 
la  solenne  messa  il  cardinal  Gallefii;  indi 
il  cadavere  fu  trasferito  al  suo  titolo  e 
tumulato.  Le  sue  morali  virtù  e  special- 
mente la  sua  fermezza  e  costanza,  Io  zelo, 
l'attività  e  la  prudenza  con  cui  disirnpe- 


PII 

gnò  tali  gravi  e  difficili  incarichi,  lo  re» 
sero  accetto  a  Dio  ,  caro  agli  uomini  ed 
utile  all'umana  società. 

PIGNATTELLI  Domenico,  Cardina- 
le. Di  Belmonte,  nacque  nobilmente  a  Na- 
poli a' 19  novembre  1730.  Inclinato  al- 
la vita  religiosa  ,  ben  presto  entrò  nella 
congiegazionede'chierici  regolari  teatini, 
dove  essendosi  distinto  negli  studi  ed  in 
vari  gradi,  meritò  che  Pio  VI  li  2  5  feb- 
braio 1782  lo  facesse  vescovo  di  Caser- 
ta. Pio  VII  nel  concistoro  de'  29  marzo 
1802  lo  trasferì  all'arcivescovato  di  Pa- 
lermo, ed  in  quello  de'  9  agosto  lo  creò 
cardinale  dell'ordine  de'preti.  Gliene  die 
la  notizia  col  berrettino  rosso  pel  cadetto 
delle  guardie  nobili  d.  Pompeo  de'princi- 
pi  Gabrielli,  e  nominò  ablegato  aposto- 
lico per  la  tradizione  della  berretta  car- 
dinalizia mg.1'  Caracciolo  cameriere  se- 
greto. Non  essendosi  recato  in  Pioma,  non 
ricevette  né  cappello,  né  titolo,  né  l'anel- 
lo cardinalizio.  Colpito  da  fiero  attacco 
di  podagra  che  degenerò  in  cancrena,  mo- 
rì in  Palermo  a'5  febbraio  i8o3,  d'anni 
73,  e  circa  6  mesi  di  cardinalato.  I  fu- 
nerali si  celebrarono  in  quella  chiesa  dei 
teatini  ed  ivi  restò  sepolto.  Le  sue  virtù, 
il  suo  zelo  e  le  belle  qualità  che  lo  di- 
stinguevano ,  ne  fecero  compiangere  la 
perdita. 

PII  CAVALIERI,  ordine  equestre  e 
collegio  di  vacabili.  Avendo  Pio  IV  tro- 
vato l'erario  pontificio  aggravato  di  mol- 
ti debiti  e  quasi  del  tutto  esausto,  per  non 
imporre  ai  sudditi  nuovi  pesi  e  gabelle, 
ad  imitazione  de'suoi  predecessori  e  col 
consenso  de' cardinali,  nel  marzo  i559 
con  la  bolla  Pii  Palris  Altissimi  (manca, 
come  l'altra  che  citerò,  nel  Bull.  Rom. 
del  Mainardi)  eresse  il  collegio  di  375  ca- 
valieri vacabilisti,  che  chiamò  Pii  parte- 
cipanti. Quindi  a'  1  3  settembre  1  56o,con 
la  bolla  Cum  nos,  aggiunse  al  collegio  al- 
tri 160  cavalieri.  A  tutti  assegnò  l'an- 
nua pensione  di  34,5oo  scudi  (poi  aumen- 
tata a  scudi  73,000,  secondo  Giustinia- 
ni), come  meglio  dissi  nel  voi.  Vii,  p.  1  85, 


PII 

in  retribuzione  e  ricompensa  dei  267,000 
scudi  d'  oro  dai  medesimi  cavalieri  offer- 
ti al  Pontefice,  per  sollevare  lo  stato  ec- 
clesiastico e  provvedere  agli  urgenti  bi- 
sogni. Jl  Giustiniani  pretende  che  il  col- 
legio coìla  detta  ampliazione  si  compo- 
nesse di  1 535  cavalieri,  e  che  loro  fosse 
accresciuta  la  rendita  di  104,000  scudi, 
oltre  l'altra  da  lui  riportata.  Pio  IV  li  di- 
chiarò uftìziali  della  cancelleria  apostoli- 
ca, nella  quale  si  radunavano,  commen- 
sali, scrittori  ,  camerieri  e  famigliari  del 
Papa;  nobili  anche  nella  loro  discenden- 
za, con  titolo  di  conti  del  sacro  palazzo 
Laleranetise  (  titolo  che  secondo  Angeli 
vuol  dire  custode  del  principe  e  suo  con- 
tinuo seguace  e  compagno),  con  facoltà 
di  delegare  giudici  in  gius  canonico  e  ci- 
vile e  notati  ;  di  legittimare  i  figli  spuri 
e  promuoverli  agli  onori,  derogando  al- 
le leggi  s'i  apostoliche,  che  imperiali.  Inol- 
tre decretò  che  tutti  i  cavalieri  pii,  quan- 
to ai  chierici,  s'intendessero  ipsojure  no- 
tari  apostolici  ,  quanto  ai  laici  cavalieri 
della  milizia  aurata  dello  speron  d'  oro 
(il  Giustiniani  chiama  vacillante  1'  opi- 
nione del  Menenio  e  di  Michieli,  che  at- 
tribuirono a  Pio  IV  la  riforma  di  tale  no- 
bilissimo ordine  ),  qualifica  che  restereb- 
be loro,  come  di  conti  Lateranensi,  an- 
corché terminassero  di  essere  partecipan- 
ti alla  quota  della  pensione.  Abilitò  i  ca- 
valieri pii,  benché  coniugali,  a  consegui- 
re più  benefìzi  ed  uffizi  di  ducali  i5o 
d'oro  di  camera  per  cadauno,  né  fossero 
tenuti  pagare  alcuna  componenda  perle 
pensioni  e  benefìzi  loro  assegnati,  anzi  che 
gli  oflizi  de'  cavalieri  fossero  compatibili 
con  ogni  altro.  Coucesse  pure  al  collegio 
la  precedenza  sopra  ogni  milizia  (Auge- 
li  aggiunge,  in  Roma  e  ovunque,  ai  ca- 
valieri di  Malta  e  di  Cracovia),  e  che  iu 
mancanza  d'alcun  principe  o  ambascia- 
tore, un  cavaliere  sottentrasse  a  sostener 
l'asta  del  baldacchino,  sotto  il  quale  in- 
cede il  Papa.  Finalmente  dichiarò  che  i 
cavalieri  dopo  due  anni  potevano  confe- 
rire pensioni,  di  cui  potessero  disporre,  di 


PII  53 

ducali  i5o  liberamente  ;  che  potessero 
testare  di  beni  ecclesiastici  da  loro  acqui- 
stali sino  alla  somma  di  ducati  1000;  li 
fece  immuni  ed  esenti  dagli  ordinari,  sot- 
toponendoli immediatamenle  alla  s.  Se- 
de. Pio  IV  impose  l'obbligo  ai  cavalieri 
pii  di  stare  a  disposizione  del  Papa  per  la 
spedizione  della  crociata  contro  gl'infedeli 
o  d'intervenire  ai  concilii  generali  senza 
stipendio.  Per  insegna  poi  de' cavalieri  il 
Pontefice  stabilì  una  medaglia  d'oro  pen- 
dente dal  petto,  con  l'immagine  di  s.  Am- 
brogio (patrouo  di  Milano  patria  del  Pa- 
pa) e  dall'altra  ilsuostemma  decoratodel 
triregno  e  delle  chiavi  o  quello  del  Pontefi- 
ce prò  tempore.A\  Giustiniani,  Historie 
dell' ori g.  degli  ordini  equestri  p.  34o,  ri- 
porta la  medaglia  e  descrive  l'istituzione, 
affermando  che  il  suo  lustro  finì  colla  vita 
del  fondatore,  benché  il  collegio  nel  1 56o 
avesse  stampato  i  suoi  statuti.  Il  p.  Bo- 
nanni,  Catalogo  degli  ordini  equestri,  p. 
96,  ne  riprodusse  la  decorazione  e  la  fi- 
gura, sebbene  i  cavalieri  non  avessero  a- 
bito  particolare,  notando  che  tutti  gli  ec- 
cessivi privilegi  e  prerogative  furono  an- 
nullati dagl'immediati  successori  di  Pio 
IV,  cioè  s.  Pio  V  del  i56G  e  Gregorio 
XIII  del  i5y2  ,  restando  uffìziali  vaca- 
bilisti  della  cancelleria  e  cavalieri  pii.  Nel 
pontificato  di  Sisto  V,  che  ampliò  e  ri- 
formò i  vacabili,  i  cavalieri  pii  erano  671, 
e  quelli  che  conferiva  a  suo  vantaggio  il 
cardinal  vice-cancelliere  20,  quale  nomi- 
na abolì  nel  1679  Innocenzo  XI.  IN'el  se- 
colo decorso  ridotti  a  poco  numero,  que- 
sti cavalieri  vacabilisti  (che  con  torcia  do- 
veano  intervenire  alla  processione  del 
Corpus  Domini  )  restarono  col  collegio 
soppressi.  Nel  1847  ''  regnante  Pio  IX 
ripristinò  sotto  altre  forme  questo  ordine 
col  nome  di  Piano  (P.). 

PII  LUOGHI.  V.  Oblazione,  Legati 
pii,  Compagnie,  Ospizio,  Ospedale,  Mon- 
ti di  pietà,  Conservatorio,  Doti,  Con- 
gregazioni, Luoghi  pii,  e  tulli  gli  artico- 
li relativi  a  benefiche  e  pie  istituzioni. 

PII  OPERAI.  Congregazione  e  comu- 


54  P 1 1 

nità  regolare  di  sacerdoti.  Il  ven.  p.  Car- 
lo Caraffe,  nato  in  Napoli  nel  1 56 1  dalla 
nobilissima  famiglia  de'duchi  d'Andriu, 
ni  eia  di  16  anni  entrò  nella  compagnia 
di  Gesù  ;  ma  perchè  dopo  5  anni  con- 
trasse una  pericolosa  malattia,  come  pro- 
strato di  forze,  chiese  ed  ottenne  di  uscir- 
ne. Ritenne  per  qualche  tempo  nella  ca- 
sa paterna  l'abito  clericale,  ma  ripristi- 
natosi in  forza  si  dedicò  all'esercizio  del- 
le armi,  nel  quale  dopo  iter  esercitate 
molte  virtù  cristiane,  trasportato  dal  bol- 
lore dell'età  e  dai  cattivi  esempi,  si  ab- 
bandonò a  vita  disonesta.  Iddio  presto 
gli  fece  conoscere  i  suoi  errori  in  modo 
straordinario,  onde  lasciala  la  milizia,  per 
soddisfare  alla  divina  giustizia  decise  di 
applicarsi  a  vita  austera  e  penitente.  Si 
recise  da  sé  i  capelli  e  la  barba,  si  portò 
al  collegio  de'  gesuiti  per  comunicare  la 
stia  risoluzione  al  religioso  che  prese  per 
confessore.  Cominciò  pertanto  ad  afflig- 
gere il  corpo  con  rigorosi  digiuni  e  con 
sanguinose  flagellazioni,  con  dormire  sul- 
la nuda  terra  e  con  passare  la  maggior 
parte  delle  ore  in  esercizi  di  pietà  ed  in 
sante  meditazioni.  Risoluto  di  abbraccia- 
re lo  stato  ecclesiastico  per  consagrarsi 
tutto  al  servigio  di  Dio  e  de'prossimi,  in 
età  di  34  anni  si  applicò  allo  studio  di 
filosofia  e  teologia  ,  ed  avendo  ricevuti 
tutti  gli  ordini  sacri  in  tre  giorni  festivi 
di  seguito,  per  breve  di  Clemente  Vili, 
celebrò  la  l*  messa  nel  dì  della  Circon- 
cisione 1G00.  Vestitosi  allora  di  panni  vi- 
li e  grossolani  e  contento  d'un  solo  ser- 
vo, raddoppiò  le  sue  penitenze,  cingen- 
dosi d'aspri  cilizi  e  di  catene  di  ferro  sot- 
to la  camicia  di  lana;  in  breve  ridusse  in 
tale  stato  il  suo  corpo, che  sembrava  uno 
scheletro  animato.  Mosso  dalla  carità  ver- 
so i  poveri  e  bisognosi,  lasciò  la  propria 
casa  e  andò  ad  abitare  vicinoallo  speda- 
le degl'incurabili  di  Napoli,  per  essere 
più  pronto  a  sollevare  gl'inferni  inelle  loro 
necessità,  ed  assisterli  particolarmente  nel 
punto  della  morte.  Si  occupava  giorno 
e  notte  in  queste  opere  di  misericordia 


PI  I 

con  tanto  Ter  vote  e  carità,  che  molte  per- 
sone dabbene  s' indussero  ad  imitarlo, 
ond'egli  istituì  di  queste  nello  stesso  spe- 
dale una  congregazione  sotto  il  titolo  di 
S.Francesco,  obbligando*!  confrali  a  man- 
tenere 1  2  letti  a  proprie  spese.  Stenden- 
dosi il  suo  zelo  ad  ogni  sorta  di  persone, 
andava  per  le  pubbliche  piazze  di  Napo- 
li istruendo  il  popolo  nelle  verità  eter- 
ue,  nel  modo  di  ben  confessarsi  e  di  star 
lontano  dal  peccato.  Mentre  egli  si  eser- 
citava in  queste  ed  in  altre  molte  opere 
di  carità,  due  sacerdoti  suoi  conoscenti, 
desiderosi  di  formare  con  lui  una  santa 
società,  lo  invitarono  all'oratorio  del  s. 
Sepolcro  fuori  di  Napoli,  dove  si  aduna- 
vano sovente  in  orazione. 

Benché  il  servo  di  Dio  si  sentisse  in- 
clinato a  non  abbandonare  i  poveri.,  ac- 
cettò nondimeno  l'invilo,  ed  essendo  ivi 
un  eremo  a  pie  della  montagna  ,  in  cui 
erano  due  camere  incavate  nel  masso  con 
cappella,  egli  vi  si  ritirò  nella  risoluzio- 
ne di  proseguirvi  le  sue  penitenze  e  di  non 
uscirne,  se  non  per  procurare  la  salute 
dell'anime.  Si  portava  perciò  la  mattina 
alla  ci  Uà  e  nel  quartiere  delle  meretrici 
faceva  le  sue  missioni,  esortandole  a  la- 
sciare la  loro  vita  infame;  onde  avvenne 
che  molte  computile  dall'efficacia  de'suoi 
discorsi  e  mosse  dalla  divina  grazia,  si  re- 
cavano al  suo  eremo  per  confessarsi  e  far- 
si insegnarci'  sentiero  della  salute.  Giun- 
se a  tanto  il  numero  di  queste  converti- 
te, che  oltre  le  molte  da  lui  congiunte  in 
matrimonio,  riempì  di  esse  4  monasteri 
e  procurò  loro  onesto  sostentamento.  Al- 
tre volte  usciva  dalla  solitudine  e  anda- 
va ne' villaggi  ad  annunziare  la  divina  pa- 
rola ai  poveri  contadini,  molti  de' quali 
dalla  via  dell'iniquità  ritornarono  a  Dio 
con  sincera  conversione.  L'arcivescovo  di 
Napoli  ammirando  i  copiosi  frutti  che  il 
pio  sacerdote  produceva  nella  vigna  del 
Signore,  gli  Ordinò  di  abbandonare  1'  e- 
remo  e  di  portarsi  ad  abitare  in  una  ca- 
sa contigua  alla  chiesa  di  s.  Maria  di  tut- 
ti i  beni,  ch'era  nella  città.  I  molti  ec- 


Vìi 

clesiastici,  che  viveano  sotto  la  sua  dire- 
zione ,  si  unirono  a  lui  per  aiutarlo  nel 
ministero  apostolico,  ed  alcuni  abbando- 
nando le  proprie  case  per  vivere  iu  sua 
compagnia  e  soggetti  a  lui,  si  fecero  suoi 
discepoli.  Parve  ciò  al  servo  di  Dio  una 
occasione  opportuna  per  meglio  intra- 
prendere le  missioni,  onde  ottenne  licen- 
za dall'arcivescovo  di  vivere  in  comu- 
ne con  quelli  che  avessero  voluto  farsi 
suoi  discepoli,  e  di  ricevere  sotto  la  sua 
direzione  i  sacerdoti  ed  i  laici,  che  gli  si 
fossero  presentati,  quantunque  non  pen- 
sasse egli  allora  di  fondare  una  congrega- 
zione. Accomodata  la  detta  chiesa,  l'apri 
nella  3.a  domenica  di  Pasqua  1 60 1,  in- 
di cominciò  con  8  sacerdoti  suoi  disce- 
poli a  procurare  la  salute  de'prossimi,  con 
tanto  zelo  e  profitto,  che  oltre  il  gran  nu- 
mero di   peccatori  da  lui  convertiti  ,  fu 
obbligato  a  fondare  due  altri  monasteri, 
per  collocarvi  le  molte  meretrici,  che  al- 
le sue  prediche  ed  esortazioni  risolveva- 
no di  far  penitenza  della  vita  passata.  In 
seguito  pensò  d'istituire  una  congregazio- 
ne, il  cui  principale  scopo  fosse  di  far  le 
missioni  in  città  e  nelle  campagne:  comu- 
nicò il  pensiero  ai  compagni  che  l'appro- 
varono. Ottenuta  la  permissione  dall'ar- 
civescovo, si  portò  a  Roma  per  averne  la 
conferma  da  Clemente  Vili.  Il  Papa  l'e- 
sortò a  non  desistere  dall'  impresa,  e  gli 
comandò  di  stendere  le  regole  pel  nuovo 
istituto  :  lo  fece  con  molta  accuratezza, e 
tornato  a  Ptoma  per  farle  approvare,  tro- 
vò Clemente  Vili  di  sentimento  diverso, 
per  le  false  rappresentanze  d'alcuni  ma- 
levoli. Il  servo  di  Dio  ricevè  la  negativa 
come  in  pena  de'suoi  peccati,  e  restitui- 
tosi a  Napoli  duplicò  le  orazioni  e  le  au- 
sterità, uniformandosi  interamente  al  vo- 
lere divino,  che  volle  provare  la  sua  co- 
stanza e  fedeltà  con  altra  mortificazione. 
Iddio  permise  che  fosse  costretto  ad  ab- 
bandonar la  chiesa  di  s.  Maria  e  che  molti 
insorgessero  con  calunnie  contro  la  sua 
nascente  congregazione  per  cui  la  mag- 
gior parte  de'discepoli  si  allontanarono. 


P 1 1  55 

Per  siffatte  contrarietà  non  si  avvilì,  an- 
zi con  (jueste  prove  la  di  lui  virtù  diven- 
ne più  perfetta.  Prese  quindi  casa  a  pi- 
gione presso  il  conservatorio  ,  detto  lo 
Splendore  delle  vergini,  di  cui  era  diret- 
tore^ quivi  con  tre  compagni  eh'eraugli 
restati,  proseguì  i  suoi  esercizi  con  pie- 
na rassegnazione  e  fiducia  in  Dio,  che  pre- 
sto lo  consolò  nell'accrescimento  di  sua 
comunità,  nella  qualedomandarono  l'am- 
missione molte  persone  d'un  merito  sin- 
golare. Sempre  sollecito  di  procurare  la 
salute  de'prossimi,  il  ven.  Carlo  fondò  al- 
tro monastero  perle  zitelle,  che  per  la  po- 
vertà erano  esposte  al  male  ,  si  applicò 
alla  conversione  degl'infedeli,  che  schia- 
vi si  trovavano  allora  in  Napoli,  all'istru- 
zione de'catecumenijde'quali  fu  fatto  su- 
periore, ed  al  governo  del  seminario,  di 
cui  procurò  la  riforma,  dandogli  nuove 
regole  ripiene  di  carità  e  di  sapienza.  Per 
istabilire  poi  la  sua  congregazione  vol- 
le che  la  prima  sua  casa  fosse  situata  in 
luogo  solitario,  acciocché  servisse  di  ri- 
tiro ai  missionari,  onde  la  fece  fabbrica- 
re un  miglio  lunge  da  Napoli,  in  mezzo 
alla  montagna,  ed  altra  ne  fece  edificare 
in  amena  solitudine,  detta  la  Madonna 
di  Monte  Decoro,  nella  diocesi  di  Caser- 
ta. Ne  fondò  ancora  due  altre  nella  città 
di  Napoli  e  quindi  si  portò  in  Roma  per 
ottenere  l'approvazione  del  suo  istituto  e 
delle  regole  da  Paolo  V,  il  quale  ne  com- 
mise l'esame  alla  congregazione  de' vesco- 
vi e  regolari.  Morto  questo  Papa,  il  suc- 
cessore Gregorio  XV  nel  1 62  1,  col  breve 
Ex  quo  divina  Majestas,  de'  2  1  aprile, 
approvò  l'istituzione.  Il  fondatore  vole- 
va intitolarla  della  Dottrina  cristiana ,ma 
i  cardinali  deputati  all'esame  delle  rego- 
le, osservando  le  molte  opere  di  pietà  in 
cui  s'impiegavano  i  preti  della  congre- 
gazione, la  chiamarono  de'  Pii  Operai. 
Ottenuto  ilp.  Carlo  in  Roma  quanto  bra- 
mava, ritornò  consolato  in  Napoli,  e  per 
fuggire  gli  onori  si  ritirò  nella  casa  di  Mon- 
te Decoro,  in  cui  passò  il  rimanente  dei 
suoi  giorni  iu  continue  mortificazioni  e 


56  PII 

nell'esercizio  indefesso  delle  più  eroiche 
■virtù,  favorito  da  Dio  con  estasi  e  con  do- 
ni di  profezia  e  di  miracoli.  Oppresso  in 
fine  dalle  molte  fatiche,  sostenute  per  la 
gloria  di  Dio  e  per  la  salute  de'prossimi^e 
dal  rigore  delle  penitenze,  cadde  malato 
e  fu  portalo  nella  sua  casa  di  s.  Giorgio 
Maggiore  in  Napoli,  ove  dopo  aver  sof- 
fèrto con  invitta  pazienza  mali  eccessivi 
per  quasi  due  mesi,  volò  al  cielo  agli  8 
seìlemhre  1 633,  d'anni  72.  Moltissimo 
popolo  concorse  a  venerarne  il  cadavere, 
illustrato  da  Dio  con  vari  prodigi,  quali 
operali  eziandio  ne'  tempi  successivi,  se 
ne  spera  la  beatificazione  pei  processi  fat- 
ti. Ne  pubblicarono  la  vita  il  p.  d.  Pie- 
tro Gi solfo  della  stessa  congregazione,  ed 
il  celeb  re  vescovo  Sarnelli,  nel  3.°  tomo 
del  suo  Specchio  del  clero  secolare,  Na- 
poli 1679. 

Dopo  la  morte  del  ven.  fondatore,  la 
congregazione  fu  altresì  confermata  da 
Urbano  Vili  col  breve  Mililanlis  Eccle- 
siete,  de'  9  novembre  1 634-  Quindi  dal 
capitolo  Vaticano  ottenne  in  Roma  la 
Chiesa  di  s.  Dalbina  (J7.),  e  ne  prese 
possesso  il  giorno  della  ss.  Trinità  del 
1689,  restaurandone  il  contiguo  con- 
vento e  la  chiesa,  con  gran  vantaggio 
deJpropinqi.i  abitanti.  Clemente  XI  vo- 
lendo trasferire  i  pii  operai  in  luogo  più 
centrale,  nel  1 704  concesse  loro  la  chiesa 
parrocchiale  di  s.  Lorenzo  a'  Monti  pres- 
so Macel  de'  Corvi,  nel  sito  detto  già  in 
Olivo  argentario ,  ora  del  Consertalo- 
rio  di  s.  Eufemia,  al  quale  articolo  la  de- 
scrissi. Lo  stesso  Clemente  XI  per  mag- 
gior comodo  delle  loro  missioni,  a' 5 
inaggio  1707  col  breve  SoIliciludo,cìie 
si  legge  nel  Bull.  Rom.  t.  io,  par.  i.a,  p. 
1 68'  ad  essi  concesse  il  privilegio  di  poter 
celebrare  la  messa  un'ora  prima  dell'au- 
rorae  un'ora  dopo  mezzo  giorno;  ed  a'9 
gennaio  1  7  1  o,  col  breve  rastoralis  offi- 
(li,  loco  citato  p.  180,  facoltizzò  i  pii  o- 
perai  a  sentire  le  confessioni  de'  loro 
compagni  in  qualunque  diocesi,  ove  non 
fossero  approvati,  in  fine  Clemente  XI, 


PII 

al  modo  detto  all'articolo  Neofito,  tras- 
ferì da  s.  Lorenzo  alla  casa  e  chiesa  di 
s.  Maria  de'Monti,  che  ivi  pure  descrissi, 
i  pii  operai,  affidando  loro  l'amministra- 
zione del  collegio  de'  neofiti  e  pia  casa 
de'  catecumeni,  non  che  la  cura,  distru- 
zione ed  educazione  de'neofili  (che  però 
tralasciarono  prima  della  deportazione 
di  Pio  VII),  in  un  alla  chiesa  e  casa  dei 
catecumeni.  La  congregazione  è  proprie- 
taria in  Pioma  della  casa  e  chiesa  di  s. 
Giuseppe  alla  Lungara  nel  rione  Tras- 
tevere, residenza  del  p.  procuratore  ge- 
nerale. La  chiesa  venne  fabbricata  nel 
1732  sotto  Clemente  XI I,  col  disegno  di 
Giuseppe  Lodovico  Iiusconi  Sassi,  con- 
tribuendo a  gran  parte  della  spesa  mg.1 
Carlo  Majella  napoletano,  segretario  dei 
brevi  a' principi  e  canonico  vaticano.  Il 
quadro  dell'altare  maggiore  è  di  Filippo 
Frigiotti,  quel  io  da  un  lato  colla  sacra 
Famiglia  è  di  Girolamo  Pesci,  l'altro  in- 
contro è  di  Nicola  Ricciolini.  Nel  1730 
nella  detta  casa  de'  pii  operai  ai  Monti 
ebbe  principio  in  Roma  l'accademia  di 
liturgia,  di  cui  si  rese  benemerito  Bene- 
detto XIV  con  istituirla  più  decorosa- 
mente, come  narrai  nel  voi.  XXXlX,p. 
5j.  L'accademia  per  le  vicende  de'  tem- 
pi venendo  sospesa,  sotto  Gregorio  XVI 
fu  riattivata  nella  casa  della  Missione 
(V.  )  j  se  non  che  dal  1848  al  sistema 
antico,  come  più  proficuo,  è  stato  sosti- 
tuito il  proporre  un  caso  liturgico  prati- 
co da  risolversi  nell'istessa  guisa  che  in- 
torno al  caso  morale  usa  la  Pia  unione 
di  s.  Paolo j  onde  non  si  sono  più  pubbli- 
cati dagli  Annali  delle  scienze  religiose  i 
sunti  degli  argomenti  liturgici  che  vi  si 
trattavano. 

Benedetto  XIV  con  vari  decreti  ed 
indulti  e  colla  costituzione  Quarn  pro- 
pensa, de'  1  2  aprile  1  752,  Bull.  Bened. 
XIV,  t.  3,  p.  5 12,  pròvvide  ai  bisogni 
ed  incremento  di  questa  benemerita  cou- 
gregazione,  nella  quale  hanno  fiorito 
molti  individui  illustri  per  dignità  ec- 
clesiastiche, episcopali,  per  zelo,  pietà  e 


PIL 

dottrina.  I  pii  operai  non  fanno  alcun 
voto  e  sono  governati  da  un  preposi to 
generale,  che  al  presente  è  il  r.mo  p.  d. 
Matteo  d'Ambrogio,  e  da  4  consultori, 
che  esercitano  per  tre  anni  l' impiego, 
dopo  i  quali  possono  essere  confermati 
dal  capitolo  generale  che  si  celebra  ogni 
anno  :  i  superiori  delle  case  particolari 
sono  chiamali  rettori.  Quantunque  non 
facciano  voti,  tuttavia  menano  una  vita 
alquanto  austera,  poiché  non  usano  pan- 
ni di  lino,  e  dormono  sopra  un  paglia- 
riccio  seuza  lenzuola,  con  sole  coperte  di 
lana.  Osservano  esattissima  povertà  e 
nulla  tengono  chiuso  :  uua  tavola,  una 
sedia,  e  alcune  immagini  di  carta  devo- 
no essere  le  suppellettili  delle  camere. 
Più  volte  nella  settimana  si  accusano  dei 
loro  falli,  alla  presenza  de' superiori  ; 
digiunano  ne'  io  giorni  precedenti  alla 
Pentecoste,  nell'Avvento,  in  tulli  i  ve- 
nerdì e  sabbati  dell'anno,  uelle  vigilie 
delle  feste  del  Signore  e  della  Madonna; 
fanno  due  volte  la  settimana  la  discipli- 
na ,  ogni  giorno  1'  orazione  mentale.  Si 
alzano  due  ore  dopo  mezza  notte  pel 
mattutino,  ed  all'uffizio  del  breviario  ro- 
mano aggiungono  quello  della  Madon- 
na, le  litanie  de'  santi  e  la  Salve  regina 
dopo  la  compieta.  Esemplarmente  si  af- 
faticano per  la  salute  delle  anime,  nel- 
l'udir  le  confessioni,  nel  dare  esercizi  spi- 
rituali e  missioni.  Vestono  di  lana  nera 
con  abito  talare  e  benché  il  collare  ap- 
parisca di  lino,  la  camicia  che  pollano  è 
di  lana  :  ne  riporta  la  figura  il  p.  Bo- 
nanni,  nel  Catalogo  degli  ordini  religio- 
si, par.  i,  p.  i  3g.  Scrissero  de' pii  ope- 
rai anche  il  p.  Annibali  daLatera,  Com- 
pendio della  storia  degli  ordini  regolari, 
par.  3,  p.  2o5;  ed  il  Piazza  neh'  Euse- 
vologio  romano,  trat.  i  i,  cap.  i^,del- 
l' istituto  de' pii  operai.  11  medesimo  nel 
suo  Cherosilogio,  p.  124,  tratta  degli  e- 
sercizi  segnalati  e  propri  della  congre- 
gazione degli  operai  della  divina  pietà, 
istituto  non  più  esistente. 

PILA  o  Vaso  dell' \cqua  santa  o  be- 


PIL  57 

nedetta.  Vaso  di  marmo  0  di  sasso  du- 
ro, sostenuto  da  una  colonnetta  o  pila- 
stro o  statua,  di  più  grandezze  e  forme, 
che  si  pone  all'ingresso  delle  Chiese,  con 
V Acqua  santa  0  benedetta  {V '.)  Ordina- 
riamente due  sono  i  pili,  situati  uno  con- 
tro l'altro,  nell'ingresso  principale  delle 
chiese,  ed  in  alcuni  luoghi  corrispondenti 
dal  lato  per  cui  entrano  gli  uomini  e  le 
donne.  Si  sogliono  costruire  non  aderenti 
alle  pareti,  e  distanti  da  esse  in  proporzio- 
ne dello  spazio.  Si  fanno  ancora  sporgenti 
dal  muro  a  guisa  di  tazza  o  di  conchi- 
glia o  altra  cosa  simile  o  a  foggia  di  ba- 
cino, il  quale  in  qualche  chiesa  è  soste- 
nulo  da  angeli  di  marmo  in  piedi  o  in 
altri  alteggiameuti,  grandi  e  piccoli.  In 
diversi  luoghi  vi  è  appeso  pel  manico  con 
una  catenella  un  aspersorio  d'ottone,  di 
ferro  0  d'  avorio  o  altra  materia.   Nelle 
antichissime  basiliche  si  vedono  pile  a- 
venti  nel  fondo  scolpiti  di  buon  rilievo 
granchi,  anguillelte,   pesciolini   e  altre 
galanterie.  Dei  più  singolari  pili  feci  men- 
zione parlando  delle  chiese  ove  sono.  11 
Boldetti  nelle  Osservazioni  sopra  i  cimi- 
teri de  màrtiri,  discorre  de'vasi  di  vetro, 
di  terra  e  di  marmo  in  due  e  più  palmi 
di  diametro,  trovali  nelle  chiesuole  sot- 
terranee; ma  è  difficile  assegnar  loro  al- 
tro uso  che  l'acqua  santa,  mentre  si  co- 
nosce che  a'  tempi  delle  persecuzioni  già 
erano  in  uso  questi  recipienti   d'  acqua 
benedetta,  giacché  1'  uso  di  questa  è  di 
tradizione  apostolica,  stabilito  da  s.  Mat- 
teo e  ridotto  ad  uniformità  da  s.  Ales- 
sandro I  Papa  del    121.    Tultavolta  si 
dubita  dagli  archeologi  se  tali  vasi  real- 
mente fossero  destinati  per  1'  acqua  be- 
nedetta ,  o  piuttosto  per  fanali  onde  il- 
luminare le  grotte  e  le  catacombe.  Nei 
voi.  XI,  p.  228,XXXVlI,p.  i94 ed  al- 
trove, parlai  delle  fonti  che  gli   antichi 
cristiani  erigevano  avanti  la  porta  o  ne- 
gli atri  o  portici  delle  chiese,  per  lavarsi 
le  mani  e  la  faccia  prima  di  entrare  nella 
casa  di  Dio,  poiché  nell'antica   discipli- 
na {'Eucaristia  si  riceveva  nella  Coniti- 


58  P  1  AI 

mone  {V.)  sulla  mano,  per  poscia  met- 
tersi in  bocca,  per  cui  la  lavanda  prece- 
dente delle  mani  facevasi  per  rispetto  e 
politezza,  quindi  in  alcune  chiese  si  be- 
nedicevano quelle  acque,  donde  derivò 
il  costume  di  metterle  ne'pili  all'ingres- 
so delle  chiese.   Dissi  pure  che  può  es- 
sere derivato  da  quanto  praticavano  gli 
ebrei  nel  tempio,  al  modo  che  dichiarai 
anche  a  Fontana.  Ad  Aspersione  notai 
chi  presenta  V  Aspersorio  [V.)  al  Papa, 
al  vescovo  ead  altri.  La  benedizione  del- 
l'acqua col  sale  si  fa  ogni    domenica,  o 
nel  sabbato,  per  conservarsi  incorrotta, 
su  di  che  può  vedersi  il  Dielich,  Dizio- 
nario sacro-liturgico,  agli  articoli  :  Ac- 
qua e  sua  benedizione;  Acqua  e  sua  be- 
nedizione nella  vigilia  dell'Epifania,  del- 
la quale  feci  parola  in  fine  di  Liturgia. 
Nel  giovedì  e  venerdì  santo  l'acqua  be- 
nedetta si  toglie  dai  pili,   quindi    si   ri- 
mette dopo  la  benedizione  di  quella  che 
si  fa  nel  sahbato  santo.  Si  apprende  dal 
Nardi,  De  p ■arrochì  t.  i,  p.  125,  che 
prima  ne'sabbati  santi  di  Pasqua  e  Pen- 
tecoste (V.)t  benedetto  eh'  era   dal  ve- 
scovo il  sacro  fonte  (prima  d'infondervi 
i  sacri  olii)  era  permesso  ai  fedeli  porta- 
re a  casa  di  quell'acqua  benedetta,  ciò 
che  in  alcuni  luoghi  ancora  si  fa.  Nel  voi. 
XLVII,  p.  223, parlai  di  tali  benedizio- 
ni fatte  coll'assistenza  de'greci,  e  del  rito 
di  questi  per  l'altra  dell'Epifania.   Che 
l'acqua  benedetta  fu  praticata  anco  per 
le  case  ne'  tempi  di  mezzo,  si  legge  nel 
Calogeri  t.  37,  p.  1  io  e  i32.    Vedasi, 
Riflessioni  intorno  all'  uso  che  dee  farsi 
dell'  acqua  benedetta  nel  giovedì  e  ve- 
nerdì della  settimana  santa ,  Perugia 
1  78  1 .  Domenico  Maria  Manni,  Intorno 
alle  pile  dell'acqua  santa  di  Firenze  de' 
secoli  bassi,  nelle  Memorie  di  varia  eru- 
dizione della  società  Colombaria,  Fireu-  . 
7e  1747. 

P1MENTEL  Domenico,  Cardinale. 
De'  conti  di  Benevento,  nacque  in  Sego- 
via e  lasciate  le  grandezze  di  sua  casa 
professò  nell'ordine  de'  predicatori,  nel 


PIN 

convento  di  s.  Croce  di  Segovia.  Dopo 
essere  slato  prima  rettore  e  poi  reggente 
dell'università  d'Alcalà,  dove  insegnò  la 
teologia  con  applauso,  ottenne  cospicui 
gradi  nel  suo  ordine,  in  cui  fu  esempio 
agli  altri  di  virtù,  d'  umiltà,  di  discre- 
zione e  carità.  Per  l'innocenza  e  probità 
de'  suoi  costumi  e  per  la  nobiltà  di  sua 
prosapia,  nel  i63o  fu  nominato  vescovo 
d'  Osma  ad  istanza  di  Filippo  IV,  indi 
nel  1  63  1  traslato  a  Cordova,  dove  stu- 
diossi  di  far  rifiorire  la  pietà  e  la  scien- 
za nel  clero,  d'istruire  ed  edificare  il  po- 
polo. Col  suo  zelo  bandi  gli  odii  e  le  ini- 
micizie, distrusse  gli  abusi  eie  supersti- 
zioni popolari  radicate  nel  paese  per  la 
lunga  dimora  de'  mori.  A  tal  effetto  e- 
manò  savi  decreti,  celebrò  sinodi,  intra- 
prese la  visita  della  diocesi  più  volle, 
predicando  il  vangelo  e  donando  ai  tem- 
pli ricche  suppellettili.  Spedito  da  Filip- 
po IV  ambasciatore  del  clero  ad  Urba- 
no Vili,  die  nell'alma  città  luminosi  e- 
sempi  di  vita  ecclesiastica  ;  vi  fece  lavo- 
rare molti  vasi  preziosi  e  nobili  candel- 
lieri  d'argento,  per  farne  dono  alla  sua 
cattedrale,  a  cui  nel  i635  si  restituì  ter- 
minata l'ambasceria.  Nel  1649  fu  tras- 
ferito da  Innocenzo  X  all'arcivescovato 
di  Siviglia,  mostrandosi  qui  pure  padre 
de'  poveri  e  tutore  de'  pupilli  e  delle  ve- 
dove. Finalmente  ad  istanza  del  re,  il 
Papa  a' 19  febbraio  1632  lo  creò  cardi- 
nale prete  di  s.  Silvestro  in  Capite,  indi 
venne  dichiarato  ministro  di  Spagna 
presso  la  s.  Sede,  e  come  vide  che  si  oppo- 
neva la  legge  della  residenza  della  dio- 
cesi, questa  rinunziò.  Mori  in  Roma  nel 
1 653,  d'anni  63,  e  fu  sepolto  nella  chie- 
sa de'  domenicani  in  s.  Maria  sopra  Mi- 
nerva, in  uu  sontuoso  monumento  del 
Bernini,  presso  la  porta  laterale  dalla 
parte  dell'altare  maggiore,  con  la  sua  sta- 
tua in  atto  di  orare,  con  magnifico  elo- 
gio, che  dichiara  eredi  i  poveri  già  sue 
delizie  in  vita. 

PINAB.A.  Sede  vescovile  della  Licia 
sotto   la  metropoli  di  Mira,  il  cui  vesco- 


P  I  N 

vo  fisca  giiirjstlizione  anche  sull'isola 
di  Didima  e  se  ne  intitolava  vescovo  nel 
] V  secolo.  Riporta  5  vescovi  f  Oriens 
chr.  t.  i,  p.  976. 

PINELL1  Domenico,  Cardinale.   Di 
chiarissima  famiglia  di  Genova,   porta- 
tosi a  Padova  per  apprendervi  le  leggi, 
in  6  anni  divenne  professore    dell' uni- 
versità. Restituitosi  in  patria,  dopo  poco 
piìi  d'un  anno  venne  ammesso  nel   col- 
legio degli  avvocali,   indi  passato  a  Ro- 
ma vi  allenii*  da  Pio  IV,  nell'età  di  23 
unni,  il  grado  di  referendario  di  segna- 
tura. Per  la  sua  probità  e  talento  s.  Pio  V 
nella  riforma  die  fece   del   tribunale   lo 
confermò,  conferendogli  l'uffizio  di  cor- 
rettore o  uditore  delle  lettere   contrad- 
dette e  altri  onorevoli  impieghi,  come  lo 
deputò  uno  de'  riformatori  dei  tribunali 
di  Roma,  nominandolo  luogotenente  ci- 
vile dell'uditore  della  camera.  Gregorio 
XIII  l'ebbe  ia  tal  conto  che  Io  negò  al 
cardinal    Sforza  per  suo  vice-legato  di 
Bologna,  e  lo  destinò  commissario  apo- 
stolico  nella    questione   de'  confini    tra 
Narni  e  Terni,  che  esaurì  con  soddisfa- 
zione delle  parti  ;  quindi  lo  die  al  cardi- 
nal Cornaro  camerlengo  per  sostituto  e 
vice-gerente,  carica  che  poi  amministrò 
come  principale,  avendola  da  lui  acqui- 
stata per  5o,ooo  scudi.  Nel  i  $77,  per  ri- 
nunzia del  cardinal  Perelti,  poi  Sisto  V, 
ebbe  il  vescovato  di  Fermo,  iti  cui  si  mo- 
strò padre  degli  orfani,   delle   vedove  e 
de'  miserabili  :  per  giovare  al  suo  popolo 
introdusse  nella  città  i  filippini  ed  i  ge- 
suiti, a' quali  fondò  anche    una  casa  a 
Montesanto  ,  e  restaurò  diverse   chiese. 
Passati  7  anni,  si  dimise  da  quella  chiesa, 
e  per  40,000  scudi  acquistò   un  chieri- 
cato di  camera,  poscia  funse  molti  e  gra- 
vi negozi  e  venne  destinato  nunzio  in  I- 
spagna  da  Sisto  V.  Nel  punto  però  che 
slava  per  partire,  il  Papa  a' 18  dicembre 
1 585  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Loren  - 
zo  iti  Pancperna,poi  arciprete  della  Chie- 
sa dis.  Maria  Maggiore (V),  del  quale 
edilìzio  fu  benemerito  per  quanto  vi  fece, 


P  I  N  7,, 

massime  negli  abbellimenti  della  tribu- 
na, e  poi  per  l'anno  santo  1600  ne  aprì  e 
chiusela  porta  santa.  Inoltre  Sisto  V  Io 
diedeaprotelloreai  carmelitani  e  certosi- 
ni, e  fece  legato  di  Romagna,  dove  in  meno 
di  due  mesi  fa  ridusse  iti  piena  quiete,  li- 
berandola dai  sicari  e  assassini  che  l'infe- 
stavano :  in  luogo  del  cardinal  Aldobran- 
dini  lo  nominò  prò- penitenziere,  pro- 
prefetto  di  segnatura,  ed  ammise  nelle 
congregazioni  del  s.oflìzio,  de'rili, di  con- 
sultarle] concilio  e  degli  affari  di  Fran- 
cia, dichiarandolo  legato  delle  pontificie 
galere  e  marina.  Urbano  VII  gli  affidò 
la  prefettura  di  consulta,  in  cui  lo  con- 
fermò Gregorio  XIV,  il  quale  pur  lo  de- 
stinò legato  dell'  Umbria  e  di  Perugia, 
dove  fece  risplendere  la  sua  maschia  vir- 
tù, lasciandone  diversi  monumenti.  Cle- 
mente VIII  lo  ascrisse  alla  congregazio- 
ne per  la  compilazione  del  settimo  delle 
decretali,  di  cui  in  seguito  Io  dichiarò  pre- 
fetto. Divenne  vescovo  Tusculano,  poi  di 
Porto,  e  nel  1607  d'Ostia,  e  decano  del 
sacro  collegio.  Dopo  aver  assistito  a  sei 
conclavi  morì  in  Roma  d'anni  70,  nel 
161  i,  e  fu  sepolto  avanti  la  confessione 
della  suddetta  sua  basilica,  nella  tomba 
che  si  era  preparata.  Stefano  Bui'One 
ne  pubblicò  la  vita  in  latino  in  R.oma  nel 
1616.  Questo  cardinale  si  guadagno  la 
stima  universale  pel  suo  amabile  e  mo- 
derato carattere,  per  l'incorrotta  giusti- 
zia e  illibati  costumi  ,  solo  tacciato  di 
eccessiva  parsimonia,  con  la  quale  potè 
lasciare  al  nipote  fondi  e  possessioni  con  - 
siderabili ,  ed  alcuni  feudi  nel  regno  di 
Napoli,  tutti  acquisti  fatti  da  lui.  L'OI- 
doino  nell'  Ateneo  Ligustico,  parla  del 
suo  trattato  rass.  sali' autorità  del  Papa, 
che  fu  posto  nella  biblioteca  Vaticana. 
P1KEROLO  (Pinerolitn).  Città  con 
residenza  vescovile  del  Piemonte  negli 
stati  sardi,  circondario  di  Torino,  capo- 
luogo di  provincia  e  di  mandamento, 
presso  la  sinistra  sponda  del  Clusone  o 
Clision,  in  bella  situazione,  alle  falde  d'u- 
bertosa collina  ,   ultimo  scaglione  delle 


6o  P  I  N 

Alpi,  che  difende  l'ingresso  della  valle  di 
Peiosa  ;  sede  d'un  intendente  di  2.n  clas- 
se e  di  un  tribunale  di  giurisdizione  del 
senato  regio  di  Torino,  da  cui  è  distante 
q  le^lie  e  28  da  Nizza.  Cinta  di  mura,  è 
però  irregolare  e  mal  fabbricata,  ma  la 
sua  cattedrale  magnifica  sulla  piazza  d'ar- 
mi è  un  edilìzio  superbo.  E  dedicata  a 
Dio  sotto  l'invocazione  di  s.  Donato,  con 
capitolo  di  3  dignità,  la  1."  delle  quali  è 
l'arcidiacono,  di  12  canonici, compresi  il 
teologo  e  penitenzieri,  di  altrettanti  man- 
sionari, e  di  altri  preti  e  chierici.  Vi  è  il 
batlislerio,  e  la  cura  d'anime  è  affidata 
a  due  preti  eletti  dal  capitolo.  L'episco- 
pio è  poco  distante  dalla  cattedrale.  Al- 
tra chiesa  parrocchiale  e  con  battisterio 
è  sacra  a  s.  Maurizio;  vi  sono  conventi  e 
monasteri,  cappuccini  e  salesiane,  soda- 
lizi, ampio  spellale,  monte  di  pietà  e  se- 
minario. Nel  1826  il  p.  Lanieri  vi  fon- 
dò la  congregazione  degli  Oliati  di  Ma- 
ria l'erg: ne  di  Pinerolo  (f7.).  Avvi  pu- 
re un  collegio  reale  ed  una  bella  caser- 
ma di  cavalleria.  Usuo  commercio  è  con- 
siderevole e  alimentato  da  fabbriche  fio- 
renlissime  di  panni,  retine,  stolledi  seta  e 
altre  manifatture.  Il  nome  di  Pinerolo  o 
Pignerolo,  Pinaralium,  vuoisi  derivato 
dalla  moltitudine  de'  suoi  pini,  imperoc- 
ché venne  edificato  in  mezzo  ad  un  pic- 
colo bosco  di  pini.  Appartenne  al  mar- 
chesato di  Susa,  e  nel  1078  la  marche- 
sana Adelaide  ne  donò  una  parte  all'ab- 
bazia de'  monaci  di  s.  Benedetto  da  essa 
fondatavi  presso  la  città,  e  poi  de'cister- 
ciensi;  ma  passò  in  seguito  in  piena  so- 
vranità alla  casa  di  Savoia.  Se  ne  impa- 
dronirono nel  1 536  i  francesi  sotto  Fran- 
cesco I,  e  ne  conservarono  il  dominio  col- 
la pace  di  Chateau-Cambresis  ,  finché 
fossero  in  un  triennio  appianate  le  dif- 
ferenze. Pressato  Carlo  IX  ad  eseguire  il 
patto,  rendette  le  diverse  altre  piazze  a- 
yutfi  in  ostaggio,  ma  ritenne  sempre  Pi- 
nerolo, restituito  poi  nel  i.5v4  da  Enri- 
co 111.  11  cardinale  Richelieu  tornò  ad 
impossessarsi  nel  i63o,edopo  i  trattati 


PIN 

di  Ratisbona  e  di  Cherasco  doveva  ren- 
dersi al  duca  di  Savoia;  ma  questi  con 
un  segreto  articolo  avea  pienamente  ce- 
duta la  piazza  ai  re  di-Francia,  e  per 
non  adombrare  gli  spagnuoli  fìnse  di  la- 
sciarla in  deposito  per  6  mesi,  però  nel 
5  luglio  i632  pubblicò  la  vendita, con- 
fermata poi  dal  trattato  di  Westfalia. 
Durante  la  lunga  occupazione  francese 
furono  condotte  a  perfezione  le  sue  for- 
tificazioni, e  vi  si  tenevano  rinchiusi  i 
prigionieri  di  stalo,  Ira' quali  fu  il  so- 
printendente delle  finanze  Fouquet, che 
vi  mori  nel  1 680;  ma  essendosi  nel  1 696 
dovuto  nuovamente  cedere  a  Vittorio  A- 
medeo  11  duca  di  Savoia,  i  francesi  ne 
smantellarono  i  bastioni,  e  danneggiati 
pur  furono  i  castelli  di  Perosa  e  di  s.  Bri- 
gida che  ne  impedivano  gli  approcci.  In 
Pinerolo  fiorirono  diversi  uomini  illustri. 
La  sede  vescovile,  ad  istanza  di  Carlo 
EmmanueleHI  redi  Sardegna,  lJistituì 
Benedetto  XI F,  colla  bolla  In  sacro-san- 
età,  de'23  dicembre  1 7-^8,  diesi  legge 
nel  suo  Bull.  t.  2,  p.  520,  dichiarandola 
sulfraganea  dell'arcivescovo  di  Torino, 
come  Io  è  tuttora,  avendo  allora  6  mo- 
nasteri, 2  ospedali,  2  collegiate.  Il  Papa 
stabilì  per  mensa  vescovile  annui  scudi 
24  i  1 ,  per  diocesi  44  terre,  1 5  delle  qua- 
li smembrò  dal  detto  arcivescovo,  e  27 
dal  monastero  di  s.  Lorenzo  de  plebe 
Marlyrum,  de'  canonici  regolari  agosti- 
niani della  congregazione  Ulsieuse  nel 
Delfinato,  ch'egli  secolarizzò  e  soppresse, 
come  fece  dei  monastero  di  s.  Maria  de 
Oppido  de'  cisterciensi,  unendoli  ambe- 
due alla  mensa  vescovile,  onde  i  vescovi 
ne  fossero  in  perpetuo  abbati  commen- 
datari. Tassò  questo  nuovo  vescovato 
in  624  fiorini  d'  oro  alla  camera  apo- 
stolica, e  ne  formò  il  capitolo  con  6  di- 
gnità, 18  canonici  e  6  beneficiati  con  di- 
verse prerogati  ve. Quindi  Benedetto  XIV 
nel  concistoro  de'  5  maggio  1749  di- 
chiarò 1 .°  vescovo  Giambattista  d'Orliè 
de'marchesi  di  Saint-Innocent  di  Savoia, 
nato  in  Chambery,  che  celebrò  il  i.°si- 


PIN 

nodo  a'i4,  1 5T  e  16  settembre  170-?,,  ed 
in  Pinerolosi  stampòdaSterpone.Gli  suc- 
cesse nel  1  797  Giuseppe  Maria  Grimaldi 
di  Moncalieri;  maneliSol  avendo  Pio 
VII  soppressa  questa  diocesi  e  ritmila  a 
quella  di  Saluzzo  (!'■),  fu  traslato  alla 
sede  d'Ivrea,  e  nel  18178  i.° arcivesco- 
vo di  Vercelli.  Ripristinata  da  Pio  VII 
la  sede  nel  1 8  r  7,  nominò  vescovo  Fran- 
cesco Maria  Bigex  di   Balme  della  dio- 
cesi di  Chambery,  a  cui   fu  traslato  nel 
1 824  ;  gli  successe  Pietro  Giuseppe  Rey 
della  diocesi  di  Annecy,  alla  qual  chiesa 
fu  trasferito  da  Gregorio  XVI  nel  i832, 
affidandogli  in  amministrazione  questa  di 
Pinerolo  fino  al  1 834,  i"  cui  preconizzò 
vescovo  mg.1' Andrea  Charvaz  della  dioce- 
si di  Taranlasia,  istitutore  de' reali  duchi 
di  Savoia  e  di  Genova,  commendatorede' 
ss.  Maurizio  e  Lazzaro.  Persila  dimissione 
il  regnante  Pio  IX  nel   1848  lo  nominò 
all'arcivescovato  di  Sebaste  in  parLÌbus, 
dandogli  in  successore  nel  1849  nig.r Gu- 
glielmo M.'1  Ronaldi  di  Torino.  Al  presen- 
te ogni  nuovo  vescovo  è  lassato  in  fiorini 
5oo,  essendole  rendile  della  mensa  scu- 
di 1  5oo,  la  diocesi  si  estende  per  circa  22 
miglia  e  contiene  più  di  5o  parrocchie. 
PliMIIEL  (Pinchelen).  Citlà  con  re- 
sidenza vescovile  di  Portogallo.,  nella  pro- 
vincia di  Beira,  capoluogo  di  comarca,  a 
6  leghe  da  Guarda  e  20  da  Lamego,  sul- 
la sommità  e  a  ridosso  del  pendio  meri- 
dionale d'  una  collina,  presso  la  sinistra 
sponda  del  fiume  del  suo  nome,  influen- 
te del  Domo  ,  per  cui  viene  irrigata.  È 
cinta  di  mura.  Contiene  la  cattedrale,  cioè 
ne  fa  le  veci  la  chiesa  delle  monache  di 
s.  Francesco.,  sotto  l'invocazione  di  s.  Lui- 
gi, edilizio  ampio.  Secondo  l'ultima  pro- 
posizione concistoriale  non  esisteva  il  ca- 
pitolo. Vi  sono5chiese  parrocchiali  mu- 
nite di  baltisterio,  il  convento  de' minori 
riformati  francescani,  il  monastero  delle 
nominale  religiose  sotto  la  giurisdizione 
dell'ordinario,  alcune  confraternite  e  l'o- 
spedale :  mancava  di  seminario  e  monte 
di  pietà.  L'episcopio  è  di  recente  costui- 


PIN 

zione,  come  il  palazzo  della  città.  Evvi 
pure  un  ospizio,  scuole  di  lingua  latina  e 
greca,  di  reltorica  e  filosofia  :  parecchie 
belle  fontane  ne  fanno  l'ornamento.  Più- 
hiel  o  Pinhel,  Pinelhtm  ,  fu  fondata  da 
Alfonso  I,  che  nel  1  1  39  divenne  1 ,°  re  di 
Portogallo,  ed  abbellita  da  Sancio  I  del 
1  1 85,  da  Dionisio  del  12  79  e  da  altri  re. 
La  sede  vescovile,  ad  istanza  di  Giusep- 
pe I,  l'istituì  Clemente  XIV  con  breve 
de' 1  o  luglio  1770,  sotto  l'arcivescovato 
di  Braga,  di  cui  è  ancora  su  (Fraga  nea,  di- 
chiarando a1 1  7  giugno  1771  per  i.°  ve- 
scovo Gio.  Raffaele  de  Mendoza  mona- 
co girolamino  di  Lisbona,  cui  successe- 
ro: nel  1  773  Cristoforo  de  Almeida  Soa- 
res.y-Brito  d'Alemtem  ;  nel  1782  Giu- 
seppe Antonio  Pinto  de  Mendoza  Airaes, 
della  diocesi  di  Coimbra;  nel  1797  Ber- 
nardo Bernardino  Beltrao  di  Guimaraens 
diocesi  di  Viseu.  Essendo  da  diversi  anni 
la  sede  vacante,  il  re  d.  Michele  1  nominò 
vescovo  e  Gregorio  XVI  preconizzò  nel 
concistoro  de'i  7  dicembre  1  832  Leonar- 
do Brandao  di  Vinho  di  Souto  diocesi  di 
Lamego,  filippino.  Dal  1839  la  sede  è  va- 
cante. Oqni  nuovo  vescovo  è  tassato  in 
fiorini  900,  ascendendo  le  rendite  a  circa 
10,000  crociati  portoghesi,  poiché  dal  re- 
gio erario  fu  il  vescovo  esonerato  della 
pensione  che  pagava  al  tribunale  dell'in- 
quisizione. La  diocesi  si  estende  per  qua- 
si 7  leghe,  e  contiene  diversi  luoghi  e  ca- 
stelli. 

PINSCO (Pinseien).  Città  con  residen- 
za vescovile  nella  Lituani  a  (F.),  nell'im- 
pero russo  ,  a  5o  leghe  da  Minsk  e  7$ 
da  Varsavia,  governo  e  capoluogo  di  di- 
stretto, sopra  la  sinistra  sponda  del  Pripet 
che  vi  riceve  la  Pina.  Giace  in  mezzo  alle 
paludi  di  Pinsk  :  ha  fabbriche  di  corami 
di  Paissia  e  fa  un  gran  commercio.  La  po- 
polazione è  un  miscuglio  di  russi,  polac- 
chi ed  ebrei,  i  quali  ultimi  vi  hanno  la 
sinagoga.  Pinsco  q  Pinsk,  Pinscium,  già 
nel  palalinalo  di  Brzecia  ,  sollo  i  polac- 
chi apparteneva  direttamente  alla  coro- 
na ed  era  sede  d'una  dielina  e  d'un  ve- 


G2  P  I  N 

scovo  greco- unito  ruteno,  come  Io  è  an- 
cora. Immense  sono  le  paludi  di  Pinsk, 
ed  occupano  la  parte  meridionale  del  go- 
verno  di  Minsk  ed  il  nord  di  quello  di 
Voliuia.  La  sede  vescovile  è  antica,  suf- 
fraganea  del  metropolita  di  Kiovia  (f/.). 
Leonzio  suo  vescovo  sottoscrisse  al  con- 
cilio di  Michele  metropolitano  di  Kiovia, 
pel  alla  lettera  di  questo  prelato  al  Papa 
Clemente  Vili,  concernente  l'unione  del- 
la chiesa  romana.  Gli  successe  Giona,  in- 
di Raffaele  che  divenne  metropolitano  di 
Russia,  Pacomio,  Oranisco,  come  ripor- 
ta il  p.  Le  Quien  ,  Oriens  chr.  t.    i  ,  p. 
1285.  La  chiesa  di  Pinsco  fu  unita  a  quel- 
la di  Turovia  (V.),  pure  di  rito  greco-ru- 
teno. Nelle  Notizie  di  Roma  si  leggono  i 
seguenti  vescovi  delle  due  chiese  unite  di 
Pinsco  e  Turovia,  di  rito  greco- ruteno, 
nella  Polesia  in  Lituania.  Nel  1  ^3o  Gior- 
gio Bulhak  basiliano  della  diocesi  di  Vil- 
na.   1769  Gedeone  Horbacki   basiliano 
della  diocesi  di  Polosko,succeduto  per  coa- 
diutoria.  1  784  Gioacchino  Horbacki  del- 
l'ordine di  s.  Basilio:  nel  dicembre  i"-88 
gli  fu  dato  in  coadiutore  con  futura  suc- 
cessione GiosafatteBuihak  basiliano,  col 
titolo  vescovile  di  Turovia. Nel  1808  vi- 
veva ancora  il  vescovo  Gioacchino,  ma 
senza  coadiutore  :    da  lui  in  poi  la  sede 
delle  duediocesiè  vacante.  Per  alcuni  an- 
ni in  Pinsk  vi  ebbe  pure  una  sede  lati- 
na, eccone  l'origine  e  il  termine.  Cate- 
rina II  divenuta  padrona  della  maggior 
parte  di  Polonia,  nel  3.°  suo  smembra- 
mento, violando  i  trattati  in  cui  avea  pro- 
messo conservare  intatto   lo  stato  della 
chiesa  cattolica  de'riti  Ialino  e  ruteno,  an- 
nullò 4  de'5  vescovati  Ialini  di  LWonia, 
i  cui  beni  parte  incamerò  e  parte  die  ai 
suoi  generali  e  uffiziali,  compresi  quelli 
de'  capitoli  ,  seminari  e  altri  luoghi  pii. 
Eresse  in  vece  di. proprio  talento  li  28 
settembre  1  790  due  vescovati  latini,  uno 
a  Pinsk,  l'altro  a  TafitscheìV,  ove  il  rito 
latino   non   era  conosciuto  :    nominò  al 
1 .°  Gasparo  Casimiro   Cieciscowski    ve- 
scovo di  Kiovia,  e  al  2."  destinò  X  inde- 


PIO 

gno  Sierakowski  vescovo  di  Prusn  in 
partibus,  il  quale  erasi  usurpata  l'ammi- 
nistrazione di  Camieniecz.  Divenuto  im- 
peratore Paolo  I  e  curando  Pio  VI  la  re- 
staurazione della  chiesa  rutena  e  la  rein- 
tegrazione della  latina,  a  mezzo  del  suo 
legato  Litta,  ottenne  l'annullazione  delle 
due  sedi  di  Pinsk  e  di  Tatitschew,  e  l'e- 
spulsione da  Camieniecz  dell'intruso  ve- 
scovo Sierakowski.  Questo  argomento  lo 
toccai  anche  a  Mohilow.  V.  Ruteni. 

PINTERVILLE.  Luogo  di  Norman- 
dia, in  cui  nel  1  3o4  fu  tenuto  un  conci- 
lio sulla  disciplina  ecclesiastica.  Bessin. 

PIO  I  (s.),  Papa  XI.  Nacque  in  Aqui- 
leia  città  della  Venezia,  figlio  di  Rufino 
e  fratello  di  s.  Ermete  soprannominato 
il  Pastore.  Alcuni  lo  annoverano  tra'ca- 
nonici  regolari,  che  in  Roma  viveano  uni- 
ti e  si  regolavano  con  leggi  comuni,  come 
osserva  Sangallo,  Gesta  de' Pont.  t.  3,  p. 
202.  Essendo  prete,  dopo  la  morte  di  s. 
Igino,  meritò  d'essere  eletto  Pontefice  ai 
i5  gennaio  del  1  58.  Proibì  che  le  pos- 
sessioni date  per  il  divin  culto  servissero 
ad  altri  usi.  II  decreto,  Si  per  neglige/i- 
liam,  cap.  27,  dist.  2  de  consacra t.,  con 
cui  dicesi  aver  stabilito  le  pene  a'  sacer- 
doti, che  per  negligenza  avessero  nelle 
messa  versata  qualche  parte  del  Sangue 
di  Cristo,  dice  il  Sandini,  Vitae   PP.  t. 
I,  p.  28,  che  non  si  trova  in  autore  an- 
tico. Apocrifo  è  parimente  quello  che  in- 
dusse alcuni  a  scrivere,  ch'egli  ordinasse 
di  celebrare  la  Pasqua  (f.)  nella  dome- 
nica, mentre  ciò  era  stato  già  comanda- 
to dagli  apostoli,  come  riferisce  Pontaco, 
in  Chron.  Eusebii  p.  28  \.  Ordinò  bensì 
che  gli  eretici  venuti  dall'eresia  de' giu- 
dei alla  religionecattolica,  vi  fossero  rice- 
vuti e  battezzati.  Per  questa  eresia  de'giu- 
dei  vedasi  il  voi.  XXI,  p.    i3.  Condan- 
nò Marcione  e  Valentino  eresiarchi,  capi 
àn'/narcioniti  e  valentinianì.   Ad   istanza 
di  s.  Prassede,  figlia  del  senatore  s.  Pu- 
dente,  s.  Pio  I  eresse  nel  palazzo  di  lei, 
in  cui  avea  abitato  s.  Pietro,  il  titolo  di 
Pastore,  dedicando  in  esso  una  chiesa,  che 


PIO  IMO                      63 

porta  il  nome  di  s.  Pudenziana  ,  sorella  pochecol  resto  della  nobiltà  fu  Silvio  cac- 
di  s.  Prassede,  come  afferma  il  Rinaldi,  ciato  da  Siena  dalla  plebe  repubblicana. 
Annal.eccl.  an.  162,  n.°  l.  Ma  su  que-  Enea  con  due  sorelle  erano  superstiti  ai 
sto  punto  sono  a  vedersi  gli  articoli  Fa-  18  figli  dati  a  luce  da  Vittoriane  scarso 
lazzo  apostolico  di  s.  Prassede,  e  Palazzo  di  beni  patrimoniali,  dissipati  dal  padre. 
apostolico  m  s.  Pudenziana.  In  5  ordì-  Ebbe  dalla  natura  pronto  ingegno,  doci- 
nazioni  creò  12  vescovi,  18  preti,  ed  11  le  e  piegbevole  a  qualunque  buona  di- 
o  21  diaconi.  Governò  9  anni,  5  mesi  e  sciplina.  In  Corsignano  studiò  le  umane 
27  giorni,  e  patì  nella  4-°  persecuzione  lettere,  ed  arrivato  circa  a' 18  anni  passò 
della  Chiesa,  agli  1  1  luglio  del  167.  An-  in  Siena  per  proseguirvi  il  corso  de'suoi 
tonio  Pagi,  nella  Critica  agli  annali  del  studi  maggiori.  Alla  poesia  e  all'arte  o- 
Baronio,  confessa  cl.es.  Pio  I  sia  morto  ratoria,  cui  sentivasi  grandemente  inoli- 
confessore  glorioso  di  Cristo,  ma  non  già  nato,  rivolse  tutti  i  suoi  pensieri,  laonde 
martirizzato,  ed  all'autorità  de'messali  e  ben  presto  si  accpiistò  fama  di  poeta  esi- 
breviari  della  Chiesa,  che  col  rito  di  mar-  mio  e  di  oratore  impareggiabile.  A  per- 
tire  l'onorano,  risponde  che  in  essi  la  venire  a  questa  eccellenza  s'informò  alla 
Chiesa  non  definisce  per  legittimo  talli-  scuola  declassici  latini  e  italiani  ;  studiò 
to  ,  ma  si  accomoda  piuttosto  in  questi  in  Siena  anche  il  diritto,  ma  poco,  non  a- 
alla  pietà  e  divozione  de'fedeli.  Fu  sepol-  vendo  vi  trasporlo,  questo  vivo  invece  mi- 
to in  Valicano  e  ne  scrisse  la  vita  Fon-  trendo  per  le  belle  lettere  e  per  l'erodi- 
lanini,  nella  Storia  letteraria,  d'Aquile-  zione,  massime  profana.  La  vivacità  del 
ia,  lib.  2,  cap.  3.  Quatlro  lettere  si  rife-  suo  spirito  ed  il  criterio  di  cui  fu  larga- 
riscono  di  questo  Pontefice,  la  1  .a  a  tue-  mente  dotato  supplì  alla  mancanza  de- 
ti  i  fedeli,  la  2/  ai  fratelli  d'Italia,  la  3.a  gli  altri  studi  ecclesiastici,  per  cui  fu  in 
e  4-d  a  Giusto  vescovo  di  Vienna.  Tutte  grado  di  trattareabilmente  ogni  piògra- 
sono  stimate  apocrife  dai  moderni  criti-  ve  affare  e  di  salire  in  celebrità  ili  uot- 
ci,  non  ostante  che  da  mg.r  Godeau  ve-  lissirno,  per  avere  arricchito  I'  intelletto 
scovo  di  Vence,  le  due  ultime  principal-  con  altre  cognizioni  e  perla  felice  sperien- 
mente,  sieno  tenute  per  autentiche.  La  s.  za  acquistata  ne' clamorosi  avvenimenti 
Sede  vacò  i3  giorni.  di  cui  si  trovò  testimone  e  parte.  Insorta 
PIO  li,  Papa  CCXX.  Enea  Silvio  Bar-  guerra  tra'sanesi  e  fiorentini, Enea  fu  co- 
tolomeo  Piccolomini,  nacquedaanlichis-  stretto  partire  da  Siena  con  soli. 6  scudi 
sima  e  illustre  famiglia  di  Siena  a'  1  9  ot-  di  viatico  die  potè  dargli  il  padre,  ed  en- 
tobre  i4o5  in  Corsignano,  coni'  egli  at-  Irò  per  segretario  del  cardinal  Domenico 
testa  ut  Commentari  lib.  1  ;  ma  Grego-  Capranica  amico  de'sanesi,  fin  da  quan- 
ìio  Lolli,  epist.  87  ad  card.  Papiensem,  do  erasi  portato  nella  lorocitlàa  scioglie- 
dice  che  Enea  nacque  a'2  5  agosto  1406;  re  il  concilio  generale,  onde  da  Martino  V 
ed  il  Piatti  che  lo  vuole  nato  a' 18  otto-  fu  trasferito  a  Basilea.  Questo  cardinale 
bre  i4o5,  riferisce  che  il  Lolli  parente  di  creato  segretamente  da  tal  Papa,  non  vol- 
Pio  11,  nella  citata  lettera  Io  fa  nato  a'24  le  riconoscerlo  Eugenio  IV,  anzi  perche 
settembre  1406  ;  quindi  il  Gigli  nel  suo  credulo  unito  a'suoi  nemici  e  al  duca  di 
Diario  saneseì.  2_,  p.  329.  lo  dichiara  na-  Milano  Visconti,  lo  privò  de'beni  ;  laon- 
to  a' 1  8  ottobre,  in  che  combina  ancora  de  col  favore  de'sanesi  si  rifugiò  presso  il 
il  Tizio,  nella  Storia  di  Siena,  mss.  che  duca,  ed  alloraEnea  fu  preso  in  sua  corte, 
si  conserva  nella  biblioteca  Chigi.  I  suoi  II  duca  inviò  il  cardinale  al  concilio  diBa- 
genitori  furono  Silvio  e  Vittoria  Forti-  silea,  seguito  da  Enea,  e  per  aver  ricorso 
guerri  nobile  di  Pistoia,  i  quali  si  erano  contro  Eugenio  IV,  fu  deposto  da  tutti  gli 
ritirali  in  detta  villa  per  economia  edo-  onori  e  dignità,  per  cui  cadde  in  povertà. 


64  pio 

Restato  Enea  perciò  senza  impiego,  en- 
trò per  segretario  con  Nicodemo  Scali- 
gero vescovo  di  Frisinga  ;  indi  con  Bar- 
tolomeo.Visconti  vescovo  di  Novara,  che 
recandosi  insieme  a  Firenze,,  quivi  ven- 
ne  chiamato  in  giudizio  da  Eugenio  IV, 
per  cui  Enea  entrò  al  servizio  coi  b.  car- 
dinal Albergati,  il  quale  molto  si  valse  di 
sua  opera  e  consiglio,  indi  l'ebbe  a  com- 
pagno in  alcune  legazioni,  come  ad  Ar- 
ras per  riconciliare  il  duca  di  Borgogna 
partigiano  degl'inglesi,  con  Carlo  VII  re 
di  Francia.  Inoltre  il  cardinale  spedì  E- 
nea  suo  segretario  nella  Scozia  per  paci- 
ficare il  re  Giacomo  II  con  Enrico  VI  re 
d'Inghilterra,  con  molto  suo  onore  per  la 
riuscita.  B.  educe  dalla  Scozia,  Enea  pas- 
sò in  Basilea  e  fatalmente  prese  parte  al- 
le funeste  discordie  che  divisero  i  pachi 
da  Eugenio  IV.  Imperocché  il  concilio  lo 
fece  scrittore  de' brevi,  abbreviatole  del- 
le lettere  apostoliche,  e  diverse  volle  fu 
scelto  a  presidente  della  deputazione  del- 
la fede,  tribunale  di  censura  composto  di 
12  individui,  cui  ogni  mese  eleggevasi  il 
presidente.  In  questo  uffizio  di  sovente 
pronunziò  eloquenti  orazioni,  e  desiò  me- 
raviglia quella  sulla  traslocazione  del  con- 
cilio a  Pavia,  soggetta  al  duca  di  Mila- 
no, rifiutando  Avignone,  Udine  e  Firen- 
ze. Per  la  sua  integrità  e  destrezza  nel 
maneggio  de'negozi,  il  concilio  di  Basi- 
lea tre  volte  lo  mandò  legato  ad  Argen- 
tina, una  a  Trento,  due  a  Costanza,  una 
a  Francfort,  due  in  Savoia,  e  da  per  tut- 
to conseguì  quanto  per  lui  si  richiedeva 
ad  universale  soddisfazione.  L'  adunan- 
za di  Basilea,  divenuta  conciliabolo,  ebbe 
ordine  da  Eugenio  IV  di  sciogliersi:  ma 
in  vece  pretese  deporre  Eugenio  IV,  e- 
leggendo  nel  1 4^9  in  antipapa  Felice  V, 
al  cui  conclave  assistè  Enea  qua!  chieri- 
co di  ceremonie.  Pel  di  lui  credito  l'an- 
tipapa lo  volle  per  segretario,  e  ben  pre- 
sto se  ne  guadagnò  la  stima  e  1'  amore. 
Dovendo  Felice  V  mandare  un  amba- 
sciatore all'imperatore  Federico  III,  scel- 
se Enea,  il  quale  si  rese  tanto  accetto  a 


PIO 

quel  monarca,  che  lo  fece  coronare  culla 
poetica  corona,  lo  prese  per  segretario  e 
consigliere  e  lo  trattò  come  amico.  Intan- 
to curando  Eugenio  IV  l'estinzione  del- 
lo scisma  sostenuto  da  Felice  V,  l'impe- 
ratore per  tanto  grave  negozio  lo  mandò 
suo  ambasciatore  in  Roma.  Giunto  Enea 
in  Siena  ,  i  parenti,  suo  padre  e  gli  a  - 
mici  procurarono  impedirglielo  ,  nel  ti- 
more che  il  Pontefice  lo  punisse  per  aver 
parteggiato  e  servito  contro  di  lui  il  con- 
ciliabolo e  l'antipapa,  ma  non  si  lasciò 
vincere  da  tali  congetture. 

Appena  Enea  giunse  in  Roma,  si  pre- 
sentò ad  Eugenio  IV  e  gli  diresse  un  di- 
scorso così  elegante  e  leale,  che  non  solo 
pervenne  a  giustificarla  sua  condotta,  ma 
ottenne  generoso  perdono,  fu  assolto  da 
due  cardinali  dalle  censure  in  cui  era  in- 
corso, e  divenne  a  lui  ben  accetto,  e  segre- 
tario secondo  alcuni,  oltre  di  che  lo  uo- 
minò  canonico  di  Trento:  quanto  allosci- 
sma,  il  Papa  spedì  due  legati  in  Germa- 
nia a  pacificare  gli  animi.  Intanto  a'  2  3 
febbraio  i44?  morì  Eugenio  IV,  e  ad  E- 
nea, quale  ambasciatore  imperiale,  fu  af- 
fidata la  guardia  della  2.a  porta  del  con- 
clave, con  gli  altri  ambasciatori,  com'egli 
slesso  narra  nel  Comment.  de  reb.  Da- 
sileae,  nel  descrivere  l'elezione  di  Nicolò 
V.  Questi  ammirando  il  parlar  grave  di 
Enea,  i  concetti  e  lo  stile  gentile  e  robu- 
sto del  suo  eloquio,  lo  dichiarò  suo  se- 
gretario e  suddiacono  apostolico,  e  nella 
sua  coronazione  gli  fece  portare  la  croce 
pontificia.  Ritornato  Enea  in  Germania, 
Federico  III  se  ne  servì  in  altre  amba- 
scerie, come  di  Milano  e  di  Napoli,  e  lo 
nominò  vescovo  di  Trieste,  a  cui  lo  preco- 
nizzò Nicolò  V  a'5  luglio  1 44?  :  a  Mila- 
no vi  si  recò  per  la  morte  del  duca,  onde 
far  valere  le  ragioni  dell'  impero,  a  Na- 
poli per  combinare  con  Alfonso  V  re  d'A- 
ragona il  matrimonio  di  Federico  III  con 
Leonora  di  Portogallo.  Nel  i4^o  Nicolò 
V  lo  trasferì  alla  sede  patria  di  Siena,  per 
amore  della  quale  ricusò  quelle  di  Var- 
mia  e  di  Ralisbona  che  loaveano  poslu- 


PIO 

Inlo.  Continuando  il  vescovo  Enon  n  fun- 
gere l'uffizio  eli  ambasciatole  imperiale, 
avvisò  il  Papa  del  desiderio  di  Federico 
III  di  recarsi  in  Roma  a  ricevere  da  lui 
le  insegne  reali  e  imperiali,  tranquillan- 
dolo sui  timori  spaisi.  Dileguò  pure  quei 
de'sanesi  che  già  aveano  espulso  i  nobi- 
li, ed  a  Pisa  incontrò  Leonora  accompa- 
gnata dai  suoi  portoghesi,  che  poi  a'  i3 
l'ebbra  io  ìf^i  condusse  a  Federico  HI 
fuori  di  porta  Camollia  in  Siena  e  li  con- 
giunse in  matrimonio,  per  cui  ivi  fu  al- 
zata una  colonna  monumentale  e  il  Pio- 
turiochio  rappresentò  I'  avvenimento  in 
un  bel  quadro  nella  libreria  del  duomo. 
Enea  precedette  l'imperatore  in  Roma, 
'e  nella  sua  assenza  per  l'andata  a  Napo- 
li custodì  il  giovane  Ladislao  re  d'  Un- 
gheria, e  poscia  lo  seguì  in  Germania,  ove 
disimpegnò  anche  le  parti  di  nunzio  di 
Nicolò  V  in  Austria,  nell'Ungheria,  nel- 
la Boemia,  in  Moravia  e  nella  Slesia,  non 
che  a  tre  diete  di  Germania,  nelle  quali 
fu  arbitro  assoluto,  come  egli  stesso  at- 
testa ne'suoi  Commentari  Uh.  i.  Federi- 
co III  egualmente  Io  mandò  con  ampli 
poteri  ai  boemi,  discordi  per  volere  La- 
dislao in  loro  re.  Riuscito  con  gran  sod- 
disfazione del  principe  in  sì  difficile  mis- 
sione, Enea  ricevè  l'altra  di  recarsi  alla 
dieta  di  Ratisbona  per  conchiudere  la 
guerra  contro  i  turchi.  Alla  presenza  di 
Filippo  duca  di  Borgogna  e  Lodovico  di 
Baviera,  parlòcon  tanta  potenza  di  ragio- 
ni, che  si  deliberò  la  guerra  ad  unanimi- 
tà di  suffragi,  per  liberare  il  gran  sepol- 
cro di  Cristo  :  tutta  volta  con  dolore  re- 
stò deluso  il  suo  zelo,  poiché  i  principi 
per  diverse  ragioni,  senza  aver  nulla  sta- 
bilito, tornarono  alle  loro  case.  Federico 
III  non  perciò  si  perde  di  coraggio,  e  con- 
vocata nuova  dieta  in  Francfort ,  volle 
cb'Enea  v'intervenisse,  onde  colla  sua  ma- 
schia eloquenza  volgessegli  animi  alla  sa- 
cra guerra.  Nel  congresso  provò  con  lu- 
cida orazione,  da  quella  santa  guerra  di- 
pendere ancora  la  salute  di  Europa  e  la 
conservazione  del  cristianesimo,  ed  ebbe 

VOL.    LUI. 


P  I  O  65 

la  contentezza  di  convincere  gli  uditori; 
se  non  die  per  l'inattesa  morte  di  Nicolò 
V,  nuovi  interessi  e  passioni  insorsero,  on- 
de il  congresso  fu  disciolto. 

I  principi  di  Germania  consigliarono 
l'imperatore  di  francarsi  dalla  soggezio- 
ne de'  Papi  ,  dicendo  esser  e^li  più  ser- 
vo che  signore  in  Italia  ;  ina  Enea  colla 
forza  del  suo  parlare  e  con  valide  ragio- 
ni persuase  Federico  III  a  rigettare  sif- 
fatte insinuazioni  e  mandare  lui  al  nuo- 
vo Pontefice  Calisto  III  per  prestargli  giu- 
ramento di  fedeltà.  Enea  si  recò  in  Ro- 
ma, e  adempito  l'incarico,  si  congratulò 
col  Papa  della  guerra  stabilita  contro  gli 
infedeli.  A  toglierne  gl'ini  pedi  nienti  e  per 
la  necessaria  paced'Italia,  Calisto  III  man- 
dò in  Napoli  Enea,  per  indurre  Alfonso 
V  a  rimuovere  il  conte  di  Pitigliano  e 
Giacomo  Piccinino  dalla  guerra  che  fa- 
cevano a'sanesi,  come  quello  che  molto 
poteva  sull'animo  del  re,  il  quale  mosso 
dalle  sue  persuasive  si   associò   alla  sa- 
cra guerra.  Ritornato  dqpo  alcuni  me- 
si in  Roma  ,  il  Papa  lo  accolse  con  pa- 
role affettuose  e  per  premiarlo  di  quan- 
to avea  operato,  a'18  dicembre  i/\.56  lo 
creò  cardinale  dell'ordine  de'preti,  con- 
ferendogli per  titolo  la  chiesa  di  s.  Sabi- 
na, non  la  diaconia  di  s.  Eustachio,  co- 
me erroneamentescrissero  alcuni,  confu- 
tati dal  Cardella,  lìlem.  ist.  de' cardinali 
t.  3,  p.  i34-  Affranto  Enea  dalle  fatiche 
e  da  tanti  viaggi  e  ambascerie,  celebrate 
con  elogio  dal  Campano,  come  per  libe- 
rarsi da  un  malore  che  di  continuo  lo  tra- 
vagliava, andò  ai  bagni  di  Viterbo,  tro- 
vandosi assai  bisognoso,  non  avendo  po- 
tuto in  23  anni   di  carriera  diplomatica 
sopperire  ai  più  necessari  bisogni,  come 
si  legge  neW'epist.  365ad  card.  Papien- 
seni.   In  fatti  molti   patimenti  soffrì   per 
terra  e  per  mare,  sino  ad  essere  spoglia- 
to dai  masnadieri  ,  ridotto  in  cattività  e 
gittato  in  prigione,  e  ben  20  volte  cadu- 
to in  pericolo  di  morte.  Mentre  era  ai  ba- 
gni, morì  Calisto  III  in  Roma, ove  resti- 
tuendosi il  cardinalcjfu  ricevuto  con  gran- 
5 


66  PIO 

de  espetlnzione  dal  popolo  che  mosse  ad 
incontrarlo  salutandolo  Pontefice.  Que- 
sta sublime  dignità  fu  preceduta  da  di- 
versi prognostici,  che  descrive  il  sunno- 
minato Tizio.  Il  i.°  quando  Vittoria  la 
notte  innanzi  al  suo  parto  sognò  dare  al- 
la luce  un  figlio  con  mitra  in  capo,  come 
meglio  notai  in  quell'articolo;  il  2.°  quan- 
do avendo  7  anni,  i  fanciulli  vicino  alla 
casa  di  s.  Caterina  (da  lui  canonizzata)  lo 
crearono  per  giuoco  Papa,  lo  fecero  se- 
dere sull'erba,  lo  coronarono  con  mitra 
di  foglie  di  malva  e  gli  baciarono  il  pie- 
de uno  dopo  Tallio  in  atteggiamento  ri- 
spettoso (alcuni  di  questi  elettori  erano 
ancor  vivi  quando  Pio  li  recandosi  in  Cor- 
signano  si  sovvenne  della  scena  e  rise  con 
Joro)  ;  il  3.°  quando  portatosi  in  iNapo- 
li,  Alfonso  V  voltato  a 'suoi  cortigiani  dis- 
se loro  :  eccovi  il  Pontefice  romanoj  il 
4-°  lo  ricordai  nel  voi.  XXIX,  p.  i58; 
il  5.°  quando  in  Roma  un  cardinale  ve- 
dendo nella  sua  arma  le  lune,  disse  esi- 
stere una  predizione  che  il  Papa  futuro 
dovea  avere  quello  stemma.  Altre  pre- 
dizioni al  pontificato  riporta  l'Oldoim, 
A  cidi  t.  in  Ciaccon.  t.  2,  p.  1  o  1  7.  Ad  es- 
so fu  esaltato  nel  3.°  giorno  di  conclave 
(7.0  o  8.°  dice  Dercastel),  in  cui  si  trova- 
rono 1 8  cardinali,  in  età  di  53  anni  e  con- 
cordemente nel  i458  a'  19  agosto,  secon- 
do ISovaes,  la  Cronaca  bolognese,  il  Mal- 
volli, Storia  di  Siena,  e  l'Infessura;  a'20 
dice  il  Platina,  a'21  ['Istoria  sanese,  ed  a' 
28  l'autore  della  storia  di  questo  conclave^ 
die  fu  uno  de'più  fecondi  di  brighe,  che 
narrai  ne' voi.  XI,  p.  67,  XV,  p.  283, 
XXI,  p.  233,  240,  245,  dicendo  ancora 
del  saccheggio  dato  alla  sua  cella  e  alla 
sua  casa. 

Col  nome  di  Pio  II  si  fece  coronare 
nella  basilica  Vaticanadal  cardinal Pro< 
spero  Colonna  i.°  diacono,  e  nello  stesso 
giorno  in  cavalcata  si  recò  alla  Latera- 
nense  pel  solenne  possesso,  in  cui  corse 
grave  pericolo  di  vita  tra  quelli  che  col- 
le spade  pugnavano  avanti  il  suo  cavallo 
per  impadronirsene.   Dopo   la  funzione 


PIO 

Pio  II  trattò  a  lauto  convito  i  cardinali, 
gli  ambasciatori  e  gli  ottimati  di  Roma, 
ritornando  la  sera  al  palazzo  Vaticano. 
Tra  gli  ambasciatori  che  il  Papa  beni- 
gnamente accolse,  mandati  dai  principi 
a  congratularsi  per  la  suprema  dignità 
cui  era  stato  elevato,  e  a  rendergli  la  con- 
sueta ubbidienza,  vi  furono  i  fiorentini, 
capo  de' quali  fu  s.  Antonino,  che  in  con- 
cistoro pronunziò  un'elegante  orazione, 
con  cui  pose  fine  alla  sua  Cronaca.  Con 
gli  ambasciatori  poi  di  Ferdinando  d'A- 
ragona re  di  Napoli  e  figlio  naturale  di 
Alfonso  V,già  amico  strettissimo  di  Pio 
II,  trattando  gli  affari  del  regno, di  questo 
lo  investi  col  censo  di  8000  oncie d'oro 
e  altre  condizioni,  con  bolla  che  mss.  si 
trova  nella  biblioteca  de'  filippini,  cod. 
let.  b,  n.°-i  Si, p.  97,  dopo  avere  invoca- 
to il  decreto  del  predecessore,  che  avea 
dichiarato  il  reame  decaduto  in  favore 
della  Chiesa  per  morte  di  Alfonso  V,  e 
l' interdetto  messo  ai  luoghi  die  ubbidi- 
vano a  Ferdinando. Essendo  in  cima  dei 
suoi  pensieri  la  difesa  della  minacciata 
cristianità  e  di  proseguire  con  più  ener- 
gia la  guerra  contro  gli  ottomani, per  re- 
primere le  formidabili  conquis-te  che  fa- 
cevano, pubblicò  il  congresso  di  Manto- 
va, che  descrissi  nel  voi.  XLII,p.  189  e 
seg.,  mentre  ne!  voi.  XVlII,p.  56  e  seg. 
narrai  quanto  fece  per  riunire  i  principi 
cristiani  a  danno  del  nemico  comune; 
dell'istituzione  dell'ordine  di  s.  Mariadi 
Betlemme  (F.)  per  difendere  le  isole  del 
mar  Egeo  ;  della  generosa  ospitalità  data 
in  Roma  a  Tommaso  Paleologo  despota 
di  Morea  e  fratello  dell'ultimo  impera- 
tore de'  greci,  ed  altri  cacciati  dai  tur- 
chi, a  cui  die  la  rosa  d'oro  benedetta,  e 
ricevette  in  dono  oltre  il  braccio  di  s.  Gio. 
Battista  (che  donò  a  Siena),  il  capo  ve- 
nerando di  s.  Andrea  apostolo  (1!  quale 
dai  Piccolomini  fu  preso  a  patrono),  che 
nel  1462  portò  alla  basilica  Vaticana  con 
solennissima  Processione^.)  fra' canti- 
ci, l'entusiasmo  e  la  vivissima  espansio- 
ne de' di  voti  affetti  di  tutto  il  popolo  di 


PIO 

Roma  ;  finalmente  dissi  della  lettera  clic 
il  Pontefice  scrisse  a  Maometlo  11  (que- 
sti ebbe  l'audacia  di  partecipargli  la  pre- 
sa di  Corinto,  come  rileva  il  Torrigio, 
Grotte  Vaticane  ,  p.  229  ,  riportando 
vari  brani  delle  lettere  che  tra  loro  si 
scrissero),  e  che  attribuì  alla  santa  guerra 
il  prodotto  delle  allumiere  di  Tolta  sotto 
di  lui  discoperte.  Nel  recarsi  a  Mantova 
nel  i4k)>  °'ll'e  'e  disposizioni  narrate  a 
quell'articolo,  in  caso  di  sua  morte  lasciò 
in  Roma  legato  il  cardinal  Cusa,  e  go- 
vernatore 0  prefetto  il  Colonna  (di  che 
meglio  nel  voi.  XXXII.,  p.  37),  con  altri 
cardinali,  uditori,  e  avvocati,  presso  i  qua- 
li s'intendesse  rimanere  la  curia  romana. 
Da  Perugia  (F.)  passò  a  Corsignano,  poi 
a  Siena  (V.),  cui  die  Radicofani  ch'era 
della  s.  Sede,  e  l'elevò  a  metropolitana 
con  suffragane'!  ,  le  donò  la  rosa  d'  oro 
e  compartì  altre  beneficenze.  Per  Firen- 
ze, Bologna  e  Ferrara  (V.)  pervenne 
Pio  II  a  Mantova,  ove  colla  bolla  Exe- 
crabilis  condannò  quelli  che  appellava- 
no dal  Papa  al  concilio  generale,  nel  di- 
fendere il  vescovo  di  Bressanone  {F.)} 
scomunicando  il  duca  d'  Austria,  come 
toccai  nel  voi.  XV,  p.  168  ed  altrove. 
Alcuni  dicono  che  in  Mantova  creasse 
cardinale  il  nipote  Francesco  Todeschi- 
ni,cheadottò  nella  famiglia  Piccolo/nini, 
poscia  Pio  III  {V.);  altri  vogliono  chela 
promozione  la  facesse  in  Siena  in  un  allo 
zio  Fortiguerri  (V.).  E  qui  noterò  che  a 
Piccolomini  famiglia,  oltre  le  notizie  di 
questa,  raccontai  quanto  fu  ingrandita  e 
nobilitata  da  Pio  II,  e  quali  soggetti  vi  an- 
noverò in  adozione,  concedendo  loro  col 
cognome  il  proprio  stemma.  Per  le  guer- 
re ricordate  a  Mantova,  descrivendo  il 
congresso,  le  fatiche  del  zelante  Pontefi- 
ce non  ebbero  effetto.  Trattato  sempre 
magnificamente  come  nell'andata,  Pio  II 
partito  da  Mantova  ripassò  per  le  men- 
tovate città,  e  nel  febbraio  1461  si  re- 
stituì a  Siena  e  vi  si  trattenne  sino  al 
settembre  per  profittare  de'bagni  di  Ma- 
cereto e  Petriolo  per  la  flussione  d'umo- 


P  I  O  67 

ri  che  lo  molestava,  come  pure    per  ri- 
costituirvi la  repubblica.  Giunto  in  Ro- 
ma vi  canonizzò  solennemente  s.  Cate- 
rina da  Siena,  dell'ordine  de' predicato- 
rij  indi  si  recò  a  Tivoli  per  ricrearli  in 
quel  puro  clima,  e  per  frenare  il  popolo 
unitosi  a' nemici  della  Chiesa,  erigendovi 
la  rocca.  Pochi  sono  i  luoghi  suburhani 
a  Roma  che  Pio  II  non  abbia  visitati  e 
insieme  illustrati  ne' suoi  Commentari, 
come  ricordo  ne'  loro  articoli.  Le  guer- 
re che  agitarono  il  suo  pontificato  e  lo 
stato  ecclesiastico  furono   diverse.   Pri- 
mieramente estinse  quella  che  Giacomo 
'Piccinino  faceva  nell'Umbria;  con  tre- 
gua sospese  quella  tra  Ferdinando  d'A- 
ragona re  di  Napoli  e  Sigismondo  Mala- 
testa  signore  di  Rimini,  e  dal  primo  non 
solo  si  fece  restituire  Benevento  e  Terra* 
cina  da  lui  occupate,  ma  ottenne  una  sua 
nipote  in  isposa  ad  Antonio  figlio  della 
propria  sorella,  col  ducato  d'  Amalfi  e 
altre   signorie  e  terre  per  dote.   Prose- 
guirono le  guerre  tra  Ferdinando  e  Gio- 
vanni duca  d'Angiò  pretendente  al  tro- 
no di  Napoli,  il  quale  tenne  sollevala  la 
Puglia,  sostenuto  dai  francesi,  e  lo  scon- 
fisse a  Troia  :  il  Papa  aiutò  il  primo.  Ad 
un  tempo  i  germani  si  battevano  eontro 
gli  ungheri,  gl'inglesi  benché  divisi  tra  il 
vecchio  e  il  nuovo  re  guerreggiavano  col- 
la Francia.  La  Toscana  fu  agitata  da  dis- 
cordie; le  Marche  molestate  per  ragione 
de' confini,  per  Pio  II  riacquistarono  la 
quiete;  confermò  la  sovranità  della  s.  Se- 
de su  Pontecorvo  (F \)j  Viterbo  insorse, 
ma  fu  riconvenuta  ,  ed  i  sabini  che  die- 
rono  il  passo  al  nemico  comune  ebbero 
la  punizione.  Il  Papa  espulse  da'suoi  do- 
mimi quelli  che  vaghi  di  novità  e  di  pe- 
scare nel  torbido,  vi  promovevano  il  di- 
sordine. A  mezzo  di  Federico  signore  di 
Urbino  e  di  Alessandro  Sforza  signore  di 
Pesaro,  impedì  al  Piccinino  di  unirsi  ai 
francesi  a  danno  di  Ferdinando  d'  Ara- 
gona da  lui  protetto.  Scomunicò  il  Ma- 
latesta,  che  per  vendicarsi  occupò  alcu- 
ne terre  della  Chiesa,  cacciò   il  cardinal 


68 


PIO 


legalo  e  manomise  le  Marche:  però  il  P.i* 
pa  eli  mosse  contro  Federico  d'Urbino  e 
Napoleone  Orsini,  che  ricuperarono  Si- 
uigaglia,  presero  Fano  e  gli  tolsero  par- 
te del  territorio  di  Rimini,  come  raccon- 
tai a  s.  Marino, dicendo  che  pei  soccorsi 
dati  dai  repubblicani  per  questa  guerra, 
Pio  li  die  loro  in  feudo  alcune  terre. 
Inoltre  il  Pontefice  s'interpose  nelle  ver- 
tenze tra'Manfredi  dominatori  di  Faen- 
za. Procurò  di  fare  abrogare  la  Piani- 
malica  sanzione  in  Francia,  come  nata 
nello  scisma  di  Basilea,  presso  i  re  Carlo 
VII  e  Luigi  XI,  avendo  onorato  il  pri- 
mo col  titolo  di  difensore  della  fede.  As- 
salita Roma  da  fiera  pestilenza  nel  1^62, 
Pio  II  passò  a  Viterbo  per  prendervi  i 
bagni,  ma  come  neppur  qui  si  trovava 
colla  corte  garantito  dall'infezione,  si  tra- 
sferì a  Bolsena  e  poi  a  Corsignano  che 
esaltò  a  sede  vescovile  col  nome  di  Pieri' 
za,  al  quale  articolo  ho  descritto  tutte  le 
munificenze  che  largamente  comparti  a 
quel  suo  luogo  di  nascita.  In  detto  anno 
eresse  ancora  le  sedi  vescovili  di  Lubia- 
na e  Montalcino. 

Nel  i463  con  la  bolla  In  minoribus 
agentes,  de'  26  aprile,  Bull.  Rom.  t.  3, 
par.  3  ,  p.  100,  Pio  II  cassò  ed  aunullò 
tutte  le  opere  da  lui  scritte  in  favore  del 
conciliabolo  di  Basilea  contro  Eugenio  IV 
e  l'autorità  della  s.  Sede,  dichiarando  a- 
■vere  errato  nella  gioventù  come  s.  Pao- 
lo, per  seduzione  e  ignoranza,  e  ritratta- 
re gli  errori  propri  come  s.  Agostino,  e- 
sortando  tutti  a  seguirlo  vecchio  non  gio- 
vane, Pontefice  non  privato,  a  rigetta- 
re Enea  Piccolomini,  ed  abbracciare  Pio 
11.  Eguale  ritrattazione  a  vea  fatto  da  ve- 
scovo, come  notai  nel  voi.  XIV,  p.  i5c), 
mentre  nel  voi.  V,  p.  268,  dichiarai  co- 
me annullò  i  preliminari  tra  il  concilia- 
bolo ed  i  boemi.  In  Sieua  eresse  un  por- 
tico di  pietre  quadrate,  ed  un  monumen- 
to in  s.  Francesco  per  racchiudervi  le  ce- 
neri de'suoi  genitori.  In  Roma  fortificò 
il  cortile  della  basilica  Vaticana,  che  ab- 
belf],  disponendo  con  ordine  i  sepolcri  dei 


PIO 

Papi,  ed  essendo  rovinale  le  sue  scale  le 
rifece  ponendovi  a'piedi  le  statue  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo  ;  e  come  Paolo  V  le  col- 
locò in  nuove  basi  ,  rispettando  i  di  lui 
stemmi,  vi  aggiunse  i  propri,  come  dissi 
nel  voi.  XII,  p.  25o;però  avendole  il  re- 
gnante Pio  IX  rimosse  nel  1847  per  so- 
stituirvi quelle  magnifiche  ch'erano  nella 
basilica  Ostiense,  fatte  scolpire  per  essa 
da  Gregorio  XVI,comeriportai  a  p.  223, 
il  capitolo  Valicano  collocò  le  vecchie  sta- 
tue coi  basamenti  al  principio  dell'in- 
grèsso interno  della  sagrestia,  dopo  aver- 
le fatte  ritoccare,  per  conservarne  la  me- 
moria. A  tale  capitolo  Pio  li  donò  Pog- 
gio Donadeo  in  Sabina,  nella  quale  eres- 
se la  collegiata  di  Magliano,  che  onorò  di 
sua  presenza  nel  viaggio  d'  Ancona.  Nel 
i464  fio  II  imposesilenzio  sulla  contro- 
versia insorta  pel  Sanguedi  Cristo  (f^.). 
in  mezzo  a  queste  cure  sempre  più  cre- 
sceva nell'  animo  del  Pontefice  l'ardente 
brama  di  soccorrere  1'  oriente  contro  il 
formidabile  Maometto  II,  che  estenden- 
do le  sue  conquiste  faceva  deplorabile  ec- 
cidio de'cristiani.  Formò  una  lega,  armò 
una  flotta,  eccitò  alla  crociata  Luigi  XI  re 
di  Frauda  eFilippoducadi  Borgogna  col 
donalivodello  stocco  benedetto,  esi  porlo 
in  Ancona  per  porsi  alla  testa  della  crocia- 
ta, imbarcandosi  pel  Tevere  a  Pontemol- 
le  :  pel  fiume  giunse  a  Fiano,  visitò  il  ino  - 
nastero  del  Soratte,  e  per  Otricoli,  dove 
sbarcòj'Narni,  Spoleto,  Asisi,  Fabriano  e 
Loreto^.), arrivò  ad  Ancona  a'  19  luglio, 
ricevutocon  sommo  applauso  da  un  popo- 
lo infinito.  Il  Lambertini,Z?e  can.  ss.  1.  2, 
n.°  io, scrive  che  Pioli  nel  i464pai"l'  da 
Roma  per  Siena,  alfine  di  prendervi  i  ba- 
gni petriolani,  onde  rimettersi  da  una  ma- 
lattia sofferta,  e  che  dalla  diocesi  sanese 
s'avviò  per  Ancona:  in  vece  il  Novaes  nar- 
ra, che  da  Siena  passò  in  Roma,  indi  si 
recò  ad  Aucoua,  assalito  in  principio  del- 
la navigazione  dalla  febbre,  che  gli  dava 
non  piccolo  incomodo,  ma  procurò  occul- 
tarla,affinchè  i  medici  non  lo  costringes- 
sero a  retrocedere.  Ne' voi.  II,  p.  48  e  5o, 


PIO 

XII, p. ag6, XVIII,  p.58,XXII,p.  120, 
XL1II,  p.  23,  XLIV,p  ia5,  XLIX,  p. 
4<),  con  diffusione  raccontai  la  lega  con- 
chiusa,  In  flotta  pontifìcia  armata,  l'estre- 
ma unzione  che  l*io  li  ricevette  per  la 
2/ volta,  e  l'esclamazione  contro  i  medici 
per  non  averlo  avvertito  del  pericolo  di 
vita  ;  la  morte,  i  solenni  funerali,  le  ora- 
zioni funebri,  i  precordi  lasciali  in  Anco- 
na, il  cadavere  portato  in  Roma  nel  Va- 
ticano e  poi  trasferito  in  s.  Andrea  della 
Valle  de'Tealrnì^y.),  e  (pianto  lasciò  per 
la  sacra  guerra,  alla  quale  istantemente 
esortò  il  sacro  collegio. 

Essendo  Pio  II  in  Ancona  si  aggravò, 
pel  flusso  si  pose  in  letto, e  dopo  2  giorni 
di  lenta  febbre  morì  a'i4  agosto  1 4^4-5 a 
2  ore  di  notte,  per  testimonianza  ocula- 
re del  vescovo  Patrizi  Piccolomini,  da 
preferirsi  a  quella  di  Platina  e  Ciacconio 
che  dicono  a' 16,  avendo  domandato  e 
ricevuto  i  sagramenti.  Nel  momento  che 
spirò  fu  veduta  l'anima  sua  portata  in 
cielo  dagli  angeli,  dal  b.  Pietro  Teutoni- 
co o  Cornelio  calabrese,  monaco  camal- 
dolese. Visse  58  anni,  9  mesi  e  28  gior- 
ni, avendo  governata  la  Chiesa  con  zelo 
apostolico  5  anni,  1  1  mesi  e  25  giorni  ; 
dopo  aver  creato  in  due  promozioni  1  1 
cardinali,  tra'cjuali  il  celebre  Ammana- 
ti-Piccolomini.  Dopo  la  sua  morte,  ben- 
ché assai  compianta,  fu  mossa  fiera  per- 
secuzione a'  suoi  famigliari  e  general- 
mente al  nome  sanese,  non  senza  scan- 
dalo ;  calamità  ch'egli  vivente  avea  con 
ripugnanza  e  fremito  veduto  nella  mor- 
te de'  predecessori,  coi  loro  famigliari  e 
concittadini,  massime  contro  quelli  che 
ne  avevano  meritato  la  benevolenza,  co- 
me notai  meglio  a  Famiglia  pontificia. 
II  Gigli  nel  Diario  sanese,  celebrando  i 
benefìzi  fatti  da  questo  Papa  alla  chiesa 
cattolica  e  alla  sua  patria  Siena,  osserva 
che  gli  stessi  suoi  paesani  gli  legarono  le 
mani  con  tratti  di  mala  corrispondenza, 
pure  da  magnanimo  soleva  dire  :  Si  fac- 
cia sempre  bene  a'sanesi,  quando  anche 
non  lo  vogliono.  Fu  Pio  11  savio  legista 


PIO 


% 


e  mollo  ammaestrato  nelle  lettere  demen- 
tili, eloquentissimo,  stimato  uomo  buono 
e  giusto,  amatore  della  pace  e  zelatore 
della  fede,  come  lo  dichiararono  s.  An- 
tonino, Cronaca  par.  3,  tit.  22,  cap.  17, 
ed  il  cardinal  Ammanati  nelP  orazione 
pel  successore.  Questi  poi, che  tanto  lo  co- 
nobbe, neWepisl.  46  gli  rese  il  seguen- 
te giusto  e  grande  elogio.  Era  Pio  11  un 
sovrano  Pontefice  pieno  di  belle  virtù, 
commendabile  pel  suo  zelo  per  la  religio- 
ne, per  l'integrità  de'suoi  costumi,  per  la 
fermezza  del  suo  spirito  e  per  la  sua  pro- 
fonda erudizione.  Era  di  piccola  statura, 
di  capelli  prima  di  tempo  canuti,  di  fàc- 
cia bianca  e  dimostrante  maggior  età,  di 
occhi  spiranti  severità  insieme  e  piacevo- 
lezza, di  corpo  robusto,  ma  stenuato  dal- 
le fatiche  de'lunghi  e  frequenti  viaggi,  dal- 
le vigilie  e  da  continui  incomodi  della  tos- 
se, di  calcolo  e  di  podagra,  che  spesso  lo 
riducevano  ad  uno  stato  pericoloso.  Fa- 
cile in  dare  udienza  ancorché  ammalato, 
parco  nelle  parole  ,  ma  giocoso  e  faceto 
nella  conversazione,  nemico  giurato  de' 
falsane  dei  relatori,  e  sempre  ameno  co- 
gli amici,  alcuni  de'quali  voleva  ogni  gior- 
no seco  a  tavola  ,  la  quale  per  quanto  si 
potesse  faceva  imbandire  all'aria  aperta. 
In  essa  fu  sempre  moderatissimo  e  con- 
trario a'eibi  delicati  o  per  qualità  o  per 
condimento.  Facile  ad  inquietarsi,  ma  più 
facile  a  rimettersi  in  calma  e  a  perdona- 
le le  ingiurie;  onde  che  non  riprese  mai 
chi  di  lui  sparlasse ,  volendo  che  in  una 
citlà  libera  tutti  fossero  liberi  a  parlare. 
L'Oldoino  neìi'  Addìi,  al  Ciacconio  più 
ampiamente  descrive  il  carattere  di  Pio 
II:  ben  a  ragione  dunque  gli  si  adattò 
il  verso  di  Virgilio:  Sum  Pius  Aeneas fa- 
ma super  Aelhera  notus. 

Nella  zecca  pontificia  vi  sono  i  conii  di 
tre  sue  medaglie  colla  sua  effìgie.  La  i.a 
con  lo  stemma  de'Piccolomini  e  l'epigra- 
fe :  Gloria.  Senensis  D.  C.  Piccolomini. 
La  2.a  con  l'iscrizione:  Velocìler  scriben- 
tis  sobolcsj  nell'esergo,  Ne  tanti  ecclesia  e 
pacisq.  amantis  ddealur  memoria.  Si 


7o  PIO 

vede  pure  una  tavola  con  libri,  in  uno  dei 
quali  si  legge  :  Imposita  turcarum  lcx} 
alludenti  i  libri  alle  molteopere  che  com- 
pose. La  3."  col  motto:  Optimo  principi, 
in  memoria  dell'insigni  qualità  del  suo  a- 
nimo.  L'illustrazione  di  tali  medaglie  e 
di  altre  45si  legge  nel  Bòoafmi, Numism. 
Pont.  t.  i,  p.  65.  Quanto  alle  sue  mone- 
te d'oro,  d'argento  e  di  rame,  ne  tratta 
Scilla,  Delle  monete  pontifìcie.  Pio  1 1  amò 
le  lettere  e  protesse  i  letterati,  lasciando- 
ci molteopere.  Le  principali  furouo  rac- 
colte in  due  tomi  e  stampate  ad  Helm- 
stad  nel  i6pq,  cioè  la  Cosmographiaj 
V Historia  bohemica j  In  libros  A.  Panor- 
milae  ec.  Alphonsi  regis  commenta rins; 
ff istoria  Friderici  111;  Commentario- 
rum  historicorumj  De  concilio  Basileen- 
òij  Epitome  decadimi  Biondi.  Tra  le  al- 
tre opere  ricorderò  :  Della  miseria  dei 
corti giani j  Dell'arte  della  grammatica  al 
giovine  Ladislao  re  d 'Ungheria j  il  Poe- 
ma sulla  Passionej"òi  orazioni  tutte  di- 
rette alla  pace  de' re,  alla  concordia  dei 
principi,  alla  tranquillità  delle  nazioni, 
alla  difesa  della  religione  e  alla  quiete  del 
inondo;  un  gran  numero  di  lettere,  men- 
tre ne'suoi  verdi  anni  dettò  circa  3,ooo 
versi,  gran  parte  de'quali  audò  smarrita 
a  Basilea.  In  tutte  queste  ed  altre  opete 
si  ammira  abbondante  ed  eletta  proprie- 
tà di  vocaboli,  vagbezza d'immagini,  chia- 
rezza di  frasi,  stile  elegante  e  dignitoso. 
La  sua  biblioteca  e  quella  di  sua  famiglia 
l'acquistò  Clemente  XI  per  la  Biblioteca 
Vaticana  (J7.).  Abbiamo  la  vita  di  Pioli 
col  titolo  Commentarla,  ec,  riveduta  da 
Francesco  Piccolomini  arcivescovo  di  Sie- 
na, chela  pubblicò  in  Roma  nel  1 584» 
e  poi  fu  ristampata  in  Francfort  nel  1 6  1 4> 
che  si  attribuì  da  lui  a  Gio.  Gobelino  Per- 
sona famigliare  dello  stesso  Papa,  men- 
tre sono  i  commentari  scritti  dal  Papa 
stesso,  di  cui  Gobelino  fece  copia,  come 
si  apprende  da  un  codice  della  bibliote- 
ca Corsiui.  La  medesima  vita  fu  compi- 
lata ancora  da  Giannantonio  Campano 
vescovo  di  Teramo,  la  quale  insieme  con 


PIO 

allredi  diversi  dotti  fu  stampala  in  Franc- 
fort, e  colle  opere  del  Pontefice  nel  1 55 1 
in  Basilea.  Incominciò  a  scriverla  anche 
AndreaContrario,  che  ne  abbandonò  l'im- 
presa quando  fu  bandito  da  Pio  1 1  da  Ro- 
ma e  dallo  stalo.  Ciampini  ae\Y Examen 
lib.Pont.  riporta  l'epistola  di  Pio  1 1  a  Carlo 
VII.  Carlo  Fea,  PUH P.  M.acalumniis 
vindicatus  lernis  retractationibus  ejus, 
quibus  dieta  et  scripta  prò  concilio  basi- 
leensiconlra  Eugenium  /^Piomae  1 82  3. 
Di  recente  nel  1 843  pubblicò  in  Parigi 
C.  H.  Verdière,  Essai  sur  Aeneas  SyU 
vius Piccolomini.  Vacò  la  chiesa  1 5  giorni. 
PIO  III,  Papa  CCXV.  Francesco  To- 
deschini  Piccolomini,  nacque  a'g  maggio 
i439  in  Siena,  altri  dicono  in  Sarteano 
nella  contea  sanese,  altri  in  Corsignano 
poi  Pienza  :  certo  è,  come  dissi  a  quell'ar- 
ticolo, che  ivi  come  lo  zio  vi  fu  battezza- 
to. Ne  furono  genitori,  Nanno  Todeschi- 
ni,  uomo  ricchissimo  di  Sarteano,  e  Lao- 
domia  sorella  di  Enea  Piccolomini  poi 
cardinale  e  Papa  Pio  I1(V.),  il  quale  lo 
prese  in  adozione  e  gli  die  il  proprio  co- 
gnome e  stemma  de'  Piccolomini '  {V .).  Si- 
no dai  primi  anni  mostrò  speditezza  d'in- 
gegno, senno  e  inclinazione  alla  virtù.  Sot- 
to l'amorevole  cura  del  dotto  zio,  si  ap- 
plicò allo  studio  delle  belle  lettere,  della 
storia,  della  teologia  e  singolarmente  del 
diritto  canonico  ,  a  cui  diede  opera  nel- 
1' università  di  Perugia,  dove  ne  ripor- 
tò la  laurea  di  dottore.  Divenuto  lo  zio 
Pontefice,  questi  nell'età  di  circa  21  an- 
ni, a'  19  febbi aio  1460,  lo  fece  arcivesco- 
vo della  comune  patria  Siena,  in  cui  co- 
me zelante  pastore  sostenne  molte  e  gra- 
vi fatiche,  per  sedarvi  i  tumulti  che  te- 
nevano crudelmente  oppressa  la  città, 
per  la  divisione  della  nobiltà  de' monti. 
Nello  stesso  anno  Pio  II  a'  5  marzo  o 
maggio  lo  creò  cardinale  dell'ordine  dei 
diaconi  e  per  diaconia  gli  assegnò  la  chie- 
sa di  s.  Eustachio,  indi  fu  dato  in  pro- 
tettore ai  camaldolesi,  e  nel  1461  di- 
chiarato legato  della  Marca.  Perla  sua 
prudenza  e  valore,  quaudo  Io  zio  parli 


PIO 

per  Ancona  onde  porsi  alla  lesta  della 
crociata,  lo  lasciò  suo  legato  e  vicario  in 
Roma,  dove  ritornato  cadavere  lo  fece 
tumulare  nella  cappella  da  lui  eretta  per 
riporvi  la  testa  di  s.  Andrea,  nella  qua- 
le il  cardinale  fondò  una  cappellania  se- 
condo alcuni,  ma  ilTorrigio,  Grotte  Pra- 
ticane p.  23 1,  attribuisce  la  dotazione 
a  Francesco  Bandini  Piccolomini  arci- 
vescovo di  Siena,  pronipote  di  Pio  II. 
L'imperatore  Federico  111  avendo  do- 
mandato a  Paolo  II  un  legato  per  la  die- 
ta di  Ratisbona,  il  Papa  vi  deputò  nel 
1 47  i  il  cardinale,  che  univa  a  molto  in- 
gegno e  studio,  perspicacia  e  modi  gen- 
tili, che  gli  procacciavano  la  benevolen- 
za de' principi.  In  quel  congresso  alla  pre- 
senza de' principi  di  Germania,  perorò 
con  gran  zelo  ed  energia  a  favore  della 
cristianità  nuovamente  minacciata  dal- 
l'impeto de'turchi,  per  le  scorrerie  fatte 
in  Cari  tv/ ia  e  nella  Croazia,  e  rappresentò 
occorrere  forze  poderose,  non  le  lievi  sta- 
bilite, tutto  narrando  il  vescovo  di  Te- 
ramo Campano  che  l'accompagnò.  Tro- 
vandosi in  Germania  seppe  la  morte  del 
Papa  e  l'elezione  di  Sisto  IV,  per  cui  ri- 
tornò in  Roma  a  render  couto  della  le- 
gazione; indi  si  ritirò  alla  sua  diletta 
cbiesa  di  Siena,  dove  adempì  tutte  le  par- 
ti di  sollecito  e  vigilante  pastore,  facen- 
dosi vedere  rare  volte  in  Roma.  Sisto  IV 
nel  i.}83  gli  affidò  in  amministrazione 
la  chiesa  di  Fermo, che  governò  sino  al 
i5o3,  come  dissi  con  altre  notizie,  e  se 
!o  zio  ne  fosse  stato  vescovo,  nel  voi. 
XXIV,  p.  36;  quindi  gli  conferì  la  so- 
printendenza di  Massa  Trabaria,  colla 
presidenza  dell'  abbazia  di  Farfa,  dove 
guadagnossi  la  stima  e  l'alletto  di  tutti 
que'popoli,  non  meno  per  la  sua  solleci- 
tudine, che  per  gì'  illibati  suoi  costumi. 
Innocenzo  Vili  gli  affidò  la  legazione 
dell'  Umbria,  sconcertata  e  divisa  dalle  fa- 
zioni, lacerata  e  sconvolta  per  le  civili  di- 
scordie, che  colla  sua  saviezza  e  pruden- 
za sopì  ed  eliminò,  restituendo  la  pro- 
vincia all'anteriore  quiete  e  tranquillità. 


PIO  71 

Detestò  il  cardinale  lu  simonia  con  cui 
Alessandro  VI  consegui  il  pontificato; 
tultavolta  questo  Papa  nel  1 4C)4-  '°  "'an- 
dò in  Toscana  legato  a  Carlo  Vili  redi 
Francia,  venuto  armato  contro  gli  ara- 
gonesi di  Napoli  e  per  rivendicar  le  ra- 
gioni degli  angioni;  ma  non  fu  ricevuto, 
né  ammesso  a  trattative  pel  rancore  che 
i  francesi  conservavano  contro  lo  zio  Pio 
li  ,  perchè  nella  guerra  di  Napoli  avea 
favorito  e  si  era  imparentato  cogli  ara- 
gonesi, a  danno  degli  angioni.  Nel  1496 
il  Papa  lo  nominò  vescovo  di  Pienza  e 
Monta Icino,  che  governò  sino  al  1498. 
Nel  i497  quando  Alessandro  VI  in  con- 
cistoro die  il  ducato  di  Benevento  e  Ter- 
ragna al  proprio  figlio  Giovanni  Borgia, 
solo  il  cardinale  vi  si  oppose  con  eroico 
coraggio.  Morto  Alessandro  VI  ,  per  la 
3.a  volta  il  cardinale  entrò  in  conclave,  il 
quale  fu  prolungato  dalle  violenze  di  Ce- 
sare Borgia,  altro  figlio  del  defunto,  e  dal- 
la presenza  de'francesi  in  Roma,  che  poi 
partirono  per  Napoli  a  guerreggiare  cogli 
spagnuoli.  Quanto  riguarda  il  conclave, 
le  prepotenze  di  Cesare  amico  del  cardi- 
nale, onde  poi  per  sicurezza  lo  fece  cu- 
stodire in  Castel  s.  angelo,  per  salvarlo 
dagli  Orsini,  e  della  cella  toccata  al  car- 
dinale, lo  raccontai  ne' voi.  VI,  p.  47>  XI, 
p.  67,  XV,  p.  a85,  e  XLIX,  p.  1 57.  Nel- 
la Vita  di  Nicolò  Bonafede,  scritta  in  par- 
te da  lui  stesso  (del  quale  parlai  anche 
ne' voi.  XXXVI,  p.  263,  XL,  p.  262), si 
legge  come  essendo  quel  celebre  perso- 
naggio di  s.  Gi usto  diocesi  di  Fermo,  mol- 
to conosceva  il  cardinale,  nonché  era  in- 
trinseco di  Cesare,  il  quale  influenzan- 
do i  numerosi  cardinali  spagnuoli  creatu- 
re del  padre  e  per  la  sua  possanza  vole- 
va un  Papa  di  suo  genio,  ed  agognava  la 
siguoria  di  Siena  a  danno  de'Petrucci. 
Cesare  preferiva  il  cardinale  Antoniotto 
Pallavicini,  che  essendo  nemico  di  Bona- 
fede, riuscì  a  questi  di  persuadere  Cesa- 
re che  le  pratiche  non  sarebbero  riuscite, 
in  vece  proponendo  il  Piccolomini  ama- 
to e  rispettato  da  tutti  e  idoneo  alla  su- 


7u  PIO 

prema  dignità,  come  bei»  accetto  ai  so- 
vrani, e  uon  dare  sospetti  per  non  essere 
passata  buona  intelligenza  tra  lui,  Ales- 
sandro VI  ei  cardinali  spaguuoli,  ai  quali 
ed  a  Cesare  resterebbe  grato.  Allora  Bo- 
nafede ebbe  l'incarico  di  esplorare  l'ani- 
mo del  cardinale  Piccolomini,  che  udito 
tutto  il  negozio,  baciandolo  e  ringrazian- 
dolo cou  elfusione,  gli  die  facoltà  di  pro- 
mettere lutto  quanto  si  bramasse,  salvo 
il  proprio  onore  e  quello  della  sede  apo- 
stolica, laonde  veuue  stabilito  di  pronao - 
verne  l'esaltazione,  di  concerto  cou  Gia- 
como Piccolomini  fratello  del  cardinale, 
che  recatosi  da  Cesare  ne  combinò  i  patii, 
sottoscritti  quindi  dal  cardinale.  Intanto 
Bonafede  si  adoperò  con  altri  potenti 
cardinali  per  staccare  da  Pallavicini  i 
cardinali  italiani  sfavorevoli  al  Piccolo- 
mini,  ed  i  francesi  ;  laoude  al  Pallavici- 
ni riuscirono  inutili  tutte  le  sue  prati- 
che, i  5o,ooo  ducati  d'oro  prestatigli  da 
Cesare,  ed  i  3o,ooo  in  polizze  di  ban- 
chieri, eh' erasi  portato  in  conclave.  Il 
Pallavicini  fu  un  degnissimo  cardinale, 
per  cui  vuoisi  notare  di  esagerazione  la 
penna  del  Bonafede  suo  emulo,  il  quale 
la  calcò  auche  sopra  altri  non  a  lui  be- 
nevoli. Vero  è  che  più  volte  abbiamo 
dovuto  deplorare  simili  umane  fralezze, 
mentre  possiamo  confortarci  die  da  più 
secoli  l'elezioni  pontifìcie  procedono  im- 
muni ancora  dal  più  leggiero  sospetto, 
li  Bonafede  entrato  in  conclave  per  con- 
clavista del  cardinal  Loris  non  Flores 
spagnuolo,  vescovo  d'Elna  non  Elvas  , 
accortamente  si  adoprò  per  la  felice  riu- 
scita; regolando  il  suo  cardinale  che  di- 
ligeva gli  spaguuoli,  e  guadagnati  i  fran- 
cesi, l'elezione  fu  compita,  onde  nella 
mezzanotte  precedente  molti  cardinali  si 
recarono  in  cella  del  Piccolomini  a  ba- 
ciargli i  piedi  e  portargli  memoriali.  Sic- 
come poi  il  Bonafede  agevolò  l'elezione 
di  Giulio  li,  colla  cooperazione  di  Cesa- 
re, avverte  il  Leopardi  annotatore  della 
I  ita  di  Bonnf-dc, che  mostrandosi  Giu- 
lio  11  fiero  nemico  della  simonia  che 


PIO 

condanuò  ed  essendo  il  cardinal  Piccolo- 
mini  virtuosissimo, non  si  deve  precipita- 
re il  giudizio  sulle  promesse  fatte  in  ante- 
cedenza da  ambedue,  e  considerarle  qua- 
li dimostrazioni  di  riconoscenza  pel  favo- 
re offerto  e  non  per  mercede  del  futuro 
benefìzio. 

Ecco  come  il  Novaes  racconta  questa 
elezione.  Entrarono  in  conclave  36  o  3?  o 
38  cardinali,  che  trattando  dare  al  mon- 
do cristiano  il  successore  di  Alessandro 
VI,  vi  agognava  il  cardinal  ci' Amboise, 
però  deluso  dal  cardinal  Rovere  poi  Giu- 
lio II,  essendo  questi  nulla  meno  deside- 
roso del  triregno.  Dopo  alcuni  contrasti 
de'sacri  elettori,  in  parte  distratti  dalle 
fazioni,  in  parte  propensi  a  favorire  le 
brame  di  Cesare  Borgia,  passati  io  gior- 
ni elessero  concordemente  a'22  settem- 
bre il  incardinai  diacono  Todeschiui- 
Piccolomini,  il  qualt  in  memoria  dello 
zio  volle  chiamarsi  Pio  III.  A'3o  dello 
stesso  mese  fu  ordinato  sacerdotedal  car- 
dinal Rovere,  non  essendolo,  e  perciò  dal- 
lo zio  gli  era  stato  dato  per  sulfraganeo 
di  Siena  il  b.  Antonio  Fatati,  che  ne  sup- 
pliva le  funzioni  episcopali.  JNel  dì  se- 
guente i.°  ottobre  fu  consagrato  nella 
camera  de' pappagalli  del  Palazzo  Va~ 
ticanosed  agli  8  venne  solennemente  co- 
ronato sulle  scale  di  s.  Pietro.  j\V  voi. VI  II, 
p.  172,  e  XXI,  p.  3o,  dissi  che  impedito 
di  stare  in  piedi  per  un'antica  piaga  che 
avea  nella  gamba  destra,  percui  non  po- 
tè geuuflettere  in  s.  Pietro  quando  vi 
fu  condotto  per  la  prima  adorazione  dei 
cardinali  ,  prese  il  possesso  ueila  basi- 
lica Vaticana.  Dichiarò  governatore  di 
Roma  il  Bonafede,  poi  confermato  dal 
successore  Giulio  li,  promettendogli  che 
dopo  un  anno  l'avrebbe  creato  cardina- 
le; e  fece  il  proprio  nipote  marchese  Sa- 
Rizzo  capitano  del  palazzo,  come  dissi  a 
Cavalleggieri.  Nel  giorno  seguente  alla 
sua  elezione,  contro  l'uso  convocò  il  Con- 
cistoro (f^-),  vi  trattò  di  pacificare  il  redi 
Francia  col  redi  Spagna,  e  promise  di  a- 
doperarsi  eOicacemente  per  ripristinare 


PIO 

l'antico  splendore  e  la  disciplina  ecclesia- 
stica, comedi  riformare  senza  indugio  la 
corte  romana  nelle  cose  ove  ve  ne  fosse  bi- 
sogno, tanto  riguardanti  il  Papaie  i  cardi- 
nali, che  i  ministri  loro.  Quindi  liberò  il 
territorio  diftoma  dall'esercito  ch'era  fuo- 
ri della  città  e  che  l'uvea  lungamente  ves- 
sa  lo;  a'26  settembre  perni  ise  che  gì  i  8  joo 
francesi  passassero  il  Te  vere  a  Ponte  Molle 
e  s'avviassero  pel  regno  di  Napoli,  pe'  luo- 
ghi vicini  alle  mura  di  Roma. Nel  seguente 
giorno  peggiorando  la  sua  piaga,  fu  ne- 
cessario fargli  due  dolorosissimi  tagli,  fin- 
ché fu  cagione  di  sua  morte  a'  1 8  ottobre 
i5o3,  con  soli  26  giorni  di  pontificato, 
e  di  età  anni  6^.,  mesi  5  e  giorni  io.  Pe- 
rì non  senza  sospetto  di  veléno,  propina- 
togli per  commissione  di  Pandolfo  Pe- 
trucci  signore  di  Siena,  come  il  Panvi- 
nio  nella  vita  ed  elogio  di  Pio  III  dice 
essere  stata  la  faina;  della  quale  opinio- 
ne furono  molti  secondo  il  Mal  volti,  Hist. 
Seneiis.  lift.  8,  par.  3.  Questo  sospetto 
non  è  fuor  di  ragione,  imperocché  Pio 
III  non  vedeva  di  buon  occhio  che  Pe- 
trucci  si  fosse  usurpato  il  dominio  della 
patria  eia  tiranneggiasse;  e  Pandolfo  a- 
■vea  a  confidente  e  consigliere  Antonio  da 
Venafro, uomo  capace  d'ogni  macchina- 
zione e  di  fomentar  qualunque  reo  divi- 
samento,  come  osserva  il  Gigli  nel  Dia- 
rio sanese  t.  1,  p.  2o3. 

La  morte  gì' impedì  di'  eseguire  i  lo- 
devoli disegni  che  avea  concepito,  per  la 
riforma  degli  abusi  con  un  concilio  ge- 
nerale, ch'erasi  proposto  di  convocare  do- 
po due  anni,  e  di  partire  contro  il  turco, 
come  si  legge  in  Raffaele  da  Volterra,  nel- 
\a  Storia  de' Pont,  j  benché  erasi  progno- 
sticala la  vicina  morte,  quando  nella  co- 
ronazione si  bruciò  la  stoppa,  scioglien- 
dosi in  pianto.  Ne'novendiali  ne  pronun- 
zio l'orazione  funebre  Domenico  Crispi  ; 
venne  sepolto  in  Vaticano  nella  cappella 
di  s.  Andrea  presso  lo  zio,  in  un  bel  se- 
polcro di  marmo  che  vivente  erasi  pre- 
parato per  sé  e  per  Agostino  Piccolomi- 
ni  suo  nipote,  donde  poi  nel   161 4  fu 


PIO  73 

trasferito  in  quello  di  S.Andrea  della  Val- 
le àé Teatini (V.)  :  1'epitallio  posto  al  se- 
polcro, compendio  di  sue  lodevoli  gesta, 
si  legge  in  Oldoino,  Addit.  al  Ciacconio, 
Vitae  Pont.  t.  3,  p.  2 14-  Agli  1  t  ottobre 
Pio  III  fece  vescovo  ili  Sutri  e  Ne  pi  An- 
tonio de  Albericis  nobile  d'Orvieto  suo 
famigliare  e  intrinseco  amico,  ch'è  l'uni- 
co suo  vescovo  che  si  conosca.  Nella  zec- 
ca pontificia  vi  sono  i  conii  di  due  meda- 
glie, con  la  sua  effìgie.  La  i."  con  l'epi- 
grafe :  Gloria  Scuensi  D.  C.  Piccolominiy 
collo  stemma  gentilizio,  già  fatta  per  lo 
zio.  La  2.acon  le  parole  :  Sub  umbra  ala- 
rum  tnarum  1  5o3,  vedendosi  il  Papa  in 
trono  in  mezzo  a  due  cardinali,  che  pren- 
de sotto  la  sua  protezione  Cesare  Borgia. 
Il  Bonanni,  Numis.  Pont.  t.  i,p.  i3y,le 
riporta  in  un  ad  altre  tre.  Lo  Scilla,  Mo~ 
nete  pont. ,  riferisce  che  per  Pio  III  fu 
solo  battuto  lo  scudo  d'oro.  Questo  Pa- 
pa fu  universalmente  compianto,  per  l'e- 
gregie sue  virtù  e  per  le  speranze  che  di 
sé  prometteva. Lo  commenda  Pietro  Del- 
fino, Epist.  79  e  97,  lib.  7;  e  Natale  Ales- 
sandro, Hist.  eccl.  t.  8,  art.  12,  come 
insigne  in  eloquenza,  prudenza,  religio- 
ne, innocenza  e  gravità.  Più  lungamen- 
te parla  di  sue  virtù  il  mordace  Galim- 
berti vescovo  di  Gallese,  Vite  e  fati ime» 
vwrabilì.  Vacò  la  s.  Chiesa  12  giorni. 

PIO  IV,  Papa  CCXXXIV.  Giannan- 
gelo  de  Medici,  nacque  in  Milano  a'3i 
marzo  i499  da  Bernardino  e  Cecilia  Ser- 
belloni  dama  illustre:  a  Medici  famiglia 
ho  parlato  di  quella  da  cui  derivò,  de'suoi 
parenti  con  altre  notizie,  ed  a  Palazzo 
Altemps,  del  suo  nipote  di  tal  cognome. 
Narra  il  Ciacconio  che  essendo  bambino 
in  culla,  nella  sua  camera  comparve  una 
innocua  fiamma,  che  vagando  per  essa 
accese  poi  la  lucerna;  fenomeno  che  fu 
preso  per  preludio  di  futura  grandezza. 
1  suoi  studi  con  impegno  li  fece  prima 
in  Pavia,  poi  inBologua,  ove  s'istruì  nella 
filosofìa,  medicina  e  giurisprudenza  della 
qua!  ultima  ottenne  la  laurea  di  dottoro. 
Ritornalo  in  patria  ed  insorta  grave  di- 


74 


IMO 


scordia  tra'nobili,  per  la  riputazione  che 
erasi  formato,  fu  scelto  arbitro  e  felice- 
mente compose  le  vertenze,  come  pacifi  • 
co  il  fratello  Giangiacomo  col  duca  Fran- 
cesco li.  Assunto  l'abito  clericale  d'anni 
28,  si  portò  in  Roma  a' 26  dicembre 
ì5ir],  cioè  nello  stesso  giorno  e  ora  in 
cui  32  anni  dopo  ebbe  il  triregno.  Cle- 
mente VII  lo  fece  protonotario  aposto- 
lico partecipante,  e  Paolo  III  successiva- 
mente lo  dichiarò  governatore  d'Ascoli, 
di  Città  di  Castello,  di  Fano  e  di  Parma; 
dondecon  la  qualificai  di  commissario  del- 
le milizie  pontificie  comandate  dal  ge- 
nerale Alessandro  Vitelli,  lo  mandò  in 
Ungheria  e  Polonia  contro  i  turchi  e  lu- 
terani. Restituitosi  in  Roma,  nel  1 543  lo 
stesso  Paolo  III  lo  spedi  a  pacificare  i 
ferraresi  e  bolognesi, discordi  pei  loro  con- 
fini territoriali.  Nuovamente  fu  manda- 
to in  Polonia  con  Giambattista  Savelli, 
condottiere  delle  milizie  papali  ausiliarie 
di  Ferdinando  re  d'Ungheria,  donde  re- 
catosi in  Roma ,  nel  1 5/f4  venne  desti- 
nato al  governo  d'Ancona, dal  quale  pas* 
so  alla  dignità  di  arcivescovo  di  Ragusi 
e  nel  1 54-7  a  vice-legato  di  Bologna  nel- 
la legazione  del  cardinal  Moroui,  quin- 
di nel  i548  fu  fatto  governatore  di  Pe- 
rugia (che  visitò  da  Papa)  e  dell'Umbria. 
Finalmente  Paolo  111  agli  8  aprile  1 549 
lo  creò  cardinale  prete  del  titolo  di  s.  Pu- 
denziana,  dal  quale  in  seguito  otto  a  quel- 
li di  s.  Stefano  al  Monte  Celio,  di  s.  Ana- 
stasia e  di  s.  Prisca.  Giulio  III  apprez- 
zandone egualmente  il  mento,  lo  nomi- 
nò prefetto  delle  due  segnature,  legato 
di  Romagna  con  la  soprintendenza  delle 
milizie  della  Chiesa  contro  Ottavio  Far- 
nese duca  di  Parma.  Dopo  la  pace,  Car- 
lo V  nel  i553  lo  nomiuò  amministra- 
tore della  chiesa  di  Cassano,  donde  Pao- 
lo IV  nel  i556  lo  trasferì  al  vescovato 
di  Foligno  {?.).  Come  l' ' Antoniano  gli 
predicesse  il  pontificato,  lo  notai  a  quel- 
la biografia;  solo  aggiungerò,  che  appe- 
na improvvisato  con  versi  sulla  lira,  Lo- 
dovico Madrucci,  poi  fatto  cardinale  da 


PIO 

questo  Papa,  pose  al  collo  del  cantore 
una  ricca  collana  d'oro  per  giubilo. 

Dopo  la  morte  di  Paolo  /^Caraffa, 
a'g  settembre  r  55q  entrarono  i  cardina- 
li in  conclave,  che  fu  lungo  per  la  discor- 
dia de'44  saci-'  elettori  e  altre  cagioni  ri- 
portate dal  Rinaldi  a  detto  anno  n.°  35. 
Si  prolungò  anche  per  le  trattative  fatte 
per  esaltare  il  cardinale  Tournon,  ma 
come  francese  gl'italiani  temerono  del 
trasporto  della  sede  in  Avignone;  non. 
che  per  quelle  del  cardinal  Pio  di  Carpi, 
cui  si  oppose  fortemente  il  cardinal  d'E- 
ste  co'  francesi  e  altri,  ed  aspirando  egli 
slesso  al  papato  procurava  con  pretesti 
temporeggiare.  Non  andarono  ancor  mol- 
to lontani  dall'esservi  sublimati  i  cardina- 
li Du  Puy  di  somma  riputazione,  candidi 
costumi  ed  eminente  dottrina,  Gonzaga 
e  Beauman  ben  degni  dell'onore.  Alcu- 
ni voti  ebbero  pure  i  cardinali  Bellay  e 
Cueva,  e  questo  ultimo  per  l'industria 
del  conclavista,  che  narrai  nel  voi.  XVI, 
p,  l3.  Nella  notte  di  Natale  o  in  quella 
seguentead  ore  7  de'  26  dicembre  i55g 
fu  eletto  Papa  il  Medici,  non  per  iscru- 
tinio,  ma  per  acclamazione,  e  meglio  lo 
racconto  nel  voi.  XXI,  p.  219,  per  ope- 
ra de'cardinali  Sforza,  Guisa, Carlo  e  Al- 
fonso Caraffa,  e  principalmente  del  car- 
dinal Farnese  per  terminare  un  concla- 
ve ch'era  motivo  a  tante  mormorazioni. 
I  medesimi  si  determinarono  per  lui  ri- 
conoscendone i  meriti  singolari,  non  già 
per  la  colomba  che  entrata  nella  cappel- 
la Sistina  e  girata  per  più  giorni  nel  con- 
clave, si  era  fermata  stanca  sulla  cella  del 
cardinal  Medici,  ciò  che  alcuni  stimaro- 
no prodigio.  Col  nome  dunque  di  Pio  IV, 
perchè  meglio  fosse  confermata  f  opinio- 
ne che  si  avea  della  sua  pietà  e  mansue- 
tudine, fu  solennemente  coronato  a'6  gen- 
naio 1 56o  (le  disgrazie  accadute  pel  get- 
tito del  denaro,  le  ricordai  nel  voi.  XXI, 
p.  1 70),  ondeil  Panvinio osservò,  che  nato 
egli  nel  giorno  di  Pasqua,  fu  eletto  Papa 
in  quel  di  Natale  e  coronato  dell'Epifa- 
nia, tutti  e  tre  chiamati  Pasqua.  11  pos- 


PIO 

sesso  lo  prese  in  lettiga,  corteggiato  da  3  i 
cardinalia'28 gennaio.  Ad  istanza  del  sa- 
cro collegio  e  singolarmente  del  cardinal 
Carlo  Caraffa,  perdonò  ai  romani  gli  ol- 
traggi e  vergognose  violenze  l'atte  alla  me- 
moria del  di  lui  zio  Paolo  IF  (F.),  ob- 
bligando il  senato  ai  risarcimenti  notali 
a  quell'articolo.  Non  fu  però  cos'i  clemen- 
te con  Pompeo  Colonna,  uccisore  della 
suocera  sotto  Giulio  III,  rispondendo  a 
chi  implorava  la  grazia  della  pena  capi- 
tale: Iddio  mi  guardi  dal  cominciare  il 
pontificalo  coli'  assoluzione  d'un  pani' 
cidio.  Bensì  s'imparentò  colla  famiglia, 
le  restituì  le  terre  confiscate,  onde  il  re 
di  Spagna  dodo  al  nipote  Federico  Bor- 
romeo il  ducato  d'  Oria  (  F.  ).  Quanto 
riguardala  famiglia  domestica  di  Pio  IV, 
si  legga  nel  voi.  XXIII,  p.  75.  Poco  do- 
po confermò  nella  dignità  imperiale  Fer- 
dinando I,  e  ne  ricevette  gli  ambasciato- 
ri. A  sollevare  la  camera  apostolica  pie- 
na di  debiti,  eresse  1'  ordine  o  collegio 
de' vacubilisti  venali,  cavalieri  Pii^F.). 
Ne'minislri  e  nipoti  del  suo  predecesso- 
re Paolo  IV,  volle  il  Papa  dimostrare  qual 
fosse  la  giustizia  ch'egli  voleva  praticare 
nel  suo  governo,  e  di  qual  tempra  dovea- 
no  essere  i  ministri  della  corte  pontifìcia. 
A'7  giugno  1  56o  fece  carcerare  i  cardi- 
nali Carlo  e  Alfonso  Caraffa,  ed  il  duca 
di  Paliano  nipoti  di  Paolo  IV,  e  due  pa- 
renti dell'ultimo, che  tranne  Alfonso  tut- 
ti perderono  la  vita.  Pio  IV  fu  indotto 
ad  essere  con  loro  severo  dai  molti  loro 
nemici,  e  dall'animosità  particolare  della 
Spagna  contro  la  memoria  di  Paolo  1  V, 
eh' erasi  impegnato  liberare  l'Italia  dalla 
dominazione  spagnuola.  Il  successore  s. 
Pio  V  fece  accuratamente  rivedere  i  pro- 
cessi, dai  quali  risultò  che  Pio  IV  fu  in- 
gannato, onde  fece  decapitare  il  gover- 
natore di  Roma,  ripristinando  negli  ono- 
ri e  beui  i  superstiti  Caraffa,  e  reinte- 
grando i  ministri  e  famigliari  di  Paolo 
IV,  accusati  di  aver  abusato  del  favore 
di  quel  virtuoso  Pontefice.  Su  questo  gra- 
ve argomento  vedasi  Caraffa  famiglia, 


PIO  7j 

i  voi.  XV,  p.  aoo,  XXXII,  p.  42  e  luo- 
ghi relativi.  Dopo  di  aver  con  questo 
esempio  di  severità  avvisato  i  suoi  mini- 
stri della  fedeltà  cui  lo  doveauo  servire, 
per  esserne  più  sicuro  creò  cardinale  e 
segretario  di  stato  s.  Carlo  Borromeo  fi- 
glio della  sorella  (del  quale  e  della  no- 
bilissima famiglia  meglio  parlai  a  Mila- 
no e  Padova),  ed  il  di  lui  fratello  Fede- 
rico conte  d'Arona  generale  delle  milizie 
ecclesiastiche,  con  1000  scudi  il  mese 
d'  onorario.  Fece  terminare  la  causa  e 
dichiarare  innocente  il  celebre  cardiual 
Moroni  (F.)j  come  altresì  furono  di- 
chiarati innocenti  il  pio  edotto  vescovo 
di  Modena  Foscherari  domenicano,  ed 
altro  di  quest'ordine  già  teologo  al  con- 
cilio di  Trento  ,  che  quale  amico  del 
Moroni,  avea  con  questi  patito  il  carce- 
re. 11  Papa  restituì  ancora  la  fama  e  la 
libertà  a  Gio.  Tommaso  Sant'elice  vesco- 
vo di  Cava,  carcerato  come  i  preceden- 
ti sotto  Paolo  IV,  per  falsi  sospetti  in 
materia  di  fede,  avendo  spiegato  in  senso 
cattolico  alcune  proposizioni  delle  qua- 
li era  stato  incolpato.  Quindi  il  Ponte- 
fice rivolse  tutta  la  sua  attenzione  a  ter- 
minare il  concilio  di  Trento  (^.^inter- 
rotto a  cagione  delle  rivoluzioni  d'Euro- 
pa, e  ciò  maggiormente  per  essersi  al  suo 
proseguimento  ohbligato  in  conclave:  se 
ne  celebrò  l'ultima  sessione  nel  i5G3,  e 
ad  istanza  de' padri  l'approvò  formalmen- 
te, istituendo  per  l'osservanza  de'suoi  de- 
creti la  Congregazione  del  concilio (F.). 
Pel  i.°  il  re  di  Portogallo  accettò  i  de- 
creti del  concilio,  ne  felicitò  il  Papa  e  ne 
promise  l'adempimento;  ed  avendolo  ri- 
cevuto la  repubblica  veneta  senza  alcuna 
limitazione,  Pio  IV  le  donò  in  Roma  il 
Palazzo  di  Fenezia  (F.) ,  mentre  la  re- 
pubblica regalò  in  Venezia  un  simile  edi- 
lizio pel  nunzio  pontificio.  Nella  Spagna 
e  in  Francia  il  concilio  trovò  ostacoli. 

Pio  IV  ricevette  nel  grembo  della  chie- 
sa romana  gli  armeni  col  patriarca  di 
Ezmiazin,  e  concesse  loro  in  Roma  chie- 
sa ed  ospizio,  come  ho  dello  a  Patkur- 


76  FIO 

cato  armexOj  allorché  giunse  in  Pioma 
1'  ambasciatore  di  quel  prelato.  Si  recò 
ancora  a""  suoi  piedi,  come  abbiamo  da 
Genebrardo,  Chron.  lib.  4»  Abdisù,cioè 
Servo  di  Gesù,  monaco  di  s.  Antonio  dot- 
tissimo, per  ottenere  la  conforma  di  pa- 
triarca massimo  de'cristiani  di   Muzale, 
nella  Soria  orientale.  Fece  egli  la  profes- 
sione di  fede,  che  riporta  Io  Spondanoad 
an.   i  562,  n.°  34,  e  fu  letta  nella  sessio- 
ne 32  del  Tridentino  e  da  lui  sottoscrit- 
ta a'7  marzo,  laonde  il  Papa  con  s'ingo- 
iar compiacenza  gli  die  il  pallio  e  colmo 
di  preziosi  doni  l'inviò  sommamente  con- 
tento alla  sua  patria,  come  si  ha  da  Ri- 
naldi, an.  r562*n.°  28.  Approvò  l'ardi- 
ne equestre  di   s.  Stefano  (P-);  ampliò 
quei  lo  di  s.  Lazzaro  (V.)j  e  terminò  la 
controversia  di  precedenza  tra'  canonici 
regolari  ed  i  monaci,' in  favore  de'prinii. 
Esortò  i  cardinali  a  non  adottar  l'uso  del- 
le Carrozze  (f/.)  j  proibì   che  i   palazzi 
de' cardinali  e  ambasciatori  servissero  di' 
asilo  ai  rei;  essendo  caduto  gravemente 
inalato,  nel   i56i  dichiarò  che  il  Papa  si 
eleggesse  solo  in  Roma,  ed  emanò  prov- 
vide leggi  sul  Conclave  ed  Elezione  da' 
Pontefici  {V.).  Come  permise  ai  tedeschi 
la  comunione  sotto  le  due  specie,  vedasi 
il  voi.  XV,  p.  r  i4-  Aiutò  potentemente 
l'ordine  Gerosolimitano  e  Malia  (V.), 
contro  i  turchi,   provocando  eziandio  i 
soccorsi  del  re  di   Spagna,   cui  concesse 
700,000  ducati  sui  benefizi  del  reerno; 
siccome  per  soccorrere  l'imperatore  con- 
tro lo  stesso  comune  nemico,  impose  so- 
pra a'  suoi  sudditi  un  tributo  di  400,000 
scudi  d'oro.  Per  soccorrere  poi  il  re  di 
Francia  contro  gli   ugonotti,  la  camera 
apostolica  contrasse  il  debito  d'un  milio- 
ne di  scudi.  Come  Pio  IV  difese  da  tali 
eretici  armati  Avignone  e  il  Venesino  , 
dorninii  della  Chiesa,  lo  narrai  nel  voi.  Ili, 
p.  248eseg.,  avendo  costituito  generale 
delle  milizie  il  cugino  Serbelloni.  Appro- 
vò {'Indice  [V.)  de'  libri  proibiti,  forma- 
lo dal  concilio  di   Trento;  confermò  il 
sodalizio  per  sollievo  de  pazzi  j  obb'igò 


P  IO 
i  vescovi  alla  residenza,  condannò  i  be- 
nefizi   di  simonia,   istituì   la  professione 
di  fede  pei  promossi  ai  benefizi  e  al  ma- 
gistero delle  scuole;  ordinò  che  i  cada- 
veri fossero  sepolti  sotto  terra;  riformò 
diversi  tribunali  di  Pioma  ;  regolò  le  prov- 
viste concistoriali,  come  dissi  nel  voi.  XV, 
p.  2  i-c*.  Molto  si  affaticò  Pio  IV  nella  ri- 
forma del  clero  secolare  e  regolare,  invo- 
cando le  concessioni  e  privilegi  contrarie 
ai  decreti  del  Tridentino,  per  secondare 
il  quale  favorì  1'  istituzione  de'  semiuari. 
Rifiutò  di  scomunicare  Elisabetta  regina 
d'Inghilterra,  ed  ottenne  con  tal   mode- 
razione  trattamenti  meno  severi  contro 
i  cattolici.  Colla  bolla  Cani domus,'j  idus 
oct.  1  56o,  Pio  IV  per  le  benemerenze 
degli  Orsini  eresse  il  loro  feudo  di  Brac- 
ciano in  perpetuo  e  nobile  ducato  eoa 
giurisdizione,  potestà  d'impero  e  di  san- 
gue, e  con   privilegi,   stemmi  e   insegne 
proprie.  Elevò  le  sedi  d'Urbino,  di  Lan- 
ciano e  di  s.  Fede  in  metropolitane;  ed 
in  vescovati  Monte  Pulciano,  s.  Giacomo 
del  Chili,  la  ss.  Concezione  del  Chili,  Cor« 
dova  e  altre  chiese.  Piegalo  la  repubbli- 
ca di  Lucca  della  rosa  d'oro;  contribuì 
all'  erezione  del  Collegio  Romano  e  del 
collegio  Borromeo  in  Pavia  (  f^.):  dei 
doni  fatti  al  duomo  di  Milano  e  de'  pri- 
vilegi   concessi  alla  città  per  la  nomina 
dell'uditore  di  rota  e  avvocato  concisto- 
riale, ragionai  ne' voi.  XLV,  p.  36,  37  e 
69;  mentre  nel  voi.  XL1V  dissi  del  mo- 
nastero eretto  in  Roma  per  le  dorme  con- 
vertite da  vita   impudica  alla  penitente. 
Fortificò  i  porti  d'Ancona,  Ostia  e  Civi- 
tavecchia, e  fu  benefico  con  altri  luoghi 
dello  stato,  come  di  Velletri  che  visitò  nel 
1364.  Ma  soprattutto  Roma  sperimentò 
la  sua  munificenza,  pei  splendidi  monu- 
menti e  memorie  di  cui  l'arricchì,  onde 
ben  a  ragione  lo  celebrò  il  Masson,  Deepi- 
scopis  Urbis,  p.  4' 2, col  seguente  distico: 

Mannoream  me  flcit,  crani  culli  terrea,  Caesar, 
Aurea  sub  Quarto  suni  modo  facla  Pio. 

Edificò   nell' attuale  grandiosa   forma  la 

Chiesa  dis.  Maiia  degli  Angeli  (del  cui- 


IMO 

to  de'  quali  e  di  quanto  proibì  il  Papa 
pai-lai  a  Coro  degli  Angeli),  coti  mona- 
stero annesso  pei  certosini,  e  la  consa- 
grò. Da  DLpnle  Quirinale,  fece  continua- 
re la  bella  strada  fino  alla  Porla  Pia,  da 
lui  costruita;  come  pure  riedificò  la  Por- 
ta angelica,  la  Porta  Castello.,  rinnovan- 
do Porla  Flaminia,  fuori  della  quale  re- 
staurò la  Villa  di  Giulio  III,  destinan- 
dola pei  solenni  Ingressi  in  Roma.  Edili- 
co  il  Borgo  Pio, cinse  di  altre  mura  la  Cit- 
tà Leonina,  fortificando  il  propinquo  Ca- 
stel s.  Angelo.  Restaurò  molle  cinese  an- 
tiche e  con  immense  spese  continuò  il 
sontuóso  edilìzio  della  Chiesa  dis.  Pietro 
in  Faticano.  Aumentò  grandemente  le 
magnificenze  del  Palazzo  Vaticano  con 
nuovi  edifizi,  come  il  casino  detto  di  Pio 
IV,  il  palazzino  del  giardino  della  Pigna 
e  altri  abbellimenti  a  quel  giardino,  che 
difese  con  mura.  Compì  con  pitture  e 
stucchi  la  maestosa  sala  regia,  e  >le  cele- 
bri loggie  con  stupendi  dipinti  e  ornati; 
istituendo  la  stamperia  Vaticana  per  ri- 
produrre le  migliori  edizioni  de'santi  pa- 
dri. Fece  un  gran  tratto  del  soffitto  nel- 
la basilica  Lateranense.  Principiò  il  Pa- 
lazzo de' conserva  tori  in  Campidoglio,  ed 
abbellì  il  Palazzo  apostolico  il  Aracoeli. 
Riaprì  molte  strade  antiche  e  rinnovò  le 
nuove,  riconducendo  in  Roma  l'acqua 
Vergine  o  di  Trevi,  come  si  può  vedere 
a  Fontane,  ed  ai  citati  articoli  vi  è  il  re- 
lativo dettaglio.  Siccome  per  queste  e  al- 
tre opere  Pio  IV  ebbe  bisogno  di  esor- 
bitanti somme  di  denaro,  così  fu  costret- 
to di  aggravare  Roma  e  lo  stato  d'impo- 
sizioni e  gabelle,  da  cui  derivarono  com- 
mozioni, salire,  amare  critiche  di  vana- 
gloria per  tante  spese  senza  i  corrispon- 
denti mezzi,  non  che  congiura  nel  i565 
contro  la  sua  sacra  persona,  Io  che  ricor- 
dai nei  voi.  XX,  p.  1 58,  e  XL1 V,  p.  1 83. 
Il  sicario  che  dovea  ucciderlo,  fra'tormen- 
ti  solo  disse,  con  affettato  riso,  che  il  suo 
angelo  custode  I'  avea  indotto  a  tale  at- 
tentato, ch'egli  chiamava  prodezza.  Sal- 
vato il  Pontefice  da  sì  barbaro  tradiinen- 


PIO  77 

to,  poco  dopo  fu  assalito  da  febbre  ca- 
tarrale,  che  dopo  8  giorni  lo  tolse  di  vi- 
ta, la  notle  del  c^  venendo  il    IO  dicem- 
bre [565,  assistito  da  s.  Filippo  Neri  e 
da  s.  Carlo  che  con  santa  libertà  mani- 
festò allo  zio  il  suo  pericolo  e  gli  ammi- 
nistrò i  sagramtnli.  Visse  anni  66,  mesi 
8  e  giorni  9;  e  nel  "pontificalo  anni  5, 
mesi  1  1  e  giorni   1 5,  nel  quale  in  [\  pro- 
mozioni creò  46  cardinali,  fra'quali  mol- 
li benemeriti  della  Chiesa  nel  concilio  di 
Trento,  i  tre  nipoti  Borromeo,  Serbelloni 
e  Altemps,il  pronipole  Ferreri, deponen- 
do dal  cardinalato  Coligny,  come  notai 
nel  voi.  XV,  p.  200.  L'altro  nipote  Al- 
temps  lo  fece  generale  di  s.  Chiesa  e  lo 
sposò  solennemente  alla  sorella  di  s.  Car- 
lo, promettendogli  scudi  100,000  di  do- 
te ;  ciò  che  può  vedersi  ne'  voL  XXVMI, 
p.  233,eXLV,p.i  12.  Fu  sepolto  nel  Va- 
ticano, donde  a'4  giugno  1 583  le  cene- 
ri senza  pompa  vennero  trasferite  in  s. 
Maria  degli  Angeli,  nel  deposito  che  de- 
scrissi a  quell'articolo,  il  quale  vuoisi  di- 
segnato dal  Buonarroti,  io  «un   a  quello 
del  cardinal  Serbelloni.  Vedasi  il  Vitto - 
relli  in  Ciaccon.,  in  vita  Greg.  Xlll,  t. 
4,  p.  16.  L'  Oldoino  in  Ciaccon.  t.  3,  p. 
885, descrive  PiolV,di  staturaalta, gras- 
so e  robusto,  di  viso  largo  e  naso  grande, 
occhi  azzurri,  ma  non  affatto  giusti,  con 
barba  mediocre  ;  propenso  al  riso  ,  piìi 
che  alla  gravità  conveniente  all'alto  suo 
grado.  Aveva  così  felice  memoria ,  che 
improvvisamente  recitava  intere  pagine 
di  giureconsulti,  poeti  e  storici.   La  sua 
eloquenza  fu  grande,  né  minore  la  spe- 
rienza  negli  affari,  come  la  pazienza  nei 
travagli.  E'  vero  che  non  gli  mancarono 
piccoli  difetti,  ma  questi  scompariscono 
in  confronto  alle  sue  grandi  virtù  e  fasti 
del  suo  pontificalo,  come  osserva  Mura- 
tori, Annali  d'Italia,  an.  1  565.  Ne  scris- 
sero la  vita  i  biografi  de'Papi.   Vacò   la 
s.  Sede  28  giorni. 

PIO  V  (s.),  Papa  CCXXXV.  Michele 
Ghislieri,  nacque  in  Bosco,  territorio  A- 
Jessandrino  e  diocesi  di  Tortoua,  allora 


78  p  1  O 

nel  Milanese,  a' 17  gennaio  i5o4  e  non 
altrimenti,  da  Paolo  di  nobile  madeca- 
duta  famiglia,  e  da  Dpminina  o  Dome- 
nica Augeria  :  a  Ghislieri  famiglia  orion- 
da  di  Bologna  parlai  di  sua  antichità  e 
lustro  (del  suo  casino  Pio  con  contigua 
chi  esina  ora  de'  Pacca,  Vedi),  con  al- 
tre notizie  su  questa  Papa  e  quanto  fece 
pei  parenti.  I  genitori  conforme  alla  lo- 
ro pietà  educarono  il  figlio,  che  giunto 
all'età  di  i4  anni,  invece  di  applicarsi 
ad  una  professione,  con  Io  stesso  nome 
battesimale  vestì  l'abito  de'domenicani 
nel  convento  di  Vigevano,  ove  nel  1 5 1 9 
fece  la  solenne  professione:  il  Cardella  di- 
ce in  Voghera.  Divenuto  già  modello  di 
virtù,  fu  mandato  dai  superiori  al  col- 
legio di  Bologna  a  studiarvi  teologia  e 
poi  a  Genova  per  ricevervi  il  sacerdozio. 
Obbligato  a  dettare  un  corso  di  filosofìa, 
si  trasferì  dipoi  al  convento  di  Pavia  a 
insegnarvi  le  discipline  teologiche,  del- 
le quali  fu  professore  per  16  anni,  con 
istraordinario  plauso.  Nel  1 543  fu  invia- 
to al  capitolo  di  sua  provincia,  che  si  tene- 
va in  Parma,  a  sostenervi  pubbliche  con- 
clusioni. Eletto  per  superiore  in  più  con- 
venti del  suo  ordine,  in  tutti  dimostrò 
che  le  sue  grandi  virtù  non  erano  infe- 
riori alla  dolcezza,  con  la  quale  li  go- 
vernava :  in  uno  di  tali  conventi  coll'ef- 
ficacia  di  sue  preghiere  impedì  che  al- 
cuni soldati  per  cupidigia  di  preda  vi 
penetrassero.  La  modestia  e  il  candore 
de'  suoi  costumi  gli  acquistò  il  nome  di 
secondo  s.  Bernardino,  di  cui  seppe  imi- 
tare lo  zelo  nelle  fervorose  prediche, che 
faceva  con  immenso  frutto  degli  ascol- 
tanti, e  nel  mostrarsi  rigido  custode  del- 
la povertà  religiosa,  per  cui  sempre  a  pie- 
di col  carico  delle  sue  robe  indosso  fa- 
ceva i  viaggi,  ai  quali  o  dall'ubbidienza 
o  dalla  carità  veniva  obbligato.  La  fama 
di  sue  virtù  e  zelo  contro  gli  eretici  mos- 
se Alfonso  d'  Avalos  marchese  del  Va- 
sto e  governatore  di  Milano,  a  sceglierlo 
per  confessore  ed  elemosiniere,  quantun- 
que fosse  lontano  20  miglia  da  Milano. 


PIO 

Consigliato  dai  suoi  correligiosi  di  prov- 
vedersi colle  limosine  del  marchese  d'un 
mantello,  per  difendersi  dalla  pioggia  e 
dal  freddo  in  recarsi  da  lui,  si  protestò  al- 
tamente di  giammai  profittare,  nemmeno 
d'un  denaro,  delle  limosine  a  lui  affidate. 
Pel  singolare  credito  ch'erasi  acquistato 
anche  in  Roma,  la  congregazione  del  s. 
oflìzio  lo  nominò  inquisitore  della  fede 
in  Como  pel  Milanese  e  Lombardia,  do- 
v'ebbe a  soffrire  gravi  persecuzioni  con 
rischio  della  vita.  Quindi  fu  spedito  a 
Coirà  de'  Grigioni  per  terminarvi  alcu- 
ne differenze,  e  poi  deputato  inquisitore 
a  Bergamo,  in  cui  essendone  vacante  la 
sede,  sostenne  coraggiosamente  una  lite 
col  capitolo  e  col  vicario  capitolare,  a  ca- 
gione di  alcuni  libri  eretici,  la  quale  gli 
acquistò  molta  riputazione  presso  i  car- 
dinali di  delta  congregazione,  che  lo  in- 
viarono nella  Rezia,  e  nuovamente  in 
Bergamo,  non  senza  sua  esposizione,  per 
processare  il  vescovo  Vittorio  Soranzo  e 
altri  infetti  dell'  eresia  luta'ana.  Infor- 
mato il  cardinal  Caraffa  i.°  inquisitore  e 
poi  Paolo  I V  delle  distinte  sue  qualità,  lo 
elesse  commissario  generale  dels.  offizio 
in  Roma.  Divenuto  il  Caraffa  Pontefice, 
malgrado  la  sua  ripugnanza  nel  1  556  lo 
promosse  a  vescovo  di  Sidri  eNepi(V.), 
conservandolo  nella  carica  con  la  quali- 
fica di  prefetto  dell'inquisizione,  ed  aJ  1  5 
maggio  1 557  lo  creò  cardinale  prete  di 
s.  Maria  sopra  Minerva,  di  cui  fu  inti- 
tolare, dichiarandolo  supremo  inquisito- 
re perpetuo,  uffizio  che  in  seguito  fu  ri- 
servalo al  Papa. 

La  dignità  cardinalizia  diede  nuovo 
risalto  alle  virtù  del  Ghislieri  e  singolar- 
mente alla  sincera  sua  umiltà,  che  gli 
fece  tenere  lo  stesso  metodo  di  vita  mor- 
tificata e  nascosta,  e  fino  l'abito  religio- 
so che  sempre  portava,  tranne  nelle  pub- 
bliche funzioni.  Da  Pio  IV  nel  i56o  fu 
trasferito  al  vescovato  di  flìondovi  (fy.) , 
onde  si  sottoscriveva  il  cardinale  Alcs- 
sandrino,pev  essere  nato  nell'agro  d  A- 
lessandria  e  per  averglielo  dato  per  co- 


PI  o 

gnome  il  provinciale  quando  si  fece  re- 
ligioso; ed  ivi  sradicò  i  disordini  cagio- 
nati dalla  guerra  e  dall'eresia.  Poco  vi 
dimorò,  dovendo  attendere  in  Roma  al- 
la congregazione  del  s.  ofììzio,  ed  a  quel- 
la destinata  ad  esaminare  i  decreti  del 
Tridentino  per  l'approvazione.  Volendo 
Pio  IV  annoverare  al  sacro  coNegio  Me- 
dici e  Gonzaga  giovanetti,  figli  il  primo 
del  duca  di  Toscana,  il  secondo  del  du- 
ca di  Mantova,   richiesto  il  parere  del 
cardinale,  rispose  con  apostolica  libertà, 
che  si  sarebbe  ben  guardato  di  concorre- 
re alla  loro  promozione  per  gravissime 
ragioni,  massime  per  lo  scandalo  che 
avrebbe  prodotto  ne' padri  del  concilio  di 
Trento,  che  o<  capandosi  seriamente  della 
riforma  degli  ecclesiastici,  con  pena  udi- 
rebbero rivestiti  della  porpora  due  ra- 
gazzi: luttavolta    il   Papa    volle  crearli 
cardinali.  Portatosi  quindi  l'ambasciato- 
re toscano  in  nome  del  suo   principe  a 
ringraziare  i  cardinali,  il  Ghislieri  fran- 
camente gli  disse,  eh' era  ciò  per  lui  su- 
perfluo, essendo  stalo  di  contrario  senti- 
mento ,  non  già  per  la  casa  Medici,  per 
cui  nutriva  somma  stima,  ma  perche  co- 
tìgli  dettava  la  propria  coscienza.  Sor- 
preso da  seria  malattia  e  vicino  a  soc- 
combere alla  violenza  del  male,  si  elesse 
la  sepoltura  avanti  i  gradini  dell'altare 
maggiore  del  suo  titolo  antico  di  s.  Ma- 
ria sopra  Minerva,  die  quantunque  cam- 
bialo con  quello  di  s.  Sabina  (quanto  fu 
benefico  d'ambedue  lo  dissi  ai   loro  ar- 
ticoli^ da  Pio  IV  eragli  stato  di  nuovo 
conferito.  Nel  proferire  la  sua  sentenza, 
usava  di  Savia  e  prudente  libertà,  inca- 
pace di  tradire  la   verità,  per  qualsiasi 
rispetto  umano,  onde  soleva  dire  il  car- 
dinal Bozzuto  ,  che  il  di  lui  sentimento 
prevaleva    ed  era    di   maggior  peso  di 
quello  di  lutti  i  cardinali.  MortoPio  IV 
entrarono  in  conclave  5o  cardinali,  o  Si 
secondo  Panvinio,  tra' quali  il  Gonzaga 
che  vi  mori  nel  d"i  avanti  l'elezione  del 
successore.  Poco  mancò  die  non  lo  fos- 
sero i  cardinali  Niocoiini  e  Pucci,  e  per 


PIO  70 

stratagemma  il  cardinal  Pisani.  Il  car- 
dinal s.  Carlo  onninamente  voleva  il  car- 
dinal Moroni,  quindi  fu  persuaso  in  fa- 
vore de'eardinali  SiiletoeBoncompagno, 
ma  incontrò  per  essi  molte  difficoltà  ; 
laonde  coadiuvato  dai  cardinali  Moroni, 
Altemps  e  Farnese,  tutto  si  adoprò  per 
l'esaltazione  del  cardinal  Ghislieri-  Alcu- 
ni colleghi  però  gli  rappresentarono  ch'e- 
ra creatura  di  Paolo  IV  e  perciò  era  da 
temersi,  che  essendo  stati  puniti  dal  suo 
zio  Pio  IV  i  Caraffa,  potesse  esercitare  lo 
slesso  rigore  versola  famiglia  del  mede- 
simo, di  cui  non  avea  goduto  il  favore, 
offeso  allorquando  si  oppose  efficacemen- 
te che  la  legazione  di  Avignone  dal  car- 
dinal Farnese  si  trasferisse  nel  cardinal 
Bourbon,  ad  istanza  del  re  Carlo  IX,  per 
lo  che  Pio  IV  per  dimostrare  al  cardinal 
Ghislieri  il  suo  disgusto, gli  tolse  l'appar- 
tamento che  avea  in  palazzo  egli  diminuì 
la  grande  autorità  che  avea  sul  s.  offizio. 
Ma  s.Carlo  che  non  maneggiava  con  ri- 
flessioni umane  un  affare  di  tanta  impor- 
tanza e  solamente  considerava  la  gloria  di 
Dio  e  l'utile  della  Chiesa,  restò  costante 
nel  suo  proponimento,  sinché  ottenne  il 
consenso  del  suo  numeroso  partito  e  quel- 
lo di  tutti  gli  altri. 

11  cardinal  Ghislieri,  dopo  aver  per 
qualche  tempo  resistito,  anche  alle  pre- 
ghiere de'suoi  amici,  fu  eletto  Pontefice 
a'7  gennaio  1 566  e  prese  il  nome  di  Pio 
V  per  ciò  che  dissi  a  Nome  de'  Papi.  Ta- 
le fu  la  sorpresa  e  lo  stupore  che  provò 
nell'elezione,  che  si  espresse  con  quelle 
sentenze  che  riportai  nel  voi.  XX,  p.  62. 
Segni  straordinari  aveano  preceduto  e 
seguirono  la  sua  assunzione  al  pontifica- 
to, già  predetta  da  s.  Filippo.  A' 17  gen- 
naio, giorno  in  cui  62  anni  prima  era  na- 
to, seguì  colle  solite  cerimonie  la  sua  co- 
ronazione, per  la  quale  abolì  l'uso  del 
getlitodella  moneta  e  volle  che  si  dispen- 
sasse a  mano,  come  può  vedersi  nel  voi. 
XXI,  p.  1  70;  ed  ancora  abolì  il  Banchetto 
{V.)  annuo  che  si  faceva  a'  cardinali  ed 
ambasciatori.  Frattanto  avendo  saputo 


8o  P 1  o 

che  i  romani  erano  poco  contenti  di  sua 
elezione,  temendone  la  inflessibile  seve- 
rità, rispose:  die  confidava  in  Diodi  fa- 
re un  governo  tale,  che  ad  essi  recherebbe 
maggior  dispiacere  la  sua  morte,  di  quel- 
lo che  avea  loro  cagionato  la  sua  crea- 
zione. Quindi  a'  27  dello  stesso  genna- 
io prese  possesso  al  Laterano  in  Lettiga 
(V-),  e  fece  subito  castellano  di  Castel  s. 
Angelo  Francesco  Bastone  del  Bosco,  o- 
norandone  i  figliuoli,  uno  de' quali,  Gu- 
glielmo, dichiarò  referendario  con  l'uffi- 
zio di  dateria  del  concessimi.  A  queste 
prime  prove  del  paterno  suo  amore,  al- 
tre ne  aggiunse  di  sua  magnificenza,  di- 
stribuendo 80,000  scudi  a  38  cardinali, 
200  a  ciascun  uditore  di  rota,  e  5o,ooo 
per  dote  alla  sorella  di  s.  Carlo  in  luogo 
del  doppio  promesso  ad  Allemps  dallo 
zio  Pio  IV.  Per  mostrarsi  riconoscente 
olla  memoria  di  Paolo  IV  (/^suo  bene- 
fattore, decretò  quanto  descrissi  a  quel- 
l'articolo e  giustamente  reintegrò  nell'o- 
nore e  ne'  beni  i  perseguitali  Caraffa 
(/z.);  creò  cardinale  Antonio,  colmò  di 
grazie  e  di  rendite  i  malmenati  famigliari 
e  ministri  di  detto  Papa,  e  fece  troncar  la 
testa  al  governatore  di  Roma  per  avere 
ingannato  Pio  IV  nella  processili  ade'Ca- 
rafia.  Ecco  una  delle  tante  prove  dell'in- 
stabilità e  incertezza  degli  umani  giudi- 
zi ,  soprattutto  negli  affari  politici  ed  in 
un  governo  elettivo:  il  giudizio  inesora- 
bile di  Dio  tarda,  ma  non  falla.  Non  fu 
minore  l'amor  paterno  col  quale  scrisse  e 
soccorse  a  Maria  Stuarda  regina  di  Sco- 
zia, per  parte  della  regina  Elisabetta  tri- 
bolata. Nello  stesso  teiripo  trovandosi  i 
romani  nell'agosto  1  W6  afflitti  da  epide- 
mia, a  tutti  i  poveri  infermi  somministrò 
limosine  e  medicine.  Quindi  tutto  si  de- 
dicò il  santo  Pontefice  a  formare  mira- 
bili regolamenti,  per  restituire  al  dovuto 
splendore  il  culto  divino  e  la  disciplina. 
Per  riuscirvi  più  facilmente  esorlò  i  ve- 
scovi a  fare  osservare  i  decreti  del  conci- 
lio di  Trento  e  a  riformare  le  loro  chie- 
se, dandone  egli  il  primo  1'  esempio  col 


PIO 

riformare  la  sua  corte:  della  famiglia  do- 
mestica di  s.  Pio  V,  e  quanto  di  essa  fu  e- 
minentemenle  caritatevole  e  munifico,  si 
leggano  i  voi.  XXI 1 1 j  p.  76  e  XLI,  p. 
258  e  260.  Nello  stato  ecclesiastico  prov- 
vide i  tribunali  di  giudici  probi,  dichia- 
rando altamente  di  non  volere  che  si  das- 
sero  le  cariche  se  non  al  merito  e  alla 
■virtù,  non  già  al  favore  e  all'interesse. 
Comandò  ai  vescovi  e  a  quelli  che  avea- 
no  benefizi  con  cura  d'anime,  che  secon- 
do detto  concilio  andassero  alla  loro  re- 
sidenza, concedendo  loro  un  solo  mese  di 
tempo  a  disporsi  alla  partenza,  od  a  ri- 
nunziare, allrimenli  li  avrebbe  privati 
de'benefizi  slessi. 

Rinnovò  ai  medici  l'obbligo  di  far  con- 
fessare gl'infermi  al  3.°  giorno  del  male; 
tolse  I'  abuso  di  celebrar  la  messa  nella 
sera  delle  vigilie  di  Pasqua  e  Natale.  Con- 
formandosi ai  decreti  pontificii,  con  la 
bolla  Cimi  primuni }  del  i.°  aprile  i566, 
Bull.  Rom.  t.  2  ,  p.  176  del  Cherubini, 
soito  gravi  pene  ordinò  la  venerazione 
nelle  chiese,  e  vi  fece  togliere  le  sepoltu- 
re in  forma  di  mausolei  erette  nel  mez- 
zo di  esse.  Impose  severi  castighi  ai  si- 
moniaci ,  bestemmiatori ,  concubinari  e 
sodomiti;  e  rivocò  ai  tedeschi  il  permes- 
so di  comunicarsi  colle  due  specie  sagra- 
mentali  ,  come  rivocò  ai  latini  e  greci  di 
celebrare  con  diverso  rito.  Per  promuo- 
vere la  religione  ne' fiamminghi  vessati 
daglieretici,  mandò  loro  Medaglie  bene- 
dette (V.),  onde  meglio  se  ne  stabilì  1'  u- 
so,  donando  lo  stocco  e  berrettone  bene- 
detti al  duca  d'Alba  che  li  combatteva. 
Prolesse  l'ordine  Gerosolimitano  (P'.) 
contro  i  turchi,  con  milizie  e  denaro  soc- 
correndolo, e  cooperò  alla  fabbrica  del- 
la "Valletta  in  Malta  (V.),  lo  che  trattai 
pure  a  Costantinopoli.  Ivi  inoltre  nar- 
rai le  leggi  emanate  sugli  schiavi  turchi, 
e  quanto  in  diversi  tempi  fece  il  Papa  col 
massimo  zelo  per  abbattere  la  possanza 
ottomana,  che  dopo  la  presa  di  Fama- 
gosla  minacciava  d'invadere  tutta  l'Italia 
e  di  arrogarsi  la  signoria  de'marij  sia  cou 


P  I  o 

recarsi  in  Ancona,  sia  nelP  implorare  il 
di  vino  tiiulo,  sia  nel  formare  la  triplice 
alleanza  e  sacra  lega  che  produsse  la  fa- 
mosa vittoria  nel  golfo  di  Lepanto,  che 
pur  descrissi  bMabina  ed  a  Minzu(ove 
parlai  eziandio  de'soccorsi  dati  alla  Fin/i' 
eia  contro  gli  ugonotti,  come  è  espresso 
nei bassolie vi  del  suo  sepolcro,  anche  a  di- 
fesa d'Avignone  e  suo  contado,  come  me- 
glio dissi  a  tali  articoli,  ponendo  nella 
Chiesa  di  s.  Giovanni  in  Luterano  le  ban- 
diere tolte  ai  nemici,  come  delle  immense 
somme  pereti)  spese  e  delle  Decime,  Vedi, 
imposte),  perla  quale  concesse  il  solen- 
ne Ingresso  in  Roma  (['.), cogli  onori  del 
trionfo  al  Colonna,  aggiunse  alle  litanie 
Auxilium  Ctiristianoruni,  e  istituì  la  di- 
vozione delle  Quarant'ore  (V).  La  bat- 
taglia di  Lepanto  può  risguardarsi  come 
l'ultima  delle  Crociate  bandite  in  tutta  la 
cristianità  contro  gl'infedeli  nemici  della 
religione  di  Cristo,  essendo  stati  promoto- 
ri principali  delle  imprese  di  Terra  santa 
i  Papi.  Si  vedano  i  Commentari  della 
guerra  di  Cipro  e  della  lega  de' principi 
cristiani  contro  il  turco,  di  Bartolomeo 
Sereno,  pubblicali  dai  monaci  della  ba- 
dia cassinese.  IV  tipi  di  Monte  Cassi- 
no i845.  Fra  le  altre  maggiori  appli- 
cazioni che  tennero  occupato  l'animo  di 
questo  gran  Papa,  una  fu  quella  di  soste- 
nere la  dignità  e  le  ragioni  della  romana 
chiesa  a  lui  affidata,  per  cui  emanò  la 
celebre  bolla  Admonet  nos,  de'  29  mar- 
zo 1567,  Bull.  Rom.  t.  2,  p.  220,  proi- 
bendo infeudare  o  alienare  i  dominii  del- 
la s.  Stde,  come  riportai  nel  voi.  XV,  p. 
287.  Pel  buon  regolamento  dello  stato 
ecclesiastico,  a'3  luglio  1 56G  pubblicò  la 
bolla  Ex  superna  dispositionis,  confer- 
mando quelle  di  Pio  li,  Paolo  II,  Sisto 
1 V ,  Giulio  li ,  Leone  X  ,  Clemente  VII 
e  Pio  IV,coutro  gli  assassini, sicari,  ban- 
diti e  altri  malviventi,  e  contro  chiun- 
que avesse  dato  loro  ricetto  o  prestato 
difesa  e  assistenza.  E  per  meglio  riuscire 
nell'intento,  convenne  cogli  stati  di  Napo- 
li e  di  Toscana  la  reciproca  consegna  dei 

VOL.  LUI. 


P  IO  «  r 

rei.  Dipoi  a'  i5  agosto  con  la  bolla  In- 
defessa pasloralis,  ampliò  la  precedente 
contro  i  fautori  de'  delinquenti,  dichia- 
randoli incorsi  nella  pena  di  vita,  confi-' 
scazione  di  beni,  demolizioni  di  case  e 
perpetuo  esilio  di  loro  famiglie.  Nel  i56^ 
uniformandosi  al  disposto  di  L'io  IV,  con 
la  bolla  Licet  alias,  degli  1  1  luglio,  proi- 
bì che  i  banditi  in  contumacia  potessero 
essere  ammessi  alle  difese,  se  prima  non 
si  costituissero  in  carcere.  Quindi  per  ov- 
viare ai  disordini  che  nascevano  dalla 
delazione  delle  armi  corte,  conferman- 
do e  ampliando  le  disposizioni  di  Pio  IV, 
per  le  quali  erauo  vietate  le  pistole  più 
corte  di  due  palmi,  ed  annullando  qua- 
luncpie  licenza  di  portarle  e  di  conceder- 
la, estese  la  proibizione  agli  stili  e  altre  ar- 
mi di  punta  minori  di  tre  palmi,  con  la 
bolla  Cam  vìces efus, de'  1 2  febbraio  1 572, 
sottoponendo  i  contravventori  alle  pene 
de'  rei  di  lesa  maestà.  A  Palazzo  Bra- 
scht,  parlando  delle  pasquinate  e  satire, 
ho  riportato  le  severe  provvidenze  di  s. 
Pio  V,  contro  la  pubblica  maldicenza  ed 
i  libelli.  Fece  disposizioni  sui  testamenti 
e  spogli  de' benefiziati.  Con  particolare 
vigilanza  promosse  l'agricoltura,  confer- 
mandone colla  bolla  Pia  devotio,  de'g 
settembre  i5G6,  i  nuovi  statuti,  e  dando 
ampia  facoltà  ai  consoli  di  giudicare  de- 
finitivamente tutte  le  controversie  ad  es- 
sa concernenti,  ancorché  tra  persone  pri- 
vilegiate. A  Lana  si  può  vedere  quanto 
di  tal  arte  fu  benemerito;  a  Mercante  le 
leggi  sui  falliti;  a  Dote  la  prammatica  su 
di  esse.  Con  la  bolla  Quoniam  nos  più- 
ries,  de'24  maggio  1567,  Bull.  Rom.  t. 
4,  par.  2,  p.  38q,  approvò  e  in  essa  in- 
serì il  nuovo  statuto  del  popolo  romana, 
compilato  per  suo  comando  dai  deputali 
Antonio  Vellio,  Mario  Gabrielli  e  Marco 
Antonio  Borghese  avvocati  concistoriali, 
Domizio  e  Tommaso  Cavalieri,  Vincen- 
zo Nobili,  Piero  Tharo,  Vincenzo  Pa- 
renti,  Galeazzo  Poggi,  Antonio  Massa, 
Luca  Peto  dottori  in  diritto,  Mario  e 
Cencio  Frangipane,  Ettore  Muti,  Orazio 
6 


82  PIO 

Naro,  Pietro  Paolo  Fabi  e  Girolamo  Pi* 
chi.  Con  la  bolla  Cum  onus,  del  i.°  feb- 
braio 1569,  Bull.  Rom.  t.  2,  p.  275, 
prescrisse  la  forma  di  legittimamente 
creare,  alienare  e  redimere  i  censi;  e  con 
la  bolla  In  eam  3  de' 28  gennaio  1 5y  r, 
loco  citato  p.  325,  ordinò  che  i  cambi 
fatti  contro  il  prescritto  dalle  leggi  fos- 
sero nulli  e  invalidi  e  che  si  dovessero 
punire  i  contravventori  col  castigo  stabi- 
lito agli  usurai.  A  Ebrei  raccontai  quanti 
ne  convertì,  come  ne  limitò  il  vivere  e 
il  ghetto.  Dichiarò  dottore  della  Chiesa  s. 
Tommaso  d'Aquino  domenicano,  ed  e- 
resse  i  vescovati  di  Boulogne  e  di  Ripa- 
Iransone:  alcuni  gli  attribuiscono  la  ri- 
pristinazione  di  quello  di  Barbastro,a\- 
tri  la  riferiscono  all'immediato  successo- 
re Gregorio  XIII;  altrettanto  dicasi  del 
vescovato  dJElvas,  di  cui  vuoisi  fatta  l'e- 
rezione da  Paolo  IV.  A  Baianesimo  si 
può  leggere  quanto  operò  s.  Pio  V  nel 
condannare  le  proposizioni  di  Baio,  i  cui 
errori  professarono  poi  i  Giansenisti. Mol- 
to si  affaticò  il  buon  Pontefice  nella  ri- 
forma e  buon  regolamento  degli  ordini 
religiosi,  onde  abbiamo:  Compendio  del- 
le grazie  e  favori  conferiti  da  s.  Pio  V 
agli  ordini  religiosi,  Roma  1  7  1  3.  Questo 
argomento  lo  trattai  a  Mendicanti,  Ira  i 
quali  die  la  precedenza  a'domenicani,  a 
Clausura,  a  Francescano^  a  Serviti,  a 
Minimi,  a  GirolaminIj  a  Gerosolimita- 
no, a  Umiliati  che  abolì,  ed  altri.  BJfor- 
mò  la  Peitilcnzìei  ia  (P7 .),  ed  istituì  i  tre 
collegi  apostolici  de  Penitenzieri  di  Roma 
(F.).  Nel  voi.  XVII,  p.  182,  riportai  co- 
me s.  Pio  V  dichiarò  granduca  il  duca 
di  Toscana,  e  della  corona  che  gli  donò 
a  mezzo  di  Michele  Ghislieri  Bonelli  suo 
nipote.  Fece  correggere  e  pubblicare  il 
Breviario  romano,  il  Messale  romano  e 
l' Uffizio  della  Beata  Fergine,  ed  a  questo 
concesse  indulgenze.  Indi  permise  a' ca- 
nonici regolari  di  s.  Agostino  l'uffizio  e 
messa  del  b.  Ivo  vescovo  di  Chartres  e 
cardinale.  A  Luoghi  di  Monte  ragionai  di 
quelli  eretti  da  s.  Pio  V,  per  Je  immense 


PIO 

somme  da  lui  impiegate  per  abbattere 
gl'infedeli  e  gli  eretici  armali,  come  pure 
soccorse  con  denaro  gì'  inglesi  cattolici 
esiliati  o  carcerati  da  Elisabetta  regina 
d' Inghilterra  (F.),  che  scomunicò  e  di- 
chiarò eretica.  Col  medesimo  coraggio 
apostolico  minacciò  di  deporre  dall'  im- 
pero Massimiliano  II,  se  avesse  permes- 
so la  Confessione  Augustana.  Protesse  i 
dotti  e  gl'innalzò  alle  dignità. 

L'applicazione  che  il  s.  Padre  dovea 
dare  a  questi  affari  di  tanta  importanza  e 
così  scabrosi,  nulla  scemava  la  cura  ch'e- 
gli continuamente  avea  per  la  vigilante 
amministrazione  del  suo  ministero.  Proi- 
bì negli  spettacoli  i  combattimenti  delle 
fiere,  e  tuttociò  che  poteva  avere  dell'inu- 
mano o  troppo  licenzioso,  lo  che  toccai  nel 
voi.  XXXI,  p.  1 84- Con  rigorosa  pram- 
matica riformò  il  lusso  degli  ecclesiastici 
negli  abiti,  ne'giuochi,  ne'leatri,  ne'ban- 
chetti  e  in  altri  disordini.  Volle  che  i 
cardinali  che  non  pagavano  i  loro  debi- 
ti, potessero  essere  costretti  come  gli  al- 
tri in  tribunale:  bensì  fulminò  le  pene 
a  chi  attentasse  contro  la  loro  vita,  lo 
che  dissi  ancora  nel  voi.  X,  p.  6.  Privò 
delle  rendite  de' Benefìzi,  al  quale  artico- 
lo notai  quanto  per  essi  ordinò,  chiunque 
lasciasse  di  recitare  l'uffizio  divino,  a  pro- 
porzione delle  ore  canoniche  ommesse, 
ed  emanò  ordine  sui  pensionali  de  bene- 
fìzi. Pubblicò  rigorose  pene  contro  i  si- 
moniaci ;  dichiarò  nulli  i  testamenti  fatti 
dagli  ecclesiastici  in  favore  de'  loro  ba- 
stardi quantunque  legittimati,  mediante 
la  bolla  Quae  ordini  ecclesiastico,  de'27 
gennaio  1 57  1 .  Avendo  s.  Pio  V  impo- 
sto altre  riforme  agli  ecclesiastici,  per  le 
quali  qualcuno  gli  disse  che  molti  si  la- 
gnavano e  che  questo  era  il  modo  di  ro- 
vinare la  corte,  pieno  di  mirabile  zelo 
rispose:  £"  meglio  che  perisca  la  corte  e 
con  essa  periscano  tutti  coloro  che  vi  vo- 
gliono tali  disordini  e  corruttele,  e  non 
perisca  la  Chiesa  eia  religione  profana- 
ta da  abusi  tanto  enormi.  Con  editto  del 
1  5(x),  per  rimuovere  le  crapule,  proibì 


no 

rigorosamente  ai  romani  die  avessero 
casa,  di  andare  alle  osterie  per  mangia- 
re, bere  e  giuocare,  dicendo  ch'esse  era- 
no solo  istituite  per  comodo  de'forastieri 
che  non  hanno  abitazione.  Avendo  rifor- 
mata la  pompa  delle  femmine,  ed  espul- 
se le  meretrici  da  Roma  e  da  tutto  lo 
stato,  alle  rimostranze  del  magistrato  ro- 
mano, pel  danno  che  proveniva  alle  ca- 
se spigionate,  il  Papa  gì'  impose  silenzio 
ed  esclamò:  Sarà  dunque  giusto  e  decen- 
te, che  il  senato  romano  prenda  la  di- 
fesa delle  donne  pubbliche  e  la  proiezio- 
ne dell'impudicizia  ?  Fi  diremo,  che  se 
queste  non  usciranno  da  Roma,  ne  par- 
tiremo noi  con  tutta  la  corte.  Uscirono  in 
fatti  molte,  ed  altre  vi  si  tollerarono  per 
ovviare  a  maggiori  disordini,  ma  furono 
confinale  in  luogo  remoto.  Alla  bolla 
Coena  aggiunse  ohe  niun  sovrano  potes- 
se imporre  nuovi  tributi  a'ministri  della 
Chiesa,  sotto  pena  di  scomunica.  Con- 
fermò i  decreti  in  favore  della  Concezio- 
ne (f'.)j  ed  ordinò  le  congregazioni  del- 
la Dottrina  cristiana  (E.).  Nel  voi.  XLf, 
p.  2o3,  raccontai  come  s.  Pio  V  dichia- 
rò canonico  teologodella  basilica  dis.  Pie- 
tro il  p.  maestro  del  s.  palazzo,  ma  eb- 
be breve  durata.  Accordò  agli  spagnuoli 
di  portare  il  corporale  fuori  della  borsa 
e  di  nominare  il  re  nel  canone;  ordinò 
per  precetto  a  tutti  i  sacerdoti  la  recita 
òe\Y  Evangelo  di  s.  Giovanni  nella  mes- 
sa j  volle  che  prima  del  Confìteor,  nel- 
l'introito della  Messa,  si  dicesse  il  salmo 
Judica  ine  Deus,  e  che  i  sacerdoti  al  fine 
di  essa  (lasserò  una  sola  benedizione. 
Emanò  diversi  brevi  per  le  missioni  pon- 
tificia ,  che  si  leggono  nel  t.  i  dell'  Ap- 
pendix,  Bull.  prop.  fide,  cioè  Exponi, 
per  predicare  e  amministrare  i  sagramen- 
ti  dai  religiosi  nell'  Indie;  Exponi,  am- 
pliazione  del  precedente;  Romani,  sul 
battesimo  e  matrimonio  degl'indiani  con- 
vertiti. Come  s.  Gregorio  VII,  volle  as- 
sicurare l' impero  della  religione  col  vi- 
gore di  sua  potenza,  preferendo  l'opera 
di  Dio  ai  vani  omaggi  del  secolo.  La  re- 


PIO  R3 

pressione  dell'eresia  e  della  potenza  tur- 
chesca,  sono  le  opere  più  grondi  di  que- 
sto magnanimo  Pontefice.  A  Conorec.  \- 
zione  dei  s.  offizio  dissi  quanto  operò  per 
la  prima  ,  donandole  la  vasta  tenuta  di 
Conca  e  stabilendo  in  Roma  l'ampio  edi- 
lìzio per  la  medesima,  cioè  coi  due  palaz- 
zi già  abitati  da  due  cardinali  (uno  fab- 
bricato dal  cardinal  Lorenzo  Pucci  )  e 
comprati  di  suo  peculio  (il  Catena,  p.  148, 
dice  il  palazzo  cominciato  da  Pio  IV  a 
persuasione  di  s.  Pio  V,  il  quale  bensì  vi 
spese  2^,000  scudi).  Ridusse  ì'edifìzio 
allo  stato  attuale  con  l'opera  del  Vignola, 
atterrando  una  diruta  chiesina  detta  di 
s.Zenone  e  incorporandovi  quella  della 
confraternita  degli  avignonesi,  trasferiti 
altrove,  destinandola  al  servizio  del  luò- 
go, restandovi  ancora  un  avanzo.  Questa 
chiesina  fu  edificata  da  s.  Leone  III,  con 
scuola  e  ospizio  eretto  da  Carlo  Magno. 
Si  chiamò  s.  Salvatore  del  torrione  per 
quello  poi  eretto  vicino  da  s.  Leone  IV, 
vimacello  per  quello  ivi  fatto  de'cristiani 
da  Nerone  (Torrigio,  Gioite^.  5i  1,  5'JlVj, 
de  ossibus  per  la  quantità  dì  quelle  che 
ivi  si  seppellirono,  principalmente  di  quel- 
li che  sirecavanoa  Roma  in  Pellegrinag- 
gio (a  questo  articolo  narrai  l'ospitalità 
che  vi  ricevevano),  per  ultimo  ristorata 
da  Nicolò  V:  alcuni  la  confusero  colla  vi- 
cina  chiesa  di  s.  Maria  della  Pietà  di  cam- 
po santo,  onde  si  possono  vedere  le  con- 
trarie testimonianze,  in  Marangoni,  Fst.  di 
Sancta  ss.  p.  1 85;  Panciroli,  Tesori p.487; 
Martinelli,  Roma  e x ethnica sacra  p.^Hcj. 
A  Palazzo  Vaticano  parlai  dell'  area  e 
dell'acqua  del  palazzo  dell'inquisizione. 

Alle  opere  ancora  di  magnificenza  si 
estesero  le  cure  di  s.  Pio  V,  in  vantag- 
gio del  pubblico.  Terminò  il  soffitto  del- 
la basilica  Lateranense  e  l'indorò.  Edi- 
ficò il  monastero  e  la  chiesa  de'ss.  Dome- 
nico e  Sisto  per  le  domenicane,  poi  am- 
pliati magnificamente  da  Paolo  V ,  a 
Monte  Magnanapoli.  Nel  Palazzo  Vati- 
cano(V.)  fabbricò  un  appartamentocon 
cappella,  e  l'abitazione  degli  svizzeri  con 


84  Pio 

chiesi  na,  diverge  cose  operando  nella  Cit- 
tà Leonina  (  V.  ).  Come  dissi  nel  voi. 
XLVIIj  p.  8],donòal  museo  Capitolino 
le  statue  ch'etano  in  Belvedere  al  Vatica- 
no, per  cui  nel  giorno  anniversario  di  sua 
nascita  e  coronazione  a'  i  7  gennaio  il  se- 
nato offre  un  calice  d'argento  e  torcie  di 
cera  alla  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva, 
assistendo  alla  messa;  non  convenendo  il 
Maffei,  con  Ciacconio,  Cabrerà  e  Pan  vi  - 
nio,  che  gli  fosse  imposto  il  nome  d'Anto- 
nio, almeno  pel  i.°, ch'è  la  festa  che  in  tal 
di  ricorre.  All'università  di  Pavia  ag- 
giunse il  collegio  Ghislieri  (quello  di  Bo- 
raa  non  fu  fondato  da  lui.  pel  quale  si  può 
vedere  il  voi.  XIV,  p.  164)-  Donò  all'ospe- 
dale di  s.  Spirito  25,ooo  scudi,  6.000  al 
seminario  romano,epiù  di  5,oooaH'arci- 
confraternila  della  ss.  Annunziata  per  do- 
te alle  fanciulle;  ingrandì  la  casa  de'ncofi- 
ti, e  concesse  lachiesadi  s.  Maria  Egiziaca 
con  ospizio  agli  armeni.  Fondò  in  Bosco 
sua  patria  un  convento  ai  domenicani  , 
con  reudite  per  5o  religiosi.  Restaurò  i 
condotti  dell'acqua  Vergine,  terminò  la 
fabbrica  dell'università  romana,  fortificò 
Ancona,  pose  fine  alle  fortificazioni  di  Ci- 
vitavecchia, restaurò  parte  delle  mura  di 
Roma,  fece  e  adornò  le  strade  Alessan- 
drina e  Bonella,  così  dette  da  lui  e  dal 
nipote  cardinal  Bonelli  (per  la  qual  via  i 
Bonelli  ebbero  un  palazzo  )  che  come  il 
Papa  fu  detto  V  Alessandrino  :  queste  vie 
incominciano  incontro  l'arco  di  Settimio 
Severo,  e  vanno  sino  alla  crociera  che  con- 
duce ai  Pantani.  In  tre  promozioni  creò 
21  cardinali,  fra'quali  il  detto  nipote  e 
Sisto  V;  che  a  molti  fece  donativi,  lo  no- 
tai a  Piatto  cardixalizio.  Inoltre  prov- 
vide 3o6  chiese  di  altrettanti  vescovi. 
Principiato  il  15^2,  cominciò  s.  Pio  V 
ad  infermarsi  per  male  d'  orina.  Con  la 
cura  sembrava  di  avere  ricuperato  la  sa- 
lute ,  quando  nel  marzo  gli  ripresero  i 
dolori  con  tanta  veemenza,  ch'egli  stes- 
so si  persuase  di  essere  vicino  a  morire. 
Sperando  poco  sui  rimedi  umani  in  età 
sì  avanzata,  e  nou  permettendo  la  sua 


PIO 

modestia  e  purità  di  lasciarsi  vedere,  né 
toccare  ove  slava  il  suo  male,  non  volle 
più  ammettere  medici,  ma  ricorse  sola- 
mente all'antico  e  familiare  suo  rimedio 
del  latte  di  asina.  Questo  però  o  per  la 
quantità  o  perchè  il  suo  stomaco  fosse 
troppo  indebolito,  non  lo  poteva  più  di- 
gerire, onde  lascialo  anch'esso,  si  appi- 
gliò all'unico  rimedio  deila  pazienza,  col- 
la quale  in  mezzo  al  tormento  de'  calco- 
li, andava  spesso  ripetendo,  rivolto  a  Ge- 
sù Crocefisso:  Accrescete,  Signore,  i  do- 
lori, ma  piacciavi  di  accrescere  ancora 
la  pazienza.  In  questi  gagliardi  attacchi, 
che  durarono  per  4o  giorni  continui,  egli 
si  confessava  quasi  ogni  giorno,  e  cele- 
brava la  messa  quando  i  dolori  glielo  per- 
mettevano. 

Siccome  in  questo  stato  non  poteva  il 
santo  Padre  dar  più  udienza  a  veruno, 
così  corse  la  voce  che  fosse  morto,  e  ne 
spedirono  la  notizia  con  corrieri  alcuni 
ambasciatori.  Alla  sparsa  voce  seguì  nei 
romani  un  amarissimo  pianto  ,  onde  a- 
vendolo  saputo  il  buon  Pontefice,  si  fece 
portare  il  giorno  di  Pasqua  vestito  pon- 
tificalmente sulla  gran  loggia  della  ba- 
silica Vaticana,  per  dare  la  solenne  be- 
nedizione al  popolo, il  quale  lo  rivide  con 
estremo  piacere.  A'  21  aprile  volle  fare 
l'ultima  visita  delle  7  chiese,  ed  a  piedi 
camminò  per  gran  tratto  di  quella  stra- 
da, ad  onta  delle  rimostranze  di  Marc' An- 
tonio Colonna.  La  mancanza  di  vigore 
gì' impedì  la  visita  della  scala  santa  e  si 
contentò  baciarne  l'ultimo  gradino.  Qui 
ascoltò  molti  cattolici  inglesi  .  che  fece 
provvedere  del  bisognevole,  e  il  celebre 
Navarro  gli  parlò  della  causa  di  Carran- 
za  arcivescovo  di  Toledo.  Indi  tornò  al 
palazzo  Vaticano  e  dopo  aver  spedito  12 
memoriali  ,  non  avendo  lena  per  far  al- 
tro, si  mise  a  letto,  dal  quale  non  si  alzò 
più.  Con  esemplarissùna  divozione  rice- 
vette dal  cardinal  nipote  i  sagramenli 
della  Chiesa,  dopo  i  quali  avendogli  rac- 
comandato con  ardore  la  sacra  lega  con- 
tro gii  ottomani,  passò  a  godere  in  para- 


PIO 

eliso  i  fruiti  delle  sue  virtù, nel  i.°  mag- 
gio i  J72,  d'anni  68,  3  mesi  e  1 4-  giorni, 
assistito  dai  cardinali  b.  15 ti ra  1  i  e  Caraf- 
fa, dal  Pontefice  a  ciò  chiamati.  Gover- 
nò con  esemplar  zelo  la  Chiesa  anni  6, 
mesi  3  e  giorni  24.  Nel  cadavere  furono 
trovate  tre  pietre  della  slessa  grandezza, 
forma,  colore,  durezza  e  figura,  le  quali 
eransi  formate  da  lunghissimo  tempo  e 
perciò  cagione  di  sua  indicibile  sofferen- 
za per  lungo  trailo  distia  vita,  e  dell'ul- 
tima sua  malattia  durata  5o  giorni  e 
descritta  dal  Marenghi  presso  il  Marini, 
Archiatri,  t.  2,  p.  3  18.  Fu  sepolto  nel 
Valicano,  nella  cappella  di  s.  Andrea,  in 
forma  di  deposito,  finché  venisse  il  tem- 
po di  condurlo  al  convento  de'  domeni- 
cani di  Bosco,  come  avea  ordinalo.  Che 
da  cardinale  egli  erasi  apparecchialo  il 
sepolcro  nel  pavimento  della  chiesa  di  s. 
Maria  sopra  Minerva,  come  toccai  di  so- 
pra, lo  afferma  il  Marangoni  ,  riportan- 
done l'iscrizione  fatta  dal  medesimo  scol- 
pire, a  p.  4 '4-  Che  da  Papa  edificò  in 
Bosco  il  monastero  di  s.  Croce  de'dome- 
nicani  con  rendile,  biblioteca,  chiesa  e 
preziosi  arredi,  erigendovi  la  propria  se- 
poltura con  ìstalua  che  lo  rappresenta 
genuflesso  avanti  Cristo  resuscitato,  so- 
vrastata  da  s.  Michele,  ed  avente  ne'lali 
due  altre  statue,  con  iscrizione  iu  cui  è 
detto,  prò  cadavere  suo  reponendo,  tut- 
to descrive  il  Catena  a  p.  1 4<)-  Ma  Sisto 
V,  non  volendo  privare  Roma  di  questo 
tesoro,  lo  trasportò  in  magnifico  mauso- 
leo nella  sua  cappella  in  s.  Maria  Mag- 
giore, di  cuj  era  slato  divolo  il  santo,  al 
modo  descritto  ne'vol.  XIl.p.  1  19  e  120, 
XLIX,  p.  5o.  Di  Pietro  Galesini  si  ha 
De  Iranslatione  Pii  V ,  quam  Six-tus  V 
solemni,tantoque  pielalis  officio  celebra- 
vi), Piornae  1 588.  Fu  s.  Pio  V  di  giusta 
statura,  di  aspetto  grave,  modesto  e  spi- 
rante santità,  di  sembiante  lungo  e  ma- 
gro, ma  bianco  con  qualche  mescolanza 
di  vermiglio;  occhi  azzurri,  naso  adun- 
co, barba  lunga  e  canuta,  testa  calva.  Era 
dotato  di  profonda  memoria,  in  guisa  che 


PIO  8j 

dopo  lunghissimo  tempo  riconosceva  qua- 
lunque persona,  sebbene  l'avesse  vedu- 
ta una  sola  volta,  laonde  dopo  il  i.°  an- 
uo  del  pontificato  già  avea  perfettamente 
appreso  gli  affari  del  suo  stato  e  quelli 
della  Chiesa.  Alle  moderate  spese  che  fa- 
ceva nel  cardinalato,  fatto  Pipa  aggiun- 
se 4  paoli  il  giorno;  ma  co'poveri  la  sua 
liberalità  non  ebbe  misura,  poiché  con 
essi  consumò  due  milioni  di  scudi  d'oro. 
Non  ostante  queste  spese  e  le  altre  de- 
scritte, alla  sua  morte  lasciò  nel  tesoro 
pontificio  un  milione  di  scudi,  oltre  a  5oo 
mila  chedopo  tre  mesi  si  doveano  riscuo- 
tere. In  questi  non  sono  compresi  1  3, 000 
scudi  trovati  nella  sua  camera,  che  te- 
neva per  sovvenire  i  bisognosi, e  100,000 
altri  eh'  erano  in  mani  del  suo  maestro 
di  casa,  per  lespese  occorrenti.  Nella  zec- 
ca pontifìcia  si  conservano  i  conii  di  16 
sue  medaglie,  celebranti  i  fasti  del  pon- 
tificato, tre  delle  quali  la  chiesa  di  s.  Cro- 
ce e  convento  eretti  in  Bosco.  Queste  e  le 
altre  medaglie  sono  illustrate  dal  Bonan- 
ni,  Numism.  Pont.  :  quanto  alle  sue  mo- 
nete, vedasi  lo  Scilla.  In  s.  Maddalena 
di  lioma  si  venera  l'immagine  della  Ma- 
donna, che  il  Papa  di  frequente  ossequia- 
va con  preghiere  nella  sua  privata  came- 
ra, come  ricordai  nel  voi.  XLV,  p.  188. 
L'eroiche  sue  virtù,  gli  strepitosi  od» 
racoli  da  Dio  operali  a  sua  intercessione, 
sono  descritti  dai  suoi  biografi.  Appena 
morto  la  sua  segnalata  santità  impegnò 
la  pietà  de'  fedeli,  la  divozione  de'  prin- 
cipi e  la  gratitudine  di  Sisto  V  da  lui  fat- 
to cardinale,  a  procurare  che  si  formas- 
se il  processo  di  sua  beatificazione,  il  quale 
nel  1 5 1 6  sotto  Paolo  V,  e  poi  uel  1621 
regnando  Gregorio  XV,  cominciò  a  trat- 
tarsi efficacemente;  imperocché  la  con- 
gregazione de'riti  già  nel  161 5  avea  for- 
mato un  decreto,  poi  confermato  da  Ur- 
bano Vili,  per  sospendere  i  suffragi  che 
si  celebravano  per  l'anima  del  santo,  ed 
in  vece  statuito  di  celebrarsi  uel  giorno 
anniversario  di  sua  morte  la  messa  della 
ss.  Trinità.  La  stessa  congregazione  agli 


86  P  1  O 

8  marzo  1672  emanò  il  decreto  pei  pro- 
cedere alla  sua  beatificazione,  con  la  con- 
cessione di  in  essa  e  uffizio  proprio;  decreto 
che  fu  approvato  da  Clemente  X,  il  quale 
Io  beatificò  con  solenne  cereuionia  nella 
basilica  Vaticana  il  i.°  maggio,  mediante 
la  bolla  Unigcnilus3  de' 27  aprile,  Bull. 
Rorn.  t.  7,  p.  i65.  Innocenzo  XII  fece  e- 
strarre  il  cada  vere  a  pie  del  deposito,  e  for- 
malmente collocare  nell'urna  che  apresi 
nel  giorno  di  sua  festa,  con  celebrazione  di 
soleune  pontificale  ed  indulgenza  plena- 
ria a  chi  ne  visita  il  sepolcro  per  8  giorni, 
per  la  qual  funzione  un  domenicano  re- 
citò il  panegirico.  Dipoi  Clemente  XI  cou 
decreto  de'  4  agosto  1  7  1  o  determinò  la 
sua  cauonizzazione,  la  quale  soleuuemente 
eseguì  in  detta  basilica  a'22  maggio  1  7  12, 
cou  la  bolla  Inter  mulliplices,  loco  citato 
t.  1  o,  par. i,p. 3o6,  assegnando  il  giorno 
-j  di  tal  mese  per  festeggiarsi  ogni  anno  la 
sua  memoria.  Il  Cappello  pubblicò  gli  Al- 
ti delia  canonizzazione,  e  Cristoforo  Bat- 
telli pronunziò  l' Oralio  de  laudibus  s.  Pii 
V 'Inibita  in  s.  palriarc.  Liba: bas.  s.  31  a- 
riat  31.,  ad  dementerà  XI,  cu/u  ejusdem 
s.  Pii  V rtceiis  divinis  honoribus  aneti 
ioletnnia  ibidem  celebraret  doni.  IV  od. 
J  7  1  2.  Inoltre  Clemente  XI  col  breve  Re- 
deinptoris,  de'  i3  febbraio  17  i3»,  Bull. 
t.  ii,par.i,p.  33o,  concesse  indulgenza 
plenaria  perpetua  nelle  chiese  de'dome- 
nicani,  de'quali  il  sauto  avea  professalo 
la  regola,  nel  giorno  di  sua  festa;  e  col 
breve  Cum  sacra,  degli  8  luglio ,  Bull. 
Magn.  t.  8,  p.  437,  prescrisse  l'elogio 
chesidovea  mettere  uel  martirologio  10- 
inauo,  e  che  alla  6/  lezione  del  suo  uf- 
fizio si  aggiungesse,  ch'egli  lo  avea  cano- 
nizzato. Questo  uffìzio  comaudato  a  tut- 
ta la  Chiesa  dalla  congregazione  de'  riti 
a'28  geuuaio  1 7  1  o  con  rito  semidoppio, 
Pio  VI  con  decreto  de'  20  aprile   1775 
l'elevò  al  rito  doppio.  Di  lui  abbiamo  da 
Fr.  Goubau,  Pii  V  P.  31.  epistolarum3 
Autuérpiae  i54o,  1640.  Scrissero  la  vi- 
ta di  questo  sauto  Pontefice,  Bzovio,  Man- 
fredi, Caraccia,  Fuentemajor,  Somma, 


P  I  0 

Giacobilli,  Feulclt,  Miuorelli,  Fila  s.  Pii 
V,  Roruae  1712,  ed  i  seguenti.  Il  bar- 
nabita Jo.  Antonio  Gabulio,  De  vita  tt 
rebus  gestis  Pii  V  Pont.  Max.}  Romae 
i6o5.  Girolamo  Catena  suo  segretario, 
Vita  del  gloriosissimo  Papa  Pio  V 3  con 
una  raccolta  di  sue  /eto'e,  Roma  1 647- 
Paolo  Alessandro  Maffei,  Vita  di  s.  Pio 
V  Papa,  Roma  1712.  Fr.  Pio  Ghislie- 
ri,  Elogio  islorico  dis.  Pio  VP.  31.  of- 
ferto alla  S.  di  N.  S.  Pio  VI,  Asisi  1  797: 
ne  tenne  proposito  il  Giorn.  cccl.  di  Ro- 
ma3  t.  12,  p.  1 84-  Visconte  Alfredo  de 
Falloux,  Histoire  de  la  vie  de  s.  Pie  V 3 
Paris  i844-  Se  ne  legge  1'  elogio  ed  un 
bel  sunto  negli  Annali  delle  scienze  relrg. 
voi.  19,  p.  32  1.  D.  Gregorio  Jannuccelli, 
SS.  Pii  V  res  gestae  latina  orationece- 
lebralae,  Romae  i85o.  Vacò  la  Chiesa  i  1 
giorni. 

PIO  VI,  Papa  CCLX.  Giannangelo 
Braschi,  uacque  in  Cesena  nella  Roma- 
gna, a;27  dicembre  171  7,  dal  conte  IWar- 
c'Aurelio,  d'una  delle  famiglie  più  nobi- 
li, sebbene  non  delle  più  facoltose  della 
provincia,  e  dalla  contessa  Anna  Teresa 
Bandi,  illustre  dama  della  stessa  città. 
Fatti  i  primi  studi  sotto  gli  occhi  de'suoi 
genitori,  che  nou  trascurarono  di  dargli 
la  più  virtuosa  educazione ,  passò  ad  i- 
struirsi  nelle  scieuze maggiori  nelle  scuo- 
le de'gesuiti,  dove  in  breve  tempo  die  a 
conoscere  la  sua  mente  felice,  il  suo  per- 
spicace giudizio  e  la  sua  facilità  nella p- 
preudere  le  cose  più  difficili,  e  uel  con- 
servarle con  sicura  memoria,  cheuon  mai 
poi  l'abbandonò,  laonde  ancor  dopo  5o 
anni  recitava  a  meute  de'pezzi  iutieri  dei 
più  celebri  autori  greci  e  latini,  come  se 
li  avesse  letti  poco  prima.  Non  ave*  com- 
piti 17  anni  quando  prese  in  patria  la 
laurea  dottorale  in  ambe  le  leggi,  ed  iu 
quel  tempo  risolvè  di  abbracciare  lo  sla- 
to ecclesiastico,  nou  Ostante  che  fosse  l'u  - 
nico  maschio  di  sua  casa.  Desiderando  poi 
diapprofoudarsi  nelle  scieuze  e  belle  let- 
tere, e  di  estendere  le  sue  cognizioni,  da 
Ceseua  si  portò  a  Ferrara,  sotto  la  dire- 


PIO 

7Ìone  dell'avvocato  Gio.  Carlo  Bandi, 6UO 
zio  materuo  ,  che  in  qualità  di  uditore 
assisteva  il  cardinal  Tommaso  Hujfo  (qui 
avvertirò  che  per  dovere  di  brevità  e  per 
non  ripetere  ciò  che  di  Pio  VI  e  suo  lun- 
go pontificato,  ferace  di  grandi  avveni- 
menti, ho  detto  in  innumerabili  luoghi, 
i  nomi  che  indicherò  con  carattere  cor- 
sivo sono  i  principali  che  contengono  le 
analoghe  notizie,  onde  in  quegli  articoli 
si  possono  leggere,  limitandomi  solo  ad  ac- 
cennarle )  legato  della  provincia,  Poco 
durò  il  Braschi  a  cattivarsi  la  protezione 
di  quel  porporato,  gran  conoscitore  del  ve- 
ro merito,  il  quale  osservando  nel  giova- 
ne amabile  docilità  e  disinvolta  mode- 
stia, unita  ad  avvenenza, religiosa  condot- 
ta di  costumi  e  naturale  facondia,  subito 
lo  prese  per  dirigere  la  sua  segreteria  e 
lo  ammise  all'intima  sua  confidenza,  per 
cui  divenne  suo  amico  e  benefattore.  Per 
morte  di  Clemente  XII  nel  174°  '°  di- 
chiarò suo  conclavista,  però  prima  di  an- 
dare a  Roma  il  Braschi  die  una  scorsa 
a  Cesena  per  rivedere  i  genitori  e  con- 
gedarsi dal  vescovo  Guidone  Orselli  for- 
livese, che  rispettava  qual  secondo  padre 
eslimava  per  amico  particolare.  Narra 
il  Tavanti  ,  che  essendo  il  Braschi  nel- 
l'anticamera del  prelato,  il  p.  Leonardo 
da  Porto  Maurizio,  poi  da  lui  beatifica- 
lo, si  prostrò  a'suoi  piedi  e  gli  chiese  la 
benedizione,  come  predicendogli  il  pon- 
tificalo; ma  il  silenzio  di  Pio  VI  sull'av- 
venimento, lo  pone  assai  in  dubbio;  può 
essere  stato  un  tratto  di  riverenza  o  di 
umilia  del  bealo.  Restituitosi  dal  cardi- 
nale, con  lui  si  pose  in  viaggio  per  l'al- 
ma città,  ed  entrò  in  conclave  dove  fu 
eletto  Benedetto  XIV.  Divenuto  il  car- 
dinale vescovo  d'  Ostia  eVelletri,  Io  de- 
stinò per  uditore  del  vescovato,  nel  qua- 
le impiego  si  conservò  per  i3  anni,  sino 
alla  morie  del  suo  benevolo  protettore, 
da  lui  sofferta  con  estremo  cordoglio  nel 
1753.  Per  ragione  di  tal  carica  si  trova- 
va il  Braschi  in  Velletri  ,  (piando  segiù 
il  fallo  d'  armi  tra  gli  austriaci  ed  i  ua- 


PIO  87 

polelani,  il  re  de'  quali  Carlo  (poi  Carlo 
111  )  corse  rischio  d'essere  preso  e  fatto 
prigioniero.  In  questa  confusione  potè  il 
Braschi  salvare  le  carte  di  sua  cancelle- 
ria e  impedire  che  non  cadessero  in  ma- 
no de'  tedeschi ,  onde  il  re  nel  recarsi  a 
Roma  ne  lodò  lo  zelo,  e  gli  disse  diesi 
sarebbe  in  ogni  incontro  ricordato  di  lui, 
e  sarebbe  stato  sempre  suo  amico,  come 
in  fatti  lo  dimostrò  finché  visse,  divenuto 
re  di  Spagna.  Non  andò  guari  che  nata 
grave  agitazione  nel  popolo  napoletano, 
con  pericolo  di  sollevazione,  per  senten- 
za che  la  curia  arcivescovile  voleva  ema- 
nare contro  un  prete  accusato  di  magia, 
dalla  qual  sentenza  temeva  il  popolo  ve- 
der risorgere  il  s.  offizio  da  esso  abbor- 
rilo,  ed  esseudo  da  ciò  nate  diverse  riso- 
luzioni del  governo  che  offendevano  i  di- 
ritti della  Chiesa,  Benedetto  XIV  stimò 
a  proposito  «di  mandar  segretamente  in 
Napoli  l'abbate  Braschi  per  aggiustale 
queste  gelose  vertenze,  come  in  fatti  gli 
riuscì,  con  soddisfazione  delle  due  corti. 
Or  per  questo  e  per  compensarlo  del- 
la perdita  che  il  Braschi  avea  fatto  del 
suo  cardinale ,  lo  stesso  Benedetto  XIV 
sottentrò  a  premiarne  il  merito,  con  con- 
ferirgli nel  1754  il  posto  di  suo  ama- 
nuense o  sia  aiutante  di  studio, dove  sot- 
to la  dettatura  d'un  Pontefice  di  sì  emi- 
nente dottrina  dovea  riuscire  ancor  egli 
consumato  nella  scienza  delle  materie  ec- 
clesiastiche :  ed  in  fatti  scrivendo  Pio  VI 
di  Benedetto  XIV  in  un  breve  a  Marti- 
ni arcivescovo  di  Firenze,  gli  dice:  quem 
No* . .  .  cum  in  ej'us  (Benedicti  XlV)yìz- 
miliamfdicittr  oli  in  adsciUfuerimus }  ec- 
clesiasticae  erudilionìs  magistrum  opti- 
mum Imbuisse  gloriamur.  Nel  luglio  del 
medesimo  anno  Benedetto  XIV  lo  fece 
suo  cameriere  segreto  partecipante,  e  nel 
gennaio  1755  lo  nominò  canonico  Vati- 
cano, di  cui  nello  stesso  mese  prese  pos- 
sesso, determinandosi  d'iniziarsi  alsacer- 
dozio,  col  deporre  ogni  pensiero  di  ma- 
trimonio con  una  nobile  donzella,  la  qua- 
le poi  abbracciò  lo  stalo  religioso.  Tre 


88  PIO 

anni  dopo  fu  ammesso  il  Braschi  in  pre- 
latura,  prestando  nel  settembre  i^58  in 
mano  del  cardinal  Corsini  prefetto  di  se- 
gnatura il  giuramento  in  qualità  di  re- 
ferendario. Nel  mese  pur  di  settembre 
i  y5g  fu  scelto  dal  cardinal  Rezzonico  ca- 
merlengo e  nipote  di  Clemente  X11I  per 
suo  uditore  civile,  posto  sempre  occupa- 
lo da  un  prelato  perito  nella  giurispru- 
denza. Da  questo  Io  promosse  Clemente 
XIII  nel  settembre  1766  all'importante 
carica  di  tesoriere  generale,  nella  quale 
sotto  Clemente  XIV  contribuì  alla  for- 
mazione del  Museo  Faticano  ed  al  mi- 
glioramento delle  Dogane,  ma  per  la  sua 
inflessibilità  nella  gelosa  carica  e  pei  ma- 
neggi degli  ambiziosi  fu  affrettata  la  sua 
esaltazione. Questo  Papa  a'26aprilei  773 
lo  creò  cardinale  dell'  ordine  de'  preti  e 
gli  conferì  per  titolo  la  cbiesa  di  s.  Ono- 
frio, provvedendolo  dell'abbazia  di  Su- 
biaco  cbe  ritenne  da  Papa:  inoltre  Cle- 
mente XIV  lo  annoverò  alle  congrega- 
zioni dell'  indice,  concistoriale,  fabbrica 
di  s.  Pietro  e  visita  apostolica.  Per  la  mor- 
te del  Papa,  a'5  ottobre  1774  entraro- 
no in  conclave  27  cardinali ,  cbe  poi  si 
aumentarono  fino  a  43.  Dalle  circostan- 
ze cbe  in  que'temp^  correvano  sullo  stato 
delle  tose  politiche,  sia  pei  gesuiti  dal  de- 
funto soppressi,  che  dalle  mene  che  pre- 
paravano la  rivoluzione  di  Francia,  at- 
taccandosi ovunque  la  libertà  della  Chie- 
sa e  la  disciplina  ecclesiastica  ,  ognuno 
prognosticava  .  lunga  sede  vacante.  Di 
questo  conclave  feci  pur  cenno  nel  voi. 
XV,  p.  290.  Si  trattò  d'innalzare  al  pon- 
tificato i  cardinali  Pallavicini ',  e Negroni, 
il  quale  si  bramava  dalla  corte  di  Fran- 
cia. Il  cardinal  Gio.  Francesco  Albani 
decano  del  sacro  collegio  però  dichiaros- 
si  uno  degli  oppositori  alla  fazione  fran- 
cese, allora  con  molta  sagacità  sostenu- 
ta dal  cardinal  de  Eei.nis.  In  un  alterco 
ch'ebbe  il  decano  con  lui,  si  tolse  il  ber- 
rettino rosso  dal  capo,  e  mostrandoglie- 
lo, con  ferma  voce  gli  disse:  Emineuza, 
non  fu  una  cortigiana  (la  Pompadour,  di 


PIO 

cuiavea  goduto  il  favore  soltoLuigi  XV), 
che  pose  questo  berrettino  sulla  mia  te- 
sta !  Il  cardinal  deBernis,  benché  sentis- 
se il  motto  frizzante,  stimò  bene  di  unir- 
si coi  cardinali  italiani  seguaci  del  car- 
dinal Albani  ,  che  favoriva  il  cardinal 
Braschi,  ed  i  sagri  elettori  si  determina- 
rono per  lui,  sebbene  il  penultimo  de'car- 
dinafi  ed  uno  di  età  più  fresca,  e  lo  e- 
lessero  concordemente  Papa  a'  i5  feb- 
braio 1775.  11  cardinal  de  Bernis  mini- 
stro di  Francia,  scrisse  alla  sua  corte,  co- 
me talvolta  sogliono  fare  gli  ambascia- 
tori, che  a  sé  solo  era  dovuta  la  scelta 
del  Papa  eletto,  ad  onta  che  il  Braschi  da 
tesoriere  e  da  cardinale  avea  veduto  con 
pena  perseguitare  i  gesuiti,  usando  loro 
diversi  atti  di  umanità,  ma  con  tal  mo- 
derazione da  non  provocar  diffidenze  nei 
loro  nemici  ;  bensì  con  Clemente  XIV 
non  restò  affezionato,  né  egli  potè  im- 
maginare che  divenisse  l'immediato  suo 
successore.  In  memoria  di  s.  Pio  V,  per 
cuiavea  particola!-  divozione,  prese  il  No- 
me (al  quale  articolo  riportai  il  distico 
per  esso  pubblicato  da  Filippo  Onorali 
canonico  di  s.  Pietro)  di  Pio  VI,  col  qua- 
le a'  22  febbraio  fu  consagrato  vescovo 
e  coronalo  dal  cardinal  Alessandro  Al- 
bani i.°  diacono,  dopo  aver  deposto  la 
parrucca:  a'3o  novembre  prese  con  so- 
lenne cavalcata  (con  la  quale  poi  si  re- 
cò alle  quattro  cappelle  annuali  dell'An- 
nunziata, s.  Filippo,  Natività  e  s.  Carlo) 
il  possesso  della  basilica  Lateranense,  a- 
vendo  impeditola  pioggia  che  avesse  luo- 
go a' 1  9,  con  laqualdata  vennero  slampa- 
te  molle  relazioni  e  composizioni.  Quel- 
le dell'elezione  ,  coronazione  e  possesso 
sono  registrate  dal  Novaes  nella  Vita  dì 
Pio  VI,  eda  Cancellieri  ne  Possessi.  Du- 
rante il  conclave  il  fiorentino  ab.  Gae- 
tano Sertor  con  un  dramma  pose  in  ri- 
dicolo tutto  il  sacro  collegio,  con  grave 
scandalo  del  mondo  cattolico.  Dopo  lun- 
ga prigionia  e  rilegazione  nel  convento 
de'  minori  osservami  di  Cori,  Pio  VI  lo 
pose  in  libertà  coll'esilio;  ed  il  cardinal 


PIO  IMO                       89 

Zelaila,  benché  il  più  olfeso  dalle  sue  mal-  sul/ilo  rivoco,  annullò  e  soppresse;  laon- 
dicenze,  eroicamente  gli  mandò  1  un  seu-  de  con  questa  misura  e  di  altre  simili  pen- 
di pel  viaggio,  consigliandolo  nel  tempo  sioni   venne  ad  economizzare  in  vantag- 
stesso  d'  applicarsi  a  professione  più  Liti-  gio  della  camera  apostolica  40,000  scudi 
le  e  sicura  del  poeta  mordace.  Questo  gè-  annui.    Per  procurare  ancora  le  risorse 
neroso  contegno  servì  di  limite  ai  libelli  del  suo  stato,  troppo  decaduto  nelle  li- 
satirici  e  pasquinate, che  continuavano  a  nanze,  non  mancò  di  risvegliare  ne'  ro« 
danno  della  memoria  di  Clemente  XIV.  mani  con  utilissime  leggi  l'arte  dell'a- 
pio VI  dopo  l'elezione  fece  subilo  ili-  gricoltura,  in  cui  v'era  dell'indolenza  nel 
spensare  denaro  a'poveri,  e  nelle. prime  coltivarla.  Nominò  una  congregazione  di 
grazie  ecclesiastiche  preferì  i  più  onesti  cardinali,  per  prendere  in  considerazio- 
e  abili  prelati  ai  meno  ricchi.  A'  5  apri-  ne  i  più  gravi  disordini  dello  stato,  per 
le  pubblicò  i  due  moto  propri,  Nos  vo~  proporrei  rimedi  pi  ìi  opportuni,  e  dare 
lentes,  per  concedere  ai  conclavisti  e  da-  alle  imposizioni  e  gabelle  una  forma  più 
pifferi  le  solite  grazie  eprivilegi.  Suoi  con-  utile  all'erario  e  meno  gravosa  pei  par* 
eia  visti  furono  d.  Giacomo  Paris  di  Su-  ticolari.  Questa  congregazione  subito  or- 
tri  che  nominò  i.°  cappellano  segreto  e  dinò  a  Nicolò  Dischi,  che  goduto  avea  la 
caudatario,  e  Stefano  Brandi  romano(il  grazia  di  Clemente  XIV,  di  render  conto 
cui  figlio  Giacinto  divenne  suo  privalo  de' 900,000  scudi  ricevuti  per  compra- 
maestro  di  casa)  che  fece  aiutante  di  ca-  re  il  grano  nella  carestia   1  77  1  -1  772,  e 
mera  favorito,   poi  primo,    dichiarando  per  lai"  deg-T imprestiti  ai  mercanti,  che 
pure  aiutante  di  camera  Bai  tolomeoNa-  ne  avessero  bisogno  per  sementare  la  cara- 
tali, secondo  l'antica  consuetudine,  per  pagna.  Fatto  processo  al  Dischi,  che  niu- 
esserlo  slato  del  predecessore.  11  dapife-  no  seppe  condannar  di  frode,  ma  d'iner- 
10  del  cardinal  Braschi  fu  il  patente  d.  zia  all' incarico,  non  polendolo  garanti- 
Gregorio  Bandi  che  elesse  cameriere  se-  re  i  ministri  che  ne  aveano  preso  dichia- 
gieto  partecipante, poi  arcivescovo  d'E-  rata  protezione,  fu  condannato  a  resti- 
dessa, canonico  Liberiano  ed  elemosinie-  tuire  alla   camera    apostolica   282,000 
re.  Ne'  rispettivi  luoghi  notai  le  cariche  scudi;  onde  per  salvarlo  dall'estrema  mi- 
primarie  conferite  nel   suo  pontificato,  seria,  il  re  di   Spagna  gli  assegnò  i5oo 
ed  a  Famiglia  poh  tifici  a  quella  che  lo  scudi  l'anno  di  pensione,  con  una  croce 
servì  e  della  quale  fu  amoroso  e  numi-  per  ornarsi  il  petto.  Viceversa,  essendo 
fico,  come  de' privilegi  che  le  concesse,  stato  processato  nel  precedente  pontifi- 
Uua  delle  prime  cure  dell'apostolico  mi-  cato  Pietro  Oielti,  accusato  di  furtiva  e- 
nistero  fu  la  celebrazione  dell'Anno  san-  strazione  di  grano,  senza  difesa  erangli 
lo  XIX.  Quindi  si  applicò  alia  riforma,  stati  confiscati  i  beni.  La  sua  vedova  ri- 
che  in  Doma  si  credeva  necessaria  sul  ve-  corse  a  Pio  VI  contro  l' irregolare  pro- 
stiario  e  sulla  mollezza  introdottasi  ne-  cedura  de'  giudici  ,  e   venuto  in  chiaro 
gli  ecclesiastici. Occupossi  ancora  nel  ri-  dell'  ingiustizia,  ordinò  la  rimozione  di 
cercare  il  modo  di  mettere   rimedio  al  essi  e  la  reintegrazione  de'  beni  alla  O- 
gran  bisogno  che  trovò  nel  ponlifieioe-  ietti.  Animato  Pio  VI  dallo  zelo  chenu- 
rario,  accresciuto  nel  precedente  cover-  triva  per  la  giustizia,  si  voltò  a  solleva- 
no per  la  smoderata  generosità  con  la  re  i  benemeriti  Gesuiti  oppressi,  e  li  con- 
quale si  erano  fatte,  contro  le  regole  del-  servò  nella  Prussia  ad  istanza  del  re.  A 
la  cancelleria,  molte  disposizioni  in  van-  queste  prove  d'imparziale  equità  molte 
taggio  di  vari  soggetti ,  accordando  loro  altre  ne  aggiunsejil  Papa  sul  bel  principio 
la  sopravvivenza  sugli  uffizi  vacabili  del-  del  suo  governo,  in  vantaggio  non  me- 
la curia  romana,  che  con  moto-proprio  no  del  suo  stato,  che  de' sudditi. 


9° 


IMO 


Una  delle  prime  magnanime  imprese 
di  l'io  VI  fu  1'  arduo  prosciugamento 
delle  Paludi  Pontine,  per  la  cui  gran- 
diosa operazione  in  tulio  il  pontificato 
non  risparmiò  uè  spese  né  cure,  recan- 
dosi quasi  ogni  anno  in  luogo  di  villeg- 
giatura a  Terragna,  che  ricolmò  di  be- 
nefizi, per  vegliare  sulle  operazioni,  che 
convertirono  un'immensa  palude  in  fer- 
tilissimo territorio,  secondo  il  suo  giusto 
concetto.  Per  risvegliare  l'industria  na- 
zionale, si  occupò  particolarmente  sulle 
miniere  di  piombo  scoperte  nelle  vici- 
nanze di  Civitavecchia, de\\a  quale  fu  be- 
nemerito, come  del  conservatorio.  Sotto 
di  lui  si  rinvennero  ancora  le  cave  di  tre 
belli  marmi,  cioè  l'  alabastro  di  Civita- 
vecchia, quello  del  Monte  Circeo  presso 
s.  Felice,  che  riuscì  adatto  anco  per  la 
scultura,  e  quello  chiamato  corallina,  rin- 
venuto nel  territorio  di  Cori,  con  la  qual 
breccia  il  Papa  fece  decorare  la  sagrestia 
Vaticana.  In  diversi  modi  procurò  l'in- 
cremento del  celebre  Ospedale  di  s.  Spi- 
rito, il  cui  edilìzio  venne  aumentato  del 
braccio  pei  pazzi  e  di  altro  edifìzio  in- 
contro. Con  severe  leggi  raffrenò  l'ingor- 
digia di  que'fornari,che  mescolavano  al 
grano  altri  generi.  Colla  stessa  fermezza 
rimproverò  il  governatore  di  Pioma  Po- 
tenziani,  pei  disordini  che  non  a  vea  sapu- 
to reprimere.  Per  l'incendio  della  stam- 
peria del  Collegio  Urbano  di  propagan- 
da, ne  riparò  le  perdite;  ed  a  facilitare 
il  commercio,  rese  più  comodo  il  porto 
d'  Ancona.  Terminò  la  vertenza  sulle 
pensioni  da  imporsi  sugli  arcivescovati, 
vescovati  e  altri  benefizi  di  Toscana,  sta- 
bilendo che  solo  gravitassero  sull'arci- 
vescovato di  Pisa  e  sul  vescovato  d'  A- 
jezzo.  Nella  2.*  sua  promozione  elevò  al 
cardinalato  il  suddetto  zio  Bandi ,  che 
Benedetto  XIV  nel  1744  avea  fat0  ve" 
scovo  di  Bostra  in  partibus  e  sulfraganeo 
d'Ostia  e  Vellelri,  indi  vescovo  d'Imola, 
di  cui  parlai  ancora  nel  voi.  XXXI V,  p. 
88,  89,  io5  :  lo  celebrò  con  elogio  fu- 
nebre il  d.r  Aldini  cesellate,  come  si  leg- 


PIO 

gè  a  p.  2^8  àAY  EJfemer.  di  Roma  1784» 
encomiandolo  per  dottrina,  santità  di  vi- 
ta e  candore  di  costumi,  rara  prudenza 
e  incorrotta  integrità,  vigile  e  sollecito 
pastore,  generoso,  limosi  ni  ero  e  ornato 
di  altre  virtù.  Se  Pio  VI  dimostrò  subi- 
to la  sua  gratitudine  verso  lo  zio  mater- 
no, non  fu  meno  grato  colla  sua  nutrice 
che  ancor  vivea.  Si  portò  essa  in  Roma 
per  rivedere  nel  seggio  sublime  di  s.  Pie- 
tro il  suo  allievo,  e  questi  la  ricevè  a'suoi 
piedi  con  indicibile  clemenza  e  pari  te- 
nerezza. Per  abitazione  di  lei  finché  vis- 
se in  Roma  assegnò  parte  del  palazzo 
ch'egli  teneva  da  cardinale  a  Campo 
Marzo,  ora  Lavaggi ,  ed  ordinò  che  le 
fosse  somministrato  conveniente  mante- 
nimento per  tu  tto  il  tempo  che  le  restas- 
se di  vita.  Prima  che  il  conte  Lavaggi 
acquistasse  tal  palazzo,  I'  edifìzio  appar- 
teneva alle  vicine  monache  benedettine, 
che  all'  esaltazione  di  Pio  VI,  per  me- 
moria di  averlo  abitato,  posero  sulle  pa- 
reti del  i.°  ramo  di  scale  la  lapide  mar- 
morea che  riprodusse  il  n.°  26  del  Dia- 
rio di  Roma  17  j  5,  e  Cancellieri  nelle  No- 
tizie della  nobil  famiglia  Lavaggi. 

Entrato  l'anno  1776  cominciò  a  ma- 
nifestarsi maggiormente  l'animo  genero- 
so di  Pio  VI,  ed  il  suo  vasto  genio  nel- 
l'intraprendere  cose  della  più  splendida 
magnificenza.  Essendo  rimasta  sospesa 
per  mancanza  di  denaro  la  maestosa  fab- 
brica annessa  al  Collegio  Germanico  e 
di  sua  pertinenza,  gli  accordò  un  presti- 
to di  20,000  scudi  sul  monte  di  pietà, 
onde  si  potè  condurre  al  suo  compimen- 
to, dopo  il  quale  vi  collocò  a  pigione  il 
ministero  della  Congregazione  del  buon 
governo.  Altri  10,000  scudi  fece  dare 
all'  Accademia  de'  nobili  ecclesiastici,  di 
cui  fu  benefico  restauratore.  Affinchè  poi 
tultociò  che  di  più  raro  e  di  più  per- 
fetto nelle  belle  arti  si  trovava  disperso 
in  Roma  o  rinvenuto  negli  scavi  che  fa- 
ceva eseguire,  fosse  riunito  con  decoro  e 
vantaggio  degli  artisti  e  intendenti,  conti- 
nuò sontuosamente  il  Museo  Faticano 


PIO 

con  grandiosi  edifizi,  ove  collocò  inunme- 
rabili  inonunienti  e  moltissimi  d'un  pre- 
gio inestimabile,  aumentando  eziandio  la 
Biblioteca  Vaticana,  che  arricchì  di  do- 
ni. Trasferendosi  in  quest'anno  a  Roma 
Cristina  arciduchessa  d'Austria  (cui  donò 
la  rosa  d'oro  benedetta),  col  maritodnca 
Alberto  di  Saxe-Teschen,  per  visitar  il  Pa- 
pa, questi  li  ricevè  con  amorevolezza:  lo 
stesso  praticò  dipoi'in  diversi  tempi  cui 
landgravio  d'  Assia  Cassel  ;  col  principe 
Augusto  eli  Saxe  Gotha;  col  principe  Au- 
gusto fratello  del  re  d'Inghilterra;  col  re 
di   Svezia  e  col  real  duca  d'  Ostrogozia 
suo  fratello;  con  l'arciduchessa  d'Austria 
Maria  Beatrice  d'Este  e  l'arciduca  Fer- 
dinando governatore  di  Milano  suo  spo- 
so sovrani  di  Modena;  con  l'imperatore 
Giuseppe  II;  col  re  e  la  regina  di  Napo- 
li,alla  quale  die  la  rosa  d'oro, come  alla 
duchessa  di  Parma  Maria  Amalia;  con 
Paolo  granduca  di  Russia,  e  con  altri  so- 
vrani e  principi  che  nel  suo  lungo  pon- 
tificatosi portarono  in  Roma  perammi- 
rarne  da  vicino  le  virtù  eie  distinte  qua- 
lità come  sovrauo  temporale  e  qual  capo 
della  Chiesa  universale  ,  come  pure   le 
grandezze  di  Romada  lui  accresciute. Uno 
di  tali  principi  fu  il  duca  di  Charlres,  da 
cui  nacque  Luigi  Filippo  Ire  de'france- 
si,  cui  Pio  VI  fece  illuminare  la  croce  (ne 
parlai  uel  voi.  XII,  p.  2  3g  e  2 48,  che  d'or- 
dine di  Leone  XII  si  tralasciò,  solo  rin- 
novata nel  venerdì  sauto  1849  ^a'  o°" 
verno  repubblicano)  della  basilica  Vati- 
cana, ondegodesseilmirabileefletto  delle 
sculture,  uel  dicembre  1782.  Nel  mede- 
simo anno  1776  concepì  la  grandiosa  i- 
dea,che  pose  ad  efletto,  di  erigere  la  ma- 
gnifica sagrestia  alla  Chiesa  eli  s.  Pietro 
in  Faticano,  al  quale  articolo  narrai  tut- 
te le  altre  sue  tnuuifìceuze  per  quella  ba- 
silica, con  palazzo  pei  canonici  e  arcipre- 
te, come  pure  la  gran  Campana,  gli  Ci- 
tologi ed  i  Musaici,  del  cui  studio  fu  tanto 
benemerito.  11  genio  suo  intraprendente 
tentò  riunire  col    Tevere  il  lago  Trasi- 
meno di  Perugia;  bensì  potè  stabilirei 


PIO  91 

confini  di  Toscana  con  Io  stato  pontifi- 
cio perla  parte  delle  Chiane  di  Città  del- 
la Pieve,  di  cui  prosciugò  le  paludi,  così 
più  tardi  quelle  di  Perugia,  Spoleto  e  Tre- 
vi ,  onde  si  acquistò  un  vasto  territorio 
fruttifero  e  si  eliminarono  le  malsane  e- 
salazioni  palustri.  Il  Conservatorio   Pio 
prese  questo  nome  per  riconoscerlo  ma- 
gnanimo benefattore  ,  facendovi  fiorire 
il  lanificio  e  altre  manifatture.  Conside- 
rando il  Pontefice  quanto  sia  necessario 
per  la  pubblica  sicurezza  il  rigore  contro 
i  facinorosi  che  la  disturbano,  estiman- 
do dall'altra  parte  erroneo  il  sistema  di 
Beccaria  sopra  i  delitti  e  le  pene  con  a- 
bolizione  di  quella  di  morte,  dal  princi- 
pio del  suo  governo  attese  con  immuta- 
bile costanza  a  conservare  l'autorità  del- 
le leggi,  ed  usar  la  forza  contro  i  refrat- 
tari :  questi  per  difetto  di  educazione,  in- 
fingardagginee  speranza  d'impunità,  par- 
ticolarmente in  Roma  dove  a  ogni  passo 
erano  i  sacri  asili,  le  franchigie  e  giuris- 
dizioni di  altri   sovrani ,  commettevano 
alla  giornata  tanti  atroci  delitti,  che  nel 
pontificato  benigno  di  Clemente  XIII  si 
coulavano  ne' registri  criminali  più    di 
1  0,000  omicidii  in  tutto  lo  stato  e  4,000 
almeno  entro  le  mura  di  Roma,  dove  Pio 
VI  trovò  quasi  abituati  questi  delitti,  ai 
quali  in  breve  riparò,  secondato  dall'in- 
flessibile giusto  rigore  del  prelato  Spino- 
la,  che  nel  governo  di  R.oma  avea  sosti- 
tuito al  Coruaro.  Quindi  ebbero  luogo  le 
clamorose  giustizie  capitali  di  Lunadei, 
per  aver  tolto  dal  braccio  del  marito  la 
moglie,  dello  spedizioniere  ab.  Anguilla 
e  del  fratricida  ab.  Cerocchi. 

Inoltre  nel  1776  eresse  i  vescovati  di 
Rowiavia,  di  Scepusio  e  di  Neosolio  nel- 
l'Ungheria. In  sostenimento  de'di  ri  Iti  del- 
la chiesa  romana  altamente  protestò  pel 
sospeso  tributo  della  Chinea,  pei  regnidi 
Napoli  e  Sicilia,  ed  i  successori  tuttora 
protestano,  come  dico  nel  voi.  IX,  p.  76, 
77  e  8  1.  Sebbene  questo  atto  sia  incomin- 
cialo più  tardi,  qui  l'ho  riportalo  perchè 
dei  ivo  dalie  contestazioni   nate  in  que- 


92  PIO 

st'anno  e  dalle  minacce  fatte  di  restrin- 
gere le  pubbli  che  di  mosti-azioni.  Per  l'im- 
pegno di  alcuni  personaggi,  in  Campido- 
glio ricevè  la  corona  poetica  Gorilla  O- 
inimica  pistoiese,  poetessa  arcade;  ma  la 
pubblica  disapprovazione  la  dimostrò  la 
satira  ed  i  fischi  cui  fu  accolta  uscendo 
da  Campidoglio.  Nel  1777  gli  all'ari  reli- 
giosi del  Portogallo  si  ricomposero,  e  Pio 
VI  istituì  le  sedi  vescovili  di  Linares, 
Gran  F aradino,  Crisio,  Salaria  e  Al- 
I/arcale,  ristabilendo  quella  di  M erida  j 
quindi  compì  1'  unione  dell'  ordine  di  s. 
Antonio  col  Gerosolimitano,  riforman- 
do il  clero  di  Malta.  Edificò  in  Cesena 
la  biblioteca  e  le  donò  la  sua  libreria, 
ma  per  le  vicende  politiche  ciò  non  ebbe 
effetto.  Per  animare  le  manifatture  di  La- 
na,nei  1778  emanò  utili  prescrizioni;  e 
per  ristabilire  la  decaduta  finanza  abolì 
parte  degli  appalli,  pei  quali  si  arricchi- 
vano pochi  particolari  ;  moderò  diverse 
leggi,  altre  ne  ampliò,  laonde  senza  ag- 
gravio de'sudditi  impinguò  il  tesoro  pon- 
tificio quasi  d'un  terzo  di  più.  dell'ante- 
riore introito.  A  vantaggio  della  religio- 
ne approvò  gl'istituti  delle  monache  del- 
l' Adorazione  e  dell'  oblate  pie  operaie 
della  Concezione  per  l'educazione  delle 
fanciulle.  A  Guardiano  del  s.  Sepolcro 
narrai  quanto  per  questo  e  altri  luoghi 
santi  fece  Pio  VI  ,  il  quale  fu  consolato 
dalla  ritrattazione  di  Febronio  o  flou- 
t.'u-im,  il  che  toccai  pure  nel  voi.  XV,  p. 
2  1  o.  Volle  che  si  rendessero  più  comodi 
i  bagni  dell'acqua  santa,  spettanti  all'  O- 
spedale  del  ss.  Salvatore.  Ad  una  gran 
quantità  di  contadini,  che  per  le  conti- 
nue dirotte  pioggie  non  potevano  lavo- 
rare, più  volte  fece  distribuire  pane  nel 
Colosseo.  Aiutò  l'ospedale  e  l'università 
di  Ferrara.  Inquest'anno, come  nel  17B3, 
il  Papa  preseprecauzioni  sulla  Pestilenza. 
Egualmente  nel  1778  chiamò  in  R.o- 
mn  Romualdo,  e  nel  1  781  Luigi  Onesti, 
figli  di  sua  sorella;  li  adottò  nella  propria 
famiglia  col  nome  e  stemma  de'  Braschi, 
concedendo  loro  per  abitazione  quella  da 


no 

lui  usata  da  cardinale.  Veramente  il  Pa- 
pa era  contrario  a  tale  determinazione, 
ma  riuscì  al  cardinal  Giratici  d'i  superar- 
ne le  difficoltà,  in  un  tempo  che  ne  go- 
deva la  benevolenza.  11  i.°  fece  maegior- 
domo  e  cardinale,  per  cui  oltre  alla  sua 
biografia,  ne  parlai  nel  voi.  XLJ,  p.  272 
ed  altrove.  A  Braschi  famiglia  dissi  come 
d.  Luigi  fu  ricolmato  di  possessioni  e  di 
onori,  gli  die  il  ducato  di  Nemi  e  il  Pa- 
lazzo Braschi  (Jal  Papa  edificato.  Il  con- 
te Marco  Fantuzzi  nel  1786  pubblicò  in 
Cesena,  De  gente  Honestia.  Di  questa  il- 
lustre famiglia  raccolse  i  monumenti  ed 
i  fasti,  dai  quali  risulta  ,  che  gli  Onesti 
fiorirono  in  antichissimi  tempi  e  furono 
molto  potenti  in  Ravenna  con  tjtolo  di 
duchi;  che  quindi  obbligati  a  fuggire  di 
Ravenna  perle  fazioni  civili,  verso  la  me- 
tà del  secolo  XIII  la  famiglia  si  ritirò  nei 
propri  castelli  e  singolarmente  in  quello 
di  Falcino,  donde  nel  secolo  XV  passò 
a  stabilirsi  in  Rimini  e  poscia  si  trasmi- 
grò in  Cesena  circa  due  secoli  dopo  ;che 
la  nobilissima  famiglia  Onesti  s'imparen- 
tò colle  più  illustriti!  Romagna,  fra  lequa- 
li  basterà  nominare  quelle  de' Tra  verso- 
ri, Polenta,  Malalesta,.Ordelaffi,  Faggio- 
li,  Martinelli,  Acca  ri  si  ;  derivando  dalla 
stessa  famiglia  quelle  degli  Alidosi,  Sassi, 
Dusdei,  Tiberti  e  de'conli  di  Berfmoro. 
Inoltre  fu  opinione  che  gli  Onesti  ripetes- 
sero l'origine  dagli  antichi  duchi  di  Be- 
nevento, ritiratisi  in  Ravenna  dopo  essere 
stati  spogliati  de'  loro  stati.  Fra  i  molli 
uomini  illustri  che  uscirono  dagli  Onesti 
principalmente  si  noverano,  s.  Romual- 
do fondatore  de'camaldolesi,  il  b.  Pietro 
Peccatore  canonico  regolare  Lateranen- 
se  che  fondò  il  monastero  Portuense  di 
Ravenna,  e  s.  Pietro  Damiani  cardinale 
riformatore  del  monastero  di  Avellana 
(è  assai  dubbio),  come  afferma  anche  il 
p.  Flaminio  da  Latera,  nella  dedica  del 
Compendio  degli  ordini  religiosi,  al  car- 
dinal Romualdo  Onesti  Braschi ,  cele- 
brandolo quale  zelante  del  culto  divino, 
amante  dell'erudizione  ecclesiastica,  alfa- 


PIO 

bile,  prùdente,  caritatevole,  e  fregiato  di 
altre  virtuose  prerogative,  come  ili  giu- 
sto criterio  e  prontezza  nel  dire  il  suo  con- 
siglio. Nel  i  770,  Pio  VI  istituì  la  sede  ve- 
scovile di  Chambcry,  Brunii,  Sonora  e 
Carpi,  ripristinando  quella  di  Gattelli.  In 
questo  anno  fu  in  gran  pericolo  di  vita 
per  grave  e  lunga  malattia,  che  superò 
con  estremo  piacere  de'sudditi.  Provò  an- 
che afflizione  per  le  replicate  scosse  di  ter- 
remoto che  spaventò  Bologna  ,  e  per  la 
siccità  di  4  mesi  che  gravemente  danneg- 
giò le  campagne,  per  cui  intimò  per  8  gior- 
ni le  processioni  di  penitenza.  Nello  stes- 
so tempo  un  fulmine  caduto  sulla  polve- 
riera di  Civitavecchia  cagionò  molti  dan- 
ni ,  cui  ripagò  il  Pontefice.  Accrebbe  il 
museo  del  p.  Kircher  nel  Collegio  ro- 
mano j  restaurò  le  antiche  strade  conso- 
lari, migliorando  l'Appia.  Nel  J  780  sop- 
primendo la  sede  di  Miranda _,  la  unì  a 
Braganza.  A.  reprimere  l'usure  emanò 
severe  pene,  come  pel  mercimonio  della 
moneta  e  il  cambio  delle  cedole;  grave 
argomento  che  trattai  a  Moneta  pontifi- 
cia. Fu  pure  zelante  a' reprimere  la  Be- 
stemmia. In  Città  di  Castello  fece  erigere 
il  conservatorio,  ed  in  Roma  beneficò  il 
Conservatorio  delle  Mendicanti.  Per  l'in- 
fluenza di  malattie  fece  distribuire  6,ooo 
scudi  ai  poveri  dall'  elemosiniere,  e  soc- 
corse le  famiglie  danneggiate  dall'incen- 
dio degli  alberghi  del  Solee  della  Lunetta; 
Le  massime  funeste  d'irreligione,  che 
si  andavano  divulgando  con  un  torrente 
di  pestiferi  libri,  pieni  tutti  di  libertinag- 
gio, preparavano  le  vicende  infauste  che 
ne  furono  deplorabili  conseguenze.  Pio 
Vi  pieno  di  afflizione,  a  porre  un  argine 
alla  crescente  corruttela  de'costumi,  pub- 
blicò un'enciclica  a  lutti  i  vescovi,  ani- 
mandoli contro  i  perversi  scritti  che  mi- 
navano l'altare  e  il  trono,  a  difendere  la 
religione  e  rimuovere  i  fatali  scandidi. 
Prese  particolare  cura  ut' Maroniti.  Per 
la  retta  amministrazione  della  giustizia, 
nuove  norme  statuì  pei  giudici,  moderò 
l'illimitata  autorità  de'legati  egoverna- 


PIO 


93 


lori  delle  provincia  ,  da  cui  derivavano 
perniciosi  abusi  e  venalità,  invitando  i 
sudditi  a  ricorrere  al  trono  o  alla  congre- 
gazione deputata  a  provvedere  ai  recla- 
mi. Con  dolore  seppe  ia  persecuzione  de- 
gli armeni  di  Costantinopoli,  adoperan- 
dosi a  loro  vantaggio  coi  re  di  Spagna  e  di 
Francia  ;  però  ricevette  consolazioni  dal- 
le missioni  di  Cina  e  Giorgia.  Ad  istan- 
za dell'imperatrice  Caterina  II  permise 
nella  Russia  i  gesuiti.  Ai  tanti  disturbi  che 
pativa  Pio  VI  ,  nel  17S1  si  aggiunse  il 
terremoto  chegctlò nella  desolazione  Ca- 
gli, Faenza,  Brisighella  ed  altri  luoghi  di 
Romagna  e  dell'Umbria;  ed  egli  con  ge- 
nerosa sollecitudine  accorse  al  sollievo  dei 
danneggiati:  tale  si  diede  a  conoscere  nel- 
la straordinaria  scarsità  di  biade,  ripa- 
randovi a  mezzo  de'mercanli  di  Genova. 
Avendo  ordinato  il  Catasto  e  conoscen- 
do d'essere  stato  mal  corrisposto  da'mi- 
nistri,  ad  esaudirei  reclami  elesse  8  com- 
missari legalicon  un  agrimensore  e  li  spe- 
dì nelle  provincie  per  rimediarvi:  veda- 
si Congregazione  del  Censo.  Rinnovò  ai 
Medici  l'obbligo  di  fare  ricevere  i  sagra- 
menti  agl'infermi.  Per  le  pregiudizievoli 
innovazioni  sulla  disciplina  ecclesiastica 
di  Giuseppe  li,  il  Pontefice  non  volendo 
limitarsi  alle  consuete  comunicazioni  di- 
plomatiche, si  determinò  di  recarsi  aVien- 
na,  ad  onta  dell'osservazioni  in  contra- 
rio che  gli  furono  (alte  ,  argomento  che 
può  vedersi  a  Germania,  ed  a'  voi.  IX,  p. 
180  e  181,  XV,  p.  210  e  273.  Avendo 
alcuni  cardinali  latte  rirnoslranzesul  viag- 
gio nel  timore  che  fosse  soggetto  di  de- 
risione ai  maligni,  sembrando  certo  che 
non  produrrebbe  l'effetto  bratnato,PioVI 
rispose  :  Anelerò  dove  ini  chiama  il  do- 
vere ,  nella  stessa  guisa  che  anelerei  al 
martirio  per  l'interesse  della  religione,  in 
difesa  della  (piale  tanti  successori  di  s. 
Pietro  non  hanno  paventato  di  esporre  la 
loro  vita.  Non  mi  è  permesso  di  abban- 
donare la  navicella  della  Chiesa  in  mez- 
zo alle  tempeste  più  violenti.  Poco  poi  mi 
prcrne  che  il  mondo  pei  verso  mi  derida, 


94  Pio 

insegnandomi  pure  il  vangelo,  clic  dob- 
binino  anche  comparire  insensati  per  Ge- 
sù Cristo. 

Quanto  ai  luoghi  pei  quali  passò,  ed 
ai  Concistori  (ciò  che  toccai  pure  nel  voi. 
IX,  p.  180  e  i8i)che  vi  tenne,  in  un  a 
tutte  le  altre  funzioni  e  particolarità,  si 
leggono  ne'  seguenti  articoli.  A'  27  feb- 
braio 1  782  pallida  E.otna  fra  gliapplau- 
.si  devoniani  :  il  Piaggio  fu  descritto  dal 
prefetto  delle  cereuionie  Giuseppe  Dìni 
col  Diario  pieno  e  distinto  del  vi aggio  fat- 
to a  Fie/in a  dal  sommo  Pontefice  Pio 
l'I,  Roma  1782.  I  luoghi  in  cui  si  fer- 
mò furono  Otricoli,  Nami,  Foligno,  To- 
lentino, Loreto,  Sinigaglia,  Fano,  Pesa- 
ro, Rimini,  Cesena,  F01T1,  Faenza,  Imo- 
la, Bologna,  Ferrara,  Clvoggia,  Trevi- 
so ,  Udine,  Gorizia,  Lubiana,  Gratz, 
IVeustadt,  I  ienna,  in  cui  arrivò  a'22  mar- 
zo e  ne  partì  a'22  aprile,  passando  per  le 
abbazie  di  Molk  o  iUelk  e  di  s.  Floria- 
no, di  cui  feci  parola  nel  voi.  XLA  1  ,  p. 
84,  indi  per  Monaco,  Augusta,  Bressa- 
none, Trento,  Verona,  f  icenza,  Pado- 
va, Venezia,  Ferrara,  Bologna,  Imola, 
Faenza,  Cesena,  Rimiai,  Sinigaglia,  An- 
cona, Loreto,  Recanati ,  Tolentino,  Foli- 
gno, Spoleto,  Nami,  Otricoli,  Civita  Ca- 
stellana, arrivando  in  Roma  a'  i3  giu- 
gno festeggiato  dai  romani,  come  lo  era 
stato  per  tutto  solennemente.  Il  Papa  eb- 
be a  lodarsi  del  viaggio,  ma  poco  otten- 
ne, sicuroalmeno  di  aver  accresciuto  nei 
luogbi  in  cui  passò  l'attaccamento  alla 
religione  e  alla  s.  Sede.  Non  mancarono 
satire  e  mormora7Ìoni,  ed  il  Papa  trovò 
sulgenuflessoriouna  carta  inciderà  scrit- 
to: Ciòche  s.  Gregorio  FU,  il  più  gran- 
de de" Pontefici,  aveva  stabilito,  Pio  FI 
V  ultimo  de' preti  lo  ha  distrullo.  Senza 
punto  scomporsi,  il  Papa  di  suo  pugno  vi 
aggiunse:  Ilregno  di  Cristo  non  e  in  que- 
sto mondo,  e  colui  che  distribuisce  le  co- 
rone celesti  non  si  cura  di  cnielle  cadu- 
che della  terra.  Rendiamo  a  Cesare  cpiel- 
lo  che  è  di  Cesare,  e  a  Dio  ciò  che  ap- 
parlicnca  Dio.  All'articolo  Papa  hopar- 


no 

lato  del  libro  :  Quid  est  Papa  ?  pubbli- 
calo da  Eybel  in  Vienna  mentre  vi  si  at- 
tendeva il  Pontefice,  per  rallentare  il  di- 
voto trasporto  de'popoli  verso  la  s.  Sede, 
indi  condannato  da  Pio  VI;  ed  a  Germa- 
nia, ebe  Giuseppe  II  proseguì  nelle  sue 
riforme  ecclesiastiche,  mentre  protegge- 
va una  radunanza  di  uomini  che  in  Pa- 
via, facendo  rivivere  il  Giansenismo,  cer- 
cavano d'introdurre  lo  scisma,  di  abbat- 
tere las.  Sede  e  di  riformarne  le  sane  dot- 
trine: contro  di  essi  inutilmente  reclamò 
Pio  VI.  Questo  Papa  lasciò  da  per  tutto 
dove  alloggiò,  ed  a  quelli  che  l'incontra- 
rono e  accompagnarono  considerabili  re- 
gali :  quelli  fatti  alla  corte  imperiale  li 
noterò  a  Vienna.  Giuseppe  II  dispensò 
alla  corte  pontificia  i  seguenti.  Ai  prela- 
ti Marcucci  vicegerente,  anello  con  gran 
smeraldo  contornato  di  brillanti  ;  Con- 
tessini  elemosiniere,  anello  con  topazio 
contornato  di  brillanti;  Nardini  segreta- 
rio delle  lettere  latine,  scatola  con  minia- 
tura contornata  di  brillanti;  Dini  prefet- 
to delle  ceremonie,  scatola  d'oro  smal- 
tata contornata  di  pietre  preziose;  Rossi 
medico,  Ponzetti  confessore  facente  le  ve- 
ci di  caudatario,  eSpagna  chierico  segre- 
to supplendo  pel  crocifero,  ciascuno  una 
scatola  d'oro  smaltata.  A  Brandi  primo 
aiutante  di  camera,una  scatola  d'oro  smal- 
tata, ed  una  chiave  con  diploma  di  ca- 
merista d'onore  di  sua  maestà  cesarea; 
a  Calvesi  terzo  aiutante  di  camera,  una 
scatola  d'oro  rotonda;  simile  a  Morelli 
chirurgo  di  campagna  e  scopatore  segre- 
to; a  due  scopatori  segreti,  una  gran  me- 
daglia d'oro  per  ciascuno;  al  capitano  An- 
nibale Nelli  direttore  del  viaggio,  un  a- 
nellocon  nove  brillanti;  ai  due  corrieri, 
al  credenziere,  al  cuoco,  altre  medaglie 
d'oro;  più  piccole  l'ebbero i  palafrenieri, 
cocchieri  e  carrozziere,  con  una  ragguar- 
devole somma  da  dividersi  cogli  scopatori. 
Nel  medesimo  anno  il  Papa  ristabilì 
la  sede  vescovile  di  Iviza,  e  provò  il  con- 
forto di  vedere  Gustavo  III  re  di  Svezia 
favorire  il  cattolicismo.  Ad  ovviare  alla 


PIO 

carestia,  lece  abbondante  acquisto  di  gra- 
ni dalla  Sicilia,  sollevando  eziandio  con 
utili  disposizioni  l'agricoltura  ed  i  for- 
nari.  A  decoro  del  Collegio  Clementina, 
gli  porse  aiuto,  ad  onta  delle  tante  spese 
ebe  sosteneva  per  le  sue  grandiose  intra- 
prese memorate  di  sopra.  Nel  i  788  pro- 
seguendo le  .mutazioni  sulle  materie  ec- 
clesiasticbe,  incominciate  da  diversi  prin- 
cipi ne'loro  stati,  tuttavia  Carlo  III  re  di 
Spagna  per  quelle  ebe  voleva  operare  si 
rivolse  al  Papa,  non  così  fece  il  re  delle 
due  Sicilie,  ebe  si  regolò  secondo  il  con- 
siglio de'suoi  ministri,  ed  insorse  la  con- 
troversia sulla  nomina  de'vescovati.  Ca- 
terina II  in vitò Pio  VI  a  mandare  un  nun- 
zio in  Pietroburgo,  come  fece  riconoscen- 
done il  titolo  imperiale, quando  prima  la 
s.  Sede  gli  dava  solo  quello  di  Czar.  Re- 
candosi in  Roma  il  duca  di  Baviera  Car- 
lo Teodoro,  il  Papa  lo  fece  incontrare  ad 
Acquapendente  dal  nipote  d.  Luigi  e  dal 
marchese  Massimo  generale  delle  poste, 
e  l'alloggiò-nel  Valicano.  Continuandosi  i 
risarcimenti  delle  strade  pubbliche,  me- 
rita menzione  quella  della  montagna  di 
Viterbo,  tagliata  di  nuovo  nel  suo  giro, 
concorrendovi  la  comunità,  per  lo  che  si 
lasciò  l'antica  ertissima.  Per  tante  im- 
prese e  vistosi  dispendii,  non  essendo 
suflìcienli  le  rendite  dell'  esausto  erario 
della  Chiesa,  fu  d'  uopo  aprire  un  pie- 
stilo  di  tre  milioni  di  scudi  coi  genovesi, 
colPipoteca  di  vari  fondi  e  reudite  came- 
rali ,  da  restituirsi  nello  spazio  di  q  an- 
ni. Quando  il  Papa  palesò  al  sacro  colle- 
gio questa  risoluzione,  niun  cardinale  ri- 
spose ,  ed  uno  domandò,  qual  necessità 
obbligava  a  prender  tanto  denaro?  Non 
poco  di  questo  fu  impiegato  nell'incoiag- 
gimento  dell'  agricoltura  molto  trascura- 
la nell'agro  romano  e  nella  provincia  del 
Patrimonio;  quindi  Pio  VI  ordinò  che 
ogni  anno  si  rompesse  la  terza  parte  dei 
terreni  annonari,  abilitando  chiunque  a 
seminare  in  que'terreni  che  i  proprieta- 
ri non  avessero  lavorati,  senza  dar  loro 
compenso.    Quanto  alle  censurale  spese 


pio  97 

per  le  opere  grandiose,  deve  riflettersi  che 
ollrenll'abbeliimento  della  città) migliaia 

di  artisti  vi  traevano  il  sostentamento,  to- 
gliendosi all'ozio  ed  ai  vizi.  Nel  dicem- 
bre Pio  VI  fu  visitalo  da  Giuseppe  II  al- 
l'improvviso e  da  Gustavo  III,  ed  al  1. 
accordò  la  nomina  ai  vescovati  di  Lom- 
bardia ;  il  2.0  si  trattenne  per  le  feste  di 
Pasqua,  e  s'illuminò  per  lui  la  cupola  di 
s.  Pietro,  come  erasi  fatto  nel  1782  pel 
granduca  di  Russia.  Mosso  a  compassio- 
ne che  il  terremoto  avea  devastato  la  Ca- 
labria ulteriore,  il  Papa  nel  1784  con- 
cesse a  Ferdinando  IV  re  delle  due  Sici- 
lie i  fondi  de'  conventi  e  monasteri  rovi- 
nati. Nel  medesimo  anno  eresse  il  vesco- 
vato di  Lintz  e  nel  1  785  quello  di  s.  Ip- 
polito  perla  soppressione  di  quello  di  Neil' 
stadt.  Inoltre  nel  !  785  eresse  le  sedi  ve- 
scovili di  Tarnovia  e  di  Budweis,  e  die 
il  pallio  al  patriarca  d'Antiochia  de'siri, 
convertito  dal  neslorianismo.  Permise  a- 
gli  armeni  cattolici  ottomani,  che  in  man- 
canza di  chiese  proprie  potessero  accedere 
a  quelle  de'scismatici;  e  mandò  un  vicario 
aposlolico  nell'America  settentrionale. 

Frattanto  si  agitava  in  Peonia  la  cele- 
bré  causa  Lepri,  sul  ricchissimo  fidecom- 
misso  lasciato  al  Papa  dal  marchese  d. 
A  malizio  Lepri  originario  comasco,  pos- 
ponendo i  suoi  nipoti  Anna  Maria  Le- 
pri figlia  del  fratello,ed  i  due  fratelli  dir- 
ti figli  della  sorella,  ed  il  cugino  Ambro- 
gio Lepri.  Questi  quattro  pretendenti  do- 
po la  morte  di  d.  Amanzio  protestarono 
contro  la  disposizione  e  fecero  causa  in- 
nanzi il  tribunaledell'A.  C  :  il  Pontefice 
dichiarò  di  non  voler  essere  consideralo 
come  Pio  VI,  ma  come  semplice  parti- 
colare, secondo  la  testamentaria  disposi- 
zione di  d.  Amanzio.  Il  prelato  Cioia  Ino- 
golenentedel  tribunale  giudicò  che  il  fi- 
decommisso  Lepri,  spirando  nella  persona 
di  d.  Amanzio,  ne  poteva  disporre  libe- 
ramente ;  e  come  la  donazione  fu  accet- 
tata inter  vivos  fin  dal  1  782,  venne  am- 
ministrala per  la  casa  Braschi  dal  prela- 
to Nardinij  eh'  ebbe  influenza  nella  do- 


96  P  I  O 

nazione,  per  cui  poi  domandò  l'assoluzio- 
ne agli  scrupoli  desiatisi  in  lui.I  litignnti 
appellarono  alla  rota,  la  quale  rivocò  il 
decreto  delCioia,colla-decisioneannullan« 
le  la  donazione  di  d.  Aruanzio,  per  non  es- 
sersi in  questi  purificato  il  fidecorn m'issò, 
clic  andava  a  [lassare  dopo  la  di  lui  mor- 
te alla  nipote  Anna  maritata  al  milanese 
Cusani.  Inoltre  d.  Amanzio  prima  di  mo- 
rire con  biglietti  chiese  scusa  alla  nipote 
e  alla  sua  madre  pel  livore  loro  portato, 
e  con  testamento  avea  annullala  la  dona- 
zione fatta  al  Papa,  sebbene  irrevocabi- 
le, esponendo  le  ragioni  che  ve  loavea- 
no  indotto  e  ingiuriose  a  Pio  VI.  Si  pro- 
segui al  terzo  giudizio  e  il  prelato  Prioc- 
ca  luogotenente  dell' A.C.  dichiarò  valida 
la  donazione  in  virtìtd'apoca,  rigettamlo 
qualunque eccezioneespecialinenle  il  po- 
steriore testamento.  Quindi  fu  di  nuovo 
portata  la  lite  in  rota  ,  che  emanò  altra 
decisione  in  favore  d'Anna  Lepri,  e  fu  mi- 
rabile  il  con  legno  tenuto  dall'  uditore 
Malvasia  {l7.),  e  lodato  dallo  slesso  Pio 
YI  sebbene  soccombente.  L'uditore  Aze- 
do  progettò  un  accomodamento  per  via 
di  transazione  ,  cui  cooperò   Aulici  poi 
cardinale.  Pio  VI  supplicalo  da  Anna  e 
dalla  madre  vi  convenne,  e  fu  convalida- 
to dalla  soscrizione  di  cinque  cardinali  e 
tre  notati, con  accordare  adAnna4oo  mi- 
la scudi  e  la  mela  delle  gioie,  mentre  ce- 
dendo ai  propri  nipoti  il  resto  del  fide- 
commissoe  patrimonio  di  d.  Amanzio,  es- 
si compensarono  gli  altri  pretendenti,  al 
inododeltoaBiiAsciiiFAMiGLiA.  Perla  mi- 
nacciante peste,  il  Papa  prese  le  dovute 
precauzioni  ;  come  per  l'inondazione  del 
Tevere,  terremoto  in  varie  città,  e  per  le 
locuste  e  cavallette  che  rovinarono  mas- 
sime i  territori'!  d'Orvieto  e  Bagnorea,  si 
offri  largo  campo  allasua  generosità.  Cre- 
scendo sempre  più  l'enormi  spese  dello 
slato  e  la  mancanza  del  numerario,  e  di- 
minuendo sensibilmente  le  risorse  ester- 
ne per  le  bolle,  brevi  e  dispense,  si  trovò 
costretto  Pio  VI  a  domandare  alle  pro- 
vinole il  sussidio  di  i  oo  mila  scudi  ;.  tu 


PIO 

ancora  imposta  la  tassa  sui  testamenti  e 
codicilli,  e  sul  mosto  a  favore  dell'ospe- 
dale degli  esposti  di  Viterbo  e  dell'  or- 
fanotrofio da  lui  creilo  in  Fabriano.  In- 
coraggi l'insegnamento  de' sordomuti, 
incominciato  in  Roma,  ed  ora  fiorente 
presso  l'  Ospizio  di  s.  Maria  degli  An- 
geli. Istituì  la  nuova  nunziatura  di  Dio- 
naco  j  la  quale    venne  subito  contesta- 
ta da  alcuni  principi   di  Germania  ,  in- 
sorgendo vertenze  in  quella  di  Colonia 
per  le  Dispense,  e  celebrandosi  il  conci- 
liabolo d'Ems  nel  1786.  In  questo  tem- 
po, come  narraia  Francia,  la  buona  ar- 
monia con  quella  corte  fu  in  pericolo  di 
essere  turbata,  per  l'affare  della  collana 
in  cui  si  trovò  implicato  il  cardinal  Ho- 
han.  Indi  mandòad  elletto  l'erezione  del- 
le Dogane  ai  confini  ,  a   vantaggio  del 
commercio  e  dell'erario,  misura  che  pro- 
vocò le  più  mordaci  invettive  de' roma- 
ni, facili  a  mormorare  e  a  dimenticare  i 
benefizi;  mentre  il  disordine  sulla  mo- 
neta divenne  più  grave.  Altre  amarezze 
trafissero  il  cuore  di  Pio  VI,  pel  nuovo 
sistema  di  ecclesiastica  disciplina  da  Giu- 
seppe II  introdotto  anche  nel  Belgio  o 
Paesi  Bassi,  che  produsse  l'insorgimen- 
to di  quelle  floride  provincie.  Alle  inno- 
vazioni ecclesiastiche  della    Toscana,  si 
unì  con  riprovevole  ardore  Scipione  Ricci 
vescovo  eli  Pistoia,  ove  celebrò  il  famoso 
conciliabolo,  poi  con  bolla  condannato  da 
Pio  VI,  olfeso  in  più  modi  dal  grandu- 
ca, pei  danni  che  recava  alla  Chiesa  e  per 
l'abolizione  della  nunziatura  di  Firenze. 
Nel  medesimo  anno  1786  dichiarò  sedi 
vescovili  Cnenca  e  Leoben. 

Immerso  Pio  VI  nelle  amarezze  per 
le  riforme  delle  cose  ecclesiastiche  che 
vieppiù  si  propagavano,  nel  1787  eresse 
in  sedi  vescovili  Pontrcmoli  ed  Avanaj 
dichiarò  arcivescovato  Camerino,  unen- 
do Maidica  a  Fabriano.  Sollevò  Rimini 
quasi  abbatluladal  terremolo,e  fece  spur- 
gare i  porti  di  Terraciua  e  d'Anzo.  Com- 
mettendosi per  Roma  furti  e  assassinii,  vi 
pose  riparo.  Favorì  l'arte  della  Scia,  mi- 


PIO 

glinrb  !a  condizione  de'detenuti  ins.  Leo, 
tortezza  di  Montefeltre.  Riconobbe  il  re 
di  Prussia,  che  trattava  bene  i  cattolici. 
Approvò  la  Messaiper  la  propagazione 
della  fede.  Nello  stesso  anno  1787  eres- 
se I'  Obelisco  Quirinale  tra  i  due  Colos- 
si che   fece  voltare  :  qui  aggiungerò  che 
nel  1788  fece  elevare  Y  Obelisco  della  ss. 
Trinità  al  Pincio  ,  e  che  nel  1792   fece 
drizzare  Y  Obelisco  eli  Monte  Cilorio.  Nel 
1788    Pio  VI  tentò  terminare  le  diffe- 
renze colla  corte  delle  due  Sicilie,  quan- 
do fu  cagione   di  nuovi  dissapori  il  Di' 
i'orzio  tra  il  duca  ili  Matalona  e  sua  mo- 
glie, e  terminò  definitivamente  la  corte 
di  far  presentare  la  chinea,ondeebbe  luo- 
go la  succennata  protesta.  Il  re  di  Spa- 
gna donò  al  Papa  un  bellissimo  Calice  di 
piatii  la.  Sollecito  in  rimuovere  gli  abu- 
si, proibì  i  giuochi  d'azzardo,  le  armi  da 
fuoco  e  da  taglio  a  motivo  delle  frequen- 
ti risse  e  omicidii;  aumentò  i  botteghini 
del  Lotto,  soccorse  le  fabbriche  di  tele,  ca- 
lancà,  bambacina  e  panni;  accordò  pre- 
mio a  chi  seminasse  il  cotone  ne'territo- 
lii  di  Civitavecchia, Terracina  e  Mon tal- 
lo. Nel  1789  Pio  VI  si  recò  a  Subiaco 
per  consagrare  la  cattedrale  da  lui  edifi- 
cala, e  con  tale  sua  abbazia  fu  largo  di 
beneficete,  abbellendo  il  palazzo  abba- 
ziale.  Scoppiando  più  apertamente  le  tur- 
bolenze di  Francia,  ii  Papa  ne  fu  trafit- 
to di  dolore  e  incominciò  a  risentirne  le 
funestissime  conseguenze  e  tribolazioni, 
di  cui  gli  annali  della  Chiesa  non  davano 
esempio,  e  che  riportai  a  quell'articolo  e 
nel  voi.  XV,  p.  2  1  1  e  seg.,  laonde  qui 
appena  indicherò  le  principali.  Si  vide  pe- 
rò pregalo  da  Giuseppe  II,  ad  interpola- 
si coi  ribelli  belgi,  dopo  essere  stato  sordo 
alle  paterne  sue  insinuazioni,  perchè  de- 
sistesse dalle  religiose  riforme.  Lo  spirito 
di  vertigine  invase  anche  la  Polonia,  che 
ad  esempio  di  Francia  attaccò  le  rendite 
de' vescovi  e  degli  ecclesiastici,  ed  inutili 
riuscirono  le  cure  del  Papa  per  impedir- 
lo. Contro  gli  elettori  ecclesiastici  difese 
l'istituto  àé Nunzi  Apostolici j  ed  eresse 

VOL.    LUI. 


PIO  97 

la  sede  vescovile  di  Balli mora.  Fece  ar- 
restare il  famoso  Cagliostro,  uno  de'prin- 
cipali  propagatori  della  setta  de' Mura- 
tori j  e  per  le  sue  deposizioni  illuminò 
tulle  le  corti  sulle  trame  di  essa.  Nel  1790 
1'  assemblea  nazionale    della    sconvolta 
Francia,  apertamente  incominciò  la  di- 
struzionedella  religionee  della  gerarchia 
ecclesiastica,  onde  Pio  VI  riprovò  la  co- 
stituzione civile  del  clero  e  si  die  ad  e- 
sorlare  il  buon  re  Luigi  XVI  a  non  la- 
sciarsi  sorprendere  da  siffatti  attentati. 
Intanto  i  francesi  fecero  ri  bel  lare  Avigno- 
ne e  il  contado  V&udasìnos  dominii  che 
la  s.  Sede  possedeva  in  Francia,  riuscen- 
do inutili  le  proteste  del  Pontefice,  per- 
chè quel  regno  l'incorporò  ai  suoi  stati. 
A  Giuseppe  II  successe  Leopoldo  II_,  ma 
seguì  i   proponimenti  del  fratello.  Dal- 
l'^ rcicon fraternità  de'  ss.  XII  Apostoli 
fece  somministrare  1  2, 000  scudi  alle  mo- 
nache del  Bambin  Gesù,  per  estinguere 
i  loro  debiti;  ed  in  questo  o  nel  seguente 
anno  eresse  la  sede  vescovile  di  Guara- 
nà. Ad  Egidio  Petit  e  sua  moglie  con- 
cesse una  pensione ,  per  avere  il  i.°  co- 
municato l'arte  di  fabbricare  le  carte  do- 
rate, inargentate  e  colorite  ;  ed  a  Luigi 
Lazzarini  appaltatore  della  stamperia  ca- 
merale ne  accordò  la  privativa  per  fab- 
bricarle per  20  anni,  dando  al  Petit  un 
terzo  d'utile.  Premiò  Mariano  Pandolfì 
per  la  scoperta  d'una  vena  di  terra,  atta 
a  fabbricar  vasellami;  e  per  garantire  le 
fabbriche  e  manifatture  indigene,  aumen- 
tò i  dazi  ai  generi  che  producevano.  Nel 
1  791  per  la  settimana  santa  si  recarono  in 
Roma  il  ree  la  regina  delle  dueSicilie,che 
Pio  VI  fece  incontrare  a  Viterbo  dal  mae- 
stro di  camera  Pigna  ttel  li, e  giunti  nel  loro 
palazzo  Farnese,  mandò  loro  dal  Maestro 
di  casa  il  solito  decoroso  regaìodi  squisiti 
commestibili, che  la  corte  di  Roma  usava 
coi  sovrani  al  loro  arrivo:  non  fu  però  ac- 
cettato, bensì  accolsero  con  piacere  i  qua- 
dri di  musaico  che  poscia  loro  rimise.  Do- 
po scambievoli  visite,  ebbe  luogo  il  Con- 
cordato fra  Pio  FI  e  Ferdinando  IF. 


98  PIO 

Contiminndo  la  Francia  rivoluziona- 
ria a  dare  funesti  colpi  alla  religione,  il 
Papa  lasciata  la  moderazione,  stimò  ne- 
cessario con  brevi  apostolici  di  far  sen- 
tire la  sua  voce,  condannando  il  Giura- 
mento civico  edi  vescovi  intrusi.  Per  l'im- 
menso peso  degli  spinosissimi  affari,  anche 
in  diverse  notti  dovette  applicare  pel  be- 
ne della  religione;  ne  risentì  il  fisico  an- 
cora e  fu  più  volte  costretto  guardare  il 
letto,  e  nel  settembre  il  male  si  aggravò 
a  segno  che  il  re  di  Napoli  gli  orni  il  suo 
medico.  Portandosi  ogni  giorno  ad  orare 
nella  basilica  Vaticana,  quando  abitava 
il  contiguo  palazzo,  mentre  si  avvicinava 
al  genuflessorio,  un  fulmine  gli  fece  ca- 
dere vicino  un  lastrone,  per  cui  nella  con- 
fusione alcuni  lo  temerono  morto.  Ter- 
minò la  rinnovazione  più  elegante  e  de- 
corosa de'  quattro  Triregni  e  Mitre  pre- 
ziose, con  le  quali  avea  arricchitola  sa- 
grestia pontifìcia,  oltre  diverse  suppellet- 
tili per  uso  dei  le  Cappelle  pontificie.  Nei 
1792  Pio  VI  accordò  ampie  facoltà  ai 
■vescovi  di  Francia,  dove  l'assemblea  le- 
gislativa abolì  tutti  gli  ordini  religiosi,  e 
die  asilo  nel  suo  stato  agli  ecclesiastici  e- 
migrati  che  non  aveano  giurato,  previa 
dichiarazione  che  non  fossero  gianseni- 
sti, colla  carità  d'  un  pastore  e  colle  la- 
grime d'  un  padre.  In  tanta  affluenza  di 
forasti  eri  il  governo  vegliò  sui  malinten- 
zionati ed  in  fatti  si  scuoprirono  emis- 
sari, finti  vescovi,  falsi  preti,  e  la  maggior 
parte  della  corte  delle  zie  di  Luigi  XVI, 
eh' eraiisi  rifugiale  in  Roma,  della  setta 
de'  giacobini.  In  mezzo  a  tanti  pericoli, 
Pio  VI  per  la  sicurezza  dello  stato  e  dei 
sudditi  aumentò  la  Milizia,  cooperan- 
dovi i  cardinali ,  i  prelati ,  i  feudatari  ; 
quindi  si  rivolsea  implorare  il  divino  pa- 
trocinio, sospendendo  i  teatri,  gli  spettaco- 
li ed  il  Carnevale, facendo  pubbliche  pre- 
ghiere con  giubileo.  Proseguendo  laFran- 
eia  nella  più  orribile  anarchia,  nel  1793 
decapitò  il  suo  re;  il  Papa  fu  penetralo 
dal  più  profondo  cordoglio,  che  manife- 
stò al  modo  che  dissi  nel  voi.  XV,  p.  212, 


PIO 

e  quindi  la  convenzione  nazionale  abolì 
ogni  culto  religioso,' tutto  disponendo  per 
abbattere  la  s.  Sede  e  democratizzare  Ro- 
ma con  lo  stato  pontifìcio.  Si  cominciò 
ad  esigere  il  riconoscimento  della  repub- 
blica francese,  ma  Basville  che  tentò  ri- 
voluzionare i  romani,  da  questi  fu  ucci- 
so. Allora  Pio  VI  prevedendo  la  vendetta 
de'suoi  connazionali  pensò  a  prendere  mi- 
sure di  sicurezza  per  la  capitale  e  per  le 
provincie,  cui  dovè  imporre  nuove  gra- 
vezze, ed  il  popolo  vi  si  rassegnò  convin- 
to dalle  imponenti  circostanze.  I  romani 
per  meglio  attestargli  il  loro  sincero  at- 
taccamento, volevano  innalzargli  una  sta- 
tua di  bronzo,  e  per  l'opposizione  del  Pon- 
tefice il  senatore  si  contentò  di  porre  una 
lapide  onorevole  in  Campidoglio.  A  fron- 
te di  tante  calamità,  Pio  VI  continuan- 
do a  beneficare  i  sudditi,  nell'università 
romana  istituì  la  cattedra  di  ostetricia, 
aprì  nuove  strade  pubbliche,  fece  coniar 
moneta  plateale:  proteggendo  l'utile  isti- 
tuto delle  Scuole  cristiane ,  edificò  loro 
la  casa  di  s.  Salvatore  in  Lauro  per  l' i- 
struzione  gratuita.  Inoltre  nel  i7q3  e- 
resse  il  vescovato  di  Nuova-  Orleans  nel- 
V  America.  Le  assidue  cure  e  i  disgusti 
provati  di  somme  angustie,  sconcertaro- 
no la  salute  del  vecchio  Papa  e  soggiaccpie 
a  diverse  febbri.  Quindi  rassegnato  ai  de- 
creti del  cielo  e  considerando  che  i  de- 
litti degli  uomini  avean'o  provocati  i  ca- 
stighi della  guerra  e  di  quanto  affliggeva 
tutta  Europa,  per  implorare  la  divina 
misericordia,  il  Papa  nel  1794  fece  Pro" 
cessioni  di  penitenza,  pubbliche  preghie- 
re, giubilei  e  missioni,  lo  che  dai  fran- 
cesi veniva  interpretato  per  muovere  il 
popolo  a  prendere  le  armi.  Non  manca- 
rono di  fomentare  la  ribellione,  e  si  or- 
dì un'infame  trama  contro  il  magnanimo 
Pontefice  ,  cui  riuscì  scuoprire  :  furono 
raddoppiate  le  guardie  nell'anticamera 
pontificia  e  non  si  accordarono  più  udien- 
ze segrete  ;  si  visitarono  le  lettere  alla  po- 
sta e  molte  persone  sospeltefurono  espul- 
se dalla  capitale,  anzi  persino  alcuno  del- 


PIO 

In  bassa  famiglia  palatina.  Nelle  provin- 
cie  si  presero  misura  energiche  contro  i 
malvagi  ed  ingrati  alle  sue  taute  bene- 
ficenze; mentre  emissari  francesi  da  per 
tutto  procuravano  sollevare  il  popolo  e 
corrompere  la  truppa. 

Nel  i  795  sapendo  Pio  VI  che  il  diret- 
torio di  Parigi  avea  decretata  la  sua  de- 
tronizzazione, continuò  ad  accrescere  le 
milizie;  ed  a  rimediare  alla  penuria  della 
moneta,  invitò  tutti  a  portare  alla  Zec- 
ca i  loro  argenti,  accordando  il  frutto  del 
quattro  e  mezzo  per  cento;  ma  questa 
provvidenza  ancora  venne  delusa  dagli 
avidi  monopolisti.  Pose  una  tassa  sui  be- 
nefizi, sospese  i  lavori  del  museo,  ven- 
dette più  di  4o  cavalli  della  scuderia  pon- 
tificia, moderò  le  spese  del  palazzo  apo- 
stolico per  riparare  alla  scarsezza  de'mez- 
zi  in  cui  trovavasi  l'erario  e  le  scadute 
finanze  ;  ma  erano  tenui  queste  risorse  in 
confronto  de'  bisogni  dello  stato.  Nel  cor- 
so di  20  anni  si  erano  creali  8  milioni 
di  cedole,  quali  superando  il  denaro  in 
commercio,  si  dovette  pensare  a  ritirarle 
dal  suo  corso  e  lacerarle.  A  tal  effetto  la 
camera  pose  in  vendita  diverse  sue  pos- 
sessioni, come  Albano;  spedì  a  Genova 
il  marchese  Gnudi  per  prendere  a  cam- 
bio 5oo,ooo  scudi,  dando  per  garanzia 
la  M esola  nella  legazione  di  Ferrara,  ac- 
quistata da  Pio  VI ,  e  l'affitto  dell'allu- 
me di  rocca  ;  e  prese  molle  somme  a  cen- 
so dai  privati,  onde  dalla  sola  Marca  di 
Ancona  s'introitò  3oo,ooo  scudi.  Segui- 
tando la  guerra  tra  Franóse  Spagna,  a 
questa  il  Papa  concesse  d'imporre  36  mi- 
lioni sul  clero  e  3o  su  quello  d'  ameri- 
ca, oltre  le  rendite  de'  benefizi  vacanti. 
Per  loslesso  motivo  permise  al  redi  Sar- 
degna d'alienare  per  3o  milioni  di  beni 
ecclesiastici.  A  tante  afflizioni  si  aggiunse 
a  Pio  VI  la  detronizzazione  del  redi  Po- 
lonia, e  per  non  disgustare  il  re  d'Inghil- 
terra, che  mostravasi  favorevole  ai  cat- 
tolici, convenne  alle  variazioni  operale  in 
Corsica.  Nel  1  796  la  Francia,  pei  prete- 
sti riportati  a  quell'articolo,  occupò  Bo- 


P  I  O  99 

lagna,  Ferrara  e  altri  luoghi,  senza  re- 
sistenza, perchè  il  Papa  vedendola  inutile 
e  provocatrice  di  maggiori  disastri  lavca 
impedita.  Frattanto  per  timore  partiro- 
no da  Roma  le  zie  di  Luigi  X  VI,  i  prin- 
cipi reali  Augusto  d' Inghilterra  e  Save- 
rio di  Sassonia,  molti  cardinali,  prelati  e 
famiglie  cospicue.  Privo  di  mezzi  di  di- 
fesa e  per  impedire  ulteriori  occupazio- 
ni, Pio  VI  fu  costretto  dalla  Francia  al- 
l'armistizio de' 23  e  28  giugno  17965  a 
domandar  scusa  della  morte  di  Basville, 
a  cedere  le  legazioni  di  Bologna  e  Ferra- 
ra e  la  città  di  Faenza,  a  pagare  2  1  mi- 
lioni di  lire  tornesi ,  ossia  1  5  milioni  di 
franchi  ,  e   consegnare  per  Parigi  100 
codici  della  Biblioteca  Vaticana  e  100 
pezzi  di  pittura  e  scultura  i  più 'famosi, 
ed  i  busti  de'  due  Bruti,  tolti  dai  musei 
Valicano  e  Capitolino.  A  supplire  alle 
convenute  imposizioni  Pio  VI  condiscor 
so  tenuto  a'cardinali  e  riportalo  nel  voi. 
X  V,  p.  2t  3, levò  da  Castel  s.  Angelo  il 
tesoro  ripostovi  da  Sisto  V;  spedi  a  Ge- 
nova il  marchese,  poi  duca  Torlonia,  a 
prender  a  cambio  un  milione  di  scudi  , 
con  l'ipoteca  di  lutto  lo  stalo  pontificio; 
finalmente  fu  intimata  la  consegna  al- 
la zecca  di  tutti  gli  ori  e  argenti,  a  riser- 
va de' vasi  sacri  e  de'personali  abbiglia- 
menti, ricevendosi  quale  imprestito  frut- 
tifero ,  e  produsse  più  di  4o  milioni   di 
scudi.  In  questo  tempo  l'erario  pontifi- 
cio si  trovava  gravalo  di  circa  100  mi- 
lioni di  scudi  di  debito,  fra  cedole, Luo- 
ghi di  Monte  e  Vacabili.  Nel  medesimo 
anno  in  Roma  ed  altrove  molte  sacre  Im- 
magini della  Madonna  prodigiosamente 
aprirono  gli  occhi,  il  che  fece  concepire 
speranze  e  timori  :  dipoi  Pio  VI  concesse 
1'  uffizio  e  messa  alla  Beata  Vergine  per 
memoria  di  tal  prodigio,  pel  clero  ro- 
mano a'  9  luglio.  Commosso  il  Papa  da 
questi  miracoli,  per  infervorare  il  popolo 
a  confidare  nel  patrocinio  della  B.  Vergi- 
ne, volle  che  si  facessero  missioni  m6prin- 
cipali  piazze  di  Roma  e  diverse  processio- 
ni di  penitenza,  per  cui  si  operarono  in- 


ioo  prò 

finite  conversioni  in  lutti  i  ceti  di  per- 
sone. 

Quando  Pio  VI  per  tanti  enormi  sa- 
grifici  sperava  tranquillila,  venne  a  sape- 
re che  il  direttorio  di  Parigi,  per  artico- 
lo preliminare  della  pace  definitiva,  vo- 
leva pubblica  ritrattazione  de' brevi  con 
cui  condannò  la  costituzione  civile  del  cle- 
ro di  Francia.  Sommo  ne  fu  il  dolore  che 
provò,  e  radunata  la  congregazione  dei 
cardinali  deputati  agli  affari  di  Francia, 
tutti  furono  concordi  in  rigettare  la  ri- 
chiesta del  direttorio,  consigliando  il  Pa- 
pa ad  esporsi  piuttosto  ad  un  glorioso 
martirio,  che  tradire  il  suo  onore,  il  suo 
dovere  e  violare  le  massime  della  Chiesa. 
Questa  decisione  non  poteva  essere  più. 
conforme  ai  sentipienti  di  Pio  VI,  escla- 
mando con  aposlolica  franchezza  :  Io  tro- 
vo la  corona  del  martirio  molto  più 
brillante  di  quella  die  io  porlo  in  capo, 
e  dichiarò  la  negativa  al  direttorio,  non 
senza  tentare  la  pace  a  mezzo  del  cav. 
Azzara  ministro  di  Spagna  di  dubbia  fe- 
de, e  di  altri,  ma  senza  risultati.  Allora 
deciso  di  difendersi  per  quanto  potesse, 
benché  fosse  l'erario  esausto  e  le  finanze 
rovinale  afìalto,  approvò  il  piano  di  for- 
za armata  per  difendere  Pioma  e  le  prò- 
vincie  rimastegli.  Si  formò  la  guardia  Ci- 
vica, si  fecero  reclute, si  aumentò  la  Mi- 
lizia anche  colle  offerte  di  vari  signori, 
ebbe  luogo  nuova  requisizione  d'ori  e  di 
argenti,  e  spontanee  contribuzioni;  si  rin- 
novarono pubbliche  preghiere,  obbligan- 
dosi tutti  gli  ecclesiastici  a  far  per  dieci 
giorni  gli  esercizi  spirituali  di  s.  Ignazio, 
nella  sua  chiesa  e  in  quelle  del  Gesù  e 
de' ss.  Apostoli;  inoltre  il  Papa  rinnovò 
gli  ordini  sul  rispetto  ai  sacri  templi  e  il 
vestire  delle  donne.  Queste  e  altre  cure lo- 
devolissime,che  infaticabile  l'opprimeva- 
no, sebbene  dovessero  rendere  il  suo  no- 
me caro  a  lutti,  pure  ebbe  nemici  in  tutte 
le  classi  di  persone,  perchè  in  esse  erano 
scostumati  che  non  sopportavano  il  freno 
della  correzione,  mentre  lo  spirito  d'in- 
contentabilità più  o  meno  dominò  sem- 


PIO 

pie  i  romani;  ma  loro  malgrado  dove- 
rono rendergli  giustizia  dopo  morto  e 
quando  poterono  istituire  de' confronti, 
onde  il  biasimo  si  converti  in  non  peri- 
tura lode.  Era  però  sicuro  Pio  VI  di  non 
aver  procurato  se  non  che  il  bene  della 
Chiesa  e  de' sudditi,  nulla  aversi  a  rim- 
proverare e  perciò  niun  pericolo  spaven- 
tarlo: ne  diede  prova  quando  recandosi 
alla  quotidiana  visita  in  s.  Pietro,  un  cer- 
to Alessandro  Deodati,  per  procacciarsi 
premio,  lo  avverti  non  inoltrarsi,  essen- 
dovi due  persone  impostate  per  uccider- 
lo, avviso  ch'egli  disprezzò.  Intanto  i  po- 
poli si  accorsero  quali  erano  le  mire  dei 
francesi,  predicanti  libertà  ed  eguaglian- 
za; insorti  al  grido  di  viva  Gesù, viva  Ma- 
ria, viva  Pio  FI,  non  pochi  ne  massa- 
crarono, vendicando  gli  oltraggi  d'ogni 
sorte  cui  erano  segno,  le  rapine,  i  tradi- 
menti, le  brutalità  cui  furono  esposte  le 
donne  d'ogni  età.  Il  Papa  prima  di  dar 
principio  ai  militari  preparativi  volle  ren- 
dere intese  tutte  le  corti  cattoliche, come 
avea  fatto  in  tutti  gli  altri  avvenimenti, 
delle  ragioni  che  l'aveano  costretto  a  da- 
re l'assoluta  negativa  alle  pretensioni  del- 
la repubblica  francese,  come  di  difender- 
si nel  caso  che  i  francesi  tentassero  inva- 
dere il  resto  dello  stato:  si  lusingava  che 
esse  sarebbero  concorse  ad  aiutarlo,  ma 
restòdeluso,  perchè  i  sovrani  aveano  ben 
da  pensare  per  loro  e  tutti  cercavano  la 
pace  col  formidabil  nemico.  Sospese  le 
rate  dell'imposizione  convenuta  nell'ar- 
mistizio, e  fece  partire  le  milizie  colla  sua 
benedizione  e  tra  le  pratiche  divote,  con 
alla  testa  il  generale  austriaco  Colli,  man- 
dato dall'imperatore  Francesco  II. 

La  sorte  de'dominii  della  s.  Sede  già  era 
stata  decretala  dal  direttorio  di  Parigi,  e 
per  consumarne  l'occupazione  attese  la  su- 
periorità dellesuearmi  sulle  tedesche.  In- 
tanto il  generale  in  capo  Bonaparte,  chia  - 
mato  a  sé  in  Brescia  il  cardinal  Alessan- 
dro Mattei,  lo  volle  mediatore  tra  la  re- 
pubblica e  Pio  VI,  per  evitare  la  sua  ro- 
vina equella  deluciditi,  ritrattando  i  sud- 


PIO 
detti  brevi  :  ma  il  Papa  fidando  nella  cau- 
su  della  fede  e  ne'  soccorsi  promessi  da 
Vienna  e  da  altre  corti,  rispose  non  te- 
mere i  perìcoli  e  le  minacce,  hi  vece  l'o- 
na parte  da  Verona  scrisse  al  cardinale  di 
essere  risoluto  di  far  marciare  le  sue  trup- 
pe contro  Roma,  non  già  per  vendicarsi 
del  Papa  o  del  popolo,  ma  di  quelli  solo 
che  lo  consigliavano  alle  ostilità.  Fermo 
Pio  VI  nel  proponimento  di  respingere 
la  forza  con  la  forza, ordinò  a  tutti  i  sud- 
diti il  suono  delle  campane  a  martello  al- 
l'avvicinarsi del  nemico,  di  levarsi  in  mas- 
sa e  colle  armi  affrontarlo,  con  quel  co- 
raggio che  ad  un  cattolico  ispira  la  fede,  e 
ad  un  buon  cittadino  l'amor  di  patria,  a- 
nimando  tutti  a  difendere  col  propriosan- 
gue  la  religione  de'loro  padri,  l'onore  di 
Dio  e  quanto  vi  ha  di  più  caro  al  mon- 
do. Il  general  Bonapai  te  intercettò  la  let- 
tera che  il  nunzio  di  Vienna  Albani  scri- 
veva al  cardinal  busca  segretario  di  sta- 
to, sui  soccorsi  che  avrebbe  mandalo 
Francesco  II  ;  laonde  fece  marciate  la  sua 
vanguardia, che  avendo  incontrato  la  Mi- 
lizia pontificia  presso  Faenza  la  sbara- 
gliò, e  continuando  la  marcia  s'impadro- 
ni  di  Forlì  e  di  Cesena,  quindi  occupò  s. 
Leo,  Sitiigaglia  ed  /I/icona,  avanzandosi 
a  Macerata,  derubando  in  Loreto  il  su- 
perstite tesoro  e  trasportando  al  museo 
di  Parigi  il  venerando  simulacro  della 
Beata  Vergine.  Caduta  Roma  nella  più 
gran  costernazione,  si  consigliò  il  Papa  a 
porsi  in  salvo  e  partire  perTerracina,  on- 
de passare  in  Napoli  ,  il  cui  re  s'  inter- 
pose poi  con  Bonaparte;  ma  il  general 
Colli  gli  fece  sapere  che  stante  la  buona 
posizione  che  avea  occupato,  se  vi  fosse 
stato  pericolo  l'avrebbe  avvisato.  Sospe- 
sa la  partenza,  Pio  VI  mandò  a  Terra- 
cina  i  più  preziosi  oggetti  del  tesoro  di 
Loreto,  de'  musei  e  di  Castel  s.  Angelo. 
Finalmente  in  Tolentino  a'  iq  febbraio 
i  7Q7  fu  conchiusa  la  pace  con  durissime 
condizioni,  che  riportai  anche  a  Francia, 
cedendo  il  Papa  la  Romagna,  Avignone 
e  il  Veuaissino,  oltre  il  convenuto  ucl- 


P  I  O  i  o  i 

l'armistizio,  lo  che  toccai  anche  nel  voi. 
XIX,  p.  io').  Quindi  si  fecero  tornare  in 
Castel  s.  Angelo  gli  elfelti  preziosi  spe- 
diti a  Terracina,  ed  il  governo  si  occu- 
pò ad  eseguire  il  trattato  di  pace,  e  per- 
ciò nuovo  prestito  di  requisizione  d'ori  e 
di  argenti,  compresi  i  sacri  arredi  delle 
cinese.  Queste  contribuzioni  unite  ad  al- 
tre enormi  che  i  francesi  aveano  tolto  in 
molti  luoghi,  insieme  ai  più  preziosi  mo- 
numenti ov'erano  entrati,  esacerbarono 
talmente  i  popoli  che  molti  ne  massacra- 
rono, di  che  ebbero  a  pentirsi  per  l'aspra 
veudetta  che  ne  fecero.  Pio  VI  bisognòche 
ricorresse  a  nuovi  prestiti,  prese  800,000 
scudi  dai  banchieri  e  col  metallo  dei  can- 
noni fece  battere  moneta  ;  adottò  la  più 
stretta  economia,  incominciando  dal  Pa~ 
lazzo  apostolico, diminuì  la  milizia  e  fe- 
ce altri  risparmi.  Di  tutte  le  gioie  spet- 
tami ai  triregni,  mitre  e  altri  indumenti 
pontifìcii  cedute  ai  francesi,  solo  potè  con 
indennizzi  ricuperarne  piccola  parte. 

Adempiti  i  patti  della  pace,  fio  VI  si 
guardò  bene  di  fornire  pretesti  ai  fran- 
cesi di  lagnarsi,  anzi  li  trattò  colla  più  lea- 
le confidenza,  ricevendo  sempre  con  par- 
ticolare distinzione  il  ministro  Cacault , 
e  tutti  i  francesi  che  recavansi  in  Roma, 
i  quali  ne  restavano  commossi.  Intanto 
Pio  VI  accordò  al  re  di  Napoli  per  una 
sol  volta  la  nomina  di  tutti  i  vescovati; 
indi  soggiacque  a  pericolosa  malattia  che 
fece  temere  de'suoi  giorni,  derivata  dal- 
le tante  sofferenze  patite,  neh' età  di  79 
anni.  Perciò  die  la  facoltà  al  segretario 
de'  brevi  e  al  datario,  per  la  spedizio- 
ne degli  affari,  cui  applicava  ,  quando  i 
molli  suoi  incomodi  glielo  permetteva- 
no. Ricevette  il  cardinal  Lorenzana,  Des- 
puig  arcivescovo  di  Siviglia  e  Musquiz 
arcivescovo  di  Seleucia,  mandati  da  Car- 
lo IV  re  di  Spagna  per  le  riforme  che 
voleva  fare  sid  clero,  ed  assicurarlo  del 
suo  patrocinio  coi  francesi.  A  rimborsa- 
re quelli  che  aveano  somministrato  gli 
ori  e  gli  argenti,  ed  i  suddetti  banchieri, 
fece  stampare  due  milioni  di  cedole.  INel- 


102  PIO 

la  penuria  de'comnieslibili,  Pio  VI  si  die 
tutta  ia  premura  perchè  nulla  mancasse. 
A  riparare  poi  il  discredito  delle  cedole 
e  per  diminuirne  il  numero,  ordinò  la 
vendita  della  quarta  parte  de'beni  eccle- 
siastici rustici  in  tutto  lo  stato,  compre- 
si quelli  de'luoghi  pii.  Mandò  le  Fascie 
benedette  al  re  di  Portogallo,  al  quale  ar- 
ticolo dissi  pure  di  quelle  donate  pei  fi- 
gli de'  re  di  Spagna  e  di  Francia,  e  per 
Ferdinando  I  imperatore  d'Austria.  Es- 
sendosi formata  la  repubblica  Cisalpina, 
il  cui  centro  fu  Milano,  per  obbligare  il 
Papa  a  riconoscerla,  venne  occupata  la 
legazione  dì  Urbino  e  la  fortezza  di  s.  Leo. 
Ciò  non  pertanto  si  proclamò  la  repub- 
blica anche  in  Pesaro,  Fano,  Sim'ga- 
glia,  Gubbio  ed  ancona,  che  vollero  in- 
corporarsi alla  Cisalpina,  tutto  per  ma- 
novre de'francesi.  Pio  VI  protestò  e  poi 
gli  convenne  tacere  per  non  provocare 
peggiori  mali.  Bensì  avvertì  i  vescovi  ita- 
liani sopra  le  massime  che  contenevano 
le  costituzioni  repubblicane,  dichiarando 
illecito  il  giuramento  che  si  esigeva,  per- 
chè conteneva  l'odio  contro  personee  go- 
verni, che  non  erano  dal  vangelo  ripro- 
vali. Frattanto  emissari  francesi  più  vol- 
te tentarono  rivoluzioni  in  Roma,  e  nel- 
la vigilia  de'ss.  Pietro  e  Paolo  si  die  fuo- 
co ad  un  magazzino  di  polvere  in  Castel 
s.  Angelo  con  funeste  conseguenze.  Es- 
sendo ambasciatore  della  repubblica  Giu- 
seppe Bonaparte,  giunse  in  Roma  il  ge- 
neral Duphault  per  democratizzarla  coi 
domimi  restati  a  Pio  VI,  al  modo  nar- 
rato a  Fraxcia;  restò  vittima  nel  procla- 
mare la  repubblica,  nel  tumulto  de' 28 
dicembre,  senza  colpa  del  governo.  Tan- 
to bastò  perchè  il  direttorio  di  Parigi  or- 
dinasse 1'  intera  occupazione  dello  stato 
papale,  la  detronizzazione  e  carcerazione 
di  Pio  VI,  il  quale  inutilmente  offrì  qua- 
lunque soddisfazione.  Trovandosi  egli 
sempre  cagionevole  di  salute,  fu  dolen- 
tissimo dell'accaduto,  fece  chiudere  i  tea- 
tri per  evitate  la  riunione  del  popolo,  in- 
timò uu  giubileo,  le  missioni,  pubbliche 


PIO 

preghiere,  processioni  di  penitenza  ;  fece 
esporre  in  s.  Pietro  le  reliquie  maggio- 
ri, nel  Sancta  Sanctorum  l'immagine  del 
Salvatore,  quella  di  s.  Maria  in  Portico 
alla  sua  chiesa  e  le  catene  di  s.  Pietro.  Per 
conservare  la  pubblica  quiete  prescrisse 
la  pena  di  morte  a  chiunque  insultasse  i 
francesi  o  le  milizie  pontificie.  A  distrug- 
gere l'infame  calunnia  di  aver  cooperato 
alla  morte  di  Duphault,  Pio  VI  ordinò 
un  giuridico  processo  che  trasmise  a  Pa- 
rigi, sottoscritto  dal  corpo  diplomatico, 
ma  senza  effetto,  perchè  la  prepotenza  e 
la  forza  non  ascoltano  ragioni. 

Nel  1798  il  general  Berthier  nel  gen- 
naio entrò  nello  stato  pontificio  e  suc- 
cessivamente l'occupò,  protestando  voler 
solo  punire  gli  assassini  di  Duphault,  il 
governo  di  Roma  e  gl'insulti  fatti  all'am- 
basciatore Bonaparte;  ed  alla  deputazio- 
ne inviatagli  dal  Papa,  del  cardinal  So- 
maglia,  principe  Giustiniani  e  due  pre- 
lati, rispose  che  avrebbe  trattato  quando 
fosse  giunto  sulla  piazza  di  s.  Pietro.  In 
Roma  tutto  fu  terrore  e  confusione,  pel- 
le mene  de*  sediziosi;  altre  deputazioni 
spedite  a  Berthier  nulla  ottennero,  anzi 
venne  obbligato  Pio  VI  a  tranquillare  il 
popolo ,  per  evitare  massacri.  Fu  insi- 
nuato al  Papa  di  ritirarsi  a  Napoli,  ma 
egli  fidando  nelle  promesse  del  genera- 
le si  ricusò.  L'avanguardia  entrò  in  Ro- 
ma a' io  febbraio  impossessandosi  di  Ca- 
stel s.  Angelo,  e  Berthier  si  accampò  a 
Monte  Mario,  attendendo  1'  invito  dei 
suoi  fautori  repubblicani,  cioè  la  feccia 
della  città  prezzolata,  scostumati,  falliti, 
truffatori,  avanzi  di  galera,  che  recativi- 
si  nel  dì  seguente,  trepidante  fece  il  suo 
ingresso  in  Roma,  e  prese  alloggio  nel  pa- 
lazzo Quirinale.  Subito  mandò  il  general 
Cervoni,  fatto  comandante  di  piazza,  ad 
assicurare  Pio  VI  di  uulla  temere  per  la 
sua  persona  e  sovranità,  e  fu  allora  che  il 
Papa  si  convinse  che  i  francesi  aveano  in- 
vaso Roma,  poiché  si  lusingava  che  ciò 
non  avrebbero  effettuato.  Tuttavolta  il 
goveruo  pontifìcio  proseguì  ad  agire,  ma 


PIO 

per  poco.  S'incominciò  con  imporre  la 
contribuzione  di  200  mila  scudi,  con  la 
requisizioue  di  3, 000  cavalli,  col  seque- 
strare gli  elfetti  de' portoghesi,  inglesi  e 
russi;  iu  fine  a'i5  febbraio  sul  Campido- 
glio fu  proclamata  la  repubblica  Tiberi- 
na e  cambiato  il  governo,  al  modo  detto 
ne' voi.  VII,  p.  i^5,  XX,  p.  16  e  17, 
XXII,  p.  1  7.  Questa  effimera  repubblica 
romana  durò  iq  mesi  e  fu  divisa  in  8  di- 
partimenti, che  presero  il  nome  dai  fiu- 
mi divisori  de' territorii,  cioè  Cimino, 
Circeo,  Clitunuo,  Meta  uro,  Musone,  Te- 
vere, Trasimeno,  Tronto.  Si  crearono 
consolle  ministri  repubblicani;  si  distrus- 
sero gli  stemmi  gentilizi,  si  soppressero  i 
titoli  di  nobiltà,  e  si  ordinò  a  lutti,  coni* 
presi  gli  ecclesiastici  secolari  e  regolari, 
di  portare  la  coccarda  tricolore,  bianca, 
rossa  e  nera.  Indi  nella  maniera  più  inso- 
lente, il  calvinista  svizzero  Haller,  com- 
missario francese,  si  presentò  a  Pio  VI 
circondato  dai  cardinali,  dichiarandogli 
che  il  popolo  romano  avea  proclamata  la 
sua  indipendenza,  che  più  non  lo  ricono- 
sceva per  sovrano,  onde  il  suo  regno  era 
finito.  Furono  licenziate  le  guardie  ponti- 
ficie, rimpiazzate  da  5oo  francesi,  i  quali 
con  avidità  procurarono  saziare  la  loro 
ingordigia  con  quanto  nel  palazzo  capitò 
loro  alle  mani.  Il  general  Cervoni  si  recò 
dal  Papa  a  presentargli  la  coccarda  na- 
zionale, eccitandolo  a  farsi  vedere  con 
questo  segno,  promettendo  pingue  pen- 
sione. Ma  Pio  VI,  imperturbabile  e  sere- 
no, francamente  gli  disse:  Io  nonconosco 
altre  divise,  che  quelle  di  cui  mi  ha  onorato 
la  Chiesa.  Voi  avete  lutto  ilpoteresulmio 
corpo,  ma  non  già  sulla  mia  anima,  che 
si  ride  e  disprezza  i  vostri  attentati.  Non 
lio  bisogno  di  alcuna  pensione.  Un  basto- 
ne ed  un  abito  il  più  rozzo  bastano  ad 
uno,  che  in  difesa  della  fede  deve  quan- 
to prima  spirare  sulla  cenere.  In  tal  guisa 
Pio  VI  si  dimostrò  sempre  superiore  agli 
obbrobri  e  persecuzioni  de'  suoi  nemici. 
Questi  eroici  sentimenti  non  bastarono 
a  confondere  i  suoi  accanili  persecutori, 


PIO  io3 

imperocché  il  general  Cervoni  ebbe  l'au- 
dacia di  consigliarlo  alla  rinunzia  de' suoi 
stali,  per  conservare  la  dignità  spirituale 
e    conseguire  dalla   repubblica  francese 
l'annua  pensione  di  3oo  mila  lire,  altri- 
menti avrebbe  perduto  tutto  e  la  sua  li- 
bertà. A  questo  nuovo  assalto,  Pio  VI  di- 
gnitosamente rispose  :  La  potestà  in  vigo- 
re d'una  libera  elezione  proviene  da  Dio 
solo  e  non  dagli  uomini,  e  perciò  non  pos- 
so io,  uè  debbo  rinunziarvi.  Mi  appresso 
all'anno  8o.°  della  mia  vita,  onde  non  ho 
di  che  temere,  e  lascio  che  si  usino  sopra 
il  mio  corpo  tutte  le  violenze,  gli  strazi  e 
indegnità,  ad  arbitrio  di  chi  ha  la  forza 
in  mano.  Ma  l'anima  mia  è  ancor  tal- 
mente libera,  talmente  forte  e  piena  di  tal 
coraggio,  che  prima  incontrerò  la  morte, 
che  offendere  il  suo  onore  ed  il  suo  Dio. 
In  vece  i  francesi  caratterizzarono  sì  eroi- 
ca fermezza  per  insensata  ostinazione  e 
proseguirono  contro  di  lui  i  più  barba- 
ri trattamenti.  Con  prelesto  di  pubblica 
tranquillità  cominciarono  a  imprigiona- 
re i  cardinali,  alcuni  de'quali  s'erano  già 
messi  in  salvo;  al  Papa  gli  si  allontana- 
rono i  parenti  ed  i  più  affezionati  fami- 
gliari, e  toltala  libreria  che  avea  destina- 
to per  Cesena,  indi  venduta  per  12,000 
scudi;  alla  sua  presenza    i  commissari 
francesi  frugarono  nelle  sue  intime  stanze 
eguardarobe,  ma  non  trovarono  che  abi- 
ti e  biancherie  e  solo  qualche  tenue  og- 
getto prezioso;  1' Haller  si  appropriò  la 
scatola  a  forma  di  urna  che  conteneva  il 
tabacco  che  soleva  donargli  il  re  di  Spa- 
gna, ed  ordinò  che  si  portasse  in  sua  casa 
perchè  gli  piaceva.  Pio  VI  si  limitò  a  dire: 
E  voi  mi  volete  ancora  privare  del  tabac- 
co ?  Sì  sequestrarono  le  porte  dei  palazzi 
apostolici,  de' musei  e  gallerie  in  favore 
della  repubblica  francese.  A  questa  si  ap- 
plicarono i  beni  confiscati  alle  famigliedcl 
cardinal  decano  Albani  e  di  Braschi:  di- 
poi nel  seguente  pontificato,  a  mediazione 
di  Cacault,  alle  due  famiglie  furono  re- 
stituiti gli  oggetti  d'arte  sequestrati,  non 
però  tulli  quelli  della  Villa  Albani.  I  la- 


io4  Pio 

tirocini  e  dilapidazioni  corti  messe  dai  frati  • 
cesi  si  leggono  nelTavanti,nelBeccatini, 
nel  Baldassari  e  in  altri  autori,  insieme 
agli  strapazzi  e  contumelie  sofferte  da  Pio 
Vie  dalla  gerarchia  ecclesiastica.  In  Ve- 
nezia si  stampò  il  libro:  Vicende  di  Ro- 
ma in  varie  epoche,  confrontate  con  quelle 
sofferte  nel  1 798,  o  sia  V  ottavo  saccheg- 
gio di  Roma  dato  dai  francesi,  coli' elen- 
co delle  pitture,  statue,  sculture  e  busti 
trasportate  a  Parigi.  A  Medaglie  parlai 
delle  collezioni  che  si  presero  i  francesi,  i 
quali  si  calcola  che  abbiano  tolto  dallo  sta- 
to pontificio  200  milioni  di  lire  tornesi. 
Credendosi  dai  francesi  necessario  l'esilio 
del  capo  della  Chiesa,  a'  18  febbraio, 
mentre  desinava,  si  presentò  PHaller  col 
cappello  in  testa,  benché  non  fosse  mili- 
tare, e  con  orgoglio  disse  a  Pio  VI  che 
gli  dasse  V  Anello  Pescatorio,  impadro- 
nendosi pure  d'una  scatola  di  biscotti  e 
confetture,  credendo  contenesse  gioie.  Nel 
partire,  Haller  disse  ai  famigliari:   Noi 
non  sappiamo  che  far  qui  del  Papa,  on- 
de vi  ordino  di  fargli  sapere,  che  si  pre- 
pari a  partire  domattina  alle  ore  6.  Un 
prelato  gli  rispose:  Andate  voi  stesso  a 
dargli  sì  trista  nuova  ;  io  non  devo  né  vo- 
glio farmi  ministro  delle  vostre  crudeltà 
contro  il  mio  sovrano.  Adunque  Haller 
rientrato  nella  camera  del  Poutefice, bru- 
scamente gl'intimo  di  preparai  si  alla  par- 
tenza. Ma  Pio  VI  con  mirabile  coraggio 
replicò:    Vicino  agli  80  anni ,  logorato 
dalla  vecchiaia  e  dagl'incomodi  di  salu- 
te sofferti  in  questi  due  mesi,  pe   quali 
ogni  momento  mi  sembra  eli  esser  debba 
l'ultimo  di  mia  vita,  io  non  so  se  potrò 
sopportare  la  fatica  d'un  viaggio.  Il  mio 
dovere  poi  mi  vuol  qui  enon  possoabban- 
donare  senza  delitto  le  funzioni  del  mio 
ministero ,iìè  il  mio  popolo,  onde  qui  vo- 
glio morire.  Soggiunse  Haller  con  arro- 
ganza, che  quanto  a  morire  si  muore  da 
per  tutto,  non  valere  ragionamenti  e  pre- 
testi, e  se  non  partiva  colle  buone,  par- 
tirebbe per  forza. 

Rimalo  solo  Pio  VI  co'suoi  domesli- 


PIO 

ci  alquanto  oppresso  di  spirito,  questo  ri- 
prese dopo  preghiera  al  Crocefisso,  per 
cui  con  calma  esclamò  :  Dìo  lo  vuole,  sia 
fatta  la  sua  volontàj  rassegniamoci  ai 
suoi  giusti  decreti.   Quindi   unicamente 
occupato  nel  dare  provvidenze  agli  affa  - 
ri  della  Chiesa,  impiegò  le  48  ore  che  ri- 
mase in  Roma.  A'20  febbraio  prima  che 
spuntasse  il  sole,  per  timore  d'una  sol- 
levazione popolare,  comparve  al  Vatica- 
no un  distaccamento  di  feroci  soldati  per 
istrapparvi  il  Pontefice  e  condurlo  a  Sie- 
na, vomitando  bestemmie  in  attendere 
che  ascoltasse  la  messa.  Gli  fu  data  una 
piccola  somma  pel  viaggio,  come  spoglia- 
to di  tutto,  e  tra'gridi  d'Haller  per  sol- 
lecitar la  partenza  e  le  lagrime  de' suoi, 
con  pena  si  recò  alla  carrozza.  Ad  accre- 
scerne il  dolore  un  indegno  suddito  da 
lui  perdonato,  ^)be  la  temerità  di  dirgli: 
Tiranno,  il  tuo  regno  è  finito.  E  il  Papa 
si  contentò  rispondere:  Se  io  fossi  stalo 
tiranno,  voi  non  potreste  essere  a  quest'o- 
ra in  vita.  Rivolgendosi  Pio  VI  verso  il 
tempio  di  s.  Pietro  colla  più  tenera  divo- 
zione, partì  dalla  sua  capitale  e  sede,  eoa 
tre  carrozze  e  due  altri  legni  con  pochi 
famigliari,  oltre  un  carro  con  pochi  equi- 
paggi :  i  famigliari  furono  i  notati  ne' voi. 
XX11I,  p.  95,  XXX,  p.  i53,  XLI,  p. 
13^,  2y4>  27^j  ove  pure  accennai  le  lo- 
ro peripezie.  Per  Monterosi,  Viterbo,  s. 
Lorenzo  nuovo  e  Radicofani  giunse  Pio 
VI  a  Pontecentitio, avendo  trovato  il  con- 
forto del  nipote  d.  Luigi,  il  quale  era  sta- 
to spogliato  del  suo  palazzo  e  ricche  sup- 
pellettili. Il  duca  montato  in  carrozza  con 
lo  zio  proseguì  il  viaggio.  A  s.  Quirico  il 
Papa  fu  ricevuto  da  Zondadari  arcive- 
scovo di  Siena  e  poi  cardinale,  e  prese 
alloggio  nel  palazzo  de'suoi  nipoti  Chigi, 
come  si  legge  nella  lapide  monumenta- 
le. A'25  febbraio  il  Papa  arrivò  a  Siena 
ricevuto  con  ogni  venerazione,  mentre 
in  Roma  accadde   terribile  sollevazione 
con  molta  strage,  che  si  estese ne'luoghi 
vicini.  Imperocché  divulgatasi  per  la  cit- 
tà la  prigionia  del  Pontefice,  gran  parte 


PIO 

del  basso  popolo  si  avviddc  che  la  sua  pro- 
clamala sovranità  allro  non  era  clic  la 
dilapidazione  delle  comuni  sostanze,  non 
esclusi  i  sepolcri,  a  vantaggio  de' più  fa- 
cinorosi e  de'minislri  repubblicani.  Del- 
l'avvenimento furono  incolpati  e  carce- 
rali i  più  probi  ecclesiastici,  per  colora- 
re la  fiera  persecuzione  de'ininistri  della 
religione,  la  quale  ad  ogni  modo  si  vole- 
va distruggere.  Indi  furono  pure  arresta- 
ti quasi  tutti  i  cardinali  e  prelati,  fra 'qua  - 
li  de  Gregorio  poi  cardinale,  che  si  pen. 
sava  creare  antipapa,  come  può  vedersi 
alla  sua  biografia;  si  voleva  da  loro  giu- 
ramento in  favore  alla  repubblica  e  odio 
alla  monarchia,  più  da'cardinali  la  rinun- 
zia  della  porpora;  ma  tutti  eroicamente 
ricusandosi,  furono  deportali  o  esiliati  in 
varie  parli,  come  dico  alle  biografie  dei 
cardinali,  tranne  Altieri  ed  Anticiche  ri- 
mmziarono  la  Porpora,  e  Rezzonico  per- 
chè languiva  infermo  nel  Ietto.  Pel  terre- 
moto che  afflisse  Siena,  il  granduca  di  To- 
scana Ferdinando  III,  invilo  il  Papa  a  re- 
carsi nella  certosa  presso  Firenze  ,  come 
narrai  nel  voi. XXV,  p. 46,  e  vi  fu  condot- 
to in  forma  d'arresto  ili.°giugnoi  798,  se- 
guito dalla  piccola  sua  corte  e  dal  cardinal 
Lorenzana  che  per  ordine  di  Carlo  IV 
soccorreva  il  Pontefice  del  bisognevole. 
Ivi  fu  visitato  dal  granduca  e  dai  sovrani 
di  Sardegna  detronizzati.  Essendo  il  Pa- 
pa nella  certosa,  si  occupò  come  in  Siena 
degli  altari  della  Chiesa,  e  principalmen- 
te sul  Giuramento  che  in  Pioma  si  esi- 
geva dai  professori  delle  università  Ro- 
mana e  Gregoriana;  sulla  futura  elezio- 
ne del  successore.derogando  a  di  verse  leg- 
gi, nel  modo  detto  ne'  voi.  XV,  p.  273, 
e  XXX,  p.  1  1  ;  sull'istituzione  dell'arcive- 
scovato di  Mohilowe  di  altre  sedi  vesco- 
vili in  Russia,  comedi  Minscko.  Mentre 
nel  1  798  e  nell'  istesso  luogo  eresse  il  ve- 
scovato di  Varsavia. 

Dimorando  Pio  VI  nella  certosa  ,  ri- 
cevette molte  consolazioni  dai  principi  e 
dai  vescovi.  L'imperatore  Fraucesco  li 
e  Carlo  111  gli  scrissero  lettere  coufortau- 


PIO  io5 

ti;  altre  n'ebbe  dai  vescovi  di  Francia  e 
d'  Inghilterra,  di  Germania  e  di  altre  par- 
ti, oltre  gli  attestati  di  divozione  che  ri- 
ceveva da  quelli  di  Toscana.  La  repub- 
blica francese  temendo  del  luogo  centra- 
le ove  dimorava  Pio  VI,  invitò  il  gran- 
duca a  licenziarlo,  ed  il  buon  principe  di 
concerto  con  l'Austria  gli  stava  procuran- 
do un  asilo  nella  summentovata  abbazia 
di  Molk  presso  Vienna, quando  scoppiata 
nuova  guerra  coi  tedeschi, restò  impedi- 
ta l'esecuzione.  Si  trattò  dai  francesi  di 
mandarlo  in  Sardegna  (si  disse  elicla  Spa- 
gna ebbe  qualche  mira  di  fissare  in  quel- 
l'isola la  residenza  papale,  e  far  cedere 
le  provincie  della  Chiesa  al  Borbone  du- 
ca di  Parma,  onde  ingrandirne  il  domi- 
nio), ove  l'avea  invitato  il  re,  ma  il  ti- 
more che  lo  liberassero  gl'inglesi  domi- 
natori del  Mediterraneo,  mandò  a  vuoto 
il  progetto;  anzi  essendo  accaduti  gravi 
tumulti  ne'confini  pontificii  contro  la  de- 
mocrazia, se  ne  incolparono  il  clero,  il  du- 
ca Braschi  e  lo  zio  Pio  VI,  che  fu  perciò 
obbligato  farlo  allontanare,  con  sommo 
suo  rammarico,  per  le  affettuose  cure  cui 
l'assiste  va,  a  segno  che  gli  produsse  gagliar- 
da febbre.  Disfatti  gli  austriaci,  la  Tosca- 
na divenne  preda  de'francesi,  che  subito 
intimarono  al  Papa  la  partenza  dal  suo 
tranquillo  e  salubre  soggiorno,  dove  con- 
tinuava ad  occuparsi  del  governo  della 
Chiesa,  avendo  a'6  marzo  istituito  il  ve- 
scovato di  Supraslia.  Pertanto  a'27  mar- 
zo 1799,  scortato  da  200  soldati,  senza 
riguardo  all'età  e  all'infelice  stalo  di  estre- 
ma debolezza  e  numerosi  incomodi  di  Pio 
VI,  fu  portato  a  Bologna,  indi  a  Mode- 
na, e  Parma,  ove  giunse  quasi  moribon- 
do. Ivi  gli  fu  staccato  il  cardinal  Loren- 
zana, e  per  forza  fu  strascinato  a  Piacen- 
za, e  fu  sul  punto  d'essere  liberato  dagli 
austriaci  che  ne  andavano  in  traccia.  Ai 
16  aprile  arrivò  il  Papa  a  Castel  s.  Gio- 
vanni, a' 1  7  a  Voghera,  il  18  a  Tortona, 
il  19  ad  Alessandria,  il  2  1  a  Casale  nel 
Monferrato,  il  22  a  s.  Crescentino,  dove 
fu  alloggiato  dai  filippini.  Per   Torino 


io6  PIO 

proseguì  il  viaggio  per  Chiavasso,in  cui 
come  per  tutto  accorse  il  popolo  a  festeg- 
giarne il  passaggio  e  dimostrare  il  filiale 
dolore  per  tanti  strapazzi  diesi  faceva- 
no inumanamente  ad  un  vecchio  infer- 
mo e  gerarca  della  Chiesa  innocente.  A- 
vendo  il  Papa  saputo  che  si  concluceva  in 
Francia,  ad  onta  del  suo  stato  deplora- 
bile, si  sottomise  pienamente  alla  volon- 
tà di  Dio.  A'  25  arrivò  a  Susa,  ma  ad 
Oulx  mancandogli  le  forze,  con  voce  fle- 
bile domandò  che  vi  si  lasciasse  morire, 
vedendo  le  scoscese  balze  del  Moucenis, 
che  dovea  varcare,  coperte  di  perpetua 
neve.  Per  quelle  altissime  vette,  tra'rigo- 
ri  eccessivi  del  freddo,  il  Papa  fu  com- 
mosso in  vedere  ovunque  que'montana- 
ri  accorrere  a  ricevere  la  sua  benedizio- 
ne, e  trepidare  quelli  che  a  braccio  lo  por- 
tavano tra  enormi  massi  di  ghiaccio.  Sot- 
to le  ali  della  prolettrice  provvidènza,  a 
traverso  di  tanti  disagi  e  pericoli,  il  ve- 
nerando viaggiatore  giunse  finalmente 
sulla  frontiera  di  Francia,  dove  il  diret- 
torio lo  faceva  inoltrare,  per  fargli  sem- 
pre più  perdere  la  speranza  di  riacqui- 
stare il  suo  trono  e  la  sua  libertà. Fu  Brian- 
coli  la  1 ."  città  che  a'3o  aprile  accolse  fra 
le  sue  mure  l'augusto  prigioniero:  vi  di- 
morò 58  giorni  in  una  casa  meschina  pres- 
so l'ospedale,  senza  mai  lagnarsi,  a  fron- 
te di  tulle  le  privazioni  e  rigori  de'suoi 
custodi,  interamente  rassegnato  ai  vole- 
ri divini.  Non  essendo  più  in  grado  di  ce- 
lebrare messa,  dupo  la  malattia  sofferta 
alla  certosa,  quella  che  ascoltava  era  per 
istrada  assistita  da  numeroso  popolo. 

La  tranquillità  dell'  animo  del  Papa 
fu  un  continuo  rimprovero  ai  persecuto- 
ri, che  si  videro  delusi  in  tutto  quanto 
fecero  per  avvilirlo,  sino  a  privarlo  del 
conforto  che  riceveva  da'suoi  famigliari, 
quali  in  gran  parte  furono  allontanati, 
incolpandoli  di  segrete  iutelligenze.Quan- 
do  gli  fu  intimalo  questa  disposizione,  e- 
gli  non  potè  far  a  meno  di  sentire  tutto 
il  peso  di  si  nuova  sventura  con  escla- 
mare: Noi  siamo  pronti  a  sacrificarci, 


PIO 

piuttosto  die  veder  allontanati  da  noi 
que'soli  ne* quali  abbiamo  riposta  la  no- 
stra confidenza.  Noi-  non  possiamo  sla- 
re un  sol  momento  senza  di  loro,  poiché 
ci  sono  necessari  e  indispensabili  i  loro 
servigi.  Per  maggiormente  esprimere  la 
sua  desolazione,  benché  divenuto  parali- 
tico, ebbe  tanto  d'impetod'alzarsi  per  mo- 
strarsi disposto  a  parti  reanch'esso,  anziché 
soggettarsi  a  sì  amara  separazione.  Dal - 
l'altri}  lato  non  è  a  dire  il  profondo  ram- 
marico e  le  lagrime  de'suoi  affettuosi  fa- 
migliari  nellostaccarsidaunpadresì  amo- 
roso, massime  dell'arcivescovo  Spina  fa- 
cente funzioni  di  maggiordomo  e  Carac- 
ciolo maestro  di  camera,  poi  cardinali,  e 
di  Ma  rotti  ex  gesuita  segretario.  Rimasto 
Pio  VI  privo  di  tali  domestici,  che  lo  con- 
solavano nelle  sue  continue  afflizioni,  e- 
gli  non  trovò  altro  compenso  che  nell'o- 
razione e  nel  meditare  sull'incostanza  del- 
l'umane grandezze,  sempre  benedicendo 
le  disposizioni  della  provvidenza  che  in 
tante  maniere  avea  messo  a  prova  la  sua 
costanza  e  rassegnazione.  I  più  libertini 
ed   increduli  furono  costretti  confessare 
che  nel  Vicario  di   Gesù  Cristo  Pio   VI 
tutto  era  soprannaturale  e  degno  di  sin- 
goiar ammirazione.  Temendo  il  diretto- 
rio di  Parigi  che  il  Papa  fosse  troppo  vi- 
cino al  teatro  della  guerra,  ordinò  diesi 
trasportasse  a  Valenza  nel  Delfinato,  nul- 
la curando  le  proteste  de'medici,  che  cor- 
reva rischio  di  perire  nel  viaggio.  In  una 
carrozza  fu  collocato  il  Pontefice  col  con- 
fessore e  i  due  aiutanti  di  camera,  dichia- 
randosi dal  direttorio  non  doversi  spen- 
dere più  di  1800  lire  per  tutto  il  viag- 
gio; ma  Pio  VI  non  volle  essergli  di  al- 
cun peso  e  prese  perciò  le  sue  misure.  Ai 
27  giugno  parti  da  Briancon,  pernottò 
a  s.  Crispino,  traversò  Ambrun,  eda'28 
fu  albergato  a  Savines  nella  capanna  di 
un  contadino;  il  29  proseguì  per  Gap, 
ove  si  fermò  tre  giorni.  A'2  luglio  il  Pa- 
pa giunse  a  Cors,  il  3  a  Lamur,  il  5  a 
Vizi  Ile,  il  6  a  Grenoble  (a  questo  artico- 
lo ed  anche  a  Gap  riportai  i  particolari 


PIO 

ilei  viaggio  tla  Briancou  a  Valc/iza  sul 
Rodano  e  la  gioia  provata  tla  Pio  VI  e 
dai  suoi  famigliari  che  trovò  a  Grenoble) 
ove  fu  ricevuto  dal  cav.  Labrador  inca- 
ricalo dal  re  di  Spagna  di  restare  presso 
di  lui,  per  diminuire  con  tutti  i  mezzi  le 
pene  della  schiavitù.  A' io  luglio  partì  per 
Tullins,in  cui  cattolici  e  protestanti  cor- 
sero a  rendergli  i  loroomaggi;  si  distinse- 
ro una  vedova  con  due  figlie,  che  corren- 
do dietro  la  carrozza,  sempre  gridavano  : 
noi  siamo  cattoliche  apostoliche  romane, 
e  si  meritarono  d'essere  ammesse  dal  Pa- 
pa alla  sua  presenza  e  lodate  di  loro  vi- 
va fede.  Lungo  la  strada,  drappelli  di  don- 
zelle vestite  di  bianco  sparsero  fiori.  La 
sera  degli  i  i  giunse  a  s.  Marcellino,  spet- 
tacolo della  divozione  de'popoli,  che  da 
per  tutto  accorrevano  per  venerarlo;  e  co- 
me gli  ahi  ta<i  ti  celebra  vano  la  festa  di  s.  Pio 
l,gli  offrirono  un  gran  mazzo  di  rose,  desi- 
derando ch'esse  fossero  per  lui  senza  spine. 
A'i  3  luglio  si  portò  a  pernottareaRo- 
mans,  benedicendo  come  altrove  la  mol- 
titudine che  con  ardore  religioso  lo  cir- 
condava, incontrato  da  200  donzelle  ve- 
stite di  bianco  e  dalla  municipalità.  Chi 
dovea  alloggiarlo,  essendo  uno  degli  spi- 
riti forti,  non  volle  fare  alcun  preparati- 
vo, ritenendolo  uomo  come  gli  altri;  ma 
quando  vide  la  maestosa  serenità  del  Pon- 
tefice romano,  benché  da'suoi  portato  dì 
peso  dalla  carrozza  allesue  stanze,sicom- 
mosse^  cadde  genuflesso  e  sbalordito  lo 
accompagnò,  convertendosi  subito  a  Dio. 
Molte  di  queste  conversioni  operò  la  pre- 
senza di  Pio  VI  in  Francia,  ove  Io  spi- 
rito di  pietà  grandemente  si  ravvivò,  con 
salutari  conseguenze.  Finalmente  a'  i4 
luglio  arrivò  a  Valenza,  che  Dio  avea  sta- 
bilito per  termine  di  sue  sciagure,  accol- 
to con  entusiasmo  religioso,  ma  guarda- 
to qual  prigioniero  di  stato.  A.  Valenza. 
narrando  quanto  riguarda  la  dimora  fat- 
tavi da  Pio  VI,  solo  (jui  dirò,  che  andan- 
do la  sua  salute  di  giorno  in  giorno  de- 
clinando, sentendosi  avvicinare  il  suo  fi- 
ne, si  andò  preparando  alla  morte,  rad- 


PIO  107 

doppiando  gli  atti  di  sua  rassegnazione  e 
le  pratiche  di  pietà.  A' 19  agosto  fu  as- 
salito da  violento  vomito,  e  sempre  più 
aggravandosi,  ricevette  il  s.  Viatico  a'27, 
previa  la  professione  di  fede,  che  recitan- 
dola il  prelato  Caracciolo,  egli  la  confer- 
mò ponendo  una  mano  sul  petto,  l'altra 
sul  vangelo.  Nel  ricevere  la  s.  Eucaristia 
pregò  caldamente  Dio  a  restituire  a  Pioma 
la  residenza  pontifìcia,  ed  alla  Francia  la 
religione,  la  prosperità,  la  pace.  Perdonò 
a'suoi  nemici  di  tutto  cuore,  come  gli  avea 
perdonati  e  benedetti  nell'entrare  sul  ter- 
ritorio francese.  Nel  di  seguente,  sacro  a 
s.  Agostino,  peggiorando,  il  prelato  Spina 
che  lo  avea  comunicato,  gli  somministrò 
l'estrema  unzione,  che  il  moribondo  Pon- 
tefice ricevè  con  edificante  sommissione 
tra  le  lagrime  degli  astanti.  Regolate  le 
cose  dell'anima,  donò  qualche  momento 
a  sottoscrivere  il  codicdlo  al  suo  testa- 
mento, il  quale  già  fatto  in  Roma  avea 
consegnato  al  confessore:  con  esso  volle 
dimostrare,  secondo  le  forze,  la  propria 
gratitudine  verso  i  suoi  fedeli  domestici 
e  compagni  di  sue  sciagure.  Si  legge  nel 
Viaggio  del  pellegrino  apostolico  il  soni' 
mo  Pontefice  Pio  VI,  da  Roma  a  Va  - 
lenza,  malattia  e  morie  ivi  accaduta,  ed 
altri  falli  posteriori,  e  suo  codicillo  pre- 
messo al  ragguaglio  di  quanto  avvenne 
in  Roma  nel  1798,  Venezia  1799.  Im- 
pedito di  parlare,  stendeva  la  mano  a  tut- 
ti i  famigliari  e  la  stringeva  loro  con  af- 
fetto, per  ringraziarli  del  loro  inalterabi- 
le attaccamento.  Offrendo  a  Dio  il  sagri- 
fizio  di  sua  vita,  tra  la  recita  delle  gia- 
culatorie e  versetti  di  salmi  passò  gli  ul- 
timi momenti:  benedi  medaglie,  croce- 
fissi e  corone,  si  congedò  con  abbracci  e 
benedizioni  dai  suoi  domestici,  tutti  ge- 
nuflessi e  lagrimanti.  Cominciata  l'ago- 
nia, monsignor  Spina  gli  die  la  benedi- 
zione papale  in  articulo  morlis,  recitan- 
do il  Papa  le  preci  degli  agonizzanti  col 
suo  cappellano,  essendo  sempre  libero  di 
mente,  e  col  Crocefisso  in  mano,  finché 
spirò  placidamente  la  notte  venendo  il 


io8  PIO 

29  agosto  1799  (secondo  il  suo  presen- 
timento, essendosi  più.  volte  ammalato 
gravemente  nel  giorno  di  s.  Agostino), 
nell'età  di  anni  81,  mesi  8  e  giorni  2,  e 
di  pontificato  il  più  lungo  dopo  s.  Pietro, 
di  anni  24,  mesi  6  e  giorni  i4- 

Della  sezione  del  cadavere,  come  dei 
medici  e  chirurghi  di  Pio  VI,  parlai  nel 
voi.  XLI V,  p.  1 37,  ed  a  p.  79  delle  mo- 
nete poste  nella  cassa  di  piombo  col  ca- 
davere imbalsamato,  vestito  degli  abiti 
papali  di  raozzelta  cou  armellinOj  stola, 
camauro  e  cappello, con  iscrizione  delMa- 
rotti  (di  cui  è  il  laconico,  magnifico  e  giu- 
sto elogio  di  Pio  VI,  che  riportai  nel  voi. 
VI,  p.  99),  venendo  la  cassa  sigillata  da 
quattro  sigilli  ;  cioè  dell'amministrazione 
dipartimentale  di  Drome,  del  cav.  Labra  - 
dor,  de'prelati  Spinola  e  Caracciolo,  ol- 
tre la  cifra  del  chirurgo  che  fece  la  se- 
zione: il  vaso  di  piombo  coi  precordi  fu 
sigillato  dal  Caracciolo.  A'3o  agosto  nella 
cappella  del  palazzo  della  cittadella  i  pre- 
lati e  sacerdoti  della  corte  umilmente  e 
poveramente  cominciarono  i  funerali  no- 
vendiali, con  quattro  candellieri  sopra  la 
cassa  mortuaria,  non  volendo  il  governo 
che  si  facessero  pubbliche  dimostrazioni 
di  onori  funebri.  Ggni  mattina  dicevano 
tutti  la  messa  e  poscia  l'uffizio  de'morti; 
in  ultimo  celebrava  l'arcivescovo  Spina, 
che  faceva  l'assoluzione  senza  incensare, 
non  essendovi  uè  incenso,  né  turibolo,  e 
per  l'aspersione  dell'acqua  benedetta  u- 
sava  l'issopo,  in  mancanza  d'aspersorio. 
Però  queste  esequie  pel  gran  concorso  e 
pietà  fcrventissima  de'fedeli,  che  venera- 
vano Pio  VI  come  un  santo,  furono  più 
decorose  e  più  memorabili  di  qualunque 
magnificentissimo  funerale.  Tutti  bacia- 
vano la  cassa,  la  toccavano  cou  sacre  im- 
magini e  corone,  e  seminando  di  fiori  il 
coperchio,  li  ripigliavano  e  donavano  co- 
me reliquie:  felice  poi  si  reputò  chi  po- 
tè avere  qualche  memoria  del  defunto. 
Finiti  i  novendiali,  la  cassa  fu  deposta 
nella  camera  sotto  la  cappella,  come  più 
fresca.  M.r  Spiua  scrisse  subito  al  cardi- 


PIO 

nal  decano  Albani  la  morte  del  Papa  e 
restò  alla  custodia  del  corpo,  insieme  con 
mg.1  Malo  cameriere  segreto  di  Cuenca  ; 
a' 9  novembre  fu  permesso  ai  famigliari 
incamminarsi  per  l'Italia,  negando  loro  il 
governo  i  tenui  ricordi  che  avea  ad  essi  la- 
sciato il  Pontefice,  perchè  il  meschino  e- 
quipaggio  era  stato  dichiarato  proprietà 
nazionale,  laonde  furono  costretti  ricor- 
rere al  direttorio.  La  piccola  pisside  en- 
tro la  quale  Pio  VI  soleva  portare  la  ss. 
Eucaristia  sospesa  sul  petto  in  Valenza 
e  nel  doloroso  viaggio,  in  cui  talvolta  al 
medesimo  modo  la  portavano  i  prelati 
ch'erano  in  carrozza,  donde  il  Papa  rice- 
vette lume,  conforto  e  il  viatico,  essendo 
pervenuta  in  proprietà  dell'attuale  vesco- 
vo di  Valenza  mg/Chatrougse,  la  donò  a 
Pio  IX,  il  quale  ne  fece  lo  stesso  uso  nel 
suo  breve  e  memorabile  viaggio  da  PiO- 
ina  a  Gaeta  nel  1848. 

Al  doloroso  annunzio  della  morte  di 
Pio  VI,  non  solo  Valenza  e  la  Francia, 
ma  tutto  il  mondo  ne  rimase  commosso, 
né  vi  fu  città  alcuna  che  non  gli  rendesse 
i  funebri  onori,  e  persino  in  Londra  co- 
me narrai  ne' voi.  XXII,  p.  63,  e  XXXV, 
p.  1  12;  in  Pietroburgo  nella  chiesa  cat- 
tolica cou  l'intervento  dell'imperatore 
Paolo  I;  in  Vienna  dall'imperatore  Fran- 
cescoll,  nella  metropolitana,  benché  non 
fosse  consueto;  e  per  non  dire  di  altri  , 
solenni  esequie  si  celebrarono  nella  cer- 
tosa di  Firenze  e  nella  metropolitana  di 
Siena  con  orazioni  funebri,  molte  delle 
quali  sono  ricordate  da  Cancellieri  nei 
Possessi,  p.  420.  Ben  note  erano  all'uni- 
verso tutte  le  gloriose  qualità,  che  a  que- 
sto gran  Pontefice  meritarono  gli  ultimi 
uffizi  del  cornuti  dolore,  per  confessione 
slessa  de'suoi  nemici.  All'elogio  che  gli 
feci  nel  voi.  XXVII,  p.  1  12  ed  altrove, 
aggiungerò  ch'egli  si  mostrò  sempre  con 
tutti  umano,  accessibile,  laborioso  e  tem- 
perante. La  sua  affabilità  a  tutti  fu  co- 
mune: non  vi  era  fbrastiere  alcuno,  che 
egli  non  ammettesse  alla  sua  presenza  , 
nella qualerestava  ognuuo  sorpreso  della 


PIE 
prontezza  de'suai  talenti  e  delle  graziose 
accoglienze  con  che  riceveva  tutti.  Quan- 
do l'u  ti'  uopo  sostenne  tutta  la  maestà 
<lcl  suo  trono,  alquanto  scaduta  nel  pre- 
cedente pontificato,  come  nelle  sagre  fun- 
zioni ;  l'orse  non  fu  mai  circondata  la  cat- 
tedra di  s.  Pietro  di  più  grande  e  di  più 
imponente  decoro,  quanto  in  tutto  il  suo 
pontificato,  anche  per  l'incremento  delle 
preziose  suppellettili,  quando  egli  com- 
pariva rivestito  delle  pontificie  insegne. 
La  sua  dignità  acquistava  maggior  risal- 
to pel  taglio  di  sua  persona  maestosa,  li- 
na delle  più  belle  del  suo  tempo,  essen- 
do di  alla  slatina  e  insieme  proporziona- 
to e  gentile,  di  tratti  nobili  e  cortesi,  d'un 
bel  colorito  fresco  ,  e  d'  un  portamento 
non  meno  nobile  che  venerabile,  per  lo 
che  fin  dagli  eretici  e  dagli  spiriti  forti 
riscuoteva  giustamente  una  compunzio- 
ne insolita  e  non  mai  inlesa.  A  tutte  le 
cure  del  governo  temporale,  come  del  suo 
apostolico  ministero,  Pio  VI  si  prestava 
di  buon  animo,  come  pure  ad  ascoltare 
tulli  i  ricorsi  e  reclami  deluciditi,  ciò  che 
dichiarai  nel  voi.  XLIV,  p.  i85.  Somma 
fu  la  di  lui  fermezza  nelTamininistrazio- 
ne  della  giustizia,  massime  quando  a  suo 
danno  concorreva  la  prepotenza,  senza  ri- 
guardo ai  più  grandi  signori.  Riformò  la 
polizia  per  eliminare  i  disordini  che  di 
continuo  accadevano  in  Roma  e  nelle  pro- 
vinole. La  trascurata  educazione,  l'ozio, 
il  fanatismo  per  le  novità,  lo  spirito  ir- 
religioso introdotto  dai  sedicenti  filosofi, 
e  soprattutto  l'ordinaria  impunità  dere- 
litti per  le  franchigie  e  immunità  che  in 
Roma  pretendevano  i  ministri  esteri,  a- 
veano  resi  frequenti  i  delitti,  con  la  ple- 
be propensa  al  sangue  e  munita  d'armi, 
non  ostante  i  severi  divieti.  Il  Papa  pro- 
curò prevenire  i  delitti  e  renderli  meno 
frequenti,  anche  con  pregare  i  detti  mi- 
nistri a  non  proteggere  i  rei.  Soprattutto 
Pio  VI  fu  generoso  mecenate  delle  scien- 
ze e  delle  arti,  con  erigere  nuove  accade- 
mie ed  abbellire  Roma  ed  altre  città  del- 
lo stalo,  che  dando  un'  idea  del  suo  va- 


PIO  109 

sto  genio,  benefico,  splendido  e  magnifi- 
co, giustificano  l'enormi  somme  da    lui 
spese  in  tante  grandiose  intraprese.   Fu 
alquanto  disapprovata  la  eccessiva   pre- 
dilezione ch'egli  ebbe  pei  suoi  due  nipo- 
ti, ed  il  troppo  favore  che  accordò  a  di- 
versi suoi  famigliari,  permettendo  che  ri- 
cevessero gratificazioni  per  grazie  che  lo- 
ro faceva  ,  però  sei)7a  altrui  pregiudizio. 
Nella  zecca  pontificia  si  conservano  3o 
conii  delle  medaglie  coniate  per  memo- 
ria de'  fasti  del  suo  pontificato.   Celebrò 
le  solenni  beatificazioni  del  b.  Bonaven- 
tura da  Potenza  conventuale  nel  1775; 
del  b.  Lorenzo  da  Brindisi  generale  cap- 
puccino, e  della  b.  Giovanna  Bonomo  be- 
nedettina nel  1783;  del  b.   Pacifico  da 
Sanseverino  min.  osser..  b  Nicolò  Fatto- 
re siciliano  ni  in.  ossei-.,  b.  Gaspare  de  Bo- 
no spagnuolo  dc'minimi,  e  b.  Nicolò  dei 
Longobardi  de'minimi  nel  1786;  del  b. 
Sebastiano  Apparisiomin.  oss.  nel  1789; 
del  b.  Andrea  Hibernon  spagnuolo  fran- 
cescano, b.  Maria  dell'Incarnazione  fon- 
datrice delle  carmelitane  scalze  di  Fran- 
cia nel  1  79  1  ;  e  del  b.  Leonardo  da  Por- 
to Maurizio  min.  rifor.  nel  1  795.  Inoltre 
Pio  VI  approvò  il  culto  immemorabile 
de'seguenti  beati:  nel  1775  del b.  Giro- 
lamo Ranuzzi  servita  di  s.  Angelo  in  Va- 
do ;  nel  1776  del  b.  Amato  Ronconi  ri  - 
minese  e  del  b.  Sebastiano  di  Gesù  min. 
osser.;  nel  1777  del  b.  Giovanni  Binali 
di  Parma  generale  de' francescani,  e  del 
b.  Goudisalvo  di  Laghos  portoghese  ago- 
stiniano, oltre  1'  uffizio  e  messa  concessi 
al  b.  Egidio  compagno  di  s.  Francesco; 
nel  1 793  del  b.  Pietro  Marchioni  daTreia 
francescano;  nel  1  798  del  b.  Andrea  Ven- 
turi Gallerani.  In  23  promozioni  creò  j5 
cardinali  (e  non  73  come  dissi  altrove), 
fra'quali  il  celebre  Gerdil,  Chiaramonti 
suo  parente  e  concittadino  che  gli  successe 
col  nome  di  Pio  VII,  e  de  Brienne  che 
depose  in  Concistoro,  al  quale  articolo 
parlai  di  quelli  più  interessanti  convocati 
da  Pio  VI,  in  uno  all'affare  del  cardinal 
de  Rohan.  Il  di  lui  cadavere  restato  a  Va- 


no  PIO 

lenza,  per  ordine  di  Bonaparte  divenuto 
primo  console, a'2q  gennaio  1800  fu  ono- 
rato con  solenni  esequie,  die  descrive  Can- 
cellieri ne  Possessi  a  p.  4  '  7j  dicendo  nel 
decreto,  ch'era  degno  del  nuovo  suo  go- 
verno il  riparare  gli  affronti  e  le  ingiu- 
stizie, con  che  dall'aholito  e  distrutto  di- 
rettorio, già  divenuto  poco  meno  tiran- 
no di  Robespierre,  si  era  cercato  di  con- 
culcare ed  opprimere  il  rispettabile  vec- 
chio Pontefice,  il  quale  per  le  sue  sven- 
ture e  pel  sublime  grado  che  avea  occu- 
pato in  terra,  avea  un  diritto  ai  più  lu- 
minosi attestati  della  pubblica  conside- 
razione. Si  ritiene  che  se  Pio  VI  fosse  so- 
pravvisuto  all'elevazione  di  Bonaparte, 
questi  lo  avrebbe  restituito  alla  sua  se- 
de. Adunatosi  il  conclave  in  Venezia  sotto 
gli  auspicii  dell'imperatore  Francesco  I  f, 
i  cardinali  a'23  ottobre  1  "99  incomin- 
ciarono i  funerali  novendiali  per  la  gran- 
de anima  di  Pio  VI,  cou  solenne  messa 
ogni  giorno  cantata  da  un  cardinale,  ed 
assistita  dai  prelati  colà  accorsi;  mail  pre- 
fetto delle  cerimonie  Dini  potè  interve- 
Dire  al  solo  1 ,°  novendiale, e  persila  mor- 
te gli  successePacini  :  di  questi  novendia- 
li parlai  nel  voi.  XLIX,  p.  52,  come  del- 
l'orazione funebre  e  di  quella  pronunziata 
nel  Vaticano  pel  cadavere  di  Pio  VI  ivi 
trasportato.  Abbiamo  il  Diario  de' no- 
vendiali celebrati  nella  chiesa  patriar- 
cale  e  primaziale  di  s.  Pietro  in  Castello 
di  Venezia,  per  suffragare  l'anima  di  Pio 
VI,  Venezia  1799-  Relazione  delle  fun- 
zioni eseauiali  eseguite  in  Venezia,  per 
V anima  del  sommo  Pontefice  Pio  FI,  in 
cui  si  contengono  varie  notizie, che  possono 
servire  di  appendice  al  suo  elogio  storico, 
Venezia  1  ^-qq.  Funus adornatimi  Pii  VI 
P.  31.  a  collegio  palrum  cardinalium  ad 
Pelri  apostoli  ecclesiam}  Venetiis  1799- 
Oratio  ad  S.  R.  E.  cardinales  a  Caesa- 
re  Drancadoro  etc.  habita  Venetiis  in  pa- 
triarc.  basilica  prid.  kal.  novem.  1799, 
Venetiis.  Cum  elog.  Jos.  Marinovich,in- 
script.  Mauri  Boni,  etelogio  Aloysii  Lan- 
zi. Di  cui  si  hanno  traduzioni  in  diverse 


PIO 

lingue.  Il  prelato  Despnig  poi  cardinale, 
come  ministro  straordinario  al  conclave 
del  re  di  Spagna,  donò  al  sacro  collegio 
3.ooo  scudi  per  la  spesa  di  dette  esequie. 
Eletto  nel  marzo  1 800  Pio  VII,  prin- 
cipalmente pel  favore  del  cardinal  Bra- 
schi,che  nominò  camerlengo  di s.  Chiesa, 
fece  replicate  istanze  al  governo  francese 
per  la  consegna  del  cadavere  del  suo  pre- 
decessore, per  deporlo  secondo  i  di  lui  de- 
siderii  nella  basilica  di  s.  Pietro.  Final- 
mente per  lettera  del  prefetto  delDrome, 
de'2  dicembre  1 80  r,a'24  fu  disumata  la 
cassa  pontificia,  ed  a'  1  o  gennaio  1 802  con- 
segnata all'arcivescovo  Spina.  Posto  il  sa- 
crocadavere sopra  un  carro  tirato  a  4  ca- 
valli, agli  11  partì  il  lugubre  convoglio 
<\n  Valenza  e  giunse  a'12  a  Sorgues,  ed  ai 
i  3  a  s.  Cannat,  accorrendo  in  gran  folla 
il  popolo  coi  più  teneri  sensi  di  venera- 
zione pel  defunto.  A'i4  arrivò  a  Marsi- 
glia, donde  pel  vento  contrario  non  potè 
partire  in  un  bastimento  per  mare  prima 
de' 18.  La  sera  del  20  prese  porto  a  Mo- 
naco di  Piemonte,  e  la  sera  del  2  1  giunse 
nella  rada  d'  Oueglia  ,  da  dove  passò  a 
quella  di  Lingualia.  La  mattina  del  22  ri- 
partì e  la  sera  prese  porto  a  Savona,  che 
lasciatola  mattina  del  23,  il  vento  respna- 
se  il  bastimento  alla  rada  di  Varese,  in 
cui  restò  il  rimanente  del  giorno  e  della 
notte.  Nella  mattina  del  24  proseguen- 
do il  viaggio,  la  sera  approdò  a  Genova, 
ove  si^ celebrarono  solenni  esequie,  indi- 
cate nel  voi.  XXVIII,  p.  343.A'3i  il  ba- 
stimento partì  per  Sestri  e  vi  pernottò, 
ed  il  i.°  febbraio  s'avviò  per  Lerici  in  cui 
giunse  la  sera, e  nel  dì  seguente  le  sacre 
spoglie  furono  sbarcate  e  col  loca  te  nel  car- 
ro con  la  scorta  di  numerosa  guardia  fran- 
cese. In  mezzo  a  numeroso  e  divoto  po- 
polo si  condussero  a  Sarzana, patria  dello 
Spina,  il  quale  nelle  magnifiche  esequie 
che  si  celebrarono  nella  cattedrale  cantò 
la  messa  solenne,  coll'intervenlo  di  tutte 
le  autorità  civili  e  militari.  Agli  8  il  con- 
voglio procedette  per  Massa,  ovegli  fu  re- 
so un  religioso  tributo  di  ossequio  ;  ad  ore 


PIO 

21  giunse  a  Pietrasanta,i  cui  abitanti  la 
mattina  del  g  fecero  solenne  funerale  nel- 
la collegiata,  e  nelle  ore  pomeridiane  il 
convoglio  pervenne  a  Pisa.  A  Porta  Nuo- 
va l'attendevano  de  Gregorio  nunzio  di 
Firenze,  e  l'arcivescovo  Franceschi  col 
clero  secolare  e  regolare,  confraternite, 
magistrature,  nobiltà,  ufficialità  francese 
e  toscana,  ed  immenso  popolo,  scorta  dei 
reali  cacciatori  e  banda  funebre.  Quindi 
posta  la  cassa  su  bara  sontuosa,  fu  tras- 
portata piocessionalmente  sotto  baldac- 
chino alla  metropolitana,  dove  ne'due 
giorni  che  si  trattenne  gli  furono  celebra- 
ti colla  slessa  assistenza  magnifici  funera- 
li, dopo  i  quali  colla  stessa  forma  la  cassa 
fu  riportata  sul  carro  a  Porta  Fiorentina, 
donde  la  mattina  del  ro  colla  scorta  di 
dieci  uffiziali  de'cacciatori,  che  si  dierono 
la  muta  fino  a  Siena,  il  convoglio  partì 
pers.  Romano,  ed  agli  i  i  si  fermò  a  Pog- 
gibonsi,  ne'quali  luoghi  ricevuto  il  sacro 
deposito  alle  porte  delle  chiese,  gli  furono 
fatti  solenni  funerali.  A5 1 2  febbraio  le  ce- 
neri di  Pio  VI  entrarono  in  Siena,  dove 
egli  avea  comincialo  il  glorioso  esilio,  on- 
de gli  vennero  celebrate  pompose  esequie 
nella  metropolitana  (ove  nella  cappella 
della  ss.  Vergine  una  lapide  ricordai  due 
avvenimenti  e  le  lagrime  affettuose  spar- 
se dai  sanesi),  con  l'assistenza  del  capitolo, 
delle  magistrature  e  ordini  della  città,  e 
d'immenso  popolo.  Qui  il  prelato  Spina 
ebbe  ordine,  che  senza  ulteriore  ritardo 
proseguisse  il  viaggio  sino  alla  Storta,  on- 
de il  can.  Tolomei  non  potè  recitare  l'ora- 
zione funebre.  Dopo  mezzodì  del  i3  partì 
il  convoglio  pel  confine  di  Toscana,  ove 
si  trovarono  d'ordine  di  Pio  VII  a  rice- 
verlo un  corpo  di  cavalleria, i prelati  Ma- 
lo e  Marotti,  da  lui  fatti  il  i.°  prolono- 
tario,  il  2.°  segretario  de'brevi  a'princi- 
pi,i  quali  aveano  da  Roma  a  Valenza  ac- 
compagnato l'illustre  defunto,  non  che  i 
propri  camerieri  segreti  IVlancurti  cop- 
piere e  Ginnasi  guardaroba.  Indi  il  con- 
voglio partì  perAcquapendente,aBolsena 
ricevette  gli  omaggi  ricordati  nel  voi.  V, 


PIO  iti 

p.  3 12,  ed  a' 1 5  si  fermò  alla  stazione  del- 
la Storta,  nella  cappella  ove  Gesù,  appar- 
ve a  s.  Ignazio,  come  dissi  nel  voi.  XXX, 
p.  i53,  col  funere  celebratogli. 

A'i6  febbraio  il  sacro  deposito  passò 
a  Pqrta  del  Popolo  nella  propinqua  villa 
già  Bracciano,  sotto  il  portico  ridotto  a 
cappella,  dove  si  celebrarono  molte  mes- 
se, alternando  l'uffizio  de'morti  gli  ordi- 
ni mendicanti.  La  pioggia  fece  dilaziona- 
re al  dì  seguente  il  magnifico  ingresso 
trionfale  in  Roma,  pel  quale  Pio  VII  ne 
affidò  la  direzione  ai  prelati  Gazzoli  udi- 
tore della  camera  e  Laute  tesoriere:  i  car- 
dinali, i  prelati,  la  nobiltà,  il  corpo  di- 
plomatico, il  clero  secolare  e  regolare  of- 
frirono i5oo  torcie  di  cera,  per  accresce- 
re lustro  e  splendore  alla  funzione,  an- 
nunziata la  mattina  del  mercoledì  17. da 
24  colpi  di  cannone.  Pel  buon  ordine  e 
decoro  la  truppa  si  schierò  da  Porta  del 
Popolo  al  palazzo  R.uspoli,da  questo  sino 
a  Ponte  s.  Angelo,  e  pel  Borgo  sino  a  s. 
Pietro,  che  fu  la  strada  che  percorse  la 
pompa  funebre.  La  cassa  coi  preziosi  a- 
vanzi  di  Pio  VI  fu  collocata  su  magni- 
fico Ietto  coperto  di  damasco  paonazzo 
con  trine  e  frangie  d'oro,  e  ricca  coltre 
d'oro  con  fregio  di  velluto  nero  frangiato 
d'oro,avente  ne'qualtro  angoli  gli  stemmi 
del  defunto  ricamati  in  oro:  sopra  gran 
cuscino  di  lama  d'  oro  sovrastava  il  tri- 
regno. Le  guardie  nobile  e  svizzera  si  re- 
carono a  circondare  il  feretro,  che  fu  in- 
contrato alla  Porta  dal  senatore,  conser- 
vatori e  nobiltà  romana  in  abito,  coi  ca- 
potori  ad  ore  18,  mentre  il  clero  secola- 
re e  regolare  l'attendeva  nella  piazza  del 
Popolo.  Al  i.°  colpo  di  cannone  di  Ca- 
stel s.  Angelo  tutte  le  campane  di  Roma 
incominciarono  il  lugubre  suono,  prose- 
guito finché  il  cadavere  entrò  nella  ba- 
silica Vaticana;  ogni  tre  minuti  si  esplo- 
se un  colpo  di  cannone,  ed  una  salva  con- 
tinuata d'artiglieria  incominciò  quando 
il  feretro  giunse  sulla  piazza  del  Ponlee 
continuò  fino  al  suo  ingresso  nel  Borgo. 
La  processione  progredì  con  quest'ordi- 


uà  PIO 

ne,  precedala  da  plutoni  tli  cavalleria  e 
fanteria.  Seguivano  due  cursori  del  car- 
dinal vicario  con  soprane  e  mazze  d'ar- 
gento, tulli  i  palafrenieri  de'cardinalicon 
torcie  accese  e  livree  di  gala,  la  croce  del- 
la basilica  di  s.  Pietro,  gli  alunni  dell'o- 
spizio di  s.  Michele,  i  due  primi  con  tor- 
cie, gli  altri  con  candele  accese,  così  tut- 
te le  allre  corporazioni  ;  cioè  gli  orfani, 
i  religiosi  frati  della  penitenza,  gli  ago- 
stiniani scalzi,  i  minimi,  i  cappuccini,  i 
girolamini,  i  francescani  del  terz'ordine, 
i  conventuali,  gli  osservanti  riformati,  i 
minori  osservanti,  gli  agostiniani,  i  car- 
melitani calzali,  i  serviti,  i  domenicani,  i 
canonici  regolari  lateranensi,    i  monaci 
cisterciensi,  icassinesi;  il  clero  romano, 
cioè  gli  alunni  del  seminario,  i  narrochi, 
j  vicari  perpetui;  i    capitoli  delle  colle- 
giate di  s.  Girolamo,  di  s.  Anastasia,  dei 
ss.  Celso  e  Giuliano,  di  s.  Angelo  in  Pe- 
scheria, di  s.  Eustachio,  di  s.  Maria  in  Via 
Lata,  di  s.  Nicola  in  Carcere,  di  s.  Mar- 
co, di  s.  Maria  ad  Marlyresj  il  camer- 
lengo del  clero,  col  curato  di  s.  Pietro;  i 
capitoli  delle  basiliche  minori,  di  s.  Lu- 
cia della  Tinta,  di  s.  Maria  in  Cosmedin, 
di  s.  Maria  in  Trastevere,  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  quelli  delle  basiliche  patriar- 
cali di  s.  Maria  Maggiore,  di  s.  Pietro  in 
Vaticano  e  di  s.  Giovanni  in  Laterano; 
mg.r  vicegerente  di  Pvoma,  col  tribuna- 
le del  vicariato,  e  l'arcivescovo  Spinache 
avea  accompagnato  da  Valenza  a  Roma 
il   venerando   cadavere   pontificio.   Indi 
200  torcie  precedevano  il  feretro  e  200 
loseguivano,  portato  da  otto  alunni  di  s. 
Michele  e  da  altrettanti  religiosi  degl'in- 
tervenuti alla  processione.  Indi  sacerdoti 
in  cotta,  cioè  i  monaci  camaldolesi,  Oli- 
vetani e  girolamini  di  s.  Alessio;  i  sacer- 
doti filippini,  di  s.Girolamo  della  carità  e 
della  missione;  i  carmelitani  scalzi;  i  chie- 
rici regolari  ministri  degl'infermi,  scolo- 
pi,  minori,  dottrinari,  barnabiti,  della  Ma- 
dre di  Dio  e  passionisti.  Circondavano  il 
letto  i  penitenzieri  di  dette  basiliche  pa- 
triarcali ,  ed  era  preceduto  dai  cantori 


PIO 

pontificii,  cantando  le  preci  de' defunti, 
come  tutti  gli  altri  della  processione,  che 
la  Chiesa  prescrive  nella  loro  associazio- 
ne. Assistevano  lateralmente  al  feretro  6 
canonici  delle  tre  patriarcali  che  regge- 
vano i  fiocchi  d'oro  della  coltre,   gli  al- 
tri venivano  sostenuti  dal  senatore  e  con- 
servatori, e  da'4  prelati  spediti  al  confi- 
ne dello  stato  ;  in  due  ale  incedevano  an- 
cora i  cursori  apostolici,  con  soprane  e 
mazze  d'argento,  e  la  guardia  svizzera, 
ed  ai  quattro  lati  altrettanti  esenti  delle 
guardie  nobili.  Seguiva  il  letto,    il  sud- 
detto baronaggio  romano,  coi  capotori 
e  fedeli  di  Campidoglio.  Quindi  incomin- 
ciava la  cavalcata,  lungo  la  quale   cam- 
minavano i  palafrenieri    pontificii,  con 
quest'  ordine.  Il  capitano  degli  svizzeri, 
due  mazzieri  pontificii  con  mazze  d'  ar- 
gento e  due  ceremonieri  pontifìcii.    Alla 
testa  della  prelatura   cavalcava   il  mag- 
giordomo, in  mezzo  a  due  vescovi  assi- 
stenti al  soglio,  seguiti  dagli  altri  vesco- 
vi, dai  protonotari  apostolici,  uditori  di 
rota,  chierici  di  camera,   votanti    di  se- 
gnatura, abbreviatoli  di  parco  maggio- 
re e  referendari   delle  segnature  ,  tutti 
montati  su  mule  bardate  a  lutto  e  vesti- 
ti di  rocchetto  e  mantelletta.  Poscia  ca- 
valcavano i  camerieri  segreti  di  spada  e 
cappa  e  di  mantellone,  quelli  d'onore  e 
le  guardie  nobili  con  tracolle  di  velo  ne- 
ro, quali  portavano  eziandio  tutti  gli  al- 
tri ufhziali.  Chiudeva  la  pompa  funebre 
un  battaglione  di  linea  con  bandiera  po- 
sta a  lutto  e  piegata  a  terra,  4  pezzi  di 
cannone  guarniti  di  velo  nero,  la  cavalle- 
ria, le  carrozze  del  senatore,  conserva- 
tori e  baronaggio  di  Pioma.  Con  questa 
imponente,  grave  e  commovente  solen- 
nità, il  cadavere  del  gran  Pontefice   fu 
portato  in  s.  Pietro,  tra  le  copiose  tenere 
lagrime  del  foltissimo  popolo;   religioso 
spettacolo  che  si  può  immaginare,  non 
descrivere.  Pio  VII  per  solenne  attesta- 
to di  venerazione  e  riconoscenza  al  de- 
gno suo  predecessore,  col  sagro  collegio 
in  cappa  paonazza,  si  trovò  a  riceverne 


PIO 

il  cadavere  sulla  porta  della  basilica  ene 
fece  l'assoluzione,  che  incombeva  al  car- 
dinal arciprete,  vestito  pontificalmente, 

indi  eseguì  In  solenne,  dopo  che  il  letto 
fu  collocato  al  luogo  stabilito. 

Verso  un'ora  di  notte  la  cassa  mor- 
tuaria fu  portata  nella  cappella  del  coro, 
ovecolle  consuete  formalità,  alla  presen- 
za de'cardinali  e  di  Marianna  arciduches- 
sa d'  Austria,  si  fece  la  ricognizione  dei 
sigilli  delle  casse  e  del  cadavere  che  fu 
trovato  intiero  ma  contraffatto:  gli  si  ag- 
giunsero gli  abiti  pontificali,  il  pallio  ed 
una  borsa  di  raso  rosso  con  le  medaglie 
del  suo  pontificato,  postavi  dal  tesoriere; 
quindi  chiusa  nuovamente  la  cassa,  fu 
sigillata  coi  consueti  sigilli,  di  tutto  ro- 
gandosi atto.  Fu  collocata  la  cassa  nella 
gran  macchina  dignitosa  e  magnifica,  e- 
retta  con  disegno  di  Tommaso  Zappati 
architetto,  avanti  la  quale  formò  il  qua- 
drato per  contenervi  i  personaggi  che  do- 
veano  assistere  al  solenne  funerale;  men- 
tre innanzi  la  confessione  eresse  un  gran- 
de altare  isolato,  ed  il  trono  papale  in- 
contro la  statua  di  s.  Pietro.  Nella  notte 
molti  ecclesiastici  e  divote  persone  resta- 
rono a  recitar  preci  di  suffragio  al  de- 
funto, e  nella  mattina  seguente  un'ora 
prima  dell'alba  Pio  VII  fece  incomincia- 
re la  celebrazione  delle  messe  con  copio- 
se limosine  da  lui  somministrate,  avendo 
dichiarato  per  tre  giorni  gli  altari  privi- 
legiati. Vi  si  recarono  ancora  cardinali, 
prelati,  ed  i  più  ragguardevoli  del  clero 
secolare  e  regolare;  ma  non  fu  possibile 
soddisfare  alla  pietà  di  tutti,  e  dovettero 
molti  celebrare  le  messe  in  altre  chiese; 
quelle  dette  in  s.  Pietro  fino  a  due  ore 
dopo  mezzodì  furono  circa  mille.  Il  car- 
dinal Antonelli  i."  creatura  di  Pio  VI  ce- 
lebrò la  solenne  messa,  con  1'  assistenza 
del  sacro  collegio  e  di  Pio  VII,  che  con 
raro  esempio  fece  il  funerale  al  prede- 
cessore praesenlc  cadavere,  e  di  tutti 
que'  personaggi  che  hanno  luogo  nelle 
cappelle  pontifìcie, cui  si  aggiunse  per  af- 
fettuosa venerazione  il  baronaggio  rotua- 


VOL.  LUI. 


PIO  .  .  5 

no.  Dopo  la  messa  Gioacchino  Tosi  se- 
gretario delle  lettere  Ialine  recitò  w\  e- 
legantissima  e  grave  orazione  funebre, 
colla  (piale  rappresentò  le  virtù  grandi, 
singolari  e  gloriosissime  di  Pio  VI,  ed  i 
suoi  patimenti.  Questa  fu  pubblicata  col 
titolo:  In  inslauralìonc funeris  Pii  FI 
P.  lì/,  ej'us  corpore  e.  Gallia  reportato, 
oratio  liabìta  in  Vaticana  basilica,  Ro- 
maei8o2.  Terminata  l'orazione,  Pio  VII 
ed  i  quattro  cardinali  vescovi  più  degni 
fecero  le  cinque  solenni  assoluzioni  ;  ed 
in  tempo  della  funzione  il  battaglione  del- 
le milizie  schierate  nella  piazza  Vatica- 
na, con  le  artiglierie  esplosero  tre  salve 
ne'  consueti  tempi  ,  rispondendo  ad  o- 
gnuna  il  Castel  s.  Angelo  con  dieci  colpi 
di  cannone,  mentre  tutte  le  campane  di 
Roma  durante  il  funere  suonarono  a  lut- 
to. Innumerabile  fu  il  popolo  accorso, 
molti  in  vesti  nere,  ed  il  corpo  diploma- 
tico, diversi  forestieri  e  signori  con  vesti 
lugubri.  Nel  dì  seguente  ebbe  luogo  la 
cappella  cardinalizia  per  invilo  del  cardi- 
nale Braschi  a  tutto  il  sacro  collegio,  a 
molti  vescovi  e  prelatura,  facendo  i  primi 
le  cinque  solenni  assoluzioni  ;  finalmente 
nel  3.°  giorno  del  funerale,  lo  celebrò  il 
capitolo  Vaticano, che  inoltre  per  grati- 
tudine condonò  quanto  gli  si  spettava 
per  le  descritte  funzioni,  di  cui  si  ha  il 
Distinto  ragguaglio  della  funebre  solen- 
ne pompa,  ec,  Roma  1802.  Separata' 
mente  si  leggerne  Diari  di  Roman.0 1  iqa 
1 24-  La  sera  del  20  febbraio  la  cassa  del 
cadavere  con  l'urna  de'  precordi  fu  po- 
sta temporaneamente  nel  solito  luogo  a 
destra  dell'ingresso  della  cappella  del  co- 
ro, donde  dopo  morto  Pio  VII  fu  tras- 
portata avanti  la  tomba  del  principe  de- 
gli apostoli,  ove  fu  posta  la  di  lui  statua 
scolpita  da  Canova, di  cui  parlai  nel  voi. 
XII,  p.  3oi. 

Il  cuore  poi  ed  i  precordi  furono  ri- 
portali a  Valenza,  per  cura  del  cardinal 
Spina,  onde  soddisfare  alle  richieste  del 
governo  francese  e  de'valentini  e  loro  ve- 
scovo, per  essere  deposti  nel  luogo  do- 
8 


n4  pio 

v'ersi  morlo,  nel  monumento  a  lai  fine 
eretto  e  in  Roma  scolpito  da  Francesco 
Massimiliano  Laboreui",  per  onorare  que- 
sta vittima  della  persecuzione,  ed  a  ser- 
vire di  qualche  riparazione  alle  crudeltà 
usate  contro  il  padre  comune  de' fedeli. 
La  Relazione  del  trasporlo  de'  precordi 
si  legge  nel  Diario  di  Roma  i8o3  ,  n.i 
2  io,  220,225,  240  e  247  ;  ne  darò  un 
cenno.  A'  29  dicembre  1802  si  tolse  da 
detto  luogo  il  vaso  de'  precordi,  e  rico- 
nosciuta legalmente  la  sua  identità  e  il 
sigillo  del  cardinal  York  arciprete,  vi  fu- 
rono aggiunti  quelli  del  vicario  arci  ve- 
scovo Coppola  e  del  sagrestano  maggiore 
del  capitolocan.Olgiati,  facendo  il  primo 
l'ecclesiastica  assoluzione.  L'urna  fu  po- 
sta dentro  cassa  di  noce  con  l'iscrizione  ; 
Praecordia  Pii  VI  Poni.  Max.  Con  de- 
cente accompagnamento  fu  la  cassa  tras- 
ferita sul  carro  funebre,  il  quale  prese  la 
via  di  Civitavecchia,  preceduto  eseguito 
dai  dragoni  edalla  carrozza  defletti  pre- 
lati, non  che  da  altra  carrozza  col  can- 
celliere, soprastante  e  manuali  della  ba- 
silica. La  fortezza  di  Palo  e  tutte  le  torri 
del  litorale  salutarono  il  convoglio  con 
colpi  di  cannone.  In  Civitavecchia  fu  ri- 
cevuto la  sera  dalla  milizia  francese  e 
pontificia  a  lutto  con  solennità  e  da  un 
cerimoniere  pontificio,  al  suono  funebre 
di  tutte  le  campane,  dal  clero  secolare  e 
regolare  e  dalle  magistrature  ,  facendo 
nella  chiesa  parrocchiale  di  s.  Maria,  ove 
fu  portata  la  cassa,  l'assoluzione  il  pio- 
vicario  generale.  Nella  notte  salmeggia- 
rono i  religiosi,  come  ne!  dì  seguente,  ed 
all'alba  la  fortezza  fece  il  saluto  con  tiri 
di  cannone,  accompagnati  dal  suono  del- 
le campane  delle  chiese.  Pio  VII  avendo 
dichiarato  tutti  gli  altari  privilegiati,  vi 
si  celebrarono  gran  numero  di  messe, 
quindi  la  cantata  da  detto  vicario,  con 
l'assistenza  del  clero  secolare  e  regolare, 
de'due  prelati  Vaticani,  delle  magistra- 
ture, delle  milizie  e  de'consoli  esteri.  Nel 
tempo  della  messa  seguirono  salve  di  rno- 
schetteriaede'cannoni  de'brick  pontificii 


PIO 

e  dellacorvelta  francese  l'Alcione  coman- 
data da  Crisostomo  Laguée.  Dopo  l'as- 
soluzione, formalmente  la  cassa  fu  reca- 
ta a  bordo  della  corvetta,  salutata  dalle 
artiglierie  della  fortezza  e  de'legni  men- 
tovati, come  dalle  moschetlerie  delle  mi- 
lizie. I  prelati  Vaticani,  riconosciuti  i  si- 
gilli, fecero  la  formale  consegna  dell'ur- 
na con  rogito  al  sacerdote  Giovanni  Du- 
fau Fortis  de'Bassi  Pirenei, eda Gio. Bat- 
tista Domai  Digny  comandante  di  divi- 
sione e  Laguce  mentovato,  mentre  la  cor- 
vetta esplose  tutta  l'artiglieria,  replican- 
do le  salve  i  soldati  francesi.  A'i4  gen- 
naio 180 3  la  corvetta  sbarcò  a  Tolone  i 
precordi  di  Pio  VI,  ricevuti  con  solenne 
cerimonia  dal  parroco  e  trasportati  in 
cattedrale,  ove  gli  si  resero  gli  onori  fu- 
nebri ;  quindi  ripreso  il  sacro  deposito, 
a'  23  marzo  approdò  ad  Aix,  ricevuto 
con  solennissima  pompa  da  tutto  il  cle- 
ro, magistrature  e  popolo,  colle  più  gran- 
di dimostrazioni  di  rispetto,  e  portato  al- 
la metropolitana,  ove  riconosciuta  l'i- 
dentità dell'urna,  gli  fu  celebrato  magni- 
fico funerale,  indi  depositata  nella  sa- 
grestia parata  a  lutto.  Finalmente  a'29 
marzo  il  cuore  e  le  visceredi  Pio  VI  giun- 
sero al  loro  destino  in  Valenza,  fatte  ac- 
compagnare dall'  arcivescovo  d' Aix  da 
due  sacerdoti  e  dal  Dufau  Fortis.  Fu  ri- 
cevuto il  vaso  fuori  di  porta  s.  Felice  dal- 
le autorità  civili  e  militari  e  da  popolo 
innumerabile  plaudente  e  Iagrimante, 
con  tenerissimo  spettacolo,  al  suono  del- 
le campane  e  allosparo  de'cannoni,  rico- 
nosciutisi legalmente!  sigilli  dal  vescovo 
Becherel.  Questi  pronunziando  analogo 
discorso,  ricevette  i  preziosi  avanzi  pon- 
tifìcii alla  porta  della  cattedrale  nobil- 
mente apparata,  in  cui  si  celebrarono  so- 
lenni suffragi  con  orazione  funebre  di  Mil- 
veaux ,  avendo  detto  prima  opportune 
parole  il  prete  francese  Dufau  Fortis,  cui 
in  Civitavecchia  erano  stati  consegnali 
i  precordi,  dichiarando  che  Pio  VII  a- 
vea  esauditi  i  fervidi  voti  de'valentini.  Il 
Baldassari  ci  diede  nelt.  4,  p-^97  eseg. 


PIO 

l.i  relazione  dell'  accoglimento  fatto  in 
Valenza  al  cuore  e  viscere  di  Pio  VI;  co- 
me furono  riconosciuti  e  collocali  sotto 
il  monumento  eretto  nel  coro,  il  quale  è 
di  marmo  bianco  con  ccnotafio  e  busto 
di  Pio  VI.  Il  cenofafio  è  ornato  di  bel- 
lissimi bassorilievi,  rappresentanti  da  una 
parte  la  Religione  e  la  Speranza,  dall'al- 
tra il  Papa  in  abito  pontificale,  oltre  l'i- 
scrizione del  vescovo  Becberel.  Il  monu- 
mento fu  con  splendida  pompa  funebre 
inaugurato a'25  ottobre  18  r  1,  celebran- 
do' la  messa  solenne  il  cardinal  Spina  , 
assistito  dai  vescovi  d'Avignone  e  di  Va- 
lenza, pronunziando  il  can.°  Bisson  un 
discorso  relativo  alla  funzione. 

Tutte  quasi  le  nazioni  fecero  a  gara 
per  onorare  la  memoria  dell'immortale 
Pio  VI  con  medaglie,  rami,  elogi,  poesie, 
iscrizioni  e  orazioni  funebri,  come  molti 
scrittori  ne  compilarono  le  gesta,  ripro- 
vandosi l'autore  anonimo  òeWeMèmoires 
historiqucs,  et  philosophie/ues  sur  Pie  VI 
et  son  pontificai.  Senza  critica  e  discer- 
nimento è  la  Vita  pubblicata  in  Milano 
da  Giacinto  Ferreri  ,  come  insulsa  è  la 
pretesa  Storia  imparziale  del  papato  di 
Pio  FI,  Poschiavo  1  797.  Sono  da  lodar- 
si i  seguenti  savi  e  veridici  storici  ,  die 
vendicarono  la  memoria  di  Pio  VI  dalle 
odiose  calunnie  de'suoi  detrattori.  Storia 
civile,  politica  e  religiosa  di  Pio  V ^com- 
pilata sopra  documenti  autentici  da  un 
cattolico  romano,  Avignone  1 801.  Fran- 
cesco Beccatini,  Storia  di  Pio  FI  P.  O. 
M,  Venezia  1801.  Fila  Pii  TIP.  M. 
auctore.  Joh.  Bapt.  Ferrari  (ex  gesuita), 
Patavii  1 802.  Giambattista  Tavantiji^- 
sii  del  S.  P.  Pio  FI,  con  note,  critiche, 
documenti  autentici  e  rami  allegorici,  I- 
talia  1 8o4-  Di  questa  e  di  quella  del  Bec- 
catini si  servì  il  Novaes  per  scrivere  la 
Fila  di  Pio  FI  in  due  volumi,  e  del  qua- 
le mi  sono  giovato  come  in  tutte  le  bio- 
grafie de'Papi  sino  n  Pio  VI.  Altre  vite 
meno  copiose  sono  :  Elogio  storico  poli- 
tico, ec,  Roma  '7Q9-  Compendio  ed  e- 
logia  storico  ec. ,  Venezia  1799-  Breve 


PIO  n  5 

ristretto  della  vita  e  gesta  di  Pio  FI,  Ve- 
nezia. Vita  e  fasti  ec,  Milano  1800.  P. 
ab.  d.  Enrico  Sanclemcnte  camaldolese, 
Quinquennalia  prò  salute.  Pii  FI.  Pre- 
ziosa poi  è  l'opera  importante  di  Pietro 
Baldassari  compagno  d'esilio  del  glorio- 
so Pontefice,  come  segretario  del  prela- 
to Caracciolo,  fatto  cameriered'onore  da 
Gregorio  XVI,  e  giustamente  lodata  da- 
gli Annali  delle  scienze  religiose,  dal  cb. 
ab.  Zanelli  nel  n.°  90  del  Diario  di  Ro- 
ma 1  84 1  e  da  altri  :  è  in  4  tomi  col  ti- 
tolo: Relazione  delle  avversità  e  patimen- 
ti del  glorioso  Papa  Pio  FI  negli  ultimi 
(re  anni  del  suo  pontificato,  edizione  ?.." 
corretta  cdaumentata,Mo<.\ena  1 8{o-43. 
Le  bolle,  i  brevi  ed  altre  lettere  di  que- 
sto Papa  sono  riportate  dal  Bull.  Rom. 
continuatio,  in  numero  di  !  177.  La  s. 
Sede  vacò  mesi  5  e  giorni  16. 

PIO  VII, Papa  CCLXI.  A  Chiaramon- 
ti  famiglia  ho  riportato  oltre  le  notizie 
di  questa,  quelle  di  Barnaba,  poi  Grego- 
rio, nato  nobilmente  in  Cesena  a'  14  a- 
gosto  i74?->  monaco  cassinese,  fatto  dal 
suo  concittadino  e  parente  Pio  VI  ,  ab- 
bate, vescovo  di  Ti  voli,  poi  d'I  mola,  e  car- 
dinale dell'ordine  de'  preti  a'  i4  febbra- 
io 1785.  Gli  conferì  il  titolo  di  s.  Cali- 
sto, le  congregazioni  del  s.  offizio,  dei  ri- 
ti, di  propaganda  e  de'  vescovi  e  regolari, 
non  che  le  protettone  delle  confraterni- 
te di  s.  Anna  di  Terni  e  del  ss.  Sagra- 
mento  di  Fusignano.  A  Tivoli  dirò  del 
suo  governo  episcopale,  essendo  sue  prin- 
cipali virtù,  sincera  umiltà,  zelo  aposto- 
lico e  candore  d'animo.  Ad  Imola  rac- 
contai quanto  operò  a  vantaggio  di  essa 
e  della  diocesi;  come  si  regolò  nell'inva- 
sione de'repubblicani  francesi  e  dell'ome- 
lia pubblicata  a  impedire  inutili  rivolte, 
di  cui  tanto  si  parlò;  come  fu  allontana- 
to dal  gregge  rifugiandosi  altrove,  donde 
si  recò  al  conclave,oveesaltato  al  papato 
continuò  a  governare  la  diocesi  imolese 
sino  al  18 16  ,  dopo  averla  in  più  modi 
beneficata.  Morto  Pio  VI  a'  29  agosto 
1799,  nello  stesso  giorno  una  colomba 


i  iG  PIO 

entrò  nella  stanza  del  cardinal  Chiara- 
monti  e  vi  si  trattenne  lungo  tempo  :  ab- 
biamo  ancora  che  la  pia  sua  madre  gli 
predisse  il  pontificato  e  le  tribolazioni  che 
dovea    patire.    Divenuto    1'  imperatore 
Francesco  II  sovrano  delle  provi ncie  ve- 
nete, orni  al  sacro  collegio  Venezia  per 
tenersi  il  conclave,  facendolo  a  sue  spese 
costruire  nel  monastero  di  s.  Giorgio,  ed 
il  redi  Spagna  somministrò  quanto  dis- 
si nel  precedente  articolo  parlando  de'no- 
vendiali  in  tal  città  celebrati  per  Pio  VI. 
Invitato  il  cardinale  a  Venezia,  vi  si  re- 
cò nell'ottobre,  e  non  trovando  alloggio 
dai  cassine»,  lo  prese  nel  convento  de'do- 
menicani  in  ss.  Gio.  e  Paolo.  A   Pio  VI 
narrai  le  sue  disposizioni   per  1'  elezione 
del  successore,  e  nel  voi.  XXI,  p. 2 28,  qua- 
li cardinali  componevano  il  sacro  colleg- 
gio, cioè  45,  ma  intervennero  soli  34,  h"- 
pediti  gli  altri  da  diverse  circostanze  di 
recarvisi.  Essendo  incomodato  il   cardi- 
nal Albani,  cantò  la  messa  dello  Spirilo 
santo  il  p.   abbate  Scardi  benedettino. 
Abbiamo  ¥ Oratio  ad  Eminen.  et  Rever. 
S.  R.  E.  cardinales  eligendi  stimmi  Pon- 
tificia causa  conclave  ingressuros,  habita 
in  tempio  s.  Georgii  Majoris  Venctìarum 
kal.  decembris  1  799,  ab  Antonio  Maria 
Gardini  ord.  s.  Bened.  et  cong.  carnai- 
dulensis  episcopo  Cre/nensis,  Venetiis.  Il 
monastero  di  s.  Giorgio  ridotto  a  concla- 
ve fu  diviso  come  descrissi  nel  voi.  XI,  p. 
64-  L'ingressode'cardinali  inconclaveeb- 
be  luogo  il  i.°  dicembre,  prima  domeni- 
ca dell'avvento,  con  tutta  la  calma  e  per- 
fetta apostolica  libertà,  garantita  dall'im- 
peratore Francesco  li,  mentre  il  sacro  col- 
legio ricevette  pure  lettere  confortatrici 
da   vari  sovrani,  che   ricordai   nel  voi. 
XXVII,  p.  1  i4-  I  vescovi  e  prelati  fu- 
rono deputati  alia  custodia  delle  iole,  ed 
il  principe  Chigi  maresciallo  di  s.  Chie- 
sa a  quella  del  conclave,  restando  a  di- 
sposizione de'sacri  elettori  le  milizie  au- 
striache. I  cardinali  pel  favore  del  car- 
dinal York,  non  opponendosi  il  cardinal 
Eraschi,  dichiararono  pro-segretario  del 


P  IO 

snero  collegio  il  prelato  Consalvi,  in  luo- 
go del  Negroni  che  lo  era,  per  la  condot- 
ta tenuta  dopo  la  rivoluzione  di  Roma, 
per  cui  gli  aveano  intimato  di  non  re- 
carsi a  Venezia.  A  tale  carica  concorse  il 
celebre  Devoti  vescovo  d'Anagni,  ma  di- 
cesi che  nelle  votazioni  de' cardinali  il 
Consalvi  lo  superasse  per  un  voto.  Si  ha 
stampato  in  latino  e  italiano  il  Discorso 
(c/iuto  nella  cappella  del  conclave  il  i.° 
dicembre  1^99  dall'  Em.  card,  decano 
Gio.  Francesco  Albani  al  sacro  colle- 
gio de  cardinali  congregato,  ec.  Intanto 
Roma  e  le  provincie  non  cedute  nella  pa- 
cedi  Tolentino,  eranostatesgombrate  dai 
francesi,  ed  occupate  da  Ferdinando  IV 
re  delle  due  Sicilie  pel  futuro  Papa,  co- 
me accennai  nei  voi.  X,  p.  190,  XX,  p. 
17,  18  e  19,  e  XLVII,  p.  2o3. 

Il  cardinal  Bruschi,  come  nipote  di  Pio 
VI,  era  seguito  ne'  voti  da  2  1  cardinali, 
compresi  Albani  e  York,  benché  non 
creati  dallo  zio.  Da  un  altro  canto  il  car- 
dinal Anlonelli,  quantunque  1  .a  creatura 
eh  Pio  VI,  si  dichiarò  capo  d'un  partito 
contrario  che  contava  i3  voli,  bastanti 
a  formare  l'esclusiva,  poiché  per  l'elezio- 
ne occorrevano  24  voti.  Per  quasi  due 
mesi  il  cardinal  Belùsomi  n'ebbe  22,  ed 
il  cardinale  Mattci ogni  giorno  dal  parti- 
to Antonelli  ne  otteneva  i3:  bastavano 
questi  per  impedire,  ma  non  per  riusci- 
re. AlBellisomi  ostava  l'essere  vescovo  di 
Cesena,  onde  credevasi  che  i  Bea  scili  a- 
vessero  continuato  a  regnare;  pel  Maltei 
si  opponeva  il  debole  carattere,  per  cui 
non  solo  non  avrebbe  il  coraggio  necessa- 
rio per  ridomandare  all'Austria  le  tre  le- 
gazioni che  avea  conquistale  sui  francesi, 
ma  il  nepotismo  saiebbesi  posto  sul  tro- 
no, e  come  principe  romano  la  famiglia 
facilmente  avrebbe  dominato  negli  affari 
di  stato.  I  partiti  erano  vivi,  costanti,  in- 
flessibili, ad  onta  delle  vicende  politiche 
e  in  un  momento  che  le  armi  francesi  a- 
veano  sofferto  diffalte  che  presto  poteva- 
no riparare,  secondogli  eventi  della  guer- 
ra, la  quale  sembrava  dover  di  nuo\o 


PIO 
straziare  l'Italia.  Si  pensò  al  cardinal  Fa- 
lenti,  senza  effètto,  comedi  volo  si  parlò 
di  Calcagnòli;  dal  partito  Braschi  si  ado- 
perarono alcuni  voti  pel  cardinal  Ger- 
</</(/'.);  si  propose  pure  inutilmente  l'Ai- 
baili,  essendo  parente  della  casa  di  Mo- 
dena e  perciò  anche  dell'Austria;  quindi 
un'altra  volta  gli  sguardi  si  portarono  sul 
dottissimo  Gerdii,  ma  ricevette  l'esclusi- 
va formale  dal  cardinal  llerlzan,  ch'era 
entrato  in  conclave  quulche  giorno  do- 
po, in  nome  dell'imperatore  Francesco 
11.  Rappresentavano  la  Spagna  due  car- 
dinali spagnuoli,  ma  senza   missione  di 
loro  corte;  il  cardinal  Maury  agente  del 
ram  miugo  Luigi  XVI 1 1  re  di  Francia,  nou 
osava  pronunziare  nelsuonomeiui'esclu- 
siva  che  poteva  essere  contrastata.  Frat- 
tanto per  !a  lunghezza  del  conclave,  per 
la  noia  cagionata  dalle  privazioni,  si  stac- 
carono due  voli  dcll'Antonelli  percom- 
piere  l'inclusiva  di  Bellisomi  e  già  stava 
per  consumarsi  l'elezione,  allorquando  il 
cardinal  llerlzan  fece  osservare,  che  es- 
sendo il  conclave  raccolto    in   una  città 
dell'  imperatore,  da  cui  i  cardinali  rice- 
vevano cortese  ospitalità,  sarebbe  conve- 
niente far  conoscere  la  scelta  a  Francesco 
JI  per  un  corriere,  non  dubitando  di  sua 
soddisfazione,  anche  per  essere  il  candi- 
dato nato  di  lui  suddito,  il  partito  che 
favoriva  Bellisomi  vi  convenne,  ma  tra- 
scorso un  mese  senza  risposta,  gli  animi 
fci  cominciarono  a  raffreddare,  molti  voli 
si  ritirarono, ed  i  capi  de'due  partiti  poco 
erano  ascoltati  nel  porre  nuovi  soggetti 
sul  tappeto,  hensì  nell'escludere  questo  o 
quell'individuo.  Nella  Storia  di  Pio  VII 
del  (defunto  da  ultimo)  comm.  Artaud, 
che  per  lungo  tempo  fu  ministro  di  Fran- 
cia in  R.oma,  ecco  conle  si  riporta  la  sua 
elezione. 

L'accorto  Consalvi  segretario  del  con- 
clave, lasciò  che  i  partili  stancassero  le 
proprie  forze,  persuaso  che  Bellisomi  e 
Matlei  non  sarebbero  eletti,  credette  per 
molle  ragioni  meritare  la  preferenza  il 
cardinalChiaramouti,  trascurato  dalla  fa- 


PIO  117 

zione  Braschi,  cui  era  attaccato  per  co- 
nnine patria,  parentela  e  riconoscenza. 
Quindi  vedendo  che  invano  si  aspettava 
il  ritorno  del  corriere  da  Vienna,  a  molli 
cardinali  francamente  fece  considerare, 
che  nelle  infelici  circostanze  in  cui   tro- 
vavasi  la  s.  Sede,  era  conveniente  sceglie- 
re un  Pontefice  dolce,  affabile,  modera- 
to, la  cui  paterna  voce  s'impiegasse  a  di- 
minuire il  male.  Esaminò  la  situazione  di 
tutti  i  cardinali  proposti,  e  conchiuse  che 
doveansi  raccogliere  tutti  i  voti  sulla  per- 
sona di  un  cardinale  che  fosse  indipen- 
dente dall'influenza  di  qualunque  gover- 
no. L'ingegnoso  prelato  con  eloquenza  vi- 
vace dimostrò  l'imperiosa  necessità  di  por 
fiue  alla  vedovanza  della  Chiesa,  con  la 
pronta  elezione  del  suo  capo  e  sovrano 
do'dominii  pontificii,  i  cui  sudditi  aveano 
bisogno  del  suo  governo  per  far  cessare 
il  provvisorio  de'  napoletani.  Col  quadro 
energico  che  fece  dello  slato  presente  e 
futuro  delle  cose  politiche,  cominciò  a  far 
trapelare  quel  carattere  diplomatico  che 
gli  assicurò  poi  la  stima  e  la  confidenza 
degli  uomini  di  statoedi  tutti  gli  altri  di- 
plomatici suoi  contemporanei.  Senza  in- 
dicare una  scella,  per  le  qualità  che  cre- 
deva necessarie  nel  futuro  Papa,  tracciò 
quelle  che  fregiavano  il  cardinal  Chiara- 
monti.  Egli  fu  ascoltato  dai  cardinali  con 
molta  attenzione,  ma  quello  che  il  Con- 
salvi durò  maggior  fatica  di  trarre  a'suoi 
disegni,  fu  il  cardinal  Chiaramonti,  cui 
avea  significato  che  procurava  farlo  eleg- 
gere Pontefice.  Più  di  due  settimane  im- 
piegò egli  per  rispondere  agli  scrupoli  del- 
l'antica  chiesa,  che  opponeva  l'umile  e 
modesto  porporato,  che  finalmente  dopo 
la  resistenza  consigliala  dalla  mansuetu- 
dine del  suo  carattere,  parve  piegarsi  a 
quello  che  si  desiderava  da  lui.  Piestava 
a  Consalvi  la  cura  di  guadagnare  i  suf- 
fragi raccolti  da  Maury  ,  divenuto  capo 
d'un  piccolo  partito  di  6*voti,  per  le  sue 
argute  considerazioni  e  celebre  facondia. 
Vi  si  accinse  con  tutta  la  finezza  del  suo 
genio,  facendogli  manifesto.,  che  per  le 


nS  rio 

belle  qualità  del  candidalo  Chiara  mon- 
ti probabilmente  la  sua  esaltazione  era 
\iciua,  onde  sarebbe  grave  fallo  l'oppor- 
visi:  felicemente  riuscì  nell'intento,  on- 
de ai  19  voti  già  guadagnati  al  Chiara- 
monti,  si  unirono  altri  6.  In  questo  mo- 
do procedette  la  conclusione  dell'elezio- 
ne, secondo  la  narrativa  del  rispettabile 
istorico  comm.  Artaud. 

Ma  il  Baldassari,  ch'era  a  Venezia  se- 
gretario del  maestro  di  camera,  e  come 
il  suo  padrone  compagno  d'esilio  di  Pio 
VI,  nella  Relazione  delle  avversità  e  pa- 
timenti di  quello,  t.  2,  p.  4o5eseg.,  nel 
rettificare  quanto  riguardò  la  scelta  del 
segretario  del  conclave  e  poi  quella  del 
pro-segretariodi  stato, dichiara  che  l'ele- 
zione di  Pio  VII  non  segui  ne'modi  ripor- 
tati e  Io  prova  con  testimonianze  inecce- 
zionabili,  rigettando  la  cooperazione  e  in- 
fluenza del  Consalvi ,  del  pari  disonore- 
vole per  lui,  pel  sacro  collegio  e  pel  can- 
didato. Solo  mi  limiterò  a  indicare  la  ve- 
ridica storia  di  questo  importante  esalta- 
mento, con  l'autorità  sicura  del  Baldas- 
sari.  Il  merito  e  la  gloria  di  aver  fallo  e- 
leggere  Pio  VI  I  appartiene  soltanto  al  de- 
cano cardinal  Albani,  imperocché  come 
altri  suoi  colleghi  infastidito  della  lunga 
clausura,  avendo  inutilmente  replicato  e- 
sortazioni  per  la  concordia  de'suffiagi,e 
continuando  i  due  partiti  nell'ostinazio- 
ne di  sostenere  Bellisomi  e  Mattei,  prese 
la  risoluzione  di  segregarsi  da  tutti,  ricu- 
sando ogni  visita  o  conferenza  in  cella. 
Alle  replicate  istanze  del  cardinal  Bra- 
schi  l'accettò  a  colloquio,  quindi  come  va- 
lente parlatore  lo  persuase  dell'  impossi- 
bilità di  superare  il  partito  contrario  a 
Eellisomi,  lagnandosi  perchè  la  Chiesa  si 
lasciava  senza  il  pastore  con  iscandalo  dei 
fedeli,  danno  della  religione  e  detrimen- 
to degli  interessi  della  s.  Sede.  Fra  le  al- 
tre cose  disse  l'Albani  al  Braschi  :  e  che, 
mancano  altri  cardinali  meritevoli  del  suo 
favore  e  di  quello  de'suoi  seguaci?  E  qui 
annoverando  i  meriti  d'alcuni,  comme- 
morò ancora  il  Chiaramonti.  Allora  il 


PIO 

Braschi  rispose,  questo  mi  piacerebbe 
molto,  perchè  Io  stimo  e  l'amo  assaissi- 
mo, ma  ignoro  cosa  ne  pensano  i  mieia- 
mici.  Soggiunse  il  decano,  dunque  li  con- 
sulti e  da  mia  parte  ancora  li  preghi  a 
ponderare,  se  gl'infruttuosi  tentativi  per 
Bellisomi  possono  lecitamente  prorogar- 
si a  tempo  indefinito. Prontamente  il  car- 
dinal Braschi  li  consultò,  e  contro  ogni  sua 
speranza  trovò  che  tutti  erano  favorevoli 
al  Chiaramonti,  compreso  il  Bellisomi,  il 
quale  già  più  volteavea  pregato  isuoi  pro- 
motori a  non  pensar  più  alla  sua  persona. 
11  cardinal  Autouelli,  capo  dell'opposto 
partito,  attento  e  sagace  com'era,  s'avvi- 
de che  qualche  novità  rilevante  era  in 
conclave,  e  volle  ancor  esso  abboccarsi  col 
cardinal  decano,  il  quale  gli  fece  un'esor- 
tazione che  in  sostanza  guidava  allo  stes- 
so fine  della  ricordata,  e  gli  disse  in  confi- 
denza ciò  che  avveniva  in  favore  del  Cina- 
ramouli.  Rispose  l'Antonelli,  sentire  an- 
ch'egli  la  necessità  di  non  ritardare  ulte- 
riormente la  creazione  del  Papa,  e  quan- 
to alla  persona  del  Chiaramonti,  non  op  - 
pose  difficoltà,  solo  si  riserbò  interrogar- 
ne i  cardinali  amici.  Ancor  questi  abbrac- 
ciarono subilo  tal  partita  ,  e  la  sera  del 
12  marzo  1800  tutti  i  cardinali  erano 
unanimi  in  eleggere  Chiaramonti,  ma  per 
maggior  pouderazionesi  stabilì,  che  l'alio 
dell'elezione  si  differisse  alla  mattina  del 
1 4-  Della  qual  mirabile  concordia  il  Bel- 
lisomi stesso  lidissimo  virtuosamente  la 
celebrò  con  versi,  dicendo  de' cardinali 
che  papeggurono:  Quelli  volea  la  terra, 
e  questo  il  cielo,  parlando  di  Chiaramon- 
ti. Nella  mattina  del  i3  si  seppe  pel  con- 
clave il  convenuto  nella  sera  precedente 
nelle  celle  de'cardiiiali,  per  l'uuione  dei 
discordi  Braschi  e  Antouelli,  fatti  quasi 
compromissarii  del  restante  del  sacro  col- 
legio (d'un  compromesso  toccai  nel  voi. 
XXI,  p.  224),  perchè  d'unanime  consen- 
so si  procedesse  all'elezione  di  Chiara- 
monti.  Quindi  dopo  lo  scrutinio  Grego- 
rio Speroni  romano,  che  faceva  da  2.0 
maestro  di  cerimonie,  inlese  confermarci 


PIO 

la  notizia  da  molti  cardinali,  essendo  per* 

ciò  tutti  in  molo  d'esultauza,  onde  si  por- 
tò a  significarlo  al  cardinal Chiai  amonti. 
Questi  cambiò  di  colore  e  non  pronun- 
ziò parola,  ma  lo  Speroni  giuslificòla  sua 
presentazione  per  domandargli  quando 
voleva  misurarsi  il  vestiario,  perchè  non 
■ve  n'erano  tre  di  diverse  grandezze  co- 
me il  consueto,  ma  soli  due;  il  cardina- 
le rispose  che  fosse  andato  alle  ore  24, 
come  fece, e  perchè  riuscirono  larghi  su- 
bito furono  ristretti.  Divulgatasi  per  Ve- 
nezia nello  stesso  giorno  i3  tal  novella, 
il  maestro  di  camera  si  portò  alla  ruota 
del  conclave,  ed  intese  dal  cardinal  Bra- 
schi  ch'era  verissima,  anzi  sopraggiunto 
il  maggiordomo,  ad  alta  voce  gli  disse 
che  preparasse  quanto  era  necessario  pel 
nuovo  Pepa,  la  elezione  del  quale  suc- 
cederebbe nella  mattina  seguente,  e  pre- 
parasse eziandio  il  desinare  pel  Papa  Chia- 
1  a  monti.  Nella  sera  a  questi  si  recarono 
iu  cella  a  baciargli  la  mano,  il  decano  e 
gli  altri  cardinali.  Nella  mattina  del  14 
nello  scrutinio  unanimemente  fu  eletto 
Papa,  non  essendovi  bisogno  di  accesso, 
ed  egli  die  il  suo  voto  al  cardinal  Alba- 
ni ;  indi  fu  vestito  degli  abiti  pontificii 
dai  suoi  conclavisti, coli' aiutode'  maestri 
di  cerimonie;  ed  in  memoria  del  prede- 
cessore prese  il  nome  di  Pio  VII,  e  con 
sembiante  tranquillo  e  sereno  ricevè  al- 
l'ubbidienza i  cardinali.  Tali  particolari- 
tà volli  riportare  perchè  appunto  con  esse 
il  Baldassari  corresse  il  lodato  biografo. 
Non  tacerò  che  il  eh.  Pistoiesi,  Vita  di 
Pio  VII}  asserisce  che  avendo  il  cardi- 
nal Chiara  monti  dichiarata  la  sua  inet- 
titudine al  governo  temporale,  ed  a  reg- 
gere la  Chiesa  in  tempi  tanto  scabrosi,  lo 
persuasero  il  cardinal  Ruffo  e  Consalvi. 
Subito  si  spedì  in  Roma  il  corriere  Ca- 
tenacci colla  lieta  notizia,  come  ad  Imo- 
la e  a  Cesena,  proibendo  il  Papa  ai  pa- 
renti che  niuno  si  movesse,  lo  che  dissi 
a  Chi 4RAM0NTI famiglia,  raccontando  pu- 
re che  mai  permise  che  si  recassero  in 
Roma  e  quanto  fu  con  essi  moderato  : 


PIO  119 

partecipò  l'esaltazione  di  proprio  pugno 
al  fratello  ch'era  in  Bologna,  ed  alla  co- 
gnata che  stava  in  Cesena.  Altro  corrie- 
re recò  la  nuova  a  Faenza  alle  cugine  di 
Pio  VII,  A  una  Cantoni  e  Maria  Livia  Con- 
ti rampollo  de'  conti    Severoli.  La  pub- 
blicazione del  nuovo  Papa  si  fece  dal  (i- 
nestrone  del  monastero,  con  gran  giubilo 
de'  veneziani,  indi  nella  chiesa  ebbe  luo- 
go la  solenne  adorazione  del  sacro  colle- 
gio. Nello  stesso  giornoe  ne'seguentiPio 
\  Il  fece  diverse  cariche,  confermò  la  da- 
teria al  cardinal  Roverella,  e  la  segreteria 
de'brevi  al  cardinal  Braschi,  cui  aggiunse 
la  dignità  di  camerlengo  di  s.  Chiesa;  co- 
me pure  confermò  il  raaggiordomo,mae- 
stro  di  camera,  segretario  delle  lettere  la- 
tine, ed  il  cameriere  segreto  soprannu- 
mero del  predecessore.  Col  consiglio  di 
diversi  cardinali,  nominò  prosegretario 
di  stato  mg/  Consalvi.  Fece  lo  Speroni 
cappellano  segreto  crocifero  e  soprannu- 
mero ai  ministri  della  cappella  pontifì- 
cia, per  non  diredi  altri.  Delle  feste  e  per- 
manenza di  Pio  VII  a  Venezia  e  quanto 
vi  operò,   vedasi  quell'articolo,  avendo 
parlato  del  i.°  concistoro  ne' voi.  IX,  p. 
181,  XV,  p.  2  1 3.  Il  lungo  pontificato  di 
Pio  VII,  tanto  memorabile  di  strepitosi 
avvenimenti,  esigerebbe  una  diffusa  bio- 
grafia,quale  non  si  confà  col  metodo  di 
questo  mio  Dizionario;  laonde  dovrò 
limitarmi  a  registrare  i  fasti  e  le  cose 
principali,  giovandomi  in  parte  anche  de- 
gli encomiati  Pistoiesi  e  Artaud.  Per  non 
ripetere  poi  tante  notizie  già  pubblicate 
in  moltissimi  articoli, e  che  darò  nei  suc- 
cessivi, li  rimarcherò  in  corsivo,  per  po- 
tersene legger  meglio  l'argomento  qualo- 
ra piaccia, avvertendoche delle  tante  cose 
operate  da  Pio  VII,  ne  tratto  anche  in 
altri  che  in  questo  non  saranuo  nomina- 
ti. Si  vociferò  che  gli  austriaci  volessero 
impeguare  il  Papa  a  fermarsi  in  Vene- 
zia, ed  anche  passare  in  Vienna,  finchègli 
affari  politici  d'Europa  avessero  preso  un 
andamento  alquantostabile,  ma  Pio  VII 
non  volle  avere  altra  residenza  che  quella 


iao  PIO 

de'predecessori,  stabilita  da  s.  Pietro.  La 
sua  fausta  esaltazione  piacque  a  tutti,  fu 
assai  festeggiala,  ed  i  sovrani  dichiara- 
rono la  loro  soddisfazione  a  mezzo  de'rap- 
presentnnti.  A'*2  i  marzo,  festa  di  s.  Be- 
nedetto, la  cui  regola  a vea  professata,  eb- 
be luogo  la  solenne  corona?  ione  nel  la  chie- 
sa di  s.  Giorgio.  Il  cardinal  York,  come 
arciprete  Vaticano,  pronunziò  secondo  il 
consueto  una  breve  allocuzione;  fecero  da 
diacono  e  suddiacono  greci  due  Mecìd- 
tarisli,  e  nella  gran  loggia,  appositamente 
eretta,  il  cardinal  Antonio  Doria  i .°  dia- 
cono gl'impose  il  triregno,  indi  il  Ponte- 
fice comparti  la  solenne  benedizione  apo- 
stolica. Recaronsi  a  visitare  il  nuovo  Pon- 
tefice molti  ragguardevoli  personaggi,  e 
fra  gli  altri  il  duca  e  la  duchessa  di  Par- 
ma, il  duca  di  Berry,  il  principe  di  Condè 
col  duca  d'Enghien,e  l'arciduchessa  Ma- 
rianna sorella  dell'  imperatore,  la  quale 
implorò  il  pontificio  favore  pel  p.  Pacca- 
nari  e  suo  istituto.  Coi  due  moto-propri, 
Nos  volentes,ùt\  i.°  maggio  1800,  Bull. 
Roni.  continuaiio  (nel  quale  sono  ripor- 
tate le  bolle,  i  brevi,  le  lettere,  le  allo- 
cuzioni ,  ec.  di  Pio  VII,  incominciando 
dal  t.  bi),  concesse  le  solite  grazie  e  pri- 
vilegi ai  conclavisti  edapiferi  del  suo  con- 
clave. Furono  conclavisti  del  cardinale 
Chiaramonli  gl'imolesi  d.  Giacomo  Bra- 
ga (zio  dell'attualecardinal  Giovanni  So- 
glia vescovo  d'Osimo  e  Cingoli,  anch'  es- 
so intime  famigliare  di  Pio  \  11)  che  no- 
minò i.°  cappellano  segreto,  e  Giuseppe 
Moiraghi  che  fece  i.°  aiutante  di  came- 
ra, dichiarando  i.°  Andrea  Morelli  aiu- 
tante di  camera  del  predecessore,  giusta  la 
costante  consuetudine:  Pio  VII  fu  il  pri- 
mo ad  avere  due  soli  aiutanti  di  camera; 
prima  e  ue'ponlifìcati  precedenti  furono 
12,  io,  8,  6,  e  sotto  Pio  VI  non  meuo 
di  4-  Per  servo  entrò  in  conclave  col  car- 
dinale, Bartolomeo  Isè:  il  dapifero  fu  d. 
Francesco  Cappelletti  di  Rieti  e  canoni- 
co di  quella  cattedrale. 

A'  i5  maggio  emanò  la  lettera  enci- 
clica Din  satis  videmur,  diletta  a  tutto 


PIO 

ileorpo episcopale, partecipandogli  la  sua 
assunzione  al  pontificato  :  in  essa  richia- 
mò le  facoltà  provvisorie  concesse  da  Pio 
VI  al  medesimo  nelle  anteriori  dolorose 
vicende,  dichiarò  la  sua  riconoscenza  al- 
l'imperatore Francesco  li,  e  fatta  la  pa- 
tetica prospettiva  de'  inali  che  affligge- 
vano la  Chiesa,  tracciò  i  vigorosi  rimedi 
che  inculcò  adottare.  Indi  Pio  VII  desti- 
nò i  legati  ad  assumere  il  governo  di  Ro- 
ma, cioè  i  notati  nel  voi.  XXXV II,  p. 
284.  A'2D  maggio  si  recòa  Padova,  per 
visitare  il  santuario  di  s.  Antonio,  e  re- 
stituitosi quindi  a  Venezia  ,  decise  por- 
tarsi a  Roma, per  cui  il  ministero  austria- 
co si  occupò  del  modo  di  condurvelo  col 
decoroconvenienteal  supremo  capo  del- 
la Chiesa.  Nel  concertare  il  viaggio  i  com- 
missari austriaci  giudicarono  prudente 
evitare  il  passaggio  delle  legazioni  con- 
quistale sui  francesi  dall'imperatore,  che 
non  gli  si  restituivano  per  allora,  per  ri- 
muovere qualunque  dimostrazione  po- 
polare; laonde  si  stabili  che  per  mare  si 
conduces-e  ad  un  porto  de'suoi  domiuii, 
ponendo  a  tale  effetto  in  disposizione  la 
fregata  imperiale  Bellona  di  4°  pezzi  di 
cannone,  l'i  ima  di  partire,  Fio  V 1 1  pub- 
blicò un  giubileo  universale,  pel  felice  go- 
versamento  della  Chiesa.  A'6  giugno  tra 
il  plauso  de' veneti  il  Papa  s'imbarcò  col 
cuore  colmo  di  paterna  affezione  e  rico- 
noscenza, invocando  loro  dal  cielo  tulte 
le  benedizioni.  A  motivo  de' venti  contra- 
ri, la  fregata  dovette  fermarsi  alcuni  gior- 
ni a  Spignon  ,  ed  in  questa  circostanza 
visitò  iMalamocco.  Tornato  ii  mare  in 
calma  e  ripreso  il  viaggio,  a' 1  7  giugno  ap- 
prodò a  Pesaro  festeggiato  ,  come  lo  fu 
per  gli  altri  luoghi  che  tragittò.  Frattan- 
to a'22  giugno  il  governo  provvisorio  na- 
poletano di  Roma,  in  nome  di  Ferdinan- 
do IV  proclamò  la  restituzione  al  Papa 
di  Pioma  e  delle  pro\  incie,  che  il  re  avea 
tolte  agi'  invasori  francesi,  annunziando 
J'immiuenle  arrivo  di  Pio  VII.  Altrettan- 
to pubblicarono  in  dello  giorno  i  cardi- 
nali legati,  deputali  a  ricevere  i  doininii 


PIO 

titilla  Chiesa  da  loro  amministrati,  pereui 

subito  assunsero  il  governo  e  il  pieno  po- 
tere. Accompagnato  dalla  cavalleria  au- 
striaca e  dal  marchese  Gliislieri  ministro 
e  commissario  dell'imperatore,  Pio  VII 
proseguì  il  viaggio  trionfale,  per  Fano, 
Sinigaglia,  Ancona,  Loreto  e  Recanati, 
ove  ricevette  l'imperiai  commissario  Ca- 
vallai", che  iti  nome  di  Francesco  II  gli 
restituì  il  governo  politico  di  quella  par- 
te delle  proviucie  del  suo  stato,  che  di- 
pendevano dagl'imperiali  commissari  di 
Ancona  e  di  Perugia,  per  cui  Consalvi  ai 
2 5  pubblicò  un  manifesto  che  il  Papa 
rientrava  ne' suoi  sovrani  diritti,  ristabi- 
lendo il  suo  governo  in  dette  città  e  di- 
pendenze. Devesi  eccettuare  i  fotti  d'An- 
cotta  che  ritennero  i  tedeschi,  cui  succes- 
sero i  francesi  dopo  la  vittoria  di  Maren- 
go e  vi  restarono  sino  al  giugno  1802. 
Inoltre  tanto  i  napoletani, chegli  austria- 
ci continuarono  a  guarnire  gli  altri  forti 
e  posti  militari  dello  stato  pontificio.  Pro- 
seguì il  cammino  per  Macerala.,  Tolen- 
tino, Nana,  Civita  Castellana ,  Monterò- 
si  come  dissi  nel  voi.  XIII,  p.  6f),  facen- 
do il  solenne  ingresso  in  Roma  a'  3  lu- 
glio, che  descrissi  nel  voi.  XXXV,  p.  1 83, 
di  cui  fu  stampata  la  Relazione.  Ai  6  Pio 
\  II  per  prima  uscita  volle  celebrare  mes- 
sa sull'altare  papale  di  s.  Pietro,  ed  iu  al- 
tro giorno  nella  cappella  Sistina  assistè 
al  solenne  funerale  iu  suffragio  del  pre- 
decessore. A  regolare  lo  ristabilimento  del 
governo  pontifìcio  nelle  proviucie  ricu- 
perate, il  Papa  a'c)  luglio  istituì  quattro 
congregazioni: la  i.a  per  gli  affari  del  go- 
verno provvisorio;  la  2.a  per  occuparsi 
alla  ri  pi  islinazione  dell'antico  sistema,  a- 
venio  i  francesi  e  la  repubblica  lasciato 
disordini  iu  ogni  ramo  d'amministrazio- 
ne, cioè  ripose  in  attività  la  Congrega- 
zione economica;  la  3.a  per  l'economica 
riforma  del  palazzo  apostolico  e  famiglia 
pontificia,  di  che  trattai  nel  voi.  XLI,  p. 
2746282;  la  4-a  per  gli  acquisti  fatti  dei 
beni  ecclesiastici  e  dello  stato,  messi  al- 
l'incauto nell'epoca  rivoluzionaria  della 


PIO  12  l 

repubblica,  e  denominati  beni  naziona- 
li, indi  demaniali, sui  quale  grave  ogget- 
to si  pubblicò  Un  regolamento  a'  24  ot- 
tobre 1801.  Nominò  ancora  altra  con- 
gregazione pegli  affari  di  religione,  tro- 
vandosi la  Chiesa  in  deplorabile  condizio- 
ne, facendo  intanto  riassumere  l'abito  ai 
monaci  del  sacro  Speco  di  Subiaco.  Ri- 
stabilì la  rota  di  ^lacerata  e  la  deposi- 
teria  generale  d'Ancona;  deputò  una  vi- 
sita oposlolica  al  santuario  di  Loreto.  E- 
manò  leggi  annonarie,  proibì  l'esporta- 
zione de'grani,  fece  venire  il  grano  da  Sar- 
degna, ne  introdusse  il  libero  commercio, 
come  dell'olio,  e  pubblicò  il  regolamen- 
to giudiziario  per  le  materie  annonarie: 
questi  furono  i  preliminari  del  commer- 
cio libero  che  si  organizzò  nel  seguente 
anno,  e  sul  quale  fu  tanto  detto  e  scrit- 
to, se  vantaggioso  o  pregiudizievole.  Es- 
sendo di  questo  ultimo  avviso  il  cardinal 
Braschi,  allorchèebbe  effetto  tal  sistema, 
subito  rinunziò  i!  camerlengato.  Sulle 
provvidenze  prese  in  questo  tempo  e  in 
altre  epoche  del  pontificato  per  l'Anno- 
na, V  Agricoltura  e  le  Dogane,  ne  par- 
lai a  tali  articoli  ed  ai  relativi. 

Verso  quest'epoca,  per  la  seguita  rivo- 
luzione di  Napoli,  nella  punizione  de'col- 
pevoli  vi  furono  compresi  religiosi  ,  ec- 
clesiastici e  vescovi  distinti,  ed  alcuni  an- 
che innocenti.  In  questa  circostanza  Pio 
VII  die  saggio  della  fermezza  del  suo  ca- 
rattere in  difesa  delle  leggi  della  Chiesa  e 
contro  un  tribunale  laico  che  avea  fatto 
perire  gli  unti  del  Signore,  soppresso  mo- 
nasteri, ed  appropriato  beni  senza  il  be- 
neplacito pontifìcio.  Energicamente  scris- 
se a  Ferdinando  IV,  e  punì  colle  censu- 
re i  prelati  che  aveano  influito  alle  con- 
danne. Questo  atto  irritò  i  numerosi  a- 
genti  di  quel  governo,  che  fecero  circola- 
re libelli  e  calunnie  contro  il  Papa  per 
renderlo  odioso.  In  questo  frangente  il 
governo  di  Pio  VII  offrì  quella  felice  li- 
mone di  moderazione  e  di  rigore,  di  sa- 
viezza e  di  equità ,  che  dovea  produrre 
nella  cristiana  repubblica  il  totale  rista- 


122  PIO 

bili tnenlo  della  religione,  della  inorale  e 
«Iella  giustizia,  e  spandere  inestimabile 
gloria  e  lustro  nel  suo  pontificato.  Lo  stato 
in  cui  le  rivoluzionarie  vicende  avevano 
ridotto  i  luoghi  piijecase  degli  ordini  re- 
ligiosi e  gli  Ospedali,  eccitò  la  vigilan- 
za del  Ponteficea  nominare  una  congre- 
gazione,acciò  sollecitamente  prendesse  in 
esame  la  loro  infelice  situazione,  e  ne  pro- 
ponesse que'  mezzi  riconosciuti  validi  e 
opportuni.  A  benefìzio  eziandio  dell'in- 
digenza ordinò,  die  si  attivasse  di  nuovo 
WDlonte  dipietà.  Perturbando  alcune  vo- 
ci l'ordine  sociale,  a'28  luglio  proibì  tut- 
te le  conventicole  e  adunanze  sospette,  e 
la  propagazione  ancora  di  notizie  allar- 
manti, non  che  qualunque  pubblico  di- 
scorso o  sediziosa  espressione  tendente  a 
popolari  sommosse  :  le  pene  minacciate 
furono  severe,  inclusivamente  alla  mor- 
te. Tutta  volta  per  ridonar  la  calma  a  tan- 
te agi  tate  famiglie,  ed  abbonacciare  gì  ispi- 
riti irrequieti,  accordò  generale  perdono 
a  tutti  quelli  ch'erano  rei  delle  anterio- 
ri rivoluzioni,  ancorché  ecclesiastici.  Non 
furono  corrisposte  le  sue  paterne  cure  e 
mal  si  retribuì  a  tanta  clemenza.  Fece 
cessare  la  dispendiosa  bonificazione  delle 
Paludi pondne;  ed  emanò  ordini  sull'im- 
modestia delle  donne.  Agli  1  1  agosto  1800 
tenne  in  Roma  il  1 .°  concistoro  di  3o  ve- 
scovi, creando  cardinali  Caracciolo  suo 
maestro  di  camera,  compagno  d'infortu- 
nio di  Pio  VI,  ed  il  celebre  Consahn  che 
dichiarò  segretario  di  stato  effettivo.  Ai 
3o  ottobre  fu  pubblicata  la  bolla  ,  Post 
diuturnas,  per  riformare  tutti  i  rami  del- 
le amministrazioni  dello  stato,  sopprime- 
re vari  impieghi  inutili,  regolatela  giu- 
risdizione de' tribunali  civili  e  criminali, 
ec:  le  vicende  politiche  ne  impedirono  la 
totale  esecuzione.   Pio  VII  assegnando 
nuovo  ordinamento  alle  provincie,  istituì 
le  Delegazioni  aposlolicìie  di  Viterbo, 
Spoleto,  Perugia,  Camerino,  Macerata  e 
Ancona.  A  Milizia  riportai  le  provviden- 
ze prese  su  di  essa,  e  senza  ritornare  su 
questo  punto,  qui  uoterò,  che  in  segui- 


PlO 

to  il  Papa  conservò  l'istituzione  francese 
de'  Pompieri,  ripristinò  le  guardie  di  fi- 
nanza, creò  il  corpo  de' carabinieri,  die 
nuova  organizzazione  alla  truppa  provin- 
ciale pur  da  lui  istituita;  il  tutto  può  ve- 
dersi a  detto  articolo.  Quanto  alla  mili- 
zia urbana  e  de'feudi  del  senato  e  popo- 
lo romauo,  perciò  che  riguarda  l'opera- 
to da  PioVII,  vedasi  Capotori.  Dalla  ci- 
tata bolla  nel  darsi  un  migliore  ordina- 
mento anche  al  tribunale  del  governo,  al 
modo  che  dico  nel  voi.  XXXI  I,p.  12  eseg., 
ebbe  origine  l'abolizione  de'  fc/rri,  l'orga- 
nizzazionedella  polizia,  ed  i  presidenti  de 
rioni,  de' quali  meglio  parlo  nel  voi.  Vili, 
p.  70.  Intanto  la  vittoria  riportata  a' i4 
giugno  da  Bonaparte  ,  già  divenuto  1 .° 
console  della  repubblica  francese,,  nelle 
sue  mani  avea  posti  i  destini  di  Francia, 
che  di  nuovo  fu  padrona  d'Italia  sino  al- 
l'Adige ed  ai  confini  degli  stati  della  Chie- 
sa. Avendo  Bonaparte  rovesciato  la  co- 
stituzione e  riunito  gli  elementi  del  po- 
tere, manifestò  a  Pio  VII  il  desiderio  di 
ristabilire  in  Francia  la  religione ,  per 
quanto  dissi  a  Francia,  al  quale  articolo 
riportai  tutto  ciò  che  riguarda  Pio  VII  e 
quella  regione,  per  cui  nelle  cose  dette  mi 
limiterò  accennarle.  11  prelato  Spina  che 
avea  raccolto  l'ultimo  respiro  di  Pio  VI, 
fu  accreditato  ministro  pontificio  a  Parigi. 
Nel  180  1  Pio  VII  rivolse  le  sue  sol- 
lecitudini al  sussidio  de'poveri,  eccitando 
la  pietà  de'fedeli  a  mensili  oblazioni.  Ap- 
provò e  beneficò  {'Accademia  di  religio- 
ne cattolica.  Agli  1  1  marzo  emanò  il  mo- 
to-proprio sul  commercio  libero,  indi  il 
regolamento  del  sistema  daziale:  nel  mag- 
gio istituì  il  corpo  delle  Guardie  nobili 
pontifìcie,  ove  notai  come  Pio  VII  sta- 
bilì l'odierna  coccarda  papale,  e  nel  voi. 
XLIX,  p.  9,  feci  parola  degli  anteriori 
colori  della  chiesa  romana.  11  i.°  conso- 
le Bonaparte  restituì  la  statua  della  Ma- 
donna di  Loreto  al  Papa  ,  e  questi  non 
senza  penosi  sagrifizi  conchiuse  il  Con- 
cordato fra  Pio  Vile  la  repubblicafran- 
cese ,  di  che  parlai  pure  a  Francia,  ri- 


no 

portando  le  fatali  leggi  organiche  del  cul- 
to cattolico,  che  alterarono  lo  spirito  e 
l'essenza  dell'atto.  L'andata  a  Parigi  del 
cardinal  Consalvi  ,  per  consiglio  di  Ca- 
cault  ambasciatore  in  Roma  e  già  so- 
scrittore  della  pace  di  Tolentino,  facilitò 
la  stipulazione  del  concordato,  avendo 
guadagnato  Bonaparte  co'suoi  seducenti 
modi:  nell'assenza  del  porporato,  fu  pro- 
segretario di  stato  il  cardinal  Giuseppe 
Doria.  In  questo  tempo  era  segretario  del- 
l'ambasciata francese  il  comm.  Aitami, 
storico  e  ammiratore  personale  del  Pon- 
fice.  Quindi  Pio  VII  per  l'esecuzione  del 
concordato  nominò  legato  a  lettere  e  spe- 
dì inParigi  il  cardinal  Giambattista  Ca- 
prara,  delia  cui  legazione  tenni  eziandio 
proposito  nel  voi.  XXXVII,  p.  2.85.  Ri- 
pristinata la  magistratura  romana,  il  Pa- 
pa a'  24  novembre  si  portò  a  prendere 
solennepossesso  della  basilica  Lateranen- 
se,  con  quella  pompa  che  descrissi  nel  voi. 
Vili,  p.  179,  ed  il  Cancellieri  con  mi- 
nuto dettaglio  nell'opera  de1 Possessi  che 
gli  dedicò.  Fu  presente  alla  funzione  Ma- 
rianna arciduchessa  d'Austria,  che  dimo- 
rò vari  anni  in  Roma  e  protesse  l'istitu- 
to del  p.  Paccannri.  Indi  reintegrò  il  pa- 
triziato sabino.  Nel  1802,  con  la  coope- 
razione del  tesoriere  Laute,  ripose  in  e- 
quilibrio  il  sistema  della  Moneta.  Aven- 
do il  papa  ottenuto  dalla  Francia  il  cor- 
po di  Pio  VI,  che  si  custodiva  a  Valen- 
za,ove  mori,  fece  celebrarne  la  traslazio- 
ne e  il  funerale  in  s.  Pietro  ,  con  quella 
gratitudine  e  splendida  magnificenza  che 
narrai  a  quell'articolo.  La  libertà  del  com- 
mercio riguardo  ai  commestibili,  contri- 
buì non  poco  a  quella  delle  arti,  laonde 
a' 1  3  marzo  promulgò  la  libertà  dell'in- 
dustria :  furono  abolite  le  università  ar- 
tistiche ,  le  patenti,  ed  alcune  privative, 
come  quella  delle  galangà  presso  la  fon- 
tana di  Termini.  Inoltre  si  stabilirono  al- 
cune leggi  sulle  manifatture  e  sulle  arti, 
e  si  accordarono  privilegi  e  premi  sull'e- 
strazione de'generi  di  patria  iuduslria. Ta- 
li provvedimenti  però  riuscirono  intem- 


P[Q  123 

pestivi, perchè  non  preceduti  daque'mez- 
zi  di  economia,  che  garantiscono  il  prin- 
cipe eia  nazione.  Altri  premi  furono  pro- 
messi ai  coltivatori  delle  terre  dell'  agro 
Tiomano,  del  Pontino,  di  Castro,  Montal- 
to,  Corneto  e  Toscanella,  ma  non  ebbero 
buon  effetto,  per  cui  venne  prescritta  l'as- 
segna de'terreni  seminativi.  Nel  giugno, 
per  l'interposizione  di  bonaparte,  Ferdi- 
nando IV  restituì  alla  s.  Sede  Beneven- 
to e  Ponte  Corvo,  principati  ch'erasi  ri- 
tenuto quando  consegnò  a  Pio  VII  le  pro- 
vincie  da  lui  occupate.  Quindi  lo  stesso 
i.°  console  fece  restituire  al  Papa  la  cit- 
tà di  Pesaro.  Frattanto  Bonaparte  con  gli 
articoli  organici  al  concordato  fece  co- 
noscere il  principio  d'un  sistema  ch'esegui 
in  ogni  operazione  nel  politico  suo  cor- 
so. Egli  considerava  i  pastori  della  Chie- 
sa, come  funzionari  civili  e  militari  del 
suo  governo:  la  religione  era  per  lui  un 
ramo  dell'amministrazione  pubblica,  che 
dovea  essere  sottomessa  alla  sorveglian- 
za d'  un  ministro,  come  il  dipartimento 
della  guerra  e  della  finanza.  Pio  VII  pian- 
se quando  vide  che  toglievasi  all'eserci- 
zio della  cattolica  religione  quella  liber- 
tà, che  nella  convenzione  erasi  come  ba- 
se spiegata,  pa'tuila  e  promessa;  inutil- 
mente reclamò.  Sebbene  il  concordato 
salvò  la  chiesa  in  Francia  forse  da  irre- 
parabile rovina,  pure  fu  1' oggetto  di  a- 
inare  critiche,  massime  di  de  Pradt,  Dau- 
nou  e  Potter:  Pio  VII  si  dimenticò  d'es- 
sere giudice,  e  rammentò  soltanto  ch'era 
padre;  a  Pace  parlo  della  natura  e  ca- 
rattere essenziale  de' concordati.  Il  rista- 
bilimento del  culto  preparò  quello  della 
monarchia,  ed  agevolò  il  trono  a  Napo- 
leoneBonaparte.  Cedendo  alle  istanze  del- 
l'ex vescovo  d'Autun  Talleyrand,  mini- 
stro degli  affari  esteri  di  Francia,  lo  seco- 
larizzò. A'  2  ottobre  il  Papa  emanò  un 
chirografo  con  alcune  leggi  relative  alle 
antichità  e  belle  arti  di  Roma  ,  per  im- 
pedire l'esportazione  d'ogni  genere  di  pit- 
tura e  scultura  e  altri  oggetti  loro  appar- 
tenenti, massime  i  capi  d'opera,  slabilen- 


i2|  Pio  Pio 

do  un  fondo  di  annui  scudi  10.000  pei'     dre,  noi  abbiamo  tutti,  chi  più  clii  me- 
l'acquisto  delle  cose  interessanti  pei  mu-     no,  al  nostro  fianco  un  Marianino.  Il  or- 
se i ,  acciò  non  partissero  da  Roma.  Indi      dinaie  volle  alludere  alla  gran  confiden- 
fece  una  gita  a  Ostia,  incominciandone     za  e  potere,  che  il  Papa  concedeva  al  Coli- 
gli scavia  benefìcio  di  quella  città,  ed  al-     salvi;  ma  per  quanto  altri  ancora  ten- 
tra  a  Frascati.  A  Marina  ricordai  i  due     tasserò  di  rovinarlo,  a  aitino  riuscì,  e  Pio 
brick  da  guerra,  donati  da  Bona  parte  a      VII  sempre  Io  sostenne.  II  Papa  approvò 
Pio  Vii,  per  proteggere  il  commercio  pon-      le  monache  servite  di  R.oma  e  ne  vestì  la 
tifìcio;  ed  il  Papa  invitò  il  sacro  collegio     fondatrice.  Per  memoria  del  luogo  in  cui 
a  scrivere  lettere  di  felicitazione  per  Na-     era  stato  eletto,  donò  a  s.  Giorgio  di  fe- 
tale al  i.°  console,  come  faceva  col  redi     nezia  alcuni  .sagri  arredi,  opera  delj'esi- 
Fraucia.  Quindi  il  Papa  mandò  al  i.°con-      mio  artefice  Righetti.  Nel  luglio  prescris- 
sole  un  cammino  di  grandissime  dimen-     se  provvedimenti  sulla  dimissione  de'de- 
sioni,  ornato  di  marini  preziosi,  ed  un  o-     bili  gravanti  le  comunità  dello  stato,  in- 
rologio  a  pendolo  di  sommo  valore.  camerandone  i  loro  beni,  esclusi  i  fondi 
Nel  i8o3  in  gennaio  nella  promozio-     dati  antecedentemente  in  enfiteusi.  Pro- 
ne de'cardinali,  ad  istanza  di  Napoleone      lettore  delle  belle  arti  e  dell'antichità,  fé- 
vi  comprese  il  suo  zio  Fesch  corso,  e  tre     ce  sgombrare  e  isolare  l'arco  di  Settimio 
altri  francesi,  Boisgelin,   Belloy  e  Cani'     Severo  nel  Foro  romano  e  cingeredi  mu- 
baceres.  A'g  marzo  con  la  bolla  Divina     ra,  altrettanto  facendo  più  tardi  nel  iSo1} 
disponente,  cit.  Bull.  t.  r  i ,  p.  463,  rista-     con  quello  di  Costantino  e  nel  1823  ri- 
bili  la  sede  vescovile  di  Bisarehio  con  re-      sarcendo  I' altro  di  Tito.  Nell'ottobre  si 
sidenza  in  Ozieri.  Per  la  rinunzia  del  ha-     recò  alla  villeggiatura  di  Castel  Gandul- 
lì  Rnspoli,  eletto  dal  Papa  nel  precedei!-  fo  (quando  vi  ritornò  e  ciò  che  vi  fece, 
te  anno  gran  maestro  dell'ordine  Gero'  lo  narrai  aquelfarticolo),  \isitandoanco- 
solimilano.gW  sostituì  il  Tommasi  di  Cor-  ra  i  circostanti  Marino,  Grollaferrata, 
tona  ;  dopo  di  lui  surrogò  que'  luogote-  Frascati,  Albano,  Genzano  e  Riccia,  al 
nenti  del  magistero,  di  cui  ragionai  alci-  cui  santuario  di  Galloro  coronò  la  Ma- 
tato  articolo.  Già  era  ritornata  la  corte  donna.  Ripristinò  la  festa  di  precetto  di 
romana  nel  dignitososuo  carattere,  e  l'ai-  s.  Giuseppe,  ed  a  favore  dell'  Ospedale  di 
ina  città  di  nuovo  ritenevasi  centro  ina-  s.  Spirito  statuì  una  sovvenzione  ne'  te- 
portantissimo  degli  affari  europei;  il  per-  slamenti.    Il  concordato  con  la   Francia 
thè  anco  le  corti  d'Austria,  di  Portogal-  non  produsse  quel  bene  che  generalmeu- 
lo  e  di  Russia  vi  tenevano  rappresentan-  te  spera  vasi;  pure  bisognò  conchiudere 
ti.  Inoltre  la  Francia  avea   nominato  li-  il  Concordato  tra  Pio  FU  e  la  repub- 
ditore  di  rota  nazionale  Isoard,  poi  car-  blica  italiana,  che  Bonaparte  presidente 
cimale  nel  1827.  Essendo  morto  il  cardi-  di  essa  ratificò  in  novembre.  Il  ministro 
naie  Gian  Francesco  Albani,  divenne  de-  francese  Cacault  fu  richiamato,  benché 
cano  il  cardinal  Antonelli.  Il  defunto  a-  potente  in  Pioma ,  amato  e  stimato  dal 
vea  il  cameriere  Marianino  che  per  ri-  Papa  e  dal  suo  favorito  cardinal  Consal- 
provevole  fatalità  Io  governava  dispoti-  vi;il  Papa  onorò  il  ministrodi  nuovi  doui, 
eamente,  concedendo  protezioni  interes-  ed  all'  Artaud  fece  consegnare  la   colle- 
sale nel  vescovato  e  governo  di  Ostia  e  zione  delle  medaglie  pontificie;  amatore 
Veilelri  del  suo  padrone.  Un  giorno  Pio  delle  beile  arti  il  Cacault,  la  sua  patria 
VII  dolcemente  disse  qualche  cosa  al  car-  Nantes  possiede  un  museo  derivantedal- 
dinaie  su  Marianino  arbitro  degli  all'ari  la  sua  importante  raccolta.  Quindi  il  l.° 
in  Velletri.  Il  cardinale  colla  solila  finez-  console  nominò  ministro  plenipoteuzia- 
za  del  Suo  spirito,  rispose:  Beatissimo  Pa-  rio  in  Roma  Io  zio  cardinal  FesLu  e  se- 


PIO 

grclario  d'ambasciata  il  celebre  Chateau- 
briand, per  istringere  vieppiù  amichevo- 
li relazioni  colla  s.  Sede.  Nel  voi.  IV,  p. 
2  ì  3,  feci  cenno  del  battesimo  ammini- 
strato da  Pio  VII  alle  due  figlie  gemelle 
del  re  di  Sardegna,  ora  imperatrice  Ma- 
rianna l'ima,  l'altra  madre  del  duca  di 
l'arma  e  Piacenza.  In  questo  anno  rad- 
doppiò le  sue  paterne  sollecitudini  per  la 
chiesa  di  Germania,  che  ivi  raccontai  con 
qualche  diffusione,  come  pure  a  Magon- 
za  ed  agli  altri  articoli  delle  grandi  chie- 
se alemanne,  anche  per  gli  anni  succes- 
sivi, narrando  la  perdita  de'dominii  tem- 
porali che  fecero  i  prelati  tedeschi,  e  le  ri- 
forme religiose  ulteriormente  introdotte, 
per  cui  un  numero  immenso  di  cattolici 
divennerosudditi  di  potentati  protestan- 
ti, con  profondo  dolore  di  Pio  VII.  Egli 
desiderava  di  riordinare  e  ristabilire  sul- 
la base  de'  trattati  fra  le  potenze  la  ge- 
rarchia ecclesiastica  di  Germania  ;  i  prin- 
cipi di  essa  egualmente  lo  bramavano,  ed  i 
cattolici  lo  chiedevano  istantemente.  Per- 
ciò il  Panasi  decise  nominar  nunzio  l'ar- 
civescovo della  Genga,  poi  suo  degno  suc- 
cessore, anche  a  richiesta  dell'elettore  di 
Magonza,per  risiedere  in  Ratisbona, on- 
de raccogliere  tutte  le  domande,  e  ren- 
der conto  de'bisogni  de'fedeii  e  degl'in- 
teressi de' governi:  il  prelato  però  parti 
da  Roma  nel  i  8o5.  Con  la  bolla  In  u- 
niversalis,  de'24  novembre  i8o3,  Bull. 
cil.  t.  1  2,  p.  97,  elevò  in  arcivescovili  le 
sedi  vescovili  di  s.  Giacomo  di  Cuba,  e 
di  .v.  Giacomo  de  Benezuelao  Caraccas 
eretta  nel  i53o  da  Clemente  VII. 

Entrato  l'annoi  804,  Pio  VII  neh. "feb- 
braio con  la  bolla  In  universalis,  Ice.  cit. 
p.  261, eresse  Ratisbona  in  arcivescova- 
to; indi  agli  1  1  febbraio  si  portò  al  col- 
legio romano  per  osservare  dalla  specola 
la  celebre  eclisse  del  sole,  presso  noi  qua- 
si totale:  di  moltissimi  luoghi  onorali  di 
sua  presenza,  ne  fo  menzione  a'ioro  ar- 
ticoli. Nell'aprile  emanò  un  moto-pro- 
prio per  favorire  ulteriormente  1'  agri- 
coltura dell'agro  romano,  non  meno  che 


PIO  i25 

nelle  Provincie  suburbane  di  Marittima 

e  Campagna  ,  Lazio,  Sabina  e  Patrimo- 
nio, per  ottenere  una  maggiore  divisio- 
ne de'  latifondi.  Quindi  fece  una  gita  a 
Civitavecchia,  anche  per  dar  luogo  a  di- 
versi utili  provvedimenti,  fra'quali  la  fab- 
bricazione delle  tele  nella  darsena.  Ad 
istanza  del  re  delle  due  Sicilie  in  que're- 
gni  ristabilii  Gesuiti,  eziandio  pel  riflesso 
che  essi  fino  dalla  loro  istituzione  si  era- 
no resi  benemeriti  della  religione,  della 
società,  delle  scienzee  delle  lettere.  Ema- 
nò premi  a  favore  de'  drappi  di  Lana  , 
visitando  perciò  V  Ospizio  apostolico  e  la 
fabbrica  delle  galangà  di  sopra  ricorda- 
ta. Con  le  bolle  In  universa  e  Quum  in 
supremo,  degli  t  1  agosto  1804,  eresse  le 
sedi  vescovili  di  Cassovia  e  Szlniar,  che 
dichiarò  suffraganee  di  Erlau  (la  cui  se- 
de fu  istituita  verso  il  io  io)  colla  bolla 
del  12,  Super  universas,  nell'elevarla  ad 
arcivescovato:  Bull.  cit.  t.  1  2  ,  p.  196, 
204,  e  21  1.  Ai  3i  agosto  eresse  la  sede 
vescovile  d' Antiochia  nell'America  me- 
ridionale. Frattanto  per  una  prelesa  con- 
giura scoperta  in  Parigi  contro  il  1. "con- 
sole, di  cui  tenni  proposito  a  Francia,  a- 
gli  8  maggio  i  senatori  proclamarono  Na- 
poleone bonaparte  imperatore  de'  fran- 
cesi :contro  questa  usurpazione  protestò 
pubblicamente  il  solo  conte  di  Lilla  os- 
sia Luigi  XVIII  ;  la  repubblica  francese 
venne  adunque  ad  un  tratto  cangiata  in 
impero,  variandoNapoleone  politica;  ma 
senza  accorgersene  ,  tenendo  dietro  alle 
segrete  disposizioni  della  provvidenza  , 
rialzò  quel  trono  che  un  giorno  egli  stesso 
dovea  restituire  alla  casa  reale  de'Borbo- 
ni  di  Francia.  Fece  scrivere  al  Papa  dal 
legato  cardinal  Caprara  ,  di  portarsi  a 
Parigi  per  consagrarlo  e  coronarlo  im- 
peratore de'francesijCou  le  più  lusinghie- 
re promesse  e  vantaggi  per  la  religione. 
11  Pontefice  a  questa  notizia  cadde  in  un 
grande  abbattimento, e  risolvette  di  chie- 
dere consiglio  a' cardinali  :  i  più  furono 
per  l'affermativa  con  alcune  condizioni, 
che  l'imperatore  facesse  l'invito  diretta- 


mG  PIO 

niente  nuche  per  trattare  di  persona  gli 
affini  ecclesiastici  eda  presentarsi  da  due 
vescovi;  che  favorevolmente  ascollerebbe 

i  rilievi  sopra  alcuni  articoli  delle  leggi 
organiche  aggiunte  al  concordato,  i  qua- 
li oltrepassano  le  libertà  della  chiesa  gal- 
licana ,  ed  abrogando  quelle  della  con- 
sulta di  Milano;  che  il  ricevimento  e  le 
cerimonie  della  consagrazione  fossero  se- 
condo la  sublime  dignità  pontificia  e  il 
prescritto  dal  pontificale  romano,  ed  al- 
tri patti.  Tutti  sono  riportati,  in  un  alle 
ragioni  gravissime  de'cardinali  che  opi- 
narono perla  negativa,  dali'Artaud  voi. 
j,  cap.  35,  il  quale  a  questa  solenne  epo- 
ca fu  nominato  per  la  2.a  volta  segreta- 
rio dell'ambasciata  francese  in  Roma.  In- 
di nel  cap.  36  produce  i  negoziati  per  que- 
sto adare  sommamente  delicato,  che  tan- 
to esponeva  il  pacifico  Pio  VII,  insieme 
ai  nuovi  reclami  indirizzati  al  Papa  dai 
vescovi  francesi  e  la  loro  dichiarazione 
sui  diritti  di  Luigi  XVIII.  Tutte  le  dif- 
ficoltà furono  appianate,  ed  ilgeneralCnf- 
farelli  romano  fu  incaricato  di  portare 
al  Pontefice  la  lettera  d'invito  dell'impe- 
ratore; Pio  VII  domandò  un'altra  let- 
tera, ed  acconsentì  al  viaggio.  Di  questo 
argomento,  della  funzione  umilia nte  della 
consagrazione  e  de'regali  che  l'imperato- 
re fece  fare  in  Roma  a  Pio  VII,  come  del- 
fattualc  triregno,  parlai  ne'vol.  XVII,  p. 
225,e  XXVII,  p.  i  19,  ed  altrove;  laon- 
de qui  appresso  toccherò  le  sole  cose  prin- 
cipali del  viaggio  e  ritorno.  De'luoghi  per 
dove  passò  o  vi  fece  stazione,  se  hanno 
articoli  o  in  essi  ne  ho  trattato,  li  qua- 
lificherò col  corsivo. 

Disposte  le  cose  del  viaggio,  li  3.i  ot- 
tobre precederono  Pio  Vii  il  marchese 
Sacchetti  foriere  maggiore  soprintenden- 
te generale  del  viaggio  e  degli  alloggia- 
menti, il  baronPiccolomini  cavallerizzo, 
ed  i  prelati  Bertazzoli  elemosiniere  e  arci- 
vescovo d'Edessa,Fenaja  vice-gerente  ar- 
civescovo di  Filippi,  Devoti  segretario  dei 
brevi  a' principi,  Calderini  segretario  di 
ambasciata  e  cameriere  segreto,  e  Forni- 


Pi  O 

ci  cerimoniere;  Andrea  Morelli  2."  aiu« 
tante  di  camera,  Ceccarini  chirurgo,  Tar- 
ghini  cuoco;  i  cappellani  de'cardinali,  i 
segretari  del  maggiordomo,  maestrodi  ca- 
mera, elemosiniere  e  segretario  de'brevi 
mentovato.  Il  cardinal  Fesch  partì  il  i.° 
novembre,  per  raddolcire  colle  sue  ze- 
lanti sollecitudini  le  fatiche  del   viassio, 

DO       * 

come  per  rimuovere  gli  ostacoli;  e  le  guar- 
die nobili  per  accompagnare  il  Papa  al 
confine  del  suo  stato.  Nello  stesso  gior- 
no Pio  VII  spedì  le  facoltà  necessarie  pel 
cardinal  Consalvi,  per  reggere  politica- 
mente tulli  gli  affari  di  Roma:  il  cardi- 
nal Fesch  lasciò  la  cura  degli  affini  «li 
Francia  all'Artaud  ed  all'Isoard.  Nel  se- 
guente venerdì  a  ore  i3  Pio  VII  si  portò 
alla  basilica  Vaticana,  ricevuto  dal  sacro 
collegio,  prelatura,  senatore,  ec.  :  celebrò 
la  messa  all'altare  papale,  ed  ascoltò  quel- 
la del  cappellano  segreto  all'altare  della 
cattedra,  quindi  recitate  le  preci  del  viag- 
gio, ascese  in  carrozza  coi  cardinali  An- 
tonelli  e  Borgia,  uscendo  da  porla  Ange- 
lica. Il  suo  seguito  si  formò  anche  de'car- 
dinali Di  Pietro,  Caselli,  Braschi  e  Cava- 
ne; del  p.  Fontana  barnabita  poi  cardi- 
nale, come  teologo  ;  de9  prelati  Gavotli 
maggiordomo,  Altieri  maestrodi  camera, 
Menochio  sagrista  e  vescovo  di  Porfirio, 
Testa  segretario  delle  lettere  latine,  Man- 
curii  cameriere  segreto,  Braga  cappella- 
no segreto,  Zucche  cerimoniere,  Speroni 
crocifero,  Frediani  caudatario,  Porta  me- 
dico, e  Moiraghi  i.°  aiutante  di  camera; 
del  duca  Braschi  eprincipe  Altieri  coman- 
danti le  guardie  nobili;  Mauri  e  Meni- 
cocci  uflìziali  di  segreteria  di  stato,  e  Fo- 
schi de'memoriali.  Per  Monlerosi  e  Ron- 
ciglione,  Pio  VII  pervenite  a  Viterbo,  poi 
ad  Acquapendente,  ove  si  fermò  un  poco 
nell'episcopio. Entrato  nello  stato  tosca- 
no pernottò  a  Radicofani,  in  cui  si  riunì 
tutto  il  corteggio;  a  s.  Quirico  nel  pa- 
lazzo Chigi-Zondadari  visitò  il  cardinal 
Fesch  incomodato  di  gola.  Da  Siena  passò 
a  Firenze,  indi  ^Modena,  Reggio,  Parma, 
Piaecnza,  Alessandria,  Asti,  e  Torino,  ove 


no  no               127 

fu  complimentato  in  nome  dell'imperato*  domimi  ecclesiastici  occupati  dalla  Fran- 
re  dai  personaggi  perciò  inviati:  ricevette  eia,  con  la  risposta  di  Napoleone  di  non 
lettela  del  medesimo,  cui  die  risposta,  e  aver  facoltà  di  farlo,  avendo  giurato  il 
nel  riscontro  apprese  che  l'avrebbe  in-  mantenimento  dell'integrità  dell'impero, 
con  tra  lo  a  Fontainebleau  per  goderlo  ptfi  però  sperare  circostanze  in  cui  gli  sia  per- 
presto.  Per  Sùsa,  giunse  a  IMont-Cenis,  messo  di  consolidare  ed  estendere  il  do- 
dove  erano  state  preparate  sedie  pel  pas-  minio  pontificio,  dichiarandosi  intanto 
saggio  della  montagna,  anche  qui  festeg-  sostenitore  e  protettore  della  s.  Sede, 
giato.  Da  Maurienne  e  Chambery,  arri-  In  Fontainebleau  il  Papa  vide  l'inope* 
vò  a  Lione,  ove  dovette  restare  e  poi  vi  ratrice  Giuseppina  e  se  ne  chiamò  sod- 
moiì  il  cardinal  Borgia;  proseguì  per  Ren.'  disfatto,  quindi  gli  furono  presentati  i  mi- 
ìtes,  Moulins,  Nemours  in  cui  pel  primo  Distri  ed  i  grandi  uffiziali.  Pio  VII  giun- 
liagitlò  il  nuovo  ponte.  A'a5  novembre  se  in  Parigi  a'28  novembre,  ove  lo  avea 
nelle  vicinanze  di  Fontainebleau,  fu  in-  annunziato  una  pastorale  commovente 
contrato  da  Napoleone  che  lo  abbracciò,  dell'arcivescovo.  La  capitale  della  Fran- 
senza  far  alto  di  genuflettere  al  capo  eia  contemplò  sulla  fronte  del  vicario  di 
della  Chiesa.  Si  fecero  avanti  6  vetture,  Cristo  i  lineamenti  d'una  bontà  lotta  ce- 
nella  prima  montò  Pio  VII,  con  Napo-  leste  e  d'una  maestà  tutta  paterna.  Nel 
leone  a  sinistra,  e  nelle  altre  il  corteggio,  giorno  della  funzione  Napoleone  arrivò 
In  mezzo  ad  una  moltitudine  di  soldati  nella  metropolitana  un'ora  e  mezza  dopo 
e  cittadini,  allo  strepito  delle  artiglierie  il  Papa,  nel  qual  tempo  il  Pontefice  in  tro- 
giunsero  nella  città,  ricevuti  al  palazzo  no  fu  immerso  in  una  profonda  mestizia  ; 
dal  cardinal  Capraia  e  dai  grandi  uffi-  egli  compi  l'augusta  funzione  senza  che  il 
ciali  della  corte.  Dopobreveiiposo  il  Pon-  suo  volto  acquistasse  qualche  serenità  ed 
(elìce  visitò  l'imperatóre,  dichiarandogli  allegrezza.  L'imperatore,  l'imperatrice  e 
volere  dai  vescovi  costituzionali  indivi-  il  Papa  si  fecero  reciproche  visite:  nel  con- 
duale assicurazione  di  essere  ritornati  nel  ferire  con  Napoleone,  Pio  VII  non  rin- 
seno  della  Chiesa  ortodossa,  e  n'ebbe  cer-  venne  que'principii  di  saviezza,  che  lui 
ta  promessa:  ma  Pio  VII  esigendo  che  si  incoraggivano,  a  solo  fine  d'adoperarli 
elfettuasse  prima  di  partire  dal  palazzo,  a  vantaggio  della  Chiesa.  Ebbe  però  al- 
Napoleone  si  turbò,  pure  per  non  ritarda-  tre  consolazioni:  ogni  volta  che  usciva, 
re  la  coronazione  subito  ordinò  soddisfa'-  un  concorso  immenso  di  popolo  correva 
lo,  ed  in  fatti  fu  contentato  prontamente,  a'suoi  piedi  con  tal  fervore  e  raccoglimen- 
Onestotrionfo,ed  il  poco  altro  che  ripor-  to,  che  formava  la  disperazione  del  par- 
lai a  Parigi,  descrivendo  la  dimora  fat-  ti  to  filosofico.  Alcuni  tentarono  turbar- 
la vi  da  Pio  VII,  fu  il  solo  di  cui  questi  ne  la  divozione  con  ironie  e  segni  di  dis- 
polègloriarsijdopoavereattraversato  l'I-  prezzo,  ma  i  tentativi  dell'empietà  con- 
talia,  il  Piemonte  e  la  Francia,  bensì  in  Iribuirono  al  trionfo  della  religione;  un 
mezzo  alle  acclamazioni  de'popoli,  e  sen-  esempio  lo  registrai  nel  voi.  V,  p.  66. 
si  bile  egli  si  rese  ai  segni  di  pietà  e  di  re-  Mentre  il  Papa  riceveva  tante  testimo- 
ligione  che  incontrò  in  ogni  passo  del  suo  nianze  di  rispetto  e  affezione  dai  fedeli, 
cammino.  L'Artaud  nel  cap.  42  riporta  nell'interno  del  suoalloggioalleTuileries 
la  memoria  di  Portalis  ministro  de'culti,  pativa  umiliazioni,  aspri  omaggi,  e  gli 
delle  domande  ecclesiastiche  del  Ponte-  sguardi  fastidiosi  de' cortigiani  imperia» 
fice,  con  le  sue  risposte  in  nome  di  Na-  li,  come  erano  attentamente  sorvegliati 
poleone;  nel  cap.  43  la  memoria  del  Pa-  tutti  i  suoi  famigliari  e  personaggi  del  se- 
pa  sugli  affali  politici  dello  stato  ponti-  guito.  Inoltre  Pio  VII  restò  afllittonel- 
ficio, circa  i  reclami  sulla  res'tituzione  dei  l'udire  i  gravi  danni  cagionati  in  Roma 


i28  PIO 

nel  febbraio  i8o5  per  il  grande  strari- 
pamento del  Tevere;  e  le  precauzioni  pre- 
se per  timore  della  peste  suscitatosi  in 
Livorno.  Si  sparse  voce  che  a  Pio  VII  fa 
proposto  di  stabilirsi  in  Avignone  e  di 
accettare  UO  palazzo  nell'arcivescovato  di 
Parigi,  con  permissione  di  formare  un 
quartiere  privilegiato  pel  corpo  diploma- 
tico. Ma  Pio  VII  prevedendo  il  caso  che 
gli  fosse  tolta  la  libertà  e  ritenuto  in  Fran- 
cia, prima  di  partire  da  Roma  sottoscris- 
se regolare  abdicazione  e  rinunzia  al  pon- 
tificato, da  aver  valore  quando  fosse  im- 
prigionato; ed  acciocché  l'atto  non  po- 
tesse cadere  in  mano  de'francesi,  ne  fece 
depositario  il  cardinal  Pignattelli  in  Pa- 
lermo. Tanto  asserisce  l'Arlaud.  Invano 
Pio  VII  prolungò  il  suo  soggiorno  in  Pa- 
rigi per  attendere  quanto  si  lusinga  va  con- 
seguire in  favore  della  Chiesa.  La  par- 
tenza dell'imperatore  per  farsi  coronare 
in  Milano,  agevolò  e  affrettò  quella  del 
Papa, che  ad  effettuare  le  promesse  rice- 
vute, sempre  gliene  rinnovava  le  istanze; 
il  perchè  la  loro  separazione  fu  meno  ami- 
chevole dell'incontro.  L'imperatore  gli 
fece  offrire  ricchi  doni  che  ricusò;  altret- 
tanto a  suo  esempio  fecero  i  cardinali,  e 
neppure  accettarono  le  pensioni  che  loro 
■voleva  assegnare,  per  non  legarsi.  A' 4 
aprile  i8o5  Pio  VII  partì  da  Parigi,  e 
giuntoa  Fontainebleau  visi  trattenne  un 
giorno;  indi  passò  a  Troyes,  a  Semur  ove 
allodio  nella  casa  del  maire,  ed  a  Cha- 

OD 

lons  sur  Saóne,  in  cui  celebrò  la  Pasqua. 
Per  Macon,  L/cwe/Chambery,  dove  per- 
nottò nel  palazzodi  prefettura,  Maurien- 
ne, Suso.)  Torino,  ove  Io  visitò  l'impera- 
tore, Asti,  Alessandria,  in  cui  pernottò  nel 
palazzo  Corsini,  Voghera,  fermandosi  in 
quello  del  conte  Dattili,  e  Brani, ove  tro- 
vò un  arco  trionfale,  pervenne  a  Piacen- 
za. In  Parma  scrisse  lettera  di  ringra- 
ziamento a  Napoleone  per  gli  onori  ri- 
cevuti nel  viaggio,  e  meglio  ripetè  la  sua 
gratitudine  appena  giunto  in  Roma.  In- 
di passò  a  Reggio,  Modena,  Firenze,  in 
cui  ricevette  la  ritrattazione  del  vescovo 


IMO 

di  Pistoia,  poscia  giunse  e  pernottò  in 
Arezzo:  sotto  Cortona  nel  villaggio  Ca- 
moncini  si  fermò  nel  casino  Tom  masi  e 
vi  trovò  lauta  refezione.  Proseguì  per  Pe- 
rygia,  s.  Maria  degli  Angeli,  Asisi,  Spo- 
leto, Terni,  N;trni,  Civita  Castellana,  Nepi 
in  cui  ebbe  il  conforto  di  trovarvi  il  car- 
dinal Consalvi,  e  arrivò  alla  Storta.  Co- 
me fu  incontrato,  e  quale  formale  ingres- 
so fece  in  Piomaai  i(3  maggio,  lo  descris- 
si nel  voi.  XXXV,  p.  184,  dicendo  pure 
che  per  questa  circostanza  trovò  restau- 
ralo il  Ponte  Molle.  Quindi  in  concisto- 
ro Pio  VII  partecipò  al  sacro  collegio  l'edi- 
ficanti dimostrazioni  di  rispetto  ricevute 
dal  clero  e  fedeli  di  Francia,  che  più  volte 
lo  fecero  lagrimare  di  consolazione;  ma 
quanto  agli  affari  della  Chiesa,  dichiarò 
solo  avere  riportato  delle  speranze,  poco 
essersi  ottenuto  dal  viaggio:   rammentò 
con  paterna  soddisfazione  la  ritrattazio- 
ne del  Pucci  vescovo  di  Pistoia,  come  un 
rilevante  trionfo  della  Chiesa.  Dalla  co- 
ronazione in  poi,  Napoleone  si  diportò  col- 
la s.  Sede,  come  il  capo  di  un   esercito; 
egli  voleva  distruggerne  la  sovranità,  e 
minare  ad  un  tempo  il  suo  potere  spiri- 
tuale. Al  ritorno  del  cardinal  Fesch,  l'Ar- 
laud fu  destinato  primo  segretario  di  le- 
gazione a  Firenze;  indi  Pio  VII  mandò  in 
dono  all'  imperatore  un  cammeo  di  sor- 
prendente bellezza,  rappresentai)  te  la  con- 
tinenza di  Scipione,  e  diversi  altri  ogget- 
ti preziosi. 

Desolando  il  brigantaggio  la  provin- 
cia di  Frosinone,s\  presero  rigorosi  prov- 
vedimenti, poi  rinnovati.  Intanto  in  Pio- 
ma  il  Papa  fece  restaurare  il  bel  tem- 
pio di  Bramante,  propinquo  alla  Chiesa 
di  s.  Pietro  Molitorio,  ed  eseguire  lo  sca- 
vo intorno  al  Pantheon,  ad  oggetto  di  ve- 
derne il  meraviglioso  piantato;  contribuì 
all'erezione  del  Conservatorio  0  ritiro  del- 
la Croce  di  s.  Francesca  romana:  negli 
arljcoli  delle  Chiese  e  Conservatorii  si 
può  vedere  quanto  ne  fu  benemerito. Ri- 
provò nuovamente  i  sostenitori  dello  sci- 
sma della  chiesa  ù' Utrecht  j  e  benedì  so- 


PIO 

Illunemente  \eCampane d\  Campidoglio, 
per  le  quali  a vea  somministralo  20,700 
libbre  di  metallo,  disegnate  dallo  Spada 
e  fuse  dal  Casini,  onde  per  gratitudine  il 
magistrato  romano  pose  un'iscrizione  nel- 
la sala  ove  segiù  la  funzione.  Con  la  bolla 
IiKlffes.sU/n,  de'c) giugno,  eresse  la  sede  ve- 
scovile di  Riesce  o  Kielcense  nella  Ga- 
lizia (poi  soppressa  nella  ripristinazionedi 
Tarnovia);  e  con  l'altra  Quemadmodum, 
de'22  settembre,  istituì  il  vescovato  di  Lu- 
blino, cit.  Bull.  p.  3 07  e  374-  Ad  istanza 
dell'imperatore  Francesco  II,  dichiarò 
coadiutore  d'  Olmiitz  il  fratello  Rodolfo 
di  soli  i  8  anni  circa.  11  Papa  accordò  un  a- 
silo  nel  suo  stato  al  senatore  Luciano  fra- 
tello di  Napoleone,  per  non  essere  con  que- 
sti in  buona  armonia.  Ma  per  non  viola- 
re le  leggi  di  Dio  e  della  Chiesa,  ricusò 
di  dichiarare  nullo  il  matrimonio  con- 
tratto in  America  fra  la  protestante  Pat- 
terson  e  Girolamo  altro  fratello  dell'im- 
peratore, ad  onta  che  questi  vivamente 
ne  avesse  domandato  lo  scioglimento.  Il 
governo  imperiale  esigeva  che  il  Papa  in- 
cessantemente si  occupasse  solo  degl'in- 
teressi di  Francia,  che  a  torto  od  a  ra- 
gione  voleva  difendere,  onde  venne  tur- 
bata anche  la  buona  intelligenza  che  pas- 
sava tra 'cardinali  Fesche  Consalvi;  que- 
sti ne  fece  sfogo  con  Talleyrand,  per  l'in- 
tima amicizia  che  avea  stretto  con  lui, 
chiamando  giorni  felici  e  pacifici  quelli 
del  ministero  Cacault,  vantaggiosi  ai  due 
governi,  e  lagnandosi  del  Fesch  che  si  at- 
tribuiva il  merito  del  viaggio,  mentre  tut- 
ta Roma, come  il  concordato,  Io  riferiva 
al  Consalvi.  Tullavolta  dopo  la  pace  di 
Presburgo,  temendosi  che  Napoleone  fa- 
cesse domande  più  assolute  sul  concorda- 
to italico,  il  cardinal  Fesch  che  ignorava 
si  fosse  scritto  di  lui,  si  ravvicinò  gene- 
rosamente al  Papa  ed  al  suo  segretario 
di  stalo.  Tutto  sembrava  assicurare  a  Pio 
VII  ed  a'  suoi  sudditi  una  pace  perma- 
nente e  perfettissima  calma,  quando  in- 
cominciarono ad  insorgere  gravissimi  dis- 
sapori fra  la  s.  Sede  e  la  Francia,  nella 

VOL.   LUI. 


PIO  1 59 

pubblicazione  iti  Italia  del  codice  di  Na- 
poleone, contrario  alle  leggi  della  Chiesa 
per  que'  molivi  narrati  a  tale  articolo, 
quindi  nell'ottobre  i  francesi  occuparono 
Ancona;  ed  alle  proteste  e  reclami  pon- 
tificii l'ingrato  Napoleone  rispose  con  in- 
sulti e  violentissima  lettera  a  Pio  VII;  on- 
de facilmente  si  prognosticarono  i  piavi 
disegni,  che  ad  onta  delle  promesse  pose 
in  esecuzione  colla  prepotenza  delle  for- 
tunale sue  armi,  a  danno  dell'inerme  Pio 
VII,  che  tanti  sagrifizi  avea  fitto  per  lui 
e  tanteamatezzeaveano  angustiato  ilsuo 
animo.  Quanto  alla  serie  de'dolorosi  av- 
venimenti, coi  quali  l'orgoglioso  Napo- 
leone tormentò  il  buon  Pontefice,  aven- 
doli riportati  a  Francia, qui  appena  gl'in- 
dicherò,  tranne  altre  notizie  e  qualche 
punto  d'indispensabile  rimarco.  Prima  di 
questo  tempo  si  voleva  che  il  maggior- 
domo  del  Papa  ed  il  nunzio  di  Ratisbona 
fossero  due  prelati  francesi;  ma  Pio  VII 
vi  si  rifiutò,  e  scrisse  in  favore  del  nun- 
zio della  Genga  nel  modo  per  questi  il  più 
distinto,  per  cui  Napoleone  promise  as- 
sisterlo. 

Nel  1 806  l'imperatore  dichiarò  al  Pa- 
pa, che  Roma  dovea  eseguire  il  suo  in- 
timo volere,  che  le  relazioni  fossero  quel- 
le stesse  che  i  suoi  predecessori  avevano 
avuto  coi  Papi,  poiché  reputavasi  pel  san- 
to Padre  qual  Carlo  Magno  (questo  in- 
signe principe  calunniato  fu  tutt'altro  e 
me  ne  appello  alla  storia  ed  al  prezioso 
documento  pubblicato  dall'  Artaud  nel 
cap.  5i  ;  egli,  i  predecessori  e  successori, 
confermarono,  restituirono  o  amplifica- 
rono, non  fondarono  il  principato  tem- 
porale della  Chiesa  romana,  come  provo 
descrivendo  i  suoi  dominii),  e  che  rego- 
landola sua  condotta  con  questi  principi», 
non  avrebbe  cambiato  l'attuale  sistema 
ecclesiastico;  ma  che  in  caso  contrario  se- 
parerebbe lo  spirituale  dal  temporale,  in- 
vierebbe  a  Roma  un  senatore  di  Parigi 
a  governare  in  suo  nome,  ed  indurrebbe 
il  Papa  ad  essere  solamente  il  vescovo  di 
Roma,  essendone  egli  l'imperatore.   Pio 

9 


i3o  PIO 

VII  scosso  da  questo  tuono  minaccevo- 
le, disse  al  cardinal  Fesch  e  scrisse  al  ni- 
pote Napoleone  le  più  valide  ragioni  in 
difesa  e  decoro  della  s.  Sede,  ina  inutil- 
mente. Le  inammissibili  esi^enzedell'ùn- 
peratore  le  riportai  a  Francia,  ed  il  Pon- 
tefice le  rifiutò  dopo  aver  consultato  il 
sacro  collegio.  Si  fecero  dall'imperatore 
nuove  minacce  di  privarlo  della  sovra- 
nità temporale,  se  Pio  VII  non  si  univa 
interamente  alla  sua  politica,  e  perciò  ri- 
guardasse i  nemici  di  lui  come  propri, 
mentre  era  il  padre  comune  de'fedeli,  pa- 
cifico eneutrale,  il  custode  de'dirilti  della 
Chiesa  romana  che  avea  giurati.  Saran- 
no sempre  monumenti  gloriosi  per  Pio 
VII  le  lettere,  le  noie,  le  proteste  da  lui 
emanate  con  inalterabile  coraggio,  a  tu- 
tela delle  ragioni  della  sede  apostolica 
e  della  disciplina  ecclesiastica  ;  come  riu- 
sciranno ributtanti  e  quasi  incredibili  ìe 
aspre  e  fulminanti  risposte  e  le  prepoten- 
ti esigenze  con  cui  Napoleone  tormentò 
il  cuore  del  Pontefice,  conculcando  i  più 
sacri  diritti.  Benché  inebriato  dalle  vitto- 
rie, Napoleone  confessò:  »  Trovo  nel  mio 
secolo  un  sacerdote  più  possente  di  me, 
poiché  egli  regna  sugli  spiriti,  ed  io  non  re- 
gno ebe  sulla  materia  " .  Il  cardinal  Fesch 
essendo  accusato  in  Parigi  di  non  saper 
essere  abbastanza  energico  nella  sua  con- 
dotta, d'usare  troppi  riguardi  e  circospe- 
zioni ,  fu  richiamalo  in  Francia  ad  eser- 
citare la  sua  carica  di  grande  elemosi- 
niere, e  gli  fu  sostituito  Alquier  ministro 
in  Firenze,  che  desiderava  ardentemen- 
te l'ambasciata  di  Roma  e  ne  principiò 
l'esercizio  in  maggio.  Quando  il  cardina- 
le si  licenziò  dal  Papa,  questi  gli  disse: 
-•»  Dite  all'imperatore  che  gli  siamo  affe- 
zionali, ma  vogliamo  essere  indipendenti, 
perchè  siamo  sovrani;  e  s'egli  ci  facesse 
violenza,  protesteremmo  innanzi  a  tutta 
l'Europa  e  faremmo  uso  dei  mezzi  spi- 
rituali e  temporali  chelddioha  posto  nel- 
le nostre  mani".  Essendosi  rifiutato  Pio 
VII  di  riconoscere  re  di  Napoli  Giusep- 
pe fratello  dell'imperatore,  se  non  richie- 


PIO 

deva  l'investitura  alla  s.  Sede,  Napoleo- 
ne protestò  che  non  avrebbe  più  ricono- 
sciuto la  potenza  temporale  del  Papa. 
L'Alquier  gli  raccomandò  ClermonlTon- 
norie,  già  vescovo  di  Chalons,  che  altra 
volta  avea  aspirato  ad  essere  maggior- 
domo pontifìcio,  il  quale  dicevasi  suo  pa- 
rente. Pio  VII  rispose:  »  Noi  ignoriamo 
d'esser  parenti  de' signori  Clermont  di 
Francia,  e  certamente  ci  terremmo  molto 
onorati  d'appartenere  ad  una  sì  illustre 
famiglia,  che  qui  si  dice  essere  stata  in 
parentado  persino  coi  re  di  Francia  ;  ma 
noi  abbiamo  a  noi  medesimi  promesso  di 
tener  lontani  i  nostri  parenti  di  Cesena, 
e  non  potremmo,  in  nessun  caso,  chiamar 
a  Roma  parenti  foraslieri  ".  Però  nel  1 820 
fu  nominato  da  Luigi  XVI il  alla  sede  di 
Tolosa,  e  nel  1822  creato  cardinale  da 
Pio  VII. 

Fra  le  molteplici  sue  sovrane  cure  me  • 
rita  special  menzione  l'ardua  intrapresa 
delle  saline  di  Co  melo.  Con  la  bolla  Re- 
gallimi  principimi, del  27  marzo,  ripri- 
stinò la  sede  vescovile  di  Cordova  e  isti- 
tuì quella  di  Salta  nell'  America,  Bull. 
cit.  t.  1  3,  p.  2  ;  istituì  ancora  il  vescovato 
di  Livorno.  Approvò  la  regola  della  ri- 
forma del  terz'ordine  dis.  Francesco,  del 
monastero  fondato  presso  la  basilica  Li- 
beriana dal  sacerdote  Giuseppe  Marco- 
ni. Istituì  i  Cavalieri  o  ordine  de' presi- 
denti  della  pontificia  accademia  di  s.  Lu- 
ca (detto  del  lìlorelloda  parte  dello  stem- 
ma de'Chiaramonti).  11  nuovo  re  di  Na- 
poli avendo  domandalo  all'imperatore 
d'impossessarsi  di  Benevento  e  di  Pon- 
tecorvo,  dominii  della  Chiesa, Napoleone 
conferì  in  proprietà  il  i.°  a  Talleyrand, 
ed  il  2.0  al  generale  Bernardotte,  senza 
affatto  prevenirne  il  Pontefice,  che  recla- 
mò offjcialmente.  Intanto  le  truppe  fran- 
cesi inondavano  da  ogni  parte  lo  stato 
pontificio,  violando  anche  la  sua  neutra- 
lità :  occuparono  tutte  le  città  in  riva  al- 
l'Adriatico, Civitavecchia,  Pesaro,  Sini- 
gaglia,Fano,ed  altri  luoghi  benché  fuo- 
ri del  litorale.  Invano  si  fecero  reclami 


PIO 
e  proteste; anzi  ben  presto  gl'invasori  vi 
esercitarono  anco  i  diritti  civili.  Allorché 
Alquier  insisteva  pel  riconoscimento  del 
1  e  di  Napoli,  Piò  VII  persistendo  nella  ne- 
gali  va,  si  lagnò  che  minaccia  vasi  non  ri- 
conoscersi più  la  sua  sovranità,  se  non  ac- 
cedeva al  sistema  federativo  e  se  non  con- 
sentiva che  fossero  compresi  ne' distretti 
dell'impero  i  suoi  stali.  Soggiunse  il  Papa: 
«  A  torto  viene  incolpato  il  Consalvi,  e 
credesi  dirigere  la  nostra  volontà  quasi 
fossimo    un  fantocci  no;   se  gli   daremo 
un  successore,   la  nostra   opinione  non 
va  riera.  Tutti  i  punti  importanti  de'no- 
Stri  stati  sono  occupati  da  truppe  impe- 
riali, alla  cui  sussistenza  non  possiamo  or- 
mai più  provvedere,  ordinando  anco  nuo- 
ve imposte ".  Lo  prevenne,  che  se  i  fran  • 
cesi  volessero  impossessarsi  di  Roma  ,  a- 
vi  ebbero  da  spezzare  col  cannone  le  por- 
te di  Castel  s.  Angelo,  e  l'Europa  vedreb- 
be come  si  tratta  il  Papa.  «  Se  ci  toglie 
l' imperatore  la  vita,  ci  onorerà  la  tom- 
ba ;  noi  saremo  giustificali  innanzi  a  Dio 
e  nella  memoria  degli  uomini  ".  A'   17 
giugno  il  cardinal  Consalvi  diede  la  sua 
dimissione  ,  e  vi  fu  sostituito  il  cardinal 
Casoni  :  tuttavia  fu  spesso  consultato  dai 
successori  nelle  più  gravi  emergenze  per 
regolarsi.    Avendo  Napoleone  collocato 
sul  trono  di  Lucca  e  Piombinola  sua  so- 
rella Elisa,  pretese  che  vi  fosse  esleso  il 
concordato  di  Erancia  e  il  suo  codice:  co- 
me si  regolò  il  Papa,  lo  dissi  nel  voi.  XL, 
p.  5j.  Partecipatosi  alla  corte  di  Roma, 
che  Luigi  fralellodell'imperatore  erasla- 
to  creato  re  tl'01anda,Pio  VII  fece  rispon- 
derebbe professando  la  religione  deYatlo- 
liei, avrebbe  protetto  il  loro  cullo  nel  nuo- 
vo regno.  Vedendo  l'imperatore  France- 
sco II  l'impossibilità  di  corrispondere  a- 
gli  obblighi  di  sua  dignità,  la  rinunziò  e 
prese  il  titolo  di  Francesco  I  imperatore 
d'Austria,  ereditario  nella  sua  discenden- 
za. 11  Papa  concesse  a  Fermo  un  conso- 
lato o  tribunale  di  commercio,  durante 
la  fiera  de' 27  giugno.  Continuandosi  a 
minacciare  il  governo  pontificio,  «li  esteri- 


PIO  i3i 

d<  re  i  francesi  le  occupazioni,  se  non  chiù 
deva  i  porti  agl'inglesi,  col  pretesto  della 
sicurezza  d'Italia,  e  che  si  sarebbe  limi- 
tala la  sovranità  del  Papa  al  solo  Patri- 
riionio  j  in  Ancona  i  francesi  incorpora- 
rono alle  loro  le  milizie  pontificie,  ed  a 
diversi  appaltatoli  di  dazi  camerali  or- 
dinarono di  versarli  nelle  loro  mani. 
Le  rimostranze  del  santo  Padre  per  que- 
sti nuovi  attentali  alla  sua  sovranità, non 
andarono  del  tutto  vuote  d'  elicilo  per 
allora,  ma  poi  si  fece  di  peggio,  reclaman- 
dosi inulilmenle.  A  inalisi  orreudi,  si  ag- 
giunse a'  26  agosto  una  replicala  scossa 
di  terremoto,  che  ne' romani  produsse 
grande  spavento. 

Rinnovandosi  l'intimazionedella  chiu- 
sura de' porti,  altrimenti  l'imperatore  si 
sarebbe  impossessato  dello  stato  ,  e  sta- 
bilito un  re  od  un  senato  in  R.oma,Pio 
VII  nuovamente  gli  scrisse  a  mezzo  del 
cardinal  legato,  ch'era  iucompatibile  al 
suo  ministero  l'associarsi  ad  uno  sialo  di 
guerra;  obese  egli  ha  in  mano  la  forza, 
sopra  tulli  i  monarchi  vi  è  un  Dio  vin- 
dice della  giustizia  e  dell'innocenza,  a  cui 
soggiace  ogni  umano  potere;  e  nuova- 
mente insistette  sulla  cessazione  di  tanti 
mali,  che  ferivano  anche  la  religione  ,  e 
sulla  restituzione  di  Benevento  e  Pente- 
corvo,  pei  quali  si  erano  promessi  com- 
pensi. Distratto  Napoleone  per  la  guerra 
cominciata  con  la  Prussia,  non  die  rispo- 
sta, e  ritardò  l'occupazione  di  Roma  ed 
il  cambiamento  del  governo.  Ma  in  Ber- 
lino commise  al  prelato  Arezzo  di  ripe- 
tere al  Papa  le  minacce  se  non  accudi- 
va alla  federazione,  che  l'avrebbe  delio- 
nizzaloedato  un  assegnamento  perla  sus- 
sistenza. Pio   VII  stabili  provvedimenti 
sugli  studi  dell'  Università  romana,  vi  e- 
resse  il  museo  mineralogico  e  lo  visitò; 
come   pure  recandosi  alla  basilica  di  s. 
Paolo,  volle  rivedere  la  stanza  abitata  da 
monaco,  ove  fu  posta  un'iscrizione.  Nel 
1807  Napoleone  per  la  sua  persecuzione 
coulro  il  Papa  ,  lo  pose  in  amara  situa- 
zione col  proibire  l' introduzione  delle 


i32  PIO 

uieici  e  manifatture  inglesi  ne'porti  pon- 
tificii. A  ciò  si  aggiunsero  l'esigenze  del 
governo  italico,  sulle  nomine  de' vescovi 
olle  sedi  vacauli,  diverse  delle  quali  a- 
veanoricusatoaccettarei  cardinali  adesse 
destinati,  rifiutando  Pio  VII  la  canonica 
istituzione  per  non  essere  stati  eseguiti  o 
falsamente  interpretati  alcuni  articoli  del 
concordato  da  detto  governo,  e  non  esi- 
stere concordato  per  regolare  gli  alfari 
ecclesiastici  ne'paesi  veneti,  riuniti  al  re- 
gno dopo  il  concordato,  le  cui  nomine 
alle  sedi  potevano  considerarsi  come  ap- 
partenenti a  Roma.  Il  principe  Eugenio 
viceré  d'Italia  e  principe  di  Venezia,  su 
questo  proposilo  rispose  alla  lettera  del 
santo  Padre,  difendendo  i  voleri  del  suo 
patrigno  l'imperatore  e  re  d'Italia,  e  fa- 
cendogli considerare  che  la  nomina  dei 
vescovati  milanesi  e  veneti  non  era  stata 
conlesa  ne  a  Giuseppe  II,  né  a  France- 
sco II,  allorché  ne  furono  sovrani,  il  i.° 
del  solo  milanese,  il  2.0  anche  del  vene- 
to, quindi  attribuì  ai  consiglieri  del  Pon- 
tefice la  vedovanza  delle  chiese  e  l'irri- 
tamento di  Napoleone.  Il  Papa  rispose 
colla  solita  energia,  e  rettificò  le  preten- 
sioni ed  assertive  contenute  nella  lettera 
del  viceré,  confutandone  le  imputazio- 
ni ;  tuttavia  promise  l'istituzione  de'  ve- 
scovi, salvo  le  consuetudini  che  ne  pre- 
cedono la  preconizzazione.  In  vece  l'im- 
peratore corrispose  con  invettive  e  sar- 
casmi i  piìi  riprovevoli,  volendo  che  i  ve- 
scovi fossero  dispensati  dal  portarsi  a  Ro- 
ma.  Già  a'6  febbraio  Pio  VII  con  la  bol- 
la, Quae  potissimum  ratioiiem,  presso  il 
Bull.  cont.  t.  i3,  p.  92,  avea  provvedu- 
to con  nuova  legge  l'elezione  del  succes- 
sore, nel  caso  che  avvenisse  la  sua  mor- 
te, durante  le  politiche  perturbazioni.  A. 
p.  1  1  3  e  seg.  del  Bull,  sono  riportati  gli 
atti  e  le  bolle,  co'quali  Pio  VII  a'24  mag- 
gio nella  festa  della  ss.  Trinità,  superati 
gli  ostacoli  e  facilitati  i  mezzi,  solenne- 
mente canonizzò  Angela  Merici,  Colela 
Boi  let, Giacin  la  Marescolti,FrancescoCa- 
racciolo  e  Benedetto  moro.  In  questa  fun- 


PfO 

zionenon  mancarono  nella  stessa  Roma 
insulti  alla  sovranità  papale,  poiché  l'aiu- 
tante generale  Ramel  vi  si  condusse  con 
24  dragoni  con  sciabola  sfoderata,  ad  on- 
ta della  contraria  convenzione  «tipolata 
col  cardinal  Fesch,  che  uiun  soldato  ar- 
mato dovesse  entrare  in  città  ,  il  perchè 
non  mancò  Pio  VII  di  lagnarsi  e  prote- 
stare. Intanto  in  Parigi  a  Talleyrand 
nel  ministero  degli  alfari  esteri  successe 
Champaguy. 

Dopoil  trattato  di  Tilsit,  in  cui  Napo- 
leone stipulò  I'  adesione  della  Russia  e 
Prussia  al  blocco  continentale  contro  gli 
inglesi  (credesi  principalmente  a  impedi- 
re l'introduzionedegli  scritti  co'quali  sve- 
lavano le  sue  gigantesche  e  insaziabili 
mire),  bloccando  la  Gran  Bretagna,  men- 
tre essi  lo  assediavano  entro  il  continen- 
te; egli  tornò  a  sollecitare  Pio  VII  per  la 
federazione,  diversamente  minacciò  ter- 
ribili  conseguenze.  Rifiutò  due  cardina- 
li, il  Litta  e  il  Pacca,  che  il  Papa  vole- 
va spedire  a  Parigi  per  appianare  le  ver- 
tenze (poiché  il  cardinal  Capraraera  di- 
venuto troppo  vecchio,  per  trattare  col 
ministrode'culti  Portalis,  il  più  gran  par- 
latore del  mondo),  in  vece  mostrò  propen- 
sione pel  cardinal  Latier  de  Bayane,  ed  esi- 
gette che  il  concordato  germanico  si  do- 
vesse trattare  nella  sua  capitale  e  sotto  i 
suoi  occhi  come  capo  della  confederazione 
delReno.Si  continuarono  fra  le  parti  le  let- 
tere e  le  note,  pacifiche  e  ragionevoli  le 
pontificie,  insultanti  e  pienedi  nuove  esi- 
genze le  imperiali:  questi  documenti  sono 
riportali  nelle  opere  che  citai  a  Francia. 
Essendosi  sparsa  voce  che  Napoleone  si 
recasse  in  Italia  e  quindi  in  Roma,  Pio 
VII  lo  fece  complimentare  in  Milano  dai 
cardinali  Opizzoni  e  Caselli  e  gli  offrì  il 
palazzo  Vaticano,  che  alla  meglio  avreb- 
be fatto  ridurre;  e  fece  partire  da  Roma  il 
cardinal  Latier  de  Bayane  francese,  ben- 
ché molto  sordo,  con  istruzioni  e  poteri 
necessari  alle  trattative,  associandogli  il 
prelato  della  Genga;  mentre  Napoleone 
temendo  gl'intrighi  degl'inglesi  che  non 


PIO 

lo  riconoscevano  ,  sempre  insisteva  die 
Roma  tlovea  camminare  col  sistema  «lei- 
li  Francia,  e  quale  creduto  erede  de'di- 
ritti  di  Carlo  Magno,  voleva  arrogarsi  un 
sovrano  potere  su  Roma  e  domimi  eccle- 
siàstici ,  die  quel  monarca  non  ebbe  né 
esercitò,  come  dichiarai  in  tanti  articoli. 
Si  vociferò  die  Napoleone  vagheggiasse 
il  titolo  d'imperatore  d'occidente,  pel  qua- 
le si  mostrava  favorevole  il  nuovo  cardi- 
nal legato;  ma  Piò  VII  ben  sapeva  che 
quanto  più  concedeva,  tanto  maggiori  do- 
mande gli  verrebbero,  con  tutte  le  am- 
biziose citazioni  del  medio  evo.  Una  nuo- 
va insidia  si  tramò  al  santo  Padre:  gli  si 
partecipò  il  matrimonio  di  Girolamo  Bo- 
naparle  divenuto  re  di  Westfalia  ,  colla 
principessa  di  Wiirtemberg;  ma  Pio  VII 
sempre  eguale  nella  difesa  de'dommi,  ri- 
spose che  forse  nuove  ragioni  avranno 
dichiarato  invalido  il  i .°  matrimonio, che 
Napoleone  riteneva  nullo  secondo  le  leg- 
gi civili  di  Francia.  Essendo  in  viaggio  il 
cardinal  de  Bayane,  il  ministro  Chainpa- 
gny  scrisse  un  dispaccio  oltraggioso  a  Pio 
VII;  alle  antiche  pretensioni  ne  aggiun- 
se delle  nuove,  dichiarando  che  se  il  det- 
to cardinale  non  era  munito  di  poteri  il- 
limitati e  plenipotenza  sugli  altari  eccle- 
siastici di  Germania  ,  Francia  e  Italia  , 
come  per  entrare  nella  federazione  con- 
tro lutti  i  nemici  dell'imperatore,  era 
inutile  che  giungesse  a  Parigi.  In  fatti  a 
Torino  fu  obbligato  retrocedere  a  Mila- 
no, ove  gli  fu  significato  dal  viceré,  che 
se  i  poteri  ricevuti  non  erano  pieni  e  sen- 
za condizioni  per  sottoscrivere  il  tratta- 
to a  tenore  del  dispaccio  di  Champa- 
gay,  gli  vietava  di  proseguire  il  viag- 
gio,ed  andavasi  al  possesso  delle  provili? 
eie,  cioè  le  delegazioni  d'Urbino,  Mace- 
rata, Fermo  ed  Ancona,  percui  il  gene- 
rale Lemarois  marciava  per  occuparle. 
]n  pari  tempo  ricevette  lettera  di  Chain- 
pagny  ,  che  gli  annunziava  la  stessa  co- 
sa. Il  cardinale  dichiarò  ch'egli  non  avea 
poteri  di  tale  natura,  e  spedì  un  espres- 
so al  Papa  informandolo  di  tutto.  Nello 


PIO  i33 

stesso  giorno  Pio  VII  ricevette  simili  co- 
municazioni dal  cardinal  Capraia  ,  per 
quanto  aveagli  detto  l'imperatore,  e  te- 
mere che  questa  volta  il  torrente  non  si 
sarebbe  potuto  arrestare.  Però,  contem- 
poraneamente si  presentò  l'Alquier,  non 
in  tutto  fece  le  stesse  domande  ,  ma  ri- 
chiese poteri  pel  cardinale,  adozione  del 
sistema  politico  contro  gl'inglesi  e  gli  ot- 
tomani; e  per  l'Italia  la  soppressione  del- 
le case  religiose,  la  dispensa  ai  vescovi  di 
essere  consagrati  in  Roma,  e  l'  applica- 
zione del  concordato  italiano  allo  stato 
veneto  e  altri  paesi  conquistati  ;  in  fine 
dicendo,  che  in  caso  di  rifiuto  avea  or- 
dine di  dichiarare  la  guerra  ,  abbassare 
le  armi  e  partire  colla  legazione  ,  e  che 
immediatamente  sarebbe  seguito  il  pos- 
sesso delle  provincie. 

Pio  VII  ad  evitare  gli  estremi  malie 
il  sagriilcio  de'sùoi  sudditi,  come  le  spi- 
rituali conseguenze,  si  determinò  a  chiu- 
dere i  suoi  porti  ai  legni  inglesi,  i  quali 
aspiravano  a  guarnirli;  di  entrare  nel  si- 
stema di  Francia  contro  gli  ottomani  ; 
d'inviare  i  necessari  poteri  al  cardinal  de 
Bayane  per  stipolare,  bensì  dichiarando 
che  mai  avrebbe  preso  parte  attiva  né  nel 
sistema  politico,  né  nella  guerra.  Inoltre 
conferì  al  cardinal  de  Bayane,  come  al 
cardinal  Capraia  ed  a  mg.r  della  Gen- 
ga,  la  plenipotenza  anche  pel  concordato 
germanico,  riserbandosi  di  esaminarne  gli 
articoli  prima  della  stipolazione  formale. 
Si  lusingò  poi  che  l'imperatore  avrebbe 
desistito,  come  altra  volta,  di  esigere  la 
soppressione  delle  case  monastiche,  che 
non  dovea  il  capo  della  Chiesa  distrug- 
gere. Con  tali  istruzioni  recossi  il  cardi- 
nal de  Bayanea  Parigi,  ma  prima  del  suo 
arrivo,  il  general  Lemarois  si  dichiarò 
governatore  generale  delle  suddette  pro- 
vincie pontifìcie,  stabilendo  in  esse  com- 
missioni militari  e  altre  disposizioni,  se- 
condo il  decreto  imperiale  de'  i4  o  il 
ottobre.  Pio  VII  nel  vedersi  togliere  quel- 
le stesse  provincie,  la  cui  perdita  era  sta- 
ta minacciata  solamente  in  caso  conila- 


134  pio 

rio  alle  fatte  domande,  fu  compreso  dal 
più  profondo  dolore,  scorgendo  posta  dai 
francesi  in  non  cale  la  buona  fede,  e  co- 
nobbe cosa  dovea  aspettarsi  in  qualun- 
que ipotesi  :  non  tardò  un  momento  a 
far  conoscere  a  Parigi  la  sua  sorpresa  e 
giusto  risentimento  ,  scrivendo  al  cardi- 
nal de  Bayane  che  in  vista  dell'attenta- 
to sospendesse  ogni  trattativa,  quale  sol- 
tanto riprendesse  qualora  si  dasse  pron- 
ta riparazione.  Poco  dopo  il  Papa  rice- 
vette dal  cardinale  il  progetto  per  l'ac- 
comodamento degli  affari,  e  per  le  nuove 
esigenze  gravissime,  consultato  il  sacro 
collegio,  con  negativa  lo  dichiarò  inam- 
missibile, lagnandosi  altamente  di  essere 
trattatoda  nemico, dopo  tante  condiscen- 
denze, sagrifìzi  ed  umiliazioni  ;  facendo 
sapere  ai  due  cardinali  chesubito  partis- 
sero, se  l'imperatore  persisteva  nelle  sue 
ulteriori  pretensioni.  Quindi  subentrò  nel 
Papa  e  nella  corte  il  fondato  timore  di 
vedere  occupare  Roma  e  violata  la  pon- 
tificia residenza.  Nello  stesso  anno  1807 
Pio  VII  accordò  la  sua  protezione  all'i 
cartiera  fabbricata  in  Jesi  dal  conte  Pal- 
panti; fece  terminale  il  grande  sperone  al 
Colosseo  j  fu  benefico  colla  ripristinala 
Accademia  deJ  Lincei  j  emanò  provviden- 
ze sulla  vietata  estrazione  deli'  olio,  sul- 
l'amministrazione de' beni  commutativi 
non  alienati,  e  sulla  liquidazione  de'de- 
biti  delle  comunità  dello  stato;  fece  tor- 
nare a  festa  di  precetto  quella  di  s.  Mi- 
chele arcangelo  ,  e  protestò  contro  l'e- 
sportazionearmata  inFi  ancia  degli  ogget- 
ti d'arte  della  villa  Borghese,  venduti  dal 
principe,  dicesi,  per  i4  milioni  di  franchi. 
Nel  1  808  la  persecuzione  francese  di- 
venne più  manifesta  e  crudele;  forza  a- 
perta  e  occulta,  corruzione,  tutto  fu  po- 
sto in  opera  a  danno  della  Chiesa  e  del 
saio  dominio  temporale,  da  un  principe 
ambizioso  e  potente.  Fu  presentato  al  Pa- 
pa quell'ultimatum  che  riportai  a  Fran- 
cia, con  novelle  esigenze  da  non  potersi 
affatto  ammettere  ,  altrimenti  Alquier 
sarebbe  partito,  occupato  il  Perugino  ed 


PIO 
unito  alla  Toscana,  parte  della  Campa- 
gna incorporata  al  regno  di  Napoli,  si  sa- 
rebbe iu  perpetuo  perduto  il  rimanente 
dello  stato  e  Roma,  ed  ogni  speranza  di 
accomodamento  svanì.  Subito  le  minac- 
ce si  verificarono,  ed  al  modo  narrato  a 
detto  articolo  e  al  voi.  XX,  p.  20  e  seg. 
(ove  dissi  quanto  dispiacque  a  Pio  VII 
la   Gazzetta  romana  fatta  dai  francesi, 
e  diedi  un  cenno  de'  loro  successivi  gior- 
nali e  di  quanto  riguarda  l'amministra- 
zione francese  sino  al  i8i4)j  d  general 
ISI iollis  con  inganni  e  dicendo  di  andare 
a  Napoli,  a'2  febbraio  occupò  Roma  colle 
truppe  francesi  di  circa  6000,  e  pose  otto 
cannoni  con  tra  la  porta  del  Palazzo  Qui- 
rinale residenza  del  Papa,  che  senza  effèt- 
to protestò  a  mezzo  del  segretario  di  sta- 
to cardinal  Casoni,  rispondendosi  con  pre- 
testi ;  ma  di  tutto  con  notificazione  Pio 
VII  ne  informò  il  pubblico,  ed  inviò  so- 
lenne protesta  al  sacro  collegio  della  mi- 
litare occupazione  e  lesione  della  sovra- 
nità temporale  della  s.  Sede,  chiamando 
Dio  in  testimonio  e  1'  universalità  delle 
genti  ;  facendo  la  descrizione  delle   insi- 
dieeseriedi  pretensionidel  governo  fran- 
cese, le  più  ingiuste  e  ripugnanti  alla  co- 
scienza del  capo  della  Chiesa,  che  onni- 
namente si  voleva  fuori  di  Roma  e  lon- 
tano dai  suoi  sudditi  e  dalla  sua  sede.  Dal 
giorno  dell'occupazione  il  Papa  fece  in- 
formare ciascun  ministro  diplomatico  del- 
lo stato  delle  negoziazioni,  avvertendoli 
che  d'  ora  in  poi  avrebbero  ricevuto  co- 
municazione di  qualunque  atto,  come  fu 
eseguito,    protestando  intanto  solenne- 
mente contro  1'  occupazione  de' suoi  do- 
mimi. Miollis  prese  alloggio  nel  palazzo 
Doria.  Pio  VII  nel  ricevere  a'3  febbraio 
Alquier  e  Miollis,  loro  dichiarò  ch'egli  si 
considererebbe  come  prigioniere,  fioche 
le  truppe  fossero  in  Roma,  e  che  nessun 
negoziato  era  più  possibile  in  questa  cir- 
costanza ;  nondimeno  agli  8  ricevette  gli 
uffiziali  dello  stato  maggiore.  Avendo  il 
Papa  cessato  di  fare  le  ordinarie  sue  pas- 
seggiale al  di  fuori  del  suo  palazzo,  si  io- 


PIO 

ce  una  legge  di  non  più  uscirne,  finche 
in  Roma  si  trovassero  truppe  .si laniere, 
e  costantemente  l'osservò.  La  salute  del 
cardinal  Casoni  avendo  date  vive  inquie- 
tudini, il  Pontefice  nominò  pio-segreta- 
rio di  stato  nello  stesso  febbraio  il  car- 
dinal Giuseppe  Doria,  il  quale  per  rimuo- 
vere qualunque  insulto  o  danno  ai  fran- 
cesi, subito  emanò  il  divieto  del  Carne- 
vale,  cbe  non  fu  celebrato  neppure  nel 
seguente  anno.  A.'  24  febbraio  V  amba- 
sciatore Alquier  non  ottenendo  conces- 
sione alcuna  dalla  corte  di  lloma, doman- 
dò i  passaporti,  ed  accreditò  come  inca- 
ricato d'affari  Lefebvre  suo  segretario  di 
ambasciala  ,  il  (piale  nelle  sue  relazioni 
diplomatiche  dimostrò  gentilezza  e  ri- 
guardi, ed  il  vivo  desiderio  di  conciliare 
le  cose;  ma  ben  presto  egli  pure  ebbe  or- 
dinedi  lasciare  Roma, ove  il  general  Miol- 
lis  rimase  padrone  della  polizia  del  pae- 
se, e  poi  incorporòallesue  le  milizie  pon- 
tificie. Pei  rovesci  che  provavano  le  ar- 
mi francesi  in  Ispagna  ,  a  Roma  furono 
arrestati  il  ministro  Vargas,  e  i  due  u- 
ditori  di  rota  spagnuoli  Gardoqui  e  Bar- 
daxy,  come  reputati  nemici  del  governo 
francese.  S'intimò  ai  cardinali  napoleta- 
ni Pignattelli,  Sai  uzzo,  Caracciolo  e  R.uffo 
Scilla,  di  recarsi  in  Napoli  a  giurare  fe- 
deltà e  ubbidienza  a  Giuseppe  Napoleo- 
ne, ma  il  Papa  lo  impedì  e  con  allocu- 
zione al  sacro  collegio  lo  animò  ad  esse- 
re costante  ne'suoi  doveri,  affrontando  i 
patimenti  e  le  persecuzioni.  Le  violenze 
francesi  vieppiù  progredirono,  spoglian- 
do il  governo  dell'amministrazione  della 
giustizia,  e  de'suoi  attributi  e  sovranità: 
Pio  VII  su  tutte  protestò,  come  fece  del- 
le successive. 

Nel  marzo  furono  colla  forza  portati 
a  Napoli  i  detti  cardinali,  ed  intimato  di 
partire  da  Roma  per  le  loro  patrie  ai 
cardinali  italiani  Giuseppe  e  Antonio  Do- 
ria, Somaglia,  Roverella,  Braschi,  Scot- 
ti, Lilla,  DugnauijGailefh  e  Crivelli,  co- 
me nativi  de'doniinii  uniti  alla  Francia. 
Laonde  al  primo  Pio  VII  sostituì  il  cai- 


PIO  i3j 

dina!  Gabrielli 3  nella  carica  di  pio-se- 
gretaiiodi  stato, a'27  marzo.  Non  volen- 
do il  Papa  condiscendere  alla  lega  offen- 
siva e  difensiva  colla  Francia  e  ritenen- 
dosi intimala  la  guerra,  il  legato  partì  da 
Parigi  e  Lefebvre  da  l'ionia.  Nell'aprile 
i  francesi  di  forza  entrarono  nel  palazzo 
Quirinale,  occuparono  i  quartieri  de'cd- 
potori  e  delle  guai  die  nobili,  ed  intima* 
rono  agli  svizzeri dover  dipendere  dal  lo 
ro  generale;  indi  imprigionarono  il  go- 
vernatore di  Roma  Cavalchini,  e  lo  tra- 
dussero alla  fortezza  di  Fenestrelle.  In- 
tanto il  governo  imperiale  prese  posses- 
so delle  provincie  d'Urbino,  d'  Ancona, 
di  Macerala  e  di  Camerino,  e  le  dichia- 
rò irrevocabilmente  riunite  al  regno  d'I- 
talia,  per  decreto  di  Napoleone  de'2  a- 
prile,  eseguito  l'i  1  maggio.  Continuò  Pio 
VII  ad  energicamente  reclamare  e  pro- 
testare, sempre  inutilmente  confutando 
le  asserzioni  le  più  impudenti,  false  e  con- 
tradditorie, usate  dai  francesi  per  giu- 
stificare le  usurpazioni  e  gli  oltraggi.  In 
oltre  inviò  ai  vescovi  delle  provincie  pon- 
tifìcie del  regno  italico,  una  istruzione  ri- 
guardante il  giuramento,  le  case  religio- 
se, l'immunità  ecclesiastica,  con  oppor- 
tune facoltà;  più  una  lettera  con  ordini 
circa  la  clausura,  ['  amministrazione  dei 
beni  delle  comunità  religiose,  esortandoli 
a  difenderei  diritti  della  Chiesa,  ed  a  non 
prestare  il  giuramento  illecito,  di  che  e 
della  deportazione  di  molli  vescovi  par- 
lai a  quell'articolo.  Nel  palazzo  Quirina- 
le i  francesi  arrestarono  il  cardinal  Ga- 
brielli, misero  il  sigillo  alle  sue  carte  e  lo 
deportaronoa' 18 giugno. Pio  VII  dichia- 
rò allora  pro-segretario  di  stato  il  cardi- 
nal Pacca,  che  malgrado  de'suoi  princi- 
pi! moderati  non  era  in  favore  presso  i 
francesi: egli  in  fatti  avea  accettato  il  mi- 
nistero per  resistere  e  morire  coraggio- 
samente, e  la  sua  condotta  venne  altamen- 
te approvata  dal  cardinal  Consalvi.  Quin- 
di i  francesi  deportarono  ancora  il  pre- 
lato Riganti  segretario  di  consulta,  e  po- 
sero in  Castel  s.  Angelo  il  benemerito  li- 


i  36  PIO 

scale  generale  Barberi,  Caccili  vice  eco- 
nomo della  fabbrica  ili  s.  Pietro,  e  Ruf- 
(ini  luogotenente  dell'A.C;  più  fu  impo- 
sto al  prelato  governatore  di  Viterbo  di 
impedire  1' accesso  a  Roma  degli  eccle- 
siastici. Agli  i  i  luglio  Pio  VII  pronun- 
ziò ai  cardinal?  in  concistoro,  che  dopo  il 
16  marzo  non  avea  più  adunato,  la  cele- 
bre allocuzione  nella  quale  fece  il  raccon- 
to di  tutte  le  ingiurie  ed  usurpazioni  fat- 
te dai  francesi;  vi  protestò  colla  consueta 
inalterabile  fermezza,  dichiarando  essere 
pronto  a  subire  il  sagrifizio  di  sua  vita 
pei  doveri  inerenti  alla  sua  dignità.  Frat- 
tanto Napoleone  nominò  il  fratello  Giu- 
seppe re  di  Spagna, ed  il  cognato  JMurat 
re  di  Napoli,  ingiungendo  al  Papa  di  ri- 
conoscerli. In  questo  tempo  dimorando 
Ferdinando  IV  in  Sicilia,  spedi  segreta- 
niente  una  scialuppa  a  Fiumicino  per 
prendere  Pio  VII  e  condurlo  sopra  una 
fregata  inglese  ;  ma  il  Pontefice  non  ac- 
consentì a  rendersi  fuggiasco,  ed  il  car- 
dinal Pacca  con  savie  osservazioni  lo  rin- 
francò nel  nobile  rifiuto.  Questi  gover- 
nava lo  stalo  con  molta  calma  ,  quando 
a'6  settembre  si  presentò  al  cardinale  un 
uffiziale,  intimandogli  la  partenza  per 
Benevento  sua  patria  ,  sotto  pretesto  di 
aver  pubblicato  notificazione  che  poteva 
recare  ostacolo  agli  arruolamenti  fatti  dai 
francesi.  Il  cardinale  protestò  che  non  par- 
tirebbe senza  gli  ordini  del  santo  Padre, 
cui  per  mezzo  d'  un  biglietto  partecipò 
l'avvenuto.  Nel  medesimo  istante  Pio  VII 
pieno  di  collera  corse  negli  appartamen- 
ti del  cardinale,  ed  ingiunse  all'  ulliziale 
che  dicesse  a  Miollis,  d'  essere  stanco  di 
soffrire  tanti  citrali  ed  insulti:  che  ben 
capiva  dove  tendevano  tante  violenze;  che 
gli  si  volevano  togliere  ad  unoad  uno  tut- 
ti i  ministri,  per  impedirgli  l'esercizio  del 
suo  ministero  apostolico  e  de' diritti  del- 
la sovranità:comandò  al  cardinale  di  non 
ubbidire  ai  pretesi  ordini  e  di  seguirlo 
nelle  sue  camere  per  essergli  compagno 
nella  prigionia,  e  presolo  per  la  mano  ve 
io  condusse.  In  pari  tempo  Pio  VII  ordinò 


PIO 

alla  guardia  svizzera  di  non  lasciar  entra- 
re in  palazzo  qualunque  soldato  francese. 
Dopo  questo  clamoroso  e  significante 
fatto,  il  governatore  imperiale  altro  non 
pensò,  che  ad  impadronirsi  della  persona 
del  Pontefice  per  allontanarlo  da  Roma. 
I  ministri  esteri  al  solito  furono  istruiti 
dell'accaduto,  per  parteciparlo  alle  loro 
corti;  ma  dolenti  e  freddi,  quello  d'Au- 
stria Lebzeltern  manifestò  mn<™ior  im- 
pegno,  e  Vargas  di  Spagna  rispondeva 
con  coraggio  generoso.  Però  con  la  forza 
dovè  partire  da  Roma  il  cardinal  Anto- 
nelli  decano  del  sacro  collegio,  ed  il  pro- 
governatore  Arezzo;  fu  bloccato  di  trup- 
pa il  palazzo  Quirinale,  traducendosi  al 
comandante  di  piazza  chi  ne  usciva,  per 
soggiacere  a  rigorose  ispezioni.  Con  que- 
ste ed  altre  violazioni  del  dirittodellegen- 
ti  ,  ed  annunzi  di  nuovi  sdegni  e  prote- 
ste, prosegui  e  terminò  il  1808.  Non  si 
deve  tacere  che  Pio  VII  emanò  provve- 
dimenti per  impedire  l'infezione  schiavi- 
na, eh' erasi  sviluppata  nelle  pecore,  e 
quella  delle  locusteche  desolavano  alcu- 
ne tenute  dell'agro  romano;  e  che  gli  af 
fari  ecclesiastici  col  resto  dell'Europa,  per 
quanto  era  possibile,  aveano  proseguito 
il  loro  corso.  In  diverse  epoche  istituì  nel 
1808  le  seguenti  sedi  vescovili:  ai  1  7  feb- 
braio con  la  bolla  Supremo  pastorali, 
quella  di  Monlauban, cit.  Bull.  p.  253; 
agli  8  aprile  con  la  bolla  Ex  debito  pasto- 
ralis} p.282,lesedi  di  Nuova- Forck,  Fi- 
ladelfia _,  Boston  e Bards-Town  in  Ame- 
rica, dichiarandole  sulfraganee  di  Balli- 
more  che  elevò  ad  a  rei  vescovato  col  la  bol- 
la Pontifìcii  muneris,  p.  280.  A'c)  aprile 
istituì  il  vescovato  di  Versailles^  e  nello 
stesso  annoquello  di  Louis  ville,  Lodovico- 
politana  seu  Luvisvilleu  negli  Stati  Uniti 
dell'America  settentrionale  nel  Kenlu- 
chy,  capoluogo  della  contea  di  Jefferson 
sulla  riva  sinistra  dell'Ohio,  in  situazione 
deliziosa  ed  elevata,  chiamata  la  Città  di 
Luigi.  E'  grande,  regolare,  commerciale 
con  fabbriche  e  grande  opificio  di  mac- 
chine a  vapore;  con  edilizi  di  buona  ai- 


IMO 
chUetlnrn,  come  il  palazzo  di  giustizia; 
Ila  tre  chiese,  collegio  e  stabilimenti  d'i- 
bliii/iniie:  il  bel  catiiile  di  Louisville-Port- 
LiudCaiKil,  da  ultimo  annientò  la  sua 
importanza,  l'io  VII  ne  fece  i ,°  vesco- 
vo il  venerando,  zelante  e  insigne  Bene* 
detto  Giuseppe  Flaget,  come  di  Bards- 
Town;  Gregorio  XVI  ,  che  ricevette  i 
di  lui  personali  omaggi,  gli  diede  in  coa- 
diutore a'21  marzo  i832  mg. r  Guidone 
Chabrat  vescovo  di  Bolena  in  parlibus, 
che  gli  successe:  al  presente  n'  è  vescovo 
mg.r  Martino  Spolding  fallo  vescovo  Len- 
gonense  in  parlibus  a'  q  maggio  1848, 
succeduto  per  coadiutoria  agli  1  1  feb- 
braio i85o.  In  quest'anno  elevando  Pio 
IXlasededi  Cincinnati  in  arcivescovato, 
tra  le  suffraganee  vi  comprese  Louisvil- 
le.  Valga  questo  cenno  ali 'om  missione  del- 
l'omonimo  articolo;  fino  al  i847>incui 
pubblicò  il  nome  di  questa  sede  le  No- 
tizie di  Roma,  generalmente  se  ne  igno- 
rava l'esistenza,  anche  perchè  governala 
già  dal  vescovo  di  I3ardsTown,col  quale 
si  è  compenetrata. 

Il  Papa  in  occasione  delle  buone  feste, 
imperturbabile  ricusò  di  ricevere  il  ge- 
nerale Miollis  ed  il  suo  stato  maggiore. 
Incominciò  il  1809  con  dichiarare  Na- 
poleone ai  suoi  agenti,  e  nel  modo  il  più 
virulento  contro  la  dignità  pontificia,  che 
se  Pioma  dasse  i  cerei  benedetti  per  la  Pu- 
rificazione, si  rifiutassero, non  avendone 
mandato  nello  scorso  anno,  e  che  altret- 
tanto facessero  i  re  suoi  parenti  :  Ortoli 
agente  consolare  in  Roma  comunicò  l'or- 
dine ricevuto  al  governo  papale.  A' 1  7 
maggio,  dal  campo  imperiale  di  Vienna, 
Napoleone  con  decreto  riunì  tutti  gli  stati 
del  Papa  all' impero  francese;  dichiarò 
Roma  città  imperiale  e  libera;  che  una 
consulla  dovea  prendere  il  possesso  di 
detti  stali,  perchè  vi  potesse  essere  or- 
ganizzato il  regime  costituzionale  pel  i.° 
gennaio  1810,  la  quale  consulta  doveva 
dipendere  dal  ministro  delle  finanze.  Fu 
fallo  presidente  della  consulta  Saliceti,  e 
prefetto  del  dipartimento  di  Roma  Tour- 


PIO  i37 

non.  Miollis  circospetto  e  moderato,  non 
persecutore  di  natura,  ma  puntuale  ese- 
cutore degli  ordini,  a'  1  o  giugno  due  ore 
avanti  mezzodì,  allo  sparo  de'cannoni  di 
Castel  s.  Angelo,  fece  abbassare  lo  stem- 
ma pontificio  e  inalberare  la  bandiera 
francese;  nello  stesso  tempo  a  suono  di 
trombe  pubblicò  in  tutti  i  quartieri  della 
città  il  decreto  che  comandava  la  riunio- 
ne all'impero,  di  tutto  quello  che  ancora 
rimaneva  degli  stati  romani. Uditosi  ciòda 
Pio  VII  e  dal  cardinal  Pacca,  esclama- 
rono :  Et  con^um Hiatus  est.  Il  Papa  pre- 
vedendo questi  ed  altri  estremi  mali,  avea 
fatto  compilare  dal  cardinal  di  Pietro  e 
principalmente  dal  p.  Fontana  suddetto, 
la  bolla  di  scomunica,  di  cui  parlai  a  Fran- 
cia, onde  nello  stesso  giorno  la  fece  pub- 
blicare in  modo  cosi  straordinario,  che 
sbalordì  il  generale  ed  i  romani,  a  mezzo 
di  Lorenzo  Mengacci  e  figli  con  s'ingoiar 
coraggio,  onde  furono  poi  ben  ricompen- 
sati anche  con  appalli.  Nella  notte  i  me- 
desimi l'affìssero  ne'luoghi  soliti  e  nelle 
tre  basiliche  patriarcali,  senza  che  la  po- 
lizia lo  penetrasse.  Un  trasunta  delia  bol- 
la fu  pure  affisso  all'esterno  di  molte  chie- 
se di  Roma.  Contemporaneamente  alla 
fulminata  bolla  di  scomunica,  Pio  VII 
pubblicò  un  breve,  in  cui  riprovò  lo  spo- 
glio della  sovranità  temporale,  cui  è  stret- 
tamente legata  l'iudipendenza spirituale; 
disse  che  la  fiera  persecuzione  non  fu  pro- 
vocata, e  perciò  protestò  contro  lo  spo- 
glio, rigettando  qualunque  assegnamento 
si  volesse  fare  a  lui  ed  ai  cardinali.  11  Pa- 
pa dopo  quesli  atti,  si  chiuse  più  che  mai 
colle  più  grandi  precauzioni  nel  suo  pa- 
lazzo, le  cui  porte  erano  occupale  dalla 
guardia  svizzera.  Nella  bolla  di  scomuni- 
ca, Napoleone  non  fu  direttamente  nomi- 
nato, ma  vi  era  compreso  siccome  uno  dei 
fautori  di  tanti  spogli,  che  la  s.  Sede  avea 
solì'erti,  anzi  vi  fu  designato  a  tratti  abba- 
stanza chiari.  Napoleone  si  scagliò  con  in- 
vettive contro  la  scomunica  e  uè  fu  sensi- 
bilissimo, non  ostante  la  sua  indifferenza 
religiosa.  Temeudosi  ad  ogni  istante  nel 


i38  PIO 

palazzo  apostolico  che  venisse  arrestato  il 
Pupa,  nella  notlesi  vegliava, perchè  non 
l'osse  sorpreso,  sulla  torre  presso  il  por- 
tone. Dall'altro  canto  Miollis  temeva  che 
l'io  VII  potesse  uscire  vestito  de'suoiabi- 
li  papali,  per  tentare  una  rivoluzione  in 
suo  favore.  Napoleone  con  sua  lettera  or- 
dinò al  general  francese  Radei,  coman- 
dante la  gendarmeria  in  Toscana  (già  ca- 
nonico penitenziere  d'una  cattedrale  di 
Francia,  secondo  Pistoiesi),  di  recarsi  a 
Roma.  Miollis  gli  manifestò  le  sue  inquie- 
tudini, per  la  generale  fermentazione  che 
metteva  a  sommo  rischio  i  francesi  in  I  la- 
lia,  ove  l'imperatore  guerreggiando  sulla 
sponda  del  Danuhio  non  poteva  inviar- 
\i  aiuto  di  truppe,  e  che  altro  non  gli  ri- 
maneva per  ristabilire  la  calma,  se  non 
che  allontanare  da  Roma  il  Papa:  quin- 
di come  generale  governatore  era  ornai 
determinato  a  far  eseguire  il  rapimento 
del  Pontefice  e  l'arresto  del  cardiual  Pac- 
ca, e  di  averlo  scelto  per  si  importante 
operazione.  Iiispose  Radet,che  un  atto  di 
tal  natura  uou  poteva  eseguirsi  senza  or- 
dini superiori  dati  in  iscritto,  seuza  ma- 
ture riflessioni, e  soprattutto  senza  trup- 
pe. Soggiunse  Miollis  che  subitosi  prepa- 
rerebbero ordini  e  truppe,  ma  bisogna- 
re occuparsi  delle  convenienti  disposizio- 
ni, in  maniera  di  evitare  sino  il  sospetto. 
Radet  si  ritirò  vivamente  agitato  per  ta- 
le impresa,  e  chiuso  nella  propria  abita- 
zione per  pensare  ai  mezzi  opportuni,  si 
trovò  nella  dura  alternativa,  o  di  non  a- 
vere  riguardo  a'dirilti  più  sacri, ovvero  di 
violare  i  giuramenti  colla  disubbidienza. 
Giunte  alcune  truppe  napoletane  in  Ro- 
ma e  ricevuto  Radet  1'  ordine  in  iscrit- 
to da  Miollis,  d'arrestare  il  cardinal  Pac- 
ca, ed  il  resto  un  guazzabuglio  di  can- 
cellature e  sostituzioni,  iu  cui  era  detto, 
che  in  caso  di  opposizione  dalla  parte  del 
Papa  si  arrestasse  ancor  egli,  e  condurli 
ambedue  per  la  posta  a  Firenze,  si  de- 
cise di  eseguire  il  mandato.  Quanto  pre- 
cedette, accompagnò  e  segui  sì  enorme 
sacrilego  attentato,  oltre  il  Pistoiesi,  lo 


PIO 

narra  con  mirabiledettagliol'Artaud  nel 
cap.  58,  anche  coll'autorità  delle  Memo- 
rie scritte  dal  cardinal  Pacca,  e  della  re- 
lazione che  lo  stesso  R.adet  poi  diresse  a 
Pio  VII  a'  i  2  settembre  18  i4-  Di  questo 
grave  punto  ne  diedi  un  cenno  ne' voi. 
XXVI I,  p.  124,  XLV1I,  p.  2o3,  dicen- 
do pure,  che  forse  la  determinazione  del 
rapimento  del  Papa  la  provocò  Murat, 
quindi  Napoleone  l'ordinò  genericamen- 
te a  Miollis,  il  quale  credette  la  misura 
indispensabile  per  la  quiete  e  si  servi  di 
R.adet,  che  l'esegui  con  quelle  disposizio- 
ni dette  ai  citati  luoghi.  Però  da  un  do- 
cumento posteriore  pubblicato  dall' Ar- 
taud  nel  t.  2*,  cap.  33  della  Storia  di  Pio 
Vili,  risulta  :  che  Murat  investito  di  po- 
teri straordinari  nell'Italia  meridionale, 
duratitela  campagna  del  1809, edell'alta 
polizia  sugli  stati  romani,  temendosi  del- 
le cospirazioni  e  de'vesperi  siciliani  in  Ro- 
ma, scrisse  a  Miollis,  che  se  la  presenza 
del  Papa  era  un  ostacolo  reale,  bisogna- 
va allontanarlo,  per  neutralizzare  l'in- 
fluenza ch'egli  esercitava  sullo  spirito  dei 
romani.  Quindi  Miollis  decise  di  far  par- 
tire Pio  VII.  Che  giunto  in  Toscana,  la 
principessa  Elisa  sorella  di  Napoleone,pei 
dubbi  eventi  della  guerra.,  affrettossi  di 
dirigerlo  in  Alessandria;  da  dove  il  prin- 
cipe borghese  cognato  dell'imperatore, 
poco  sicuro  dell'opinione  del  Piemonte 
che  governava,  l'inviò  a  Grenoble,  per  at- 
tendervi le  disposizioni  di  Napoleone,  il 
qualequando  seppe  l'operalo,  beuchè  non 
l'avesse  comandato,  approvò  la  determi- 
nazione presa  da  Miollis.  All'esecuzione 
dell'orribile  misfatto  si  stabib  la  notte  del 
5  al  6  luglio,  con  la  coadiuvazione  dei 
birri  e  di  alcuni  infami  romani  malcon- 
tenti, noti  per  la  loro  avversione  al  go- 
verno pontifìcio  ed  armati,  essendo  gui- 
da principale  per  l'assalto  del  Palazzo 
Quirinale  Francesco  Rossola,  già  facchi- 
no di  esso  e  condannato  a  morte  quale 
ladro  di  mg.r  braga.  Disposte  le  cose  e 
fatto  centro  di  operazione  il  quartiere  del- 
ia Pi  lotta,  Miollis  si  portò  a  vederne  l'è- 


PIO 

.silo  in  una  casa  del  vicino  giardino  Co- 
lonna, e  Radet  si  avanzò  al  palazzo,  do- 
po aver  mandato  a  custodire  le  porte  del- 
le chiese  de'contomi,  per  impedire  il  suo- 
no delle  campane  a  martello.  Spuntava 
il  giorno  quando  con  fiaccole  accese  e  sca- 
le, un  drappello  d'uomini  scalò  le  mura 
presso  il  pollone  della  Panetteria  pro- 
pinque al  giardino  pontificio;  altra  ball- 
ila condotta  dal  colonnello  Siry  coman- 
dante di  piazza,  salì  per  le  finestre  delle 
camere  rispondenti  verso  la  chiesa  di  s. 
Andrea,  sfasciandole  a  colpi  di  accetta;  e 
Kadetcon  buon  numero  di  soldatesca  cer- 
cò l'ingresso  pel  portone  grande  del  pa- 
lazzo, che  gli  fu  aperto  da  Siry,  già  pe- 
netrato nel  cortile. 

Allora  Radet  riunite  le  sue  truppe,  si 
mise  alla  loro  testa  e  disperse  un  drap- 
pello di  gente  che  nel  cortile  sembrava 
voler  fare  resistenza,  mentre  parecchi  del- 
l'esecrabile con)  iti  va  andavano  esploden- 
do i  fucili  pei  corridoi  per  intimorire  i  pa- 
latini e  impedire  resistenza.  Quindi  Ra- 
dei montò  le  scale  e  di  appartamento  in 
appartamento, gettando  a  colpi  di  accetta 
tulle  le  porte  chiuse,  pervenne  alla  sala 
del  trono,  ove  trovò  /\.o  svizzeri  col  ca- 
pitano, cui  intimò  posare  le  armi,  il  che 
fecero  secondo  l'istruzione  precedente- 
mente avuta.  Proseguendo  il  cammino, 
alla  fine  del  passetto,  ora  anticamera  se- 
greta, cou  sorpresa  si  trovòalcospeltodel 
Papa  circondato  dalla  sua  corte,  nella  ca- 
mera d'udienza  illuminata,  Radet  con- 
fessa che  fu  colpito  da  stupore  e  da  santo 
rispetto,  nella  più  penosa  situazione,  non 
essendosi  preparato  a  tanta  inesprimibile 
impressione,  prodotta  dal  complesso  delle 
circostanze  e  da  Ila  duplice  dignità  che  rav- 
visava in  Pio  Vii.  Ripreso  coraggio,  fece 
allontanare  la  truppa  in  detta  sala  e  pel 
palazzo  mandò  pattuglie,  oltre  i  birri  che 
vi  si  erano  introdotti;  ed  imbarazzalo  sul 
paitito  da  prendere,  spedì  subito  il  Car- 
dini toscano  e  maresciallo  de 'suoi  gendar- 
mi, aaliollis,  per  significargli  ch'era  alla 
presenza  del  Papa,  ma  non  avea  potuto 


PIO  ]3;) 

giungere  sino  al  cardinal  Pacca  che  non 
conosceva,  perciò  attendere  nuovi  ordi- 
ni, che  furono  di  assolutamente  arrestare 
il  l'ontelìce  ed  il  cardinale,  indi  condurli 
fuori  di  Uuma  immediatamente  a  teno- 
re del  concertato.  11  cardinale  era  stato 
avvisato  dal  cameriere  die  i  francesi  era- 
no entrali  in  palazzo,  onde  pel  nipote  Ti- 
berio, poi  governatore  di  Roma-,  fece  sve- 
gliare Pio  VII,  indi  visi  recò  egli  stesso, 
col  cardinale  Desvuig  (che  con  altri  col- 
leghi anteriormente  erasi  rifugiatone!  pa- 
lazzo), il  quale  confermò  il  Papa  nel  co- 
raggio, oltre  qualche  prelato  palatino, fra 
i  quali  il  maestrodi  camera  Doria,  e  Pao- 
lino Maslai-Ferretti  sotto  segretario  dei 
memoriali  (zio  del  Papa  che  regna,  che  as- 
sunse il  nome  di  Pio  VII  come  suo  prede- 
cessore nella  sede  d'Imola),  ed  alcuni  al- 
tri famigliari  pontifìcii  ed  uftìziali  e  scrit- 
tori della  segreteria  di  slato,  come  l'ab. 
Mauri:  tutti  questi  circondavano  il  Papa, 
che  si  portò  avanti  al  tavolino  e  quasi  nel 
mezzo  della  stanza,  vestito  di  mozzetta  e 
stola,  essendosi  voluto  porre  in  petto  il 
suo  Crocefisso  e  nel  dito  l'anello  con  cui 
morì  Pio  VI  (il  quale  avea  disposto  che  si 
dasse  al  suo  successore),  donatogli  dalla  re- 
gina Maria  Clotilde, che  lostessoPio  VII 
asea  dichiarato  venerabile.  Intanto  Radet 
avendo  fatto  entrare  nella  camera,  senza 
cappello  e  riverenti,  di  versi  ufiìziali  e  sot- 
t'ufliziali  de'gendarmi  e  di  altre  armi,  con 
i  o  3  ribelli  romani,  chea  veano  condotte 
e  dirette  le  scalate,  dopo  il  silenzio  pro- 
dotto dallo  sbalordimento,  pallido  e  con 
voce  tremante,  disse  al  Papa  »  cheaveva 
una  commissione  disgustevole  e  penosa, 
ma  cheavendo fatto giuramentodi  fedeltà 
e  di  ubbidienza  all'imperatore  non  poteva 
fare  a  meno  di  eseguirla;  che  per  parte 
adunque  dell'imperatore  doveva  intimar- 
gli di  rinunziare  alla  sovranità  temporale 
di  P«.oma  e  dello  stato,e  che  non  prestando- 
si a  ciò,  avea  ordine  di  condurlo  dal  gene- 
rale Miollis,  il  qualegli  avrebbe  indicato  il 
luogodella  sua  destinazione".  11  Papa  sen- 
za scomporsi,  con  voce  ferma  e  in  tuono 


i4o  pio 

pieno  di  dignità  gli  rispose  a  un  dipres- 
so così.  «  Se  ella  ha  creduto  di  doverese- 
guire  tali  ordini  dell'imperatore  pel  giu- 
ramento fattogli  di  fedeltà  e  d'ubbidien- 
za, s'immagini  in  qual  modo  dobbiamo 
noi  sostenere  i  diritti  della  s.  Sede,  alla 
quale  siamo  legati  con  tanti  giuramenti! 
Noi  non  possiamo  cedere  né  rinunziare 
quello  che  non  è  nostro  (altro  testimonio 
oculare,  poiché  questo  racconto  lo  desu- 
mo da  quello  del  cardinal  Pacca,  asseri- 
sce che  il  Papa  dicesse:  Noi  non  possia- 
mo, non  dobbiamo  e  non  vogliamo).  1 1  do- 
minio temporale  è  della  Chiesa  romana, 
e  uoi  non  ne  siamo  che  gli  amministra- 
tori. L'imperatore  potrà  farci  a  pezzetti, 
tua  non  otterrà  mai  questo  da  noi.  Do- 
po tutto  quello  peraltro  che  avevamo  fal- 
lo perlui,  non  ci  aspettavamo  questo  trat- 
tamento". Santo  Padre,  disse  allora  il  ge- 
neral Radet,  so  che  l'imperatore  le  ha 
molte  obbligazioni.  Più  di  quello  ch'ella 
sa,  riprese  il  Pontefice  in  un  tuono  al- 
quanto risentito:  poi  continuò,  e  dobbia- 
mo andar  soli?  Il  generale  soggi  unse  :  Vo- 
stra Santità  può  condurre  seco  il  suo  mi- 
nistro il  cardinal  Pacca;  il  quale  inter- 
pellalo Pio  VII  che  ordinasse,  ed  avuta 
l'affermativa,  nella  camera  contigua  as- 
sunse gli  abiti  cardinalizi,  guardato  a  vi- 
sta da  due  uflìziali. 

Intanto  il  Papa  fece  di  proprio  pugno 
la  nota  delle  persone  che  desiderava  Io 
accompagnassero,  ed  ebbe  qualche  collo- 
quio col  Radei.  Mentre  il  santo  Padre 
rassettava  alcuna  cosa  nella  stanza,  Ra- 
det gli  disse,  non  dubiti  che  non  si  toc- 
cherà cosa  alcuna;  ed  il  Papa  replicò: 
Chi  non  prezza  la  propria  vita,  molto 
meno  cura  la  roba.  Quindi  losolleeitòalla 
partenza,  senza  dar  tempo  agli  aiutanti 
di  camera  di  mettere  in  una  valigia  qual- 
che poco  di  biancheria.  Fra'gendarmi,  i 
birri  ed  i  sudditi  ribelli,  passando  sui 
rottami  delle  porte  gittate  a  terra,  seguito 
per  un  tratto  dai  suoi,  Pio  VI  I  si  recò  al 
carrozzino  o  bastarda  di  Radet,  e  vi  asce- 
be  col  cardinal  Pacca,  essendo  circa  Icore 


PIO 

4  del  mattino.  Dal  suo  lato  la  persiana 
era  inchiodata,  ed  un  gendarme  chiuse 
a  chiave  i  due  sportelli;  il  generale  col 
Cardini  si  posero  nella  parte  davanti  e- 
steriore  del  carrozzino.  Uscito  questo  dal 
portone  grande,  il  Papa  benedì  la  trup- 
pa numerosa  e  schierata  sulla  piazza,  ve- 
nuta di  Napoli  poche  ore  prima,  e  la  sua 
diletta  Roma.  La  carrozza  accompagnata 
dai  gendarmi  prese  la  direzione  di  Por- 
ta Salara  e  fuori  di  questa  fece  il  giro  del- 
le mura  lino  a  Porta  del  Popolo,  ch'era 
chiusa  come  tutte  le  altre,  incontrando- 
si per  la  strada  brigate  di  cavalleria.  Ivi 
si  trovarono  pronti  i  cavalli  di  posta,  e 
mentre  si  attaccava  ao,  il  Papa  dolcemen- 
te rimproverò  Radet,  della  menzogna  det- 
ta di  condurlo  da  Miollis,  e  si  lagnò  del 
modo  violento  cui  Io  faceva  partire,  sen- 
za seguito, sprovvisto  di  tutto.  Il  genera- 
le rispose  che  ben  presto  lo  raggiunge- 
rebbero alcuni  di  quelli  che  avea  stabi- 
lito nella  nota  col  necessario  equipaggio, 
e  ad  accelerarlo  spedì  un  gendarme  a 
Miollis.  Radet  rivoltosi  al  cardinale,  si  di- 
chiarò assai  contento  che  tutto  fosse  riu- 
scito pacificamente  e  senza  alcun  ferito  : 
ma  che?  rispose  il  cardinale,  eravamo  for- 
se in  una  fortezza  da  fare  resistenza?  Il 
Papa  si  trovò  nella  borsa  un  papelto  os  - 
sia  20  baiocchi,  che  fece  vedere  a  Radet 
come  avanzo  del  principato,  e  i5  baioc- 
chi mostrò  il  cardinale:  a  questi  poi  ri- 
volto, con  aria  di  compiacenza,  si  lodò 
della  pubblicata  scomunica ,  altrimenti 
ora  come  si  farebbe?  Perle  misure  pre- 
se dal  Miollis,  i  romani  non  seppero  su- 
bito il  rapimento  del  Papa,  ma  venuti 
in  cognizione  dell'esecrabile  fatto,  pene- 
Irati  da  profonda  costernazione,  si  vide- 
ro incedere  taciturni  per  le  strade  e  co- 
municarsi dolentissimi  la  trista  notizia. 
Nella  seguente  uotte  in  nome  di  Pio  VI  I 
fu  aflìssa  in  Roma  una  commovente  sua 
notificazione,  che  può  riguardarsi  come 
l'addio  d'un  amoroso  padre,  che  nel  di- 
vidersi dagli  amati  figli,  li  benedice  e  in- 
vita  a  pregare  per  lui.  Abbiamo  una  Rda- 


PIO 
n'fiwms.  deH'assalloescalata  data  al  Qui  ■ 
i'i  uà  le,  ed  imprigionamento  di  Pio  VIF, 
che  quanto  alla  sostanza,  avendone  profit- 
tato, corrisponde  al  narrato,e  sembra  che 
il  Pistoiesi  l'abbia  avuta  in  mano  quan- 
do scrisse  la  f'  ila  di  Pio  P  IL  Da  tale  re- 
lazione si  rileva,  che  la  forza  impiegala 
da  Radei  fòsse  di  quasi  1000  uomini., che 
gli  scellerati  traditori,  sedicenti  patriot  li, 
icui  nomi  sono  riportati,  furono  circa  6(>, 
compresi  alcuni  statisti  e  diversi  benefi- 
cati dal  governo,  qualche  sacerdote,  mol- 
ti della  guardia  civica  organizzata  dai 
francesi,  coi  loro  nobili  capi:  inoltre  vi 
si  legge,  che  dopo  l'empia  cattura,  Mio!» 
lis  disse  a'suoi  ufliziali:  licenziate  questa 
canaglia.  Egli  notificò  a  Napoleone  l'ese- 
cuzione degli  ordini  ricevuti  e  la  tran- 
quillità di  Roma,  non  senza  falsità,  fra  le 
quali, che  il  Papa  erasi  difeso  con  barrica- 
te e  trasformato  il  palazzo  in  fortezza! on- 
de giustificare  la  effettuata  risoluzione. 

Giunta  la  carrozza  alla  stazione  della 
Stolta,  i  postiglioni  che  l'aveano  condot- 
ta, al  Papa  genuflessi  e  lacrimanti  do- 
mandarono la  benedizione,  che  ricevero- 
no colle  parole:  Coraggio,  figli  miei,  co- 
raggio ed  orazione.  Indi  il  viaggio  cele- 
remenle  seguì,  colle  cortine  tirale  a  pre- 
ghiera di  Radet,  per  timore  che  le  popo- 
lazioni si  accorgessero  del  rapimento,  e 
con  gravissimo  incomodo  del  Papa;  que- 
sti col  cardinale  discese  alla  meschina  lo- 
canda di  Radicofani,  un'ora  avanti  mez- 
zanotte, ove  pernottarono  dopo  una  ce- 
na frugale.  Radet  scrisse  a  Miollis  la  re- 
lazione del  viaggio,  e  come  il  Pontefice 
era  stanchissimo,  con  un  po'di  dissente- 
ria e  di  febbre  ;  rimarcò  il  suo  animo  de- 
bole, rinvigorito  dal  cardinal  Pacca,  che 
lo  rese  ostinato  a  non  cedere  gli  stati  della 
Chiesa.  Nella  mattina  il  generale  voleva 
subito  partire  per  la  certosa  di  Firenze, 
ma  Pio  VII  si  oppose,  volendo  ivi  atten- 
dere i  suoi  domestici,  come  sprovvisto  di 
tutto  e  persino  degli  occhiali;  fortunata- 
mente con  sua  gran  consolazione,  qual- 
che ora  dopo  mezzodì,  giunsero  duecar- 


PIO  \\\ 

rozze  eo'prelali  Dori  a,  Pacca  nipote  del 
cardinale,  e  Soglia  cappellano  segreto  e 
maestro  di  casa  particolare,  ili.  aiutali- 
te  di  camera  Moiraghi,  il  chirurgo  Cec- 
cariui,  il  cuoco  Targhi  ni,  lo  scopatore  se- 
greto Palmieri  ed  il  sediaro  Cotogni.  Tra 
le  ore  607  della  sera  del  7  luglio  il 
Papa  partì  da  Radicofani  col  suo  segui- 
to ,  mostrando  per  lutto  le  popolazioni 
toscane  fervorosa  divozione, e  pel  sanese 
pervenne  a  Poggihonsi,  ove  ebbe  luogo 
la  stazione  dell'albergo  nelle  ore  più  co- 
centi. Alle  3  dopo  mezzodì  parli  per  Fi- 
renze ,  in  mezzo  a  popolo  immenso  che 
implorava  la  benedizione;  ma  a  poca  di- 
stanza dalla  porta,  per  negligenza  de' po- 
stiglioni, la  carrozza  ribaltò  con  grande 
impeto,  una  iota  si  ruppe  e  la  cassa  sbal- 
zò in  mezzo  la  strada.  Il  popolo  accorse 
soluto  ad  alzarla,  e  Pio  VII  sulle  brac- 
cia di  esso  ne  discese  e  tranquillo  montò 
in  quella  del  Doria  :  il  generale  fu  lan- 
ciato a  gran  distanza,  in  una  frana  piena  di 
animali  immondi,  restando  ferito  e  con- 
tuso. Verso  un'ora  di  notte  giunse  alla 
certosa,  ove  era  stalo  tenuto  come  in  o- 
slaggioPio  VI,  ricevuto  alla  porta  da  Le 
cronsier  luogotenente  colonnello  della 
gendarmeria,  permettendosi  al  solo  prio- 
re di  accostarsi  a  complimentare  il  Papa, 
prendendone  la  consegna  da  Radet  che 
qui  finisce  la  sua  relazione,  da  lui  fatta  per 
conoscersi  la  verità  dalle  alterate  descri- 
zioni di  altri.  Egli  cercò  nell'adempimen- 
to di  sua  missione  di  riuscire  gradito  a 
Pio  VII  più  che  potè,  per  cui  fece  rap- 
presentare in  un  quadro  la  partenza  del 
Papa  da  Roma  ,  col  proprio  ritrailo  in 
attitudine  del  più  profondo  rispetto,  in- 
nanzi al  suo  augusto  prigioniero.  Questo 
generale  rimise  a  Napoleone  V  stuello 
Pescatorio,  dopo  aver  munito  di  sua  im- 
pronta alcuni  atti  che  ne  mancavano  ! 
Nel  voi.  XXV,  p.  43,  indicai  come  poco 
dopo  Pio  VII  venne  svegliato,  e  invita- 
to a  riporsi  subilo  in  viaggio,  ma  per  di- 
sposizione di  Miollis,  senza  il  cardinale, 
che  l'avrebbe  raggiunto  in  Alessandria, 


i\->.  IMO 

cmI  appena  ehhe.  tempo  di  domandare  un 
breviario  al  priore  della  certosa.  Col  san- 
to Padre  partirono  i  prelati  Doria  e  So- 
glia, e  Moiraghi,  scortato  dai  gendarmi 
e  dal  general  Mariotti,  d'ordine  d'Elisa 
sorella  di  Napoleone  pei  motivi  suindi- 
cati. 11  viaggio. sino  ad  Alessandria  du- 
rò sette  giorni,  cioè  dal  q  al  i  5  luglio,  e 
)  insci  fecondo  di  commoventi  episodi  pel 
Pontefice:  presa  la  direzione  di  Genova, 
figli  i  i  giunse  a  Chiavari  in  casa  Gri- 
maldi, come  si  fermò  alla  Castagna,  luogo 
di  campagna  degli  Spinola,  3  miglia  da 
Genova,  ove  al  Mariotti  subentrò  Boisard, 
altro  comandante  della  gendarmeria.  In 
due  lettighe  entrarono  il  Papa  e  Doria, 
gli  altri  proseguirono  il  viaggio  a  piedi 
sino  al  mare. Là  giunti  montarono  tutti 
a  bordo  d'una  feluca,  e  all'alba  si  trova- 
rono a  s.  Pietro  d'Arena  ;  quindi  presa 
la  via  della  Bocchetta,  per  Campo  Mo- 
rone  e  Novi  giunsero  in  Alessandria,  ac- 
colti dalla  famiglia  Castellani,  che  pro- 
digò a  Pio  VII  delicate  cure,  mentre  an- 
datagli scemando  quella  specie  di  febbre 
nervosa  convulsiva,  che  1'  avea  assalito 
dal  primo  giorno  del  suo  arresto.  Al  car- 
dinal Pacca  non  fu  dato  di  aver  comuni- 
cazione col  santo  Padre,  come  che  guar- 
dato con  gran  rigore,  cui  raggiunsero  in 
Alessandria  gli  altri  famigliari  che  Miol- 
lis  avea  fatto  partire  a  compimento  del 
suo  seguilo,  cioè,  il  medico  Porta,  il  i.° 
aiutante  di  camera  Morelli,  Paolo  Cam- 
pa imolese  addetto  alla  floreria,  ed  il  pa- 
lafreniere Bertoni.  Però  non  furono  tutti 
quelli  designati  da  Pio  \'  li,  e  tra  gli  esclu- 
si vi  fu  il  pio  sagrista  Menochio  suo  con- 
fessore, chiamato  da  Miollis  uomo  fana- 
tico e  facitore  di  miracoli.  11  principe 
Borghese,  per  quanto  ho  già  detto,  or- 
dinò che  il  Papa  si  conducesse  a  Greno- 
ble, ricusando  di  essere  il  suo  carceriere. 
Dopo  3  giorni  di  fermata,  il  dolente 
corteggio  venne  diretto  alla  volta  di  Mon- 
dovi,  in  cui  l'entusiasmo  del  popolo  pre- 
se un  carattere  grave  pei  suoi  custodi,  ed 
esso  vieppiù  si  aumentò  avvicinandosi  al 


PIO 
la  Francia.  Cambiati  i  cavalli  presso  To- 
rino, il  Papa  pernottò  a  Rivoli,  e  giunto 
alla  cima  del  Mont-Cenis,  nell'ospizio  dei 
monaci,  col  permesso  del  capo  squadro- 
ne Galliot,potè  il  cardinal  Pacca  baciar- 
gli ia  mano  e  trattenersi  un  quarto  d'o- 
ra. Proseguendo  Pio  VII  con  tre  carroz- 
ze il  viaggio,  a'20  luglio  arrivò  a  Mont- 
meillan,  ultima  città  della  Savoia,  india 
Lumpin,ove  fu  concesso  al  cardinale  en- 
trare nella  sua  carrozza  sino  a  Grenoble, 
donde  fu  separato  e  condotto  alla  fortez- 
za di  Fenestrelle,  che  separa  il  Piemonte 
dal  Delfìnalo:  quanto  inespugnabile,  al- 
trettanto orrida  per  la  situazione,  incle- 
menza ed  asprezza  del  clima;  allora  chia- 
mavasi  la  Siberia  d'Italia,  essendo  popo- 
lato il  suo  villaggio  da  circa  800  abitan- 
ti. Pio  VII  in  questo  tempo  ebbe  il  con- 
forto di  sapere  la  cattolica  intrepidezza 
de'  vescovi  della  Dalmazia  in  suo  favore 
e  contro  l'imperatore.  A  Grenoble  par- 
lai del  soggiorno  che  vi  fece  il  Papa,  in- 
contrato dalla  guarnigione  di  Saragozza, 
che  vi  stanziava  prigioniera  di  guerra  : 
non  fu  dato  al  vescovo  di  ossequiarlo,  e 
due  vicari  generali  del  cardinal  Fesch 
gli  fecero  esibizioni  d'  ogni  genere  e  gli 
consegnarono  100  mila  franchi  in  cam- 
biali,con  singolare  gradimento  di  PioVIl. 
Sempre  accompagnato  da  Boisard,  per 
Valenza  e  Avignone  ,  ove  teneramente  fu 
festeggiato,  come  per  tutta  la  Provenza, 
a'4agostogiunsead  Aix,  indi  passò  a  Niz- 
za, ove  narrai  quanto  gli  avvenne,  e  fi- 
nalmente a  Savona  in  casa  Santon  e  vi 
dimorò  4  giorni.  Nel   dì  seguente  I'  epi- 
scopio venne  sloggiato  dal  vescovoMng- 
gioli,  e  dal  governo  fu  posto  a  disposizio- 
ne del  Papa  e  del  suo  seguito;  ma  per  pro- 
prio usoglisi  assegnò  una  camera  ed  una 
piccola  anticamera,  e  fu  tenutocon  som- 
mo rigore  ,  sempre  però  trattato  lauta- 
mente, e  con  corte  decorosa,  senza  pro- 
fittarne :  alcuni  di  questi  particolarie  ri- 
guardanti la  cattedrale,  come  luogo  sta- 
bilito perla  dimora  del  Papa,  riportai  nei 
voi.  XXI II,  p.  u6,  XLI,p.276.  L'Ai- 


PI  o 

lauti  dice,  che  si  assegnarono  100  luigi 
al  mese  a  ciascuno  de'  famigliari  ponti- 
ficii ;  e  Pistoiesi  in  vece  riferisce ,  che  il 
santo  Padre  vietò  loro  di  accettare  cosa 
veruna  di  là  del  necessario.  E  vero  die 
si  offrirono  i  100  luigi  ai  famigliari,  ma 
questi  nella  maggior  parte  ricusarono  , 
massime  quelli  che  poi  furono  tolti  dal 
fianco  del  Papa,  il  quale  si  compiacque 
di  tale  disinteresse.  PioVII  ricusò  i  100 
mila  franchi  mensili  offertigli  ,  ed  il  di- 
rettore della  posta  gli  portava  le  lettere. 
Finché  non  gli  fu  vietato,  si  recò  a  visi- 
tare il sanluariodella  Madonna  pocolun- 
gè  dalla  città,  limitandosi  poi  a  passeg- 
giare nella  sua  camera  e  nel  contiguo  giar- 
dinetto; ed  in  tutto  fu  modello  di  pazien- 
za e  rassegnazione,  poiché  non  si  poteva 
parlargli  che  in  presenza  del  maire  o  del 
capitano  de'gendarmi.  Iduecardinali  Do- 
ria  andando  a  Parigi  non  poterono  ve- 
dere il  Papa,  che  mentre  benediceva  nel- 
la piazza  il  popolo,  che  da  tutte  le  parti 
accorreva  a  venerare  il  capo  della  Chie- 
sa. Perciò  la  henedizione  la  compartiva 
due  volte  il  giorno;  ogni  mattina  riceve- 
va al  hacio  del  piede  circa  3oo  persone. 
Non  gli  si  permetteva  di  scrivere,  né  di 
parlare  col  vescovo  di  Savona,  portando- 
si la  vigilanza  anche  nella  notte;  somma 
poi  era  quella  che  si  esercitava  sui  fami- 
gliari pontificii. 

Roma  rimasta  a  vivere  nel  pianto,  vi- 
de precipitare  fra  le  rovine  le  leggi  di  XIX 
secoli,  indi  sciolto  il  tribunale  della  pe- 
nitenzieria,  abolitala  dateria, distrutte  le 
congregazioni  cardinalizie,  e  lutti  i  dica- 
steri ecclesiastici,  cui  solevano  spesso  ri- 
correre i  fedeli, inviandosi  a  Parigi  i  pre- 
lati de'nominati  uffìzi,  in  un  a  tutti  i  su- 
periori degli  ordini  religiosi  ,  sparsi  poi 
in  diversi  luoghi  della  Francia  in  rilega- 
zione. Gli  Archivi  del  Vaticano  e  di  Ca- 
stel s.  Angelo  si  riunirono  agli  archivi 
imperiali  di  s.  Dionigi  j  e  quelli  delle  con- 
gregazioni e  tribunali  mentovati  si  tra- 
sferirono a  Parigi.  Gli  arredi  della  digni- 
tà pontifìcia  ed  il   triregno  donalo  dal- 


pio  143 

l'imperatore, soggiacquero  alla  stessi  sor* 

le,  aspirando  Napoleone  a  formare  nel- 
la sua  capitale  il  centro  del  cristianesi- 
mo. Quali  conseguenze  ebbe  il  giuramen- 
to che  si  esigeva  dai  vescovi  e  dagli  ec- 
clesiastici ,  come  dai  curiali  e  impiegali 
pubblici,  con  la  dichiarazione  di  Pio  VII, 
le  narrai  nel  voi.  XXXI,  p.  199  e  seg.; 
mentre  nel  voi.  XXV  li,  p.  125, dissi  dei 
decreti  di  Napoleone, quanto  a  Roma  ed 
ai  Papi  e  cai  disiali.  Egli  inoltre  restrinse 
le  diocesi  con  abolire  quelledè*  vescovi  re- 
nuenti  al  giuramento, riunendolea  quel- 
le di  chi  lonven  prestalo,  ma  i  beni  ven- 
nero incorporali  al  demanio  con  quelli 
delle  abbazie  soppresse:  quindi  vescovi, 
parrocbi,  canonici  e  altri  ecclesiastici  del- 
lo stato  pontifìcio,  per  non  aver  giurato, 
subirono  deportazioni,  esilio  e  prigionie 
in  diversi  luoghi  d'I  talia,  Francia  e  Cor- 
sica. Ai  cardinali  Di  Pietro,  Despuig, Ca- 
soni,Del  la  Poi  ta,Vi  ncenti,Erskine  e  Con- 
salvi,ch'erano  rimasti  in  R.oma,  fu  ordi- 
nato partire  per  Parigi  entro  24ore,ove 
avrebbero  il  trattamento  de'  cardinali 
francesi.  Al  cardinal  Di  Pietro  delegato 
apostolico,  successe  il  prelato  de  Grego- 
rio poi  cardinale  :  però  il  cardinal  Caso- 
ni fu  il  solo  che  potè  restare  in  Roma  e 
vi  morì  più  tardi.  A  Napoleone  vincito- 
re dell'Austria  e  di  altri  potentati,  una 
deputazione  romana  andò  a  fargli  omag- 
gio, dimentica  del  suo  sovrano  prigionie- 
ro a  Savona.  Roma  col  suo  dipartimen- 
to era  governata  dalla  consulta  di  stato, 
composta  di  Miollis  governatore  generale 
e  presidente,  di  Saliceli  ministro  di  Napo- 
li, Degerando  ministro  del  culto  e  del  de- 
manio ,  Jannet  ministro  delle  finanze  o 
intendente  del  tesoro  imperiale, Dal  Poz- 
zo ministro  de'tribunali,  e  Balbo.  L'Ar- 
taud  loda  olire  il  governatore,  i  quattro 
primi,  e  gli  amministratori  della  giusti- 
zia Gregory  e  Legonidec  :  soprattutto  il 
prefetto  Touruoiiautoredell'interessan- 
te  libro  ^  Studi  statistici  di  Roma.  Radei: 
fu  fatlo  capo  della  polizia,  e  Fortia  ebbe 
l'amministrazione  del  collegio  Urbano  di 


1 44  P  «  o 

propaganda.  La  eletta  consulta  diviselo 
stato  romano  ,  ridotto  a  circa  800,000 
abitanti,  in  due  dipartimenti  detti  de!  Te- 
vere e  del  Trasimeno  ,  de' quali  fossero 
città  principali  Roma  e  Spoleto.  Nel  18  io 
il  prelato  de  Gregorio  venendo  deporta- 
to ,  nominò  dejegato  apostolico  di  Ro- 
ma mg.r  Domenico  Anastasio  pro-vice- 
gerente  di  Roma.  Nei  voi.  XLVIII,  p. 
2  9  5,  e  XLIX,  p.  58,  riportai  clie  in  Ro- 
ma, nell'assenza  di  Pio  VII,  la  consagra- 
zione  degli  olii  e  le  ordinazioni  le  fece  il 
sagrista  Menochio,  tranne  una  volta  ese- 
guita da  mg.r  Carenzi.  1  sacerdoti  della 
cbiesa  nazionale  di  s.  Luigi  de'  francesi 
astenendosi  da  Ile  pubbliche  preci  per  l'im- 
peratore, avendole  sospese  la  scomunica, 
furono  trasportati  in  Alessandria.  Tut- 
ta volta  si  osserva  dall'  A  itancl,  die  nel  bre- 
ve che  Pio  VII  scrisse  nell'agosto  pre- 
cedente al  cardinal  Capraia,  nel  dichia- 
rare che  prega  per  l'imperatore  onde  ri- 
torni a  migliori  consigli,  gli  pare  che  at- 
tenui in  qualche  modo,  ma  senza  debo- 
lezza, il  colpo  che  gli  ha  incontro  scaglia- 
to colla  bolla  di  scomunica. 

Continuava  Pio  VII  ad  opporre  la  sua 
costanza  alla  forza,  quandoNapoleone  sen- 
tilo il  suoconsiglio  intornoalla  convenien- 
za di  nuove  nozze,  a  vea  domandato  lama- 
nodi  MariaLuisaarciduchessa d'Austria  e 
figlia  di  Francesco  I;  ma  l'arcivescovo  di 
Vienna  richiese  che  prima  il  matrimonio 
con  l'imperatrice  Giuseppina  fosse  dichia- 
rato nullo  in  Parigi  dall'ordinario  e  lo  fu. 
Al  1.°  aprile  a  s.  Claud  si  celebrò  il  ma- 
trimonio civile  e  v'intervennero  invitati 
i  26  cardinali  ch'erano  in  Parigi;  ma  nel 
dì  seguente  alla  cerimonia  religiosa  fat- 
ta al  Louvre,  per  non  essere  Pio  VII  in- 
tervenutoalla  dissoluzione  del  primo  ma- 
trimonio, si  astennero  di  assistervi  i  i3 
cardinali  seguenti  :  Mal  tei  decano  (  essen- 
do morto  Antonelli),  Pignattelli,  Di  Pie- 
tro, Saluzzo,  Brancadoro,  Gaietti,  Oppiz- 
zoni,  Litta  ,  Scolti  ,  Gabrielli,  Consalvi, 
Ruffo  Scilla  e  Somaglia.  Napoleone  ne  fu 
dispiacentissimo,  ordinò  che  non  s'invi- 


PIO 

tasserò  più, tolse  loro  i  sussidi,  dichiarò  che 
vestissero  rli  nero  e  poi  li  esiliò  in  diver- 
si luoghi  della  Francia.  Questi  furono 
chiamati  i  cardinali nerira differenza  dei 
cardinali  rossi  che  intervennero  alle  due 
cerimonie  del  matrimonio,  cioè  Fesch, 
Maury,  Giuseppe  Albani,  Spina,  Casel- 
li, Cambaceres,  Giuseppe  Doria,  Duglia- 
ni,  Fabrizio  Rullo,  Roverella,  de  Baya- 
ne,  Erskiue,  e  Capraia,  il  quale  poi  mo- 
rì nel  luglio  in  Parigi.  Così  la  questione 
del  matrimonio  di  Napoleone  divise  Uss- 
ero collegio,  in  cardinali  che  volevansi 
allontanare  dal  Papa,  ed  in  cardinali  che 
l'imperatore  non  vedeva  più  con  piacere 
intorno  a  sé.  Questo  punto  lo  toccai  nei 
voi.  XXVII,  p.  126,  XXIX,  p.  i95.  In- 
tanto nel  maggio  all'eccellente  cav.  Leb- 
zeltern,  portatosi  a  Savona  per  ossequia- 
re Pio  VII  e  regolare  alcuni  affari  reli- 
giosi pegli  stali  dell'imperatore  d'Austria, 
fu  permesso  di  trattare,  per  la  parente- 
la stretta  tra  le  due  corti  imperiali.  E- 
gli  fu  ricevuto  come  un  conforto  ,  nello 
stato  di  solitudine  e  desola/ione  in  cui  era 
il  Pontefice.  Lo  trovò  coslanle  nella  par- 
ziale affezione  verso  il  suo  sovrano;  gli 
die  alcune  spiegazioni  sul  matrimonio 
conchiuso  per  una  pace  durevole;  lo  in- 
teressò occuparsi  de'  bisogni  della  chiesa 
di  Germania.  Il  Papa  però  rispose,  che 
gli  pesavano  sul  cuore ,  ma  come  agire 
senza  libera  corrispondenza,  senza  rice- 
vere notizie,  eccettuate  le  incerte  del  A/o- 
nkeur  che  gli  favoriva  il  suo  custode  ge- 
neral Berthier,  del  quale,  come  di  Cha- 
brol  prefetto  di  Montenotte.,  si  lodò  e  chia- 
mò soddisfatto;  nulla  volere,  solo  la  li- 
bertà delle  comunicazioni  co'  vescovi  e 
co'fedeli;  privo  d'aiuti  e  costretto  a  crea- 
re un  segretario  nella  persona  d'  un  fa- 
migliare, pure  aveadasèsolo  spedito  più 
di  5oo  dispense;  si  dolse  della  prigionia 
del  cardinal  Pacca  e  del  nipote,  intera- 
mente innocente,  mentre  avea  fatto  di 
lutto  per  non  esporlo  durante  il  suo  mi- 
nistero, scrivendo  da  sé  le  proteste;  co- 
me ancorasi  lagnò  delle  deportazioni  dei 


no 

cardinali,  prelati,  vescovi,  ed  ecclesiasti- 
ci secolari  e  regolari,  e  di  non  aver  po- 
tuto ottenere  il  suo  confessore,  i  segreta- 
ri de'brevi  e  lettere  latine  Devoti  e  Te- 
sta, ed  altri  cari.  Finalmenteconsegnò  al 
cavaliere  un  importante  breve  pel  conte, 
poi  principe  di  Mettermeli.  Intanto  Na- 
poleone,  sempre  chiamandosi  il  succes- 
sore di  Carlo. Magno  (con  l'erronea  per- 
suasionech'egli  avesse  da-to  al  Papa  il  do- 
minio temporale,  e  perciò  potere  e  vole- 
re ritorglielo,  ad  onta  che  più  volte  pro- 
curò d'  illuminarlo  il  celebre  Emery  su- 
periore di  s.  Sulp'rzio  ),  con  60  milioni  di 
sudditi,  da  otto  a  novecento  mila  solda- 
ti e  cento  mila  cavalli,  forza  che  non  eb- 
bero gli  antichi  romani ,  padrone  di  Fran- 
cia, di  tutta  Italia  e  di  gran  parte  della 
Germania,  avendo  dato  quaranta  batta- 
glie e  sparato  cento  mila  colpi  di  canno- 
ne in  quella  di  Wagram,  era  sempre  a- 
gitato  di  veder  Francia  e  Italia  quasi  sen- 
za vescovi,  per  avere  Pio  VII  dopo  l'oc- 
cupazione ricusato  approvarli  e  dar  loro 
la  canonica  istituzione,  anzi  proibito  che  i 
vescovi  nominati  dall'imperatore  fossero 
eletti  vicari  capitolari.  Ma  alcuni  vesco- 
vi nominati,  cedendo  agl'impulsi  del  go- 
verno, si  fecero  investire  dai  capitoli  col 
titolo  di  amministratori  spirituali  e  ne  e- 
sercitarono  le  funzioni  :  con  sì  scandalo- 
sa condotta  essi  riconobbero  la  dignità 
per  la  sola  elezione  dell'usurpatrice  po- 
destà temporale,  reputandosi  in  tal  mo- 
do indipendenti  dalla  s.  Sede.  Quindi  Na- 
poleone aspirando  alle  prerogative  del 
pontificato,  e  a  provvedere  allesedi  vacan- 
ti senza  l'istituzione  canonica  di  Pio  VII, 
formò  una  commissione  ecclesiastica  e  più 
tardi  convocò  nel  181  1  un  concilio  na- 
zionale a  Parigi,  ove  brevemente  lo  de- 
scrissi, e  tentò  trattative  con  Pio  VII  per 
negoziare  l'istituzione  de'  vescovi,  senza 
riuscita.  Questo  grave  argomento  lo  trat- 
tai pure  nel  voi.  XXVII  ,  p.  127  e  seg. 
ed  altrove;  narrando  le  offerte  fatte  da 
Napoleone  al  Papa, ma  inammissibili, co- 
me le  deputazioni  di  vescovi,  e  poi  di  car- 
vol.  un. 


PIO  145 

dinali  col  prelato  Bertazzoli,  fra'quali  IÌO' 
verellas  che  manifestò  sentimenti  di  so- 
verchia condiscendenza  alle  pretensioni 
dell'imperatore.  I  cardinali  strapparono 
un  breve,  compilato  dal  Roverella,  con 
cui  approvò  il  decreto  del  concilio  di  Pa- 
rigi,benchèsenza  un  rappresentante  pon- 
tificio emanato,  e  sovvertivo  d'uno  de' pri- 
mi diritti  della  Chiesa.  Fortunatamente 
il  breve  non  fu  accettato  da  Napoleone, 
per  diverse  cose  che  non  gli  piacevano. 
Alla  biografia  del  cardinal  di  Pietro  si 
può  vedere  come  Pio  VII  lo  avea  inve- 
stito de'siioi  poteri  in  Francia,  e  perchè 
fu  rilegato  a  Semur.  La  maggior  parte 
de'  vescovi  segretamente  sdegnati  dall'op- 
pressione che  si  andava  esercitando  con- 
tro il  capo  della  Chiesa,  gli  restarono  fe- 
deli, e  fecero  tornare  a  vergogna  e  con- 
fusione de'  suoi  nemici  le  vili  manovre 
impiegate  da  essi  pel  concilio,  affine  di 
staccarli  dal  suo  seno. 

Pei  brevi  emanati  da  Pio  VII  contro 
i  vicari  capitolari  e  per  le  dichiarazioni 
sui  giuramenti ,  da  Parigi  si  ordinò  se- 
vero esame  di  tutte  le  carte  de'famiglia- 
ri  pontificii.  Mentre  il  Papa  a'7  gennaio 
181  1  era  in  giardino,  si  giunse  a  fate  le 
più  accurate  perquisizioni  nelle  sue  ca- 
mere; si  ruppero  i  sigilli  pontificii  e  le  co- 
se sequestrate  si  mandarono  a  Parigi  , 
compresi  i  breviari  e  l'uffizio  della  Bea- 
ta Vergine.  Di  tante  insolenze  Pio  VII 
si  mostrò  indifferente,  ma  gli  si  tolse  il 
modo  di  scrivere  e  si  minacciò  che  in  ap- 
presso sarebbero  visitate  tutte  le  carte  che 
avrebbe  ricevuto,  su  di  che  il  Papa  fece 
rimostranze.  Alcuni  giorni  dopo  gli  fu 
svelto  dal  fianco  il  2.0  aiutante  di  came- 
ra Morelli,  che  dopo  avere  sostenuto  va- 
ri interrogatorii,  venne  mandato  alla  for- 
tezza di  Feneslrelle  ,  indi  a  Parigi  nelle 
pubblichecarcerijincui  restòsinoal  181 4, 
e  pei  patimenti  sofferti,  poco  sopravvis- 
se al  ritorno  in  Roma  ,  morendo  prima 
dell'arrivo  del  Papa,  per  cui  divenne  2.° 
aiutante  di  camera  il  Palmieri.  Agli  8 
gennaio  fu  ancora  arrestato  Paolo  Cam- 
io 


i4G  pio 

pa  che  serviva  utilmente  di  amanuense 
al  Pontefice,  sottoposto  a  costituti,  indi 
col  Petroncini  cameriere  del  prelato  Do- 
ria  mandali  a  Viterbo;  ma  quando  spe- 
ravano rivedere  in  Roma  le  loro  fami- 
glie, Miollis  li  mandò  ambedue  a  Fene- 
strelle.  A'3i  gennaio  1811  il  maestro  di 
camera  Doria,  che  si  supponeva  godere 
gran  influenza,  fu  rilegato  a  Napoli;  mg.r 
Soglia  che  prestava  al  Papa  interessanti 
servigi,  anche  in  qualità  di  segretario,  il 
chirurgo  Ceccarini  ed  il  palafreniere  Ber- 
toni, vennero  mandali  prigioni  a  Fene- 
strate ;  quindi  rimasero  pressò  il  Papa 
circa  quattro  famigliari,  questi  e  quello 
trattati  colle  maggiori  durezze  e  rigori  i 
più  scrupolosi.  Il  general  Berthier  fu  ri- 
chiamato,a  Chabrol  imposto  severità,  ed 
al  primo  si  sostituì  il  colonnello  de'gen- 
darmi  Lagorse  o  Lagosse;  ai  superstiti 
domestici  fu  dichiarato,  che  d'ora  in  poi 
percepirebbero  soli  paoli  5  ogni  giorno. 
Quest'  ordine  assurdo  e  ridicolo  non  fu 
eseguito  che  per  due  settimane,  poiché 
gli  abitanti  di  Savona  inviarono  prov- 
visioni al  Papa  ed  al  suo  ristretto  nu- 
mero di  domestici.  Moiraghi  i.°  aiutan- 
te di  camera,  essendo  depositario  di  vari 
oggetti  preziosi,  volle  restituirli  à  Pio  VII 
che  glieli  avea  consegnati,  il  quale  si  ri- 
cusava nella  certezza  che  non  lo  avreb- 
bero privalo  anche  dell'intimo  fedel  ser- 
vo ;  questi  insistette  con  giusto  presen- 
timento, e  poco  dopo  fu  condotto  aFe- 
nestrelle.  Al  prefetto  del  dipartimento  fu 
da  Napoleone  ingiunto  di  scrivere  a  Pio 
VII,  la  proibizione  «  di  comunicare  con 
qualsivoglia  chiesa  dell'impero  o  suddito 
dell'imperatore,  sotto  pena  di  disobbe- 
dienza dal  canto  suo  e  di  loro;  che  cessa 
d'essere  l'organo  della  chiesa  cattolica 
colui  che  predica  la  ribellione,  e  la  cui 
anima  è  tutta  fiele,  che  nulla  ornai  va- 
lendo a  renderlo,  saggio,  egli  vedrà  esse- 
re Sua  Maestà  abbastanza  possente  a  de- 
porre anche  un  Papa  !  »  Ecco  una  sin- 
golare miuaccia  di  contro-scomunica  po- 
litica, ad  un  innocente,  all'uomo  abitual- 


PIO 

mente  il  più  dolce,  il  più  candido,  il  più 
mansueto.  Arroge  l'espressione  vivace  che 
un  giorno  uscì  dalla  bocca  di  Talleyrand, 
parlando  di  Napoleone  :Qual  peccato  che 
un  uomo  sì  grande  siasi  malcreato  !  Pio 
.VII  tollerò  questi  amari  colpi  con  fer- 
mezza eroica,  senza  dar  segno  di  scorag- 
giamento o  debolezza.  Intanto  gl'inglesi 
che  aveanonel  1804  tentato  d'impedire 
il  viaggio  del  Papa  in  Francia,  lo  avver- 
tirono che  ima  fregata  l'avrebbe  libera- 
to dalla  sua  cattività;  ma  i  suoi  custodi 
raddoppiarono  la  sorveglianza,  e  la  libe- 
razione si  rese  impossibile. 

Incominciò  il  1812,  come  il  termine 
del  precedente  abbastanza  tranquillo  per 
Pio  VII,  nella  sua  prigionia  di  Savona, 
quando  ne'  dipartimenti  di  Roma  e  del 
Trasimeno  si  dichiararono  colpevoli  di 
fellonia  chi  ricusava  il  giuramento,  per 
cui  furono  esiliati  e  soggettati  alla  confì- 
sca de'beni.I  francesi  andavano  regolan- 
do le  provincie  pontificie  come  quelle 
della  Francia,  sopprimevano  conventi  e 
monasteri,  ed  i  romani  pativano  le  con- 
seguenze dell'invasione  straniera,  avviliti 
e  dolenti  per  le  vicende  del  Papa.  I  car- 
dinali ch'era  usi  portati  a  Savona,  de'co- 
sì  detti  rossi,  nel  febbraio  ebbero  ordine 
di  ritornare  a  Parigi,  e  mg.r  Bèrlazzoli 
tanto  amato  da  Pio  VII  (lo  creò  poi  car- 
dinale, e  ne  parlai  anche  nel  voi.  XXIV, 
p.  47)  perchè  da  cardinale  se  n'era  ser- 
vito nel  governo  della  diocesi  d'  Imola, 
chiamandolo  in  corte  elevato  al  pontifi- 
cato e  nel  1802  facendolo  elemosiniere, 
fu  rimandato  a  Lugo  sua  patria.  Calun- 
niosa è  la  taccia  di  Botta,  che  il  prelato 
nelle  vertenze  religiose  consigliò  al  Papa 
ubbidienza  al  governo;  e  se  pianse,  fu 
quando  lo  vide  imprigionalo  e  non  altri- 
menti :  questo  esemplare  e  virtuoso  pre- 
lato si  mantenne  sempre  fedele  a  Pio  VII 
e  ne  divise  i  patimenti  e  deplorò  con  lui 
i  mali  della  Chiesa.  Egli  fece  di  tutto  col 
prefetto  di  Montenotte  per  restare  con 
Pio  VII,  ed  i  cardinali  presso  Napoleone 
ne  appoggiarono  le  premure;  ma  essen- 


PIO 

dosi  stabilito  die  il  Papa  clovea  essere  i- 
solato,  il  prelato  soggiacque  all'amaro  di 
stacco,  con  dolore  di  Pio  VII.  Osserva 
l'Artaud,  che  una  delle  persone  che  go- 
deva maggior  credito  appresso  il  Ponte- 
fice, dopo  il  favorito  cardinal  Consalvi, 
era  l'arcivescovo  Bertazzoli,  uomo  tran* 
quillo,  gentile, ma  d'un  carattere  alquan- 
to debole:  egli  avea  somministrato  al  car- 
dinal Chiaramonli  suo  amico  i  mezzi  per 
portarsi  al  conclave  di  Venezia  con  de- 
coro :  dicesi  che  anco  Marconi  contribuì 
unasomma  pei  bisogni  del  cardinale,  per 
cui  poi  fu  arricchito  con  appalti.  Aven- 
do Napoleone  rivolti  tutti  i  suoi  pensieri 
alla  tanto  famosa  e  sventurata  spedizione 
di  Russia. per  quanto  tlissi  ne'  voi.  XX\  11, 
p.  i3o,eXXIX,p.  196,  fece  trasportare 
da  Marsiglia  a  Roma  Carlo  IV  ex  redi 
Spagna,  e  da  Savona  a  FontainebleauPio 
VII  ,  al  modo  ivi  indicato.  Pertanto  la 
sera  del  9  giugno  il  colonnello  Lagorse 
4>1'  intimò  di  prepararsi  a  partire  per  la 
Francia  nella  seguentemattina  alle  4-  Ad 
onta  della  segretezza,  qualche  giorno  a- 
■vanti  i  savonesi  aveano  penetrato  l'ordi- 
ne, e  si  erano  ammutinati  con  gran  spa- 
vento de'  francesi;  per  calmarli  compar- 
ve il  Papa  stilla  loggia,  con  dolci  parole 
li  quietò, ed  affettuosamente  benedì.  Per 
nascondere  poi  la  partenza  fu  travestito 
Pio  VII,  e  con  Lagorse  ed  Ilario  Palmie- 
ri, al  loia,  scopa  tore  segreto  e  poi  come  dissi 
2.0  aiutante  di  camera, montali  in  carroz- 
za fui  tivamente  partirono,  dicendo  l'uf- 
fìziale  che  Io  scortava  ai  postiglioni,  es- 
sere il  vescovo  d'AIben°a  Dania.  Nella 

o 
residenza  pontificia  per  diversi  giorni  si 

continuò  a  far  tutto  come  vi  fosse  il  Pa- 
pa, finché  saputosi  dai  savonesi  eh'  era 
partito, ne  rimasero  desolatissimi.  In  vi- 
cinanza di  Torino,  cioè  a  Stupiniggi,  de- 
lizia de 'duchi  di  Savoia,  il  governo  fran- 
cese gli  fece  trovare  con  sua  tenera  con- 
solazione mg.r  Bertazzoli  ,  che  apposita- 
mente avea  richiamalo  dalla  patria,  che 
entrò  nella  di  lui  carrozza,  ed  in  appres- 
so non  gli  fu  più  tolto  dal  suo  fianco.  At- 


pio  i47 

traversandole  Alpi  marittime,  il  Ponte- 
fice giunse  in  Savoia  alle  radici  del  Mont- 
Cenis,  nel  lìtio  della  nolte,  languente  e 
febbricitante,  e  pure  gli  si  fece  ascende- 
re la  disastrosa  montagna.  Neil'  ospizio 
per  stranguria  il  male  si  aggravò,  onde 
il  i4  volle  dal  prelato  munirsi  del  s.  Via- 
tico, e  ciò  non  ostante  pei  precisi  ordini 
delgoverno,  nella  mattina  seguente  si  ri- 
prese il  viaggio,  accompagnato  da  ogni 
strazio, perchè  camminava  anche  la  not- 
te, meno  qualche  ora  che  la  passava  nel- 
la carrozza  chiusa  a  chiave,  dentro  la  ri- 
messa, cibandosi  nella  medesima. 

A'  20  giugno  Pio  VII  arrivò  a  Fon- 
tainebleau,  alloggiato  nelle  anguste  ca- 
mere del  custode  del  castello,  perchè  que- 
sti non  avea  istruzioni  di  riceverlo.  Si  po- 
se subito  a  Ietto  e  vi  giacque  gravemen- 
te infermo  per  più  settimane.  Gli  strapaz 
zi  sofferti  nel  precipitoso  viaggio, si  attri- 
buirono alla  crudeltà  degli  esecutori  del- 
l'ordine del  governo,  o  per  abbattere  le 
forze  fisiche  e  intellettuali  del  Papa,  o 
per  stancarne  l'eroica  pazienza.  Nel  gior- 
no seguente  fu  tradotto  nell'appartamen- 
to imperiale,  che  da  soggiorno  de' re  di 
Francia  divenne  sua  prigione,  mentre 
eravi  entrato  trionfante  quando  si  recò  a 
Parigi,  sempre  custodito  da  Lagorse.  In 
apparenza  sembrò  accordarsi  a  Pio  VII 
molta  liberlìi,  cavalli  e  carrozze  a  sua 
disposizione, di  poter  ricevere  i  fedeli  ed 
ammetterli  alla  sua  messa,  per  cui  diver- 
si personaggi  assai  religiosi  di  Parigi,  e 
fra  gli  altri  i  Montmorency,  gli  fecero  per- 
venire replicate  testimonianze  d' inalte- 
rabile divozione.  In  questo  carcere  do- 
rato, diligentemente  sorvegliato,  massi- 
me nelle  lettere  epistolari,  il  Pontefice 
fu  visitato  da  diversi  ministri  di  stato  e 
dai  cardinali  rossi  di  Parigi,  cui  fu  per- 
messo di  vederlo  spesso,  onde  superarne 
l'inflessibilità.  Essi  gli  rappresentavano 
lo  stato  deplorabile  della  Chiesa  univer- 
sale divenuta  acefala,  non  essendo  per- 
messo ai  membri  di  comunicar  col  capo, 
quello  non  menolagrìmevole  della  chic- 


i48  Pio 

sa  particolare  di  Roma,  privata  quasi  in- 
teramente del  clero,  l'abbandono  di  loli- 
te cinese  vedove  de' pastori.  Deducevano 

per  conseguenza  di  tante  sciagure,  da  te- 
mersi lo  scioglimento  de'legami  clie  uni- 
vano le  diverse  chiese  al  centro  dell'uni- 
tà ,  qualche  scisma  e  sicuramente  V  a- 
narchia  del  cattolicismo.  Esageravano  la 

o 

potenza  della  setta  filosofica, cui  lo  stes- 
so Napoleone  dovea  blandire;  e  per  muo- 
vere di  più  il  cuore  di  Pio  VII,  gli  ram- 
mentavano l'esilio  de'  colleghi  cardinali 
neri,  dipingendo  al  vivo  le  vessazioni  e 
le  pene  alle  quali  erano  segno  tanti  pie- 
lati  ed  ecclesiastici  dello  stato  pontificio; 
mali  penosissimi,  che  non  potevano  aver 
termine,  se  nou  nel  caso  d'una  riconci- 
liazione con  Napoleone.  Benché  siffatti 
discorsi  facessero  grande  impressione  sul- 
l'animo del  Papa,  egli  resisteva  costante 
nelle  sue  determinazioni.  Frattanto  l'im- 
peratore nella  campagna  di  Russia  pro- 
vò la  nota  spaventevole  catastrofe,  ed  ai 
suoi  soldati  i  più  valorosi,  per  la  neve  e 
per  la  fame,  caddero  le  armi  dalle  ma- 
ni. Deve  qui  ricordarsi  col  Pacca,  che  de- 
ridendo Napoleone  gli  effetti  della  sco- 
munica, tra  le  altre  ironie  diceva  ,  che 
siccome  la  scomunica  non  faceva  cader 
le  armi  dalle  mani  de'  suoi  soldati,  cos'i 
egli  se  ne  rideva  !  Tuttavolta  avea  do- 
mandalo l'elenco  delle  scomuniche  ful- 
minate dai  Papi  !  1  nemici  stessi  di  Na- 
poleone riconobbero  che  andavano  de- 
bitori ad  una  potenza  superiore  dei  suc- 
cessi riportati  sulle  piìi  belle  armate  del 
mondo,  malgrado  il  valore de'francesi  di- 
venuto in  vincibile,guidati  dal  genio  diNa- 
poleone,  il  piùgrandeguerrierodei  tempi 
moderni.  Il  magnanimo  imperatore  del- 
le Pitissie  Alessandro  attribuì  la  vittoria 
di  Deipzig  al  solo  Ente  supremo,  così 
gli  altri  gloriosi  successivi  fatti  d'  armi 
che  spezzarono  lo  scettro  di  Napoleone. 
Nella  lunga  dimora  di  Pio  VII  in  Fon- 
tainebleau  non  sortì  mai  dal  suo  appar- 
tamento, ad  onta  che  di  frequente  la  mu- 
ta di  corte  si  presentasse  alle  porte  del 


PIO 
palazzo,  e  rispondeva  agli  agenti  imoe- 
rrali  che  Io  invitavano  a  sollevarsi:  i  pri- 
gionieri non  sortono;  piangendo  la  Chie- 
sa,non  convenire  il  divertirsi;  ed  un  gior- 
no vessato  da  tali  inviti,  disse  che  dal  pa- 
lazzo di  Fontainebieau  solo  sarebbe  par- 
tito per  ritornareal  Quirinale,  donde  fu 
strappato  dalla  violenza  di  Napoleone  : 
più  volte  assicurò  chesarebbe  tornato  in 
Roma  e  riacquistato  i  suoi  siati.  Neppu- 
re volle  celebrare  o  ascoltare  la  messa 
nella  cappella  del  castello;  ciò  adempiva 
nelle  sue  camere  col  Rertazzoli.  Ritor- 
nalo nel  dicembre  l'imperatore  in  Pari- 
gi umilialo,  si  occupò  a  riparare  i  disa- 
stri sofferti,  e  sentì  il  bisogno  che  in  que- 
sta suprema  circostanza  una  riconcilia- 
zione col  Papa,  vera  o  almeno  apparen- 
te, potrebbe  tornargli  vantaggiosa.  Sa- 
peva bene  che  i  cattolici  sempre  più  si 
alienavano  da  lui,  per  l'operato  contro 
la  s.  Sede;  in  Germania  anche  gli  acat- 
tolici s'indispettirono  sul  trattamento  del 
Papa,  ed  i  polacchi  di  ciò  altamente  lo 
rimproveravano.  Spinto  da  sì  forti  mo- 
tivi, si  affrettò  rinnovare  le  pratiche  d'ac- 
cordo col  Papa,  per  ottenere  il  suo  as- 
senso definitivo  alle  proposizioni  dei  ve- 
scovi deputati  a  Savona. 

Nel  principio  del  1 8  1 3  ,  Napoleone 
prese  occasione  dal  nuovo  anno  per  man- 
dare a  Fontainebieau  un  ciambellano 
per  complimenlare  il  santo  Padreechie- 
dere  'notizie  sulla  sua  salute.  Questo  at- 
to d'urbanità  mosse  il  Pontefice  a  spedi- 
re in  Parigi  il  cardinal  Giuseppe  Doria 
per  ringraziare  l'imperatore,  come  per- 
sona a  lui  gradila.  In  tale  incontro  il  car- 
dinale promosse  il  riaprimento  de'nego- 
ziati  col  Pontefice,  e  Napoleone  incaricò 
l'abile  e  destro  Duvoisin  vescovo  di  Nan- 
tes a  sostenere  i  suoi  interessi.  Il  prelato 
giunto  al  cospello  di  Pio  VII,  in  nome 
dell'  imperatore  gli  presentò  un  foglio 
contenente  diverse  proposizioni,  alcune 
delle  quali  esigevano.  i.°HPapae  succes- 
sori nulla  ordinare  contro  le  4  proposizio- 
ni gallicane  (le  riportai  nel  voi.  XX\  II, 


PIO 

p.  48,  e  parlai  del  gallicanismo  anche  nel 
voi.  XXVIII,  p.  i35).  2.0  Il  Papa  e  suc- 
cessori poter  nominare  uu  terzo  del  sacro 
collegio,  le  altre  due  parti  i  principi  cat- 
tolici. 3.°  Il  Papa  con  breve  disapprove- 
rà la  condotta  de'cardinali  neri,  clie  non 
assisterono  alla  sagra  cerimonia  del  ma- 
trimonio dell'imperatore  con  Maria  Lui- 
gia: il  quale  breve  sottoscritto  da  talicar- 
dioali,  essi  rientreranno  nel  favore  di  Na- 
poleone, che  permetterà  loro  di  riunirsi 
al  santo  Padre,  esclusi  i  cardinali  Di  Pie- 
tro e  Pacca.  Cominciarono  allora  le  confe- 
renze fra'  vescovi  di  Tre  veri  e  diEvreux, 
i  cardinali  Giuseppe  Doria ,  Dugnani , 
Fabrizio  Ruffo  e  Bayane,  e  mg.r  Bertaz- 
zoli,  i  quali  in  quel  tempo  dimoravano 
nel  palazzo  imperiale.  Quando  i  regola- 
tori de'negoziatisi  accorsero  che  il  Papa, 
affranto  dal  male  e  dai  patimenti,  seni- 
brava  impotente  a  resistere  alle  doman- 
de molteplici  ed  alla  loro  insistenza,  cal- 
colarono sulla  di  lui  prostrazione  di  for- 
ze,cui  non  vadisgiuntoildesideriodi  mor- 
te :  e  quando  si  assicurarono  che  non  do- 
veano  combattere  se  non  contro  un  cor- 
po debolissimo,  senza  energia  e  che  ap- 
pena poteva  cibarsi,  vollero  lasciar  la  glo- 
ria della  finale  conclusione  all'imperato- 
re. Nella  sera  de'  i<)  gennaio  Napoleone 
con  l' imperatrice  portossi  improvvisa- 
mente a  Fontainebleau,  e  andò  diretta- 
mente dal  Papa;  l'abbracciò,  lo  baciò  in 
volto,  e  gli  fece  varie  dimostrazioni  di  cor- 
dialità e  d'amicizia,  ma  non  parlò  di  af- 
fari. Pio  VII  che  avea  sempre  amato  al- 
cune buone  qualità  di  Napoleone,  e  che 
nella  bontà  del  suo  animo  avea  attribui- 
to i  sofferti  cattivi  trattamenti  ad  iniqui 
consiglieri,  parve  oltremodo  contento  del 
trattamento  e  ne  rimarcò  con  piacere  le 
particolarità:  lo  stato  di  suadebolezza  non 
poteva  fargli  ben  conoscere  lo  scopo  del- 
l'esterne dimostrazioni,  e  quello  che  que- 
sta visita  presagiva.  Ne'giorni  seguenti  eb- 
bero luogo  di  verse  conferenze  tra  Pio  VII 
e  Napoleone.  Si  disse  che  in  una  di  queste 
l'imperatore,  trasportato  da  uu  eccesso  di 


Pio  149 

collera,  calpestando  la  terra  e  percuoten- 
do il  vicino  sci  ittoio,  prendesse  il  Papa  pei 
capelli  e  1'  ingiuriasse  villanamente;  ma 
Pio  VII  interrogato  più  volte  su  questo 
punto,  positivamente  affermò  non  essere 
vero.  Certo  è  che  Napoleone  tenne  col  Pa- 
pa un  alto  tuono  d'autorità,  ed  anche 
qualche  volta  di  disprezzo,  giungendo  per- 
sino a  dirgli  che  non  era  abbastanza  ver- 
sato nelle  scienze  ecclesiastiche,  oltre  il 
rimproverò  del  coraggio  con  cui  lo  sco- 
municò. Pio  VII  più  volte  lo  invitò  a  cal- 
marsi, gli  parlò  con  apostolica  semplici- 
tà e  nel  partire  Napoleone  l'encomiò.  In- 
tanto i  cardinali  che  aveano  promesso  il 
loro  appoggio  al  governo,  andavano  as- 
sediando il  Pontefice  egliripetevanosem- 
pre  i  succennati  argomenti,  ch'essi  nelle 
sue  circostanze  avrebbero  subito  sotto- 
scritte le  basi  che  si  proponevano  per  un 
concordato,  lo  che  erano  sicuri  che  ap- 
proverebbero anco  i  colleghi  detenuti; 
avendo  indotto  il  buon  prelato  Bertaz- 
zoli  ad  insistere  colle  più  vive  istanze,  per- 
chè a  tutto  consentisse.  Fatalmente  a'2  5 
gennaio  sottoscrisse  il  foglio  del  concor- 
dato, facendogli  credere  ch'erano  segre- 
ti articoli  semplicemente  preliminari,  fin- 
ché si  fosse  convenuto  il  modo,  col  con- 
siglio di  tutto  il  sacro  collegio,  di  porli  in 
esecuzione.  Il  cardinal  Giuseppe  D01  -a  gli 
presentò  la  penna  e  dopo  aver  fatto  la  sot- 
toscrizione, fece  la  sua  Napoleone  presen  - 
te  all'azione.  Eccone  il  testo:  documen- 
to della  violenza  esercitata  contro  un  Pa- 
pa prigioniero. 

»  Concordalo.  Sua  Maestà  l'imperato- 
re e  re,  e  Sua  Santità,  volendo  porre  un 
termine  alle  vertenze  che  sono  slate  fra 
loro,  e  provvedere  alle  difficoltà  soprav- 
venute circa  molti  affari  della  Chiesa, so- 
no convenuti  negli  articoli  seguenti,  co- 
me dovendo  servire  di  base  a  un  aggiu- 
stamentodefìnitivo.  Articolo  1  .°Sua San- 
tità eserciterà  il  pontificato  in  Francia  e 
nel  regno  d'  Italia  nella  stessa  maniera  e 
colle  medesime  forme,  che  i  suoi  prede- 
cessori. 2. ° Gli  ambasciatori,  ministri,  in- 


i5u  PIO 

canditi  d'affai  ì  delle  potenze  presso  il  sau- 
to Patlie,  e  gli  ambasciatori,  ministri,  o 
incaricati  d'affari,  clie  il  Papa  potrebbe 
avere  presso  le  potenze  estere,  godranno 
delle  immunità  e  privilegi,  de'quali  go- 
dono i  membri  del  corpo  diplomatico.  3.° 
1  domimi  o  beai  stabili,  che  il  santo  Pa- 
dre possedeva,  e  che  non  sono  alienali, 
saranno  esenti  da  ogni    specie  d'  impo- 
sizioni; saranno  amministrati  da'snoi  a- 
geuti,  o  incaricali  d'affari.  Quelli  che  si 
trovassero  alienali  saranno  rimpiazzati 
lino  alla  somma  di  due  milioni  di  fran- 
chi di  reudita.  4-°  Dentro  f  6  mesi,  che 
seguiranno  le  notificazioni,  secondo  l'uso 
della  nomina  dell'imperatore  agli  arcive- 
scovati e  vescovati  dell'  impero  e  del  re- 
gno d'Italia,  il  Papa  darà  l'istituzione  ca- 
nonica conformemente  ai  concordati  e  in 
virtù  del  presente  indulto.  La  previa  in- 
formazione sarà  fatta  dal  metropolitano. 
Spirati  i  6  mesi  senza  che  il  Papa  abbia 
accordata  l'istituzione,  il  metropolitano, 
e  in  ili  lui  mancanza,  oppure  se  si  tratta 
del  metropolitano,  il  vescovo  più  anzia- 
no della  provincia,  procederà  alla  istitu- 
zione del  vescovo  nominalo;  di  modo  che 
una  sede  non  resti  più  d'un  anno  vacan- 
te. 5.°  11  Papa  nominerà,  sia  in  Francia, 
sia  nel  regno  d'Italia,  a  io  vescovati, qua- 
li sarauno  ulteriormenlelìssati  di  concer- 
to. (>.°  1  6  vescovati  suburbicari  saran- 
no ristabiliti;  saranno  di  nomina  del  Pa- 
pa. 1  beni  attualmente  esistenti,  saranno 
restituiti,  e  si  prenderanno  delle  misure 
pei  beni  venduti  alla  morte  de' vescovi  di 
Anagni  e  di  Rieti;  le  loro  diocesi  saran- 
no riunite  ai  detti  6  vescovati  in  confor- 
mità dell'  accordo  cheavrà  luogo  fra  Sua 
Maestà  e  il  santo  Padre.  7.0  Riguardo  ai 
vescovi  degli  stati  romani  assenti  dalle  lo- 
ro diocesi  perle  circostanze,  il  santo  Padre 
potrà  esercitare  in  loro  favore  il  suo  di- 
ritto di  dare  de'vescovati  in  partibus.  Si 
darà  loro  una  pensione  eguale  alla  ren- 
dita di  cui  godevano,  e  potranno  essere 
rimessi  nelle  sedi  vacanti  sia  dell'impero, 
sia  del  regno  d'Italia.  8.°  Sua  Maestà  e 


PIO 

Sua  Santità  si  concerteranno  in  lem  pò  op- 
portuno sulla  riduzione  da  farsi,  se  vi  è 
luogo,  ai  vescovati  della  Toscana  e  del 
paese  di  Genova:  lo  stesso  pei  vescovati 
da  stabilirsi  in  Olanda  e  nei  dipartimen- 
ti Anseatici.  q.°  La  propaganda,  la  peni- 
tenzieria,gli  archivi  saranno  ristabiliti  nel 
luogo  del  soggiorno  del  santo  Padre.  io.° 
Sua  Maestà  rimette  nella  sua  graziai  car- 
dinali, i  vescovi,  i  preti,  i  laici  ebe  han- 
no incorso  la  sua  disgrazia  per  ragione 
degli  avvenimenti  attuali.  1  r.°  Il  santo 
Padre  s'induce  alle  disposizioni  suddette 
in  considerazione  dello  stalo  attuale  della 
Chiesa,  e  nella  fiducia  ispiratagli  da  Sua 
Maestà,  ch'essa  accorderà  la  sua  polente 
protezione  ai  numerosi  bisogni,  che  ha  la 
religione  ue'tempi  in  cui  viviamo.  Fon- 
tainebleau  li  25  gennaio  181 3.  Napoleo- 
ne. PiusPP.  VII,  S.  S.  (cioè  servatis,  ser- 
vandìs).  » 

Dopo  la  sottoscrizione  si  parlò  subi- 
to del  richiamo  de'cardinali  esiliati,  e  del- 
la liberazione  di  quelli  che  stavano  nel- 
le prigioni.  Insorsero  solo  gravissime  dif- 
ficoltà pel  cardinal  Pacca,  e  vi  fu  una  vera 
battaglia  per  ottenersene  da  Pio  VII  la 
liberazione,  poiché  Napoleone  si  ricusa- 
va ostinatamente,  con  dire:  »  Pacca  è  mio 
nemico;  ma  io  non  fo  le  cose  per  metà, 
e  l'accordo".  In  forza  di  questo  trattato, 
il  Papa  abbandonava  la  sovranità  di  Ro- 
ma, di  cui  non  veniva  ad  avere  che  l'am- 
ministrazione, come  sovrano  eletto.  Pres- 
so a  poco  dovea  dimorar  sempre  in  Fran- 
eia,  e  là  o\i  piacesse  all'imperatore  di 
mandarlo.  Nel  dì  seguente  Napoleone  di- 
chiarò uffiziali  della  legione  d'onore  i  sud- 
detti cardinali  Doria  e  Ruffo,  ed  i  vesco- 
vi di  Nantes,  Treveri  ed  Evreux  ;  cava- 
liere della  corona  di  ferro  il  prelato  Rer- 
tazzoli:  a  tutti  donò  una  scatola  d'oro  col 
suo  ritratto  contornato  di  grossi  brillan- 
ti. Il  cappellano  del  cardinal  Doria  che  co- 
piò gli  articoli,  ricevè  un  anello  con  bril- 
lante solitario;  e  furono  distribuite  som- 
me di  denaro  ai  famigliari  del  Papa.  Di 
più  l'imperatore  contro  le  solenni   prò- 


IMO 

messe  di  tenere  occulto  il  trattalo,  subi- 
to gli  die  la  massima  pubblicità,  volen- 
do che  in  tutte  le  chiese  si  cantasse  il  Te 
Deum,  e  si  facessero  salve  di  artiglierìe, 
per  la  conclusione  del  concordato.  L'Ar- 
taud,  il  Pistoiesi  e  altri  scusarono  e  di- 
fesero Pio  VII,  ed  il  secondo  anche  il  pre- 
Iato  Bertazzoli, con  affermare  ch'egli  non 
solo  non  ebhe  parte  alcuna  nel  concor- 
dato, ma  Io  disapprovò  e  fece  di  tutto  per 
ricusare  la  decorazione  e  il  douativo;  la 
prima  mai  l'usò,  il  secondo  l'applicò  al 
conservatorio  delle  zoccolale  di  Roma, 
come  rinunziò  alla  pensione  inerente  al- 
la decorazione.  Finché  Napoleone  rima- 
se in  Fontainebleau,  Pio  VII  occultò  il 
suo  pentimento,  ma  appena  partito  cad- 
de in  profonda  melanconia,  ed  ebbe  nuo- 
vi assalti  di  febbre.  Contemporaneamen- 
te uscirono  dalle  prigioni  i  prelati  Pacca 
e  Soglia;  Moiraghi,  Ceccarini,  Campa  e 
Bertoni,  ritornando  in  Roma  alcuni,  gli 
altri  alle  loro  case:  tutti  poi  si  portaro- 
no ad  Imola  quando  vi  ritornò  il  Papa  e 
con  lui  rientrarono  in  Roma.  All'arrivo 
de'cardinali  tornati  dall'esilio,  e  partico- 
larmentedelcardinalDi  Pietro, come  pu- 
re dalle  avvertenze  de'cardinali  Gabrielli 
e  Litta,  il  Papa  concepì  un  giusto  terrore 
del  fatto,  e  conobbe  leconseguenze  che  po- 
tevano emergere  dalla  malaugurata  sot- 
toscrizione, benché  a  precauzione  vi  aves- 
se apposta  la  clausola  S.  S.  Pieno  d'ama- 
rezza e  di  dolore,  per  più.  giorni  si  asten- 
ne di  celebrare  la  messa,  né  celò  la  ca- 
gione della  costernazione  ai  vescovi  fran- 
cesi che  dimoravano  nel  palazzo.  Allora 
fu  che  Napoleone,  temendo  che  il  Papa 
ritrattasse  e  rivocasse  il  conceduto,  ne 
rese  pubblici  gli  articoli,  incominciando 
dal  senato  a'  1 3  febbraio.  Appena  Pio  VII 
rivide  il  cardinal  Pacca,  esclamò  sopraf- 
fatto d'angoscia:  »  Ci  siamo  in  fine  spor- 
cifieati...  quei  cardinali  mi  strascinaro- 
no al  tavolino  e  mi  fecero  sottoscrivere!  Io 
morrò  pazzo,  come  Clemente  XIV 1"  Il 
cardinale  procurò  fargli  coraggio,  e  fida- 
re nel  sacro  collegio,  nel  quale  avrebbe 


PIO  ot 

potuto  trovare  un  qualche  rimedio.  Ai 
i  8  febbraio  giunse  il  cardinal  Consalvi, 
ansiosamente  aspettato  dal  Papa,  e  l'avea 
già  destinato  suo  ministro  per  intavola- 
re un  nuovo  trattato  col  governo  impe- 
riale; quindi  ondavano  arrivando  gli  al- 
tri cardinali.  A  tutti  d'ordine  del  Papa 
mg.r  Bertazzoli  fece  invito  di  scrivere  il 
loro  parere  sugli  articoli  del  concordalo, 
quindi  consegnarlo  in  mani  di  Pio  VII. 
Il  sacro  collegio  era  apertamente  diviso 
in  due  partili,  rossi  e  neri,  ed  anche  fra 
i  secondi  non  eravi  perfetta  armonia  e 
uniformità  di  pensare,  per  timidezza.  Non 
ostante,Diobenedì  le  sante  intenzioni  del 
Pontefice,  che  ottennero  quella  vittoria 
che  meritavano.  Molti  cardinali  trovaro- 
no gli  articoli  contrari  alla  disciplina  ec- 
clesiastica, perniciosi  ai  diritti  della  s.  Se- 
de, ingiuriosi  al  Papa  ed  al  corpo  eccle- 
siastico. 

Malgrado  le  di  vergen  ti  opinioni  de'car- 
dinali, sul  temperamento  da  prendersi, 
in  fìue  si  convenne  sulla  ritrattazione  e 
revoca  del  concordato,  sostenuta  dal  car- 
dinal Consalvi,  ed  anche  dal  cardinal  Pac- 
ca, con  molla  energica  franchezza  e  so- 
lide ragioni,  che  vinsero  l'animo  de'car- 
dinali più  influenti:  questa  determinazio- 
ne, di  cui  ne  avea  dato  esempio  Pasqua- 
le IJ,  fu  teuuta  come  il  porto  di  salvez- 
za. I  due  porporati  assunsero  eziandio  l'ar- 
duo impegno  di  persuaderne  Pio  VII,  per 
confessare  l'incauto  suo  gravissimo  fallo. 
Il  Papa  pieno  di  vera  virtù,  docile  ascol- 
tò le  voci  amiche  della  sua'gloria,  le  ac- 
colse con  gioia  benedicendo  il  Signore,  ria- 
nimato di  tutto  il  suo  coraggio.  Quindi 
di  tutto  suo  pugno  scrisse  a  Napoleone  la 
solenne  ri  trattazione,  a  più  riprese  per  evi  • 
tare  la  vigilanza  degli  agenti  imperiali,  e 
la  sottoscrisse  a'24  marzo.  In  questo  bel 
documento  della  leale  umiltà  e  saviezza 
di  Pio  VII,  riportato  nelle  Memorie  del 
cardinal  Pacca  e  dal  eh.  traduttore  di  Ar- 
taud,  vi  lavorarono  precipuamente  i  car- 
dinali Di  Pietro,  Pacca  e  Consalvi,  che  vi 
espressero  degnamente  con  dignità  e  for- 


i5a  PIO 

za  gli  argomenti  religiosi  ed  opportuna- 
mente i  politici.  Nelte  lettera  di  ritratta- 
zione, il  Papa  dice,  che  paventando  i  giu- 
dizi di  Dio,  era  compreso  dai  più  gran  ri- 
morsi, dacché  avea  segnato  gli  articoli 
che  doveano  servire  di  base  al  trattato  de- 
finiti vo;  quindi  la  coscienza  ed  i  giura- 
menti fatti,  presentare  insuperabili  osta- 
coli all'esecuzione  de'medesimi,  e  lo  co- 
stringeva a  confessare  di  avere  errato  e 
scandalezzato  la  Chiesa,  con  la  pubblica- 
zione che  l'imperatore  neavea  fatto.  Espo- 
se le  ragioni  che  l'obbligavano  a  proscri- 
vere molti  articoli,  altri  dichiarandoli  di 
indispensabile  emendazione:  perciò  qua- 
lificava anche  erroneo  il  breve  dato  in  Sa- 
vona e  per  buona  avventura  non  accet- 
tato dall'imperatore,  altrimenti  dovea  re- 
vocarlo. Che  essendo  le  obbligazioni  sti- 
pulate in  opposizione  alle  divine  istitu- 
zioni e  ai  doveri  del  pontificato,  illecita 
n'era  l'osservanza.  Desiderare  un  accomo- 
damento su  altre  basi,  conciliabili  cu'pro- 
pri  doveri,  e  pregare  l'imperatore  di  ve- 
nire a  conciliazione  tale  che  produca  ve- 
ra pace  alla  Chiesa.  Supplicare  Dio  di  dif- 
fondere le  sue  celesti  benedizioni  su  di  lui. 
Queste  ultime  espressioni  doveano  riu- 
scire a  .Napoleone  qual  balsamo  ripara- 
tore alla  ferita  della  scomunica  che  tan- 
to lo  cruciava;  e  qui  devesi  notaresche 
da  quando  esso  avea  cominciato  a  tene- 
re il  Papa  sì  strettamente  prigioniero,  la 
gloria  delle  armi  fraucesi  era  passata  in 
declinazione. Pio  Vii, chiamato  Lagorse, 
gli  consegnò  la  lettera  per  l'imperatore, 
con  premure  che  la  portasse  egli  stesso  a 
Parigi,  come  subito  esegui.  Quindi  il  Pa- 
pa chiamò  ad  uno  ad  uno  i  cardinali,  e 
disse  a  ciascuno  che  avrebbe  bramato  riu- 
nirli per  narrare  loro  la  sua  condotta  in 
si  grave  afìare,  supplire  con  copia  di  una 
sua  allocuzione  e  della  lettera  spedita  a 
Napoleone,  in  cui  ritrattava  e  revocava 
le  concessioni  fatte  nel  fatale  concordato. 
Dopo  il  coraggioso  passo,  si  manifestò  in 
Pio  VII  un  significantecambiamento,  poi- 
che  al  profondo  dolore  successe  la  sere- 


PIO 

nità,  ricuperò  l'appetito,  il  sonno  e  la  gio- 
vialità, come  pure  accennai  nel  voi. 
XXVII,  p.  1 3 1.  1  cardinali  formarono 
infoino  a  Pio  Vii  come  un  muro  di  bron- 
zo, che  l'empietà  e  la  violenza  non  po- 
terono superare.  Tutti  gli  addilli  al  Poti  ■ 
tefice  palpitanti  attendevano  l'effetto  che 
dovea  produrre  in  Napoleone  l'inaspetta- 
ta ritrattazione  e  la  revoca  del  concorda- 
to, che  rendeva  ridicolo  il  trionfo  che  ne 
avea  menato  e  rovesciava  i  suoi  disegni. 
Multe  cose  si  dissero  allora.  \  enne  scrit- 
to da  Parigi  che  l'imperatore  nel  ^consi- 
glio di  stalo  partecipasse  a'consiglieri  l'ac- 
caduto, e  prorompesse  in  minacce  ed  in 
invelli  vecontro  il  Papa,  chiamandolo/}/^- 
te  ostinato,  e  voler  fare  saltar  la  testa  dal 
busto  a  qualcuno  de'  preti  di  Fontaine- 
bleau.  Certo  è  che  Napoleone  prese  il  par- 
tito di  non  darsi  per  inteso  della  ponti- 
fìcia lettera.  JNulladimeno  furono  richia- 
mati i  vescovi  francesi,  non  fu  più  per- 
messo ad  alcuno  ascoltar  la  méssa  del  Pa- 
pa odi  mg.1  Berlazzoli,  ed  il  primo  non 
potè  più  ricevere  che  i  soli  cardinali.  La 
notte  de'5  aprile  venne  destato  il  cardi- 
nal Di  Pietro.,  e  subito  condolio  ad  Au- 
xonne  e  non  ricuperò  la  libertà  die  do- 
po l'abdicazione  dell'imperatore,  il  qua- 
le fece  sapere  al  Papa  pel  colonnello  La- 
gorse,  averlo  rimosso,  come  nemico  dello 
stato.  Questi  inoltre  partecipò  ai  cardi- 
nali l'irritazione  di  Napoleone,  perchè  te- 
nevano il  Papa  nell'inazione,  il  quale  so- 
lo doveano  visitare,  e  di  non  .scrivere  let- 
tere riguardanti  aliali.  Poco  dopo  si  pub- 
blicarono due  decreti  imperiali,  co'quali 
il  concordato  di  Foutainebleau  fu  dichia- 
rato legge  dell'impero,  ed  obbligatorio 
per  tutti  gli  arcivescovi,  vescovi  e  capi- 
toli dell'impero  e  dell'Italia.  Allora  i  car- 
dinali provocarono  dal  Papa  una  forma- 
le e  ragionata  protesta  contro  que'due  de- 
creti, nel  l'ai  locuzione  de'q  maggio  dispen- 
sala al  sacro  collegio,  come  la  preceden- 
te, e  ambedue  si  leggono  nelle  Memoria 
del  cardinal  Pacca,  la  questo  tempo  Pio 
VII,  d'accordo  coi  cardinali,  formò  una 


PIO 

Lolla  pel  regolamento  del  futuro  concia- 
Te,  onde  provvedere  alle  calamitose  cir- 
costanze se  fosse  venuto  a  morte.  Non  u- 
scendo  mai  il  Papa  dal  palazzo,  fu  segno 
al  ridicolo  di  alcuni  francesi,  e  ad  altre 
indiscrete  censure,  sulle  sue  famigliari 
conversazioni,  e  perchè  si  rattoppava  da 
sé  gli  abili  o  si  lavava  le  soltane  che  fa- 
cilmente imbrattava  di  tabacco,  avendo 
portalo  sul  trono  i  costumi  e  le  virili  del 
monaco. rs'ello  stesso  maggio  l'imperatrice 
con  lettera  partecipòals.  Padre  la  vittoria 
diLùtzen;  eia  risposta  si  limitò  al  solo  rin- 
graziamento, per  non  irritare  le  allre  po- 
tenze, niassimel'Austria  eh 'erasi  mostra- 
ta piena  d'impegno  e  d'affezione  per  Pio 
A  II,  il  quale  bensì  v'inserì  una  vivissima 
lagnanza  sulla  condotta  del  governo  colla 
corte  romana  e  per  la  deportazione  del 
cardinal  Di  Pietro.  Deplorando  Pio  VII  i 
mali  che  affliggevano  la  Chiesa,  ne  attri- 
buiva in  parte  la  cagione  alla  soppressio- 
ne fatta  da  ClemenleXIV  de' gesuiti;  fin 
d'allora  andava  divisando  il  modo  di  po- 
terla nuovamente  ristabilire  per  lutto.  Te- 
nendone proposito  col  cardinal  Pacca, 
<juesti  lo  confermò  nella  sanla  e  lodevo- 
le idea,  dicendo  clie  giudicava  la  restau- 
razione della  compagina  di  Gesù  utilis- 
sima alla  religione  e  alla  società  ;  laonde 
il  cardinale  ebbe  il  merito  di  cooperare 
asì  giandee  felice ripristinaziooe,chedel 
resto  il  Papa  non  vi  fu  indotto  da  altri, 
ma  di  libera  e  spontanea  volontà  l'effet- 
tuò appena  ritornato  a  Boma.  Celebran- 
dosi nell'estate  un  congresso  in  Praga  per 
la  pace  generale,  il  Papa  scrisse  all'im- 
peratore Francesco  1,  reclamando  i  di- 
ritti della  s.  Sede  e  l'occupazione  del  suo 
slato,  prolesta  necessaria  dopo  il  promul- 
gato concordato:  segretamente  la  portò 
a  Maeslricht  il  conte  Bernetti,  ora  cardi- 
nale, o\e  la  consegnò  pel  ricapito  al  pio 
Waudervrecken.  Intanto  riaccesa  la  guer- 
ra, la  battdglia  di  Lipsia  de'  ig  ottobre 
pose  fine  alla  colossale  potenza  di  Napo- 
leone ,  fu  l'epoca  memorabile  della  de- 
cadenza del  suo  impero,  e  distrusse  il  suo 


IMO  i53 

chimerico  sistema  della  monarchia  uni- 
versale. L'imperatore  benché  non  fosse 
più  in  tempo,  fece  due  tentativi  per  ac- 
comodarsi col  Papa,  ma  inutilmente,  a 

mezzo  della  marchesa  Anna  Brignole,  e 
di  Beaumont  vescovo  di  Piacenza,  che  si 
recarono  a  Fontainebleau. 

Nel  1 8  1 4-  Beaumont  tornò  a' 1 8  gen- 
naio da  Pio  VII,  offrendogli  Pioma  e  le 
provincie  sino  a  Perugia,  ed  ebbe  in  ri- 
sposta da  lui,  che  non  potevasi  negozia- 
re, essendo  la  restituzione  de'  suoi  stati 
un  atto  di  giustizia,  e  che  tutloquelloch'e- 
gli  facesse  fuori  della  sua  sede,  sembre- 
rebbe 1'  effetto  della  violenza  e  sarebbe 
uno  scandalo  pel  mondo  cristiano;  altro 
non  domandare,  se  non  di  ritornare  in 
Boma,  al  più  presto  possibile,  ove  avreb- 
be fatto  lutto  quello  che  fòsse  convenien- 
te, ed  intanto  assicurasse  l'imperatore  di 
non  essergli  nemico.  Anche  Lagoise  teu- 
tò  un  accomodamento  coi  cardinali  Pac- 
ca e  Consalvi,  ma  questi  risposero  come 
poterlo  fare,  se  avea  loro  vietato  parlare 
d'affari  col  Papa  !  Allre  prò  ve  sì  col  Pon- 
tefice che  coi  cardinali  non  riuscirono 
migliori.  Continuando  intanto  i  disastri 
di  Napoleone,  malgrado  gli  sforzi  del  suo 
genio,  le  potenze  collegate  avvicinandosi 
a  Fontainebleau,  abbandonato  dagli  al- 
leati edallostessoMurat  re  di  JNapoii  suo 
cognato,  che  per  conservare  il  regno  e  au- 
mentare il  territorio  erasi  allealo  coll'Au- 
stria  ed  avea  occupato  la  28.a  di  visione  mi- 
litare, cioè  i  due  dipartimenti  di  Boma  e 
delTrasimeno,  preferendoche questi  piut- 
tosto fossero  in  mano  del  Papa  e  per  fare 
un  diversivo  al  parente  ribelle,  per  possi- 
bilmente salvare  il  suo  decoro,  ordinò  a 
Lagorse  di  ricondurre  il  Papa  in  Boma, 
e  gli  mandò  due  carrozze.  Il  colonnello 
ai  2?.  gennaio  si  presentò  a  Pio  Vile  con 
parole  rispettose  gli  partecipò  1'  ordine 
della  partenza  pel  dì  seguente,  e  alla  do- 
manda di  portarsi  qualche  cardinale,  ri- 
spose non  potere  seguirlo  che  il  solo  mg.r 
Berlazzoli ,  e  che  nell'altra  carrozza  a» 
vrebbero  preso  luogo  il  suo  medico  Por- 


i54  PIO 

la,  ed  un  chirurgo  dell'imperatore,  il  d.r 
Ribes,  coi  famigliari  Palmieri  e  Cotogni. 
Il  2 3  dopo  avere  ascoltato  la  messa,  il 
Pontefice  ricevè  nella  sua  camera  i  car- 
dinali, li  esorlò  alla  costanza  e  ai  giura- 
menti fatti  in  sostenere  la  s.  Sede,  proibì 
loro  di  prestarsi  ad  alcun  discorso  di  trat> 
tato  e  consegnò  al  cardinal  decano  un  fo- 
glio d'istruzione  che  sarebbe  loro  comu- 
nicato, ed  in  cui  eransi  preveduti  tutti  i 
casi,  come  leggesi  nelle  Memorie  del  car- 
dinal Pacca.  I  cardinali  commossi  sino  al- 
le lagrime,  promisero  fedeltà  e  ubbidien- 
za, eda'26  in  numero  di  sedici,  il  gover- 
no li  fece  partire  per  diversi  luoghi.  Indi 
il  Papa  orò  nella  cappella  del  castello, 
benedì  il  popolo  afflitto  per  la  sua  par- 
tenza e  pel  timore  che  gli  fossero  riser- 
bati nuovi  guai, e  cou  alfettuose  benedi- 
zioni die  l'addio  ai  cardinali  e  montò  in 
carrozza.  Nel  suo  glorioso  viaggio-  per- 
corse Orleans,  Ferie,  Motte-Beuvron,Bri- 
■ves,  ove  Lagorse  gli  presentò  i  genitori, 
Cahors,  Montauban,  Castelnaudary,Car- 
cassona  ,  Beziers  ,  Montpellier,  sotto  ii 
nome  di  vescovo  d'Imola,  ma  in  ogni  luo- 
go era  riconosciuto  e  festeggiato.  Passa- 
to il  Rodano,  proseguì  per  Beaucaire,  Ta- 
rascona,  poscia  ad  Aix,  da  per  tutto  in 
modo  trionfante.  A'2  febbraio  ri  vide  Niz- 
za, e  per  la  costiera  di  Genova  e  s.  Re- 
mo giunse  a  Savona  ai  1  3.  Tripudinoti 
i  savonesi,  slaccarono  i  cavalli  e  trassero 
Ja  carrozza  a  braccia,  tra  le  più  liete  ac- 
clamazioni: dalla  Liguria  e  dalle  Alpi  ma- 
rittime accorreva  con  divolo  entusiasmo 
il  popolo  d'ogni  età  e  sesso.  Restò  Pio  VII 
a  Savona  pei  molivi  che  notai  nel  voi. 
XXVII,  p.  1  34)  narrando  i  rapidi  avve- 
nimenti delle  potenze  collegale  che  di- 
struggevanola  potenza  di  Napoleone,  che 
a'io  marzo  con  atto  gli  restituii  dipar- 
timenti suddetti,  e  siccome  ormai  non  po- 
teva più  custodirlo,  ordinò  che  fosse  po- 
sto in  libertà  e  scortato  da  Lagorse  sino 
al  Taro,  ove  con  ossequio  l'accolse  il  reg- 
gimento del  celebre  e  valoroso  Radetzky. 
l\i  dissi  ancora  come  l'imperatore  Fran- 


PIO 
cesco  I  Dell'occupare  l'Italia,  u'o,  febbra- 
io fece  pubblicare  la  restaurazione  delle 
antiche  dinastie  e  del  trono  pontificio,  e 
come  il  Papa  proseguì  il  viaggio  sino  a 
Bologna,  sempre  tra  le  più  grandi  ed  u- 
niversali  dimostrazioni  di  affetto.  Alla  li- 
berazione del  capo  della  Chiesa  ,  seguì 
quella  de' cardinali,  de' vescovi  de'prela- 
ti,  degli  ecclesiastici  e  dei  laici  tutti,  car- 
cerati o  esiliali,  come  dirò. 

L'  Artaud  accennando  il  memorabi- 
le ritorno  di  Pio  VII  a  Roma,  dice  che 
il  governo  provvisorio  (del  ripristinato 
Luigi  X V7 1 1 1  )  a*2  aprile  rimosse  con  suo 
decreto  gli  ostacoli  e  qualunque  ritardo 
al  sollecito  ritorno  di  Pio  VII  in  Roma, 
e  che  per  tutto  gli  si  rendessero  gli  ono- 
ri militari.  Aggiunge,  che  il  viceré  trat- 
tò il  Papa  con  grande  rispetto  ,  e  gli  a- 
gevolò  i  mezzi  per  recarsi  a  Parma.  Nello 
stesso  giorno  11  aprile,  in  cuiaFontai- 
nebleau  Napoleone,  avendo  perduto  in 
18  mesi  le  conquiste  di  20  anni ,  abdi- 
cava all'  impero  e  al  regno  (dicesi  sullo 
slesso  tavolino  presso  il  quale  avea  mal- 
trattato Pio  VII  :  altre  opportune  rifles- 
sioni sulle  coincidenze  del  luogo  si  leg- 
gono nel  Botta,  Storiali  Italia  ),  da  Lon- 
dra il  di  lui  fratello  Luciano  scriveva  le 
sue  congratulazioni  al  Pontefice,  per  la 
sua  tarda  liberazione,  per  la  quale  inai 
avea  cessato  innalzar  voti  a  Dio;  e  che 
quantunque  perseguitato  da  Napoleone, 
nel  compiangerlo  ne  faceva  altrettanti 
perchè  rientrasse  alfine  nel  seno  della 
Chiesa.  Dopo  late  abdicazione  il  governo 
provvisorio  di  Parigi  subito  emanò  1'  or- 
dine della  liberazione  de' cardinali.  Nel 
giorno  3  r  marzo,  in  cui  entravano  a  Pa- 
rigi gli  alleati,  Pio  VII  fece  il  suo  solen- 
ne ingresso  in  Bologua,  2.a  città  del  suo 
stato,  incontrato  dal  clero,  dalle  autori- 
tà e  dal  popolo,  che  ridondante  di  gioia 
staccò  i  cavalli  dalla  carrozza  e  lo  con- 
dusse all'episcopio, ove  fu  visitato  da  Mu- 
ra t,  cui  restituì  la  visita.  Avendo  questo 
re  in  nome  degli  alleati  occupato  i  due 
dipartimenti  di  Roma  e  del  Trasimeno, 


PIO 
con  lettera  de'  ^  aprile  li  rimise  sotto  l'au- 
torità del  Papa,  che  felicitò  pel  ritorno 
che  avea  rallegrato  lutti  i  fedeli,  perciò 
ordinò  in  tutte  le  chiese  del  regno  e  dei 
paesi  occupali ,  pubblici  ringraziamenti 
a  Dio.  Murai  interpellò  Pio  VII  per  es- 
sere riconosciuto  re;  ma  il  Papa  rispose 
che  prima  bisognava  discorrere  dei  dirit- 
ti della  s.  Sede  sopra  il  regno  di  Napo- 
li. Allora  i  ministri  napoletani  consiglia- 
rono al  lorosovrano, che  si  adattasse  alle 
circostanze,  chiedesse  a  Pio  VII  l'investi- 
tura del  regno  e  promettesse  il  pagamen- 
to della  chinea;  ma  il  re  alteramente  ri- 
gettò tali  proposizioni,  quasi  fossero  dis- 
onorevoli. Di  poi  Murai  a'  25  aprile  no- 
tificò con  proclama,  in  Bologna  ed  in  Ro- 
ma, il  ritorno  e  reintegramento  della  so- 
vranità di  Pio  VII,  la  cui  prossima  ve- 
nuta era  stata  annunziata  ai  romani  a'tì 
oprile  ,  da  mg.1  Atanasio  delegato  apo- 
stolico e  pro-vicegerenle.  Pio  VII  vide 
una  folla  di  personaggi  riunirsi  intorno 
a  lui,  e  tra' prelati  pei  primi  Rivarola  e 
Morozzo,  ond'ebbero  quindi  la  maggiore 
influènza  negli  affari.  Il  Papa  celebrò  la 
settimana  sanla  e  la  Pasqua  nella  sua 
Imola  ,  ove  rivide  i  sunnominati  suoi 
degni  famigliari ,  ivi  licenziando  però  il 
medico  Porta,  cui  die  1,000  scudi  e  un 
legno  pel  viaggio.  Pio  VII  a'  i5  aprile 
passò  a  Faenza,  indi  a  Forlì,  ai  i6a  Ra- 
venna, poscia  a  Cervia,  ed  a'  20  aprile 
giunse  a  Cesena  sua  patria.  Narra  l'Ai- 
taud  che  in  questa  città  Murat  volle  ren- 
dere i  suoi  omaggi  al  Papa,  e  se  deve  cre- 
dersi al  suo  racconto,  dice  che  il  re  gli  ma- 
nifestò d'iguorare  lo  scopo  del  suo  viag- 
gio ,  tanto  più  che  i  romani  gli  aveano 
spedito  un  foglio  con  sottoscrizioni  (  da 
luì  provocate  ),  per  inoltrarlo  alle  poten- 
ze alleate,  con  la  richiesta  di  voler  essere 
governati  da  un  principe  secolare.  Nel 
ricevere  Pio  VII  la  copia  della  supplica, 
senza  leggerla  la  gittò  nel  fuoco,  indi  gli 
disse  :  »  Ora,  non  è  vero?  nulla  si  oppone 
alla  nostra  andata  in  Roma'/'  Dopodiché 
congedò  cortesemente»  colui  che  nel  1 809 


PIO  1 55 

avea  spedite  da  Napoli  le  truppe  che  si 
credei  tero  necessarie  per  assicurare  il  suo 
rapimento  e  questo  provocato  ".  A'3o  a- 
prile  Pio  VII  scrisse  da  Cesena  al  re  di 
Francia  LuigiXVllI, congratulandosi  di 
avere  occupato  il  trono  degli  avi,  racco- 
mandandogli gì'  interessi  della  religione 
e  gli  siati  di  s.  Chiesa,  malgrado  gli  osta- 
coli che  poteva  far  nascere  Murat,  che  an- 
cora occupa  vali,  ridomandando  gli  archi- 
vi di  Roma. Da  Cesena  a'4  maggio  ema- 
nò il  proclama  ai  suoi  sudditi,  col  quale 
rende  ragione  del  ritardalo  ritorno  in 
Roma  ,  ove  intanto  deputò  un  delegalo 
apostolico. 

Pio  VII  a'7  maggio  riprese  il  viaggio 
per  Rimini,  Pesaro,  Fano  ,  Sìnig<igliat 
raggiunto  la  sera  degli  1  1  dal  cardinal 
Pacca  ,  che  rivide  con  giubilo  nella  se- 
guente mattina.  A'  12  maggio  arrivò 
in  Ancona  tra  le  più  sincere  dimostra- 
zioni di  sudditanza, benché  fosse  occupa- 
ta dai  napoletani,  succeduti  il  18  febbraio 
ai  francesi.  Una  fòlla  di  marinari  unifor- 
memente vestili  slaccarono  i  cavalli  dal- 
la carrozza,  ed  a  mano  la  tirarono  frapiù 
lieti  evviva;  ed  al  rimbombo  delle  arti- 
glierie e  suono  delle  campane,  il  Papa 
smontò  nella  piazza  s.  Agostino,  dove  sot- 
to un  arco  trionfale  diede  la  benedizio- 
ne. Sulla  porta  della  chiesa  fu  accolto 
dal  clero  ,  e  ricevuta  la  benedizione  coi 
ss.  Sagramento,  si  trasferì  alla  loggia 
de'  mercanti  addobbata  riccamente.  Ivi 
benedi  il  mare  e  quelli  ch'erano  lungo 
la  spiaggia  e  ne'  legni,  recandosi  ad  al- 
loggiare in  casa  de'  conti  Fichi  suoi  pa- 
renti, dalla  cui  finestra  spesso  benedice- 
va il  popolo.  Nel  dì  seguente  celebrò  la 
messa  sull'altare  maggioredella  cattedra- 
le, e  coronò  l' immagine  della  ss.  Vergi- 
ne, sotto  il  titolo  Regina  sttiictomm  o- 
mnium.  Nelle  due  sere  vi  fu  splendida  il- 
luminazione; una  guardia  d'onore  com- 
posta di  cittadini,  con  ricco  uniforme  ros- 
so, servì  il  Pontefice  e  poi  l'accompagnò 
sino  a  Loreto.  A'  7  maggio  erano  giunti 
in  A  neonati  cardinal  Fesch,  con  la  sorella 


i56  PIO 

madama  Letizia  madie  di  Napoleone, che 
portavansia  Roma,  e  la  seconda  per  chie- 
dervi un  asilo:  Pio  VII  trattò  il  cardi- 
nalecon  particolare  bontà,  ed  ordinò  che 
si  accogliesse  madama  con  benevoli  ri- 
guardi,sostenendoli  con  gli  altri  membri 
della  famiglia, contro  l'odio  di  coloro  die 
neaveano  mendicato  i  favori  nella  sua 
prosperità.  11  14  il  Papa  volle  rivedere 
illuminata  la  loggia  de'mercanti  e  il  suo 
magnifico  addobbo,  ed  in  bellissimo  tro- 
no ammise  al  bacio  de'piedi  le  mogli  dei 
mercanti  ;  indi  partì  per  O situo ,  e  Lo- 
ri-Io overestòsino  ai  i6.  Passò  per  Reca- 
ìtali,  e  pervenuto  a  Macerata  vi  pernot- 
tò. Il  17  proseguì  per  Tolentino,  Foligno, 
Spoleto  ,Terni,Nar  ni,  Civita  Castellana j 
fu  a  Nepi  a'  2  3  maggio  e  nel  dì  seguen- 
te Pio  VII  entrò  in  Roma ,  con  memo- 
rabile trionfo  ed  entusiasmo  universale, 
sempre  e  sino  dal  Taro  accompagnalo 
dalla  cavalleria  austriaca,  ebeperuu  tem- 
po supplì  in  Roma  alla  guardia  nobile,  a- 
\ente  seco  in  carrozza  il  cardinal  JVfattei 
decano  e  Pacca  ch'era  stato  con  lui  slrap- 
patodaIQuirinale,edesseudocomandan- 
te  le  truppe  napoletane  quel  generale  Pi* 
gnattelli  ebe  avea  ordinato  le  truppe  in 
battaglia  sulla  piazza  di  detto  palazzo,  per 
appoggiare  il  rapimento  di  Radei!  11  ri- 
cevimento de'romani  fu  il  più  affettuo- 
so, il  più  tenero,  il  più  riconoscente  ,  il 
più  magnifico  che  si  possa  ideare.  L'an- 
niversario di  questo  felice  giorno  fu  reso 
immortale  dal  Papa,  con  renderlo  sacro 
aNaiìaauxiliu/nchristianorum.TalesO' 
lennissimo  ingresso,  con  tutte  le  sorpren- 
denti particolarità  che  lo  precedettero 
e  accompagnarono,  lo  descrissi  nel  voi. 
XXXV,  p.  186  e  seg.  Ne' voi.  X,  p.  190, 
XX,  p.  22,  XLVII,  p.  204  ed  in  altri, 
raccontai  cornei  napoletani  a'  re)  gennaio 
aveano  occupato  Pioma  ,  e  poi  Castel  s. 
Angelo  ed  alcune  provincie  pontifìcie  , 
entrando  in  Pioma  ai  25  Murat;  e  come 
a  10  e  11  maggio  al  delegato  apostolico 
Rivarola,  poscia  cardinale,  fu  consegnata 
Roma,  onde  egli  ripristinò  il  governo  pon- 


PIO 
tincio,  e  fece  inalberare  sul  detto  forte  gli 
stendardi  di  Pio  Vile  della  chiesa  roma- 
na, riorganizzando  ancora  la  guardia  Ci- 
vica. Dipoi  il  capitolo  Vaticano  offrì  un 
calice  d'oro  al  Pontefice,  in  attestato  di 
esultanza  pel  suo  felice  ritorno.  Essendo 
il  Palazzo  apostolico  Quirinale  trasfor- 
mato in  soggiorno  elegante  e  splendido 
di  secolari  e  di  donne,  prima  di  ridurlo 
ad  uso  pontificio,  per  due  mesi  il  Papa 
abitò  l'appartamento  del  maggiordomo, 
conferendovi  i  primi  ordini  sacri  all'in- 
fante di  Spagna  Francesco  di  Paola,  pa- 
dre dell'attuale  re.  Fu  a  Rimici  che  Pia 
VII  rivide  il  cardinal  Consalvi,  e  prose- 
guendo insieme  il  viaggio  sino  a  Foligno, 
ivi  lo  spedì  a  Parigi  aaiba'sciatore  al  re 
per  reclamare  contro  il  trattato  di  To- 
lentino e  risiedere  presso  i  -sovrani  colà 
riuniti  ;  ma  siccome  il  Papa  vi  avea  già 
mandatoli  nunzio  della  Geuga,  per  com- 
plimentare Luigi  XVIII  e  restarvi  come 
straordinario,  nacquero  tra  i  due  perso- 
naggi sinistre  intelligenze.  Dall'altro  can- 
to il  re,  nell'  intendimento  che  Pio  VII 
non  vorrebbe  mantenere  quello  eh'  era 
slato  fatlosotto  l'impero  della  frodeedella 
forza, con  ottime  relative  intenzioni  man- 
dò in  Pvoma  una  straordinaria  ambasce- 
ria ,  cui  presiedeva  mg.r  Pressigny  ,  già 
vescovo  di  s.  .Malo,  e  Ira'segretari  vi  fu  il 
lodatostorico  Arlaud,  tanto  affezionato  a 
Roma  ed  ai  !Papi,  che  per  la  terza  volta 
ben  stimato  riavvicinò.  Egli  fu  interessato 
dal  general  Ptadet  del  permesso  di  ritor- 
nare ih  Roma,  onde  rivedere  il  suo  fon- 
do di  s.  Pastore  (che  ricuperarono  i  do- 
menicani); ma  il  cardinal  Pacca  che  avea 
subito  riassunto  le  funzioni  di  pro-segre- 
tario di  stato,  non  credette  conveniente 
esaudirlo,  come  pieno  di  riservatezza  in 
tutte  le  sue  azioui,  per  cui  ad  outa  delle 
belle  provedi coraggioclieavea  dato  nel- 
l'assenza delcardinal  Consalvi,  non  si  mo- 
strò propenso  d'immischiarsi  negli  afta  ri 
diplomatici,  che  veramente  non  tratta- 
vansi  in  Roma.  Prime  cure  di  Pio  VII, 
appena  ritornato  alla  sua  sede,  furono  la 


no 

diminuzione  di  alcuni  dazi,  dimostra- 
rioni  ili  beneficenza  e  clemenza,  e  prov- 
videnze sull'amministrazione  de'beni  ec- 
clesiastici, onde  conoscerne  gli  alienati  e 
gli  esistenti.  Pel  riordinamento  degli  af- 
fari ecclesiastici  di  tutto  il  mondo  catto- 
lico istituì  la  celebre  Congregazione  de' 
gli  affari  ecclesiastici,  e  ira'mecubri  vi 
comprese  il  p.  abbate  Cappellai-i  poi  Gre- 
gorio X F/I j  quindi  per  la  considerazio- 
ne che  n'  ebbe  gli  conferì  quelle  prima- 
rie consultorie  che  notai  nel  voi.  XXXII, 
p.  3  i  3,  ed  erosi  proposto  di  crearlo  car- 
dinale. Ripristinò  interamente  le  attri- 
buzioni e  giurisdizioni  governative,  inco- 
minciando a  dare  le  consuete  udienze  ai 
2  i  giugno;  indi  fulminò  severe  pene  con- 
tro le  sette  de'liberi  Muratori.  Beneficò 
con  pensioni  non  solo  i  benemeriti   im- 
piegati delia  segreteria  di  slato,  ma  quan- 
ti nelle  passale  triste  vicende  aveano  sof- 
ferto persecuzioni.  Nella  collazione  delle 
cariche  e  degl'impieghi  preferì  coloro  che 
eransi  distinti  per  zelo  e  fedeltà  olla  s.  Se- 
de. À'27  luglio  con  ampio  indulto  gene- 
rosamente perdonò  lutti  quelli  rei  d'in- 
fedeltà e  disubbidienza,  macchiati  di  gra- 
vi colpe:  lutti  applaudirono  a  questo  li'at- 
todisingolar  clemenza,  come  per  aver  im- 
pedito ad  ogni  reazione.  Indulgente  anche 
coi  vescovi  ed  ecclesiastici  prevaricatori,  li 
soggettò  a  lievi  pene.  Nello  slesso  tempo 
fece  rinnovare  le  disposizioni,  onde  estir- 
pare i  malviventi  che  desolavano  la  pro- 
vincia di  Fi  osinone.  ìi'  ^.  agosto  recandosi 
nel  monastero  de'  ss.  Domenico  e  Sisto, 
amministrò  la  cresima  e  l'Eucaristia  a 
Carlotta  di  Borbone  infanta  di  Spagna, 
ora  principessa  di  Sassonia:  fece  da  madri- 
na d.  Elena  benedettina,  uipotedel  Papa. 
Ad  esaudire  il  volo  generale  del  mon- 
do cattolico,  ed  il  proprio  intimo  convin- 
cimento, con  bolla  de' 7  agosto  Pio  VII 
formalmente  ripristinò  per  tutto  l'orbe 
cristiano  i  benemeriti    Gesuiti,  compien- 
do l'opera  incominciala  dal  [ire decessole 
e  da  lui  già  in  parie  proseguita.  Indi  so- 
spese la  giurisdizione  de  Feudi  e  diritti 


PIO  1 57 

baronali,  che  poi  invitò  n  rinunziare,  re- 
golando la  giurisdizione  di  que'pnchi  che 
vollero  conservarli, con  la  dipendenza  dal- 
le Congregazioni  di  Consulta  e  del  Buon 
governo.  Premiò  le   virtù  ed  i  sofferti  pa- 
timenti del  marchese  Giovanni  Naro  Pa- 
trizi, con  dichiararlo  senatore  di  Roma  ; 
come  conferì  la  carica  di  Camerlengo  al 
cardinal  Pacca,  nominato  fino  da  quan- 
do si  trovarono  in  Foligno,  nel   celebre 
Concistoro  de'  26  settembre,  in  cui  par- 
tecipò al  sacro  collegio  la  storia  di  sua  de- 
porta zione,  i  mali  da  cui   fu   profonda- 
mente afflitto,  le  tenere  scene  di  pietà  di 
cui  fu  testimonio,  allorché  venne  trasci- 
nato attraverso  le  provincie  d'Italia  e  di 
Francia:  avrebbe  voluto  ringraziare  ogni 
città  e  borgata  per  le  affettuose  dimostra- 
zioni ricevute,  ma  non  lasciò  di  encomia- 
re la  divozione  de'genovesi,  milanesi  e  pie- 
montesi ,  quella  de'francesi  e  delle  loro 
mirabili  matrone,  terminando   la   com- 
movente allocuzione  con  rendere  vive  a- 
zioni  di  grazie  alla  ss.  Vergine, ai  bb. Pie- 
tro e  Paolo,  e  a  diversi  santi   Pontefici. 
Nel  medesimo  concistoro  Pio  VII   noli- 
fico  la  restituzione  de'dominii  folti   alia 
s.Sede,  nelle  ambascerie  del  cardinal  Con- 
salvi in  Francia  ed  in  Inghilterra  ,  es- 
sendo stato  accolto   favorevolmente   in 
Londra  :  la  bella  nota  diplomatica  avan- 
zata dal  cardinale  ai  ministri  delle  prin- 
cipali potenze  d'Europa,  si  legge  nell'Ar- 
taud  e.  67,  in  un  ai  reclami  e  proleste  su 
Avignone  e  contado  F'enaissino,  non  che 
sui  ducati  di  Parma  e  Piacenza,  essendo 
a  ciò  obbligatoli  Papa  come  amministra- 
tore del  patrimonio  di  s.Pietro.  Nell'otto- 
bre Pie  VII  riprese  l'uso  della  villeggiatu- 
ra di  Castel  Gandolfo,ed  ivi  dimorando, 
per  dare  un  solenne  attestato  di  ricono- 
scenza e  affezione  al  reggimento  ungalo 
dell'encomiato  Radetzky,  nella  cappella 
benedì  una  ricca  e  nobile  bandiera  e  glie- 
ne fece  dono,  in  memoria  di  averlo  rice- 
vuto al  Turo,  accompagnalo  in  Roma  e 
proseguilo  a  servire  per  un  tempo,  con 
mirabile  disciplina.  Da  una  parie  della 


i58  PIO 

bandiera  erano  ricamati  Io  stemma  im- 
periale di  casa  d'  Austria  e  vari  emble- 
mi militali;  dall'altra  vi  fu  espressa  l'im- 
magine della  Beata  Vergine  col  divin  Fi- 
glio, in  alto  di  porgere  la  destra  a  Pio 
VII  per  ricondurlo  al  suo  seggio,  con  di- 
stico allusivo,  in  cui  è  celebrata  la  Ma- 
donna, Ungariae  patronaj  inoltre  visi 
rappresentarono  il  genio  di  Roma  e  quello 
di  Ungheria.  Grato  Francesco  I  a  que- 
sta dimostrazione  ,  nell'anno  seguente 
mandò  al  Papa  i  oo  cavalli  scelti  dai  reg- 
gimenti ungheresi,  con  altrettante  pistole 
e  sciabole  dritte  ad  uso  di  dragoni,  oltre 
2000  fucili  per  la  fanteria.  Qui  noteremo, 
che  Pio\  Il  dichiarò  pr  itici  peroni  ano  Nu- 
gent,  già  comandante  imperiale  dell'ar- 
mate austriache  in  Italia,  e  per  distin- 
zione Io  prese  seco  in  Carrozza.  1/ ac- 
cademia di  s.  Luca  riconoscente  ai  be- 
nefìzi ricevuti,  e  per  le  aumentate  scuo- 
le di  disegno,  nella  sala  gli  eresse  un  bu- 
sto marmoreo.  Ritornato  in  Roma  Lu- 
ciano Bonaparte,  dedicò  a  Pio  VII  il  suo 
poema:  Carlo  Magno,  ossia  la  Chiesa  li- 
berala. Il  Papa  eresse  il  suo  feudo  di  Ca- 
nino (  ne  parlai  a  Farnese  famiglia)  in 
principato,  e  gli  continuò  la  sua  amo- 
revole ospitalità  in  Roma,  ove  si  stabilì 
il  ramoprimogenito.  Versolo  stesso  tem- 
po l'ambasciatore  Pressigny  invitò  ad  un 
sontuoso  pranzo  il  cardinal  Fesch,  qual 
generoso  sentimento  di  concordia  e  di  ob- 
blio  al  passato;  ma  avendo  il  cardinale 
dato  le  buone  feste  al  re  di  Francia  non 
ebbe  risposta,  anzi  non  gli  fu  permesso 
ritornare  alla  sua  sede  di  Lione. 

Nel  i8i5si  aumentò  l'attiva  corrispon- 
denza coli' Austria,  relativamente  alle  le- 
gazioni sempre  occupate  e  tenute  in  de- 
posito in  nome  di  Francesco  I;  ma  tutte 
le  speranze  erano  rivolte  al  congresso  di 
Vienna,  in  cui  si  trattava  di  regolare  l'e- 
quilibrio europeo  e  compensarci  sovra- 
ni temporali  restati  privi  de'loro  domi- 
mi: ivi  era  1'  infaticabile  e  destro  cardi- 
nal Consalvi,  ministro  plenipotenziario 
presso  le  alte  potenze.  Nel  febbraio  men- 


PIO 
tre  Murat  re  di  Napoli  trattava  col  Pa- 
pa di  guarentire  il  suo  regno  con  pon- 
tifìcia investitura  e  pagamento  dell'annuo 
censo,  ritenendo  ancora  Ancona,  le  Mar- 
che e  gran  parte  dello  stato  romano,  co- 
me dissi  nel  voi.  XXVII,  p.  1 38,  oltre 
porzione  del  ducato  d'Urbino,  improv- 
visamente cambiò  linguaggio, simulò  te- 
mere ostilità  e  si  preparò  alla  guerra,  ec- 
citando i  popoli  degli  stati  pontifìcii  alla 
ribellione,  in  fa  vore  dell'indi  pendenza  d'I- 
talia, di  cui  si  fece  promotore  per  domi- 
narla e  riunirla  sotto  il  suo  scettro.  Era 
con  Murat  in  segreta  intelligenza  Napo- 
leone, che  risiedeva  all'isola  dell'Elba  avu- 
ta insovranità,  quando  egli  salpò  da  Por- 
to-Ferraio a'26  febbraio  con  piccola  flot- 
tiglia;pose  il  piede  in  Francia  il  i.°  marzo, 
ed  a'20  rientrò  in  Parigi  e  risalì  sul  trono. 
Questa  notizia  immerse  Roma  nella  de- 
solazione, e  l'Europa  tutta  fu  nuovamen- 
te in  armi;  mentre  Elisa  sorella  di  Na- 
poleone diceva  in  Bologna:  se  mio  fra  lei- 
losarà arrestato, prenderemo  ilPapaqua- 
le  ostaggio.  Frattanto  Murat  proponendo- 
si il  conquisto  degli  stali  che  l'Austria  pos- 
sedeva in  Italia,  mosse  il  suo  esercito  ver- 
so il  Po  nella  metà  di  detto  mese,  do- 
mandò alla  corte  romana  il  passaggio  di 
12,000  uomini,  però  ordinando  ai  co- 
mandanti che  per  Terracina  e  Ceprano 
marciassero  sollecitamente  sopra  Roma, 
prendessero  il  Papa  e  lo  conducessero  a 
Gaeta.  A  tal  passaggio  e  per  avere  Mu- 
rat dichiarato  considerare  la  causa  di  Na- 
poleone come  la  sua, e  promulgato  l'in- 
dipendenza e  l'unione  d'Italia,  Pio  VII 
per  conservare  la  neutralità  e  accortosi 
del  pericolo,  vi  si  rifiutò,  decise  abban- 
donare Roma,  ed  inteso  che  i  napoleta- 
ni aveano  passato  il  confine,  ne  partì  ai 
22  marzo  coi  prelati  Bertazzoli,  Doria, 
Sala,  Mauri  e  Soglia,  i  quali  due  ultimi 
furono  ammessi  nella  sua  carrozza,  indi 
seguito  dal  sacro  collegio  e  dal  corpo  di- 
plomatico: lasciando  al  governo  della  cit- 
tà e  dominii  una  giunta  di  stalo,  e  per 
delegato  apostolico  il  cardinal  Di  Pietro. 


PIO 

Di  tutto  e  di  questo  viaggio  a  Genova, 
descritto  dal  cardinal  Pacca,  oltre  agli  ar- 
ticoli  che  citerò,  vedasi  i  voi.  VIHj  p.  288, 
XXVII, p.  1 39, XXVII I,  p.  239,  XLIV, 
p.  19.  Pio  VII  pernottò  ad  Acquapen- 
dente, il  24  a  s.  Quirico  nel  palazzo  Chi  • 
gi-Zondadari,eper  Siena,  nella  qualeal- 
quanto  riposò  nell'episcopio,  giunse  il  25 
in  Firenze,  ove  lo  raggiunse  il  cardinal 
Pacca  pro-segretario  di  stato.  La  sera  del 
28  partì,  e  nella  mattina  seguente  arri- 
vò a  Livorno ,  donde  nelle  ore  pomeri- 
diane del  3i  s'avviò  per  Pisa,  alloggia- 
to splendidamente  nella  notte  dall'arci- 
vescovo. Il  i.°  aprile  per  Viareggio  e  Mas- 
sa pervenne  a  Sarzana,  ove  dormi  nel- 
l'episcopio, complimentato  in  nome  del 
re  di  Sardegna,  quindi  proseguì  per  Gè- 
nova  nelle  feluche,  in  cui  approdò  a'3a- 
prile.  La  città  di  Savona  l'invitò  a  co- 
ronare la  statua  della  Beata  Vergine  del- 
la Misericordia,  funzione  che  descrissi 
nel  voi.  XVII,  p.  244-  Intanto  Napoleo- 
ne a'4  aprile,  con  lettera  del  ministro  de- 
gli affari  esteri  Coulincourt, partecipò  al 
cardinal  Pacca  di  avere  ripreso  le  redini 
dell'impero,  onde  lo  manifestasse  al  Pa- 
pa,  e  di  bramare  la  pace:  questi  stessi 
sentimenti  Napoleone  scrisse  direttamen- 
te a  Pio  VII,  di  volere  una  calma  gene- 
rale, nell'annunziargli  questo  i.°  avve- 
nimento al  trono.  Gli  originali  di  tali  let- 
tere non  pervennero  al  loro  indirizzo,  ed 
alle  copie  non  si  die  risposta.  Nello  stes- 
so tempo  Napoleone  nominò  suo  mini- 
stro in  Roma  il  cardinal  Fesch,  collo  sti- 
pendio di  200_,ooo  franchi  e  l'incarico  di 
dichiarare,  non  aver  l'imperatore  alcuna 
pretensione  sul  temporale  del  Papa.  Co- 
me Pio  VII  dichiarò  al  clero  di  Francia, 
che  non  si  poteva  giurargli  fedeltà,  si  ve- 
da il  voi.  XXXI,  p.  202.  Intanto  perle 
sconfìtte  avute  da  Murat  li  2,  3  e  4  mog- 
gio (che  fato  il  movimento  italico  trop- 
po tardi  per  eseguirlo  colle  forze  proprie, 
troppo  presto  per  tentarlo  coll'appoggio 
di  Napoleone,  perdette  il  trono  e  poi  la 
vita),  Pio  VII  partì  óaGcnova  a'  1 8  mag- 


PIO  i59 

gio,  e  da  Alessandria  si  recò  a  far  visita 
al  re  di  Sardegna  in  Torino,  indi  si  di- 
resse alla  volta  di  Roma,  festeggiato  per 
tutta  la  strada,  per  Modena,  Pistoia,  Pra- 
to e  Firenze.  Proseguendo  il  viaggio  per 
la  via  di  Siena,  passando  per  Radicofàni 
il  Papa  vi  si  trattenne  qualche  ora  e  vol- 
le rivedere  le  stanze  che  abitò  prigionie- 
ro. Il  5  giugno  entrò  nel  suo  stato,  e  per 
Acquapendente  e  Viterbo  rientrò  in  Ro- 
ma  a'7  giugno,  dopo  un  nuovo  trionfo 
della  religione,  facendo  il  4-°  solenne  in- 
gresso nell'alma  città,  tra  la  sincera  gioia 
degli  abitanti.  Prima  di  entrarvi  si  fer- 
mò nella  villa  del  conte  Cini  ,  ricevuto 
dal  cardinal  Di  Pietro,  dal  cardinal  So- 
maglia  presidente  della  giunta  di  stato, 
e  dai  membri  di  questa  i  prelati  Sanse- 
verino  pro-governatore,  Ercolani  tesorie- 
re, Riganti  segretario  di  consulta,  Falza- 
cappa  segretario  del  buon  governo,  e  Ri- 
valsola segretario  della  medesima  ,  tutti 
poi  cardinali.  Presso  la  chiesa  di  s.  Ma- 
ria in  Traspontina,  Pio  VII  fu  incontra- 
to dai  capitoli  Lateranense,  Vaticano  e  Li- 
beriano; e  nella  basilica  di  s.  Pietro  dai 
cardinali  ,  dai  prelati  e  dal  resto  del  cle- 
ro secolare  e  regolare.  Quindi  si  carilo  il 
Te  Deum,  si  die  la  benedizione  col  ss. 
Sagramento,  e  coi  due  nominati  cardi- 
nali rimontato  in  carrozza  si  portò  al  Qui- 
rinale, dalla  cui  loggia  benedì  il  plauden- 
te popolo,  che  nella  sera  e  in  quella  se- 
guente fece  generale  illuminazione.  Po- 
co dopo  il  prelato  de  Gregorio  presentò 
a  Pio  VII  il  triregno,  l'anello  pescatorio 
e  la  maggior  parte  de'codici  tolti  a  Ro- 
ma,che  avea  ricuperato  in  Parigi,  gli  ul- 
timi con  l'opera  di  mg.r  Marini, come  a 
ciò  deputato,  e  lo  dissi  ne' voi.  II,  p.  287, 
V,  p.  222,  XXXIII,  p.  233. 

Per  la  disastrosa  battaglia  di  Water- 
loo {di  cui  feci  cenno  anche  a  Paesi  Bassi), 
a' 18  giugno  Napoleone  cadde  per  sem- 
pre,  abdicò  di  nuovo  e  si  die  agli  inglesi; 
così  il  gigante  delle  battaglie,  vincitore  di 
tanti  popoli,  prigioniero  fu  rilegato  al- 
l'isola di  s.  Elcna,  che  descrissi  nel  voi. 


i6o  PIO 

XXXV,  p.  120  (in  un  alla  sua  morie  e 
trasporto  del  cadavere  in  Parigi,  ove  ri- 
parlo di  lui  e  del  sepolcro  in  cui  giace; 
quanto  alla  famiglia  Buonaparte  si  può 
vedere  il  voi.  XLV,  p.  1 58).  Due  giorni 
dopo  giunsero  in  Roma  il  prelato  Mazio 
poi  cardinale,  e  Giovanni  Luelli  cameriere 
e  maestro  di  casa  del  cardinal  Consalvi, 
quale  corriere  straordinario  (per  cui  eb- 
be una  pensione  di  mensili  scudi  1 5),  spe- 
dili a  Pio  VII  dall'illustre  e  benemerito 
porporato,  col  decreto  del  9  giugno  fatto 
dal  congresso  di  Vienna,  per  la  restitu- 
zione alla  s.  Sede  delle  tre  legazioni  Bo- 
logna, Ferrara  e  Ravenna,  delle  Marche, 
di  Benevento  e  Pontecorvo  (avendo  la 
caduta  di  Murat  semplificato  la  questio- 
ne di  Napoli  e  dei  compensi)  con  alcuni 
vincoli  di  amnistia  assoluta,  mantenimen- 
to degli  acquisti  fatti  dai  particolari,  ri- 
conoscimento del  debito  pubblico,  paga- 
mento delle  pensioni  (ond'ebbe  luogo  lo 
stabilimento  del  console  pontificio  in  Mi- 
lano, come  narrai  nel  voi.  XVII,  p.  4-5), 
e  concedendosi  all' Austria  il  diritto  di 
presidiare  le  fortezze  di  Ferrara  e  Co- 
macchio,  come  meglio  riportai  nel  voi. 
XXIX,  p.  302.  Ai  rispettivi  articoli  nar- 
rai come  il  Papa  riprese  possesso  de'luo- 
gbi  restituiti,  ai  quali  il  cardinal  Consal- 
vi ritornato  in  Pioma  a'2  luglio  e  ripre- 
se le  funzioni  di  segretario  di  stato,  il  5 
partecipò  il  decreto  nel  pontificio  no- 
me. Cos'i  il  Papa  ricuperò  l'intiero  slato, 
tranne  piccole  frazioni,  dopo  essere  stato 
in  pericolo  di  perdere  nuovamente  quel- 
la porzione  chegli  era  slata  restituita  nel- 
l'anno precedente.  Come  poi  Pio  VII  ne 
rese  grazie  a  Dio,  lo  dissi  nel  voi.  IX,  p. 
87.  Nel  citato  voi.  XXIX,  p.  2o3  e  seg. 
riprodussi  quanto  con  somma  lode  e  be- 
nemerenza operò  il  cardinale  al  congres- 
so, sia  pel  riordinamento  della  cbiesa 
di  Germania,  protestando  contro  i  pre- 
giudizi recati  alle  prerogative  e  diritti 
della  medesima,  non  cbele  solenni  pro- 
teste emesse  da  lui  e  da  Pio  VII  conva- 
lidate, per  Avignone  e  contado  Vtnais- 


PIO 

sino,  per  In  perduta  riva  sinistra  del  Po, 
e  per  le  guarnigioni  austriache  delle  f  >r- 
tezze  di  Ferrara  e  Comaccbio.  Coadiu- 
varono nel  congresso  di  Vienna  alla  re- 
stituzione de'douiiuii  pontificii,  i  ministri 
di  Francia,  di  Russia  e  d'Inghilterra. 
Quanto  riguarda  i  Luoghi  di  Monti  e  il 
debito  pubblico,  vedasi  il  voi.  XL,  p.  i5q 
e  seg.  Ritornato  da  Parigi  in  Roma  il  car- 
dinal Fescb  e  madama  Letizia,  il  Papa 
continuò  il  benigno  asilo,  ad  onta  delle 
contrarie  opinióni;  ma  quando  il  cardi- 
nale tornò  a  felicitare  il  re  di  Francia  per 
la  ricorrenza  natalizia,  con  più  di  ragio- 
ne non  ebbe  risposta  neppure  questa  vol- 
ta. Indi  Pio  VII  fece  le  sue  congratula- 
zioni a  Luigi  XVIII,  pel  suo  ristabilimen- 
to al  trono,  e  gli  spedi  Canova  a  recla- 
mare diversi  capi  d'opera  di  scultura  e 
pittura,  olire  gli  arazzi,  trasportati  a  Pa- 
rigi, di  che  ragionai  nel  voi.  XLVII,  p. 
98  e  94,  dicendo  ancora  di  altri  oggetti 
e  degli  archivi  ricuperali  dalla  s.  Sede. 
Veramente  il  re  di  Francia  sostenne  le 
stipulazioni  di  Tolentino,  ch'erano  l'ope- 
ra della  violenza,  e  nel  congresso  di  Vien- 
na non  si  fece  menzione  di  quegli  arti- 
coli; per  cui  Canova  si  regolò  secondo 
l'istruzione  di  Pio  VII  »  abbiate  dei  ri- 
guardi coi  francesi  che  noi  amiamo  »  e 
fu  alquanto  condiscendente,  lasciando  in 
dono  al  museo  di  Parigi  la  statua  colos- 
sale del  Tebro,  la  magnifica  Pallade  di 
Velletri,  la  Melpomene  ed  altre  opere. 
Sotto  gli  auspichi  del  Papa  si  aprì  in  Ro- 
ma il  Conservatorio  di s. Dionigio. 

Roma  nel  1  816  fu  rallegrata  dalla  ce- 
lebre promozione  di  21  cardinali,  oltre 
10  che  il  Papa  si  riservò  in  petto,  tra  i 
quali  uscirono  i  due  immediali  degni  suc- 
cessori,  Leone  XII  e  Pio  Vili.  A  ri- 
muovere l'accattonaggio,  Pio  VII  asse- 
gnò annui  scudi  5o,ooo  per  fondare  li- 
no stabilimento,  donde  ebbe  origine  l'O- 
spizio  di  s.  31  aria  degli  Angeli.  Il  re  di 
Francia  sostituì  all'ambasciatore  Pres- 
signy  il  duca  di  Blacas,  al  cui  figlio  il  Pa- 
pa fu  Padrino.  Per  dotazione  dell'ex  vice- 


IMO 

re  Eugenio,  secondo  il  convenuto  delle 
potenze  alleate  ,  oltre  cinque  milioni  di 
fianchi  che  gli  sborsò  il  re  delle  due  Sici- 
lie, gli  fu  assegnato  il  possesso  di  alcuni  be- 
ni ecclesiastici  nello  stato  pontificio,  cioè 
nel  Bolognese,  nel  Al  archegiano  e  nell'Ur- 
binate, i  quali  furono  contrastati,  non  a- 
vendo  la  s.  Sede  acceduto  all'atto  che  at- 
tribuì ad  Eugenio  tali  beni,  di  loro  na- 
tura inalienabili,  onde  Fio  VII  protestò  di 
non  cedere  che  alla  forza  ;  ma  per  le  pre- 
mure di  alcuni  sovrani ,  essendo  Euge- 
nio genero  del  redi  Baviera,  Pio  VII  su- 
però le  difficoltà  e  col  nome  di  Appannag- 
gio prese  il  mezzo  termine  di  concederli 
in  enfiteusi,  col  patto  che  pagasse  un  lau- 
demio  di  160,000  scudi  e  l'annuo  cano- 
ne di  4°°o  scudi  (  questo  appannaggio 
deriva  da  quello  nel  1810  assegnato  da 
Napoleone  al  figliastro  Eugenio  e  forma- 
to d'un  milione  di  lire  coi  beni  ecclesia- 
stici delle  Marche  );  inoltre  si  riserbò  la 
facoltà  di  redimere  nello  spazio  di  g  an- 
ni i  beni  concessi,  sborsando  3,170,000 
scudi  :  l'investitura  ebbe  Iuogocon  istro- 
inento  degli  S  maggio  1816.  Non  essen- 
dosi fatta  la  redenzione,  però  si  deve  a 
Gregorio  XVI  il  ricupero  di  tali  beni,  per 
quanto  riportai  nel  voi.  XXXII,  p.  326. 
Ne' primi  di  giugno  Pio  VII  cadde  leg- 
germente infermo  di  disuria  ,  e  creden- 
do che  il  regime  di  vita  che  gli  facevano 
tenere  ne  aumentasse  i  dolori,  dichiarò 
di  volere  mettersi  egli  stesso  alla  testa  di 
sua  salute.  Da  quel  giorno  si  creò  una 
specie  di  metodo  di  vitto,  che  appellava 
il  suo  calendario,  regolando  le  vesti  se- 
condo l'atmosfera.  Ai  6  luglio  fece  pub- 
blicare il  celebre  moto-proprio  sull'  or- 
ganizzazione dell'amministrazione  pub- 
blica e  la  classificazione  delle  Delegazio- 
ni apostoliche,  del  quale  parlai  ai  luoghi 
che  ne  riguardano  le  provvidenze.  Que- 
sta legge  che  il  cardinal  Consalvi  promi- 
se al  congresso  di  Vienna  ,  cambiale  le 
forme  e  Ia(ìsonomia,in  molte  cose  fu  una 
imitazione  delle  leggi  francesi  ,  le  quali 
non  sono  che  un  compendio  di  quelle  ro- 
vol.  lui. 


PIO  iG  r 

mane  con  di  piìi  positivo.  Tra  le  istitu- 
zioni francesi  che  si  conservarono,  nomi- 
nerò gli  utilissimi  pompieri j  e  tra  le  or- 
ganizzazioni e  miglioramenti  che  onora- 
no le  sollecitudini  di  Pio  VII,  ricorderò 
quantofeceper  la  Congregazione  delcen- 
so.  Nell'agosto  Pio  VII  dalla  congrega- 
zione de' vescovi  e  regolari  fece  restituire 
i  beni  invenduti  ai  luoghi  pii  ed  agi'  i- 
stituti  religiosi  cui  spettavano.  Quanto  ai 
locali  acquistati  che  non  avevano  cangiato 
la  forma,  ordinò  che  si  restituissero  con  in- 
dennizzo agli  attuali  possessori.  Una  par- 
ticolare congregazione  ad  referendum  re- 
golò questo  delicato  argomento.  Nel  no- 
vembre l'Artaud  fu  trasferito  dall'amba- 
sceria francese  di  Roma  a  quella  di  Vien- 
na, colmo  delle  pontificie  gentilezze,  del 
dono  d'  un  bel  rosario  e  dell'apostolica 
benedizione.  S'intavolarono  de'  negozia- 
ti fra  il  Papa  e  il  re  delle  due  Sicilie  pel 
cambio  di  Benevento  e  Pontecorvo,  do- 
mandando Pio  VII  la  chinea  ;  ma  nulla 
si  conchiuse.  Nel  18  16  eresse  diverse  se- 
di vescovili: a'26  febbraio  Chilapa  in  A- 
merica  (poi  incorporata  ad  altra  chiesa) 
con  la  bolla  Universi  Dominici,  cit.  Bull. 
p.  4^9>  nel  Messico;  a'3i  maggio  con  la 
bolla  Assidua,  t.  i45  p-32,  istituì  nella 
diocesi  di  Canaria  un  vescovo  con  tito- 
lo in  partii usj  a'  1  2  settembre  con  la  bolla 
Romanus  Ponti/ex,  p.  222,  ripristinò  la 
sede  di  Callagirone  ;  a'  1  7  marzo  con  la 
bolla  Super,  p.  274, eresse  la  sede  di  Ni- 
cosiaj  restituì  a  Treia  il  seggio  vesco- 
vile e  ne  affidò  l'amministrazione  all'ar- 
ci vescovo  di  Camerino.  Nel  gennaio  1 8 1 7 
furono  ultimali  gli  affari  della  corte  di 
Vienna,  relativamente  all'  ordinamento 
del  suo  clero,  alla  vendita  di  vari  dominii 
ecclesiastici  ed  alla  navigazione  del  Po, 
avendo  il  Papa  dichiarato  porlo  franco 
quello  di  Pontelagoscuro.  Uopo  aver  fis- 
sato col  suddetto  moto-proprio  gli  onorari 
di  tutti  gl'impiegati,  con  altro  del  26  feb- 
braio formò  la  cassa  per  le  giubilazioni 
a  loro  vantaggio.  Il  re  di  Spagna  Ferdi- 
nando VII,  il  cui  padre  Carlo  IV  colla 
1  1 


i62  PIO 

madre  sempre  dimoravano  in  Roma,  ot- 
tenne da  Pio  VII  di  prendere  sul  clero 
del  regno  per  6  anni  sei  milioni  di  reali. 
]\el  1 8  i  7  Pio  VII  aggiunse  al  Museo  Va- 
ticano il  braccio  nuovo, cioè  il  nobilissi- 
mo e  splendido  Museo  Ckiaramonli.  In- 
oltre egli  v'incominciò  l'attuale  galleria 
di  quadri,  e  nella  Biblioteca  Vaticana, 
oltre  altri  doni  ed  abbellimenti,  vi  col- 
locò parte  del  museo  sacro  Mariotti  da 
lui  acquistato.  I  ministri  delle  grandi 
potenze  richiamarono  intanto  dal  gover- 
no una  particolare  sorveglianza  sul  prin- 
cipe Luciano  Bonaparle.e  sua  famiglia* 
In  questo  tempo  mori  il  cardinal  Mdttryt 
cbe  la  giunta  di  stato  avea  fatto  arresta- 
re, indi  liberato  da  l'io  VII,  il  quale  cadu- 
to malato,  nel  maggio  passò  in  Castel  Gan- 
dolfo.Con  la  bolla  Assidua ,  del  3  i  mag- 
gio^). 3 1  3,  assegnò  un  nuovo  suffraga  neo 
a  Canaria;  con  la  bolla  Romanus,  p.  222, 
de'  1 2  settembre,  concesse  privilegi  a  Cai- 
la  girone  e  deputò  il  nuovo  vescovo.  Ele- 
vò a  metropolitana  Varsavia,  ed  eresse  la 
sede  di  Piazza.  Pio  VII  accordò  all'im- 
peratore d'Austria  la  nomina  de'vescovi 
veneti  e  di  Pvagusi,  argomento  toccato  a 
Germania,  Venezia  e  Uagvsi.ì^cI  giorno 
.'">  giugno  fu  sottoscritto  il  Concordato  tra 
Pio  V II  e  Massimiliano  Giuseppe  re  di 
Baviera  j  nell'anno  seguente  il  Papa  pub- 
blicò la  bolla  per  la  circoscrizione  e  re- 
golamento delle  diocesidi  Baviera.  Agli 
f  1  giugno  ebbe  luogo  il  Concordalo  tra 
Pio  I  II  e  Luigi  XVIII  re  eli  Francia, 
che  fu  seguito  dalla  bolla  del  19  che  lo 
conferma.  A'26  il  Papa,  essendo  ancora 
in  Castel  Gandolfo,  fece  una  caduta  ac- 
compagnata da  circostanze  inquietanti, 
che  però  non  ebbe  conseguenze:  tuttavia 
i  carbonari  profittarono  della  circostan- 
za per  insorgere  a  Macerata  a'24  giugno, 
ma  furono  subito  repressi.  Nello  stesso 
mese  si  conchiuse  il  Concordato  tra  Pio 
V II  e  Vittorio  Enimanitele  re.  di  Sar- 
degna, ed  a' 17  luglio  il  Pontefice  emanò 
la  bolla  Beati  Pelri,  per  la  circoscrizione 
delle  diocesi  del  Piemonte,  erigendo  al- 


P  1  O 

cune  sedi  vescovili  ed  in  arcivescovili  Ver- 
celli e  Chambery  j  altra  ne  pubblicò  ai 
27  luglio  perla  circoscrizione  delle  dio- 
cesi di  Francia.  A'22  novembre  Pio  VII 
sottoscrisse  il  moto-proprio  sul  nuovo  co- 
dice di  procedura  civile. 

Il  nobile  veneto  Catterino Corner,  in 
testimonio  di  profonda  gratitudine  alla 
generosa  bontà  di  cui  lo  avea  onorato  Pio 
VI I,  con  testamento de'2  2settembre  1802 
lo  supplicò  a  ricevere  in  legato  il  suo  pa- 
lazzo  Corner  (dello  della  Regina,  da  quel- 
la di  Cipro  uscita  da  tal  famiglia,  onde 
nelle  pareli  sono  affreschi  rappresentan- 
ti la  sua  storia,  ospitata  e  morta  in  Ilo- 
ma,  come  narrai  nel  voi.  XIII,  p.  189  ) 
situato  in  Venezia  nella  parrocchia  di  s. 
Cassiano,  e  la  galleria  de'quadii.Nel  1816 
Pio  VII  volendo  destinare  il  palazzo  in 
pio  uso,  consultò  il  nobile  Lorenzo  Giù  • 
stiniani  veneto,  alla  cui  custodia  l'avea 
affidato,  quale  fosse  da  preferirsi.  Giu- 
stiniani propose  il  benefico  istitutoe  con- 
gregazione ecclesiastica  delle  Scuole  di 
Carità  (V.),  fondate  in  Venezia  circa  il 
1802  dai  benemeriti  e  zelanti  sacerdoti 
Anton'Angelu  e  Marcantonio  fratelli  Ca- 
vanis,dopo  averne  ad  essi  fatta  proposi- 
zione e  riportata  l'adesione.  Pio  VII  ac- 
colse benignamente  la  proposizione  nel 
maggio  1817,  reputando  che  nel  palazzo 
si  potessero  trasferire  le  donzelle  dell'  i- 
stituto,  e  questo  esonerare  dall'annua  pi- 
gioneche  pagava  nel  localeoccupato, tifili 
avvertendo  che  attesa  la  molta  distanza 
le  attuali  figlie tnccolte  restavano  abban- 
donale. Tutto  questo  avendo  gl'istituto* 
ri  fatto  gustare  al  loroamorevole  media- 
tore, il  Pontefìcecon sovrana  munificen- 
za a'6  settembre  1817,  con  foglio  da  lui 
sotloscrilto,  si  degnò  concedere  ai  nomi- 
nati fratelli  Cavanis  per  benefizio  del  lo- 
ro istituto  il  pieno  dominio  del  maesto- 
so palazzo  Corner,  dell'annessa  galleria 
e  di  tutt' altro  compreso  nel  surriferito 
legalo,  autorizzandoli  a  valersene,  sia  per 
uso  di  abitazione,  che  alienandolo  o  af- 
filiandolo, profittando  eziandio  mediante 


PIO 

vendita  de'quadri  e  mobili  ivi  esistenti, 
i»l  perpetuo  vantaggio  della  suddetta  ope- 
ra pia,  che  essendo  allora  precaria  e  pri- 
vata venne  perciò  generosamente  e  con 
autorità  pontifìcia  incoraggiata  e  promos- 
sa. A  compimento  del  singolare  benefìzio 
e  perchè  non  restasse  a  carico  dell'  isti- 
tuto il  mantenimento  del  domestico  che 
avea  tenuto  cura  del  palazzo,  il  Papa  gli 
fece  continuare  l'assegno  vita  durante.  A 
maggior  vantaggio  delle  scuole  di  carità  i 
provvidi  istitutori  tutto  venderono, laon- 
de di   presente  nel   palazzo   risiedono  il 
monte  di  pietà  e  la  cassa  di  risparmio. 
Nel  1818  a'28  gennaio  fu  combinato 
il  concordato  con  1'  imperatore  di  Pms- 
sia  per  la  Polonia,  onde  poi  ebbe  luogo 
la  circoscrizione  delle  diocesi.  La  salute 
intanto  del  Papa  era  sempre  debole,  ma 
non  dava  serie  inquietudini.  A'  16  feb- 
braio venne  terminato  il  Concordalo  ira 
Pio  Vile  Ferdinando  I  re  delle  due  Si- 
cilie :  di  poi  il  re  si  portò  in  Roma  a  rin- 
graziare il  Pontefice,  e  pel  resto  si  può 
vedere  Sicilia.  In  questo  frattempo  si 
permise  a  mg.r  Isoard  ,  uditore  di  rota 
per  la  Francia,  di  recarsi  in  Roma  e  rias- 
sumervi la  carica.  Crescendo  la  recipro- 
ca benevolenza  tra  la  s.  Sede  e  la  corte 
d'Inghilterra,  per  cui  gl'inglesi  in  Roma 
ricevevano  dal  Papa  e  dal  cardinal  Con- 
salvi  le  più  grandi  considerazioni, il  princi- 
pe reggente,  contro  le  consuetudini,  scris- 
se una  lettera  piacevole  a  Pio  VII  ,  che 
destò  significante  sensazione  tra'romani, 
che  già  da  molti  anni  vedevano  tra  loro 
stabilito  un  console  generale  britannico. 
PiofittòilPapadelle  ottime  relazioni  con 
quella  corte  a  vantaggio  dell' Irlanda  e 
per  l'emancipazione  di  tutti  i  cattolici  di 
Inghilterra.  Nel  1 .°  maggio  Pio  VII  spedì 
la  bolla  sopra  la  circoscrizione  di  alcune 
diocesi  di  Venezia. Tratto  a 'loro  articoli  di 
quantoappartiene  alle  missioni  pontificie, 
che  dal  zelo  religioso  del  Papa  ricevettero 
un  grande  incremento, e  quanto  riguarda 
la  fondazionedinuovesedi  vescovili,  come 
per  l'America,  dove  eresse  il  vicariato  a- 


PIO  i63 

poslolico  dell'isole  dell'  America  setten- 
trionale ed  altri  vicariati.  Più  tardi  e  sot- 
to i  di  lui  auspicii  in  Lione  ebbe  princi- 
pio l'utilissima  istituzione  della  Propa- 
gazione della  fede.  Egualmente  nel  pon- 
tificato di  Pio  VII  deve  l'origine  la  con- 
gregazione de'missionari  del  preziosissimo 
sangue^  de'quali  parlai  ne' voi.  XLV,  p. 
224,eL,p.  2C).EIevòalgrado  arcivescovi- 
le le  sedi  di  Bambergae  Smirne,  ed  istituì 
i  vescovati  di  Sandomir,  Podlachia,Sey- 
na,  Eperies  e  di  s.  Cristoforo.  Incomin- 
ciò il  18  iq  con  la  morte  di  Maria  Luisa 
regina  di  Spagna,  per  cui  si  celebrò  quel 
solennissimo  funere,  che  descrissi  nel  voi. 
X,  p.  3o6  :  il  marito  Carlo  IV,  ch'erasi 
portato  in  Napoli  a  trovare  il  fratello,  la 
seguì  nella  tomba  pochi  giorni  dopo.  Pio 
VII  ordinò  utili  provvidenze  sulle  Ac- 
que, Fontane  e  Strade  di  Roma.  Agli  1  1 
febbraio  il  cardinal  Consalvi  fu  prevenu- 
to dal  governo  austriaco  del  disegno  che 
avea  formato  1'  imperatore  Francesco  I 
di  recarsi  a  Roma  ed  a  Napoli  ;  intanto 
il  granduca  Michele  di  Russia  si  portò 
ad  ossequiare  il  santo  Padre,  che  I*  ac- 
colse con  cordialità  e  tenerezza, e  l' inca- 
ricò di  preseutareall'imperatore  Alessan- 
dro I  suo  fratello  i  più  lusinghieri  com 
plimenti,  esternando  il  vivo  desiderio  di 
vederlo  in  Roma,  che  pure  lo  era  di  quel 
degno  principe.  Sino  dal  maggio  del  pre- 
cedente anno  Napoleone  ed  i  francesi  che 
gli  facevano  compagina  in  s.  Elena  ,  a 
mezzo  del  cardinal  Fesch,  domandarono 
al  santo  Padre  d'inlerporsi  col  governo 
inglese  per  avere  un  sacerdote  cattolico. 
L'ottenne  Pio  VII  e  convenne  sul  con- 
corrente ab.  Bona  vita  corso,  quasi  ottua- 
genario, ma  pieno  di  coraggio.  Il  Papa 
nell'aprile  rivide  il  cav.  Artaud  suo  sto- 
rico, che  nuovamente  fu  eletto  1 .°  segre- 
tario dell'ambasciata  francese  in  Roma, 
onde  sempre  più  potè  far  tesoro  di  uo- 
zioni  per  la  sua  opera.  Per  morte  del  se- 
natore Patrizi,  Pio  VII  gli  sostituì  il  prin- 
cipe Corsini,  che  prese  possesso  con  quel- 
la pompa  che  descrissi  nel  voi.  X,  p.  3  i4; 


164  pio 

indi  per  sua  rinunzia  nominò  senatore 
di  Roma  il  principe  Altieri.  I  preparativi 
pel  ricevimento  di  Francesco  I  annun- 
ziavano grandi  dispendi,  sebbene  taluni 
si  aspettassero  cose  maggiori.  Non  man- 
cò chi  insinuò  al  cardinal  Consalvi  d'in- 
contrare l'imperatore  a  Venezia;  ma  egli 
se  ne  dispensò,  dicendo  ch'era  rivestito 
d'una  specie  di  civile  dittatura  negli  stati 
papali.  Alla  frontiera  fu  mandato  a  rice- 
verlo il  marchese  Massimo  generale  del- 
le poste  pontificie,  ed  a  Viterbo  si  trovò 
ad  ossequiarlo  mg.r  Etano  maestro  di 
camera  poi  cardinale  (egli  ed  il  cardinal 
Oppizzoni  sono  i  porporati  superstiti  del 
gran  Pontefice).  A  Ponte  iMolle,  sotto  un 
padiglione  elegantemente  ornato,  l'impe- 
ratore e  l'imperatrice  il  2  aprile  nelle  ore 
pomeridiane  vennero  complimentati  dal 
cardinal  Consalvi  con  il  corteggio  cui  era 
partito  dal  Quirinale,  cioè  8  mute  pala- 
tine con  3  camerieri  segreti  partecipanti 
e  4  soprannumeri  secolari,  oltre  il  mar- 
chese Sacchetti  foriere  maggiore  ,  il  ba- 
rone Piccolomini  cavallerizzo  maggiore, 
il  capitano  degli  svizzeri  Pfy(fer,edil  mar- 
chese Giberti  Mattoli.  L' imperatore  e 
l'imperatrice  aveano  il  seguitodicji  per- 
sonaggi ,  compreso  mg.r  Leardi  nunzio 
di  Vienna,  con  33  carrozze,  onde  occor- 
revano 162  cavalli  per  ogni  stazione  po- 
stale. I  diversi  corpi  militari  schierati  fe- 
cero gli  onori,  e  dalla  torre  del  Ponte  fu 
salutato  da  una  salva  d'artiglieria.  Dopo 
breve  riposo  l'imperatore  e  l'imperatrice 
con  l'arciduchessa  Carolina  loro  figlia  ed 
il  cardinal  Consalvi  entrarono  nella  car- 
rozza nobile  palatina,  e  nelle  altre  prese- 
ro luogo  i  primari  della  corte  imperiale 
e  la  corte  pontificia,  seguendo  la  i.a  la 
guardia  nobile  del  Papa.  11  treno  era  pre- 
ceduto dal  principe  di  Raunitz ambascia- 
tore imperiale  con  la  legazione, eda4cor- 
rieri  pontificii,  con  quell'ordine  descrit- 
to dal  ti.02  7clel  Diario  di  Roma,  il  qua- 
le ne'seguenti  riporta  tutte  le  feste  cele- 
brate in  Roma  nel  soggiorno  de'sovrani 
e  tutto  ciò  che  li  riguarda. 


PIO 

Nell'ingresso  di  Porta  del  Popolo  co- 
minciarono le  salve  dell'artiglierie  poste 
sul  Monte  Pincio  ,  cui  fecero  eco  quelle 
del  Castel  s.  Angelo,  alternando  le  altre. 
Pervenuta  la  carrozza  dell'imperatore  a- 
vanti  la  scala  regia  del  Quirinale,  si  tro- 
varono a  riceverlo  il  prelato  maggiordo- 
mo che  ne  aprì  lo  sportello,  il  maestro 
di  camera,  gli  arcivescovi  e  vescovi  assi- 
stenti al  soglio,  i  protonotari  apostolici, 
i  prelati  domestici,  gran  parte  della  ca- 
mera segreta  pontifìcia^  principi  eleprin- 
cipesse  destinate  al  servigio  de'due  sovra- 
ni. Negli  appartamenti  papali  l'impera - 
toree  l'imperatrice  vennero  inchinati  dal- 
l'ambasciatore  ,  dal  principe  di  Metter- 
meli loro  i.° ministro,  dai  prelati  capi  dei 
tribunali  e  altri  della  prelatura,  e  dai  co- 
mandanti le  guardie  nobili.  Avvisato  Pio 
VII  dell'arrivo  dell'imperatore  e  dell'im- 
peratrice, si  avanzò  ad  incontrarli  nelle 
sue  anticamere,  annunziando  ili.0  il  pre- 
fetto de' maestri  delle  ceremonie  pontifi- 
cie. L'incontro  fu  veramente  commoven- 
te, massime  pel  Papa  e  per  Francesco  I, 
per  la  reciproca  consolazione  ;  gli  augu- 
sti coniugi  testimoniarono  la  loro  divo- 
zione e  riverenza  verso  la  sacra  persona 
del  capo  della  Chiesa,  che  li  accolse  con 
dimostrazioni  de'  più  speciali  riguardi  e 
paterna  affezione.  Dopo  un  conveniente 
colloquio,  Pio  VII  li  accompagnò  per  va- 
rie anticamere,  ove  ricevette  gli  omaggi 
del  corteggio  imperiale,  e  dal  cardinal 
Consalvi  furono  accompagnati  i  sovrani 
nel  contiguo  appartamento  decorosamen- 
te addobbato,  destinato  per  loro  alloggio. 
La  corte  imperiale  venne  collocata  par- 
te nello  stesso  Palazzo  apostolico  Qui- 
rinale e  parte  nel  Palazzo  della  Consul- 
ta. Nella  sera  i  cardinali  si  portarono  a 
riverire  gl'imperiali  coniugi,  e  poscia  la 
corte  e  nobiltà  romana  ed  il  corpo  di- 
plomatico, non  che  la  duchessa  di  Cha- 
blais  (che  per  la  sua  lunga  dimora  in  Ro  - 
ma  lasciò  al  Museo  Faticano  diversi  mo- 
numenti) sorella  del  re  di  Sardegna  Car- 
lo Felice,  e  la  duchessa  di  Lucca  infan- 


PIO 

ta  di  Spagna,  col  principe  e  principessa 
suoi  figli  ,  che  per  tanti  anni  abitarono 
Roma.  In  questa  alma  città  per  sì  fau- 
sta circostanza  si  recò  un  numero  immen- 
so di  forestieri  e  personaggi ,  anche  per 
goderne  le  feste.  Vi  si  portarono  ancora 
il  principe  Antonio  di  Sassonia  con  l'ar- 
ciduchessa moglie  e  la  principessa  loro 
nipote;  l'arciduca  Palatino  del  regno  di 
Ungheria  ;  la  duchessa  di  Wùrtemberg 
colle  liglie  ;  il  principe  ereditario  di  To- 
scana, che  fu  alloggiato  nel  Quirinale,  ed 
il  corpo  diplomatico  di  Vienna.  A  tutti 
questi  principi  e  personaggi  il  Papa  fece 
le  più  graziose  accoglienze,  ed  il  cardi- 
nal Consalvi  prodigò  loro  le  maggiori  cu- 
re ed  alti  riguardi. 

L'imperatore,  l'imperatrice,  la  loro 
figlia  e  tutti  i  nominati  personaggi  inler- 
venneroaliepiùsolennifunzioui  ed  a  tut- 
te le  feste  ch'ebbero  luogo  durante  il  lo- 
ro soggiorno  nella  capitale  del  cristiane- 
simo. Le  funzioni  cui  assisterono  furono 
quelle  della  settimana  santa  e  di  Pasqua, 
nella  quale  l'imperatore  per  indisposizio- 
ne non  ci  fu  ;  Pio  VII  per  debolezza  solo 
assistè  alla  messa  pontificata  dal  cardinal 
Mattei,  ma  poi  die  la  solenne  benedizio- 
ne. Nel  giovedì  e  venerdì  santo  l'impera- 
tore con  altri  diecisette  principi  e  prin- 
cipesse di  case  sovrane  pranzò  nell'appar- 
tamento del  cardinal  segretario  di  stato 
nel  Vaticano,  mentre  in  altra  sala  desi- 
narono i  cardinali,  gli  ambasciatori  e  al- 
tri ministri  del  corpo  diplomatico,  non 
che  le  più  illustri  persone  di  varie  na- 
zioni. Le  dimostrazioni  di  pubblica  alle- 
grezza furono  la  cantata  della  Gerusalem- 
me liberata  del  Zingarelli,  nelle  sale  del 
Vaticano;  l'illuminazione  della  cupola  di 
s.  Pietro  e  la  girandola  nella  sera  di  Pa- 
squa ;  la  festa  di  ballo  al  teatro  Alibert 
e  nell'anfiteatro  Correa;  la  corsa  del  fan- 
tino in  piazza  Navona  ;  la  festa  che  l'am- 
basciatore Kaunitz  diede  a'suoi  sovrani 
nel  palazzo  Braschi,  ove  ahi  lava,  e  quel- 
la magnifica  e  sontuosa  di  Campidoglio. 
1  capolavori  che  arricchiscono  quel  mu- 


P I  O  16  5 

seo  furono  bellamente  disposti,  per  de- 
corare l'interno  degli  appartamenti:  lo 
sfarzo  e  la  splendidezza  vennero  ammi- 
rali dai  sovrani,  dai  cardinali,  dai  prin- 
cipi, dal  corpo  diplomatico  e  dai  perso- 
naggi che  vi  assisterono.  Dopo  aver  essi 
veduto  un  bellissimo  fuoco  artifìziale  sul- 
la piazza  di  Campidoglio,  furono  invita- 
ti nellasaladel  palazzo  senatorio,alla  cau- 
tata  composta  in  onore  dell'imperatore 
ede'monarchi  cheaveano  contribuito  al- 
lo stabilimento  della  pace  d'Europa.  In- 
di l'augusta  comitiva  passò, sopra  un  pon- 
te appositamente  costruito,  alla  lauta  ce- 
na preparata  nell'appartamento  de'con- 
servatoli  di  Roma,  trionfando  nel  mezzo 
della  mensa  la  famosa  Lupa  di  bronzo. 
L'imperatore  invitò  alla  cena  i  cardina- 
li e  gli  ambasciatori:  diverse  tavole  per 
mille  persone  erano  state  disposte  in  al- 
tre sale.  Terminato  il  banchetto,  l'impe- 
ratore e  l'imperatrice  attestarono  al  car- 
dinal Consalvi  la  piena  loro  soddisfazio- 
ne delle  sue  cure  indefesse  e  della  gran- 
diosa festa  loro  stata  offerta  in  nome  del 
santo  Padre.  L'imperatore,  l'imperatri- 
ce e  gli  altri  principi  visitarono  con  pia- 
cere i  principali  monumenti  di  Roma,  le 
chiese,  i  palazzi,  gli  stabilimenti,  le  vil- 
le. Onorarono  eziandio  di  loro  presenza 
gli  studi  artistici  di  Canova,  Wicar,  Lin- 
di ,  Cam  ucci  ni ,  Thorwaldsen  ,  Fabris, 
Alvarez  e  Schaller;  come  pure  quello  dei 
pensionati  italiani  nel  palazzo  di  Vene- 
zia, e  l'esposizione  delle  opere  degli  ar- 
tisti tedeschi  nel  palazzo  Caffarelli.  Visi- 
tarono inoltre  i  luoghi  suburbani  di  Fra- 
scati, Castel  Gandolfo,  Albano,  Ariccia, 
Genzano  e  Tivoli.  A'26  aprile  partirono 
per  Napoli  seguiti  dal  corpo  diplomatico 
di  Vienna.  Ritornati  in  Roma  a'  1  giu- 
gno, il  4  i  sovrani  si  trovarono  alla  pro- 
mozione al  cardinalato  dell'arcivescovo 
di  Olmiitz,  fratello  dell'imperatore,  e  al- 
la solenne  processione  del  Corpus  Do- 
mini.Prima  di  partire  l'imperatore  e  l'im- 
peratrice tornarono  a  visitare  nel  novi- 
ùato  de  gesuiti  Carlo  EmmanueIcIV,già 


166  PIO 

re  di  Sardegna;  indi  fecero  visita  ad.  Ele- 
na Chiaramonti  nipote  del  Papa,  nel  mo- 
nastero delle  carmelitane  della  ss.  Incar- 
nazione dette  le  Barberine,  perciò  fre- 
quentato da  Pio  VII  (d.  Elena  benedet- 
tina, avanti  1*  invasione  francese  si  recò 
in  Roma  in  tal  monastero  e  vi  restò  sotto 
il  governo  francese,  sempre  però  come  pri- 
ma vestita  da  secolare,  nel  qual  tempo  a 
dette  monache  si  unirono  le  propinque 
carmelitane  di  s.  Teresa.  Di  poi  il  Papa 
volle  che  riprendesse  l'abito  monastico  in 
un  monastero  dell'ordine,  e  la  collocò  in 
quello  delle  benedettine  di  Campo  Marzo, 
ove  mori).  Ringraziato  vivamente  il  Papa 
di  tante  singolari  dimostrazioni  di  affetto 
e  di  distinzione,  agli  i  i  giugno  l'impera- 
tore e  l'imperatrice  partirono  da  Roma 
con  il  loro  corteggio,  accompagnati  alla 
carrozza  dal  cardinal  Consalvi  e  dai  pre- 
lati maggiordomo  e  maestro  di  camera, 
rinnovandosi  le  salve  d'artiglieria  che  ne 
aveano  annunziato  l'ingresso. 

Nel  giorno  precedente  l' imperatore 
conferì  diverse  decorazioni  equestri,  cioè 
al  cardinal  Ma  ilei  come  decano  del  sacro 
collegio,  ed  a  quei  signori  riportati  nel 
n.°4-8de]  Diario  di  Roma.  L'arciduches- 
sa figlia, avendolo  preceduto  in  Perugia, 
vi  cadde  inferma,  onde  tosto  il  cardinal 
Consalvi  vi  si  recò  a  fine  di  vegliare,  per- 
chè le  più  sollecite  cure  le  fossero  prodi- 
galizzate. L'imperatore  restò  assai  com- 
mosso e  sensibile  a  questa  prova  di  at- 
taccamento. Per  tulio  il  tempo  che  la  cor- 
te di  Vienna  dimorò  in  Roma,  né  l'im- 
peratore, né  il  principe  di  Mettermeli  fe- 
cero alcun  motto  sia  al  Papa,  sia  al  se- 
grelariodi  stato,  relativamente  agli  affari 
religiosi  e  politici  degli  stali  austriaci  ;  si- 
lenzio che  recò  molto  stupore  a  Pio  VI  I, 
laonde  il  viaggio  altro  scopo  nun  ebbe  che 
di  piacere  e  d'istruzione.  Quando  il  prin- 
cipe di  Canino  e  sua  sorella  Paolina  prin- 
cipessa Borghese  domandarono  di  vedere 
il  principe  di  Mettermeli,  questi  rispose 
non  poter  prendere  relazioni  colla  fami- 
glia Bonaparte.  Il  cardinal  Consalvi  ricc- 


PIO 
vette  un  ricco  donativo,  il  governatore 
di  Roma  una  scatola  col  ritratto  dell'im- 
peratore contornato  di  brillanti,  e  rag- 
guardevoli donativi  si  distribuirono  alla 
corte  e  famiglia  pontificia.  In  questo  tem- 
po giunse  in  Pioma  il  celebre  pittore  in- 
glese Lawrence,  incaricato  dal   principe 
reggente  di  fare  il  ritratto  del  santo  Pa- 
dre (per  la  collezione  di  quelli  del  red'In- 
ghilterra, cioè  de'sovrani  che  aveano  avu- 
to parte  nel  trattato  di  Vienna),  non  che 
quello  di  Consalvi,  e  fu  alloggiato  nel  Qui- 
rinale :  qui  noteremo  che  ritrassero  egre- 
giamente l'effigie  di  Pio  VII,  in  marmo 
Canova,  in  medaglie  Cerbara  e  Giromet- 
ti ,  in  pittura  Wicar,  David  e  Camucci- 
ui.  Divenuto  il  principe  reggente  Gior- 
gio IV,  mandò  il  proprio  ritratto  esegui- 
to da  Lawrence  al  Papa,  che  Gregorio 
XVI  collocò  poi  nel  Palazzo  apostolico 
Laleranen.se. L'ani  mi  lustrazione  dello  sta- 
to progrediva  felicemente,  poiché  le  ren- 
dite sommavano  a  cinque  milioni,   885 
mila  scudi,  lespese  a  cinque  milioni,  289 
mila  scudi  circa,  per  cui  sopra vanza va- 
no le  rendite  in  scudi  5g5  mila  circa:  le 
spese  pel  ricevimento  dell'  imperatore  d' 
Austria  ammontarono  a  8 0,000  scudi, co- 
me riferisce  l'Artaud,  mentre  erasi  detto 
che  toccavano  li  3oo,ooo.  Volendo  ogni 
potenza  profittare  dell'ingegno  e  della 
sorprendente  altitudine  delcardinal  Coli- 
salvi  per  terminargli  affari,  i  principi  pio- 
testanti  di  Germauia  desiderando  essi  pu- 
re di  veder  compiuti  i  loro  negoziati,  per 
la  sistemazione  degli  affari  de'catlolieisot- 
tomessi  al  loro  dominio,  per  mezzo  di  due 
inviati  fecero  presentare  a  Pio  VII   una 
nota  intitolata:  Dichiarazione  de' prin- 
cipi e  degli  stali  protestanti  riuniti  della 
confederazione  germanica.    Il  Papa  ri- 
spose con  una  Esposizione  contenente  i 
suoi  sentimenti  su  tutti  i  punti  di  questa 
dichiarazione:  quaulo  all'elezione  de've- 
scovi,  convenne  che  il  capitolo  prima  di 
procedervi  trasmettesse  la  nota  de' can- 
didati al  governo  locale,  il  quale  esclu- 
de! ebbe  una  parte  di  quei  che  uuugli  riu- 


PIO 

scissero  graditi.  Quale  successo  ebbe  poi, 
con  la  formazione  della  nuova  provincia 
ecclesiastica  dell'alto  Reno  e  l'ordinamen- 
to di  cinijue  sedi  vescovili,  lo  dissi  nel  voi. 
XXIX,  p.  io4-  Uno  di  quelli  che  con- 
corsero alla  buona  riuscita  del  negoziato 
fu  il  cav.  Roelle  incaricato  d'alfari  del  re- 
gno di  Wiirtemberg  presso  la  s.  Sede.  In- 
oltre nel  1819  Pio  VII  eresse  Pergola  in 
vescovato,  e  promosse  ad  arcivescovato 
Quebech:  nuovamente  riunì  le  sedi  ve- 
scovili di  Belluno  e  Fé  lire,  alla  cui  bolla 
contribuì  il  bellunese  p.  ab.  Cappellai-i  poi 
Gregorio  XVI.  Con  la  bolla  Curri nos, c\t. 
Bull.  t.  i5,  p.  199,  fece  una  nuova  di- 
stribuzione della  diocesi  di  Ferrara  ;  men- 
tre colla  bolla  In  apostolicae,  cit.  Bull. 
p.  245,  fece  restituire  ai  cassiuesi  il  mo- 
nastero e  chiesa  di  s.  Maria  del  Monte 
di  Cesena.  A'24  dicembre  1819  colla  bol- 
la Dominici  gregis }c\t.  Bull.  p.  259,  ap- 
provò la  congregazione  delle  figlie  o  so- 
relle della  Carità  di  s.Vincenzo  de  Paoli. 
Al  1820  dobbiamo  l'origine  della  pro- 
tomoteca Capitolina  de'busti  ed  erme  de- 
gli uomini  illustri,  formata  da  Pio  VII; 
ne  feci  la  descrizione  a  Museo  Capitoli- 
no, narrando  altre  benemerenze  del  Pa- 
pa sul  famigerato  luogo;  mentre  nel  voi. 
XV,  p.  86,  parlai  della  commissione  da 
lui  istituita  per  la  conservazione  de'mo- 
numenti  antichi,  per  gli  acquisti  di  og- 
getti di  antichità  ad  ornamento  de'pon- 
tifìeii  musei  e  pinacoteche,  e  per  le  altre 
dipendenze  di  belle  arti.  A  questo  Pon- 
tefice si  deve  ancora  il  compimento  di 
quanto  aveano  incominciato  i  francesi , 
perchè  meglio  si  godesse  la  Colonna  di 
Traiano,  rinvenendo  i  fondamenti  del  fo- 
ro, dopo  la  demolizione  dell'isola  di  ca- 
se, della  chiesa  e  monastero  dello  Spiri- 
to Santo  e  del  conservatorio  di  s.  Eufe- 
mia. Essendo  stati  collocali  gli  avanzi  del- 
l'antiche colonne  ai  loro  posti,  una  si  tro- 
vò più  alta  di  tutte;  allora  si  disse:  Le 
colonne  sono  il  sacro  collegio;  la  più  al- 
ta è  Consalvi!  Nel  maggio  Pio  VII  pro- 
vò particolare  soddisfazione  del  modo  cui 


PIO  1G7 

Giorgio  IV  come  re  d'Anuover  accredi- 
tò il  suo  ministro  in  Roma,  terminando 
le  credenziali  con  raccomandarsi  alle  pus- 
sirne  sue  orazioni.  Egli  andava  riceveudo 
omaggi  inauditi,  precipuamente  dai  so- 
vrani acattolici;  altrettanto  dicasi  del  suo 
gran  ministro  Consalvi,  amato  in  modo 
singolare  dai  re  di  Francia  e  d'Inghilter- 
ra. Terminate  le  guerre  che  per  lo  spa- 
zio di  24  anni  avevano  sconvolta  l'Eu- 
ropa, sembrava  che  si  dovesse  alla  fine 
godere  una  lunga  pace  e  profonda  quie- 
te. Ma  era  rimasto  o  sorto  in  Europa  uno 
spirito  propendente  alla  libertà,  che  mi- 
se nuovamente  in  agitazione  vari  popo- 
li. Così  infatti  accadde  in  Ispagna,  in  Por- 
togallo, nel  regno  delle  due  Sicilie  ed  in 
Piemonte.  Scoppiata  la  rivoluzione  a  Na- 
poli per  opera  de'  Carbonari 3 che  Pio  VII 
condannò  nell'anno  seguente,  Beneven- 
to e  Pontecorvo,  domimi  della  Chiesa, 
furono  occupati  dai  rivoltosi,  indi  si  eres- 
sero in  governi  provvisorii.  Di  questa  af- 
flizione e  di  quella  provala  per  l'assassinio 
del  duca  di  Berry  per  mero  odio  contro 
i  Borboni,  il  Papa  fu  consolato  nell'udi- 
re la  nascita  del  duca  di  Bordeaux  ed  e- 
sciamò:  Quel  Dio  che  percosse  i  Boi  bo- 
ni, oggi  li  benedice.  Ritrovato  nella  ba- 
silica A' Assisi ^\\xv\à\camtnie  il  corpo  del 
patriarca s.  Francesco,  Pio  VII  fece  il  de- 
creto constare  de  identitate:  (pianto  pre- 
cedette e  accompagnò  questo  religioso  av- 
venimento, Io  riportai  nel  voi.  XXVI,  p. 
yoeseg.,  i3i  eseg.  Nello  stesso  anno  1820 
eresse  la  sede  vescovile  di  Riclunond  e 
Charlestown  nell'America.  A  questa  epo- 
ca essendosi  compita  la  restaurazione  del- 
la Chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Datnaso,  alla 
quale  il  Papa  concorse,  il  capitolo  tornò 
ad  uffiziarla.In  dettoauno  rianimò  il  com- 
mercio di  Civitavecchia,  con  ristabilire  il 
lazzaretto,  migliorare  l'arsenale  e  cingen- 
do di  muro  il  luogo  di  pena  pei  rei,  on- 
de troncare  le  comunicazioni  colla  città. 
Per  la  rivoluzione  di  Napoli,  nel  1821 
Pio  VII  spedì  rappresentanti  alle  confe- 
renze di  Lubiana  il  cardinal  Spina  e  mg.1 


1 08  PIO 

Mazio.  I  costituzionali  vieppiù  allarma- 
rono lo  stato  pontificio  con  proclami,  per 
cui  ebbero  luogo  energiche  provvidenze, 
per  opporsi  alle  minacciate  invasioni  ed 
ostilità: a  questi  movimenti  de'settari  era 
collegata  l'ideata  sollevazione  generale  di 
Italia.  Per  precauzione  alla  fine  di  feb- 
braio si  allestirono  in  Civitavecchia  alcu- 
ni appartamenti  pel  santo  Padre;  ed  il 
cav.  Artaudper  difenderlo  riunì  in  quel 
porto  diverse  forze  navali  francesi,  men- 
tre all'intorno  delle  mura  di  Roma  pas- 
sarono gli  austriaci,  per  restituire  l'ordi- 
ne al  regno  di  Napoli.  Intanto  Pio  VII 
ristabilitosi  bene  da  una  malattia,  cedet- 
te alle  istanze  de'suoi  famigliari,  di  rinun- 
ziare alla  rigorosa  quaresima  cui  si  as- 
soggettava ogni  anno.  Con  soddisfazione 
de'due  governi,  la  Prussia  conchiuse  un 
concordato  colla  s.  Sede.  Pio  VII  eresse  le 
sedi  vescovili  di  Rotlemburgo,  di  Limbur- 
go  e  di  Cincinnali ,  elevando  quelle  di 
Spoleto  e  Friburgo  ad  arcivescovati.  Con- 
temporaneamente che  gli  austriaci  oc- 
cuparono Napoli  e  comprimevano  la  in- 
surrezione del  Piemonte  ,  Benevento  e 
Pontecorvo  tornarono  all'ubbidienza  del- 
la Chiesa.  Essendo  morto  Napoleone  a 
s.  Elena  il  5  maggio,  quando  Pio  VII 
lo  seppe,  mostrò  il  medesimo  spirito  che 
l'avea  indotto  a  piegare  il  ministero  bri- 
tannico di  raddolcire  la  cattività  del  gran- 
de guerriero,  e  permise  che  una  pompa 
funebre  in  suo  onore  venisse  celebrata  in 
Roma  per  cura  del  cardinal  Fesch.  Il  Pa- 
pa disse  pure  in  questa  circostanza  mol- 
te di  quelle  tenere  e  generose  parole  che 
caratterizzavano  la  sua  bell'anima.  Egli 
avea  perdonato  il  tutto  a  Napoleone  e  le 
protestedi  benevolenza  che  gl'in  viava  do- 
veano  contribuire  a  risvegliare  nel  cuore 
di  lui  gli  antichi  sentimenti  di  religione; 
né  potè  ignorare  che  i  fratelli  Luciano, 
Luigi  e  Girolamo,  la  sorella  Paolina  e  la 
madre  ricevevano  in  Piotua  cortese  ospi- 
talità. A'17  marzo  essendo  partito  per 
l'Europa  l'ab,  bona  vita,  lasciò  presso  Na- 
poleone l'ab.  Vignali,  il  quale  a'2  1  apri- 


PIO 

le  fu  chiamato  da  Napoleone  e  gli  disse: 
Io  sono  nato  nel  grembo  della  religione 
cattolica,  e  voglio  compiere  i  doveri  che 
essa  impone,  io  voglio  ricevere  i  conforti 
che  amministra;  i  quali  ricevè  con  ve- 
nerazione e  raccoglimento,  e  pronunziò 
il  nome  di  Pio  VII  con  rispettosa  effu- 
sione di  cuore,  il  quale  tante  volte  e  al- 
l'ora estrema  gli  comparti  la  benedizio- 
ne apostolica.  Nel  1822  diversi  potenta- 
ti insinuarono  al  Papa,  che  nell'ammini- 
strazione civile  introducesse  un  sistema 
più  spedito  e  conforme  ai  desideri  del  ce- 
to laicale,  a  mezzo  di  quel  Memorandum 
che  fecero  presentare  dai  loro  diploma- 
tici. Il  santo  Padre  passando  dal  suo  ga- 
binetto nella  camera  da  letto,  il  18  apri- 
le 1822  cadde  fra  una  sedia  e  il  gemi- 
flessorio:  accorsi  i  famigliari  lo  rialzaro- 
no ,  senza  che  si  fosse  fatto  male ,  meno 
una  doglia  a  un  fianco  che  poco  durò. 
L'imperatore  di  Russia  e  il  redi  Prussia 
avendo  desiderato  visitare  Pio  VII ,  pel 
1  .°si  prepararonogliappartamentialQui- 
rinaie,  poiché  il  1°  dichiarò  di  andare  in 
un  albergo;  ma  l'imperatore  non  potè  ef 
feltuare  il  suo  disegno,  e  quello  d'Austria 
ch'era  stato  invitato,  rispose  profittarne 
altra  volta. Adunatisi  i  sovrani  in  congres- 
so a  Verona,  il  Papa  vi  mandò  il  cardinal 
Spina  con  mg.r  Mazio.  Reduce  da  esso  e 
sotto  il  nome  di  conte  di  B  uppin  agli  1  1  no- 
vembre giunse  in  Roma  il  re  di  Prussia 
in  compagnia  de'reali  suoi  figli,  incontra- 
to a  Ponte  Molle  dal  fratello  Enrico  che 
dimorava  in  Roma.  Fu  con  sensi  di  vi- 
va gioia  accolto  dal  santo  Padre,  che  fe- 
ce illuminare  la  cupola  di  s.  Pietro  ed 
incendiare  la  girandola  sul  Castel  s.  An- 
gelo. II  re,  ammirate  le  cose  principali  di 
Roma,  a'iy  novembre  parti  per  Napoli. 
Già  nel  precedente  mese  Pio  VII  avea 
elfettuala  la  circoscrizione  di  diocesi  della 
Francia,  poiché  il  Concordalo  del  18  17 
non  avea  ricevuto  esecuzione  ,  pei  tanti 
motivi  che  adduce  1'  Artaud,  che  toccai 
nel  voi.  XXVI,  p.  22.5.  Nel  partire  da  Ro- 
ma l'ambasciatore  Blacas  ricevette  Tana- 


PIO 

Ioga  bolla;  gli  successe  il  duca  di  Lavai- 
Montmorency.  Avendo  la  Spagna  sop- 
presso l'inquisizione,  i  gesuiti  e  circa  3oo 
conventi  e  monasteri,  e  cessato  i  paga- 
menti per  bolle,  dispense  e  altre  mate- 
rie ecclesiastiche,  odi-end o  in  vece  alla  s. 
Sede  annui  scudi  q,ooo,  il  Papa  ricusò 
di  ricevere  il  Dai oistro  VilIanuova,percui 
nel  gennaio  i8a3  da  Madrid  fu  caccialo 
il  nunzio  Giacomo  Giustiniani,  poi  car- 
dinale. A'i6  maggio  1823  Pio  VII  fece 
l'ultima  promozione  di  cardinali,  in  cui 
pubblicò  cardinale  il  p.  ab.  Zurla camal- 
dolese: prima  voleva  compartire  tale  di- 
gnità al  p.  ab.  Cappellai-i  pur  camaldo- 
lese (dopo  avere  ricusato  d'essere  vesco- 
vodi  Tivoli)  in  premio  de'servigi  resi  alla 
s.  Sede;  masi  dice  che  il  segretario  di  stato, 
geloso  della  sua  profonda  dottrina,  quale 
avea  sperimentata  in  rilevantissimi  affari, 
determinòil  Papa  in  favoredelZurla. Però 
il  p.  ab. Cappellai-i  vide  la  preterizione  con 
mi  rabi  le  disio  voi  tura,  con  aumento  di  sti- 
ma presso  tutti,  onde  Leone  XII  lo  creò 
cardinale  con  isplendido  e  singolare  elo- 
gio, a  quell'articolo  riportato,  e  poscia  Dio 
esallòla  sua  umiltà  alla  cattedra  apostoli- 
ca col  nome  di  Gregorio  XVI.  Nello  stesso 
anno  eresse  le  sedi  di  Massa  di  Carrara  e 
di  Moulins.  Logorato  dall'immense  fati- 
che, il  cardinal  Consalvi  soggiacque  nel 
1823  ad  una  febbre  che  lo  distruggeva; 
mentre  poi  riacquistava  la  salute,  quella 
di  Pio  VII  andava  ogni  giorno  indebolen- 
dosi, il  perchè  fece  porre  subito  due  iscri- 
zioni sulla  Piazza  del  Popolo,  per  me- 
moria degli  abbellimenti  incominciati  dal 
Papa.  Nel  propinquo  Monte  Pincio  aven- 
do Pio  VII  proseguito  i  lavori  de' fran- 
cesi, per  ridurlo  a  pubblica  passeggiata, 
nell'anno  precedente  vi  avea  innalzato  un 
obelisco. Questo  Papa  protettore  delle  bel- 
le arti  e  delle  lettere,  coadiuvato  dagli 
alti  sensi  del  suo  diletto  ministro,  curò 
l'abbellimento  ulteriore  di  Roma,  di  die 
tengo  proposi toa'luoghi  loro, benché  qui 
noucitatijcomedelia  decorosa  fonte  eret- 
ta nella  Piazza  del  Quirinale,  nel  cui  pa- 


PIO  169 

lazzo  fece  l'ordinaria  residenza,  per  cui 
vi  fece  vari  miglioramenti,  massime  nel- 
la cappella  Paolina.  Nella  zecca  ponti- 
ficia si  conservano  3 7  conii  di  medaglie 
coniate  per  celebrare  i  fasti  del  suo  im- 
mortale pontificato,  molte  delle  quali  de- 
scrissi agli  articoli  che  le  riguardano.  Ce- 
lebrò le  seguenti  solenni  beatificazioni: 
nel  i8o3  del  b.  cardinal  Giuseppe  Ma- 
ria Tomruasi;  nel  1804  della  b.  Vero- 
nica Giuliani  cappuccina;  nel  1806  del 
b.  Francesco  Girolamo  gesuita,  e  del  b. 
Giuseppe  Oriol  di  Barcellona;  nel  1809 
del  b.  Giambattista  della  Concezione  fon- 
datore de'  trinitari  scalzi.  Inoltre  Pio  VII 
riconobbe  il  cullo  immemorabile  di  vari 
beati  e  santi,  ed  a  molti  ampliò  il  cul- 
to; immenso  poi  fu  il  numero  delle  in- 
dulgenze che  concesse.  In  2  1  promozioni 
creò  98  cardinali,  Ira'quali  rinunziarono 
poi  alla  porpora  Marino  Caraffa  (ne  par- 
lai anche  nel  voi.  XLI,  p.  274)  >e  Carlo 
Odescalckì  per  entrare  nella  compagnia 
di  Gesù.  Una  delle  ultime  cose  di  Pio 
VII  fu  la  destinazione  di  mg/  Giovanni 
Muzi  arcivescovo  di  Filippi  in  vicario  apo- 
stolico del  Chile,  cui  furono  dati  in  com- 
pagni il  conte  can.°  Maslai,  ora  Pio  IX, 
e  d.  Giuseppe  Sallusti  che  pubblicò  la 
Storia  della  missione. 

La  sera  del  6  luglio,  anni  versariodella 
sua  prima  uscita  dopo  venuto  da  Vene- 
zia e  del  fatale  rapimento,  avendo  Fio 
VII  congedata  la  corte,  s'intrattenne  al- 
quanto con  il  prelato  Bu Kaoni  suo  udi- 
tore. Rimasto  solo  volle  alzarsi  dalla  se- 
dia a  bracciuoli,  appoggiando  una  mano 
sulla  tavolaecercandocon  l'altra  un  pun- 
to d'appoggio  ad  una  fune,  che  era  stata 
collocata  a  tal  uopo  intorno  alle  pareti; 
ma  essendosi  alzalo  con  islento  non  potè 
afferrarla  e  cadde  sul  pavimento  di  mar- 
mo, fra  la  tavola  e  la  sedia.  A  He  sue  gri- 
da accorsero  tosto  vari  famigliari,  che  Io 
collocarono  sul  letto,  essendosi  rotto  il 
collo  del  femore.  I  medici  e  chirurghi  pe- 
rò gli  tacquero  la  frattura,  egli  tuttavia 
richiese  il  s.  Viatico,  passando  la  noi  le  in- 


170  PIO 

quieta,  ina  senza  febbre.  Il  cardinal  Con- 
salvi  si  raccomandava  sempre  agl'intimi 
domestici  di  non  lasciarlo  solo,  onde  fu- 
rono biasimati,  ma  a  torto,  perchè  fu  un 
caso  fortuito  che  non  si  poteva  prevede- 
re; piuttosto  nella  caduta  a  Castel  Gan- 
dolfo  il  Papa  giacque  per  un  qualche  tem- 
po sul  suolo,  dicesi  per  mancanza  di  vi- 
gilanza in  chi  aveadoveredi  stargli  vici- 
no. A  questo  disgraziato  avvenimento  do- 
po circa  io  giorni  successe  l'altro  fune- 
stissimo dell'incendio  della  Chiesa  eli  s. 
Paolo  fuori  delle  mura,  ma  al  Pontefi- 
cesi  fece  ignorare  per  non  affliggerlo  inu- 
tilmente. Prima  della  caduta,  avendo  sa- 
puto l'imperatore  d'Austria  che  il  santo 
Padre  era  minacciato  da  grave  debolez- 
za e  languore,  gli  mandò  il  più  prezioso 
e  più  vecchio  vino  di  Tokay;  ed  il  re  di 
Francia  dopo  la  disgrazia,  a  domanda  del- 
l'ambasciatore, gli  spedi  un  letto  mecca- 
nico, allora  di  recente  invenzione,  che  per- 
metteva di  alzar  l'infermo  senza  tormen- 
tarlo, ed  arrivò  in  Roma  a' 12  agosto.  Ap- 
pena il  Papa  fu  posto  su  questo  letto,  senti 
qualche  sollievo, ed  ordinò  che  al  corrie- 
re che  l'avea  celeremeute  portatosi  das- 
sero  i  oo  doppie  d'  oro  ;  ed  avendo  chie- 
sto un  po'  di  nutrimento,  prese  la  sua  so- 
lita cioccolata.  Gli  si  parlò  del  dolore  di 
tutta  Roma  per  la  sua  infermità,  cui  ri- 
spose col  segno  della  benedizione.  Nel  se- 
guente giorno  trova  vasi  meglio,  ed  invitò 
quelli  che  lo  circondavano  a  parlar  fra  lo- 
rodegli  avvenimenti  della  città. Fra  quelli 
che  nominò,  immaginando  l'afflizione  che 
proverebbero  pel  suo  stato,  vi  fu  ileav.  Ar- 
taud,  cui  in  segno  di  all'etto  e  di  benevo- 
lenza, il  16  fece  spedire  onorevole  breve 
per  l'uso  dell'oratorio  privato.  Aumentata 
la  debolezza  e  la  forza  del  male,  il  delirio 
venne  a  manifestarsi  con  allarme  di  tut- 
ti. Il  giorno  18  fu  abbastanza  tranquil- 
lo, onde  alle  5  del  mattino  richiese  di  co- 
municarsi, ed  il  cardinal  Bertazzoli  gli 
partecipò  la  s.  Eucaristia.  Allora  il  de- 
solatissimo ed  aflettuoso  cardinal  Consal- 
vi  notificò  formalmente  lo  slato  del  vc- 


PIO 
aerando  infermo  al  cardinal  decano  del 
sacro  collegio  ed  al  corpo  diplomatico.  Si 
espose  il  ss.  Sagraraento  nelle  basiliche 
Laleranense,  Vaticaua  e  Liberiana,  non 
che  nella  chiesa  de'ss.  Vincenzo  ed  Ana- 
stasio, allora  parrocchia  del  palazzo  apo- 
stolico :  il  concorso  del  popolo  nelle  chie- 
se a  pregare  Dio  pel  Pontefice  fu  signi- 
ficante. Nel  19  peggiorò;  ne'suoi  vaneg- 
giamenti andò  ripetendo  Savona,  Fon- 
tainebleau,  luoghi  del  suo  esilio;  ben  pre- 
sto si  alterò  la  voce,  e  da  alcune  desinen- 
ze di  parole  latine  si  potè  dedurre  ch'era 
costantemente  in  orazione.  IlcardinalCa- 
stiglioui  penitenziere  maggiore  (poi  Pio 
Vili),  antico  suo  amico  e  consigliere  di 
fiducia,  gli  conferì  l'estrema  unzione  e  lo 
assistè  nel  puuto  di  morte;  ed  il  cardi- 
nal della  Geuga  vicario  (poi  Leone  XII) 
ordinò  al  clero  di  recitare  1'  orazione  prò 
infirmo  Ponti/ice  morti  proximo.  Nella 
sera  l'infermo  non  potè  più  prendere  cibo, 
e  nel  seguente  mattino  a  cinque  oredel  20 
agosto  1823  spirò  tranquillamente  l'ani- 
ma di  Pio  VII,  nell'età  d'anni  8  1  e  gior- 
ni 6,  e  di  pontificato  anni  23,  mesi  5  e 
giorni  6. 

Universale  fu  il  cordoglio  per  la  per- 
dita dell'amato  Pontefice,  il  cui  cadave- 
re dopo  imbalsamato  si  espose  nella  gran 
sala  de'  concistori  pubblici,  ed  i  precordi 
furono  portati  nella  suddetta  chiesa  par- 
rocchiale. Nella  sera  del  22  con  pompa 
funebre  il  cadavere  fu  trasportato  nella 
cappella  Sistina  del  Vaticano,  circonda- 
to dai  penitenzieri  di  s.  Pietro,  recitan- 
do preci  con  voce  bassa.  La  mattina  del 
2  3  il  sacro  collegio  e  il  capitolo  della  con- 
tigua basilica  in  questa  portarono  il  ca- 
davere, ed  ivi  furono  celebrati  i  noven- 
diali, pronunziando  l'orazione  funebre  \\ 
prelato  Foscolo,  ora  patriarca  d'Alessan- 
dria. La  macchina  del  catafalco,  disegno 
del  cav.  Valadier,  si  compose  d'un  vasto 
e  alto  basamento  quadrilatero, avente  ne- 
gli angoli  quattro  candelabri;  negli  spec- 
chi delle  basi  i  bassorilievi  rappresentava- 
no il  ripristinamento  de'gesuiti,  la  resti- 


PIO 

lozione  delle  provincie,  l'ingresso  solenne 
in  Roma,  la  protezione  delle  belle  atti', 
nel  pietl  istallo  dell'urna  si  legge  vano  quat- 
tro iscrizioni  dell'Amati, in  lodedelle  vir- 
tù del  Pontefice,  che  riporta  il  Pistoiesi. 
JNel  voi.  XII,  p.  3oi,  descrissi  il  magni- 
fico monumento,  che  gli  eresse  in  detta 
basilica  il  cardinal  Consalvi,  col  prodotto 
di  parte  delle  scatole  con  brillanti  rice- 
vute dai  sovrani  pei  tanti  trattati  con- 
chiusi. Quanto  alle  statue  laterali  a  quel- 
la di  Pio  VII,  ed  esprimenti  la  Fortezza 
e  la  Sapienza,  per  questa  seconda  altri 
credono  significare  la  Mansuetudine  o  la 
Moderazione.  La  basilica  Vaticana  essen- 
do mirabile  pietra  di  paragone,  l'esimio 
Thorwaldsen  che  scolpi  tale  monumen- 
to, non  corrispose  alla  grande  espilazio- 
ne che  si  avea  del  di  lui  sommo  merito; 
rimarcandosi  l'errore  principale  nel  con- 
cetto e  nella  composizione  quasi  priva  del 
carattere  cristiano,  nou  proporzionata  al- 
la località,  monotona  epoco  maestosa.  Ne 
fece  la  descrizione  e  la  disamina  il  eh. 
Gasparoni,  Prose,  p.  i.  Appena  raduna- 
ti i  cardinali  nelle  congregazioni  ,  scop- 
piarono le  lagnanze  contro  il  cardinal 
Consalvi, che siuoaquel  puntoavea  eser- 
citato il  potere  in  tutto:  il  cardinal  Fesch 
capo  dell'ordine  de'  preti  ebbe  il  corag- 
gio d'  assumere  le  sue  difese  e  fu  viva- 
mente applaudito  dai  cardinali  restati 
amici  al  graud'uomo.  Il  cardinal  Soma- 
glia  decano,  alla  presenza  del  sacro  col- 
legio, disuggellò  un  piego,  e  vi  trovò  due 
brevi  in  data  di  Fontainehleau.  i\el  i.° 
il  Papa  ordinava  ai  cardinali  dopo  la  sua 
morte  di  radunarsi  subito  sotto  la  pre- 
sidenza del  cardinal  decano,  e  di  elegge- 
re il  successore  senza  le  antiche  forma- 
lità a  pluralità  di  voci.  Il  2.0  conteneva 
le  medesime  disposizioni,  colla  differen- 
za che  prescriveva  i  due  terzi  de'voti  se- 
condo 1'  uso  autico.  Quindi  mg.r  Mazio 
segretario  dello  stesso  sacro  collegio  lesse 
ai  cardinali  altro  breve  di  Pio  VII,  di 
cui  era  stato  compilatore  e  depositario, 
dell'  ottobre  i  82 1  ,  cioè  dopo  aver  ful- 


PIO  171 

minato  con  bolla  la  setta  de' carbonari. 
11  santo  Padre  vi  ordinava  che  si  proce- 
desse all'elezione  subilo  dopo  la  sua  mor- 
te per  via  d'acclamazione,  se  fosse  pos- 
sibile, e  per  cos'i  dire  alla  presenza  del 
cadavere  ancor  tiepido;  che  questa  ele- 
zione si  facesse  in  segreto,  senza  aspetta- 
re i  cardinali  fuori  di  Roma,  senza  pre- 
venire i  ministri  accreditati,  senza  rag- 
guagliarne le  corti,  senza  occuparsi  dei 
funerali  prima  che  il  grande  atto  fosse 
consumato.  Ma  tutti  i  cardinali  saggia- 
mente riconobbero  che  gli  ordini  del  de- 
funto Pontefice  ,  essendo  stati  emanati 
ne'  giorni  e  in  conseguenza  delle  rivolu- 
zioni di  Spagna,  Portogallo,  Napoli  e  Pie- 
monte, per  cui  era  agitata  l'Italia,  non 
potevano  essereapplicabili  alle  circostan- 
ze attuali  ,  e  decretarono  per  la  prima 
volta  celebrarsi  \l  Conclave  ne\  Quirinale. 
La  vita  del  glorioso  Pio  VII  presenta 
un  singolare  complesso  di  virtù  e  di  sven- 
ture, ed  una  specie  di  luminose  ripara- 
zioni che  la  provvidenza  non  sempre  con- 
cede agl'illustri  infortunii,  laonde  può 
formare  argomento  di  serie  e  utili  me- 
ditazioni cristiane,  all'uomo  di  stato,  al 
cittadino,  all'ecclesiastico;  perocché  essa 
contiene  i  più  grandi  precetti  di  religio- 
ne, di  morale  e  di  politica.  Pio  VII  fu 
dotato  di  possente  dialettica,  di  serenità 
d'eloquio,  e  sovente  adoperava  diverse 
espressioni  di  s.  Agostino.  La  dignità  non 
cambiò  le  sue  abitudini  semplici  e  fru- 
gali, la  sua  modestia  ed  il  suo  disinteres- 
se. 11  suo  carattere  e  animo  retto,  gene- 
roso, pio,  limosiniero,  mansueto  e  dol- 
ce, fu  accompagnato  da  candore  d'animo 
e  da  graziosa  urbanità,  da  conciliabile  po- 
litica e  da  paterna  condiscendenza;  però 
capacedispiegarequella  fermezza  ed  eroi- 
ca fortezza,  di  cui  ne  riportai  brevemente 
tanti  saggi.  Sull'amministrazione  del  go- 
verno civile  Pio  VII  facilmente  deferiva 
alla  volontà  di  quelli  che  n'erano  inca- 
ricati; ma  in  tutto  ciò  che  spettava  al- 
l'autorità di  supremo  capo  della  Chiesa, 
egli  ordinariamente  non  consultò  che  se 


i7a  PIO 

stesso.  La  posterità  non  obblierà  raai  le 
virtù  patriarcali  nelle  grandezze,  la  co- 
stanza nelle  umiliazioni  e  la  fermezza  nel 
guidare  la  mistica  nave  della  Chiesa.  Ad 
onta  di  tanta  gloria  e  splendide  beneme- 
renze, in  Roma  particolarmente  non  lo 
risparmiarono  gì' infami  calunniatori  e 
maldicenti,  poiché  osarono  dopo  morto 
deturparla  con  satire  (di  queste  licenze 
parlai  a  Palazzo  Braschi)  e  sarcasmi,  cui 
è  sempre  esposto  chi  esercitò  il  potere, 
massimamente  se  elettivo  e  per  molti  an- 
ni: egualmente  fu  segno  alle  satire  ed  alle 
umiliazioni  il  cardinal  Consalvi,  accusato 
di  dispotismo,  i  cui  servigi  troppo  presto 
vennero  dimenticati,  tacciandosi  di  quan- 
to forse  era  stato  necessario.  Per  altro  il 
nome  di  Pio  VII  suona  benedetto  e  im- 
mortale in  ogni  luogo,  ed  il  suo  pontifi- 
cato segna  un'  epoca  memorabile  nella 
Chiesa;  e  se  la  storia  è  utile  a  tutti,  quella 
di  sì  magnanimo  Pontefice  è  necessaria  a 
sapersi  da  ogni  cattolico,  per  conoscere 
nelle  sue  vicende  le  mirabili  cure  di  Dio 
in  favore  della  Chiesa.  Tale  fu  la  divo- 
zione che  si  ebbedi  lui  vivente  e  dopo  mor- 
to, che  si  stimò  ben  contento  chi  potè  ave- 
re qualche  sua  memoria,  un  pezzetto  di 
abito  o  i  suoi  capelli.  Finalmente  Pio  VII 
insegnò  come  si  possa  essere  Papa  senza 
nepotismo  :  al  momento  del  suo  innalza- 
mento al  tronoavea  i  7  nipoti,  e  giammai 
permise  che  neppure  un  solo  veuisse  in 
Roma;  soltanto  li  beneficò  cori  modera- 
zione, mediante  tenui  assegni  e  regali  fin- 
ché visse,  e  lasciò  in  morte  un  patrimo- 
nio che  appena  ascese  al  valore  di  circa 
i5o,ooo  scudi,  provenienti  dai  risparmi 
del  suo  appannaggio  e  dai  regali  ricevu- 
ti. Molti  descrissero  le  sue  gesta  e  confu- 
tarono le  calunnie,  ed  oltre  quelli  che  no- 
minai a  Chiaramonti  famiglia,  mi  limi- 
terò qui  a  ricordare  il  comm  Alessio  F. 
Artaud:  Storia  di  Pio  F/I1,  tradotta  dal- 
l'ab.  e  cav.  Cesare  Rovida,  edizione  i? 
con  correzioniedaggiunle,  Milano  i  838. 
L'esame,  l'elogio  ed  i  pregi  di  questa  ve- 
race e  pregiatissima  opera,  di  cui  abbia* 


PIO 
ino  tante  edizioni  e  traduzioni  in  diverse 
lingue,  si  legge  ancora  nei  voi.  3,  p.  388, 
e  5,  p.  2g45  degli  Annali  delle  scienze  re- 
lig.,  riportando  quello  del  eh.  prof.Barola. 
Innumerabili  poi  sono  le  orazioni  ed  elogi 
funebri  pronunziati  ne'funerali  che  si  fe- 
cero da  per  tutto  a  Pio  VII,  indi  nella 
maggior  parte  pubblicati  con  le  stampe. 
Già  di  sopra  notai  che  nel  Bull.  Rom.  con- 
tinualiol.i  i  eseg., si  riportano  le  sue  bol- 
le, brevi,  lettere  apostoliche,  molo- pro- 
pri, chirografi,  allocuzioni  ec.  La  Chiesa 
romana  vacò  39  giorni. 

PIO  VIII,  Papa  CCLIII.  Francesco 
Saverio  de' conti  Castiglioui,  nacque  in 
Cingoli  a'20  novembre  1761  di  famiglia 
nobile  e  molto  onorata  ,  da  Carlo  e  da 
Sanzia  Ghislieri  di  Jesi,  della  stirpe  di  s. 
Pio  V  [V '.).  Nel  rinomato  collegio  Cam- 
pana di  Osimo  ricevè  la  prima  educa- 
zione studiosa  e  si  formò  alla  virtù,  indi 
passò  nel  celebre  collegio  Montalto  e  nel- 
1'  università  di  Bologna,  ove  fece  rapidi 
progressi  non  meno  nella  pietà,  che  nelle 
scienze  e  particolarmente  nel  diritto  ca- 
nonico ,  come  dotato  di  felice  acuto  in- 
gegno, laonde  ben  presto  si  rese  noto  e 
caro  a  quanti  aveano  in  pregio  religione 
e  dottrina.  Lungi  dal  profittare  delle  con- 
suete ricreazioni,  unode'suoi  maestri  per 
lieve  mancanza  a  castigo  gl'intimo  diver- 
tirsi. Ornato  di  tale  condotta  riservata 
e  ben  istruito  nelle  discipline  teologiche, 
si  recò  in  Roma,  ove  il  suo  illustre  con- 
cittadino Felice  de  Paoli,  vescovo  prima 
di  Fossombrone,  poi  d'  Anagni  e  di  Lo- 
reto, lo  prese  in  aiuto  nell'impresa  di  con- 
futare gli  errori  de' giansenisti,  promul- 
gati dal  sinodo  di  Pistoia.  Indisi  associò 
allo  studio  del  dottissimo  prelato  Devo- 
ti, col  quale  travagliò  nella  di  lui  bell'o- 
pera intitolata:  Institutiones  j'uris  cano- 
nici, che  fu  stampata  più  volte  in  Roma, 
come  nel  i8i4(del  Devoti  abbiamo  pu- 
re :  Juris  canonici  universi ,  publici  et 
privati,  che  egualmente  meritò  di  essere 
stampata  più  volte  in  Roma  ,  come  nel 
1827).  Si  ritengono  del  Castiglioui  le  co- 


PIO 

piose  ed  erudite  note  alle  Fnxtittttìones t 

die  a  guisa  di  commentario  perpetuo  le 
accompagnano  e  completano.  Applicossi 
ancora  con  genio  e  riuscì  erudito  assai 
nell'antiquaria  e  nella  numismatica,  per 
cui  più  tardi  formò  un'importante  col- 
lezione di  medaglie:  presto  si  guadagnò 
l'estimazione  de'più  insigni  letterati,  per 
cui  soleva  ricordare  le  conversazioni  eru- 
ditissime tenute  col  Zaccaria  ecol  Ciislia- 
nopoli.  Successivamente  fu  vicario  gene- 
rale prima  del  lodato  Devoti  vescovo  di 
Anagni  (poi  arcivescovo  di  Cartagine  e 
segretariode'brevia'principi),  poi  in  Fa- 
no del  vescovo  Severoli  in  seguito  cardi» 
naie,  ed  in  Ascoli  del  vescovo  cardinal 
Archetti.  Ritornato  in  Cingoli.,  fu  dalla 
patria  festeggiato  per  la  famacb'erasi  ac- 
quistata la  sua  dottrina  e  virtù,  indi  me- 
ritò di  essere  nominato  prevosto  del  ca- 
pitolo della  cattedrale  nel  declinar  del 
secolo  passato.  Avendo  dato  chiare  prove 
di  sapere,  di  prudenza,  maturità  di  con- 
siglio e  sagacità,  a  premiarne  il  merito 
Pio  VII  agli  i  i  agosto  1800  lo  promos- 
se al  vescovato  di  Montalto,  dove  si  fece 
ammirare  per  lo  zelo  e  per  tutte  le  qua- 
lità che  lo  formarono  modello  de'pasto- 
ri.  Per  la  riputazione  che  godeva,  nelle 
gravi  vertenze  che  insorsero  tra  Napo- 
leone e  PioVII, questi  incominciandodal- 
la  compilazione  del  concordato  lo  con- 
sultò, e  altrettanto  fecero,  oltre  il  cardi- 
nal Consalvi,  i  pio  segretari  di  stato,  on- 
de scrisse  diversi  pareri  e  consulte  ripie- 
ne di  ragionamenti  calzanti  e  robusti,  sen- 
za temere  di  mostrarsene  autore,  pel  suo 
coraggio  apostolico.  La  severità  di  sue 
dottrine  e  la  franchezza  con  cui  alzò  la 
voce  contro  1'  esigenze  dell'  imperatore, 
destò  la  sorveglianza  de'suoi  commissari. 
Il  vescovo  venne  avvertito  che  il  suo  ze- 
lo spiaceva  al  governo  francese  invasore; 
ma  egli  solotennecontode'comandi  pon- 
tifìcii,e  tanto  nelle  pubbliche  esortazio- 
ni ed  omelie  ,  quanto  nelle  risposte  su 
diverse  questioni  che  mandava  a  Roma, 
continuò  a  mostrarci  1'  intrepido  difien- 


PIO  i73 

sore  dc'doveri  e  diritti  della  Chiesa.  Ri- 
cusando quel  giuramento,  di  cui  pallai 
nel  voi.  XXXI,  p.  109,  l'ordine  di  ar- 
restarlo giunse  ben  presto,  e  nel  1808  fu 
esiliato  a  Milano,  quindi  deportalo  a  Pa- 
via e  Mantova,  nelle  quali  città  dai  me- 
desimi dominatori  fu  tenuto  sotto  la  più 
penosa  e  importuna  vigilanza.  Quegliche 
ne'suoi  scritti  annunziava  tanta  forza  di 
zelo  e  fermezza  d'  opinioni,  si  condusse 
nel  civile  consorzio  dolce,  cortese^  circo- 
spetto, per  cui  gli  agenti  stessi  incaricati 
a  spiare  la  sua  condotta  ,  non  poterono 
non  confessare  che  da  per  tutto  il  vesco- 
vo di  Montalto  ispirava  profondi  sensi  di 
stima  e  venerazione,  riconoscendosi  dai 
buoni  in  lui  un  confessore  illustre  della 
romana  chiesa,  un  profondo  conoscitore 
dell'erudizionesacra  e  profana,  ed  un  di- 
stinto teologo  e  canonista.  Dai  nemici  si 
sarebbe  voluto  trovarlo  temerario,  spar- 
latore del  governo  di  cui  era  disubbi- 
diente, per  punirlo  con  rigore.  Egli  mo- 
stravasi  sempre  più  rassegnato  e  sommes- 
so a  tutte  le  leggi  del  conquistatore  d'I- 
talia, non  contrarie  alla  disciplina  eccle- 
siastica ;  ma  difendendo  lo  spirito  della 
pura  religione  contro  gli  errori  che  im- 
perversavano in  cjuei  tempi  di  tanta  li- 
cenza. Quantunque  lontano,  non  trala- 
sciò di  pascere  le  pecorelle  del  suo  greg- 
ge con  (|uelle  sollecitudini  consentile  dal- 
le circostanze,  tenendo  corrispondenza  col 
suo  vicario  generale. 

Nel  1  8  1 4-  distrutta  la  potenza  di  Na- 
poleone e  ripristinata  la  pace,  1'  ottimo 
prelato  ottenne  da  Pio  VII  che  perdonas- 
se e  rimettesse  nella  sua  grazia  il  prelato 
Devoti,  che  dopo  avere  ricusato  le  ono- 
rificenze di  Napoleone,  avea  sottoscritto 
una  formola  condizionata,  con  cui  crede- 
va salva  la  sua  coscienza;  per  lo  che  nel 
3.°  tomo  del  suo  Jus cananicum  dedica- 
to al  Papa,  ben  palesò  quali  fossero  sta- 
ti sempre  i  suoi  sentimenti.  Indi  il  ve- 
scovo Casliglioni  tornò  alla  sua  sede  tra 
gli  applausi  del  popolo, ed  una  nuova  cor- 
rispondenza si  stabilì  tra  lui  e  Pio  VII 


1.74 


PIO 


felicementerestituitoa  Roma. Questi  non 
tardò  a  ricompensarne  il  valore,  poiché 
agli  8  marzo  1816  lo  creò  cardinale  del- 
l'ordine de'  preti  e  per  titolo  gli  conferì 
Ja  chiesa  di  s.  Maria  in  Traspontina.  In- 
oltre il  Papa  nel  medesimo  concistoro  lo 
trasferì  alla  sede  vescovile  della  propria 
patria  Cesena,  nel  quale  articolo  dissi  co- 
me lodevolmente  la  governò,  che  fatto 
Pontefice  la  chiamò  seconda  patria,  in  un 
ai  doni  che  le  inviò.  Aumentandosi  la  fa- 
ma di  sue  virtù  e  profonde  cognizioni  in 
ogni  genere  di  sacre  dottrine  ,  volendo 
sempre  più  Pio  VII  giovarsene,  essendo 
mortone'  primi  di  luglio  1821  il  celehre 
cardinal  di  Pietro,  lo  chiamò  in  Roma, 
gli  assegnò  la  di  lui  ragguardevole  cari- 
ca di  penitenziere  maggiore,  ed  a'  1 3  ago- 
sto lo  traslatò  alla  sede  suburbicaria  di 
Frascati,  indi  nel  1822  lo  dichiarò  pre- 
fetto della  congregazione  dell'indice.  Dal 
medesimo  Papa  e  dal  successore  fu  ag- 
gregato a  diverse  principali  congregazio- 
ni, e  fatto  protettore  di  alcuni  luoghi  pii, 
qualifica  chealquanto  ripugnava.  Le  con- 
gregazioni cardinalizie,  di  cui  fece  par- 
te, furono  quelle  del  s.  oflìzio,  concisto- 
riale, concilio,  immunità,  propaganda,  in- 
dulgenze, esame  de' vescovi  in  sacra  teo- 
logia, lauretana,  affari  ecclesiastici  e  de- 
gli studi.  Le  protettone  furono  del  col- 
legio greco,  dell'accademia  teologica,  del- 
l' ospizio  e  congregazione  de' sacerdoti  a 
s.  Lucia  de'Ginnasi,  della  città  di  Mon- 
talto,  di  Monte  Monaco  in  detta  diocesi, 
e  delle  pie  unioni  de'  terrari  in  s.  Mar- 
limano  e  de'calzolai  in  s.  Anna  di  Cese- 
na. Tutti  questi  carichi  ben  gli  si  addice  - 
vano  pel  suo  profondo  sapere  ed  auste- 
rità di  vita  esercitala  sino  dalla  giovinez- 
za. Dalla  venula  in  Roma  egli  fu  ulte- 
riormente impiegato  negli  a  (fari  i  più  di- 
licati  e  gravi  della  s.  Sede,  forte  della  con- 
fidenza di  Pio  VII  e  del  consentimento 
del  cardinal  Consalvi,  cui  vieppiù  riuscì 
assai  gradito  e  la  cui  maniera  di  nego- 
ziare avea  da  molto  tempo  ben  interpre- 
tala. Come  penitenziere  maggiore  assistè 


P  IO 
in  morte  il  suo  benefattore  Pio  VII,  ed 
entrò  nel  conclave  del  1823,  in  cui  fu  e- 
letto  Leone.  XII  A  questo  articolo  nar- 
rai la  pre valenteopinione  dei  zelanti  delle 
cose  antiche  di  tener  lontano  dal  potere 
il  cardinal  Consalvi,  e  perciò  dal  ponti- 
ficato chi  lo  avesse  ripristinato  nel  po- 
sto di  segretario  di  stato,  lo  che  fece  e- 
scludere  il  cardinal  Castiglioni,  ritenuto 
tra'moderati,  detti  volgarmente  diploma- 
tici, e  perciò  non  del  numero  de'zelanti  ; 
che  altrimenti  sarebbe  immancabilmen- 
te uscito  Papa  ,  non  solo  pel  numeroso 
partito  de'cardinali  zelanti,  massime  au- 
striaci, che  volevano  esaltarlo,  ma  pel  fa- 
vore di  Francia  che  desiderava  rimanesse 
ministro  Consalvi.  La  politica  di  questi 
fu  sorpresa  quando  s'interpellò  sulla  scel- 
ta del  cardinal  Castiglioni,  il  quale  pure 
dopo  1'  esclusiva  di  Severoli  interrogato 
che  pensava  dell'altro,  francamente  e  sen- 
za esitazione  dichiarò  la  sua  propensio- 
ne, a  mezzo  del  cardinal  Arezzo,  ai  car- 
dinali Ruffo  e  de  Gregorio.  Tanto  bastò 
perchè  si  abbandonasse.  L'  eletto  Leone 
XII  mostrò  dispiacere  che  non  si   fosse 
innalzato  il   designato  da  Pio  VII,  car- 
dinal Castiglioni,  e  che  avrebbe  preso  il 
suo  nome;  indi  soggiunse  che  presto  gli 
avrebbe  lasciato  il  luogo,  come  meglio 
può  vedersi  nel  citato  articolo,  ed  intanto 
lo  avrebbe  aiutato  a  compiere  i  suoi  do- 
veri. 

In  fatti  si  verificarono  ambedue  le  pre- 
dizioni, poiché  Leone XII  visse  soli  5  an- 
ni e  più  di  4  mesi,  e  ne  raccolse  lo  spi- 
rito il  cardinal  Castiglioni  quale  peniten- 
ziere maggiore,  onde  il  Baraldi  fece  bel- 
le allusioni  di  Elia  ed  Eliseo  nelle  sue  dot- 
te Memorie  di  religione,  t.  i5,  p.  263, 
con  l'argomento:  Leone  XII e  Pio  Vili, 
il  quale  nel  1829  fu  riprodotto  in  Ve- 
nezia da  Giuseppe  Battaggia,  con  lettera 
allo  stesso  prelato  JSaraldi.  Celebrandosi 
i  novendiali  al  defunto  Leone  XII,  nella 
sera  del  2.0  giorno  il  suo  cadavere  fu  po- 
sto nella  cassa  di  cipresso;  il  maggiordo- 
mo con  velo  bianco  ne  cuoprì  il  volto , 


IMO 

altro  lo  distese  il  maestro  di  camera,  ed 
un  3.°  rosso  lo  pose  su  tutto  il  corpo  il 
cardinal  Cappellai-i  alla  testa  delle  crea- 
ture del  medesimo,  comeil  più  degno  per 
anzianità  delle  presenti.  Nell'ultimo  gior- 
no de'novendiali  vi  assistè  nel  coretto  del- 
la cappella  del  coro  e  in  incognito  il  re 
di  Baviera.  Nel  di  seguente  7.3  marzo 
1 829,  dopo  la  messa  dello  Spirito  santo, 
il  prelato  Testa  pronunziò  l'orazione  per 
l'elezione  del  Pontefice,  indi  nelle  ore  po- 
meridiane entrarono  in  conclave  3j  car- 
dinali, che  giunseroa  5o,  cioè  uno  di  Pio 
VI,  3o  di  Pio  VII  e  19  di  Leone  XII, 
poiché  8  non  v'intervennero.  Il  conclave 
durò  36  giorni,  ed  i  pochi  cenni  che  ne 
darò  li  estraggo  dal  dettaglialo  mio  mss. 
checompilai  nel  medesimo(altrettanto  fe- 
ci in  esso  nel  successivo  concia  ve  i83o-3  1) 
con  documenti,  intitolandolo  :  Giornale 
storico-politico  ccrenwniale  della  sede 
vacante  e  conclave  per  l'elezione  di  Pio 
FUI. 

Sinodal  primoscrutinio  chiaramentesi 
vide  quali  erano  i  principali  candidati;  Ca- 
stiglioniebbe  1  1  voti,  Pacca  sotto  decano 
r  o,  de  Gregorio  9,  e  Cappellari  7.  Questi 
quattro  cardinali  divisero  1'  attenzione 
particola  re  del  sacro  collegio  in  tutto  il  con- 
clave, ed  ebbero  sempre  la  maggioranza 
de' voti. 11  9  marzo  si  presentò  al  conclave 
il  conte  Lutzow  ambasciatore  d'Austria, 
cui  degnamente  rispose  il  cardinal  Casti- 
glioni,  encomiando  la  pietà  e  la  prote- 
zione praticata  in  vari  incontri  dall'im- 
peratore Francesco  I  verso  la  Chiesa  ed 
i  tre  ultimi  Pontefici.  Nel  dì  appresso  il 
-visconte  di  Chateaubriand  ambasciatore 
di  Francia  si  recò  al  sacro  collegio  in 
nome  del  re  Carlo  X  e  pronunziò  un  di- 
scorso romantico  ,  non  conveniente  alla 
chiesa  romana.  Gli  rispose  il  cardinal  Ca- 
stiglione continuando  ad  essere  capo  di 
ordine,  e  fu  applaudilo,  non  senza  qual- 
che confusione  del  celebre  e  dotto  diplo- 
matico. Avverte  il  citato  Baraldi  che  se 
ne  può  vedere  un  saggio  nel  Conserva- 
teur,  livr.  48,  p.  36?.,  che  per  tale  rispo- 


PIO  r75 

sta  trionfante  e  dignitosa  così  si  espri- 
me: »  Pirebbesi  quasi  che  il  cardinale 
aveva  un  segreto  presentimento  della  e- 
levazione  sua  al  pontificato,  e  che  par- 
lava di  già  al  cattolico  mondo  come  suc- 
cessore di  Leone  XII.  E  mentre  l'am- 
basciatore esponeva  le  sue  idee  al  sacro 
collegio  ,  e  perdevasi  nella  rigenerazio- 
ne attuale,  mostrando  di  volere  strasci- 
narvi la  Chiesa,  il  cardinale  elevandosi  ad 
una  maggiore  altezza,  cercava  in  cielo  le 
promesse  divine,  onde  ricordarle  autore- 
volmente all'ambasciatore  ed  insegnargli 
che  il  caltolicismo  è  ben  superiore  all'u- 
mana civiltà  e  alle  mondane  rivoluzioni; 
che  desso  può  ben  solfi  irne,  ma  non  re- 
starne oppresso  giammai  ". 

Agli  1  1  marzo  il  conte  di  Celles  am- 
basciatore del  re  de'Paesi  Bassi  lesse  una 
allocuzione  ai  cardinali,  da  parte  de'qua- 
li,  come  capo  d'ordine,  replicò  il  cardi- 
nal Bertazzoli,  rammentando  le  tratta- 
tive pendenti  fra  il  suo  sovrano  e  la  s. 
Sede  pel  conchiuso  concordato,  e  mani- 
festò la  speranza  d'una  migliore  intelli- 
genza, con  sode  riflessioni  e  gravi  massi- 
me. 11  com.  Attaud  biografo  di  Pio  VIE 
e  Leone  XII,  nella  Storia  di  Pio  VIIF, 
t.  i,cap.  5,  osservò  sul  ricevimento  al  con- 
clave di  questo  ambasciatore  d'un  prin- 
cipe protestante  :  »  Alcuni  rimarcarono 
che  se  talentasse  alla  Prussia  pe'domiuii 
renani,  alla  Russia  per  la  Polonia,  all'In- 
ghilterra per  l'Irlanda,  d'inviare  un  am- 
basciatore al  conclave,  l'ammissione  del 
conte  di  Celles  toglieva  ogni  ulteriore  dif- 
ficoltà, e  che  le  ammonizioni,  i  consigli 
potevano  d'ora  innanzi  piovere  da  tutte 
le  parti  sui  cardinali,  se  ciascuno  de'so- 
vranidi  que' paesi  si  assumesse  l'impegno 
di  guidare  nel  senso  de'suoi  interessi,  pro- 
testante o  scismatico,  gli  elettori  riuniti 
in  conclave  per  procedere  alla  scelta  del 
supremo  gerarca  del  nostro  grande  cal- 
tolicismo ".  Ai  24  si  recò  al  couclave  il 
cav.  Labrador  ambasciatore  di  Spagna; 
ne'  termini  i  più.  onorevoli  die  risposta 
il  cardinal  Arezzo.  I  discorsi  desìi  amba- 


176  PIO 

sciatori  eie  risposte  de'  cardinali  sono 
riportati  ne  Diari  di  Roma.  \'i5  marzo 
poco  mancò  che  il  cardinal  Cappellari  non 
fosse  elevato  al  ti  iregno,  ma  ebbe  soli  22 
voti  de'37  cardinali  che  lo  aveano  pro- 
messo, mentre  33  erano  in  quel  giorno 
sufficienti  all'elezione.  In  una  adunanza 
de'  primari  cardinali  nella  sera  de'  3o 
marzo  si  discusse  seriamente  di  por  fine 
alle  divergenti  opinioni,  posto  che  non  e- 
rano  riuscite  le  pratiche  pe'cjuattro  por- 
porati che  aveano  riunito  la  principal  par- 
te de'suffragi,  e  di  altri.  Si  confessarono 
riunirsi  nel  cardinal  Castiglioni  tutte  le 
qualità  che  si  richiedono  nel  Papa  e  nel 
sovrano  ,  ma  insuperabilmente  ostare  i 
tanti  suoi  incomodi  fisici  che  gli  avreb- 
bero impedito  celebrare  le  pontificie  fun- 
zioni, avendolo  reso  curvo  e  attrappito, 
massime  nel  collo,  un  inveterato  e  fiero 
umore  erpetico,  il  quale  lo  rendeva  tal- 
volta strano,  incomincialo  sino  dai  primi 
anni  del  cardinalato,  sebbene  di  robusto 
temperamento.  Venne  conchiuso  che  non 
si  poteva  pensare  a  lui,  anco  perchè  po- 
co avrebbe  vissuto.  Ma  la  divina  prov- 
videnza avea  stabilito  l'elezione  del  Ca- 
stiglioni nella  seguente  mattina,  contro 
le  regole  e  1'  esperienza  de'conclavi,  che 
non  riesce  ordinariamente  Papa  chi  lun- 
gamente papeggiò. 

Mentre  nel  conclave  si  stava  in  qual- 
che incertezza, ecco  le  votazioni  delloscru- 
tinio  del  mattino  3t  marzo  1829.  Nello 
scrutinio:  Castiglioni  28  voti,  de  Grego- 
rio 1  5,  Cappellari  4>  ed  uno  Somaglia, 
Giustiniani  e  Fransoni.  Nell'accesso:  Ca- 
stiglioni 7  voti,  Cappellari  8,  de  Grego- 
rio e  Somaglia  5,  Giustiniani  4,  nemini 
o  escludenti  2  1 .  Numerate  le  schedule  e 
aperte  perchè  eravi  l'inclusiva  pel  cardi- 
nal Castiglioni,  precisamente  appuntino 
si  trovarono  i  35  voti  o  due  terze  parli 
necessarie  all'elezione.  Ma  essendo  sba- 
gliate tre  schedule,  il  cardinal  Marco  di- 
chiarò nulli  gli  atti,  quindi  si  ventilò  il 
dubbio  se  doveansi  rinnovare  immedia- 
tamente o  tralasciarli  e  riportarsi  a  quelli 


PIO 

pomeridiani.  Tpartitanti  del  cardinal  Ca- 
stiglioni temendo  sulla  dilazione  e  che  il 
ritiro  d'un  voto  poteva  mandare  a  vuoto 
la  prova  fatta,  inclinarono  di  rifarsi  su- 
bito per  battere  il  ferro  allora  caldo,  ben- 
ché l'Albani  suo  principale  promotore, 
pel  caso  inaspettato  erasi  alquanto  raf- 
freddato. Il  tutto  meglio  narrai  nel  voi. 
XXI,  p.  225  e  233.  In  talesenlenza  con- 
venendo il  sacro  collegio, annullato  il  pre- 
cedentescrutinio,  procedette  all'altro.  Ne 
fu  risultato  47  voti  al  cardinal  Castiglio- 
ni, il  quale  si  vuole  che  dasse  il  suo  al 
cardinal  Fransoni,  edue  n'ebbe  il  de  Gre- 
gorio, dicesi  dai  cardinali  MarcoePuva- 
rola.  Compiuta  canonicamente  l'elezione, 
fra  le  lagrime  il  cardinal  Castiglioni  ac- 
cettòil  pontificalo, ed  in  memoriadel  suo 
benefattore  Pio  VII  e  secondo  la  ricor- 
data predizione,  prese  il  nome  di  PioVIIF, 
col  quale  fu  annunziato  al  popolo  che  si 
era  affollato  nel  Quirinale  per  la  tardanza 
avvenuta,  non  ostante  la  pioggia,  dal  car- 
dinal Albani  come  j.°  diacono;  riuscendo 
di  comune  piacere  l'elevazione  d'un  per- 
sonaggio chegodeva  fama  universaled'in- 
temerata  vita,  di  scienza  e  di  attitudine 
a  ben  governare  ed  a  dirigere  tulli  gli  af- 
fari della  s.  Sede;  solo  si  trepidò  in  ri- 
flettere agl'incomodi  fisici  che  pativa.  In- 
di si  chiamarono  i  conclavisti  dell'eletto, 
per  vestirlo  degli  abiti  papali.  Ricevendo 
Pio  Vili  all'ubbidienza  i  cardinali,  come 
notai  nel  voi.  XV,  p.  3  16,  all'abbraccio 
confermò  a  Pacca  la  dateria,  salutò  de 
Gregorio  penitenziere  maggiore  e  vesco- 
vo di  Frascati,  carica  e  sede  da  lui  già 
occupale;  ed  a  Cappellari  disse  due  vol- 
te: a  lei  toccava,  lei  avea  da  essere.  Pel 
tempo  piovoso  e  per  l'ora  tarda,  molti  car- 
dinali restarono  a  pranzo  in  conclave,  e 
la  2.a  e  3.d  adorazione  si  fecero  nella  se- 
guente mattina.  Nello  stesso  giorno  del- 
l'elezione, il  Papa  con  biglietto  di  proprio 
pugno  nominò  segretario  di  stato  il  car- 
dinal Albani;  scrisse  lettera  di  parteci- 
pazione e  di  benevolenza  al  conte  Chia- 
ra monti  nipote  di  Pio  VII  (si  legge   nel 


PIO  PIO  177 
Baraldi  a  p.  24),  Pei'  testificare  alla  me-  li,  confermando  gli  altri  del  predecesso- 
inolili  di  questi  la  propria  gratitudine;  re;  cappellani  segreti,  d.  Michele  Mate- 
e  di  disinteresse  al  proprio  fratello  d.  Ber-  razzi  e  crocifero,  già  suo  segretario,  e  d. 
nardo  arcidiacono  di  Cingoli,  proibendo  Gaetano  Leonetti  caudatario,  uffizio  che 
ai  parenti  la  pompa  e  la  venula  in  Ro-  esercitava  nel  cardinalato;  confermò  suo 
ma.  Questa  lettera  riportai  a  Castiglioni  maestro  di  casa  particolare  Gioacchino 
FAMIGLIA^  con  le  notizie  sulla  medesima,  Spagna  e  lo  nominò  scalco  segreto.  Per 
lodandola  moderazione  e  il  contegno  del  le  altre  cariche  ed  uffizi   si  possono  leg- 
Pontefice  e  de'suoi  parenti,  cui  vietò  titoli  gere  ne  Diari  e  Notizie  di  Roma.  Asse- 
e  trattamenti  particolari,  e  il  recarsi  in  Ró.-  gnò  5oo  scudi  annui  di  pensione  ai  car- 
ina; inculcando  loro  non  porsi  in  lusso,  ma  d'inali  Naro,  Pallotta,  Odescalchi,  Bertaz- 
continuare  l'antico  sistema,  e  non  pren-  zoli  e  Giustiniani.  Ai  conclavisti  concesse 
der  impegni  ;  cose  tutte  che   ai  parenti  la  spartizione  di  io,oooscudid'oro,ecp.iei 
fece  replicare  a  voce  da   mg.r  Leonetti  privilegi  che  riportai  nel  voi.  XVI,  p.  22, 
quando  a  loro  lo  spedi.  Inoltre  siili'  an-  e  di  tutto  partecipai  anch'io  come  con- 
tichissima  e  nobilissima  famiglia  Casti-  clavista  del  cardinal  Cappellari.  Sono  pu- 
gl'ioni  si  può  vedere  la  lettera  del  p.  Pai-  re  grato  a  Pio  Vili  per  avermi  concesso 
trinieri  al  marchese  Pompeo  del  ramo  la  licenza  di  leggere  e  ritenere  libri  proi- 
di  Milano,  ne\Y  Elogio  dt-l  collegio   Cle-  biti,  sebbene  poco  ne  ho  profittato,  e  ad 
inculino.  Antonio  Negrini  Bessa,  Elogio  istanza  dell'immortale  miopadrone,ilse- 
historico  di  alcuni  personaggi  della  fa-  greto  del  s.  offizio,  come  occupato  talvolta 
miglia  Castiglioni,  Mantova  1606.  Lo-  a  scrivere  gli  affari  di  esso,  oltre  gli  ec- 
renzo  Cantini,  Memorie  appartenenti  al-  clesiastici  della  s.  Sede,  pel  medesimo  mio 
la  vita  di  s.  Appiano,  e  notizie  ìstoriche  cardinale.  Siccome  nel  detto  voi.  p.  24 
de' signori  Catelinida  Castiglione  patrizi  parlai  delle  pensioni  date  da  Pio  Vili  ai 
fiorentini  e  marchesi  di  Birago  e  Cava  conclavisti  ecclesiastici,  Giuliano  Nicolai 
Curia,  Firenze  1829.  L'autore  crede  che  coniugato  che  lo  fu  del  cardinal  Albani 
il  ramo  di  Cingoli,  proveniente  da  quello  in  vece  dell'ecclesiastico,  ne  fruì  eziandio 
di  Milano  (chediè  alla  Chiesa  diversi car-     la  pensione  di  scudi  4°j  ed  altra  simile 
dinali,  fra'quali  uscì  Celestino  I V),  appar-     l'ebbe  poi  da  Gregorio  XVI,  essendo  co- 
tenga  probabilmente  per  agnazione  au-     me  tale  intervenuto  nel  suo  conclave:  ciò 
che  al  fiorentino  de'Catelini.                        serva  di  correzioneal  luogocitato.  Egual- 
Pro  Vili  dichiarò  subilo  i  conclavisti,  d.     mente  Pio  Vili  accordò  ai  dapiferi   del 
Silvio  Lanciani  tivolese  scrittore  della  pe-     conclave  que'  privilegi  di  cui  tenni  prò- 
nitenzieria,  cappellano  segreto,  e  Candido     posilo  nel  voi.  XIX,  p.  107:  fu  suoda- 
Boldrini  cingolano  suo  cameriere,  i.°aiu-     pifero  il  suddetto  Leonetti  della  cittàdi 
tante  di  camera,  riconoscendo  giusta  il     Monte  s.  Giovanni,  delegazione  di  Fro- 
solilo  per  2.0  il  r.°  del  suo  predecessore,     sinone.  Nell'opuscolo:  Collezione  de 'bre- 
Nicola  Panfoli:  inoltre  donò  al  Boldrini     viemanati  dalla  santità  di  N.S.  Pio  Fili 
tutto  quello  ch'era  nella  cella  del  concia-     P.  O.  M.  con  altre  lettere  rìsguardanti 
ve, e 2,000  scudi;  gli  coucesse  il  consueto     il  di  lui  esaltamento  al  supremo  ponti' 
botteghino  vitalizio  del  lolto  e  finché  non  ficaio,  dirette  a  Cingoli  sua  patria ,  Ma- 
fosse  vacante  un  compenso  mensile  di  scu-     cerata  1829,  si  leggono  i.°  la  sua  lettera 
eli  1  o;più gli  conferì  il  posto  di  spendilore     al  fratello,  e  quelle  del  prelato  Polidori 
segreto  del  Papa.  Dichiarò  segretario  dei      scritte  nel  pontifìcio  nome;  2.   allo  slesso 
memoriali  il  cardinal  Pedicini;  prefetto      fratello  per  la  partecipazione  dell'assun- 
dell'indice  il  cardinal  Caprano;  camelie-     zione  al  pontificalo;  3.°  al  gonfaloniere 
re  segreto  partecipante  d.  Silvestro  Bel-      e  anziani  di  Cingoli;  4-°  ea*  al  capitolo  e 
vot.  ini.                                                                                    12 


178  PIO 

canonici  della  cattedrale  per  eguale  noti- 
zia, tutte  modello  di  moderazione  e  di  ca- 
rità; 5.°  e  6.°  i  brevi  co' quali  dichiarò 
marchesedi  Verdefiore Luigi  Puccetti  pa- 
trizio c'ingoiano, e  conte  Francesco  Per- 
goli  Campanelli  nobile  cingolano,  in  un 
ai  loro  discendenti,  oltre  di  aver  anno- 
verato i  nominati  tra'suoi  camerieri  se- 
greti di  spada  e  cappa  soprannumerari; 
7.0  la  risposta  alle  felicitazioni  de'cugini 
Giulio,  Carlo  e  Antonio  Castiglione  8.° 
9.0  io. "quelle  al  pro-gonfaloniere  ed  an- 
ziani di  Cingoli,  ed  al  priore  e  canonici 
di  s.  Esuperanzio;  1  i.°  il  breve  col  quale 
concesse  al  prevosto  della  cattedrale,  di- 
gnità già  da  lui  esercitata,  l'uso  del  roc- 
chetto e  della  mantelletla  col  resto  del- 
l'abito paonazzo,  dichiarando  prelato  do- 
mestico quello  d'allora  d.  Paolo  Onori  ; 
1 i.°  il  breve  al  capitolo  e  canonici  della 
chiesa  Cingolana,  sui  doni  che  ad  essa  fa- 
ceva; 1 3.°  il  breve  al  priore  e  capitolo  del- 
la collegiata  di  s.  Esuperanzio;  i4-°  le  tre 
iscrizioni  incise  ne'calici  regalati  alle  chie- 
se, ove  fu  battezzato,  a  quella  di  s.  Spe- 
r. india  e  de'ss.  Giacomo  e  Giovanni  ove 
j  Castiglioni  hanno  la  sepoltura  gentilizia. 
All'  articolo  Cingoli,  patria  di  Pio  Vili, 
narrai  le  sue  beneficenze  e  doni  che  le 
fece,  cioè  la  Rosa  doro  benedetta,  nobili 
candelieri  e  altri  arredi  e  paramenti  sa- 
cri, la  sua  croce  e  anello  vescovile  pel  bu- 
sto di  s.  Esuperanzio  (in  onore  del  quale 
e  di  s.  Sperandia  fece  battere  la  moneta 
del  testone)  vescovo  e  protettore  della  cit- 
tà; rifabbricò  il  monastero  delle  france- 
scane, ed  incominciò  la  via  provinciale 
Pia.  Il  2  aprile  il  Papa  partecipò  con  af- 
fettuose lettere  la  sua  elevazione  al  tro- 
no pontificio,  al  vescovo,  capitolo,  gon- 
faloniere e  anziani  di  Cesena,  sede  già  da 
lui  occupata. 

Essendo  in  tempo  di  conclave  ritorna- 
to in  Roma  il  re  di  Baviera,  il  3  aprile 
si  portò  a  visitare  il  nuovo  Papa  nel  Qui- 
rinale. Da  questo  palazzo  Pio  Vili  a' 5 
aprile,  domenica  di  Passione,  con  treno 
pubblico  si  recò  alla  basilica  Vaticana  per 


PIO 

la  funzione  della  coronazione.  Dopo  ri- 
cevuto il  pallio  dal  cardinal  Albani, pon- 
tificò la  solenne  messa  e  portatosi  nella 
gran  loggia,  ove  il  medesimo  cardinale 
gl'impose  il  triregno,  compartì  al  popolo 
per  la  i.a  volta  la  solenne  benedizione; 
indi  passò  nel  contiguo  palazzo  per  farvi 
residenza,  alternandola  poi  con  quella  del 
Quirinale,  al  modo  detto  a  Palazzo  A- 
postolico.  L'illuminazione  della  faccia- 
ta, colonnato  e  cupola  di  s.  Pietro  fu  di- 
ferita  nella  sera  di  Pasqua,  e  nella  sera 
seguente  s'incendiò  la  girandola  sul  Ca- 
stel s.  Angelo.  Per  la  funzione  della  co- 
ronazione, il  Papa  fece  dispensare  ai  po- 
veri dall'elemosiniere  4,000  scudi,  rimos- 
se dalle  osterie  i  cancelletti  stabiliti  dal 
predecessore,  fece  distribuire  una  dote  di 
5o  scudi  ad  una  zitella  d'ogni  parrocchia 
di  R.oma,  comprese  le  suburbane,  resti- 
tuire tutti  i  pegni  non  eccedenti  i  bai.  5o, 
e  vollechesi  somministrassero  oggetti  di 
vestiario  a  1 000  poveri.  Agli  8  Pio  VI  1 1  ri- 
cevette la  visita  della  granduchessa  Elena 
di  Russia,  col  di  lei  padre  principe  Paolo  di 
Wiirtemberg;  agli  11  la  restituì  al  redi 
Baviera  e  poi  alla  granduchessa.  Piccan- 
dosi in  Pioma  il  principe  sovranodi  Reuss- 
Lobenstein-Ebersdorf,  anch'egli  si   recò 
ad  ossequiare  il  santo  Padre.  A'18  e  2  1 
tenne  i  primi  concistori  e  quanto  vi  fece 
lo  descrissi  nel  voi.  XV,  p.  243  e  244 : 
nel  i.°  creò  i3  vescovi,  nel  2.0  5. Dome- 
nica 24  maggio  anniversario  del  glorioso 
ritorno  di  Pio  VII  in  Roma,  il  Papa  prese 
solenne  possesso  della  basilica  Lateranen- 
se,  con  quella  pompa  che  descrissi  nel  voi. 
Vili,  p.  179,  in  un  alle  beneficenze  che 
comparti.  A  queste  aggiungerò  la  pro- 
messa che  si  sarebbe  pubblicata  ta  nuova 
tariffa  doganale,  ed  ebbe  effetto  nel  se- 
guente anno;  l'incarico  dato  al  prelato 
tesoriere  Mattei  per  l'erezione  nelle  pro- 
vincie  di  qualche  stabilimento  per  le  ma- 
nifatture nazionali  di  maggior  consumo, 
non  che  per  assegnare  premi  alle  nuove 
piantagioni  d'ulivi.  Nel  citato  volume  feci 
menzione  dell'importante  enciclica  Tra- 


PIO 
ditihlimililalì  ISoslrac,  spedita  in  tal  gior- 
no a  lutto  il  corpo  episcopale.  Animato 
dalle  ispirazioni  di  s.  Pietro,  con  tale  let- 
tera gettò  il  grido  di  allarme  sui  pericoli 
della  nostra  condizione,  aggravata  dall'in- 
dilferenza  in  materia  di  salute,  dalle  ve- 
nefiche opere  edite  dalle  società  bibliche, 
dai  torrente  de'libri  cattivi,  dagli  sforzi 
nascosti  ancora,  ma  presloaperti  delle  so- 
cietà segrete,  e  dagli  assalti  alla  santità 
coniugale.  La  veemenza  con  cui  la  parte 
irreligiosa  calunniò  l'enciclica,  provò  che 
il  Papa  avea  colpito  nel  seguo.  Quanto 
alle  iscrizioni  poste  nella  basilica  Late- 
ranense  per  celebrare  il  possesso,  si  leg- 
gono in  latino  e  italiano  Dell'  opuscolo  di 
Caraldi,  p.  27.  Nello  stesso  mese  di  mag- 
gio venuta  in  Roma  la  regina  Maria  Te- 
resa vedova  di  Sardegna,  colle  principes- 
se sue  figlie,  si  portò  a  venerare  il  Pon- 
tefice, il  quale  dipoi  la  visitò  nella  sua  re- 
sidenza. Conferì  il  titolo  di  duca  ai  mar- 
chesi Massimi  d'Aracoeli,  così  detti  dal 
palazzo  che  vi  hanno  vicino.  Avendo  in- 
dicato le  prime  beneficenze  e  provviden- 
ze di  Pio  Vili,  ora  passerò  a  riportare  le 
principali  azioni  del  suo  breve  pontifica- 
to, e  come  di  molte  ne  trattai  a'Joro  luo- 
ghi, questi  ini  limiterò  citare  con  carat- 
tere corsivo,  mentre  di  altre  disposizioni 
ne  parlai  in  diversi  articoli. 

Nel  declinare  di  maggio  il  Pontefice 
fu  afflitto  dalle  frequenti  scosse  di  terre- 
moto che  pose  in  ispavento  gli  abitanti 
di  Albano  esuoi dintorni.  Siccome  si  pre- 
tendevano accompagnate  dai  fenomeni 
dell'  abbassamento  delle  acque  de' laghi 
di  Castel  Gandolfo  e  di  Nemi,  e  dell'al- 
terazione del  colore  delle  acque,  la  com- 
missione de'scienziati  che  il  governo  spe- 
dì a  verificarli,  trovò  i  fenomeni  insussi- 
stenti. 11  Papa  ordinò  pubbliche  preghie- 
re in  Roma,  ov'erasi  intesa  qualche  leg- 
gera scossa,  per  la  cessazione  del  flagello. 
In  questo  mentre  i  carbonari  tentarono 
di  suscitare  nuove  turbolenze  nelle  lega- 
zioni pontificie;  ma  una  più  severa  vi- 
gilanza bastò  a  trattenerne  i  progressi, 


PIO 


1 79 


vigilanza  che  sulle  sette  segrete  Pio  Vili 
avea  raccomandata  ai  vescovi  nella  sua 
enciclica.  Questa  con  l'altra  per  la  pub- 
blicazione d'un  pienissimo  giubileo,  ema- 
nala a'  i5giugno,  per  ottenere  da  Dio  il 
lume  e  l'assistenza  necessaria  per  ben  go- 
\ernare  la  Chiesa  e  sviare  i  fulmini  della 
collera  divina,  sono  riportate  dall'Artaud 
nella  Storia,  della  quale  in  parte  profit- 
terò in  questa  compendiosa  biografia.  Ma 
le  lettere  apostoliche  sul  giubileo^  d'or- 
dine del  re  de' Paesi  Bassi  si  pubblicaro- 
no in  quel  regno  con  alcune  clausole,  men- 
tre il  solenne  concordato  sotto  Leone  XII 
conchiusodalcardinal Cappellai-i  colcon- 
te  di  Celles  era  rimasto  per  metà  senza 
effetto  ;  poiché  sventuratamente  il  pro- 
testantismo continuava  le  imprudenti 
sue  resistenze  ne'consigli  di  Guglielmo  I, 
quantunque  questi  avesse  modificato  i 
suoi  decreti  sulla  frequenza  del  collegio 
filosofico  e  sull'ammissionede'chierici  nei 
seminari.  Intanto  l'appello  che  il  vica- 
rio apostolico  di  Scozia  fece  alla  carità 
de'caltolici  francesi,  trovò  tostoascolto  in 
Roma.  Il  Pontefice  in  mezzo  ai  dolori  del 
suo  corpo  infermiccio  accoglieva  con  gioia 
i  missionari.  A'27  luglio  il  Papa  preco- 
nizzò 1  1  vescovi,  e  creò  cardinali  Nan* 
brini,  ed  il  cassinese  Crescini  vescovo  di 
Parma  (al  quale  articolo  ne  riporto  la  bio- 
grafia) in  restituzione  di  cappello,  come 
si  suol  dire,  alla  congregazione  cassinese 
cui  appartenne  Pio  VII.  Sempre  grato 
Pio  Vili  alla  memoria  di  Pio  VII,a'2o 
agosto  intervenne  al  funerale  anniversa- 
rio che  gli  celebravano  le  sue  creature  in 
s.  Pietro.  A  vendo  il  duca  di  Modena  Fran- 
cesco IV  inviato  a  Roma  il  conte  Pucci- 
ni, per  trattare  alcuni  affari  ecclesiastici, 
si  ultimarono  in  breve  tempo  con  reci- 
proca soddisfazione.  Il  Papa  accettò  la 
Conclusione  che  gli  dedicò  il  genovese  ora 
prelato  Arnaldi,  e  si  fece  rappresentare 
dal  cardinal  Albani.  A'28  settembre  ten- 
ne concistoro  per  provvedere  io  chiese 
di  vescovi.  Il  governo  troppo  dolce  di  Pio 
Vili  e  la  forma  d'amministrazione  trop- 


.  .So  pio 

pò  moderala  e  indulgente,  adottata  dal 
card  ina!  segretari  odi  staio,  rendendo  ani- 
mosi i  carbonari,  ad  onta  della  rinnova- 
ta pubbl  icazione  delle  leggi  repressi  ve,  i  n  • 
sorsero  con  segrete  mene  e  cospirarono 
nuovamente  in  Roma,  mentreinsede  va- 
cantea  Cesena  erasi  tentato  suscitare  tur- 
bolenze. Adunque  per  ordine  del  cardi- 
nal Albani,  ondedistruggere  i  settari,  ven- 
ne  istituita  in  Roma  unacommissionespe- 
ciale  presieduta  dal  prelato  Cappelletti 
governatore,  per  esaminare  26  imputa- 
ti: un  capo  settario  fu  condannatoa  mor- 
te, e  gli  altri  riconosciuti  colpevoli  a  re- 
clusione; ma  il  Papa  commutò  al  primo 
la  pena  in  carcere  a  vita  dentro  s.  Leo. 
Procedendogli  affari  religiosi  de'Paesi 
Bassi  con  movimento  retrogrado,  esigen- 
dosi  dal  governo  il  placet  alle  bolle  dei 
nuovi  vescovi  di  Liegi,  Gand  e  Tournay, 
il  cardinal  Albani  col  suo  carattere  fermo 
e  vivo,spinlodalzelo  di  Pio  Vili  pel  Bel- 
gio e  dai  consigli  e  lumi  del  cardinal  Cap- 
pellaio, ottenne  la  remozione  dell'impe- 
dimento. Con  lettera  apostolica  sciolse  la 
deputazione  de1 '  Conservatorii  di  Roma,  e 
volle  ebe  come  prima  ciascuno  si  gover- 
nasse separatamente.  Dipoi  con  altre  si- 
mili lettere  soppresse  l'amministrazione 
centrale  degli  Ospedali  di  Roma,  ripri- 
stinando quelle  parziali  d'ognuno.  Sop- 
presse ancora  la  congregazione  di  vigilan- 
za sugi'  impiegati  e  lo  spionaggio  alquan- 
to dilatato  nei  precedente  pontificato.  Re- 
candosi nella  Spagna  il  re  e  la  regina  del- 
le due  Sicilie,  colla  principessa  Maria  Cri- 
stina lorofiglia  permaritarlaa  Ferdinan- 
do VII,  passando  per  Puima  a'3  ottobre 
si.  portarono  dal  Pontefice,,  cbegli  avea 
fatti  incontrare  in  Albano, come  notai  nel 
voi.  XLI,  p.  !45.;  avendo  già  ricevuto  il 
fratello  del  re  principe  di  Salerno,  colle 
principesse  moglie  e  figlia^  in  viaggio  per 
Vienna.  Pio  Vili  volle  restituire  la  visita 
al  re,  alla  regina  ed  alla  reale  sposa,  e  per 
dimostrazione  di  giubilo  fece  dar  loro  una 
festa  notturna  nell'anfiteatro  Correa,  ric- 
camente illuminato  a  giorno;  illuminare 


PIO 

la  cupola,  facciata  e  portico  Valicano;  in- 
cendiare la  girandola  sul  Castel  s.  Ange- 
lo, e  nella  Piazza  Navona  la  corsa  del  fan- 
tino a  cavallo.  Dopo  la  loro  partenza,  il 
sauto  Padre  venne  visitato  dal  duca  di 
Lucca  infante  di  Spagna.  Avendo  per- 
messo la  celebrazione  del  concilio  di  Bal- 
timore in  America,  dipoi  ne  approvò  gli 
atti.  Il  Papa  nel  suo  giorno  onomastico 
battesimale  si  recò  ad  ascoltare  la  messa 
nella  cbiesa  del  Gesù  all'altare  di  s.  Fran- 
cesco Saverio,  ricevuto  dal  p.  Ptoolbaan 
d'Amsterdam, nuovo  generale  de'gesuiti. 
Trasferitosi  quindi  nel  contiguo  oratorio 
de'nobili,  ordinò  la  lettura  del  decreto  di 
approvazione  de'due  miracoli  operati  da 
Dio  ad  intercessione  del  b.  Alfonso  Li- 
guori  ;  dipoi  nel  seguente  anno  confermò 
quello  per  procedere  alla  sua  canonizza- 
zione. Ad  onta  del  suo  coraggio,  lo  stato 
della  salute  del  Pontefice  non  gli  permi- 
se assistere  alle  funzioni  della  vigilia  e 
giorno  di  Natale;  il  suo  spirito  era  affililo 
conoscendo  gli  sforzi  ebe  facevano  i  settari 
per  uua  nuova  terribile  rivoluzione,  le 
cui  funeste  conseguenze  non  si  potevano 
prevedere.  Temeva  la  rinnovazione  delle 
vicende  cui  soggiacquero!  gloriosi  Pio  VI 
e  Pio  Vii ,  e  con  qualcuno  più  volle  si 
espresse,  ebe  non  gli  avrebbe  recato  sor- 
presa di  essere  forse  come  essi  deportato. 
Nel  gennaio  i83o,  il  re  de'Paesi  Bassi 
a  sollecitazione  del  cardinal  Albani,  sop- 
presse il  collegio  filosofico,,  congiunto  ab 
l'università  di  Lovauio,  istituito  nel  1 82$ 
con  tanto  danno  de'cattolici.  I  dolori  ebe 
Pio  Vili  soffriva  di  gotta,  massime  nelle 
ginocebia  e  con  pena  movendo  le  braccia, 
gl'impedivano  celebrare  e  assistere  le  sa- 
cre funzioni,  laonde  registrerò  in  seguito 
qualifeceo  intervenne.  A'28  di  detto  me- 
se ristabilì  il  tribunale  d'appello  com- 
merciale d'Ancona,  sotto  la  cui  delega- 
zione è  Cingoli,  per  esservi  stato  antica- 
mente lungo  tempo.  Avendo  cessato  l'am- 
basceria di  Cbàteaubriand,  ebe  avea  sa- 
puto poi  meritarsi  la  stima  del  Papa,  nel 
marzo  gli  successe  il  conte  di  La  Ferro- 


PIO 

nays,  che  riuscì  assai  ben  accetto  come 
cognato  del  duca  di  Blacas,  alfezionatis- 
sioio  del  Pontefice  nel  cardinalato.  A'i5 
di  tal  mese  Pio  Vili  creò  i<)  vescovi.com- 
presoil  patriarca  di  Gerusalemme,  e  pub- 
blicò cardinali  TVcld  inglese,  Alazioede 
Simone  j  ne  creò  e  riservò  8,  ma  il  po- 
co che  sopravvisse gl'impcdì  manifestar- 
li. Avvicinandosi  le  funzioni  della  setti- 
mana santa,  la  corte,  i  romani  ed  i  fo- 
rastieri  videro  con  dispiacere  impotente 
il  Pontefice  a  celebrarle;  il  suo  infelice 
stato  di  salute,  che  gì' impediva  di  agire 
e  di  muoversi ,  solo  gli  permise  dare  la 
solenne  benedizione  nel  giovedì  santo  e 
nel  giorno  di  Pasqua.  All'alto  della  for- 
mazione in  Germania  d'  una  provincia 
ecclesiastica  dell'alto  Reno,  nel  1821,  era 
stata  proclamata  una  prammatica  in  nome 
degli  stati dìWurtemberg, di  Baden, del- 
le due  Assie,  di  Nassau  e  di  Francfort.  Di 
questa  prammatica,  lavoro  esclusivo  dei 
ministri  protestanti,  giacché  i  vescovati 
cattolici  non  erano  ancora  lutti  provve- 
duti, uon  se  ne  parlava  più  e  pareva  che 
i  reclami  della  s.  Sede  avessero  ottenute 
alcuue  spiegazioni  favorevoli.  Improvvi- 
samente la  città  libera  di  Francfort,  nel 
marzo  emanò  la  dichiarazione,  che  l'Ar- 
taud  riporta  nelcap.  1 5.  Ogni  linea  di  que- 
sto documento,  la  pretesa  tolleranza  dei 
protestanti,  manifesta  il  carattere  di  un 
sistema  di  tirannia  adottato  contro  il  cle- 
ro cattolico;  il  governo  è  quello  che  re- 
gola tutto,  l'autorità  civile  quella  che  de- 
cide delle  qualità  de' vescovi,  de'canonici, 
de'decani,  che  determina  le  loro  attribu- 
zioni, che  stabilisce  le  ammissioni  ue'se- 
minari,  che  assegna  le  relazioni  possibili 
de' vescovi  con  Roma  e  col  loro  clero.  I  re- 
clami di  Pio  VI  II  non  tardarono  ad  essere 
inviati  primamente  in  via  non  officiale  ai 
diversi  stati,  che  unitamente  al  senato  di 
Francfort  avevano  sottoscritta  la  costitu- 
zione tirannica,  e  poi  anche  officialmente: 
si  ebbero  successivamente  alcune  spiega- 
zioni, che  per  qualche  tempo  almenodo- 
vevano  rassicurare  1'  autorità  pontificia. 


PIO  181 

Mentre  la  religione  gemeva  pei  l'oppres- 
sione dell'insegnamento  cattolico,  e  per 
le  sventure  che  l'aflliggevano  in  una  par- 
te della  Germania,  li  autorità  ecclesia- 
stiche dell'  Irlanda  facevano  risuonare 
parole  di  consolazione  e  d'allegrezza,  an- 
nunziando che  la  condizione  presente  do- 
vea  essere  riguardata,  dopo  l'emancipa- 
zione, beneficio  incominciatoa  provocare 
da  Pio  VII  e  conseguito  da  Leone  XII, 
come  un  tempo  di  gioia.  Nel  medesimo 
marzo  Pio  Vili  pubblicò  il  celebre  bre- 
ve sui  matrimoni  misti,  con  istruzioni,  a- 
veudone  commessa  la  grave  compilazio- 
ne al  cardinal  Cappellai*!, anche  in  questa 
importantissima  materia  profondamente 
dotto;  ne  tenni  proposito  a  Matrimonio 
§  V.  Il  ministro  di  Prussia  Bunsen  ac- 
cettò con  riconoscenza  queste  concessioni 
conciliatrici  offerte  dalla  s. Sede, eie  tras- 
mise a  Berlino  in  quattro  originali  simili, 
cioè  in  numero  eguale  a  quello  de'  pre- 
lati delle  provincie  occidentali  del  regno. 
Nell'aprile  il  Papa  riconobbe  il  cidto 
immemorabile  della  b.  Chiara  Gamba- 
corta, fondatrice  delle  domenicane  di  Pi- 
sa; e  conferì  il  titolo  di  marchese  alla  fa- 
miglia Ferrari  di  Ceprano.  Per  morte  del 
cardinal  Somaglia,  di  venne  decano  il  car- 
dinal Pacca,  cui  in  seguito  il  Ponteficeira- 
pose  il  pallio.  Poco  dopo  Pio  VIII  per- 
dette nel  cardinal  Bertazzoli  uno  de'suoi 
amici  antichi  ed  un  savio  consigliere,  a- 
vendolo  consultato  in  rilevanti  affari  ec- 
clesiastici, come  aveano  fatto  Pio  VII  e 
Leone  XII  che  tanto  l'aveano  amato,  es- 
sendo slato  del  primo  il  fedele  compagno 
de'suoi  patimenti,  mentre  il  secondo  in 
piova  di  sua  gran  confidenza  gli  avea  affi- 
dalo la  prefettura  degli  studi  da  lui  rior- 
dinati. Questo  degno  porporato  avea  ce- 
lebrato il  sapere  e  le  virtù  del  Castiglio- 
ni  nei  ragionamento  che  pronunziò  nella 
Solenne  adunanza  tenuta  dagli  arcadi 
per  l'esaltazione  di  Papa  Pio  Vili,  Ro- 
ma 1 829.  Qual  pastore  massimo,  PioV III 
ebbe  in  arcadia  il  nome  di  Eupcmcne 
Naùpalteo,  cioè  pastore  che  porta  liete 


i8a  PIO 

avventure,  possessore  delle  campagne  di 
Lepanto,  nome  fausto  per  la  vittoria  ot- 
tenuta dalle  armi  cristiane  per  la  coo- 
perazione e  preghiere  di  s.  Pio  V.  Della 
tariffa  daziaria,  pubblicata  nel  medesi- 
mo aprile ,  parlai  a  Dogane.  Nel  mag- 
gio il  re  di  Baviera  ritornando  in  Roma, 
1  innovò  di  persona  la  sua  divozione  a  Pio 
Vili,  il  quale  attribuì  quindi  il  titolo  di 
venerabile  al  sacerdote  Mariano  Arciero 
della  diocesi  di  Conza,  approvando  il  de- 
creto per  l'introduzione  della  causa  alla 
sua  beatificazione.  Giunta  la  festa  del- 
l'Ascensione, il  Papa  fece  celebrare  la  cap- 
pella nella  Paolina  del  Quirinale,  vi  pie 
sto  assistenza  e  poi  dalla  loggia  die  la  so- 
lenne benedizione;  intervenne  pure  alle 
cappelle  palatine  della  Pentecoste  e  della 
ss.  Trinità,  come  alla  processione  del  Cor- 
pus Domini,  portato  sulla  nota  macchina 
o  talamo.  Nel  giugno  il  Papa  ordinò  la 
pubblicazionedi  provvidi  regolamenti  sul 
dazio  del  macinato,  per  eliminare  qua- 
lunque vessazione  a  carico  de'macinan- 
ti.  Intanto  Pio  Vili  si  sforzò  di  assiste- 
re alla  messa  pontificata  in  s.  Pietro  dal 
cardinal  decano.  Per  l'accennata  dichia- 
razione de'principi  e  governi  tedeschi  del- 
la provincia  ecclesiastica  dell'alto  Reno, 
siccome  essi  esigevano  rigorosa  esecuzio- 
ne de'Ioro  mandamenti,  il  saggio  Pon- 
tefice conoscendo  bene  lo  stato  delle  cose 
in  Europa,  ove  gli  uni  attaccavano  la  re- 
ligione, gli  altri  lasciavano  fare,  si  deter- 
minò scrivere  all'arcivescovo  di  Fribur- 
go ed  ai  vescovi  di  Magonza  ,  Roltern- 
burgo,  Limburgo  e  Fulda,  componenti 
la  provincia. Pertanto  col  breve  de'3ogiu- 
gno,  i  principi  vennero  prevenuti  de'pe- 
ricoli,  cui  andavano  incontro;  poiché 
quanto  accadeva  in  Europa  doveaaprir 
gli  occhi  anco  ai  sovrani  protestanti,  e 
non  armarsi  di  precauzioni  e  diffidenze 
contro  la  s.  Sede.  Dovere  piuttosto  te- 
mere il  sistema  che  tendendo  a  indebo- 
lire la  Chiesa  e  lo  stato,  presto  o  tardi  i 
rivoluzionari  ne  raccoglierebbero i  frutti. 
Ricordarsi  le  anteriori  vicende,  che  avea 


PIO 

loro  fatto  espiare  gli  errori  della  falsa  po- 
litica, colla  perdita  eziandio  degli  stati. 
Inoltre  Pio  VIIT,  senza  designarlo,  disse 
che  fra'  vescovi  uno  ve  n'era  ,  il  quale 
avea  consentito  a  novità  colpevoli  ed  a 
principii  falsi  ed  erronei.  Ai  5  luglio  ten- 
ne concistoro  e  creò  2  1  vescovi,  compresi 
quello  d'Ostia  e  il  patriarca  de'caldei,  e 
Rollati  cardinale.  Quindi  dichiarò  pre- 
lato domestico  Gabriele  della  GengaSer- 
mattei  nipote  di  Leone  XII,  e  più  tardi 
gli  conferì  un  canonicato  Lateranense. 
Di  nuovo  i  carbonari  agitandosi,  pei  so- 
spetti che  la  corte  di  Napoli  concepì  di 
segrete  intelligenze  colla  famiglia  di  Na- 
poleone, ed  inquieta  che  la  sorella  Ca- 
rolina vedova  Murai  fosse  domiciliata 
nella  vicina  Roma,  domandò  ed  ottenne 
che  fosse  licenziata  dagli  stati  pontifìcii,  e 
di  recarsi  in  Austria  ove  troverebbe  cor- 
tese ospitalità. 

Gli  armeni  cattolici  soggetti  al  vicario 
apostolico  patriarcale  latino  di  Costan- 
tinopoli ottennero  dalla  Porla  ottomana 
la  loro  emancipazione  dal  patriarca  sci- 
smatico, ed  un  capo  cattolico  per  eserci- 
tare il  proprio  culto.  Pel  loro  governo 
spirituale  Pio  Vili  eresse  la  sede  metro- 
politana primaziale  di  Costantinopoli,  e 
per  i.°  arcivescovo  preconizzò  d.  Anto- 
nio Nouri"ian.  A.  Costantinopoli  e  Pa- 
triaecato  Armeno,  non  solo  narrai  le  par- 
ticolarità di  questo  memorabile  avveni- 
mento, ma  notai  la  principale  parte  che 
n'ebbe  il  cardinal  Ca  ppel lari,  quale  zelan- 
tissimo prefetto  generale  di  propaganda 
fide,  pel  decretato,  essendosi  Pio  Vili 
esclusivamente  attenuto  al  di  lui  parere. 
A'23  luglio  il  Papa  segnò  il  moto-pro- 
prio pel  regolamento  e  amministrazione 
delle  poste  pontifìcie.  Alla  consolazione 
provata  per  la  presa  d' Algeri  fatta  dal- 
le armi  francesi,  pei  vantaggi  che  pote- 
vano derivare  a  quella  chiesa  liberata 
dal  giogo  maomettano  (dipoi  Gregorio 
XVI  vi  eresse  la  sede  vescovile  sotto  il 
nome  di  Giulia  Cesarea:  degli  altri 
successi  religiosi  feci   parola  anche  a  Ir- 


IMO 

tona  e  relativi  articoli  spettanti  nWjéfri* 
ca)y  l'animo  di  Pio  Vili  fu  desolato  dalle 
notizie  di  Parigi:  gli  amari  suoi  preseli* 
timenti,  da  cui  avea  dilaniato  il  cuore,  di 
nuove  rivoluzioni,  fatalmente  si  verifica- 
rono io  quella  città  il  27,  28  e  29  lu- 
glio. Carlo  X  fu  detronizzato  e  con  la  fa- 
miglia reale  con  pena  potè  fuggire,  e  Lui- 
gi Filippo  fu  proclamato  re  de'francesi  : 
di  questo  strepitoso  fatto  parlai  a  Fran- 
cia, Inghilterra  e  Parigi.  Fra  le  vittime 
limaste  in  quella  capitale,  e  che  furono 
il  bersaglio  delle  maggiori  violenze,  bi- 
sogna noverare  fra  i  primi  Quelen  ar- 
civescovo di  Parigi,  il  cui  palazzo  fu  sac- 
cheggiato e  più  tardi  spogliato  del  super- 
slitee  reso  inabitabile  :  questo  eroico  pre- 
lato fu  salvato  dalla  motte  da  parecchi 
cittadini  d'un  eminente  coraggio.  Vedasi 
la  bell'opera  del  celebre  barone  Henrion: 
Vie  et  travaux  aposloliques  de  HI.  le  Que- 
len, archevéque  de  Paris,  1840.  Questa 
rivoluzione  pose  il  clero  in  una  posizio- 
ne ben  critica.  In  vece  dell'esiliata  dina- 
stia, una  nuova  ne  occupava  il  trono,  e 
la  differenza  de'pareri  intorno  all'argo- 
mento delle  preghiere  d'uso  pel  capo  del- 
lo stato,  univasi  all'incertezza,  in  cui  era- 
no i  vescovi  pari  di  Francia,  relativamen- 
te al  giuramento,  che  d'ordine  della  ca- 
mera de'deputati  doveano  prestare  d'ai- 
légeance,  atto  anti-cattolico,  perchè  di 
ubbidienza  e  sommissione  al  re,  per  la 
sua  sovranità  temporale  e  indipendenza 
dal  Papa.  Per  invito  del  nuovo  re  e  se- 
coudo  il  parere  de'più  ragguardevoli  del 
clero.,  1  arcivescovo  di  Parigi  spedi  a  Ro- 
ma per  consultare  il  Pontefice,  come  che 
a  lui  solo  spettando  risolvere  la  questio- 
ne, il  dott.  G.  L.  Caillard,  quello  ch'erasi 
più  distinto  tra' suoi  liberatori,  essendo 
difficile  e  pericoloso  mandarvi  un  ecclesia- 
stico; ciò  egli  fece  per  evitare  uno  scisma, 
da  cui  credeva  minacciata  la  Francia.  Il 
diligentissimo  e  pio  storico  Artaud,  nei 
cap.  23  e  seg.  riporta  il  dettaglio  della 
grave  lunga  conferenza  e  viva  discussio- 
ne che  il  dottore  ebbe  con  Pio  VIII,  con 


PIO  i83 

savie,  utili  e  indispensabili  rettificazioni, 
a  quanto  pubblicò  dopo  la  morte  del  Pa- 
pa l'inviato  arci  vescovile.  Ammirò  il  dott. 
Caillard  nel  colloquio  la  presenza  di  spi- 
rito, il  contegno  diplomatico,  il  buon  sen- 
so e  il  coraggio  di  cui  era  dotato  il  degno 
Pontefice. Questi  si  dimostrò  sorpreso  che 
le  domande  si  facessero  dal  solo  arcive- 
scovo di  Parigi,  senza  aver  consultato  i 
vescovi  di  Francia,  cui  fu  risposto  man- 
care il  tempo;  volle  alcuni  giorni  di  di- 
lazione per  ponderare  le  richieste  e  con- 
sultare, indi  avrebbe  risposto,  essendo  la 
decisione  della  più  alta  importanza  e  im- 
barazzante. Il  doti.  Caillard  passò  quin- 
di dal  cardiual  Albani,  che  trovò  dispo- 
stissimo a  riconoscere  il  nuovo  re,  aven- 
do altrettanto  deciso  le  potenze.  Credè 
bene  l'inviato  di  compilare  una  MemO' 
ria,  cogli  schiarimenti  opportuni  a  prova- 
re la  necessità  di  quanto  s'implorava,  e 
l'urgenza  della  risposta,  facendola  umi- 
liare alla  considerazione  del  santo  Pa- 
dre. In  essa  egli  affermò,  che  la  Francia 
era  divisa  in  tre  opinioni:  i.°  repubbli- 
cana, la  più  debole,  ma  pericolosissima; 
2.0  legittimista  per  l'antica  monarchia, 
composta  dell'alta  nobiltà  e  di  quasi  tutto 
il  clero,  però  in  discredito  per  la  sua  ma- 
niera di  governare;  3.°  della  classe  me- 
dia e  dominante,  composta  di  quasi  tutti 
gli  uomini  d'ingegno  e  de'facoltosi,  che 
voleva  la  monarchia  limitata  al  potere  di 
far  eseguire  le  leggi ,  risolute  dalle  due 
camere,  congiuntamente  al  re;  chiuse  la 
memoria  con  ripetere  la  minaccia  fatta 
nella  conferenza,  del  pericolo  in  cui  era 
la  .chiesa  di  Francia,  d'essere  separata  per 
una  ripulsa  dal  centro  della  cattolicità. 
Nel  riprodurre  l'Artaud  anche  la  Me- 
moria, osserva  che  in  essa  come  nel  col- 
loquio si  tennero  modi  e  si  dissero  cose 
e  opinioni  esagerate,  che  mai  possono  at- 
tribuirsi alle  istruzioni  di  mg.r  di  Que- 
len, per  cui  uon  senza  fondamento  fece 
i  rilievi  critici.  Ritornalo  il  dott.  Caillard 
da  Pio  Vili,  questi  gli  consegnò  un  bre- 
ve per  l'arcivescovo  di  Parigi,  in  cui  e- 


184  PIO 

spose  il  dolore  provato  per  le  ultime  ca- 
lamità del  regno,  di  avere  ricevuto  la  sua 
lettera  e  quella  di  altri  vescovi  di  Fran- 
cia per  salvare  la  religione  e  conservare 
la  disciplina,  ed  ottenere  il  suo  parere  so- 
pra gravi  dubbi  insorti  nelle  lorocoscien- 
ze;  confortarsi  nell'assicurazione  datagli 
dal  re  Luigi  Filippo,  pei  suoi  sentimenti 
verso  i  vescovi  ed  il  clero,  e  pel  mante- 
nimento della  tranquillità,  die  tanto  a- 
veagli  raccomandato;  che  quanto  ai  dub- 
bi fatti  dai  vescovi  sul  giuramento  di  fe- 
deltà e  sulle  preghiere  pel  medesimo  nuo- 
vo regnante,  essere  l'uno  e  le  altre  leci- 
te, com'era  stato  anteriormente  dichia- 
rato da  Pio  VII.  Quanto  poi  all'oggetto 
dell'inviato  dall'arcivescovo,  il  Papa  dis- 
se a  voce  al  dott.  Caillard,  che  l'arcive- 
scovo poteva  prestare  il  giuramento,  se 
gli  veniva  chiesto,  e  ciò  per  semplice 
consiglio;  esortarlo  a  dare  la  dimissione 
dalla  dignità  di  pari,  la  quale  ora  non  po- 
teva essere  d'alcun  vantaggio  alla  reli- 
gione, ed  anche  per  evitare  di  compro- 
mettersi nelle  leggi  ad  essa  contrarie  che 
vi  potevano  essere  discusse  nella  came- 
ra; opinare  che  il  clero  non  dovesse  pun- 
to immischiarsi  in  affari  di  politica.  Mg.r 
di  Quelen  non  prestò  il  giuramento,  e 
quindi  fu  tenuto  come  dimissionario.  In 
questa  occorrenza  la  s.  Sede  concedette 
tutto  quello  che  le  grandi  potenze  avea- 
no  già  conceduto;  più  sapiente,  serbò  in- 
tatti i  propri  diritti;  compressa  un  con- 
sentimento politico,  e  salvò  insieme  gli 
interessi  della  religione. 

Nell'agosto  Pio  Vili  confermò  gli  sta- 
tuti della  congregazione  e  accademia  di 
Musica  in  Roma,  sotto  l'invocazione  di 
s.  Cecilia;  conferì  il  titolo  di  conte  alla 
famiglia  Folicaldi  di  Bagnacavallo;  este- 
se la  convenzione,  ch'era  tra  il  governo 
pontificio  e  il  duca  di  Modena  sull'arre- 
sto e  consegna  de'delinquenti  e  disertori, 
anche  pel  ducato  di  Massa  e  Carrara;  di- 
chiarò e  confermò  il  titolo  di  dottore  del- 
la Chiesa  universale  a  s.  Bernardo,  e  non 
potè  intervenire  alle  cappelle  dell'Assun- 


PIO 
ta  e  della  Natività.  Preoccupato  il  Pon- 
tefice dagli  avvenimenti  di  Francia,  ri- 
cevette la  consolante  notizia,  che  la  re- 
pubblica di  Colombia,  nell'America  me- 
ridionale, in  una  costituzione  avea  decre- 
tato che  la  religione  cattolica  era  la  re- 
ligione dello  stato.  Nel  settembre  il  Pa- 
pa accolse  il  conte  Antonio  di  Montes- 
quieu, inviato  del  rede'  francesi  Luigi  Fi- 
lippo, con  lettere  di  partecipazione  del  suo 
avvenimento  al  trono.  Ricordevole  Pio 
Vili  di  essere  stato  vicario  generale  del 
celebre  Devoti  vescovo  d'Anagni,  con  suo 
breve  donò  a  Ila  cattedra  le  un  prezioso  ca- 
lice d'argento  d'elegante  lavoro.  L'incen- 
dio eh 'efasi  desto  in  Francia,  per  river- 
bero arse  anche  nel  Belgio,  ed  il  movi- 
mento di  Brusselles  rapidamente  si  pro- 
pagò in  tutte  le  altre  città  del  mezzodì 
del  regno  òe  Paesi  Bassi:  prima  causa 
fu  la  falsa  politica  del  governo,  il  quale 
avea  preteso  rendere  i  belgi  olandesi  e 
protestanti;  tutti  i  favori  erano  pegli  o- 
landesi,  tutti  i  pesi  pei  belgi,  che  poi  si 
costituirono  in  regno  separato  con  loro 
re  particolare,  terminando  così  i  catto- 
lici d'essere  più  tormentati  nelle  loro  più 
care  affezioni:  i  cattolici  che  sono  poco 
inclinati  alle  rivoluzioni,  furono  perciò 
obbligali  a  prendervi  parte.  Il  Papa  sem- 
pre oppresso  dai  suoi  dolori,  non  senza 
incomodo,  intervenne  tuttavia  alle  cap- 
pelle d'Ognissanti,  dell' anniversario  dei 
defunti  e  de' l'api,  ed  a  quella  di  s.  Carlo 
che  fu  l'ultima  per  lui.  Questo  stato  del 
Pontefice  dava  serie  inquietudini,  anche 
per  le  manovrede'nemici  dell'ordine,  che 
non  cessavano  dal  cospirare.  Gli  amici  di 
Pio  Vili  pensarono  di  chiamare  aR.oma 
almeno  per  un  istante  alcuni  dei  suoi  pa- 
renti, perchè  ricever  potessero  gli  ultimi 
abbracciamenti  di  lui,  che  tanto  onorava 
il  loro  stipite;  ma  consultato  il  Papa  su 
questo  affettuoso  divisa  mento,  ripetè  al  cu- 
ne parole  della  celebre  lettera  chescrisse  al 
fratello:  nessuno  si  muova.  Tulli  meravi- 
gliarotjodella  fermezza, colla  quale  egli  ri- 
nunzia va  a  così  giuste  e  dolci  consolazioni. 


PIO 

Non  si  era  preso  mai  un  sollievo,  tran- 
ne qualche  gita  ad  una  sua  vigna  fuori 
di  Porta  Pia,  che  avea  comprato  da  car- 
dinale, condecente  casino  addobbato  con 
semplicità  e  belle  stampe  incise.  Avea  fat- 
to abbellire  l'appartamento  di  Cantei 
Gandolfo  con  le  suppellettili  è  mobili  che 
erano  alla  Cecchignola  (luogo  ameno  ac- 
quistato da  Leone  XII  e  venduto  da  Pio 
Vili,  che  descrissi  nel  voi.  XXXV1H,  p. 
82),  nell'intendimento  di  farvi  la  villeg- 
giatura. Proseguì  la  riedificazione  della 
basilica  di  s.  Paolo,  che  alcune  volle  vi- 
sitò, onde  il  successore  Gregorio  XVI  po- 
se il  suo  stemma  con  quelli  di  Pio  VII 
e  di  Leone  XII  nel  soffitto;  altro  stem- 
ma si  vede  nel  fonte  presso  il  Porlo  Leo- 
nino, de!  quale  feci  cenno  nel  voi.  XXV, 
p.  i5cy.  Istituì  le  sedi  vescovili  di  Mobi- 
le e  Charles  town  j  di  altre  parlai  a'Ioro 
luoghi,  come  dell'ampliazione  di  quella 
di  Gorizia.  Nella  zecca  pontificia  vi  sono 
G  conii  disuè  medaglie  con  l'effigie,  cioè 
due  della  Lavanda  pel  giovedì  santo;  quel- 
la del  possesso;  altra  con  l'epigrafe,  La- 
crimae  Palris  laeùtia fìliorum,  allusive 
a  quelle  sparse  nell'esaltazione,  con  la  li- 
gula della  Religione  in  mezzo  a  due  an- 
geli; altra  per  premio  col  motto,  Bene- 
inerenti;  ed  altra  con  l'iscrizione,  Justi- 
tia  et  Pax  oscula tae.  sunt,  con  la  figura 
della  Giustizia  in  mezzo  a  due  geni  ala- 
ti, uno  de'quali  sotto  le  forme  della  Pa- 
ce, oltre  un  leone,  simboli  delle  virtù  del 
Pontefice.  Ritrassero  ancora  le  sembian- 
ze di  Pio  Vili  il  cav.  Vernet,  rappresen- 
tandolo in  sedia  gestatoria,  in  attodi  pro- 
nunziar la  protesta  in  s.  Pietro;  il  cav. 
Cava  Nero, perciò  decorato  dell'ordine  del- 
lo Speron  d'oro;  il  commendato!'  de  Fa- 
bris  in  marino,  cui  donò  due  medaglie 
d'oro,  col  pontificio  stemma  contornato 
da  24  brillanti;  ed  il  cav.  Vincenzo  Ca- 
muccini  in  figura  intiera,  che  mandò  alla 
sua  famiglia  in  Cingoli.  A  questo  celebre 
piltore(di  suebenemereuzeedistinli  pre- 
gi parlai  in  più.  luoghi,  come  a  Palazzo 
CAMUcciNr,  dove  si  ammira  la  di  lui  pre- 


PIO  i85 

ziosa  e  copiosa  raccolta  di  rari  ed  eccellen- 
ti quadri,  quasi  di  tutte  le  scuole,  e  per- 
ciò una  delle  principali  di  Roma),  il  Pa- 
pa che  meritamente  lo  amava, prima  del 
pontificato  gli  avea  procurato  per  ispo- 
sa  la  nipote  del  suo  prelato  Devoti  ;  il  24 
ottobre  1829  onorò  il  di  lui  studio  della 
sua  presenza,  poscia  con  breve  dell'agosto 
i83o  gli  conferì  il  titolo  di  barone,  tra- 
sferibile a'suoi  discendenti. 

Frattanto  i  politici  subugli ,  gli  avve- 
nimenti di  Francia,  la  rivoluzione  del 
Relgio,  le  dimissioni  di  sii*  Roberto  Peel 
e  del  duca  di  Wellington, che  sembravano 
lasciar  libero  il  campoai  wighs  d'Inghil- 
terra, la  morte  di  Francesco  I  re  delle  due 
Sicilie,  amico  sincero  della  s.  Sede,  la  ri- 
bellione di  Polonia  non  ancora  compres- 
sa, il  disordine  che  tutte  queste  impres- 
sioni aveano  gettato  nel  sistema  nervoso 
di  Pio  Vili,  l'impossibilità  fisica  di  re- 
sistere a  tante  angoscie,  a  dolori  divenuti 
insopportabili  per  l'alterata  massa  del 
sangue,  annunziarono  ben  tosto  che  la  s. 
Sede  era  per  vacarequanto  prima.  Frut- 
to delle  veglie  protratte  e  de'contiuuati 
lavori,  quell'umore  maligno, che  tormen- 
tava esternamente  il  Pontefice  da  tanto 
tempo,  avea  intaccato  ormai  gli  organi 
interni,  onde  infermatosi  a'  1  7  novembre, 
il  male  fece  funesti  progressi,  ed  il  car- 
dinal vicario  a'23  ordinò  al  clero  1  ora- 
zione prò suinmo  Ponti fice infirmo.  Quin- 
di gli  accessi  d'asma  lo  afflissero  talmen- 
te il  25,  26  e  27,  che  fecero  ben  preve- 
dere non  lontano  il  funesto  istante.  Con- 
servando tutte  le  facoltà  mentali,  chiamò 
•a  sé  il  tesoriere  generale  e  gli  ordinò  as- 
segnare la  vitalizia  pensione  annua  di  scu- 
di 3oo  al  servo  prudente,  fedele  e  anti- 
co Candido  Boldrini  i.°  aiutante  di  ca- 
mera, che  tanta  indefessa  e  diligente  as- 
sistenza aveagli  prestato,  per  cui  erasi  me- 
ritato la  sua  benevolenza;  e  scudi  72  di 
annua  pensione  a  Giovanni  Sinceri  1. 
scopatore  segreto.  Per  maggior  fatalità 
Candido  era  presso  le  camere  del  santo 
Padre  in  letto,  con  resipola  nella  testa  e 


i86  PIO 

perciò  impotente  di  prestare  l'ultime  sue 
cure  all'amato  e  benefico  padrone.  11  28 
ad  ore  i4  mg'  Barbolani  suo  camerie- 
re segreto  lo  confessò  e  comunicò  col  s. 
Viatico,  che  ricevè  col  più  esemplare  e 
cristiano  fervore;  indi  a  ore  21  e  mezza 
il  sacrista  gli  amministrò  l'estrema  un- 
zione, le  cui  preci  il  Papa  accompagnò 
con  molta  compunzione  e  tenera  divo- 
zione. Indi  sopraggiunsero  i  pp.  genera- 
li degli  ordini  mendicanti,  per  parteci- 
pare al  moribondo  le  indulgenze  de'lo- 
ro  ordini.  Entrò  poscia  il  cardinal  de  Gre- 
gorio penitenziere  maggiore,  che  restò 
sempre,  tranne  brevi  momenti,  nella  ca- 
mera e  presso  il  letto  pontificio  (ch'era 
bassissimo  a  cagione  degl'incomodi  del 
Papa),  per  tutti  gli  spirituali  conforti  e 
per  la  raccomandazione  dell'anima,  fino 
alla  sua  pia  morte,  insieme  al  can.°  Giu- 
seppe Canali  confessore  del  Papa  (da  Gre- 
gorio XVI  fatto  patriarca  di  Costantino- 
poli, vicegerente  e  canonico  Lateranen- 
se)  ;  mentre  il  cardinal  vicario  avea  in- 
giunto al  clero  l'orazione  prò  summo 
Pontifice  morti  proximo.  Compartitagli 
la  benedizione  apostolica  dal  cardinale, 
a  mezza  notte  del  29  cominciò  l'agonia 
di  Pio  Vili,  ed  il  3o  nella  notte  a  ore  4 
rese  l'ultimo  respiro,  dopo  (jq  anni  e  gior- 
ni io  di  età,  e  di  pontificato  un  anno  e 
8  mesi  compiti. 

Apertosi  il  testamento,  si  trovò  chea- 
\ea  istituito  una  prelatura  di  famiglia, 
di  che  feci  cenno  nel  voi.  X,  p.  217,  la- 
sciando ai  parenti  la  sua  libreria,  la  col- 
lezione di  medaglie  edaltrieffetti.il  i.° 
a  godere  della  prelatura  fu  l'ottimo  mg.r 
Luigi  Castiglione  figlio  del  conte  Filip- 
po fratello  del  Papa.  L'  egregio  prelato 
fu  educato  nel  seminario  di  Cingoli  e  di 
Ancona,  ove  sempre  die  le  maggiori  pro- 
vedi umiltà,  di  relisione,  di  senno  e  d'in- 
gegno.  Dopo  la  morte  dello  zio  si  portò 
in  Roma  a  compiere  gli  studi  nell'acca- 
demia ecclesiastica,  e  vi  rimase  7  anni, 
dopo  avere  riportato  le  lauree  di  gius  ca- 
nonico e  civile.  Nella  sua  prudenza,  con 


PIO 

titubanza  e  ponderazione  scelse  Io  stato 
ecclesiastico,  per  cui  fece  gli  esercizi  spi- 
rituali presso  i  gesuiti;  quindi  n'eseguì  i 
doveri  con  lodevole  esattezza,  e  si  ordi- 
nò sacerdote.  Nominato  dal  genitore  alla 
prelaturaCastiglioni,  fu  accolto  amorevol- 
mente da  Gregorio  XVI,  che  lo  annoverò 
tra'  prelati  della  congregazione  del  con- 
cilio, lo  dichiarò  canonico  Vaticano  ed 
abbreviatole  di  parco  maggiore;  indi  il 
regnante  Pio  IX  (che  nel  1827  era  stato 
dal  di  lui  zio  consagrato  in  arcivescovo  di 
Spoleto)  lo  nominò  votante  di  segnatura 
e  lo  ammise  nella  congregazione  della  rev. 
fabbrica  di  S.Pietro.  Minacciando  un  len- 
to malore  la  sua  vita,  passò  a  Napoli,  e  vi 
morì  il  3  maggio  1 847?  assa'  compianto 
per  le  belle  speranze  che  si  erano  su  di  lui 
ragionevolmente  formate,  e  pel  complesso 
di  sue  esemplari  qualità  e  squisita  genti- 
lezza, da  me  slesso  sperimentata.  Fu  se- 
polto nel  camposanto  nella  cappella  della 
reale  a  rciconfra  terni  tadellaMadonna  del- 
le Grazie,  e  fu  fatto  rimarcare  a  Pio  IX, 
quando  la  visitò  a'20  dicembre  1 849 -Que- 
sto Papa  nel  maggio  1 85 i,per  ledistin te  e 
virtuose  qualità  che  si  riuniscono  nel  con- 
te G.  Stefano  fratello  primogenito  del  de- 
funto, meritamente  lo  scelse  a  gonfalonie- 
re della  propria  patria.  Quanto  al  cocnu- 
negenitoreconteFdippo,  eglidiscese  nella 
tomba  fino  dal  2  1  gennaio  1 846,  lascian- 
do di  sé  onoratissiina  memoria  e  degna 
di  un  fratello  di  Pontefice  dotto  ed  esem- 
plare; poiché  fu  personaggio  distinto  per 
rare  virtù  domestiche  e  civili,  come  per 
la  sua  profonda  erudizione  nella  storia, 
nella  archeologia  e  nella  numismatica , 
per  la  quale  fu  lodato  dal  eh.  Cinagli  a 
p.  iv  della  bella  opera:  Le  monete  dei 
Papi. 

Inoltre  Pio  Vili  dispose  col  suo  testa- 
mento alcuni  suffragi  per  la  propria  anima, 
donò  2000  scudi  agli  aiutanti  di  camera, 
scopatori  segreti  e  decano,  lasciando  il  go- 
dimento della  mentovata  sua  vigna  e  ca- 
sino al  lodato  Candido  Boldrini  finche  vi- 
vesse ,  e  la  proprietà  de'  mobili.  Questi 


IMO 
divenuto  mio  compagno  affettuoso,  come 
2."  aiutante  di  camera  del  successore  Gre- 
gorio XVI,  secondo  l'antica  consuetudi- 
ne, il  quale  Papa  sempre  lo  riguardò  be- 
nignamente, starnino  insieme  in  perfetta 
armonia  12  anni,  amandoci  lealmente,  e 
con  mio  dolore  lo  perdei  nel  1 842,  lascian- 
do un  figlio  nato  dal  matrimonio  con- 
tratto nel  pontificato  di  Gregorio  XVI, 
che  gli  concesse  scudi  20  mensili  di  pen- 
sione, benché  avesse  un  capitale  di  circa 
1  1,000  scudi  ;  mentre  la  maldicenza  e 
l'invidia,  di  cui  sono  principalmente  se- 
gno gli  amati  dai  sovrani,  riteneva  che  il 
defunto  possedesse  molte  ricchezze,  quali 
col  timore  di  Dio  e  con  l'onestà,  ed  a- 
mando  il  Pontefice  padrone,  non  si  pos- 
sono affatto  accumulare,  ad  onta  che  il 
pontificato  abbia  lunga  durata.  Gregorio 
XVI  fu  eziandio  generoso  e  benefico  con 
gli  altri  della  famiglia  di  Pio  Vili. Seguen- 
do l'uso  da  molto  tempo  introdotto, con- 
fermò nel  posto  di  scopatore  segreto  Sin- 
ceri, ed  altro  pure  ritenne,  conservando  il 
decano  nel  consueto  uffizio  di  sotto-deca- 
no; mentreal  2.°aiutantedi  camera,  agli 
altri  scopatori  segreti  ed  al  maestro  di 
stalla,  con  raro  esempio,  assegnò  a  cjascu- 
no  una  pensione  vitalizia  mensile:  di  più 
confermò  i  primari  della  famiglia  di  Pio 
Vili,  li  promosse  a  cariche  maggiori,  ed 
esaltò  anche  al  cardinalato,  come  notai 
in  diversi  articoli. 

Il  cadavere  di  Pio  Vili  fu  esposto  nel- 
la cappella  Paolina  del  Quirinale, donde 
con  la  solita  pompa  funebre  fu  trasferito 
a  quella  Sistina  del  Vaticano,  indi  nella 
contigua  basilica  per  la  tumulazione  e  ce- 
lebrazione de'  novendiali.  La  splendida 
macchina  del  tumulo  fu  eretta  con  dise- 
gno del  cav.  Valadier,  e  se  ne  legge  la 
descrizione  nel  n.°  1 00  del  Diario  di  Ro- 
ma, in  un  alle  4  iscrizioni  latine,  con  cui 
l'Amati  lodò  le  virtù  del  defunto.  Nel- 
l'ultimo giorno  de'  novendiali  mg.r  Ca- 
inUlo  di  Pietro  protonotario  apostolico  e 
ponente  di  consulta  (  ora  internunzio  e 
delegato  apostolico  in  Lisbona)  dal  per- 


PIO  187 

gonio  pronunziò  l'orazione  funebre,  nel  - 
la  quale  con  elegante  facondia  percorse 
le  predacissime  doti  che  fregiarono  l'a- 
nimo di  sì  buon  padre  e  sovrano.  Per  que- 
ste esequie  furono  impiegati  circa  20,000 
scudi.  Nella  sede  vacante,  in  tempo  dei 
novendiali  (si  sventò  una  congiura  che 
voleva  sollevare  Roma,  istituire  un  nuo- 
vo regno  italico,  e  farne  re  il  figlio  di 
Girolamo  Iìonaparte,  fanciullo  di  1  1  an- 
ni )  e  del  conclave  si  manifestarono  in 
alcuni  punti  d'  Italia  ,  dello  stato  pon- 
tifìcio e  in  Roma  stessa  que'  torbidi  po- 
litici che  Pio  Vili  vedeva  vicini  ad  'scop- 
piare, poiché  da  tutte  le  parti  si  rimar- 
cavano sintomi  di  turbolenze,  mentre  la 
diplomazia  avea  adottato  il  principodel 
non  intervento.  Pur  troppo  l'insurrezio- 
ne si  effettuò  in  gran  parte  dello  stato 
pontificio,  ignorandosi  che  in  Roma  erasi 
eletto  Gregorio  XVI,  il  quale  seppe  vin- 
cerla con  la  costanza  del  fortissimo  suo 
animo  (difese  anche  i  diritti  della  s.  Sede 
con  una  dottrina  e  coraggio  religioso,  di 
cui  pochi  esempi  vantano  gli  annali  del 
pontificato  romano,  come  si  espresse  il 
eh.  Artaud,  e  che  io  celebrerò  ,  permu- 
tante Deo).  Passato  a  miglior  vita  Gì  ego- 
rio  XVI  nel  i.°  giugno  1846,  la  cassa 
contenente  il  cadavere  di  Pio  Vili,  fu  ri- 
mossa dalla  nicchia  presso  la  cappella  del 
coro,  indi  trasportata  nelle  grotte  vati" 
cane. 

Pio  Vili  venerabile  a  tutti  per  la  pie- 
tà, scienza,  saggezza  e  bontà  ,  fu  pianto 
dall'orbe  cattolico  ed  encomiato  con  e- 
logi  funebri,  pubblicati  con  le  stampe,  in 
occasione  de'  funerali  che  da  per  tutto  si 
celebrarono  alla  sua  bell'anima.  Egli  de- 
gnamente ne'pontificati  de'suoi  due  pre- 
decessori fu  l'autore  d'importanti  ope- 
razioni dornmaliche  della  s.  Sede  ,  che 
sempre  difese  col  più  fermo  coraggio  e 
intemerata  fedeltà.  Profondo  giurecon- 
sulto, volle  che  quelli  i  quali  dovevano 
amministrare  la  giustizia  fossero  ciotti  in 
ambe  le  leggi  e  pieni  di  probità.  Evitò 
le  innovazioni  e  preferì  il  temporeggia- 


s  88  P I O 

re  eli  Fabio,  the  coll'indugiare  vin^e  An- 
nibale. 1  sudditi  tuttavia  avrebbero  de- 
siderato che  avesse  provveduto  ai  molti 
bisogni  dello  stato;  ma  egli  vedendo  le 
calamità  de'  tempi  e  inevitabili    turba- 
menti alle  cose  pubbliche,  circospetto  e 
cauto  com'  egli  era,  preferì  nulla  intra- 
prendere nel  timore  di  far  peggio  con  in- 
novazioni ;  imperocché  soleva  dire  che  la 
catena  si  componeva  di  quasi  tutte  allei- 
la guaste  o  cattive,  ed  essere  impossibile 
ricostruirla  senza  provocare  triste  conse- 
guenze. Laonde  furono  assai  indiscreti  co- 
loro che  ne  fecero  argomento  di  lagnan- 
ze, formandone  soggetto  di  satire;  come 
ebbe  solenne  mentita  la  voce  sparsa  alla 
sua  morte,  ch'era  disceso  nella  tomba  l'ul- 
timo de'Papi.  Ma  la  sua  dottrina  ed  eru- 
dizione, la  sua  rettitudine,  sagaci tà, mo- 
derazione, zelo  e  temperanza  ricorderan- 
no sempre  onorata  la  sua  memoria,  Del- 
l'aver saputo  sostenere  lo  spirito  del  suo 
ministero, concordando  i  bisogni  del  se- 
colo coi  più  puri  principii  della  cattolica 
religione.  Le  principali  gesta  di  Pio  Vili 
furono  lodate  dal  JNodari,  FiMe  Pontifi- 
ci un,  e  dall'Henrion,  Storia  de'Papi.  M.r 
Benedetto  de' conti  Folicaldi  vescovo  di 
Faenza  ci  diede:  De  Pio  Vili  conimeli- 
tarz'zz?,  Rornaei832.Nel  vol.42  del  Gior- 
nale arcadico  p.  53,  se  ne  legge  la  tra- 
duzione in  italiano,  fatta  dal  prof.  G.  J. 
Montanari.  11  benemerito  delle  storie  di 
Pio  VII  e  Leone  XlI,comm.  Artaud  di 
Montor,ci  diede:  Storia  del  Pontefice  Pio 
Vili,  opera  che  serve  di  continuazione 
olle  storie  di  Pio  VII  e  Leone  XII,  fat- 
ta italiana  dal  traduttore  delle  storie  dis. 
Bernardo,  d' Innocenzo  III,  di  Pio  VII 
e  di  Leone  XII,  cav.  Cesare  Rorida,  Mi- 
lano i844-  ^e'  Bull.  Poni,  cont.,  in  cor- 
sodi  stampa,  è  promessa  la  pubblicazione 
delle  bolle,  brevi,  lettere  ec.  di  Pio  Vili. 
La  chiesa  romana  vacò  due  mesi  e  due 
giorni. 

PIO  I X,  Papa  CCLV  regnante.  In  que- 
sto mio  Dz'szb/irtnolrattandocompendio- 
samente  delle  cose  che  contiene  lino  ai 


PIO 

nostri  giorni,  quelle  eziandio  operate  e 
riguardanti  Pio  IX  come  Papa  e  sovra- 
no, ò  avvenute  nel  suo  pontilicato  e  re- 
gno, le  riporto  ne'  corrispondenti  e  rela- 
tivi articoli  (cioè  se  prima  della  loro  stam- 
pa gli  argomenti  eransi  effettuati  o  mi 
furono  cogniti),  massime  in  quelli  che  in 
questo  distinguerò  con  carattere  corsivo, 
col  quale  inoltre  rimarco  diverse  deno- 
minazioni. Laonde,  come  praticai  viven- 
te il  venerando  predecessore  Gregorio 
X VI  in  tale  articolo,  conegual  sistema 
nel  presente  cronologicamente  parlerò 
delle  principali  cose  suindicate,  quali  ri- 
cavai dai  giornali  ufficiali  e  letterari  di 
Roma,  dalle  bolle,  brevi,  encicliche,  allo- 
cuzioni, atti  concistoriali,  moto-propri  e 
altri  documenti  pontificii. 

Giovanni  Maria  Mastai -Ferretti  nac- 
que in  Sinìgaglia  a'  i3  marzo  1792  dal 
conte  Girolamo  e  dalla  contessa  Cateri- 
na Solazzi  della  slessa  città.  Ricevè  l'e- 
ducazione morale  e  studiosa  nel  collegio 
delle  scuole  pie  di  Volterra,  indi  la  com- 
pì in  Roma,  essendo  slato  pure  alcuni  an- 
ni sotto  la  paternale  disciplina  del  pio  e 
dotto  vescovo  di  Pesaro  suo  zio.  Abbrac- 
ciato Io  stalo  ecclesiastico,  fu  ordinato  sa- 
cerdote  neli8ic),  quindi  si  dedicò  all'a- 
postolico ministero,  anche  della  predica- 
zione e  cura  degli  orfani,  per  cui  fu  de- 
putato della  pia  casa  degli  orfani  e  a  di- 
rettore dell'.  Ospizio  di  Tata  Giovanni. 
Pio  VII  lo  fece  canonico  di  s.  Maria  in 
Via  Lata  e  lo  dièa  compagno  di  mg.r  Gio- 
vanni Muzi  arcivescovo  di  Filippi  vica- 
rio apostolico  del  Chili  (perciò  il  i.°che 
sia  stato  in  America  avanti  d'essere  Pa- 
pa); partendo  da  Roma  a'3  luglio  1823, 
vi  ritornò  a'7  luglio  182.5.  Riassunta  la 
cura  dell'ospizio,  Leone  XII  lo  nominò 
presidente  dell'  Ospizio  apostolico  di  s. 
Michele, segretario  della  commissione  dei 
Conservatorii  di  Pioma,  ed  a'2  1  maggio 
1827  lo  promosse  ad  arcivescovo  di  Spo- 
leto, consagrandolo  il  cardinal  Castiglio- 
ni  poscia  Pio  Vili,  nella  chiesa  drs\  Pie- 
tro in  Vincoli,  a'3  giugno,  festa  di  Pen- 


no 

lecosle,  nel  qual  giorno  emanò  la  Pasto- 
rale. Gregorio  XVI  a' i  7  dicembre!  832 
lo  trasferì  aHa  sedei]' Imola,  a'  1 4  dicem- 
bre i83o,  lo  creò  cardinale  prete,  e  pub- 
blicandolo a'i4  dicembre  1 84ò  gli  con- 
ferì per  titolo  la  chiesa  de'ss.  Marcellino 
e  Pietro,  e  le  congregazioni  de'vescovi  e 
regolari,  de'riti,  della  disciplina  regolare 
e  della  rev.  fabbrica  di  s.  Pietro. 
G  iugno  1  846. 

Per  morie  di  Gregorio  XVI,  entrato 
il  cardinal  Mastai  nel  conclave  del  palaz- 
zo Quirinale,  non  senza  mirabile  dispo- 
sizione divina,  nel  4-°  scrutinio  a'  16  fu 
eletto  Papa,  ed  in  memoria  di  Pio  VII 
antecessore  nella  sede  d'  Imola,  prese  il 
nome  di  Pio  IX.  Nel  dì  seguente  fu  pub- 
blicalo ed  a  2  1  coronato.  Stabilita  in  det- 
to palazzo  la  residenza,  poscia  lo  abbellì 
nell'appartamento  che  guarda  la  piazza, 
migliorando  i  conduttori  elettrici,  e  ope- 
randovi quelle  altre  cose  che  descrissi  a 
Palazzo  Quirinale,  come  la  riduzione 
dell'Orologio  a  ore  astronomiche,  siste- 
ma che  fu  adottato  dagli  altri  di  Roma. 
Luglio  1846. 

Deputò  la  congregazione  dt  cardina- 
li per  gli  ojfarì  di  stalo  più  interessan- 
ti ;  e  rimunerò  i  militari  e  diversi  impie- 
gali die  si  distinsero  contro  l'insurrezio- 
ne di  Rimini  nel  184^.  A' 1  6  con  l'atto: 
1S e  giorni  in  cui  ci  commoveva,  pubbli- 
cò ampio  perdono  di  amnistia  ai  colpe- 
voli per  titolo  politico,  compresi  i  fuoru- 
sciti, ciò  che  per  tutto  fu  celebrato  con 
entusiasmo  di  applausi  e  feste  splendidis- 
sime. A'20  effettuò  l'eiezione  di  Oregon 
in  arcivescovato,  e  di  TI  alla- fi  alla  e 
Vancouver  in  sedi  vescovili  sufl'raganee. 
A'27  tenne  concistoro  in eui  provvide  3 
cinese  vescovili  ed  un  monastero  nul- 
lius,  dopo  avere  ringraziato  il  sacro  col- 
legio di  averlo co'suoi  suffragi  sostituito 
a  Gregorio  XVI  di  gloriosissima  memo- 
ria, con  l'allocuzione:  Amplissimum  con- 
sessum  vestrum3  non  che  falla  la  profes- 
sione di  fede  e  giurate  le  costituzioni  a- 
postolicbe. 


PIO  i8(> 

Agosto  18^6. 

Nominò  segretario  di  slato  il  cardinal 
Gizzi,  affidandogli  eziandio  il  ramo  de- 
gli affari  distato  interni, col  nome  di.?e- 
zione  2.",  avendo  attribuito  quello  di  se- 
zione i  .a  al  ramo  degli  esteri.  Istituì  la 
commissione,  consultiva  per  la  costruzio- 
ne delle  strade  ferrate,  onde  introdurlo 
ne'dominii  pontificii,  fatta  poi  direttrice. 
A*23  promulgò  il  decreto  per  procedere 
alla  beatificazione  della  veti,  suor  Mar- 
gherita Maria  Alacoque.W  re  dc'francesi 
Luigi  Filippo  lo  fece  ossequiare  dal  figlio 
principe  di  Joinville.  Donò  al  gabinetto 
zoologico  dell'  università  romana  rara 
collezione  di  uccelli  della  Nubia  e  di  mam- 
miferi del  Senegal. 

Settembre  1846- 

A'  1  o  assistè  nel  seminario  romano  al- 
la disputa  pubblica  in  teologia  e  storia 
ecclesiastica,  sostenuta  dall'alunno  d.  Ca- 
millo Sanlori.  A'21  tenne  concistoro  in 
cui  provvide  3  chiese  vescovili  compre- 
sa Imola,  un  titolo  arcivescovile  in par- 
tìbus,  e  concesse  2  pallii. 

Ottobre  1846. 

Creò  la  commissione  con  l'incarico  di 
presentare  un  progetto:  1 ."  per  la  miglior 
divisione  delle  materie  delle  attribuzioni' 
tra'  diversi  uflìzidi  amministrazione  pub- 
blica ;  2.0  per  l'istituzione  d'un  consiglio 
di  ministri,  nel  quale  si  discutano  le  ma- 
terie degne  di  considerazione  in  ogni  ra- 
mo governativo.  Il  granduca  di  Toscana 
Leopoldo  II  accreditò  un  suo  Ministro 
(dal  novembre  1 85 1  incaricato  d'affari) 
residente  in  R_oma;  ove  portatasi  la  re- 
gina de'Paesi  Bassi,  col  suo  secondogeni- 
to principe  Alessandro,  visitarono  il  Pa- 
pa. Questi  ai  7  recossi  in  Albano  e  Ca- 
stel-Gandolfo  ;  ai  i4  a  Tivoli  nel  colle- 
gio de' nobili;  ai  21  a  Frascati  nell'ere- 
mo de'camaldolesi.  Non  solo  confermò  la 
commissione  di  abili  giureconsulti  isti- 
tuita dal  predecessore  e  incaricata  a  pro- 
porregìi  occorrenti  miglioramenti  pel  re- 
golamento penale  e  per  quello  di  proce- 
dura criminale,  ma  ne  eslese  1'  incarico 


j9o  PIO 

all'esame  ancora  del  regolamento  legisla- 
tivo giudiziario  per  gli  affari  civili. 
Novembre  1846. 

Ai  9  emanò  la  lettera  enciclica  Qui  pia- 
rìbus,  a  tutti  i  patriarchi,  primati,  arci- 
•vescovi  e  vescovi,  per  annunziar  loro  di 
essere  succeduto  a  Gregorio  XVI  «  del 
quale  ammireranno  certamente  i  posteri 
la  memoria  e  le  gesta  gloriose,  registra- 
te con  auree  note  ne'fasti  della  Chiesa". 
Nello  stesso  giorno  prese  solenne  Posses- 
so della  basilica  Lateranense  (per  cui  fu 
coniata  Medaglia  )  con  maguifica  caval- 
cata, incedendo  in  carrozza;  nella  quale 
funzione  i  camerieri  segreti  soprannume- 
rari e  d'  onore  di  spada  e  cappa  per  la 
prima  volta  indossarono  il  nuovo  abito 
loro  concesso  alla  spagnuola  e  già  di  an- 
tico costume  romano,  ludifu  visitato  dal- 
la principessa  Marianna  consorte  del  prin- 
cipe Alberto  di  Prussia,  e  poscia  dal  prin- 
cipe Massimiliano  ereditario  di  Baviera 
e  dal  principe  Leopoldo  conte  di  Siracusa 
fratello  del  re  delle  due  Sicilie.  Giù  ai  20 
dello  stesso  mese  aveva  pubblicato  la  let- 
tera apostolica,  Arcano  divinae  provi- 
dentine,  pel  giubileo  universale,  onde  im- 
plorare il  divino  aiuto  per  1'  ottimo  go- 
verno del  pontificalo.  Nel  medesimo  gior- 
no segnò  i  due  moto- propri,  Nos  volen- 
tes,  coi  quali  concesse  grazie  e  privilegi 
ai  conclavisti  e  dapiferi  del  conclave  in 
cui  fu  eletto  Papa. 

Dicembre  i  846. 

Per  la  disastrosa  inondazione  del  Te- 
vere de' io  accorse  a  sollievo  de'danneg- 
giati.  Conferì  gli  ordini  sacri  a  mg.r  Bor- 
romeosuocameriere  segreto,  e  assistè  al- 
la celebrazione  della  messa,  come  notai 
a  Ordinazioni.  Ai  21  tenne  concistoro  in 
cui  provvide  8  chiese  vescovili ,  conferì 
2  titoli  in  partihus  arcivescovile  e  vesco- 
vile, concedendo  2  palili,  dopo  aver  crea- 
to 4  cardinali  e  pubblicato  Gaetano  Ba- 
?'.'//?  anconitano,  vescovo  d'Imola,  prete 
del  titolo  de'ss.  Marcellino  e  Pietro;  e  Pie- 
tro filarini  romano,  diacono  di  s.  Nicola 
in  Carcere,  poi  legato  di  Forlì.  Nella  not- 


P  IO 

te  di  Natale,  secondo  l'antico  costume  dei 
predecessori,  nella  basilica  Liberiana  in- 
tonò il  Mattutino  e  celebrò  la  solenne 
Messaj  disse  la  2.a  nella  sua  capella  se- 
greta ,  pontificando  la  3."  nella  basilica 
Vaticana. 

Gennaio  1847- 

Col  i.° dell'anno  concentrò  e  riunì  nel 
tribunale  del  governo  quelli  pur  crimi- 
nali dell'uditorato  della  camera  ossia  del- 
l'A.  C.  e  del  Campidoglio  (  pel  quale  e- 
sonerò  V  arcicon fraternità  della  ss.  An- 
nunziata di',  supplire  alle  spese  dell'uffi- 
zio criminale),  perciò  ambedue  aboliti; 
sottoponendo  i  tribunali  delle  provincie 
alla  vigilanza  del  supremo  tribunale  di 
consulta,  con  aumentarne  i  Ponenti,  cui 
assegnò  uditori.  Neil'  ultimo  giorno  del- 
Tottavario  dell'  Epifania  si  recò  in  s.  An- 
drea della  Valle  e  asceso  il  pulpito  die  pii 
ricordi,  minacciando  la  divina  vendetta 
contro  la  bestemmia  e  la  scostumalezza. 
Febbraio  1 84-7- 

Nel  i.°  giorno  fu  prescritto  di  toglie- 
re dall'altezza  degli  edilìzi  1'  uso  dei  ca- 
nali e  di  condottare  le  acque  pluviali  con 
appositi  tubi  internati  nel  muro  sino  al 
piano  delle  strade  e  poi  introdotti  nel- 
le chiaviche.  Devastando  la  carestia  tut- 
to il  cattolico  regno  d' Irlanda  ,  ordi- 
nò pubbliche  preghiere  ;  per  soccorrerlo 
permise  una  questua  e  pel  primo  offrì 
1000  scudi,  indicoll'enciclica  de'2 5  mar- 
zo, PraedecessoresNostros,  eccitò  lo  zelo 
caritatevole  de' vescovi  e  de'fedeli  in  aiuto 
degl'irlandesi,  travagliati  dalla  famee  de- 
cimati dalla  pestilenza.  Dal  segretario  dei 
Memoriali  fece  emanare  il  regolamento 
pel  migliore  ordinamento  della  segrete- 
ria. Avendo  esteso  agli  ebrei  la  franchi- 
gia che  godono  i  padri  di  12  figli,  ed  as- 
segnato sulla  commissione  de'sussidi  an- 
nui scudi  3oo  pei  poveri  israeliti  roma- 
ni, prima  del  carnevale  sospese  la  pub- 
blica prestazione  di  vassallaggio,  che  fa- 
cevano al  seuato  e  popolo  romano,  che 
poi  soppresse  in  un  al  tributo  col  moto- 
proprio  sul  senato.  Con  breve  del  7.6  di- 


PIO 

chiaro  duca  romano  ci.  Marino  Toi'lonia 
esuoi  discendenti  primogeniti.  Ricevè  gli 
omaggi  del  principe  ereditario  di  Mona- 
co, duca  di  Valentiuois;  ai  i  Gaccolsequcl- 
li  di  Chckib-Eflendi  ambasciatore  otto- 
mano alla  corte  di  Vienna,  che  in  nome 
del  sultano  AbdulMegid  Ivan  lo  felici- 
tò pel  suo  avvenimento  al  trono,  espri- 
mendo la  brama  d'  entrare  in  relazioni 
col  governo  pontificio:  l'ambasciatore 
n'ebbe  cortese  risposta  e  donativi,  in  un 
al  sovrano  ritratto  contornato  di  brillan- 
ti, smeraldi  e  rubini. 

Maezo  i  847- 

Ai  4  approvò  gli  statuti  del  pontificio 
istituto  statistico  agrario  e  ci'  incoraggi- 
menlo,  e  se  ne  dichiarò  protettore  e  1 ,° 
socio,  essendo  composto  di  alcuni  possi- 
denti ed  agronomi,  per  tentare  qualche 
miglioramento  nella  deserta  campagna 
romana.  Promovendo  gli  stabilimenti  di 
morale  ecivile  educazione,  nella  sera  de' 9 
del  tutto  incognito  (con  mg.r  Piccolomi- 
ni  cameriere  segreto)  si  portò  alle  seno- 
le  notturne  del  rione  Monti  in  via  dell'A- 
gnello, per  incoraggile  l'utile  istituzione. 
Ai  12  elevò  la  sede  vescovile  di  Udine 
in  arcivescovile.  Ai  i5rieevè  la  visita  del 
principe  reale  di  Svezia  e  Norvegia  O- 
scar-Federico  duca  d'Ostrogolia.  Indi  fu 
istituito  in  Roma  e  nelle  provincie  un 
consiglio  di  censura  sulla  stampa,  con  a- 
nalogo  regolamento.  Proseguendo  i  la* 
\ori  pel  compimento  della  nuova  basili- 
ca di  s.  Paolo,  ordinò  che  le  .statue  co- 
lossali rappresentanti  i  principi  *legl i  a- 
postoli  e  destinate  per  quel  tempio  fos- 
sero trasferite  e  collocate  agli  angoli  e- 
sterni  della  vasta  gradinala  della  basili- 
ca Vaticana, ove  si  eressero  in  questo  stes- 
so mese  su  proporzionale  basi  coi  pon- 
tificii stemmi  e  iscrizioni ,  dopo  rimosse 
quelle  di  Pio  II.  Per  ornamento  della 
medesima  basilica  di  s.  Paolo  commise 
allo  studio  vaticano  del  Musaico  la  for- 
mazione de'ritralti  in  musaico  per  la  se- 
rie de'Papi. 


PIO  191 

ArnaE  1 847- 
Agli  8  con  la  bolla  Inslabilis  rerum, 
effettuò  la  separazione  de' vescovati  diCoi- 
ra  e  di  s.  Gallo.  Nel  sabbaio  M  albis  fe- 
ce la  solenne  benedizione  e  distribuzio- 
ne degli  Agnus  Dei  nella  cappella  Paoli- 
na del  Quirinale.  Ai  12  tenne  concistO' 
ro  in  cui  provvide  3  chiese  arcivescovili 
ed  8  vescovili,  concedendo  4  pallii,  uno 
de'quali  pel  vescovo  di  Puy.  Ad  istanza 
del  6.°  concilio  di  Baltimore,  ai  23  isti- 
tuì le  sedi  vescovili  d'  Albany,  Bulfalo  e 
Cleveland  in  America, dichiarandole  poi 
suffiaganee,  le  prime  di  Nuova- Yorck,  la 
3.adi  Cincinnati.  S'incominciò  la  costru- 
zione del  grandioso  ponte  consentilo  al- 
X Ariccia.  Dispose  lo  stabilimento  in  Ro- 
ma d'un  consiglio  di  deputali  nelle  pro- 
vincie, per  coadiuvare  alla  pubblica  am- 
ministrazione ed  occuparsi  d'un  miglior 
ordinamento  de'consigli  comunali.  L'in- 
fante di  Spagna  d.  Enrico  di  Borbone  si 
recò  a  visitarlo,  ed  il  simile  fece  il  conte 
di  Siracusa. 

Maggio  1847. 
Aderendo  alle  istanze,  del  suddetto 
concilio  di  Baltimore,  nel  1  ."  giorno  eresse 
la  sede  vescovile  di  Providence,  ed  ai  4 
quella  di  Galveston  (sulfraganea  di  Nuo- 
va-Orleans), elevando  in  arcivescovile 
l'altra  di  s.  Louis,  cui  assegnò  per  suf- 
fiaganee Cliicagia,  Dubuque  ,  Mihvan- 
chia,Nashille  e  poi  s.  Paolo  di  Minesota, 
tutte  chiese  d'  America.  Con  moto-pro- 
prio de'5  si  dichiarò  ordinario  dell'  ab- 
bazia nullius  di  Subìaco,  recando  visi  pel 
possesso  nel  declinardel  mese,  poscia  mol- 
to la  beneficò.  Ai  26  fu  visitato  dal  prin- 
cipe Massimiliano  di  Baviera. 

Giugno  1847- 
Ricevè  la  regina  Cristina  di  Spagna. 
Ai  4  istituì  le  sedi  vescovili  di  Nord-Ovest 
o  s.  Bonifazio  (suCfiaganea  di  Quebech) 
e  Terra  Nuova.  Agli  11  tenne  concis lo- 
ro incui  provvide  3  chiese  vescovili,  com- 
presa quella  suburbicaria  d'Ostia  e  Vel- 
letri  pel  cardinal decano,cui  conferì  il  pal- 
lio, dopo  aver  con  l'allocuzione  Cimi  ve- 


IQ2 


PIO 


luti  probe  noscilis,  creato  e  pubblicato  i 
seguen  ti  cardinali,  il  i.°de'quali  già  crealo 
e  riservato  in  petto  ai  i  dicembre  1 846  : 
Giuseppe  Bo fondi  di  Forlì,  diacono  di  s. 
Cesareo, poi  legatodi  Ravenna, segretario 
di  stato,  ora  presidente  del  censo;  Pietro 
G  irand  di  Clermont,  arci  vescovo  diCarn- 
Lray,prete  di  sJMaria  della  Pace,  morto  a' 
27  aprile  1 85o;  Giacomo  ÌUaria  Du  Pont 
di  Villafranca  diocesi  di  i\izza,ari:ivescovo 
di  Bourges,  prete  di  s.  Maria  del  Popolo; 
Giacomo  Antonelli  di  Terracina,  nato  In 
Sonnino,  diacono  di  s.  Agata  alla  Subur- 
ra ,  poi  presidente  della  consulla  di  sta- 
to, al  presente  pro-segretariodi  stalo,  pie- 
fello  de' ss.  palazzi  apostolici.  Ai  1-3  se- 
gnòil  moto  proprio,  Coinè  nostro  prin- 
cipale desiderio,  perla  istituzione  del  con- 
siglio de' ministri:  nello  stesso  giorno  pro- 
mulgò il  decreto  die  constava  l'eroismo 
delle  virtù  teologali  e  cardinali  esercita  - 
te  dal  veti.  Antonio  Lucci  conventuale 
e  vescovo  di  Bovino.  Ai  14  tenne  con- 
cistoro iu  cui  provvide  una  cbiesa  arci- 
vescovile e  2  vescovili,  concedendo  alla 
i.a  il  pallio.  Ai  17  emanò  la  lettera  en- 
ciclica, Ubi  prinium  arcano  ,  diretta  a 
tutti  i  generali,  abbati,  provinciali  ed  al- 
tri superiori  degli  ordini  religiosi  ,  isti- 
tuendo in  pari  tempo  la  particolare  con- 
gregazione de  siala  regularium ordinimi j 
enciclica  ebe  inviò  ancora  a  tutto  l'epi- 
scopato conia  lettera  Cum  hisce.  Inol- 
tre in  detto  giorno  istituì  l'ordine  eque- 
stre Piano,  poscia  ampliato.  A '2 5  eres- 
se i  vescovati  di  Porto-  P'illoria ,Ma'd\and, 
Bytown,  Melbourne  Cocbabamba:  que- 
stosuffraganeo  di  Piata,  Bytown  di  Que- 
bech,\e  altre  di  Sydney.  Per  l'ottava  del- 
la festa  dis.  Luigi,  nella  chiesa  dis.  Igna- 
zio comunicò  la  scolaresca  del  collegio  ro- 
mano, festeggiato  dai  gesuiti.  Pose  nel 
museo  Gregoriano  egizio  alcuni  antichi 
monumenti  egiziani  donati  daClot  Bey. 
Luglio  1847. 
Avendo  soppresso  i  canonici  regolari 
dell'Ospedale  dì  s.  Spirito,  nel  1  ."del  me- 
se vi  sostituì  i  ministri  de«l'  infermi.  Ai 


PIO 

3  si  conchiuse  il  trattato  e  convenzione 
di  reciproco  commercio  col  regno  di  Sar- 
degna. Ai  5  ricostituì  e  ampliò  la  guar- 
dia civica  di  Roma  e  poi  anche  nelle  pio- 
vincie.  Agli  1  1  venne  visitato  dal  prin- 
cipe e  principessa  di  Salerno.  Nominò  se- 
gretario di  stato  il  parente  cardinal  Fer- 
retti, che  avea  fatto  legalo  d'  Urbino  e 
Pesaro.  Fece  riaprire  e  dotò  l'accademia 
pontificia  de'nuovi  lincei. 
Agosto  1847. 

Approvò  la  protesta  falta  a'6  dal  car- 
dinal Ciacchi  legato  di  Ferrara  sulle  dif- 
ferenze insorte  col  comando  austriaco  del- 
la fortezza,  rinnovata  ai  i3.  Concesse  il 
titolo  di  pontificia  alla  congregazione  e 
accademia  di  Musica  sotto  l'invocazione 
di  s.  Cecilia.  Visitò  nel  monastero  di  s. 
Croce  in  Gerusalemme  il  d.rNewaiaiie 
altri  illustri  inglesi,  che  abiurato  il  pro- 
testantismo, assunsero  1'  abito  de'  filip- 
pini per  istituirne  la  congregazione  in 
Inghilterra.  Ai  25il  pro-governatore  Mo- 
randi  con  editto  rinnovò  l'altro  pur  da 
lui  emanato  contro  la  stampa  clandesti- 
na e  perturbatrice. 

Settembre  1847. 

Approvò  il  culto  immemorabile  della 
b.  Antonia  da  Firenze  dell'  ordine  di  s. 
Chiara  ,  e  della  b.  Margherita  Colonna 
fondatrice  delle  Clarisse  in  Palestrina. 
Con  breve  del  24  concesse  al  capitolo  di 
s.  Petronio  di  Bologna  1'  uso  del  collare 
paonazzo  e  di  portare  appesa  al  petto  una 
croce  con  catenella  d'oro,  con  l'effigie  del 
santo  e  l'epigrafe:  Plus  PP.  IX  1847- 
Ottobre  1847- 

Nel  r.°  giorno  sottoscrisse  il  moto  pro- 
prio, Quando  la  provvidenza  divina,  per 
la  concessione  del  Municipio  e  organiz- 
zazione del  Consiglio  e  senato  di  Roma, 
sue  attribuzioni  e  prerogative.  Con  bre- 
ve dello  stesso  giorno  investì  del  titolo 
di  principe  romano  d'Umbrianodel  Pre- 
cetto il  duca  Luigi  di  Monthulon.  Ai  4 
convocò  il  concistoro ,  nel  quale  creò  il 
patriarca  di  Gerusalemme  con  giurisdi- 
zione e  residenza,  pronunziando  l'alio- 


PIO 
Gaeta  amministra  le  sacre  ceneri  al  re  e 
alla  real  famiglia,  nel   i ,°  giorno  di  qua- 
resima. Quindi  ai  27  fece  protestare  dal 

cardinal  Antonella  al  corpo  diplomatico, 
contro  l'alienazione  de'inonumenti  d'ar- 
ie del  museo  Vaticano,  che  il  sedicente 
governo  di  Roma  con  nuovo  spoglio  trat- 
tava a  Londra.,  e  ciò  per  meglio  diffida- 
re  i  contraenti  di  qualunque  patto,  di- 
chiarandoli nulli  e  di  niun  valore, doven- 
dosi considerare  come  fatti  da  ehi  con 
pubblico  latrocinio  ha  usurpata  l'altrui 
proprietà.  Ai  28  istituì  il  vescovato  di  Co- 
starica, suffragando  di  Guatimala. 
Marzo  1849- 
Ai  2  mg.r  Canali  vicegerente  di  Ro- 
ma,  con  circolare  ai  superiori  de'  corpi 
inorali,  religiosi,  ecclesiastici  e  de'Iuoghi 
pii,  protestò  contro  gli  effetti  della  circo- 
lare del  sedicente  ministro  dell'interno  sul 
richiesta  inventario  di  tutti  i  loro  beni 
anche  semoventi,  invitandoli  a  protesta- 
re e  tenere  una  condotta  puramente  pas- 
siva. Con  decreto  del  1  2  il  re  del  le  due  Si- 
cilie sciolse  in  Napoli  le  camere  de'deputa- 
ti.  11  conte  Radetzky  coll'armata  austrìa- 
ca a*a3riportò  segnalata  vittoria  a  Novara 
sui  piemontesi:  ivi  Carlo  Alberto  colpito  di 
dolore  per  le  immense  perdite  e  per  l'ar- 
mistizio che  a  dure  condizioni  dovè  ac- 
cettare, abdicò  la  corona  al  figlio  Vitto- 
rio Emmanuele  II  e  partì  pel  Portogallo 
(morendo  in  Porto  a'28  luglio);  di  con- 
seguenza furono  sgombrate  quelle  par- 
ti de'lerritorii  di  Modena,  Parma,  Pia- 
cenza e  Toscana,  che  tenevano  i  piemon- 
tesi,! quali  successivamente  occuparono 
gli  austriaci;  quindi  per  l'impossibilità 
di  continuar  la  guerra,  il  nuovo  redi  Sar- 
degna convenne  alla  pace.  Ai  25  il  Pa- 
pa in  Gaeta  celebrò  la  messa  nella  chie- 
sa della  ss.  Annunziata,  ascoltala  dal  re 
e  famiglia  reale,  dal  granduca  e  grandu- 
chessa di  Toscana  e  loro  regie  famiglie. 
Pei  trionfi  riportati  in  Piemonte  dagli 
austriaci ,  1'  assemblea  romana  onde  ri- 
concentrare i  poteri  esecutivi  per  un  più 
energico  provvedimento  alla  salute  della 

VOL.  LITI. 


P  1  O  201) 

repubblica,  ai  29  istituì  un  triumvirato 
e  vi  elesse  l'avv."  Carlo  Armellini,  Giu- 
seppe Mazzini  (già  fatto  cittadino  roma- 
no e  rappresentante  del  popolo  )  e  Au- 
relio Salii,  che  stabilirono  la  loro  residen- 
za nel  Palazzo  della  Consulta  ai  Quirina- 
le. 1  triumviri  nominarono  ministri:  per 
l'estero  Rusconi,  per  l'interno  Berti- Pi' 
chat,  per  l'istruzione  Sturbinetti,  per  le 
finanze  Manzoni,  per  grazia  e  giustizia 
Lazza  ri  ui,  pel  commercio  e  lavori  pubbli- 
ci Monlecchi,  restando  il  ministero  delia 
guerra  affidato  ad  una  commissione. 
Aprile  1849- 
Ai  2  il  Papa  tenne  in  Gaeta  concislo- 
ro,incuiprov  vide  5  chiese  vescovili, con- 
ferì 2  titoli  in  parlibusavcivescovWe  e  ve- 
scovile, e  concesse  un  pallio.  Ivi  celebrò 
le  funzioni  della  settimana  santa,  perle 
calde  preghiere  del  re,  cioè  nel  giovedì 
santo  con  dire  la  messa  nella  cattedrale, 
ove  comunicò  le  famiglie  reali  delle  due 
Sicilie  e  granducale  coi  loro  augusti  ca- 
pij  il  sagro  collegio  e  il  corpo  diploma- 
tico; indi  eseguì  la  lavanda,  distribuendo 
a  chi  lavò  i  piedi  (il  sunnominato  d.  Se- 
bastiano Liebl,  due  spaglinoli,  due  gae- 
tani,  un  cinese,  un  francese,  un  missio- 
nario iudiano,  ec.)  la  medaglia  d'oro  co- 
niata nel  184?  per  la  collocazione  delle 
statue  de'ss.  Pietro  e  Paolo  nella  piazza 
Vaticana  (  poi  si  coniò  quella  col  molto  : 
Caietae.  In  Coena  Domini.  A.  1 8 4 e)  )  ; 
dopo  di  che  visitò  5  sepolcri,  accompa- 
gnato dai  nominali  personaggi;  nel  ve- 
nerdì santo  coi  medesimi,  dopo  l'adora- 
zione della  Croce  ,  si  recò  processional- 
men  te  a  Ha  chiesa  della  ss.  Tri  ni  là  in  Mon- 
te, spaccato;  nel  giorno  di  Pasqua  cele- 
brò nella  cattedrale,  poscia  dalla  loggia 
dell'  episcopio,  in  abiti  pontificali  e  tri- 
regno compartì  la  solenne  benedizione, 
Già  ai  6  le  truppe  napoletane,  progre- 
dendo nel  domare  l'insorta  Sicilia,  dopo 
glorioso  combattimento  occuparono  Ca- 
tania; poscia  ai  12  in  Firenze  si  ristabi- 
lì la  monarchia  di  Leopoldo  II.  Verso 
questo  tempo  in  Roma  ad  Armellini  fu 

»4 


2IO  PIO 

dato  il  ministero  delle  finanze,  ad  Avez- 
zana  quello  della  guerra  e  marina;  e  Ga- 
ribaldi, famigerato  capitano  di  ventura, 
111  nominato  comandante  i  corpi  dell'e- 
migrazione. Ai  io  il  Papa  tennein  Gae- 
ta concistoro,  nel  quale  provvide  i  chie- 
se arcivescovili,  io  vescovili,  conferì  un 
titolo  vescovile  in  partibus,  e  concesse  3 
pallii.  Pronunziò  Y  allocuzione  Qui  bus, 
quantisque  malorum  procellis,  in  cui  de- 
plorò le  frodi  de'lristi  perturbatori,  che 
ingannarono  e  corruppero  gran  parte  dei 
suoi  sudditi,  dopo  il  perdono  largito  e  le 
concessioni  fatte,  riepilogandone  la  storia, 
non  meno  quella  de'successi  vi  avvenimen- 
ti, la  serie  delle  cospirazioni,  insidie  e  pa- 
titi oltraggi  ;  come  si  pretese  dai  faziosi 
invece  della  costituzione  accordata ,  la 
proclamazione  della  repubblica,  colla  mi- 
ra d'introdurre  il  fatalissimo  socialismo 
o  comunismo;  come  per  la  sfrenata  li- 
cenza e  pei  commessi  orrori  fu  costretto 
allontanarsi  dalla  propria  sede,  quindi  le 
diverse  illegali  forme  di  governo  impron- 
tate e  quanto  operarono  i  turbolenti  per 
abbattere  dai  fondamenti  il  civile  princi- 
pato della  chiesa  romana,  secondo  il  lo- 
ro antico  e  costante  proponimento;  co- 
me i  faziosi  impedirono  la  venuta  in  Ro- 
ma de'reggimenti  svizzeri,  per  difendere 
l'ordine  pubblico  manomesso;  come  il 
centro  del  cristianesimo  era  divenuto  sel- 
va di  bestie  frementi,  riboccante  di  apo- 
stati o  eretici,  o  maestri  del  comunismo 
o  socialismo,  animati  dal  più  terribile  o- 
dio  contro  le  verità  cattoliche,  dissemi- 
nando pestiferi  errori  ;  per  cui  accennò 
le  usurpazioni,  le  imposizioni,  le  uccisio- 
ni, i  derubamene  e  gli  enormi  misfatti 
commessi,  e  la  tristissima  e  lagrimevole 
situazione  degli  ecclesiastici  ede'sudditi 
fedeli  di  tutto  lo  stato,  senza  tregua  tra- 
vagliati e  atterriti  dall'audacia  furiosa  dei 
nemici,  non  essendo  loro  dato  nemmeno 
gemere  sui  mali  immensi  che  gli  opprime- 
vano. A  rimuovere  tante  desolanti  cala- 
mità, avere  a'4  dicembre  1848  domanda- 
to ai  principi  e  alle  nazioni  aiuto  e  soc- 


PIO 

corsOj  che  tutti  promisero  con  mirabile 
condiscendenza  ,  ed  in  particolar  modo 
aver  invocato  il  possente  intervento  del- 
l'Austria, della  Francia,  della  Spagna  che 
perla  prima  eccitò  le  nazioni  ad  allearsi 
onde  ricondurlo  alla  sua  sede  e  rivendi- 
care il  dominio  temporale,  ed  in  fine  al 
regno  delle  due  Sicilie,  dal  cui  re  riceve- 
va affettuoso  ospizio;  quindi  quando  sa- 
rà conseguito  l'intento,  doversi  affatica- 
re a  rischiarare  col  lume  del  vero  sem- 
piterno gli  animi  e  le  inclinazioni  mise- 
ramente illuse  dagli  empi,  non  che  a  sra- 
dicare tante  perverse  dottrine.  In  Roma 
ai  16  venne  eletto  senatore  di  Roma  Stur- 
binetti,dopola  formazione  del  nuovo  mu- 
nicipio e  consiglio  comunale  con  8  con- 
servatori. 

Ad  effettuare  l'intervento  armato  del- 
le 4  potenze  per  comprimere  la  ribellio- 
ne negli  stati  romani  e  restituirli  al  Pon- 
tefice, mentre  si  consultava  sul  modo  a 
Gaeta,  il  governo  francese  giudicò  essere 
conveniente  alla  sua  posizione,  di  eserci- 
tare di  suo  moto  proprio  un'azione  di- 
retta e  indipendente,  per  cui  nella  metà 
di  questo  mese  deliberò  di  spedire  un  e- 
sercitoa  Roma  pel  ristabilimento  del  Pa- 
pa. Affidò  al  generale  Vittorio  Oudiuot 
di  Reggio  il  comando  in  capo  del  corpo 
di  spedizione  del  Mediterraneo,  il  quale 
con  l'avanguardia  presentatosi  a  Civita- 
vecchia l'occupò  traila  3  e  24  a  fronte  del- 
le repubblicane  proteste,  onde  incomin- 
ciarono gl'indirizzi  e  le  protestazioni  di  a- 
desione  al  proposilo  dell'assemblea  e  dei 
triumviri,  di  opporre  ostinata  difesa  per 
l'incolumità  della  repubblica  e  della  pa- 
tria, respingendo  la  forza  colla  forza.  Sif- 
fatti indirizzi  de'municipii  dello  stato  ro- 
mano, sono  riportati  nel  Protocollo  della 
repubblica  romana,  collezione  degli  atti, 
indirizzi  e.  proleste  trasmesse  all'asserii' 
blea  del  governo  dopo  l'invasione  fran- 
cese, Roma  dalla  tipografia  nazionale 
1849-  Ai  3o  avanzatasi  una  porzione 
della  divisione  francese  verso  Roma,  so- 
pra i  punti  di  porta  s.  Pancrazio,  e  la 


P  IO 

cinta  che  circonda  il  Vaticano  e  altri  luo- 
ghi, per  esplorare  le  forze  della  città,  fi- 
dando troppo  nella  speranza  d'una  rea- 
zione e  sulle  lusinghe  di  que'repubblica- 
ni  che  aveano  fatto  credere  ai  francesi 
facile  il  loro  ingresso  in  Roma  o  al  più 
un  simulacrodi  difesa,  non  pensarono  che 
la  disperazione  loro  preparava  una  città 
da  espugnare;  quindi  oltre  non  poche  vit- 
time, quasi  un  battaglione  si  trovò  pri- 
gioniero e  gli  altri  respinti. 
Maggio  i  849- 
Frattanto  nelle  provincie  intervenne- 
ro gli  eserciti  napoletano,  austriaco  e  spa- 
glinolo. Seguì  l' ingresso  de'  napoletani 
nelle  provincie  di  Marittima  e  Campa- 
gna, col  renila  testa;  e  ne'  paraggi  di  Fiu- 
micino comparve  la  squadra  navale  spa- 
glinola. Gli  austriaci  occupata  a'6  Fer- 
rara, vincendo  la  resistenza  oppostagli  da 
Bologna,  vi  entrarono  a'  1 6  mediante  ca- 
pitolazione, e  vi  ricostituì  il  governo  pon- 
tificio mg/  Bedini  commissario  straor- 
dinario per  le  4  legazioni,  quindi  occu- 
parono le  B-omagne,  le  provincie  di  Ur- 
bino e  Pesaro;  poscia  a'  19  giugno  per 
altra  capitolazione  entrarono  nella  for- 
tezza e  città  d'Ancona,  ed  alla  resa  di  que- 
sta piazza  il  cardinal  de  Angelis  ne  uscì 
dopo  1 00  giorni  di  prigionia;  ai  i/\  o  me- 
glio a'  28  giugno  fecero  il  loro  ingresso 
in  Perugia,  laonde  fu  compita  l'occupa- 
zione delle  Marche  e  dell'  Umbria,  per 
tutto  gli  austriaci  in  nome  del  Papa  in- 
stallarono giunte  di  governo  e  posero 
guarnigioni  di  truppe.  In  Ancona  a' 27 
giugno  prese  le  redini  della  pubblica  ani- 
ministrazione  mg.r  Savelli  commissario 
straordinario  delle  provincie  di  Urbino, 
Pesaro,  Macerata,  Ancona,  Fermo,  A- 
scoli,  Camerino  e  Loreto.  I  napoletani  ai 
1  7  giugno  occuparono  Frosinone,  Vero- 
li,  Anagnij  Ferentino  e  altri  luoghi  del- 
la provincia  di  Frosinone 0  Campagna. 
Gli  spagnuoli  nel  luglio  guarnirono  Spo- 
leto, Rieti  e  luoghi  di  loro  provincie,  Vel- 
letri  e  altri  luoghi  della  provincia  Ma- 
rittima. 


PIO  211 

Ritornando  alla  metà  di  maggio,  ar- 
rivali già  i  rinforzi  al  general  Oudinot, 
questi  si  accostò  di  nuovo  alle  mura  di 
Roma^  mentre  pur  vi  giunse  Ferdinan- 
do Lesseps  inviatodella  repubblica  fran- 
cese, per  trattare  col  governo  romano  di 
fatto,  dell'ingresso  pacifico  dell'  armata 
francese  e  verificare  lo  stato  delle  cose, 
onde  evitare  I' effusione  del  sangue  ed  i 
guasti  che  poteva  cagionare  l'assedio  re- 
golare, secondo  le  brame  del  Papa.  Ma 
questa  diplomatica  missione  prolungò  l'a- 
gonia di  Roma,  attraversò  i  disegni  del 
general  Oudinot,  crebbe  l'orgoglio  de're- 
pubblicani,  ch'ebbero  campo  di  andare  a 
combattere  i  napoletani,  i  quali  creden- 
dosi assaliti  dai  francesi  e  dai-romani,  al- 
lora si  ritirarono  in  buon  ordine,  dopo 
i  fatti  d'armi  del  q  a  Palestrina, e  dehq 
a  Velletri  che  fu  sanguinoso  pei  repub- 
blicani. Lesseps  intanto  meravigliatodel- 
l'aspetto  militare  di  Roma, conchiuse  un 
armistizio,  non  badando  che  un  re  ospi- 
te del  Papa  e  amico  di  Francia,  recato- 
si nel  territorio  romano  collo  stesso  fine 
dell'esercito  francese,  veniva  attaccato  e 
insidiato  dalle  soldatesche  romane.  Indi 
Lesseps  ai  3i  conchiuse  col  triumvirato 
(che  avea  fatto  di  tutto  per  renderselo 
favorevole)  una  stipolazione,  che  rende- 
va vano  il  fine  nobilissimo  della  spedi- 
zione francese.  Il  general  Oudinot  in  ve- 
ce, munito  d' istruzioni  del  suo  governo 
più  recenti  di  quelle  del  diplomatico,  ri- 
fiutò di  approvare  il  suo  operato  e  dichia- 
rò al  triumvirato  rotta  ogni  tregua. 
Giugno  1849- 

Per  conseguenza  Oudinot  ordinò  al- 
l'esercito che  si  ripigliassero  le  operazio- 
ni militari  contro  Roma,  le  quali  prose- 
guite con  una  serie  di  combattimenti,  per 
la  grande  resistenza  de'  repubbliaui  ro- 
mani e  stranieri  avventurieri,  e  median- 
te le  sorprendenti  opere  di  assedio  (de- 
scritte neh'  Album  t.  16  ,  p.  i\i,  252, 
273  ),  a'28  e  29  aprirono  la  breccia  nel 
bastione  laterale  di  porta  s.  Pancrazio,  e 
nella  mattina  del  3o  lo  assaltarono  e  pie- 


2  12  PIO 

sero.  Pertanto  l'assemblea  costituente  ro- 
Diana,  pei  tanti  fatti  d'armi  di  detti  gior- 
ni, nella  sera  del  3o  dichiarò  essere  di- 
venula impossibile  un'ulteriore  di  fesa  do- 
po due  mesi  di  lotta  ,  secondo  il  parere 
del  general  in  capo  Roselli,  di  Garibaldi 
e  altri  generali,  fi  decretò  che  cessasse; 
mentre  nel  medesimo  giorno  l'assemblea 
avea  finito  di  volare  la  costituzione  del- 
la repubblica.  11  triumvirato  mandò  il  de- 
creto dell'assemblea  al  comando  generale 
militare  repubblicano,  perchè  d'accordo 
col  municipio  lo  comunicasse  al  general 
Oudinot,ediedelasua  dimissione  ad  onta 
che  l'assemblea  Io  pregasse  a  conservare 
i  poteri.  Una  commissione  del  municipio 
e  un'altra  del  corpo  consolare  residente 
in  Roma  recaronsi  al  campo  ,  e  fu  con- 
sentito un  armistizio  per  trattare  delle 
norme,  secondo  lequaii  l'esercito  france- 
se entrasse  pacificamente  nella  città. 
Luglio  1849. 
Quindi  nel  i.°  giorno  del  mesel'assem- 
blea  nominò  un  potere  esecutivo  ne'cit- 
tadini   Saliceti  ,  Calandrelli  e  Mariani. 
Nella  sera  poi  l'assemblea  votò  definiti- 
vamente la  costituzione  della  repubblica 
agonizzante,  decretando  che  si  scolpisse 
in  due  tavole  di  marmo  e  si  collocassero 
in  Campidoglio,  dalla  cui  loggia  nel  me- 
riggio del  3  fu  promulgata,  onde  il  Ilio- 
nitore  la  riportò  nel  foglio  di  detto  gior- 
no, che  fu  l'ultimo  di  sua  esistenza,  poi- 
ché dopo  3  giorni  di  silenzio  il  giornale 
officiale  ricom parve a'6  col  nome  di  Gior- 
nale di  Roma  e  tuttora  prosiegue.  Ai  2 
i  francesi  occuparono  le  porte  s.  Pancra- 
zio, Portese,  s.  Paolo,  Cavalleggieri  e  del 
Popolo,  abbandonate  dai  difensori, e  vi  di- 
strussero le  barricate,  per  cui  ai  3  il  ge- 
neral Oudinot  fece  presentare  le  chiavi 
d'una  di  tali  porte  al  Papa  in  Gaeta.  Nelle 
ore  pomeridiane  dello  stesso  giorno  il  ge- 
neral Oudinot  in  mezzo  all'esercito  entrò 
in  Roma  e  ne  occupò  i  posti  militari:  la 
maggioranza  de' romani  accolse  le  truppe 
francesi  come  liberatrici  del  duro  giogo 
sotto  cui  erano  slati  oppressi  nel  gover- 


PIO 

no  del  terrore.  Così  terminò  la  rivolta -ro- 
mana che  avea  nelle  viscere  un  carattere 
irreligioso  e  demagogico  per  distruggere 

il  papato,  siccome  fomentata  e  sostenuta 
da  Mazzini  fondatore  della  giovine  Ila- 
Ha,  che  avea  preso  per  sua  divisa  Dio  e 
popolo  ,  e  che  volea  piantare  la  pretesa 
riforma  nel  centro  del  caltolieismo ,  per 
poi  bandirlo  da  Roma  e  da  Italia.  Su  que- 
sto gravissimo  argomento,  oltre  le  opere 
che  citerò,  scrisse  il  celebre  cau.°  Audisio 
l'applaudito  e  interessante  libro:  La  re- 
pubblica italiana  del  1 S  {q:  suo  processo, 
Perugia  i85i.  11  general  Oudinot  con- 
centrò tutti  i  poteri  nell'autorità  milita- 
re, ed  emanò  disposizioni  per  la  conser- 
vazione della  sicurezza  pubblica.  Inolile 
ilgeneralefece  occupare  i  dintórni  di  R.o- 
ma,  la  provincia  di  Viterbo  o  Patrimo- 
nio di  s.  Pietro,  ed  inseguire  le  bande  di 
Garibaldi,  restaurando  la  sovranità  tem- 
porale di  Pio  IX.  Principalmente  poi  il 
generale  esegui  le  seguenti  cose:  fece  im- 
primere nuovo  bollo  sui  boni  del  tesoro, 
sciolse  la  guardia  civica,  ordinò  il  dis- 
armo generale,  la  remozione  degli  stem- 
mi, uniformi  e  segni  1  epubblicani;  ripri- 
stinò i  presidenti  regionari,  restituì  ai  pro- 
prietari le  esistenti  cose  requisite,  com- 
prese le  sacre;  distrusse  tutte  le  barrica- 
te e  le  opere  di  fortificazione,  libeiò  i  de- 
tenuti per  molivi  politici  o  sia  di  fedellà 
al  Pontefice,  provvide  alla  direzione  dei 
vari  rami  della  pubblica  amministrazione 
con  ministri  laici  col  litolodi  commissa- 
ri, come  il  cav.  Galli  pel  ministero  delle 
finanze,  ed  altre  misure  provvisorie.  Ai 
4  in  Velletri  ristabilì  il  governo  pontifi- 
cio mg.T  Berardi   commissario  straordi- 
nario pontificio  delle  provincie  di  Ma- 
rittima e  Campagna.  Aii4  il  municipio 
romano  si  dimise,  e  Oudinot  nominò  una 
commissione  provvisoria  municipale,  di 
cui  fu  fatlo  presidente  il  principe  d.  Pie- 
tro Odescalchi.  D'ordine  di  mg.1  Canali 
vicegerenle,  in  nome  del  cardinal  vicario 
e  del  general  Oudinot,  nella  domenica  del 
1 5,  dopo  aver  il  general  rialzalo  lubandie- 


PIO 

ni  pontificia  in  Castel  s.  Angelo,  nella  ba- 
silica Vaticana  si  cantò  solenne  Te  Deum 
in  rendimento  ili  grazie  a  Dio  pel  rista- 
bitimenlo  della  sovranità  pontificia  e  pel 
felice  suocessodelle armi  francesi. V'inter- 
vennero i  cardinali  Castracane  che  intim- 
ilo l'inno,  Bianchi  e  Tosti  (che  resta- 
rono sempre  in  Roma  nascosti),  il  gene- 
ral Oiulinot  accompagnato  dai  generali 
e  dallo  stato  maggiore  generale,  de  Cour- 
celles  inviato  straordinario  della  repub- 
blica francese  a  Roma  ed  a  Gaeta,  ed  i 
rappresentanti  diplomatici  e  consoli  este- 
ri. Mg.r  Marini  in  nome  del  capitolo  va- 
ticano, ed  il  cardinal  Tosti  indirizzarono 
due  commoventi  discorsi  al  generale  Ou- 
dinot,  il  quale  cou  energia  egregiamente 
rispose,  come  pur  fece  nel  l'uscir  dal  lem- 
pio  a  quello  improvvisato  da  Annibale 
Piccoli  in  nome  de'romani:  i  circostanti 
proruppero  in  evviva  il  Papa,  la  Fran- 
cia e  Oudinot.  Eguale  Te  Dcum  si  can- 
tò nelle  altre  patriarcali  Lateranense  e 
Liberiana,  e  tutte  le  campane  della  cit- 
tà suonarono  a  festa.  Nella  sera  vi  fu  ge- 
nerale illuminazione,  inclusive  alla  cupo- 
la di  s.  Pietro.  Il  generale  nominò  altre 
commissioni  ,  cioè  sui  monumenti  pub- 
blici per  esaminare  qual  detrimento  ri- 
ceverono durante  l'assedio  ;  per  ricono- 
scere e  verificare  quanto  contenevano  i 
musei,  gli  archivi,  le  biblioteche  e  altri 
stabilimenti,  onde  conoscere  quali  sottra- 
zioni fecero  i  repubblicani;  pel  ricupe- 
ramento  e  restituzione  delle  robe,  mobili 
e  suppellettili  requisiti  dall'abolilo  gover- 
no, pubblicando  poscia  le  note  di  quan- 
to restituì.  Ai  16  dal  delegato  apostolico 
mg.1  Badia  fu  ristabilita  la  sovranità  pon- 
tificia in  Frosinone  e  sua  provincia.  Ai 
17  il  Papa  in  Gaeta  emanò  l'atto,  Iddio 
ha  levato  il  suo  braccio,  col  (piale  annun- 
ziò ai  sudditi,  che  avendo  1'  onnipotente 
Dio  guidatole  armi  cattoliche  per  disper- 
dere l'anarchia,  ritornerebbe  fra  loro,  e 
intanto  per  riordinare  la  cosa  pubblica 
nominava  una  commissione  governativa 
di  stato  mimila  di  pieni  poteri,  che,  eoa- 


PIO  1 1 3 

diuvata  dal  ministero,  regolasse  il  gover- 
no dello  stato.  Ai  a5  tornò  in  Roma  il 
cardinal  Patrizi  vicario  della  medesima. 
Il  Papa  nominò  mg.1 D'  Andrea  commis- 
sario pontificio  perle  provincie  dell'Um- 
bria e  del  Patrimonioj  e  mg.1'  Bella  de- 
legato apostolico  della  provincia  di  Rie- 
ti. Ai  3  1  giunsero  in  Roma  i  cardinali 
Della  Genga-Sermattei  ,  Vannicelli  ed 
Altieri, destinati  a  formare  la  commissio- 
ne governativa  di  stato,  e  stabilirono  la 
loro  residenza  nel  palazzo  apostolico  Qui- 
rinale, onde  il  general  Oudinot  rimise  alla 
medesima  i  poteri  che  gli  avvenimenti 
della  guerra  aveano  momentaneamente 
concentrato  nelle  sue  mani.  La  commis- 
sione nominò  4  consiglieri  e  mg.1'  Milella 
per  segretario,  ed  esercitò  il  potere  sino 
al  ritorno  in  Roma  del  Papa.  Qui  indi- 
cherò le  cose  principali  che  operò  duran- 
te l'esercizio  del  suo  alto  incarico. 
Agosto  1849. 
La  commissione  successivamente  an- 
nullò le  leggi  e  disposizioni  emanate  dal 
i(5  novembre  1848  in  poi;  ripristinò  i 
tribunali  e  gl'impiegati  dimessi  dal  go- 
verno intruso  ;  nominò  consigli  o  com- 
missioni di  censura  per  conoscere  la  con- 
dotta e  le  qualità  degl'impiegati  e  de'mi- 
li tari,  anche  quiescenti  o  giubilati,  della 
civile  fece  presidente  mg.1' d'Avella,  della 
militare  il  colonnello  cleGregoris;  inoltre 
destinò  altre  simili  commissioni  parziali. 
Sciolse  tutte  le  autorità  municipali,  e  fa- 
coltizzò  i  presidi  delle  provincie  a  nomi- 
nare provvisoriamente  commissioni  mu- 
nicipali con  un  presidente  pei  capo  d'o- 
gnuna. Riconobbe  i  boni  emessi  dai  go- 
verni provvisorio  e  repubblicano  per  la 
somma  di  vari  milioni,  ridotti  perla  tan- 
gente al  r>5  per  100  del  loro  valore  no- 
minale, riconoscendo  pure  temporanea- 
mente la  moneta  erosa  fatta  coniare  dal- 
la repubblica,  poscia  ritirata  nel  fine  di 
ottobre.  Nominò  ministro  dell'interno  e 
polizia  mg.1'  Savelli,  di  grazia  e  giustizia 
l'avv.  Giausauti,  pio-ministro  delle  finan- 
ze il  cav.  Galli,  del  commercio,  agrieoltu- 


ai4  PIO 

ra,  belle  ai  ti  e  lavori  pubblici  Jacobini,del" 
le  armi  il  principe  Orsini.  Destinò  mg.1' A- 
mici  commissario  straordinario  pontificio 
delle  Marche,  che  comprese  le  provincie 
di  Urbino,  Pesaro,  INIacerala, Loreto,  An- 
cona, Fermo,  Ascoli  e  Camerino  :  ad  o- 
gnuna  fi.uono  assegnati  pro-delegati  laici, 
tranne  le  due  prime  e  la  peuullima,  di  cui 
si  nominarono  delegati  i  prelati  Milesi  e 
Dialti,  ed  Ancona  della  quale  fu  fatto  de- 
legato lo  stesso  commissario.  A  Loreto  fu 
eletto  pro-commissario  mg.r  Narducei.  I- 
stituì  un  5.°  commissarialo  per  la  pro- 
vincia del  Patrimonio,  distaccandola  da 
quella  dell'Umbria,  a  cui  alle  delegazioni 
di  Spoleto  e  Perugia  aggiunse  quella  di 
Pdeli  e  Sabina,  ed  eleggendo  a  commis- 
sario straordinario  pontificio  del  Patri- 
monio mg.r  Pila.  Diede  delle  disposizio- 
ni al  dipartimento  militare  e  suoi  im- 
piegati, e  sullo  scioglimento  e  riorganiz- 
zazione delle  milizie  pontifìcie.  Istituì  li- 
na commissione  per  giudicare  i  rei  dei 
misfatti  commessi  nell'epoca  della  ribel- 
lione. Nominò  presidente  di  Roma  e  Co- 
marca  mg.r  Pioberti.  D'ordine  del  Papa 
fece  coniare  la  nuova  moneta  di  rame  di 
baiocchi  5,  e  nominò  gì'  individui  for- 
manti la  commissione  per  V  ospedale  di 
s.  Spirito,  e  per  visitatore  apostolico  mg. r 
Monchini  colle  prerogative  di  commen- 
datore. Abolì  il  corpo  de'carabinieri,  so- 
stituendo per  nuova  arma  politica  i  ve- 
liti pontifìcii  e  le  guardie  di  pubblica  si- 
curezza. Piestituìa  ciascuna  chiesa  il  me- 
tallo equivalente  al  peso  delle  campane 
distrutte  dai  repubblicani.  Putirò  i  boni 
de'sedicenti  governi  provvisorio  e  repub- 
blicano per  scudi  2,6g2,ooo,  valore  ri- 
dotto, sostituendovi  boni  del  tesoro  in  so- 
stituzione, e  per  l'estinzione  di  questi  e- 
mauò  analoghe  disposizioni.  Curò  l'esi- 
stenza della  banca  romana,  cambiando  i 
suoi  biglietti  coi  boni  del  tesoro.  Pubblicò 
il  regolamento  di  polizia  e  quello  organi- 
co pei  veliti  pontifìcii,  non  che  quello  per 
gì'  impiegati  e  funzionari  dipendenti  dai 
ministeri  dello  stato.  A  suo  tempo  annua- 


PIO 

zio  l'imminente  ritornodel  sovrano  Pon- 
tefice, colla  venuta  del  quale  terminò  il 
suo  mandato. 

A'  7  il  Papa  battezzò  in  Gaeta  la  prin- 
cipessa Maria  Pia  ,  figlia  di  Ferdinando 
li  e  della  regina  cui  donò  la  rosa  d'oro 
benedetta.  A'24cessòil  governo  della  re- 
pubblica di  Venezia  e  passò  al  munici- 
pio, indi  la  rioccuparono  gli  austriaci.  In 
Pioma  si  trovarono  due  insigni  iscrizio- 
ni isteriche  disotlerrate  nella  parte  occi- 
dentale del  foro  Traiano  (Giornale  di  Ro- 
man.°  63)  e  delle  cose  per  cui  si  ha  mi- 
glior cognizione  della  basilica  Ulpia,  co- 
struendosi nel  luogo  della  scoperta  una 
volta  per  visitarlo  comodamente.  Altra 
insigne  lapide  si  rinvenne  con  altri  og- 
getti nel  foro  romano,  nell'  ampliare  lo 
scavo  della  basilica  Giulia.  A  Palazzo  Va- 
ticano e  di  Campidoglio  registrai  quanto 
di  pregievole  vi  fu  collocato,  proveniente 
da  altri  scavi  romani. 

Settembre  i84g- 

A'  4  il  Papa  partì  da  Gaeta  (lascian- 
do oo  doti  a  povere  zitelle)  in  compagnia 
del  re, seguito  dalla  regia  famiglia,  da  di- 
versi cardinali,  dal  nunzio  di  Napoli  mg.r 
Garibaldi,  sul  vapore  il  Tancredi  :  ne  vi- 
sitò 1'  oratorio  e  concesse  alcune  indul- 
genze alla  immagine  della  Beata  Vergi- 
ne. Approdò  al  porto  di  Grar.atello,  don- 
de asceso  in  carrozza  passò  nella  reggia 
diPortici  suburbano  di  Napoli  e  sua  nuo- 
va residenza,  degnamente  apparecchiata 
dalla  munificenza  di  Ferdinando  II.  Da 
questo  giorno  si  pubblicò  dal  cav.  Aloe 
un  nuovo  importante  giornale  col  pon- 
tificio stemma:  Diario  della  venuta  e  del 
soggiorno  in  Napoli  di  sua  Beatitudine 
Pio  IX  P.  31.  Contiene  la  narrazione  di 
tutti  i  particolari  delle  gite  e  soggiorno 
fatto  dal  Papa  nella  meravigliosa  Napoli 
e  ne'  paesi  circostanti,  colla  descrizione 
erudita  e  storica  de'  luoghi  visitati,  non 
che  delle  celebrale  sagre  cerimouie,  feste 
civili  e  militari,  in  uno  agli  innumerabili 
omaggi  resi  al  capo  supremo  della  Chie- 
sa, ed  ai  doni  olTerli  e  dispensali  insieme 


PIO 

alle  equestri  decorazioni;  cogli  eloquenti 
discorsi  estemporanei  del  Papa,  preziosi 
pei  loro  concetti,  dignità  e  dolcezza  cui 
furono  pronunziati.  Le   bolle,  brevi  ed 
altri  diplomi  e  atti  pontifìcii  die  nella 
permanenza  del  Papa  in  Gaeta  aveano 
la  data:  Dalum  Ca/ctae,  iti  quella  di  Por- 
tici ebbero  questa  :  Datimi  Neapoli  in 
suburbano  Portici.  Ai  6  si  recò  alla  me- 
tropolitana di  Napoli  a  celebrare  la  mes- 
sa, lasciandovi  il  calice  d'oro  di  cui  era- 
si servito;  visitò  la  cappella  di  s.  Genna- 
ro e  nell'episcopio  prese  una  refezione  of- 
ferta dall'arcivescovo  cardinal  Sisto  Piia- 
rio-Sforza,che  con  maggior  frequenza  di 
prima  fu  quasi  in  tutti  i  luoghi  al  suo 
fianco.  A'  7  ricevette  gli  ossequi  tanto  del 
corpo  diplomatico  che  l'avea  seguito  da 
Gaeta  ,  che  di  quello  residente  presso  il 
re,  il  primo  de'quali  fece  poi  omaggio  a 
Ferdinando  II  per  la  filiale  ospitalità  pra- 
ticata con  Pio  IX  e  per  quella  da  esso 
ricevuta  in  tale  contingenza.  Ai  9,  do- 
po aver  celebrato  la  messa  nella  chiesa 
del  Gesù  vecchio,  si  portò  alla  reggia  di 
Napoli ,  ricevuto  rispettosamente  a  pie 
delle  scale  dal  re,  dalla  regina  e  dai  rea- 
li principi  e  principesse,  e  nella  cappella 
palatina  dal  sagro  collegio;  indi  dalla  gran 
loggia  del  palazzo  solennemente  benedì 
le  reali  milizie  composte  di  circa  16,000 
uomiui.  A' 12  il  Pontefice  diresse  ai  sud- 
diti il  moto-proprio,  I\Ton  appena,  in  cui 
celebrò  il  ristabilimento  di  sua  indipen- 
denza nel  governo  dei  domini!  tempora- 
li della  s.  Seàe ,  liberandoli  dalla  tiran- 
nide che  gli  opprimevano  ;  istituì  il  con- 
siglio di  stato  per  dare  i  pareri  de'  pro- 
getti di  legge  da  sottoporsi  alla  sovrana 
sanzione,  ed  esaminare  le  questioni  d'o- 
gni ramo  di  pubblica  amministrazione; 
istituì  la  consulla  di  stato  per  la  finan- 
za, per  la  disamina  de'preventivi  e  con- 
suntivi, pel  parere  sulla  imposizione  dei 
nuovi  dazi  o  diminuzionedegli  esistenti, 
pei  mezzi  di  fare  rifiorire  il  commercio, 
e  per  tuttociòche  riguarda  il  tesoro, dis- 
ponendo che  i  consultori  sarebbero  scelti 


pio  ii.-; 

dal  Papa  su  note  de' consigli  provincia- 
li; stabilì  che  le  rappresentanze  e  ammi- 
nistrazioni municipali  sarebbero  regolate 
da  larghe  franchigie,  i  cui  capi  sarebbero 
scelti  dal  sovrano,  e  gli  anziani  dai  capi 
delle  provincie  sopra  proposte  de'consi- 
gli  comunali;  promise  riforme  e  miglio- 
ramenti sull'ordine  giudiziario;  perdonò 
ai  traviati  trascinati  alla  fellonia  dalla  se- 
duzione e  dall'altrui  inerzia.  Su  questo  ul- 
timo punto  la  commissione  governativa, 
a  seconda  dell'analoghe  sovrane  disposi- 
zioni, dichiarò  perdonati  quanto  alla  pe- 
na i  delitti  politici,  eccettuandone  i  mem- 
bri del  governo  provvisorio  e  dell'assem- 
blea costituente  che  vi  presero  parte,  i 
membri  del  triumvirato  e  del  governo 
repubblicano,  i  capi  de'corpi  militari,  gli 
amnistiati  nel  luglio  1846,  i  rei  di  de- 
litti comuni,  riservandosi  procederesul- 
la  permanenza  degl'impieghi,  secondo  la 
condotta  tenuta  nelle  trascorse  vicende 
da  tutti  gl'impiegati  civili,  municipali  e 
militari.  A'  1 3  il  Papa  si  recò  in  Napoli  a 
visitare  il  grandestabilimento  dell'alber- 
go de'  poveri,  ed  il  collegio  di  musica  o- 
ver 00  voci  con4o  suonatori  di  strumen- 
ti fecero  sentire  un  sorprendente  melo- 
dioso coro.  Ai  1 4-  andò  a  Torre  del  Gre- 
co, e  nel  dì  seguente  sul  vapore  il  Delfi- 
no passò  a  venerare  la  Beata  Vergine  di 
Pie'di-grotta,  visitando  le  francescane  e 
carmelitane.  Ai  1 6  siportòalla  reggia  di 
Napoli ,  accolto  come  nella  volta  prece- 
dente con  ogni  segno  di  ossequio;  celebrò 
nella  cappella  palatina  ,  e  poscia  assunti 
gli  abiti  pontificali  e  il  triregno,  assisti- 
to da  due  cardinali  diaconi  in  cappa,  so- 
lennissimamente benedì  il  religioso  po- 
polo napoletano,  calcolato  70,000  per- 
sone :  indi  col  sagro  collegio  visitò  i  son- 
tuosissimi appartamenti,  la  biblioteca  e 
il  gabinetto  delle  scienze  fisiche,  quindi 
si  assise  a  splendida  mensa  coi  reali  con- 
iugi e  la  regia  famiglia  ,  ed  il  sagro  col- 
legio, mentre  il   principe  di  Cisignano 
maggiordomo  maggiore  e  soprintenden- 
te della  real  casa,  nella  tavola  di  stato  in- 


2i6  PIO 

■vi  lo  le  corti  nobili  pontificia  e  regia,  ed 
altri  personaggi.  Ai  20  si  recò  nella  me- 
tropolitana a  venerare  coi  cardinali  il  pro- 
digio della  liquefazione   de)  sangue  di  s. 
Gennaio,  baciandone  l'ampolla,  e  celebrò 
sul  suo  altare,  in  cui  lasciò  il  calice  d'oro 
da  lui  usato  :   indi  passò  nella  chiesa  di 
s.  Chiara,  nella  quale  i  Papi  hanno  giu- 
risdizione ordinaria,  che  esercitano  pei 
nunzi.  Ai  23  visitò  il  maestoso  opifìcio  di 
Pietra rsa  ;  ai  27  l'ospedale  degl'incura- 
bili, ed  i  monasteri  delle  benedettine  di 
s.  Patrizio,  delle  cappuccine  33  eremite, 
e  di  Regina  coeli  delle  suore  della  carità. 
A'  28  il  Papa  tenne  in  Portici  concisto- 
ro, nella  gran  sala  d'udienza,  in  cui  prov- 
■vide  2  chiese  arcivescovili  e  i3  vescovi- 
li, conferì  5  titoli  in  parlibus  e  concesse 
alle  prime  il  pallio.  Ai  29  eresse  la  sede 
vescovile  di  Auckland  nell'Oceania. 
Ottobre  1849. 
Nel  i.°  del  mese  da  Portici  mosse  per 
Napoli,  alla  chiesa  emonastero  delle  mo- 
nache di  s.  Gregorio  armeno,  di  s.  Giu- 
seppe de'Ruflì  delle  adoratrici  perpetue 
del  ss.  Sagramento,  delle  dame  france- 
scane di  Donna  regina.  A*  4  andò  nel- 
la chiesa  de'conventuali  di  s.  Antonio  e 
■vi  celebrò  messale  nelle  ore  pomeridia- 
ne alla  magnifica  villa  Favorita  del  prin- 
cipe di  Salerno.  Ai  5  alla  chiesa  delle  mo- 
nache di  Gesù;al  primo  educandato  re- 
gina Isabella  di  Borbone; al  real  museo 
borbonico,  ove  200  alunni  del  conser- 
vatorio di  musica  fecero  echeggiare  dei 
soavi  molivi  del  Te  £>«<«/_;  indi  alla  conti- 
tigna  biblioteca  Borbonica  ed  all'offici* 
nade'papiri  ercolanesi.  A' 7  celebrò  nella 
parrocchiale  cappella  palatina  di  Porti- 
ci ;  nel  dì  seguente  per  la  strada  ferrata 
(perla  i."  percorsa  da  un  Papa)  si  con- 
dusse a  Nocera  de'Pagani  a  celebrare  la 
messa  nella  chiesa  di  s.  Michele,  dove  ri- 
posa il  corpo  di  s.  Alfonso  de  Liguori , 
nel  cui  dito  pose  il  proprio  anello;  ed  a- 
sceso  in  carrozza  col  re  e  col  fratello  di 
questi  conte  di  Trapani,  por  tossi  a  Saler- 
no, venerando  nella  cattedrale  le  ceneri 


PIO 

del  gran  s.  Gregorio  VIT,  ed  il  corpo  di 
s.  Matteo  apostolo,  benedicendo  dall'epi- 
scopio la   popolazione  calcolata  più  di 
3o,ooo  persone;  per  ultimo  visitò  le  mo- 
nache di  s.  Giorgio.A'iosi  recòallachie- 
sa  parrocchiale  di  Portici;  nel  d'i  seguen- 
te in  Napoli  andò  dalle  monache  dome- 
nicane di  s.  Maria  della  Sapienza,  dalle 
agostiniane  di  s.  Andrea,  dalle  dome- 
nicane di  s.  Gio.  Battista,  e  dalle  carme- 
litane della  croce  di  Lucca.  A'  i5  ricor- 
rendo l'onomastico  della  regina  M."  Te- 
resa, onde  felicitarla, per  la  strada  ferrata 
andò  a  Caserta, ricevuto  alla  stazione  dal 
re  e  dai  reali  principi  genuflessi,  mentre 
la  regina  colle  principesse  trovossiiuginoc- 
cbioni  a  pie  delle  scale  della  reggia;  orò 
nella  cappella  palatina,  benedì  dalla  gran 
loggia  il  popolo  e  le  reali  truppe,  visitò  i 
magnifici   appartamenti,   poscia   sedè  a 
mensa  coi  monarchi  e  real  famiglia,  ecoi 
cardinali  ;  nella   tavola  di  stalo  presero 
luogo  le  corti  pontificia  e  regia:  nel  po- 
meriggio si  recò  a  s.  Leucio.  Ai  1  7  in  Na- 
poli visitò  la  chiesa  e  l'ospedale  de'pelle- 
grini,  i  benedettini  de'ss.  Severino  e  Sos- 
sio, e  l'archivio  generale  del  regno,  singo- 
lare stabilimento  che  per  la  sua  impor- 
tanza dicesi  il  i.°  d'Europa;  indi  passò  al 
secondo  reale  educandato  Maria  Isabella 
Borbone,  detto  di  s.  Marcellino.  Ai  19  in 
Napoli  si  diresse  alla  rea  le  chiesa  di  s.  Fer- 
dinando della  nobile  regia  arciconfrater- 
nita  de'sette  dolori  (  cui  erasi  ascritto  in 
Gaeta  ),  poi  alla  chiesa  della  Madonna  del- 
le Grazie  ufficiata  da  delto  sodalizio;  dal- 
le monache  teatine  di  s.  Orsola  e  al  ro- 
mitaggio della  ss.  Concezione.  Ai  22  per 
la  strada  ferrata  giunse  il  Papa  alla  sta- 
zionedi  Pompei,  ove  si  portò  ad  osservar- 
ne (il  r.°  tra  i  Papi)  i  monumenti,  venen- 
do alla  sua  presenza  operalo  un  saggio  di 
scavamento,  in  cui  si  rinvennero  diversi 
pregievoli  oggetti;  poscia  gustando  1'  im- 
bandita mensa  per  cura  della  real  casa  , 
trovando  quindi  diverse  migliaia  di  per- 
sone plaudenti  nell'arena  dell'anfiteatro  : 
per  la  via  ferrala  giunse  a  Castellamare, 


PIO 

donde  passo  per  Vico  Equense  a  Sorren- 
to. Quivi  visitò  il  duomo,  le  benedettine 
di  s.  Paolo,  il  monastero  di  s.  Maria  delle 
Grazie,  dove  portaronsi  le  oblate  della  pie- 
tà; nel  ritorno  venerò  a  Meta  la  Madon- 
na del  Lauro,  a  Vico  entrò   nel  mona- 
stero, a  Castellamare  orò  nel  duomo,  re- 
candosi ne'tuouasteri  della  Pace  e  di  «Bar- 
tolomeo. Ai  25  si  portò  all'antico  teatro 
di  Ercolano,  percorrendo  il  vicolo  di  lìe- 
•ina  che  conduce  all'antica  città  di  Ered- 
itino e  al  mare.  A'27  mos«.e  per  Napoli  a 
s.  Giacomo  degli  spaglinoli,  ricevuto  dal 
nunzio  apostolico,  il  quale  ha  giurisdizio- 
ne ordinaria  sulla  chiesa,  poscia  in  quella 
di  Donnalbina  delle  salesiane,  ed  in  quel- 
la dello  Spirito  santo  de' confrati  bianchi; 
nella  chiesa  de'gesuiti  venerò  il  corpo  di 
s.  Francesco  di  Girouimo,  e  visitò  pure  i 
contigui  oratorii  di  dame  napoletane,  non 
che  quello  de'co  valieri  napoletani,  al  qual 
sodalizio  si  ascrisse;  in  fine  andò  al  mo- 
nastero di  damedel  divino  amore,sul  qua- 
le ha  giurisdizione  ordinaria  il  pontificio 
nunzio.  A' 28  ricevè  gliaugurii  del  buon 
viaggio  per  Benevento  dal  re,  dalla  regi- 
na e  dai  reali  principi  e  principesse,  co- 
me ancora  per  ordine  del  re  gli  furono 
presentati  quegli  oggetti  in  sua  preseuza 
trovati  negli  scavidi  Pompei.  A'3o  parti 
da  Portici  e  per  la  via  ferrata  giunse  a 
Cancello,  donde  si  portò  a  Benevento,  l'u- 
nico suo  dominio  che  non  soggiacque  al- 
la rivoluzione,  passando  per  Arienzo,  Ar- 
paia,  Montesarchio.  Al  confine  fu  incon- 
trato dal  delegato  mg. r  Gramiccia,  quin- 
di percorse  2  miglia  di  strada  giunse  al- 
la porla  Bulfina,  innanzi  la  quale  il  ma- 
gistrato municipale  beneventanogli  pre- 
sentò le  chiavi  della  città  e  le  proteste  di 
fedele  sudditanza.  Sotto  l'arco  discese  dal- 
la carrozza  ricevuto  dall'arcivescovo  car- 
dinal  Carata  di  Traetto  e  dal   capitolo 
metropolitano,  recandosi  al  duomo  sotto 
baldacchino,  le  cui  aste  erano  sostenute 
dai  componenti  il  magistrato  municipa- 
le, quindi  dal  balcone  dell'episcopio  be- 
nedì  il  giubilante  popolo  che  in  più  mo- 


PIO  217 

di  dimostrò  la  sua  contentezza.  Ricevè  il 
clero  secolare  e  regolare,  e  tutte  le  auto- 
rità municipali  ,  amministrative,  giudi- 
ziarie e  militari.  Ai  3i  visitò  il  tesoro  del 
duomo,  baciò  il  braccio  di  8.  Bartolomeo 
apostolo,  e  nell'archivio  vide  la  prezio- 
sissima raccolta  di  documenti  di  ecclesia- 
stica e  civile  erudizione  ivi  racchiusa,  non 
che  l'altro  archivio  diocesano.  Si  portò 
ancora  dalle  monache  orsoline  e   bene- 
dettine, a  1  l'ospedale  de'ben fratelli, al  san- 
tuario della  B.  Vergine  delle  Grazie. 
Novembre  i84<)- 
Nel  r  ."giorno,  festa  d'Ognissanti,  cele- 
brò messa  nella  metropolitana,  e  dal  bal- 
cone dell'episcopio  benedì  il  popolo;   di 
poi  visitò  l'ospedale  di  s.  Gaetano  per  le 
donne,  il  palazzo  delegatizio  ove  com- 
partì varie  beneficenze  alla  popolazione 
e  provincia  beneventana;  osservò  poi  il 
famoso  arco  Traiano,  il  gran  ponte  sul 
Calore  costrutto  da  Van vitelli  d'ordine 
di  Pio  VI.  A'  2  discese  nel  duomo  a  ce- 
lebrare la  messa,  e  dall'altare  e  poi  dal 
balcone  ribenedì  il  popolo,  partendo  do- 
po le  11  antimeridiane  per  Portici  e  ri- 
facendo la  via- ferrata  della  stazione  di 
Cancello.  A'  5  convocò  in  Portici  il  con* 
ristoro, in  cui  provvide  una  chiesa  arci- 
vescovile cui  concesse  il  pallio,  e  5  vesco- 
vili. A'  7  mosse  per  Mugliano  del  Car- 
dinale a  venerare  il  santuario  di  s.  Filo- 
mena, ove  trovò  a  riceverlo  il  re,  la  re- 
gina e  la  famiglia  reale,  con  d.  Alfonso 
d'Avalos  marchese  di  Pescara  e  Vasto, 
cerimoniere  di  corte,capo  onorario  di  cor- 
te e  governatore  del  pio  luogo,  dichiara- 
to poi  Pi  ìncipc  assistente  al  soglio.  Ce- 
lebrata la  messa,  fu  udita  dai  nominati 
eccelsi  personaggi,  che  poi  l'accompagna- 
rono nella  visita  alle  suore   della  carità 
cui  è  affidato  il  santuario,  donde  benedì 
il  popolo.  Quindi  il  Papa  ascendendo  in 
carrozza  col  re  e  col  conte  di   Trapani, 
si  portò  a  Nola,  ne  visitò  la  cattedrale   e 
l'episcopio,  ed  i  monasteri  di  s.  Chiara, 
del  collegio  di  canonichesse,  e  dis.  Ma- 
ria Nuova;  benedì  alla  stazioue  della  slra* 


si8  PIO 

da  ferrata  i  nolani,  e  coi  mentovati  ree 
fratello  andò  ad  osservare  i  ponti  della 
Valle  o  di  Maddaloni,  opera  monumen- 
tale di  Vanvitelli,  e  quindi  passò  a  pran- 
zare nella  reggia  di  Caserta,  e  per  la  via 
ferrata  fece  ritorno  a  Portici.  Ricevè  6 
quadretti  in  cui  il  cav.  Fergola  ritrasse 
dal  vero  le  più  solenni  cerimonie  fatte  al- 
la pontificia  presenza,  cioè  2  lo  sbarco  al 
Granatello,  2  la  benedizione  alle  milizie 
e  al  popolo,  la  sala  di  musica  dell'  edu- 
candatode'Miracoli,  e  la  benedizione  nel 
teatro  di  Pompei.  A'  io  per  Napoli  si  di- 
resse alla  chiesa  di  s.  Paolo  de'teatini  e 
venerò  i  corpi  di  s.  Gaetano  e  di  s.  An- 
drea Avellino,  indi  alla  chiesa  e  monaste- 
ro di  s.  Maria  Egiziaca,  di  ordinaria  giu- 
risdizione di  mg.r  nunzio,  alla  s.  Casa  del- 
l'Annunziata rinomato  asilo  de'trovatel- 
li,  al  monastero  delle  gesuitesse.  Ai  2  1 
andò  alla  chiesa  della  Sanità  degli  alcan- 
tarini,  a  quella  di  s.  Malia  della  Miseri- 
cordia e  visitò  la  cameretta  abitata  da  s. 
Gaetano  e  l'ospedale  de'poveri  sacerdoti 
mantenuto  dal  nobile  sodalizio, al  quale 
il  Papa  die  il  suo  nome:  indi  passò  nel- 
la chiesa  di  s.  Giuseppe  della  reale  arci  - 
confrateruita  dell'opera  di  vestire  i  nudi, 
cui  pure  erasi  ascritto  in  Gaeta;  visitò 
inoltre  le  canonichesse  laleianensi  di  Ge- 
sù e  Maria  d'ordinaria  giurisdizione  del 
pontifìcio  nunzio;  le  monache  cappuc- 
cinelle  a  Pontecorvo,e  le  teresiane  della 
Maddalenella. 

Dicembre  i  84q- 
Agli  8, sacro  all'immacolata  Concezio- 
ne di  Maria  Vergine  protettricedella  real 
casa  de'Borbonij  mosse  per  Napoli  a  ce- 
lebrare il  s.  sagrifizio  nella  regia  basili- 
ca di  s.  Francesco  di  Paola,  nella  cui  va- 
sta piazza  erano  ingegnosamente  schiera- 
te le  milizie  di  terra  e  di  mare:  vi  assi- 
sterono il  sagro  collegio,  il  re,  la  regina 
e  la  real  famiglia,  non  che  i  corpi  diplo- 
matici accreditati  presso  la  s.  Sede  e  il 
re  delle  due  Sicilie,  i  generali  e  gli  ulìì- 
ziali  superiori  delle  milizie,  dopo  avere 
i  cardinali  e  le  persone  reali  ricevuto  il 


PIO 

Papa  a  pie  del  vestibolo  del  tempio,  dal 
quale  benedi  poi  l'esercito.  Con  encicli- 
ca di  detto  giorno,  Nostis,  et  nobiscum 
una  conspicitìSf  diretta  agli  arcivescovi  e 
•vescovi  d'Italia,  ricordò  loro  le  turpitu- 
dini che  la  sfrenata  licenza  de'nemici  del- 
la verità,  della  giustizia  e  d'ogni  onestà 
avea  commessi  per  indebolir  nell'Italia 
la  cattolica  religione,  massime  in  Roma, 
donde  fu  costretto  partirne  ,  sicché  im- 
perversarono più  liberamente  sino  a  im- 
pedire l'opera  dello specchiatissimo  clero 
romano,  per  cui  talvolta  gl'infermi  sprov- 
veduti de'conforli  della  religione  esalaro- 
no lo  spirito  tra  inoneste  lusinghe.  Dopo 
tali  avvenimenti,  sebbene  la  capitale  eie 
provincie  fossero  ridonate  al  suo  ci  vii  reg- 
gimento e  le  guerre  fossero  cessate  nelle 
altre  regioni  d'Italia,  nulladimenoi  nemi- 
ci di  Dio  e  degli  uomini  non  cessando  dai 
loro  occulti  e  malvagi  arlificii,  pel  zelo 
che  animava  i  vescovi  d'Italia, gl'invito  a 
combattere  le  guerre  del  Signore,  dichia- 
rando le  detestabili  astuzie  usate  dagli  av- 
versari della  Chiesa,  cioè  che  la  religio- 
ne si  oppone  a  Ile  glorie  d'I  tali  a,  qui  ndi  do- 
versi introdurre  le  dottrine  protestanti- 
che,  per  cui  enumerò  i  sommi  vantaggi 
che  derivarono  alla  regione  per  l'intro- 
duzione della  fede  e  la  gloria  di  avere 
nel  suo  centro  la  cattedra  di  s.  Pietro. 
Inveì  contro  le  macchinazioni  per  pro- 
pagare gli  scellerati  sistemi  del  nuovo  so- 
cialismo o  comunismo;  pregò  Iddio  che 
l'Italia  non  sia  manomessa  dai  lupi  rapaci, 
eccitando  l'episcopal  vigilanza  ad  oppor- 
si a  tanti  mali;  infiammando  a  tal  fine 
il  ministero  degli  ecclesiastici,  raccoman- 
dò ad  essi  i  fedeli  commessi  alle  loro  cu- 
re, perchè  sieno  bene  ammaestrati  nei 
domini  e  precetti  della  religione,  ricevi- 
no  per  tempo  il  sagramento  della  con- 
fermazione, frequentino  quello  della  pe- 
nitenza e  spesso  si  accostino  alla  ss.  Eu- 
caristia; inculcò  gli  esercizi  spirituali  e  le 
missioni,  onde  i  fedeli  concepiscano  or- 
rore dei  tanti  peccali  e  scandali  che  si 
commettono;  gl'invito  ad  allontanare  la 


PIO 
peste  de'catti  vi  libri,  e  di  scolpire  profon- 
damente nell'animo  de'  fedeli  la  venera- 
zione per  la  s.  Sede,  l'ubbidienza  alle  au- 
torità costituite,  che  ognuno  si  contenti 
della  propria  condizione,  rispettando i  be- 
ni altrui;  raccomandò  di  nuovo  usar  di- 
ligenza nella  scelta  della  milizia  eccle- 
siastica, di  fare  rifiorire  la  disciplina  re- 
golare ammettendovi  chi  abbia  dato  pro- 
ve di  vera  vocazione;  di  curare  con  ogni 
stiidioi!caltolicoinsegnamento,ed  i  par- 
lochi  quello  della  dottrina  cristiana  e  del 
catechismo  romano,  per  ammaestrare  i 
fanciulli  e  le  fanciulle,  sperando  che  i  so- 
vrani d'Italia  porgeranno  valido  aiuto  ai 
sacri  pastori  nell'esercizio  del  loro  mini- 
stero. A'i8  il  Papa  visitò  la  parrocchia- 
le chiesa  di  Resina  e  benedì  il  popolo.  Ai 
20  in  Napoli  entrò  nel  grande  ospizio  di 
s.  Gennaro  de'poveri,  e  nella  omonima 
chiesa,  in  uno  alle  propinque  catacom- 
be; poscia  visitò  il  conservatorio  delle  don- 
ne povere,  trovando  nella  corte  dell'ospi- 
zio i  piagnoni  0  poveri  vecchi  di  s  Geiir 
naro.  Indi  si  trasferì  alla  reggia  di  Ca- 
podimonte,  vedendo  i  deliziosi  giardino 
e  bosco,  come  pure  l'eremo  de'  cappuc- 
cini ,  donde  ritornò  ai  regi  splendidis- 
simi appartamenti  per  goderne  le  singo- 
lari parti;  quivi  fu  imbandita  squisita 
mensa,  cui  si  assise  coi  cardinali,  prelati 
ed  i  primari  della  real  corte.  Nelle  ore 
pomeridiane  si  recò  nel  Camposanto  na- 
poletano per  ammirare  quel  meraviglio- 
so cimitero  e  le  100  cappelle  di  altret- 
tante confraternite  della  città;  pregò  pei 
trapassali  che  vi  sono  sepolti  e  tre  volte 
li  benedì,  visitando  per  ultimo  il  conven- 
to de' cappuccini.  Nelle  ore  pomeridiane 
del  24  Pai'tì  per  Caserta  nel  convoglio 
della  strada  ferrala, percclebrare  in  quel- 
la reggia  la  festività  del  s.  Natale,  venen- 
do ricevuto  alla  stazione  dal  re  e  da  due 
principi,  coi  quali  in  carrozza  si  recò  al 
palazzo,  attendendolo  a  piedi  della  scali- 
nata la  regina,  il  duca  di  Calabria,  con 
tutta  la  real  famiglia.  Suonata  la  mez- 
zanotte, Dell'oratorio  privatodisse  messa, 


PIO  219 

alla  quale  assisterono  i  sovrani  e  la  regia 
famiglia;  alle  ore  o  vi  celebrò  la  2.'1  coi 
medesimi  eccelsi  assistenti,  che  comuni- 
cò dopo  un  commovente  sermone;  po- 
scia celebrò  la  3.a  nella  cappella  palati- 
na, udita  pure  dalla  real  famiglia.  Con 
questa  passò  alla  prossima  villa  di  s.  Leu- 
cio,  visitò  la  chiesa  e  l'ospizio,  e  tornalo 
olla  reggia  sedè  a  mensa  colla  medesima 
e  il  cardinal  Antonelli.  Nella  mattinatici 
26  tornò  a  Portici,  ove  nel  dì  seguente 
ricevè  i  lieti  augurii  pel  suo  onomastico 
dai  monarchi  e  regia  famiglia,  che  resta- 
rono a  pranzo  col  Papa.  A'  3  1  gli  stessi 
reali  personaggi  si  recarono  a  Portici  per 
assistere  al  solenne  Te  Deur/i  e  rendi- 
mento di  grazie  a  Dio  per  l'ultimo  del- 
l'anno, cantato  nella  cappella  palatina. 
Per  gli  avvenimenti  politici  che  negli 
ultimi  anni  rapidamente  si  successero,  in 
Pi  orna  le  arti  belle  furono  dimenticate  e 
languirono,  per  cui  ne  profittarono  gli 
usurai  ricevendo  con  esorbitanza  d'inte- 
ressi gli  oggetti,  che  artisti  e  altri  pro- 
prietari si  trovarono  costretti  deporre 
nelle  loro  mani.  A  riparare  tanta  immora- 
lità^ ed  in  sollievo  dei  proprietari  di  pro- 
duzioni antiche  e  artistiche  di  un  meri- 
to distinto,  il  commendalo!'  Campana  di- 
rettore generale  ilei  Monte  di  Pietà  nel 
)84q  ottenne  dal  Papa  l'autorizzazione 
eia  sanzione  di  un  suo  progetto,  pel  qua- 
le il  Monte,  senza  allontanarsi  dallo  sco- 
po e  dallo  spirito  della  istituzione,  potes- 
se estendere  i  suoi  benefici  soccorsi  a  mag- 
gior vantaggio  della  società,  sommini- 
strando eziandio  prestiti  sopra  oggetti  di 
«irte,  particolarmente  di  pittine  auliche. 
E  perchè  all'utile  della  lodevoleistituzio- 
ne  andasse  aggiunto  il  decoro  di  Roma 
e  il  vantaggio  de'proprietari,  acciò  tro- 
vassero onesti  acquirenti  (ed  in  fatti  mol- 
te opere  si  venderono  convenientemente) 
vennero  destinate  nel  vasto  stabilimento 
molte  nobili  sale  alla  custodia  delle  pittu- 
re e  altri  oggetti,  che  bellamente  ordina- 
te e  disposte  formarono  come  per  incan- 
to una  magnifica  galleria  e  raccolta  di  pit- 


230  P I O 

Iure  di  quasi  tutte  le  scuoio  antiche,  da 
poter  gareggiare  colle  più  insigni  d'Ita- 
lia. A  garanzia  del  pio  luogo  e  degli  acqui- 
renti, fu  incaricato  il  commendato!*  Agri- 
cola ispettore  delle  pitture  pubbliche  di 
Roma,  onde  periziasse  il  valore  e  l'intrin- 
seco merito  di  ciascun'opera;  quindi  nei 
primi  del  i85r  fu  formata  una  commis- 
sione di  5  accademici  di  s.  Luca,  compre- 
so l'Agricola,  per  esaminare  e  stimare  i 
dipinti  che  si  vogliono  impegnare. 
Gennaio  i85o. 

Nel  i.°  dell'anno  il  Papa  ricevette  il 
corpo  diplomàtico,  che  gli  rassegnò  i  voti 
di  prosperità  propri  di  sì  solenne  giorno, 
facendo  altrettanto  quello  residente  pres- 
soi! re.  Ai  7  tenne  in  Portici  concistoro  in 
cui  provvide  g  chiese  vescovili  e  conferì 
un  titolo  arcivescovile  in  partibus.  Agli 
i  i  si  recò  alla  reggia  di  Napoli  per  felici- 
tare Ferdinando  11  pel  suo  natalizio  che 
ricórreva  nel  di  seguente;  ed  ai  1 4  io  Por- 
tici fu  visitato  dai  monarchi  e  real  fami- 
glia. Ai  16  per  le  benefiche  disposizioni 
del  cardinal  Serra- Cassano  ripristinò  la 
sede  vescovile  di  Caiazzo. 

Febbraio  i85o. 

Ai  3  partì  per  Napoli,  recandosi  nel 
duomo  a  coronare  la  prodigiosa  immagi- 
ne della  ss.  Vergine  Addolorata,  secondo 
i  pii  desideri  del  re  ,  del  popolo  e  di 
mg.1  Roverso  curato  depositario  della 
medesima  nella  chiesa  parrocchiale  di  s. 
Maria  madre  d'ogni  bene  de'setle  dolori 
(la  quale  il  Papa  col  breve  Cum  velma- 
xime, dichiarò  basilica,  coi  pri vilegie pre- 
rogative di  quelle  di  Roma):  furono  pub- 
blicati due  opuscoli  :  Cenno  storico  della 
divozione  e  statua  miracolosa,  ec.  ;  De- 
scrizione  della  festa.  Alla  porta  fu  rice- 
vuto inginocchioni  dai  sovrani,  dalla  real 
famiglia,  dal  cardinal  arcivescovo  e  dal 
capitolo  metropolitano,  oltre  diversi  por- 
porati. Celebrò  messa  nell'altare  maggio- 
re, benedì  la  corona  d'oro  fregiata  di 
gemme. e  l'impose  sul  capo  della  stafua 
della  Regina  degli  angeli,  indi  nel  conti- 
guo semiuario  prese  una  refezione  coi 


PIO 

reali  personaggi  e  cardinali.  Con  questi 
si  avviò  alla  chiesa  di  s.  Pietro  ad  ararti 
de'frati  riformati,  ov'è  tradizione  che  l'a- 
postolo celebrò  quando  fu  in  Napoli;  indi 
coi  medesimi  si  recò  alla  chiesa  del  Car- 
mine maggiore,  venerando  l'effigie  di  s. 
Maria  la  Bruna  portata  dal  Carmelo  e  il 
prodigioso  Crocefissodi  legno.  Nella  not- 
te del  5  il  circostante  Vesuvio  incominciò 
lesne  eruzioni,  terminate  ai  i.5:  quella 
del q  fu  terribile,  recandogravissimi  dan- 
ni la  sua  fiumana  di  fuoco  alla  terra  d'Ot- 
taiano  ed  in  altri  propinqui  luoghi;  tra 
gli  edilizi  distrutti,  vi  fu  la  chiesa  di  s. 
Felice.  Ai  6  in  Roma  il  cardinal  vicario 
de!  Papa  pubblicò  il  Metodo  per  le  dot- 
trine domenicali,  da  osservarsi  in  tutte 
le  parrochie  di  Roma;  e  nel  dì  seguente 
l' Esortazione  pastorale  intorno  la  dot- 
trina cristiana,  ai  parrochi,  sacerdoti  e 
padri  di  famiglia,  per  ravvivare  la  fre- 
quenza alla  medesima,  per  eliminare  la 
funesta  sorgente  dell'irreligione  e  dell'i- 
gnorare i  primari  elementi  fondamentali 
de'eristiani,  cioè  la  conoscenza  di  Dio  e 
della  sua  legge.  Per  coadiuvare  i  parro- 
chi nell'esecuzione  delle  cose  prescritte, 
in  ogni  parrocchia  fu  istituita  una  congre- 
gazione di  12  scelle  persone  o  deputati, 
4  ecclesiastici,  4  laici  e  4  donne,  nomi- 
nali dai  parrochi  e  approvati  dal  cardi- 
nal vicario.  Ai  i  3  il  re  con  tutta  la  reale 
famiglia  si  recò  a  Portici  per  ricevere  le 
sacre  ceneri  dal  Papa. 

Marzo  i85o. 
Ai  i  fu  visitato  dai  reali  coniugi,  ed 
ai  6  per  Napoli  si  diresse  alla  chiesa  di 
s.  Agostino  maggiore  degli  agostiniani, 
indi  a  quella  piossima  della  Croce  della 
congregazione  laicale  della  disciplina  del- 
la croce  ,  alla  chiesa  di  s.  Filippo  Neri 
ufficiata  dai  pp.  dell'  oratorio  detti  giro- 
lamini,  a  quella  di  s.  Lorenzo  maggiore 
de'conventuali,  ed  a  quella  di  s.  Maria 
della  Carità  del  sodalizio  omonimo.  A'<) 
convocò  il  sagro  collegio  in  congregazio- 
ne segreta,  perdecidere  l'epoca  del  ritor- 
no in  Roma,  ricevendo  nel  dì  seguente  lo 


PIO  IMO  9.7.1 

visite  del  re  e  della  regina.  In  questo  gior-  zeltn  e. stola  restì  dell'abito  chiericale  un 

no  il  cardinal  Antonelli  con  nota  diplo-  cinese,  dopo  averlo  benedetto,  premessu 

matica,  nel  pontificio  nome  protestò  con-  la  i  coita  del  Peni  creator  Spiritila  e  le 

tro  la  legge  Siccardi  emanata  nel  Pie-  preci  proprie  del  rituale.  Ai  28  giovedì 
monte,  pei  6  articoli  riguardanti  il  foro  santo  per  la  via  ferrata  si  portò  a  Caser- 
ecclesiastico,  l'immunità  locale  e  la  ossei--  la,  ricevuto  alla  stazione  dal  re  e  princi- 
vanza  delle  feste,  appellando  ai  concor-  pi  reali,  e  nella  scala  della  reggia  dalla  re- 
dati  concimisi  tra  la  s.  Sedeela Sardegna  gina  e  rcal  famiglia.  Cresimò  le  princi- 
pi essi,  natura  e  carattere  essenziale  dei  pesse  M.a  Annunziata  e  M."  Clementina, 
concordati  parlai  a  Pace).  Agli  i  i  lostes-  tenute  dalla  principessa  M.a  Luisa  di  Sas- 
so cardinale  adunò  nel  suo  appaltameli-  sonia  cugina  del  re;  dopo  di  che  celebrò 
to  i  ministri  delle  4  potenze  intervenu-  la  messa,  comunicò  i  monarchi  e  tutta  la 
te  al  ripristinauiento  del  potere  tempo-  regia  famiglia,  la  quale  passò  poi    nella 
rale  del  Papa,  e  tenne  con  essi  una  conle-  cappella  palatina  ad  assistere  alle  sagre 
renza  diplomatica  sul  medesimo  argo-  funzioni  celebrale  dal  cappellano  mag- 
inenlo  del  ritorno  in  Roma  del  Ponici!  -  gioie,  ed  alla  processione  del  sepolcro, cui 
ce;  nelle  ore  pomeridiane  nuovamente  i  intervenne  il  Papa  con  torcia  accesa,  se- 
monarchi  visitarono  il  Papa.  Nel  dì  se-  gui  lodai  reali  personaggi.  Indi  in  vasta 
guente  il  cardinal  Antcnelli  con  nota  au-  sala  il  Pontefice  lavò  i  piedi  a  i3  sacer- 
nunziò  al  corpo  diplomatico  che  nei  pri-  doti,  dando  loro  una  medaglia  d'oro  e 
mi  del  prossimo  aprile  il  santo  Padre  si  altra  d'argento  con  V  epigrafe:  Casti- 
restituirebbe  alla  sua  sede.,  confidando  tat.  In  Coena  Domìni.  A.  i8'jo;  poscia 
che  le  stesse  potenze  avendo  domata  la  li  servì  alla  mensa  e  fece  ritorno  a  Por- 
ribellione,  lo  garantirebbero  nel  pieno  e  liei.  Quivi  nella  cappella  del  palazzo  as- 
libero  esercizio  della  sua  autorità  sovra-  sis tette  alla  sacra  funziuucdcl  venerdì  sau- 
na. Ai   i5  i  reali  principi  e  principesse  si  to,  e  la  sera  ascoltò  le  ore  di  Maria  de- 
recarono a  Portici  per  ossequiare  il  Pa-  solata,  rappresentata  da  mg.1'  Gentiluc- 
pa,ed  i  primi  col  gran  cordone  dell'or-  ci.  Nel  dì  seguente  nella  medesima  c&p- 
dìne  piano,  che  agli  8  aveano  ricevuto  pella  ascoltò  la  messa  della  risurrezione, 
dalle  sue  mani.  Nel  giorno  appresso  il  Nel  giorno  di  Pasqua  tenne  a  mensa  i 
conte  Ludolf  ministro  plenipotenziario  monarchi  e  tutta  la  rea!   famiglia:   be- 
del  re,  con  bel  discorso  fece  il  ringrazia-  nedì  l'agnello  pasquale,  che  fu  servito  au- 
mento al  Papa  per  gli  ordini  cavaliere-  che  nella  tavola  di  stato, 
sebi  e  medaglie  concesse  ai  generali,  uf-  Aprile  i85o. 
fìziali  e  soldati,  della  spedizione  napole-          Nel  i.°del  mese  accolse  dai  due  corpi 
tana  negli  stati  pontificii.  In  Roma  a' 1 6  il  diplomatici  gli  auguri]  di  felice  viaggio, 
visitatore  apostolico  dell'ospedale  di  s.  altrettanto  e  in  diversi  tempi  fecero  mol- 
Spirito  rinunziò   ai  diritti   baronali  sui  tissimi  prelati,  vescovi,  la  corte  regia,  per- 
feudi  di  Manziana  e  Monte  Romano,  ce-  sonaggi  napoletani  e  stranieri,  i  duecle- 
dendo  gratuitamente  alla  s.  Sede  la  re-  ri  secolari  di  Resina, donando  a  ciascuno 
'  sidenza  governativa  e  giudiziaria,  per  le  mia  ricca  pianeta,  ed  i  corpi  municipa- 
carceri  e  altri  uffizi  in  Manziana.  A'  i  7  li  di  Resina  e  Portici,  non  che  il  capito- 
ed  ai  20  con  nuove  visite  i  reali  coniugi  lo  metropolitano  di  Napoli,  concedendo 
in  Portici  confermarono  al  Papa  la  loro  ai  canonici  l'uso  della  cappa  rossa  nelle 
devozione.  A'24  nell'oratorio  privato  co-  solenni  cerimonie  della  chiesa.  A' 4,  be- 
inimicò  la  propria  corte,  e  benedì  i  ra-  nedetti  i  famigliari  che  l'aveano  servito, 
mi  di  palme  di  olivo  che  inviò  a  Caserta  partì  da  Portici  accompagnatodai  cardi- 
a  tutta  la  regia  famiglia;  poscia  in  moz-  nali  ai  civescovo  di  Napoli,  Anlonelli  pio- 


222  PIO 

.segretario  distato,  e  Da  Pont  invilito  ap- 
positamente da  Francia  per  seguirlo  in 
Boina,  da!  nunzio  e  dai  prelati  di  corte. 
Per  la  via  ferrala  giunse  alla  stazione  di 
Caserta,  ricevuto  dal  re  e  dai  principi, 
the  al  solito  gli  baciarono  la  mano  e  il 
piede,  alla  reggia  incontrandolo  la  regi- 
na e  le  principesse  in  uno  a  quella  di  Sas- 
sonia, che  baciamogli  il  piede:  visitata 
la  cappella,  sedette  poi  a  mensa  coi  me- 
desimi alti  personaggi  ;  nelle  ore  pome- 
ridiane si  recò  a  s.  Leucio,  pernottando 
in  Caserta.  Nel  dì  appresso  con  affettuo- 
se benedizioni  si  accomiatò  dalla  regina 
e  dalla  regia  stirpe,  e  alla  loggia  benedì 
il  numeroso  popolo,  ed  asceso  in  carroz- 
za col  re  e  il  duca  di  Calabria  principe 
ereditario  ,  i  quali  indossavano  il  gran 
cordonedell'ordine  piano,  si  pose  in  viag- 
gio per  restituirsi  ne'suoi  stati.  Per  s.  Ma- 
ria giunse  a  Capua;  ne  visitò  la  cattedra- 
le e  dall'episcopio  compiuti  la  benedizio- 
ne al  popolo  e  alle  milizie:  visitò  il  mo- 
nastero delle  salesiane  di  s.  Gabriele,  e 
tornato  all'episcopio  alla  mensa  fatta  pre- 
parare dall'  arcivescovo  cardinal  Serra* 
Cassano  infermo,  vi  sedè  col  re  e  gli  al- 
tri personaggi.  Nel  pomeriggio  partì  per 
Sessa,  ricevuto  alla  cattedrale  dal  vesco- 
vo, benedicendo  dall'episcopio  la  popo- 
lazione, e  vi  restò  la  notte;  il  re  col  prin- 
cipe abitarono  il  palazzo  del  marchese  di 
Transo.  Nel  dì  seguente  celebrata  e  udi- 
ta secondo  il  consueto  la  inessa  del  cau- 
datario mg.r  Antonio  Cenni,  continuò  il 
viaggio  :  scese  al  ponte  di  ferro  del  Ga- 
figliano  e  ricevè  gli  omaggi  del  clero  di 
Traetto,  compartendo  la  benedizione  al- 
la moltitudine.  Ripreso  il  viaggio,  traver- 
sò Mola  di  Gaeta,  e  per  la  nuova  strada 
fatta  appositamente  aprire  dal  re,  come 
più  vicina  al  mare,  pel  sobborgo  giunse 
ulìa  fortezza  e  città  di  Gaeta  :  nel  duo- 
mo fu  ricevuto  dall'  arcivescovo,  avendo 
già  fatto  donare  al  tempio  un  elegante  o- 
stensorio  d'oro  gemmato,  colla  raggiera 
intarsiata  di  perle  e  diamanti. Dall'episco- 
pio  benedì  il  popolo,  indi  si  assise  a  meu- 


PIO 

sa.  Nelle  ore  pomeridiane  tra  indicibili 
festeggiamenti  pervenne  per  Uri  a  Fondi, 
ove  orò  nella  cattedrale  e  benedì  il  po- 
polo. Fermatosi  il  convoglio  all'Epitaf- 
fio, termine  del  regno  e  degli  stati  della 
Chiesa,  disceso  dalla  carrozza  il  Papa,  il 
re  e  il  duca  di  Calabria  ambedue  con  te- 
nere lagrime  gli  baciarono  il  piede:  Pio 
IX  affettuosissimamente  li  benedì  ,  alta- 
mente encomiò  il  re  ,  che  nuovamente 
ringraziò  in  nomedella  cristianità  perla 
sincera  e  nobilissima  ospitalità  ricevuta; 
strinse  al  cuore  e  baciò  il  monarca,  prese 
fra  le  mani  il  capo  del  degno  figlio  e  gl'im- 
presse un  bacio,  implorando  su  di  essi  le 
benedizioni  del  Signore,  e  rimontò  in  car- 
rozza. Questo  momento  sublime  della 
penosa  separazione  ,  tra  il  supremo  ge- 
rarca della  Chiesa  e  l'invitto  difensore  del- 
la s.  Sede,  fu  uno  spettacolo  di  dolcezza  e 
di  amore  ebe  commosse  al  pianto  i  presen- 
ti, cui  non  è  dato  alla  mia  penna  degna- 
mente ridire,  dovendo  porre  ogni  studio 
a  strettissima  brevità;  ma  ben  vi  suppli- 
rono altri  avventurosi  scrittori.  All'Epi- 
taffio, per  questo  avvenimento  divenuto 
storico,  si  trovarono  a  incontrare  il  Pa- 
pa mg.rBerardi  commissario  apostolico 
delle  provincie  di  Marittima  e  Campa- 
gna, e  le  deputazioni  de'consiglieri  pro- 
vinciali della  legazionedi  Vel'elri.  Il  Pon- 
tefice avendo  in  carrozza  i  prelati  Medi- 
ci maggiordomo  e  Borromeo  maestro  di 
camera,  proseguì  il  viaggio.  Giunto  ai  6 
a  Ter  r  acino,  fu  ricevuto  dui  vescovo  mg.r 
Arelini-Sillani ,  dalla  commissione  mu- 
nicipale, dalle  autorità  pontificie,  da  di- 
verse deputazioni  anche  di  Pioma  ,  dal 
cardinal  Asquiui  e  da  altri  personaggi  , 
che  tripudiami  festeggiarono  cogli  abi- 
tanti sì  sospiralo  ritorno.  Agli  8  partì 
da  Terracina  col  suo  seguito,  e  coi  cardi- 
nali Asquiui,  Du  Pont  e  Autonelli  :  per 
Fossanuova  che  visitò,  Pi  perno  e  Pros- 
sedi,  giunse  a  Frosinone,  il  cui  consiglio 
provinciale  con  medaglia  monumentale 
celebrò  il  fausto  avvenimento,  ospitato 
da  mg.r  Badia  nel  palazzo  delegatizio.  Ai 


PIO 

q  da  Fresinone  si  portò  in  Alali  i  (la  cui 
cattedrale  dichiaro  basilica),  chiara  per 
le  prove  di  fedeltà  date  ne' passati  scon- 
volgimenti, visitandone!  ritorno  la  gran- 
gia de'certosini  di  Ticchiena.  Ai  io  par- 
tì da  Prosinone,  onorando  di  sua  presen- 
za Ferentino,  Valuiontone  e  Monlefor- 
tiuo.  A  La viano  oLarianofu  ricevuto  dal 
cardinal  Macchi  decano  del  s.  collegio, 
vescovo  e  legato  di  Velletri,  da  mg.r  Be- 
rardi  e  da  una  deputazione;  prese  in  car- 
rozza il  cardinale  e  giunto  in  Ve Ile tri  fu 
da  esso  magnificamente  ospitato  nell'e- 
piscopio: tra'personaggi  che  ivi  trovarmi- 
si  a  ossequiare  il  santo  Padre,  ricorderò 
il  general  Baraguay  d'  Hilliers  coman- 
dante in  capo  l'esercito  francese  di  spe- 
dizione nel  Mediterraneo  e  ministro  di 
Francia  presso  la  s.  Sede.  Finalmente  ai 
12  partilo  da  Velletri,  traversando  Geii- 
zano  (ove  alla  cavalleria  napoletana  sot- 
lenti  ò  la  francese  al  seguito  pontificio  col 
general  Baraguay),  l'Ariccia  ed  Albano, 
proseguì  per  Roma.  Tutto  il  viaggio  fu 
u  n  con  tinuato  trionfo,  ovuncjue  accorren- 
do le  popolazioni  col  più  divoto  entusia- 
smo e  strepitose  acclamazioni  a  render 
omaggio  al  sovrano  Pontefice  ,  come  si 
legge  nelle  diverse  descrizioni  pubblicate 
e  nell'opuscolo  del  comm.Barluzzi  e  avv. 
Carnevalini  :  T'ìaggio  di  S.  S.  Papa  Pio 
IX  da  Portici  a  Roma  nell'aprile  i  85o, 
Roma  i85o.  Tra  le  salve  delle  artiglie- 
rie e  il  suono  di  tulle  le  campane  prose- 
guito pei  2  ore,  nelle  ore  pomeridiane 
dello  stesso  giorno  i  2,  seguii!  solenne  in- 
gresso di  Pio  IX  in  Roma  per  la  porta 
s.  Giovanni,  dopo  16  mesi  e  18  giorni 
dacché  u'era  partito,  con  quello  splendido 
apparato  e  pompa,  con  quelle  manifesta- 
zioni di  riverenza  e  giubilo,  che  ampia- 
mente descrissero  il  citato  opuscolo,  i  n.i 
85  e  o,3  del  Giornale  di  Roma,  ed  il  n.° 
8  del  t.  18  deW  Album.  Discese  il  Papa 
alla  basilica Laleranense,  ricevuto  dall'ar- 
ciprete cardinal  Barberini  col  capitolo, 
dal  cardinal  Patrizi  vicario  col  clero  se- 
colare e  regolare,  dai  tre  cardinali  della 


PIO  223 

commissione  di  slato,  dalla  commissione 
municipale  elicgli  presentò  le  chiavi  del- 
la città,  dal  corpo  diplomatico  e  da  altri. 
Dentro  il  tempio  ricevè  la  benedizione 
Eucaristica  per  mano  del  cardinal  Bai  be- 
rilli, e  venerò  le  sagre  teste  de'  ss.  Pie- 
tro e  Paolo.  B-imontalo  in  carrozza  coi 
mg.i  Medici  e  Borromeo,  per  la  via  pa- 
pale si  condusse  alla  basilica  Vaticana  , 
corteggiato  dalle  guardie  nobili,  dal  prin- 
cipe Altieri,  e  dalla  cavalleria  francese  e 
pontificia  col  general  Baraguay,  seguito 
dai  cardinali  vicario  ,  Barberini,  Della 
Genga,  Vannicelli,  Altieri,  Asquini,  Du 
Pont  e  Antonelli,  dalla  commissione  mu- 
nicipale, dal  corpo  diplomatico.  Alla  por- 
la della  basilica  venne  ricevuto  dal  car- 
dinal Mattei  arciprete  col  capitolo, eden- 
tro  il  tempio  dal  s.  collegio.  Dopo  avere 
orato  alla  tomba  de'principi  degli  aposto- 
li, assistito  al  Te  Deum  ,  ricevuta  la  be- 
nedizione del  ss.  Sagrameuto,  salì  al  con- 
tiguo Palazzo  Faticano  (al  quale  ar- 
ticolo descrissi  gli  abbellimenti  operati 
nelle  stanze  domestiche,  nella  biblioteca 
e  altro),  ove  fermò  la  sua  residenza,  ac- 
compagnalo dal  s.  collegio  e  dal  corpo 
diplomatico. Nella  sera  vi  furono  brillan- 
ti e  variate  illuminazioni  per  tutta  la  cit- 
tà, oltre  la  luminaria  della  cupola  di  s. 
Pietro,ripetute  le  prime  nelle  due  seguen- 
ti. Il  Papa  di  suo  peculio  fece  dispensa- 
re ai  poveri  scudi  2  5,ooo.La  municipa- 
lità romana  in  diverse  guise  solennizzò 
l'avvenimento,  e  la  nobiltà  romana  fece 
coniare  una  medaglia  con  relativa  epi- 
grafe: simili  medagliesi  coniarono  in  Na- 
poli e  Lione,  lo  questo  giorno  la  religio- 
ne trionfò  deli' empietà  ,  con  quell'ap- 
parato solenne  con  cui  la  verità  suole 
schiacciare  l'errore.  L'inno  del  rendimen- 
to di  grazie  fu  poi  cantalo  in  tutte  le  chie- 
se di  Roma  e  dello  stato  ,  per  tutto  fe- 
steggiandosi il  ritorno  del  Pontefice  alla 

DO 

sua  sede,  siccome  pur  ebbe  luogo  nel  cri- 
stianesimo. 11  Papa  concesse  un  grandis- 
simo numero  di  decorazioni  e  medaglie 
con  l'ep\gralì,fìdclitatì  e  benemerenti,  agli 


224  PI° 

uffizìali  e  militari  delle  truppe  liberatri- 
ci, non  che  a  molti  di  que'suddili  cbea- 
veano  dato  prove  di  fedellà  e  che  meri- 
tarono del  governo  della  s.  Sede,  ai  qua- 
li compartì  pure  altri  contrassegni  di  so- 
vrana soddisfazione  con  promozioni  ci- 
vili e  militari.  Dipoi  il  Papa  nella  chie- 
sa di  s.  Luigi  fondò  una  cappeilauia  per 
la  celebrazione  della  messa  quotidiana, 
per  le  anime  de'solduti  di  Francia  cadu- 
ti nel  liberare  Roma  dall'anarchia. 

L'intiero  orbe  cattolico  in  più  solenni 
modi  testimoniò  al  vicario  di  Gesù  Cri- 
sto esule  in  Gaeta  la  profonda  sua  vene- 
razione, riconoscendolo  e  ri  verendolo  non 
meno  capo  augusto  della  Chiesa,  clic  so- 
vrano e  signore  degli  stati  romani.  i\el  suo 
esilio  il  Pontefice  comparve  più  grande  e 
più  maestoso  che  al  Vaticano.  In  Gaeta  si 
ammirò  l'imponente  significato  della  gran- 
dezza del  supremo  pontificato,  immagi- 
ne sublime  della  cattolicità  della  Chie- 
sa :  il  suo  scoglio  vide  infrangere  le  pro- 
celle suscitate  dall'  inferno  contro  la  so- 
cietà e  contro  la  Chiesa  stessa.  Quasi  tut- 
to l'episcopato,  quasi  tutti  i  sovrani  d'Eu- 
ropa scrìssero  a  Pio  IX  affettuosissime. let- 
tere. 11  corpo  diplomatico  che  aveà  de- 
plorato e  condannalo  l'operato  de'ribel- 
li,  con  mirabile  accordo  riconoscendo  nel 
Papa  il  tipo  universale  dell'autorità,  del- 
l'ordine e  del  diritto,  a  Pio  IX  fece  vigo- 
roso scudo  in  Roma,  lo  seguì  a  Gaeta  e 
Portici,  ove  gli  fece  nobile  corona,  rien- 
trando con  esso  nella  città  eterna.  I  più 
eloquenti  oratori  propugnarono  nelle  as- 
semblee di  Francia  e  di  Spagna  i  diritti 
della  sede  apostolica,  la  necessità  e  l'u- 
tilità della  totale  indipendenza  del  roma- 
no Pontefice  nel  reggimento  de'suoi  sta- 
ti e  neir  esercizio  della  spirituale  pode- 
stà. L'imperatore  d'Austria,  la  repubbli- 
ca di  Francia,  la  regina  di  Spagna  (che 
ne  prese  l' iniziativa),  ed  il  re  delle  due 
Sicilie,  col  consenso  delle  altre  potenze, 
riunirono  insieme  le  loro  armi  per  iscac- 
ciare  da  Roma  e  dalle  provincie  i  ribelli, 
e  restituirono  al  Pontefice  il  dominio  i- 


PIO 

niquamente  usurpatogli.  Per  ogni  dove 
e  nelle  parli  più  riinote  del  globo  (mo- 
no raccolte  cospicue  e  copiosissime  offer- 
te di  denaro  per  sovvenire  i  bisogni  del 
padre  comune  de'fedeli,  denominate  de- 
naro di  s.  PietrOj  pia  opera  ebe  inizia- 
ta a  Parigi  ueldicembre  1 84^>  ^u  'n  m'e- 
ve  accolta  da  tutto  il  cristianesimo.   A 
Gaeta  ed  a  Portici  un  grandissimo  nu- 
mero di  deputazioni  e  indirizzi  delle  cit- 
le  città  e  luoghi  dello  sialo  ecclesiastico, 
non  che  di  corporazioni,  resero  omaggio 
di  fedeltà  e  di  gratulazione  al  Pontefice. 
Egli  è  questo  un  trionfo  novello  che  la 
chiesa  cattolica  può  giustamente  segnare 
ne'suoi  fasti  a  scorno  de'suoi  nemici.  Cen- 
to penne  tramandarono  alla  posterità  i 
portenti  che  operò  la  provvidenza  divi- 
na in  tanta  catastrofe,  con  vertendo  il  ma- 
le in  bene  -.meritano  menzione  due  gros- 
si volumi,  in  cui  con  saggio  divisamenlo 
furono  raccolti  buona  parte  degl'indiriz- 
zi che  in  Gaeta  e  Portici  ricevè  il  Papa, 
con  questo  titolo:  L'Orbe  caUolicoa  Pio 
IX  Pontefice  Massimo  esulante  da  Ro- 
ma i848-i85o,  Napoli  coi  tipi  di  An- 
dreosio  all'uffizio  della  Civiltà  Cattolica, 
i85o.Neparla  il  voi.  3,p,646  della  pub- 
blicazione periodica:  La  CìviltàCattoUca. 
Questo  benemerito  e  applaudito  perio- 
dico contiene  importantissimi  svariati  e 
fecondi  argomenti  sull'incivilimento  cat- 
tolico  ,  e  la  diffusione  delle  pure  e  sane 
dottrine,  la  rivista  della  stampa  e  la  sto- 
ria contemporanea,  e  perciò  quella  ezian- 
dio riguardante  il  pontificato  di  Pio  IX. 
Rifulge  in  esso  l'elegantissimo  e  dilette- 
vole racconto  storico-morale,  ['Ebreo  di 
Verona  con  appendice,  che  in  sostanza 
descrive  la  storia  veridica  del  medesimo 
pontificato  nel  complesso  de'memorabi- 
li  avvenimenti  che  rapidamente  si  suc- 
cessero in  Italia  e  oltremonte,  laonde  me- 
ritò che  si  stampasse  a  parte  dalla  tipogra- 
fìa dell'  Osservatore  romano,  altro  pie- 
gievole  periodico,  come  quello  che  pro- 
pugna peli'  altare  e  pel  trono,  massime 
per  la  sovranità  temporale  della  s~.  Sede, 


P  IO 

dizione  Quisque  vèstrumj  indi  provvi- 
de 3  chiese  arcivescovili  e  5  vescovili, 
conferì  a  titoli  in  partibus  arcivescovile 
e  vescovile,  concedendo  3  palili.  Con  bre- 
ve dello  stesso  giorno  dichiarò  patriar- 
ca d' 'Alessandria  mg.1" Daulo  Augusto  Fo- 
scolo, dimissionario  di  Gerusalemme.  Ai 
io  nella  cappella  Paolina  del  Quirinale 
consagrò  i  prelati  Valerga  patriarca  di  Ge- 
rusalemme e  Ferrieri  arcivescovo  di  Si' 
da,i\\  i.°  imponendo  il  pallio.  Ai  ^se- 
gnò il  moto-proprio,  Quando  colla  cir- 
colare iq  aprile,  per  Y  istituzione  della 
Consulta  di  stato,  componendola  del  pre- 
sidente cardinal  Antonelli,  del  prelato  vi- 
ce-presidente, di  24  consultori  e  deputati 
della  capitale  e  delle  provincia,  di  nomi- 
na sovrana  su  terne  de'consigli  comunali  : 
perciò  cessarono  le  attribuzioni  della  Con- 
gregazione di  revisione,  e  siccome  quelle 
àeUaCongregazione  economica  già  da  tan- 
to tempo  erano  passate  alla  segreteria  del- 
l'interno, così  essa  cessò  di  figurare  tra  le 
congregazioni  nelle  Notizie  di  Roma.  Nel 
giorno  medesimo  si  recò  in  Albano  e  al- 
l'A  riccia  a  visitare  il  magnifico  ponte  che 
congiungerà  i  due  luoghi, indi  passò  a  Ca- 
stel Gandolfo.  Ai  1  6  fece  da  Padrino  al- 
la principessa  Maria  Pia  figlia  del  duca 
e  duchessa  di  Savoia  (  ora  re  e  regina  di 
Sardegna  ),  donando  a  questa  la  Rosa  d'o- 
ro benedetta.  Ai  25col  breve  Nilàl certo 
nobis gralius,  encomiando  la  compagnia 
di  Gesù  ed  il  celebre  p.  Perrone  gesui- 
ta, accettò  la  dedica  della  sua  Disquisi- 
vo {/teologica,  riguardante  l'immacolato 
concepimento  di  Maria  Vergine,  se  que- 
sto privilegio  possa  finalmente  con  dom- 
matico  decreto  definirsi  dalla  Chiesa.  Ai 
27  andò  a  Porto  d'Anzo  e  Nettuno. 
Novembre  i 84-7- 
Per  disposizione  de'22  ottobre,  nel  i.° 
del  mese  al  presidente  di  Comarcadièil 
titolo  di  Presidente  di  Roma  e  Cornar' 
ca,  cui  attribuì  la  superiore  autorità  so- 
pra il  consiglio  e  magistrato  di  Roma, 
conferendo  tal  carica  al  cardinal  Altieri. 
Questi  coi  100  consiglieri  ai  24inCam- 

VOL.  LUI. 


PIO  uj3 

pidoglio  volarono  la  tema  per  l'elezione 
del  senatore,  ed  il  Papa  scelse  il  princi- 
pe d.  Tommaso  Corsini.  Successivamen- 
te accolse  in  particolare  udienza  ai  3  il 
conte  di  Siracusa,  ai  5  il  principe  Gior- 
gio di  Prussia,  agli  8  il  principe  Massi- 
miliano di  Baviera.  Quindi  ai  1  o  decre- 
tò che  le  doti  de'lotti si  conferissero, quel- 
le di  Pioma  dal  cardinal  vicario,  l'altre 
delle  provincie  dai  vescovi,  onde  conce- 
derle alle  zitelle  più  meritevoli. 
Dicembre  i  84^7. 
Spedì  a  Costantinopoli  per  ambascia- 
tore pontificio  alla  Porta  ottomana  l'ar- 
civescovo Ferrieri  ,  con  alcuni  donativi 
pel  sultano  sovrano  della  Turchia  e  per 
alcune  chiese  d'oriente.  Ai  17  tenue  con- 
cistoro in  cui  creò  il  patriarca  dell'  In- 
die occidentali,  provvide  3  chiese  arcive- 
scovili e  17  vescovili,  accordando  il  pal- 
lio a  5  arcivescovi.  Vi  pronunziò  l'allo- 
cuzione Ubi  p rimimi,  che  fece  distribui- 
re a  tutti  i  patriarchi,  arcivescovi  e  ve- 
scovi dell'orbe  cattolico.  Con  essa  notifi- 
cò continuare  in  bene  gli  affari  di  Spa- 
gna ,  incominciati  a  trattare  dal  prede- 
cessore Gregorio  XVI  di  felice  ricorda- 
zione,  mediante  le  pratiche  del  delegato 
apostolico  mg.1  Brunelli  arcivescovo  di 
Tessalonica,onde  proseguire  a  provvede- 
re quelle  sedi  vacanti.  Disapprovò  1  as- 
serto da  ragguardevole  personaggio  ec- 
clesiastico su  certe  dottrine  ch'egli  chia- 
ma tradizioni  di  sua  chiesa  ,  coartanti  i 
diritti  della  s.  Sede.  Altamente  riprovò 
quanto  i  nemici  delle  verità  cattoliche  si 
sforzano  per  eguagliare  le  dottrine  di  Cri- 
sto ai  mostruosi  errori  d'ogni  genere  per 
propagare  vieppiù  Y  indifferentismo,  o- 
sando  essi  con  atroce  ingiuria  attribuir- 
gli di  favoreggiare  l'empio  loro  sistema. 
Riprovò  le  dimostrazioni  festive  che  si 
fecero  in  Roma  sulla  guerra  intestina  su- 
scitatasi nella  Svizzera,  quale  compian- 
se. In  fine  si  confortò  coi  prosperi  even- 
ti delle  sagre  missioni  e  degli  aiuti  dati 
dai  popoli  cattolici  agi'  irlandesi,  secon- 
dando i  propri  desiderii.  A'23  le  truppe 
i3 


i94  pio 

pontifìcie  tornarono  a  guarnire  in  Fer- 
rara i  posti  militari  che  aveano  occupa- 
to gli  austriaci.  Col  moto  proprio  de'2g, 
Quando  coi  due  moto-propri ,  sul  con- 
siglio de'minisli  i  responsabili,  riformò  gli 
ordinamenti  già  emanati,  coordinandoli 
colle  nuove  istituzioni  della  consulta  di 
stato  e  della  comune  di  Roma,  passando 
nel  ministero  dell'interno  le  attribuzio- 
ni àe\\a  Congregazione  delbuon  governo, 
onde  cessarono  ancora  i  prelati  Ponenti 
e  il  cardinal  prefetto.  Pertanto  l'organiz- 
zazione del  consiglio  de'ministri  e  di  tut- 
te le  amministrazioni  dello  stato  fu  ripar- 
tita ne'seguenti  ministeri  :  i.°  Estero,  il 
cardinal  segretario  di  stato  presidente  del 
consiglio  con  ingerenza  su  tutti  gli  affa- 
ri ecclesiastici.  i.°  Interno,  segretario  per 
gli  affari  di  stato  interni.  3."  Istruzione 
pubblica,  cardinal  prefetto  della  congre- 
gazione degli  studi.  4°  Grazia  e  giusti- 
zia, uditore  della  camera.  5°  Finanze, 
tesoriere  generale.  6.°  Commercio,  belle 
arti,  industria  e  agricoltura , cardinal  ca- 
merlengo. y.°  Lavori  pubblici,  cardinal 
prefètto  delle  acque  e  strade.  8.°  AmH3 
presidente  dell'armi,  q."  Polizia,  governa- 
tore di  Roma,  il  quale  poi  restò  solo  vice- 
camerlengo.  Al  consiglio  fu  dato  un  pre- 
lato segretario,  e  24  uditori,  metà  eccle- 
siastici, metà  secolari. 

Geivnaio  1848. 
Jn  quest'anno  eresse  le  sedi  vescovili 
di  s.  Pietro  nel  Brasile,  di  Porto -Nikol- 
son,tà  elevò  ad  arcivescovile  la  chiesa  di 
Babilonia.  Ai  6  con  la  lettera  enciclica, 
In  supremo  Pelri,  diretta  agli  orientali, 
ricordò  ad  essi  come  tra  loro  un  Dio  vi 
operò  la  redenzione;  i  vescovi,  i  marti- 
ri, i  padri  dottissimi  che  vi  fiorirono,  ed 
i  concilii  che  si  celebrarono.  Dichiarò  la 
sollecitudine  e  cura  che  ha  per  le  varie 
nazioni  cristiane  d'oriente  di  qualunque 
rito  ;  di  avere  a  mezzo  dell'ambasciatore 
che  inviò  al  sultano,  fallo  vive  premine 
affinchè  le  protegga;  raccomandò  l'osser- 
vanza delle  loro  liturgie,  rammentando 
i  relativi  decreti  de'  Papi,  ed  inculcò  ai 


PIO 

vescovi  di  vegliareal  bene  del  gregge,  l'i- 
struzione e  1'  esempio,  e  di  eccitare  al  ri- 
torno alla  fede  cattolica  quei  che  ne  so- 
no separati.  Ai  7  con  breve  onorò  del  ti- 
tolo di  principe  romano  il  conte  Carlo 
di  Caslelbarco.  Ai  q  ricevè  a  udienza  la 
principessa  Carlotta  di  Danimarca  land- 
gravia  d'Assia,  colla  principessa  figlia  e 
il  principe  cognato.  Ai  1  7  tenne  concisto- 
ro, in  cui  provvide  2  chiese  arcivescovi- 
li e  6  vescovili,  ed  accordò  alle  prime  il 
pallio,  dopo  avere  con  l'allocuzione  Non 
dubitamus  profecto, creato  duecardinali, 
uno  riservandolo  in  petto,  l'altro  pubbli- 
candolo, cioè  Carlo  V izzardelli  della  cit- 
tà di  Monte  s.  Giovanni,  prete  del  tito- 
lo di  s.  Pancrazio,  poi  prefetto  della  con- 
gregazione degli  studi  e  ministro  della  i- 
slruzione  pubblica,  morto  a'24  maggio 
i85i.  Nel  medesimo  giorno  s'incomin- 
ciò la  pubblicazione  della  Gazzetta  di  Ro- 
ma, giornale  officiale,  cessando  il  Diario 
di  Roma  e  le  Notizie  del  giorno.  Ai  20 
convocò  il  concistoro,  nel  quale  provvide 
una  chiesa  arcivescovile  e  3  vescovili,  con- 
ferì un  titolo  vescovile  inpartibus  e  con  - 
cesse  2  pallii.  Ai  21  nominò  il  cardinal 
Bofondi  segretario  di  stato  ,  presidente 
del  consiglio  de'minislri  e  ministro  degli 
affari  esteri,  quello  delle  armi  essendo  sta- 
to secolarizzato  sino  dai  16.  Luigi  Filip- 
po re  de'francesi  gli  donò  magnifico  o- 
slensorio. 

Febbraio  1848. 
Ai  10  pubblicò  l'atto,  Romani,  in  cui 
accennando  le  civili  istituzioni  date,  il 
riordinamento  della  milizia,  anco  con  nf- 
fiziali  stranieri,  accresciuti  nel  consiglio 
i  ministri  laici ,  rassicurò  gli  animi  ina- 
spriti contro  i  ministri  per  false  voci  di 
guerra  straniera  e  d'interne  congiure: 
quindi  nominò  secolari  ai  ministeri  di  po- 
lizia, de'  lavori  pubblici,  e  del  commer- 
cio, belle  arti,  industria  e  agricoltura.  De- 
stinata una  congregazione  per  l'esame  di 
tutti  i  consuntivi  nelle  diverse  ammini- 
strazionidello  stato  a  tutto  il  1  84"  e  sot- 
to la  presidenza  d'un  cardinale,  segui  la 


PIO 

nomina  d'una  commissione  con  voto,  a 
lineili  sviluppale  e  meglio  coordinare  le 
istituzioni  già  date  e  di  proporre  quei  si- 
stemi governativi  die  fossero  compatibili 
con  1'  autorità  del  Pontefice  e  i  bisogni 
del  giorno,  componendola  di  7  cardinali 
e  3  prelati.  Ai  12  ammise  la  guardia  ci- 
vica a  prestare  per  turno  il  servizio  del- 
l'anticamera pontificia.  Ai  i4  fece  invi- 
tare con  biglietto  i  cardinali  al  concisto- 
ro, ed  in  questo  fu  determinato  lo  sta- 
tuto fondamentale  pegli  stati  della  Chie- 
sa. Ai  2  1  ricevè  a  particolare  udienza  il 
principe  Guglielmo  di  Wurtemberg  cu- 
gino del  re. 

Marzo  1848. 
Agli  8  autorizzò  l'affrancazione  de'fon- 
di  gravati  di  canoni  e  altri  pesi,  verso  i 
luoghi  pii  e  stabilimenti  ecclesiastici.  Ai 
9  fu  a  visitarlo  il  principe  Giorgio  di  Prus- 
sia. Ai  10  tenne  concistoro  per  trattare 
sullo  statuto  fondamentale  ,  avendo  la 
commissione  nominata  per  coordinare  un 
sistema  governativo, con  quei  stabili  mi- 
glioramenti che  corrispondessero  alle  at- 
tualità delle  circostanze  d'Italia,  piena- 
mente compito  il  suo  lavoro.  Nell'istesso 
giorno  nominò  segretario  di  stato  e  pre- 
sidente del  consiglio  de'ministri  il  cardi- 
nal Anlonelli  ,  conferendo  ai  laici  i  due 
ministeri  dell'  interno  e  di  grazia  e  giu- 
stizia. Vari  superiori  delle  religiose  cor- 
porazioni residenti  in  Pioma  d'ambo  i  ses- 
si e  di  pii  stabilimenti,  conoscendo  la  ri- 
strettezza delle  finanze  pontificie,  per  far 
fronte  alle  spese  indispensabili  alle  cor- 
renti condizioni  del  tempo,  con  nobile  e- 
sempio  fecerospontanee  offerte  al  gover- 
no con  diverse  somministrazioni  di  gra- 
zioso prestilo,  contribuendo  il  Papa  scu- 
di 9,000.  Intanto  mano  empia  e  sacri- 
lega rapì  dalla  basilica  Vaticana  la  testa 
di  s.  Andrea  apostolo: per  la  ricupera  fu 
celebrato  in  essa  solenne  triduo,  e  pro- 
messo scudi  5oo  di  premio  al  delatore. 
Con  l'atto,  Romani  e  quanti  voi  siete  fi- 
gli e  sudditi pontificii '.del  i4j  gl'invito  a 
rispettategli  unti  del  Signore.  Pel  tumul- 


PIO  np 

lo  popolare  scoppiato  in  Palermo  a'  ri 
gennaio  la  rivoluzione  si  propagò  per  tut- 
ta la  Sicilia  che  si  eresse  in  governo  prov  - 
visorio;  inutilmente  il  re  Ferdinando  II 
a'21)  concesse  la  costituzione ,  volendo  i 
siciliani  quella  del  181  2,  che  promulga- 
rono costituendosi  in  regno  separato.  Di 
conseguenza  e  per  lo  spirito  di  libertà  svi- 
luppatosi in  Italia,  gli  altri  principi  ita- 
liani di  Toscana,  Piemonte  ec.  accorda- 
rono la  cofl/luzrotteailoi'osuddili.  Laon- 
de il  Papa  nel  concistoro  de'i3  notificò 
al  sacro  collegio  lo  statuto  fondamenta- 
le. Ai  14  con  l'atto,  Nelle  istruzioni,  e- 
mano  lo  statuto  fondamentale  pel  gover- 
no temporale  degli  slati  della  Chiesa,  ai 
quali  concesse  quelle  forme  di   politico 
reggimento  costituzionale  di  sistema  rap- 
presentativo, richieste  dall'esigenza  dei 
tempi  e  conciliabili  colla  natura  del  pon- 
tificio governo;  il  perchè  istituì  due  con- 
sigli deliberanti  per  la  formazione  delle 
leggi,  cioè  l'alto  consiglio  ed  il  consiglio 
de 'deputati j  i  membri  del  1 .°  nominati 
a  vita  dal  Papa  in  numero  non  limita- 
to, comprendendoci  alcuni  prelati;  quel- 
li del  2.0  scelti  dai  collegi  elettorali  sul- 
la base  approssimativa  d'un  deputato  per 
ogni  3o, 000  anime.  Di  più  istituì  il  con- 
siglio di  slato,  composto  di  io  consiglie- 
ri ordinari  e  di  5  straordinari ,  e  di  un 
corpo  di  uditori  non  eccedente  iln.°24, 
tutti  di  nomina  sovrana  :  incaricò  que- 
sto consiglio  ,  sotto  la  direzione  del  go- 
verno, di  redigere  i  progetti  di   legge,  i 
regolamenti  di  amministrazione  pubbli- 
ca, e  di  dar  parere  sulle  difficoltà  in  ma- 
terie governative;  dichiarando  che  con 
apposita  legge  può  essere  conferito  al  me- 
desimo consiglio  di  stato  il  contenzioso 
amministrativo.  Nello   stesso  giorno  fu 
pubblicalo  il  regolamento  per  l'elezione 
de' 100  deputati  del  consiglio,  rappresen- 
tanti di  tutte  le  provincie.  Ai  i5i  signo- 
ri del  feudo  di  Soriano  rinunziarono  al- 
la giurisdizione  baronale,  cedendo  al  go- 
verno le  fabbriche  della  Rocca  e  preto- 
rio. Ai  18  con  pontificia  autorità  si  pub- 


1 96  P !  0 

blicò  il  decreto  della  s.  congregazionedei 
vescovi  e  regolari  ,  Super  stala  regula- 
riunì.  Ai  20  alle  bandiere  pontifìcie  fu- 
rono poste  cravatte  bianco- verde- rosso, 
dc'quali'colori  si  formarono  le  nappe  del- 
le guardie  civiche  e  delle  milizie.  A  dife- 
sa e  sicurezza  de'dorainii  pontificii  si  for- 
mò un  corpo  di  operazione,  quindi  seguì 
nello  stato  la  mobilizzazione  volontaria 
di  parte  delleguardieciviche  e  lo  straor- 
dinario armamento  de'corpi  volontari.  Ai 
22  il  principe  Odescalchi  riuunziò  alla 
giurisdizione  baronale  del  feudo  di  Brac- 
ciano e  contado  Pisciarelli.  Frattanto  in- 
sorsero i  ducati  di  Modena,  Parma  e  Pia- 
lenza,  la  Lombardia  e  il  Veneziano,  e- 
rigendosi  in  governi  provvisori!,  e  inco- 
minciando la  guerra  per  la  indipenden- 
za italiana  e  sgombramene  totale  degli 
austriaci  dalla  regione;  corsero  altri  ita- 
liani a  sostenere  la  guerra,  da  principio 
consuccesso,  in  fine  disastrosa.  L'AIema- 
gna  allontanandosi  dalla  confederazione 
ordinata  nel  18  1  5,  si  sollevò  in  gran  par- 
te per  riunirsi  in  nuovi  modi,  quindi  per 
la  dieta  di  Francfort  ricostituitasi  la  Ger- 
mania in  impero  e  in  confederazione  na- 
zionale con  governi  costituzionali,  affidò 
il  potere  centrale  esecutivo  al  vicario  del- 
l'impero.  La  Francia  per  la  rivolta  di 
Parigi  del  24  febbraio  e  detronizzazio- 
ne di  Luigi  Filippo  (poi  morto  nell'ago- 
sto i85oa  Claremont  in  Inghilterra,  o- 
v'erasi  ritirato  colla  reale  famiglia),  già 
governavasi  a  repubblica.  In  Vienna  e 
Berlino  si  sparse  sangue  cittadino,  e  Lo- 
dovico re  di  Baviera  abdicò  la  corona  al 
figlio  Massimiliano.  Agitando  un  genera- 
le movimento  tutta  Europa,  e  per  tanti 
strepitosi  e  rapidi  mutamenti  e  vicende 
politiche,  il  Papa  ai  3o  con  l'atto,  Gli 
avvenimenti ,  deplorò  le  offese  recate  in 
diversi  luoghi  ai  ministri  della  religione, 
onde  allora  eziandio  da  Roma  dovettero 
uscire  i  gesuiti,  poi  pienamente  ripristi- 
nati. Ai  3  1  fu  sottoscritto  il  concordato 
tra  la  s.  Sede  e  il  granduca  di  Toscana, 
in  cui  furono  stabilite  le  principali  uor- 


PIO 

me  per  regolare  le  cose  della  religione  e 
della  chiesa  ne'  domimi  granducali.  La 
fortezza  di  s.  Agostino  ed  i  forti  circon- 
vicini di  Comacchio,  che  pel  trattato  di 
Vienna  tenevano  gli  austriaci,  questi  per 
capitolazione  del  3i,  in  uno  ai  materia- 
li da  guerra,  resero  alle  milizie  e  guardie 
civiche  pontificie:  di  poi  a'i4  ottobre  il 
ministero  fece  demolir  la  fortezza  colla 
terribile  cinta. 

Aprile  1848. 
Ritrovatosi  nel  i.°  de!  mese  il  prezioso 
capo  di  s.  Andrea,  il  Pontefice  con  solen- 
nissima  Processione  lo  restituì  alla  basi- 
lica Vaticana,  A'2  giunse  in  Roma  l'in- 
viato della  repubblica  francese  per  la  ge- 
stione dell'ambasciata  e  per  mantenere 
officiosamente  le  relazioni  che  il  suo  go- 
verno amava  continuare  colla  s.  Sede.  Ai 
5  il  principe  Rospigliosi,  quale  ammini- 
stratore del  principe  Pallavicino,  rinun- 
ziò i  diritti  baronali  sui  feudi  di  Galli- 
cano e  Colonna,  cedendo  gratuitamente 
alla  s.  Saie  i  locali  per  la  residenza  del 
governatore,  delle  carceri  e  altri  pubbli- 
ci uffici  (il  che  si  effettuò  poi  a'27  dicem- 
bre 1849)-  Ai  io  furono  eletti  de'laici  a 
pro  legati  di  Ravenna,  di  Urbino  e  Pesa- 
ro, come  il  delegato  di  Rieti.  Il  ministro 
dellefinanzedicliiaròagli  1  1  chei  bigliet- 
ti della  banca  romana  per  un  tempo  de- 
terminato si  ricevessero  come  moneta  le- 
gale. A'i4il  Papa  tenne  concistoro,  in  cui 
provvide 8 chiese  vescovili,  conferì  un  ti- 
tolo vescovile  in  partibus  e  concesse  un 
pallio.  A'  1  7  fu  tolto  il  recinto  che  segre- 
gava gli  ebrei  dagli  altri  cittadini;  quindi 
a'  i5  il  ministero  delle  finanze  fu  affida- 
to ad  un  secolare,  ed  al  prelato  cessio- 
nario il  Papa  conservò  il  titolo  di  teso- 
riere della  R.  C.  A ,  e  le  prerogative  di 
prelato  di  fiocchetti  j  così  non  vi  resta- 
rono altri  prelati  nel  consiglio  de' mini- 
stri. Ai  29  venne  decretata  la  creazione 
di  due  milioni  e  mezzo  di  scudi  in  boni 
di  carta  del  tesoro  e  fruttiferi  in  ragione 
di  36  paoli  per  cento  ed  anno,  per  aver 
corso  dal  1 .°  maggio  come  moneta  legale, 


PIO 

ed  ipotecati  sui  beni  camerali,  d istituti 
ecclesiastici  e  di  corporazioni  religiose  con 
precedente  beneplacito  apostolico  del  9.8, 
e  regolamento  per  la  vendita  di  tali  bo- 
ni ,  per  la  emissione  e  ammortizzazione 
de'boni  stessi:  ai  proprietari  de' boni  fu 
assegnata  la  rendita  che  ne  ritraevano  sul 
consolidato  romano,  ed  il  pontificio  chi- 
rografo per  la  speciale  ipoteca  e  garan- 
zia de'boni  fu  poi  firmato  a'29  maggio. 
Nel  detto  giorno  29  aprile  il  Papa  pro- 
nunziò in  concistoro  V  allocuzione  Non 
semel,  colla  quale  confutò  le  calunnie  di 
essersi  allontanato  dalle  santissime  nor- 
me de'predecessori;  dichiarò  l'origine  del- 
le operate  riforme  nell'amministrazione 
civile  e  municipale;  riprovò  d'essere  te- 
nuto come  autore  de'movimenti  italiani 
e  d'Europa,  e  di  coltivar  l'idea  di  esten- 
derei! temporale  dominio,  perciò  tentar- 
si alienare  dall'unità  cattolica  gli  aleman- 
ni. Protestando,  che  vicario  del  Dio  di  pa- 
ce, non  poteva  intraprendere  guerra  co- 
gli altri  principi  italiani  contro  l'Austria, 
tuttavia  non  aver  potuto  frenare  l'ardo- 
re di  quei  corpi  che  infiammati  dallo  spi- 
rito di  nazionalità  vollero  concorrere  nel- 
la causa  comune  cogli  altri  popoli  d'Ita- 
lia ,  avendo  ordinato  alle  milizie  e  alle 
guardie  civiche  spedite  ai  confini,  soltan- 
to di  tutelare  l'integrità  e  la  sicurezza  dei 
domimi  della  Chiesa;  disapprovò  i  frau- 
dolenti disegni  di  coloro  che  vorrebbe- 
ro il  Pontefice  presiedesse  ad  una  certa 
nuova  repubblica  da  formarsi  da  tutti  i 
popoli  d'Italia,  ammonendo  gl'italiani  a 
rimanersi  fedeli  ai  loro  principi  e  pacifi- 
carsi; in  fine  deplorando  la  funesta  e  in- 
vereconda stampa  de'libercoli,  co'quali  0 
si  faceva  guerra  atrocealla  religione  ealla 
morale,  o  si  eccitavano  turbolenze  e  di- 
scordie ,  lacerandosi  con  false  accuse  la 
fama  di  persone specchialissime,  ed  atten- 
tandosi ancora  a'beni  e  diritti  della  Chie- 
sa. Questa  allocuzione  avendo  prodotto 
agitazione  e  concitamento  d'  animi  ,  in 
quei  che  interpretavano  l'alio  colpo  fata- 
le alla  causa  italiana,  per  la  quulifieuzio- 


PIO  197 

ne  d'ingiusta  alla  guerra  che  si  combat- 
teva per  essa  in  Lombardia,  ebbero  luo- 
go gravi  dimostrazioni  e  deplorabili  at- 
tentali contro  il  governo  ed  i  cardinali 
principalmente,  molti  de'quali  il  Papa  ac- 
colse nel  Quirinale. 

Maggio  1848. 
Nel  1 .°  del  mese  con  1'  atto,  Quando 
Iddìo,  rammentò  quante  disposizioni  pa- 
terne avea  emanato  e  le  dimostrazioni  di 
alletto  prodigategli  dal  popolo;  che  se  le 
proleste  emesse  nell'allocuzione,  d'essere 
alieno  dalla  guerra,  aveano  prodotto  com- 
mozioni tali  da  minacciare  atti  violenti, 
designandosi  vittime  innocenti  personag- 
gi, dichiarò  sentir  tutta  la  grandezza  del- 
la propria  dignità  e  la  forza  del  suo  po- 
tere, che  non  potrebbe  restare  ozioso  se 
s'irrompesse  ad  abbominevoli  sfrenatez- 
ze; supplicando  Dio  di  voler  illuminare 
chi  non  vuol  ragionare  e  non  ascolta  la 
voce  del  suo  vicario.  Ai  3  il  senato  e  con- 
siglio di  Roma  umiliarono  al  Papa  un  in- 
dirizzo analogo  all'allocuzione  e  sue  con- 
seguenze, difendendo  la  necessità  e  giu- 
stizia della  guerra,  chequal  sovrano  tem- 
porale poteva  permettere  a  mezzo  di  co- 
loro cui  commise  le  cose  temporali.  Nel 
medesimo  giorno  il  Pontefice  con  lettera 
esortò  l'imperatore  d'Austria  a  far  ces« 
sare  la  guerra.  Ma  in  Roma  i  faziosi  e  gli 
amnistiati  volendo  dominare  con  un  go- 
verno, secondo  alcuni  ministeriale,  secon- 
do altri  repubblicano,  a  segno  che  avan- 
ti la  pubblicazione  dello  statuto  fonda- 
mentale aveano  proposto  il  ristabilimen- 
to della  repubblica  romana  e  poscia  eransi 
adoprati  per  indurre  il  Papa  a  farsi  presi- 
dente d'una  repubblica  italiana,  per  ciò 
vedendo  resi  vani  tali  tentativi,  si  appiglia- 
rono al  mezzo  termine  d'imporre  al  Pa- 
pa un  ministero  secolare,  onde  colle  mi- 
nacce de'circoli  politici  ottennero  in  par- 
te l'intento.  Quindi  il  Pontefice  ai  5  cam- 
biò il  ministero  Recchi,  cui  successequel- 
lo  ili  Mamiani,  con  un  laico  per  ministro 
degli  affari  esteri  secolari,  dichiarando  se- 
gretario di  stato  e  presidente  del  consi- 


198  PIO 

glio  de'minislri  il  cardinal  Ciacchi  e  per 
interim  il  cardinal  Orioli;  ma  il  i.°  rinun- 
ziò senza  esercitare  la  carica.  Indi  per  i- 
spontanea  dimissione  del  principe  Rospi- 
gliosi, fece  tenenle  generale  della  guar- 
dia civica  il  priucipe  Aldobrandini  ;  ed 
a' 9  insigni  del  titolo  di  città  Monte  Fal- 
co. Ottenutosi  dai  faziosi  siffatto  ministe- 
ro, non  tardarono  ad  annunziare  solen- 
nemente doversi  il  potere  civile  separare 
affatto  dallo  spirituale,  e  trovando  nella 
fermezza  del  Papa  uu  ostacolo  insupera- 
bile, si  prepararono  ad  agire  con  aperta 
violenza.  Il  nuovo  ministero  proseguì  la 
guerra  che  facevano  in  Lombardia  le  mi- 
lizie e  civiche  pontificie,  decretò  la  for- 
mazione d'un  corpo  di  6,000  uomiui,  e 
che  il  palazzo  del  collegio  de'nobili  si  a- 
dattasse  ad  uso  de'ministeri  di  stato.  Ai 
i5  furono  tumulti  conlemporanei  in  Pa- 
rigi, in  Vienna  ed  in  Napoli,  e  si  dovet- 
tero usare  le  armi  per  sedarli  :  l'impera- 
tore Ferdinando  I  a  1  7  abbandonò  Vien- 
na e  si  ritirò  in  Innsbruck  e  poi  ad  01- 
mùtzjed  il  re  delle  due  Sicilie  sciolse  le 
camere  de'deputalijnondimeno  prosegui- 
rono le  sollevazioni  in  Francia  e  Germa- 
nia. Carlo  Alberto  re  di  Sardegna  con- 
tinuando la  guerra  sul  territorio  lombar- 
do-veneto  per  l'indipendenza  italiana,  di- 
chiarò che  tutte  le  truppe  papali  rego- 
lari ,  civiche  e  volontarie,  le  quali  vi  si 
trovavano  impegnate,  erano sottoposteal 
suo  comando,  in  conseguenza  godevano 
di  que'diritliche  la  guerra  ha  saputo  con- 
servare nel  gius  delle  genti.  Successiva- 
mente si  nomiuarononelle  principali  citta 
dello  stato  ecclesiastico  vari  comitati  di 
guerra,  per  aiutare  il  governo  nelle  straor- 
dinarie circostanze  e  vegliare  alla  tran- 
quillità pubblica  gravemente  alterata.  Ai 
27  partì  da  Roma  mg.T  Monchini  de- 
legato apostolico  straordinario  al  re  sar- 
doeall'imperatoreFerdinaudo  1,  per  in- 
terporre in  nome  del  Papa  trattative  eli 
pacefra'combattentijma  il  gabinetto  im- 
periale non  trovò  le  proposizioni  confà- 
centi  agl'interessi  della  monarchia. 


PIO 

Giugno  1848. 

Ai  1  indirizzò  agli  arcivescovi  e  vesco- 
vi dello  stalo  pontificio  l'enciclica,  In  ses' 
sione  X  concilii  Lateranensis ,  sulla  cen- 
sura canonica  de'libri;  ed  ai  i  3  col  moto- 
proprio,  Essendoci  noi  riservato,  regolò 
con  apposita  legge  repressiva  la  libertà 
politica  della  stampa  già  accordata  con 
altre  libere  istituzioni.  Non  potendo  il 
cardinal  Orioli,  per  motivi  di  salute  e  oc- 
cupazioni, proseguire  nell'esercizio  della 
vacante  carica  disegretario  di  statoe  pre- 
sidente del  consiglio  de'minislri,  alla  me- 
desima il  Papa  ai  4  nominò  il   cardinal 
Soglia  vescovo  d'Osi mo  e  Cingoli, dispen- 
sandolo prò  tempore  dalla  episcopale  re- 
sidenza. Nel  dì  seguente  i  due  consigli  de- 
liberanti dello  stato  aprirono  le  ordina- 
rie sessioni  nellesaledella  Cancelleria, con 
tutta  la  pompa  conveniente  alle  rappre- 
sentanze ,  per  cui  cessò  l'esistenza  della 
consulta  di  stalo.  In  treno  vi  si  recò  il 
cardinal  Altieri  delegato  specialedel  Pa- 
pa, ed  in  suo  nome  con  discorso  analogo 
aprì  i  due  consigli  legislativi.  Le  tornale 
osedutes'incominciarono  a'q,  cioè  quelle 
dell'alio  consiglio  nelle  sale  di  s.  Apollina- 
re del  seminario  romano,  quelle  del  con- 
siglio de'  deputati  nelle  dette  sale  della 
Cancelleria.  A'  1  o  si  restituì  in  Roma  mg.1 
Ferrieri  ambasciatore  straordinario  pres- 
so la  sublime  Porta  :  questa  gli  usò  tutti  i 
possibili  riguardi  per  onorare  l'inviato 
pontificio;  ne  riportò  la  decorazione  del 
Niscian  e  dono,  come  pure  gli  addetti  al- 
l'ambasciata. Il  prelato  da  parte  del  sulta- 
no offrì  al  Papa  1  suoi  ritratti  contornati 
di  brillanti,  6  cavalli  arabi,  ed  una  sella 
con  staffe  d'oro,  gualdrappa  e  testiera,  la 
1 .'  ornata  di  4>00°  brillanti,  la  seconda 
di  2,000,  non  che  stoffe,  tappeti  e  drap- 
pi, alcuni  de'quali  il  Pontefice  regalò  al- 
le basiliche  Lateranense,  Vaticana  e  Li- 
beriana :  di  tutto  ciò  feci  eziandio  parola 
a  Patriarcato  armeno  e  nel  voi.  XLVI1I, 
p.  168.  Dopo  diversi  combattimenti  ,  i 
civici,  i  volontari  e  le  milizie  pontificie 


PIO 

dovettero  capitolare  cogli  austriaci  il  io 
a  Vicenza,  il  i4  a  Treviso. 
Luglio  1848. 
Ai  3  lentie  concistoro,  in  cui  provvi- 
de una  chiesa  arcivescovile  e  io  vescovi- 
li, conferì  5  titoli  in  partibus,  cioè  uno 
arcivescovile,  gli  altri  vescovili,  e  conces- 
se un  pallio,  dopo  a  vere  pronunziato  l'al- 
locuzione Probe  noscilis,  sulla  conven- 
zione (che  riporto  a  Poloma)  conchiusa 
con  l'imperatore  delle  Russie  e  re  di  Po- 
lonia, rappresentato  dal  conte  di  Bion- 
do! l'pleni  potenzia  rio  straordinario  e  con- 
te Bouteneff  inviato  straordinario  e  mi- 
nistro plenipotenziario  presso  la  s.  Sede, 
pel  miglioramento  e  conservazione  della 
fede  cattolica  e  della  legittima  autorità 
pastorale  nella  chiesa  di  Russia  e  Polo- 
nia, seguendo  le  orme  illustri  del  prede- 
cessore Gregorio  XVI  di  venerabile  me- 
moria, ed  a  mezzo  del  cardinal  Lambni- 
schi ni  ragguardevole  per  virtù,  dottrina 
e  perizia  nel  maneggio  degli  affari ,  cui 
avea  dato  iti  aiuto  il  prelato  Corboli-Bus- 
si.  Mediante  tali  accordi,  il  Papa  oltre  a- 
vere  regolati  gli  affari  ecclesiastici  di  Po- 
Ionia  e  di  Russia,  nutrendo  buone  spe- 
ranze per  la  composizione  di  quelli  della 
chiesa  rutena,  eresse  in  Kherson  oCher- 
son  una  nuova  sede  vescovile  con  vescovo 
che  nominai  a  Pietroburgo^  con  soffra- 
ganeo  in  Suratow  di  rito  latino,  fissando 
nuova  circoscrizione  di  altre  6  diocesi;  e  co- 
me dissi  a  Patriarcato  armeno  ,  finché 
nonavranno  il  proprio  vescovogli  armeni, 
i  vescovi  di  Raminech  e  di  Kherson  do- 
vranno provvedere  ai  loro  spirituali  biso- 
gni. Con  lettere  apostoliche  dello  stesso 
giorno,  JJniversalis  ecclesiae  cura,  rego- 
lò la  circoscrizione  delle  diocesi  di  rito 
latino  neh'  impero  russo.  Nel  medesimo 
giorno,  per  rinunzia  del  cardinal  Ciacchi 
legato  di  Ferrara,  fu  sostituito  un  laico 
pro-legato,  altrettanto  poi  a'27  ebbe  luo- 
go per  Bologna.  Ai  17  l'ambasciatore  del- 
la repubblica  francese  presentò  al  Papa 
le  sue  lettere  credenziali.  Nel  dì  seguente 
principiò  il  Giornale  Romano,  onde  pub- 


IMO  Kj(, 

blicare  3  volle  la  settimana  quanto  ri- 
guardava precipuamente  la s. Sede,  lesa- 
ere  funzioni  e  le  cose  ecclesiastiche,  ma 
terminò  a'21  novembre.  Le  truppe  au- 
striache comandate  dal  principe  di  Liech- 
tenstein ,  avendo  passato  il  Po  ai  14  ed 
occupato  Ponte  Lagoscuro,  Francolino 
e  la  spianata  della  fortezza  di  Ferrara, 
il  cardinal  Soglia  ne  fece  solenne  prote- 
sta. In  Ispagna  ai  22  mg.r  Brunelli  pre- 
sentò alla  regina  Isabella  II  la  lettera  pon- 
tifìcia che  lo  accreditava  nunzio  aposto- 
lico ordinario,  ed  ai  23  in  Roma  fece  al- 
trettanto al  Papa  l'ambasciatore  straor- 
dinariospedito  dalla  regina,essendosi  per- 
fettamente ripristinate  le  relazioni  fra  la 
Spagna  e  la  s.  Sede. 

Agosto  1848. 
Pei  rovesci  sollerti  da  re  Carlo  Alber- 
to e  dalle  armate  italiane  in  Lombardia, 
ai  2  la  commissione  del  consiglio  de'de- 
putati,  volendo  in  più  modi  accorrere  al- 
la difesa  e  aiuto  d'Italia,  presentò  al  Papa 
analogo  indirizzo,  ricevendo  in  risposta, 
chequanlosi  domandava  meritava  matu- 
ra deliberazione. Nell'istesso  giorno  il  Pon- 
tefice mediante  l'atto,  L'  agitazione  che 
presentemente  si  è  impadronita  degli  a- 
ninii,  procurò  tranquillarli, giacche  si  oc- 
cupava col  conte  Fabri  d'una  nuova  con- 
binazione ministeriale  in  luogo  del  mini- 
stero Mamiani  (si  effettuò  a'6  senza  il  mi- 
nistro laico  degli  affari  esteri,  i  quali  furo- 
no riuniti  al  cardinal  segretario  distato); 
dicendo  aver  ordinato  la  difesa  de'confi- 
ni  dello  stato  e  posto  Roma  sotto  il  pa- 
trocinio della  Beata  Vergine  e  de' prin- 
cipi degli  apostoli,  quantunque  più  d'un 
sacrilegio  l'avesse  funestata.  Ai  4  appro- 
vò il  culto  immemorabile  del  b.  Mauro 
vescovo  di  Funfkircken,  e  del  b.  Damiano 
Furcheri  domenicano  della  diocesi  di  Sa- 
vona. Avendo  gli  austriaci  d'  ordine  del 
tenente  maresciallo  Welden  esteso  la  loro 
occupazione  nello  stato  pontificio,  ai  6 
il  cardinal  Soglia  nel  pontificio  nome  al- 
tamente riprotestò  sud'  invasione,  ed  il 
consiglio  de'ministri  agli  8  notificò  la  so- 


200  PIO 

vrana  risoluzione  di  difendere  lo  stato 
contro  l'occupazioneaustiiaca,  incarican- 
do il  cardinal  Marini  legato  di  Forlì,  il  se- 
natore Corsini  e  Guarini  di  recarsi  dal  ba- 
rone Welden  a  domandare  ragione  del  si  io 
operato,  intimandogli  di  ritirare  le  sue 
truppe.  Intanto  gli  austriaci,  avendo  in- 
vaso dopo  Ferrara  altri  paesi,  si  avanza- 
rono ancora  per  Bologna,  onde  garantire 
gli  stati  veneti  dall'influenza  de'  volon- 
tari che  in  grosso  numero  stavano  mi- 
nacciosi in  Bologna  per  passare  in  Ve- 
nezia a  danno  delle  altre  loro  truppe  che 
la  bloccavano  :  però  insorti  in  massa  i  bo- 
lognesi, agli  8  respinsero  gli  austriaci  che 
aveano  cominciato  il  bombardamento  ; 
il  perchè  agli  i  i  il  Papa  dichiarò  che  si 
facesse  tutto  quello  occorrente  per  la  sal- 
vezza della  patria  comune  e  per  difender- 
ne i  confini.  A'i4il  ministero  protestò  di 
voler  porre  un  argine  contro  gli  eccessi 
della  sbrigliata  stampa,  divenuta  virulen- 
ta e  licenziosissima.  Per  dare  unità  e  spe- 
ditezza all'azione  governativa  nelle  4  le- 
gazioni per  la  difesa  dello  stato  e  tutela 
dell'ordine  pubblico  manomesso  partica- 
iarmente  in  Bologna,  il  Papà  istituì  in  essa 
un  commissariato  straordinario ,  nomi- 
nandone presidente  il  cardinal  Amatgià 
legato  di  Bologna.  Frattanto  la  missione 
pontificia  in  Rovigo  ottenne  dal  baione 
Welden  che  1'  armata  imperiale  sgom- 
brasse il  territorio  della  Chiesa,  il  che  ter- 
minò di  effettuare  ai  settembre,  meno 
la  cittadella  di  Ferrara,  che  gli  austriaci 
ritengono  dal  18  1 5.  Dopo  le  perdite  guer- 
resche sofferte  dall'  esercito  di  re  Carlo 
Alberto,  questo  fu  costretto  diconvenire 
a'g  agosto  col  feld-marescialloRadetzky, 
comandante  in  capo  degli  austriaci  in  I- 
falia,  all'  armistizio  di  6  settimane  (  poi 
prorogato  ),  lasciando  al  conte  Radetzky 
l'occupazione  di  tutta  quella  parte  di  stati 
e  fortezze  d'Italia  presi  o  datisi  al  re  sar- 
do, tranne  Venezia  peressersi  nuovamen- 
te costituita  indipendente:  quindi  il  duca 
di  Modena  rientrò  ne'suoi  dominile  quel- 
lo di  Parma  e  Piacenza  ricuperò  i  pro- 


PIO 

pri.  L'incaricato  degli  Stati  Uniti  d'Ame- 
rica venuto  in  questo  mese  a  Roma  per 
risiedere  presso  la  s.  Sede,  poco  dopo  mo- 
rì. Ai  i5  il  Papa  approvò  il  culto  imme- 
morabile del  b.  Pietro  Giacomo  agosti- 
niano di  Pesaro  e  della  b.  Elena  d'Udi- 
ne agostiniana.  A'26  sciolse  i  due  consi- 
gli deliberanti,  prorogandoli  al  1  Snovem- 
bre. Nel  seguente  giorno  portatosi  in  s. 
Pantaleo,  fece  pubblicare  il  decreto  per 
procedere  alla  beatificazione  del  ven.  Pie- 
tro Claver  gesuita,  nella  quale  circostan- 
za deplorò  i  tentativi  del  protestantismo 
per  proni uoverlo  non  meno  in  Italia  tut- 
ta cattolica,  che  in  Roma  centro  del  cri- 
stianesimo; essendo  alcuni  intenti  ad  in- 
trodurre nell'Italia  stessa  il  pessimo  seme 
della  separazione  dall'unità  della  fede  per 
ottenere  l'unità  della  nazione.  Solenniz- 
zandosi in  Colonia  nella  metà  d'agosto 
il  6.°  centenario  della  fondazione  della 
metropolitana,  mg.r  Viale-Prelà  nunzio 
di  Vienna  vi  si  recò  qual  delegalo  del  Pa- 
pa, il  quale  donò  alla  chiesa  un  ostenso- 
rio guarnito  d'  oro,  di  gemme  e  d' inci- 
sioni, col  breve  lìJullis  qnidem,  diretto 
all'arcivescovo  Geissel.  La  società  costi- 
tuita pel  compimento  del  magnifico  duo- 
mo ,  umiliò  al  Pontefice  uno  spleudido 
libro  in  pergamena  con  maestrevoli  ele- 
gantissime miniature  e  la  pianta  ed  il  pro- 
spetto esterno  ed  interno  del  tempio,  ce- 
lebrandosi coloro  che  contribuirono  al 
sontuoso  edilìzio,  come  ancora  Pio  VII, 
Gregorio  XVI  e  Pio  IX,  il  quale  collocò 
il  libro  nella  biblioteca  Vaticana,  cui  pure 
fu  largo  d'altri  doni.  Ai  3r  indirizzò  al- 
l'arcivescovo  di  Vienna  il  breve  Inter 
gravissimas  angustiai,  eccitando  il  di  lui 
zelo  a  salvare  il  suo  gregge  dal  grave  pe- 
ricolo che  gli  minacciavano  i  tentativi  dei 
seguaci  di  B.onge,  falso  e  preteso  fonda- 
tore d'una  nuova  chiesa. 

Settembre  1848. 
Agli  1  1  tenne  concistoro,  in  cui  creò  il 
patriarca  de'caldei,  e  provvide  alla  chie- 
sa arcivescovile  di  Parigi,  ed  a  3  chiese 
vescovili,  dopo  di  avere  con  l'allocuzio- 


PIO 

ne  Cam  illustris  melropolitanae  Pari- 
sìensis,  altamente  encomiato  l'arcivesco- 
vo di  Parigi  Dionisio  Angusto  Alfre,  le 
sue  virtù  e  il  suo  eminente  amore  pel  greg- 
ge ,  che  lo  mosse  a  sacrificarsi  per  esso 
nel  giugno  nel  feroce  e  sanguinoso  con- 
flitto che  miseramente  desolò  la  capitale 
di  Francia.  Già  a'i3  luglio  gli  avea  lat- 
to celehrare  onorevoli  esequie  nella  ba- 
silica Liberiana  ,  essendovi  intervenuto 
coi  cardinali  palatici, coi  vescovi  assisten- 
ti al  soglio  e  col  capitolo.  Ai  12  si  decre- 
tò la  coniazione  della  moneta  di  rame  del 
valóre  di  baiocchi  2,  indi  a  delegato  di 
Ancona  fu  nominato  un  laico.  Per  rinun- 
zia del  ministero,  a'  i5  confermò  il  car- 
dinal Soglia,  e  nominò  ministro  dell'in- 
terno e  per  interim  delle  finanze  il  con- 
te Pellegrino  Piossi  di  Carrara  (del  qua- 
le feci  cenno  a  Massa),  dell'istruzione  pub- 
blica il  cardinal  Vizzardelli,  di  grazia  e 
giustizia  l'avv.°  Cicognani,  del  commer- 
cio il  prof.  Montanari,  de  lavori  pubbli- 
ci e  per  interim  dell'armi  (delle  quali  fu 
poi  fatto  il  general  Zucchi  )  il  duca  di  Pu- 
gnano Massimo,  senza  portafoglio  Olia- 
rmi, sostituto  per  le  finanze  il  cav.Piighet- 
ti.  A' 18  fu  soppresso  il  ministero  di  po- 
lizia, riunendosene  le  attribuzioni  al  mi- 
nistero dell'interno,  dal  quale  edaquello 
di  polizia  si  tolsero  l'annona  e  grascia,  i 
boschi  e  le  foreste,  la  statistica  delle  po- 
polazioni, l'industria  e  l'agricoltura,  il  tut- 
to concesso  al  ministero  del  commercio, 
che  per  la  natura  delle  cose  meglio  gli  con- 
venivano. 

Ottobre  1848. 
Ai  3  il  ministero  richiamò  all'osser- 
vanza le  leggi  sulla  pubblicazione  delle 
opere  figurate,  come  quelle  che  parla- 
no ben  più  che  all'  intelligenza,  agli  oc- 
chi e  alle  passioni  della  moltitudine.  Ai 
6  il  cardinal  vicario  nel  pontifìcio  no- 
me impose  al  clero  secolare  e  regolare 
e  pii  luoghi  la  tassa  0  prestito  di  scudi 
200,000  per  l'estinzione  de'  boni,  onde 
impedire  l'alienazione  dei  loro  beni  a  tal 
fine  ipotecati,  come  dissi  più  sopra  j  ma 


PIO  201 

avendo  poi  il  clero  offerto  al  pubblico  e- 
rario  la  sovvenzione  di  4  ruilioni  di  scu- 
di in  1  5  rate, colla  condizione  dellosvin- 
colode'beni  ipotecati  a  garanzia  de'  3  mi- 
lioni di  scudi  pei  boni  del  tesoro,  il  Papa 
concesse  il  beneplacito  apostolico  col  chi- 
rografo de'28,  Quantunque  per  le  regO' 
le.  Anzi  qui  aggiungerò  che  più  tardi  ai 
2  luglio  1  85o  il  Papa  ridusse  l'imposta 
a  scudi  100,000  annui,  con  altre  facili- 
tazioni, dovendo  però  tutti  i  tassati  dare 
nota  de'loro  capitali  o  credili  fruttiferi. 
Frattantogli  ungheresi  insorti  minaccia- 
rono Vienna.  Ai  27  venendo  decretata  la 
cessazione  del  comniissarìato  delle  4  fe- 
gazionij  il  cardinal  Amat  fu  riconferma- 
to legato  di  Bologna.  Progredendo  il  com- 
pimento della  basilica  dis.  Paolo,  il  Papa 
nel  visitarla  trovò  finito  il  magnifico  la- 
cunare e  gli  stucchi  delle  alte  pareti  del 
2.0  ordine  architettonico  della  nave  ret- 
ta, non  che  sgombra  la  fabbrica  dalle  ar- 
mature; disponendosi  la  doratura  del  la- 
cunare, i  marmi  di  granilo  pel  pavimen- 
to, le  architetture  marmoree  interne  del- 
le porte,  le  pareti  delle  navi  laterali  e  le 
altre  parti  del  risorgente  edilizio.  Per  cu- 
ra del  ministero  del  commercio  e  delle 
belle  arti,  gli  scavi  della  chiesa  di  s.  Ni- 
cola in  Carcere,  neU'anlico  foro  olitorio, 
discoprirono  gran  parte  de'templi  di  Ma- 
tuta,  della  Speranza,  della  Pietà:  monu  • 
munenti  l'uno  d'Antioco  vinto  alle  Ter- 
mopoli, l'altro  del  valoroso  Colatoio,  il 
3.°  di  quel  prodigio  di  filiale  affetto,  che 
valsea  mutare  un  carcere  in  religioso  de- 
lubro. 

Novembre  1848. 
Avendo  il  Papa  istituito  la  palatina 
carica  cardinalizia  di  Prefetto  de'ss.pa* 
lazzi  apostolici,  la  conferì  al  cardinal  An- 
tonelli  il  i.°  di  questo  mese.  Mentre  il  mi- 
nistro Piossi  intendeva  energicamente  a 
ricomporre  l'ordine  e  la  fermezza  dello 
stato,  a  reprimere  la  diabolica  stampa, 
resa  più  infame  col  giornale  di  caricatu- 
re politiche,  a  ringagliardire  la  polizia,  a 
discipliuarela  milizia, ad  estinguere  il  de- 


aoi  PIO 

bilo  pubblico  e  levare  io  credito  le  finan- 
ze, venne  accusato  di  voler  restaurare  una 
politica  retrograda  fra  l'elemento  respon- 
sabile e  irresponsabile,  ed  il  flusso  e  ri- 
flusso del  potere  per  gli  affari  esteri  fra 
il  laicato  e  il  elencato ,  laonde  tragica- 
mente fu  ucciso  col  pugnale  a*  i5  sulle 
scale  della  Cancelleria  (  tumulato  uella 
contigua  chiesa,  ove  poi  a  spese  del  Pa- 
pa gli  fu  erettomi  marmoreo  monumen- 
to col  busto  scolpito  e  donato  dall'  illu- 
stre concittadino  cornai.  Tenerani  ),ove 
si  recava  alla  riapertura  delle  camere  dei 
deputali,  per  pronunziarvi  discorso  ana- 
logo ai  suoi  proponimenti.  Ad  onta  che 
l' infelice  fosse  replicatamele  avvertito 
del  triste  fato  che  gli  sovrastava  ,  pieno 
di  coraggio  volle  affrontarlo  e  ne  restò 
vittima;  quindi  obbrobriosamente  si  fe- 
steggiò Tassassimo  del  primario  ministro, 
il  che  fu  infausto  preludio  d'  inaudite  e 
orribili  sciagure  per  Roma,  per  lo  stalo 
papale,  pel  clero  e  pei  buoni.  Il  circolo 
popolare  s'impadronì  subito  del  governo, 
nella  confusione  e  smarrimento  della  ca- 
pitale, designando  democratici  a  reggere 
lo  stalo,  onde  venire  alla  vagheggiata  re- 
pubblica. Nel  dì  seguente  grave  e  tem- 
pestosa commozione  popolare  scosse  tut- 
ta Roma  :  una  massa  imponente  di  po- 
polo, congiunta  a  drappelli  e  ad  officiali 
di  tutte  le  armi,  audacemente  si  recò  a 
Monte  Cavallo,  innanzi  al  palazzo  apo- 
stolico, per  imporre  al  Papa  un  ministe- 
ro democratico  e  le  basi  sulle  quali  bra- 
mava che  marciasse  il  governo,  con  quei 
modi  e  sacrilega  ribellione  che  lamia  pen- 
na rifugge  riportare  (perchè  abitando  nel 
palazzo  di  tutto  fui  testimonio), assaltan- 
do furibonda  armata  mano  col  fuoco  e 
col  cannone  il  sacro  palazzo.  A  cousiglio 
del  corpo  diplomatico  che  in  esso  circon- 
dava il  Pontefice ,  questi  cede  alla  vio- 
lenza atroce  delle  circostanze,  dopo  repli- 
cate proteste  all'Europa  e  a  tutto  il  mon- 
do, non  intendere  di  prender  parte  agli 
atti  del  nuovo  governo  ,  e  che  se  a  ciò 
ripugnante  aderiva,  lo  faceva  periuipe- 


PIO 

dire  un  maggiore  spargimento  di  sangue 
fraterno  e  l'estremo  eccidio  della  più  tre- 
menda carnificiua, avendo  inteso  con  do- 
lore T  uccisione  del  suo  segretario  delle 
lettere  latine  mg.r  Palma  palatino.  Di- 
messosi l'anteriore  ministero,  il  Papa  lo 
ricompose  coi  richiesti  seguenti  indivi- 
dui :  ab.  Rosmini  presidente  del  cousiglio 
de'ministri  e  all'istruzione  pubblica;  con- 
te Mamiani  agli  affari  esteri  ;avv.°  Gal- 
letti (fatto  anche  generale  de'carabiuieri) 
all'interno;  avv.°  Sereni  a  grazia  e  giu- 
stizia; d.r  Sterbini  al  commercio  e  lavo- 
ri pubblici  ;  conte  Cauipello  alle  armi  ; 
avv.°  Lunati  alle  finanze.  Avendo  I'  ab. 
Rosmini  ricusato  di  accettare,  gli  fu  so- 
stituito mg.r  Muzzarelli.  Quanto  alle  ba- 
si che  si  desideravano  stabilite,  il  mini- 
stero l'avrebbe  proposte  alla  discussione 
delle  camere,  soprattutto  il  principio  del- 
la nazionalità  italiana  ,  la  convocazione 
d'una  costituente  in  Roma  e  l'attuazio- 
ne d'un  atto  federativo.  Per  rinunzia  del 
principe  Aldobrandino  fu  surrogato  Gal- 
lieno nel  comando  della  guardia  civica 
(cui  poi  successero  Masi,  il  duca  Sforza, 
Ferrari,  De  Angelis  quando  già  la  guar- 
dia avea  assunto  il  titolo  di  nazionale  ro- 
mana, e  Sturbinetti),  la  quale  a'  17  pre- 
se la  custodia  del  palazzo  Quirinale,  do- 
po il  disarmo  della  guardia  svizzera.  Nel 
medesimo  giorno  il  Papa  diresse  una  let- 
tera di  ringraziamento  a  quei  del  corpo 
diplomatico,  chel'aveano  la  sera  prece- 
dente assistito.  Intanto  nella  camera  dei 
deputati  a'20  fu  rigettata  dalla  maggio- 
ranza la  proposizione  di  spedire  al  Pa- 
pa una  deputazione,  che  in  nome  de!  con- 
siglio de'  deputati  gli  rassegnasse  i  sensi 
di  fedeltà  e  sudditanza. 

Conoscendo  il  Pontefice  che  stava  per 
esplodere  altro  crudele  ammutinamento 
per  isforzarlo  a  rinunziare  alla  sovranità 
degli  stati  romani,  confinarlo  al  Laterano 
e  correre  rischio  anche  di  morte,  si  decise 
partire,  facendo  segretamente  avvertire 
i  cardinali  di  porsi  altrove  in  salvo,  on- 
de quasi  tutti  con  prudenti  cautele  ripa- 


PIO 
parano  nell'ospilalissiino  regno  di  Napo- 
li. 11  primo  a  far  paiola  al  Papa  dipar- 
tenza fu  l'ambasciatore  di  Spagna  Mai'- 
tinez  della  Rosa,  poi  il  conte  Carlo  di 
Spaur  ministro  diBaviera  modificò  il  pro- 
getto dell'ambasciatore  di  partire  da  Fiu- 
micino con  un  vapore  spagnuolo,  in  un 
viaggio  per  terra  a  Gaeta,  ed  indi  con  tal 
vapore  in  Majorica  nelle  isole  Baleari 
(che  descrissi  pure  a  Palma*  Iviza  e  Mi- 
norca),  com'era  desiderio  del  Pontefice: 
il  conte  affidò  il  suo  progetto  a  De  Boti- 
tene!! ministro  di  Russia  e  al  duca  d'Hai'- 
court  ambasciatore  della  repubblica  fran- 
cese. Il  Papa  convenne  nel  divisamente, 
ed  ai  11  novembre  fece  sapere  al  conte 
di  Spaur,  che  accettava  la  sua  generosa 
offerta  di  accompagnarlo  a  Gaeta,  e  la 
sera  del  24  effettuò  la  partenza,  vestito 
da  prete  (e  col  ss.  Sagra  mento  in  petto 
nella  pisside  di  Pio  VX).  La  divina  sa- 
pienza ispirò  al  santo  Padre  questo  tem- 
peramento, e  fu  l'ancora  di  salvezza  an- 
che per  tutti  i  buoni  sudditi.  Fu  il  duca 
d'Harcourt  che  coperse  l'uscita  del  Pa- 
pa di  palazzo;  ed  il  cav.  Filippani  scalco 
segreto  lo  condusse  al  conte  di  Spaur  a- 
vanti  la  chiesa  de'  ss.  Marcellino  e  Pie- 
tro. Alla  porta  s.  Giovanni  il  conte  an- 
nunziò il  ministro  di  Baviera  col  doti.  A- 
lertz  (commendatore  d'Aquisgrana,  sotto 
il  quale  nome  celò  il  Pontefice):  ambe- 
due per  la  galleria  di  Castel  Gandolfo,  e- 
vitandoAlbano,  giunsero  alla  fontana  tra 
l'Ariecia  eGalloro,  ove  si  unirono  alla  fa- 
miglia del  conte,  cioè  la  contessa  Teresa, 
Massimiliano  suo  figlio  e  il  sacerdote  Se- 
bastiano LiebI  di  Ratisbona  aio  del  me- 
desimo, venuti  d'Albano.  Giunti  in  Ter- 
carina,  senza  fermarsi  entrarono  nel  re- 
gno di  Napoli:  nell'accostarsi  a  Mola  di 
Gaeta,  l'antica  Forrnia,  il  Papa  e  il  conte 
furono  incontrati  dal  cardinal  Antonelli 
e  dal  cav.  Arnau  segretario  dell'ambasce- 
ria di  Spagna,  i  quali  gli  a veano  preceduti 
in  incognito;  indi  tutti  smontarono  alla 
villa  di  Cicerone,  nome  che  prese  dal  ce- 
lebre Formianum  di  Cicerone,  di  cui  par- 


PM)  *o3 

lai  al  citato  Formia,  sopra  le  rovine  del 
quale  vuoisi  fabbricata  la  locanda.  Dopo 
mezzodì  il  Papa  scrisse  una  lettera  al  ma- 
gnanimo Ferdinando  11  re  delle  due  Si- 
cilie, annunziandogli  il  suo  (èlice  arrivo, 
e  ch'era  nel  di  lui  stato  per  condursi  a 
Gaeta  ;  ed  il  conte  di  Spaur  partì  per  Na- 
poli onde  consegnarla  al  re,  ciò  che  ese- 
guì dopo  le  io  della  notte  del  sabbato.  Il 
re  commosso  ruppe  in  pianto,  e  colla  re- 
gina M.n  Teresa,  col  primogenito  prin- 
cipe d.  Francesco  duca  di  Calabria  e  la 
famiglia  reale,  carico  di  suppellettili,  im- 
mediatamente per  mare  corse  a  Gaeta, 
arrivandovi  nel  dì  seguente  passato  il 
mezzogiorno.  Frattanto  il  Papa  eia  pas- 
sato a  delta  città  nell'albergo  del  Giar- 
dinetto. Nel  palazzo  regio  seguì  il  memo- 
rabile incontro  tra  Pio  IX  e  Ferdinando 
li  colla  regina  e  real  famiglia,  che  si  pro- 
strarono divotamente:  chi  mai  può  de- 
scrivere tal  sublime  spettacolo,  pei  vicen- 
devoli adetti,  in  carta  misurata!  Il  re  sic- 
come eminentemente  religioso,  con  elo- 
quente amor  figliale,  offrendo  sé  e  il  re- 
gno, supplicò  il  sommo  Pontefice  a  re- 
stare in  Gaeta,  ove  sarebbe  difesoda  3oo 
cannoni  in  batteria,  dal  proprio  petto  e 
dal  suo  esercito,  senza  arrischiarsi  a  lun- 
ga navigazione  in  contrada  lontana.  A 
questi  e  altri  affettuosi  riflessi,  il  Papa  pie- 
gossi  a  soggiornare  in  Gaeta,  restandovi 
ancora  il  re  colla  real  famiglia  per  ap- 
prestargli l'assistenza  più  riverente  e  a- 
morevole,  le  più  squisite  e  sincere  atten- 
zioni, un'ospitalità  veramente  regia.  Nel- 
l'ora del  pranzo  il  Pontefice  invitò  alla 
sua  mensa  i  monarchi  e  la  regia  fami- 
glia. Il  cardinal  Antonelli,  conservando 
la  carica  di  prefetto  de'ss.  palazzi  apo- 
stolici, fu  fatto  prosegretario  di  stato,  re- 
stò sempre  al  fianco  del  Papa,  e  gli  fu 
ad  un  tempo  di  sostegno  e  conforto  nel 
difendere  e  rivendicare  con  prudente  e 
maturo  senno  i  conculcati  diritti  della  s. 
Sede.  A'27  il  Papa  trasmise  al  conte  di 
Spaur  una  eortesissitna  lettera,  nominan- 
do lui  gran  croce  dell'ordinePiano,e  Mas- 


2o4  pio 

similiano  suo  figlio  cavaliere  di  Cristo. 
Quindi  ai  28  e  colla  lettera,  Le  proteste 
Jatte,  invilo  i  membri  del  corpo  diplo- 
matico, tuttora  residenti  in  Roma,  a  riu- 
nirsi intorno  a  lui  in  Gaeta.  Presto  in 
questa  avventurosa  città,  destinata  dalla 
provvidenza  ad  asilo  di  più  Pontefici  (co- 
me descrissi  al  suo  articolo),  convennero 
gran  parte  dei  cardinali, prelati  e  altri  per- 
sonaggi, oltre  gli  ambasciatori  e  ministri 
diplomatici,  tutti  intenti  a  rendere  osse- 
quio e  assistenza  al  sovrano  Pontefice. 
L'intiero  regno  fece  a  gara  in  tributare 
splendidi  omaggi  all'eccelso  ospite,  cbe 
con  grato  animo  invocava  le  benedizio- 
ni del  cielo  sul  generoso  monarca,  su  tut- 
ta quanta  la  regia  famiglia  e  sopra  i  suoi 
sudili  ti.  I  noi  tre  inGaetaa'2  8  successe  altro 
commovente  avvenimento.  11  Papa  si  re- 
cò fuori  di  città  al  santuario  della  ss. Tri- 
nità di  Monte  spaccato,  procedendo  in 
carrozza  col  re  e  colla  regina,  seguiti  dai 
principi  e  corteggio.  Udita  la  messa  del 
priore  de'religiosi  cbe  l'banno  in  cura, 
il  Papa  col  ss.  Sagramento  volendo  be- 
nedire i  sovrani  e  real  famiglia,  genu- 
flesso innanzi  al  medesimo,  con  fervoro- 
so trasporto  e  lagrime  invocò  su  di  essi 
le  più  elelte  benedizioni,  estensive  ai  sud- 
diti,alle  fedeli  milizie,  ai  cardinali, all'epi- 
scopato, al  clero. 

Quando  già  il  Papa  avea  passate  le 
frontiere  de'  suoi  dominii  ,  nel  sabbato 
mattina  in  Roma  con  islupore  si  seppe  la 
sua  partenza,  producendo  spavento  espe- 
ranze ne'sndditi  fedeli,  rabbia  e  dispetto 
ne'ribelli  cbe  si  trovarono  compiutamen- 
te sconcertali.  Si  pubblicò  l'autografo 
pontificio  lasciato  al  marchese  Sacchetti 
furiere  maggiore,  con  l'incarico  di  parte- 
cipare la  sua  partenza  ai  ministri,  impe- 
gnandoli alla  sicurezza  de'sacri  palazzi  e 
de'suoi  famigliari,  alla  quiete  e  all'ordine 
della  città.  Altro  biglietto  il  Papa  scrisse 
al  cardinal  Patrizi  vicario  di  Roma,  on- 
de inculcasse  ai  buoni  di  raddoppiare  le 
loro  preghiere  a  Dio,  concedendo  a  lui, 
al  vicegereute  mg.r  Canali  ed  ul  cau.  Tar- 


PIO 

nassi  segretario  del  vicariato  le  facoltà 
necessarie, benedicendolo  con  tutti  i  buo- 
ni e  quelli  che  pregheranno  per  lui.  Ai 
27  il  Papa  emanò  il  moto-proprio,  Le 
violenze  usate  contro  di  noi,  in  cui  disse, 
che  per  quelle  e  perla  manifesta  volon- 
tà ne'  ribelli  di  prorompere  in  altre,  fu 
costretto  separarsi  dai  sudditi,  indotto - 
■vi  per  la  piena  libertà  nell'esercizio  del- 
la suprema  podestà.  Deplorò  la  ingrati- 
tudine de'  perversi  e  protestò  solenne- 
mente contro  gli  atti  derivati  dal  16  no- 
vembreinpoi,che  essendo  soggiaciuto  al- 
l'impeto della  violenza,  non  aveano  lega- 
lità e  vigore.  A  non  lasciar  poi  acefalo  in 
Roma  il  governo  dello  stato,  per  la  tem- 
poranea direzione  de'  pubblici  affari,  la 
quiete  econservazionedell'ordine,  nomi- 
nò una  commissione  governativa  ,  com- 
posta del  cardinal  Castracane  peniten- 
ziere maggiore,  di  mg/Roberti,  de'prin- 
cipi  di  Roviano  e  Barberini ,  dei  mar- 
chesi Bevilacqua  di  Bologna  e  Ricci  di 
Macerata,  e  del  tenente  general  Zucchi. 
Inoltre  incaricò  il  cardinale  di  prorogare 
i  due  consigli,  con  facoltà  alla  commis- 
sione di  deliberare  in  tutti  gli  affari  del- 
lo stato,  riunendo  in  sé  le  incumbenze 
ministeriali,  tranne  quella  degli  affari  e- 
steri  che  esercitava  un  cardinale  presso 
di  lui  :  l'autorizzò  a  emettere  600,000 
scudi  di  boni  e  di  trasferirsi  in  altra  città 
dello  stato,  qualora  in  Roma  le  fosse  im  - 
pedito  l'esercizio  dell'autorità  conferita- 
le. Ma  perchè  il  ministero  e  le  camere  di- 
chiararono non  autentico  il  pontificio  at- 
to e  non  firmato  da  alcun  ministro  co- 
stituzionale, come  per  la  terribile  condi- 
zione delle  cose,  la  commissione  non  po- 
tè esercitare  la  sua  alta  missione,  solo 
carteggiando  col  Papa  e  suo  pro-segreta- 
rio di  stato.  Bensì  avea  fatto  stampare  un 
indirizzo  ai  popoli  di  Roma  e  dello  sta- 
to pontificio  colla  data  di  Castel  Gan- 
dolfo  (18  gennaio),  ov'erasi  ritirata  nella 
pontificia  residenza,  in  cui  ricordando  il 
tenore  del  moto-proprio  27  novembre  , 
dichiarava  che  non  avea   potuto  dargli 


PIO 

pubblicità  nò  esecuzione,  per  gli  animi  ol- 
trcmorio  esagitati  e  il  timore  de'cittadi- 
ni  conflitti,  e  per  la  speranza  che  le  po- 
polazioni avrebbero  tolto  gli  ostacoli  al 
ritorno  del  Papa;  perciò  facendo  appello 
agli  uomini  onesti,  alla  fedeltà  delle  guar- 
die cittadine  e  della  milizia,  alla  ricono- 
scenza di  quei  cui  dal  Papa  era  stata  ri- 
donata la  libertà,  onde  operare  in  modo 
chefosse  ripristinata  la  concordia  e  la  pre- 
senza del  sovrano;  protestando  solenne- 
mente contro  gli  atti  illegali  diesi  anda- 
vano consumando,  attendendo  che  venis- 
sero accolti  i  consigli  dati  per  istabilire 
un  pacifico  avvenire.  Non  vedendosi  la 
commissione  riconosciuta,  si  astenne  dal 
pubblicarlo.  IMamiaui  avea  diramato  una 
lettera  al  corpo  diplomatico  per  provare 
la  legalità  e  costituzionalità  del  ministe- 
ro del  iG  novembre.  Si  pretendeva  dal- 
l'intruso governo  che  il  Papa  cedesse  a 
tutto,  confermasse  i  fatti  compiuti,  pro- 
clamasse la  costituente,  ed  in  vece  di  pla- 
carlo pegli  oltraggi  ricevuti,  esigevasi  che 
egli  solo  fosse  condiscendente. 

Dicembre  1848. 

Ai  2  in  Olmiitz  per  l'abdicazione  di 
Ferdinando  I  imperatore  d'Austria  e  del 
suo  fratello  arciduca  Francesco  Carlo,  il 
primogenito  di  questo,  Francesco  Giu- 
seppe I,  divenne  imperatore  (il  quale  do- 
po aver  gloriosamente  reso  più  formida- 
bile e  compatto  il  suo  vasto  impero,  nel 
1 85 r  abolì  la  guardia  nazionale  divenu- 
ta armata  deliberante  e  guardia  dei  cir- 
coli ;  soppresse  la  costituzione  de'4  mar- 
zo 1S48,  liberando  l'impero  dall'anarchia 
parlamentare;  e  imbrigliò  la  sfrenatezza 
della  stampa).  Uditisi  in  Francia  i  casi  suc- 
ceduti in  Roma  a'16  novembre,  il  capo 
del  governo  general  Cavaignac  a'  28  no- 
vembre avea  comandato  che  tre  fregate 
con  35oo  uomini  si  recassero  a  Civita- 
vecchia per  assicurare  la  persona  del  san- 
to Padre,  la  sua  libertà  e  il  rispetto  che 
gli  si  deve;  indi  a'3  dicembre  con  lette- 
ra gli  dichiarò  l'afflizione  della  Francia 


PIO  200 

per  le  angoscie  da  cui  il  Papa  era  com- 
preso e  la  commozione  destala  nei  fran- 
cesi per  la  domandata  momentanea  ospi- 
talità, che  saprebbe  Francia  rendere  de* 
gna  di  se  e  del  Papa.  11  perchè  Pio  IX 
con  due  lettere  vivamente  lo  ringraziò, 
narrandogli  ove  la  provvidenza  l'avea 
condotto,  e  sperando  che  non  mancherà 
opportunità  in  cui  potrà  in  Francia  stes- 
sa di  persona  versare  le  sue  apostoliche 
benedizioni.  Per  ristabilire  l'ordine  nei 
suoi  stali,  il  Papa  ai  4  implorò  l'aiutoe 
soccorso  de'principi  edelle  nazioni,  e  tro- 
vò spontanee  propensioni  anche  nei  non 
cattolici.  Non  riconoscendosi  dunque  in 
Roma  il  pontificio  moto-proprio  dal  con- 
sigliode'deputati, questo  dichiarò  che  gli 
attuali  ministri  dovessero  continuare  nel- 
l'esercizio governativo,  e  spedì  a  Gaeta 
due  deputazioni,  una  composta  di  alcu- 
ni suoi  membri,  l'altra  di  quelli  dell'al- 
to consiglio,  alla  quale  si  accompagnò  al- 
tra del  municipio,  per  invitare  il  Papa  a 
tornare  in  Roma.  Intanto  si  ritirarono 
molti  membri  de'due  consigli  deliberan- 
ti, e  rinunziarono  i  ministri  Lunati  e  Se- 
reni, i  cui  portafògli  assunsero  Mamia- 
ni  e  Muzzarelli.  Il  Papa  non  credette  ri- 
cevere le  tre  deputazioni,  fece  dir  loro  dal 
cardinal  Antonelli,  che  mediante  la  com- 
missione governativa  avea  provveduto  a 
quanto  era  didovere,  onde  nemmenofu- 
rono  ammesse  nello  stato  napoletano. Con 
ordinanza  del  7  il  Papa  prorogò  l'attua- 
le sessione  dell'alto  consiglio  e  del  con- 
sigliode'deputati,  riservandosi  poi  ricon- 
vocarli. Ai  io  cresimò  il  i.°  figlio  della 
regina,  principe  d.  Luigi  conte  di  Trani, 
nel  qual  giorno  in  Francia  fu  eletto  pre- 
sidente della  repubblica  il  principe  Luigi 
Bonapartefigliodell'exred  Olanda  e  ni- 
pote di  Napoleone.  Agli  1  1  tenne  con- 
cistoro  in  Gaeta,  iu  cui  provvide  2  chie- 
se arcivescovili  (fra  le  quali  per  singoiar 
coincidenza  quella  d'Avignone,  già  resi- 
denza di  7  Papi) e  io  vescovili.  Ai  12  in 
Roma  i  due  consigli  deliberanti,  per  la 
protesta  pontificia,  costituirono  la  piov- 


io6  rio 

visoria  giunta  suprema  dì  stato,  che  in 
nome  f lei  principe  esercitasse  il  potere  ese- 
cutivo finoal  ritorno  del  Pontefice,  com- 
ponendosi del  senatore  di  lioma  princi- 
pe Corsini,  del  senatore  di  Bologna  no- 
bile Zuccliini,  e  del  gonfaloniere  d'An- 
cona conte  Camerata  (dopo  pochi  giorni 
pei'  la  rinunzia  del  Zucchini,  gli  fu  so- 
stituito Galletti):  la  giunta  ricompose  il 
ministero,  e  vi  annoverò  gli  avv.  Armel- 
lini e  Galeotti,  e  Livio  Mariani,  il  quale 
ebbe  pure  la  prefettura  di  polizia  eia  pre- 
sidenza di  B_oma  e  Comarca,  ritirandosi 
il  Mamiani.  Ai  i"  il  Papa  con  la  prote- 
sta contro  gli  alti  del  governo  di  Roma. 
Per  divina  disposizione  _,ricordando  le  be- 
neficenze e  concessioni  impartite  ai  suoi 
sudditi,  come  la  loro  ingratitudine,  ed  i 
barbari  avvenimenti  del  i  5  e  [6  novem- 
bre, onde  fu  costretto  sotti-arsi  dal  luogo 
ove  furono  commessi,  rinnovò  le  prote- 
ste contro  gli  abbominevoli  attentati  e  vi 
aggiunse  quelle  contro  l'illegittima  rap- 
presentanza governativa  della  giunta  di 
stato,  e  perciò  dichiarò  nulli  e  illegali  tutti 
gli  alti  emanati  dopo  gli  accennati  giorni, 
solo  appartenendosi  il  pubblico  reggimen- 
to, durante  la  di  lui  assenza,  alla  com- 
missione governativa  da  lui  statuita.  Il 
governo  di  Spagna,  con  nota  del  giorno 
21, propose  ai  governi  d'Europa  ed  alle 
nazioni  cattoliche,  di  stringere  una  fi- 
gliale alleanza  per  ricondurre  alla  sua 
sede  il  padre  comune  de'fedeli;ed  il  Por- 
togallo offrì  immediatamente  all'uopo 
tulte  le  sue  forze  di  terra  e  di  mare.  Ai 
22  il  Papa  tenne  concistoro  in  Gaeta,  e 
provvide  \  chiese  arcivescovili  e  2  ve- 
scovili, e  conferì  un  titolo  arcivescovile 
in  partibus.  Ai  2  3  il  cardinal  Anlonelli 
con  nota  circolare  ai  rappresentanti  delle 
potenze  presso  la  s.  Sede,  riepilogò  la  sto- 
ria di  lutto  l'avvenuto  sino  a  quel  giorno, 
protestando  sull'operato  dal  governo  in- 
truso. Il  Papa  fece  poi  sapere  ad  alcuni  ve- 
scovi degli  sta  ti  cattolici,  che  se  nel  le  attua- 
lità de'bisogni  desiderassero  facoltà  spe- 
ciali per  le  diocesi,  facessero  pervenire  a 


PIO 

lui  direttamente  le  loro  domande,  poiché 
intendeva  che  da  ogni  suo  atto  datato  da 
Gaeta,  l'orbe  cattolico  potesse  aver  sicu- 
rezza, che  ivi  il  vicario  di  Cristo  libera- 
mente governava  la  sua  Chiesa.  Alla  2.a 
messa  che  il  Pontefice  celebrò  nella  matti- 
na di  JNatale  nella  cappella  del  palazzo,  vi 
fu  presente  il  re  e  la  famiglia  reale,  come 
fecero  alla  3/  che  celebrò  nella  cattedrale, 
assistendovi  ancora  il  corpo  diplomatico 
che  poi  felicitò  il  Papa  e  il  sagro  colle- 
gio: a  nome  di  questo  il  cardinal  Macchi 
decano  felicitò  il  Pontefice,  insieme  alle 
proteste  di  esser  pronto  a  versare  il  san- 
gue in  difesa  della  religione,  per  la  s.  Se- 
de e  pel  vicario  di  Gesù  Cristo.  In  R.oma 
il  governo  intruso  ai  26  per   mancanza 
di  numero  legale  de'consigli  deliberanti, 
ne  chiuse  le  sessioni,  quindi  a'2q  convo- 
cò inPioma  v\n  assemblea  nazionale,  oco- 
stituente,  composta  di  200  elettivi  rap- 
presentanti, scelti  per  suffragio  diretto  e 
universale,  per  ordinare  e  costituire  sta- 
bilmente la  cosa  pubblica  secondo  le  ten- 
denze delle  popolazioni,  ed  uscire  dal  di- 
sastroso stata  rpto.   Per  la  rinunzia   del 
principe  Corsini  (disgustato  perchè  il  de- 
creto della  costituente  portava  la  sua  fir- 
ma che  non  avea  fatta),  restando  la  giun- 
ta priva  d'un  membro,  si  disciolse  e  su- 
bentrò la  commissione  provvisoria  di  go- 
verno dello  stato  romano,  formata  dal 
ministero  medesimo.  Ai  3i  il  Papa  con 
la  bolla  Episcopalem  sederti  Cajetanam 
in  archiepiscopalem ^  insignì  Gaeta  (la  cui 
cattedrale  sacra  alla  ss.  Vergine  ed  a  s. 
Erasmo  fu  cousagrata  da  Pasquale  II) 
del  grado  arcivescovile,e  nominò  i.°  ar- 
civescovo Podierno  mg.1  Luigi  Parisio. 
Dichiarò  basilica  la  stessa  cattedrale,  con- 
ferendo in  perpetuo  ai  canonici  l'uso  del- 
la cappa  magna  in  coro  e  l'abito  prelatizio 
col  rocchetto,  la  mitra  di  damasco  bian- 
co orlata  d'oro,  uli  valeant  cum  eorum 
Antistes  ponlijìcalia }  aut  solemnem  sup- 
plìcationem  egerit,  ed  in  queste  come  nel- 
le messe  e  ne'  vesperi  solenni  che  cele- 
brassero i  medesimi  canonici  ,  1'  uso  an- 


PI  o 

cora  del  faldistorio,  il  tulio  in  fra  i  limili 
della  diocesi. 

Gennaio  18/j.r). 
Nel  i.n  giorno  dell'anno  il  Papa  ema- 
nò la  prolesta  e  dichiarazione  delia  sco- 
munica contro  gl'invasori  del  dominio 
della  s.  Sede,  col  moto-proprio,  Da  que- 
sta pacifica  stazione ,  nel  quale  disse,  che 
mentre  attendeva  il  rimorso  de'figli  tra- 
viati pei  misfatti  commessi,  solo  vide  uno 
sterile  invito  per  ritornare  alla  capitale, 
senza  neppur  garanzia  dalle  violenze  di 
quei  forsennati  che  tiranneggiavano  con 
dispotismo  Roma.  Avendo  inutilmente 
atteso  gli  effetti  delle  proteste  e  ordina- 
zioni emesse,  anzi  conoscerle  disprezza- 
te, e  con  nuova  fellonia  e  vera  ribellio- 
ne intimata  la  convocazione  della  sedicen- 
te assemblea  generale  nazionale  dello  sta- 
to romano,  per  istabilire  nuove  forme  di 
governo  ;  nel  protestare  contro  tal  mo- 
struoso decreto  de2Cj  dicembre  in  pre- 
giudizio della  pontificia  indipendenza  e 
sovranità,  e  perchè  niuno  tra'  sudditi  si 
illuda  per  le  seduzioni  de'predicatori  di 
sovversive  dottrine,  proibì  a  tutti  di  pren- 
der parte  alle  riunioni  per  la  nomina  de- 
gl'individui da  inviarsi  alla  condannata 
assemblea, rammentando  che  i  decreti  dei 
predecessori  ede'concilii  fulminarono  le 
censure  e  la  scomunica  maggiore,  da  in- 
corrersi senza  bisogno  di  dichiarazione, 
da  chiunque  attenti  alla  temporale  so- 
vranità de'sommi  pontefici;  dichiarali' 
doesservi  già  incorsi  lutti  quelli  che  han- 
no dato  opera  all'atto  suddetto  ed  ai  pre- 
cedenti diretti  a  danno  della  slessa  sovra- 
nità,ed  inqualunquemodo  abbiano  per- 
turbata e  usurpata  la  sua  autorità;  pre- 
gando Dio  per  la  conversione  e  salvezza 
de'figli  traviati, per  vederli  rientrale  nel- 
l'ovile del  Signore.  Ai  3o  la  Gazzetta 
romana  prese  il  nome  di  Monitore  ro- 
manOj  giornale  egualmente  ufficiale. 

Febbraio  1849- 
A'2  il  Papa  diresse  l'enciclica  Ubipri- 
nutnt  nitllis  certe,  ai  patriarchi,  primati, 
arcivescovi  e  vescovi  di  tulto  l'universo 


PIO  207 

cattolico,  nella  quale  dichiarò,  che  veden- 
do  come  nel  pontifìcatodi  Gregorio  XVF 
meravigliosamente  ardesse  in  tutto  l'or- 
be cattolico  il  desiderio  che  dalla  s.  Se- 
de si  pronunziasse  alfine  con  solenne  giu- 
dizio che  la  ss.  Genitrice  di  Dio  fu  con- 
cepita senza  la  macchia  dell'originale  pec- 
cato,per  cui  il  nominato  predecessore  con- 
cesse a  chi  lo  domandasse  di  usarsi  la  pa  • 
rola  immacolata  nelle  sacre  liturgie  e  nel 
prefazio  della  messa  della  Concezione; 
per  definire  e  decretare  poi  a  suo  tempo 
come  dottrina  dellaChiesa  il  concepimen- 
to di  Maria  Vergine  essere  stato  assolu- 
tamente immacolato  e  immune  affatto 
da  ogni  macchia  di  colpa  originale,  aven- 
do incaricato  alcuni  cardinali  e  dotti  teo- 
logi dell'esame  di  sì  grave  oggetto  per 
sottoporsi  alla  loro  opinione,  invi  tò il  cor- 
po episcopale  d'ordinare  pubbliche  preci 
acciò  Dio  lo  illuminasse  nella  risoluzione 
di  tanta  importanza,  e  di  manifestare  il 
proprio  sentimento  e  quello  del  loro  cle- 
ro e  popolo  fedele;  e  siccome  avea  con- 
cesso al  clero  romano  l'ufficio  propriodel- 
la  Concezione,  compartì  ai  vescovi  la  fa- 
coltà di  accordarlo  ai  loro  cleri.  In  Roma 
nelle  saledellaCancelleriaa'5  si  aprì  \\:s- 
semblea  nazionale  0  costituente  romana, 
inaugurandosi  la  rappresentanza  del  po- 
polo; ad  essa  la  commissione  di  governo 
rassegnò  il  potere.  L'assemblea  pertanto 
a'n  nella  3.a  sua  seduta  decretò  :  il  Papa 
decaduto  di  fatto  e  di  diritto  dal  governo 
temporale  dello  stato  romano  ;  il  pontifi- 
cato avrà  le  guarentigie  per  l'indipenden- 
za nell'esercizio  della  podestà  spirituale; 
la  forma  del  governo  sarà  la  democrazia 
pura  e  prenderà  il  nome  di  Repubblica  ro- 
mana, la  quale  si  proclamò  in  Campido- 
glio.La  rivoluzione  fu  compiuta, dalCa in- 
pidoglio  si  pubblicò  la  libertà  italiana, 
l'anarchia  giunse  al  suo  colmo;  indi  per 
quanto  accadde  in  Toscana,  il  granduca 
colla  real  famiglia  riparò  a  Gaeta.  Lun- 
gi dal  riportare  i  deplorabili  atti  del  go- 
verno repubblicano,  che  si  leggono  nel 
Monitore  romano,  proseguirò  a  indica- 


2o8  P I O 

re  le  cose  principali  e  solo  relative  a  que- 
sto articolo,  essendo  infinite  le  stampe  u- 
scite  in  Roma  che  vi  possono  supplire, 
come  la  Storia  della  repubblica  romana 
corredala  di  documenti.  Gli  ultimi  69 
giorni  della  repubblica  romana.  Alfonso 
Ealleydier,  Histoire  de  la  revolution  de 
Rome,  Genève  1 85  r . 

Il  Papa  ai  i4  in  Gaeta,  alla  presenza 
del  sagro  collegio  e  del  corpo  diplomati- 
co, protestò  solennemente  contro  il  decre- 
to del  9  febbraio  della  sedicente  assemblea 
costituente  romana j  lo  qualificò  ingiu- 
sto, ingrato,  stolto  ed  empio,  dichiaran- 
done la  nullità,  come  avea  fatto  degli  atti 
precedenti,  incaricando  i  membri  del  cor- 
po diplomatico  di  ripetere  le  sue  prote- 
ste alle  loro  corti  e  governi.  E  vedendo 
i  sudditi  pontificii  nell'abisso  della  più 
profonda  miseria,  onde  sciogliere  le  ca- 
tene da  cui  erano  oppressi  per  opera  del- 
l'ardita nemica  fazione,  douiandòche fos- 
se mantenuto  il  temporale  dominio  del- 
la s.  Sede,necessario  al  l'esercizio  dell'apo- 
stolato cattolico.  Nello  stesso  giorno  il  car- 
dinal Antonelli  con  nota  diplomatica  in- 
dirizzata ai  medesimi  rappresentanti  del- 
le potenze,  per  invocare  il  loro  soccorso 
al  ristabilimento  del  Pontefice  ne'suoi  do- 
mimi temporali,  premessa  la  breve  espo- 
sizione de'precedenti  fatti,  in  nome  del 
Papa  chiesespecialmente  l'intervento  ar- 
mato d'Austria,  Francia,  Spagna  e  delle 
due  Sicilie,  come  potenze  che  per  la  lo- 
ro posizione  geografica  potevano  pronta- 
mente e  più  facilmente  concorrervi  col- 
le armi,  per  liberare  lo  stato  della  Chie- 
sa dalla  fazione  che  vi  esercitava  ogni  sor- 
ta di  delitto  e  di  atroce  dispotismo,  es- 
sendo sacro  dovere  del  Pontefice  di  con- 
servare il  patrimonio  ricevuto  nel  suo  av- 
venimento al  pontificalo,  per  trasmetter- 
lo nella  sua  integrità  ai  propri  successo- 
ri, ed  ancora  per  essere  la  sua  causa  quel- 
la dell'ordine  e  del  catolicismo.  Alle  al- 
tre potenze  poi  il  cardinale  domandò  il 
loro  appoggio  morale  all'intervento  ar- 
mato, che  la  gravità  delle  circostanze  ob- 


PIO 

bligava  implorare.  S'istituirono  pertan- 
to in  Gaeta  diplomatiche  conferenze,  per 
deliberare  sul  modo  di  eseguire  l'intra- 
presa. L'assemblea  costituente  romana, 
liriche  non  fosse  deliberata  la  costituzio- 
ne della  repubblica,  avendo  decretato  go- 
vernare lo  stato  mediante  un  comitato 
esecutivo,  lo  compose  di  Armellini,  Sa- 
liceti e  Mon lecchi.  Questo  potere  esecu- 
tivo ai  i4  formò  il  nuovo  ministero,  col 
nominare  ministri:  della  pubblica  istru- 
zione e  presidente  del  consiglio,  Muzza- 
relli;  dell'interno,  Saffi;  di  grazia  e  giu- 
stizia, Lazzaróni;  degli  affari  esteri,  Ru- 
sconi; delle  finanze,  Guiccioli  (pochi  gior- 
ni dopo  si  dimise  e  gli  successe  Manzoni); 
de'Iavori  pubblici  e  commercio,  Sterbi - 
ni  ;  della  guerra  e  marina,  Campello:  di 
più  riunì  al  presidente  di  Roma  e  Co- 
marca  la  prefettura  di  polizia,  e  ne  no- 
minò o  confermò  presidente  Mariani.  Ai 
7  dall'assemblea  fu  stabilito,  che  tutti  gli 
impiega  ti  ci  vi  li  do  vesserò  dare  la  loro  ade- 
sione alla  repubblica  sotto  una  forinola 
determinata,  ed  i  militari  prestassero  al- 
la medesima  giuramento  di  fedeltà:  que- 
sta leggesparse  l'agitazione  in  tutto  lo  sta- 
to; molti  si  astennero  dall'ubbidire,  per- 
dendo il  loro  impiego  0  grado,  gli  altri 
per  bisogno  dovettero  accedere,  oltre 
quelli  che  partigiani  del  nuovo  ordine  di 
cose,  di  buon  grado  aderirono  o  giura- 
rono. Ai  iq  il  cardinal  Antonelli  in  no- 
me del  Papa  formalmente  protestò  con- 
tro la  legge  repubblicana,  che  avea  di- 
chiarato proprietà  dello  stato  tutti  i  beni 
posseduti  nello  stato  romano  dal  clero  se- 
colare e  regolare,  e  dalle  pie  istituzioni, 
dichiarando  nulle  e  di  niun  valore  le  lo- 
ro vendite,  ipoteche  o  enfiteusi,  pregan- 
do i  ministri  diplomatici  a  dare  la  più  e- 
slesa  pubblicità  a  questo  atto,  onde  dif- 
fidare anche  gli  stranieri  ad  astenersi  da 
qualunque  contratto.  Egualmente  ai  19 
gli  austriaci  capitanati  dal  general  Hay- 
nau,  passalo  il  Po,  imposero  a  Ferrara  li- 
na somministrazione  di  denaro  e  si  riti- 
rarono con  6  ostaggi.  Ai  2  1  il  Papa  in 


PIO 
tanto  attaccata,  e  per  Pio  IX.  In  fine,  al- 
tra verace  e  critica  storia  con  55  docu- 
menti e  pcrciòassai  interessante,  su  quoti* 
to  precede,  accompagnò  e  segui  la  rivo- 
luzione romana,  si  riporta  nei  benemeri- 
ti /limali  delle  scienze  religiose  serie  2.*, 
t.  7,  p.  5  e  seg.  nella  bella  Memoria  sto- 
lieo  polemica  sulle  ostilità  della  rivolta 
contro  il  cattolicisino  negli  avvenimen- 
ti di  Roma  di  31.  B.  D.  S.  La  rivolu- 
zione del  1848  provò  a  sovvertile  in  Eu- 
ropa l'ordine  religioso,  morale  e  politi- 
co, ma  fu  vinta  ne'campi  di  battaglia,  nei 
parlamenti  ene'consigli  delle  nazioni 3  an- 
zi gli  uomini  dell'  ordine  se  ne  valsero  co- 
me di  opportuno  strumento  a  pio  della 
religione  e  della  morale,  onde  la  Chiesa 
si  fece  più  libera  nella  sua  azione  bene- 
fica, i  vescovi  celebrarono  molti  utilissi- 
mi sinodi,  ed  uno  splendido  novero  d'il- 
lustri conversioni  dilatò  quel  cristianesi- 
mo che  si  tentò  distruggere. 

L'accademia  ecclesiastica,  chiusa  nel 
1847  ,  fu  riaperta  con  migliori  metodi. 
Ai  18  l'imperatore  d'Austria  Francesco 
Giuseppe  I  pubblicò  il  decreto  col  quale 
appagando  i  voli  del  Papa  e  de'  vescovi 
del  suo  impero,  ivi  apri  l'adito  a  quelle 
libertà  della  chiesa  cattolica  che  tanto  si 
desideravano.  Ai  29  si  pubblicarono  le 
disposizioni  sovrane  sulla  istituzione  in 
Fioma  della  Banca  dello  stato  pontifìcio 
o  banca  di  sconto,  in  cui  si  fuse  la  ban- 
ca romana  ,  con  due  banche  succursali 
in  Bologna  ed  Ancona,  il  cui  programma 
uscì  poi  ai  21  giugno.  Avendo  il  Papa 
preso  cognizione  degli  atti  de'consigli  di 
censura,  lodandone  la  moderazione,  non- 
dimenoper  sua  ci  eutenza  ridusse  alla  me- 
tà del  tempo  la  sospensione  dall'uffizio  cui 
erano  stati  sottoposti  vari  individui:  per 
quelli  poi  colpiti  da  misura  più  gravi,  sta- 
bilì una  commissione  perchè  lo  coadiuvas- 
se in  conoscere  chi  potesse  godere  qualche 
tratto  di  sua  clemenza.  A'3o  istituì  i  vesco- 
vati armeni  di  cui  parlai  a  Patriarcato 
armeno,  cioè  Ancira,Erzerum  o  Teodosio- 
poli,  Artuin,  Trebisonda,  Bursa  0  Pi-usa, 

VOL.   LIU. 


PIO  2i5 

ed  Hispahan;  non  che  le  sedi  vescovili  di 
l'art  d' Espagne  e  lioseau  iu  America. 
Maggio  iftjm. 
Ai  i5  mg.r  Fornati  nunzio  di  Parigi 
d'ordine  del  Papa  indirizzò  una  lettera 
a  tutti  gli  arcivescovi  e  vescovi  di  Fran- 
cia, intorno  a  qualche  di  versila  di  opinio- 
ne nella  legge  sul  pubblico  insegnamen- 
to, migliorata  e  modificata  dalle  prece- 
denti prescrizioni,  tracciando  all'episco- 
pato una  direzione  per  calmare  le  ansietà 
di  alcuni  e  le  domande  di  altri  sull'ap- 
plicazione della  legge  stessa.  Ai  20  tenne 
concistoro  in  cui  provvide  5  chiese  arci- 
vescovili,^ vescovili  è  conferì  4 titoli  ift 
partibus,  uno  arcivescovile  e  3  vescovili, 
concedendo  7  palili,  fra'quali  per  l'arcive- 
scovo d'Armagli  e  pel  vescovo  di  Pavia, 
dopo  aver  pronunziato  1'  allocuzione  Si 
semper  antea.  Con  essa  rese  grazie  a  Dio 
e  alla  Vergine  immacolata  per  averlo  ri- 
condotto dopo  dolorose  vicende  alla  pro- 
pria sede  :  encomiò  con  isplend.de  pa- 
role di  riconoscenza  la  singolare  pietà  e 
il  generoso  albergo  e  le  officiosità  con  cui 
lo  avea  ricolmato  re  Ferdinando  li,  con- 
correndo a  difendere  il  ci  vii  principato, 
eziandio  col  capitanar  le  sue  truppe.  Rin- 
graziò solennemente  la  nazione  francese 
e  il  presidente  principe  Luigi  Napoleo- 
ne Bonaparte  ,  che  senza  risparmio  di 
spese  decretarono  la  spedizione  de'valo- 
rosi  comandanti  e  soldati,  che  liberando 
Roma  dall'infelice  stato  in  cui  giaceva,  ve 
lo  ricondussero.  Lodi  e  grato  animo  di- 
chiarò all'imperatore  Francesco  Giusep- 
pe I,che  colle  vittoriose  sue  armi  liberò 
le  provinciespecialmente  dell'Emilia, del 
Piceno  e  dell'Umbria  da  un  ingiusto  do- 
minio. Altri  encomi  e  sensi  di  riconoscen- 
za rese  alla  regina  di  Spagna  Isabella  li 
e  suo  governo,  per  aver  eccitalo  le  na- 
zioni cattoliche  a  sostenere  la  causa  del 
padre  comune  de'fedeli,  e  spedilo  le  sue 
milizie  a  rivendicare  i  possedimenti  della 
s.  Sede.  Esaltò  pure  tanto  i  sovrani  acat- 
tolici per  aver  contribuito  colla  loro  for- 
za morale  in  sostenere  i  diritti  temporali 
1  5 


qi6                     PIO  PIO 

della  romana  chiesa,  che  il  corpo  diplo-  Nesqnaly  nell'Oregon;  e  fece  pubblicare 

malico  pei  averlo  difeso  prima  di  sua  par-  il  decreto  Qinim  s  aneli  s  sì  niwn,  col  qua- 
lenza  da  Doma,  ed  accompagnalo  nell'e-  leinnalzòadoppiodÌ2."classeil  rito  della 
silio  e  nel  ritorno.  Altamente  gioì  ifìcò  le  festa  della  Visitazione  di  Maria  Vergine. 
dimostrazioni  d'ossequio  e  liberalità  date  Giugno  i85o. 
dall'  universo  cattolico  e  dall'  episcopa-  A'  3  la  commissione  comunale  di  Ro- 
to; non  che  i  cardinali  pel  conforto  e  sol-  ma  decretò  l'onore  della  cittadinanza  e 
lievo  recato  nella  comune  sventura  sos-  nobiltà  romana  ai  conti  Antonelli  fra  tei  - 
lenula  con  animo  invillo,  e  pei  consigli  li  e  loro  discendenti,  in  attestato  di  civi- 
dalie  fatiche  sofferte  nelle  gravissime  lot-  ca  riconoscenza  verso  il  cardinal  Anto- 
te.  Indi  dalla  gioia  passò  a  gemere  per  la  nelli  pro-segrelario  di  slato,  per  le  fati- 
terribile  guerra  suscitala  contro  la  reli-  che  diplomatiche  con  tanto  senno  e  con 
gione  ,  la  virtù  e  la  cattedra  aposlolica,  tanta  felicità  d'esito  da  lui  sostenute,  nel 
incoraggiando  i  vescovi  a  sostenerla  co-  cooperare  alla  ripristinazione  del  domi- 
ine  compartecipi  delle  pastorali  sollecita-  nio  temporale  e  poni ilìcia  residenza  inPio- 
dini.  Si  consolò  per  le  libertà  concesse  ma:  molti  sovrani  decorarono  il  porpo- 
alla  Chiesa  dal  religiosissimo  impelatole  rato  de'più  insigni  ordini  equestri,  per  lo 
d'Austria;  e  sfogò  il  dolore  da  cui  era  op-  slesso  motivo  e  in  alteslatodi  stima  eam- 
presso  per  vedere  ne' dominii  del  re  di  umazione.  Nell'intendimento  di  stabilire 
Sardegna  abbaitele  e  conculcare  i  diritti  tra  quelli  che  in  Roma  professano  le  va- 
della  Chiesa  e  della  s.  Sede,  ad  onta  di  so-  rie  arti  e  mestieri  un'intima  unione  che 
Jenni  trattali  concinosi,  come  pei'  I'  ai-  presti  garanzie,  a'  6  commise  ad  una  par- 
resto  di  mg.r  Fransoui  arcivescovo  di  To-  ticolare  congregazione  di  cardinali  con 
lino,  avendo  già  per  tullociò  fortemen-  prelato  segretario,  la  proposta  di  quelle 
te  reclamato.  In  line  esaltando  il  zelo  re-  provvidenze,  che  prendendo  l'uomo  pel 
ligioso  della  nazione  belgica,  paventò  sui  duplice  interesse  della  vita  spirituale  e 
pericoli  che  sovrastano  agi'  interessi  dei  della  vita  materiale,  valgano  a  rannoda- 
cattolici.  Ai  26  nella  eappella  Sistina  con-  re  con  più  stretti  vincoli,  sotto  l'autorità 
sagrò  in  arcivescovo  di  Ferrara  il  cardi-  della  Chiesa,  che  solo  può  renderle  vera- 
nal  Vannicelli,  in  arcivescovo  di  Neoce-  mente  utili  e  profìcue  alla  società,  le  cor- 
sarea  mg.r  Gonnella  e  in  vescovo  di  To  porazioni  industriali  e  leconfralernilere- 
ronto  mg.1"  Charbonnet.  Indi  deposti  i  sa-  ligiose,  volendo  riorganizzare  le  antiche 
gii  paramenti  e  assunta  Iamozzelta  e  sto-  benemeri  le  Università  artistiche,  per  por- 
la, al  i.° impose  il  pallio  ;  dopo  di  che  fé-  re  un  argine  alla  irreligione  e  alla  on- 
ce leggere  il  decreto  sull'approvazione  dei  moralità  della  presente  età.  A'  7  il  Papa 
miracoli  del  ven.  Pietro  Claver  gesuita  a  eresse  in  sede  vescovile  Modigliana,  di- 
potersi procedere  alla  sua  bealifìcazione  chiarandola  suftraganea  di  Siena.  Nel  vi- 
e  canonizzazione  ;  ed  il  decreto  intorno  sitare  ai  io  la  basilica  di  s.  Paoloj  si  coni- 
alle  virtù  in  gradoeroico  della  ven.  Ger-  piacque  in  vedere  notabilmente  progre- 
mana  Cusin  pastorella  di  Pibrac.  Per  di-  dire  il  compimento  del  tempio  e  le  sue 
vozione  verso  s.  Pietro  donò  alla  basili-  decorazioni.  Volendo  poi  accorrere  alla 
ca  Vaticana  il  ricchissimo  ed  elegantissi-  riparazione  delle  chiese  povere  danneg- 
mo  ostensorio  (descritto  nel  n.°i26  del  giate  nelle  ultime  vicende,  olire  la  visto- 
Giornale  di  Roma),  ricevuto  dai  vesco-  sa  somma  già  erogata  a  benefìzio  di  al- 
vi e  cleri  della  provincia  ecclesiastica  di  tre,  dispose  che  una  ragguardevole  som- 
Resa  neon  ,  monumento  di  riverente  at-  ma  di  suo  peculio  fosse  impiegata  pei  In- 
taccamento verso  il  capo  visibile  della  sugni  delle  medesime.  Agli  1  1  fece  notifi- 
Chiesa.  A'  3i  eresse  la  sede  vescovile  di  care  la  nuova  orgouizznzionedella  milizia 


PIO 
papale  e  gl'importanti  vantaggi  concessi. 
Ristabilì  il  delegalo  ecclesiastico  tli  Civita- 
vecchia, nominandovi  mg.1'  Lo  Schiavo. 
Luglio  i85o. 
A'  2  per  mezzo  del  cardinal  Orioli  pre- 
fetto della  s.  congregazione  de' vescovi  e 
regolari,  diresse  lettere  circolari,  Per  di- 
vina disposizione  3  e  Universale  jubi- 
laeum,  a  tutto  l'episcopato  del  mondo  cat- 
tolico sid  giubileo  accordato  per  api  ire  ai 
fedeli  il  tesoro  dell'indulgenza  plenaria  e 
pel  ravvedimento  de'peccatori,  anche  per 
supplire  in  qualche  modo  al  giubileo  del- 
l'unno santo  che  le  imponenti  circostanze 
non  permisero  pubblicare  nel  corrente 
anno  in  Roma,  conferendo  ai  vescovi  le 
opportune  facoltà,  eziandio  per  l'assolu- 
zione di  qualunque  peccato  e  censure  ec- 
clesiastiche. A'  i5  annuì  che  l'arma  po- 
litica de  veliti  prendesse  il  nome  di  Gen- 
darmeria pontifìcia  •  indi  nominò  cap- 
pellano maggiore  con  grado  di  generale 
delle  milizie  papali,  il  vescovo  mg.r  Tiz- 
zani,  accordando  ai  cappellani,  che  godo- 
no il  grado  di  capitano,  l'onorifico  distin- 
tivo del  triregno  e  chiavi  in  ricamo  d'oro 
da  portarsi  sul  petto;  dipoi  ai  19 soppres- 
se l'uso  delle  spalline  nella  milizia  ponti- 
fìcia, surrogando  pei  distintivi  stelle  d'o- 
ro o  argento  in  ricamo  ai  lati  del  colletto, 
oltre  il  gallone  simile  anche  sui  paramani 
ai  capi,  distinguendosi  dagli  altri  ricami 
i  gradi  degli  ufficiali  generali.  Nello  stes- 
so giorno  19  istituì  le  sedi  vescovili  di 
Sav annali ,  TVeheling,  s.  Paola  de  M ine  - 
sotaj  elevando  in  arcivescovili  quelle  ve- 
scovili di  Cincinnati,  Nuova  Orleans  e 
Nuova  Yorck.  Considerando  che  la  mas- 
sa di  carta  monetata  ascendeva  a  scudi 
G,948j)85o,troppo  eccedente  al  movimen- 
to commerciale,  e  volendola  togliere  dalla 
circolazione  e  ammortizzarla,  a'  27  fece 
pubblicare  l'espediente  di  creare  certifi- 
cati di  credito  sul  tesoro  fruttiferi  al  5 
per  1  00  ed  anno,  rappresentanti  il  capi- 
tale di  scudi  100  l'uno,  contro  il  paga- 
mento di  scudi  8  j,  90  e  9^  in  carta-mo- 
netata per  la  somma  in  capitale  di  5  mi- 


PIO  227 

lioni  di  scudi,  da  ammortizzarsi  inìo  an  • 
ni,  restando  i  boni  di  sostituzione,  ed  isti- 
tuendo per  le  relative  operazioni  la  com- 
missione per  l'ammortizzazione  della  car- 
ta monetala,  col  cardinal  Marini  per  pre- 
sidente: questa  commissione  emanò  un 
regola  mento  e  successivamente  bruciò  cir- 
ca la  metà  del  valore  nominale  de'boni. 
Agosto  i8to. 

Ai  i5  segnò  il  moto-proprio,  Gli  ospe- 
dali, sulla  commissione  degli  ospedali  di 
Roma,  per  soprintendere  a  lutti,  regola- 
re e  mantenere  l'uniformità  delle  massi- 
me, l'ordine,  la  disciplina  e  la  buona  am- 
ministrazione, che  veda  i  bisogni  d'ognu- 
no, ne  esamini  i  conti,  ne  formi  il  sinda- 
calo, venendo  considerati  gli  ospedali  par- 
ti d'un  medesimo  istituto  e  costituenti  la 
pia  opera  della  ospitalità  per  tutti  i  ge- 
neri di  malattia. 

Settembre  18^0. 

Si  determinò  la  commissione  per  esa- 
minare gli  articoli  che  si  volevano  man- 
dare alla  grande  esposizione  di  Londra 
de'  prodotti  industriali  e  manifatturieri 
di  tutto  il  mondo  ,  ove  furono  raccolte 
tante  meraviglie  della  natura,  dell'arte  e 
dell'ingegno  umano.  Il  cardinal  Antonel- 
li  con  editto  del  io  notificò  nel  sovrano 
nome  l'ordinamento  de'5  ministeri  dell  t 
pubblica  amministrazione,  presieduti  dai 
ministri  dell'interno,  di  grazia  e  giusti- 
zia, delle  finanze,  del  commercio  ,  agri- 
coltura, industria,  belle  arti  e  lavori  pub- 
blici, e  delle  armi,  lutti  coi  sostituti,  ol- 
tre que'  ministri  titolari  di  stato  che  il 
Papa  riputerà  opportuno  nominare,  i 
quali  non  avranno  funzioni  abituali  ;  si 
determinarono  le  attribuzioni  comuni  ai 
5  ministeri  e  le  speciali  d'ognuno;  di- 
chiarandosi che  le  relazioni  del  governo 
della  s.  Sede  con  le  altre  potenze  sono 
sempre  affidate  al  cardinal  segretario  di 
slato, a\  quale  si  conservavano  le  sue  at- 
tribuzioni, venendo  qualificato  l'organo 
del  sovrano,  anche  nell'emanazione  de- 
gli alti  legislativi,  e  presidente  del  consi- 
glio di  detti  ministri.  Questo  consiglio  si 


3*8  P  I  O 

(ululerebbe  nelle  adunanze  e  delibera- 
zioni, che  vi  si  dovranno  prendere  nella 
discussione  degli  affari  più  gravi.  Inoltre 
nello  stesso  giorno  enei  nome  sovrano  il 
cardinale  pubblicò  la  legge  sul  consiglio 
di  stato,  gli  affari  da  trattarsi  e  loro  di- 
visione; esame,  discussione  e  opinameli- 
ti  ;  la  presidenza  fu  attribuita  al  cardinal 
segretario  di  stato,  la  vice-presidenza  ad 
un  prelato.  A'26  istitiù  le  sedi  vescovili 
di  Martiniccae  Guadaloupe(di  esse  parlai 
ne' voi.  XXX,  p.  1  3  1 ,  X L V,  p.  2  56)  e  di 
Reunion,  k'iq  emanò  la  bolla  Universali s 
eccle.siae,  pel  ristabilimento  della  gerar- 
chia ecclesiastica  de' vescovi  ordinari  inlri- 
ghilterra  (avuto  riguardo  al  numero  ben 
grande  ed  ogni  dì  crescente  dei  cattolici 
nel  regno)  ne'singoli  distretti  de'vicariati 
apostolici  (tutti  li  descrissi  a  Inghilterra) 
di  cui  presero  il  nome,  con  formare  una 
provincia  ecclesiastica  composta  del  me- 
tropolitano e  di  12  vescovi  suffraganei. 
Cioè  nel  distretto  di  Londra  eresse  la  se- 
de arci  vescovileemetropolitana  di  West- 
minsler  e  quella  di  Southwark,  la  quale 
al  pari  delle  altre  che  nominerò,  assegnò 
alla  medesima  sede  arcivescovile  per  suf- 
fraganea.  Nel  distretto  settentrionale  e- 
resse  la  sede  di  Hexham  ;  in  quello  di 
Yorck,  la  sede  di  Beverley;  in  quello  di 
Lancastro,  le  sedi  di  Liverpool  e  di  Sai- 
foni;  in  quellodi  Galles,  la  sededi  Shrew- 
sbury,  e  le  sedi  unite  di  Newport  o  Me- 
nevia  e  s.  David  ;  nel  distretto  occiden- 
tale, le  sedi  di  Clifton  e  Plymonthj  nel 
distretto  centrale,  le  sedi  di  Nottingham 
e  Birmingham  ;  nel  distretto  orientale  , 
la  sededi  Northampton.  A'  3o  tenne  il 
concistoro,  in  cui  dopo  breve  allocuzione 
provvide  4  chiese  arcivescovili  e  7  vesco- 
vili, conferì  un  titolo  vescovile  in  parti- 
bus,  concedendo  7  pallii;  quindi  pubbli- 
cò cardinali  i  seguenti  :  Raffaele  Fonia- 
ri  romano, creato  e  riservato  in  petto  ai 
2i  dicembre  1  84'3,  prete  di  s.  Maria  so- 
pra Minerva,  poi  prefetto  della  congre- 
gazione degli  studi.  Paolo-Teresa-Da- 
vid d'  Astros  di  Tours ,   arcivescovo  di 


PIO 

Tonlouso,  prete,  morì  a'  29  settembre 
1-85 1.  Gio.  Giuseppe  Bonnel  y-Orbe 
dell'arcidiocesi  di  Granata,  arcivescovo 
di  Toledo,  prete.  Giuseppe  Cosenza  na- 
poletano, arcivescovo  di  Capua,  prete  di 
s.  Maria  in  Traspontina.  Giacomo  Ma- 
ria Adriano  Cesareo  Jllathieu  parigino, 
arcivescovo  di  Besancon,  prete.  Giuda 
Giuseppe  Romo  dell'arcidiocesi  di  Tole- 
do, arcivescovo  di  Siviglia,  prete.  Tom- 
maso Gousset  dell'arcidiocesi  di  Besan- 
con, arcivescovo  di  Reims,  prete  di  s.  Ca- 
listo. Massimiliano  Giuseppe  Goffredo 
libero  barone  de  Semeran-Beekh  di  Vien- 
na, arcivescovo  d'  Olmùtz  ,  prete.  Gio- 
vanni Geissel  della  diocesi  di  Spira,  ar- 
civescovo di  Colonia,  prete.  Pietro  Pao- 
lo de  Figueredo  de  Cu/dia  e  Mello  della 
diocesi  di  Coimbra,  arcivescovo  di  Bra- 
ga, prete.  Nicola  IViscman  inglese,  na- 
to in  Siviglia,  arcivescovo  di  Westmin - 
ster  ,  prete  di  s.  Pudenziana.  Giuseppe 
Pecci  eugubino,  vescovo  di  Gubbio,  pre- 
te di  s.  Bai  bina.  Melchiorre  de  Diepen- 
brock  della  diocesi  di  Miinster,  vescovo 
di  Breslavia,  prete.  Roberto  Roberti  di  s. 
Giusto  dell'arcidiocesi  di  Fermo,  diaco- 
no di  s.  Maria  in  Domnica. 
Ottobre  i85o. 
Ai  3  couvocò  il  concistoro  pubblico, 
indi  il  segreto,  nel  quale  provvide  4  chie- 
se vescovili  e  conferì  due  titoli  in  parti- 
bus,  uno  arcivescovile,  l'altro  vescovile, 
poscia  postularono  il  pallio  i  cardinali 
Cosenza  e  Wiseman.  La  repubblica  di 
Costarica  accreditò  un  ministro  residen  - 
ziale  presso  la  s.  Sede.  Ai  io  si  pubblicò 
il  regolamento  per  le  franchigie  postali. 
Neil  istesso  giorno  per  cura  del  ministro 
del  commercio  si  aprì  il  tratto  della  via 
Appia  al  3.°  miglio  da  Roma,  oltre  il  se- 
polcro de'Servili,  discoprendosi  negli  sca- 
vi diversi  cospicui  monumenti,  iscrizioni, 
frammenti  di  sculture,  statue,  bassorilie- 
vi, architetture  e  cippi,  laonde  furono 
lungo  la  via  rimesse  in  vista  e  collocate 
ne'margini  le  importanti  rovine deglian- 
tichi  sepolcri  colle  loro  decorazioni,  lo 


PIO 
die  si  continuerà  nelle  successive  esca- 
vazioni, che  principiate  al  4-°  miglio  cir- 
ca dalla  Porla  Capenti,  furono  protratte 
verso  Albano.  Ad  istanza  del  cardinal 
Mai  titolate  della  chiesa  di  s.  Anastasia, 
avendo  con  breve  ripristinato  il  suo  ca- 
pitolo, separandolo  da  quella  di  s.  Maria 
in  Cosmediu,il  porporaloa'i)  die  il  posses- 
so ai  nuovi  canonici.  Per  l'equilibrio  del- 
le rendite  colle  spese  dello  stato  e  per  far 
fronte  alle  conseguenze  degli  ultimi  de- 
plorabili avvenimenti,  dal  ministro  delle 
finanze  fu  imposta  una  tassa  sull'eserci- 
zio delle  professioni,  arti,  mestieri  e  in- 
dustria. Ai  i3  accettò  la  rinunzia  che  i 
ministri  degl'infermi  fecero  della  direzio- 
ne spirituale  e  temporale  dell'cspedaledi 
s.  Spirito  ;  ed  ai  i  7  si  recò  a  Castel  Gan- 
dolfo  e  ritornò  la  sera  in  Roma.  Ai  22  e- 
resse  la  sede  vescovile  di  Diano,  sostituen- 
dola a  Capaccio,  alla  quale  è  unita  quella 
antica  di  Pesto;  ai  28  ebbe  luogo  il  trat- 
talo riguardante  la  libera  navigazione 
del  Po,  conchiuso  con  l'imperatore  d'Au- 
stria, con  accessioneaquello  che  l'Austria 
avea  conchiuso  coi  governi  di  Modena  e 
Parma  il  i3  luglio  1  84<> 

Novembre  i  85o. 
Nel  i.°  del  mese  dopo  la  messa  solen- 
ne adunò  il  concistoro  segreto  in  cui  pro- 
nunziando l'allocuzione,  In  consistoriali 
oratione,  tornò  a  lamentare  le  cose  fatte 
edecretate  contro  il  diritto  e  le  immuni- 
tà della  Chiesa,  e  il  solenne  concordato 
couchiuso  con  indulgente  condiscenden- 
za da  Gregorio  XVI  di  sa.  me.  pei  domi; 
nii  di  terraferma  e  d'oltremare  del  re 
di  Sardegna,  narrandone  tutta  la  storia 
e  le  rimostranze  vane  fino  allora  pratica- 
le contro  tante  innovazioni,  massime  i 
reclami  avanzati  pel  giudizio  e  le  pene  in- 
flitte a  danno  degli  arcivescovi  di  Torino, 
di  Sassari  e  di  Cagliari,  della  religione  e 
del  pubblico  insegnamento,  e  perle  pe- 
stifere opinioni  e  sentenze  sulla  dottrina 
della  Chiesa,  protestando  nuovamente 
sopta  ogni  cosa  con  apostolica  energia.  Ai 
7  ripristinò  l'importante  carica  di  dirci- 


PIO  .,, 

toro  generale  di  polizia,  affidandola  a 
mg.  Ridilli.  Ai  22  il  cardinal  Antonelli 
d'ordine  sovrano  pubblicò  la  legge  divi- 
sa in  (>  capitoli  sul  governo  delle  provili- 
eie  e  sttlf  amministrazione  provinciale. 
Con  essa  Io  stato  pontifìcio  fu  diviso  in  \. 
legazioni,  oltre  il  circondario  della  capi- 
tale; le  legazioni  divise  in  provincie  o 
delegazioni,  le  provincie  in  governi,  i  go- 
verni in  comuni.  Il  circondario  della  ca- 
pitale si  formò  con  Roma  e  sua  Coruarca, 
e  dalle  provincie  di  Viterbo,  Civitavec- 
chia e  Orvieto  (col  titolo  di  Roma  e  cir- 
condario). Le  provincie  appartenenti  a 
ciascuna  delle  4  legazioni  si  determina- 
rono: i.°  (col  titolo  di  Legazione  di  Ro- 
magna), Bologna,  Ferrara,  Forlì,  Ra  veli- 
na. 2."  (Legazione  delle  Marche)  Urbi- 
no, Pesaro,  Macerata  con  Loreto,  Anco- 
na, Fermo,  Ascoli,  Camerino.  3.°  (Lega- 
zione dell'  Umbria)Perugin,  Spoleto,  Pue- 
ti.  4-' ''{Legazione di  Marittima  e  Campa- 
gna) Vellelri,  Frosinone,  Benevento  (la 
quale  legazione  nuovamente  fu  stabilita 
per  sempre  pel  cardinal  decano).  11  go- 
verno di  ciascuna  legazione  sarà  affidato 
ad  un  cardinale  legato  della  s.  Sede,  rap- 
presentante il  sovrano  e  da  lui  nominato 
con  breve,  ed  il  luogo  di  residenza  lo  sta- 
bilirà il  Papa:  il  cardinale  legato  corri- 
sponderà ordinariamente  col  cardinal  se- 
gretario di  stato,  avente  dipendenti  i  de- 
legati apostolici  eletti  dal  Pontefice  con 
breve.  Ogni  provincia  prenderà  il  nome 
di  delegazione,  iu  cui  eserciterà  l'autorità 
governativa  e  amministrativa  il  delegato, 
che  ordinariamente  coi  risponderà  col  suo 
legato.  Il  circondario  di  Roma  verrà  pre- 
sieduto da  un  cardinale  nominato  con 
breve  dal  Papa,  col  titolo  di  presidente 
di  Roma  e  Comarca,  il  quale  eserciterà 
nel  circondario  di  Pioma  le  attribuzioni 
de'Iegali,  tranne  quelle  riguardanti  il  po- 
litico e  il  movimento  della  forza  pubblica, 
riservati  ai  ministri  competenti;  a  queste 
eccezioni  fu  pure  assoggettato  il  cardinal 
decano.  La  Comarca  di  Roma  saràaniim- 
uistrata^luuu  prelato  col  titolo  di  delega- 


23o  rio 

10  apostolico,  scelto  dal  Pupa  con  breve,  e- 
sercilando  le  attribuzioni  come  gli  altri 
delegali.  A  ciascuna  delle  altre  Provincie 
comprese  nel  circondario  di  Pioma,  pre- 
siederà un  delegalo.  I  legati  saranno  assi- 
stili da  un  consiglio  composto  di  4  consi- 
glieri, da  un  segretario  generale,  da  uu  di- 
rettore di  polizia  e  altri  impiegati.  I  dele- 
gati saraunoussistiti  dal  segretario  di  poli- 
zia, dal  segretario  di  delegazione,  dalla 
congregazione  governa  ti  va  di4  consultori 
e  da  altri  impiegali.il  cardinal  presidente 
di  Roma  e  Coruarca  avrà  il  consiglio  co- 
me le  legazioni  e  il  segretario  generale. 

11  delegalo  della  Comarca  di  Roma  avrà 
un  consiglio  amministrativo,  organizza- 
lo come  le  congregazioni  degli  altri  de- 
legati, e  sarà  assistilo  da  uu  segretario.  Gli 
ultimi  due  capitoli  riguardano  i  governi 
e  i  governatori  de'capoluoghi,  uou  che 
l'amministrazione  provinciale.  Il  mede- 
simo prò -segreta  rio  di  stato  ai  24  Pu^' 
blicò  la  legge  sui  comuni  dello  slato  pon- 
tificio e  loro  divisione;  sulle  rappresen- 
tanze municipali;  sulle  attribuzioni  dei 
consigli  e  delle  magistrature  de'comuni; 
sulle  rendite  de' comuni;  sulla  tutela  go- 
vernativa delle  comuni;  sulle  adunanze 
e  disciplina  de'consigli  e  delle  magistra- 
ture; sulla  elezione  de'cousiglieri;  sulla 
elezione  delle  magistralure  e  dei  consi- 
glieri provinciali.  Ai  3o  furono  soppres- 
se le  giurisdizioni  de' tribunali  ci  vili  e  cri- 
minali, residenti  in  Foligno  e  Loreto, 
veuendo  riuniti  a  quelli  di  Perugia  e 
Macerata. 

Dicembre  i85o. 

Ai  20  fu  couclnuso  Ira  il  governo  pon- 
tificio e  quello  del  granduca  di  Toscana 
un  trattalo  per  reprimere  il  contrabban- 
do esercitato  sulle  frontiere  de'  due  slati 
limitrofi, con  facilitazioni  al  commercio 
e  all'industria. 

Gessaio  i85i. 

A  Palazzi  apostolici  narrai  la  fusione 
delle  guai  die  palatine  decapatori  e  della 
civica  set-Ita  effettuata  nel  i.°  del  mese 
nel  nuovo  corpo  di  pontificia  guardia 


PIO 

palatina.  Ai  7  col  decreto  della  ceremo- 
uiale,  Firma,  stabili  con  più  regolarità 
il  melodo  per  accedere  alla  pontificia  u- 
dienza,  dai  cardinali  e  prelati,  con  vesti 
da  potersi  adoperare  uelf  uso  della  vita 
privata.  Pel  magnifico  compimento  del  la 
basilica  di  s.  Paolo  e  suo  maggiore  or- 
namento, ordinò  la  costruzione  del  su- 
perbo tabernacolo  con  4  fustl  di  colon- 
ne di  alabastro  egiziano,  per  contenere 
l'antico  che  sovrasta  il  sepolcro  dell'  a- 
postolo  ;  contribuì  alle  dorature  del  va- 
sto lacunare  della  nave  retta,  e  donò  alla 
cappella  del  ss.  Crocefisso  preziosi  parati 
di  velluto  paonazzo  ed  oro  ;  dispose  che 
la  statua  colossale  rappresentante  Gre- 
gorio XVI,  già  destinala  per  Y Ospedale 
dis.  Giacomo, fòsse  trasportata  nella  ba- 
silica ed  ivi  eretta  per  attestare  ai  poste- 
ri la  gran  parte  presa  da  quell'immor- 
tale Pontefice  nello  splendido  edifìzio;  e 
con  generosa  munificenza  pose  a  dispo- 
sizione della  fabbrica  scudi  3o,ooo  di  suo 
peculio  per  la  costruzione  della  facciata 
principale  della  basilica.  Ai  23  con  edit- 
to il  cardinal  Anlonelli  pubblicò  la  spe- 
ciale sovrana  disposizione  sulla  rappre- 
sentanza e  sulla  amministrazione  del  co- 
mune di  Roma,  composta  da  un  corpo 
municipale  di  48  consiglieri,  8  de'quali 
col  nome  di  conservatori ,  oltre  il  capo 
chiamato  senatore.  Con  questo  atto  ces- 
sarono di  aver  vigore  le  speciali  dispo- 
sizioniorganichedel  moto-proprio  1 .°  ot- 
tobre 1 847;come  aucora  le  ingerenze  dei 
sussidii, sanità  regionaria  e  lavori  di  pub- 
blica beneficenza  ,  che  vennero  affidate 
alla  commissione  de' sussidii,  nominando 
il  Papa  in  presidente  il  cardinal  Mattei, 
cui  fu  pure  nuovamente  soltoposto  V  O- 
spizio  di  s.  Maria  degli  angeli. 
Febbraio  1 8  5 1 . 
Ai  7  tenue  il  concistoro  segreto,  in  cui 
dopo  l'allocuzioue  Inter  novos ,  riguar- 
dante l'arcivescovo  di  Palmira,  che  fece 
coadiutore  con  futura  successione  dell'ar- 
civescovo di  Braga,  provvide  2  chiese  ar- 
civescovili compresa  la  nominala,  e  i5 


PIO 
vescovili,  conferì  a  tiloli  inpartibus,  uno 
arcivescovile,  l'altro  vescovile,  e  concesse 
un  pallio. 

Marzo  i85i. 

Ai i  a  nominò  i  48  consiglieri  eia  *up 
pienti  del  corpo  municipale  eli  Roma;  ed 
ai  a4  elesse  senatore  di  Roma  il  principe 
Del  Drago-Biscia-Geutili  (che  mori  a' 2.5 
luglio)  e  gli  8  conservatori,  oltre  a  de- 
putati ecclesiastici  presso  il  consiglio  di 
Roma,  in  rappresentanza  del  clero  seco- 
lare e  regolare  romano.  Verso  questa  e- 
puca  si  pubblicò  il  libro  delle  Notizie  di 
lloma,clìe  dopo  il  1847  llou  eras'  P'u 
stampato.  Sempre  memore  della  cordia- 
le ospitalità  ricevuta  da  re  Ferdinando  II 
e  dalla  real  famiglia,  al  defunto  zio  prin- 
cipe di  Salerno  Leopoldo,  ai  37  fece  ce- 
lebrare uu  solenne  funerale  nella  basili- 
ca Liberiana. 

AfRILE  i85t. 

A' 4  riconobbe  il  culto  immemorabile 
del  b.  Lorenzo  da  Ripafratta  domenica- 
no. Ai  6  ricevè  il  granduca  di  Toscana 
Leopoldo  II.  A' io  leune  concistoro  pub- 
blico, cpiiudi  il  segreto  in  cui  provvide 
3  cinese  vescovili,  conferì  3  titoli  inpar- 
tibus, cioè  di  patriarca  di  Costantinopoli 
a  ing.r Lucciardi,  uno  arcivescovile,  l'al- 
tro vescovile,  e  concesse  uu  pallio.  A'i5 
fu  stabilito  tra  i  governi  pontificio  e  to- 
scano, cou  dichiarazioni  diplomaticbe,  il 
reciproco  eguale  trattamento  di  bandie- 
ra ue'porti  d'ambedue  gli  stati.  A' 17  ri- 
cevè il  re  Luigi  di  Baviera,  che  poi  vi- 
sitò nella  sua  villa  di  Malta.  A'a3  accol- 
se Carlo  III  duca  di  Parma  e  Piacenza. 
Maggio  1 85 1 . 

Di  suo  peculio  fece  eseguire  il  magni- 
iico  restauro  e  abbellimento  delT  altare 
papale,  ciborio  e  tabernacolo  della  basi- 
lica Lateianeuse  e  contenente  le  sagre  le- 
ste de  ss.  Pietro  e  Paolo,  rimoveudo  tut- 
te le  cose  aggiuute. 

Giugno  i85i. 

Nell'in  tendimento  di  completare  la  bo- 
nificazione deUePaludi Puntine,  oltre  l'u- 
vei e  ordinato  il  compimento  della  burnii  - 


P  IO  23 1 

cazione  del  circondario  cumerale  pontino 
di  Pio  VII,  volleancora  stabilire  di  bonifi- 
care i  campi  impaludati,  massime  dalle  ac- 
que del Teppia,  non  compresi  nel  circon- 
dario, e  prò  v  vedere  alla  maggior  sicurezza 
del  circondario  medesimo,  icui  risultali 
vantaggiosi  saranno  immensi]  dappoiché, 
portandosi  ad  elfelto  le  reciproche  obbli- 
gazioni del  governo  e  degli  enfiteuti,  non 
appariranno  più  que'  danni  causali  dai 
non  compiuti  lavori  o  dall'altrui  infingar- 
daggine e  particolare  interesse,  e  si  avrà 
totalmente  e  radicalmente  bonificata  la 
palude  pontina.  Ai  a  il  cardinal  Antonel- 
li  pubblicò  con  editto  le  disposizioni  so- 
vrane per  porre  in  armonia  colle  nuove 
leggi  organiche  dei  ministeri,  delle  pro- 
vincie  e  de'comuni  l'esercizio  della  giu- 
risdizione contenziosa  negli  affari  ammi- 
nistrativi, ritenuto  il  disposto  del  §  19 
della  legge  io  settembre  i85o.  Essendo 
stata  annullata  circa  la  metà  della  carta 
monetata  coi  certificati  di  credito  sul  pub- 
blico tesoro,  a  regolare  il  corso  della  su- 
perstite nella  quantità  di  scudi  3,7  10,000, 
il  cardi ual  Autonelli  cou  editto  delio  ne 
ordinò  la  fusione  in  una  nuova  carta  di 
boni  del  tesoro  in  surrogazione  di  6  ca- 
tegorie, cioè  di  scudi  1  oo,5o,ao,  io,5, 1, 
avente  corso  coattivo  come  moneta  lega- 
le, fino  alla  loro  ammortizzazione.  IMidio 
stesso  giorno  il  Papa  col  breve  Multi- 
plices  iuter,  condannò  e  proibì  1'  opera 
spagnuola  :  Difesa  dell'autorità  del  go- 
verno e  de'  vescovi  contro  le  pretensioni 
della  curia  romana,  di  Francesco  dePau- 
la G.  VigH,  Lima  1848.  Con  essa  si  rin- 
novarono molti  errori  del  sinodo  di  Pi- 
stoia, e  perciò  le  proposizioni  e  dottrine 
contenute  si  qualificarono  scandalose,  te- 
merarie, false,  scismatiebe,  ingiuriose  ai 
Papi  e  ai  concilii,  eversive  dell'ecclesia- 
stica libertà  e  giurisdizione,  errouee,  em- 
pie ed  eretiebe.  Agli  8  approvò  la  con- 
venzione cou^biusa  in  Roma  il  1.  mag- 
gio dal  cardinal  pro-segretario  di  stalo 
coi  plenipotenziari  d'Austria  ,  Modena, 
Parma  e  Toscana  ,   per  la   costruzione 


232  PIO 

delle  linee  di  strada  ferrala  che  per  una 

porte  debbasi  da  Piacenza  dirigere  per 
Parma  a  Reggio,  e  per  l'altra  parte  stac- 
candosi da  Mantova  proceda  egualmen- 
te a  Reggio,  e  di  colà  per  Modena  e  Bo- 
logna a  Pistoiaoa  Prato.  Con  lettere  del 
2  i  dirette  all'episcopato  toscano,  gli  par- 
tecipò la  convenzione  stipulata  con  Leo- 
poldo 11  granduca  di  Toscana,  per  ordi- 
nare e  comporre  le  leggi  vigenti  di  armo- 
nia con  tutte  quelle  che  alle  leggi  eccle- 
siastiche appartengono,  onde  si  provvi- 
de al  regime  e  alle  ragioni  degli  affari 
ecclesiastici,  con  alcuni  articoli  e  dispo- 
sizioni interinalmente  convenute  special- 
mente a  difesa  de'diritti  della  Chiesa;  ec- 
citando i  vescovi  ad  esporrei  particolari 
bisogni  delle  loro  diocesi  alla  s.  Sede,  co- 
me a  raddoppiare  i  loro  sforzi  nel  com- 
battere e  difendere  la  guerra  suscitata 
contro  la  religione  cattolica  e  di  zelare  il 
loro  pastorale  ministero.  Ai  25  il  pro- 
ministro  delle  finanze  pubblicò  lo  statu- 
to della  banca  dello  stalo  pontificio,  ap- 
provato dal  Papa  a'3o  aprile,  notifican- 
do ch'essa  il  i .°  di  luglio  darà  principio 
alle  sue  operazioni  con  scudi  600,000  di 
capitale,  restando  autorizzata  ad  emet- 
tere biglietti  che  rappresentino  il  valore 
di  scudi  1  oo,5o,2o,  io,5,  ed  auchedi  som- 
ma minore, non  mai  al  di  sotto  dello  scu- 
do. Ai  3o  recandosi  a  celebrare  la  messa 
nella  basilica  di  s.  Paolo,  poi  potè  osser- 
vare con  soddisfazione  le  pareli  dell'edi- 
lizio arricchite  e  nobilitale  con  nuovi  la- 
vori, ed  il  vasto  lacunare  della  nave  gran- 
de compiutamente  dorato  negl'intagli  e 
ornali,  non  che  i  preparativi  per  ultima- 
re altri  grandiosi  abbellimenti.  Nel  me- 
desimo giorno  dal  pro-ministro  delle  fi- 
nanze si  pubblicò  il  Rapporto  sulla  ta- 
bella preventiva  generale  dello  stato  pon- 
tificio per  l'esercizio  1 85 1  :  da  esso  risul- 
ta la  rendila  in  scudi  7,665,364;  la  som- 
ma da  pagarsi  in  scudi  cj,332,i  io,  non 
compreso  il  fondo  di  riserva  calcolato 
scudi  100,000. 


PIO 

Luglio  i85r. 

Nelle  ore  pomeridiane  del  i.°  giorno 
partì  per  la  villeggiatura  di  Castel  Gan- 
dolfo  ,  ove  a'  3  ricevè  la  gradita  visita 
del  re  e  dellaresfinadelledue  Sicilie  con 
la  reale  famiglia,  che  da  Gaeta  erano  di- 
scesi a  Porto  d'Anzio,  ivi  complimentati 
dal  cardinal  Antonelli.  Atteso  il  mare 
burra«coso  gli  eccelsi  ospiti  prolungarono 
la  loro  dimora  nel  palazzo  apostolico  fi- 
no al  pomeriggio  del  giorno  5,  in  cui  ri- 
partironoaccompagnati  dal  cardinal  An- 
tonelli per  Porto  d'  Anzio,  donde  s'  im- 
barcarono per  Gaeta. In  questa  lieta  circo- 
stanza si  rinnovarono  le  edificanti  dimo- 
strazioni de'monarchi  e  regia  famiglia  di 
venerazione  verso  il  vicario  di  Gesù  Cri- 
sto, e  di  questi  nella  corrispondenza  di 
paterni  all'etti.  Il  Papa  in  carrozza  col  re 
e  col  principe  ereditario,  seguili  dalla  real 
famiglia,  si  portarono  ai  3  a  visitare  la 
chiesa  di  Galloro  presso  1'  Ariccia,  che 
traversarono  in  uno  ad  Albano  ,  tra  il 
generale  tripudio  degli  abitanti.  Ai  an- 
darono nell'esultante  Marino  (la  cui  per- 
insigne  collegiata  il  Papa  dichiarò  poi  ba- 
silica minore  con  breve  de*23settembre)  e 
nelle  ore  pomeridiane  vi  ritornarono  per 
passare  a  Grottaferrata,  nel  cui  tempio 
riceverono  la  benedizione  col  ss.  Sagra- 
mento.  Nel  palazzo  apostolico  di  Gandol- 
fo  il  Papa  tenne  alla  sua  mensa  i  sovra- 
ni e  la  real  prole,  cou  la  principessa  di 
Sassonia  ,  ed  i  cardinali  Patrizi  vescovo 
d'  Albano  e  Antonelli.  Nelle  ore  pome- 
ridiane del  1 5  il  Papa  si  restituì  in  Roma, 
dopo  aver  onorato  di  sua  presenza  oltre 
i  nominati  luoghi,  Frascati  e  quell'ere- 
mo de'camaldolesi,  non  che  Genzano. 
Agosto  1 85  1. 

A  maggior  comodo  della  classe  più  po- 
vera della  popolazione  di  Roma  ,  onde 
far  pegni  al  monte  di  pietà,  furono  sta- 
bilite 4  case  succursali  ne' rioni  di  Tras- 
tevere, Monte  e  Parione.  Ai  22  col  bre- 
ve Ad  apostolicae,  condannò  e  proibì  le 
opere  del  professore  Gio.  Nepomuceno 
Nuytz  :  Juris  ecclesiastici  inslitntionesj 


PIO  P  i  O  233 
In  jus  ecclesìasticunt  universum  tracia-  aversi  indubitata  certezza  del  suo  mar- 
tioncs.  tòrio  ,  confermato  e  illustrato  da  prodi- 
Settembre  i85i.  giose  operazioni  ,  laonde  potersi  prose- 
Ai  5  tenne  il  concistoro  in  cui  prov-  guire  adatti  ulteriori, senza  che  sia  d'uo- 
vide  3  chiese  arcivescovili  ei8  vescovili,  pò  compi  ovaie  il  duplice  miracolo  ope- 
conferì  un  titolo  in  partibus  e  5  palili.  A,  rato  per  la  benevola  intercessione  dello 
Dottrina  cristiana  arciconfraternita  stesso  servo  di  Dio. 
parlai  delusamente  della  dispula  genera-  Ottobre  i  85 1 . 
le  che  su  di  essa  annualmente  si  faceva  Ai  7  il  cardinal  camerlengo  pubblicò 
nelle  sue  chiese.  Conosciutosi  viemmeglio  la  norma  prescritta  dalla  congregazione 
col  volgere  dell'età,  come  questa  genera-  degli  studi  per  la  regolare  ammissione  dei 
le  dispula  favoreggiasse  più  la  memoria  giovani  allo  studio  delle  facoltà  superio- 
che  l'intelletto,  e  volendosi  anche  a  ciò  ri,  pel  conseguimento  de' gradi,  lauree  e 
provvedere,  si  stabilì  in  quest'anno  un  matricole.  Pubblicò  ancora  i  program- 
duplice  insegnamento,  l'uno  cioè  di  me-  mi  della  stessa  congregazione  per  l'  am- 
moda, sostenuto  secondo  il  consuelonel-  missione  alle  scuole  dell'università  ro- 
la  della  chiesa  dinanzi  ai  deoutati;  l'ai*  mana.  Ai  23  il  Papa  celebrò  la  messa 
tro  d'intelligenza,  fatto  avanti  il  cardi-  sull'altare  sotterraneo de'ss.  Pietro  e  Pao- 
nal  Patrizi  vicario  ed  a  7  ragguardevoli  lo  della  basilica  Vaticana,  e  vi  lasciò  in 
ecelesias'ici  da  lui  destinati  a  promuove-  dono  un  calice  prezioso  per  materia  e 
re  sentenza  del  profitto  ricavato.  Le  qua-  per  lavoro.  Poi  visitò  lo  studio  del  mu- 
li cose  eseguite  nella  domenica  del  7,  si  saico,  e  sulla  porta  d'ingresso  trovò  col- 
pubblicò  nella  vasta  chiesa  de'ss.  XII  A-  locato  il  suo  ritratto  in  musaico  con  a- 
postoii,  l'imperatore,  i  4  principi,  il  ca-  ualoga  lapide  di  sue  benemerenze  per 
pitanoeralfìere,chericeveronocolle  ero-  l'incremento  di  tal  nobil'arte. 
ci  i  premi  meritati;  quindi  ad  incorag-  Novembre  i85i. 
giar  gli  altri,  si  distribuirono  non  meno  Nel  1 .°  giorno  alla  sua  vigna  Pia  fuo- 
di  altri  55  premi  ai  giovani  cheaveano  ri  di  porta  Poi  tese,  ove  tiene  uno  st  ibi- 
dato  saggio  di  maggior  perizia  nelle  ri-  limento  agricolo  di  alcuni  giovani,  per- 
sposte.  Ad  istanza  del  s.  collegio  a'o  con-  mise  che  vi  si  trasferisse  il  pio  artistico 
donò  la  pena  inflitta  ai  colpevoli  de'dan-  istituto  de'figli  di  s.  Giuseppe,  inconiin- 
ni  e  guasti  recati  alle  carrozze  de'cardi-  ciato  nel  i85oin  s.  Prisca,  pel  rico\ero, 
nali  in  tempo  dell'anarchia.  A' 12  fu  ri-  educazioneed  istruzione  religiosa  ed  ai  li- 
conosciuto  l'incaricato  della  repubblica  stica  de'  giovanetti  dell'infima  classe  del 
di  Guatimala  presso  la  s.  Sede.  A'2  1  so-  popolo,  poveri,  vagabondi  e  incori eggibi- 
lennemente  beatificò  il  ven.  Pietro  Chi-  li,  sotto  la  direzione  de'fialelli  di  s.  Giu- 
re/* gesuita.  Autorizzò  il  ministro  de'la-  seppe  di  Francia,  moderno  sodalizio  già 
vori  pubblici  a  procedere  alla  prelimina-  in  riputazione.  Colla  lettera  enciclica  Cor 
re  concessione  del  tronco  di  strada  fer-  nostrum,  del  21,  diretta  ai  vescovi  dei- 
rata da  Roma  ad  Ancona,  con  le  norme  l'orbe  cattolico,  invitò  lutti  i  figli  della 
e  cautele  convenienti.  A'2q  nella  chiesa  Chiesa  e  vivamentegli  esortò  a  porgere 
dell' ospizio  apostolico  fece  pubblicare  il  pubbliche  e  fervorose  preghiere  al  Si- 
decreto  In  universum,  sopra  la  causa  di  gnore,  acciò  si  degni  volgere  uno  sguar- 
beatilìcazione  del  ven.  servo  di  Dio  Gio.  do  pietoso  alla  sua  Chiesa,  e  donarle  pa- 
de  Dritto  portoghese  gesuita,  apostolo  ce  e  tranquillità,  intimando  un  giubileo 
del  Madore  nelle  regioni  indostaniche  universale  con  indulgenza  plenaria,  il 
dell'Indie  orientali  e  ucciso  in  odio  del-  quale  avrà  principio  in  Peonia  circa  la 
la  predicazione  evangelica,  riconoscendo  metà  di  marzo  i8j2  e  dorerà  un  me- 


234  PI° 

se.  Per  le  circostanze  poi  minacele  voli  e 
spaventose,  in  Roma  vennero  prescritte 
particolari  pubbliche  preghiere  con  pro- 
cessioni, da  principiarsi  a'9  dicembre  e 
terminarsi  la  vigilia  di  Natale. 
Dicembre  i  8 5  i  . 
Si  fecero  in  Roma  edificanti  proces- 
sioni di  penitenza  alle  patriarcali  basi- 
liche ed  ai  più  celebri  santuari  della  B. 
Vergine,  dai  capitoli,  corporazioni  reli- 
giose, collegi,  seminari,  confraternite  e 
dal  Papa,  col  sagro  collegio  e  la  cappel- 
la pontificia.  Ebbero  inoltre  luogo  le  ac- 
cennate preghiere  con  molto  concorso  e 
fervore,  accompagnate  da  innumerabili 
comunioni.  Aveva  ben  ragione  il  Poute- 
lice  d'implorare  il  divino  aiuto  pei  tristi  e 
terribili  prognostici  che  generalmente  si 
facevano  peli  852,  e  ben  dal  cielo  furono 
esaudite  le  sue  ferventi  preghiere.  Ai  2 
Luigi  NapoleoneBona  par  te  presidentedel- 
]arepubblicafrancese,in  Parigi fecesolen- 
ne  appello  al  popolo,  nella  gran  li  te  insorta 
tra  lui  ed  il  potere  legislativo  dell'assem- 
blea diveuuta  quasi  torre  di  Babele  e  im- 
potente in  faccia  alla  crisi  formidabile 
che  minacciava.  Perciò  energicamente  di- 
sciolse la  stessa  assemblea  e  il  consiglio  di 
stato,  ristabilì  il  suffragio  uuiversale,con- 
tocò  il  popolo  francese  ai  comizii,  acciò  o 
fosse  egli  eletto  a  capo  dello  stato  per  io 
anni  con  pieni  poteri  di  ristabilir  la  co- 
stituzione data  alla  Francia  nel  1804 
dal  1.  °  console  suo  zio,  o  se  la  maggiorati - 
/a  non  gli  fosse  per  essere  favorevole,  fos- 
se convocata  una  uuova  assemblea  cui 
avrebbe  rassegnato  i  suoi  poteri  e  i  de- 
simi di  Francia.  In  pari  tempo  dichia- 
rò Parigi  in  istato  d'assedio  ,  altamente 
annunziando  di  voler  troncare  ogni  ner- 
bo di  rivoluzione  e  di  reprimere  ogni 
tentativo  di  politica  agitazione.  Tutti  i 
punti  strategici  di  Parigi  furono  gremi- 
ti di  soldati.  Vennero  imprigionati  gli 
ex.  deputati  più  temerari  o  più  influen- 
ti, mentre  sopra  200  altri  ex  deputati 
aderirono  al  presidente.  La  città  restò 
quieta,  ma  ai  3  i  montagnardi,  i  repub- 


PIO 

blieani  rossi,  i  socialisti  e  comunisti  for- 
mando barricate  dierono  il  segnale  del- 
l'insurrezione che  era  da  tanto  tempo  mi- 
nacciata, solo  anticipata  per  l'impensato 
avvenimento:  ai 4e5 continuarono!  loro 
sforzi,  ma  inutilmente  perchè  sempre  vinti 
dalla  truppa  che  distrusse  tutte  le  barrica- 
te, uccise  0  disperse  i  ribelli,  vinse  ognio- 
stacolo,  laonde  la  tranquillità  fu  ristabili- 
ta. Quanto  alla  votazione,  l'esercito  aderì 
all'appello  del  presidente  della  repubbli- 
ca, tutto  facendo  sperare  ohe  l'imiterà  il 
popolo.  E'  generale  opinione,  che  1'  as- 
semblea divisa  in  partiti  preparavasi  ad 
annientare  il  presidente,  il  quale  la  pre- 
venne con  quel  gran  colpo  di  stato,  ap- 
provato e  applaudito  dalla  maggioran- 
za de'  francesi,  come  dal  resto  d'Europa. 
Al  d'i  d'  oggi  è  ritenuto  da  tutti  che  lo 
strepitoso  e  singoiar  fatto  del  2  riuscirà 
in  tutta  Europa  a  vantaggio  dell'ordine, 
la  mercè  d'un  colpo  di  stato,  iu  cui  si  vi- 
de manifesta  la  mano  dell'onnipotenza 
divina,  alcui  favore  il  principio  dell'auto- 
rità la  vinse  su  quello  della  rivoluzione  e 
della  demagogia;  le  preparazioui  funeste 
pel  i852  andarono  compiutameute  falli- 
te, e  compievasi  nello  stesso  annoi  85 1  la 
sconfitta  di  quella  lotta  sociale,  che  minac- 
ciava gli  orrori  del  i852;  avvenimento 
memorando  e  supremo,  perchè  decisivo 
nei  destini  futuri  della  Francia  e  di  Eu- 
ropa. 

Roma  28  dicembre  i85i. 

Vicariali  apostolici  istituiti,  separati 
o  ampliati. 

Separò  quello  dell'Erzegovina,  che  fa- 
ceva parte  del  vicariato  di  Bosnia. 

Indie  orientali.  Nel  1848  istituì  il  vi- 
cariato di  Ro-kouor  nella  Cina.  Neli85o 
istituì  quello  della  Coch'mchiua  setten- 
trionale ,  smembrandolo  dall'  orientale. 
Istituì  il  vicariato  di  Cambodia  o  popoli 
Laos.  Provvide  all' ampliazione  del  vica- 
riato di  Bengala,  istituendo  1'  orientale, 
smembrandolo  dalla  parte  orientale.  Isti- 
tuì quello  di  Visagapatam  e  di  Mayssour, 


PIO 

staccandolo  da  altro,  non  die  ili  Coùnba- 
toui'.Con  breve  de'20  maggio  1 85 1  smem- 
brò dal  vicariato  di  Madras  la  missione  di 
Hyderabad  ebe  eresse  in  vicariato. 

Africa.  Nel  1 847  divise  il  vicariato  del 
Capo  di  Buona  Speranza  e  formò  il  di- 
stretto orientale.  Nel  1848  da  prefettura 
dichiarò  vicariato  Madagascar.  Neli85i 
istituì  quello  di  Natal  con  breve  dei  3  i 
gennaio,  uella  colonia  Afro-Britannica. 

America  settentrionale.  Con  diverse 
separazioni  istituì  i  vicariali,  nel  1846 
di  Surinam,  neli85o  di  Nuovo-Messico, 
e  del  territorio  all'orientale  delle  Mon- 
tagne rocciose. 

Oceania.  Nel  1848  istituì  il  vicariato 
di  Tbaiti,e  nel  i85o  quello  dell'Arcipe- 
lago de'  Navigatori. 

PIO  Ridolfo,  Cardinale.  Della  nobi- 
lissima famiglia  de' principi  di  Carpi(F.)t 
divenuto  chiaro  per  candore  di  costumi 
e  straordinaria  letteratura  appresa  nel- 
l'università di  Padova,  nel  1  527  Clemen- 
te VII  Io  promosse  a  vescovo  di  Faen- 
za ,  in  riguardo  de'  meriti  di  suo  padre 
Leonello,  del  cui  valore  eransi  prevalsi  il 
detto  Papa  e  Leone  X  ue'più  ardui  nego- 
zi della  chiesa  romana  e  soprattutto  per 
mantenere  la  Marca  nell'ubbidienza  del 
Pontefice.  Inoltre  Clemente  VII  l'esentò 
dalla  residenza  per  valersene  in  alluri 
gravi,  e  tra  gli  altri  nella  nunziatura  a 
Carlo  V.  Dopo  di  essa  rinunziata  la  sede, 
nel  i535  Paolo  III  lo  mandò  nunzio  in 
Francia,  per  intimare  il  concilio  genera- 
le e  per  istabilire  la  pace  tra'prineipi.  Nel 
concistoro  di  Piacenza  rese  conto  della 
nunziatura  durata  un  anno,  e  fu  rimanda- 
to a  Parigi  con  la  qualifica  di  nunzio  or- 
dinario presso  Francesco  I, cui  riuscì  gra- 
tissimo,  nel  qtial  tempo  Paolo  III  a'  22 
dicembre  1 536  lo  creò  cardinale  prete  di 
s.  Pudenziana.  Indi  lo  rinviò  come  an- 
gelo di  pace,  due  volte  a  Carlo  V,  che  lo 
nominò  al  vescovato  di  Girgenti,  e  se  de- 
ve credersi  al  Ciacconio,  ebbe  pur  quelli 
di  Salerno  e  Nola  ;  quindi  una  3."  volta 
per  sopii  e  la  guerra  di  Parma,  da  cui  l'I- 


V  I  O 


:3 


talia  era  sconvolta  e  agitata.  Allorché  il 
Papa  si  assentò  da  Roma  pei  viaggi  di 
Nizza  e  Busseto,  lo  lasciò  prefetto  e  lega- 
to dell'alma  città,  e  con  lo  stesso  carat- 
tere governò  la  Marca  d'Ancona  in  tem- 
pi travagliosi  e  di  tumulti  ,  ed  in  quel- 
l'occasione moderò  e  illustrò  le  costitu- 
zioni pubblicale  dal  cardinal  Albornoz, 
a  vantaggio  di  qtie'  popoli,  indi  confer- 
male da  Paolo  III.  In  seguito  fu  destina- 
to alla  legazione  del  Patrimonio, dove  la 
sua  singolare  integrila  e  giustizia  gli  ac- 
quistò somma  riputazione  e  il  nome  di 
gran  cardi  naie. Paolo  111  inoltre  lo  costituì 
censore  e  riformatore  della  corle  e  palaz- 
zo pontificio,  non  tanto  per  la  sua  molta 
dottrina  e  prudenza,  «pianto  pel  cando- 
re de'coslumi.  Lo  stesso  credilo  gli  con- 
ciliarono le  sue  virtù  ed  erudizione  pres- 
so i  letterati,  in  vantaggio  de'quali  avea 
aperta  scella  e  copiosa  biblioteca,  in  cui 
tra'  preziosi  volumi  si  distingueva  il  fu- 
moso Virgilio,  emendato  nel  V  secolo 
dal  console  T.  Rufo  Aproniano.  Da  Car- 
lo V  fu  dichiarato  protettore  de'suoi  sta- 
ti e  del  sacro  impero  presso  la  s.  Sede;  e 
Filippo  II  re  di  Spagna  gli  conferì  1 0,000 
scudi  di  pensione.  L'ordine  de' cappuc- 
cini ebbe  in  lui  un  amorevole  e  valido 
difensore,  mentre  era  travagliato.  I  Papi 
gli  conferirono  le  protettone  di  Scozia, 
de'  francescani  e  del  santuario  di  Loreto 
(7^.),  al  quale  compartì  segnalati  bene- 
fizi. Per  esso  ottenne  da  s.  Ignazio  1 4  ge* 
suiti  per  ascoltarvi  le  confessioni,  e  si  ailo- 
prò  per  l'istituzione  del  loro  collegio  dei 
penitenzieri.  Nel  santuario  fondò  la  cap- 
pella del  ss.  Sagramento  e  l'abbellì  con 
fini  marmi  ed  eccellenti  pitture,  presso 
la  quale  costruì  case  per  abitazione  de'sa- 
cri  ministri  del  tempio,  a  vantaggio  del 
quale  con  l'autorità  di  Giulio  111  stabili 
alcune  savie  leggi,  da  osservarsi  dal  cle- 
ro e  popolo  di  Loreto,  conducenti  ad  un 
più  decoroso  servigio  della  ss.  Vergine. 
Fece  fortificare  il  porto  di  Ancona,  rifor- 
mò nella  provincia  gli  abusi  e  curò  l'esatta 
amministrazione  della  giustizia.  11  suo  pa- 


236  PIO 

lazzo  in  Campo  Marzo,  la  sua  galleria,  gli 
orti  Carpensi  (poiché  fu  chiamato  il  cardi- 
nal di  Carpi)  da  lui  formati  sul  Quirinale 

con  istatue,  urne,  iscrizioni  e  con  immen- 
sa spesa,  la  cobite  e  copiosa  biblioteca  da 
lui  raccolta,  la  collezione  di  medaglie  e 
altre  antichità,  dimostrano  quanto  ma- 
gnanimo fosse.  Venne  ascritto  tra  gl'in- 
quisitori supremi  della  fede,  ed  ebbe  a 
teologo  il  p.  Peretti  poi  Sisto  V,  che  gio- 
vò all'onore  e  dignità  del  porporato.  Nel 
1062  divenne  vescovo  d'Ostia  e  Velletri, 
decano  del  sacro  collegio,  e  morendo  nel 
1 564,  dopo  essere  intervenuto  a  4  concla- 
vi, d'anni  65,  Pio  IV  disse  che  la  chiesa 
romana  e  il  senato  apostolico  aveano  sof- 
ferto gran  danno,  imperocché  poco  man- 
cò che  in  di  lui  luogo,  per  lo  splendore 
di  sue  virtù,  fosse  eletto  Papa.  Ebbe  se- 
poltura nella  chiesa  della  ss.  Trinità  dei 
Monti, nella  cappelladis.  Michele,in  ma- 
gnifico monumento  col  suo  busto  ed  e- 
pitaffio  composto  dal  cardinal  Ghislieri, 
poi  s.  Pio  V,  che  lo  chiamò  difensore  de i 
diridi  della  Chiesa  e  sua  illuminila,  na- 
to pel  pubblico  bene  e  costantemente  a- 
lieno  dalle  lusinghe  e  piaceri  del  secolo. 
Lasciò  esecutori  testamentari  il  detto  car- 
dinale ed  i  cardinali  s.  Carlo  Borromeo 
e  Boncompagno,  poi  Gregorio  XIII. 

PIO  Carlo  Emanuele,  Cardinale.  Di 
Savoia,  così  chiamato  per  quanto  dis- 
si nel  voi.  XX.1V,  p.  181,  nacque  di  ge- 
nerosa stirpe  in  Ferrara,  dotato  di  per- 
spicace ed  acuto  ingegno  e  di  elegante  a- 
spetto,  Clemente  Vili  a' 9  giugno  1604 
lo  creò  cardinale  diacono  di  s.  Nicola  in 
Carcere,  per  fare  cosa  grata  ai  ferraresi 
che  di  recente  erano  ritornati  sotto  l' im- 
mediato dominio  pontificio;  ma  essendo 
morto  poco  dopo  ,  non  ebbe  tempo  di 
provvederlo,  onde  il  cardmale,  per  non 
gravarsi  di  spese,  nel  pontificato  di  Pao- 
lo V  si  trattenne  in  patria,  ove  colla  fru- 
galità e  parsimonia  adunata  buona  quan- 
tità di  denaro,  si  trasferì  poi  in  Roma  e 
potè  sostenere  con  decoro  la  dignità. 
Gregorio  XV  nel    1621  lo  fece   legato 


P  IO 
della  Marca,  e  lo  afferma  anche  il  Leo- 
pardi. Dalla  diaconia  di  s.  Nicola  in  Car- 
cere passò  all'  ordine  de'preti  e  al  titolo 
di  s.  Lorenzo  in  Lucina.  Urbano  Vili 
successivamente  lo  fece  vescovo,  nel  1 62  7 
di  Albano,  neli63o  di  Porto  e  neli63g 
d'  Ostia  e  Velletri,  divenuto  decano  del 
sacro  collegio.  Benché  alquanto  tenace, 
fu  caritatevole  coi  poveri,  e  ad  un  luogo 
pio  somministrò  5oo  scudi.  Geloso  assai 
del  suo  grado  e  nobiltà  di  sua  prosapia, 
fu  difficile  e  inquieto  co'famigliari,  gra- 
ve e  sostenuto  cogli  amici,  di  soverchio 
vanaglorioso.  Gran  fautore  de'  teatini  , 
comprò  loro  in  Ferrara  parecchie  case, 
affinchè  potessero  fabbricarvi  la  chiesa 
con  comoda  abitazione,  e  fu  zelante  pro- 
motore della  canonizzazione  di  S.Andrea 
Avellino.  Dopo  essere  intervenuto  a  4 
conclavi,  morì  in  Roma  nel  i64',  d'anni 
73,  e  fu  sepolto  nella  chiesa  del  Gesù  , 
sotto  gran  lapide  presso  l'altare  maggio- 
re, con  ornamenti  di  metallo.Lasciò  2000 
scudi  alla  chiesa  di  Velletri  e  6000  ai  ge- 
suiti, oltre  molte  migliaia  ai  nipoti,  es- 
sendo divenuto  molto  ricco. 

PIO  Carlo,  Cardinale.  Di  Savoia, det- 
to ilgiuniore,  come  nipote  del  preceden- 
te, nacque  nobilmente  in  Ferrara,  e  con- 
dottosi in  Rotili  nel  1639,  d'anni  17,  si 
pose  sotto  la  direzione  dello  zio;  dopo  la 
cui  morte  fece  un  viàggio  nelle  principa- 
li città  d'Europa.  Datosi  alla  milizia,  al- 
quanti anni  l'esercitò  fuori  d'Italia,  e  re- 
stituitosi in  Roma  in  tempo  di  guerra,  im  - 
pugnò  valorosamente  le  armi  in  difesa 
del  proprio  sovrano,  col  grado  di  colon- 
nello in  un  reggimento  di  corazze,  ma 
nel  calore  d'  una  zutìa  restò  prigioniero 
de'  fiorentini  a  Moncessino.  Annoiato  di 
una  vita  piena  di  pericoli  e  fatiche,  dopo 
la  morte  del  genitore  Ascauio  ,  stabilì  il 
suo  soggiorno  in  Roma,  ed  Innocenzo  X 
nelt65o  lo  ammise  tra'chierici  di  came- 
ra, e  nel  1 65 £  con  lo  sborso  di  2  5,ooo 
doppie  1'  avanzò  a  tesoriere  ,  creandolo 
cardinale  diacono  di  s.  Maria  in  Domni- 
ca  a'2  marzo  16 54,  facendolo  nei  16 55 


PIO 
Iconio  d'Urbino,  dove  risplendelte  In  sua 
liberalità  nel  sovvenire  i  poveri,  la  giusti- 
zia nell*  amministrazione  del  governo,  la 
pietà  verso  i  pupilli,  le  vedove  e  i  luoghi 
pii,  con  applauso  di  tutta  la  provincia.  A- 
lessa ndro  VII  in  detto  anno  lo  trasferì 
all'ordine  de'preli  col  titolo  di  s.  Maria 
in  Trastevere,  e  lo  fece  vescovo  di  Fer- 
rara, dove  visitò  la  diocesi  ,  provvide  ai 
bisogni  de'miserabili,  promosse  gli  studi, 
e  degli  uomini  dotti  Cu  patrono  ed  amico. 
Inculcò  premurosamente  il  catechismo 
pei  fanciulli  e  idioti, eia  dottrinactistia- 
na  nelle  parrocchie.  Istituì  bellissime  for- 
me di  divozione,  procurando  la  frequen- 
za de'  ss.  sagramenti.  Accolse  con  isplen- 
dida  magnificenza  la  regina  d>  Svezia  nel 
suo  passaggio  per  Ferrara.  Ma  o  fosse  il 
fervore  del  zelo  apostolico  a  difesa  del- 
l'immunità  ecclesiastica,  o  l'intolleranza 
della  gioventù  ,  essendosi  disgustato  coi 
cardinali  legati  per  controversie  di  giu- 
risdizione, scelto  a  protettore  dell'impero 
e  poi  di  Spagna,  con  estremo  rammari- 
co de'ferraresi  nel  1682  si  portò  in  Roma, 
dove  Innocenzo  XI  lo  fece  prefetto  della 
congregazione  del  buon  governo,  e  per 
lui  lo  stato  economico  delle  università 
riconobbe  notabile  vantaggio  e  allevia- 
mento. Indi  divenne  nel  1  683  vescovo  di 
Sabina, in  cui  si  mostrò  diligentissimo  pa- 
store, pel  zelo  verso  Dio,  1'  amministra- 
zione de'  sagramenti,  la  cura  de'  luoghi 
pii  e  la  riforma  de'costumi.  Provvide  le 
cinese  parrocchiali  di  vasi  sacri  e  suppel- 
lettili e  visitò  la  diocesi,  edificando  con 
la  pietà  ,  giustizia  e  paterna  sollecitudi- 
ne. Intervenuto  a  5  conclavi,  nel  1689 
lasciò  di  vivere  in  Roma,  d'anni  67,  e  fu 
sepolto  nella  chiesa  del  Gesù,  nella  tom- 
ba dello  zio,  senza  memoria.  Ecclesiastico 
di  gran  zelo,  godette  di  alto  credito  e  ri- 
putazione. 

PIOMBINO.  V.  Toscana. 

PIOMBO,  Plumbum.  Metallo  di  co- 
lor bianco-turchiniccio,  molto  arrende- 
vole al  martello  e  uno  de'più  pesanti  me- 
talli. Antichissimo  è  l'uso  del  piombo,  co- 


PIO  237 

mochè  notissimofino  dai  più  remoli  tem- 
pi, il  più  diffuso  nella  natura  dopo  il  fer- 
ro e  il  nichel  :  pochi  metalli ,  tranne  il 
ferro,  sono  più  usati  del  piombo,  che  il 
più  micidiale  di  tutti.  Alcuni  rilevano  nel- 
l'Iliade, che  lo  scudo  d'Agamennone  fos- 
se ornato  con  strisele  di  piombo.  L'uso  di 
scrivere  sul  piombo  risale  ad  una  gran- 
de antichità  ,  leggendosi  in  Giobbe  che 
bramava  fossero  i  suoi  discorsi  scolpili 
sul  piombo  o  sul  marmo.  Il  console  Ir- 
zio  assediato  in  Modena  ,  fece  giungere 
avvisi  scritti  sopra  una  lamina  di  piom- 
bo a  Decio  Bruto,  che  gli  rispose  inegual 
modo.  Pausania  fa  menzione  di  alcuni  li- 
bri diEsiodo,  scritti  sopra  lamine  di  piom- 
bo. Narra  Plinio  che  gli  alti  pubblici  fu- 
rono consegnati  in  alcuni  volumi o  piut- 
tosto scritti  sopra  foglieo  lamine  sottili  di 
piombo.  Poche  medaglie  ci  sono  perve- 
nute di  tal  materia  ,  ma  è  certo  che  gli 
antichi  aveano  monete  di  piombo  e  va- 
levano assai  poco  ,  corrispondendo  alle 
erose.  Pei  sigilli  se  ne  fece  grande  uso, 
massime  dai  Papi  coi  sigilli,  bolli  e  piom- 
bi apostolici;  ed  all'invenzionedella  stam- 
pa fu  applicato  a  formare  i  caratleri.il  si- 
gillo più  comune  ne' remoti  tempi  usato 
da'Papi  per  firmare  i  loro  brevi  e  diplo- 
mi, tradotto  fino  a'giorni  nostri, è  il  sigil- 
lo volante  nella  bolla  di  piombo,  per  cui 
ne  Imiterò  a  Sigilli  pontificii.  Oltre  l'u- 
so de'Papi  nelle  loro  firme  plumbee  nel- 
le boi  le  e  apostoliche  costituzioni,  per  con- 
validarle e  autenticarle,  vi  sono  esempi 
che  colle  medesime  autenticavano  anche 
le  sacre  reliquie.  Nel  cronico  Binano  be- 
nedettino viene  descritto  un  piombo  mar- 
calo colla  firma  di  Adriano  1  col  preno- 
me di  Papae,  che  serve  di  autentica  fir- 
ma ad  una  sacra  reliquia  di  s.  Benedetto, 
e  riferisce  per  la  tradizione  esser  prove- 
nuta a  quel  monastero  per  dono  fatto  da 
Carlo  Magno.  Altra  conferma  si  legge  in 
Ciacconio,  nella  relazione  delle  sacre  re- 
liquie de'ss.  Quattro  Coronati, esistenti  in 
Roma  nella  lorochiesa.Mabillon  ne\l'4r- 
le  diplomatica,  e  Muratori  nelle  sue  opere 


238  PIO 

ci  diedero  molte  notizie  e  produssero  le  for- 
ine di  molle  inarche  di  piombi  pontificii. 

Del  piombo  e  de' vari  suoi  usi  neparloagli 
articoli  relativi,  come  agli  articoli  delle 
chiese  per  la  copertura  variata  delle  cu- 
pole o  tetti,  fra'quali  rimarcai  le  tegole 
della  Chiesa-di  s.  Marco j  non  che  agli  ar- 
ticoli Stampa,  Medaglie  BENEDETTE,  ME- 
DAGLIE pontificie, Monete  pontificif.,Mo- 
nogramma,  Mano, Bolla,  Sigillo  ed  altri. 
A  Palazzo  Lateranense  parlai  de'piombi 
scritti  ivi  trovati.  Nel  voi.  XV,  p.  3oy, 
feci  il  novero  di  que'  personaggi  che  in 
lempodi  conclave  coniano  medaglie,  an- 
che di  stagno  o  mistura.  Del  collegio  dei 
piombatori  o  bollatori  delle  bolle  ponti- 
ficie o  Diplomi  (F.),  e  de'così  dettiyrrt- 
ti  del  piombo  ,  trattai  a  Cancelleria  a- 
postolica,  ne'vol.  VII,  p.iBGe  187,  ove 
riportai  il  distintivo  del  presidente  del 
piombo  (anche  nel  voi. IX, p.  198),  XXI, 
p.162  e  in  altri  luoghi,  essendo  ora  uf 
fìziali  di  quel  tribunale  il  depositario  ge- 
nerale del  piombo  ed  il  piombatoie.  Nel- 
la 1 /congregazione  generale  che  celebra- 
no i  cardinali  dopo  la  morte  del  Papa, 
particolarmente  per  ordine  de'cardinali 
camerlengo  e  vice-cancelliere,il  prefetto 
d  elle  ceremonie  pontifìcie,  dopo  a  ver  spez- 
zalo V Anello  Pescatorio,  cancella  l'ira* 
pressorio  o  matrice  del  piombo  della  can- 
celleria ,  presentato  dal  presidente  del 
piombo  al  cardinal  decano,  o  per  sua  as- 
senza al  sotto  decano  o  cardinal  subur- 
bicariopiu  degno.  Se  ne  rileva  un  antico 
esempio  dal  concilio  di  Costanza,  che  fe- 
ce spezzare  i  couii  del  deposto  Giovanni 
XXIII.  Questo  uso  divenne  comune  nella 
romana  chiesa,  e  venne  esattamente  os- 
servato per  evitare  le  viziature  delle  false 
bolle,  delle  quali  molti  falsari  abusaro- 
no per  interesse.  A  Pellegrini  dissi  del- 
le antiche  medaglie  di  piombo,  che  per 
divozione  acquistavanoinRoma.  Si  chia- 
marono piombate  o  piombatole  (ne  feci 
parola  nel  voi.  XX,  p.  1  1  i),  il  tormento 
dato  ai  martiri,  e  consistente  in  funicelle 
dalla  cui  estremità  pendevano  alcune  pai  • 


PIO 

le  di  piombo,  la  qual  sorte  di  tormento 
soleva  darsi  alle  persone  di  qualità,  co- 
me l'eculeo  per  solito  era  tormento  pro- 
prio del  volgo.  A  Benedetto  XIV  Fran- 
cesco de' Ficoroni  dedicò  l'opera:  I  piom- 
bi antichi,  Roma  174°-  Questa  impor- 
tante raccolta  di  piombi  e  sigilli  antichi 
contiene:  i.°  Alcuni  medaglioni  di  piom- 
bo, colle  teste  d'imperatori,  ritrovati  in- 
seriti ne'marmi  e  nellecolonne,  1. °  Iscri- 
zioni d'altri  imperatori  e  de'  privati  in- 
cisi nelle  colonne  e  ne'marmi.  3.°  Picco- 
le crete  figurate,  servite  di  sigilli  agli  an- 
tichi. 4-°  Sigilli  di  piombo  d' imperato- 
ri e  del  governo  imperiale.  5.°  Altri  si- 
gilli latini  e  greci  della  gerarchia  eccle- 
siastica. 6.°  Sigilli  di  piombo  de'  primi 
sommi  Pontefici.  7.0  Medaglie  piccole  di 
piombo  figurate  e  scritte.  8.°  Alcunefor- 
me  di  pietra  e  di  creta  da  fabbricar  me- 
daglie di  piombo,  e  da  gettarvi  figurine  e 
medaglie  d'ogni  metallo.  Negli  Alti  di  ar- 
cheologia, 1. 1 ,  p.  36-,  vi  è  la  Diss.  sopra  i 
piombi  pontificii  i?i  genere,  e  due  inediti 
recentemente  scoperti  di  Benedetto  TX  e  di 
s.  LeoneIX,di  d.  Giuseppe  Lelli. Nel  n. "62 
del  Diario  di  Roma  1837  si  ragiona  del- 
l'illustrazione del  cav.  Andrea  Belli,  del 
Piombo  opi^tografo  del  monastero  de'ba- 
sili  ani,  presso  la  chiesa  detta  in  oggi  di 
s.  Silvestro  in  Capite.  Neil' Album  t.  17, 
p.4o8,  si  legge,  che  l'encomiato  cav.  Bel- 
li, memore  di  aver  fatto  gli  studi  nel  col- 
legio romano,  nel  i85i  donò  al  museo 
Kircheriano  de'  gesuiti  parecchi  piombi 
greci  di  molta  entità  dal  canto  dell'eru- 
dizione, e  tutta  la  serie  delle  rocce  ch'e- 
gli stesso  raccolse  nelle  sue  escursioni  dei 
contorni  di  Roma.  In  Roma  il  cardinal 
Lodovico  Altieri  possiede  una  preziosa 
collezione  di  piombi  antichi  scritti  e  fi- 
gurati, de'quali  abbiamo  le  due  seguen- 
ti opere,  di  cui  tennero  proposito  i  Dia- 
ri di  Roma,  n.°  16  del  1 84  ',  n-°  '  °°  del 
1847-  Francesco  Carrara,  Teodora  Du- 
caina  Paleologa  ,  piombo  unico  inedito 
della  collezione ,ec.  illustrazione,  Vienna 
1 840. Raffaele  Garrucci  gesuita,  /  pioni- 


PIO 

ìli  antichi  raccolti  dall'  Tini,  principe  il 
cardinal  Lodovico  Altieri,  ordinali  e  de- 
scritti, Roma  1847. 

PIONI  A.  Sette  vescovile  dell'Ellespon- 
to, sotto  la  metropoli  di  Cizico,  eietta  nel 
secolo  V.  Registra  4  vescovi  YOriens  dir. 
t.   j,  p.  780. 

PIONIO  (s),  martire.  Prete  della  chie- 
sa di  Smirne, di  gran  dottrina  ed  eloquen- 
za, che  usò  a  gloria  di  Gesù  Cristo,  con- 
vertendo una  gran  moltitudine  d'idola- 
tri. Fu  arrestato  l'anno  i5o,  a'  20  feb- 
braio, mentre  celebrava  la  festa  di  s.  Po- 
licarpo, con  Asclepiade  ed  una  donna  cri- 
stiana nomala  Sabina.  Polemone,  sacer- 
dote degl'idoli, adoperassi  a  tutto  potere 
per  indurli  a  far  sagrificio,  n.a  nulla  a- 
vendo  potuto  vincere  la  loro  costanza, 
vennero  condotti  in  un  oscuro  carcere. 
Poco  dopo  li  trassero  fuori  per  condurli 
al  tempio  e  forcarli  ad  adorare  gl'idoli. 
l'ionio  resistette  con  eroica  fortezza  a  tut- 
te le  violenze  usategli  perchè  aderisse  al- 
meno esteriormente  alle  cerimonie  del  pa- 
ganesimo, e  confuse  in  singolare  manie- 
ra gli  stessi  giudici  colla  fermezza  di  sue 
risposte.  Quindi  d'ordine  del  proconsolo 
Quintiliano  fu  disteso  sopra  un  cavallet- 
to, e  laceralo  il  di  lui  corpo  con  unghie 
di  ferro,  venne  bruciato  vivo.  Altri  i5 
confessori  patirono  con  esso  il  martirio. 
Il  martirologio  romano  ne  fa  menzione 
sotto  il  giorno  i.°di  febbraio. 

PIPERNO  (Prive,  nen).  Città  con  re- 
sidenza vescovile  della  delegazione  diFro- 
sinoue  nello  stato  pontificio,  antica  e  no- 
bilissima, vicina  alle  Paludi  Pontine  (/'.), 
colle  quali  confina  il  territorio,  1 1  e  più 
miglia  distante  da  Terracina  :  l'antica  sor- 
geva in  pianura  sulla  sponda  dell'  Ama- 
seno  o  Ninfeo,  e  se  ne  vedono  le  vestieie: 
l'attuale  s'innalza  sul  colle  non  molto  al- 
to, in  clima  poco  salubre.  Il  fabbricato  è 
mollo  esleso,  circondato  da  mura  castel- 
lane, in  qualche  parte  dirute,  ove  furo- 
no sostituite  abitazioni  ,  e  si  vedono  fre- 
quenti avanzi  di  ben  intese  torri  merla- 
le". La  cillà  è  attorniala  da  monti  e  da 


P1P  23g 

colline  ,  che  specialmente  dalla  parte  ili 
levante  impediscono  la  libera  ventilazio- 
ne :  i  luoghi  che  si  vedono  formano  bel- 
la e  pittoiica  corona  o  specie  d'  anfitea- 
tro. Mancava  Piperno  d'acque  di  fonte, 
cui  supplivano  le  aeque  pluviali,  ma  da 
ultimo  con  enormi  spese  fu  per  eccellenza 
provveduto  mediante  lontano  e  sotter- 
raneo acquedotto,  che  le  conduce  in  cit- 
tà purgatissime.  La  piazza  principale  cor- 
nata delle  più  ragguardevoli  fabbriche  e 
decorala  di  annosi  ed  enormi  alberi  di  Por- 
togalli di  pubblico  diritto,  e  specialmen- 
te per  gli  stranieri  che  ne  vogliono  pro- 
fittare. Il  palazzo  municipale,  già  isolato, 
di  forma  quadrata,  è  di  costruzione  goti- 
ca ,  contemporanea  o  poco  posteriore  a 
quella  della  contigua  cattedrale,  già  re- 
sidenza de' cardinali  legali,  rettori  o  altri 
presidi  delle  provincie  di  Marittima  e 
Campagna,  ed  al  presente  del  governa- 
tore. Esso  è  ancora  rimarchevole  pei  suoi 
balconi,  la  luce  de'ciuali  resta  divisa  da 
varie  colonnette  pure  a  foggia  gotica  ,  e 
da  un  vasto  portico,  che  prima  ornan- 
dolo con  molta  magnificenza  formava  li- 
na piazza  coperta  ,  ma  i  di  cui  archi  dì 
sesto  acuto  osservansi  ora  chiusi  onde  for- 
marvi lecarceri.  La  strada  principale,  che 
traversa  la  città,  è  abbellita  di  fàbbriche 
importanti  di  diverse  epoche,  in  alcune 
delle  quali  sono  affisse  varie  antiche  iscri- 
zioni rinvenute  begli  scavi  de'contorni  e 
riportate  nella  descrizione  di  Piperno  (al- 
ta da  Giuseppe  Marocco,  Monumenti  del- 
lo italo  pontifìcio,  t.  [\.  p.  1 62  e  seg.  Una 
vasta  gradinala  rende  elegante  l'accesso 
alla  cattedrale,  con  porticato  gotico  di  tre 
archi  ,  fra'  quali  è  diverso  il  medio  per 
struttura  e  vastità  di  luce.  Questo  atrio 
fu  costruito  giudiziosamente  dall' archi- 
tetto Antonio  Baboltopipernese  con  pie- 
tra di  vicine  cave,  su  cui  vi  sono  fre- 
gi di  viti  e  di  grappoli,  come  di  capitelli 
abbelliti  con  figure  d'animali,  secondo  il 
costume  de'bassi  tempi.  Le  colonne  po- 
sano sul  dorso  di  leoni,  tranne  l'ultima 
a  sinistra  che  sta  sopra  un  cavallo  insel- 


i\o  P  I  P 

lato,  pine  di  marmo,  allusivo  forse  alla 
celebre  Camilla  regina  de'volsci.  Sull'ar- 
co di  mezzo  è  scolpito  un  angelo  che  de- 
nota il  tempio  dedicato  al  vero  Dio;  sul- 
l'arco sinistro  vi  è  un'aquila,  che  forma 
parte  dello  stemma  del  comune.  La  cat- 
tedrale munita  di  fonte  battesimale  è  de- 
dicata all'Annunziazione  di  Maria  Ver- 
gine, fu  consagrata  nel  i  1 83  da  Papa  Lu- 
cio III,  indi  restaurata  nel  1782,  come 
si  legge  nella  memoria  esistente  sotto  l'a- 
trio, scolpita  in  versi  leonini.  In  essa  si 
venera  un'  antichissima  immagine  della 
Beata  Vergine,  trasferita  dalla  distrutta 
Pi  perno  e  restala  illesa  dall'incendio  av- 
venuto sotto  Carlo  Magno,  come  narra 
il  Marocco,  non  che  le  insigni  reliquie  del 
capo  e  due  aropolledelsanguedis.  Tom- 
masod'Aquino.  principale  protettore  del- 
la città  ,  ivi  trasferiti  dal  monastero  di 
Fossanitova  dove  mori ,  come  narrai  a 
qiiell'  articolo.  Nella  tribuna  merita  os- 
servazione il  bassorilievo  in  marmo,  rap- 
presentante il  santo  dottore  die  spiega 
l'evangelo,  situato  a  destra  del  i.° alta- 
re, scultura  famosa  del  Bernini.  Il  capi- 
tolo si  compone  della  dignità  dell'  arci- 
prete, che  ha  la  cura  delle  anime,  di  i4 
canonici  compresi  il  teologo  e  il  peniten- 
ziere ,  di  altri  preti  e  chierici  addeLti  al 
servizio  divino. 

Vi  sono  altre  4  chiese  parrocchiali,  s. 
Cristoforo,  s.  Lucia,  s.  Benedetto,  s.  Gio- 
vanni, e  la  chiesa  collegiata  di  Maria  Ver- 
gine del  Suffragio,  con  capitolo  compo- 
sto del  preposto  e  di  8  canonici,  ai  quali 
Pio  VII  col  breve  Quantum  splendoris, 
de' 5  aprile  i8o3  ,  Bull.  Rum.  coni.  t. 
12,  p.  7,  concesse  1'  uso  del  rocchetto  e 
della  mozzetta  paonazza.  I  religiosi  con- 
ventuali vi  hanno  la  chiesa  ed  il  conven- 
to di  s.  Lorenzo  levita  e  martire,  già  bel 
monastero  de'  benedettini,  i  quali  aven- 
dolo abbandonato  ,  s.  Francesco  vi  sta- 
bilì i  suoi  religiosi.  Vi  dimorò  ancora  e 
mori  il  b.  Leonardo  di  Foligno  3.°  di  lui 
compagno,  e  divenne  più  celebre  per  es- 
servi stati  quali  lettore  s.    Bonaventura 


PIP 

e  guardiano  s.  Bernardino.  Le  notizie  le 
riporta  il  Theuli,  neW  Apparato  minori- 
ticoj  mentre  il  Fontana  descrive  quello 
de'  domenicani,  De  rontana  provincia: 
un  tempo  vi  furono  pure  le  monache  eia- 
risse  ,  ed  il   luogo  è  ora  occupalo  dalle 
maestre  pie  per  la  educazione  delle  fan- 
ciulle. Per  l'istruzione  de'giovani  vi  è  un 
collegio  di  dottrinari,  con  scuole  prima- 
rie, in  cui  s'insegnano  i  rudimenti  gram- 
maticali. Vi  sono  diverse  confraternite, 
ed  i  conventi  suburbani  di  s.  Francesco 
de' cappuccini  e  di  s.  Tommaso  de' do- 
menicani citati.  Eravi  un  monastero  di 
camaldolesi,  soppresso  da  Innocenzo  X, 
in  parte  diruto  e  reso  romitorio,  situato 
sulla  via  provinciale  circa  unmiglio  dalla 
città.  Gli  avanzi  dell'antica  sono  in  poca 
distanza  dalle  falde  del  colle,  su  cui  giace 
la  presente,  di  dove  principia  il  piano, 
detti/  comunemente  Piperno  vecchio,  in 
migliore  aria  dell'odierna,  avente  ne'din- 
torni  deliziose  ville  con  terme,  come  di 
Seiano.  Colà  sopra  i  ruderi  d'un  antico 
tempio  venne  eretta  nel   1820  la  chiesa 
della  Beata  Vergine  Assunta.  Di  prospet- 
to a  questo  tempio  ed  a  fianco  della  mo- 
derna  strada  provinciale   si  osserva  uu 
gran  terreno  quasi  quadrilatero,  ov'è  au- 
lica tradizione  che  vi  fosse  un  celebre  pa- 
lazzo di  T  iberio, convalidata  dagli  scavi  e- 
seguiti  nel  1  707  d'ordine  del  governo  pon- 
tificio da  Petrilli,  ne'quali  tra  le  altre  co- 
se pregievoli  si  rinvenne  la  superba  sta- 
tua sedente  di  tale  imperatore,  trasferi- 
ta nel  museo  Vaticano,  ed  un  bel  busto 
di  Claudio.  In  questa  pianura  fu  trovato 
un  gran  Priapo,  che  ora  si  vede  situato 
nella  pubblica  piazza  ,  ritenendo  alcuni 
che  ivi  fosse  il  suo  delubro  e  venerato  qual 
nume.  Iside  pure  v'ebbe  un  tempio  e  se 
ne  vede  qualche  avanzo,  come  delle  due 
porle  e  mura  fortissime.  Ma  de'sontuosi 
edilizi  di  Priverno  e  delle  sue  antichità 
ed  oggetti  rinvenuti,  tratta  il  p.  Valle. 
Il  territorio  è  fertile  ed  abbondante 
principalmente  di  frumento,  legumi,  o- 
lio,  fruiti  ,  molte  ghiande  per  le  vicine 


PIP 

foreste,  con  legna  da  combustione  e  co- 
struzione ,  copiosi  erbaggi  ed  ottimi  pa- 
scoli. Pi  perno  è  capoluogo  delle  comuni 

di  Roccasecea,  Macnza,  Prossedi,  Pistcr- 
zo  e  Roccagorga,  le  cui  notizie  riportai 
nel  voi.  XXV li,  p.  2tS8eseg.  Queste  terre 
e  castelli  con  Sonniuo,  the  ripete  l'origi- 
ne da  Pri verno  (lo  descrissi  a  p.  2<)6,  ed 
ora  onorano  la  patria  il  cardinal  Anto- 
nelli  e  mg.1'  Pellegrini  votante  di  segna- 
tura), sono  soggette  al  comune  di  Piper- 
no  e  gli  danno  in  tributo  denaro  e  cera, 
per  porzioni  di  territorio  dal  medesimo 
loro  coucesse,  quando  si  eressero  in  co- 
mune, avendoancora  l'obbligo  di  contri- 
buire le  decime  in  grano  alla  cattedra- 
le, eccettuato  Prossedi  appartenente  alla 
diocesi  di  Ferentino.  Tra  gli  uomini  più 
illustri  di  Piperno  nominerò  i  seguenti, 
le  notizie  de'quali  si  possono  leggere  nel 
li  icch  i ,  Teatro  degli  uomini  illustri  volsci, 
cap.  1 8.  B.  Rcginaldo  domenicano  missio- 
nario, ebe  dopo  aver  convertito  mille  mo- 
ri fu  martirizzato;  b.  Reginaldo  vescovo 
di  Marsico  e  domenicano  giuniore  ,  ec- 
cellente predicatore,  compagno  e  confes- 
sore di  s.  Tommaso  d'Aquino,  aneli 'egli 
martire  secondo  alcuni;  il  servo  di  Dio 
Torquato  Pennazzuolo,  arciprete  di  Pi- 
perno  ,  morto  in  Roma  e  sepolto  in  s. 
Giovanni  de'Fiorentini  ;  cardinal  Pietro 
Valeriani  Duraguerra  ,  della  nobile  fa- 
miglia Valeriani  poi  Guari  ni  :  furono  ve- 
scovi, di  Fondi,  Leonardo  Tacconi  e  Ro- 
berto monaco  e  priore  di  Fossanuova  ; 
di  Anagni,  Pietro  e  Vittorio  Guarini;  di 
Chicli,  Pietro  Ferri.  Antonio  Volsco  fu 
autore  d'opere  egregie  ;  Mamereo  figlio 
di  Pitagora,  Marco  Guarini  lllosofoe  me- 
dico insigne,  Bernardino  Leo  celebre  poe- 
ta e  oratore,  autore  d'  opere  come  lo  fu 
Gio.  Pietro  Leo  eccellente  nell'oratoria, 
e  Favoriuo  Leo  scrisse  De  laudibus  Pri- 
verai. Istorici  patrii  furono  Pietro  Paolo 
Benvenuti  e  fr.  Teodoro  Valle  domeni- 
cano. Pietro  Gravina  poeta  e  oratore,  fr. 
Domenico  Gravina  domenicano  dottissi- 
mo, Teodoro  B.ossi  letterato,  professore 
voi    LUI. 


P  I  P  2  \  I 

di  legge,  profondo  astronomo  e  scudiere 
di  Bonifacio  Vili.  Nella  musicasi  resero 
ciliari  Eustachio  Ricci  maestro  della  cap- 
pella pontificia,  ed  Agostino  de  Felice  mu- 
sico di  soave  voce.  Mario  Agostino  Cam- 
piani  professore  di  diritto  nell'università 
diTorino,autore  d'opere.  Tolomeo  Gua- 
rini cavaliere  dis.  Stefano.  Antonio  Bar- 
bato o  B-abotto  valente  anche  nella  pit- 
tura e  nelia  scultura.  Valorosi  guerrieri 
furono  Ruggiero  ed  altri  antichi,  Massi- 
mo Valeriani  generale  «li  Carlo  11  re  di 
Napoli ,  duca  di  Bertinoro  e  vicario  ge- 
nerale in  teinporalibus  del  fratello  car- 
dinal Duraguerra  ,  Vincenzo  de  Bellis, 
Francesco  de  Oddis,  Curzio  Setacci,  Mar- 
co Colapietro  de  Rocchis,  il  quale  donò 
alla  cattedrale  le  bandiere  tolte  ai  nemi- 
ci. Nella  palestra  si  distinsero  Antonio 
Dionisio  e  Feliciano  Zaccaglioni.  A  Car- 
nevale di  Roma,  ed  altrove,  parlai  dei  gio- 
stratori che  vi  mandava  Piperno  pei  giuo- 
chi di  Agone  e  Testacelo.  Il  eh.  Mercu- 
ri, nel  Panorama^  p.  202,  pubblicò  un 
erudito  articolo  tratto  dalPdcchi,£rt  reg- 
gia de\'olscicap.  56,  sull'antica  Piperno^ 
e  fra'  viventi  illustri  pipei  nati  nomina 
l'avv.  Agostino  Zaccaleoni  valente  giuris- 
perito, e  la  colta  botanica  Elisabetta  Fio- 
rini ;  ed  io  aggiungerò  1'  avv.° concisto- 
riale Angelo  Giansanti,  odierno  ministro 
di  grazia  e  giustizia  del  regnante  Pio 
IX.  In  Piperno  ebbe  eziandio  la  culla 
la  famosa  Camilla  regina  de' volsci,  in  cui 
onore  tuttora  a  molle  bambine  s'impone 
il  suo  nome.  L'impresa  o  vessillo  della 
città  nuova  si  compose  d'un  leone  ram- 
pante, avente  sotto  la  zampala  testa  guer- 
riera di  Camilla,  ed  un  albero  verdeggian- 
te di  lauro,  non  pare  di  pepe  come  al- 
cuni vogliono,  onde  farne  derivare  il  no- 
me alla  città,  che  altri  lo  dissero  prove- 
niente dalle  pietre  peperine.  L'  arme 
della  regia  antica  città  formasi  d'  un'  a- 
quila  armata  negli  artigli  d'arco  e  di  frec- 
eie,  cui  poi  fu  aggiunta  nel  petto  una  tar- 
ga con  serpe.  1  significati  e  1'  origine  di 
questi  stemmi  seno  spiegati  dal  p.  Valle 
16 


2  4  2 


PIP 


A  Lazio  narrai  la  venuta  in  esso  di 
Saturno  e  del  suo  regno,  il  p.  Valle  rac- 
conta poi,  ch'egli  prima  dell'edificazione 
di  Saturnia,  con  alcune  fabbriche,  di  cui 
se  ne  vuole  inventore,  in  forma  di  picco- 
la città  die  origine  alla  città  che  deno- 
minò Lazio  dal  suo  nascondimento,  la 
quale  è  credibile  che  dasseorigine  a  quel- 
la in  seguito  chiamata  Privernuin,  come 
vado  a  indicare  con  la  sua  autorità  pel- 
le prove  che  ne  adduce:  certo  è  che  i 
primordi  di  Pi  perno  sono  antichissimi, 
comeafTermanogli  storici.  La  città  in  pro- 
gresso di  tempo  fu  ampliata  con  molti 
edilìzi  e  resa  forte  per  difendersi  dai  ne- 
mici, con  (\ue  porte,  l'Amasena  e  la  Re- 
gia, templi  sacri  a  Saturno  ritenuto  i.° 
fondatore  della  città,  a  Marte,  a  Diana, 
ed  altri  sontuosi  edilizi  ,  divenendo  me- 
tropoli e  capo  del  regno  privernate  e  dei 
volsci,  derivando  da  essa  altre  città  e  ca- 
stelli. In  tempo  che  regnava  il  vecchio  re 
Fauno  discendente  di  Saturno,  si  vuole 
che  i  popoli  abitatori  delle  sponde  del 
Rodano  dov'è  ora  Avignone,  s'impadro- 
nissero di  parecchie  città,  fra  le  quali  que- 
sta di  Lazio, guidali  da  certo  Osco, il  qua- 
le avea  per  insegna  un  serpente  o  vipe- 
ra detto  oscorzone,  per  cui  lo  divenne 
anche  degli  osci  o  volsci  od  opici.I  con- 
quistatori attribuirono  il  nome  di  Lazio 
a  tutta  la  contrada,  secondo  l'opinione  del 
citato  scrittore,  e  dal  nome  di  osci  gli  a- 
tritanti  della  regione  presero  quello  di 
volsci,  poiché  è  noto  che  altri  fanno  de- 
rivare gli  osci  dagli  etruschi.  Dopo  Osco 
successe  il  figlio  Preiverio,  che  cambiò 
nome  alla  città  di  Lazio  e  col  proprio  la 
chiamò  Preivernum  ,  quindi  detta  Pri- 
vermim.  A  Preiverio  nella  città  di  Prei- 
verno  e  regno  privernate  succedette  il  fi- 
glio Metabo,  che  dalla  moglie  Cassami!- 
la  o  Casmilla  ebhe  una  vezzosa  bambi- 
na, che  per  la  morte  della  madre  nel  par- 
torirla denominò  Camilla.  Intanto  a  Fau- 
no re  del  Lazio  essendo  succeduto  il  fi- 
glio Latino,  volendo  vendicarsi  di  Osco 
che  avea  cacciato  il  padre  dalla  città  di  La- 


PIP 
zio  e  da  una  parte  del  regno, con  pode- 
roso esercito  si  mosse  contro  il  nipote  Me- 
tabo e  lo  debellò  talmente  che  abbando- 
nalo dai  sudditi  fu  costretto  salvarsi  col- 
la fuga, colla  sua  diletta  bambina  Camil- 
la, lasciando  Preiverno  e  il  regno.  Inse- 
guito Metabo  dai  vincitori  e  giunto  al  fiu- 
me Amaseno,  lo  trovò  gonlìo  e  rigurgi- 
tante per  le  pioggie ,  e  trepidando  pas- 
sarlo coll'amalo  peso  della  figlia,  la  col- 
locò dentro  la  corteccia  d'un  albero  e  le- 
gato il  sugare  all'asta  d'un  suo  dardo, con 
forza  lo  lanciò  all'altra  riva,  ove  si  con- 
ficcò sulla  terra  senza  offesa  della  bam- 
bina, avendo  prima  invocato  il  patroci- 
nio di  Diana  ,  ed  a  sua  ministra  votata 
Camilla.  Intanto  Metabo  sopraggiunto 
dai  nemici  si  gitlò  a  nuoto  nel  fiume  e 
salvo  all'altra  sponda  giunse,  e  con  la  fi- 
glia riprese  la  fuga,  errando  tra  le  insi- 
die pei  monti  e  per  le  selve.  S' imbattè 
in  alcuni  armenti  e  per  nutrire  la  figlia 
si  raccomandò  ai  pastori,  i  quali  lo  por- 
laronoin  una  caverna,  acciò  col  latte  d'i  n« 
domita  cavalla  la  potesse  lattare.  Ivi  e- 
gli  restò  e  fece  alimentare  Camilla  dalla 
cavalla,  ed  appena  incominciò  a  reggersi 
in  piedi  gl'imparò  il  maneggio  delle  ar- 
mi che  seco  avea  condotto,  con  felice  sue» 
cesso.  Desolando  gli  ospiti  pastori  una 
tigre,  riuscì  a  Metabo  di  ucciderla  co'suoi 
dardi  con  loro  sommo  tripudio.  Della  pel- 
le ne  formò  una  veste  per  Camilla,  che 
sempre  più  fece  destra  e  valorosa  in  lan- 
ciar dardi  e  la  fionda  :  datasi  al  correre 
e  alla  caccia,  riuscì  abile  cacciatrice  e  guer- 
riera. L'esule  Metabo  venuto  a  morte  pel* 
l'età  e  pei  travagli  paliti,  scongiurò  i  pa- 
stori suoi  benefattori  a  prendere  la  pro- 
tezione della  figlia,  la  cui  virginità  avea 
consacrala  a  Diana  ,  ed  avutane  assicu- 
razione spirò.  I  pastori  posero  Camilla 
tra  le  donne,  e  fatta  adulta  le  narrarono 
la  sua  reale  origine  e  gli  avvenimenti 
del  perduto  regno.Quesli  racconti  infiam- 
marono Camilla  a  ricuperarlo  ed  a  ven- 
dicare il  defunto  padre.  Recatasi  fra' vol- 
sci, si  fece  conoscere  per  l'erede  di  Mela- 


PIP 

Ih),  dichinraruìo  volerli  liberare  dalla  ser- 
vila di  Latino,  ed  unitasi  coi  principali 
pervenne  a  cacciarlo  e  fu  acclamata  re- 
gina del  regno  privernate.  La  fama  del 
suo  coraggio  e  animo  virile,  ed  i  fatti  il- 
lustri e  valorosi  che  operò,  in  un  all'av- 
venenza del  volto  e  della  persona,  la  fe- 
cero ben  presto  celebre  e  temuta.  Fedele 
al  voto  fatto  dal  genitore  a  Diana,  rifiu- 
tò sempre  di  maritarsi,  incedendo  arma- 
ta e  vestita  da  guerriero,  e  governando 
i  sudditi  da  saggia. 

Volendo  il  re  Latino  muovere  guerra 
a  Camilla,  per  acquistare  maggior  forza 
si  unì  a  Turno  re  de'rutoli  e  gli  promi- 
se (a  mano  di  sua  figlia  Lavinia  di  sin- 
goiar bellezza.  Intanto  approdato  nel  La- 
zio il  troiano  Enea,  ruppe  guerra  mici- 
diale a  Latino,  ebe  fu  costretto  alla  pa- 
ce ed  a  cedergli  in  isposa  Lavinia.  Arse 
di  sdegno  Turno  e  per  vendicarsi  si  col- 
legò  con  Camilla,  con  altri  principi  e  po- 
tenti città,  movendo  atrocissima  guerra 
a  Latino  ,  di  cui  ne  presero  le  difese  E- 
nea  e  altri,  come  riportai  a  Lazio.  La  re- 
gina alla  testa  de'suoi  volsci  si  portò  al 
campo,  accompagnata  dalle  valorose  Ac- 
ca, Larina  e  Tulla,  e  ben  presto  formò 
lo  stupore  degli  eserciti,  salutata  da  Tur- 
no quale  ornamento  e  decoro  d' Italia. 
Dopo  prodigi  di  valore,  agilissima  su  fo- 
coso cavallo  nel  gran  conflitto  reso  im- 
mortale dagli  aurei  versi  di  Virgilio,  e 
dopo  aver  fatto  strage  de'troiani  ed  age- 
volato la  rotta  de' nemici,  menti  e  era  im- 
pegnata a  combattere  Corca  sacerdote  di 
Cibele,  per  impadronirsi  delle  sue  splen- 
dide e  ricche  vesti,  fu  uccisa  per  le  insi- 
die del  troiano  Arunte ,  ed  esalò  lo  spi- 
rilo Ira  le  braccia  delle  amate  compa- 
gne. Morta  la  regina  de'privernati,  sbi- 
gottiti i  volsci  per  l'acerbo  caso,  i  nemi- 
ci rinfrancando  le  forze,  da  soccombenti 
divennero  vincitori.  Camilla  fu  pianta,  e 
per  le  sue  gloriose  azioni  le  furono  e- 
rette  statue  anche  equestri,  e  non  peri- 
tura ne  restò  la  memoria  illustre,  ricol- 
mata di  alti  elogi  dagli  scrittori.  Virgilio 


PIP  243 

finse  che  fosse  sepolta  nell'  inconsolabile 
patria  sua  Priverno,  che  tanto  nobilitò, 
prima  chesorgessero  Alba  Longa  metro- 
poli del  Lazio  e  Roma.  Quindi  restò  Enea 
vincitore  e  signore  del  Lazio,  del  regno 
privernate  e  de' volsci.  Tutto  questo  rac- 
conto di  Metabo  e  di  Camilla,  presso  mol- 
ti critici  è  ritenuto  un'invenzione  poetica 
di  Virgilio,  sulla  cui  autorità  molti  storici 
anche  patrii  lo  ripeterono  ;  mentre  tanti 
storici  anteriori  al  poeta  nou  ne  fecero 
parola,  e  lo  stesso  Tito  Livio  suo  contem- 
poraneo non  ne  fece  motto,  sebbene  mol- 
to egli  abbia  scritto  de'  volsci.  d'istorici 
che  riportano  le  avventure  di  Camilla 
riferiscono  che  la  sua  morte  fu  cagione 
di  un  cambiamento  di  governo  in  tutto 
il  regno  volsco,  e  che  perciò  ciascuna  cit- 
tà prese  un  regime  il  più  confacente  al 
numero  eall'indolede'cittadini,  come  os- 
serva il  eh.  Banco  nella  Storia  Veliltr- 
na.  Tuttavia  le  città  volsche  non  si  dis- 
unirono e  sempre  in  istretta  lega  si  man- 
tennero, percui  temute  dai  principi  con- 
finanti, mai  caddero  sotto  il  giogo  de're 
latiui  ede're  d'Alba  Longa,  de'quali  par- 
lai a  Lazio.  A  conservare  i  volsci  questa 
scambievole  unione,  scelsero  alcune  cit- 
tà principali,  ove  secondo  le  urgenze  di 
pace  o  guerra  si  radunavano,  ed  ivi  quan- 
to fosse  utile  alla  nazione  o  di  difesa  alla 
comune  libertà  risolvevano.  Tali  adunan- 
ze non  si  facevano  sempre  in  un  mede- 
simo luogo,  ma  ora  in  una  città,  ora  in 
un'altra,  per  cui  gli  contendono  il  prima- 
to e  sono  pure  chiamate  capitali  de'volsci, 
Eccetera,  Ferentino,  Suessa,  Anzio,  Ter- 
racina,  Velletri.  Questa  ultima  nell'anno 
137  di  Roma  saccheggiando  il  territorio 
romano,  fu  la  prima  mossa  d'  armi  che 
i  volsci  fecero  contro  la  nuova  metropo- 
li; ne  fu  risultato  la  confederazione  di  Vel- 
letri con  Anco  Marzio  re  di  Roma.  Dipoi 
Tarquinio  il  Superbo,  ultimo  re  di  Roma, 
intraprese  guerra  a  danno  di  Suessa  Po- 
inezia  ,  e  quando  Roma,  proclamata  la 
repubblica,  cacciò  quel  tiranno,  solo  An- 
zio ed  Eccetera  a  lui  si  unirono,  e  Velie- 


a44  P • p 

tri  si  confederò  col  genero  Mamilio  Tu- 
sculano,  come  narrai  a  Frascati,  dicen- 
do della  vittoria  riportata  dai  romani 
nel  a5c). 

Passali  4  anni,  i  romani  per  assicu- 
rarsi de'volsci,  con  esercitosi  condussero 
sul  loro  territorio,  e  ne  riportarono  3oo 
ostaggi.  \  olendo  i  volsci  vendicarsi,  si 
mossero  contro  Roma,  ma  furono  scon- 
ti tti,  perdendo  vari  luoghi  e  territorii,indi 
Vellelri  quando  ritentarono  la  sorte  del- 
le armi  con  poderoso  esercito.  Erano  i 
volsci  risoluti  di  piombare  sui  nemici,  al- 
lorché una  fiera  pestilenza  li  percosse, 
bensì  ripresero  le  armi  nel  7.65  insieme 
agli  ernici  con  la  peggio. Tralasciando  al- 
tri combattimenti  nei  quali  presero  par- 
te i  privernati,  nel  35 1  i  romani  soggio- 
garono Artena  ed  Ansure  o  Terracina. 
Dopo  aver  sofferto  Roma  l'invasione  dei 
galli,  si  vide  sopra  le  armi  de'volsci,  che 
vinse  però  nel  367  pel  dittatore  Cannilo. 
Non  pertanto  avviliti  nel  3j  1  i  volsci  ten- 
tarono di  opprimere  la  crescente  repub- 
blica, e  il  dittatore  Cornelio  Cosso  li  rup- 
pe e  fugò.  I  volsci  sempre  più  audaci  e 
animosi, di  nuovo  nel  3y3  incominciaro- 
no la  guerra  cogli  alleati,  che  prolunga- 
tasi per  alcuni  anni,  finirono  con  soggia- 
cere a  diverse  perdite.  Questa  indomabi- 
le nazione,  compressa  e  mai  interamen- 
te vinta,  volle  fare  ulteriori  sforzi.  I  ve- 
literni  coi  privernati  nel  3qy  di  Roma, 
mentre  i  consoli  C.  Fabio  e  C.  Plauzio  e- 
rano  intenti  ad  espugnare  i  galli  senoni 
in  Palestrina,  si  mossero  ostilmente,  in- 
vestirono il  contado  romano,  lo  devasta- 
rono e  saccheggiarono;  ma  i  romani  co- 
noscendo allora  di  non  avere  forze  ba- 
stanti per  punirli,  dissimulandoci  miti- 
gò il  furore  de'  nemici,  poscia  si  vendi- 
carono con  Velletri  e  Priverno  verso  il 
4 1  7j  quando  già  la  loro  dominazione  da 
Priverno  si  estendeva  al  fiume  Voltur- 
no, essendo  la  nazione  volsca  in  decaden- 
za. Pertanto  marciò  contro  Priverno  il 
console  C.  Marzio  con  forte  esercito,  e 
giunto  alle  sue  mura,  dopo  vari  assalti 


PIP 

ed  ostinata  difesa,  prese  a  palli  la  città  in 
dedizione,  e  vi  lasciò  un  presidio.  Ripre- 
sero però  ardire  i  privernati  appena  i  ro- 
mani furono  da  altre  guerre  sviati  e  in 
dissensione  per  alcune  nuove  leggi,  recan- 
do verso  il  4' 3  molti  guasti  alle  colonie 
romane  di  Norma  e  di  Sezze.  Queste  ri- 
corsero al  senato  romano  ,  il  quale  in- 
viò il  console  C.  Plauzio  con  numeroso 
esercito,  onde  abbattere  la  pertinacia  del 
popolo  pri  vernate  ,  e  dopo  vari  attac- 
chi ed  abbattimenti  finalmente  occupò 
la  città  con  l'acquisto  della  maggior  par- 
te del  campo,  e  postovi  un  vigoroso  pre- 
sidio il  console  ritornò  vittorioso  in  Ro- 
ma con  doviziosa  preda  :  inoltre  da  T. 
Manlio  furono  multati  di  due  terzi  di  ter- 
ritorio, che  si  assegnarono  alla  plebe  ro- 
mana. Fremendo  i  privernati  di  rancore, 
si  unirono  a  Vitrurio  o  Vilruvio  Vacco 
principe  di  Fondi,  ribelle  ai  romani, che 
li  persuase  a  disprezzarne  le  leggi  ed  a 
congiurare  a  danno  delle  loro  colonie, 
specialmente  di  Cori,  Norma  e  Sezze,  che 
oltre  l'incendio  de'  campi  e  le  prede  de- 
gli armenti,  nel  4^5  o  427  furono  sac- 
cheggiate con  stragede'cittadini,eledue 
prime  smantellate  nelle  mura  più  di  Sez- 
ze. Ritornando  Vitrurio  colle  rapite  ric- 
chezze a  Priverno  ,  si  vide  rapidamente 
a  fronte  il  console  L.  Papirio,  spedilo  con 
squadre  dal  senato  per  vendicare  gli  af- 
fronti fatti  alle  sue  colonie,  ma  egli  non 
ebbe  felice  incontro  e  ritornò  in  Roma 
1  luminili  e  privernati  corsero  a  ricovrar- 
si  in  Piperno,ove  sopraggiunte  con  im- 
peto le  milizie  romane,  comandate  dal 
console  C.  Plauzio  e  dal  collega  L.  Emi- 
lio Mamerco,  dopo  ostinati  combattimen- 
ti, presero  valorosamente  Piperno,  fece- 
ro prigione  il  predatore,  manomisero  le 
mura  ed  i  fortilizi  della  città,  ponendo  il 
tutto  a  ferro  e  a  fuoco.  Indi  i  due  con- 
soli si  dierono  a  danneggiare  i  campi  che 
ridussero  in  cenere.  Al  console  Plauzio  il 
senato  decretò  gli  ouori  del  trionfo,  pre- 
ceduto da  Vitrurio  e  dai  prigionieri  suoi 
aderenti  incatenati, quali  tutti  furono fat- 


PIP 

ti  morire.  Narrano  il  Ricchi  e  il  p.  Val- 
le, che  il  ribelle  fondano  ebbe  confiscati 
i  beni  a  vantaggio  tlel  tempio  di  Semo- 
ne  Sango,  e  prima  di  morire  vide  dalla 
plebe  atterrato  il  maestoso  e  vasto  pa- 
lazzo che  possedeva  in  Roma,  non  lun- 
gi dal  Campidoglio,  nel  luogo  che  dal  no- 
me di  Vitrurio  Vacco  si  disse  indi  Cam- 
po Vaccino  :  ma  su  questa  denominazio- 
ne vedasi  Fori  di  Roma.  Inoltre  il  senato 
concesse  a  Plauzio,  nel  giorno  del  trion- 
fo, la  facoltà  di  battere  moneta,  e  ad  E- 
milio  Ma  merco  invece  di  questo  cogno- 
me gli  die  quello  di  Privernate,  in  pre- 
mio di  aver  soggiogato  una  regia  città 
capo  de'  volsci,  come  ancora  per  avere 
altre  volte  raffrenato  sì  bellicosa  nazio- 
ne, che  per  lo  spazio  di  200  anni  avea 
guerreggiato  con  la  repubblica.  Quindi  il 
senato  a  rendere  immortale  il  soggioga- 
mento de' volsci  ed  i  vincitori  di  Pri ver- 
no, fece  scolpire  un  marmoreo  elogio  in 
Campidoglio  a  Plauzio  e  ad  Emilio. 

Essendo  stato  il  resto  della  moltitu- 
dine de'  pri  vernati  coi  loro  senatori  e 
principe  confinati  in  Roma  nella  regio- 
ne di  Trastevere,,  la  loro  causa  fu  pero- 
rata avanti  il  senato,  dallo  stesso  console 
Plauzio,  che  mitigò  lo  sdegno  de'  padri, 
preparò  il  loro  animo  a  clemenza  e  pro- 
pose che  il  principe  si  ammettesse  alla  lo- 
ro presenza  per  udirne  le  discolpe.  Intro- 
dotto il  duce,  fu  con  rigore  ripreso  della 
poca  vigilanza  verso  de'sudditi,  del  dan- 
no recato  alle  colonie  romane,  della  ro- 
vina e  distruzióne  di  Priverno  e  de'suoi 
abitanti,  dell'odio  verso  i  romani  e  del- 
l'aver dato  ricetto  ai  ribelli,  laonde  egli 
stesso  pronunziasse  la  sentenza  colla  pe- 
na adequata  ai  demeriti  ancora  de'suoi 
soggetti.  Sentita  dal  duce  privernate  pro- 
posta si  acerba  ,  con  intrepidezza  infles- 
sibile rispose:  Qual  debbe  averla  chi  li- 
bero nacque,  e  degno  si  crede  di  esserlo. 
A  questa  audace  e  spiritosa  risposta,  mag- 
giormente si  accese  l'animo  de'senatori, 
nulladimeno  si  contentarono  dirgli  per 
bocca  di  Plauzio  :  E  se  ogni  punizione  noi 


PIP  245 

vi  condonassimo,  qual  pace  mai  sperar 
potremmo?  Replicò  il  sagacissimo  prin- 
cipe ;  Ferace  ed  eterna,  ove  l'  onore  i 
patti  ne  comporti  ;  effimera,  ove  segnas- 
se il  nostro  vitupero.  Allora  i  senatori  fu- 
rono compresi ,  parte  di  ammirazione, 
altri  di  risentimento,  ed  ebbe  luogo  ani- 
mata discussione.  L'esito  felicesi  deve  alla 
protezione  del  console  Plauzio,  che  qua- 
le altro  Achille  seppe  colla  sua  asta  fe- 
rire e  nel  medesimo  tempo  sanare,  di- 
chiarando i  pri  vernati  degni  di  essere  ro- 
mani, perchè  altro  non  pretendevano  che 
libertà.  In  fatti  i  senatori  sentenziarono 
in  loro  favore,  ed  i  pri  vernati  furono  crea- 
ti cittadini  romani,  aggregati  alla  tribù 
Ofenlina,  onde  godere  la  pienezza  degli 
onori  di  Roma,  pel  gius  di  votare  e  per  al- 
tri privilegi.  Fu  loro  resa  la  città,  edifica- 
te nuovamente  le  mura,  e  dichiarata  mu- 
nicipio romano,  prefettura  e  colonia  al 
tempo  di  Cesare,  restando  i  privernati 
riconoscenti  e  fedeli  amici  de'generosi  ro- 
mani. Priverno  seguì  i  destini  della  re- 
pubblica e  dell'impero  romano,  come  al- 
l'invasione de' barbari  dopo  il  suo  deca- 
dimento, passando  verso  il  730  col  ter- 
ritorio pontino  per  ispontanea  dedizio- 
ne al  paterno  dominio  della  chiesa  roma- 
na, e  soggiacendo  alle  vicende  politiche 
della  provincia.  L'estremo  eccidio  Pri- 
verno non  l'ebbe  all'improvviso  dai  teu- 
toni e  dai  bretoni,  nelle  contese  fra  la  Chie- 
sa e  l'impero,  condotti  dall'  imperatore 
Federico  I,  come  narra  il  Castellano,  Lo 
stato  pontificio,^.  222,  e  perciò  dopo  la 
metà  del  secolo  XII;  ma  sibbene  e  coni'3 
eziandio  rilevasi  da  un  documento  pro< 
dotto  dal  citato  Marocco,  questa  cataslro- 
fé  avvenne  molli  secoli  prima,  ed  a'tem 
pi  di  Carlo  Magno,  cioè  verso  l'anno  796, 
nel  quale  s'incominciò  la  fabbrica  della 
nuova  città.  Il  furore  e  la  fierezza de'ne- 
mici  nulla  risparmiò;  col  ferro  e  col  fuo- 
co tutto  fu  distrutto,  mura,  abitazioni,  pa- 
lazzi e  chiese,  uccidendoi  rimasti  incittà, 
la  quale  spianarono  al  suolo.  Gli  abitan- 
ti avendo  conosciuto  inutile  qualunque 


24G  P I P 

difesa,  fuggirono  raminghi  col  più  prezio- 
so pei  monti,  per  le  selve  e  pei  luoghi  cir- 
costanti, onde  alcuni  edificarono  poi  Son- 
nino,PiOCcasecca,  Maenza,  Prossedi,  Roc- 
cagorga  ed  Asprano  :  di  questi  luoghi  par- 
lai a  Prosinone.  La  maggiore  e  più  no- 
bile parte  de'cittadini,  partiti  i  nemici,  si 
stabilirono  sopra  un  colle  vicino,  allora 
chiamato  Colle  Rosso  dal  colore  di  sua 
terra,  e  determina rono  fabbricarvi  una 
nuova  città,  chiamandola  coll'istesso  no- 
me dell'anticae  poi  fu  detta  Piperno.  Do- 
po la  partenza  de'bretoni  e  de'gei  mani 
o  tedeschi  e  altri  barbari,  narra  il  Valle, 
che  alcuni  pri  vernali  si  portarono  tra  le 
rovine  della  distrutta  patria  ,  per  osser- 
vare se  nulla  era  scampato  all'universa- 
le sterminio,  e  con  stupore  trovarono  il- 
lesa dal  fuoco  in  una  chiesa  diroccata  la 
immagine  della  Beala  Vergine  col  Bam- 
bino, che  una  pia  tradizione  dice  dipin- 
ta da  s.  Luca. Con  gran  divozione  la  por- 
tarono nella  nuova  città  e  collocarono 
nella  chiesa  di  s.  Benedetto,  se  deve  cre- 
dersi al  Castellano,  giacche  ora  si  venera 
in  cattedrale.  È  chiamata  s.  Maria  d'A- 
gosto, perchè  ne  celebrano  la  festa  ai  i  5 
di  tal  mese  ,  con  gran  venerazione  e  so- 
lennità, rimontando  la  sua  invenzione  si- 
no dal  IX  secolo. 

Il  Papa  Lucio  III  nel  1 1 8  3  si  portò  a 
Piperno,  e  come  dissi  vi  consagrò  la  chie- 
sa cattedrale.  Ne'primi  del  secolo  seguen- 
te ,  Piperno  fu  onorata  di  sua  presenza 
dal  Pontefice  Innocenzo  III.  Nel  1233  i 
pipernesi  ebbero  gravi  questioni  pei  con- 
fini, con  Terracina,  e  per  le  terre  e  Pa- 
ludi Pontine  [V.).  Il  cardinal  B.omano 
governatore  di  Marittima  e  Campagna 
nel  12  33  sentenziò  sulle  vertenze,  ed  as- 
segnò alle  parti  i  termini  de'territorii.  I 
pipernesi  ne  rimasero  malcontenti  e  di- 
vertirono le  acque  sul  territorio  terraci- 
'^ese, riempiendola  fossa.  Il  cardinal  Do- 
no presidente  della  provincia  nel  12 35  li 
condannò  a  riparate  il  mal  fatto,  e  per 
la  loro  ostinazione  nel  12 43  vi  prese  sta- 
bile provvedimento  il  cardinal  Riccardo 


PIP 

Annibaldeschi,  e  la  definitiva  concordia 
fu  dipoi  stipulata  nel  i3o8,  dovendo  il 
prato  di  Murello  dividere  la  linea,  con 
lo  scavo  d'un  nuovo  canale,  lavoro  che 
fu  differito  al  i332.  I  pipernesi  ebbero 
ancora  lunghe  questioui  e  dissapori  con 
Sezze,  altra  città  confinante.  Nel  1 4 1 4C'1 '• 
ca  fu  dato  il  governo  di  Piperno  ad  Ai- 
vernino  Conti,  famiglia  ch'ebbe  quasi  in 
eredità  per  alcune  generazioni  il  gover- 
no di  Marittima  e  Campagna.  Nel  pon- 
tificato di  Leone  X  i  piperuesi  reclama- 
rono perchè  ne'loro  campi  era  giunta  l'i- 
nondazione dalla  parte  superiore  del  ter- 
ritorio pontino.  Riferisce  il  p.  Maffei  negli 
Annali  di  Gregorio  XIII,  che  questi  non 
fece  più  passare  per  la  via  Appia  nelle  Pa- 
ludi Pontine,  ma  per  quella  di  Piperno  : 
nel  voi.  XL1II,  p.  39,  parlai  del  riapri- 
mentodell'Appia.  Determinandosi  da  Si- 
sto V  la  bonificazione  pontina,  nell'otto- 
bre 1 589  si  recò  alle  Paludi  Pontine,  ed  ai 
1  3  da  Sezze  passò  a  Piperno,  indi  a  Ter- 
racina. Neh  729recandosiBenedettoXIII 
a  Benevento,  ai  29  marzo  da  Sermone- 
ta  la  sera  giunse  a  Piperno  }  cenando  e 
pernottando  dai  domenicani,  al  cui  ordi- 
ne avea  appartenuto  :  nel  dì  seguente  si 
portò  al  monastero  di  Fossanuova,  ed  orò 
ove  morì  s.  Tommaso ,  e  presa  la  cioc- 
colata proseguì  il  viaggio  per  Terracina. 
Dalla  bonificazione  pontina  intrapresa 
da  Pio  VI,  ne  provò  i  benefìci  effetti  an- 
che Piperno,  che  poi  con  la  provincia  sog- 
giacque nel  declinar  del  secolo  passato  e 
ne'  primi  anni  del  presente  alla  domina- 
zione francese. 

Nel  i843  visitando  Gregorio  XVI  le 
Provincie  di  Marittima  e  Campagna,  ai 
5  maggio  reduce  daFrosinonee  passan- 
do pei  limitrofi  paesi,  verso  le  ore  1 4  ar- 
rivò a  Piperno,  le  di  cui  vicende  legge- 
vansi  espresse  nell'iscrizione  col  locata  sul- 
l'ingresso della  Porta  Romana.  Ivi  alla 
testa  d'immenso  ed  esultante  popolo  fu 
il  Papa  ricevutoda  mg. r  Pila  delegato  di 
Frosinone,  da  mg.1'  Lolli  vice  legato  di 
Velletrie  dalla  magistratura  di  Piperno., 


P1P 

che  gliene  presentò  le  chiavi  per  mezzo 
del  gonfaloniere  Gio.  Ballista  Colabuiii, 
mentre  uno  stuolo  di  24  giovani  unifor- 
memente vestiti  ottennero  di  staccargli  i 
cavalli  e  tirare  la  carrozza  sulla  via  con- 
solare tutta  coperta  di  sabbia  rossa  smal- 
tata di  variopinti  fiori  fino  dentro  la  cit- 
tà ,  sulla  di  cui  piazza  principale  erano 
due   armoniose  bande  ed  un  grandioso 
arco  trionfale  sormontato  dal  pontificio 
stemma,  con  due  iscrizioni  del  cav.  Giu- 
seppe Martelli.  Alla  gradinata  della  cat- 
tedrale, tutta  coperta  di  arazzi  e  di  fiori, 
Gregorio  XVI  fu  ricevuto  da  mg.r  Gu- 
glielmo Aretini  Sillani,  da  lui  fatto  vesco- 
vo della  diocesi,  preceduto  dal  suo  clero 
col  baldacchino,  e  da  due  fanciulli  vesti- 
ti da  angeli,  che  spargevano  rose  e  altri 
fiori  ;  e  così  tra'vivi  e  di  voti  applausi  del 
popolo  ti ipudiante  ed  il  suonodellecam- 
pane  ascese  al  tempio  nobilmente  parato. 
11  vescovo  die  la  benedizione  col  ss.  Sa- 
gramento  precedentemente  esposto,  indi 
il  Pontefice  salito  sull'  altare  maggiore 
venerò  ed  osservò  la  testa  di  s.  Tomma- 
so d'Aquino  in  urna  d'argento,  ed  il  suo 
sangue  custodito  in  due  ampolle,  per  cui 
la  magistratura  donò  al  Papa  le  reliquie 
del  santo  dottore,  in  un'elegante  slatuina 
d'  argento  rappresentante  il  medesimo. 
Passato  in  sagrestia,  benignamente  am- 
mise al  bacio  del  piede  il  capitolo  e  clero, 
la  magistratura ,  ed  anche  i  canonici  di 
Roccasecca,  che  implorarono  e  consegui- 
rono  un  distintivo  pel  loro  capitolo.   Il 
santo  Padre  ascesa  la  loggia  ben  addob- 
bata ,  che  si  eleva  sulla  fronte  della  cat- 
tedrale sopra  l'atrio,  compartì  la  solenne 
benedizione  apostolica  all'  affollatissimo 
e  numeroso  popolo.  Sceudendo  poi  dalla 
porta  laterale,  Gregorio  XVI  uon  curan- 
do la  pioggia  che  cadeva ,  e  preferendo 
appagare  la  divozione  de'sudditi  che  a- 
nelavano  di  vederlo,  anziché  rientrare  in 
carrozza,  si  avviò  a  piedi  con  tutto  il  se- 
guito per  la  strada  principale  alla  casa 
di  Camillo  Polverosi,  affittuario  della  te- 
nuta di  Fossauuova  e  ben  affetto  al  cardi- 


P I P  247 

nal  Pacca,  ed  essendo  il  Polverosi  agoniz- 
zante in  Roma,  i  figli  Bartolomeo  e  Gia- 
como accolsero  decorosamente  ils.  Padre 
in  un  appartamento  mobilialo  con  ma- 
gnificenza, ove  coi  più  cortesi  modi  im- 
bandirono al  Pontefice  ed  alla  corte  un 
squisito  trattamento,  per  cui  u'ebbero  il 
particolare  pontifìcio  aggradimento  cou 
paterne  benedizioni.  Alle  ore  1 8, accom- 
pagnato alla  carrozza  dai  lodati  fratelli 
Polverosi  ,  Gregorio  XVI  vi  salì  tra  gli 
evviva  fragorosi  de'pipernesi,  cui  egli  cor- 
rispose con  ogni  amorevolezza,  scenden- 
do da  Piperno  verso  le  Paludi  Pontine, 
e  costeggiando  il  fiume  Amaseno,  le  di  cui 
acque  scorrendo  nel  mezzo  di  folta  selva 
presso  le  mura  merlate  della  celebre  ab- 
bazia di  Fossanuova ,  offrono  una  scena 
romantica  e  pittoresca,  si  diresse  a  Ter- 
racina.  Il  breve  soggiorno  di  Gregorio 
XVI  e  le  nominate  iscrizioni  si  leggono 
nella  Relazione  del  viaggio,  scritta  dal 

DO       ? 

principe  Massimo.  Restituendosi  da  Por- 
liei  a  Roma  ilregnante  Pio  IX  agli  8a- 
prilei85o,  dopo  avere  visitato  il  mona- 
stero di  Fossanuova  col  seguito  di  sua  cor- 
te, de'cardinali  Dupont,  Asquini  e  Anlo- 
uelli,  e  del  conte  Ludolf  ministro  pleni- 
potenziario del  re  delle  due  Sicilie,  ono- 
rò di  sua  presenza  Piperno.  Il  municipio 
e  i  cittadini  festeggiarono  in  più  modi  il 
fausto  avvenimento.  11  sullodato  Zacca- 
leoni  presso  un  suo  oliveto,  sopra  un  ba- 
samento decorato  di  analoghe  iscrizione 
e  pittura,  eresse  il  busto  del  Papa.  Nel- 
F  interno  della  città,  sull'ingresso  della 
piazza,  il  comune  fece  costruire  un  arco 
sormontato  dalla  statua  della  Religione 
con  due  iscrizioni.  Nel  mezzo  poi  di  tal 
piazza  alzò  una  colonna  trionfale,  abbel- 
lita con  pitture  esprimenti  la  storia  del 
temporale  dominio  della  s.  Sede  e  la  re- 
stituzione di  questa  a  Roma  eseguita  da 
Gregorio  XI:  il  capitello  sosteneva  un  glo- 
bo col  simbolo  del  triregno  e  delle  chia- 
vi. Al  suono  delle  campane  e  delle  ban- 
de fu  ricevuto  il  Papa  da  mg. r  Badia  de- 
legato della  provincia,  dalle  autorità  go- 


248  P I P 

vernalive  e  municipali,  ed  il  presidente 
delle  seconde  Luigi  Zaccaleoni  nel  pre- 
sentar  le  chiavi  con  breve  discorso  ricor- 
dò la  spontanea  dedizione  de'privernati 
al  dominio  pontificio  e  la  loro  costante 
fedeltà,  ricevendo  dal  santo  Padre  beni- 
gna risposta  e  l'invocata  benedizione.  Di- 
sceso da  carrozza  il  Pontefice  fu  accolto, 
sotto  baldacchino  sostenuto  dai  canoni- 
ci, dal  clero  alla  cui  testa  era  l'encomiato 
vescovo  e  si  portò  alla  cattedrale  bella- 
mente ornata,  celebrando  l' iscrizione  la 
generale  esultanza.  Ricevutasi  dal  Papa 
per  le  mani  del  vescovo  la  benedizione 
col  santissimo  splendidamente  esposto  , 
venerò  la  prodigiosa  immagine  della  Ma- 
donna e  la  testa  del  dottore  s.  Tommaso, 
ammettendo  quindi  in  sagrestia  ai  bacio 
del  piede  tutti  i  nominati  e  altri  distinti 
cittadini  e  forestieri.  Tornato  in  chiesa 
osservò  la  cappella  dei  Zaccaleoni,  ove  con 
altre  reliquie  si  custodisce  quella  di  s. 
Tommaso,  ed  asceso  alla  loggia  sopra  l'a- 
trio, in  trono  die  l'apostolica  benedizione 
all'infinita  moltitudine;  poscia  in  mezzo 
a  fragorose  acclamazioni  e  fiori  che  da 
ogni  parte  si  gettavano,  rimontato  in  car- 
rozza, partì  alla  volta  di  Frosinone,  come 
e  meglio  riporta  il  n.°  96  del  Giornale 
di  Roma,  dicendosi  nel  n.°  91  cheRoc- 
casecca  ne  festeggiò  il  passaggio  con  son- 
tuoso arco  di  alloro  e  di  palme,  ed  altre 
dimostrazioni. 

La  fede  cristiana  fu  introdotta  nell'an- 
tica Priverno  ne'primi  tempi  della  Chie- 
sa. Narra  il  p.  "Valle  che  s.  Pietro  ordi- 
nò i.°  vescovo  di  Terracina  s.  Epafro- 
dilo,  e  che  forse  passò  per  Foro  Appio, 
ov'è  Fossanuova,  e  per  Priverno,  quan- 
do si  recò  in  Roma,  e  vi  predicò  l'evan- 
gelo;  certo  è  che  al  santo  apostolo  fu  e- 
rello  un  tempio,  probabilmente  nel  luo- 
go in  cui  sorgeva  il  palazzo  regio,  veden- 
dosi ancora  gli  avanzi  nel  piano  del  vec- 
chioPriverno,  insitoelevato  detto  il  colle 
di  s.  Pietro.  Predicando  la  fede  per  la 
provincia  di  Campagna  0  Campania  Ro- 
mana s.  Epafrodito,  molti  riconvertirò- 


P1P 
no  in  Terracina,  Foro  Appio  e  Priverno, 
ricevendo  alcuni  il  martirio.  Nella  per- 
secuzione di  Claudio,  essendosi  molti  cri- 
stiani rifugiati  in  Priverno,  aumentaro- 
no il  numero  de'  fedeli.  Anche  s.  Paolo 
nel  portarsi  a  Roma  passò  per  Foro  Ap- 
pio ,  onde  si  congettura  che  il  nascente 
cristianesimo  vi  ricevesse  incremento, 
massime  per  le  successive  glorie  di  mar- 
tiri anche  privernali,  dilatandosi  la  fede 
eziandio  pei  miracoli  operati  da  Gesù  Cri- 
sto ;  quindi  distrutti  i  templi  degl'idoli 
furono  edificate  le  chiese,  quali  vennero 
erette  anche  in  Piperno  dopo  la  distru- 
zione di  Priverno.  Nei  primi  del  IX  se- 
colo fu  fondata  in  Piperno  la  sede  vesco- 
vile, soggetta  immediatamente  al  Papa: 
la  serie  de'  vescovi  si  riporta  nell'  Ilei' 
Ha  sacra  d'UghelIi,  t.  io,  p.  160,  e  dal 
Contatore,//^/.  Terracinensi,p.  ^11.  E- 
leuterio  intervenne  e  sottoscrisse  il  con- 
cilio romano  dell'B^o  o  826.  Maio  sot- 
toscrisse sotto  s.  Leone  IV  nel  concilio 
Vaticanodell  855  per  la  clamorosa depo- 
sizionedelcardinalAnaslasio,  indi  fu  nun- 
zio straordinario  di  Benedetto  III  a  Co- 
stantinopoli all'imperatore  greco.  In  Pi- 
perno  vuoisi  che  ancora  esistano  gli  avan- 
zi di  sua  abitazione,  presso  il  vicolo  che 
dicesi  di  Maio.  Benedetto  nel  o,g3  fu  al 
concilio  Lateranense e  convenne  nella  i.1 
canonizzazione  solenne  che  fece  Giovan- 
ni XV  detto  XVI  di  s.  Udalrico.  Marti- 
no fiorì  avanti  il  1000.  Pietro  fu  inviato 
nel  1  o  1  o  da  Sergio  IV  in  Francia  a  con- 
sagrare la  chiesa  del  monastero  di  Bel- 
1) loci  ;  intervenne  al  sinodo  romano  del 
101 5  di  Benedetto  VII, e  nel  io  17  sot- 
toscrisse la  bolla  di  quel  Papa  per  l'ere- 
zione del  vescovato  Bisuldunense  in  Ca- 
talogna, quindi  nel  1 029  fu  al  concilio  pel 
patriarca  di  Grado.  Avendo  i  pipernesi 
donato  alla  s.  Sede  la  chiesa  di  s.  Pietro 
di  Priverno  vecchio,  Adriano  IV  in  ri- 
guardo alla  povertà  di  rendite  dell'ar- 
ciprete e  canonici  della  cattedrale  di  Pi 
perno,  con  breve  del  1  1  58,  Aequitatis  et 
juslitiac  ratio  postulai,  presso  l'archivio 


P1P 

capitolare,  loro  donò  la  chissà  e  il  colle- 
Restata  interrottala  serie  de' vescovi,  per 
mancanza  di  rendite,  Onorio  III  con  bol- 
la data  in  Lateranoi5kal.februarii  1217, 
uni  la  sede  vescovile  di  Piperno  a  quel- 
la di  Terracina  (f.)t  acque  principali- 
ter,  continuando  però  la  città  di  Piper- 
110  e  sua  diocesi,  cioè  Sonnino,  Roccasec- 
ca,  Maenza  e  Roccagorga,  sotto  la  giu- 
risdizione dell' arciprete  della  cattedrale 
di  Pi  perno  ,  che  appellavasi  vice-domi- 
no, con  estese  facoltà  quasi  vescovili,  on- 
de rappresentare  l'anteriore  sede  vesco- 
vile, come  rilevasi  da  analogo  decreto  del 
cardinal  di  s.  Angelo  (  (orse  Stefano  da 
Ceccano  detto  di  Fossanuova),  emanalo 
nel  12  i5  e  che  si  conserva  nell'archivio 
capitolare,  confermato  poi  nel  i44'  dal 
cardinal  Aquilense  legato  (probabilmen- 
te lìlezzarota),  residente  allora  in  Piper- 
no,  che  si  mostrò  molto  propensoal  pub- 
blico vantaggio.  Benedetto  XI li  non  so- 
lo confermò  l'unione  della  sede  vescovi- 
le di  Sezze  {V?)  a  quella  di  Terracina  , 
ma  con  la  costituzione  Super,  de'  1  o  set- 
tembre! r]'ì5,Bull.Roni.  t.  i2,p.  3G, con- 
fermò pure  quella  di  Piperno,  che  a  poco 
a  poco  avea  perduto  i  diritti  di  concatte- 
drale (secondo  Novaes),  per  cui  mg/  Cou- 
ventati  a'3  ottobre  ne  prese  possesso.  Il  ve- 
scovoalterna  la  residenza  nelletre città,  e 
l'episcopio  di  Piperno  resta  fuori  della  cit- 
tà, nel  palazzo  di  s.  Martino,  come  si  ha 
dal  Contatore.  Oltre  i  citati  autori, scris- 
sero di  Piperno  :  Pietro  Paolo  Benvenu- 
ti,  La  regia  et  antica  Piperno  città  no- 
bilissitna  de'  volsci  nel  Lazio,  dall'  origi- 
ne sino  (dia  sua  distruzione,  cavata  dai 
manoscritti  del  p.  Teodoro  Falle  e  po- 
sta in  luce,  Napoli  i637.  La  città  nova 
di  Piperno  edificala  nel  L,azio  dai  vol- 
sci della  regia  e  antica  città  Privernale, 
dopoché  dai  teutoni  e  brillonifu  distrut- 
ta, dalla  sua  edificazione  sino  al  1646, 
Napoli   1G46. 

PIPEWEL.  Luogo  d' Inghilterra  in 
cui  fu  tenuto  un  concilio  nel  1  1  89,  per 
mettere  fra  loro  d'  accordo   alcuni  ve- 


P  I  P  2  io 

scovi.  Reg.  t.   28  ;  Labbé  t.    io  ;   Angl. 
t.  1. 

PIPIA  Agostino,  Cardinale.  Nacque 
ad  Oristano  in  Sardegna  da  onesti  ge- 
nitori, professò  nell'ordine  de'predicalo- 
ri,  dove  i  suoi  rari  talenti  gli  meritarono 
le  cariche  di  reggente  del  collegio  di  s. 
Tommaso  in  Roma  e  di  teologo  della 
propinqua  biblioteca  Casanatense.  Infor- 
mato Clemente  XI  del  suo  raro  merito, 
lo  dichiarò  segretario  dell'  indice  e  con- 
sultore de'  riti.  Nel  1721  con  pieni  voti 
l'ordine  l'elesse  generale,  nel  cui  gover- 
no si  guadagnò  l'affetto  e  l'applauso  uni- 
versale, per  la  sua  prudenza  e  saviezza. 
Benedetto  XIII  suo  correligioso,  allorché 
fu  eletto  Papa,  non  volendo  accettare,  a- 
vendolo  sempre  riguardato  come  suo  su- 
periore, ricevette  da  lui  il  precetto  d'ub- 
bidienza di  prestare  il  consenso,  indi  a'20 
dicembre  1  724  lo  creò  cardinale  prete  di 
s.  Sisto  ,  colla  ritenzione  del  generalato 
sino  al  capitolo  generale.  11  duca  di  Gra- 
vina nipote  del  Papa  gli  assegnò  600  scu- 
di annui  e  promise  fare  altrettanto  coi 
futuri  cardinali  domenicani. Fatto  vesco- 
vo d'Osimo  fu  il  i.°  ad  esserlo  pure  di 
Cingoli;  nel  1  726  vi  celebrò  il  sinodo,  e 
comeehè  inclinato  al  rigore,  ed  amando 
la  quiete  e  la  vita  religiosa,  rinunziò  le 
diocesi  nel  1727.  Divenne  protettore  di 
Sardegna  e  de'vallorabrosani,  e  fu  assi- 
duo alle  congregazioni  in  cui  era  ascrit- 
to. Morì  placidamente  in  Roma  a'a  1  feb- 
braio 1730,  poche  ore  prima  del  Ponte- 
fice, d'anni  70,  e  fu  sepolto  nella  chiesa 
di  s.  Maria  sopra  Minerva,  al  cui  titolo 
era  passato,  con  magnifico  elogio,  aven- 
do lasciato  le  proprie  sostanze  ai  con- 
venti del  suo  ordine. 

PIPINO  o  PEPINO  (b.),  da  Landen. 
Figlio  di  Carlomano  e  prefetto  del  palaz- 
zo sotto  Clotario  II,  sposò  la  beata  Itta, 
d'una  delle  principali  case  d' Aquitania, 
da  cui  ebbe  un  figlio  nomato  Grimoaldo, 
e  due  figlie,  cioè  s.  Gertruda  e  s.  Begga, 
dalla  cpial  ultima  nacque  Pipino  il  Breve 
redi  Francia.  Pipino  prese  sempre  la  giù- 


25o  P I R 

slizia  per  norma  della  sua  condotta:  era 
a  un  tempo  il  protettore  dell'  innocenza 
ed  il  flagello  del  delitto,  non  che  zelan- 
tissimo protettore  della  religionee  di  tut- 
ti quelli  che  la  professavano.  Allorché 
ClotarioIIfeceil  figlioDagobertored'Au- 
strasia,  commise  a  Pipino  1'  educazione 
del  giovane  principe  e  la  cura  di  gover- 
nare in  suo  nome.  Divenuto  Dazoberto 

o 

re  di  Francia,  per  la  morte  del  padre,  si 
abbandonò  alle  più  vituperose  passioni  ; 
ma  Pipino  ebbe  il  coraggio  di  riprender- 
lode'suoi disordini,  ed  egli  sdegnato  dap- 
prima contro  di  lui,  rientrò  poi  seriamen- 
te in  sé  stesso,  e  gli  diede  prova  della  sua 
stima  ,  dichiarandolo  tutore  del  suo  fi- 
gliuolo Sigeberto,  poi  prefetto  del  palaz- 
zo di  questo  principe,  quando  lo  elesse 
re  d'  Austrasia  nel  633.  Dopo  la  morte 
di  Dagoberto,  Pipinosi  ritirò  a  Metz  con 
Sigeberto  ,  il  quale  l'onorava  come  suo 
padre  e  suo  precettore.  Mori  nel  castel- 
lo di  Landen  a'21  di  febbraio  del  64o, 
ed  il  suo  corpo  fu  poscia  trasportato  a 
Nivella,  ove  conservasi  con  quelli  della  b. 
Illa  e  di  s.  Gertruda.  Trovasi  il  suo  no- 
me nei  martirologi  di  Fiandra  e  nelle  li- 
tanie pubblicate  per  ordine  dell'arcive- 
scovo di  Malines;  ma  non  è  slato  mai  o- 
norato  nell'oftìcio  pubblico  della  Chiesa. 

PIR.ANO  (*.),  vescovo.  V.  Chenerlvo 
o  Chierano  (s.). 

PIRELLI  Filippo  Maria,  Cardinale. 
Nacque  in  Napoli  da  nobile  famiglia  a' 29 
aprile  1 7  08, di  venne  dotto  nella  giurispru- 
denza, non  meno  che  nelle  belle  lettere 
latine  ed  italiane.  Ammesso  in  prelatura, 
Clemente  XIII  lo  fece  luogotenente  civile 
dell' A.  Gì,  indi  segretario  della  congrega- 
zione del  concilio  e  della  residenza  de'  ve- 
scovi, e  nel  176?  arcivescovo  di  Dama- 
sco in  parlibus  e  vescovo  assistente  al  so- 
glio. A  premiarne  i  molti  meriti  e  le  esi- 
mie virtù,  a'26  settembre  1766  lo  creò 
cardinale  dell'ordine  de'preti,  gli  conferì 
per  titolo  la  chiesa  di  s.  Grisogono  e  lo 
ascrisse  alle  congregazioni  del  concilio, 
dell'  esame  de'  vescovi,  della  visita  apo- 


PI  R 

sloliea  e  dell'indice.  Dopo  essere  interve- 
nuto al  conclave  di  Clemente  XIV,  per 
breve  malattia  di  febbre  mori  in  Roma 
d'anni  63  noncompiti, a'  1  o  gennaio  1  77  1. 
I  suoi  funerali  si  celebrarono  nella  chiesa 
di  s.  Maria  in  Vallicella  de'  filippini,  in 
cui  cantò  la  messa  il  cardinal  Pamphilj 
con  I'  assistenza  di  Clemente  XI V,  che  fe- 
ce l'assoluzione,  ed  ivi  restòsepoltoavanti 
la  cappella  di  s.Filippo,  a  tenore  della  sua 
testamentaria  disposizione,  lodato  per  le 
sue  belle  qualità  e  per  singolare  probità. 
PIRGI  o  PERGA,  Pyrgus.  Sede  ar- 
civescovile e  metropoli  della  2.a  Pamfi- 
lia  nell'esarcato  d'Asia, eretta  nel  secolo 
IV,  e  nel  XIII  divenne  esarca  di  Pamfi- 
lia.  La  città  avanti  che  fosse  distrutta 
era  situata  sulla  riva  destra  del  fiume  Ce- 
stro, distante  60  stadi  dal  mare,  e  fu  ce- 
lebre pel  tempio  di  Diana.  Sembra  da- 
gli atti  degli  apostoli  ,  che  fosse  illumi- 
nata nella  vera  fede  dagli  apostoli  s.  Pao- 
lo e  s.  Barnaba.  Questa  chiesa  ,  che  fu 
metropoli  di  tutta  laPamfilia,  prima  che 
la  regione  si  dividesse  in  due  proviucie, 
fu  in  seguito  unita  a  quella  di  Sileo.  I 
seguenti  vescovi  ne  occuparono  la  sede. 
Epidauro  die  sottoscrisse  il  concilio  di 
Ancira  ;  Callinico  fu  a  quello  di  JNicea  ; 
Cereniano  sottoscrisse  quello  d'Efeso;  E- 
pifanio  trovossi  al  brigandaggio  d'Efe- 
so; Ilariauo  fu  presente  al  concilio  di  Co- 
stantinopoli ,  in  cui  furono  scomunicali 
Antimo  e  Severo  d'Antiochia;  Eulogio 
intervenne  al  V  concilio  generale;  Aper- 
gio,  famoso  monotelita,  venne  condanna- 
to nel  VI  concilio  generale;  Giovanni  I 
assistette  a  tal  concilio;  Sisinuio  Pastillo, 
fautore  degl'  iconoclasti,  fu  condannato 
nel  VII  concilio  generale;  Costante o Co- 
stantino sottoscrisse  al  detto  concilio; 
Giovanni  li,  contemporaneo  di  s.  Igna- 
zio patriarca  di  Costantinopoli,  è  quali- 
ficato come  metropolitano  di  Perga  e  di 
Sileo  negli  atti  dell'  Vili  concilio  gene- 
rale. Oriens  chr.  t.  i,p.  ioi3.  Pirgi  eb- 
be queste  sedi  per  sulTraganee.  Altalia  o 
Satalia,poi  arcivescovato,  Mandu  o  Ma- 


PIR 

£ÌJo,  Eudocia  o  Eudosie,  Telraissp  o 

Termesso,  IsindooPisinda,  Massimiano- 
poli,  Coritlalo,  Pellincs^ooPentcnisso,  A- 
diocetanaura,  Pugia,  Adriana,  Perbana, 
Trimopoli,  Olbium,  Paleopoli,  Panemo- 
tico,  Lagania,  Ariasso,  Talbando,  Lisa- 
uia,Corbasa,  GilsaleoUnzela,  Pella,  Co- 
dri,  Tebenua,  Cremne,  Sandida,  Barbe 
e  Coum.  Pirgi,  Pcrgen,  è  un  titolo  arci- 
vescovile in  partibus  coi  titoli  sulfraga- 
nei  di  Magalo,  Eudosia,  Termesso,  Pa- 
leopoli eCodri.  Nel  secolo  passato  portò 
il  titolo  arcivescovile  di  Pirgi  Giovanni 
vescovo  di  Mantova  (V.).  Leone XI 1  nel 
1826  lo  conferì  a  Luigi  Bottiglia,  die 
creò  cardinale  Gregorio  XVI.  Questi  nel 
i845  lo  die  a  mg/Gaetano  Baluflì,  fat- 
to cardinale  nel  1846  da  Pio  IX,  dopo 
averlo  traslato  a'  2  1  settembre  alla  sede 
d'Imola,  già  dal  Papa  occupata  sino  al- 
l'esaltazione al  pontificato.  Inoltre  Pio  IX 
con  breve  de'  1  7  settembre  :  848  nominò 
arcivescovo  mg.1  Alerame  Pallavicino  già 
Maggiordomo  {V-\  il  quale  ricevette  la 
consagrazione  a'  1  o  dicembre  nel  santua- 
rio della  Madonna  di  Savona. 

PIRGI  oPERGA,/yrg.7/m.  Sede  ve- 
scovile di  Messenia,  nella  diocesi  d'IUiria 
orientale,  sotto  ia  metropoli  di  Patrasso. 
Riporta  4  vescovi  V  Orienschr.  t.2,  p.224. 

PIROVANO  Uberto,  Cardinale.  Mi- 
lanése, canonico  della  metropolitana  di 
Milano,  ne  fu  eletto  arcivescovo  nel  1  206. 
Innocenzo  III  lo  creò  cardinale  circa  4 
anni  dopo,  avendo  già  esercitato  l'inca- 
rico di  legato  della  s.  Sede.  JN'el  1 2  1  o  co- 
ronò Ottone  IV  imperatore  nella  basili- 
ca ambrosiana,  e  mori  nel  121  r. 

PISA  (Pisan).  Città  con  residenza  ar- 
civescovile, capoluogo  di  vicariato  e  di 
compartimento  0  2.a  provincia  del  gran- 
ducato di  Toscana^  antichissima  e  bella, 
già  cospicua  repubblica  del  medio  evoj 
sul  fiume  Arno  die  sotto  tre  ponti  di  pie- 
tra le  passa  in  mezzo  mediante  un  alveo 
spazioso,  e  la  divide  cpiasi  in  due  parli  e- 
guali,  considerandosi  il  Lungarno  di  Pisa, 
latamente  arcuato  e  decorato  di  palazzi  e 


P1S  >.m 

decenti  abitazioni,  una  delle  più  belle 
prospettive  clic  si  possano  vedere  in  gran- 
diosa città.  Pisa  trovasi  in  mezzoad  uber- 
tosissima  pianura,  fra  il  Monte  Pisano  e 
il  litorale,  in  vaga  situazione,  distante  52 
miglia  da  Firenze,  Go  da  Siena  e  1  5  cir- 
ca da  Livorno,  a  3  lcglie  dalla  foce  del- 
l'Arno clie  sbocca  nel  Mediterraneo,  ed 
alla  testa  d'un  canale  die  termina  nel 
mare  stesso  a  Livorno.  In  generale  il  suo 
clima  è  più  tiepido  che  nell'interne  pro- 
vince della  Toscana,  l'aria  però  in  mol- 
ti mesi  dell'anno  suole  esservi  maggior- 
mente agitata  dal  sodio  impetuoso  del  li- 
beccio. E'  pure  sede  d'un  governatore  ci- 
vile e  militare,  della  cancelleria  dell'ordi- 
ne di  s.  Stefano,  d'un  tribunale  di  i.a  i- 
,stanza,  d'una  deputazione  idraulica,  dJun 
dipartimento  doganale.  Fra  tutte  le  altre 
città  del  granducato, Pisa  può  dirsi  la  più 
ricca  di  memorie  e  di  avanzi  di  fabbriche 
dieci  ricliiamano  ai  primi  secoli  del  ro- 
mano impero:  delle  antiche  terme  sussi- 
ste intero  il  sudatorio,  i  fondamenti  del- 
l'anfiteatro, il  vestibolo  d'un  tempio  pa- 
ganogià  ricchissimo  di  marmi.  Soprattut- 
to qualificano  l'importanza  di  Pisa  lo- 
ntana i  molli  sarcofagi  e  le  iscrizioni  su- 
perstiti, fra  le  quali  sono  insigni  quelle  dei 
cesari  Caio  e  Lucio,  figli  adottivi  di  Au- 
gusto, illustrate  dal  Noris  nelle  Ccnota- 
jshia  pisanae,  che  insieme  a  tanti  altri 
frammenti  antichi  sparsi  qua  e  là  veg- 
gonsi  riuniti  nel  bel  camposanto.  Gli  an- 
tichi abitanti  per  provvedersi  di  acque 
perenni  di  fontana,  le  condussero  in  città 
dal  Monte  Pisano, per  mezzo  di  acquedot- 
ti elevati  sopra  degli  archi,  8  de' quali  sus- 
sistono, oltre  altre  vestigie.  Dipoi  Ferdi- 
nando I  e  Cosimo  II  con  regia  magnifi- 
cenza sopì  a  archi  vi  condottarono  l'acqua 
salubre  e  leggera  del  poggio  di  Asciano. 
A  poca  distanza  della  città,  presso  al  Mon- 
te Pisano,  sono  i  celebri  bagni  d'acqua 
minerale  di  s.  Giuliano,  in  pregio  fin  da- 
gli antichi  romani  ;  ne  furono  benemeriti 
Ferdinando  1,  Cosimo  III  e  Francesco  I: 
dei  Bagni  di  Pisa  scrisse  il  Cocchi,  Fi- 


2$2  P  I  S 

lenze  1 7J0.  Il  giro  più  antico  del  cerchio 
di  questa  città  può  dirsi  perduto  ne'  mo- 
numenti storici,  avendo  lambito  le  mura 
l'Arno,  il  Serchio  e  l'Oseri,  innanzi  che 
influissero  in  un  solo  letto:  fiancheggiata 
e  quasi  circondata  da  due  fiumi,  era  al- 
quanto difesa  dalle  frequenti  aggressioni 
de'liguri.  Dopo  circa  il  1000  ampliò  la 
sua  periferia  e  cambiò  un  poco  la  sua  si- 
tuazione: non  si  ripartì  più  per  quartieri, 
ma  per  porte,  che  poi  si  cambiarono  in 
terzieri.  Il  terzo  giro  delle  mure  urbane 
cominciò  prima  del  1  i5i  e  se  ne  ha  do- 
cumento negli  statuti  de' consoli  di  Pisa, 
pubblicati  nel  i.° ilei  1  162, corrisponden- 
te al  cerchio  attuale  di  figura  quadrila- 
tera, continuato  e  fortificato  ne'secoli  suc- 
cessivi secondo  lo  stile  de'guelfi,  con  5 
porte.  La  città  conta  molte  vie  ampie  e 
quasi  tutte  lastricate  di  pietra  serena, 
senza  dire  delle  strade  che  con  largo  mar- 
ciapiede adornano  i  suoi  inimitabili  Lun- 
garno, passeggio  deliziosissimo,  essendo 
altri  ameni  passeggi  quelli  della  Cascina 
presso  Porla  Nuova  e  quelli  che  condii- 
conoall'acquedotto.  Pisa  forse  fu  la  i.a  cit- 
tà d'Italia  a  praticare  l'illuminazione  not- 
turna verso  il  1286. 

Ma  se  questa  città  in  Toscana  è  tut- 
tora la  più  doviziosa  di  monumenti  an- 
tichi, con  maggior  diritto  è  da  qualificar- 
si quasi  la  culla  dove  risorsero  mercè  dei 
suoi  figli  le  arti  belle  per  l'Italia,  e  dove 
si  ammirano  riuniti  in  un  solo  punto  del- 
la città  4  edifizi  de'primi  secoli  dopo  il 
1000,  ciascuno  de' quali  farebbe  onore 
alla  stessa  Roma,  cioè  il  duomo,  il  balli- 
stero,  il  campanile  e  il  camposanto.  La 
licca  e  sublime  facciata  del  duomo  è  di- 
sposta in  5  ordini  di  colonne  con  intagli 
squisiti  di  marmo:  adorna  di  3  porte  di 
bronzo  storiate;  fuse  e  distrutte  le  antiche 
dall' incendio  del  2 5  ottobre  iSc)?,  fu- 
rono rifatte  le  attuali  nel  principio  del 
seguente  secolo,  sui  disegui  di  Giovanni 
Bologna,  con  bassorilievi  rappresentanti 
Ja  passione  di  Gesù  Cristo.  L' interno  è 
in  forma  di  croce  Ialina  a  5  navate,  sor- 


P  ÌS 

rette  da  58  colonne  di  granito  e  di  mar- 
mi fini  ,  mirabili  per  sveltezza  di  forme 
e  squisitezza  di  lavoro:  le  sovrapposte  gal- 
lerie formano  una  specie  di  loggiato  in- 
torno alla  nave  maggiore.  La  lunghezza 
interna  è  di  braccia  toscane  162  172,  la 
larghezza  della  crociata  55  1/2,  l'altez- 
za 5j  1/2.  Da  un  architetto  pisano  fu  di- 
segnato nella  2.a  metà  del  secolo  XI,  e  re- 
stò compito  nel  breve  periodo  di  56  an- 
ni, vale  a  dire  in  un'epoca  nella  quale  i 
pisani  annunziarono  i  primi  l'alba  forie- 
ra alle  belle  arti  da  lunga  età  abbrutite  e 
quasi  spente  in  Italia;  indi  fu  consagrato 
nel  1098.  Contribuirono  all'erezione  la 
munificenza  dell'imperatore  Enrico  IV  e 
della  contessa  Matilde,  ed  i  pisani  colle 
spoglie  tolte  a'saraceni  in  Palermo,  perciò 
con  preziosi  marmi  presi  da  Costantinopo- 
li e  dalle  città  greche  d'Asia  e  d'Europa. 
11  pulpito  è  decorato  di  antiche  sculture 
con  ornamenti  di  bronzo.  Fra  i  molli 
monumenti  che  vi  si  ammirano  è  rimar- 
chevole la  tomba  del  Kuschetto,  uno  degli 
architetti  dell'edilizio,  e  quella  dell'impe- 
ratole Enrico  VII:  il  monumento  della 
conlessa  Beatrice,  madre  della  celebre 
Matilde,  fu  trasportalo  al  camposanto 
nel  1810.  Nel  voi.  XLIX,  p.  1 36,  rimar- 
cai che  dall'oscillazione  del  lampadario 
di  bronzo,  sospeso  in  mezzo  alla  chiesa, 
Galileo  trovò  il  moto  del  pendolo.  Il  ca- 
pitolo si  compone  dell'arciprete,  dell'ar- 
cidiacono e  del  decano  (prima  anche  il 
primicerio  e  il  vicedomino),  di  2q  cano- 
nici compresi  il  penitenziere  ed  il  teologo, 
di  60  beneficiati,  e  di  altri  preti  e  chie- 
rici. Le  dignità  ed  i  canonici  godono  il 
singoiar  privilegio  dell'abito  prelatizio, 
rocchetto  e  cappa  magna  rossa,  porpora 
che  loro  accordò  Gelasio  II,  con  fodere 
d'armellini:  allorché  poi  non  usano  le 
cappe,  sul  rocchetto  assumono  la  mozzet- 
ta  rossa.  L'arcivescovo  egualmente  per 
privilegio  apostolico  ha  l'uso  della  cappa 
rossa  e  dellacappa  violacea, come  riporta 
l'Ughelli.  Pio  VII  col  brev e  Sincera /idei, 
de'  2  aprile  1817,  Bull.Rom.  COMA,  e  j , 


PIS 

j).  K),  concesse  ai  canonici  l'uso  del  colla- 
re e  calze  paonazze.  Questa  cattedrale 
metropolitana  è  sacra  alla  Beata  Vergi- 
ne Assunta  :  tra  le  relìquie  insigni  che  in 
essa  si  venerano  è  il  corpo  di  s.  Ranieri 
confessore  e  patrono  della  città,  in  urna 
preziosa.  Qui  noterò,  che  fra  le  splendide 
feste  che  celebravasi  nelle  città  italiane, 
una  è  quella  di  s.  Ranieri.  Iti  questa  oc- 
casione e  nella  notte  del  ifial  17  giugno 
si  eseguisce  l'inimitabile  spettacolo  della 
tanto  decanta  tal  unii  naria  a  disegno,  lun- 
go la  via  Lungarno;  al  qual  maestoso 
spettacolo,  che  ha  luogo  ogni  triennio, 
prima  si  aggiungeva  anche  il  combatti- 
mento o  lotta  al  [ionie  di  marmo  o  vec- 
chio o  di  mezzo.,  eseguito  dagli  abitanti 
delle  due  parli  di  Pisa,  formati  in  12 
compagnie  di  60  uomini  cadauna,  arma- 
ti di  corazza.  Quanto  al  sontuoso  duomo 
di  Pisa,  vedasi  il  Martini,  Thealriun  ha- 
silicat  Pisanac  crectae  in  honorem  Dei- 
parete  P  irgittis  in  coclo  Assumptae,  Ro- 
mae  170 5.  Chiese  principali  d'Europa, 
Milano  1  824,  incili  si  tratta  pure  e  vi  so- 
no riportati  i  disegui  del  batlislerio  e  del 
campanile. 

Nell'agosto  1  1 52  l'architetto  naziona- 
le Diotisalvi  ,  riinpetto  alla  facciata  del 
duomo,  gitlò  le  fondamenta  del  batlisle- 
rio, il  quale  per  maestria  e  magnificenza 
di  lavoro  dovea  sorpassare  qnanti  altri 
dai  cristiani  in  simil  genere  erano  stati 
innalzali  a  s.  Giovanni  Battista.  Ha  la  for- 
ma di  grandiosa  rotonda  con  cupola,  che 
si  alza  su  d'un  basamento  di  3  scalini.  È 
ripartito  l'edilizio  esternamente  in  3  or- 
dini, nel  i.°  de'quali  girano  20  colonne, 
sui  di  cui  capitelli  voltano  archi  tondi  in- 
taglialissimi  di  marmobianco:  nel  2.°or- 
dine  si  contano  60  colonne  più  piccole, 
staccate  dalla  parete  per  formare  intorno 
un  peristilio  con  capitelli  e  archi  semicir- 
colari, alternali  da  triangoli  scorniciati 
di  marmo  lunense,  ciascuno  de'quali  sor- 
regge sulla  punta  superiore  una  statui- 
na  e  nel  centro  una  mezza  figura  più 
grande,  mentre  nell'interno  degli  archi 


PIS  2  )3 

sorgono  altrettanti  tabernacoli  fiancheg- 
giali da  due  colonnine,  e  terminali  da  Ire 
sottili  piramidi  adorne  di  rabeschi  e  di 
delicatissimi  intagli,  il  lutto  di  marmo  di 
Carrara.  II3.°ordiucèscoiupartitoin  1  <"> 
pilastri  alternati  con  ?.o  finestre, sui  (pia- 
li sorgono  de' tabernacoli  con  3  colonnine 
che  sorreggono  altrettante  piramidi,  men- 
tre sovrappone  alle  20  finestre  un  nume- 
ro eguale  di  triangoli  di  marmo  aventi 
in  mezzo  dei  rosoni.  Da  questo  3.°  ordine 
staccasi  la  gran  cupola,  formata  a  guisa 
d'una  pera,  che  termina  in  uncupolino, 
sulla  cui  cima  è  la  statuetta  di  bronzo  di 
s.  Gio.  Battista.  La  circonferenza  ester- 
na del  battistero  è  di  braccia  239,  com- 
preso l'imbasamenlo,  sopra  di  essa  è 
braccia  if)5,  essendo  c)4  l'altezza  totale 
della  fabbrica  senza  della  figura.  Sebbe- 
ne4  porte  scompartite  in  croce  dieno  ac- 
cesso al  battistero,  una  sola  resta  aperta, 
ed  è  quella  incontro  al  duomo,  la  più  a- 
dorna  di  colonnelli  bassorilievi, di  lavori 
di  ornato  e  di  statue.  L'interno  del  tem- 
pio ha  nude  pareli,  divise  in  due  ordini 
di  architettura,  il  i.°  de'quali  è  scompar- 
tito in  12  arcate  sostenute  da  8  grandi 
colonne  e  da  4  pilastri  slaccati  dal  muro. 
Altro  simile  peristilio  circonda  la  parte 
superiore  del  tempio,  sopra  il  quale  si  al- 
za la  parte  interna  della  cupola.  Nel  mez- 
zo della  rotonda  sorge  il  fonte  batlesìma- 
le  di  forma  ottangolare,  intagliato  di  mar- 
mi: ma  l'opera  che  richiama  gli  amatori 
del  bello  è  il  portentoso  pulpito  di  Nicolò 
Pisano.  Questa  composizione  del  secolo 
XII,  di  forma  esagona,  della  circonferen- 
za di  14  braccia,  tutta  di  marmo  statua- 
rio, è  sorretta  da  q  colonne,  alcune  delle 
(piali  premono  il  dorso  ad  animali  feroci 
o  a  figure  umane  insieme  aggruppale. 
Dai  capitelli  delle  6  colonne  che  formano 
le  parti  prominenti  dell'opera  esagona, 
staccansi  altrettanti  archi,  ciascuno  dei 
quali  è  ornato  di  3  piccoli  archetti  con  fi- 
gure scolpite  in  alto  rilievo,  mentre  negli 
scompartimenti  atlornianti  il  parapetto 
veggonsi  lavorate  miigislralmenle  5  sto- 


2  7  ;  p  i  s 

rie  rappresentanti  la  natività  del  Salva- 
tore, l'adorazione  de'Magi,  la  presenta- 
zione al  Tempio,  la  crocifissione  e  il  giu- 
dizio universale.  Questo  pulpito  è  consi- 
derato ilpiù  felice  slancio  fallodalla  scul- 
tura nel  suo  risorgere  in  Italia.  Due  be- 
neficiati del  duomo,  nominati  dal  capito- 
lo, hanno  la  cura  delle  anime  della  catte- 
drale, ed  in  questo  battisterio,  che  è  l'uui- 
codella  città,  amministrano  il  battesimo. 
Illàmoso  campanile  pendente  di  Pisa 
è  una  gran  torre  cilindrica  di  marmo 
bianco  e  fascialo  da  207  colonne,  che  sor-, 
reggono  7  logge  circolari:  questa  torre  ha 
promosso  sempre  lo  stupore  non  meno 
che  la  curiosità  di  ogni  classe  di  persone 
perla  sua  meravigliosa  pendenza  di  brac- 
cia 7  172,  in  un'altezza  di  g3,  poiché  a 
chi  vi  passa  vicino,  sembra  che  ad  ogni  i- 
stante  sia  per  rovinare;  essendo  sempre 
questione,  se  la  sua  pendenza  sia  dovu- 
ta al  caso  per  avvallamento  del  suolo 
indebolito,  piuttosto  che  all'arte  con  de- 
terminato disegno  dell'architetto,  il  qua- 
le dicesi  volle  così  esprimere  la  non  sal- 
da potenza  della  repubblica  pisana  :  fu 
resa  anche  più  celebre  dà  Galileo,  quan- 
d'egli dalla  caduta  de'  gravi,  cui  per  tal 
pendenza  la  torre  si  presta,  basò  d'  anni 
25  i  fondamenti  della  dinamica.  Questo 
campanile  per  opera  dell'architetto  pi- 
sano Bonanno,  ebbe  il  suo  principio  nel- 
l'agosto 1 1  74.  d  proseguimento  e  fìneda 
altri  maestri,  forse  Guglielmo  d'Inspruck 
o  Giovanni  Ennipont.mo  tedesco,  oltre 
Tommaso  figlio  dello  scultore  Andrea 
Pisano,  che  verso  la  metà  del  secolo  XIV 
edificò  nella  torre  l'ultimo  ordine  delle 
campane  e  compì  la  mole.  Le  1 5 colonne 
del  i.°  ordine  sono  addossate  alla  mura- 
glia, le  3o  colonne  di  ciascuno  de'6  ordi- 
ni, 180  fra  tutte,  sono  dislaccale  dal  mu- 
ro in  guisa  da  formare  altrettanti  peristi- 
li passeggiabili.  Si  sale  sino  al  7.0  ordine 
per  una  scala  di  2g3  gradini  di  marmo 
bianco,  praticala  nella  grossezza  del  mu- 
lo, al  quale  essa  gira  intorno  a  spirale. 
L  8."  e  ultimo  ordine,  circondato  da  12 


PIS 

colonne,  con  6  finestre  grandi  e  G  piccole 
per  le  campane,  è  di  un  cerchio  più  ri- 
stretto degli  altri,  laonde  assai  più  largo 
è  il  suo  peristilio  difeso  da  una  ringhie- 
ra. Una  scaletta  di  87  scalini,  pure  di  mar- 
mo bianco,  conduce  alla  terrazza  del  cam- 
panile, anch'essa  riparata  intorno  da  un 
terrazzino  di  ferro  al  pari  di  quello  del- 
l'ordine sottostante  delle  campane,  che 
sono  7.  Sorge  questo  singolare  monumen- 
to della  possanza  e  grandezza  pisana  nei 
tempi  di  mezzo,  a  fianco  della  cattedrale, 
versodi  essa  inclina  estrapiomba.  Questo 
campanile  è  una  delle  principali  torri  d'I- 
talia, se  non  la  più  alta,  almeno  la  più 
bizzarra  e  curiosa,  venendo  chiamata  la 
torre  reale. 

11  camposanto  pisano,  vicino  al  duo- 
mo, è  un  altro  monumento  dell'opulen- 
za, della  grandiosità  d'animo  e  del  valore 
de' pisani,  destinandolo  a  conservare  le 
ceneri  de'cittadini  più  benemeriti  della 
patria,  a  costituire  il  Pantheon  degli  uo- 
miui  più  illustri  pisani:  quest'opera  subli- 
me, principiata  nel  secolo  XIII,  si  lascia 
indietro  tutte  le  altre  di  simil  fatta,  per 
l'originalità,  ampiezza,  simmetria,  varie 
bellezze  artistiche,  rarità  archeologiche 
che  la  decorano,  e  per  l'alto  suo  scopo. 
Laonde  il  professor  Gio.  Rosini,  Descri- 
zione delle  pitture  del  Campo  santo  di 
Pisa,  ivi  18  16  con  figure,  dichiarò  che 
il  camposanto  di  Pisa  è  il  testimonio 
dell'architettura  nel  suo  rinascimento, 
oltre  che  esso  offre  nelle  sue  grandiose 
pareti  la  storia  della  pittura  ne' secoli 
XIV  e  XV,  dovendosi  anche  riguardare 
qua!  galleria  di  bassorilievi  antichi  nei 
numerosi  sarcofagi  e  urne  ivi  trasporta- 
ti, molti  de'  quali  servirono  di  modello  e 
di  eccitamento  a  Nicola,  Giovanni  e  An- 
drea scultori  pisani  superiori  a  tutti  i  loro 
contemporanei,  che  possono  dirsi  i  veri 
precursori  di  Donatello,  Ghiberti  e  Bo- 
narroti.  Per  due  porte  s'apre  l'ingresso 
all'edifizio,  una  delle  quali  sopra  l'archi- 
trave è  terminata  da  un  tabernacolo  di 
marmo  con  G  statue  lavorate  da  Giovan- 


PIS 

ni  Pisano,  architetto  dèlia  fabbrica.  Que- 
st'opera, di  cui  si  gettarono  i  fondamenti 
nel  i  27  8,  sembra  che  sia  stata  compita  nel 
i4&4-  Nulla  di  piti  semplice  e  di  più  auste* 

io  poteva  immaginarsi  dell'esterna  sua  ar- 
chitettura, nulla  di  più  nohiie  e  di  mag- 
giore armonia  dell'interna  sua  struttu- 
ra, ove  si  vedono  riunite  leggerezza,  uni- 
formila, buon  gusto  e  delicatezza  di  la- 
voro, tanto  nel  pavimento  a  disegno,  co- 
me ne'pilastri  e  ne'iìnestroni,  i  quali  ul- 
timi, unoa  contatto  dell'altro,  sono  ador- 
ni di  colonnine  a  spirale  sostenenti  gra- 
ziosi archetti  di  stile  gotico  italiano,  e  che 
girano  intorno  al  claustro  interno  rettan- 
golare. Il  camposanto  di  figura  quadri- 
lungo con  portici,  è  lungo  braccia  2  1  7,  lar- 
go 72,  alto  sino  alla  soflitta  24, essendo  il 
giro  totale  braccia  578.  Imponente  e  bel- 
la quanto  semplice,  è  la  gran  tettoia  a  ca- 
valietti chi  sorregge  il  lacunare  difeso  da 
lastre  di  piomho.  Ma  soprattutto  mira- 
bili sono  le  pitture  dei  vecchi  e  più  valen- 
ti maestri  che  da  capo  a  fondo  ricuopro- 
no  le  interne  pareti  dei  portici,  massime 
dove  lavorarono  Giotto,  Orgagna  e  Be- 
nozzo  Gozzoli  fiorentini,  Spinelli  aretino, 
Simone  Memmi  e  Pietro  Laura  ti  sanesi. 
Le  quali  pitture  furono  con  giudizio  arti- 
stico descritte  dal  lodato  Pvosini  nel  detto 
opuscolo  più  volte  ristampato,  unitamen- 
te  all'indicazione  de'monumenti  di  scul- 
tura, che  per  cura  del  prof.  Carlo  Lasi- 
nio,  come  dissi  a  Cimiteri,  adornano  a 
guisa  di  galleria  questo  sacro  edifizio,  con 
42  tavole,  dellequali  vi  è  pure  V Illustra- 
zione. Si  ha  poi  del  di  lui  figlio  cav.  G.  P. 
Lasi  nio:  Incisioni  delle  pitture  a  fresco 
del  camposanto  di  Pisa  ,  disegnate  da 
Giuseppe  Rossi,  Firenze  i832.  Pisa  nel 
flore  di  sua  possanza,  per  la  flotta  che  ve- 
leggiò per  la  Palestina,  s'ebhe  la  terra  del 
Calvario  e  qual  prezioso  tesoro  ne  riem- 
pì il  camposanto;  quella  terra  che  fu  cal- 
cata dai  piedi  sanguinosi  di  Cristo,  che 
s'aperse  ad  accogliere  la  punta  del  duro 
stipite  della  croce,  che  sostenne  la  Dolo- 
rosa fra  le  donne,  che  bavelle  le  stille  del 


PIS  255 

sudore  dell'agonia  dell'unigenito  Figliuo- 
lo di  Dio,  e  fu  inzuppata  del  sangue  della 
redenzione. 

Le  chiese  parrocchiali  sono  22,  com- 
prese le  4  suburbane  e  la  collegiata  di  s. 
Stefano  I  Papa  e  martire. Contemporanea- 
mente al  duomo  si  edificarono  le  chiese 
di  s.  Paolo  a  Ripa  d'Arno,  di  s.  Michele 
in  Borgo,  di  s.  Margherita,  di  s.  Matteo, 
di  s.  Pietro  in  Grado  fuori  di  Pisa,  don- 
de si  deduce  quanti  bravi  artisti  allora 
fiorivano.  Fra  le  più  belle  chiese  antiche 
figura  la  grandiosa  di  s.  Paolo  nominata, 
la  cui  facciata  tuttora  sorprende  per  la 
squisitezza,  la  varietà  e  quantità  di  lavo- 
ri di  scultura  e  di  ornato  di  cui  è  fornita; 
nell'annesso  monastero  vi  furono  collo- 
cati i  vallombrosani  ne'primi  del  secolo 
XII.  E'  a  croce  latina  in  3  navate,  con 
colonne  di  granito  orientale  e  capitelli 
variati  di  marmo,  ma  le  pareli  dipinte 
da  Buffalmacco,  Cimabue,SimeoneMem- 
mi  e  altri  maestri,  furono  ricoperte  e  de- 
turpate con  più  pennellate  di  calcina.  La 
chiesina  della  Spina  è  un  gioiello  e  sem- 
bra un  modellino  per  le  tante  gugliette, 
tahernacolini,  statuine,  ed  altri  minuti 
e  squisiti  lavori  di  marmo,  che  da  cima  a 
fondo  adornano  l'esterna  fabbrica,  e  spe- 
cialmente la  sommità  della  facciata  e  del- 
le sue  pareti  laterali.  Questa  chiesuola 
detta  di  s.  Maria  della  Spina,  per  esservi 
stato  riposto  un  frammento  della  corona 
di  spine  del  Redentore,  è  il  più  bel  mo> 
nuinento  che  fino  ai  giorni  nostri  si  con- 
servi in  Italia  in  simile  genere  di  architet- 
tura, la  quale  ripetuta  assai  più  in  gran- 
de si  ammira  nel  magnifico  duomo  di  Mi- 
lano, eretto  dal  duca  Gio.  Galeazzo  Vis- 
conti nell'epoca  in  cui  fu  signore  di  Pisa, 
dove  da  gran  tempo  esistevano  due  hel- 
lissimi  esemplari,  come  sono  questa  chie- 
sa e  il  battistero.  Sono  ancora  rimarche- 
voli le  chiese,  di  S.Nicola  per  l'arte  con 
cui  è  costruita  la  scala  del  campanile;  di 
s.  Francesco  per  la  sua  forma  svelta  e 
l'arco  arditissimo  di  3o  braccia  di  corda 
che  si  alza  nell'interna  crociata,  non  che 


2?6  PIS 

per  i'  alto  suo  campanile,  e  pei  due  gran- 
dissimi ed  uniformi  loggiati  del  contiguo 
claustro,  per  esser  cjui  i  sepolcri  delle  fa- 
miglie più  cospicue  di  Pisa.  Altri  edifizi 
più  segnalali  della  città  sono  i  Lungar- 
ni, i  3  ponti  che  li  attraversano,  alcuni 
palazzi  che  li  fiancheggiano,  il  luogo  do- 
ve fu  l'arsenale. delle  galere,  la  cittadella 
vecchia,  le  sontuose  fàbbriche  die  ador- 
nano la  piazza  de'Cavalieri,  le  pubbliche 
fonti,  il  teatro  e  la  dogana.  Il  Ponte  vec- 
chio o  di  mezzo,  famoso  pel  suindicato 
giuoco  chiamato  del  Ponte,  fu  eretto  nel 
1 040,  e  rifabbricato  in  marmo  per  muni- 
ficenza di  Ferdinando  II.  Il  Ponte  a  mare 
o  alla  fortezza,  presso  la  città  detta  nuova, 
vuoisi  edificato  verso  il  1 33 1  :  però  la  citta- 
della  incominciata  nel  1 4  6  ^compita  circa 
ili  5i  2,  fu  atterrata  nel  declinar  deli  700. 
II  Ponte  nuovo  della  Spina,  già  esisteva 
nel  1286.  Al  i.°  ponte  fanno  un  bel  cor- 
redo, alla  coscia  meridionale,  le  grandio- 
se Loggie  di  Banchi,  le  quali  stanno  in 
mezzo  all'antico  palazzo  de'Gambacorti, 
ridotto  ad  uso  di  dogana,  alla  pubblica 
torre  dell'orologio,  ed  al  palazzo  del  go- 
verno^ stato  con  magnificenza  riedificato 
sopra  due  antichi  palazzi,  municipale  e 
pretoriale,  col  disegno  del  valente  archi- 
tetto pisano  Alessandro  Gherardesca; 
mentre  dirimpetto  alla  coscia  settentrio- 
nale dello  stesso  ponte  apresi  la  principa- 
le strada  di  Pisa,  quella  del  Borgo  co'suoi 
portici,  e  presentasi  ad  esso  di  fronte  col 
palazzo  del  Casino  la  piazza  più  animata 
cìi  Pisa, la  quale  fino  dal  secolo XIII  por- 
tava il  nome  del  Ponte,  dove  anche  allo- 
ra si  adunavano  gli  oziosi  artigiani  ed  il 
minuto  popolo. 

Dopo  la  piazza  del  Duomo ,  dopo  i 
Lungarni,  per  bellezza  e  magnificenza 
viene  la  piazza  de'Cavalieri,  artisticamen- 
te e  storicamente  descritta  dal  Morrò na 
e  dal  Grassi,  il  quale  ultimo  non  solo  rap- 
presentò in  disegno  la  piazza  moderna, 
ma  ancora  quella  più  antica  degli  Anzia- 
ni colla  Torre  della  fame,  già  de'Gualan- 
di  alle  Sette  vie,  torre  infausta  perchè 


PIS 

servì  di  carcere  e  di  tomba  al  conte  Ugo- 
lino, a  due  figli  e  a  due  nipoti.  Si  nana 
che  tal  torre  esistesse  accanto  all'arco  sot- 
to cui  passa  la  strada  che  guida  al  duo- 
mo, attualmente  disfatta  ed  incorporala 
al  palazzotto  dell'orologio^  ed  in  questo 
luogo  era  il  centro  dell'antica  città  di  Pi- 
sa. Vi  era  perciò  il  palazzo  degli  Anziani 
o  flcl  Comune  e  vicino  quello  del  Pode- 
stà, dove  furono  presi  nel  1 .°  luglio  1 288 
i  nominali  5  infelici  individui  di  casa 
Gherardesca.  11  Vasari  rifacendo  il  pa- 
lazzodegli  Anziani,  costruì  il  nobilissimo 
palazzo  conventuale  de'cavalieri  di  Papa 
s.  Stefanol  [V.)}  ed  in  luogo  della  chiesa 
di  s.  Sebastiano,  fu  fondata  per  ordine 
di  Cosimo  I  quella  conventuale  di  detti 
cavalieri,  essendo  stata  in  Pisa  fissata  la 
residenza  di  quell'ordine  militare.  Il  ma- 
gnifico tempio,  recentemente  fu  restau- 
rato ed  abbellito,  con  superbo  altare 
maggiore  di  porfido  orientale,  su  cui  in 
mezzo  a  pregievoli  lavori  di  scalpello,  si 
vedono  la  statua  e  l'urna  dels.  prolettore. 
In  questa  stessa  piazza  de'Cavalieri,  Co- 
simo I  innalzò  pure  superbi  palazzi,  per 
cui  i  pisani  quivi  gli  eressero  una  statua 
pedestre.  Il  suo  figlio  Ferdinando  I  non 
solo  incoraggi  il  commercio  de'pisani,  ri- 
stabilendo fiere  e  mercati,  ma  abbellì  la 
città  di  sontuosi  edilizi  e  di  monumenti 
insigni,  fra'quali  il  grandioso  collegio 
che  ne  porta  il  nome,  i  vari  palazzi  e  la 
chiesa  che  fece  terminare  in  detta  piaz- 
za, la  Loggia  di  Banchi  ode'Mei  canti,  ed 
il  palazzo  granducale.  Per  ordine  di  Fer- 
dinando I  fu  aperto  il  fosso  de'navicelli 
fra  Pisa  e  Livorno,  furono  incominciati 
gli  acquedotti  dalle  sorgenti  di  Asciano, 
per  cui  i  pisani  riconoscenti  gl'innalzaro- 
110  un  monumento  sulla  ripa  destra  del- 
l'Arno, consistente  in  un  gruppo  di  mar- 
mo scolpito  da  Francavilla  e  rappresen- 
tante la  città  medesima  sotto  l'allegoria 
della  Fecondità,  nell'atto  di  essere  solle- 
vata dal  granduca  suo  benefattore.  Mos- 
si da  un  simile  scopo  i  pisani  moderni 
eressero  nel  1 833  una  statua  colossale  in 


PIS 

marmo,  scolpita  dal  Pampaloni  e  collo- 
cata in  una  delle  più  grandi  piazze,  cori 
questa  iscrizione  :  Al  granduca  Pietro 
Leopoldo  l  quaranC  anni  dopo  la  sua 
morie.  Sebbene debbasi  a  Cosimo J  il  prin- 
cipio dell'arsenale  Mediceo,  sul  disegno 
del  Bontalenti  nel  Lungarno,  pure  un 
grande  arsenale  ivi  esisteva  presso  la  chie- 
sa di  s.  Vito  ;  e  quello  che  ora  si  vede  fu 
terminato  neh  588  da  Ferdinando  I.  So- 
pra 607  pilastri  che  sorreggono  le  ar- 
cate,  in  origine  aperte,  si  leggono  le  me- 
morie di  alcuni  fatti  gloriosi  spettanti  ai 
cavalieri  di  s.  Stefano.  Merita  menzione 
la  gran  fabbrica  di  Sostegno, presso  il  Pon- 
te a  mare,  là  dove  entrano  i  navicelli  nel 
fosso  artificiale  per  trasportare  le  merci 
a  Livorno  e  viceversa,  opera  ordinata  da 
Pietro  Leopoldo  I  con  tettoie,  affinchè  le 
barche  vi  stassero  al  coperto.  Tra  i  pa- 
lazzi di  Lungarno  è  quello  Medici  presso 
s.  Matteo,  ora  del  conte  Pieracchi  ,  pri- 
ma abitazione  di  Cosimo  I,  dove  si  dice 
che  uccidesse  il  figlio  d.  Garzia,  e  dove 
era  slato  alloggiato  Carlo  Vili  redi  Fran- 
cia :  altri  cospicui  palazzi  sono  quelli  dei 
Lanfranco.!,  ora  Toscanelli;  quello  delle 
Stanze  civiche;  quello  de'Lanfreducci,  ora 
Upezzinghi.  Un  poco  distante  dal  duo- 
mo e  quasi  contiguo  al  camposanto  sor- 
ge il  graudioso  palazzo  arcivescovile,  rie- 
dificato di  pianta  presso  l'antico  episco- 
pio sul  fine  del  secolo  XVI  dall'arcive- 
scovo del  Pozzo,  accresciuto  e  decorato 
due  secoli  dopo  dall'  arcivescovo  Fran- 
ceschi, e  sontuosamente  addobbato  dal- 
l'attuale arcivescovo  mg.r  Panetti.  Nel- 
le stanze  terrene  del  grandioso  cortile  , 
circondato  d'un  loggiato  sorretto  da  co- 
lonne di  marmo  di  Carrara,  esiste  il  ric- 
co archivio  arcivescovile  fornito  di  qua- 
si 3ooo  pergamene,  a  partire  dal  720 
fino  al  secolo  XV  avanzato,  tutte  crono- 
logicamente disposteeeopiate  in  vari  vo- 
lumi, con  più.  una  riunione  di  molte  al- 
tre membrane,  appartenenti  al  monaste- 
ro di  s.  Matteo  di  Pisa  e  di  altre  case  re- 
ligiose della  Toscana. 

VOL.  LUI. 


PIS  a57 

In  Pi'a  vi  sono  di  versi  monasteri  e  con- 
venti religiosi  d'ambo i  sessi,  e  parecchie 
confi  atei  ni  le,  fi  a  le  quali  quella  della  Mi- 
sericordia modellata  ingran  parlesuquel- 
la  di  Firenze,  ed  isti l uti  di  beneficenza 
ne' quali  la  città  precede  le  più  illustri. 
La  pia  casa  della  Misericordia  risale  al 
1  o53,e  fueretla  pel  riscatto  degli  schiavi, 
come  per  sovvenire  lefamiglie  vergogno- 
se. In  progresso  di  tempo  accresciuto  il 
suo  patrimonio  dalla  pietà  de'  nobili  pi- 
sani, massime  nel  1  34  1  dal  conte  Boni- 
facio della  Gherardesca  ,  potè  estendere 
le  sue  beneficenze  sopra  molte  altre  ope- 
re misericordiose,  fra  le  quali  quella  che 
tuttora  si  pratica  ,  di  dotare  proporzio- 
natamente alla  nascita  e  al  destino  non 
poche  fanciulle.  Pei  legati  di  tre  genero- 
si pisani,  dal  secolo  XVII  si  dotano  ogni 
annocirca  80  oneste  fanciulle.  Molti  pic- 
coli spedali  erano  in  Pisa  annessi  a  va- 
rie chiese,  prima  che  Alessandro  IV  nel 
1257  accordasse  a'  pisani  l'assoluzione 
dalle  censure  a  condizione  che  fondasse- 
ro un  vasto  ospedale  da  doversi  termi- 
nare in  5  anni  colla  spesa  di  10,000  li- 
re. Appena  eseguita  la  fabbrica  fu  chia- 
mata ospedale  nuovo  di  Papa  Alessan- 
dro, poi  della  Misericordia  di  s.  Spirito, 
ed  ora  di  s.  Chiara.  Vi  vollero  circa  80 
anni  per  ultimarlo,  ed  in  seguito  il  suo 
patrimonio  fu  accresciuto  con  rendite  di 
altri  minori  spedali  riuniti  e  di  altri  luo- 
ghi pii;  indi  nel  declinar  del  secolo  XIII 
vi  furono  sottoposti  lo  spedale  de'trova- 
telli  e  l'annessa  casa  del  rifugio  de'  po- 
veri. Da  ultimo  per  munificenza  del  re- 
gnante granduca  Leopoldo  II,  ne  fu  au- 
mentata la  dote,  edificata  l'infermeria  per 
le  donne,  aumentata  quella  degli  uomi- 
ni, e  costruito  il  teatro  anatomico  con  ga- 
binetto fisico- patologico. Quanto  all'ospe- 
dale degl'  innocenti  o  trovatelli,  due  ne 
esistevano,  uno  sotto  il  titolo  di  s.  Dome- 
nico efondato  in  via  s.  Lorenzo  nel  12  18, 
l'altro  denominato  di  s.  Spirito,  cui  ven- 
ne incorporato  il  1 .°  nel  1  323  dall'arcive- 
scovo, indi  nel  1 4^1  il  2.°  fu  traslocato 
17 


a58  IMS 

presso  s.  Giorgio. La  casn  poi  del  rifugio 
pei  noveri  fu  istituita  da  Pietro  Leopol- 
do J  nel  soppresso  monastero  delle  con- 
vellile, poscia  trasferita  nel  locale  con- 
tiguo allo  spedale  de'trovalelli.  Vi  sono 
due  orfanotrofi  pei  maschi  e  femmine, 
istituiti  nel  i  688  e  mantenuti  da  una  ge- 
nerosa società  di  cittadini.  II  monte  di  pie- 
tà è  nel  luogo  detto  il  Castelletto,  ove  fu 
il  palazzo  pretorio  della  repubblica  pisa- 
na. Avvi  una  scuola  infantile  pei  pove- 
relli, la  i  .a  che  si  eresse  in  Toscana,  altra 
tli  reciproco  insegnamento,  ed  un  istitu- 
to pei  sordo-muti  fondato  da  Ferdinan- 
do III,  aumentato  e  migliorato  da  Leo- 
poldo II  ,  quali  istituti  si  collegano  con 
quelli  dell'istruzione  pubblica,  di  cui  va- 
ilo a  far  cenno. 

Pisa  negli  stabilimenti  d'istruzione 
pubblica  ancora  fu  chiamata  l'Atene  della 
Toscana,  perle  dovizie  che  racchiudono 
eli  archivi  pubblici,  come  quelli  arcive- 
scovile, del  capitolo,  dell'opera  del  duo- 
mo, dello  spedale,  della  pia  casa  della  Mi* 
sericordia,  oltre  gli  archivi  di  molle  co- 
spicue famiglie,  fra  quali  è  doviziosissimo 
quello  del  cav.  Rondoni;  pei  molli  e  an- 
tichi monumenti  di  belle  arti,,  più  nume- 
rosi che  altrove;  e  pei  comodi  che  presta 
agli  studiosi  con  la  sua  università,  centro 
dell'educazione  scientifica  della  Toscana, 
pel  merito  de'suoi  4°  professori,  per  le 
numerose  cattedre  di  varie  facoltà,  per 
J'  abbondanza  di  libridioltre  35,ooo  vo- 
lumi, di  macchineedi  esemplari  esisten- 
ti nella  pubblica  biblioteca,  nell'anfitea- 
tro fisico,  nel  laboratorio  chimico,  nel 
museo  di  storia  naturale  e  nell'orlo  bo- 
tanico,che  nato  col  risorgimento  dell'u- 
niversità variò  più  voile  il  silo,ed  ora  tro- 
vasi in  via  s.  Maria,  liceo  di  piante  eso- 
tiche. Ammesso  che  Pisa  sin  dal  secolo 
XII  avesse  un  pubblico  liceo, specialmen- 
te per  le  scuole  di  diritto  umano  e  divi- 
no, ciò  non  ostante  la  i  .a  fondazione,  piut- 
tosto che  la  restaurazione  della  sua  uni- 
versità, devesi  al  conte  Bonifazio  Novel- 
lo della  Gherardesca  nel  tempo  che  reg- 


PIS 
gcvn  Pisa,  che  fu  dal  i  S^q  ali  34 1 .  Im- 
perocché ad  intuito  di  lui  furono  invita- 
ti al  nuovo  ginnasio  i  professori  più  di- 
stinti di  quel  tempo;  e  fu  allora  che  il 
concorso  degli  studenti  da  varie  parti  di 
Europa  accrebbe  gente  e  celebrità  alla 
città,  a  favore  della  quale  il  Papa  Clemen- 
te VI,  con  bolla  data  in  Avignone  a'  3 
settembre  i  343,  l'approvò  e  le  concesse 
privilegi,  dichiarando  dalBorgo,  che  l'o- 
rigine l'università  solo  la  ripete  dalla  re- 
pubblica che  avea  ilgins  d'istituirla,  non 
mai  da  alcun  diploma  imperiale.  Man- 
cando essa  d'un  locale  capace  a  riunire 
insieme  un  maggior  numero  di  scuole, 
per  le  vicende  de'  tempi  andò  talmente 
decadendo,  dopo  la  dedizione  di  Pisa  a 
Fii  enze,che  i  reggitori  di  quest'ultima  cit- 
tà si  determinarono  di  restituire  alla  pri- 
ma la  sua  università.  A  tale  effetto  fu  crea- 
ta una  deputazione  di  4  distinti  fioren- 
tini, uno  per  quartiere,  presieduti  da  Lo- 
renzo de  Medici  il  Magnifico,  sotto  il  ti- 
tolo di  ufliziali  dello  studio  fiorentino  e 
pisano,  incaricati  specialmente  di  rialti- 
vare  con  decoro  1'  università  di  Pisa.  A 
favore  della  quale  i  deputati  a  ciò  nomi- 
nati nel  i  478  riformarono  gli  statuti  del- 
l'antico  ginnasio,  aumentarono  i  salari 
ai  professori,  chiamando  a  Pisa  i  più  fa- 
migerati dottori  di  quell'età;  finalmen- 
te diedero  principio  all'edifizio  della  Sa- 
pienza nel  i4q3,  stato  poi  neh  543  gran- 
diosamente da  Cosimo  I  ampliato  di  co- 
modi anche  pel  convitto, di  cattedre  e  di 
onorari; il  qual  principe  assegnò  all'uni- 
versità rendite  stabili,  ne  riordinò  gli  sta- 
tuii e  concesse  agli  esteri  privilegi  e  im- 
munità. Cosimo  III  accrebbe  l'orto  bo- 
tanico, e  di  non  pochi  oggetti  minerali  e 
fossili  il  museo  contiguo.  Indi  Gio.  Ga- 
stone vi  eresse  nel  17  34  il  celebre  osser- 
vatorio astronomico.  Sotto  gli  auspiciidel 
granduca  che  regna  nel  centro  del  cor- 
tile fu  eretta  la  statua  di  marmo  del  som- 
mo Galileo,  il  r.°  ottobre  1  83g,  con  co- 
niazione di  medaglia,  cioè  nel  giorno  me- 
desimo che  si  aprì  nella  Sapienza  pisana 


PIS 

il  i. "congresso degli  scienziati  italiani:  gli 
altri  ne'successivì  anni  ebbero  luogo  in 
altre  principali  città  d'Italia.  Nel  1840 
fu  stampalo  in  Napoli  :  Atti  (iella  prima 
riunione  de' scienziati  italiani  tenuta  in 
Pisa.  Vi  fiorirono  nell'  università  i  più 
celebrati  professori  e  vi  uscirono  innume- 
revoli uomini  celebri  pera verne  frequen- 
tato gli  studi,  fra'rpiali  i  Papi  fiorentini 
Urbano  Vili,  Clemente  IX  e  Clemente 
XII,  che  vi  riceverono  le  insegne  di  dot- 
tore. Vedasi  il  cav.  Flaminio  dal  Borgo, 
Dissertazione  epistolare  sull'origine  del- 
l'università di  Pisa,  i  vi  i  jG5.  A ngelo  Fa- 
broni,  fhstoriac  academiae  pisanae,  Pi- 
sis  1  yq  i .  Il  granduca  che  regna  con  de- 
creto de'28  ottobre  1 85 1  unì  in  una  so- 
la generale  e  completa  università  le  due 
università  di  Pisa  e  di  Siena  ;  in  questa 
saranno  le  facoltà  di  teologia  e  di  giu- 
risprudenza, ed  in  Pisa  le  altre  facoltà  di 
filologia  e  filosofia  ,  di  medicina  e  chi- 
rurgia, di  scienze  matematiche,  di  scien- 
ze naturali,  con  tutto  il  corredo  de'mu- 
sei  e  gabinetti  che  si  richiedono  all'  uo- 
po. Il  seminario  ecclesiastico  di  Pisa  è 
veramente  splendido  e  grandioso,  si- 
tuato nel  soppresso  convento  di  s.  Cate- 
rina de'  domenicani,  provvisto  di  mae- 
stri e  di  biblioteca  con  un  collegio  an- 
nesso. Inoltre  vi  è  il  collegio  Ferdinan- 
do, istituito  nel  i5g5  da  Ferdinando  I, 
per  4°  studenti  pensionati  di  vari  luoghi 
di  Toscana;  i  collegi  Puteano  e  Ricci, fon- 
dati da  due  arcivescovi,  il  i.°  per  man- 
tenere 8  alunni  del  Piemonte,  l'altro  per 
altrettanti  giovani  di  Montepulciano  che 
venissero  eletti  per  recarsi  a  studio  in  Pi- 
sa. Evvi  l'accademia  poetica,  figlia  del- 
l'Arcadia di  Roma,  sotto  il  titolo  di  Co- 
lonia Alfeay  antico  nome  di  Pisa.  L'ac- 
cademia delle  belle  arti  ha  lo  studio  pub- 
blico di  disegno. 

Il  Muratori  nella  dissert.  3o,  parla  del- 
la celebrità  de*  pisani  nella  mercatura  e 
de'Ioro  privilegi  in  oriente.  Dopo  il  mil- 
le cominciarono  ad  esercitarla  ,  come  i 
genovesi,  non  solamente  col  darsi  al  traf- 


PIS  a5g 

i\cr>ì  ma  col  formare  fin  dell*?  ai  male  na- 
vali contro  i  saraceni,  onde  Pisa  diven- 
ne ricco  emporio  del  Mediterraneo.  Il 
popolo  permetteva  che  i  saraceni  venis- 
sero a  negoziare  non  solo  in  Porto  Pi- 
sano, seno  di  mare  ora  interrato  nel  luo- 
go attualmente  occupato  dalla  Padulet- 
ta  di  Livorno  (f.),  ma  anche  nella  stes- 
sa città  di  Pisa,  contro  il  qual  costume 
si  scagliò  il  monaco  Donizone.  Vuoisi 
che  i  saraceni  classerò  il  nome  di  Kinsi- 
ca  o  Chinsica  a  quella  parte  della  città 
dove  quegl'infedeli  abitavano  e  tenevano 
botteghe.  Non  solo  i  pisani  acquistarono 
gran  credito  e  divennero  più  ricchi  de- 
gli altri  popoli ,  ma  crebbe  talmente  la 
loro  potenza  in  oriente,  che  gì'  impera- 
tori greci  nel  secolo  XII  pagavano  loiOj 
come  ai  genovesi,  un'annua  pensione,  e 
dicesi  che  fossero  i  primi  a  procurare  nel 
1  075  delle  leggi  marittime,  approvate  da 
s.  Gregorio  VIIedaEnrico  IV,  ed  appel- 
late il  consolato  del  mare  ,  del  quale  par- 
lai a  Consoli  ed  a  Porto,  donde  invalse  il 
costume  di  creare  i  consoli  de'  mercanti, 
con  ampia  autorità  sulle  controversie 
mercantili.  Dal  trasportare  i  crociati  nelle 
navi  in  Palestina, i  pisani  ricavarono  mol- 
tissimo oro  e  argento,  ed  unendo  le  lo- 
ro armi  coi  re  di  Gerusalemme,  riporta- 
rono a  casa  ricche  spoglie  e  prede,  ed  e- 
ziandio  si  procacciarono  molti  diritti,  ca- 
stella e  città  in  oriente  ,  che  assaissimo 
servirono  ad  ampliare  il  negozio  della 
loro  mercatura.  Ottennero  privilegi  dal 
principe  d'  Antiochia  in  questa  città,  in 
Laodicea  ed  altrove,  dai  re  di  Gerusa- 
lemme in  Acri  o  Tolemaide,  dal  conte  di 
Tripoli  ,  con  esenzioni  ,  diritti  e  libertà 
alle  loro  navi  ,  estese  alle  contrade  ove 
si  stabilirono.  Così  in  Tiro,  ove  eravi  la 
compagnia  degli  umilii  mercanti  pisani 
che  vi  attendevano  al  traffico,  eia  dife- 
sero allorché  fu  attaccata  dai  saraceni, 
onde  sempre  più  dilatarono  nel  levan- 
te la  loro  potenza  e  nome.  Ma  l'emula- 
zione e  gara  coi  genovesi  e  veneti  ,  non 
tardò  a  produrre  odii,  inimicizie  e  guer- 


26o  P I S 

re,  nelle  quali  in  fine  toccò  ai  pisani  di 
soccombere,  com'era  avvenuto  agliarnal- 
iltani,  senza  avere  mai  più  rimessa  in  pie- 
ili  l'antica  loro  potenza.  Al  presente  il 
commercio  è  limitato  a  cagione  della  vi- 
cinanza di  Livorno;  però  l'industrie  ma- 
nifatturiere della  città  di  Pisa  hanno  pro- 
gredito sotto  il  regnante  sovrano,  con  fab- 
briche di  tessuti  in  cotone  ,  lana  e  seta, 
drappi  di  varie  qualità,  grandiosa  stam- 
peria d'indiane  all'uso  di  Svizzera  eretta 
ai  bagni  di  Pisa,  manifattura  di  berret- 
ti, filanda  di  lana,  due  fabbriche  di  ter- 
raglie ,  fonderie  di  campane,  ec.  Il  me- 
desimo Muratori  nella  dissert.  27  tratta 
delle  monete  di  Pisa,  la  cui  zecca  già  e- 
sisteva  nel  1  170,  sebbene  ne'  più  vecchi 
secoli  avesse  goduto  questo  pregio,  come 
nel  782  (  ed  anche  assai  prima  per  con- 
cessione de'  longobardi),  facoltà  confer- 
mata ai  pisani  da  Corrado  II  e  Federico 
I  imperatori.  Le  antiche  monete  hanno 
il  motto,  Gloriola  Pisa,  l'immagine  del- 
la Beata  Vergine  coli'  epigrafe  :  Prolege 
Virgo  Pisas,  ed  anche  con  la  croce  e  il 
nome  degl'imperatori.  Neh  161  la  città 
ne'suoi  sigilli  a  vea  l'aquila,  col  verso:  £/r- 
bis  tue  dignum  Pisanae  nomine  signum. 
Il  territorio  pisano  fu  sempre  feracis- 
simo, e  abbondante  di  grasce  e  d'alberi 
d'alto  fusto,  buoni  afabbricar  navi, di  uve 
pregievoli,  di  olio  squisito,  di  pietre  da 
lastricare  e  da  far  calcina,  di  marmi,  di 
acque  minerali,  di  terra  opportuna  per 
vasi,  mattoni  e  terraglie, di  eccellenti  pa- 
scoli, di  ampi  boschi,  di  vasta  pineta  che 
fascia  il  litorale  pisano.  Presso  Calci  nel 
Val  d'  Arno,  in  pianura  e  alle  falde  de- 
gli Apennini,  si  trova  la  certosa  di  Pisa, 
che  sembra  una  residenza  regia  più  che 
un  monastero  dicenobiti,  la  quale  ripe- 
te l'origine  neli36Gdaun  pisano  oriun- 
do di  Armenia.venendo  edificata  con  la 
chiesa  de'ss.  Efeso  e  Polito, con  annuen- 
za  dell'arcivescovo  Moricotti,  indi  arric- 
chita da  vari  benefattori,  unendovi  Gre- 
gorio XI  il  monastero  e  beni  de'  bene- 
dettini dell'isola  di  Gorgona.  La  magni» 


PIS 

ficenza  e  vastità  di  questa  certosa  la  ren- 
de la  più  bella  d'  Italia  ,  dopo  quella  di 
Pavia.  Vasto  n'è  il  chiostro  con  colonna- 
to di  marmi,  vasta  è  la  chiesa  divisa  in 
tre  corpi  con  vaga  facciata  :  le  interne  pa- 
reti sono  nobilitate  da  egregi  lavori  del- 
le arti  belle ,  fra  i  quali  s.  Brunone  del 
Vanni,  il  quadro  dell'altare  maggiore  di 
Franceschini,  s.  Gio.  Evangelista,  ed  i  ss. 
Gorgonio  e  Doroteo  con  due  a  fresco  del 
certosino  Cassiani,  cui  pure  si  devela  pit- 
tura della  cupola  nel  3.°  recinto,  men- 
tre appartengono  al  suo  maestro  Poccetli 
le  pregievoli  pitture  della  cappella  con- 
tigna alla  sagrestia.  Ferdinando  III  ripri- 
stinò neli8i4  questa  certosa  e  quella  di 
Firenze,  le  più  magnifiche  superstiti  di 
Toscana.  Il  compartimento  o  provincia 
pisana  in  origne  abbracciava  il  perime- 
tro territorialedellasua  repubblica,  can- 
giato poi  in  distrettodella  fiorentina, com- 
presovi il  territorio  disunito  del  grandu- 
cato, insieme  all'isole  del  Giglio  e  di  Gor- 
gona, ed  ai  paesi  di  terraferma  colle  iso- 
le che  costituirono  il  principato  di  Piom- 
bino :  comprende  pure  Livorno,  l'isola 
dell'Elba  ed  altre,  Calci  e  Porto  Barat- 
to, con  circa  35o,ooo  abitanti,  de'quali 
45,ooo  circa  popolanoPisa  e  la  sua  comu- 
nità, che  anticamente  ne  contò  i5o,ooo 
o  200,000  secondo  altri.  Da  essa  fiori- 
rono molti  celebri  uomini  in  santità  di 
vita,  in  dignità  ecclesiastiche, nelle  scien- 
ze, nelle  armi,  nelle  arti  e  nella  politica, 
riportati  dal  Grassi ,  nel  suo  Catalogo 
cronologico,  laonde  mi  limiterò  a  ricor- 
dare :  il  Papa  Eugenio  III  Paganelli  da 
Monte  Magno;  Nicolo  V  Parentucelli  di 
Sarzana ,  ebbe  per  padre  un  pisano  let- 
tore nello  studio;  i  cardinali  Angelis  Ja- 
copo, b.  Balduino,  Bernardo  di  Kennes, 
Fmocchietti  Raniero  nato  in  Livorno  , 
Gaetani  Gherardo  ,  Gaetana  Goffredo, 
Gaetani  Gregorio,  Gaetani  Pietro,  Gae- 
tani Villano  (di  questa  antica  e  nobile 
famiglia  che  passò  a  Gaeta  ed  altrove,  ol- 
tre quanto  dissi  a  Caetani  faviiglia,  ve- 
dasi Pietro  Farulli,  Cronologia  della  fa- 


PIS 

miglia  Gattoni  da  Pisa  ),  Gherardcsca 
Pietro,  Graziano,  lì  fosca  Landolfo,  Mer- 
coite  Giovanni,  Matteo } Malcondini Gii- 
sogono,  S&oricotti  Enrico,  Nigelli  Ridol- 
fo ,  Frignano  Francesco,  Ralla  Uberto, 
Soffredo  Gaetani,  Vico  Guido  di  Capro- 
mi, Visconti  Ugo,  le  notizie  de'quali  ri- 
porlo alle  loro  biografìe.!  principali  e  som- 
mi delle  altre  categorie  in  lettere,  scien- 
ze e  arti,  che  successivamente  fiorirono, 
sono:  Pietro  diacono  maestro  di  belle  let- 
tere sotto  Carlo  Magno,  in  Pavia  e  Pa- 
rigi ,  dove  si  distinse  Bernardo  da  Pisa 
insigne  teologo  :  Pietro  fu  il  i  °  professo- 
re italiano,  che  insegnò  le  belle  lettere  in 
Francia.  Cuschettoarchitetto  e  direttore 
dell'edilìzio  del  duomo.  Uaiberlo  vesco- 
vo d'animo  grande  e  di  singoiar  valore. 
Bulgaro  eBurgimdio  profondi  giurecon- 
sulti. Leonardo  Fibonacci  fumoso  male- 
maticOj  che  alcuni  dicono  il  i .°  introdut- 
tore in  Europa  dellecifre  arabiche  e  delle 
operazioni  di  algebra  scritte  con  trattato. 
Diotisalvi  e  Bonanno  già  lodati  e  som- 
mi architetti.  Il  patrono  s.  Ranieri,  l'ar- 
civescovo Moricoui.  Nicolò  Pisano  mae- 
stro e  restauratore  del  buon  gusto  nella 
scultura,  capo-scuola  del  medioevo.  Ni- 
cola Pisano,  altro  celebre  scultore  e  su- 
blime architetto.  Giunta  Pisano  insigne 
pittore.  Altri  scultori  e  architetti  d'  un 
merito  distinto  furono  Giovanni  figlio  di 
Nicola  Pisano ,  fra  Guglielmo  Agnelli, 
Andrea  Pisano  e  Tommaso  e  Nino  suoi 
figli.  Letterati  rimarchevoli  furono  Do- 
menico Cavalca,  Bartolomeo  da  s.  Con- 
cordie, il  b.  Giordano  e  Ranieri ,  i  due 
ultimi  di  Castel  Puvalto  nel  contado  pi- 
sano. In  politica  e  giurisprudenza  figu- 
rarono Michele  di  Laute  e  Pietro  suo  fi- 
glio, oriundi  di  Vico  Pisano,  corneoriuu- 
do  da  Buli  fu  Francesco  di  Bartolo,  che 
sotto  il  governo  di  Pietro  Gambacorta, 
commentando  spiegò  la  Divina  Comme- 
dia nello  studio  pisauo.  B.  Pietro  Gam- 
bacorta fondatore  de'Girolantini.  Cele- 
bre scrittore,  poeta  e  ingegnoso  politico, 
fu  il  conte  Ugolino  della  Gherardcsca  , 


PIS  2Gi 

più  noto  per  la  sventurata  sua  tragica 
morte,  peggiore  di  quella  che  era  tocca- 
ta a  Napoli  allo  zio  Gherardo  :  dopo  2(> 
anni  i  pisani  innalzarono  al  grado  stesso 
di  podestà  i  pai  enti  di  lui,  cioè  nel  i3iG 
il  conte  Gherardo  Novello  ,  poi  il  conte 
Ranieri  suo  zio,  il  conte  Bonifazio  Novel- 
lo tìglio  del  primo  ,  ed  il  conte  Ranieri 
figlio  di  questi,  che  esercitarono  il  pote- 
re supremo  della  repubblica.  Altri  poli- 
tici sono,  Andrea,  Pietro  e  GiovanuiGam- 
bacorli,  Jacopo  d'Appiani  e  Giovanni  d'A- 
gnello. Per  non  dire  di  altri,  l'incompa- 
rabile Galileo  nacque  in  Pisa  a'  18  feb- 
braio i  564,  da  geuitore  fiorentino  e  da 
madre  pescialina. 

Pisa,  Pisae  e  già  Alphaea,  la  sua  pri- 
ma epoca  precedei  tempi  istorici  e  si  na- 
sconde nelle  tenebre  della  più  remota  an- 
tichità. Gli  scrittori  concordano  nel  dire 
che  esisteva  alla  presa  di  Troia,  essendo- 
visi  fermata  una  colonia  greca,  ed  alcuni 
la  fecero  originata  da  Pelope  e  dai  pisei, 
greca  gente  capitata  nelle  coste  d'  Italia 
i3  secoli  avanti  la  nostra  era.  Senza  ri- 
portare altre  tradizioni ,  la  più  abbrac- 
ciata è  quella  che  chiamandola  l'  Altea 
de' greci,  la  dice  conquistata  dagli  etru- 
schi, i  quali  l'incorporarono  al  loro  ter- 
ritorio, quindi  i  pisani  fornirono  1000 
guerrieri  ad  Enea  ,  esseudo  già  la  città 
assai  ragguardevole, sia  perla  vantaggio- 
sa posizione  e  come  molto  opportuna  al- 
le operazioni  marittime. I  pisani  primeg- 
giarono fra  gli  etruschi  per  valore  guer- 
riero, trovandosi  spesso  alle  prese  contro 
i  liguri  loroimportuniviciuijiionche  per 
nobiltà,  opulenza  ,  copia  di  vettovaglie, 
per  opere  in  marmi  e  per  materiale  ad 
uso  navale  :  tuttavolta  la  loro  storia  ri- 
mane oscura  prima  che  cadessero  in  po- 
tere de'romani, essendo  questione  a  qua! 
parte  di  suolo  etrusco  appartenessero. 
Sembra  probabile  che  i  romani  uell'  an- 
no 5i6  di  Roma  conquistassero  l'Elru- 
ria,  e  poco  dopo  la  i."  guerra  punica  i 
pisani  erano  già  alleati  de'romani,  e  ver- 
so l'anuo  J20,  232  avauti  Gesù  disio,  il 


262  P  I  S 

cousoie  Q.  Fabio  Massimo  ,  veleggiò  da 
Pisa  culle  sue  legioni  nell'isola  di  Sarde- 
gnu,  dove  riportò  vittoria:  due  anni  do- 
po da  Pisa  il  console  M.  Papirio   partì 
per  detta  isola  e  per  quella  di  Corsica.  Al* 
tio  fatto  dell'amicizia  de'romani  coi  pisa- 
ni, è  l'approdo  nel  528  dalla  Sardegua 
del  cousole  C.  Attilio,  come  la  partenza 
contro  Annibale  del  console  P.  Cornelio 
Scipione  nel  535;  altrettanto  fecero  al- 
tri duci  romani  uelleguerre  contro  i  gal- 
li boi,  ed  i  ligustici  che  affluivano  iutor- 
noalla città  di  Pisa  alleata  di  Roma,  quin- 
di vinti  nel  56 1  da  Q.  Miuucio.  Gl'in- 
domabili liguri  minacciando  sempre  d'ir- 
rompere nell'agro  pisano,  di  frequente  i 
romani  doverono  combatterli,  massime 
gli  apuani.  Nel  5y4  di  Roma  i  pisani  ve- 
dendosi liberati  da  sì  feroci  vicini,  otten- 
nero dai  romani  che  nella  loro  città  vi 
mandassero  una  colonia  di  cittadini,  con 
diritto  latino,  privilegio  di  suffragio  e 
triumviri.  Dalla  dedizione  di  questa  co- 
lonia latina  pare  che  Pisa  cessasse  di  es- 
sere federata  del  popolo  romano,  e  che 
qual  capoluogo  di  prefettura  militare  in- 
sieme col  suo  contado  restasse  unita  al- 
l'Italia romana,  venendo  aggregata  alla 
tribù  Galena.  Mentre  per  le  guerre  qua- 
si per  tutta  Italia  scemavasi  la   popola- 
zione, a  Pisa  si  aumentò  l'agro  pubblico, 
a  proporzione  che  le  colmale  dalle  tor- 
be strascinate  dal  Serchio  e  dall'  Arno 
spingevano  il  delta  pisano  verso  il  litora- 
le, stato  in  tempi  più  antichi  fondo  di  ma- 
re. Quiudi  riuscì  facile  all'imperatore  Ce- 
sare Augusto,  piuttoslochè  allo  zio  dit- 
tatore Giulio  Cesare,  di  assegnare  alle 
legioni  reduci  in  Italia  dalle  vittorie  ifou- 
di  pubblici  de'muuicipi,  col  ripartire  ad 
una  di  quelle  tante  colonie  de'suoi  vete- 
rani i  terreni  del  litorale  pisano;  sicché 
i  nuovi  ospiti  di  Pisa  in  ossequio  del  lo- 
ro benefattore  chiamarono  la  pisana  Co- 
lonia Giulia  Ossequiosa,  militare  e  ma- 
rittima. Fu  vantaggioa  Pisa  di  avere  gen- 
te laboriosa  e  forte,  onde  coltivare  le  sue 
vaste  campagne  e  fornire  operai  alla  ma- 


P1S 

rina,  nel  cui  porto  molte  volte  il  governo 
di  Roma  faceva  imbarcare  le  sue  legioni 
per  la  Liguria  marittima,  per  la  Gallia 
Narbonese,  per  le  Spague  ,  e  spesso  per 
l'isole  di  Corsica  e  Sardegna.  I  coloni  eb- 
bero i  loro  collegi,  magistrati  e  sacerdo- 
ti. L'imperatore  Adriano  o  il  succe>sore 
Antonino  fecero  innalzare  in  Pisa  terme, 
teatri,  anfiteatri  ed  altri  pubblici  edilì- 
zi ;  certo  è  che  il  secoudo  fece  ingrandire 
e  ricostruire  la  via  Aureliao  Emilia,  ver- 
so l'anno  i4o  di  nostra  era. 

Nel  principio  del  secolo  V  discesi  i  bar- 
bari in  balia,  l'impero  d'occideute  rice- 
vette 1'  ultima  scossa  dagli  uuni,  eruli  e 
goti,  i  quali  dominarono  in  Italia.  11  re 
Teodorico  ripristinò  la  marina  militare 
e  mercantile,  per  far  fronte  alle  forze  na- 
vali greche  dell'impero  d'oriente  :  aven- 
do t  successori  trascurato  la  difesa  deile 
coste,  facilitarono  ai  greci  la  venula  nella 
penisola  e  il  ricuperodell'impero.Pisa  era 
col  restante  di  Toscana  in  mano  de'go- 
ti,  quando  Narsete  generale  dell'  impe- 
ratore Giustiniano  I,  dopo  la  vittoria  ri- 
portata su  Totila  nel  552  ,  mosse  por- 
zione dell'esercito  verso  l'Etruria.  Tutte 
le  città,  meno  Lucca,  accolsero  senza  o- 
stacolo  i  vincitori,  i  quali  non  pare  che 
alterassero  gran  fatto  il  sistema  organi- 
co delle  gotiche  magistrature  ,  mentre 
conservarono  le  cariche  di  provincia  e 
di  municipio,  con  la  differenza  che  i  gre- 
ci iu  vece  de'  prefetti  di  provincia,  suc- 
ceduti ai  presidi  o  correttori,  sostituiro- 
no comunemente  i  duchi.  Irritato  Nar- 
sete dalla  sua  corte ,  nel  568  chiamò  i 
longobardi  in  Italia,  che  ben  presto  ne  si- 
gnoreggiarono gran  parte  in  un  alla  To- 
scana ;  ma  Pisa  per  molto  tempo  conti- 
nuò a  mantenersi  libera  ,  governandosi 
a  repubblica.  Però  al  tempo  del  re  Ro- 
tali, che  regnò  dal  636  al  652,  a  lui  ap- 
parteneva la  marina  di  Pisa.  Allorché  uel 
773  Carlo  Magno  espulse  i  longobardi 
dall'alta  Italia,  trovavasi  in  Pisa  un  du- 
ca militare  e  politico  incaricato  di  guar- 
dare e  difendere  dalle  scorrerie  piratiche 


PFS 

de'greci  le  spiaggie  toscane,  coti  palazzo 
e  corte  de'duchi,  avendo  i  re  longobar- 
di concesso  a  Pisa  il  diritto  di  batter  mo- 
neta. Carlo  Magno  conservò  o  nominò 
duca  il  longobardo  Allone,  pel  governo 
di  Lucca  e  di  Pisa,  collo  stesso  incarico 
di  difenderne  le  spiaggie  dai  greci,  essen- 
dovi allora  nella  seconda  il  principale  em- 
porio e  il  maggior  arsenale  di  Toscana. 
Papa  Adriano  1  ricorse  due  volte  contro 
il  duca,  per  trascurare  la  difesa  delle  co- 
ste toscane,  e  per  danneggiare  l'abbate 
Guufredo  pisano  e  figlio  di  s.  Walfredo, 
il  cui  padre  Radgauso  cittadino  pisano 
avea  fondato  l'abbazia  di  s.  Pietro  a  Pa- 
lazzuolo.  Carlo  Magno  donò  alla  s.  Sede 
le  isole  di  Corsica  e  di  Sardegna,  ciò  che 
confermò  Lodovico  I  suo  figlio  ed  i  suc- 
cessori. LJrima  dell'8 1  o  ad  Allone  succes- 
se Wincheramo,  duca  della  provincia  e 
conte  o  capo  del  governo  di  Lucca;  coi 
medesimi  titoli  gli  successe  Bonifazio  F, 
cosi  il  suo  figlio  Bonifazio  II  ,  ed  i  due 
Adalberti  duchi  di  Toscana,  ma  circa  dal- 
l'87i  questo  titolo  fu  alternato  con  quel- 
lo di  marchese,  equivalente  a  governa- 
tore civile  e  politico.  Talvolta  Pisa  fu  ca- 
po della  provincia  di  Toscana,  cioè  quan- 
do vi  risiedeva  il  marchese,  dalla  cui  re- 
sidenza alla  città  derivava  tal  qualifica. 
Nel  926  vi  sbarcò  Ugo  re  d' Italia,  indi 
divenne  marchese  di  Toscana  Ober lo,  cui 
successe  il  figlio  Ugo.  Preferendo  i  mar- 
chesi la  dimora  di  Lucca  a  Pisa,  la  qua- 
le considera  vasi  capitale  della  Toscana, 
forse  fu  origine  delle  fatali  discordie  che 
si  accesero  fra  le  due  popolazioni  limi- 
trofe, donde  o  per  altre  cause  ili.0  fatto 
d'armi  fra  Pisa  e  Lucca  nel  ioo3,  in  cui 
perdette  la  seconda,  come  fu  lai.3  guerra 
de'  municipi  italiani ,  die  cattivo  esem- 
pio. Ma  la  vittoria  de'pisani  fu  ben  pre- 
sto amareggiata  nel  seguente  anno  dalla 
comparsa  de'  saraceni,  che  in  numeroso 
stuolo  posero  la  città  a  sacco  e  fuoco,  d'or- 
dine del  loro  re  Mugeto  padrone  di  Sar- 
degna. Nc'primi  del  secolo  XI  fu  in  Pi- 
sa o  ue'suburbi  l'imperatore   Lnnco  II, 


PIS  it- 

nel  cui  nome,  qual  re  d'Italia, governa- 
va  la  Toscaua  il  marchese  Ranieri,  le  cui 
città  erano  presiedute  i\a  un  conte. 

Per  averi  saraceni  devastato  la  caden- 
te Limi,  il  Papa  Benedetto  Vili  eccitò  i 
pisani  ed  i  genovesi  non  solo  a  liberare 
la  Corsica  dai  saraceni ,  ma  a  cacciar  di 
Sardegna  M  ugeto,  come  nel  1018  con  fe- 
lice successo  eseguirono  ,  costringendo 
que'  corsari  a  tornare  in  Africa  col  re  , 
che  altri  dicono  condotto  a  Genova,  altri 
mandato  prigione  in  Germania,  impadro- 
nendosi della  parte  più  litoranea  dell'i- 
sola. Ma  non  tardò  fra'pisani  e  genovesi 
a  insorgere  discordia  tale  che  fu  foriera 
di  ripetute  guerre  terribilmente  accani- 
te Ira  i  due  popoli;  che  sebbene  i  geno- 
vesi facessero  ogni  sforzo  per  scacciar  di 
Sardegna  i  rivali,  non  ostante  i  pisani  ne 
restarono  poi  padroni  :  per  quanto  riguar- 
da le  gare  tra'  pisani  e  genovesi,  può  ve- 
dersi anche  Genova, Corsica,  Sardegna. 
Tale  fu  il  principio  luminoso  della  po- 
tenza pisana  nel  medio  evo,  tuttoché  la 
Toscana  continuasse  ad  essere  soggetta 
ai  marchesi.  Ritornato  nel  1020  circa  Mu- 
geto più  forte  nella  Sardegna,  per  ritoglie- 
re le  perdute  possessioni  ai  pisani,  questi 
si  associarouodi  nuovo  ai  genovesi,  e  mal- 
grado l'ardore  e  la  rabbia  de'mori  furo- 
no fugati,  ed  il  ricco  tesoro  tolto  al  re  fu 
ceduto  ai  genovesi  in  ricompensa  deltfi  fa- 
tiche e  spese  solferte.  Allora  i  pisani  for- 
tificato Cagliari  e  gli  altri  luoghi  più  im- 
portanti dell'isola,  divisero  il  governo  di 
Sardegna  ne'4  giudicati  o  reami  di  Ca- 
gliari, Torres  o  Sassari,  Gallura  ed  Ar- 
borea 0  Oristano,  ovvero  riconobbero  il 
regime  preesisteule,  obbligando  solamen- 
te i  giudici  delle  4  proviuciea  riconosce- 
re l'alto  dominiode'conquistatori,  eserci- 
zio di  dominio  che  forse  fu  consolidato 
più  tardi.  Intanto  i  pisani  dopo  avere  ri- 
cevuto il  vessillo  di  s.  Pietro  dal  delega- 
to della  s.  Sede,  cou  uumeroso  naviglio 
nelio33  o  io34  andarono  a  punir  Mu- 
geto sulle  coste  d'  Africa,  s'impadi  uniro- 
no di  Bona,  e  caduta  nelle  loro  mani  la 


a64  PIS 

corona  del  re,  ne  fecero  dono  all'  impe- 
ratore Corrado  11  ,  altri  dicono  in  vece 
della  persona  di  Mugeto  e  a  mezzo  dei 
genovesi,  che  alcuni  vogliono  morto  pri- 
gione in  Pisa,  mentre  governava  la  To- 
scana pel  detto  Corrado  11  qual  re  d'I- 
talia, il  marchese  Bonifazio  padre  della 
contessa  Matilde.  Nel  marchesato  di  Gof- 
fredo di  Lorena,  marito  di  Beatrice  ve- 
dova del  predecessore,  probabilmente  i 
pisani  guerreggiarono  con  lui  a  difesa  di 
Papa  Alessandro  II  e  de'suoi  diritti, con- 
tro i  normanni  e  in  Roma  contro  l'an- 
tipapa Onorio  II.  Nel  1062  per  la  crescen- 
te potenza,  i  pisani  mandarono  in  Sicilia 
copioso  naviglio  in  soccorso  ai  conti  nor- 
manni Roberto  e  Ruggiero  contro  i  sa- 
raceni; e  nell'impresa  di  Palermo  pote- 
rono impadronirsi  di  6  navi  de'saraceni, 
cariche  di  oggetti  preziosi,  co'  quali  nel 
io63  dierono  principio  alla  fabbrica  del- 
la primaziale  del  duomo.  Nel  1069,  per 
la  morte  di  Goffredo,  assunsero  il  mar- 
chesato Beatrice,  la  conlessa  Matilde  e  d 
marito  di  questa  Goffredo  il  gobbo,  che 
nel  1073  dimoravano  in  Pisa.  Ivi  mori 
Beatrice  e  fu  onorevolmente  sepolta,  re- 
stando al  governo  Matilde  (nel  1076  di- 
venuta vedova)  non  solo  di  Pisa,  ma  di 
Lucca  e  di  tutta  la  Toscana,  eroina  del- 
la chiesa  romana,  cui  donò  il  suo  patrimo- 
uioedivotissima  di  s.  Gregorio  VII  e  suc- 
cessori, il  quale  fece  concessioni  sulle  isole 
di  Corsica  e  Sardegna  domimi  della  Chie- 
sa, in  comune  coi  pisani  e  genovesi.  Quel 
Papa  ed  Enrico  IV   approvarono  le  re- 
gole commerciali  per  le  controversie  ma- 
rittime de'pisani,  e  l'imperatore  ciò  fece 
in  Pisa  nel  108  r,  la  quale  pagava  agl'im- 
peratori uu  tributo  come  sovrani  d'Ita- 
lia. Nel  suo  diploma  Enrico  IV  promise 
di  uon  più  nominare  il  marchese,  senza 
1  approvazione  de'  12  consoli  di  Pisa  e- 
letti  dal  popolo,  poiché  già  i  diritti  e  le 
prerogative  di    conte  erano  stati   trasfe- 
riti nel  corpo  decurionale  delle  città  ila- 
liane.  Fu  al  tempo  di  quell'  imperatore 
ch'ebbe  luogo  lo  stabilimento  del  comune 


PIS 

di  Pisa,  come  anche  di  ailre  città  di  Tosca- 
na^ almeno  il  suo  maggiore  sviluppo. 
Non  cessando  i  pirati  africani  d'  in- 
festare le  coste  d'Italia,  e  sapendo  Papa 
Vittore  111  quanta  fosse  la  bravura  e  po- 
tenza nellecose  marittime  de'pisani  e  ge- 
novesi, li  pacificò  e  indusse  a  partire  con 
poderoso  naviglio  per  1'  Africa  a  guisa 
di  crociati  ,  onde  espugnarono  Tunisi  e 
altri  luoghi  con  ricchissima  preda.  Il  re 
fu  obbligato  a  pagare  grossa  somma  di 
denaro,  di  cessare  le  scorrerie  sulle  coste 
italiane  e  di  lasciar  liberi  i  cristiani  falli 
schiavi.  Avendo  i  genovesi  difesa  la  Cor- 
sica dai  saraceni  e  occupate  varie  parti, 
aspiravano  all'intero  conquisto,  quando 
nelio88  Urbano  II  la  consegnò  ai  pisa- 
ni, allineile  la  governassero  sotto  l'alio 
dominio  della  s.  Sede:  tutta  volta  i  geno- 
vesi continuarono  a  signoreggiarla  in  di- 
versi punti  e  se  ne  impadronirono  inte- 
ramente nel  secolo  XV,  dopo  avere  i  pi- 
sani ceduti  i  loro  diritti  nel  precedente. 
Neh  099  i  pisani  col  loro  celebre  arcive- 
scovo Daiberlo  per  duce  e  delegalo  del- 
la s.  Sede  in  orieute, coni  20  navi  salpa- 
rono dal  le  sponde  dell'Arno  per  la  incro- 
ciata di  Palestina,  perciò  Pasquale  II  rin- 
graziò i  consoli.  Reduci  i  pisani  dall'  o- 
riente,  portarono  in  patria  le  più  insigni 
suppellettili,  alcune  reliquie  di  corpi  san- 
ti, molla  terra  de'  luoghi  santificali  dal 
Redentore  e  del  Monte  Calvario,  che  po- 
sero poi  nel  camposanto,  ottenendo  mol- 
te franchigie  dai  principi  cristiani  stabi- 
liti in  quelle  parti  dopo  la  conquista.  Nel 
1  1  io  per  mediazione  dell'imperatoreEn- 
rico  V  ,  ebbero  fine  le  guerre  tra  i  luc- 
chesi ed  i  pisani,  e  si  pacificarono.  Riso- 
luti i  secondi  di  estirpare  dall'isole  Ba- 
leari  d'Ivica,  Maiorca  e  Minorca  i  mori 
saraceni  che  le  dominavano  portando  la 
desolazione  sulle  coste  d'Italia,  con  ben 
fornito  armamento  di  3oo  barche,  equi- 
paggiale di  numerose  falangi,  con  appro- 
vazione di  Pasquale  II  e  con  alla  lesta 
l'arcivescovo  Monconi, nel  1  1  i4  mossero 
le  vele  a  quella  volta,  e  dopo  glui  iosi  com  • 


PIS 
battimenti  le  presero  con  stinge  tli  mol- 
le migliaia  d'infedeli,  liberando  gli  schia- 
vi cristiani  e  ritornando  in  trionfo  cari- 
chi di  bottina  a  Pisa  neh  i  16.  Persegui- 
tato Papa  Gelasio  ii  da  Enrico  V,  fog- 
gi da  Roma  nel  i  i  18,  ed  imbarcatosi  con 
(j  cardinali,  molti  nobili  e  chierici,  per- 
venne a  Pisa,  accoltovi  con  grandissimi 
onori.  Con  gioia  del  popolo  a'26  settem- 
bre vi  consagrò  la  primazialedel  duomo, 
recitandovi  un  eloquentissimo  sermone. 
In  questa  circostanza  Gelasio  II  concesse 
ai  pisani  in  feudo  l'isole  Baleari  e  loro  do- 
nò il  vessillo  rosso  con  croce  argentea  ; 
come  pure  confermò  alla  chiesa  pisana 
il  primaziato  spirituale  sui  vescovi  di  Cor- 
sica, che  servì  di  esca  ai  genovesi  e  pisa- 
ni  di  reciproche  aggressioni  marittime, 
ritenendosi  i  primi  lesi  ne'  propri  dirit- 
ti. Il  successore  Calisto  II  portandosi  nel 
1  120  in  Toscana,  si  recò  a  Pisa  e  con- 
sagrò alcuni  altari  nella  cattedrale.  Nel- 
la guerra  che  duròi3  anni,  in  principio 
fu  infelice  pei  genovesi  sconfìtti  a  Porto 
Veuere,  ma  con  80  galee,  4  gi'an  navi  e 
Go  navilii  minori,  con  22,000  combat- 
tenti vinsero  i  pisani;  nel  1  128  assedia- 
rono la  città  e  solo  si  ritirarono  con  la 
strana  condizione,  che  tutte  le  case  si  do- 
vessero spianale  fino  al  1 .°  solaio,  come 
riportano  gli  storici  genovesi.  A  pacificare 
le  due  inferocite  repubbliche  non  vi  vol- 
le meno  che  l'intervento  di  s.  Bernardo 
e  l'influenza  del  Pontefice  Innocenzo  II, 
venuti  entrambi  nel  1  1  32  a  Pisa  per  Pon- 
tremoli.  Addolcito  il  verno  passò  in  To- 
scana l'imperatore  Lotario  II  che  si  ab- 
boccò a  Calcinala  col  Papa  ,  il  quale  ri- 
tornò in  Pisa  nel  1 1 33,  e  nel  concilio  che 
vi  tenne  stabilì  la  pace  fra  esse  e  vi  di- 
morò quasi  sino  alla  morte  dell'antipa- 
pa Anacleto  11,  accaduta  a'  i5  gennaio 
1 1 38,  o  come  altri  dicono  n'era  partito 
nel  marzo  precedente,  dopo  avervi  crea- 
to cardinali  e  canonizzato  s.  Ugo  vesco- 
vo di  Grenoble. 

I  pisani  alleali  di  Lotario  II  con  flotta 
presero  la  poteute  Amalfi  (P^.),  ove  dis- 


P1S  2G5 

si  delle  Pandette  che  vi  ritrovarono,  che 
portate  in  patria  furono  dette  Pisane,  le 
«piali  secondo  alcuni  già  conoscevano  e 
possedevano  ;  non  che  espugnarono  per 
cesare  eziandio  Ravello,  Scala  e  Fratta 
munitissime;  ma  per  le  vertenze  fra  il  Pa- 
pa e  l'imperatore  sul  dominio  di  Sicilia, 
per  gelosia  sdegnatosi  Lotario  II  coi  pi- 
sani, s.  Bernardo  li  giustificò  con  molti 
elogi  e  quali  costanti  difensori  dell'  im- 
pero, e  divoti  al  Pontefice  che  soccorse- 
ro contro  Ruggiero  redi  Sicilia  che  avea 
procurato  guadagnarli.  Conquesti  si  pa- 
cificarono nel  1  1  38,  dopo  aver  fatto  il  si- 
mile coi  genovesi,  cui  succedettero  le  con- 
cessioni dell'imperatore  di  Costantinopo- 
li pel  dono  fatto  al  duomo  de'  pisani  e 
per  l'estensione  de' privilegi  e  di  giuris- 
dizione speciale  al  proprio  console  in 
quella  capitale, sempre  più  procedendola 
repubblica  indipendentemente  dagl'im- 
peratori germanici  e  dai  loro  rappresen- 
tanti e  marchesi.  Però  a  difesa  de!  mar- 
chese Ulderico,  nel  1  i44s'  collegaronocoi 
fiorentini  e  altri  contro  i  lucchesi, coi  quali 
principiò  nuova  sanguinosa  e  lunga  guer- 
ra, anche  per  alcune  castella  del  contado  : 
il  concittadino  Eugenio  III  procurò  paci- 
ficarli, ma  fu  solo  una  breve  tregua.  In- 
tanto F  imperatore  Federico  I,  nato  dal 
matrimonio  che  dovea  por  fine  alle  de- 
plorabili fazioni  de' 'guel/l e  ghibellini ',  die 
desolarono  l'Italia  e  specialmente  la  To- 
scana, a  ricuperare  i diritti  imperiali  con 
numerose  falangi  calò  in  Italia  e  spaven- 
tò i  popoli  diesi  governavano  a  comune; 
onde  Pisa  con  altre  città  fu  costretta  giu- 
rargli ubbidienza  e  pagargli  le  annue  re- 
galie, con  qualche  eccezione  pei  che  loaiu- 
tavano  colle  forze  loro  contro  la  lega  lom- 
barda e  per  la  ricupera  di  Sicilia.  Tut- 
tavolta  riuscì  ai  genovesi ,  che  Federico 
I  investisse  della  Sardegna  Barisonegiu- 
dice  d'Arborea  e  lo  coronasse  re  in  Pa- 
via, ma  il  suo  potere  riuscì  effimero.  Riac- 
cese le  animosità  tra'  genovesi  e  pisani, 
questi  fecero  valere  con  l'imperatore  le 
ragioni  antiche  sulla  Sardegna,  con  Fot- 


•2GG  P  1  S 

feria  di  1 5,ooo  fiorini  d'oro,  onde  il  co- 
mune di  Pisa  fu  investito  dell'isola  a' 17 
aprile  1  i 65.  In  tale  anno  servendo  le  ga- 
lee de'pisani  Federico  l,ed  essendo  que- 
sti in  guerra  con  Papa  Alessandro  III,  ten- 
tarono indarno  di  prenderlo  in  mare,  es- 
sendosi rifugiato  in  Magueloue.  Nel  i  1  74 
1'  imperatore  proibì  di  guerreggiare  tra 
loro  ai  pisani  e  genovesi  collegati  coi  luc- 
chesi ,  assegnando  nel  tempo  medesimo 
fra  Genova  e  Pisa  divisa  la  sovranità  del- 
la Sardegna  ,  vietando  ai  pisani  battere 
moneta  coi  conii  lucchesi,  dovendosi  il  lu- 
cro delle  zecche  dividersi  fra  loro.  Fino 
dal  1  1  7  1  i  pisani  ricuperarono  in  Costan- 
tinopoli i  fondachi  e  altro  loro  tolto,  pro- 
mettendo 1'  imperatore  greco,  forse  in 
compenso,  di  pagar  loro  per  i5  anni  5oo 
bisanzi  d'oro;  indi  nel  i  1  74  fecero  con- 
venzioni con  Corneto  e  Grasse.  Nel  1 187 
Papa  Gregorio  FUI  (/"'.)  si  recò  in  Pi- 
sa a  disporre  gli  animi  per  la  ricupera  di 
Gerusalemme;  la  pacificò  con  Genova, 
avendovi  raccolto  i  principali  signori,  ed 
essendovi  morto  a'  1  7  dicembre  fu  sepol- 
to nella  cattedrale.  Quindi  in  Pisa  a'ig 
fu  eletto  il  successore  Clemente  III,  ed 
ivi  coronato  nel  dì  seguente,  restandovi 
sino  a'  s  3  marzo  che  partì  per  Roma,  do- 
po avere  fatto  giurare  a'  i3  febbraio  la 
concordia  fra  le  due  repubbliche,  assicu- 
rata la  loro  navigazione  per  la  Sardegna 
e  conchiusa  la  crociata.  La  ilotta  pisana 
con  alla  testa  l'arcivescovo  Ubaldo,  ve- 
leggiò per  la  Palestina,  rinforzata  de'ua- 
vigli  veneti  e  genovesi ,  dando  prove  in 
due  anni  di  costauza  e  valore. 

Nel  1 1  qosembra  che  sia  stato  riformato 
il  governo  di  Pisa,  con  sostituirsi  a'cousoli 
e  senatori  gli  anziani  col  consiglio  di  cre- 
denza, mentre  il  podestà  surrogalo  al  ret- 
tore fu  incaricato  del  comando  degli  eser- 
citi e  di  presiederealla  giustizia,  spettando 
gli  affari  commerciali  alla  magistratura 
poi  appellata  consolato  del  mare.  Frat- 
tanto l'imperatore  Enrico  VI  con  diplo- 
ma dichiarò  i  pisani  fedelissimi  suoi  e 
se Qjpre  all'impero  di votissimi, per  magui- 


P1S 

fìci  e  molteplici  servigi  loro  resi,  e  che 
Pisa  sino  dalla  sua  origine  erasi  distinta 
in  rispetto  e  fedeltà  verso  gl'imperatori. 
Confermò  loro  i  privilegi  e  quanto  il  co- 
mune riteneva  spettante  all'impero,  con- 
cedendo ai  pisani  stabiliti  in  Italia  e  Si- 
cilia diverse  franchigie,  massime  e  smo- 
datamente in  Sicilia;  ma  il  Muratori  di- 
stingue il  promettere  dall'effettuale,  pei 
feudi  largamente  concessi  per  riceverne 
gagliardi  soccorsi.  L'odio  inveterato  tra 
i  genovesi  ed  i  pisani  li  fece  dividere  do- 
po aver  combattuto  in  Sicilia  per  l'impe- 
ratore, ed  i  primi  nel  1 194  tolsero  ai  se- 
condi Siracusa  che  presidiavano  :  la  loro 
guerra  si  estese  ancora  sopra  l' isole  di 
Sardegna  e  Corsica, ove  aveauo  i  pisani 
fabbricato  il  Castel  Bonifazio,  con  diversi 
successi.  Non  solo  il  giudicalo  di  Arborea 
fu  d'inquietudine  ai  pisaui,  ma  quello  pu- 
re di  Gallura  per  le  lagnanze  d'Innocenzo 
III  supremo  signore  dell'isola  di  Sarde- 
gna ,  che  fulminò  loro  l'interdetto  per 
proteggerlo, e  solo  Io  ritirò  quando  pro- 
misero costringere  il  giudice  a  ubbidirlo. 
Per  avere  i  pisani  nel  1211  aiutato  l'im- 
peratore Ottone  IV  neli'  oppugnazione 
di  Sicilia  di  ragione  della  Chiesa,  il  detto 
Papa  sentenziò  l'interdetto  contro  di  essi 
e  Ottone  IV.  Per  soccorrere  i  cristiani  di 
Palestina  e  di  Egitto,  nel  12  16  Innocenzo 
III  partì  da  Roma  per  riconciliare  i  geno- 
vesi coi  pisani,  ma  morendo  in  Perugia, 
il  successore  Onorio  III  effettuò  il  divisa- 
mente e  con  nuova  crociata  li  fece  parti- 
re, senza  risultato  per  le  discordie  insor- 
te. Intanto  nel  12  i5  i  pisani  aveano  edi- 
ficato in  Cagliari  la  rocca  per  dominarla, 
per  cui  la  signora  dell'isola  si  scusò  con 
Onorio  III  di  non  averlo  potuto  impedi- 
re, protestandosi  riconoscere  il  supremo 
dominio  della  s.  Sede.  Nel  1 222  si  ruppe 
l'amicizia  de'fiorentini  coi  pisani,  per  uà 
cagnolino  promesso  agli  ambasciatori  dei 
due  comuni;  incominciarono  scaramuc- 
eie,  che  furono  seguite  da  atroci  combat- 
timenti e  crudeltà.  A  questi  nemici,  ai 
genovesi,  si  aggiunsero  di  nuovo  i  Iucche- 


IMS 

si;  pure  Pisa  armò  una  (lolla  di  5j  gale- 
re, per  mandarla  nel  1228  alla  crociala 
d'oriente  con  Federico  li  imperatore. 
Gregorio  IX  nel  1236  vedendo  intenti  i 
pisani  a  sottomettere  la  provincia  di  Sas- 
sari o  Torres  in  Sardegna,  vivamente  re- 
clamò come  feudo  della  Chiesa,  e  scomu- 
nicò Ubaldo  giudice  di  Gallura, che  avea 
dichiaralo  il  comune  di  Pisa  tutore  dell- 
glie  possessioni,  il  quale  pei  ciò  sottomise 
al  Papa  le  sue  lene  di  Sardegna,  come 
fece  la  moglie  Adelasia  pel  giudicalo  di 
Torres  e  per  tutta  la  sua  eredità.  Restata 
vedova,  quando  Gregorio  IX  voleva  dar- 
le altro  pisano  per  isposo,  Federico  li 
che  nutriva  fiducia  di  riconquistare  la 
Sardegna,  la  indusse  a  dar  lu  mano  ad 
Euzio  suo  naturale,  che  dichiarò  re  di 
Sardegna.  Per  V  inimicizia  dell'  impera- 
tore con  Gregorio  IX,  questi  convocò  in 
Roma  nel  1241  un  concilio  generale,  on- 
de i  prelati,  massime  francesi,  imbarcatisi 
su  20  galere  genovesi,  furono  imprigio- 
nati e  parte  allogati  da  Euzio  e  dai  pisa- 
ni, ed  i  primi  con  alcuui  cardinali  furono 
portati  ad  Amalfi  ed  a  Pisa,  tutti  perciò 
scomunicati  dal  Papa  e  successori. 

Nel  1242  i  pisani  con  numerosa  flotta, 
fugando  i  giudici  di  Sardegna,  vi  surroga- 
rono altre  illustri  famiglie  pisane.  Ve- 
dendo però  le  loro  cose  peggiorare,  im- 
plorarono perdono  da  Innocenzo  IV  nel 
1245  e  di  ritornare  alla  Chiesa  abbando- 
nando Federico  li,  onde  il  Papa  li  assol- 
vette con  alcune  condizioni,  e  meglio  A- 
lessaudro  IV  li  prosciolse  dalle  censure, 
come  narrai  di  sopra,  poiché  come  fauto- 
ri dell'imperatore  aveano  incorso  anche 
quelle  fulminate  poi  da  Innocenzo  IV. 
Perchè  il  giudice  d'Arborea  si  gettò  nelle 
braccia  de'genovesi,  nuove  guerre  com- 
batterono i  pisani,  huchè  le  parti  elessero 
nel  1208  arbitro  della  pace  Alessandro 
IV,  che  mandò  all'effetto  due  deputati  io 
Sardegna,  mentre  in  oriente  i  pisani  coi 
veneti  impiegarono  le  loro  forze  contro  i 
genovesi,  cou  danno  della  cristianità  che 
le  reclamava  contro  gl'infedeli.  Dopo  la 


P  I  S  367 

morte  di  Federico  II,  Pisa  si  trovò  espo- 
rla contro  le  repubbliche  genovese,  fio- 
rentina e  lucchese,  per  cui  si  confederò 
coi  sanesi  e  pistoiesi,  ma  dovettero  sotto- 
mettersi a  dure  condizioni  nel  1254,  di 
detta  lega  guelfa.  Unita  coi  ghibellini  of- 
frì la  corona  imperiale  ad  Alfonso  VIII 
redi  Casliglia,  che  rilasciò  ai  pisani  am- 
pli privilegi.  Collegatisi  coi  veneti  fecero 
diverse  conquiste  in  Sardegna,  fiorendo 
ovunque  nel  commercio.  Siccome  Pisa 
era  centro  del  ghibellinismo  seguace  de- 
gl'imperatori, tutte  le  città  guelfe  di  To- 
scana divole  al  Papa  le  mossero  guerra; 
ma  uniti  a  Manfredi  naturale  di  Federico 
li,  nel  settembre  1260  i  pisani  riporta- 
rono strepitosa  vittoria  a  Montaperto. 
Nel  1266  i  pisani  esercitavano  libera  si- 
gnoria in  Sardegna  e  sui  giudici,  e  fu  l'e- 
poca più  gloriosa  e  potente  della  repub- 
blica, quando  per  la  battaglia  di  Bene- 
vento e  la  morte  di  Manfredi  capo  dei 
ghibellini,  i  pisani  furono  i  primi  a  ri- 
sentirne i  più  tristi  effetti.  Furouo  scac- 
ciati di  Sicilia  dal  re  Carlo  I,  come  soste- 
nitori di  Corradiuo  nipote  di  Federico  II, 
scomunicali  e  privati  della  sedearcivesco- 
vile  da  Clemente  IV,  meditando  ricupe- 
rare i  diritti  della  Chiesa  sulla  Sardegna. 
11  giudice  di  Gallura  Giovanni  Visconti 
maritò  con  Niuo  suo  figlio  una  figliuola 
di  Ugolino  di  Douoralico  de'couli  Glic- 
rardeschi  reggitore  di  Pisa,  il  quale  le- 
nendo pel  giusto  mezzoj  fece  di  tutto  per 
ridurre  la  città  se  non  guelfa,  almeno 
ghibellina  moderata,  nella  cui  operazio- 
ne si  associò  il  giudice;  ma  i  più  violenti 
ghibellini  persi  improvvida  politica  nel 
1274  con  decreto  d'ostracismo  espulsero 
ambedue,  morendo  nel  127.0  il  Visconti, 
dopo  essersi  impadronito  di  Monlopoli 
con  l'aiuto  de'guelfi.  Il  conte  Ugolino  fie- 
ro per  l'esilio,  co'suoi  fautori  si  collegò 
coi  fiorentini  e  lucchesi  guelfi;  con  ma- 
snade di  corsi  devastò  i  confini  del  Pi- 
sano e  ne'catnpi  d'Asciano  nel  1270  in 
conflitto  restarono  prigioni  più  migliaia 
di  pisani.  Per  lai  mudo  il  popolo  di  Pi- 


268  P 1 S 

sa  vieppiù  inasprito  contro  Ugolino  ne 
incendiò  le  case,  ed  il  governo  ne  confiscò 
i  beni.  I  pisaui  ricevettero  altra  rotta,  e 
solo  ottennero  la  pace  a  mediazione  dei 
ministri  pontificii,  con  gravose  condizio- 
ni, col  richiamo  del  conte  Ugolino,  dei 
Visconti  ed  altri  fuorusciti,  restituendo 
loro  i  beni.  Innocenzo  V  nel  1276C011- 
chiuse  la  pace  tra'  lucchesi  ed  i  pisani; 
mende  i  genovesi  ricominciarono  aspra 
guerra  nel  1282,  ed  una  serie  lagrime- 
vole  di  ostilità  e  rabbiose  fazioni.  Erano 
ammiragli  delle  flotte  di  Pisa  Andreotto 
Saracini  ed  il  conte  Ugolino  sempre  so- 
spetto di  guelfismo,  quando  nel  1284  si 
dovea  decidere  tra  Pisa  e  Genova  il  di- 
ritto di  preminenza  sul  dominio  maritti- 
mo. A  questo  agognando  i  pisani  ave- 
vano armalo  72  galere  con  altri  mino- 
ri legni,  sui  quali  montò  il  fiore  della 
nobiltà  e  delia  cittadinanza.  Provocan- 
do i  genovesi  avanti  il  loro  porto,  essi  u« 
nirono  88  galere  con  altri  piccoli  legni, 
ed  in  vicinanza  dello  scodio  della  Me- 
Joria,  nel  luogo  ovei  pisani  aveano  pre- 
so i  prelati  che  si  conducevano  al  con- 
cilio di  Gregorio  IX,  e  perciò  non  senza 
giudizio  di  Dio,  a'6  agosto  seguì  tal  di- 
sperata battaglia,  che  forse  in  tutti  i  se- 
coli di  mezzo  non  era  accaduta  in  mare 
la  più  sanguinosa,  ostinata  e  fatale.  Gran- 
de fu  la  mortalità  d'ambe  le  parti,  ma 
sommo  e  incalcolabile  il  danno  de'pisani, 
che  perderono  la  metà  del  naviglio,  con 
i  2,000  fra  morti  e  prigioni,  i  quali  per 
molti  anni  restarono  in  Genova  ,  donde 
il  proverbio  :  Chi  vuol  veder  Pisa  vada  a 
Genova.  Per  tanta  perdita  la  repubblica 
pisana  non  potè  alzar  più  il  capo,  e  tanto 
anelò  declinando,  che  perde  la  libertà  pri- 
ma d'ogni  altra  repubblica  toscana. 

A  maggior  desolazione  di  Pisa,  ne  par- 
tirono i  mercanti  fiorentini,  la  cui  repub- 
blica si  confederò  con  Genova,  onde  u- 
niti  coi  lucchesi  nel  1 285  mossero  a  suo 
danno.  Per  consiglio  del  conte  Ugolino 
divenuto  podestà,  la  guerra  fu  sospesa; 
indi  d  conte  si  associò  qual  capitano  del 


PIS 

popolo,  il  genero  Nino  Visconti  conte  di 
Gallura,  e  riformarono  gli  statuti  del  co- 
mune. Tergiversando  ambedue  la  paci- 
ficazione, come  di  riavere  da  Genova  i 
prigionieri  della  Meloria  ,  l'arcivescovo 
Ruggiero  II  unitosi  ai  capi  ghibellini,  se- 
colari e  sacerdoti,  mosse  il  popolo  con- 
tro il  capitano  per  cacciarlo  di  signoria 
allo  spirar  di  giugno  1  288,  ed  uscì  dalla 
città,  mentre  per  altra  porta  e  reduce  dal- 
la sua  villa  di  Settimo  rientrava  il  conte 
Ugolino,  dicesi  tacitamente  connivente 
all'espulsone  del  genero.  Magia  l'arcive- 
scovo Piuggiero  II  era  entrato  nel  palazzo 
del  popolo,  acclamato  in  podestà  dai  Si- 
smoudi,  Gualandi  eLanfranchi  capi  del- 
la fazione  ghibellina,  onde  porre  un  fre- 
no alla  prepotenza  del  conte  di  Donora- 
lieo, cui  i rivoltosi  volevanodare  un  com- 
pagno del  loro  partito.  Nella  mattina  del 
i.°  luglio  il  conte  Ugolino  e  l'arcivesco- 
vo si  riunirono  per*ti  altare  sulla  riforma 
del  governo,  ma  non  accordandosi  pei1  la 
betta,  fissarono  tornare  a  colloquio  ad 
ora  di  nona.  In  questo  frattempo  Nino 
Brigata  nipote  del  conte  si  preparava  a 
introdurre  nella  ciltà  qualche  centinaio 
d'uomini,  onde  i  rivoltosi  temendone  gri- 
darono all'  armi  ,  quelli  della  parte  del- 
l'arcivescovo suonarono  a  stormo  la  cam- 
pana del  comune,  mentre  l'altra  de!  po- 
polo chiamò  i  pisani  a  difesa  d'Ugolino. 
Nella  sanguinosa  mischia  de'due  partiti, 
rinculando  quelli  del  conte  si  rinchiuse- 
ro nel  palazzo  del  popolo  e  dovettero  dar- 
si prigionieri  de'loro  feroci  nemici,  con 
Ugolino  e  due  suoi  figli  e  due  nipoti,  per 
aver  preso  parte  nella  sommossa,  e  non  di 
un'età  novella,  come  li  chiamò  Dante  ;i 
quali  dopo  essere  stati  messi  a' ferri  e 
guardati  più  di  20  giorni  nel  palazzo  stes- 
so, furono  trasportati  nella  torre  Gua- 
landi dalleSetle  vie,  cioè  il  conte  Ugoli- 
no, Gaddo  ed  Uguccioue  suoi  figli,  Nino 
Brigata  ed  Anselmuccio  nipoti.  Ivi  tutti 
morirono  di  fame,  ed  i  nipoti  essendo  po- 
destà e  capitano  generale  Guido  di  Moti- 
tefcltro,  cioè  nella  1  .*  settimana  del  suo 


PIS 

governo,  incominciato  a' 1 3  moggio  i^.Sq 
o  nel  novembre.  Dante  dichiarò  l'arcive- 
scovo traditore  e  lo  fece  autore  dell'ordine 
di  vietare  il  cibo  ai  Gherardeschi,  cru- 
deltà che  sembra  doversi  attribuire  al  fu- 
rore del  popolo,  il  (piale  avrebbe  gilta- 
to  nell'Arno  le  chiavi  della  torre.  Il  di- 
vin  poeta  nel  più  bel  canto  che  uomo 
scrivesse  giammai  nel  genere  terribile, 
pone  Ugolino  nell'inferno,  in  cui  nel  sog- 
giorno de'traditori  rode  il  capo  di  Rug- 
giero li ,  di  cui  era  parente  e  che  forse 
per  sua  influenza  divenne  arcivescovo,  la- 
sciando immemori  i  delitti  d'Ugolino.  I 
principali  che  gli  si  attribuiscono  sono  di 
aver  procurato  l'indebolimento  della  re- 
pubblica per  signoreggiarla,  di  essere  ami- 
co de'guelfi  a  danno  de'concitladini  e  di 
aver  ceduto  loro  diverse  castella, diavere 
inveito  contro  quelli  ch'erangli  nemici,  di 
a  veresercitatol'assolutismo  e  d'aver  ucci- 
so il  nipote  di  Ruggiero  II.  Questi  viene 
difeso  dagli  storici  contemporanei,  quan- 
to alla  condanna  della  morte  di  fame,  e 
chiamato  a  Roma  pacificamente  ritornò 
alla  sede;  egli  poi  non  appartenne  alla 
fiorentina  famiglia  Ubaldini  di  Mugello, 
né  a  quella  pisana  de'Lanfranchi,  ma  ai 
conti  di  Panico  del  contado  bolognese. 
Crescendo  contro  i  pisani  l'odio  de'po- 
poli  limitrofi,  nel  1290  danneggiarono 
Porto  Pisano,  comechè  il  Montefeltro  li 
schermì  da  mali  maggiori  per  parte  dei 
fiorentini,  ma  con  patti  a  loro  ed  ai  guelfi 
favorevoli.  Essendo  Montefeltro  scomu- 
nicato, i  pisani  erano  stati  interdetti,  on- 
de pentiti  di  averlo  chiamato  al  gover- 
no, nel  i  20,6  ricorsero  a  Bonifacio  Vili, 
dandogli  l'amministrazione  di  Pisa,  con 
4,ooo  lire  o  fiorini  d'oro,  per  sostenere 
il  maestrato,  che  il  Papa  assolvendoli  ce- 
de al  conte  di  Colle  di  Valle  Elisa,  da  lui 
deputato  in  vicario.  Intanto  i  pisani  as- 
saliti con  forze  preponderanti  dai  geno- 
vesi, in  Sardegna,  in  Corsica  e  nel  lito- 
rale toscano,  dovettero  tornare  a  com- 
prare una  pace  umiliante,  cedendo  loro 
l'intiero  dominio  di  Corsica  e  il  giudica- 


P  I  S  269 

In  di  Sassari,  esentandoli  dai  dazi  e  pa- 
gando 160,000  lire,  onde  furono  lasciali 
liberi  i  superstiti  prigionieri  della  Melo- 
ria.  A  vendo  Giacomo  II  re  d'Aragona  ot- 
tenuto da  Bonifacio  Vili  in  investitura 
la  Sardegna,  si  propose  di  cacciar  dall'i- 
sola i  pisani,  i  quali  colf oro  e  col  dichia- 
rare Capitano  della  repubblica  l'arago- 
nese, stornarono  il  divisamento  nel  1  3o8, 
anzi  nel  1  3  \  /\.  fondarono  la  chiesa  mag- 
giore di  Cagliari  e  continuarono  ad  eser- 
citare il  potere  in  quella  provincia  e  nel- 
l'altra di  Gallura.  Calando  in  Italia  l'im- 
peratore Enrico  VII  a  ristorare  il  parti- 
to del  governo  ghibellino,  nel  i3i  1  i  pi- 
sani ripromettendosi  da  lui  il  ritorno  al- 
l'antico splendore,  gli  mandarono  60,000 
fiorini  d'oro  ed  altrettanti  ne  promisero 
al  suo  arrivo  in  Pisa,  ove  fu  ricevuto  con 
gioia  e  straordinaria  pompa,  e  vi  si  trat- 
tenne per  46  gioì  ni  fìnoal?,2  aprile  1  3  1?.. 
Morto  ne'contorni  di  Siena  a'24  agosto 
1  3  1  3,  dolenti  i  pisani  per  tale  disavven- 
tura, non  lasciarono  di  onorarne  la  me- 
moria. Il  cadavere  dell'" imperatore  cot- 
to e  spolpato  in  Suvereto,  ove  restarono 
due  anni  le  ossa,  fu  poi  trasportato  a  Pi- 
sa e  rinchiuso  in  apposito  sarcofagos  con 
gran  dolore  della  popolazione.  Vedendo 
per  tal  caso  gli  anziani  di  Pisa  esposta  la 
città  all'ira  di  tanti  nemici,  fecero  capita- 
no e  podestà  il  famoso  ghibellino  Uguc- 
cione  della  Faggiuola  luogotenente  im- 
periale in  Genova,  il  quale  ben  presto  as- 
soggettò Lucca,  e  nella  battaglia  di  Mon- 
te Catini  in  Val  di  JXievole,  a'29  agosto 
1  3  1  5,  vinse  la  lega  guelfa  (i  cadaveri  dei 
più  distinti  capitani  furono  cotti  e  spol- 
pati in  Buggiano,  indi  le  ossa  si  porta- 
rono a  Pisa);  ma  inorgoglito  e  reso  in- 
sopportabile, agli  1  1  aprile  1  3  1 6  fu  cac- 
ciato a  furia  di  popolo  da  Pisa  e  da  Luc- 
ca, venendo  dai  pisani  acclamato  per  si- 
gnoreGaddodellaGherardesca ossia  Ghe- 
rardo Novello,  parente  del  famoso  e  in- 
felice conte  Ugolino  cugino  di  suo  padre. 
Saggio  ne  fu  il  governo,procurò  una  quie- 
te stabile  ai  suoi  amministrati,  si  pacifì- 


270  P^S 

co  co'guolfi,  e  sposò  a  sno  figlio  Bonifa- 
zio  Novello,  Sancia  figlia  di  Cantuccio  si- 
gnore eli  Lucca.  Morto  nel  i32o  Gaddo, 
mentre  slava  riparando  i  sofferti  danni, 
i  pisani  gli  sostituirono  lo  zio  conte  Ra- 
nieri. Risolvendo  Giacomo  II  d'impadro- 
nirsi della  Sardegna,  promosse  l'insur- 
rezione de'gi odici  e  con  poderose  forze 
l'occupò,  riuscendo  inutili  gli  sforzi  de'pi- 
sai)i,chenel  i326  l'abbandonarono  e  so- 
lo ottennero  qualche  preferenza  circa  al 
commercio. 

Nel  i  32  5  per  morte  del  conte  Ranie- 
ri, successe  poi  nella  signoria  Bonifazio 
Novello  figlio  di  Gaddo,  noto  ancora  col 
nome  di  conte  Fazio  della  Gherardesca. 
Altre  sventure  afflissero  Pisa  nella  di- 
scesa in  Italia  di  Lodovico  il  Bavaro,  pre- 
tendente ali  'impero  e  scomunica  todaGio- 
vanni  XXII.  Benché  gli  offrissero  i  pisa- 
ni 60,000  fiorini  d'oro,  si  videro  arre- 
stati gli  ambasciatori  e  assediata  la  città, 
onde  doverono  sborsare  100,000  fiorini 
d'oro  e  ricevere  per  vicario  imperiale  Ca- 
struccio  partitante  dell'imperatore,  e  poi 
senza  riguardo  a  lui  se  ne  insignorì,  mo- 
reudo  nel  i328.  In  quest'anno  Lodovi- 
co si  fece  coronare  in  Roma,  ed  elesse  l'an  - 
tipapa  Nicolo  V;  ma  cacciati  dai  roma- 
ni si  portarono  a  Pisa  prima  Lodovico 
l' poi  Nicolò  V  a'  3  gennaio  1 3 20,  segui- 
to  dai  sette  anticardinali  creati  da  lui. 
Questi  fu  incontrato  da!  clero,  dal  Ba- 
varo e  da  solenne  processione,  con  dis- 
piacere de'  buoni,  scandalezzati  del  ser- 
mone che  agli  8  fece  contro  Giovanni 
XXII,  invitando  tutti  a  rinegarlo.  Dipoi 
Ji'iCj  febbraio  in  formale  parlamento  e 
alla  presenza  di  Lodovico  scomunicò  Gio- 
vanni XXII,  il  re  di  Napoli,  il  comune 
di  Firenze  e  chiunque  lo  seguisse,  men- 
tre il  cielo  sdegnato  fece  orribile  lem- 
pesta.  Appena  Lodovico  tornò  in  Ger- 
mania, i  pisani  coll'opera  del  conte  Fa- 
zio scossero  il  giogo  della  guarnigione  te- 
desca e  del  vicario  imperiale,  ed  insor- 
sero contro  gli  scismatici  che  fuggirono,  e 
l'antipapa  per  salvare  la  vita   si   rifugiò 


PIS 

dal  conte  e  si  sottomise  a  Giovanni  X\IT, 
che  riconciliato  coi  pisani  gli  avea  assolti 
dall'incorso  interdetto  per  gli  eccessi  com- 
messi nella  città  contro  la  s.  Sede,  per  cui 
aveano  domandato  perdono  come  co- 
stretti dalla  forza  delle  armi ,  offrendo 
12,000  scudi  d'oro.  Nel  dì  d'Ognissanti 
l'arcivescovo  autorizzato  dal  Papa  li  pro- 
sciolse dalle  censure,  e  nel  i33o  l'anti- 
papa fu  dato  in  mano  ai  ministri  pon- 
tificii, che  lo  imbarcarono  nel  porto  per 
Avignone,  ove  dimorava  il  Papa,  dopo 
che  Clemente  V  vi  avea  stabilita  la  re- 
sidenza pontificia.  Ad  onta  che  il  conte 
Fazio  si  fosse  reso  benemerito  nel  suo 
governo,  anche  con  abbellire  la  città  e 
restaurare  l'uni  versila,  nel  1  33  5  si  tentò 
una  rivolta  dai  capi  delle  principali  fa- 
miglie. Alla  sua  morte  nel  1  34- 1  fu  pian- 
to sì  benefico  signore,  acclamando  i  pi- 
sani per  successore  il  figlio  Ranieri,  ben- 
ché d'anni  1  1.  Volendo  i  fiorentini  acqui- 
stare Lucca,  i  pisani  si  collegarono  con 
altri  signori  ghibellini  per  opporvisi ,  e 
venuti  a  battaglia,  trionfarono  a'  2  otto- 
bre e  nell'anno  seguente  s'impadroniro- 
no di  Lucca  (^-),  che  ritennero  per  27 
anni,  liberandosi  dalla  guerra  collo  sbor- 
so di  80,000  fiorini. 

Per  morie  del  conte  R.anierij  soggiac- 
que Pisa  alle  violenti  fazioni  dei  Raspan- 
ti e  de'  Bergolini  ;  alla  testa  de'  primi  e- 
rano  i  Gherardeschi,  de' secondi  i  Gam- 
bacorti   A  tante  sventure  si  asrsnunse  la 

00 

micidiale  peste  del  r  34-7  e  '348>  pre- 
ceduta dalla  carestia,  che  spopolarono  la 
città.  Prevalendo  i  Rergolini  ,  Andrea 
Gambacorti  fu  proclamato  capitano  del 
popolo  e  signore  di  Pisa  ;  se  non  che  nel 
1  355, alla  venuta  dell'imperatore  Carlo 
IV,  la  fazione  opposta  ripreso  animo,  i 
Gambacorti  dierono  la  signoria  al  mo- 
narca alemanno  nipote  d'  Enrico  VII; 
ma  per  le  durezze  de'suoi  soldati,  le  due 
fazioni  si  accordarono  in  implorare  e  ot- 
tenere la  perduta  libertà,  benché  poi  per 
sospetto  Carlo  IV  fece  decapitare  5  com- 
plici della  famiglia  Gambacorti,  ed  altri 


F  1  S 

bandi  dalla  patria  come  faziosi.  Avendo 
i  pisani  tolto  ai  fiorentini  l'esenzioni  che 
godevano,  e  volendo  impedire  che  si  ser- 
vissero del  porto  sanese  di  Talamone,  eb- 
bero luogo  diverse  ostilità,  l'esilio  di  tutti 
i  Gambacorti  e  nel  i36i  aperta  rottura 
tra  i  due  governi.  Per  mare  e  per  terra 
i  fiorentini  riportarono  segnalali  vantag- 
gi, quando  i  pisani  assoldate  delle  ma- 
snade tedesche  e  inglesi  fecero  loro  gravi 
danni,  tentando  persino  di  prender  d'as- 
salto Firenze,  la  quale  si  liberò  dal  pe- 
ricolo col  pagare  100,000  fiorini  alle  com- 
pagnie di  ventura  segretamente.  Allora 
i  fiorentini  ripresa  l'offensiva  su  Fisa  e 
sul  Forto  Pisano,  riportarono  luminosa 
vittoria  a'28  luglio  i364-  Costretti  alla 
pace,  v'interposero  Papa  Urbano  V;  ma 
mentre  si  trattava  in  Pescia,  riuscì  a  Gio- 
vanni dell'Agnello,  borghese  del  partito 
Raspanti,  di  farsi  eleggere  doge  di  Pisa, 
e  si  obbligò  pagare  ai  fiorentini  100,000 
fiorini  d'oro.  Nel  1  36y  deliberando  Ur- 
bano V  di  ristabilire  la  residenza  di  Ro- 
ma,  servito  da  3  galere  pisane,  e  da  al- 
tre genovesi,  venete  e  napoletane,  arri- 
vò a  Porto  Pisano  nell'ottobre,  ma  sbar- 
cò a  Cometa.  Nell'anno  seguente  tornò 
a  Pisa  Carlo  IV,  che  corteggiato  dal  do- 
ge Agnello  in  Lucca, questi  ruppesi  una 
coscia,  onde  in  Pisa  si  credette  morto.  Op- 
presso il  popolo  dalla  tirannia  del  suo  go- 
verno,ne  cacciò  i  figli  e  ripristinò  il  go- 
verno degli  anziani,  6  Raspanti  e  6  Ber- 
golini ,  mentre  Carlo  IV  nel  1  36g  sot- 
trasse Lucca  dai  pisani,  la  dichiarò  libe- 
ra e  vi  pose  un  vicario  imperiale;  indi  con 
l'oro  Pisa  ottenne  dall' imperatore  il  ri- 
chiamo de'  Gambacorti  esiliati,  con  Pie- 
tro capo  della  famiglia,  il  cui  ritorno  fu  pei 
pisani  un'allegrezza  e  per  esso  un  trion- 
fo; poscia  seguì  la  pace  con  Firenze  ed  il 
ristabilimento  dell'esenzione  de'dazi.  Re- 
stituendosi nel  1370  Urbano  V  in  Avi- 
gnone, le  galere  pisane  fecero  parte  del 
seguito.  Dipoi  il  successore  Gregorio  XI 
decretando  il  definitivo  ritorno  in  Roma, 
nel  1 3^6  partì  d'Avignone  coi  cardina- 


PIS  i7\ 

li,  sbarcando  a  Pisa  a'G  novembre.  Vi  si 
trattenne  8  giorni  e  ricevette  molti  do- 
ni coi  cardinali;  indi  passò  a  Piombino 
e  per  Corneto  giunse  in  Roma. 

Per  tale  pace  e  per  essersi  posto  alla 
testa  del  governo  Pietro,  il  duca  di  Mi- 
lano nemico  delle  repubbliche  toscane, 
fornì  armati  all'ex  doge  per  sorprende- 
re Pisa  con  scalata  alle  mura,  ma  bra- 
vamente fu  respinto  dal  popolo  e  dai  fio- 
rentini, onde  Pietro  restò  pi  11  potente  e 
fu  dichiarato  capitano  generale,  difenso- 
re del  popolo  e  del  comune  di  Pisa,  colla 
medesima  autorità  de!  glorioso  conte  Fa- 
zio. Realmente  il  conte  Pietro  Gamba- 
corti durante  il  suo  governo  fu  un  mo- 
dello di  saviezza;  modestissimo  per  na- 
tura, volle  tener  la  città  contenta,  il  po- 
polo unito,  la  nobiltà  onorata,  estende- 
re il  commercio,  incoraggire  l'industria, 
fondale  monasteri, abbellii  e  Fisa  di  gran- 
diosi palazzi  e  altri  edifizi;  bramando  li- 
na federazione  di  principi  e  repubbliche 
per  espellere  dall'Italia  le  compagnie  o 
masnade  forestiere  che  n'erano  il  flagel- 
lo, pei  vantaggi  commerciali  e  per  scio- 
gliere le  vertenze  non  più  colle  anni,  pia 
con  mature  deliberazioni,  sublime  pro- 
getto che  posto  in  atto  nel  1  388  in  Pisa, 
per  malafede  de'  collegati  e  del  signor  di 
Milano,  ebbe  corta  durala.  Intanto  cagli 
sgherri  di  quel  duca,  Jacopo  A ppiant  .se- 
gretario traditore  di  Pietro,  mentre  gli 
porgeva  la  destra  in. segno  di  fedeltà,  nel 
luglio  i3c)2  lo  fece  trucidare  e  s'impa- 
dronì del  governo.  Un  grido  d'infamia  si 
levò  in  Italia  contro  l'assassino  del  Gam- 
bacorti, la  cui  bontà  e  la  generosità  con 
la  quale  avea  elevato  Jacopo,  servì  di  gran 
contrapposto  all'atroce  ingratitudine  e 
destò  1'  onore  universale.  Fattosi  l'Ap- 
piani signor  di  Pisa,  proscrisse  tosto  i 
Gambacorti  e  le  famiglie  aderenti,  rup- 
pe la  pace  con  Firenze  e  Lucca,  mentre 
il  duca  di  Milano  mirava  all'acquisto  di 
Pisa,  per  poi  riconquistare  la  repubbli- 
ca fiorentina  sua  implacabile  nemica. Con 
artifizio  introdusse  in  Pisa  alcune  coni- 


272  PIS 

pagnie  di  masnade,  quindi  nel  1398  alla 
morie  di  Jacopo  il  figlio  Gherardo  che 
gli  successe  nella  signoria,  infamemente 
■vendè  la  patria  a  Gio.  Galeazzo  duca  di 
Milano  per  200,000  fiorini  d'oro,  riser- 
vandosi Piombino  e  altri  castelli,  non- 
ché Tisole  dell'Elba,  Pianosa  e  Monte- 
cristo;  iniquissimo  contratto  che  fu  con- 
suma to  nel  febbraio  1 399. Morto  nel  1 402 
il  duca,  lasciò  Pisa  col  contado  al  suo  na- 
turale Gabriele  Maria  Visconti,  il  quale 
colla  madre  ne  prese  possesso.  Per  le  sue 
vessazioni,il  malcontentode'siulditi  giun- 
to al  colmo,  ne  profittarono  i  fiorentini 
nemici  del  tiranno,  tentando  di  sorpren- 
dere la  città  nel  i4°Ì) e  quando  si  trattava 
di  venderla  ad  essi,  risvegliatosi  I'  odio 
antico  de' pisani  per  Firenze,  si  ribella- 
rono al  Visconti,  ed  a'2  1  luglio  i4oj  lo 
fugarono.  Giunto  a  Sarzana  contrattava 
coi  fiorentini  la  vendita  delle  fortezze  e 
della  cittadella  di  Pisa  ,  quando  questa 
fu  presa  dal  popolo.  I  pisani  domanda- 
rono a  Firenze  quelle  acquistate  di  Pupa- 
fialla  e  s.  Maria  in  Castello,  prometten- 
do rimborsi  al  prezzo  pagato;  ma  i  reg- 
gitori della  repubblica  deliberarono  il 
conquisto  di  Pisa. 

Ambe  le  parli  fecero  preparativi  di 
guerra,  i  pisani  richiamarono  Giovanni 
Gambacorti  nipote  di  Pietro  e  lo  fecero 
capitano  del  popolo,  e  pacificarono  per 
la  comune  difesa  le  fazioni  de'  Raspanti 
coi  Bergolini.  1  fiorentini  con  l'aiuto  dei 
sanesi,  del  legato  di  Bologna,  de'Mala- 
testa  e  di  Orsini  conte  di  Soana  ,  mar- 
ciarono verso  Pisa  sotto  il  comando  di 
Bertoldo  Orsiui,  e  impedirono  ai  pisani 
qualunque  soccorso  d'armi  e  vettovaglie 
con  blocco,  mentre  andavano  impadro- 
nendosi de'castelli.  Essendo  la  citta  for- 
tissima e  i  pisani  decisi  di  difenderla  fi- 
no alla  morte,  riuscito  fallace  l'assalto  da- 
to verso  il  quartiere  di  Chinsica  a'  g  giu- 
gno 1406,  dai  valorosi  Muzio  Attendolo 
Sforza  e  dal  Tartaglia,  i  fiorentini  con- 
vertirono il  blocco  in  assedio.  Persuaso 
il  Gambacorti  che  l'assoluta   mancanza 


PIS 
de  viveri  impediva  di  sostenere  più  a  lun- 
go la  città,  ne  trattò  segretamente  la  de- 
dizione agli  antichi  suoi  amici,  e  la  mat- 
tina del  q  ottobre  1406  i  pisani  dovet- 
tero trangugiare  il  calice  della  schiavitù 
e  Gino  Capponi  con  mirabile  ordine  nelle 
milizie  ne  prese  possesso,  con   immenso 
tripudio  de'fìorentini  pel  gran  conquisto. 
Sebbene  poi, divenuti  essi  signori  di  Li- 
vorno, procurassero  di  diventare  una  po- 
tenza marittima  italiana,  come  erano  sta- 
ti i  pisani,  non  poterono  mai  stare  a  fron- 
te di  quelle  di  Genova  e  Venezia.  Bensì 
con  l'acquisto  di  Pisa  la  riputazione  della 
repubblica  fiorentina  aumentò   imineu  • 
samen  te,  come  quando  procurò  colla  sua 
mediazione  di  tentare  l'estinzione  dello 
scisma  che  divideva  la  Chiesa,  col  con- 
cilio aperto  a  Pisa,  di  cui  parlerò  in   fi- 
ne, essendosi  i  pisani  nel  i4o5  accosta- 
li all'antipapa  Benedetto  XIII.  Per   la 
guerra  con  Lucca  e  per  quella  incomin- 
ciata da  Nicolò  Piccinino,  sospettando  i 
fiorentini  che  Pisa  cadesse  in  mano  del 
nemico,  ordinarono  che  tutti  i  cittadini 
dai  i5  ai  60  anni  l'abbandonassero,  te- 
mendone il  malcontento  per  l'aspro  go- 
verno, il  quale  in  progresso  di  tempo  mi- 
glioròad  utile  e  abbellimento  della  città. 
Nel   i434  ribellali  i  romani  contro  Eu- 
genio IV,  questi  su  d'una  galera  fuggi  a 
Pisa  a' 18  maggio  e  vi  fu  onorevolmen- 
te ricevuto.  Per  alcuni  giorni  vi  aspettò 
il  suo  seguilo,  ed  il  2  3  giugno  si  trasfe- 
rì a  Firenze.  Intanto  i  fiorentini  curaro- 
no sotto  Lorenzo  de  Medici  il  migliora- 
mento dell'aria,  infetta  per  l'acque  im- 
paludate, con  l'istituzione  della^nagistra- 
lura  de'fossi  ;  l'incremento  dell'universi- 
tà e  la  difesa  di  Pisa  con  la  costruzione 
della  Cittadella  nuova;  ma  neli494>nei* 
la  calata  in  Italia  di  Carlo  Vili  re  di  Fran- 
cia, i  fiorentini  gli  consegnarono  le  for- 
tezze per  imprudenza  di  Pietro  de  Me- 
dici. 1  pisani  indispettiti  per  la  durezza 
del  governo  e  fomentati  dal  duca  di  Mi- 
lano, ricorsero  popolarmente  al  re  per  es- 
sere rimessi  in  libertà, a  fronte  che  il  cai- 


IMS 
dina!  Rovere  poi  Giulio  II,  con  gravi  ri- 
flessioni  li  avvertisse  delle  conseguenze, 

e  l'ottennero.  Dopo  la  sua  partenza  coi 
soccorsi  stranieri  i  pisani  si  mantennero 
indipendenti  da  Firenze,  finché  abban- 
donati, i  fiorentini  ricuperarono  i  castelli 
del  pisano,  assediarono  con  assalti  la  città 
nel  1 499>  i5o3  e  i5o5,  ne' quali  sino 
le  donne  fecero  prodigi  di  valore,  e  ten- 
tarono deviare  il  corso  dell'Arno  per  de- 
solarla. I  fiorentini  coll'opera  de'fratelli 
Sangallo  con  un  ponte  di  barche  impe- 
dirono che  le  sussistenze  fossero  intro- 
dotte in  Pisa,  onde  in  penuria  di  viveri 
Giovanni  Gambacorti  cacciò  fuori  i  vec- 
chi, le  donne  e  altre  bocche  inutili,  ma 
pel  bando  già  fatto,  i  fiorentini  impicca- 
rono gli  uomini,  e  alle  donne  scorciati  i 
panni  sopra  il  ventre,  le  bollarono  nella 
gota.  I  fiorentini  raddoppiati  i  maneggi 
politici,  nel  i  5o8  bloccarono  la  città  e 
formarono  tre  campi  trincerati:  per  tal 
modo  i  pisani,  stretti  da  ogni  lato,  ed  e- 
slenuati  da  circa  i5  anni  di  guerra,  ca- 
pitolarono a'4  giugno  i  509,  onde  l'eser- 
cito pacificamente  entrò  nella  città  agli 
8  con  tutta  moderazione.  Però  molte  fa- 
miglie di  nobili,  mercanti  e  cittadini  di- 
stinti emigrarono  all'estero  e  specialmen- 
te a  Napoli  ed  a  Palermo. 

Appena  i  fiorentini  entrarono  in  Pisa, 
per  Giuliano  da  s.  Gallo  fecero  compi- 
re la  Cittadella  nuova,  poi  Fortezza  alle 
Piaggie,  con  altre  fortificazioni,  nel  limo- 
re  di  perderla  in  qualche  sommossa.  Nel 
i5i  1  i  cardinali  ribelli  a  Giulio  li  v'in- 
cominciarono un  conciliabolo,  per  cui  il 
Papa  interdisse  i  fiorentini  per  averlo 
permesso  e  favorito  ;  fu  rimosso  Pier  So- 
derini  gonfaloniere  perpetuo  di  Firenze, 
ove  di  nuovo  fu  introdotta  l'espulsa  fa- 
miglia Medici,  il  capo  della  quale  nel  i5i  3 
divenne  Leone  X.  Questo  Papa  per  rav- 
vivare  la  decaduta  università,  le  attribuì 
tutte  le  decime  eccle>iastiche  dello  stato 
fiorentino.  Dipoi  per  opera  del  suo  cu- 
gino Clemente  VII,  nel  1 53 1  fu  estinta 
la  repubblica  fiorentina,  ed  il  nipote  A- 
vol.  tur. 


P1S  r>.73 

lessandro  de  Medici  fu  fatto  duca  di  Fi- 
renze. Negli  ultimi  istanti  della  repub- 
blica, Pisa  dovè  accogliere  fra  le  sue  mu- 
ra il  prode  guerriero  fiesolano  France- 
sco Ferrucci,  per  accozzarvi  un   piccolo 
esercito,  che  quasi  per  intiero  perì  alla 
battaglia  di  Gavinana,  soggiacendo  i  pi- 
sani a  severe  misure  militari,  violenze  e 
allontanamento  a  Firenze  di  tutti  i  cit- 
tadini atti  alle  armi.  I  pisani  intesero  con 
piacere  l'umiliazione  di  Firenze,  ed  am- 
be le  città  coi  contadi  formarono  l'as- 
soluto dominio  del  duca,  che  accolsero 
con  smodato  plauso.  Nel  i533  recandosi 
Clemente  VII  a  Marsiglia,  a'9  settembre 
da  Roma  s'avviò  a  Pisa,  imbarcandosi  a 
Porto  Pisano.  Nel  1 537  ''  duca  cne  8°* 
vernò  con  pari  tirannide  fiorentini  e  pi- 
sani, fu  assassinato^  gli  successe  Cosimo 
I,  dal  quale  Pisa  sperimentò  solidi  van- 
taggi, toccati  di  sopra;  riunì  ai  suoi  stati 
la  repubblica  di  Siena,  destinò  Pisa  re- 
sidenza invernale  della  corte  e  fu  il    i.° 
granduca.  Assai  benemerito  di  Pisa  fu  il 
figlio  Ferdinando  I,  per  avere  riparato 
i  gravi  danni  cagionati  dal  fuoco  alla  cat- 
tedrale; emanalo  nel  i5q3  indulto  a  fa- 
vore degl'individui  di  qualunque  nazio- 
ne, che  si  domiciliassero  a  Pisa  o  in  Li- 
vorno; aperto  il  Fosso  o  Canale  de'Na- 
vicelli,  ad  oggetto  di  rendere  più  spedi- 
to e  sicuro  il  trasporto  delle  merci  fra 
Pisa  e  Livorno,  senza  che  uscissero,  co- 
me per  l'addietro  per  bocca  d'Arno  in 
mare;  e  fatto  quelle  altre  cose  che  narrai. 
Nel  1607  Pisa  si  rallegrò  per  veder  de- 
positati nella  chiesa  di  s.  Stefano  I  i  tro- 
fei riportati  dai  cavalieri  alla  conquista 
di  Roua  o  Ippona  nell'Africa,  donde  re- 
carono bandiere,  cannoni  ed  un  migliaio 
e  mezzo  di  schiavi.  Cosimo  II  suo  figlio 
curò  il  credito  dell'  università  ed  il  bo- 
nificamento delle  vicine  campagne.  Nel 
i63o  e  1 633   la  peste  portò  l'estermi- 
nio  a  Pisa.  Terminata  nel  1737  la  casa 
Medicea,  montò  sul  trono  la  regnante  di- 
nastia Austro-Lorena  e  pel  i.°  France- 
sco IJ,che  molti  miglioramenti  operò  in 
18 


a  74 


PIS 


Pisa  e  alle  sue  campagne,  e  maggiori  ne 
prodigò  il  secondogenito  Pietro  Leopol 
do  I.   A  questi  successe  il  secondogeni 
to  Ferdinando  lionato  in  Pisa  nel  1769 
che  nel  marzo  1  799  ritiratosi  in  Germa 
nia, occuparono  la  Toscana  i  francesi  che 
la  venderono  a  Luigi  I  re  d'Etruria,  cu 
nel  1807  successe  Elisa  granduchessa,  fin 
che  nel  18  1 4  ritornò  Ferdinando  III.  Nel 
l'anno  seguente  onorò  Pisa  di  sua  pre 
senza  Pio  VII  a'3  1  marzo  (l'esequie  flit 
te  al  cadavere  di  Pio  T'I3  proveniente  d 
Francia,  le  ricordai  alla  sua  biografia) 
giuntovi   da  Livorno  nelle  ore  pomeri 
diane  tra  i  più  vivi  applausi  de'pisani 
pernottò  presso  l'arcivescovo  Alliata,  che 
lo  trattò  in  un  alla  corte  con  isplendidez- 
za,  e  nel  dì  seguente  proseguì  il  viaggio 
per  Sarzana,per  condursi  a  Genova.  Dal 
1834 che  regna  il  granduca  Leopoldo  IT, 
Pisa  ha  ottenuto  grandi  benefizi,  oltre  la 
strada  ferrata  Leopolda,  per  avvicinarla 
a  Livorno.    Altre  notizie  su  Pisa  si  pos- 
sono leggere  nell'Ughelli,  Anecdota,  ove 
riporta  i  trionfi  de'pisani  su  Gerusalem- 
me e  Maidica,  la  cronaca  pisana  dal  688 
al  1  1 36,  gli  annali  dal  971  al  11  76,  la 
cronaca  dal  ioo4al  1 178,  altra  dal  1  ior 
al  1262  ;  nel  Fontani,  Viaggio  pittorico 
della  Toscana  j  in  Alessandro  Morrona, 
Pisa  illustrata  nelle  belle  arti  j  in  Ra- 
nieri Grassi,  Descrizione  storica  e  arti- 
stica di  Pisa  j  ed  in  Emanuele  Repetti, 
Dizionario  geografico  fisico  storico  della 
Toscana. 

La  fede  cristiana  vuoisi  predicata  in 
Pisa  da  s.  Pietro,  anzi  la  città  vanta  di 
averla  per  la  prima  ricevuta  in  Toscana, 
e  circa  al  tempo  può  vedersi  nel  Davan- 
zali, Notizie  al  pellegrino,  p.  5.  K  tra- 
dizione che  l'apostolo  vi  battezzasse  molti 
cittadini  e  vi  celebrasse  la  messa,  nel  luogo 
ove  poi  venne  eretta  là  chiesa  di  s.  Pie- 
tro in  Grado  (il  cui  altare  si  vuole  il  i.° 
eretto  di  pietra  in  Italia,  consagrato  da 
s.  Clemente  I,che  vi  lasciò  memoria  col 
sangue  chegli  uscì  dalle  narici),  ordinan- 
dovi per  i.°  vescovo  s.  Pelino:   è  indù- 


PIS 
bilato  che  in  Pisa  venne  fondata  una  del- 
le prime  sedi  vescovili  di  Toscana.  Il  ve- 
scovo di  Pisa  fu  sempre  considerato  pri- 
mate di  tutta  la  Toscana  e  dell' isole  di 
Corsica  e  di  Sardegna,  ed  in  quelle  re- 
gioni ebbe  somma  autorità,  come  anco- 
ra il  più  antico  metropolitano  di  Tosca- 
na. L'arcivescovo  di  Pisa  eziandio  eser- 
citò giurisdizione  su  alcune  chiese  di  Co- 
stantinopoli, di  Tunisi,  di  Alessandria  di 
Egitto  e  di  altre  parti.  Quasi  tutto  il  suo- 
lo davanti  alla  spiaggia  di  Pisa,  abban- 
donato dal  mare  da  i5  e  più  secoli,  per- 
venne per  ragione  di  sovranità  nella  li- 
sta civile  de're  d'Italia,  dai  quali  o  dai  lo- 
ro ministri  fu  donato  alla  mensa  arci  ve- 
scovileo  primaziale  ed  al  capitolo,  quan- 
do erano  frequenti  le  oiferte  alle  chiese, 
prò  remedio  animae,  onde  gli  arcivesco- 
vi di  Pisa  per  qualche  secolo  esercitaro- 
noanche  giurisdizione  temporale  su  mol- 
le castella  e  corti;  potere  signorile  che  già 
il  comune  pisano  avea  scorciato  verso  il 
1286.  La  repubblica  concesse  agli  arci- 
vescovi il  diritto  di  pedaggio,  quanto  al- 
la dogana  del  sale  e  ferro,  nell'isola  del- 
l'Elba, ed  a  Castel  del  Bosco  nel  1280 
trasferito  a  Calcinaia.  Nel  tempo  della  re- 
pubblica pisana  più  d'  una  volta  l'arci- 
vescovo ne  fu  anche  di  essa  il  supremo 
moderatore.  Nel  1464  »  fiorentini  cede- 
rono  agli  arcivescovi  vasto  terreno  bo- 
schivo, prativo  e  pai  11  desco  nel  suburbio 
occidentale  di  Pisa.  Il  Papa  s.  Gregorio 
VII  in  Canossa  concesse  al  vescovo  di  Pi- 
sa la  perpetua  legazione  dell'isola  di  Cor- 
sica, con  la  4-a  parte  delle  rendite  del- 
l'isola. Urbano  li  con  bolla  del  «oqr, 
Cimi  ornnes,  confermò  la  concessione;  in- 
di colla  bolla  Curii  universistdeì  3o  mag- 
gio, dichiarò  il  vescovo  arcivescovo,  as- 
segnandogli per  suffraganei  i  vescovi  di 
Corsica,  della  quale,  come  della  Sarde- 
gna, lo  nominò  primatee  legato  apostoli- 
co, concedendogli  il  pallio.  Dipoi  a'2  1  a- 
prile  ioq2  elevò  al  grado  di  metropoli- 
tana la  cattedrale  di  Pisa.  Gelasio  II  nel 
1  1  18  confermò  la  dignità  metropolitica 


PIS 
Bell'arcivescovo  di  Pisa,  ed  in  suoi  suf- 
fragatici i  vescovi  di  Corsica,  che  domi - 

nandola  i  genovesi,  vietarono  ad  essi  di 
farsi  consagrare  da  lui  e  mossero  ostina- 
taglieria  ai  pisani.  A  Genova  narrai  co- 
me avendo  ricorso  i  genovesi  nel  i  123 
a  Calisto  II,  nel  concilio  Lalerancnse  I, 
il  Papa  annullò  i  diritti  della  chiesa  di 
Pisa  su  quella  di  Corsica,  e  come  se  ne 
sdegnò  l'arcivescovo  Ruggiero  I.  Poco  do- 
po Onorio  li  reintegrò  Pisa  del  tolto.  A 
terminare  le  gravi  vertenze  tra  i  pisani 
e  genovesi,  Innocenzo  1 1  colla  bolla  Tane 
Jposlolicac  sedis,  del  i.°  maggio  i  i  38, 
ne  compose  le  discordie,  con  esaltare  Ge- 
nova adarci  vescovato,  attribuendogli  per 
bene  della  pace  in  suffragane!  tre  vesco- 
vi di  Corsica,  gli  altri  confermando  a 
quello  di  Pisa.  A  questa  inoltre  confer- 
mò il  grado  metropolitico,  la  dignità  di 
legato  pontificio  in  Sardegna,  di  prima- 
te della  provincia  di  Sassari  o  Torri,  e 
sue  suffraganee  le  sedi  di  Gallelly  e  Ci- 
vita (poi  unita  ad  Ampurìas  e  a  Tem- 
pio) nello  stesso  giudicato,  assoggettan- 
dogli qua!  suffraganeo  il  vescovo  di  Po- 
pulonia  in  Toscana.  Tuttociò conferma- 
rono Eugenio  III,  Adriano  IV  e  Alessan- 
dro III.  Questo  ultimo  ampliò  il  prima- 
to sulle  provincie  sarde  di  Cagliari  ed  Ori- 
stano o  Arborea,  lo  che  fu  approvato  da 
Lucio  III,  Celestino  III  ed  Onorio  III.  Ma 
dopo  espulsi  i  pisani  dal  dominio  di  Sar- 
degna, anche  i  loro  arcivescovi  perderò- 
no  di  fatto,  se  non  di  diritto,  ogni  giuris- 
dizione spirituale,  restando  loro  il  titolo 
di  legati  apostolici  e  di  primati  nelle  pre- 
nominate isole.  Inoltre  Pio  VII  staccò  la 
diocesi  di  Massa  o  Populonia  dalla  me- 
tropolitana pisana,  per  darla  alla  nuova 
di  Siena.  A  Mariana  dissi  come  Pio  VII 
nel  1 80 1  soppresse  le  sedi  di  Corsica,  con- 
centrandole in  quella  d'Aiaccio,  che  fece 
suffraganea  di  Aix.  AI  presente  sono  suf- 
fraganee di  Pisa  le  sedi  di  Pontremoli dal 
1778,  di  Livorno  dal  1806,  e  di  Massa 
di  Carrara  dal   1828. 

Il  1 ,°  vescovo  di  Pisa  fu  s.  Perino,  or- 


PIS  575 

dinato  da  s.  Pietro  nell'anno  .|5  o  5i. 
Non  si  conoscono  altri  vescovi  fino  a  Gau- 
denzio, che  intervenne  nel  3  1  3  al  con- 
cilio romano  di  s.  Mclchiade.  Alessan- 
dro governava  la  chiesa  nel  (>43,  il  qua- 
le da  Scozia  venne  in  Italia  col  b.  Pelle- 
grino. Ricorderò  i  più  distinti  successo- 
ri. Lamberto  del  101  3,  a  sollecitazione 
del  quale  e  del  legato  vescovo  d'Ostia, 
i  pisani  presero  le  armi  contro  Mugeto 
re  di  Sardegna,  s'  impadronirono  dell'i- 
sola e  ne  ritennero  il  dominio  eolla  ap- 
provazione della  s.  Sede.  Wido  nel  1  o  19, 
zelante  della  vita  regolare  de'  canonici. 
Opizo  Upizinghi  nel  io44i  cu'  s-  Leone 
IX  concesse  un  privilegio  pel  monastero 
di  s.  Maiia  nell'isola  Gorgona,  nella  dio- 
cesi di  Pisa,  cui  fecero  concessioni  Vit- 
tore II  e  Alessandro  II.  Guido  o  Pucho 
pavese  nel  io63,  sotto  il  quale  si  getta- 
rono i  fondamenti  del  duomo.  Landolfo 
milanese  nel  1077,  fallo  legato  aposto- 
lico di  Corsica  da  s.  Gregorio  VII.  Nel 
108  1  Gerardo  pisano,  col  cousenso  del 
quale  s.  Gregorio  VII  pose  il  monastero 
di  s.  Zenobio  di  Pisa  solto  la  protezio- 
ne della  sede  apostolica  ;  l'imperatore 
Enrico IV  confermò i  privilegi  della  chie- 
sa e  altri  ne  concesse.  Nel  1088  il  cele- 
bre Daiberlo  fatto  1 .°  arcivescovo  da  Ur- 
bano II,  che  ricevette  in  Pisa  colla  gran 
conlessa  Matilde,  in  dicembre  1  og4j '"" 
di  partì  coi  crociati  pisani  per  la  Pale- 
stina, ove  divenne  i.°  patriarca  latino  di 
Gerusalemme,  morendo  in  Messina  nel 
1  107,  meutre  ritornava  da  Terrasanta. 
In  suo  luogo  nel  1  io3  era  stato  eletto 
arci  vescovo  Pietro  Monconi  pisano,abba- 
te  camaldolese,  cui  da  Pasquale  II  bada- 
to il  comando  della  flotta  pisana,  quan- 
do andò  nell'isole  Baleari  a  combattere 
i  saraceni,  lodato  per  la  sua  condotta  di- 
gnitosa e  edificante:  dice  l'Ughelli  che 
fu  accompagnato  dal  cardinal  Bosone,  le- 
gato apostolico  nell'impresa,  e  che  fatti 
prigionieri  il  figlio  del  re  e  la  regina,  l'ar- 
civescovo lì  convertì  alla  vera  fede  in  Pi- 
sa, e  amministrò  loro  il  battesimo,  preu- 


276  PIS 

dendo  il  figlio  il  nome  di  Lamberto, fat- 
to poi  canonico  della  cattedrale. 

Azzo  arcidiacono  di  Piacenza  fu  elet- 
to arcivescovo  nel  1 120  e  creato  cardi- 
nale da  Calisto  II:  Pandolfodi  Pisa,  scrit- 
tore del  secolo  XII,  ed  accurato  storico 
di  Gelasio  li  e  de'cardinali  de'suoi  tem- 
pi, non  fa  menzione  del  cardinalato  di 
Azzo.  Noterò  che  i  cardinali  arcivescovi 
di  Pisa  hanno  biografie  in  questa  mia  o- 
pera.  Nel  1  1  23  di  venne  arci  vescovo  Rug- 
giero I  traslato  da  Volterra,  che  nel  di- 
fendere le  prerogative  di  sua  chiesa  con 
Calisto  li,  si  fece  trasportare  dall'ira,  ma 
come  dissi  fu  reintegrato  dal  successore 
Onorio  li.  Questo  Papa  fece  cardinale 
Uberto  Ratta  o  Fiosso  Lan franchi  pisa- 
no, che  nel  1  i32  divenne  pastore  del- 
la patria.  Nel  1  t  38  gli  successe  il  concit- 
tadino cardinal  b.  Balanino  cisterciense, 
che  per  aver  dato  occasione  ad  un'osti- 
nata guerra  tra' pisani  e  lucchesi,  patì  a- 
troci  pene  in  purgatorio,  come  racconta 
il  p.  Maltei.  Nel  1  i45  il  cardinal  Villa- 
no Villani  Gaetani  pisano,  che  fedele  ad 
Alessandro  111,  l'antipapa  Pasquale  HI 
sostenuto  da  Federico  I  lo  cacciò  in  esi- 
lio, ed  intruse  nella  chiesa  pisana  Benin- 
casi  canonico  della  cattedrale,  che  il  Pa- 
pa nel  deporlo  chiamò  Malincasa.  Nel 
i  iy4  Ubaldo  Lan  franchi  nobile  pisano 
intervenneal  concilioLateranense  IH  nel 
1  179  e  fu  campione  di  altra  crociata.  In- 
nocenzo III  nel  1209  vi  traslatò  da  Ver- 
celli Lotario  Rosario  cremonese,  indi  nel 
1 2 1 6  patriarca  di  Gerusalemme.  Il  capito- 
lo sostituì  Aliprando,  che  rifiutato  da  O- 
norio  III,  questi  nel  1 2  \  8  elesse  M.  Vita- 
le de  Marzi  nobile  pisano,  insigne  dottore, 
il  quale  sostenne  lunga  lite  col  capitolo 
pei  privilegi  concessi  in  gran  copia  dai 
Papié  imperatori,  e  riportati  coi  diplomi 
dall'UghelIi.  Il  Papa  gli  diresse  una  bol- 
la di  scomunica  contro  Ubaldo  Visconti 
invasore  del  giudicato  di  Gallura;  e  quan- 
do Gregorio  IX  privò  Lucca  della  sede, 
ne  affidò  una  parte  all'arcivescovo  a  be- 
neplacito della  s.  Sede.  Nel  1254  succes- 


PIS 
se  Federico  Visconti  pisano,  cappellano 
d'Innocenzo  IV,  che  visitò  l'isola  di  Sar- 
degna: sotto  di  lui  per  aver  Pisa  aderi- 
to a  Federico  II  e  Corradino  suo  nipote, 
Clemente  IV  la  privò  della  dignità  arci- 
vescovile, che  poi  le  restituì  Gregorio  X 
con  la  bolla  Sicnt  magni  benefìcii,óe' 20 
giugno  1273,  assolvendo  i  pisani  dalle 
censure  da  cui  erano  allacciati.  Nel  1278 
Nicolò  III  creò  arcivescovo  il  famoso  Rug- 
giero II  Dnraldo  de'conti  di  Panico  bo- 
lognese e  arcidiacono  di  Bologna,  chee- 
letlo  podestà  fece  imprigionare  il  conte 
Ugolino,  morto  di  fame  eoi  due  figli  e  ni- 
poti: laici  vescovo  terminò  i  suoi  giorni 
nel  1296  in  Viterbo  e  fu  sepolto  con  sem- 
plice iscrizione  presso  la  porta  della  chie- 
sa di  s.  Maria  de'Gradi.  Bonifazio  Vili 
nel  1 295  creò  arcivescovo  Teodorico  Ra- 
nieri orvietano  suo  camerlengo,  poi  car- 
dinale e  vescovo  di  Città  Papale  o  Pa- 
lestrina,  onde  nel  1299  gli  surrogò  Gio- 
vanni de  Provinciali  o  Gaetani  nobile  pi- 
sano e  domenicano,  traslato  a  Nicosia  nel 
i3i2:  gli  successe  fr.  Oddo  de  Sala  già 
arcivescovo  d'Oristano  e  domenicano,  poi 
amministratore  di  Monte  Cassino  e  pa- 
triarca d'Alessandria, di  somma  virtù.  Nel 
i323  fr.  Simone  Saltarelli  nobile  fioren- 
tino e  insigne  domenicano,  lodatissimo 
pastore  :  prima  che  l'antipapa  Nicolò  V  si 
portasse  a  Pisa  col  scismatico  Lodovico, 
fuggì  a  Firenze,  onde  nel  i328  venne  no- 
minalo amministratore  Gerardo  Rolan- 
do o  Orlandini  agostiniano  vescovo  d'A- 
leria,  scomunicato  per  aver  coronato  il 
secondo  in  imperatore;  ma  ritornato  in 
Aleria,  fu  intruso  dal  pseudo-pontefice 
Giovanni  Lan  franchi  pisano,  finché  nel 
i334  Simone  si  restituì  alla  sua  chiesa  , 
compianto  in  morte. Gli  successe  nel  1  342 
Dino  de  Visconti  signore  di  Radicofani 
sanese;  nel  i349  Giovanni  Scarlatti  pi- 
sano, eletto  di  Corone  e  legato  al  re  d'Ar- 
menia; nel  1  363  Francesco  Pucci  nobile 
pisano  canonico  della  cattedrale,  che  fece 
il  pellegrinaggio  ai  luoghi  santi.  Nel  1 363 
Francesco  Moricotli  de  Vico  o  Prignani 


IS 

nobile  pisano,  che  nel  1378  lo  zio  Urbano 
VI  creò  cardinale,  sostituendogli  Barnaba 
de'  marchesi  Malaspina,  traslato  da  A- 
driae  Penue.  Nel  i38a  Lotto  Gambacor- 
ti nipote  di  Pietro  signor  di  Pisa,  canoni- 
co della  cattedrale,  designato  dal  capito- 
lo e  confermato  da  Urbano  VI,  d'animo 
superbo,  trasferito  a  Treviso  nel  1  3<)4- 
Gli  successe  Giovanni  Gabrielli  di  Pon- 
tremoli,  già  vescovo  di  Massa,  prudente 
ed  erudito  in  ogni  scienza,  legato  di  Bo- 
nifazio IX  in  Polonia  e  Lituania, ove  com- 
pose le  vertenze  col  gran  maestro de'teu- 
tonici.  JXeIi4oo  da  Bergamo  vi  fu  tras- 
lato Lodovico  Bonito  d'  Agrigento  ,  poi 
arcivescovo  di  Taranto  e  cardinale.  Da 
questa  chiesa  nel  i^oG  passò  alla  pisana 
Alemanno  ^a/mrtrniobile  fiorentino,  poi 
cardinale.  Nel  i4'  1  Pietro  Ricci  fiorenti* 
uc,  già  vescovo  d'Arezzo,  succeduto  nel 
1 4 1 9  dal  nipote  Giuliano  Ricci;  nel  1  /\.G  1 
fu  traslato  d'Arezzo  Filippo  Medici  fio- 
rentino di  singoiar  prudenza,  nunzio  in 
Francia,  che  morì  nel  1 474  quando  dovea 
esser  promosso  al  cardinalato.  Sisto  IV 
gli  sostituì  Francesco  Sai  via  ti  nobile  fio- 
rentino, che  per  cacciare  da  Firenze  i  Me- 
dici entrò  nella  congiura  de'Pazzi,  maa'27 
aprile  r  478  fu  appesoad  una  fiuestra,  per 
cui  il  Papa  fulminò  l'interdetto  a  Firenze. 
Neli479  Sisto  IV  surrogò  il  proprionipo- 
te  cardinal  Ptaffaele  Riario  di  Savona,  cui 
successe  nel  i499  Cesare  Riario  di  Sa- 
vona patriarca  d'Alessandria,  nel  1018 
traslato  a  Malaga.  Indi  Onofrio  Bettoli- 
ni uobile  fiorentino,  vessillifero  e  priore 
di  Firenze,  che  nel  sacco  di  Roma  corse 
pericolo  di  vita  e  si  salvò  al  modo  detto 
nel  voi.  VII,  p.  193,  lodato  per  pruden- 
za e  probità.  Nel  i556  Scipioue  Rebiba 
siciliano,  poi  cardinale,  traslato  a  Troia 
nel  i56o,  per  cui  Pio  IV  conferì  la  chie- 
sa al  cardinal  Giovanni  Medici  figlio  di 
Cosimo  I,  facendone  eseguire  le  veci  al- 
l'ultimo Lodovico  Beccadelli  bolognese 
arcivescovo  di  Ragusi.  Morto  il  cardina- 
le nel  1 562,  uel  i564  fu  eletto  il  cardi- 
nal Angelo  Nicolivi  fiorentino. 


PIS  377 

Nel  i5t>7  il  cardinal  Giovanni  Ricci 
di  Monte  Pulciano  fondò  il  collegio  Ric- 
ci per  8  concittadini  da  nominarsi  dai 
suoi  parenti.  Nel  1^74  Pietro  Giacomo 
de'marchesi  Bourbon  del  Monte  s.  Ma- 
ria, al  cui  tempo  il  legato  apostolico  as- 
solse Pisa  dall'interdetto.  Nel  iS'jSa'  2 
dicembre  Lodovico  Antinori  nobile  fio- 
rentino traslato  da  Volterra  e  Pistoia;  in 
febbraio  1^76  Bartolomeo  Giunio  fio- 
rentino in  grazia  di  Francesco  I  :  essen- 
do morto  uel  giuguo  1577,  nell'agosto 
ne  occupò  la  sede  Matteo  Rinucciui  fio- 
rentino, chiaro  letterato,  destro  ne'negO' 
zi  ecclesiastici.  Nel  i582  Carlo  Antonio 
de'  marcbesi  del  Pozzo  nobilissimo  pie- 
montese di  Biella,  fregiato  d'ogni  virtù 
e  dottrina,  liberale  co'poveri  e  cogl'  in- 
fermi, giusto  e  rigido  conservatore  della 
disciplina  ecclesiastica  e  pieno  di  pietà. 
Compose  alcune  opere,  come  De  polt- 
state  principis,  de  feudis  :  restaurò  l'  e- 
piscopio,  fece  il  nobile  lacunare  in  s.  Fre- 
diano e  vi  pose  i  barnabiti ,  introdusse  i 
minimi  in  s.  Torpeto,  dai  fondamenti  e- 
resse  in  Camposanto  la  cappella  di  s.  Gi- 
rolamo ,  istituì  per  la  sua  famiglia  una 
commenda  nell'ordine  di  s.  Stefano,fòn- 
dò  il  collegio  Puteano  per  8  piemontesi. 
Nel  1607  Salustio  Tarugi  Poliziano,  già 
fatto  da  Clemente  Vili  commendatore 
di  s.  Spirito,  da  Ferdinando  I  ambascia- 
tore nella  Spagna.  Nel  16 1 3  Francesco 
Bouciani  nobile  fiorentino arcidiaconodi 
Firenze,  ornato  nelle  scienze  e  di  grande 
autorità,  lasciò  la  libreria  ai  domenica- 
ni di  s.  Maria  Novella.  Nel  1620  Giu- 
liano de  Medici  prudentissimo,  impiega- 
to in  diverse  ambascerie,  fondò  il  semi- 
nario, edificò  il  monastero  di  s.  Pietro  in 
Grado,  donò  per  ornamento  de'  succes- 
sori preziosa  croce,  uella  peste  fu  largo 
co'  poveri ,  introdusse  i  barnabiti  in  Li- 
vorno e  fece  altre  belle  azioni.  Nel  i636 
Scipione  de'conli  d'Elei  sanesi,  traslato  da 
Piacenza,  poi  cardinale  :  gli  successero, 
nel  i663  Francesco  d'Elei  nobile  fioren- 
tino e  canonico  vaticano,  nel  1  702  Fran> 


2<?8 


PIS 


cesco  Fiosini  trasferito  da  Pistoia  sua  pa- 
tri^. Riportano  la  serie  de' vescovi  e  ar- 
civescovi I'  Ughelli.  Italia  sacra  t.  3,  p. 
34'»  e  le  Notizie  di  Roma,  incomincian- 
do nel  1734  da  Francesco  de'couti  Guidi 
di  Volterra  trasferito  d'Arezzo:  a  di  lui 
istanza  il  p.  Anton  Felice  Maltei  conven- 
tuale diede  alla'luce  l'importante  e  com- 
pleta storia  della  chiesa  pisana  e  de'suoi 
prelati.  Gli  successe  nel  1778  Angelo 
Franceschi  pisano  traslato  pure  d'Arez- 
zo, assai  benemerito.  Nel  1806  Ranieri 
Alliata  traslato  da  Volterra.  Dopo  sede 
vacante  di  circa  due  anni,  Gregorio  XVI 
nel  1839  trasferì  da  Fiesole  il  zelante  arci- 
vescovo mg.rGio.  Battista  Panetti  dell'ai'- 
cidiocesi  di  Firenze,  morto  nel  novembre 
i  Su.I/a  rei  diocesi  pisana  è  ampia  e  si  e- 
stende  per  circa  1  00  miglia;  prima  lo  era 
maggiore.  I  cangiamenti  recenti  li  fecero, 
nel  1  789  Pio  VI  con  dare  a  Lucca  il  pie- 
vanato  di  Massaciuoccoli,  e  in  vece  da  es- 
sa ebbe  la  pieve  di  Ripa  fratta  coi  popoli 
del  vicariato  di  Barga,  e  da  Pontremoli 
j  pievanati  di  Vallecchia  e  di  Seravezza; 
nel  1806  Pio  VII  con  smembrare  dalla 
chiesa  pisana  tutti  i  popoli  della  diocesi 
di  Livorno,  per  la  formazione  di  quel  ve- 
scovato. In  tutta  l'arcidiocesi  le  parroc- 
chie sono  1 33  con  33  pivieri  0  pievanati, 
esseudovi  collegiate  in  Barga  e  in  Pie- 
trasanta.  Ogni  nuovo  arcivescovo  è  tas- 
sato in  fiorini  80 5  ,  ascendendo  le  ren- 
dite della  mensa  a  circa  12,000  scudi. 
Altri  scrittori  sulla  storia  ecclesiastica  di 
Pisa  sono  citati  dall'Ughelli  a  p.  35i. 
Concilii  di  Pisa. 
11  i.°  nel  1 1 34  convocato  dall' arci- 
vescovo Piatta  in  nome  d'Innocenzo  II 
che  lo  presiedette,  e  v'intervennero  i  ve- 
scovi d' Italia  ,  di  Francia  e  Germania  , 
con  s.  Bernardo  abbate  di  Chiaravalle 
che  n'ebbe  la  direzione,  e  riuscì  rispetta- 
to da  tutto  il  mondo.  Si  confermò  la  sco- 
munica contro  l'antipapa  Anacleto  II  e 
suoi  fautori,  e  vi  si  trattarono  affari  ec- 
clesiastici e  secolari  importantissimi  per 
tutt' Europa.  Reg.  t.  26;  Labbé  t.  io; 


PIS 

Arduino  t.  6.  11  2.0  nel  1409,  comincia- 
lo il  25  marzo,  ebbe  fine  a'7  agosto,  per 
l'estinzione  del  gran  scisma  che  descrissi 
ad  Avignone  e  ne'  tanti  relativi  articoli. 
Essendo  ad  un  tempo  venerati  per  Pon- 
tefici Gregorio  XII  e  Benedetto  XIII 
antipapa  (f^-),  i  quali  ciascuno  avea  un 
collegio  di  cardinali,  del  primo  ve  ne  in- 
tervennero i4  (quelli  che  Io  abbandona- 
rono in  Lucca  fuggendo  a  Pisa,  li  regi- 
strai nel  voi.  XL,  p.  52  ),  del  2.0  io,  i 
quali  essendo  ricorsi  a  Carlo  VI  re  di 
Francia  per  invitarlo  a  cooperare  al  loro 
divisamento,  fu  concluso  che  nelle  circo- 
stanze d'allora,  i  cardinali  per  consenso 
della  maggior  parte  de'principi  e  prelati, 
aveano  diritto  di  radunare  il  concilio,che 
giudicasse  i  due  sostenitori  del  pontifi- 
cato, e  facesse  l'elezione  di  un  Papa.  In- 
vitati Benedetto  XIII  e  Gregorio  XII  a 
mandarvi  i  loro  nunzi,  il  i.°  non  corrispo- 
se ed  in  vecegli  celebrò  contro  il  concilia- 
bolo di  Perpi guano  {V '.);  il  2.0  si  ricusò  co- 
inechè  eletto  canonicamente  e  gli  oppo- 
se il  concilio  di  Cividale  (I7.)-  Questa  as- 
semblea, presieduta  dal  cardinal  Alale- 
sec ,  fu  delle  più  auguste  e  numerose: 
ne  accennai  gli  elettori  anche  uel  voi. 
XV,  p.  281  ;  l'Ughelli  p.  4-65eseg.  re- 
gistra i  nomi  di  chi  ne  fece  parte  ,  cioè 
22  cardinali,  i  patriarchi  d'Alessandria^ 
Antiochia  e  Gerusalemme,  12  arcivesco- 
vi e  80  vescovi  ,  oltre  126  procuratori 
di  altri  simili  prelati,  87  abbati,  ed  i  pro- 
curatori di  200,  45  generali  e  priori  de- 
gli ordini  religiosi,  il  gran  maestro  del- 
l'ordine gerosolimitano  con  16  commen- 
datori, il  priore  generale  de'cavalieri  del 
s.  Sepolcro,  il  procuratore  de'  cavalieri 
teutonici,  i  deputati  delle  università  de- 
gli studi,  quelli  de'capitoli  di  oltre  a  100 
chiese  metropolitane  e  cattedrali,  più  di 
3oo  dottori  in  teologia  e  gius  canonico; 
finalmente  gli  ambasciatori  di  alcune  cit- 
tà, di  7  re,  di  5  duchi,  del  marchese  di 
Brandemburgo,  del  landgravio  di  Tu- 
ringia  e  di  quasi  tutti  i  principi  sovrani 
di  Germania.  Tutlavolta  il  Bellarmino, 


PIS 

De  concil.  lib.  i,  cap.  8,  chiama  questo 
concilio,  che  altri  dicono  generale,  uè  ap- 
provato, né  riprovato;  anzi  s.  Antonino 
in  Chron.  par.  3,  tit.  22,  cap.  5,  §  2,  lo 
chiama  conciliabolo,  per  non  essere  sta- 
to congregato  da  alcuno  di  quelli  che  si 
trattavano  da  Papa,  e  nel  §  3  aggiunge, 
che  Alessandro  V  (^.),  in  esso  eletto, 
abbia  governato  la  sede  di  Pietro  per 
un  anno,  seguendo  la  comune  opiuione, 
significando  con  queste  parole,  che  se- 
condo lui  non  fu  Alessandro  V  legittimo 
Pontefice,  ma  sì  Gregorio  XII  ,  perchè 
tutte  le  provincie  della  cristianità  non  gli 
ubbidirono.  Martino  V  e  successori  non 
lo  chiamarono  assolutamente  Pontefice, 
bensì  diedero  autorità  a'di  lui  atti  e  costi- 
tuzioni che  videro  utili  alla  Chiesa.  Ciò 
nondimeno  vi  contraddicono  altri,  affer- 
mando che  tanto  il  concilio  ,  quanto  il 
Pontefice  eletto  in  esso,  fossero  legittimi, 
come  si  può  vedere  nel  Funaldi  all'anno 
149,  n-°  79  e  80;  nell'Azorio  par.  2,  lib. 
5,  e.  17  ;  e  nel  Natale  Alessandro,  Hist. 
eccl.saec.XV  elXVI^Ussert.  2,n.°i9.  Il 
concilio  posteriore  di  Costanza^.)  ap- 
provò questo  concilio,  di  cui  era  una  con- 
seguenza e  tenne  legittimi  Alessandro  V 
e  il  successore  Giovanni  XXIII.  I  fran- 
cesi riguardarono  per  generale  il  conci- 
lio pisano.  L'apertura  del  concilio  si  fece 
a'  25  marzo  i4°9  e  tutta  la  i.a  intera 
sessione  si  passò  in  assegnare  i  posti,  se- 
condo il  grado.  2.'1  sessione  26  marzo.  Do- 
po le  solite  preghiere  il  cardinal  Filargo, 
poi  Alessandro  V,  fece  un  discorso  per  e- 
sortate  il  concilio  ad  accudir  seriamente 
all'unione  della  Chiesa.  Poscia  1'  arcive- 
scovo di  Pisa  Adimari  lesse  il  decreto  di 
Gregorio  X  sulla  processione  dello  Spi- 
rito santo  e  un  canone  del  concilio  di  To- 
ledo intorno  alla  modestia  e  alla  discre- 
zione richiesta  in  siffatte  assemblee.  Fu- 
rono eletti  gli  ufìiziali  del  coucilio  e  pre- 
starono il  giuramento.  Si  lessero  le  lette- 
re de'cardinali  de'due  collegi,  per  la  con- 
vocazione del  concilio.  Si  fecero  chiama- 
re alle  porte  della  chiesa  Pietro  de  Lu- 


P1S  »79 

Da  (Benedetto  XIII)  e  Angelo  Corralo 
(Gregorio  XII)  sedicentisi  Papi,  per  sa- 
pere se  vi  erano  presenti,  e  nessun  com- 
parve in  loro  nome.  3.3 sessione  3o  mar- 
zo. Furono  citati  di  nuovo  i  due  concor- 
renti, e  nessuno  comparendovi,  furono 
dichiarati  contumaci  nella  causa  della  fe- 
de e  dello  scisma  con  una  sentenza,  che 
fu  affissa  alla  porta  della  chiesa.  4-a  ses- 
sione 7  aprile.  Si  die  udienza  agl'inviati 
di  Roberto  re  de'romani,  e  dalle  questio- 
ni ch'essi  proposero  si  vide  che  avevano 
per  iscopo  di  attraversare  i  disegui  del 
coucilio  e  si  ritirarono  senza  aspettare 
che  si  rispondesse  alle  loro  difficoltà.  Es- 
si appellarono  ad  altro  concilio  generale, 
diceudo  che  questo  non  era  legittimo  , 
per  non  essere  stato  convocato  con  l'an- 
nueuza  del  re  dei  romani.  5.1  sessione  24 
aprile.  Furono  di  nuovo  accusali  i  due 
contendenti  di  contumacia,  e  il  promo- 
tore del  concilio  fece  proporre  coutro  di 
loro  37  articoli,  che  contenevano  tutta 
la  storia  dello  scisma  e  che  facevano  ve- 
dere quanto  la  loro  causa  fosse  cattiva; 
si  nominarono  commissari,  perchè  infor- 
massero della  verità  di  questi  fatti, quan- 
tunque fossero  lutti  notori.  6.a  sessione 
3o  aprile.  Il  vescovo  diSalisbury  fece  ve- 
dere in  un  discorso,  che  prima  di  anda- 
re più  avauti  era  necessario  che  la  sot- 
trazione fosse  generale,  e  dichiarò  ch'e- 
gli e  i  suoi  confratelli  avevano  la  facoltà 
di  promuovere  l'affare  dell'  uuioue  e  di 
acconsentirea  tuttociò  chefosse  ordinato 
dal  concilio,  n.3  sessione  14  maggio.  Ild.1' 
Pietro  d'  Ansavano  professore  dell'  uni- 
versità di  Bologna,  confutò  tutte  le  pro- 
posizioni degli  inviati  del  re  de'romani. 
8.a  sessione.  I  vescovi  di  Salisbury  e  di  E- 
vreux  rappresentarono  che  non  poteva  - 
si  fare  l'unione  de'due  collegi,  finché  i 
cardinali  di  BeuedettoXIII  gli  ubbidiva- 
no e  glialtri  riconoscevano  Gregorio  XII, 
e  eh' era  necessario  che  la  sottrazione  fos- 
se generale.  In  conseguenza  il  coucilio  di- 
chiarò l'uuione  de'due  collegi  legittima, 
e  il  concilio  debitamente  convocato;  e  ai 


280  PIS 

pronunziò  una  sentenza,  la  quale  porta- 
va che  ognuno  poteva  e  doveva  sottrarsi 
all'obbedienza  di  Gregorio  XII  e  di  Be- 
nedetto XIII,  dacché  vedevasi  che  coi  lo- 
ro artifizi  eludevano  la  voce  della  cessio- 
ne, come  Io  avevano  promesso  con  giu- 
ramento. c).a  sessione  17  maggio.  Si  lesse 
il  decreto  della  sessione  precedente  ,  col 
quale  ritiravansi  dall'obbedienza  dei  due 
contendenti.  io.a  sessione  22  maggio.  Si 
fecero  chiamare  i  due  contendenti  alle 
porte  della  chiesa,  per  udire  le  deposizio- 
ni de'testimoni.  Si  lesse  poi  una  parte  dei 
3y  articoli  di  queste  deposizioni,  e  si  no- 
tò sopra  ciascuno  da  quanti  testimoni  fos- 
se provato.  1  i.a  sessione  23  maggio.  Si 
continuò  la  stessa  lettura  e  si  domandò 
che  il  concilio  dichiarasse  ,  che  tuttociò 
eh'  era  contenuto  in  queste  deposizioni 
era  vero,  pubblico  e  notorio,  il  che  fu  ri- 
messo alla  sessione  seguente.  12/  sessio' 
ne  25  maggio.  Si  pronunziò  il  decreto, 
intoi  no  la  notorietà de'fatti  prodotti  con- 
tro Benedetto  XIII  e  Gregorio  XII.  1  3/ 
sessione.  11  d.r  Pietro  Plaid,  uno  de'de- 
putati  dell'università  di  Parigi,  mostrò 
in  un  discorso,  che  Pietro  de  Luna  era 
uno  scismatico  ostinato,  anche  eretico  e 
decaduto  dal  pontificato.  Il  vescovo  di 
Navarra  lesse  uuo  scritto,  provando  che 
tutti  i  dottori  ivi  radunati  peusavano  co- 
me 1'  università  di  Parigi  ,  così  quelle 
di  Firenze  e  Bologna.  1  \.3 sessione.  Ser- 
vì di  preparazione  alla  seguente,  dichia- 
rando che  il  concilio  rappresentando  la 
Chiesa  universale,  a  lui  spettava  la  cogni- 
zione di  questo  affare,  come  quello  che 
non  aveva  iu  ordine  a  questo  superiore 
in  terra.  Si  stese  l'atto  della  sottrazione 
generale  d'ubbidienza  a'due  contenden- 
ti. i5.a  sessione  5  giugno.  Si  pronunziò 
la  sentenza  definitiva  in  presenza  dell'as- 
semblea e  del  popolo  che  si  eia  biscia to 
entrare.  »  Che  il  s.  concilio  universale, 
rappresentante  tutta  la  Chiesa,  alla  qua- 
le appartiene  di  conoscere  e  di  decidere 
di  questa  causa,  dopo  d'aver  esaminalo 
tuttociò  eh' crasi  fatto  intorno  1' unioue 


PIS 
della  Chiesa,  dichiara  che  Pietro  de  Lu- 
na detto  Benedetto  XIII,  e  Angelo  Cor- 
raro  chiamato  Gregorio  XII,  sono  tutti 
e  due  notoriamente  scismatici ,  fautori 
dello  scisma,  eretici  e  rei  di  spergiuro;che 
eglino  scaudalezzano  tutta  la  Chiesa  col- 
la loro  ostinazione;  ch'eglino  sono  deca- 
duti da  ogni  dignità,  separati  dalla  Chie- 
sa ipso  facto  :  proibisce  a  tutti  i  fedeli, 
sotto  pena  di  scomuuica,  di  riconciliarli 
o  di  porger  loro  favore  :  cassa  ed  annulla 
tuttociò  che  hanno  fatto  contro  quelli 
che  hanno  procurato  l'unione,  e  l'ultime 
promozioni  dei  cardinali  che  ambedue 
hanno  fatto  ".  i6.n  sessione.  Si  lesse  uno 
scritto  col  quale  i  cardinali  proinelteva- 
nOj  che  se  alcuno  di  loro  fosse  eletto  Pa- 
pa, egli  continuerebbe  il  presente  conci- 
lio, finché  la  Chiesa  fosse  riformata  nel 
capo  e  nelle  sue  membra;  e  che  se  si  e- 
leggesse  un  assente,  gli  si  farebbe  fare  la 
stessa  promessa,  prima  di  pubblicare  la 
sua  elezione.  17.°  sessione.  Si  convenne 
che  i  cardinali  creati  dai  pretesi  Papi,  se- 
parali l'  uno  dall'altro,  procederebbero 
per  questa  volta  alla  elezione  sotto  l'au- 
torità del  concilio,  senza  pretendere  di 
derogare  a!  diritto  de'  cardinali  per  la  e- 
lezione  del  Papa.  i8.a  sessione.  Si  fece 
una  processione  solenne  per  domandare 
a  Dio  le  grazie  necessarie  per  l'elezione 
del  Papa:  in  conseguenza  i  cardinali  ìu 
numero  di  24,  essendo  entrati  in  concla- 
ve, ch'era  stato  preparato  nell'arcivesco- 
vato, e  la  cui  guardia  fu  affidala  al  gran 
maestro  Gerosolimitano  (F-),  vi  resta- 
rono rinserrati  per  1 0  giorni,  cioè  dai  1 5 
giugno  ai  26,  nel  quale  restò  concorde- 
menle  eletto  Alessandro  V.  Alla  sua  pre- 
senza e  del  concilio  subi  toGersone  cancel- 
liere del  l'uni  versi  làdi  Parigi  pronunziò  uu 
discorso,  provando  la  validità  del  conci- 
lio pisano  e  la  sua  autorità;  esortò  il  nuo- 
vo Papa  a  non  dispensarsi  da  alcuno  dei 
suoi  doveri  e  troncare  senza  indugio  la 
radice  dello  scisma  ,  collo  stringere  vi- 
vamente i  due  concorrenti;  declamò  con- 
tro il  rilassamento  del  clero  e  soprattut- 


PIS 

to  de' religiosi  mendicanti  ;  porlo  degli 
abusi  nella  collazione  de' benefizi,  ed  e- 
sortò  il  Papa  e  i  padri  del  concilio  alla 
riforma  della  Chiesa,  iq*  sessione  i .°  lu- 
glio. Alessandra  V  vi  presiedette  e  vi  re- 
citò un  discorso:  vi  si  lesse  il  decreto  di 
sua  elezione,  e  nella  domenica  seguente 
7  luglio  fu  solennemente  coronato  nulla 
cattedrale,  da  cui  partì  in  pomposa  ca- 
valcata per  la  città,  figurando  il  posses- 
so e  presentandogli  la  legge  gli  Ebrei  (F.). 
2  0.a  sessione.  Fu  letto  a  nome  del  Papa 
un  decreto  col  quale  egli  approvava  e  ra- 
tificava tutte  le  dispense  di  matrimonio 
e  di  altro  genere  ,  concernenti  la  peni- 
tenzieria,  accordate  dai  Papi  deposti. 2 i.' 
sessione  27  luglio.  Si  pubblicò  un  decre- 
to per  parte  del  Papa  e  del  concilio,  che 
confermava  tutte  le  collazioni ,  provvi- 
sioni, traslazioni  di  dignità,  di  benefìzi  e 
ordinazioni  fatte  dai  contendenti,  purché 
fossero  state  fatte  canonicamente,  tolto- 
ne quelle  ch'erano  state  fatte  con  pre- 
giudizio dell'unione.  22.3  sessione  7  ago- 
sto. Si  lesse  un  decreto  ,  che  ordiuò  ai 
metropolitani  di  convocare  de'  concili» 
provinciali,  e  a' generali  degli  ordini  di 
tenere  i  loro  capitoli,  dove  vi  sarebbero 
de'presidenti  da  parte  del  Papa.  Del  ri- 
manente Alessandro  V  ratificò  tuttociò 
ch'era  stato  fatto  e  regolato  dai  cardina- 
li dopo  il  3  maggio  i/|.o8,  epoca  dell'ab- 
bandono di  Gregorio  XII,  e  particolar- 
mente ciò  ch'era  passato  a  Pisa,  ove  ai 
3i  luglio  avevano  risoluto  di  costringer- 
lo alla  rinunzia  in  un  a  Benedetto  XIII, 
o  deporli  in  un  concilio  adunato  d'am- 
be le  parli.  Si  regolarono  gli  affari  della 
Chiesa  ,  per  riparare  a'  mali  cagionati 
dallo  scisma.  Quanto  alla  riforma  della 
Chiesa  nel  suo  capo  e  nelle  sue  membra, 
il  Papa  dichiarò,  eh'  egli  la  sospendeva 
fino  al  prossimo  concilio  che  ludico  pel 
1 41  2  >  llori  potendo  farsi  allora  per  la 
partenza  di  molti  prelati  ;  indi  congedò 
il  concilio,  con  indulgenza  plenaria  per 
lutti  quelli  che  ci  avevano  assistito  o  a- 
derivauo.  Nel  concilio  il  Papa  per  la  pa- 


PIS  28. 

ce  della  Chiesa  riconobbe  per  veri  cardi- 
nali quelli  creati  non  solo  da  Gregorio 
XII  e  predecessori,  ma  ancora  quelli  de- 
gli antipapi  Clemente  VII  e  Benedetto 
XIII,  ed  ebbe  origine  ne'  cardinali  VO- 
zione  (F.).  Vedasi,  A  età  concili i Pisani 
et  Senensis  ad  lollendum  schisma,  Pari- 
siisiGi  2.  J.  Lefont,  Histoire  da  concile  de 
Pise,  Amsterdam)  724.  Alessandro  V  ac- 
colse in  Pisa  e  riconobbe  Lodovicod'An- 
giò  per  re  di  Sicilia;  vi  si  trattenne  per 
tutto  1'  ottobre  e  nel  novembre  passò  a 
Prato  e  Pistoia,  dicesi  a  cagione  della  pe- 
ste. Benché  Alessandro  V  fosse  riconosciu- 
to da  una  gran  parte  della  cristianità,  i 
fedeli  restarono  rammaricati  in  vedere 
Gregorio  XII  e  Benedetto  XIII  trattarsi 
da  Papi  ed  essere  ubbiditi  da  alcune  na- 
zioni ,  cardinali  e  prelati.  Per  le  conse- 
guenze vedasi  Avignone,  Costanza  e  gli 
articoli  relativi. 

Il  3.° concilio  fu  tenuto  nel  if\iz.  Gali, 
chr.  t.  3,  p.  700. 

Conciliabolo  di  Pisa  del  1 5  r  1 .  Giulio 
II  per  pacificarsi  coi  veneti  si  ritirò  dal- 
la lega  di  Cambray,  con  sommo  dispia- 
cere di  Luigi  XII  re  di  Francia,  che  pro- 
teggeva il  duca  di  Ferrara  e  rivolse  con- 
tro di  lui  le  armi  ,  per  cui  il  Papa  sco- 
municò i  condottieri  dell'esercito  e  passò 
in  Bologna  per  affrontare  la  guerra.  Ma 
non  approvandolo  diversi  cardinali,  se- 
dotti dal  re  di  Francia,  cospirarono  con- 
tro Giulio  II  per  deporlo  e  fuggirono  a 
Genova.  I  cardinali  furono  Carvajal  spa- 
glinolo del  titolo  di  s.  Croce,  Drissonel 
francese  arcivescovo  di  Narbona,  Fran- 
cesco Z?o/\;,'?a  spaglinolo  arcivescovo  di  Co- 
senza, Renato  Prie,  francese,  e  Federico 
Sanseverino  milanese  o  meglio  napole- 
tano. Lo  Spondano,  Ann.  eccl.  an.ioi  1, 
n.°i  1,  aggiunge  i  cardinali  Filippo  di  Lii' 
xemburgo  francese,  Castelli  di  Corneto, 
del  Carrello  genovese ,  Ippolito  d'  Esle 
ferrarese.  Massimiliano  I  re  de' romani  e 
Luigi  XII  divenuti  nemici  di  Giulio  II 
{F .),  impegnarono  per  mezzo  de'loro  am- 
basciatori i  cardinali  Carvajal,  Brissonot 


28ct                    PIS  PIS 
e  Borgia  a  convocare  un  concilio  in  Pi-  chiesa  di  Parigi,  molli  dottori  di  essa,  i 
sa,  come  luogo  più  confacente  per  la  co-  deputati  delle  università  di  Tolosa  e  di 
modi  tà  che  offri  va  ai  molti  prelati  diSpa-  Poitiers,  con  gli  ambasciatori  di  LuigiXII. 
gna  edi  Francia  che  dovevano  recarvisi;  l."  sessione.  Il  cardinal  Carvajal  vi  pre- 
desiderando  che  questo  concilio  fosse  gè-  sedette.  Vi  si  decise  che  la  convocazione 
nerale,  onde  lo  qualificarono  con  tal  no-  del  concilio  di  Pisa  per  la  riforma  della 
me,  allorché  fu  denunziato  ai  16  mag-  Chiesa  nel  suo  capo  e  nelle  sue  membra 
gio.  Nella  convocazione  si  esposero  i  mo-  era  giusta  e  legittima,  e  tutto  ciò  ch'era 
tivija  riforma  della  Chiesa  nel  suo  capo  stato  fatfo  o  fosse  per  farsi  in  suo  pre- 
e  nelle  sue  membra,  e  di  punire  certi  de-  giudizio  era  nullo.  2.a  sessione.  Sì  rego- 
litti  notori  che  da  lungo  tempo  scanda-  lo  ciò  che  risguardava  il  buon  ordine  del- 
lezzavano  la  Chiesa  universale;  che  la  ne-  l'assemblea.   Si   nominarono  giudici  per 
cessità  di  tenere  tali  adunanze  era  urgen-  udire  le  cause  concernenti  la  fede,  lo  sci- 
te;  che  Giulio  II  aveva  trascurato  e  de-  sma  e  la  riforma  della  Chiesa,  i  vescovi 
hiso  la  proposizione  tutte  le  volte  che  gli  di  Lodeve,  Lucon  ,  Rhodez  e  d'  Angou- 
fu  fatta,  e  vi  fu  citato  in  termini  rispet-  lème.  3.a  sessione.  Vi  si  fece  un  decreto 
tosi  a  comparirvi.  Oltre  a  ciò,  per  rispon-  perchè  il  concilio  non  potesse  separarsi, 
dere  alle  querele  di  Giulio  li,  pubblica-  finché  la  Chiesa  non  fosse  riformata  nel 
rono  un'apologia  di  loro  condotta,  e  sta-  suo  capo  e  nelle  sue  membra:  vi  si  rin- 
bilirono  come  principi-!  della  convocazio-  novarono  i  decreti  del  concilio  diCostan- 
ne  del  concilio  pisano.  Primieramente  sul  za  sopra  l'autorità  de'concilii  generali.  Ma 
precetto  della  Chiesa,  tratto  dalla  sessio-  siccome  il  Papa  fece  allora  una  lega  tra 
ne  3q.a  del  concilio  di  Costanza;  poi  so-  Ferdinando  V  re  di  Spagna  e  i  venezia- 
pra  il  voto  del  Papa  cheavea  promesso  ni,  ed  egli  vi  die  principio  coll'attaccare 
di  far  tenere  un  concilio;  sopra  il  giura-  lo  stato  di  Firenze,  che  aveva  interdet- 
mentode'cardinali,  e  per  evitare  un  gran-  to,  non  che  Pisa,  per  cui  gli  abitanti  in- 
dissimo scandalo;  in  fine  esposero,  che  i  sorsero  contro  il  detestabde  congresso; 
canoni  i  quali  insegnano  che  il  Papa  de-  cosi  i  padri  del  concilio  credettero  di  do- 
ve convocare  il  concilio,  devono  inten-  verlo  trasferire  a  Milano  e  vi  si  recaro- 
dersi  di  legge  ordinaria,  ma  che  vi  sono  no;  e  come  gli  svizzeri  fecero  allora  una 
dei  casi,  ne'quali  un  concilio  può  essere  incursione  nel  milanese,  la  4-*  sessione 
indicato  e  radunato  senza  il  sommo  Poti-  non  si  tenne  che  ai  4  gennaio  i5f2. In 
tefice.  Giulio  li  lungi  dall'abbattersi  da  questa  l'assemblea  fu  più  numerosa.  Icar- 
questo  spauracchio  di  conciliabolo,  poco  dinali  Sanseverino,  e  di  s.  Angelo  forse 
dopo  la  pubblicazione  determinò  di  op-  Alèrelche  certamente  v'intervenne,  si  u- 
porgli  il  concilio  generale  Laterano   V  n'irono  agli  altri.  Il  procuratore  genera- 
(Z-7.),  e  con  bolla  de'18  luglio  ne  stabili  ledell'ordinepremostratense  vi  fece  lun- 
l'apertura  pei  iq  aprile  i  5  12.  Citò  i  tre  go  discorso  sui  disordini  che  devastava- 
cardinali  che  avevano  intimato  il  conci-  no  la  Chiesa,  ed  esortò  i   padri  a  ripa- 
lio di  Pisa  a  comparire  in  Pioni  a  dentro  rarli.  Vi  si  lessero  i  decreti  coi  quali   si 
un  tempo  illimitato,  sotto  pena  d'essere  accordavano   3o  giorni  al  Papa  per  de- 
privati dell'autorità  cardinalizia,  come  fé-  terminarsi  a  riformare  da  sé  gli  abusi  che 
ce  coi  primi  5  prenominati.  Ma   questo  eransi  introdotti,  o  di  radunare  un  coti- 
llon impedì  l'apertura  del  conciliabolo  pi-  cilio  generale,  o  di  unirsi  a  quello  che  ce- 
sano il  i.°  novembre  i5i  1.  Vi  si  trova-  lebravasi.  5.a  sessione  1  1  febbraio.  Si  riti- 
rono  4  cardinali,  colla  procura  di  altri  novo  il  decreto  del  concilio  di  Costanza, 
assenti,  parecchi  vescovi  di  Francia  e  molti  contro  chiunque  maltrattasse  le  persone 
abbati,  i  procuratori  del  cancelliere  della  che  si  portassero  al  concilio.  6.    sessio- 


P1S 
fie  ^4  marzo.  Un  dottore  deputato  del- 
l'università di  Parigi  vi  fece  un  discorso. 
Fu  citato  formalmente  Giulio  II,  e  non 
essendo  comparso,  si  domandò  die  fosse 
dichiarato  contumace.  Si  pubblicarono 
diversi  decreti  e  tra  gli  altri  sopra  la  vi- 
ta esemplare  ebe  devono  menare  gli  ec- 
clesiastici, sopra  l'ordine  da  osservarsi  nel 
concilio,  riguardo  alle  sessioni  e  alle  con- 
gregazioni. Si  confermò  come  legittima 
la  indizione  del  concilio, per  le  ragioni  e- 
nuneiale  nell'apologia  suddetta,  e  sopra  il 
giuramento  solenne  dato  da  Giulio  II  e 
dai  cardinali,  di  radunare  dentro  due  an- 
ni un  concilio;  ebe  siccome  il  Papa  non 
aveva  osservato  il  giuramento,  il  diritto 
era  devoluto  a'cardinali  per  radunare  il 
concilio;  si  annullò  e  cassò  la  convoca- 
zione del  concilio  di  Lalerano  V,  fatta  a 
Roma  da  Giulio  lì.  7.a  sessione  19  apri- 
le. I  promotori  domandarono  ebe  fosse 
diebiarato  Giulio  II  incorso,  come  con- 
tumace, uella  sospensione  ipso  farlo  per 
l'amministrazionede!  pontificato.  In  con- 
seguenza fu  cbiamatoper  3  volteapiè  del- 
l'altare e  alla  porta,  e  fu  rimessa  alla  ses- 
sione seguente  la  decisione  dell'affare.  8. 
o 

sessione  21  aprile.  Il  vescovo  di  Mague- 
lone  vi  cantò  la  messa.  Si  fece  il  decreto 
ebe  sospendeva  il  Papa  Giulio  li.  Il  con- 
cilio dopo  di  aver  esposto  tuttociò  ebe  a- 
\eva  fatto  presso  di  lui  per  indurlo  ad 
accordargli  la  sua  protezione,  esortò  i  car- 
dinali,! vescovi  e  i  principi,  non  ebe  tutto 
il  popolo  cristiano,  a  non  riconoscerlo  più 
per  Papa,  come  diebiarato  notoriamen- 
te contumace,  autore  dello  scisma,  in- 
correggibile ed  indurato,  e  come  lalea- 
vendo  incorso  le  pene  fulminate  ne'  santi 
decreti  de'concilii  di  Costanza  e  di  Basi- 
lea (in  parte  conciliabolo),  e  sospeso  da 
ogni  amministrazione  pontificale,  la  qua- 
le era  devoluta  di  pieno  diritto  al  conci- 
lio. Questa  fu  l'ultima  azione  di  questa 
riprovevole  conventicola  ,  imperocebè  i 
francesi  essendo  stati  costretti  ad  abban- 
donare il  milanese,  i  prelati  furono  ob- 
bligati a  lasciar  Milano  e  a  ritirarsi  a  Lio- 


P1S  2b3 

ne,  dove  vollero  continuare  il  conedia- 
bolo,  ma  inutilmente.  Quanto  riguarda  le 
due  città,  le  censure  fulminatevi  da  Giu- 
lio II,  meglio  ne  parlai  ne'vol.  XXX.VIII, 
p.  277,  eXLV,  p.  67,  con  altre  notizie 
sul  conciliabolo.  Ad  onta  di  questo  esi- 
to infelice,  Luigi  XII  accettò  il  decreto 
del  falso  concilio,  ebe  sospendeva  il  Pa- 
pa^ proibì  a'suoi  sudditi  d'impetrar  da 
Iioma  alcuna  provvisione,  e  di  avere  ri- 
guardo alle  bolle  ebe  Giulio  II  potesse 
spedire,  con  lettere  patenti  date  a  Blois 
il  iG  giugno  [5i2.  Il  ebe  avendo  inteso 
Giulio  II,  mise  sotto  l'interdetto  il  regno 
di  Francia,  ma  Luigi  XII  protestò  con- 
tro la  bolla.  Nel  concilio  di  Lalerano  V3 
terminalo  da  Leone  X,  furono  riprova- 
ti gli  atti  di  questo  conciliabolo,  contro 
del  quale  e  a  favore  di  Giulio  II  scris- 
sero eccellentemente  Angelo  romito  di 
Vallombrosa,  il  celebre  cardinal  Tom- 
maso de  Vio  e  Francesco  Poggio.  Vedasi 
Io  Spondano  an.  i5i  1  e  i5i2. 

PISANI  Francesco,  Cardi naie. .Vene- 
to di  senatoria  famiglia,  ad  istanza  del 
doge  e  d'anni  2  3,  ili.0  luglio  i5i  7  Leo- 
ne X  lo  creò  cardinale  diacono  di  s.  Teo- 
doro,indi  neli5ic)  vescovod'Adria.  Cle- 
mente VII  nel  i524  gli  conferì  la  sede 
di  Padova,  e  l'arcivescovile  di  Narbona, 
ove  fece  celebrare  il  sinodo  e  presiedere 
dal  vicario  generale  Gerbinato,  con  l'in- 
tervento di  o  vescovi,  stampato  poi  nel 
1646  :  indi  neh  528  gli  die  in  ammini- 
strazione Treviso  e  Città  Nova,  con  l'ab- 
bazia Alcobaziense.  In  Padova  fabbricò 
dai  fondamenti  la  cattedrale  e  ne  abbel- 
lì l'episcopio.  Fedele  a  Clemente  VII  nel- 
le sciagure,  per  lui  fu  ritenuto  in  ostag- 
gio 18  mesi  nella  fortezza  di  Napoli.  As- 
salita la  sua  repubblica  dai  turchi,  la  sov- 
venne generosamente.  Dopo  avere  come 
i.°  diacono  coronato  Marcello  li  e  Pao- 
lo IV,  divenne  titolare  di  s.  Marco,  e  suc- 
cessivamente vescovo  suburbicario  d  Al- 
bano, Frascati,  Porto,  e  nel  1  564  d'Ostia 
e  decano  del  s.  collegio,  ove  pel  i.°  otten- 
ne il  suffraga  ueo  dus.  Pio  V.Fua8cou- 


284  p  '  s 

eluvi, e  in  quello  per  Pio  V  poco  gli  mancò 
ad  essereeletto  Pupa,  per  uno  stratagem- 
ma del  seguente  cardinal  nipote  (lo  ripor- 
tai nel  voi.  XVI, p.  i3),per  la  cui  morte 
tanto  fu  il  suo  cordoglio,  che  terminò  di 
\iverea'2q  giugno 1 570  in  Roma,  d'anni 
76,  con  riputazione  d' illibati  costumi  e 
d  integrità:  fu  sepólto  in  s.  Marco,  in  ma- 
gnifico monumento. 

PISANI  Luigi,  Cardinale.  Patrizio  ve- 
neto ,  nipote  del  precedente  e  imitatore 
di  sue  virtù,  per  sua  rinunzia  nel  i528 
ebbe  il  vescovato  di  Padova,  che  gover- 
nò con  gran  prudenza  e  zelo,  mudando 
un  monastero  per  le  povere  vergini  espo- 
ste; indi  chierico  di  camera  e  poi  presi- 
dente della  medesima,  intervenne  al  con- 
cilio di  Trento.  Pio  IV  a' 12  marzo  1 565 
lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Vitale,  nel 
cui  conclave  col  parente  cardinal  Corna- 
lo tentò  l'esaltazione  dello  zio.  Mori  d'an- 
ni 4)  nel  i5yo  in  Venezia,  e  fu  sepolto 
in  s.  Maria  delle  Grazie,  presso  l'altare 
maggiore,  con  semplice  iscrizione. 

P1SCICELLO  Rinaldo  ,  Cardinale. 
Nacque  nobilmente  in  Napoli,  di  cui  di- 
venne per  la  sua  dottrina  e  probità  ca- 
nonico, vicario  generale  e  neh 45 1  arci- 
vescovo. Zelante  pastore,  provocò  da  Al- 
fonso V  e  dai  cittadiui  la  riedificazione 
più  magnifica  della  cattedrale.  Tenendo 
il  re  in  gran  conto  i  suoi  consigli  e  peri- 
zia nelle  leggi,  a  di  lui  istanza  Calisto  III 
a'17  o  18  dicembre  i456  lo  creò  cardi- 
nale prete  di  s.  Cecilia,  con  la  ritenzio- 
ne dell'abbazia  di  s.  Pietroall'Allare.  Mo- 
ri nel  i4^7j  dopo  7  mesi,  in  Roma  d'au- 
ni  43,  per  iucuria  de'medici.  Trasferito 
iu  Napoli,  fu  tumulato  presso  i  gradini 
dell'aliare  maggiore,  in  avello  di  marmo 
con  la  sua  effigie  e  onorevole  iscrizione. 

PISIDIA.  Provincia  ecclesiastica  del- 
l'Asia minore,  confinante  colla  Licaonia, 
Pamfilia,  Cilicia,  Cappadocia  e  provincia 
d'Asia.  Fu  separata  nel  IV  secolo  dalla 
Licaonia,  colla  quale  formava  una  sola 
provincia  :  questa  ritenne  Iconio  per  me- 
tropoli, ed  alla  Pisidia  fu  asseguala  Ali- 


PI  S 

tiochia  o  A nlakia  d'i  Pisidia,  poi  esarca- 
to, con  le  sedi  suflì  aganee  di  Napoli  poi  ar- 
civescovile, Salagazzo,  Sozopoli,  Apamea, 
Bari,  Adriauopoli,  Cimenopoli,  Laodicea, 
Seleucia,  Dada  o  Adada  ,  Timomaria  o 
Timbria,  Tonando,  Mallo,  Sitriando  o 
Situando,  Titiano,  Metropoli,  Pappa,  Pa- 
rala, Biudeo,  Filomela,  Prostama  ,  Al- 
rnenia  o  Atenoa,  Auapoli,  Giustiniano- 
poli,  Zarzela,Conona  e  Ti  reo. 

P1S1TA.  Sede  vescovile  dell'Africa 
proconsolare,  sotto  la  metropoli  di  Car- 
tagine. Afr.  dir. 

PISSIDE,  Pixis,Pyxis,  cibori/ini  au- 
guslissimae  Eucharistiae.  Vuso  sacro  che 
serve  a  conservare  le  Ostie  o  Particole 
{V.)  consagrate  per  la  comunione  de'fe- 
deli  :  quello  pel  Viatico  degl'  infermi  è 
più  piccolo.  Allorché  si  cambiano  le  ostie 
devesi  purificare.  E  iu  forma  di  pomo  con 
suo  piede,  per  cui  fu  detta  Pyxotnelum, 
ffierotheca,  Ciborium,  Turris.  De'  suoi 
diversi  nomi  trattano,  Macri  in  Pyxis  j 
e  Sarnelli,  Lett.  cccl.  t.  8,  let.  36.  1  gre- 
ci l'appellarono  anche  vaso  o  porta  Pa- 
ne [V.),  ed  i  latini  cassa  o  capsa,  come 
riferisce  Durando.  Negli  articoli  che  cito 
in  questo,  dissi  come  ne'primi  secoli! cri- 
stiani in  simili  vasi  o  ne' cibori  o  in  co- 
lombe d'argento  custodivano  il  pane  eu- 
caristico, per  distribuirlo  agl'infermi,  per 
portarlo  ue'viaggi,  per  conservarlo  nelle 
abitazioni  onde  cibarsene  e  riceverne  ro- 
bustezza nella  fede  quando  loro  era  mi- 
nacciato il  martirio.  Perchè  la  pisside,  in 
cui  si  conserva  la  ss.  Eucaristia  si  bene- 
dice e  non  si  cousagra  come  il  calice.  Al- 
cuni teologi  sostengono  che  questo  vaso 
si  deve  consacrare  con  1'  unzione  sacra, 
come  il  calice;  ma  la  comune  opinioue 
tiene  che  basti  la  semplice  benedizione 
di  quello  che  ha  la  facoltà  di  benedire  i 
corporali,  perchè  questo  vaso  non  serve 
al  sacrifizio  della  messa.  La  pisside  si  cu- 
stodisce serrata  con  chiave  nel  Ciborio 
o  Tabernacolo:  a  questi  articoli  e  ad  Eu- 
caristia parlo  de' vasi  e  luoghi  in  cui  si 
couservòed  ora  si  couserva.  Auticameu- 


PIS 

te  in  vece  della  pisside  si  usava  la  Pa/r> 
ria,  il  Calice,  forse  diverso  da  quello  pel 
sacrifizio,  e  pendente  sopra  gli  altari  in 
colombe  d'oro o  d'altra  materia.  La  ma- 
teria della  pisside  non  fu  ancora  deter- 
minata ,  ma  deve  seguire  la  condizione 
del  calice,  e  ciò  per  riverenza  dovuta  ad 
un  tanto  sagramento.  Perciò  con  suo  pie- 
de è  di  solida,  decente  e  nitida  materia, 
d'oro,  d'argento,  almeno  la  coppa,  il  cui 
interno  dev'essere  liscio  e  dorato,  chiusa 
col  suo  coperchio  sovrastato  da  crocetta, 
coperta  con  un  velo  bianco  di  seta  orna- 
to o  di  broccato  tessuto  d'oro  o  d'argen- 
to. Chardon,  Storia  desagr.  1. 1 ,  cap.  i  3, 
narra  che  in  oriente  le  pissidi  d'argento 
si  custodivano  in  sacchetti  di  tela  o  di 
drappo  di  seta  a  fiori  d'oro,  ed  aggiunge 
che  ve  ne  furono  anche  di  agata,  anzi  Du- 
rando afferma  diesi  fecero  pure  di  cri- 
stallo e  di  legno,  e  li  chiama  capsa.  Pis- 
sidi di  legno  ancora  si  conservano  nelle 
chiese  parrocchiali  di  s.  Nicola  e  di  s.  E- 
gidio  di  Tngliacozzo,  di  cui  parlai  a  Pe- 
scina.  Nelle  chiese  del  regno  di  Napoli 
sopra  il  ciborio  avvi  un  piccolo  taberna- 
colo di  pietra  con  baldacchino  e  menso- 
la per  situarvi  la  pisside^  prima  di  dare 
con  essa  la  benedizione,  recitandosi  e  can- 
tandosi innanzi  delle  preci.  Il  Sarnelli  t. 
4,let.  26,  parlandode!  rispettocomesi  de- 
ve portare  la  pisside  e  della  sua  privata 
esposizione,  in  cui  debbono  essere  sull'al- 
tare almeno  12  lumi,  avverte  che  cele- 
brandosi avanti  di  essa  si  devono  usare 
le  stesse  cerimonie  che  si  fanno  avanti 
Yostensorio  con  l'osliascoperta:anchecon 
la  pisside  si  dà  la  benedizione.  A  Paolo 
IV  e  Pio  VI  narrai  come  questo  ultimo 
e  Alessandro  VI  solevano  portare  indos- 
so una  piccola  pisside  colla  ss.  Eucaristia. 
L'Ayala  nel  Victor  christianus  eruditila, 
p.  33  t,  tratta  de  picturis  etimaginibus 
s.  Clarae  V.}manibus  i-wcrenler gestan- 
ti s  pyxìdern  Ulani,  qua  ss.  Eueharislia 
continetur,  et  guani  vulgo  custoditali  ap- 
pellamus.  Della  celebre  pisside  d'oro  fat- 
ta da  Benvenuto  Celli  ni  per  Paolo  IH  , 


PIS  a85i 

per  In  comunione  de'cardinali  diaconi  e 
nobili  laici,  se  ne  legge  la  descrizione  in 
Cancellieri,  Pontificali  §4e§  5 dell'Ap- 
pendice. Merita  menzione  la  nobilissima 
pisside  d'argento  dorato  con  coppa  d'oro, 
assai  ricca  di  brillanti  e  altre  pietre  prezio- 
se, di  cui  nel  gennaio  i85i  mg. r  Antonio 
Felice  Dupanloup,  dotto  e  zelante  vesco- 
vo d'  Orleans,  fece  splendido  dono  alla 
basilica  Vaticana  con  analoga  epigrafe-. 

o  in 
Mirabile  è  l'arte,  grande  l'intelligenza  e 
l'eleganza  con  cui  fu  eseguito  il  lavoro. 
Nella  base  è  scolpilo  lo  sposalizio  della 
Vergine,  la  nascita  del  Salvatore  e  la  sua 
presentazione  al  tempio.  Intornoal  piede 
in  nicchie  sono  le  statuine  del  Redento- 
re, della  Vergine  e  di  s.  Anniano  vescovo 
d'Orleans.  La  coppa  è  decorata  da  rilie- 
vi esprimenti  l'adorazione  dei  magi,  la 
fuga  in  Fgitto  e  il  riposo  in  quel  paese. 
La  parte  superiore  checuoprela  pisside 
è  abbellita  con  svariati  arabeschi,  nonché 
sormontata  da  croce  in  brillanti. 

PISTESoPISTRES.  Luogo  in  Fran- 
cia presso  il  Pont  de  l'Arche  in  Norman- 
dia, diocesi  di  Rouen  ,  in  cui  furono  ce- 
lebrati 3  concilii.  Il  i.°  d'ordine  di  Carlo 
il  Calvo  neH'862.pubblicandovisi  uno  dei 
suoi  capitolari  contro  i  ruba  menti.  Ro- 
rado  di  Soissons  appellò  al  Papa  dalla 
scomunica,  che  Incmaro  di  Reitns  avea 
pronunziata  contro  di  lui,  il  quale  fu  ob- 
bligato a  deferire  all'appellazione.  Dessin. 
Il  2.0  nell'864  sullo  stesso  argomento.  11 
3.°  nell'868,  in  cui  Incmaro  vescovo  di 
Laon  fu  investito  del  possesso  dei  beni 
di  sua  chiesa,  de'quali  era  stalo  spoglia- 
to dal  re  Carlo.  Mansi  t.  r,  pag.  ioor. 

PISTOIA  (Pistoricn).  Città  con  resi- 
denza vescovile, capoluogo  di  comunità, 
compartimento  di  Firenze,  nel  grandu- 
cato di  Toscana,  sede  d'un  commissario 
regio  e  di  giurisdizione,  con  tribunale  di 
i.a  istanza  ed  altre  autorità.  Risiede  in 
fertile  valle  percorsa  dal  fiume  Ombrone 
pistoiese,  lambendone  le  mura  il  fiumi  - 
cello  Rrana,  a  io  miglia  da  Prato  e  20 
da  Firenze.  Vaga  e  di  figura  roruboida- 


286  P I S 

le,  vi  si  entra  per 4  porte,  le  quali  danno 
il  nome  alle  cortine  o  comunità  suburba- 
ne di  Porta  al  Borgo,  Carratica,  Lucche- 
se e  s.  Marco,  piene  di  ridenti  e  popo- 
lose borgate,  sparse  di  ville,  in  clima  be- 
nigno e  salubre,  in  mezzo  a  terreni  fer- 
tilissimi. Era  già  circondata  di  mura  nel- 
la metà  del  secolo  Vili;  nel  declinar  del 
XII  fu  incominciato  il  2. "cerchio con  mu- 
ra bellissime,  merlate,  con   fortificazioni 
e  fossi;  dopo  il  1829  si  fabbricò  il  3.°  gi- 
vo delle  mura  con  la  fortezza  di  s.  Barna- 
ba, proseguendosi  ne' secoli  XV  e  XVI, 
indi  restauratene!  iG43. 1  palazzi  più  co- 
spicui sono:  quello  del  pretorio,  già  del 
podestà  e  capitano  di  Pistoia,  situato  nel- 
la piazza  maggiore  del  duomo  e  rifatto  nel 
i3o7;quello  della  comunità,  già  detto  de- 
gli anziani, rimpetto  al  precedente,  gran- 
dioso e  incominciato  neli2g4>  con  caP" 
pella  di  s.  Agata  patrona  della  città,  co- 
pioso archivio,  e  gli  uffizi  della  dogana  e 
della  posta  ;  ed  il  bel  palazzo  vescovile 
nuovo, alquanto  distante  dalla  cattedra- 
le, innalzato  11^1787,  ov' è  la  singolare 
sala  eretta  alla  fosrqia  del  Trullo  di  Co- 
stanlinopoli  :  altri   rimarchevoli   palazzi 
sono  quelli  di  Pancia tichi  ora  Cellesi,  A- 
roati,  Rossi,  Vivarelli-Colonna  e  de'Can- 
cellieii.  La  cattedrale  sotto  l'invocazione 
de'ss.  Zenone  vescovo  e  martire,  Martino 
■vescovo  (ch'era  anticamente  il  i.°  patrono 
«titolare  della  cattedrale), Felice,  Rufino 
e  Procolo,  risaleahnenoal  VI  secolo;  rin- 
novala in  principio  del  XII,  col  concorso 
della  gran  conlessa  Matilde,  e  nel  XIII 
nmpliata  col  disegno  di  Nicolò  Pisano  , 
incrostata  di  fuori  e  ornata  di  dentro  di 
marmi  bianchi  e  neri.  Il  bellissimo  bas- 
sorilievo di  terra  della  Robbia  sulla  por- 
ta principale  è  opera  d'Andrea  nipote  di 
Luca  della  Robbia,  già  dorato.  E  a  3  na- 
sate con  colonne  di  macigno,  con  confes- 
sione sotto  l'altare  ma™iore  ;  la  volta  è 
del  1657, e  fra  le  cappelle  è  rimarchevo- 
le l'antica  dis.  Jacopo  maggiore  aposto- 
lo, con  superbo  altare  d'argento:  la  reli- 
quia del  santo  ivi  la  collocò  il  vescovo?. 


PIS 
Atto,  avendola  ricévuta  dall'arcivescovo 
di  Compostella.  Ne' ristauri  del  1 838  fu- 
rono diseppelliti  dal  pavimento  8  amboni 
di  marmo  bianco,  con  purgato   disegno 
diligentemente  intagliali,  forse  dell'anti- 
co battisterio  di  s.  Giovanni  R.otondo, e 
traslocati  nel  palazzo  della  comunità.  Il 
capitolo  si  compone  di  1  1  dignità,  la  i." 
è  il  preposto,  chi  5  canonici  compreso  il 
penitenziere,  di  23  cappellani  corali  ,  di 
altri  preti  e  del  collegio  de'20  cherici.  Cle- 
mente IXchedonò  alla  cattedrale  un  va- 
so col  prezioso  sangue  di  Gesù  Cristo,  con- 
cesse alle  dignità  e  canonici  l'uso  della  cap- 
pa magna  con  pelli  d'armellini  o  fodere 
di  seta  cremisi,  ed  il  rocchetto  ;  nelle  fun- 
zioni particolari  il  rocchetto  con  mozzet- 
ta  con  cappuccio  di  seta  cremisi.  Pio  VII 
col  breve  Roma no  rum  _,  de'  6  dicembre 
181  4,  Bull.  coni.  t.  12,  p.  344;  alle  in- 
segne concesse  da  Clemente  IX  e  Bene- 
detto XIV  alle  dignità  ecanonici,  aggiun- 
se il  collare  paonazzo  e  la  croce  con  ca- 
tenella d'oro  da  portarsi  sul  petto:  quin- 
di avendo  Clemente  IX  accordato  ai  cap- 
pellani corali  la  cappa  con  pelli  cenerine  e 
nell'estate  con  fodere  elisela  paonazza, Pio 
VIIcolbreveQ.7rt/j^m,de'  i5lug!io  18  16, 
Bull.  1. 14,  p.  200,  aggiunse  il  rocchetto  e 
la  mozzelta  nera  con  cappuccio,  filettata 
di  seta  rossa  con  fiocchi  simili,  da  usar- 
si ne' dì  feriali  e  nei  mattutini,  quando  i 
canonici  assumono  la  paonazza.  Vi  è  il 
battistero  con  cura  d'anime  spettante  al 
capitolo  ed  esercitata  da  un  prete  eletto 
dal  vescovo  :  le  altre  io  parrocchie  non 
hanno  battistero,  tranne  una. 

Le  altre  principali  e  più  belle  chiese 
sono:  quella  di  s.  Bartolomeo  edificata  nei 
primi  dell'  Vili  secolo,  eretta  in  abbazia 
pei  benedettini  nel  767,  rifabbricata  nel 
secolo  XII  con  bel  pergamo  ;  indi  passò 
ai  canonici  regolari,  poi  aJvallombrosa- 
ni  soppressi  nel  secolo  passato.  La  chie- 
sa di  s.  Andrea  con  battistero  fin  dal  r  000, 
forse  edificata  nel  secolo  Vili,  a  3  nava- 
te con  colonne,  con  celebre  pergamo  scoi  - 
pito  da  Giovanni  figlio  di  Nicolò  Pisano; 


PIS 
quella  di  s.  Giovanni  Fuorcivitas,  perchè 
era  fuori  della  città,  rinnovata  nel  seco- 
lo XII  o  nel  seguente,  in  cui  fu  scolpito 
il  bellissimo  pergamo  di  marmo  bianco; 
quella  di  s.  Giovanni  Rotondo  in  faccia 
al  duomo,  di  forma  ottagona,  tutta  incro- 
stata di  marmi  a  strisele  bianche  e  nere, 
edificata  nel  secolo  XII  o  prima,  e  servi 
di  battistero  alla  città:  il  corpo  di  s.  Atto 
che  vi  riposava  fu  trasferito  in  cattedra- 
le ;  e  la  chiesa  dell'Umiltà,  la  più  bella 
di  Pistoia,  di  mirabile  architettura,  eret- 
ta neli5oc),di  figura  ottagona,  d'ordine 
Corinto,  con  cupola.  Fra  le  altre  chiese, 
quelle  di  s.  Domenico  de'  domenicani  e 
di  s.  Francesco  de'minori  osservanti,  coi 
grandiosi  conventi  contigui,  contengono 
pitture  a  fresco  e  quadri  di  artisti  assai 
distinti.  GÌ'  istituti  di  beneficenza  sono 
l'ospedale  del  Ceppo  originato  nel  1218, 
ampliato  da  Leopoldo  I  neh  784>  ed  as- 
sistilo dalle  oblate  della  carità,  del  con- 
tiguo grandioso  monastero  della  Madon- 
na del  Letto;  l'orfanotrofio  fondato  nel 
1  722;  la  pia  opera  dei  poveri  convalescen- 
ti e  la  cassa  di  risparmio.  Vi  è  la  con- 
fraternita della  Misericordia  istituita  nel 
1000,  e  il  monte  di  pietà  originato  nel 
147  1,  pei'  cura  del  vescovo  Donato  Me- 
dici, ed  ora  assai  ricco.  Quanto  agli  stabi- 
limenti di  pubblica  istruzione,  il  liceo 
Fortiguerri  si  deve  al  cardinale  omonimo 
nel  i473,  aumentato  da  Ferdinando  III; 
l'insegnamento  è  diviso  in  4  classi ,  ele- 
mentare, lettere,  scienze,  disegno;  dalla 
stessa  famiglia  Fortiguerri  traggono  0- 
rigine  9  posti  per  mantenere  nelle  uni- 
versità studenti  in  legge,  medicina  e  teo- 
logia. La  principessa  Pallavicini  ne'Pio- 
spigliosi  nel  17  io  assegnò  rendite  per 
mantenere  4  pistoiesi  in  Roma,  allo  stu- 
dio delle  belle  arti.  Il  [."seminario  e  col- 
legio vescovile  fu  fondato  nel  1690  dal 
vescovo  Strozzi,  ampliato  nel  1  720,  il  ve- 
scovo Ricci  nel  1783  ottenne  il  grandio- 
so locale  delle  francescane  e  lo  fece  ridur- 
re a  seminario:  il  vescovo  Toli  ne  rad- 
doppiò i  comodi  e  mediante  magnifico 


P  1  S  287 

corridore  lo  unì  al  monastero  già  degli  o- 
livetani,  che  il  vescovo  Ricci  avea  ridot- 
to ad  uso  di  collegio  per  l'istruzione  dei 
sacerdoti  destinati  alla  cura  delle  anime, 
cui  die  il  nome  d'accademia  ecclesiasti- 
ca ;  perciò  lo  stabilimento  è  il  più  vasto 
dei  toscani  di  simil  genere,  può  contene- 
re i5o  seminaristi  e  vene  sono  100  con 
1  1  scuole.  1 1  collegio  de'chierici  nella  cat- 
tedrale fu  istituito  nel  1 4-35  da  Eugenio 
IV  a  similitudine  di  quel  di  Firenze,  per 
istruzione  letteraria  di  io  poveri  chieri- 
ci tenuti  a  prestar  servigio  alla  cattedra- 
le, aumentati  di  altri  io  dal  vescovo  Pan- 
dolfini  coi  fondi  che  gli  assegnò:  sonoe- 
letti  metà  dal  capitolo  e  metà  dal  magi- 
strato comunale.  Sono  pregievoli  gli  ar- 
chivi del  capitolo,  ricco  di  codici  in  par- 
te descritti  dal  p.  Zaccaria  nella  Biblio- 
teca pistoiese;  quello  della  comunità;  co- 
sì le  due  pubbliche  biblioteche  della  Sa- 
pienza o  liceo  Fortiguerri,  e  la  Fabronia- 
na  fondata  dal  cardinale  Fabroni.  Fra  le 
varie  accademie  letterarie  e  scientifiche 
sorte  dal  secolo  XVI ,  e  poi  estinte,  so- 
pravvive l'imp.  r.  accademia  di  scienze, 
lettere  e  arti  foudata  nel  1747  e  avvivala 
nel  i8i3,che  tiene  le  adunanze  nel  sop- 
presso convento  de'carmelitani. 

La  città  ebbe  la  sua  zecca,  ed  è  certo 
che  nel  12  70  vi  furono  battute  monete  d'o- 
ro ed'argenlo,  con  l'impronta  degli  scac- 
chi, l'immagine  di  s.  Giacomo  apostolo 
protettore  di  Pistoia  e  la  parola  libertas. 
Essendosi  trasandata  la  coniazione,  nel 
i346  fu  ripresa  con  facoltà  e  bolla  di  Cle- 
mente VI,  riprodotta  dal  Zaccaria  nella 
Storia  leu.  ci  Italia,  voi.  3,  p.  200. 1  pi- 
stoiesi primeggiano  nell'industria  agraria 
del  granducato.  Quanto  alle  industrie 
manifatturiere,  forse  l'arte  della  lana  può 
essere  siala  introdotta  dagli  umiliati,  ac- 
colti in  Pistoia  verso  il  1240:  si  lavora 
nel  conservatorio  delle  fanciulle  perico- 
lanti, dette  le  Crocifissine,  mentre  drap- 
pi di  seta  si  tessono  nel  conservatorio  del- 
le abbandonate  di  s.  Caterina  da  Siena, 
La  lavorazione  del  ferro  è  florida;  vi  so- 


288  P  I S 

no  filande  di  seta,  cartiere  ed  altre  fàb- 
briche, distinti  artisti  e  fabbricatori  d'ec- 
cellenti organi:  i  due  mercati  settimana- 
li sono  riputali  fra  i  più  ricchi  dello  sta- 
to. Lungo  sarebbe  il  novero  di  tutti  co- 
loro che  si  distinsero  per  virtù  morali  e 
religiose,  per  valore  militare  e  per  dot- 
trina e  dignità  ecclesiastiche,  riportati  nel 
catalogo  del  p.  Zaccaria,  nella  citata  Bi- 
blioteca: mi  limiterò  solamente  a  ram- 
mentare i  più  insigni  nelle  scienze  profa- 
ne, nelle  lettere  ed  arti,  oltre  i  cardinali, 
che  furono  due  Banchieri,  Fabroni,  For- 
tìguerri  zio  di  Pio  II,  tre  Rospigliosi  da 
cui  uscì  Clemente  IX,  e  Tolomei  ;  Pan- 
datici  fiorentino  eia  oriundo  pistoiese: 
tulli  hanno  biografia. Guidoaldo  dell'  Vili 
secolo  e  Antonio  Malani  medici  ;  Pietro 
Petrini  chimico  fisico.  Fr.  Leonardo  da 
Pi>toia  domenicano,  profondo  teologo  e 
matematico,  autore  d'opere.  Corrado  da 
Monte  Magno  milite.  Cino  Sinibaldi  det- 
to di  Pistoia,  maestro  in  giurisprudenza 
di  Bartolo  e  distinto  scrittore  in  versi;  Fi- 
lippo Lazzari  giureconsulto.   Bonaccorso 
giuniore  da  Monte  Magno  oratore;  can. 
Sozzomeno  cronista;  Cosimo  Trinci  agro- 
nomo. Poeti,  Bonaccorso  seniore  di  Mon- 
te Magno,  Selvaggia  Bracali-Bracciolini , 
Francesco  eNicola  Bracciolini,  NicolaFor- 
tiguerri  segretario  della  congregazione  di 
propaganda  autore  del  Ricciardetto,  Co- 
nila improvvisatrice  coronata  in  Campi- 
doglio sotto  Pio  VI,  Bartolomeo  Sesti  - 
ni,  cav.  Tommaso  Puccini  traduttore  di 
Catullo.  Letterati,  Scipione  Fortiguerri 
nelle  lettere  greche  e  latine,  Michelangelo 
Giacomelli  arcivescovo  di  Calcedonia  gre- 
cista, Matteo  Soldato  latinista,  p.  Pagni- 
ni,  Giuseppe  Pagnozzi  geografo.  Eruditi, 
Francesco  Frosini  arcivescovo  di  Pisa,  e 
Francesco  A.  Zaccaria  gesuita.  Il  Viscon- 
ti nell'  Elogio  di  Francesco   Cancellieri 
romano,  lo  dice  figlio  di  Pier  Tommaso 
di  Matelica, uscito  d'una  famiglia  nobile 
di  Pistoia  ,  e  della  contessa  Maglioni  di 
Ferrara.  Pittori,  Gelino  Germi,  Leonar- 
do Malatesli  ;  Y  incisore  Bai  tolozzi  ;  gli 


PIS 

architetti  Ventura  Venturi  e  cav.   Cosi- 
mo Bossi  Melocchi. 

Quanto  all'etimologia  e  origine  di  Pi- 
stoia molte  cose  si  dissero,  vaghe  o  poco 
probabili,  come  essere  d'ignota  origine 
o  sorta  dagli  avanzi  dell'esercito  di  Catili- 
na.  La  cosa  meo  dubbia  è  che  il  territo- 
rio pistoiese  appartenesse  alle  tribù  ligu- 
stiche innanzi  ch'esse  fossero  da' romani 
espulse  di  là,  lo  che  accadde  forse  la  pri- 
ma volta  nell'anno  di  Roma  566,  per  cu- 
ra degli  eserciti  condotti  dai  consoli  M. 
Emilio  e  Flaminio  nell'  Apennino  pi- 
stoiese fra  gli  apuani  ed  i  friniati.  Egual- 
mente è  incerto  che  il  popolo  di  Pistoia 
dopo  d'essere  divenuto  suddito  di  Roma, 
facesse  parte  della  Gallia  Cisalpina  piut- 
tosto che  dell'  Etruria  media  compresa 
nell'Italia  romana. Scarsissime  sono  le  me- 
morie  superstiti  relative  a  Pistoia  sulla  fi- 
ne della  repubblica  romana  e  de'  primi 
secoli  dell'impero.  Al  tempo de'longobar- 
di  e  dopo  il  5q4>  >  pistoiesi  ottennero  a 
mediazione  di  s.  Zenone  vescovo  di  Ve- 
rona, il  miracolo  della  liberazione  della 
pianura  pistoiese  dall'acque  che  la  inon- 
davano perchè  non  avevano  libero  il  lo- 
ro corso.  In  quest'  epoca  il  territorio  e- 
ra  sotto  Pam  mi  nis  trazione  de' gastaldi  di- 
pendenti dai  duchi  di  Lucca;  visi  osser- 
vavano le  leggi  romane  e  longobarde. 
Durante  il  regno  di  Carlo  Magno  e  suc- 
cessori, quando  presiedeva  alla  Toscana 
un  duca  o  marchese,  Pistoia  aveva  il  suo 
conte  e  il  gastaldo.  Dopo  la  morte  della 
gran  contessa  Matilde  il  popolo  si  eman- 
cipò dai  conti  e  marchesi  e  da  altri  mi- 
nistri imperiali ,  si  costituì  in  regime  a 
comune  coi  propri  consoli,  rettori  e  con- 
siglieri, con  statuti  municipali,  forse  i  pri- 
mi conosciuti  fra  quelli  delle  repubbliche 
italiane;  indi  nel  secolo  XII  ebbe  il  pò- 
desta  e  neh  182  riformoglistatuti.il  par- 
tito abbracciato  dal  popolo  e  comune  nei 
primi  secoli  dopo  il  1000  fu  il  ghibellino 
o  dell'impero,  sicché  Federico  I  riguar- 
dò con  distinzione  la  città  per  essere  stata 
in  Italia  una  delle  più  fedeli  alla  sua  co- 


PIS 

rana.  Trovandosi  la  città  posta  fra  Fi* 
lenze  e  Lucca  clic  professavano  principi! 

politici  contrari,  cioè  seguaci  del  Papa  e 
ile' guelfi ',  diverse  volte  dovette  combat- 
tere or  con  l'ima  ora  con  l'altra  repub- 
blica. Dopo  la  morte  di  Manfredi  natu- 
rale di  Federico  II,  nel  1267  i  pistoiesi 
abbracciarono  il  parlilo  della  Cbiesa  o 
guelfo, essendo  podestà Cialdo de'Cancel- 
Lieri, giurando  fedeltà  a  Curio  1  re  di  Si- 
cilia capoparte.  All'articolo  Bianchi  bo 
narrato  come  pei  discendenti  de'polenti 
Cancellieri  ebbero  origine  in  Pistoia  le 
fazioni  At  bianchi  e  neri  che  fecero  pub- 
bliche le  private  discordie,  cui  presero 
parte  le  famiglie  magnatizie  con  lunghe, 
tenibili  e  funeste  conseguenze  per lacit- 
là  e  contado.  Propagandosi  tali  fazioni 
principalmente  in  Firenze,  Pisa,  Lucca  e 
in  altri  luoghi  d' Italia,  si  trasfusero  coi 
guelfi  e  ghibellini  in  un  alla  denomina- 
zione, cioè  i  bianchi  si  unirono  ai  ghibel- 
lini ,  ed  i  neri  ai  guelfi.  Fatalmente  da 
qualche  anno  in  Italia  si  sono  rinnovate 
tali  denominazioni,  ma  con  qualche  di- 
versità nel  politico  significato  ;  imperoc- 
ché diconsi  bianchi  i  progressisti  o  pro- 
pugnatori delle  riforme  o  di  un  gover- 
no libero  e  costi  tuzionale  o  democratico  (e 
rossi  gli  ultra-democratici:  del  comuni- 
smo e  socialismo  feci  cenno  a  Panteismo); 
chiamatisi  neri,  oscurantisti,  retrogradi, 
codini,  sanfedisti,  i  divoti  al  regime  mo- 
narchico e  al  dominio  temporaledei  Pa- 
pi, ed  agli  antichi  sistemi  e  consuetudi- 
ni. La  Civiltà  Cattolica,  nelt.  4S  p-  4^9, 
spiega  l'origine  di  tali  vocaboli,  massime 
l'etimologia  de  codini  e  sanfedisti.  Dice 
pertanto  che  il  nome  di  codini  derivò  dai 
codini  dei  capelli  e  delle  parrucche  pro- 
scritti dalla  repubblica  francese  del  seco- 
lo passato,  giacché  ne'pochi  capelli  ristret- 
ti iu  un  nastro  ci  vedeva  un'idea  politi- 
ca di  tenacità  alle  antiche  leggi  e  costu- 
manze ,  non  che  avversione  e  diffidenza 
alle  innovazioni  moderne  (come  ai  nostri 
giorni  fu  preso  per  professione  politica  il 
nudiire  iu  diverse  foggie  la  barba  o  il 

VOL.  LUI. 


P 1 S  289 

continuare  a  radersela), 0  almeno  essere 
osi  ranco  alle  rifórme  progressiste.  Quan- 
to al  nome  di  sanfedisti  provenne  da  quei 
napoletani  e  calabresi  the  presero  la  di- 
fesa del  loro  re  contro  gl'invasori  fran- 
cesi repubblicani,  combattendo  in  nome 
della  santa  fede,  molli  de'quali  però  com- 
misero eccessi  che  non  la  d'  uopo  ricor- 
dare. 

Nel  1294  il  podestà  Giano  della  Bella 
introdusse  il  gonfaloniere  di  giustizia.  La 
prima  metà  del  secolo  XIV  per  Pistoia 
fu  l'epoca  più  copiosa  di  fatti  lagrimevo- 
li  per  la  ferocia  delle  fazioui,  che  distrug- 
ge vansi  a  vicenda  e  invadevano  anche  i  be- 
ni di  chiesa,  perciò  scomunicate  dal  ve- 
scovo ven.  A  udrei  neh  3oi;  onde  gli  an- 
ziani si  trovarcnocoStretli  affidare  per  tre 
anni  il  governo  alla  signoria  di  Firenze, 
e  vennero  cacciati  i  neri.  Questi  però  con 
l'aiuto  di  Carlo  di  Valois,  de'fìorenlini  e 
lucchesi  vinsero  i  bianchi,  e  neh  3o6  s'im- 
possessarono di  Pistoia,  che  aveva  fatto 
governatore  generale  il  cardinal  di  Pra- 
to come  loro  aderente ,  lo  che  narrai  a 
Bianchi, dopo  l'assedio  di  circa  un  anno, 
in  cui  i  pistoiesi  dierono prove  di  costau- 
za  e  gran  coraggio,  a  nulla  giovando  la 
mediazione  di  Clemente  V.  Presa  la  cit- 
tà furono  espulsi  i  più  caldi  di  parte  bian- 
ca, riformato  il  governo,  abbattute  le  mu- 
ra, le  torri,  ed  i  palazzi  de'principali  bian- 
chi, ripartendosi  il  contado  i  lucchesi  coi 
fiorentini  :  tutte  queste  sanguinose  scene 
furono  immortalate  dai  versi  di  Dante, 
e  per  le  vessazioni  e  spogli  de'  vincitori, 
molte  famiglie  abbandonarono  la  patria, 
che  restò  povera  di  persone  e  di  averi. 
I  fuorusciti  bianchi  riunitisi  nel  castel- 
lo di  Piteccio,  dopo  lungo  assedio  ne  fu- 
rono cacciati  in  quello  di  Sambuca,  che 
poi  acquistò  la  città.  Non  pertanto  lasciò 
di  essere  travagliata  dadiscordie  intesti- 
ne ed  odii  famigliari,  per  cui  fu  detta  la 
città  parlila.  Nel  1  3 14  i  fiorentini  obbli- 
garono i  pistoiesi  a  restare  sotto  l'acco- 
mandigia  di  Roberto  re  di  Napoli  capo- 
parteguelfo,  dominandosi  tuttaviailpae- 

'9 


5*0,0  P I S 

se  dall'abbate  eli  Paccinna  Ermanno  Te- 
dici e  dai  Fiossi,  die  allontanarono  tutti 
i  loro  nemici  delle  case  Cancellieri,  Laz- 
zari, Taviani  e  consorti.  A' io  dicembre 
i  pistoiesi  valorosamente  cacciarono  le 
snida t esche diUguccione della  Faggiuola, 
che  con  l'assistenza  dei  fuorusciti  bian- 
chi erano  penetrati  nella  città.  In  premio 
i  fiorentini  restituirono  ai  pistoiesi  il  con- 
tado e  le  castella,  col  patto  che  mai  si  ri- 
ducessero a  parte  ghibellina;  ed  allora  ri- 
tornarono in  città  le  dette  famiglie  cac- 
ciale di  parte  nera,  continuando  il  re  a 
mantenervi  i  suoi  vicari  residenti.  Quin- 
di il  re  pacificòi  pistoiesi  coi  fuorusciti  ghi- 
bellini che  occupavano  il  castello  di  Ser- 
ra vali  e.  Signoreggiando  Lucca  Castrac- 
elo, nel  i32o  invase  il  pistoiese,  e  col  fa- 
vore de'Tedici  che  agognavano  a  domi- 
nare più  assolutamente  la  patria,  s'impa- 
dronì di  Pistoia  l*il  aprile  i322,  cac- 
ciandone i  guelfi  e  le  famiglie  nemiche: 
i  Tedici  si  obbligarono  pagai  e  a  Castruc- 
cio  annui  4ooo  fiorini  d'oro,  per  cui  l'ab- 
bate di  Pacciana  fu  investito  del  supre- 
mo potere  sulla  città  e  contado,  indi  do- 
po i4  mesi  il  nipote  Filippo  lo  costrin- 
se a  cederglielo  col  titolo  di  reggente  dello 
slato, e  poi  imprigionò  lozioquando  mac- 
chinava la  ricupera  del  dominio. 

Filippo  si  rese  insopportabile  a'suoi 
amministrati,  e  deluso  dalle  promesse  di 
Castracelo, a'5  maggio  i  325  lo  ricevette 
in  città,  ma  egli  se  ne  rese  padrone  e  fe- 
ce costruire  la  fortezza  di  Belvedere, men- 
tre la  rocca  di  Caimignano  si  die  ai  fio- 
rentini. I  guelfi  furono  dolenti  del  tradi- 
mento di  Filippo,  ed  occuparono  il  ca- 
stello di  Animino:  i  fiorentini  armaro- 
no un  poderosissimo  esercito  per  pren- 
dere Pistoia,  ma  Castruccio  ai  23  set- 
tembre ne*  campi  d'Altopascio  con  me- 
moranda vittoria  lo  sbaragliò  e  vinse,  fa- 
cendo da  Filippo  riprendere  Carmigna- 
no.  Calato  in  Italia  Lodovico  il  Bavaro, 
con  Castruccio  si  recò  in  Pistoia,  ed  intru- 
sovi in  vescovo  del  loro  partito  Giovan- 
ni Sodagi,  il  Bavaro  dichiarò  Castruccio 


PIS 
duca  imperiale,  anche  della  città  e  terri- 
torio. Mentre  cjuesto  fulmine  di  guerra 
erasi  portato  in  Roma  col  suo  protetto- 
re, i  fiorentini  ai  28  gennaio  1  3s8  s'im- 
padronirono di  Pistoia,  e  la  saccheggia- 
rono, sotto  la  condotta  del  vicario  regio 
di  Toscana  Filippo  da  Sanguinelo,  che 
riformò  la  città  in  nome  del  re  Roberto. 
Saputosi  ciò  da  Castruccio,  volò  a  Lucca 
e  riprese  Pisloia,  con  vergogna  e  immen-p 
so  danno  de'fiorentini,  morendo  poco  do- 
po in  Lucca  (f).  A'4  febbraio  1 329  il 
Sanguinelo  coi  fiorentini  ricuperò  la  cit- 
tà, venendo  eziandio  occupati  i  castelli 
del  contado:  indi  i  pistoiesi  fecero  paci- 
fiche convenzioni  coi  fiorentini ,  onde  la 
città  fosse  retta  a  comune;  reintegrati  i 
guelfi,  si  riformarono  gli  statuti  e  poi  an- 
che il  governo  quando  i  potenti  Vergio- 
lesi  volevano  tradire  la  patria.  I  fioren- 
tini edificarono  il  Castel  di  s.  Barnaba,  ed 
aspirando  Filippo  Tedici  a  riprendere  la 
città,  restò  ucciso,  e  la  sua  testa  scolpila  in 
marmo  fu  murata  ne'luoghi  più.  frequen- 
ti. Divenuto  Gualtieri  duca  d'Atene  ca- 
po della  repubblica  fiorentina,  a'26  ot- 
tobre i342  si  fece  proclamare  signore  e 
principe  di  Pistoia;  ma  dopo  circa  un  an- 
no i  fiorentini  lo  espulsero  e  i  pistoiesi 
ritornati  liberi  si  allearono  con  Lucca  e 
Pisa.  Intanto  Riccardo  Cancellieri  tenlò 
di  farsi  signore  assoluto  di  Pistoia  nel 
i35o,  fu  però  fugato  da  Giovanni  Pan- 
cialichi  e  incendiata  la  casa,  per  cui  la  cit- 
tà restò  sotto  l'influenza  di  parte  bianca 
e  ghibellina,  ed  il  reggimento  di  Giovan- 
ni. Perciò  e  temendo  che  se  ne  imposses- 
sasse il  Visconti  di  Milano,  i  fiorentini  non 
avendo  potuto  occuparla  con  tentativi, 
l'assediarono,  e  gli  abitanti  colla  media- 
zione de'sanesi  cederono  la  cittàalla  guar- 
dia edifesa  de'fiorentini  nel  i35o,  die  vi 
rimisero  i  fuoruscili  Cancellieri.  Indi  ifìo- 
rentini  impedirono  alle  milizie  viscontee 
che  prendessero  Pistoia, e  neh  353  perla 
pace  ribandirono  i  Tedici  ghibellini  fauto- 
ri dei  Visconti.  Neh  355  Carlo  IVqualifì- 
cògli  anziani  del  comuue  col  titolo  di  vsca- 


pis 

ri  dell'impero,  esercita  odati  l'ulto  patroci- 
nio, mentre  comandava  Firenze.  Succes- 
sero moti  di  ribellione  Ira'Cancellieri  ed  i 
Panciatichi,a  frenarci  quali  alzarono  nuo- 
re torri  intorno  ai  forti  muri  i  fiorentini. 
Altri  tentativi  nel  i3qy  fecero  i  Visconti 
coi  Cancellieri  per  togliere  la  città  a  Fi- 
renze, che  nel  i4o3  potè  aver  le  fortez- 
ze del  contado  e  la  conferma  dall'impe- 
ratore Sigismondo  di  vicari  imperiali  e 
capi  del  governo  di  Pistoia  i  priori  e  gon- 
falonieri fiorentini. 

Eletto  nel  i4oqin  Pisa  Alessandro  V, 
nel  novemdre  passò  in  Pistoia,  ovepub- 
blicò  la  bolla  control  wiclefìsti,enel  i4io 
si  trasferì  in  Bologna,  ove  giunse  a' i  3  gen- 
naio. Nel  i44'  s'  riaccesero  le  solite  tur- 
bolenze per  causa  di  fazioni  di  famiglie, 
e  più  crudelmente  nel  1^55.  A  cagione 
di  peste  per  poco  fu  trasportato  nel  1 47*^ 
in  Pistoia  lo  studio  pisano;  flagello  die  la 
città  ebbe  a  patire  più  volte,  come  nel 
1 347  e  1482.  Dopo  quest'ultimo,  ucci- 
cisioni  e  incendi  si  rinnovarono  dalle  fa- 
zioni, i  più  facinorosi  seguitando  i  Can- 
cellieri. Alla  venuta  di  Carlo  Vili  i  pi- 
stoiesi tentarono  scuotere  il  giogo  de'fio- 
rentini,  ebe  poi  li  perdonarono  nel  i4q6. 
Sulla  fine  del  secolo  XV  insorsero  più  fe- 
roci i  partiti,  con  immensi  danni,  per  le 
nimicizie  de'Cancellieri  e  Panciatichi,  i 
primi  dominatori  nella  città,  i  secondi  nel- 
la campagna.  La  pace  conclusa  dai  fio- 
rentini nel  i5or,  ben  presto  fu  turbata 
per  nuovi  tumulti  delle  pertinaci  fazioni 
con  guerre  civili,  ad  onta  delle  provvi- 
denze di  rigore  de'fiorentini;  ma  per  un 
filale  destino  proseguì  Pistoia  ad  essere 
agitata  e  sconvolta  dai  discendenti  dei 
bianchi  e  neri,  lacerandosi  scambievol- 
mente, ed  i  Cancellieri  furono  di  nuovo 
esiliati  nel  i5i^.  Contro  questa  fazione 
e  col  favore  di  Clemente  VI  I  nel  1  52g  il 
fiero  Nicola  Bracciolini  di  parte  Pancia- 
fica  commise  uccisioni  ,  incendi  e  ster- 
minio della  fazione  e  de'castelli.  I  solda- 
ti di  Carlo  V  l'occuparono  in  detto  an- 
no pel  Papa,  il  quale  nominò  Corsini  go 


PIS  291 

vernatole  della  città,  che  per  essere  di  • 
vota  di  sua  famiglia  Medici,  lo  accettò 
per  signore  e  ne  innalzò  l'arme  in  bron- 
zo sulla  facciata  del  palazzo  della  comuni- 
tà ancora  sussistente.  Indi  soggiacque  al  • 
la  signoria  del  nipote  duca  Alessandro, 
alla  morte  del  quale  nel  1 537  '  Pancia- 
tichi sotto  colore  di  mantenere  Pistoia 
all'ubbidienza  de'Medici,  insorsero  con 
stragi,  incendi  e  rapine  contro  i  Cancel- 
lieri. Ma  asceso  al  trono  Cosimo  I,  levò 
ai  pistoiesi  tutti  gli  onori  e  uffizi  pubbli-, 
ci,  e  con  altre  misure  energiche  equiva- 
lenti ad  uno  stato  d'assedio,  avvilì  i  par- 
titi e  contenne  i  facinorosi;  pel  moto  ri- 
voluzionario de'Cancellieri  per  vendicar- 
si de'Panciatichi  nel  1  53g,  Cosimo  I  con 
le  milizie  e  nuove  fortificazioni  compres- 
se i  faziosi  e  per  io  anni  privò  i  pisto- 
iesi degli  onori  e  uffizi  municipali.  Dopo 
queste  risoluzioni  le  cose  di  Pistoia  cam- 
minarono con  tranquillità  senza  alcun 
fatto  clamoroso  sino  al  i643j quando  per 
la  guerra  delle  Chiane  tra  Urbano  Vili 
e  Ferdinando  II,  la  città  corse  pericolo 
d'esser  presa  dai  papalini.  Francesco  II 
fece  aprire  con  magnificenza  la  nuova  stra 
da  postale  modenese;  Leopoldo  I  stabilì 
le  scuole  regie  e  normali  pei  fanciulli  po- 
veri dei  due  sessi,  oltre  altre  beneficen- 
ze; altre  ne  compartirono  Ferdinando 
III  ed  il  regnante  Leopoldo II,  massime 
per  la  via  Leopolda  tanto  vantaggiosa. Nel 
18  i5  in  aprile  ne'suoi  contorni  gli  au- 
striaci disfecero i  napoletani  capitanati  da 
Murai;  indi  Pio  VII  da  Modena  giunse 
a  Pistoia  il  27  maggio  e  pernottò  nell'epi- 
scopio, onorato  con  segni  di  di  voto  giu- 
bilo e  visitato  dalla  regina  reggente  d  E  - 
truria,  indi  nel  seguente  giorno  partì  per 
Prato.  Altre  notizie  su  Pistoia  si  posso- 
no leggere  in  Fioravanti,  Memorie  sto- 
riche, della  città  di  Pistoia,  Lucca  17.58; 
Ciampi,  Notizie  della  sagrestia  pistoiese j 
Salvio,  Flistoria  Pisloiensis;  cav.  To!o- 
mei,  Guida  di  Pistoia;  Fontani,  Viag- 
gio pittorico  della  Toscana;  Repetti,  Diz 
della  Toscana. 


292  P  I  S 

La  fede  cristiana  vuoisi  predicata  da  s. 
Romano  apostolo  delIaToscana,  spedito  vi 
da  s.  Pietro.  La  sede  vescovi  le  si  attribuisce 
al  V  secolo,  quando  Pelagio  I  vi  mandò  il 
i.°  vescovo,  ma  è  assai  dubbio.  Il  i.°  vesco- 
vo certo  fu  Piestaldo,  inviato  nel  594  da 
s.  Gregorio  I.  La  sede  restò  immediata- 
mente soggetta  alla  s.  Sede,  finché  Mar- 
tino V,  dopo  aver  elevato  Firenze  ad  ar- 
civescovato, nel  1 4^o  ne  dichiarò  sutfra- 
ganea  Pistoia  e  lo  è  tuttora,  benché  In- 
nocenzo X  erigendo  nel  i653  a'22  set- 
tembre Prato  (f7.)  in  sede  vescovile,  che 
apparteneva  alla  diocesi  pistoiese,  l'uni 
in  perpetuo  al  vescovo  di  Pistoia.  Delle 
cerimonie  con  cui  il  vescovo  dava  l'anel- 
lo alle  abbadesse,  feci  cenno  nel  voi.  II, 
p.  72.  Dopo  Restaldo  s'ignorano  i  suc- 
cessori fino  a  Giovanni  del  700  :  altra  la- 
cuna si  ha  sino  a  "Wiltreradoo  Vallerà- 
do  dell'801.  Nominerò  i  vescovi  più  di- 
stinti. Antonio,  al  cui  tempo  Ottone  III 
dichiarò  sotto  la  protezione  imperiale  19 
pievi  della  diocesi.  Ildeprando  del  1  io5 
che  ottenne  molti  privilegi  alla  sua  chie- 
sa dalla  contessa  Matilde  e  da  Pasquale 
11  ;  s.  Atto  del  1 1  35  portoghese  e  abbate 
•vallombrosano, il  cui  corposi  venera  nella 
cattedrale;  gli  successero  i  pistoiesi  Trec- 
cia e  Graziano.  Soffiedo  del  1200,  cui  Ot- 
tone  confermò  i  privilegi  della  chiesa,  fa- 
cendo altrettanto  Onorio  III  con  appio- 
Tare  quelli  concessi  dai  predecessori.  Gra- 
ziadioBerlinghieri  fiorentino,  insigne  le- 
gista e  di  gran  probità,  consagrato  da  O- 
norio  III  nel  i223.Guidalaste  Vergiolesi 
patrizio  pistoiese,  nel  1  i5i  eletto  dal  ca- 
pitolo e  consagralo  da  Innocenzo  IV  cbe 
autorizzò  il  capitolo  a  procedere  all'ele- 
zione, come  riporta  Zaccaria  a  p.  495,  E- 
pistola  de  mss.  codicibus  gai  in  bibliolhc- 
ca  Pistoriensis,  ut  ajunt,  Sapituliae  ad- 
servantur.  Indi  il  ven.  Tommaso  Andrei 
sanese,  postulato  dal  capitolo  nel  1285; 
il  medesimo  capitolo  elesse  pure  nel  i3o3 
Bartolomeo  Sigismondi,  e  nel  i322  Ba- 
renzo Ricciardi  pistoiesi,  cui  nel  i34g  suc- 
cesse Andrea  Ceutori  pistoiese  e  insigne 


PIS 
letterato,  e  nel  1  356  fr.  Remigio  fioren- 
tino, agostiniano  dottissimo.  Nel  1  383  il 
ven.  Andrea  Franchi  pistoiese,  dotto  do- 
menicano; indi  nel  i4oo  il  degno  con- 
cittadino e  nipote  Matteo  Lazzari.  Nel 
i4^6  fr.  Ubertino  Albizi  fiorentino,  do- 
menicano di  gran  scienza  e  probità;  Do- 
nato Medici  fiorentino  nel  i436;  Nicola 
Pandòlfini  nel  i474> P0'  cardinale;  Lo- 
renzo Pucci  suo  coadiutore, poi  cardina- 
le e  nel  i5i8  effettivo,  ma  rinunziò  al 
nipote  Antonio  Pucci,  indi  cardinale,  cbe 
nel  i54i  cede  il  vescovato  allo  zio  Ro- 
berto Pucci,  poi  cardinale,  per  cui  tutti 
hanno  biografie.  Nel  i5y3  Alessandro  de 
Medici,  poi  cardinale  e  Papa  Leone  XIj 
nel  i5y5  Lattanzio  de  Lattanzi  nobile 
orvietano;  nel  1600  Alessandro  Caccia 
fiorentino,  morto  nel  i64qdecano  de' ve- 
scovi. GiovanniGerini  fiorentino  nel  1 653, 
il  1 .°  vescovo  di  Pistoia  e  Prato;  indi  nel 
i656  Francesco  Rinuccini  fiorentino  , 
nel  1679  Gherardo  Gherardi  fiorentino 
che  celebrò  sinodi,  nel  1 690  Leone  Stroz- 
zi fiorentino,  abbate  vallombrosano,  nel 
1700  traslato  a  Firenze.  Francesco  Fro- 
sini  pistoiese  nel  1700,  trasferito  a  Pisa; 
nel  1702  Michele  Vicedomini  Cortigia- 
ni fiorentino,  benemerito  del  seminario; 
neh  7  1 5 Colombino  Bossi  abbate  vallom- 
brosano, col  quale  nell'Ughelli,  Italia  sa- 
cra t.  3,  p.  282,  termina  la  serie  dei  ve- 
scovi, proseguita  dalle  Notizie  di  Roma. 
Pio  VI  nel  1780  fece  vescovo  Scipione 
Ricci  nobile  fiorentino, d'infelice  fama  pel- 
le tentate  riforme  dannate,  in  un  al  si- 
nodo o  conciliabolo,  comelochiamanoal- 
cuni,  del  quale  qui  appresso  ne  riporto 
un  cenno.  Dopo  la  sua  rimozione,  il  Pa- 
pa a' 19  dicembre  1 79 1  preconizzò  ve- 
scovo di  Pistoia  e  Prato  Francesco  Fal- 
chi Picchiniesidi  Volterra.  Gregorio  XVI 
nel  1837  vi  traslatò  da  Pescia  Gio.  Bat- 
tista Rossi  di  Signa  arcidiocesi  di  Firen- 
ze :  per  sua  morte  Pio  IX  nel  1  849  gli  die 
in  successore  mg.r  Leone  Nicolai  fioren- 
tino e  certosino.  Le  diocesi  unite  di  Pi- 
stoia e  Prato  si  estendono  per  circa    80 


PIS 

miglia:  in  Pistoia  sono  1 1  parrocchie, nel- 
la diocesi  17G.  In  essa  prima  delle  rifor- 
me di  Leopoldo  I  era n vi  3 o  conventi  di 

religiosi  e  1  7  monasteri  di  monache.  Leo- 
poldo I  in  Pistoia  ridusse  i  conventi  da 
i4  a  3,  ed  i  monasteri  di  donnea  7,  dei 
quali  4  ne  convertì  in  conservatoci  per 
l'istruzione  delle  fanciulle.  Ogni  nuovo 
vescovo  è  tassalo  in  fiorini  4^,  ascen- 
dendo le  rendite  della  mensa  a  circa  scudi 
4ooo. 

Concila  di  Pistoia. 
Il  i.°  nel  i3o8  in  cui  fu  regolato  che 
gli  ecclesiastici  e  religiosi  porterebbero  l'a- 
bito e  la  tonsura  convenienti;  più  che  non 
sarebbe  ricevuto  alcun  canonico  o  reli- 
gioso, senza  il  permesso  del  vescovo.  Man- 
si t.  3,  p.  3o3.  11  2.0  o  sinodo  famoso  nel 
1  786,  presiedutodal  vescovo  Ricci.  Que- 
sti in  epoca  ch'erano  in  voga  i  più  peri- 
colosi progetti  di  pretese  riforme  religio- 
se, direttamente  contrarie  alla  sana  dot- 
trina della  s.JSede, fece  rivivere  gli  scritti 
degli  appellanti  contro  la  bolla  Uni  geni' 
tus  di  Clemente  XI,  e  li  propose  per  mo- 
delli,essendo  per  lui  i  Giansenisti  più  fa* 
natici  luminari  della  Chiesa, onde  nefece 
tradurre  le  opere.  Il  granduca  Leopoldo 
I,  ardente  per  le  innovazioni  ecclesiasti- 
che, come  lo  secondava  e  favoriva,  il  pre- 
lato ne  provocò  l'esecuzione  nella  sua  dio- 
cesi, ove  istituì  accademie  per  insegnare 
la  teologia  novella.  Indi  il  Pucci  cangiò 
i  riti,  riformò  l'istruzione,  distrusse  la  di- 
sciplina, e  sotto  pretesto  di  stabilire  gli 
usi  dell'antichità,  spogliò  il  culto  d'ogni 
maestà  e  splendore;  tolse  alla  Chiesa  i 
suoi  diritti  e  la  religione  dal  rispetto  dei 
fedeli,  proibendo  le  più  utili  pratiche  di 
pietà,  come  la  divozione  al  s.  Cuore  di 
Gesù.  Si  oppose  alla  dottrina  delle  in- 
dulgenze, pubblicò  pastorali  ed  opuscoli 
che  fomentarono  vieppiù  le  questioni  re- 
ligiose a  favore  de'giansenisti  appellanti, 
ed  in  difesa  degli  scismatici  d'Utrecht;  in- 
di tenne  il  siuodo  in  cui  si  annunziato  - 
noardile  innovazioni,  le  quali  eccitarono 
gii  sforzi  de'  sedicenti  riforma  lori  nel  de- 


P  1  S  293 

clinare  del  secolo  passato.  Il  Ricci  appog- 
giato alle  abbracciate  erronee  massime  e 
che  voleva  propagare  con  fervore  ad  ogni 
costo,  a'  1  q  settembre  1  78G  die  principio 
in  Pistoia  al  concilio  o  sinodo  diocesano, 
che  in  7  sessioni  fu  chiuso  ai  28.  Persua- 
so che  non  avrebbe  trovati  nelle  sue  due 
diocesi  tutti  i  preti  disposti  a  favorire  le 
sue  intenzioni,  fece  venire  da  altri  luoghi 
i  suoi  partigiani,  principalmente  alcuni 
professori  dell'università  di  Pavia,  noti 
pel  loro  giansenismo,  Tamburini,  Zola, 
Natali  ed  altri.  Fece  il  i.°  promotore  del 
sinodo,  benché  non  avesse  diritto  di  as- 
sistervi. Furono  impiegati  io  giorni  in 
quest'assemblea, composta  di  2 34  preti, 
a'quali  il  Pucci  avea  assicuratoche  lo  Spi- 
rito santo  sarebbe  in  mezzo  a  loro,  e  che 
i  loro  oracoli  diverrebbero  quelli  di  Dio 
medesimo.  Permeglio  guadagnarli  a'suoi 
piopouimenti,  ordinò  che  i  curati  di  sue 
diocesi  nell'  esercizio  delle  loro  funzio- 
ni portassero  il  rocchetto  e  la  mantel- 
letta  paonazza  come  i  prelati,  e  fuori  delle 
funzioni  il  nastro  di  lai  colore  :  questi  di- 
stintivi e  le  altre  carezze  del  vescovo  ser- 
virono a  mettere  alcuni  curati  ne'suoi in- 
teressi, attribuendo  loro  l'eguaglianza  ai 
vescovi  nel  giudicare  al  suo  concilio.  Alla 
qualità  dei  congregati  nel  sinodo,  corri- 
spondenti ne  furono  gli  alti  ed  i  decre- 
ti. In  questi  si  adottò  il  sistema  di  Caio 
o  Quesnello;  si  approvarono  alcune  pro- 
posizioni già  condannale  dalla  bolla  Uni' 
genilusj  si  ammisero  24  articoli  di  quei 
che  la  facoltà  teologica  di  Lovanio  aveva 
presentalo  nel  1677  a  Innocenzo  XI,  a- 
dottati  dal  conciliabolo  di  Utrecht;  si  ap- 
provarono i  12  articoli  inviati  a  Pioma 
nel  1275  dal  cardinale  Noailles,  quali  fal- 
samente si  fecero  credere  autorizzati  da 
Benedetto  XIII;  si  riprovò  la  divozione 
al  s.  Cuore  di  Gesù,  disprezzandosi  altre 
pratiche  di  pietà  e  le  sacre  immagini.  Si 
proposero  molte  riforme  all'antica  disci- 
plina della  Chiesa,  sul  gran  numero  de- 
gli ordini  religiosi,  i  quali  Ricci  voleva 
che  si  riunissero  tutti  io  un  solo,  che  si 


a94  P  »  S 

sopprimessero  i  voti  perpetui  e  che  si  a- 
dottasse  la  regola  giansenistica  di  Porto 
Reale.  In  una  parola  nel  sinodo  furono 
statuili  decreti,  sulla  scorta  degli  scritti  de- 
gli appellanti  dalla  bolla  Unìgenitus,  e  ven- 
nero particolarmente  adottate  le  loro  idee 
sulla  grazia  e  predestinazione,  sulle  in- 
dulgenze, sul  matrimonio  e  sulle  diffe- 
renti, riforme,  abbracciandosi  le  4  cele- 
bri proposizioni  del  clero  gallicano  del 
1682.  Un  ristretto  de'decreti  del  sinodo 
si  leggono  in  Cercaste),  Storia  del  crist. 
t.  35,  p.  285,  ediz.  ven.  d'Antouelli.  Gli 
atti  ed  i  decreti  furono  pubblicati  in  ita- 
liano e  tradotti  in  francese  nel  1  788.  La 
storia  è  riportata  da  Jauffret,  Mémoires. 
Appena  fu  terminato  questo  malaugura- 
to sinodo,  iucoutrò  in  Toscana  stessa  for- 
tissime contraddizioni,  per  sopire  le  quali 
Leopoldo  I  nel  1787  fece  adunare  in  Fi- 
renze l'assemblea  de' vescovi  toscani,  i  qua- 
li riprovarono  il  sinodo  pistoiese,  come 
narrai  nel  voi.  XXV,  p.  69  e  70.  Cosa 
ordinasse  il  governo  lo  riferisce  Beccati- 
ili  nella  Storia  di  Pio  VI,  e  tra  le  altre 
cose  soppresse  la  nunziatura  di  Firenze, 
dopo  4oo  anni  che  sussisteva.  Mentre  suc- 
cedevano tanti  disordini  che  dilaniavano 
il  seno  della  Chiesa,  Pio  VI  diresse  al  Puc- 
ci alcuni  brevi  per  correggerne  la  con- 
dotta con  dolcezza  e  calma,  e  perchè  ri- 
parando i  suoi  errori  abbandonasse  le 
massime  che  sosteneva,  opposte  alla  dot- 
trina della  Cluesa;  ma  amare  furono  le 
risposte  del  vescovo  ostinalo.  Meutre  si 
temeva  uno  scisma  in  Toscana,  con  iscan- 
dalo  de'buoni  cattolici,  nel  1790  le  dio- 
cesi di  Pistoia  e  Prato  riconobbero  "li  er- 

o 

rori  del  nuovo  sistema,  ed  i  due  capitoli 
si  dichiararono  contro  il  vescovo,  che  es- 
sendosi ritirato,  né  potendo  rientrale  iu 
diocesi,  rinunziò  a'3  giugno,  poiché  le  sue 
riforme  turbolenti  estravaganti  aveano 
irritati  tutti  gli  animi.  Quindi  comuni- 
cò a  Pio  VI  tale  determinazione  con  le 
più  solenni  proteste  di  attaccamento  e 
sommissione:  il  Pupa  gli  rispose  pater- 
namente, tuttavia  fu  invitato  a  recarsi  in 


PIS 

Roma  per  difendere  la  sua  causa  j  ma  egli 
ricusò  di  farlo.  Intanto  appena  lo  scan- 
daloso sinodo  venne  pubblicato,  Pio  VI 
lo  sottopose  al  rigoroso  esame  d'una  con- 
gregazione di  rispettabili  cardinali,  pre- 
lati e  teologi,  i  quali  per  6  anni  indefes- 
samente vi  si  occuparono.  Ne  fu  risulta- 
to la  celebre  bolla  dommatica,  Auctorem 
/zefe/,  chePio  VI  emanòa'3o  agosto  1794 
Bull.  Rodi.  coni.  t.  9,  p.  3g5,  che  si  ri- 
tiene compilazioue  del  cardinal  Gerdil3 
pronunziando  il  solenue  giudizio  e  for- 
male condanna  di  85  proposizioni  estrat- 
te dal  sinodo,  delle  quali  7  qualificaron- 
si  di  eretiche,  altre  scismatiche,  erronee, 
sovversive  della  gerarchia  ecclesiastica, 
false,  temerarie,  capricciose,  ingiuriose 
alla  Chiesa  e  allasua  autorità, conducen- 
ti al  disprezzo  de' sacramenti  e  delle  pra- 
tiche di  s.  Chiesa,  offensive  alla  pietà  dei 
fedeli;  che  turba vauo  l'ordiue  delle  di- 
verse chiese,  il  ministero  ecclesiastico,  la 
quiete  delle  anime;  che  si  opponevano  ai 
decreti  Tridentini,  offendevano  la  vene- 
razione dovuta  alla  Madre  di  Dio,  i  di- 
ritti de'coucilii  generali,  e  che  furono  già 
condannate  in  Wiclefo,  in  Lutero,  iu  Baio, 
in  Giausenio  ed  iu  Quesnello  ;  con  si- 
mili altre  qualificazioni ,  che  dichiarano 
l'indole  del  sinodo, di  cui  scrisse  pure  il 
Tavanti,  Fasti  di  Pio  VI.  Vedasi  Fel- 
ler,  Aiiimadversion.es  in  notas,  anas  non- 
nullis  Pistoriensis  synodipropositionibus 
damnatis  in  constitutione  Auctorem  Fi' 
dei,  R.omae  1795.  Molti  analoghi  scritti 
sono  citati  nel  Giornale  eccl.  di  Roma  e 
suo  Supplirne/ito.  Jauffret  celebra  la  bolla 
e  l'adesione  generale  di  tutti  i  vescovi  a 
questa  decisione  della  s.  Sede,  tranne  il 
vescovo  di  Noli  (V.)y  e  due  vescovi  di  To- 
scana che  poco  si  mostrarono  favorevoli, 
come  partigiani  del  Ricci.  Uno  scrittore  i- 
taliauo  si  sforzò  d'appoggiai  e  le  opposizio- 
ni del  vescovo  di  Noli,  ai  cui  sofismi  vit- 
toriosamente rispose  il  cardinal  Gerdil. 
Col  medesimo  spirito  di  traviamento  Le 
Plat  canonista  di  Lovanio, fautore  di  Ey- 
bel  e  promotore  delle  riforme  di  Giù- 


P1T 
seppe  II  ne'Paesi  Bassi,  pubblicò  nel  (  796 
alcune  lettere  contro  il  giudizio  di  Pio 
VI  in  questa  bolla.  Il  Ricci  conosciuta  la 
condanna  del  sinodo,  si  querelò  amara- 
mente col  governo  toscano,  come  d'un'e- 
norme  ingiustizia;  dipoi  nell'agosto  1799 
si  trasferì  nel  convento  de'domenicani  di 
s.  Marco  in  Firenze,  il  cui  arcivescovo  ot- 
tenne una  formale  ritrattazione,  tenuta 
insufficiente,  che  mandala  a  Pio  VI  al- 
lora prigione  in  Valenza,  ignorasi  se  la 
ricevesse.  Ritiratosi  Ricci  nella  sua  villa 
di  Rignano  presso  Fireuze,  si  tentò  più 
volte  d'una  ritrattazione  col  nuovo  Papa 
Pio  VII,  la  promise,  ma  non  effettuò.  Nel 
i8o4  recandosi  Pio  VII  in  Francia,  giun- 
to iu  Firenze,  a  mediazione  della  regina  di 
Etruria  Maria  Luisa  di  Borbone,  il  prela- 
to dimostrò  docili  disposizioni  a  sottoscri- 
vere quelb  forinola  cbe  al  Papa  fosse  pia- 
ciuto proporgli.  Ritornando  Pio  VII  a  Fi- 
renze nel  i8o5,  Ricci  nuovamente  mani- 
festò il  desiderio  di  riconciliarsi  colla  s. 
Sede.  Avuta  iu  fatti  una  lunga  conferen- 
za con  l'arcivescovo  di  Filippi  Fenaja  vi- 
cegerente, nel  9  maggio  sottoscrisse  sin- 
ceramente una  solenne  ritrattazione  con 
forinola  di  assoluta  adesione  tanto  alle 
pontificie  bolle  contro  il  giansenismo  , 
quanto  alla  bolla  Auctorem  Fidei,  e  di 
voler  vivere  e  morire  nella  fede  della  Chie- 
sa cattolica  apostolica  romana  e  di  una 
totale  soggezione  e  ubbidienza  al  Papa  , 
cornee  meglio  si  legge  nella  Continuaz. 
della  storia  del  crisi,  dell'ab.  Bellomo  voi. 
i,  p.  189.  Presentatosi  Ricci  a  Pio  VII, 
fu  ricevuto  con  evangelica  carità,  ed  ot- 
tenne l'amplesso  di  pace  e  la  riconcilia- 
zione colla  Chiesa.  Ricci  scrisse  nuova- 
mente a  Pio  VII  in  Roma  per  ratificare 
ciò  che  avea  fatto  iu  Firenze,  e  poi  morì 
a'27  gennaio  18  1  o.  La  ritrattazione  per- 
venuta nelle  mani  di  Gregorio  XVI  la 
potei  vedere,  prima  che  la  deponesse  nel- 
l'archivio Vaticauo.  Quanto  ai  dubbi  pro- 
mossi sulla  sincerità  dell'alto,  per  avere  i 
discepoli  del  R.icei  che  perseveravano  nel- 
l'errore, predicato  non  avere apertameu- 


P  I  S  29Ì 

te  ritrattato,  vedasi  il  IJellomo.  Abbiamo 
del  Guidetti,  Difesa  contro  la  falsa  dot- 
trina che  si  contiene  nella  vita  di  Scipio  • 
ne  Ricci,  data  alla  luce  da  de  Potter, 
Lucca  1826.  Si  può  vedere  auche  Nar- 
di, DeiparrochijOpeva  dedicata  ai  vescovi. 

PITANE.  Sede  vescovile  della  pro- 
vincia d'Asia,  sotto  la  metropoli  d'  Efe- 
so, eretta  nel  V  secolo:  riporta  4.  vesco- 
vi ì'Oriens  chr.  t.  1,  p.  706. 

PITIGUAXO  (Pitilianen).  Città  con 
residenza  vescovile  della  Val  di  Fiora  , 
compartimento  di  Grosseto,  nel  grandu- 
cato di  Toscana,  capoluogo  di  comunità 
con  vicario  regio  e  altre  autorità.  E'  si- 
tuata in  mezzo  ad  una  vasta  pianura  pro- 
fondamente ricoperta  di  tufa  vulcanica. 
Trovasi  da  tre  lati  isolata  mediante  tre 
torrenti,  Melata,  Prochio  e  Lente,  1  mi- 
glia da  Soana  (F.)  Non  ha  mura  castel- 
lane, rendendola  forte  la  sua  posizione, 
meuo  dalla  parte  di  levante,  dove  prov- 
vide l'arte,  mediante  i  bastioni  d'un  ca- 
stello che  forma  baluardo  al  paese  ed  al 
palazzo  ahitato  già  dai  conti  Orsini  (P .) 
che  furono  per  3  secoli  continui  signori 
di  Pitigliano.  Questo  solido  palazzo,  do- 
ve fu  il  castello  degli  Orsini,  è  ridotto  a 
residenza  del  vescovo  di  Soana  e  Pitiglia- 
no. A  levante  è  il  palazzo  pretorio  con  la 
chiesa  cattedrale  sotto  l' invocazione  dei 
ss.  Pietro  e  Paolo,  con  battistero.  Pri- 
ma era  dedicata  a  s.  Maria  ,  nel  i5o9 
fu  eretta  in  collegiata  e  riedificata  dai 
fondamenti  dal  conte  Nicolò  III  Orsi- 
ni. Il  capitolo  componevasi  dell'arcipre- 
te e  8  canonici.  Gregorio  XVI  con  bol- 
la degli  1 1  gennaio  1 844  l'eresse  incon- 
catledrale  di  Soana,  sulfraganea  di  Sie- 
na, elevando  questa  grossa  terra  iu  cit- 
tà, e  11 'è  il  primo  vescovo  l'attuale  mg.r 
Francesco  Barzellotti  di  Pian  Castagnaio 
diocesi  di  Soana,  che  il  Papa  gli  avea  con- 
ferito nel  i832.  Vi  si  trasferì  il  capitolo 
di  Soana,  composto  delle  dignità  del  pre- 
posto e  arciprete,  e  di  8  cauonici  com- 
preso il  penitenziere  ,  e  d'  altri  ecclesia- 
stici. Quindi  nella  chiesa  di  5.  Maria  As- 


296  P  I  T 

sonta  fu  aperta  altra  parrocchia.  Vi  è  il 
monte  pio,  l'ospedale  ed  il  ghetto  degli 
ebrei  con  bella  sinagoga,  ed  una  buona 
scuola  di  reciproco  insegnamento.  Nella 
piazza  davanti  al  castello  è  una  bella  fon- 
te pubblica,  opera  di  Gio.  Francesco  Or- 
sini del  i545,  avendo  allacciato  varie 
sorgenti  nel  poggio  di  s.  Augelo,  circa  4 
miglia  distante.  Tra  gli  uomini  illustri 
nominerò  :  Giovanni  Vignoli  archeologo 
e  numismatico  autore  d'  opere,  France- 
sco Zuccherelli  abile  paesista  che  molto 
figurò  in  Londra,  ed  il  prelato  Maria  U- 
golini  letterato.  Vi  sono  fabbriche  di  pan- 
ni e  si  fa  buon  commercio  di  bestiami. 
Nel  suo  territorio  stato  abitato  dagli  e- 
truschi,  vengono  frequentemente  trova- 
li, vicino  alla  città,  sepolcri  e  vasi  che  si 
riconoscono  a  quella  gente  spettanti. 

L'originedi  Pitigliano  si  pretende  an- 
tica e  derivare  dall'antica  Petilia;  nel  se- 
colo VII!  incominciano  le  notizie  certe  e 
de'conti  palatini  Aldobraudeschi  di  Ma- 
remma, esseudo  già  il  più  popolato  e  il 
più  vicino  paese  alla  deserta  Soana,  pel 
cui  clima  meno  insalubre  co'suoi  abitan- 
ti si  aumentò  e  prosperò,  onde  nel  secolo 
XI  era  importante,  e  Nicolò  II  nelia  bol- 
la del  1061  tra  le  chiese  baltesimali  di 
Soana  nomina  quella  di  Piligliano  avan- 
ti l'altre.  Sino  dal  secolo  IX  faceva  par- 
te della  contea  Aldobrandesca, della  qual 
famiglia  feci  cenno  nel  voi.  XXXII, p.  1 88. 
Nelle  divisioni  fatte  nel  1274  b-a' due  ra- 
mi di  tale  stirpe,  toccarono  al  conte  llde- 
bsandino  di  Guglielmo  i  paesi  di  Soana, 
Pitigliano,  Vilozzo  ,  Sorano,  Orbetello, 
Marsiliana  ec.  Piesiduata  la  famiglia  dei 
conti  Aldobrandeschi  di  Soana  nella  con- 
lessa Margherita,  unica  figlia  ed  erede  u- 
niversale  di  detto  conte  Udebrandino  , 
che  sposata  al  .conte  Guido  di  Monfort 
n'ebbe  la  sola  Anastasia,  la  quale  nel  1293 
*>posò  Romano  de'conti  Orsiui  di  Roma, 
da  questi  nacque  Guido  che  portò  nella 
famiglia  Orsini  con  le  ragioni  della  casa 
Aldobrandesca  il  titolo  di  contedi  Piti- 
gliano. La  storia  per  altro  di  questa  di- 


P1T 

nastia  per  l'ungo  tempo  non  offre  che  fat- 
ti crudeli  e  lacrimevoli  violenze  di  figli 
contro  il  padre  e  viceversa, di  fratelli  con- 
tro fratelli,  di  continue  divisioni  intesti- 
ne, alimentate  da  opposti  partiti  eh'  essi 
presero,  ora  a  favore,  ora  contro  il  gover- 
no di  Siena,  madie  terminarono  sempre 
con  danno  specialmente  de'vassalli  pi  li  - 
glianesi,  il  di  cui  paese  in  grazia  della  si- 
tuazione servì  d'antemurale  a  que'signo- 
ri.  Il  conte  Bertoldo  Orsini  nel  1389  fu 
ricevuto  in  accomandigia  'per  5  anni  da 
Firenze,  ma  piùspesso  i  conti  di  Pitiglia- 
no furono  costretti  a  sottomettersi  all'ac- 
comandigia  della  signoria  di  Siena,  con 
Pitigliano  e  suo  territorio,  con  I'  annuo 
tributo  alla  cattedrale  d'  un  palio  di  a5 
fiorini i  d'oro,  cui  nel  1  529  si  aggiunse  una 
tazza  d'  argento  di  5  libbre,  ma  poche 
volte  fu  pagato.  Nicolò  III  conte  di  Piti- 
gliano ristorò  le  perdite  de'veneti,  per  la 
lega  di  Cambray  ,  e  sali  in  rinomanza 
d'essere  il  Fabio  degl'italici  capitani.  Nel 
i553  il  re  di  Francia  concesse  Pitiglia- 
no al  maresciallo  Pietro  Strozzi,  pei  ser- 
vigi che  prestava  nella  sua  guerra  di  Sie- 
na; ma  alla  caduta  di  questa  repubblica, 
Pitigliano  con  tutta  la  contea  ritornò  a- 
gli  Orsini.  11  conte  Nicolò  IV  maltrattò 
i  vassalli,  spogliò  della  contea  il  padre  Gio. 
Francesco  e  lo  chiuse  in  carcere  :  essen- 
dogli riuscito  di  fuggire  in  Roma,  Paolo 
IV  ai  suoi  reclami  costituì  il  nipote  du- 
ca di  Paliano  arbitro  delledilferenze.Sem- 
pie  più  imperversando  Nicolò  IV,  gli  uo- 
mini di  Pitigliano  si  ribellarono  I'  1  1  gen- 
naio  1  56 1,  offrendosi  spontaneamente  al 
duca  Cosimo  I,  che  ne  fece  prender  pos- 
sesso il  27  col  castello  di  Sorano.  Quin- 
di il  duca  riconsegnò  al  legittimo  conte 
Gio.  Francesco  ambedue  i  paesi,  il  quale 
co'suoi  sudditi  si  sottopose  con  accoman  - 
digia  perpetua  alla  corona  di  Toscana. 
Però  nel  1  588  il  conte  Nicolò  IV  rinun- 
ziò al  granduca  Francesco  I  il  castello  di 
Pitigliano,  con  la  villa  di  Monte  Vitoz- 
zo  e  pertinenze,  mentre  il  suo  figlio  A- 
lessaudro  aggiunse  la  donazione  della  4oc- 


PIT 
ca  e  terra  di  Sorano.  Tuttavolta  il  do- 
minio  sui  popoli  di  Pitigliano  e  Sorano 
e  su  tutta  la  contea  si  mantenne  agliOr- 
siui.  NeliGo4  il  granduca  Ferdinando  I 
rilasciò  con  titolo  di  contea  feudale  per 
ordine  di  primogenitura  al  conte  Gio. 
Antonio  Orsini  la  terra  di  Monte  s.  Sa- 
vino (già  contea  e  feudo  nel  i55o  dato 
da  Cosimo  I  a  Baldovino  del  Monte  ['ra- 
teilo di  Giulio  III  con  le  seguenti  terre, 
ritornato  alla  Toscana  nel  1 56q  per  mor- 
te di  Fabiano  figlio  di  Baldovino, col  qua- 
le si  estinse  la  famiglia  del  Papa),  Gar- 
gotta, Palazzuolo,  Verniana  e  Alberoro 
con  le  appartenenze  e  giurisdizioni,  oltre 
la  villa  e  fattoria  di  Lappeggi,  un  palaz- 
zo con  giardino  annesso  dentro  Firenze, 
ora  Stiozzi,  ed  una  prestazione  di  i  i  ,664 
scudi  d'oro.  Invece  di  che  il  conte  Orsi- 
ni cede  a  Ferdinando  1-  e  successori  in 
perpetuo,  salvo  il  consenso  imperiale,  la 
contea  di  Piligliano  e  Sorano  co'furtili- 
zi,  territori i  e  ville.  Benché  il  fratello  Ber- 
toldo Orsini  nel  1606  ratificasse  la  per- 
muta, essa  solo  ebbe  completa  esecuzio- 
ne nel  giugno  1608,  dopo  essere  stata  fi- 
no allora  la  contea  di  Pitigliano  e  Sora- 
no il  pomo  della  discordia  e  il  solfanello 
delleguerre  d'Italia. Nel  1640  con  la  mor- 
te del  conte  Alessandro  di  Bertoldo  Or- 
sini senza  successione,  la  corona  di  Tosca- 
na restò  libera  d'ogni  onere,  e  ricuperò 
anche  la  contea  di  Monte  s.  Savino.  Di- 
poi il  granduca  Ferdinando  II  cede  ad 
usufrulloal  principe  Gio.  Carlo  di  lui  fra- 
tello e  discendenti,  le  contee  di  Pitiglia- 
no, Sorano, Castell'Oltieri  e  s.  Giovanni 
«-Ielle  contee,  che  goderono  con  giurisdi- 
zione i  cadetti  de  Medici,  estinta  la  qual 
famiglia  s'incorporaronoallo  stato.  11  ve- 
scovo di  Soana  vi  fissò  la  sua  residenza 
sino  dal  1672;  ed  il  regnante  granduca 
Leopoldo  II  talvolta  viaggia  sotto  il  no- 
me di  conte  di  Pitigliano. 

P1TINO,  Pilinuin.  Antica  città  vesco- 
vile dell  Umbria,  in  oggi  interamente  di- 
strutta; credesi  che  occupasse  il  luogo  in 
cui  presenlemeute  sta  il  casale  di  Pietra- 


P  I  T  297 

molina,  ai  piedi  australi  dell'  Apennino. 
Romano  suo  vescovo  assistè  al  concilio 
romano  di  s.  Simmaco  nel  409-  Ughel- 
li,  Italia  sacra,  1. 1  o,  p.  1 58.  De'due  Pi- 
tini  M ergente  z  Pisaurpnse  parlai  a  Pe- 
saro: vedasi  Cimarelli,  Umbria  Senonia, 
p.  1 35. 

PITTSBURG  (Pittsburgen),  Città  con 
residenza  vescovile  nella  Pensilvania  oc- 
cidentale negli  Stati  Uniti  d'America,  ca- 
poluogo della  contea  di  Alleghauy,  a  36 
leghe  da  Filadelfia,  al  confluente  dell' Al- 
leghauy e  della  Monongahela  che  forma- 
no l'Ohio.  Giace  tra  due  fiumi  ed  in  for- 
ma di  triangolo,  con  due  sobborghi  al  di 
là  de'fiumi,  a'quali  due  ponti  danno  a- 
giala  comunicazione;  consideratisi  pure 
come  altri  sobborghi  4  piccoli  villaggi  vi- 
cinissimi. Questa  città  è  importante  per 
le  sue  manifatture,  navigazione  e  com- 
mercio fiorente;  ha  le  strade  diritte  e  per- 
pendicolari ai  due  fiumi  e  delle  case  ben 
fabbricate,  ma  annerite  dal  fumo  del 
cai  bon  fossile  ,  di  cui  si  fa  grandissimo 
consumo  per  le  fucine  e  per  riscaldarsi, 
il  che  dà  alla  città  assai  tetro  aspetto.  Vi 
sono  chiese  cattoliche,  s.  Paolo,  s.  Patri- 
zio e  pei  tedeschi,  e  luoghi  di  diverso  cul- 
to ;  palazzi  municipale  e  della  ragione, 
arsenale,  polveriera,  casa  penitenziaria, 
accademia,  biblioteca,  4  banche,  com- 
preso un  ramo  di  quella  degli  Stati  Uniti. 
Possiede  gran  numero  di  officine,  ove  si 
fabbrica  del  ferro  lavorato,  fìl  d'acciaio, 
macchine  a  vapore,  ec;  numerose  birre- 
rie, gualchiere,  cartiere,  vetraie  d'  ogni 
specie  di  vetri  e  cristalli,  fonderie  di  can- 
noni, manifatture  di  lana  e  di  cotone.  Nel- 
le vicinanze  abboudadi  minieredi  eccel- 
lente carbon  fossile, di  ferro  ed  altre  pro- 
duzioni minerali  e  vegetali.  All'ovest  so- 
no antichi  monumenti  indiani, come  trin- 
ceramenti e  forti.  I  francesi  edificaro- 
no in  quest'area  il  Forte  Duquesne  ,  il 
quale  ceduto  poi  agi'  inglesi  prese  il  no- 
me di  Forte  Piti,  indi  Pittsburg,  quan- 
do versoi!  1  761  incominciarono  a  gillar- 
si  le  fondamenta  dell'attuale  città,  i  cui 


298  P1T 

abitanti  già  superano  i  20,000.  Nel  fine 
dì  maggio  i845  soggiacque  al  disastro  che 
le  fiamme  divorarono  4o  case.  Altro  ter- 
ribile incendio  del  6  maggio  1 8  5 1  distrus- 
se la  cattedrale  fabbricata  20  anni  prima 
collaspesadi  circa  33, 000  colonnati  (dol- 
lari). Mediante  sforzi  sovrumani  si  pote- 
rono salvare  le  decorazioni  dell'  altare 
maggiore,  non  così  l'organo,  uno  de'più 
graudi,  costato  3, 000  colonnati.  Nel  5.° 
concilio  provinciale  di  Baltimora,  tenu- 
to in  maggio  i843,  venne  supplicato  Gre- 
gorio XV 1  ad  erigere  Pittsburg  sede  ve- 
scovile suffraganea  di  Baltimora  ,  come 
eseguì  asili  1  1  agosto,  dismembrando  la 

DO  O  ' 

vasta  provincia  dellaPensilvauia  occiden- 
tale dalla  diocesi  di  Filadelfia,  dichiaran- 
do nello  stesso  giorno  per  i.°  vescovo  l'at- 
tuale mg.1  Michele  O'Gounor.  Ora  si  sta 
erigendo  la  cattedrale  lunga  circa  400 
piedi  in  luogo  signoreggiante  tutta  la 
città. 

PITTURA  o  DIPINTURA, Piclura. 
L'arte  del  dipingere,  il  rappresentare  per 
via  di  colori  la  forma  o  figura  d'alcuna 
cosa,  l' imitazione  delle  cose  che  si  veg- 
gono. S.  Gregorio  I  disse  che  la  pittura 
è  pegl'  ignoranti  ciò  che  la  scrittura  è 
pei  dotti;  altri  cb'è  una  poesia  tacita,  co- 
me la  poesia  è  una  pittura  loquace,  ed  i 
poeti  e  pittori  nascono,  lo  studio  non  fa 
che  svilupparli  e  perfezionarli.  Il  Borghi- 
Di  definisce  la  pittura  un  piano  coperto 
di  vari  colori  in  superficie  di  tavola  odi 
tela,  il  quale  per  virtù  di  linee,  d'ombre, 
di  lumi  e  d'un  buon  disegno,  mostra  le 
figure  tonde,  spiccate  e  rilevate;  altri  es- 
sere la  pittura  un'arte,  la  quale  per  mez- 
zo di  linee  e  di  colori  riproduce  su  di  u- 
nasuperficiel'apparenzadegli  oggetti  vi- 
sibili. Abbraccia  la  pittura  tre  cose  o  par- 
ti principali,  la  composizione,  il  disegno 
e  il  colorito.  La  composizione,  compren- 
de l'invenzione,  ch'è  una  scelta  degli  og- 
getti che  entrar  deggiono  in  un  quadro, 
e  la  disposizione  che  è  iu  sostanza  la  di- 
stribuzioue  convenevole,  più  o  meno  fe- 
lice degli  oggetti;  il  diseguo  fornisce  l'i- 


PIT 

dea  esatta  della  forma  e  della  circoscri- 
zione o  del  contorni  degli  oggetti;  il  co- 
lorilo offre  al  pittore  il  mezzo  d'imitare 
il  colore  di  quegli  oggetti  medesimi  eoo, 
tutte  le  tinte  e  le  degradazioni,  delle  qua- 
li la  natura  gli  ha  arricchiti.  Oltre  l'imi- 
tazione delle  forme  fisiche,  la  pittura  si 
sforza, adoperando  lutti  i  mezzi  che  sono 
in  suo  potere,  di  rappresentare  la  natu- 
ra trascendente  e  invisibile  in  tutto  quel- 
lo ch'essa  olire  d'intelligibile,  e  ne'feno- 
meni  che  possono  sofloporsi  all'occhio, 
come  l'espressione  del  viso,  i  gesti,  gli  at- 
teggiamenti, le  passioui  e  simili;  essa  fa 
ancora  parlare  le  sue  produzioni  col  soc- 
corso dell'  allegoria.  Divise  sono  le  opi- 
nioni sull'origine  della  pittura,  come  sul 
luogo  e  sul  tempo  ;  alcuni  la  ripetono  dal- 
l'ombra (noto  è  il  proverbio,  ogni  pittura 
ha  le  sue  ombre),  ed  i  greci  finsero  que- 
st'arte aver  avuto  la  prima  origine  dall'a- 
more: altri  dichiararono  nulla  potersi  di- 
re di  certo  sull'origine  e  invenzione  della 
pittura.  E  questa  una  di  quelle  arti  che 
souo  nate  con  la  civiltà,  ed  è  credibile  che 
sia  stata  coltivata  con  più  o  meno  riu- 
scita da  tulli  i  popolici  vili;  il  disegno  (for- 
ma o  pittura  lineare  che  appartiene  alla 
più  remota  antichità  )  che  n'  è  la  base, 
1  ha  preceduta.  Tuttavia  quanto  all'ori- 
gine della  pittura  debbonsi  distinguere 
due  generi  :  la  1  .a  e  la  più  antica,  che  no- 
bilitava il  disegno  e  ne  accresceva  il  pre- 
gio col  mezzo  di  colori  adoperati  ia  gran- 
ili masse  e  senza  fusione;  la  2.a  quella  che 
dopo  lunghi  sforzi  giunse  col  mezzo  di  co- 
lori temperati  e  mescolati  tra  di  loro  a 
rappresentare  fedelmente  la  natura.  I  gre- 
ci non  furono  gl'inventori  delle  arti,  poi- 
ché essi  e  dagli  egizi  e  dai  fenicii  le  rice- 
vettero; ma  ad  un  tal  grado  di  perfezio- 
ne le  portarono,  che  a  loro  è  d'uopo  rie- 
correre  per  rintracciarne  l'origine. 

Al  diredi  Plinio  la  pitturaa'tempi  d'E- 
rodoto non  esisteva  ancora,  poiché  Ero- 
doto parlaudo  della  Scul(ura(F'.),  nul- 
la disse  di  quanto  ha  rapporto  con  la  pit- 
tura ;  in  generale  è  vero  che  i  greci  at- 


P1T 
tendevano  più  alla  scultura  che  alla  pit- 
tura, imperocché  Pausante  non  cita  che 
88  quadri  e  43  ritratti,  e  descrive  2827 
statue.  L'onore  di  questa  invenzione  era 
conteso  fra  Sicione  e  Corinto.  Ne'  suoi 
principi*!  non  consisteva  la  pittura  che  nel 
delincare  de'contorni,  e  ciò  chiamasi  pit- 
tura lineare.  Da  alcuni  ne  vieu  credulo 
inventore  Cleante  corintio,  da  altri  Fi- 
lode  egiziano.  L'aggiunta  di  altre  linee  o 
tratteggi  alla  pittura  lineare  si  attribui- 
sce da  alcuni  a  Telefanedi  Sicione, aCor- 
dice  di  Corinto  da  altri.  L'altro  passo  di 
questa  nobile  arte  fu  di  riempire  il  con- 
torno d'un  sol  colore,  cui  si  dava  il  nome 
di  mouocroma,  perchè  solo  adoperavasi 
il  colore  cavato  dalla   terra  cotta  o  dai 
mattoni  per  rappresentare  i  lineamenti 
del  viso,  e  l' invenzione  si  attrihuisce  a 
Cleofane  di  Corinto  nel  IX  secolo  prima 
dell'era  volgare.  11 1 ,°  che  fece  distingue- 
re l'uomo  dalla  donna  fu  Eumaro.  Quin- 
di Cimone  di  Cleone  perfezionò  il  dise- 
guo,feceoblique  lefigure,  cheprima  non 
fàcevansi  che  dritte,  e  ne  variò  gli  atteg- 
giamenti, facendole  guardare  da  banda  e 
di  dietro.  Prima  di  lui  tutto  era  informe 
nella  pittura;  ie  figure  di  profilo  presen- 
tavano sempre  il  medesimo  aspetto,  i  ve- 
stiti erano  rappresentati  colla  stessa  uni- 
formità,! panneggiamenti  non  erano  che 
una  stoffa  formante  una  superficie  pia- 
na ;  ma  da  Cimone  si   formarono  delle 
pieghe,  e  fece  il  rilievo  del  corpo  sotto  i 
panni.  III."  quadro,  di  cui  facciasi  men- 
zione negli  autori  antichi,  è  quello  fatto 
da  Bularco,  rappresentante  la  battaglia 
de'magnesi  in  Lidia.  Candaule  re  di  Li- 
dia lo  comprò  a  peso  d'oro  prima  della  1  8." 
olimpiade,  tempo  in  cui  fu  dipiulo.  Ti- 
magora  di  Calcide  fu  vincitore  nel  1 ."  con- 
corso di  pittura  che  si  tenne  a  Delfo. Pli- 
nio cita  il  celebre  scultore  Fidia  per  qual- 
che raro  quadro  che  fece.  Il   fratello  di 
Fidia,  Paneno ,  era  riputato  il   miglior 
pittore  de'suoi  tempi:  viveva  44^  anni 
prima  dell'era  volgare  e  dipinse  la  bat- 
taglia di  Maratona,  quadro  che  ornava 


PIT  299 

il  Pecile d'Alene,  con  le  immagini  al  natu- 
rale e  perfettamente  somiglianti  ai  prin- 
cipali duci  de'due  eserciti  ateniese  e  per- 
siano. In  alloraaveafattograndi  progres- 
si la  pittura  e  molto  vi  contribuirono  Po- 
lignoto  e  iMicone.  Ma  l'epoca  del  più  gran* 
de  splendore  dell'  arte  pare  che  comin- 
ciasse verso  la  q4-"*  olimpiade,  e  fia'pit- 
tori  più  rinomati  di  quel  tempo  trova- 
si Apollodoro  d'Atene.  Secondo  Plutar- 
co, questi  fu  ili.0  che  diede  a 'suoi  qua- 
dri l'ornamento  e  il  merito  del  chiaro- 
scuro. Ciò  che  Apollodoro  avea  comin- 
ciato, fu  ben  continuato  e  migliorato  da 
Zeusi  d'Eraclea  suo  scolare,  che  vi  vea4oo) 
anni  avanti  detta  era.  Pa infilo  di  Mace- 
donia peli.0  uni  l'erudizione  alla  pratica 
dell'arte  sua.  Finalmente  fiori  A  pelle  che 
oscurò  tutti  i  suoi  contemporanei  e  tut- 
ti quei  che  l'aveano  preceduto:  il  belle» 
risplendè  nelle  sue  opere  ;  la  grazia,  la 
semplicità,  la  vivezza  erano  cose  per  lui 
naturali,  dimodoché  fu  il  solo  che  Ales- 
sandro Magno  riputò  degno  di  poterlo  ri- 
trarre, colmandolo  de'  suoi  favori  ;  ma 
quando  Alessandro  volle  parlare  di  pit- 
tura, costrinse  il  sommo  artista  a  dirgli 
all'  orecchio:  sire,  degnatevi  di  parlare 
sotto  voce, onde  i  miei  operai  che  maci- 
nano i  colori  non  vi  sentano,  perchè  io 
non  potrei  ritenerli  dal  farvi  uno  scop- 
pio di  lisa  in  faccia!  Altri  credono  che 
tale  ardila  risposta  la  facesse  al  sacerdo- 
te che  avea  dipinto  in  atto  di  condurre 
la  pompa  al  sacrifizio.  Docile  all'  osser- 
vazione del  calzolaio,  quandoquesti com- 
parve indiscreto  censore,  gli  disse  :  nou 
oltrepassare  il  calzamento.  Apelle  com- 
pose 3  volumi  sui  principali  metodi  e  se- 
greti dell'arte  sua;  i  più  meravigliosi  suoi 
quadri  rappresentarono  l'infame  Calun- 
nia e  la  dea  della  bellezza  Venere.  Pan- 
sia  o  Pausania  allievo  di  Pamfìlo  si  di- 
stinse in  quel  geuere  di  pittura,  che  allo- 
ra fu  detto  encaustico,  e  fu  il  i.°che  in 
quelniodo  adornò  le  volte  ed  i  fregi  in- 
feriori e  superiori  delle  camere;  vuoisi 
che  rapprendesse  dal  maestro,  indi  vi  si 


3oo  P  I  T 

distinse;  egli  si  die  altresì  a  pingerei  fio- 
ri. ìVicia  d'Atene  pel  i .°  adoperò  la  biacca 

0  la  calce  di  piombo  non  bruciata. 
Benché  la  guerra  abbia  allontanata  Ro- 

madailostudiodellearti  liberali,  pure  ol- 
tre i  musaici  fra  le  aulichità  si  trovano  pit- 
ture fattesui  muri,  e  nel  4?i  di  Roma  Caio 
Fabio  dipinse  affresco  tutte  le  mura  del 
tempio  della  Salute  sul  Quirinale.  Vuoi- 
si che  da  Grecia  sia  passata  a  Pioma  la 
pittura,  ma  niun  progresso  vi  fece,  che 
anzi  restò  poi  sepolta  anche  nella  Grecia, 
mentre  faceva  parte  del  vasto  impero  ro- 
mano. Gli  avanzi  delle  antiche  pitture  e- 
sistenti  in  Roma  sono  le  nozze  Aldobran- 
dine  (ne  feci  cenno  nei  voi.  V,  p.  223,  e 
XLV1I,  p.  96),  i  freschi  delle  Terme  di 
Tito,  della  piramide  di  Caio  Cestio,  dei 
colombai dell'Appia,dellequali  parlai  al- 
trove; ma  ne'primi  del  1849  sull'Esqui- 
lino  in  via  Graziosa  si  rinvennero  dipin- 
ture riputate  in  pregio  forse  superiori  a 
quelle  d'Ercolano  per  l'antichità,  che  il- 
lustrò il  eh.  archeologo  cav.  Grifi,  come  si 
legge  nel  t.  16  òel\'4lbumt  p. 337  e  346. 
Questi  meravigliosi  affreschi,  che  hanno 
per  soggetto  l'arrivo  di  Ulisse  nel  paese 
de'lestrigoni  e  leconseguenze  narrate  nel- 

1  Odissea  da  Omero,  furono  collocati  nel 
museo  Capitolino.  Prima  di  Roma  i  gre- 
ci avevano  trasmesso  l'arte  agli  etruschi, 
quanto  allo  stile,  poiché  la  maniera  ita- 
liana è  antichissima  e  si  distinsero  gli  e- 
truschi  :  dicesi  che  i  greci  maestri  furono 
condotti  in  Italia  daDemaratodi  Corin- 
to, avo  di  Tarquinio  Prisco.  Anzi  si  vuo- 
le che  gli  etruschi  abbiano  imparato  le 
arti  dagli  egizi,  che  i  greci  le  apprendes- 
sero dagli  etruschi,  e  che  caduta  l'Italia 
nel  barbarismo,  i  greci  abbiano  restitui- 
to ai  loro  antichi  iustituloi  i  le  arti  e  le 
scienze,  come  dissi  a  Italia.  In  fatti  do- 
po il  regno  di  Nerone  la  decadenza  delle 
arti  divenne  inevitabile,  in  un  al  colosso 
dell'impero  romano.  Però  la  nuova  reli- 
gione cristiana  e  la  erezioued'una  nuova 
capitale  dell'  impero  furono  propizie  al 
colli  vamcnlo  delle  belle  arti,  le  quali  tro- 


PIT 
varono  in  quell'epoca  un  asilo  nella  Gre- 
cia; ma  dopo  la  morte  di  Costantino  ne 
andarono  debitrici  alla  pietà  de'fedeli.  I 
pittori  di  quella  età  nou  si  proponevano 
altro  scopo  se  non  quello  di  rappresen- 
tare senza  alcuna  eleganza,  studio  e  co- 
gnizione della  natura,  gli  oggetti  della  re- 
ligiosa venerazione;  que'quadri  o  piut- 
tosto quelle  immagini,  rozzamente  deli- 
neate e  coperte  talvolta  d'oro  e  di  gem- 
me ,  traevano  tutto  il  loro  merito  dalle 
materie  preziose  di  cui  venivano  arric- 
chite, e  ne  pallai  in  tanti  luoghi,  come 
delle  loro  allegorie.  Le  pitture  non  sacre 
dispiacevano  agli  antichi  cristiani,  ezian- 
dio se  poste  nella  corte  imperiale.  Di  quel- 
le delle  Catacombe  e  de'  Cimiteri  a  que- 
sti articoli  ne  feci  memoria,  ed  altrove, 
come  nel  voi.  XXXIV,  p.  q  e  io,  discor- 
rendo de'simboli  usati  dai  primi  cristia- 
ni nelle  pitture  e  sculture. 

Il  merito  di  ritogliere  a' nostri  giorni 
le  catacombe  romane  dall'  oblio  e  dallo 
squallore  in  cui  giacevano  ,  e  con  esse  le 
pitture  dei  cimiteri  di  s.  Agnese,  dis.  Si- 
sto e  altri  della  via  Appia,  si  deve  al  dot- 
tissimo p.  Giuseppe  Marchi  gesuita  con- 
servatore de'sacri  cimiteri,  il  quale  inco- 
minciò a  pubblicare!  preziosi  monumen- 
ti (Iella  arti  cristiane  primitive  nella  me- 
tropoli del  cristianesimo,  ivi  sin  dal  1 844> 
essendone  già  alla  luce  48  tavole  di  ar- 
chitettura, cui  seguiranno  le  pitture  e  le 
sculture:  anzi  avanti  del  p.  Marchi  s'i- 
gnorava l'esistenza  del  cimiteriodi  s.  Si- 
sto, e  dopo  1 4  secoli  il  medesimo  pel  pri- 
mo scese  nel  pozzo  in  cui  giacquero  per 
qualche  tempo  i  corpi  de'ss.  Pietro  e  Pao- 
lo. Ora  il  francese  Perret  si  vanta  sco- 
pritore de'  nominati  monumenti  sotter- 
ranei di  Pvoma,  che  sono  ritratti  ne'suoi 
disegni,  ma  opportunamente  fu  confuta- 
to dall'architetto  delle  catacombe  roma- 
ne F.  Fontana  nel  n.°i  17  dell' Ossenvz- 
tore  romano  1 85 1  }  con  plauso  di  tutti 
quelli  che  propugnano  l'onor  patrio  e  l'i- 
storica  verità.  Prima  che  il  p.  Marchi  si 
accingesse  a  nuovamente  percorrere  e  ìli- 


PIT 

vestignre  In  Roma  sotterranea  (illustrata 
dai  celebri  Bosio,  Boldetti,. Marangoni , 
Aringhi  ed  altri),  le  pittino  che  l'adorna* 
no  si  credevano  perdute,  ma  la  rinoman- 
za e  la  vita  ch'egli  loro  restituì,  col  mo- 
strarle a  Papa  Gregorio  XVI  nel  cimi- 
terio  di  s.  Agnese  (punto  donde  partiro- 
no gli  studi  del  p. Macchi),  ed  io  feci  par- 
te del  suo  seguito  come  degli  ammirato- 
ri, agli  stranieri  d'  ogni  nazione  ed  allo 
stesso  Perret,  a  quest'ultimo  fece  conce- 
pire il  suo  disegno,  del  quale  polrebbesi 
(orse  due, che  fu  un  mettere  la  falce* nel- 
l'altrui messe.  Da  ultimo  furono  scoper- 
te interessantissime  pitture  anche  simbo- 
liche nei  cimiteri  di  s.  Sisto  e  di  Prete- 
stato :'  nei  recenti  scavi  diretti  dall'  en- 
comiato religioso  e  dal  cav.  Gio.  Batti- 
sta de  Rossi  si  rinvennero  oltre  200  iscri- 
zioni cristianede'primi  secoli  di  nostra  era, 
che  forse  vedremo  pubblicate  nella  rac- 
colta dal  cavaliere  fatta  di  più  d' 8,000 
e  consegnata  alla  stampa.  1  Papi  a  mez- 
zo della  dateria  da  due  secoli  e  mezzo 
mantengono  le  escavazioni  ognora  attive 
ne'sacri  cimiteri  della  Roma  sotterranea. 
L'invasione  de'barbari,  le  persecuzioni 
de'cristiani  e  i  furori  massimamente  de- 
gl'  iconoclasti,  annientarono  a  così  dire 
le  belle  arti.  Ne'secoli  IX  e  X  passarono 
in  Italia  vari  artisti  greci,  specialmente 
musaicisti  ed  anche  alcuni  pittori,  i  qua- 
li fecero  rinascere  il  gusto  dell'arte,  ben- 
ché l'opere  loro  non  fossero  di  molta  fi- 
nitezza e  generalmente  si  risentissero  del 
cattivo  gusto  che  faceva  sempre  d'oro  i 
fondi  o  i  campi,  e  profondeva  altresì  l'o- 
ro nelle  vesti  e  negli  altri  ornamenti  del- 
le figure,  lumeggiandosi  con  oro  fino  le 
piante  e  gli  animali, quindi  anche  i  mar- 
mi, il  che  uolai  pure  nel  voi.  Vili  ,  p. 
129  ei  34-  Gl'italiani  che  ne  adottarono 
il  metodo  furono  detti  grecizzanti,  e  po- 
ne dubbio  in  alcune  opere  de'secoli  X  e 
XI  se  sieno  loro  o  de'greci.  Finalmente 
nel  Secolo  XIII  e  verso  il  1  240  rinacque 
la  pittura  in  Italia,  cioè  a  Firenze,  sotto 
il  pennello  di  Cimabuc  ,  tranne  alcune 


PIT  3pi 

eccezioni  di  pittori  anteriori,  che  dipin- 
gevano ordinariamente  a  fresco  ed  a  lem- 
pera  :  per  lo  più  i  quadri,  tabulae}eva- 
no  dipinti  sul  legno,  preferendosi  il  lari- 
ce o  il  rovere, rare  volte  sulla  tela.  Ilhuon 
gusto  delle  arti  potè  ampiamente  svilup- 
parsi in  Italia  e  in  progresso  di  tempo 
passò  per  tutta  l'Europa.  DaCimabuee 
Giotto  la  pittura  andò  sempre  aumentan- 
dosi in  Italia,  fino  a  Michelangelo,  giun- 
gendo poi  all'ultimo  gradodi  perfezione, 
cui  fu  portala  dal  genio  dell'immortale 
Raffaele  pittore  e  architetto,  principe  dei 
pittori  e  meritamente  detto  X A pelle 'd'I- 
talia. Il  vario  modo  di  colorire  usatosi  dai 
pittori  d'  un  paese,  ove  l'arte  sia  stata 
condotta  a  somma  perfezione,  è  ciò  che 
nel  termine  tecnico  chiamasi  scuola,  ed 
ecco  l'elenco  delle  primarie  scuole  di  pit- 
tura. Neil'  antica  pittura  si  annoverano 
la  scuola  asiatica  e  la  ellenica,  e  questa 
divisa  poi  in  attica  e  sicionia,  cui  succe- 
dettequellaro'/'fl/jtf.  La  più  celebre  scuo- 
la, dopo  il  risorgimento  delle  arti,  fu  Vi- 
talica,  che  riconobbe  per  capi,  a  Roma 
il  sommo  Raffaele,  a  Firenze  Leonardo 
da  Vinci  (anche  a  Milano,  onde  formò  la 
scuola  lombarda)  e  Michelangelo  Buo- 
narroti, a  Venezia  il  Tiziano  (cui  l'im- 
peratore Carlo  V  raccolse  il  pennello,  ca- 
dutogli mentre  lo  ritrattava),  a  Parma 
il  Coreggio,  ed  a  Bologna  i  Caiacci.  Cia- 
scunomostrò  ne'suoi dipinti  ungeniosin- 
golare,  percuisorseinaltissima  rinoman- 
za :  Raffaele  cioè  la  grazia  delle  figure 
(ecclissò  isuoi  predecessori,  unendo  in  sé 
solo  tutte  le  parti  della  pittura;  sublime 
nel  disegno,  nella  composizioue,  nella  di- 
sposizione delle  figure,  nel  colorito,  ed 
anche  nella  diligente  esecuzione  degli  ac- 
cessorii  e  sino  nella  bellezza  de'paesi;non- 
dimeno  osservano  i  critici  che  se  Raffae- 
le più  viveva,  se  soffocava  iigenio  a  do- 
vizia fornitogli  dalla  natura,  sarebbe  di- 
venuto un  imitatore  servile);  il  Vinci  (an- 
chescultoree  architetto, applicò  a  ritrar- 
re la  natura  e  perfezionò  il  dettaglio  )  e 
il  Buonarroti  la  grandiosità  (pure  sculto- 


3u2  PIT 

r#t  architetto  e  poeta,  si  die  allo  studio 

degli  antichi,  ed  a  quello  dell'anatomia 

in  addietro  affatto  trascurato);  Tiziano 
]a  vivezza  e  tuono  ne'colori;  il  Coreggio 
l'incantevole  dolcezza  e  grazia,  ed  i  Ca- 
racci  la  prodigiosa  imitazione  della  na- 
tura. I  cinque  incomparabili  pittori  die- 
dero il  nome  ad  altrettanti  rami  della 
scuola  italica,  cioè  romano,  fiorentino, 
veneziano,  lombardo  e  bolognese,  donde 
vennero  le  altre  scuole  minori.  La  scuola 
bolognese,  che  fu  l'ultima  a  fiorile,  do- 
po avere  appreso  da  ogni  scuola,  forse  di- 
venne la  i.a  nell'  ammaestramento  ,  sic- 
come quella  che  tolse  ad  imitar  la  na- 
tura, inesausta  sorgente  d'ogni  bellezza: 
tua  un  seguace  di  tale  scuola,  Carlo  Ma- 
ratta, cadde  nel  difetto  che  dicesi  manie- 
rato. La  Germania,  la  Fiandra,  l'Olanda, 
la  Francia,  la  Spagna  e  l'Inghilterra  ebbe- 
ro anch'esse  diverse  scuole  pittoriche  as- 
sai celebri,  ma  su  tutte  primeggiano  Io- 
scuole  fiamminga  ed  olandese.  Quella 
fiamminga  ,  cui  recano  cotanta  gloria  i 
nomi  di  Gio.  Van-Eyck  da  Bruges,  cre- 
duto inventore  della  pittura  a  olio,  del- 
l' immortale  Rubens,  del  Vandick  poco 
minore  di  Ini,  de'Teniers  e  di  Masseys, 
chiamato  anche  Mesio ,  congiunse  alla 
magia  del  colorito  un  disegno  corretto, 
grandioso  e  molto  espressivo,  donde  pro- 
venne una  specie  di  bellezza  nazionale, 
ben  diversa  da  quella  delle  sunnomina- 
te scuole.  L'altra  olandese,  che  vantò  il 
celebre  Piembrandt,  riguardato  come  il 
principe  di  essa,  Gio.  di  Laer  (che  essen- 
do malfatto  fu  detto  il  Bamboccio, e  da 
questo  soprannome  e  da  quanto  egli  rap- 
presentava, chiamatisi  bamboccialeì  qua- 
dri di  piccole  figure  rappresentanti  azio- 
ni volgari  e  comuni),  VanOstade,  Ge- 
rardo Dow  o  delle  Notti,  Metzu,  Mieris, 
Potter  e  Van-Huysum,  non  riportò  fra  i 
pregi  della  scuola  fiamminga  che  il  co- 
lorito ;  giacché  può  dirsi  che  gli  olandesi 
Meno  giunti  a  dipingere  nei  suoi  svaria- 
ti colori  la  luce  medesima.  Essi  non  co- 
nobbero rivali  ne'paesaggi,per  la  fedeltà, 


PIT 

tnltavolta  mostraronsi  inferiori  al  Tizia- 
no, a  Poussin,  ed  a  Claudio Lorenese,  che 
portarono  ad  un  sublime  grado  il  bello 
ideale  di  siffatto  genere.  Il  gusto  degli  o- 
landesi  diretto  verso  la  qualità  della  pit- 
tura, viene  chiama  to  di  genere,  perchè  più. 
si  distinguono  nella  magia  del  chiaroscu- 
ro, nella  morbidezza  e  il  finito,  che  non 
verso  la  sublimità  della  pittura  di  storia. 
Ps'elle  tappezzerie  poi  e  arazzi  de' Paesi- 
Bassi  si  vede  ciòche  può  fare  l'eccellenza 
dell'arte,  perchè  siccome  i  maestridi  mu- 
saico, lavorando  con  piccioli  sassetti  rap- 
presentano diverse  immagini  di  cose,  co- 
sì gli  artisti  arazzieri  con  minutissimi  fi- 
li di  lana  e  di  seta  non  solamente  ador- 
nano le  opere  di  vari  colori,  ma  ancora 
fìngendo  artificiosamente  1'  ombre  ed  i 
lumi,  mostrano  i  rilievi  delle  figure  con 
quelle  misure  che  sanno  fare  i  pittori  più 
eccellenti.  Sono  queste  le  primarie  scuole 
pittoriche,  ciascuna  d<dle  quali  acquisis- 
si rinomanza  pe'suoi  pregi  caratteristici, 
che  saranno  sempreammirati,  finché  l'a- 
more dell'arte  domini  ne'generosi.  Su  ta- 
li diverse  scuole  e  loro  diramazioni  asr- 

o 

girasi  la  Storia  pittorica  dell'  Italia  del 
Lanzi  (  Milano i8i5);  quanto  ai  diversi 
generi  di  pittura,  vado  brevemente  ad 
accennarli. 

Le  pitture  antiche  erano  fatte  a  tem- 
pera o  guazzo  ed  a  Musaico  (V .),  non 
conoscendo  gli  antichi  la  pittura  a  olio, 
della  quale  tutti  i  colori  sono  stempe- 
rati e  macinati  con  olio  di  noce  o  di  li- 
no; servi vansi  di  colori  stemperati  con 
l'acqua  più  o  meno  gommati,  ovvero  sciol- 
ti in  colla  di  limbellucci  o  ritagli  di  pelli, 
e  facevano  poi  sopra  de'quadri  un'into- 
nacatura di  cera,  che  chiama  vasi  pittura 
alt  encausto,  perchè  i  greci  riscaldavano 
la  cera  quasi  bruciandola  nel  preparare 
i  colori,  per  cui  questa  pittura  fu  detta 
anchea  fuoco.  Posteriormente  si  scioglie- 
vano i  colori  con  la  colla  o  chiara  d'uo- 
vo, ma  più  facilmente  si  mescolano  con 
1'  olio.  Il  genere  di  pittura  a  olio  è  im- 
portantissimo ,  perchè  ad  esso  devono  i 


P1T 

moderni  la  conservazione  della  maggior 
parte  de'capi  d'opera  dell'arte.  L'inven- 
zione della  pittura  ad  olio  si  deve  agl'i- 
taliani,come  provò  il  Tambroni  nel  Trat' 
tato  di  pittura  d'i  Cennino  Cennini,  pub- 
blicato in  Roma  nel  1821,  mentre  altri 
pretendevano  darne  il  pregio  al  mento- 
vato Gio.  da  Bruges  verso  il  1  /f  1  o,  dicen- 
do cbequesti  ne  confidò  il  segreto  ad  An- 
tonello degli  Antoni  da  Messina,  dal  qua- 
le lo  apprese  Gio.  Bellini, cbe  sotto  le  ve- 
sti di  patrizio  veneto  volle  essere  da  lui  ri- 
trattato, evidecome  Antonellosenza  pre- 
cauzione preparò  i  colori,  onde  ne  profit- 
tò Bellini  e  dopo  di  lui  tutti  i  pittori  ve- 
neti. Bensì  Tambroni  accorda  a  Gio.  da 
Bruges  l'avere  reso  il  metodo  dell'  olio, 
come  versatoanche  nella  chimica, più  gra- 
dito e  più  acuto,  lavorando  con  lodevole 
finezza,  e  ch'egli  forse  adoperò  il  i.°  l'o- 
lio di  noci,  quando  quello  di  semi  di  lino 
era  il  soloadoperoto  per  l'innanzi.  In  fa- 
vore degl'  italiani  il  Rambelli  ,  Lett.  in- 
torno invenzioni  e  scoperte  italiane,  let. 
io,  prova  la  priorità  dell'invenzione  e  l'o- 
rigine italiana,  sia  con  due  opere  italia- 
ne del  X  e  XI  secolo  che  insegnano  la  pit- 
tura a  olio ,  sia  col  nominare  i  pittori  i- 
taliani  che  prima  del  fiammingo  l'usaro- 
no in  Bologna,  Napoli,  Modena  e  Firen- 
ze, sia  col  noverare  diverse  pitture  ante- 
riori a  olio;  e  cbe  Nicola  Antonio  del  Fio- 
redi  Napoli,  nato  nel  1  352, insegnò  l'arte 
all'Antonello,  e  questi  portatosi  in  Fian- 
dra l'insegnò  a  Gio.  da  Bruges,  e  ciò  in 
opposizione  al  narrato  contraddittorio  di 
Vasari,  il  quale  die  al  fiammingo  in  ve- 
cedei  merito  della  perfezione,  quello  del- 
l'invenzione. Su  questo  interessante  pun- 
to può  anche  vedersi  la  Lettera  del  Ta- 
furi  intorno  ad  alcune  invenzioni  uscite 
dal  regno  di  Napoli,  nel  Calogerà  t.  6. 
Da  principio  si  pinse  a  olio  sulle  tavole 
di  legno,  come  facevasi  anticamente  a 
tempra,  poi  si  dipinse  sopra  lamine  di  ra- 
me, massime  piccoli  quadri,  e  più  tardi 
si  passò  a  dipingere  sopra  tele  e  sopra  una 
specie  di  tallettà.  La  pittura  a  fresco  si 


r»iT 


3o' 


eseguisce  d'ordinario  sur  un  intonaco  an- 
cora fresco  di  calce  e  sabbia,  e  si  adope- 
rano colori  stemperati  nell'acqua,  che  si 
combinano  colla  calce  medesima.  Questo 
genere  di  pittura  fu  conosciuto  dagli  an- 
tichi e  particolarmente  dai  romani.  La 
pittura  a  pastello  si  fa  con  matite  o  roc- 
chi etti  di  pastelli  di  diversi  colori  rasso- 
dati, co'  quali  senza  adoperare  materia 
liquida  si  coloriscono  sulla  carta  le  figu- 
re. Conoscevasi  questo  modo  di  pingere 
in  Italia  sino  dal  tempodi  Benvenuto  Cel- 
imi, fiorito  ne'primi  del  secolo  XVI.  La 
pittura  in  miniatura  è  l'arte  del  dipin- 
gere coli'  acquarello  o  colori  stemprati 
coll'acqua  di  gomma, sulla  caria  pecora 
o  pergamena,  sull'avorio  o  altra  super- 
fìcie bianca,  servendosi  del  bianco  del  fón- 
do in  vece  di  biacca  pei  lumi  della  pit- 
tura. Questo  genere  di  pittura  in  picco- 
lo è  antichissimo  in  Italia,  di  cui  sono  ar- 
ricchiti gli  antichi  codici  e  manoscritti, 
massime  ecclesiastici,  rituali  o corali,  spe- 
cialmente nelle  iniziali,  ed  alcuni  rimon- 
tano ai  secoli  IV  e  V.  Rilevò  Melchiorre 
Missirini  sulla  sua  contemporanea  Ma- 
rianna Pascoli  A  rigeli,  che  apprese  do  Ca- 
nova il  disegnoe  le  primevie  del  colorito, 
che  ad  evitare  il  danno  che  l'esalazione 
delle  tinte  a  olio  e  minerali  reca  alla  de- 
licata complessione  delle  femmine  pittri- 
ci, ed  a  prevenire  le  alterazioni  e  anneri- 
menti cui  è  soggetto  il  pingere  a  olio, 
come  a  perpetuare  solide  ,  fresche,  bril- 
lanti e  trasparenti  le  pitture, con  la  tem- 
pera adoperata  dai  quattrocentisti  vi  unì 
i  risultati  de' suoi  esperimenti.  Pertanto 
immaginò  tavole  di  legno  fattesicure  dal- 
le fenditure  e  incurvature  con  ingegnosi 
artifizi,  cui  sovrappose  un  intonaco  com- 
patto, dipingendo  su  di  esso  non  pure  le 
tinte  leggiere  e  trasparenti ,  ma  ancora 
le  mastiche  robuste  e  vigorose  de'  colori 
con  mirabile  e  sorprendente  effetto,  da 
ritrarre  compiutamente  la  magia  del  ve- 
neto pennello,  anche  per  la  velatura  del- 
la vernice  da  sé  composta  che  rende  il  di- 
pinto durevole  e  inalterabile,  quale  può 


3o4  P1T 

rimuoversi  se  qualche  bruttura  avesse 
o/leso  le  pitture.  La  pittura  in  ismallo  si 
eseguisce  con  lo  smalto  o  materia  di  più 
colori  che  si  mette  sulle  orerie  e  in  altri 
oggetti  per  adornarli,  diversa  dalla  pit- 
tura sul  Vetro  (/'.).  Lo  smaltoè  una  pie» 
parazione  particolare  di  vetro,  al  quale 
si  comunicano  diversi  colori,  conservan- 
dogli talvolta  una  parte  della  sua  traspa- 
renza e  togliendogli  dall'altra  qualunque 
diafanità,  per  cui  vi  sono  smalti  traspa- 
renti e  smalti  opachi.  Antichissima  è 
l'aite  di  smaltare  sulla  terra  cotta  e  sui 
metalli.  L'arie  di  smaltare  e  vernicia- 
re la  terra  e  le  porcellane  rinacque  in  I- 
talia  alla  fine  del  secolo  XV  o  al  principio 
del  X\  ],e  fece  progressi  sorprendenti  in 
Vae?iza,\n  PeM/o^.)  ed  altrove;  ma  più 
ancora  progredì  tra  le  mani  di  Luca  del- 
la Robbia,  che  esibì  bellissimi  bassirilie- 
\i.  In  Italia  era  già  in  uso  nel  secolo  XUI 
lo  smalto  sull'oro  e  sull'argento,  e  sicco- 
me gl'italiani  cominciarono  i  primi  ad  i- 
mitare  sull' oro  e  sui  diversi  monili  le 
pietre  preziose  con  Io  smallo  ,  trovaro- 
no ben  presto  tutte  le  gradazioni  deco- 
lori necessari  ed  i  metodi  per  formarle, 
de'quali  parla  lungamente  il  Neri  nell'or- 
(e  vetraria,  che  servì  d'istruzione  e  uor- 
ma  a  tutte  le  nazioni  europee.  Quindi  in 
Napoli, in  Germania, a  Berlino,  in  Francia 
nella  fabbrica  di  Sevres  in  Parigi,  ed  in 
altri  luoghi  si  fecero  bellissime  opere  di 
smalto  sulle  porcellane  e  fino  de'quadret- 
ti  de'capolavori  della  pittura, così  in  Sas- 
sonia a  Meissen,  oltre  l'arte  di  smaltare 
e  verniciare  la  terra.  Antichissima  è  poi 
la  pittura  de' cinesi  sulle  porcellane,  co- 
me sul  legno,  sulle  stoffe  e  sulla  carta  di 
riso,  ec.  :  distinto  talento  hanno  i  cinesi 
sulla  scala  armoniosa  de'loro  brillanti  co- 
loriti, nell'eleganza  e  delicatezza  de' loro 
lavori.  Però  il  maggior  difetto  delle  pit- 
ture cinesi  è  l'ammissione  totale  degli  ef- 
fetti della  luce  e  delle  ombre,  provenien- 
te dal  rappresentaregli  oggetti,  non  qua- 
li appariscono,  ma  quali  sono  effetti  va- 
riente, cosichèimitauo dipingendo,  come 


PIT 
noi  imitiamo  scolpendo.  La  pittura  a 
sgraffio  o  graffio  è  quella  eseguita  per  lo 
più  nelle  facciate  degli  edifìzi  per  orna- 
mento, tratteggiando  con  isgrafliare  l'in- 
tonaco per  cavarne  il  chiaroscuro.  E  di- 
segno e  pittura  insieme,  che  non  può  gua- 
starsi dall'acqua,  perchè  tutti  i  contorni 
sono  tratteggiati  con  un  ferro, e  si  disse  an- 
che sgraffio.  Polidoro  da  Caravaggio  si 
mostrò  eccellente  in  questa  sorta  di  la- 
vori, e  siffatta  invenzione  è  certa  mente  ita- 
liana, non  trovandosene  vestigio  presso 
le  altre  nazioni.  La  pittura  a  scagliola  o 
a  mischia,  si  fa  con  la  pietra  speculare  o 
selenite,  che  si  cuoce  in  fornello  e  si  stri- 
tola sottilmente,  poscia  si  stempera  con 
glutine  di  pelli  conciate  e  vi  si  uniscono 
i  colori  per  imitare  qualunque  fino  mar- 
mo o  pietra  preziosa;  nèsolofingonsi  mar- 
mi ,  ma  si  rappresentano  su  tavole  ben 
lisciate  paesaggi  o  fabbriche  o  qualsivo- 
glia figura,  disegnato  prima  e  inciso  leg- 
germente col  bulino  l'oggetto  che  vuoisi 
dipingere,  come  riporta  il  Piambelli  nel- 
la lett.  16.  Ne  fu  primo  inventore  Guido 
del  Conte,  nato  in  Carpi  nel  i  584;  quin- 
di il  concittadino  Gibertoni  fu  il  i .°  che 
sulla  scagliola  imprese  a  dipingere  a  o- 
lio.  Il  Griffoni  scolare  e  concittadino  di 
Guido,  fece  progredire  l'arte  fino  ad  imi- 
tare le  stampe  in  rame  e  qualunque  fi- 
gura e  immagine.  Nuova  perfezione  die 
a  quest'  arte  il  sacerdote  carpense  Gio. 
glassa,  dal  quale  ne  apprese  il  segreto  un 
religioso  che  forse  l' insegnò  al  toscano 
Gori.  La  pilturaeludorica  si  eseguisce  con 
olio  e  acqua,  di  cui  in ventoredicesi  Vin- 
cenzo Monti  del  i  y49>  ma  llou  e  cne  una 
miniatura  applicata  ai  più  piccoli  ogget- 
ti, come  ritratti  chiusi  entro  anelli,  brac- 
cialetti, collane  o  cose  simili;  ed  il  Mont- 
petit  a  questa  pittura  applicò  i  colori  dei 
miniatori  ed  i  colori  a  olio.  Il  Piambelli 
nella  lett.  6o  tratta  eruditamente  sull'ine- 
stimabile segreto  del  trasportare  le  pittu- 
re dai  muri,  tele, tavole, ec. sopra  tela;  di- 
chiara che  ne  fu  i  .°in  ventoreAntonio  Con- 
tri ferrarese  del  i  7 29,  quindi  celebra  l'ai- 


PIT 

(io  italiano  Domenico  Michelini,  dopo  i 
quali  e  nel  i  j5ì  in  Francia  il  i ,°  fu  Pica  ut. 
Tutlavolta  in  arancia  già  altro  italiano 
avea  fatto  altrettanto  ,  cioè  il  marchese 
Francesco  Riario  senatore  di  Bologna,  il 
quale  per  diletto  esercitò  la  pittura  ,  re- 
staurando antichi  dipinti,  che  da  vecchie 
trasportava  in  nuove  tele,  e  morì  nel  1676 
nella  sua  villa  del  Giardino  nell'Imolese. 
Il  merito  di  aver  perfezionato  il  distacco 
de'dipinti  alcuni  l'attribuiscono  a  Nicola 
Lapiccola  di  Crotone  morto  nel  1  790,  al- 
tri a  Giacomo  Succi  imolese  morto  in  Pio- 
ma  nel  1  809.  Pietro  Palmaroli  nel  1 8  1  1 
in  lloma  nella  chiesa  della  ss.  Trinità 
de'  Monti  trasportò  sulla  tela  il  famoso 
quadro  della  Deposizione  dalla  croce  di 
Daniello  da  Volterra. 

Molto  si  è  scritto  e  disputato  se  s.  Lu- 
ca evangelista  sia  stato  o  no  pittore,  at- 
tribuendosi a  lui  diverse  immagini  del 
Salvatore  e  più  della  Beata  Vergine  :  a 
Chiesa  di  s.  Maria  in  via  Lata  narrai 
che  ivi  il  santo  vi  dipingeva,  e  delle  sa- 
cre immagini  credute  dipinte  da  lui  ne 
fo  menzione  a '"loro  luoghi.  Domenico  M. 
Manni  nelle  dissert.  :  Del  vero  pittore  Lu- 
ca santo,  Firenze  1764;  Dell'errore  che 
persiste  nell 'attribuirsi  le  pitture  al  s.  E- 
vangelista,  ivi  1766,  pretende  di  prova- 
re col  d/Lami,  che  le  immagini  che  cre- 
donsi  opera  di  s.  Luca,  debbonsi  creder 
lavoro  di  Luca  pittore  fiorentino  nel  se- 
colo XI,  chiamato  per  la  sua  santità  Lu- 
ca santo.  Inclina  a  questa  credenza  il  Zac- 
caria, Stor.  leti.  d'Italia  voi.  2,  p.  4i  e 
46,  nel  ragionare  della  (Usseri,  sulle  s.  im- 
magini del  p.  Frova,  che  afferma  s.  Lu- 
ca non  essere  stato  pittore.  Il  Crespi,  Dis- 
sert. anti-crilica  nella  anale  si  esamina- 
no alcuni  argomenti  contro  il  sentimen- 
to di  chi  crede  che  s.  Luca  evangelista 
fosse  pittore,  Faenza  1766.  Ma  il  Tira- 
boschi,  Storia  della  lelt.  it.  t. 3,p.  354, 
riflette  che  Michele  monaco  greco,  molto 
prima  del  secoloXI  fa  espressamente  men- 
zione delle  pitture  di  s.  Luca  nella  vita 
di  s.  Teodoro  Studila,  di  cui  era  stato  di- 
vot.  mi. 


PIT  3o5 

scepolo.  Ved.Sirmondo,  voi.  5,  p.34ediz. 
veneta,  e  se  ne  fa  menzione  anche  negli 
scrittori  pubblicati  all'occasione  dell'ere- 
sia degl'  iconoclasti.  Inoltre  si  possono 
consultare:  Cancellieri  ,  Memorie  di  s. 
Medico,  p.  49  e  5o,  se  s.  Luca  fosse  me- 
dico, pittore  e  scultore  ;  cav.  Belli ,  La 
chiesa  di  s.  Maria  delle  Grazie,  p.  22  ; 
e  l'ab.  Bini,  Cennisulla  s.  immag.  di  M. 
V.  della  eh.  ahhaziale  di  Farfa,  p.  ig, 
il  quale  non  rigetta  l'antica  persuasione, 
cheal  santosi attribuisce  l'esercizio  della 
pittura,  per  mancanza  di  sicuri  argomen- 
ti. Agli  analoghi  articoli  parlo  della  pit- 
tura, delle  più  celebri  pitture  e  sue  col- 
lezioni principali  (  massime  de'  Palazzi 
di  Roma,  V.,  avendo  fatta  menzione  di 
quella  del  celebre  pittore  Camuccini  a 
Pio  Vili  che  lo  fece  barone,  mentre  nel- 
1'  articolo  Pio  IX  ,  in  fine  di  dicembre 
1 849,  parlai  della  raccolta  formatasi  nel 
Monte  di  pietà),  come  de'  più  rinomati 
pittori.  Si  possono  vedere  Altare,  Chie- 
sa, Dittici,  Musei,  Immagine,  in  cui  ol- 
tre diverse  erudizioni  sulla  pittura  e  sul- 
le immagini  della  ss.  Trinità,  del  Salva- 
tore, dello  Spirito  santo,  della  B.  Ver- 
gine, dissi  come  i  pittori  devono  rappre- 
sentare e  ritoccare  le  sacre,  e  se  nelle  fi- 
gure de'santi  si  possono  ritrarre  persone 
particolari.  Il  Sarnelli,  Lelt.  eccl.  t.  5,  let. 
55  :  delle  licenze  che  si  prendono  i  di- 
pintori, rimarca  quelle  sacre  rappresen- 
tate a  loro  modo.  Delle  improprietà  dei 
pittori  scrissero:  Sterapel,  Deceptus  a  na- 
tura pictor,  alios  parìter  arte  sua  deci- 
piens,  Jenae  1703.  Henmannus,  De  pi- 
clorum  fìgmentis  ex  hist.  eccl.  eliminali' 
dis,  Jenae  1  7  io.  Rhor,  Pictor  errans  in 
hist.  sacra,  Lipsiae  1779.  Koecheri  , 
Observat.  de  pictura,  verilalis,  maxime 
auae  ad  morum.  Borromeo  card.  Frid., 
De  pictura  sacra.  Molanus^  De  s.  ima- 
ginibus.  Ayala,  Pictor  chrìstìanus  erudi- 
tus.  Il  Marangoni,  Delle  cose  gentilesche, 
p.  66,  loda  gli  antichi  artefici  cristiani, 
massime  greci,  nel  rappresentare  decen- 
temente velate  e  coperte  le  immagini  sa- 
20 


3o6  PIT 

ere  e  di  angeli  nella  chiesa,  dichiarando 
detestabili  e  contro  la  purità  le  figure 
rappresentate  con  nudità  scandalosa. 
Grave  è  poi  il  cap.  8  dell'anonimo  Trat- 
tato de  giuochi,  Pioma  1 768,  in  cui  è  di- 
scusso questo  argomento.  De'peccati  che 
si  commettono  contro  la  castità  nel  fare 
o  rimirare  pittine  o  statue  disoneste;  sen- 
timenti de' ss.  padri  e  di  altri  gravi  au- 
tori su  di  questa  materia  ;  decreti  della 
Chiesa  che  proibiscono  di  assolvere  quel- 
li che  fanno  o  ritengono  nelle  loro  case 
tali  pitture  o  statue.  1  Papi  come  le  altre 
arti  hanno  protetto  anche  la  pittura  :  a 
Commissario  delie  antichita'komane nar- 
rai quanto  fecero  per  la  conservazione 
de'mnnumenti  d'arte  in  Roma.  Aggiun- 
gerò, che  Clemente  XI  a  decoro  di  Ro- 
ma  e  dello  slato,  perchè  le  statue,  i  mar- 
mi antichi  e  le  medaglie  fossero  più  si- 
curamente conservate,  con  editto  de'28 
luglio  1701,  Bull.  Ulagn.  t.  8,  p.  263, 
rinnovando  le  proibizioni  de'  suoi  pre- 
decessori ,  vietò  che  queste  antichità  si 
mandassero  all'estero  senza  pontificia  li- 
cenza. Lo  stesso  fece  altresì  con  editto 
del  3o  settembre,  Bull.  p.  267,  per  ri- 
guardo alle  pitture,  musaici,  codici  anti- 
chi ed  iscrizioni,  ordinando  che  se  alcune 
di  queste  cose  fossero  trovate  negli  scavi, 
dovessero  restarci  finché  non  ne  avesse 
disposto  il  commissario  deputato,  e  che  gli 
scavi  non  si  potessero  intraprendere  sen- 
za licenza.  A  Pio  VII  dissi  delle  leggi  e- 
manate  nel  1802  per  impedire  l'esporta- 
zione da  Roma  d'ogni  genere  di  pittura 
e  scultura,  e  della  commissione  istituita 
nel  1820  per  la  conservazione  de'monu- 
menti  antichi  ed  acquisti  pei  musei.  V. 
Palazzi  di  Roma.  Per  le  pitture  pubbli- 
che di  Roma  avvi  un  ispettore.  Della  ro- 
mana pontificia  accademia  di  s.  Luca  pel 
disegno,  pittura,  scultura,  architettura, 
ec.  parlai  ne'vol.  I,  p.  4<)>  XI,  p.  1 6,  LI  I, 
p.  278, dicendo  come  Gregorio  XV  I  con- 
cesse per  le  scuole  parte  dell'edilìzio  da 
lui  eretto  presso  il  Porto  di  Ripetta,del 
qualedi  recente  Papa  Pio  IX  accordò  al- 


PIT 
tra  parte  per  la  biblioteca  e  adunanze  del- 
l'accademia  d'archeologia.  Rammento 
che  parlai  della  congregazione  artistica 
de'  virtuosi  al  Pantheon  ne'  voi.  I,p.  5i, 
XXXII, p.  235,  non  che  del  suo  mirabile 
scopo  di  richiamare  le  menti  degli  artisti 
dalle  profane  coseallesacre,  dal  produrre 
opere  delle  quali  possano  un  giorno  aver 
pentimento  e  rossore,  a  quelle  che  sieno 
per  esser  loro  sempre  di  soddisfazione  e 
decoro;  comechè  intenta  a  promuovere 
la  trattazione  di  religiosi  argomenti,  ri- 
conducendo le  arti  del  bello  a  quella 
grande  e  profittevole  missioue  d'ispirare 
negli  uomini  sentimenti  di  virtù  e  mo- 
ralità ,  come  dichiarò  neh'  ultima  Pre- 
miazione il  commendator  deFabris  ;  es- 
sendo fonte  di  nobili  ispirazioni  le  sa- 
cre carte,  gli  argomenti  religiosi,  i  con- 
cetti sublimi  della  cattolica  religione.  Nel 
voi.  XXXVI  ,  p.  162,  170,  171,  175, 
riportai  il  novero  cie'più  distinti  pittori, 
scultori  e  architetti  italiani  viventi,  e  del- 
le opere  che  trattano  delle  loro  arti  e  pro- 
gresso. Inoltre  si  possono  consultare  le 
seguenti  opere.  Vasari,  Vile  de  pili  ec- 
cellenti pittori,  scultori  e  architetti ,  Li- 
vorno 1767.  Milizia,  te  vite  deJpih  cele- 
bri architetti  d'ogni  nazione  e  tempo,  con 
saggio  suW  architettura  ,  Pvoma  1768. 
Della  Valle,  Pile  de'  pittori  antichi  gre- 
ci e  latini,  Siena  1793.  Baldinucci,  No- 
tìzie de  "professori  del  disegno  da  Cima- 
bue  in  qua,  con  annolaz.  e  suppl.  di  Ra- 
nalli,  Firenze  1846.  Bellori,  Vite  delit- 
tori, scultori  ed  architetti  moderni,  Ro- 
ma 1728.  Dati,  Vite  de'  pittori  antichi, 
Padova  1 82  1 .  Junii,  De  pittura  veterum, 
Rotterdam!  1694.  Vinci,  Trattalo  della, 
pittura, Napoli  1733.  Più,  Trattalo  del- 
la pittura  tratto  da  un  codice  della  Va- 
ticana ,  Roma  1 8 1  7  con  testo  e  tavole. 
Requeno  ,  Saggi  sul  ristabilimento  del- 
l'antica arte  de  greci  e  romani  pittori, 
Parma  1787.  Appendice ,  Roma  180G. 
Borghini,  Il  riposo,  in  cui  della  pittura 
e  della  scultura  si  favella,  e  de' più  illu- 
stri scultori,  Milano  1807.  Minardi,  Ra- 


P1T 

gionamento  delle  qualità  essenziali  del- 
la pittura  italiana,  dal  suo  rinascimen- 
to/ino all'epoca  della  perfezione,  Roma 
1 835.  Winkelmann,  Storia  delle  arti  del 
disegno,  tradotta  e  aumentata  da  Fea, 
Roma  i7"3.  Gio.  Rossini  ,  Storia  della 
pittura  italiana,  Pisa  i84j  con  testo  e 
tavole. 

PITUSSA  ,  Pithussa,  Pilyusa.  Sede 
vescovile  del  PontoPolemoniaco,  già  chia- 
mata Tlityus  e  Opius,  sotto  Neocesarea, 
eretta  nel  secolo  XIII.  Fu  anche  arcive- 
scovato onorario,  prohabilmente  credesi 
la  Priuvita  di  Mingrelia.  Un  vescovo  re- 
gistra VOriens  chr.  t.i,  p.  5io. 

PIVIALE,  PEVIALEoPLUVIALE, 
Pcslis  pluvialis,  cappa,  caputius,tnan- 
lus,  amiculum,  amictus.  Veste  ecclesia- 
stica e  paramento  sagro  che  usa  il  Pa- 
pa, i  cardinali,  i  vescovi,  gli  abbati,  i  sa- 
cerdoti, i  diaconi,  i  suddiaconi,  i  cantori 
nelle  processioni  benché  non  sieno  chie- 
rici, e  diversi  laici,  come  gli  avvocati  con- 
cistoriali. È  un  manto  che  si  pone  sulle 
spalle,  lungo  fino  ai  piedi ,  aperto  nella 
parte  anteriore  ,  ed  unito  sul  petto  con 
uncinelli  e  anelli,  fibbie,  bottoni  o  forma- 
li, pendendo  dietro  le  spalle  un  pezzo  di 
drappo  della  stessa  qualità  in  forma  se- 
micircolare. 11  drappo  è  della  materia  per- 
messa ne' Paramenti  sagri  (P-),  con  or- 
namenti di  frangie,  galloni  e  ricami  di 
oro,  argento  e  seta  :  i  colori  sono  bianco, 
rosso,  verde,  paonazzo  e  nero,  secondo  le 
cerimonie  e  riti  della  Chiesa,  che  ho  de- 
scritti a'  loro  luoghi  ed  a  Colori  eccle- 
siastici Diclich,nel  Diz.  liturg.,  diceche 
il  piviale  si  usa  nelle  processioni  e  bene- 
dizioni che  si  fanno  nell'altare.  Parimen- 
ti neh'  uffizio  delle  laudi  e  de'  vesperi, 
quando  si  dicono  solennemente.  Si  usa 
dall'  assistente  al  celebrante  nella  messa 
pontificale  (ed  al  celebratitela  prima  mes- 
sa), e  dal  celebrante  dopo  la  messa  de'de- 
l'unti  per  1'  assoluzione.  Quando  il  cele- 
brante usa  il  piviale  depone  il  manipolo; 
e  dove  non  si  può  avere  il  piviale  nelle 
benedizioni  che  si  fauno  all'altare,  il  ce- 


PIV  3o7 

lebrante  sta  senza  pianeta ,  in  camice  e 
stola  soltanto.  Sul  piviale  si  sovrappone 
1'  Umerale  (P.),  quando  si  porta  la  ss. 
Eucaristia  e  quando  con  essa  si  benedi- 
ce. A  Manto  pontificale  o  pluviale  de- 
scrissi la  forma  e  l'uso  di  quello  del  Pa- 
pa, che  meno  lo  strascico,  gli  ornamen- 
ti e  la  grandezza  ,  è  simile  al  piviale  co- 
mune, però  con  qualche  diversità  ne'co- 
lori.  Ivi  parlai  ancora  dei  significati  sim- 
bolici del  piviale, della  forma,  delsuo  an- 
tico Cappuccio  [V.)  e  dell'indizio  che  ne 
restò  da  quello  che  in  figura  semicirco- 
lare e  pendente  serve  d'ornamento  a  ter- 
go ;  dell'origine  e  uso  del  piviale,  deri- 
vato dal  cappuccio  e  dalla  Cappa(P".)j 
del  piviale  de'  vescovi  latini  ,  mentre  di 
quello  de'  greci  e  altri  orientali,  oltre  il 
cenno  del  voi.  Vili,  p.  164  e  232,  trat- 
tai a  Grecia  e  negli  articoli  che  li  riguar- 
dano o  de'riti  diversi  dal  latino.  A  For- 
male parlai  di  quelli  coi  quali  si  unisce 
sul  petto  il  piviale  del  Papa  (per  ;uello 
di  Giulio  II  si  veda  il  voi.  XXVIII ,  p. 
2o4);  di  quello  usato  dai  cardinali  ve- 
scovi suburbicari  (nella  cui  forma  vuoi- 
si figurata  la  ss.  Trinità),  avvertendo  che 
prima  ne'  vesperi  tutti  i  cardinali  assu- 
mevano il  piviale  del  colore  corrente; 
non  che  del  formale  de' vescovi. 

Il  piviale  ebbe  origine  colle  pubbliche 
processioni  fuori  di  chiesa,  onde  riparar- 
si dalla  pioggia,  per  cui  si  chiamò  pili' 
viale.  Non  sembrando  conveniente  pro- 
cedere per  le  pubbliche  strade  vestiti  di 
pianete,  dalmatiche  e  altre  sagre  vesti,  o 
quando  era  vietato  dai  Papi ,  ed  invece 
volendosi  comparire  in  abito  più  decente 
del  chiericale,  si  adottò  quellodel  pivia- 
le, per  rispetto  alle  croci  che  precedeva- 
no le  processioni ,  alle  reliquie  de'  santi 
martiri  che  si  portavano,  e  pel  canto  dei 
salmi  e  altre  orazioni.  Verso  il  secolo  X 
si  fece  distinzione  nel  vocabolo,  nella  for- 
ma e  nell'uso  delle  vesti  cappa  e  pivia- 
le, servendopercopertura  del  capo  in  ve- 
ce del  cappuccio  la  berretta.  L'uso  della 
cappa  0  piviale  anticamente  fu  comune 


3o8 


PI  V 


a  iiiolt!  laici,  per  non  essere  prima  anno- 
verato fra  le  vesti  sagre,  ma  puramente 
tenuto  per  civile,  non  rinvenendosi  di  es- 
so ne'riluali  benedizione  alcuna  partico- 
lare ;  comechè  abito  non  destinalo  al  sa- 
crifizio della  messa,  sebbene  poi  si  adot- 
tò fra  le  vesli  sagre ,  secondo  Macri  in 
Ilierolexicon.  Anticamente  nelle  funzio- 
ni pontifìcie  intervenivano  in  piviale  i 
giudici  palatini  ed  i  prefetti  navali  laici, 
ciò  che  dissi  a  Giudice  e  Marina.  Ad  Av- 
vocati concistoriali,  e  descrivendo  la 
coronazione  e  possesso  de'  Papi,  narrai 
come  gli  avvocati  assumono  il  piviale  per 
cantar  le  Laudi  (F.)o  acclamazioni,  pri- 
ma col  cardinal  priore  di  s.  Lorenzo  fuo- 
ri le  mura,  ed  ora  col  cardinali.0  prete. 
Che  gli  avvocati  concistoriali  sono  gli  an- 
tichi Difensori  della  chiesa,  lo  rilevai  a 
quell'articolo  e  a  Difensori.  Dell'uso  del 
piviale  il  Cartari  parla  p.  2  ,  Advoc.  s. 
consistorii  syllabum.  Quando  le  cavalca- 
te pei  possessi  de'Pontefici  si  facevano  in 
paramenti  sagri,  incedevano  in  piviale  e 
mitra  il  Papa,  i  cardinali,  i  vescovi  e  gli 
abbati;  inoltre  vi  usavano  il  piviale  gli 
uditori    di    rola  e  gli  avvocati  concisto- 
riali. Nel  voi.  IX,  p.  107,  parlando  dello 
stocco  e  berrettone  benedetti,  parlai  del 
piviale  che  assumeva  il  principe  che  lo 
riceveva  o  l'imperatore,  e  con  esso  can- 
tavano la  5.a  lezione  del  Mattutino.  A  Co- 
ronazione degl'imperatori  dissi  del  pivia- 
le che  assumevano  in  tal  funzione,  mas- 
sime Carlo  V,  benché  ordinariamente  si 
vestissero  della  Tonicella.  Sull'origine  e 
uso  del  piviale,  oltre  quanto  riportai  in 
altri  analoghi  articoli,  che  qui  non  citai, 
si  può  vedere:  Zaccaria,  Onomaslicon  ri- 
tualis  in  Pluviale;  Donati  ne' Dittici, p. 
iqi;Bernini,  Trib. della /o/ar,p.  37,Sar- 
nelli,  Lett.  eccl.  t.  2,  lelt.  28  ;  Bonanni, 
Gerarchia  eccl.  cap.  62,  ove  riporta  le 
figure  del  piviale  antico,  e  quelle  della 
clamide  o  paludamento  imperiale  (alcuni 
con  Feslo  chiamano  veste  militare  il  pa- 
ludamento e  lo  distinguono  dalla  clami- 
de) in  due  forme,  dicendo  che  il  piviale  è 


P  L  A 

simile  al  manto  reale  e  atto  a  significa- 
re 1'  eminente  autorità  sacerdotale,  fer- 
mandosi la  clamide  sopra  la  spalla  (de- 
stra ,  secondo  Costadoni  presso  Caloge- 
là  t.  45,  p.  3o4),  come  portano  il  pivia- 
le i  laici  avvocati  concistoriali  (sulla  spal- 
la sinistra),  e  come  lo  portarono  gli  an- 
tichi ministri  della  chiesa  romana  difen- 
sori,  giudici,  scrinari  e  prefetti  navali, 
ch'erano  egualmente  laici. 

PIZZUTO  Giovanni,  Cardinale.  Pa- 
trizio napoletano,  canonico  regolare  di  s. 
Vittore  di  Parigi  ,  pio,  savio  e  di  vasta 
letteratura  j  Adriano  IV  nel  dicembre 
1  1 55  lo  creò  cardinale  diacono  di  s.  Ma- 
ria Nuova  o  di  s.  Maria  in  Portico  ,  nel 
1  1 58  trasferito  nell'ordine  de'  preti  col 
titolo  di  s.  Anastasia.  Restituì  al  suo  lu- 
stro l'abbazia  di  s.Pietro  all'Altare  in  Na- 
poli, facendo  edificare  amplissima  abita- 
zione pei  canonici  del  suo  istituto,  ponen- 
dovi a  superiore  l'abbate  Nicolò  di  s.  Vit- 
tore. Gran  difensore  di  Alessandro  III 
contro  gli  antipapi,  lo  segui  a  Venezia  per 
la  pace  con  Federico  I.  Indi  fu  decora- 
to di  parecchie  legazioni  in  Francia  e  In- 
ghilterra, quali  sostenne  con  molto  suo 
onore  e  decoro  della  s.  Sede.  D'  ordine 
d'Alessandro  III  si  portò  a  quella  di  Co- 
stantinopoli, ad  istanza  dell'imperatore 
Manoello,a  fine  di  richiamarci  greci  dal- 
loscisma  all'unione  della  chiesa  romana; 
ma  fu  da  essi  per  odio  alla  medesima  tru- 
cidato verso  ili  180  e  strascinato  per  le 
pubbliche  vie  della  ciltà  legalo  insieme 
con  un  cane,  poscia  arso  e  consumato  in 
una  fossa.  Questo  glorioso  martirio  Id- 
dio illustrò  nel  suo  sepolcro  con  molli  e 
strepitosi  miracoli. 

PLACENCIA  o  PLASENCIA  (  Pia- 
centin  ).  Città  con  residenza  vescovile  nel- 
la Spagna,  provincia  d'Estremadura,  si- 
tuata su  ameno  poggio  in  fertile  valle,  sul- 
la destra  riva  del  Jerte  che  si  attraversa 
per  3  ponti.  E  circondata  di  mura  forti  e 
antichissime, con  6  porte,  strade  grandi  e 
ben  lastricate;  è  fornita  di  belle  case,  tra 
le  quali  il  palazzo  del  marchese  di  Mira- 


PLA 

bel  che  racchiude  importante  collezione 
d'antichità.  Le  7  piazze  pubbliche  hanno 
fontane,  alimentate  da  magnifico  acque- 
dotto, con  delizioso  passeggio  nella  spon- 
da del  fiume.  Lu  cattedrale  magnifica  co- 
struita in  granito  di  forme  gotiche, con- 
tiene diverse  egregie  sculturedi  G.  Ilei- 
nandez  :  è  sagra  alla  B.  Vergine  Assunta, 
con  capitolodi  8  dignità, prima  delle  qua- 
li è  il  decano,  1 6  canonici  compresi  il  teo- 
logo e  il  penitenziere,  8  porzionari,  diversi 
beneficiati  e  cappellani.  Vi  è  il  battistero  e 
la  cura  d'anime,  amministrata  da  un  pre- 
te di  nomina  del  capitolo:  contiguo  è  il 
bel  palazzo  vescovile.  Sonovi  altre  8  chie- 
se parrocchiali  7  dellequalicols.  fonte,3 
conventi  di  religiosi,  4  monasteri  di  mo- 
nache, diverse  confraternite ,  ospedale, 
casa  per  gli  esposti  e  seminario.  La  chie- 
sa de'domenicani  ha  bella  facciata  d'or- 
dine composito  Vi  fiorisconodiversefab- 
briche,  vantando  tra  gli  uomini  illustri  i 
cardinali  Giovanni  e  Bernardino  Curva- 
jal,  ed  il  1 .°  uè  fu  vescovo,  il  celebre  giu- 
reconsulto Acevedo,  Alonzo  Fernaudez 
storico  ed   altri.    Bellissimi  sono  i  con- 
torni, e  credesi  contenere  miniere  d'oro 
e  di  rame.  La  città  fu  foudata  da  Alfonso 
IX  re  di  Castiglianel  1  170  per  servire  di 
baloardo  contro  i  maomettani  ;  i  re  suoi 
successori  e  particolarmente  Ferdinando 
IV  contribuirono  al  suo  accrescimento, 
accordandole  grandi  privilegi.  11  cardinal 
Ralla(F.)  legalo  di  Spagna  d'Onorio  li 
\i  convocò  un  sinodo  pio  viuciale,  riporta- 
to da  Labbé  nel  1. 1  2,  p.  1 206, a  cui  inter- 
vennero Alfonso  VII  redi  Casliglia,  Die- 
go Gelmiro  arci  vescovo  di  Compostella  e 
altri  vescovi  perdiscuteresulla  donazione 
di  Merida  alla  chiesa  di  Compostella.  La 
sede  vescovile  fu  istituita  dallo  slesso  re 
Alfonso  IX  nel  1 180,  secondo  Commau- 
ville,  sulfragauea  della  metropoli  di  Com- 
postella, di  cui  è  tuttora.  Ne  fu  i.° vesco- 
vo Brizio  che  morì  nel  laii.  Suoi  suc- 
cessori furouo  Domenico,  Adamo,  Perez, 
Simone,  Pietro  Fernandez  ec.  Quelli  del 
secolo  passalo  sono  registrati  nelle  Noti- 


PLA 


3oc 


z'<e di  Roma:  dal  1 826  lo  era  mg.1'  Cipria- 
no Sanchez  Vai  eia  dell'arcidiocesi  di  To- 
ledo, e  per  sua  morte  nel  settembre  1 85 1 
Pio  IX  sostituì  mg.r  Martino  a  Pena  del- 
la diocesi  di  Calahorra.  La  diocesi  è  am- 
pia con  1  74  parrocchie  con  battistero  , 
prolraendosi  36  leghe  in  lunghezza  e  20 
in  larghezza  con  1^0  luoghi.  Ogni  ve- 
scovo è  tassato  in  fiorini  1800,  ascenden- 
do le  rendile  a  700,000  reali,  secondo 
I'  ultima  proposizione  concistoriale. 

PLACIDO  (s.),  martire.  Romano,  fi- 
glio del  patrizio  Tertullo,  in  età  di  7  an- 
ni fu  posto  sotto  la  guida  di  s.  Benedet- 
to, che  viveva  a  Subiaco  con  grau  fama 
di  santità.  Placido  crebbe  nelle  virtù  e 
pervenne  a  tanta  perfezione,  che  s.  Be- 
nedetto ebbe  sempre  per  esso  peculiare 
tenerezza  e  Io  condusse  seco  a  Montecas- 
sino  l'anno  02  8.  Avendo  il  santo  patriar- 
ca fondato  un  novello  monastero  presso 
a  Messina,  Placido  ne  fu  eletto  abbate  in 
età  di  26  auni.  Esso  mise  fra'suoi  confra- 
telli quello  spirito  di  penitenza,  di  distac- 
camento, di  preghiera,  di  mortificazione, 
che  avea  acquistato  da  s.  Benedetto;  ma 
poco  durò  la  tranquillità  che  avea  spe- 
rato di  godere  nella  solitudine.  Una  'lot- 
ta di  pirati  pagani  avendo  approdato  in 
Sicilia,  in  odio  della  religione  cristiana 
trucidarono  il  santo  abbate  co'suoi  reli- 
giosi ed  incendiarono  il  monastero  circa 
l'anno  546.  Si  fa  menzione  di  s.  Placido 
e  de'suoi  compagni  nel  martirologio  ro- 
mano sotto  il  giorno  5  di  ottobre. 

PLACITO,  Plachimi.  Giudizio  pub- 
blico, detto  anche  Mallo,  tenuto  ne'seco- 
li  di  mezzo  in  Italia,  in  faccia  al  popolo  e 
di  chiunque  vi  voleva  intervenire,  nel  pa- 
lazzo  e  nelle  corti  regie,  in  luoghi  e  ca- 
se altrui  con  licenza  del  padrone,  ed  a  cie- 
lo aperto  in  campagna  e  nelle  piazze.  Di 
due  sorte  principalmente  furono  tali  giu- 
dizi, cioè  il  Mallo  ed  il  Placito  :  secondo 
alcuni,  il  primo  fu  pubblica  adunanza  di 
popolo  o  giudizio  generale  incoi  si  trat- 
tavano le  cause  maggiori,  onde  fu  chiù- 
mato generale  piatitimi,  essendovi  invi- 


3 1  o  P  L  A. 

tato  non  obbligato  il  popolo  libero  :  l'al- 
tro fu  giudizio  particolare,  al  quale  ba- 
stava che  concorressero! giudici,  gli  sca- 
leni e  le  persone  interessate  nella  lite  ; 
laonde  di  rado  o  almeno  due  volle  all'an- 
no si  tenevano  i  malli,  sovente  i  piacili,  col 
(jual  nome  erano  chiamati  noti  solo  i  mi- 
nori, ma  i  maggiori  giudizi.  Colla  paro- 
la mollare  intendevano  gli  antichi  citare 
in  giudizio,  e  però  fu  esleso  pure  ai  pla- 
citi tal  vocabolo.  Nei  placiti  gli  ecclesia- 
stici secolari  ed  i  monaci  imploravano  il 
patrocinio  del  re  o  imperatore,  contro 
di  chi  usurpava  o  inquietava  i  loro  beni  : 
allora  il  principe  ovvero  i  suoi  messi  inv 
ponevano  bannum,  cioè  una  pena  contro 
i  rei.  Tenevano  placiti  i  re  ed  impera- 
tori,ed  incombeva  tenerli  ai  duchi,  mar- 
chesi e  conti  entro  i  confini  di  loro  giu- 
risdizione. Anche  i  conservatori  del  luo- 
go, servalores loci,  potcvanoedovevano 
tener  placiti,  quando  il  couteo  governa- 
tore della  città  era  assente.  Coi  duchi , 
marchesi  e  conti  e  fino  a  quando  v'in- 
tervenivano i  re  e  gl'imperatori,  sedeva- 
no nel  placito  i  giudici  del  sacro  palaz- 
zo, i  giudici  dell'imperatore,  gli  scabini, 
e  vi  assistevano  i  notari  ,  gli  avvocati  o 
difensori,  ed  altri  periti  della  legge,  af- 
finchè il  più  rettamente  possibile  ne  u- 
scisse  sentenza  conforme  alla  giustizia. 
Perciò  vi  assistevano  quali  testimoni  e 
protettori  della  -verità  i  buoni  uomini 
o  persone  di  lodevole  fama,  non  che  i 
nobili.  Sopra  le  altre  cause  era  costume 
e  obbligo  di  conoscere  e  sbrigare  quel- 
le de' poveri,  orfani,  vedove,  dovendo  il 
conte  provvedere  alla  mancanza  di  di- 
fensore. Carlo  Magno  proibii  giudizi  nel 
dopo  pranzo,  a  fine  d'allontanare  Pub- 
briachezza  daiyòro.  Erasi  provveduto  e- 
nergicamente  a  chi  si  ricusava  recarsi  ai 
placiti,  per  non  venire  a  fronte  dell'av- 
versario davanti  a'giudici  :  talvolta  i  rei 
si  appellavano  ai  futuri  placiti,  obbligan- 
dosi con  sicurtà  e  giuramenti  a  presen- 
tarsi, onde  produrre  documenti  e  testi- 
moni. 11  Muratori  nelle  Disseti.  ddFan- 


PLA 

tichità  italiane,  dissert.  9,  dei  messi  re- 
gali ossia  giudici  straordinari,  e  dissert. 
3i,dei  placiti  e  malli  de' secoli  di  mezzo, 
loda  siffatte  giudicature  ,  ed  i  x*iti  come 
allora  si  amministrava  dfii  magistrati  al 
popolo  la  giustizia  e  si  decidevano  pron- 
tamente le  liti ,  queste  essendo  a  quei 
tempi  poche,  come  le  analoghe  leggi  (o 
differenti,  come  le  romane,  le  longobar- 
de, le  saliche,  le  alemanne,  le  bavare  ), 
pochi  essendo  ancora  i  giurisperiti  ed  i 
motivi  delle  controversie  e  quistioni  :  la 
sola  ragione  naturale  induceva  i  giudici 
a  distinguerei!  bianco  dal  nero,  il  giusto 
dall'ingiusto,  non  conoscendosi  le  sotti- 
gliezze de'nostri  giurisperiti,  che  prolun- 
gano le  decisioni. 

Non  bastò  ai  regnanti  de'secoli  di  mez- 
zo, per  mantenere  la  giustizia  fra'loro po- 
poli, l'avere  \  Conti  palatini,]  Duchi, Mar- 
chesi, Conti  o  Governatori,  ed  altri  infe- 
riori Giudici  {V-),  destinati  a  questo  im- 
portante impiego;  non  bastò  l'iuterveni- 
re  spesso  anche  gli  stessi  ree  imperatori  ai 
placiti,  sebbene  minori,  in  compagnia  di 
detti  giudici,  ma  deputarono  giudici  stra- 
ordinari, o  presi  dalla  corte  o  scelti  dalle 
Provincie,  i  quali  muniti  d'ampia  auto- 
rità scorressero  per  tutto  il  regno  per  co- 
noscere s'era  fatta  giustizia,  o  se  alcuno 
si  dolesse  di  non  averla  ottenuta,  e  con 
facoltà  superiore  di  correggere  tutti  i  di- 
fetti ed  eccessi  dei  conti,  duchi,  marche- 
si o  altri  ministri  e  giudici  ordinari  della 
giustizia.  Si  chiamavano  tali  giudici  stra- 
ordinari missi  regii,  missi  discurrentcs, 
missi  dominici ,  regii  legati  }  per  tacere 
altri  nomi:  istitutore  di  essi  in  Francia  fu 
Carlo  Magno,  anzi  sembra  gl'introducesse 
in  Italia,  con  facoltà  per  ogni  controver- 
sia civile  e  criminale,  sinché  durava  la  lo- 
ro precaria  dignità  ;  e  siccome  sul  prin- 
cipio erasi  servito  per  questo  salutevole 
impiego  ds'vassi  o  cortigiani,  che  atten- 
devano al  proprio  guadagno,  poi  deputò 
personaggi  maggiori  d'ogni  eccezione  e 
non  bisognosi  di  succhiare  il  sangue  al- 
trui. La  loro  autorità  era  ristretta  ad  una 


PLA 

o  più  pioviocie,  e  questa  si  appellava  Mis- 
iaticum:  la  provincia  era  obbligata  som- 
ministrare ai  messi  cavalli  e  alimenti,  se- 
condo la  tassa  delle  leggi;  ma  i  messi  non 
poteano  esigerlo,  se  esercitavano  ì'iuTizio 
nel  proprio  contado  o  diocesi.  Ove  alza- 
vano tribunale,  doveauo  assistere  ai  giu- 
dizi per  onore  o  necessità  e  per  evitare 
le  frodi,  i  conti  e  altri  ministri,  talvolta 
pure  i  vescovi,  se  non  impediti,  cioè  coi 
messi  più  ragguardevoli,  potendo  ognu- 
no dire  il  suo  sentimento;  impedeudo  la 
venerabile  presenza  de' vescovi  prepoten- 
ze nel  giudicare.  Quando  i  messi  non  po- 
teano terminare  una  causa,  veniva  por- 
tata all'udienza  dell'imperatore  o  re,  che 
non  si  esentava  di  udirla  e  deciderla.  I 
messi  regi  aveano  facoltà  di  delegare  al- 
tri giudici  per  assistere  ai  placiti  e  deci- 
dere le  controversie,  scegliendo  al  nobile 
incarico  persone  ricche  e  ragguardevoli, 
in  cui  non  cadesse  sospetto  di  tradir  la 
giustizia,  come  conti,  vescovi  e  abbati: 
la  precedenza  tra'messi  regi  toccava  sem- 
pre ai  vescovi,  i  quali  la  cedevano  ai  conti 
se  spontaneamente  intervenivano  ai  loro 
placiti.  I  placiti  temiti  da' messi  chiama- 
vansi  maggiori,  e  minori  quelli  convocali 
dai  conti  nel  distretto  delle  loro  contee: 
questa  convocazione  però  de'conti  non  pò- 
tevasi  fare  durante  il  tempo  de'  placiti 
maggiori,  uè  quando  da  un  conte  limitro- 
fo si  teneva  il  suo.  Inoltre  erano  incanì* 
benze  de'messi,  far  ristorare! ponti  pub- 
blici ed  i  palazzi  regi;  deporre  i  cattivi 
scabinie  i  giudici  malvagi,  sostituendone 
de'buoui;  impedivano  il  corso  alle  mone- 
te false,  punivano  i  ladri,  provvedevano 
alle  inimicizie  private,  concedevano  la  rea- 
le protezione,  e  toglievano  le  gabelle  o 
consuetudini  ingiuste.  A  correggere  poi  i 
disordini  e  abusi  degli  ecclesiastici,  fu  uso 
degl'  imperatori  francesi  nominar  messi 
vescovi  e  abbati,  ai  placiti  de'quali  do- 
veva assistere  il  vescovo  della  città.  Que- 
sti messi  reali  durarono  sin  dopo  la  me- 
tà del  secolo  XII,  mutandosi  le  norme 
sulle  giudicature,  come  riporta  Muralo- 


PLA  3m 

ri,  dissert.  i  o.riV ministri  minori  della  giu- 
stizia, giudici,  scalini,  sculdasci,  gastal- 
di,  decani  ,  silvani,  ec.  Anche  in  Roma 
si  tennero  placiti  dagl'imperatori  e  loro 
messi,  ma  con  permesso  e  podestà  delega- 
ta [V.  Patrizio  di  Roma)  del  Papa,  come 
rilevai  nel  voi.  XX11I,  p.  184,  riportan- 
do il  solenne  placito  tenuto  da  Enrico  I 
nella  basilica  Vaticana,  e  ne  fu  oggetto 
una  controversia  deh'  abbazia  di  Farfa  , 
esente  e  sotto  l'immediata  protezione  im- 
periale. Roma  era  dell'imperatore,  come 
del  Papa, con  questa  differenza  però,  che 
il  dominio  dell'imperatore  era  di  prote- 
zione e  difesa,  equesta  per  patto  giurato; 
quello  del  Papa  era  di  piena  e  assoluta 
sovranità,  argomeuto  che  svolsi  a  Difen- 
sore della  Chiesa,  a  Imperatore,  Coro- 
nazione degl'imperatori,  Elezione  e  Con- 
sagrazione  del  Papa,  ed  Esclusiva .  1 1  Bor- 
gia, Breve  istoria  p.4^  e  3  1 G,  parla  dei 
messi  regi  ed  imperiali ,  e  loro  autorità 
nelle  terre  della  Chiesa  romana  come  re- 
golata; come  dell'assistenza  che  presta- 
vano alla  promissione  che  faceva  nella 
elezione  il  nuovo  Papa  prima  di  sua  con- 
sagrazione.  Dalla  dignità  del  Pattìzio  di 
Roma  (P.),  conferita  dai  Pontefici  ai  Ca- 
rolingi, per  la  protezione  e  avvocazia  di 
Roma  e  altre  terre  della  romana  chiesa, 
e  difesa  della  fede  ortodossa,  trasfusa  po- 
scia nella  dignità  imperiale,  si  rende  fa- 
cile l'intelligenza  degli  atti  di  giurisdizio- 
ne, eh'  eglino  poi  esercitarono  in  Roma 
e  nelle  terre  della  Chiesa.  Da  questa  tu- 
tela e  difesa  debbonsi  eziandio  ripetere 
i  messi  regi  e  imperiali,  ed  i  placiti  che 
tenevano  in  Roma  e  nelle  altre  provin- 
cie  soggette  alla  s.  Sede,  poiché  precipua 
ispezione  del  patrizio  era  quella  d'invi  - 
gilare  che  si  facesse  giustizia  ai  popoli  e 
che  questi  ubbidissero  al  Papa,  come  di- 
chiarasi nella  costituzione  fatta  uell'824 
dall'imperatore  Lotario  I,  di  consenso  del 
Papa  Eugenio  II,  in  cui  è  chiara  la  pre- 
minenza pontificia  a  fronte  de'messi  im- 
periali, daudosi  il  primo  luogo  ai  messi 
del  Papa,  uè  si  attribuisce  altra  autori- 


3i2  PLA 

tà  che  la  delegatagli,  cioè  di  supplire  col 
comando  suo,ove  non  avesse  potuto  giun- 
gere la  soave  potenza  del  Pontefice,  ou- 
d'esso  fosse  ubbidito  e  rispettato.  Era  co- 
s'i opportuna  la  presenza  di  questi  mes- 
si, che  i  Papi  talvolta  piegarono!  re  ed 
imperatori  Caroliui  a  spedirli  uelle  ter- 
re della  Chiesa,, per  quietare  le  rivolte 
de'  popoli  e  per  fare  giustizia  ai  delin- 
quenti, come  rimarcai  nel  voi.  XXXIV, 
p.  1 20,  ove  dissi  che  dopo  i  Carolini  i  Pa- 
pi adottarono  qualche  principe  per  Figlio 
(F.),  nel  quale  passò  l'uffizio  dell'avvo- 
cazia.  Alla  medesima  protezione  e  tutela 
appartengono  i  giuramenti  di  fedeltà,  che 
dai  romani  e  popoli  sudditi  della  s.  Se- 
de si  prestavano  ai  re  Carolini  come  pa- 
trizi e  poi  come  imperatori, e  questi  giu- 
ramenti davansi  di  cousenso  del  Papa, 
salva  la  fedeltà  dovutagli,  come  ingeuua- 
meute  confessò  De  Marca,  De  concorri. 
hb.  i,  cap.  12,  n.°  4*  e  rilevò  Garampi, 
De  nummo  argenteo  Benedirti  III,  p.  8g, 
di  che  trattai  ne'succilati  articoli;  ed  è 
noto  che  il  principale  oggetto  di  essi  era 
di  non  impegnarsi  in  guerra  contro  dei 
Carolini:  la  lòrmola  del  giuramento  6Ì 
leggenel  Borgia, insieme  a  quella  dell'im- 
peratore, di  essere  protettore  e  difenso- 
re della  stessa  Chiesa,  iu  uno  all'altra  va- 
riata degl'  imperatori  tedeschi ,  cou  al- 
cune cautele  aggiunte,  acciò  non  preten- 
dessero l'autorità  che  i  Papi  aveano  per- 
messo ai  Carolini  esercitare  iu  Roma  e 
nelle  terre  della  Chiesa  in  benemerenza 
dell'amplialo  dominio  e  d'averlo  sempre 
difeso  e  protetto;  e  qui  mi  piace  citare 
il  vol.XMl,  p.  2  ig,  ove  riportai  perchè 
Innocenzo  VI  non  volle  che  pernottasse 
in  Pioma  l'imperatore  Carlo  IV.  Conque- 
sti tratti  storici  egualmente  si  spiegano 
le  date  delle  carte  odiplomij  e  delle  mo- 
nete più  antiche,  come  notai  nel  voi. 
XXXIV7,  p.  i  ig, e  XLVI,  p.  i  io,  segna- 
te col  nome  non  solo  del  Papa,  ma  an- 
che dell'imperatore,  dalle  quali  pretese- 
io  alcuni  dedurne  sovranità  e  dominio. 
Quanto  poi  all'assistenza  de'messi  alla 


PLA 

promissione  del  nuovo  Papa,  argomen- 
to egualmente  discusso  ne'menlovati  ar- 
ticoli, secondo  la  memorata  costituzione 
d'Eugenio  II  e  Lotario  I,  il  Pontefice  si 
obbligava  amministrare  rettamente  la 
giustizia  ,  e  governare  con  placidezza  i 
popoli  soggetti  alla  s.  Sede,  come  toccai 
nel  voi.  XL  Vili,  p.  1 52,  parlaudo  de'mes- 
si o  nunzi  regi,  imperiali  e  pontificii  e  lo- 
ro uffizi.  A  questo  decreto  e  altre  con- 
suetudini volute  dalle  epoche  turbolen- 
ti, derogarono  i  Papi  successori,  come  A- 
driano  III,  di  che  feci  pur  memoria  nei 
voi.  XXI,  p.  206,  XXXVI ,  p.  225.  Si 
può  vedere  per  la  difesa  generica,  Difen- 
sore,Curia.  Patrono  egli  articoli  relati  vi . 
PLATA  (de la)  o  Charcas  (De  Piala) 
o  Chuquisaca.  Città  con  residenza  arci- 
vescovile nell'America  meridionale,  ca- 
pitale dell'alto  Perù,  del  governo  della 
repubblica  di  Bolivia  e  metropoli  della 
medesima  siuo  alla  t-dificazioue  di  Su- 
cre, capoluogo  del  dipartimento  di  Chu- 
quisaca: dal  fondatore  fu  dettala  Piata 
e  Argentea,  per  la  ricca  miuiera  d'ar- 
gento di  Porco,  rinvenuta  ne'diutorni. 
Giace  iu  amena  pianura,  presso  le  sor- 
genti del  piccolo  affluente  del  Cachyma- 
yo,  circondata  da  colline  che  la  difendo- 
no dai  veuti,  da  ben  coltivate  campague, 
da  giardini  e  da  case  di  delizia  anche  in 
riva  al  fiume,  in  dolce  temperatura.  E 
ampia, con  case  ordinariamente  d'un  pia- 
no, tranne  quelle  della  piazza  e  altre,  aven- 
do tutte  bei  giardini  forniti  di  piante  e  al- 
beri fruttiferi  d'Europa.  L'acqua  è  poco 
comune,  quantunque  vi  sieno  delle  fonta- 
ne. Fra'suui  edilizi  meritano  menzione  il 
palazzo  governativo,  il  collegio,  l'univer- 
sità assai  frequentata  da  tutti  gli  argen- 
tini,a  cagione  di  sua  tranquillità  e  della 
biblioteca  forse  la  più  ricca  dell'America 
meri  di  ona  le. La  cattedrale  è  magnifica  sot- 
to l'invocazione  dell'Immacolata  Conce- 
zione di  Maria  Vergine, cou  capitolo  com- 
posto ili  G  dignità  e  peri."  il  decano,  di  6 
canonici  compresi  il  teologo  e  il  peniten- 
ziere, di  8  tra  poizionari  e  seuii-porzio- 


PLA 

nari,  ili  altri  preti  e  chierici  con  congrua 
dote.  La  cura  delle  anime  si  esercita  da 
2  parrochi  nella  propinqua  chiesa  suc- 
cursale con  battisterio.  Poco  distante  è 
il  palazzo  arcivescovile,  glande  e  hnon 
edilìzio.  Nella  città  vi  sono  altre  4  cine* 
se  parrocchiali  col  s.  fonte,  alcuni  bei  con- 
venti di  religiosi  e  monasteri  di  mona- 
che, molti  sodalizi,  ospedale,  seminario 
e  altri  stabilimenti,  essendo  popolata  da 
più  di  20,000  abitanti.  L  una  delle  più 
antichecillàdellareg  one,  fabbricata  dal- 
le fondamenta  nel  1 538  circa  da  Pietro 
Anzures,  uno  de'capitani  di  Francesco 
PizzaiTO,sull'area  dell'aulica  Chuquisaca 
degl'indiani.  La  sede  vescovile  fu  eretta 
da  Giulio  111  a*27  giugno  1 552  01 553, 
e  fatta  suflraganea  di  Lima.  Paolo  Vai 
2  luglio  1609  l'elevò  ad  arcivescovile,  di- 
chiarando suffragaoee  lesedi  vescovili  di 
Pace,  s.  Croce  della  Sierra,  Paraguay, 
Cordova,  Uuenos-Ayres,  alle  quali  a'no- 
stri  giorni  furono  aggiunte  Salta  es.  Gio- 
vanni de  Cuyo;  e  Pio  IX  nell'erigere  il 
vescovato  di  Cochabamba  a*2  3  giugno 
1847,  '°  fece  suffragane»)  a  questa  me- 
tropoli. II  i.°  vescovo  di  Piata  fu  il  p. 
Tommaso  di  s.  Martino  domenicano,  ed 
Alfonso  di  Perai ta  reggeva  questa  chie- 
sa quando  fu  dichiarata  metropoli.  Gli  ar- 
civescovi del  secolo  passato  e  del  corren- 
te sono  riportati  dalle  Notizie  dì  Roma. 
L'ultimo  fu  mg.r  Giuseppe  M.a  de  Men- 
dizahal  traslato  da  Pace.  Ampia  è  l'ar- 
cidiocesi,  ed  ogni  nuovoarcivescovo  è  tas- 
sato in  fiorini  33,  con  scudi  4o,ooo  di 
rendile  senza  gravami,  secondo  l'ultima 
proposizione  concistoriale,  in  cui  è  detto 
che  si  dovea  circoscrivere. 

PLATEA. Sede  vescovile  di  Grecia  nel- 
la Beozia,  eretta  nel  secolo  V,  sotto  Atene 
o  Corinto;  ebbe  3  vescovi.  Oriens  dir. 
t.  2,  p.  207.  Le  rovine  della  città  si  ve- 
dono presso  il  villaggio  di  Kokla:  dopo 
averla  distrutta  i  tebani,  gli  abitanti  pas- 
sarono in  Sicilia  e  vi  fondarono  Piazza 
(P  •).  Fu  celebre  per  la  vittoria  chei  greci 
comandati  da  Puusauia,  riportarono  nel- 


P  L  A  3 1  3 

le  vicinanze  contro  Mardonio  generale 
de' persiani.  Al  presente  Platea,  Platea- 
rum,  è  un  titolo  vescovile  in  parlibus  sot- 
to Atene,  che  porta  mg.r  Giuseppe  M.a 
Diaz,  fatto  coadiutore  nel  1 848  del  vica- 
rio apostolico  del  Tonkino  centrale. 

PLATO  o  PIATTI  Flaminio,  Cardi- 
nale. Patrizio  milanese,  per  la  straor- 
dinaria sua  perizia  nel  diritto  civile  fu 
fallo  da  Gregorio  XIII  avvocato  conci- 
storiale, edaSisto  V  uditore  di  rota.  Gre- 
gorio XIV  suo  affine  a'6  marzo i5yi  lo 
creò  cardinale  diacono  di  s.  Maria  in  Do- 
ninica.  Venne  deputato  coni  2  cardinali 
sopra  gli  alfari  del  duca  di  Ferrara,  ed 
ascritto  alle  congregazioni  de'  vescovi  e 
regolari,  s.  ollìzio  e  consulta,  colla  pio- 
tetloria  de'canonici  regolari  lateranensi. 
D'illibati  costumi,  superiore  a  ogni  uma- 
no riguardo,  con  apostolica  libertà  e  sa- 
via prudenza  esponeva  il  proprio  senti- 
mento, onde  fu  chiamato  1'  inesorabile. 
In  tutte  le  ore  riceveva  chiunque  Io  ri- 
chiedeva. Padre  amorevole  de'suoi  fami- 
gliari, li  visitava  ogni  giorno  se  infermi, 
ne'  bisogni  li  sovveniva,  ne'difètti  li  cor- 
reggeva con  moderazione  e  dolcezza,  non 
sembrando  superiore,  ma  eguale, mai  fa- 
ceudo  atti  impazienti  o  di  sdegno.  Cele- 
brava quotidianamente,  digiunava  nei 
sabbati  in  pane  ed  accpia,  essendo  parco 
e  frugale  nella  mensa,  per  cui  lasciò  ai  ui- 
poli  pingue  eredità,  ben  presto  dissipata. 
Intervenne  a  4 conclavi,  fornito  delle  più 
belle  qualità,  tranquillo  per  coscienza  sen- 
za macchia,  mori  in  Roma  nel  161  3,  di 
G3  anni,  e  fu  sepolto  in  mezzo  la  chiesa 
del  Gesù  con  adorna  lapide  e  magnifica 
iscrizione. 

PLATONE  (s.),  abbate.  Nacque  ver- 
so l'anno  734,  e  perduti  ancor  giovinet- 
to i  suoi  genitori,  restò  ailidata  la  cura 
della  di  lui  educazione  ad  uno  de'suoi  zii, 
il  quale  era  gran  tesoriere.  I  rapidi  avan- 
zamenti ch'egli  fece  nelle  lettere  e  nelle 
virtù,  lo  resero  oggetto  di  universale  am- 
mirazione, ed  i  più  ragguardevoli  perso- 
naggi cercarono  avidamente  il  suo  pareri- 


3i4  PLA 

tado;  ma  il  di  lui  cuore  era  occupato  del- 
le cose  del  cielo,  per  cui  allontanandosi 
dalla  compagnia  degli  uomini,  non  usci- 
va di  casa  che  per  visitare  le  chiese  ed  i 
monasteri.  Aveva  3  fratelli,  a'quali  dipin- 
se sì  bene  le  vanità  del  mondo,  che  gli 
indusse  a  darsi  interamente  al  servigio  di 
Dio.  Riscattò  i  suoi  schiavi  e  vendette  tut- 
to il  suo,  di  cui  distribuì  una  parte  a'biso- 
gnosi,  impiegando  l'altra  al  collocamen- 
lo  coniugale  delle  sue  sorelle.  Quindi  si 
ritirò  Sili  monte  Olimpo  nella  Bitinia, do- 
ve si  pose  sotto  la  direzione  di  Teottisto 
superiore  del  monastero  dei  Simboli,  che 
lo  sperimentò  colle  più  diligenti  prove. 
Egli  diedea  tutti  i  religiosi  continuiesem- 
pi  di  ogni  virtù  e  soprattutto  di  una  pro- 
fonda umiltà.  Morto  Teottisto  nel  770, 
fu  eletto  abbate  Platone,  ed  il  suo  grado 
lo  fece  divenire  vieppiù  umile  e  peniten- 
te. Non  beveva  che  acqua  e  tutto  il  suo 
cibo  consisteva  in  pane,  fave  ed  alcune 
erbe  senza  olio.  La  sua  fatica  non  solo  lo 
forniva  di  che  provvedere  a'propri  Inso- 
gni, ma  eziandio  di  che  sollevare  molti 
poveri  dalle  loro  miserie.  Nel  77.5 si  re- 
cò per  alcuni  affari  a  Costantinopoli,  e 
spese  il  tempo  ch'egli  passò  in  questa  città 
inoperebuone,  ravvivando  co'suoi  esem- 
pi e  discorsi  lo  spirito  di  pietà,  e  combat- 
tendo i  vizi.  Paolo  patriarca  di  Costan- 
tinopoli volle  consacrarlo  vescovo  di  Ni- 
comedia,  ma  non  potè  ottenerne  il  con- 
senso, che  anzi  Platone  ricusò  pure  di  ri- 
cevere gli  ordini  sacri,  e  condotti  a  ter- 
mine i  suoi  affari,  ritornò  nel  suo  mona- 
sterodei  Simboli.  ZS'el  782  fu  costretto  di 
uscire  della  sua  solitudine  per  andare  a 
reggere  il  monastero  di  Saccudion,  vicino 
a  Costantinopoli,  fondato  dai  figli  di  una 
delle  sue  sorelle  nomata  Teottista  ;  v'in- 
trodusse la  regola  di  s.  Basilio,  e  vi  eser- 
citò per  li  anni  le  funzioni  di  superio- 
re, poscia  cedette  questo  incarico  a  s.  Teo- 
doro suo  nipote.  Verso  quel  tempo  l'im- 
peratore Costantino  Porfirogenilo  ripu- 
diò Maria  sua  moglie  legittima,  per  ispo- 
sare  Teodota  parente  di  Platone,  ed  a- 


PLE 

vendo  il  santo  ripreso  Costantino  dell'e- 
normità del  suo  delitto,  fu  posto  in  pri- 
gione, ove  rimase  sino  alla  morte  dell'im- 
peratore, che  fu  nel  797.  A  cagione  delle 
scorrerie  che  facevano  i  saraceni,  i  mo- 
naci di  Saccudion  dovettero  ritirarsi  nel 
monastero  di  Stude,  posto  nel  mezzo  di 
Costantinopoli:  ivi  Platone  si  rinchiuse 
in  una  piccola  cella,  ove  visse  da  sem- 
plice religioso,  sotto  il  reggimento  di  Teo- 
doro suo  nipote,  occupandosi  unicamen- 
te nella  preghiera  e  nel  lavoro.  Fu  di  nuo- 
vo posto  in  prigione,  maltrattato  ed  esi- 
liato, per  non  aver  voluto  comunicare  con 
Giuseppe  ecouomo  della  chiesa  patriar- 
cale, che  avea  celebrato  il  matrimonio 
scandaloso  di  Costantino  cou  Teodota. 
Dopo4anni  di  patimenti  fu  richiamato 
dal  suo  esilio  nell'Si  1,  e  tornato  a  Co- 
stantinopoli si  rinchiuse  nella  sua  cella 
per  non  uscirne  mai  più.  Morì  a'  19  di 
marzo  8  1  3,  in  età  di  79  anni,  ed  è  ono- 
rato il  4  d'aprile  dai  greci  e  dai  latini. 

PLECHELMO  (s.),aposlolodella  Ghel- 
dria.  Uscì  di  una  famiglia  illustre  fra  gli 
anglo-sassoni  nella  parte  meridionale  del- 
la Scozia.  Ricevali  gli  ordini  sacri,  fece 
un  pellegrinaggio  a  Roma,  e  ne  portò  se- 
co molte  reliquie.  Qualche  tempo  dopo 
passò  con  s.  Wirone  vescovo  e  con  s.  Ot- 
gero  diacono  a  predicare  il  vangelo  nella 
bassa  Alemagna,e  sostenuto  dalla  prole- 
zione di  Pipino,  maestro  del  palazzo  di 
Austrasia,  convertì  al  cristianesimo  il  pae- 
se formato  dalla  Gheldria,  dai  ducati  di 
Cleves  e  di  Giuliers,  e  di  parecchie  altre 
contrade  fra  il  Reno,  la  Wahal  e  la  Mo- 
sa.  Ritiratosi  di  poi  sul  monte  s.  Pietro 
presso  Ruremonda,  donde  usciva  di  trat- 
to in  tratto  per  fare  delle  missioni  agl'i- 
dolatri che  rimanevano  ancora  in  quei 
contorni,  quivi  morì  ai  1 5  di  luglio  782. 
Molti  miracoli  operò  Dio  in  virtù  delle 
reliquie  del  santo,  le  quali  si  custodisco- 
no per  la  maggior  parte  e  Odenzel  nella 
provincia  d'Over-Yssel.  Il  nome  di  s.  Pie- 
chelmo  è  celebre  nei  martirologi  dei  Paesi 
Bassi,  e  da  Bollando  è  detto  vescovo  di 


PLE 

OdenzeI  e  di  Ru  remonda.  Leggcsi  nell'an  • 
tica  sua  vita,  ch'egli  fu  consagralo  ve- 
scovo prima  di  abbandonare  la  patria  per 
andar  a  predicare  la  fede  agl'idolatri. 

PLESKOW  o  PSKOW,  Plcscovia. 
Ci  ttà  a  rei  vescovile  di  Li  vouia  nel  la  Russia, 
capoluogo  del  governo  e  distretto  omoni- 
mo, sulla  sponda  destra  del  Velikaia.  Vie- 
ne formata  di  3  parti,  cinte  di  solide  mu- 
ra con  torri,  e  di  ragguardevole  sobbor- 
go, le  cui  fabbriche  sono  in  legno,  tranne 
il  palazzo  arcivescovile  ed  il  concistoro 
stabilito  ìiell'  antico  palazzo  de'  principi. 
Ha  56  chiese  e  parecchie  ricchissime  in 
vasi  sacri  e  ornamenti  del  culto;  nella 
cattedrale  di  s.  Sofia  vi  è  il  sepolcro  di 
s.  Timoteo o  principe  Domante  guerriero 
famoso;  fuori  della  città  vi  sono  2  mo- 
nasteri ,  2  conventi  e  il  seminario.  Que- 
sta fittasi  pretende  formata  a  poco  a  po- 
co intorno  alla  chiesa  della  ss.  Trinità, 
nel  finir  del  secolo  X  eretta  dalla  celebre 
principessa  Olga,  nata  nel  vicino  Sibut. 
Nel  detto  secolo  Vladimiro  I  la  die  in 
parte  a  Sudislau,  ma  pare  che  non  aves- 
se sempre  i  propri  sovrani,  essendo  spes- 
so governala  da  quelli  della  repubblica 
di  Novgorod,  onde  ne  seguì  i!  regime. 
Fortificata  nel  1266,  fu  4  volte  assediata 
inutilmente  dai  livoni.  Il  principe  Do- 
mante, che  dal  1269  al  1299  fu  capo  di 
questa  piccola  repubblica,  si  rese  immor- 
tale pel  suo  valore  e  virtù  civili  e  religio- 
se. Nel  i5ogfu  soggiogala  dal  granduca 
Gio.  Basilio(Vasilievitch),  perdendo  il  suo 
governo  libero.  La  sede  arcivescovile  di 
rito  russo,  la  cui  giurisdizione  si  estende  su 
Narva,fu  eretta  nel  secolo  Xll  sotto  il  pa- 
triarcato di  Mosca.  Orienschr.t.i ,  p.  3  17. 

PLOAGHE,PLOVAGA,PLUVIUM, 
Plovaca.  Città  vescovile  di  Sardegna,  di- 
visione del  Capo  Sassari.  La  cattedrale  è 
sotto  l'invocazione  di  s.  Pietro,  ed  ebbe 
capitolo  con  arciprete  e  7  canonici.  Il  1 .° 
suo  vescovo  Jacentinum  fiorì  nel  1090, 
ch'ebbe  i4  successori,  l'ultimo  essendo 
Giovanni  del  149 5.  Quindi  Giulio  II  del 
1  5o3  ne'primi  del  suo  pontificato  unì  la 


P  L  0  3 1 5 

sede  a  Torri  0  Sassari,  di  cui  era  su  (Fra- 
ganea.  Mattai,  Sardinia  sacra,  p.  224. 
PLOSRO  o  PLOCK  (Placai).  Città 
con  resilienza  vescovile  nella  Polonia  me- 
ridionale, dominio  russo,  capoluogo  di 
voivudia  e  obvodia,  sulla  sponda  destra 
della  Vistola, a  20  leghe  da  Varsavia.  Cir- 
condata di  mura,  è  divisa  in  nuova  e  vec- 
chia città,  in  questa  essendo  la  più  no- 
tabile delle  sue  25  piazze.  Vi  sono  diver- 
si stabilimenti  d'istruzione,  di  beneficen- 
za ,  teatro  e  giardino  pubblico.  La  cat- 
tedrale d'antica  struttura  col  s.  fonte,  è 
sotto  l'invocazione  di  s.  Sigismondo,  da 
cui  è  alquanto  distante  l'episcopio.  Il  ca- 
pitolo si  compone  di  4  dignità,  i.a  delle 
quali  è  il  prevosto,  di  8  canonici  com- 
presi il  penitenziere  e  il  teologo,  e  di  al- 
tri ecclesiastici.  La  cura  d'anime  si  eser- 
cita in  separata  chiesa,  essendocene  altra 
parrocchia  le  con  batlisterio.  Vi  sono  altre 
chiese,  un  convento  di  religiosi,  ospeda- 
le monte  di  pietà  e  seminario,  ne'sobbor- 
ghi  esistendo  la  bella  chiesa  della  Madda- 
lena. La  sede  vescovile  fu  eretta  dal  car- 
dinal Egidio,  spedito  legato  in  Polonia  da 
Papa  Giovanni  XIII  del  96?,  ad  istanza 
del  duca  Micislao  I,  dichiarandola  suffra* 
ganea  di  Gnesna,  dicendo  Commanvil* 
le  che  il  suo  vescovo  era  sovrano  del  ter- 
ritorio di  Pultauk.  Pio  VII  colla  bolla 
Ex  imponila,  de'3o  giugno  18  18,  nella 
nuova  circoscrizione  delle  diocesi  di  Po- 
lonia sottomise  Plosko  alla  metropoli  dì 
Varsavia,  assegnando  alla  diocesi  232 
parrocchie,  oltre  7  della  città.  I  vescovi 
del  secolo  passalo  e  del  corrente  sono  re- 
gistrati nelle  Notizie  di  Roma:  al  pre- 
sente lo  è  mg.r  Francesco  di  Paola  Paw- 
towski  di  Czersk,  fatto  coadiutore  a  il 
maggio  1829,  indi  successo  a'6  febbraio 
j  836.  Ha  2  suffragane'! ,  cioè  i  vescovi 
d' Ermopoli  e  d'i  Gerasa(F.).  Amplissima 
è  la  diocesi,  comprendendo  il  palatinato 
di  Masovia.  Ogni  nuovo  vescovo  è  lassa- 
to in  scudi  2000,  essendo  le  rendite  cir- 
ca annui  scudi  10,000,  secondo  l'ultima 
proposizione  concistoriale. 


3id  PLO 

PLOTINOPOLI.Sede  vescovile  ili  E- 
nnmonle  sollo  la  metropoli  di  Adriano- 
poli,  eretta  nel  V  secolo.  Ebbe  2  vesco- 
vi. Orìens  dir.  t.   1,  p.  1  i85. 

PLUTARCO  (s.),  martire  d'Alessan- 
dria. Discepolo  di  Origene  e  fratello  di 
s.  Eracle,  die  fu  poi  vescovo  di  Alessan- 
dria. Uomo  di  sdnta  vita,  essendo  assai 
noto  nella  città,  fu  uno  dei  primi  che  ven- 
nero presi  nella  persecuzione  destata  dal- 
l'imperatore Se  vero, 'che  durò  dall'anno 
202  al  2 1 1  .Durante  la  sua  prigionia,  Ori- 
gene visita  vaio  spesso  per  confortarlo  al- 
la perseveranza;  lo  accompagnò  eziandio 
al  luogo  del  suo  supplizio,  e  fu  pel  suo 
zelo  a  repentaglio  della  vita,  perciocché 
la  famiglia  di  Plutarco, ch'era  pagana,  gli 
attribuiva  la  di  lui  morte,  per  averlo  es- 
so convertito  alla  fede.  Plutarco  fu  il  i.° 
martire  della  scuola  d'Origene,  ed  è  in- 
serito nel  martirologio  romano  ai  28  di 
giugno,  con  vari  altri  martiri  che  usci- 
rono della  medesima  scuola. 

PLYMOUTH (Plymulhen). Città  ve- 
scovile  e  porto  d'Inghilterra,  la  più  gran- 
de della  contea  di  Devon  ,  ed  una  delle 
più  importanti  piazze  marittime  del  re- 
gno, a  70  leghe  da  Londra  e  5o  da  Brest. 
Si  compone  della  città  di  Plymouth,  si- 
tuata alla  foce  del  Plym,  e  di  Plymouth- 
Dock,  città  separata  sul  Tamer  con  can- 
tiere e  magnifico  arsenale.  E"  difesa  da 
parecchie  opere  fortificate  e  fosse  pro- 
fonde. Tra  gli  edilizi  mediocre  è  l'antica 
chiesa  parrocchiale,  bellissimo  il  teatro 
che  primeggiala  quelK  delle  contee^qua- 
si  tuttodì  terrò  fuso,  meritando  pur  men- 
zione il  palazzo  della  città,  la  biblioteca 
grande,  la  borsa,  il  mercato  coperto,  le 
caserme  militari,  la  chiesa  anglicana,  di- 
Tersi  templi  presbiteriani,  la  sinagoga, 
numerosi  stabilimenti  di  carità,  ospedali 
civici  e  della  marineria.  II  porto  notabile 
per  l'estensione  e  la  sicurezza,  è  uno  dei 
più  belli  dei  mondo;  adatto  ai  legni  da 
guerra  e  di  commercio,  può  contenere  200 
navi,  essendo  scompartito  in  varie  di  visio- 
ni. Ragguardevole  u'è  il  commercio.  A.- 


POD 

vanti  il  regno  di  Guglielmo  III,  sotto  il 
quale  fu  stabilito  il  regio  arsenale,  non  era 
Plymouth  che  un  casale,  aumentando  dal 
1760  in  poi  rapidamente. Quanto  a  Ply- 
mouth propriamente  detto,  è  una  città  a u- 
tichissima,che  al  tempo  de'sasso'ni  chiama- 
vasi  Tamerworth  ;  ricevè  titolo  di  borgo 
regio  sotto  Enrico  VI,  ed  avendo  abbrac- 
ciato le  parti  del  parlamento  contro  Car- 
lo I,  fu  assediala  dal  principe  Maurizio, cui 
oppose  celebre  resistenza.  Nel  168 3  le  fu 
tolta  l'aulica  sui  carta,  indi  restituita  nel 
1697,  in  virtù  della  quale  la  governa  il 
maire,  12  alderman  e  24  membri  del 
consiglio  comune:  manda  2  membri  al 
parlamento,  senza  che  Plymouth-Dock 
partecipi  a  tale  diritto.  La  sede  vescovile 
fu  eretta  da  Pio  IX  nel  i85o,  dichia- 
randola suflraganea  di  IVesltninsler  {V .), 
formando  la  diocesi  colle  contee  di  De- 
von, Dorset  e  Cornwall,  nel  vicariato  oc- 
cidentale che  descrissi  nel  voi.  XXXV, 
p.  107,  in  cui  eresse  pure  la  sede  di  Clif- 
ton,  della  quale  fece  i.°  vescovo  a'29  set- 
tembre i85o  mg.r  Giuseppe  Hendren 
de'tninoi  i,  traslatoda  Uranopoli,  non  che 
amministratore  apostolico  di  Plymouth. 
Quindi  nell'agosto  1 85 1  dal  cardinale 
Wiseman  fece  consagrare  vescovo  di  Sai- 
furti  mg.1    Erringtou. 

PODALIA.  Sede  vescovile  di  Licia, 
sotto  la  metropoli  di  Mira,  eretta  nel  V 
secolo.  Ebbe  4  vescovi.  Oriens  chr.  t.  i, 
p.  973. 

PODESTÀ',  Praetor.  Quegli  cheèco- 
slituito  in  podestà  ed  ha  imperio  sopra 
coloro  che  gli  sono  da  li  in  governo.  Gl'ita- 
liani chiamano  in  molli  luoghi  podestà  al- 
la maniera  antica,  e  maire  dicono  i  france- 
si il  i.°  l'ufficiale  municipale  di  una  città, 
di  un  borgo  n  d'un  villaggio.  Questo  uf- 
ficiale in  Francia  era  anticamente  alla 
testa  degli  scabinie  de'  consoli,  com'era 
altre  'volte  in  Parigi  il  prevosto  tle'mer- 
cauti;  in  Italia  è  il  capode'consiglieri  mu- 
nicipali. A  Citta  ,  Colonie,  Comunità, 
Municipio  ed  altri  articoli  ho  parlato  dei 
diversi    magistrati   the  goveruarono  le 


POD 

città  ed  i  luoghi,  così  in  quelli  de'prin- 
c'inali  tra  gli  accennali  magistrati.  A  Gon- 
fai.omf.re  indicai  i  motivi  perchè  ai  con- 
soli(incominciali  nell'istituzione  delle  Co- 

intinge  tribuni  prima  del  1180  si  sosti- 
tuirono i  podestà,  prendendoli  dalle  vi- 
cine amiche  o  collegate  città  (guelfo  o 
ghibellino  secondo  le  parti  che  si  segui- 
vano) nella  persona  di  qualche  prudente 
personaggio  di  sangue  illustre,  da  cui  si 
governasse  il  popolo  e  amministrasse  la 
giustizia,  richiedendosi  anche  scienziato, 
armigero  e  bellicoso,  come  notò  Sanso- 
vino,  Famiglie  illustri.  Con. tal  mezzo  si 
venne  a  evitare  ogni  affezione  particola- 
re ,  credendosi  ragionevolmente  che  tal 
uomo  maneggierebbe  rettamente  le  bi- 
lancie  della  giustizia  civile  e  criminale, 
dove  non  avea  attaccamento  di  patenti, 
e  altri  legami  che  potessero  travolgere 
l'inclinazione  a  ben  fare.  A  questi  nuovi 
rettori  delle  città  e  luoghi  fu  imposto  il 
nome  generico  di  podestà,  vocabolo  che 
trae  l'origine  dall'antica  lingua  latina,  in 
significato  di  magistrato  del  popolo,  per 
le  testimonianze  addotte  da  diversi  au- 
tori, e  dal  Muratori,  Dissert.  sopra  Iran- 
lieh.  iteti.,  dissert.  46:  Dei  magistrati  delle 
città  libere  d' Italia.}  latini  dicevano  Pre- 
tore quello  che  poi  fu  detto  podestà,  eser- 
citando ancor  esso  l'autorità,  l'imperio 
ed  il  governo.  Il  medesimo  Muratori  nel- 
le Antichità  Estensi  t.  i,p.  346,  riporta 
l'epoca  più  antica  dell'origine  del  pode- 
stà nel  1  1  77,  dicendo  che  in  questi  tem- 
pi il  grado  di  podestà  era   molto  cospi- 
cuo nelle  città  libere  d'Italia,  come  quel- 
lo che  portava  seco  autorità  principesca 
almen  per  un  anno,  il  comando  delle  ar- 
mi, il  gius  della  vita  e  della  morte  sopra 
i  cittadini,  laonde  era  costume  scegliere 
per  cotal  carica  personaggi  prudenti  eno- 
bili  e  d'ordinario  forestieri, aflìnchèaves- 
sero  sì  eglino  minori  impegni  nell'eser- 
citar  la  giustizia,  come  le  città  minor  pe- 
ricolo della  loro  libertà  (giacché  il  go- 
verno imperito  e  arbitrario  de'consoli  a- 
veo  prodotto  infiniti  mali  e  degenerato 


POD  3.7 

in  tirannia).  Pertanto  nel  1177  il  mar- 
chese Obizzo  d'Esto,  in  erodilo  di  pru- 
denza e  valore,  fu  eletto  dal  popolo  della 
potente  Padova  per  suo  podestà,  e  me- 
ritò di  essere  confermato  nel  11  78.  In 
molte  storie  municipali  si  leggono  gli  e- 
lenchi  de'podestà.  Leopardi,  I  ita  di  Bo- 
nafede,  p.  8,  osserva  che  l'uffizio  di  po- 
destà era  all'incirca  quello  degli   attuali 
Governatori  (f^.) ,  se  non  che  adesso  i 
governatori  vengono  messi  dal  principe 
e  governano  in  suo  nome,   e  allora,  al- 
meno nelle  città  e  luoghi  principali,  era- 
no scelli  dalle  comunità,  e  governavano 
a  nome   e  per  autorità   delle  stesse  co- 
muni. A  quelli  che  si  erano  ben  condotti 
le  comunità  facevano  doni  fregiati   con 
lo  stemma  del  pubblico,  e  davano  anco- 
ra licenza  d'inquartarlo  nelle  armi  pro- 
prie (  quali  si  scolpivano  o  dipingevano 
ne'monumenti  pubblici  con  quelle  del  co- 
mune). Parlando  delle  podesterie  eserci- 
tate da  Tommaso  Bonafede,  narra  che 
riceveva  sempre  in  attestato  di  gradi- 
mento corone,  stendardi,  tazze  e  celate  for- 
nite d'argento,  oltre  la  riferma  negli  uf- 
fìzi. Compagnoni,  De' presidi  della  Mar- 
ca p.  83  ,  193  e  288  ,  tratta  del  come 
e  significato  del  podestà  ;  che  si  elegge- 
va dalle  città  ,  terre  e  castella;  riporta 
il  novero  di  alcuni  nobilissimi  e   di  al- 
ta condizione  ,  che  vi   furono  prooiossi 
(talvolta  si  procurarono  questo  uffizio  i 
principali  baroni  delle  stesse  provincie, 
principi  e  gran  signori,  dicendo  se  chia- 
mati a  qualche  podesteria  ,  andare  in  si- 
gnoria) j  che  quanto  all'autorità  avea  la 
prevenzione  sul  Rettore  della  Marca,  per 
l'impero  supremo  che  esercitava  contro 
qualunque  persona  benché  privilegiatis- 
sinia,  occupandoli  grado  più  sublime  del 
luogo,  assistito  da  notabile  numero  di  mi- 
nistri; non  che  i  doni  fatti  da    Macerala 
al  podestà  Landò  da  Gubbio  in  presen- 
za del  popolo,  cioè  uno  stendardo  rosso 
dipinto,  ed  uno  scudo  di  legno  con  l'ar- 
me del  comune,  una  corona  d'argento 
dorato  con  dello  stemma,  promettendo 


3  j  8  POD 

il  podestà  con  solenne  stipulazione  tuffo 
usare  e  governare  con  indefessa  giusti- 
zia. Di  tulli  questi  argomenti  moltissimi 
esempi  riprodussi  negli  articoli  delle  cit- 
tà e  luoghi. 

L'origine  de' podestà  viene  attribuita 
all'imperatore  Federico  I,  ed  ai  Papi  A- 
lessand.ro  III  e  Innocenzo  III.  Narra  Ma- 
rangoni, Memorie  di  Novana,  p.  210, 
che  Alessandro  III  reduce  da  Venezia 
(non  prima  come  rimarcò  Benigni,  San- 
ginesio,p.  5o),  ov'erasi  nel  11  77  pacifi- 
cato con  Federico  I,  in  Tuscolo  trattò  coi 
romani  per  levare  il  magistrato  de'con- 
soli  di  Roma,  che  dovevano  giurare  fedel- 
tà al  Papa  ,  e  che  nelle  altre  città  dello 
stato  ecclesiastico  in  questo  tempo  ebbe 
origine  la  dignità  del  podestà,  attribuen- 
dola alcuni  ad  Alessandro  III.  Nondime- 
no Gio. Villani,  Ciacconio,Panvinioed  al- 
tri dicono  che  pei  domiuii  della  Chiesa 
nel  1  199  sotto  Innocenzo  III  fu  tenuta 
un'adunanza  in  Orvieto,  e  determinalo 
che  nelle  città  si  eleggesse  un  podestà,  il 
quale  soprastasse  ai  ciltadiui,  al  popolo 
ed  a  tulli  i  magistrati  delle  medesime, 
sì  nel  governo  di  pace,  come  di  guerra  ; 
poiché  il  governo  sino  allora  tenuto  dai 
consoli  elelti  dai  cittadini,  non  avea  più 
valore,  dividendo  i  popoli  in  contese  e 
fazioni ,  con  loro  danno  e  disprezzo  del 
supremo  sovrano.  Perciò  fu  ordinato  che 
il  podestà  fosse  forestiere,  uobile  e  pe- 
rito nelle  leggi,  durasse  un  anno,  più  o 
meno  ad  arbitrio  del  consiglio  delle  cit- 
tà, che  amministrasse  la  civile  e  crimi- 
nale giustizia,  e  che  vi  fosse  pure  un  ca- 
pitano. Questa  maniera  di  governo  riu- 
scita utilissima  alla  pubblica  quiete,  fu 
poi  abbracciata  da  molte  altre  città, an- 
che non  soggette  al  pontifìcio  dominio. 
La  libertà  poscia  di  eleggersi  le  città  sud- 
dite il  proprio  podestà, dipendeva  da  un 
indulto  o  privilegio  particolare  del  Papa, 
pei  che  erano  al  suo  dominio  soggette  (in 
altre  concedendolo  i  re,  imperatori  e  al- 
tri principi  ).  I  fiorentini  fino  dal  1027 
ebbero  signoria  forestiera  (  Vettori  nel 


POD 

Fiorino  d'oro,  p.  363, dice  che  nel  1207 
ebbe  principio  in  Firenze  il  podestà,  di- 
gnità equivalente  al  Dittatore  per  obbe- 
dirgli tutti  gli  ordini  della  repubblica, 
secondo  Malaspina  ;  ma  l'Ammirato  af- 
ferma che  sino  dal  1 1 84  se  ne  trova  men- 
zione, citandoove  può  leggersi  la  forino- 
la dell'eleziouedel  podestà),  meutreeran- 
si  governali  con  quella  de'propri  consoli 
cittadini,  e  perciò  in  quel  tempo  ordina- 
rono alcun  gentiluomo  forestiere  fosse 
loro  podestà  ,  come  repubblica  libera  e 
padrona  di  sé  stessa.  Non  così  potevano 
fare  le  repubbliche  o  città  del  Piceno  e 
altri  luoghi  della  Chiesa,  poiché  per  eleg- 
gersi il  podestàconveniva  impetrare  uno 
special  privilegio  dalla  s.  Sede,  riportan- 
done Marangoni  le  prove.  Il  privilegio 
dell'elezione  del  proprio  podestà  0  pre- 
tore, ad  alcune  città  fu  conceduto  asso- 
luto, in  modo  che  1'  elezione  fosse  indi- 
pendente da  qualsivoglia  ministro  pon- 
tificio; ad  altre  però  con  la  riserva,  che 
il  candidato  eletto  dal  consiglio  ne  otte- 
nesse la  conferma  dal  legato  o  altro  mi- 
nistro pontificio  della  provincia.  Quando 
principiò  tal  facoltà  è  incerto;  esisteva 
nel  1  199,  come  ncli522.  A  p.  382  Ma- 
rangoni aggiunge  altre  analoghe  nozioni, 
come  del  cerimoniale  pel  formale  giura- 
mento sul  vangelo,  che  il  podestà  pre- 
stava avanti  il  magistrato,  di  fedeltà  e 
divozione  al  Papa,  alla  romana  chiesa  e 
suo  stato,  al  bene  pubblico;  di  osservare 
gli  stalliti,  decreti  e  privilegi  municipali 
e  della  provincia. 

Martorelli  nelle  Meni,  e? Chimo  p.  89 
e  seg.,  narra  che  avendo  Federico  I  isti- 
tuito la  dignità  di  podestà,  in  progresso 
di  tempo  arrogandosi  essi  maggiore  au 
torilà  anche  sopra  gli  ecclesiastici,  deter 
minò  Innocenzo  III  nel   1207  a  spedi 
nella  Marca  il  legato  cardinale  Cencio  Sa 
velli.  Nota  che  i  podestà  talvolta  si  eleg 
gevano  per  6  mesi,  i  quali  a  piacere  con 
ducevano  un  vice  gerente  o  delegato  giù 
inconsulto  con  qualità  di  giudice,  ser 
genti  e  fanti,  stallieri,  donzelli  e  cavalli, 


POD 

risiedendo  col  magistrato  nella  corte  pre- 
toria. Hurter  nella  Storia  d'Innocenzo 
UT,  all'anno  i  199  riporta  le  sue  prov- 
videnze sulle  magistrature,  e  che  statuì 
che  nessun  forestiere  più  verrebbe  chia- 
malo alla  podesteria  delle  città;  ma  que- 
sta frase  generica  deve  interpretarsi  per 
altri  uffizi,  non  propriamente  per  quello 
del  podestà,  pei  tanti  documenti  che  in 
contrario  abbiamo.  Anche  Tommaso  Bai- 
dassini,  Notizie  di  Jesi  p.  29,  citando  Mo- 
na Ideschi,  Hist.  d'Orvieto,  parla  dell'adu- 
nanza generale  tenuta  in  quella  città  nel 
1 199,  in  cui  fu  deliberato, che  nello  stato 
pontifìcio  in  luogo de'consoli  fossero  eletti 
i  podestà  ed  i  capitani,  qnesti  per  ammi- 
nistrare la  giustizia  criminale  ,  gli  altri 
la  civile,  e  per  stabilire  un  governo  paci- 
fico. Sull'adunanza  orvietana  e  suo  sco- 
po aderì  Colucci,  Antichità  picene,  t.  22, 
Aleni,  di  Filottrano,p.  19.  Lostessoau- 
loie,  Tre/a  p.  7  1  e  seg.,  parlando  de'po- 
destà, citando  Marangoni  confuta  l'U- 
ghelli,  che  lo  pretese  originato  da  Gio- 
vanni di  Velletri  vescovo  di  Firenze,  di- 
cendo ch'egli  fu  il  i.°  che  nel  i2o5  nel- 
le sue  terre  e  castella  introdusse  il  po- 
destà ,  e  quindi  ebbe  luogo  in  Firenze 
e  nelle  altre  città  d'Italia;  poscia  descri- 
ve come  si  eleggeva,  notandosi  se  non 
era  ornato  del  cingolo  militare  (  di  che 
parlo  a  Milite  e  altrove),  promovendosi 
a  spese  pubbliche  al  grado  di  cavaliere 
se  si  faceva  merito;  come  si  accoglieva 
con  pompa  solenne  tra  le  acclamazioni 
del  popolo,  talora  recitandosi  orazione  in 
sua  lode;  e  che  taluni  abusandosi  contro 
il  giuramento  di  ritener  l'uffizio  piti  di 
un  anno,  in  diversi  luoghi  si  eleggeva  per 
6  mesi,  e  non  potevano  seco  condur  la 
moglie,  né  i  fratelli,  né  i  figli.  Nell'erro- 
re T  Ughelli  fu  seguito  dal  Borgia,  Ist. 
di  Felletrijf).  261.  Dichiarando  Mura- 
tori che  prima  del  1  180  cominciò  alcu- 
na città  d'Italia  a  valersi  de'podestà,  non- 
dimeno accenna  qualche  documento  di 
anteriore  introduzione  parziale,  massime 
in  alcuni  diplomi  di  Federico  I  del  1 158 


POD  3 19 

e  1 i5cy,  sembrando  che  Verona  già  l'a- 
vesse nel  1 169.  Non  però  tutte  le  città 
nel  medesimo  tempo  ammisero  al  loro 
governo  i  podestà,  come  neppure  furono 
costanti  in  tale  regolamento,  alcune  tor- 
nando a)  governo  de'consoli,  quando  nel 
podestà  trovarono  maggiori  disordini  dei 
patiti,  come  fece  Genova  ne!  1  i<)2  con 
successive  alternative.  Nel  1284  in  Lucca 
sussisteva  ancora  il  reggimento  de'consoli. 
Abusandosi  diversi  podestà  della  pre- 
caria signoria  di  12  mesi,  non  poche  cit- 
tà presero  due  podestà,  che  nel  medesi- 
mo anno  reggessero  il  comune,  l'uno  dei 
quali  comandava  e  terminava  il  suo  mi- 
nistero ne'primi  6  mesi,  e  l'altro  ue'6  se- 
guenti. Nella  scelta  de'podestà  si  prefe- 
riva chi  fosse  già  creato  cavaliere  ed  ac- 
coppiasse all'esperienza  il  valore,  impe- 
rocché al  podestà, oltre  il  politico  reggi- 
mento del  popolo,  incombeva  porsi  alla 
testa  delle  milizie  ,  e  condurre  l'esercito 
dovunque  richiedeva  il  bisogno.  L'eser- 
cizio della  podesteria  recò  alle  famiglie 
grande  lustro  e  nobiltà.  Quelli  scelli  a  ta- 
le carica  s'  invitavano  per  ambasciatori 
ad  assumerla,  ed  alcune  città  per  precau- 
zione inviavano  religiosi,  affinchè  i  seco- 
lari per  tempo  non  s'introducessero  nel- 
la grazia  del  futuro  signore.  Vi  furono 
delle  piccole  città,  che  per  patti  si  .obbli- 
garono ricevere  i  podestà  dalle  poten- 
ti e  vicine.  Inoltre  si  concedeva  licenza 
o  si  comandava  al  podestà  eletto  di  con- 
durre almeno  due  giudici  e  due  cavalie- 
ri ,  i  primi  per  sbrigar  le  cause  crimina- 
li e  decidere  le  liti  civili,  i  secondi  per 
la  guardia  del  palazzo  e  del  podestà,  ed 
assisterlo  colle  armi  nell'esercizio  della 
giustizia  egastigo  de'  malviventi  :  per  lo 
più  erano  salariati  dal  pubblico.  Termi- 
nato l'uffizio  di  podestà,  questi  restava  in 
città  al  sindacato,  per  udir  le  querele  di 
chi  si  riputasse  aggravato  da  lui,  il  per- 
chè era  obbligato  a  dare  idonea  sicurtà. 
A  Modena  il  podestà  per  6  mesi  riceve- 
va in  salario  1200  libbre  modenesi  01 000 
lire  bolognesi  ;  a  Ferrara  1 5oo  libbre  ve- 


^OOUU  ! 


320 


POD 


nele.  Ad  ammaestramento  dei  podestà 
nel  1222  fu  scritta  l'operetta:  Oculus  pa- 
sloralis,  anche  per  le  allocuzioni  che  do- 
vevano fare.  In  seguito  trovatasi  troppo 
autorevole  la  dignità  del  podestà,  o  per- 
chè il  popolo  sovente  discorde  coi  nobili 
volesse  un  capo  suo  particolare,  o  perchè 
fosse  creduto  meglio  dividere  il  governo 
civile  dal  militare,  nelle  città  libere  fu  isti- 
tuito l'uffizio  di  capitano  del  popolo,  per- 
sonaggio anch'esso  forestiere  e  preso  da 
altre  città,  come  nella  repubblica  roma- 
na erasi  introdotto  il  tribuno  della  ple- 
be. Era  incombenza  del  capitano  regge- 
re la  milizia  in  tempo  di  guerra,  frenare 
i  tumulti  e  gastigare  i  sediziosi.  Si  eleg- 
gevano per  6012  mesi,  e  talvolta  per- 
sonaggi di  gran  riputazione  militare,  cui 
ubbidivano  tutti  i  combattenti  della  terra 
o  stranieri.  Siena  uel  1257  assegnò  per 
salario  al  capitano  1000  libbre  di  dena- 
ri senesi.  Morendo  nell'uffizio,  come  al  po- 
destà, a  spese  pubbliche  e  con  sommo  ono- 
re si  eseguiva  il  funerale,  come  a  prin- 
cipi o  signori  del  luogo.  In  qualche  città 
nel  palazzo  del  comune  abitava  il  pode- 
stà, nel  palazzo  del  popolo  risiedeva  il  ca- 
pitano. Dipoi  s'istituirono  i  priori,  \  gon- 
falonieri dalla  bandiera  del  popolo,  nei 
mutamenti  di  governo;  assistendo  i  po- 
destà i  consiglieri,  i  savi,  gli  anziani.  Tal- 
volta la  plebe  dominante  elesse  Yabbate 
del  popolo,  in  cui  ripose  la  principale  au- 
torità, il  Doge,  e  altre  cariche. 

Dissi  a  Nicolò  I V  del  1 288,  che  eser- 
citò la  podesteria  d'Ascoli.  Questo  Papa 
introdusse  una  nuova  imposizione  chia- 
mata censo,  da  pagarsi  ne'dominii  eccle- 
siastici da  quelle  comuni  che  volevano 
godere  del  diritto  di  eleggere  il  podestà, 
dicendo  Acquacotta,/l/ew.  di  3Iatelica, 
p.  97, che  questa  città  pagò  1000  fiorini 
d'oro  per  avere  eletti  due  podestà,  con- 
tro le  proibizioni  del  rettore  della  Marca, 
esseudo  quasi  abolito  il  diritto  di  tale  eie- 


POD 

zioue  o  per  averlo  Maidica  perduto.  Il  ci- 
tato Colucci  in  Trcja,  poi  Montecchio,  ri- 
porta un  breve  di  Nicolò  IV  del  i2qo, 
in  cui  dà  licenza  al  pubblico  di  Montec- 
chio di  eleggere  in  perpetuo  il  podestà  e 
ufficiali  pel  civile  e  criminale,  obbligando 
il  comune  all'annuo  pagamento  di  120 
libbre  ravennati,  menti  e  prima  lo  elegge- 
va liberamente.  Bonifacio  Vili  nel  1299 
fu  eletto  dal  comune  di  Velletri  pode- 
stà e  governatore  pei  soliti  sei  mesi,  ciò 
che  non  isdegnò  accettare  per  esservi 
stalo  da  fanciullo  educalo  da'  france- 
scani. Nel  secolo  XV  pel  geloso  e  con- 
siderabile ufficio  del  podestà, godendoan- 
cora  molta  estimazione,  talvolta  s'impe- 
gnarono i  Papi  a  raccomandare  con  bre- 
vi alcuni  soggetti  perchè  fossero  eletti,  co- 
me fecero  Calisto  III  con  Camerino,  Pio 
li  con  Velletri  es.  Quirico,  Sisto  IV  con 
Imola,  riportandolo  Marangoni  e  Mario- 
relli.  Colucci,  Antichità,  p.  4°}  osserva  che 
per  evitare  i  disordini  che  serpeggiavano 
in  ogni  parte,specialmente  per  gl'intri- 
ghi delle  elezioni,  fu  d'uopo  che  la  s.  Sede 
definitivamente  richiamasse  a  sé  la  no- 
mina dei  podestà, laonde  da  tempo  lun- 
ghissimo e  immemorabile  le  comunità 
dello  stato  papale  piò  non  eleggevano  il 
podestà,  ma  lo  spediva  la  Congregazione 
di  consulta  {^-)-  Era  giudice  ordinario 
nel  civile  per  qualunque  somma,  e  nel 
criminale  se  vi  era  effusione  di  sangue,  le 
.cose  più  gravi  appartenendo  ai  legati  o 
governatori.  Presiedeva  ai  pubblici  con- 
sigli, ed  eseguiva  tutti  gli  ordini  superio- 
ri. L'onorario  ascendeva  a  mensili  scudi 
5o  oltre  le  propine.  Quanto  dispose  Leo- 
ne XII  sui  podestà  con  autorità  di  gover- 
natori e  ad  essi  soggetti,  e  come  li  sop- 
presse Gregorio  XVI,  lo  dichiarai  nel  voi. 
XIX,  p.  208  e  21 4-  Ne'luoghi  ove  esi- 
stono i  podestà,  esercitano  un'autorità 
ani  ministrati  vo-politica. 


FINE  DEL  VOLUME  CINQUANTESI.MOTERZO. 


D  A   Otl   .  I  IO  /   lOtU 

SMCR 

Noroni ,  Gaetano , 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecclesiastica 
AFK-9455  (awsk)